3 - ERRORE DELLO SPIRITISMO - René Guénon
Prefazione
Affrontando la questione dello spiritismo ci
preme dire subito, nel modo più chiaro possibile, con quale spirito intendiamo
trattarla. Molte opere sono già state dedicate a questo argomento, e negli
ultimi tempi sono diventate più numerose che mai; tuttavia noi non pensiamo che
sia già stato detto tutto quanto c’era da dire, né che il presente lavoro
rischi di essere il doppione di qualche altro. Non ci proponiamo, d’altra
parte, di fare un’esposizione completa dell’argomento in tutti i suoi aspetti:
ciò ci obbligherebbe a ripetere troppe cose che si possono facilmente trovare
in altre opere, e sarebbe di conseguenza un lavoro tanto enorme quanto poco
utile. Riteniamo preferibile limitarci ai punti che sono stati trattati finora
nel modo più insufficiente: per questo motivo ci dedicheremo innanzi tutto a
dissipare le confusioni e gli equivoci che in quest’ordine di idee abbiamo
avuto frequentemente occasione di constatare e mostreremo poi, soprattutto, gli
errori che sono alla base della dottrina spiritistica, se pure sia ammissibile
chiamarla dottrina.
Pensiamo che sarebbe difficile, e comunque
poco interessante, considerare la questione nel suo insieme dal punto dì vista
storico; in effetti, si può tracciare la storia di una setta ben definita, che
formi un tutto chiaramente organizzato, o possieda almeno una certa coesione;
ma non così si presenta lo spiritismo. É necessario far notare che gli
spiritisti sono stati, fin dall’origine, divisi in parecchie scuole ‑ le quali
si sono ancora moltiplicate in seguito ‑ e hanno sempre costituito innumerevoli
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Errore dello spiritismo
gruppi indipendenti, talvolta rivali fra loro.
Se anche fosse possibile redigere un elenco completo di tutte queste scuole e
di tutti questi gruppi, la fastidiosa monotonia di una simile enumerazione non
sarebbe certo compensata dal risultato che se ne potrebbe ottenere. Resta poi
ancora da aggiungere che, per potersi dire spiritisti, non è affatto
indispensabile appartenere a una qualsivoglia associazione: è sufficiente
ammettere certe teorie, che comunemente sono accompagnate da pratiche
corrispondenti; molte persone possono fare dello spiritismo isolatamente, o in
piccoli gruppi, senza ricollegarsi a nessuna organizzazione, e questa è una
situazione che lo storico non può verificare. In ciò lo spiritismo si presenta
in modo del tutto diverso dal teosofismo e dalla maggior parte delle scuole
occultistiche; questa caratteristica è lungi dall’essere la più importante fra
tutte quelle che lo contraddistinguono, ma è la conseguenza di certe altre
differenze meno esteriori, che avremo occasione di spiegare. Noi confidiamo che
quanto detto sia sufficiente a far comprendere il motivo per cui non
introdurremo in questo studio considerazioni storiche se non nella misura in
cui esse ci sembreranno capaci di chiarire la nostra esposizione, e senza farne
oggetto di una parte speciale.
Un altro punto che non intendiamo trattare in
modo completo è l’esame dei fenomeni che gli spiritisti invocano in appoggio
alle loro teorie e che altri, pur ammettendone ugualmente la realtà,
interpretano però in maniera totalmente diversa. Parleremo di ciò in modo
sufficiente a indicare quel che ne pensiamo, ma la descrizione più o meno
particolareggiata di tali fenomeni è stata così spesso fornita dagli
sperimentatori stessi, che sarebbe del tutto superfluo ritornarci sopra; del
resto, non è questo che ci interessa particolarmente, e preferiamo, al
riguardo, segnalare la possibilità di certe spiegazioni che gli sperimentatori
di cui dicevamo, spiritisti o no, certamente neanche sospettano. Senza dubbio è
opportuno notare che, nello spiritismo, le teorie non sono mai separate dalla
sperimentazione, né noi intendiamo considerarle completamente separate nella
nostra esposizione; noi però sosteniamo che i fenomeni forniscono
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Prefazione
soltanto una base affatto illusoria alle
teorie spiritistiche, e che, in assenza di queste ultime, non ci si troverebbe
più di fronte allo spiritismo. D’altra parte, ciò non ci impedisce di ammettere
che, se lo spiritismo fosse soltanto teorico, sarebbe molto meno pericoloso di
quanto è e non eserciterebbe la stessa attrazione su tanta gente; su tale
pericolo tanto più insisteremo in quanto esso costituisce il più urgente dei
motivi che ci hanno spinto a scrivere il presente libro.
Abbiamo già detto altrove come sia nefasta, a
nostro giudizio, la diffusione di quelle teorie che sono comparse meno di un
secolo fa, e che si possono definire in modo generale con il nome di
«neospiritualismo». Certamente vi sono, nella nostra epoca, molte altre
«controverità» che è bene ugualmente combattere; le prime, però, hanno un
carattere del tutto speciale, che le rende forse più nocive ‑ e in ogni caso in
modo diverso ‑ rispetto a quelle che si presentano sotto una forma
semplicemente filosofica e scientifica. Tutte queste cose, in effetti,
appartengono più o meno al campo della «pseudoreligione»; l’espressione, che è
stata da noi attribuita al teosofismo, potrebbe essere ugualmente riferita allo
spiritismo. Sebbene quest’ultimo avanzi spesso pretese scientifiche a causa
dell’aspetto sperimentale nel quale crede di trovare non solamente il
fondamento, ma la fonte stessa della sua dottrina, esso non è in definitiva che
una deviazione dello spirito religioso, conformemente alla mentalità «scientistica»
posseduta da molti nostri contemporanei. Inoltre, fra tutte le dottrine
«neospiritualistiche», lo spiritismo è certamente la più diffusa e la più
popolare, e ciò si comprende facilmente, poiché è la forma più «semplicistica»,
diremmo volentieri la più grossolana, di tali dottrine: esso è alla portata di
tutte le intelligenze, anche le più mediocri, e i fenomeni su cui si appoggia,
o almeno i più comuni di essi, possono per giunta essere facilmente ottenuti da
tutti. É quindi lo spiritismo a fare il più gran numero di vittime, e le
devastazioni da esso causate si sono ulteriormente accresciute in questi ultimi
anni in proporzioni inattese, a causa dello scompiglio che i recenti
avvenimenti hanno provocato nelle coscienze. Quando parliamo di devastazioni
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Errore dello spiritismo
e di vittime, non si tratta affatto di
semplici metafore; le cose di questo genere, e lo spiritismo più di tutte le
altre, hanno come risultato di squilibrare e rovinare in modo irrimediabile una
quantità di sventurati che, se non le avessero incontrate sulla loro strada,
avrebbero potuto continuare a condurre una vita normale. Si tratta di un
pericolo che non dovrebbe essere ritenuto trascurabile e che, soprattutto nelle
attuali circostanze, è particolarmente necessario e opportuno denunciare con
insistenza. Queste considerazioni rafforzano in noi la preoccupazione, di
ordine più generale, di difendere i diritti della verità contro tutte le forme
di errore.
Dobbiamo aggiungere che non è nostra
intenzione limitarci a una critica puramente negativa; occorre che la critica,
giustificata dalle ragioni che abbiamo detto precedentemente, sia per noi,
nello stesso tempo, un’occasione per esporre certe verità. E nonostante il
fatto che su parecchi punti saremo costretti a limitarci a indicazioni
piuttosto sommarie per restare nei confini che intendiamo imporci, riteniamo
ugualmente di poter fare intravedere molte questioni non conosciute, capaci di
aprire nuove vie di ricerca a coloro che saranno in grado di valutarne la
portata. D’altra parte ci preme avvertire che il nostro punto di vista è molto
differente, sotto molteplici aspetti, da quello della maggior parte degli
autori che hanno trattato dello spiritismo, tanto per combatterlo quanto per
difenderlo; noi ci riferiamo sempre, innanzi tutto, al dati della metafisica
pura, quali le dottrine orientali ci hanno fatto conoscere; riteniamo infatti
che certi errori soltanto così si possano confutare pienamente, e non ponendosi
sul loro stesso terreno. Sappiamo sin troppo bene, poi, che dal punto di vista
filosofico, così come dal punto di vista scientifico, si può discutere
indefinitamente senza con ciò avanzare di un passo, e che prestarsi a simili
controversie equivale spesso a fare il gioco dell’avversario, per quanto poca
sia la sua abilità nel far deviare la discussione. Siamo pertanto convinti più
di chiunque altro della necessità di una direzione dottrinale dalla quale non
si deve mai deviare, e che, sola, permette di accostarsi impunemente a certe
cose. D’altra parte, poiché non
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Prefazione
vogliamo chiudere la porta ad alcuna
possibilità e schierarci se non contro ciò che sappiamo essere falso, tale
direzione può essere per noi soltanto di ordine metafisico, nel senso in cui,
come abbiamo altrove spiegato, il termine va compreso. Naturalmente, uno studio
come questo non deve essere considerato propriamente metafisico in tutte le sue
parti; ma non temiamo di affermare che vi è, nella sua ispirazione, più vera
metafisica di quanta ve ne sia in tutto ciò a cui i filosofi attribuiscono
indebitamente tale nome. Quest’ultima affermazione non deve spaventare nessuno:
la vera metafisica, a cui facevamo riferimento, non ha nulla in comune con le
astruse sottigliezze della filosofia né con tutte le confusioni che questa
provoca e alimenta a profusione; inoltre il presente studio, nel suo insieme,
non avrà nulla del rigore di una esposizione esclusivamente dottrinale. Ciò che
intendiamo dire è che noi siamo costantemente guidati da principi i quali, per
chiunque li abbia compresi, sono di una certezza assoluta e senza i quali si
rischia seriamente di perdersi nei tenebrosi labirinti del «mondo inferiore»,
cosa di cui troppi esploratori temerari, nonostante i loro titoli scientifici e
filosofici, ci hanno fornito il triste esempio.
Tutto ciò non significa affatto che noi
disprezziamo gli sforzi di coloro che si sono situati in punti di vista
differenti dal nostro; al contrario, noi riteniamo che tutti i punti di vista,
purché siano legittimi e validi, non possano che armonizzarsi e completarsi. Ci
sono però distinzioni da fare e una gerarchia da osservare: un punto di vista
particolare vale soltanto entro un certo ambito, e bisogna fare molta
attenzione ai limiti oltre i quali cessa di essere applicabile; è quanto
dimenticano troppo spesso gli specialisti delle scienze sperimentali. D’altro
canto, coloro che si pongono dal punto di vista religioso hanno sì
l’inestimabile vantaggio di una direzione dottrinale simile a quella di cui
abbiamo parlato, ma tale direzione, a causa della forma da essa rivestita, non
è universalmente accettabile, anche se basta a impedire che essi si perdano pur
non fornendo soluzioni adeguate a tutte le questioni. Comunque sia, di fronte
alle attuali circostanze, siamo convinti che non si farà mai troppo per opporsi
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Errore dello spiritismo
a certe perniciose attività, e che ogni sforzo
compiuto in tal senso, a patto che sia ben diretto, avrà la sua utilità,
potendo forse essere più idoneo di altri ad avere effetti su questo o quel
punto determinato; e, per parlare un linguaggio che alcuni comprenderanno,
aggiungeremo che non si diffonderà mai troppa luce per dissipare tutte le
emanazioni provenienti dal «Satellite oscuro».
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Parte prima
Distinzioni
e precisazioni necessarie
I
Definizione dello spiritismo
Poiché ci proponiamo di distinguere innanzi
tutto lo spiritismo da diverse altre cose con cui troppo spesso viene confuso
pur se da esso sono molto differenti, è indispensabile cominciare col definirlo
con precisione. A prima vista, sembra che si possa dire questo: lo spiritismo
consiste essenzialmente nell’ammettere la possibilità di comunicare con i
morti; è quanto lo costituisce propriamente, ciò su cui tutte le scuole
spiritistiche sono necessariamente d’accordo, quali che siano le loro
divergenze teoriche su altri punti, più o meno importanti, da esse considerati
sempre secondari rispetto a quello enunciato. Ma non basta: il postulato
fondamentale dello spiritismo è che la comunicazione con i morti non è
solamente una possibilità, ma un fatto; se la si ammette unicamente come
possibilità non si è veramente spiritisti. É vero anche che, in quest’ultimo
caso, si perde pure la possibilità di confutare in modo assoluto la dottrina
degli spiritisti, il che è di per sé già un fatto grave; come mostreremo più avanti,
la comunicazione con i morti, nel modo in cui gli spiritisti la intendono, è
una impossibilità pura e semplice: è solamente così che si possono troncare
tutte le loro pretese in maniera completa e definitiva; al di fuori di
quest’ultimo atteggiamento non ci possono essere che compromessi più o meno
deplorevoli, e quando ci si mette sulla strada delle concessioni e degli
accomodamenti è difficile prevedere dove ci si fermerà. Ne abbiamo la prova in
quel che è capitato a certuni, specialmente teosofisti e occultisti, che
protesterebbero energicamente,
15
Errore dello spiritismo
e d’altronde con ragione, se li si trattasse
come spiritisti, ma che, per ragioni diverse, hanno ammesso che la
comunicazione con i morti poteva verificarsi realmente in casi più o meno rari
ed eccezionali. Ammettere ciò significa in fondo riconoscere agli spiritisti la
verità della loro ipotesi; ma costoro non si accontentano, e sostengono che
questa comunicazione si produce in modo quasi abituale in tutte le loro sedute
e non solamente una volta su cento, o su mille. Per gli spiritisti è dunque
sufficiente porsi in certe condizioni perché la comunicazione si instauri,
comunicazione che essi considerano pertanto non un fatto straordinario, ma
normale e abituale; è questa una precisazione che è opportuno far rientrare
nella definizione stessa dello spiritismo.
C’è poi da dire un’altra cosa: finora abbiamo
parlato di comunicazione con i morti in modo molto vago; ora però è bene
precisare che per gli spiritisti tale comunicazione si compie con mezzi
materiali. Questo ulteriore elemento è essenziale per distinguere lo spiritismo
da altre concezioni, nelle quali si ammettono soltanto comunicazioni mentali,
intuitive, ovvero una specie di ispirazione; anche gli spiritisti senza dubbio
le ammettono, ma non è a questo tipo di comunicazioni che attribuiscono la
maggiore importanza. Discuteremo questo punto più avanti, e intanto
possiamo dire che la vera ispirazione, che siamo ben lungi dal negare, ha in
realtà un’origine del tutto diversa. In ogni caso queste concezioni sono
certamente meno grossolane di quelle proprie allo spiritismo, e le obiezioni
che suscitano appartengono a un ordine un po’ differente. Quella che noi
consideriamo propriamente spiritistica è l’idea che gli «spiriti» agiscano
sulla materia, che essi producano fenomeni fisici, come lo spostamento di oggetti,
colpi o altri rumori di diverso tipo, e così via; qui non ricordiamo se non gli
esempi più semplici e più comuni, che sono anche i più caratteristici. D’altra
parte, conviene aggiungere che, secondo lo spiritismo, questa azione sulla
materia si esercita non direttamente, ma per il tramite di un essere umano
vivente in possesso di facoltà speciali, il quale, a causa di questo ruolo di
intermediario, è chiamato
16
Definizione dello spiritismo
«medium». È difficile definire esattamente la
natura del potere «medianico» o «medianimico», poiché, a questo proposito, ci
sono svariate opinioni; sembra comunque che esso sia considerato abitualmente
di ordine fisiologico o, se si vuole, psico-fisiologico. Osserviamo fin d’ora
che l’introduzione di questo tramite non elimina le difficoltà: non appare
infatti, a prima vista, come possa essere più facile per uno «spirito» agire
direttamente sull’organismo di un essere vivente che non su un corpo inanimato
qualsiasi; ma qui intervengono considerazioni più complesse.
Gli «spiriti», a onta del nome che è loro
dato, non sono considerati esseri puramente immateriali; si sostiene al
contrario che siano rivestiti di una specie di involucro il quale, pur essendo
troppo sottile per essere normalmente percepito dai sensi, è pur tuttavia un
organismo materiale, un vero corpo, che è chiamato con il nome piuttosto
barbaro di «perispirito». Se le cose stessero realmente così, ci si potrebbe
domandare perché questo organismo non permetta agli «spiriti» di agire
direttamente su qualsiasi materia e perché sia loro necessario ricorrere a un
medium; ciò, a dire il vero, non sembra molto logico; ovvero, se il
«perispirito» è, in quanto tale, incapace di agire sulla materia sensibile,
così dev’essere pure per l’elemento corrispondente che esiste nel medium o in
qualsiasi altro essere vivente, e allora questo elemento non serve a nulla
nella produzione dei fenomeni che si vogliono spiegare. Ci limitiamo
naturalmente a segnalare di sfuggita queste difficoltà, la cui risoluzione
compete agli spiritisti, se ne sono capaci; sarebbe senza interesse proseguire
una discussione su questi punti particolari, poiché contro lo spiritismo vi è
molto di meglio da dire; e per noi la questione non dev’essere posta così.
Tuttavia crediamo utile insistere un po’ sulla maniera in cui, secondo gli
spiritisti, è costituito l’essere umano, e dire subito, per evitare ogni
equivoco, che cosa rimproveriamo a questa concezione.
Gli occidentali moderni sono abituati a
concepire il composto umano sotto una forma il più possibile semplificata e
ridotta, in quanto lo fanno consistere esclusivamente in due elementi:
17
Errore dello spiritismo
uno è il corpo, l’altro è chiamato
indifferentemente anima o spirito; abbiamo detto gli occidentali moderni,
poiché in verità questa teoria dualistica si è instaurata definitivamente solo
a partire da Cartesio. Non possiamo affrontare neppure succintamente un esame
storico della questione; diremo solo che l’idea che si aveva in precedenza
dell’anima e del corpo non implicava affatto questa completa opposizione di
natura, che rende la loro unione veramente inspiegabile, e diremo anche che
nello stesso Occidente vi erano concezioni meno «semplicistiche» e più vicine a
quelle degli orientali per i quali l’essere umano è un insieme molto più
complesso. A maggior ragione si era allora lontani dal concepire quell’estremo
grado di semplificazione rappresentato dalle teorie materialistiche, ancora più
recenti di tutte le altre, secondo le quali l’uomo non è neanche un composto,
essendo ridotto a un unico elemento: il corpo. Fra le concezioni del passato
alle quali abbiamo alluso, se ne potrebbero trovare molte ‑ senza risalire
all’antichità ma limitandosi al medioevo ‑ che considerano nell’uomo tre
elementi, distinguendo l’anima dallo spirito; vi è in realtà una certa
oscillazione nell’impiego di questi due termini, ma l’anima è nel maggior
numero dei casi l’elemento intermedio, al quale corrisponde in parte quello che
alcuni moderni hanno chiamato il «principio vitale», mentre soltanto lo spirito
è l’essere vero, permanente e immortale. È questa concezione ternaria che gli
occultisti, o almeno la maggior parte di essi, hanno voluto rinnovare,
introducendo inoltre una terminologia particolare; non ne hanno però affatto
compreso il vero significato e le hanno tolto ogni valore con la loro
rappresentazione fantasiosa degli elementi dell’essere umano; essi considerano
infatti l’elemento intermedio come un corpo ‑ il «corpo astrale» ‑ che ha una
curiosa somiglianza con il «perispirito» degli spiritisti. Tutte le teorie di
questo genere hanno il torto, in fondo, di essere soltanto una specie di
trasposizione delle concezioni materialistiche; questo «neospiritualismo» ci
sembra piuttosto un materialismo ampliato, per quanto l’ampliamento sia
piuttosto illusorio. Ciò a cui queste teorie si avvicinano di più, e in cui
occorre probabilmente ricercarne l’origine,
18
Definizione dello spiritismo
sono le concezioni «vitalistiche», le quali
riducono l’elemento intermedio del composto umano alla sola funzione di
«principio vitale», e sembrano ammetterlo unicamente per spiegare come lo
spirito possa muovere il corpo, problema insolubile nell’ipotesi cartesiana. Il
vitalismo, in quanto pone male la questione e in quanto ‑ essendo
essenzialmente una teoria da fisiologi ‑ si situa in un punto di vista molto
speciale, offre il fianco a una obiezione delle più semplici: o si ammette ‑
come Cartesio ‑ che la natura dello spirito e quella del corpo non hanno il
minimo punto di contatto, e allora non è possibile che ci sia tra essi un
tramite o termine medio; o si ammette al contrario ‑ come gli antichi ‑ che i
due elementi hanno una certa affinità di natura, e allora il termine medio
diventa inutile, poiché l’affinità basta a spiegare come l’uno possa agire
sull’altro. L’obiezione è efficace contro il vitalismo e così pure contro le
concezioni «neospiritualistiche» nella misura in cui esse da quello derivano e adottano
il suo punto di vista; ma, beninteso, non può far presa contro concezioni che
considerano le cose sotto aspetti del tutto diversi, concezioni molto anteriori
al dualismo cartesiano, pertanto del tutto estranee alle preoccupazioni che
quest’ultimo aveva creato e che considerano l’uomo come un essere complesso per
rispettare nel modo più esatto possibile la realtà e non per dare una soluzione
ipotetica a un problema artificiale. Si può, d’altra parte, da punti di vista
diversi, stabilire nell’essere umano un numero più o meno grande di
divisioni e di suddivisioni, senza che simili concezioni cessino per ciò di
essere conciliabili; l’essenziale è che non si scinda tale essere in due metà
senza rapporto apparente tra di loro, né che si cerchi di riunire in un secondo
tempo le due metà introducendo un terzo termine la cui natura, in queste
condizioni non è neppure concepibile.
Possiamo ora tornare alla concezione
spiritistica, che è ternaria, poiché distingue lo spirito, il «perispirito» e
il corpo; in un certo senso, tale concezione può sembrare superiore a quella
dei filosofi moderni, in quanto ammette un elemento in più, ma questa
superiorità è soltanto apparente, dato che il modo in cui
19
Errore dello spiritismo
questo elemento è considerato non corrisponde
alla realtà. Torneremo in seguito sull’argomento, ma c’è un altro punto sul
quale, senza poterlo trattare esaurientemente per il momento, desideriamo
richiamare fin d’ora l’attenzione; si tratta di questo: se la teoria
spiritistica è già molto inesatta per quanto riguarda la costituzione dell’uomo
durante la vita, essa è del tutto falsa quando prende in considerazione lo
stato dell’uomo dopo la morte. Tocchiamo così il fondo stesso della questione,
che intendiamo trattare più avanti; ma possiamo dire, in poche parole, che
l’errore consiste soprattutto in questo: secondo lo spiritismo non ci sarebbe
con la morte cambiamento se non la scomparsa del corpo, o piuttosto la sua
separazione dagli altri due elementi che restano uniti fra di loro come in
precedenza, in altri termini, il morto differirebbe dal vivo solo per il fatto
di avere un elemento in meno, il corpo. Si comprenderà facilmente come una
simile concezione sia necessaria per poter ammettere la comunicazione tra i
morti e i vivi, e come la persistenza del «perispirito», o elemento materiale,
sia altrettanto necessaria perché tale comunicazione possa effettuarsi con
mezzi anch’essi materiali; vi è, tra i diversi punti di questa teoria, una
certa connessione; quel che si comprende meno bene è che la presenza di un
medium costituisca, agli occhi degli spiritisti, una condizione indispensabile
per la produzione dei fenomeni. Non vediamo perché, ripetiamo, ammessa
l’ipotesi spiritistica, uno «spirito» debba agire per mezzo di un «perispirito»
estraneo diversamente da come agirebbe per mezzo del proprio; ovvero, se la
morte modifica il «perispirito» in modo da togliergli certe possibilità di
azione, la comunicazione pare molto compromessa. In ogni caso, gli spiritisti
insistono talmente sulla funzione del medium e le annettono una tale
importanza, da poter dire senza esagerazione che la considerano uno dei punti
fondamentali della loro dottrina.
Noi non contestiamo assolutamente la realtà
delle facoltà chiamate «medianiche», e la nostra critica si riferisce
unicamente all’interpretazione che ne danno gli spiritisti; d’altra parte,
alcuni sperimentatori non spiritisti non vedono inconvenienti a
20
Definizione dello spiritismo
usare il termine «medianità», semplicemente
per farsi comprendere conformandosi all’abitudine comune, nonostante che tale
termine non abbia più la sua ragion d’essere originaria; altrettanto
continueremo a fare noi. Per un altro verso, quando diciamo che non
comprendiamo bene quale sia la funzione del medium, vogliamo dire che è
ponendoci dal punto di vista degli spiritisti che non la comprendiamo, a
esclusione almeno di certi casi determinati: senza dubbio, se uno «spirito»
vuole compiere certe azioni particolari, come per esempio parlare, non potrà
farlo che appropriandosi degli organi di un uomo vivente; ma non è più la
stessa cosa quando il medium presta allo «spirito» soltanto una certa forza più
o meno difficile da definire e alla quale sono state date denominazioni
diverse: forza neurica, odica, ectenica, o molte altre. Per ovviare alle
obiezioni da noi precedentemente sollevate bisogna ammettere che questa forza
non faccia parte integrante del «perispirito» e che, esistendo solo nell’essere
vivente, sia piuttosto di natura fisiologica; noi non contraddiciamo
quest’opinione, ma il «perispirito», se pure esiste, dovrà servirsi di tale
forza per agire sulla materia sensibile, e allora ci si può domandare quale sia
la sua utilità reale, senza contare che l’introduzione di questo nuovo tramite
è lungi dal semplificare la questione. Insomma, sembra chiaramente che occorra,
o distinguere essenzialmente il «perispirito» dalla forza neurica, o
semplicemente negare il primo per conservare solo la seconda, oppure rinunciare
a ogni spiegazione intelligibile. Inoltre, se la forza neurica basta a spiegare
tutto (supposizione che si accorda meglio di ogni altra con la teoria
medianica), l’esistenza del «perispirito» appare solo più un’ipotesi affatto
gratuita; sennonché nessuno spiritista accetterà questa conclusione, tanto più
che, a prescindere da ogni altra considerazione, essa rende già molto dubbio
l’intervento dei morti nei fenomeni, intervento che sembra più semplicemente
spiegato con certe proprietà più o meno eccezionali dell’essere vivente. Del
resto, secondo gli spiritisti, queste proprietà non hanno nulla di anormale;
esistono in ogni essere umano, perlomeno allo stato latente; raro è che esse
arrivino a produrre fenomeni
21
Errore dello spiritismo
evidenti, e i medium propriamente detti sono
gli individui che rientrano nell’ultimo caso, sia che le loro facoltà si siano
sviluppate spontaneamente, sia per effetto di un addestramento; per di più,
questa rarità è alquanto relativa.
Vi è ancora un ultimo punto, sul quale
riteniamo utile insistere: quando si parla di «comunicare con i morti», si usa
un’espressione di cui molti, a cominciare dagli stessi spiritisti, non
sospettano certamente l’ambiguità; se si entra realmente in comunicazione con
qualche cosa, qual’è la natura della cosa con cui si comunica? Per gli
spiritisti la risposta è estremamente semplice: si comunica con quelli che,
impropriamente (diciamo impropriamente a causa della supposta presenza del
«perispirito»), essi chiamano «spiriti». Un tale «spirito» è esattamente lo
stesso individuo umano che è vissuto anteriormente sulla terra, ed è rimasto
assolutamente uguale a com’era durante la sua vita terrena, o meglio a come
sarebbe se questa vita fosse continuata sino a ora, con l’unica differenza che
ora è «disincarnato», cioè privato del suo corpo visibile e tangibile; in
sostanza, è l’uomo vero e proprio che «sopravvive» e si manifesta nei fenomeni
dello spiritismo. Ma noi sorprenderemo molto gli spiritisti, e indubbiamente
anche la maggior parte dei loro avversari, dicendo che la semplicità stessa di
questa risposta non è per nulla soddisfacente; quanto a coloro che avranno
compreso ciò che abbiamo già detto a proposito della costituzione dell’essere
umano e della sua complessità, essi capiranno anche la correlazione che esiste
tra le due questioni. La pretesa di comunicare con i morti nel senso che
abbiamo detto è qualcosa di assolutamente nuovo, ed è uno degli elementi che
conferiscono allo spiritismo un carattere specificamente moderno; in altri
tempi, anche se talvolta si sosteneva di comunicare con i morti, ciò era inteso
in un modo completamente diverso. Sappiamo bene che questa affermazione
sembrerà molto strana alla gran maggioranza dei nostri contemporanei, e tuttavia
le cose stanno così; spiegheremo in seguito questa affermazione, ma abbiamo
voluto formularla prima di procedere ulteriormente, innanzi tutto perché senza
di essa la definizione dello spiritismo sarebbe
22
Definizione dello spiritismo
rimasta vaga e incompleta, anche se molti
avrebbero potuto non accorgersene, e poi perché è soprattutto l’ignoranza di
questa caratteristica che induce a considerare lo spiritismo qualcosa di
diverso da quella dottrina di invenzione del tutto recente che esso è in
realtà.
23
II
Le origini dello spiritismo
Lo spiritismo risale esattamente al 1848; è
importante tener conto di questa data, poiché diversi particolari delle teorie
spiritistiche riflettono la speciale mentalità della loro epoca di origine, e
poiché è di preferenza in periodi travagliati come quello, che cose del genere
nascono e si sviluppano grazie allo squilibrio degli animi. Le circostanze che
accompagnarono gli inizi dello spiritismo sono sufficientemente conosciute e
sono state descritte parecchie volte; basterà perciò che noi le ricordiamo brevemente
insistendo solamente sul punti che sono particolarmente istruttivi, e sono
stati forse i meno osservati.
È noto che lo spiritismo, come molti altri
movimenti analoghi, ebbe il suo punto di partenza in America: i primi fenomeni
si verificarono nel dicembre 1847 a Hydesville, nello stato di New York, in una
casa dove si era da poco stabilita la famiglia Fox, di estrazione tedesca, e il
cui nome era originariamente Voss. Facciamo cenno all’origine tedesca perché,
se si vorranno un giorno stabilire in modo esauriente le cause reali del
movimento spiritistico, non si dovrà trascurare di orientare certe ricerche verso
la Germania; chiariremo tra poco il motivo di questo. Sembrerebbe tuttavia che
la famiglia Fox abbia avuto, almeno all’inizio, un ruolo del tutto involontario
e che anche in seguito i suoi membri siano stati strumenti soltanto passivi di
forze di un certo tipo, come tutti i medium. Comunque sia, i fenomeni in
questione, che consistevano in rumori diversi e in spostamenti di oggetti, non
avevano in definitiva nulla di nuovo
24
Le origini dello spiritismo
né di insolito; erano simili ai fenomeni
osservati, in tutte le epoche, in quelle che sono chiamate «case infestate» (da
spettri)1. Di nuovo vi fu lo sviluppo dato in seguito a tali cose.
In capo a qualche mese, sì ebbe l’idea di rivolgere al misterioso percuotitore
alcune domande, alle quali egli rispose in modo comprensibile. Per cominciare,
gli si chiesero solamente dei numeri, che egli indicò con una serie di colpi
regolari; fu un quacchero chiamato Isaac Post ad avere l’idea di pronunciare le
lettere dell’alfabeto invitando lo «spirito» a indicare con un colpo quelle che
componevano le parole che voleva comunicare, e fu costui che inventò così il
mezzo di comunicazione chiamato spiritual telegraph. Lo «spirito»
dichiarò di essere un certo Charles B. Rosna, già venditore ambulante, che era
stato assassinato in quella casa e sepolto nella cantina, dove vennero trovati
infatti alcuni frammenti di ossa. D’altra parte, si osservò che i fenomeni
avvenivano soprattutto in presenza delle signorine Fox, e a ciò risale la
scoperta della medianità; fra i visitatori che accorrevano sempre più numerosi
ce ne furono che credettero, a torto o a ragione, di constatare che erano
dotati dello stesso potere. Da quel momento, il modern spiritua1ism,
come fu chiamato inizialmente, era fondato; questa prima denominazione era in
definitiva la più esatta ma, senza dubbio per brevità, nei paesi anglosassoni
si finì con l’usare più comunemente la parola spiritualism senza
aggettivi; quanto al termine «spiritismo», esso fu inventato più tardi in
Francia.
Si organizzarono ben presto adunanze, o spiritual
circles, nelle quali si rivelarono in gran numero nuovi medium; secondo le
«comunicazioni» o «messaggi» che vi si ricevevano , il movimento spiritistico ‑
il quale aveva per scopo l’instaurazione di relazioni regolari tra gli abitanti
dei due mondi ‑ era stato preparato da «spiriti» scientifici e filosofici i
quali, durante la loro esistenza terrestre, si erano occupati specialmente di
ricerche sull’elettricità e su diversi altri fluidi imponderabili. A capo di
questi «spiriti» si trovava Benjamin Franklin, che si sostiene
1. Maisons
hantées nel testo [N. d. T.].
25
Errore dello spiritismo
abbia dato spesso indicazioni sul modo di
sviluppare e di perfezionare le vie di comunicazione tra i viventi e i morti.
Fin dal primi tempi, in effetti, ci si ingegnò per trovare, con il concorso
degli «spiriti», mezzi più comodi e più rapidi: comparvero le tavole girevoli e
battenti, poi i quadranti alfabetici, le matite legate a canestri o a tavolette
mobili e altri strumenti analoghi. Il riferimento al nome di Benjamin Franklin,
oltre che abbastanza naturale in un ambiente americano, è rivelatore di alcune
delle tendenze che dovevano affermarsi in seguito nello spiritismo; egli non
era certo assolutamente implicato in questa faccenda, ma gli aderenti al nuovo
movimento non potevano effettivamente far di meglio che porsi sotto il
patrocinio di un simile «moralista» della più incredibile mediocrità. È
opportuno fare, a questo proposito, un’altra riflessione: gli spiritisti hanno
conservato qualcosa di certe teorie che circolavano alla fine del secolo XVIII,
epoca in cui vi era la mania di parlare di «fluidi» a ogni proposito. L’ipotesi
del «fluido elettrico», oggi definitivamente abbandonata, servì come modello a
ben altre concezioni, e il «fluido» degli spiritisti assomiglia talmente a
quello dei magnetizzatori che il mesmerismo, pur essendo molto lontano dallo
spiritismo, può essere considerato sotto un certo aspetto come uno dei suoi
precursori e come apportatore di un certo contributo alla preparazione della
sua comparsa.
La famiglia Fox, che si considerava ora
incaricata in modo speciale della missione di diffondere la conoscenza dei
fenomeni «spiritualistici», fu cacciata dalla chiesa episcopale metodista alla
quale apparteneva. In seguito essa andò a stabilirsi a Rochester, dove i
fenomeni continuarono e dove inizialmente si trovò di fronte all’ostilità di
gran parte della popolazione; ci fu perfino una vera sommossa, nella quale
corse il rischio di essere massacrata; riuscì a salvarsi soltanto grazie
all’intervento di un quacchero chiamato George Willets. È questa la seconda
volta che vediamo un quacchero implicato nella faccenda, e ciò senza dubbio si
spiega con certe affinità che tale setta ha incontestabilmente con lo
spiritismo: non ci riferiamo solamente alle tendenze «umanitarie», ma anche
alla strana «ispirazione» che si manifesta
26
Le origini dello spiritismo
nelle assemblee dei quaccheri, e si annuncia
con i tremori ai quali essi devono il loro nome; in questo vi è qualcosa che
assomiglia singolarmente a certi fenomeni medianici, benché naturalmente
l’interpretazione sia diversa. In ogni caso, si può capire come l’esistenza di
una setta come quella dei quaccheri abbia potuto contribuire a far accettare le
prime manifestazioni «spiritualistiche»1: forse anche nel secolo
XVIII vi fu una relazione analoga tra le imprese dei convulsionari giansenisti
e il successo del «magnetismo animale»2.
La parte essenziale di quel che precede è
tratta dalla narrazione di un autore americano, narrazione che tutti gli altri
si accontentarono poi di riprodurre più o meno fedelmente; ed è singolare che
questo autore, che ha voluto essere lo storico degli inizi del modern
spiritualism3, sia la signora Emma Hardinge-Britten, membro
della società segreta contraddistinta dalle iniziali H.B. of L. (Hermetic
Brotherbood of Luxor), della quale abbiamo già parlato altrove riguardo
alle origini della Società Teosofica. Diciamo che questo è un fatto strano,
perché la H.B. of L., pur essendo in netta opposizione con le teorie
dello spiritismo, sosteneva nondimeno di aver partecipato in modo diretto alla
produzione di tale movimento. In effetti, secondo gli insegnamenti della H.B.
of L., i primi fenomeni «spiritualistici» furono provocati non dagli
«spiriti» dei morti bensì da uomini viventi che agivano a distanza, con mezzi
noti solamente ad alcuni iniziati; e questi iniziati sarebbero stati,
precisamente, i membri del «cerchio interno» della H.B. of L.
Sfortunatamente, nella storia dell’associazione è difficile risalire più in là
del 1870, dello stesso anno cioè in cui la Hardinge-Britten pubblicò il suo
libro, nel quale però non si fa allusione a ciò di cui stiamo trattando.
Certuni hanno anche creduto di poter dire che, nonostante
1. Per una coincidenza assai curiosa, il
fondatore della setta dei quaccheri, nel secolo XVII, si chiamava George Fox;
si sostiene che avesse, come alcuni dei suoi diretti discepoli, il potere di
guarire le malattie.
2. Per spiegare il caso dei convulsionari, Allan
Kardec fa intervenire, oltre al magnetismo, «spiriti di una natura più elevata»
(Le Livre des Esprits, pp. 210-2).
3. History of
modern american spiritualism.
27
Errore dello spiritismo
le sue pretese a una grande antichità,
l’associazione non risale più in là di quell’epoca. Se anche ciò fosse vero, lo
sarebbe però solamente per la forma che la H.B. of L. aveva assunto in
quegli ultimi tempi. In ogni caso, essa aveva raccolto l’eredità di diverse
altre organizzazioni , e queste esistevano certamente prima della metà del
secolo XIX, come la «Fraternità di Eulis» diretta, almeno esteriormente, da
Paschal Beverly Randolph, personaggio molto enigmatico, morto nel 1875. In
fondo poco importano i nomi e la forma dell’organizzazione che sarebbe
effettivamente intervenuta negli avvenimenti da noi ricordati; dobbiamo dire
che la tesi della H.B. of L., in se stessa e indipendentemente da queste
contingenze, ci sembra perlomeno molto plausibile; cercheremo ora di spiegarne
le ragioni.
A questo scopo, non ci sembra fuori luogo fare
alcune osservazioni di carattere generale sulle «case infestate» o su quelli
che certuni hanno proposto di chiamare «luoghi fatidici». I fatti di questo
genere sono tutt’altro che rari, e furono noti in ogni tempo; se ne trovano
esempi tanto nell’antichità (come è provato, in particolare, da una lettera di
Plinio il Giovane), quanto nel medioevo e nel tempi moderni. Ora, i fenomeni
che si producono in simili casi presentano una continuità senz’altro considerevole;
essi possono essere più o meno intensi, più o meno complessi, ma hanno alcuni
aspetti caratteristici che si ritrovano sempre e dappertutto; d’altronde, il
fatto di Hydesville non deve certamente essere annoverato fra quelli più
notevoli, poiché si constatarono in quell’occasione solamente i più elementari
di tali fenomeni. È opportuno distinguere almeno due casi principali: nel
primo, che è quello di Hydesville, se quel che abbiamo riferito è esatto, si
tratta di un luogo in cui qualcuno è deceduto di morte violenta e in cui,
inoltre, il corpo della vittima è rimasto nascosto. Facciamo notare la
concomitanza di queste due condizioni perché, secondo gli antichi, la
produzione dei fenomeni era legata al fatto che la vittima non avesse ricevuto
sepoltura religiosa accompagnata da certi riti, e solamente compiendo questi
riti sul corpo ritrovato si potevano far cessare tali fenomeni: è quel che si
legge nel racconto di
28
Le origini dello spiritismo
Plinio il Giovane, ed è un fatto che
meriterebbe attenzione. A questo proposito sarebbe molto importante determinare
esattamente che cosa fossero i «mani» per gli antichi e che cosa questi
intendessero dire con diversi altri termini che non erano affatto sinonimi,
quantunque i moderni non siano più assolutamente in grado di fare le debite
distinzioni; ricerche di quest’ordine potrebbero inaspettatamente chiarire la
questione delle evocazioni, sulla quale torneremo più avanti. Nel secondo caso,
non si tratta della manifestazione di un morto, o meglio. per restare nel vago,
che verrà mantenuto finché sarà opportuno, di qualcosa che proviene da un
morto; si scorge al contrario immediatamente l’azione di un uomo vivente: nei
tempi moderni vi sono esempi tipici che sono stati accuratamente constatati in
tutti i loro particolari; l’esempio più citato, addirittura classico, è
costituito dal fatti che si produssero nella canonica di Cideville, in
Normandia, dal 1849 al 1851, cioè pochissimo tempo dopo gli avvenimenti di
Hydesville, che allora erano ancora quasi sconosciuti in Francia1.
In questo caso si trattava, occorre dirlo chiaramente, di fatti di stregoneria
ben caratterizzati, che possono interessare gli spiritisti solo in quanto
sembrano confermare la teoria della medianità intesa in un senso abbastanza
ampio: lo stregone che vuole vendicarsi sugli abitanti di una casa deve
riuscire a colpirne uno, che diverrà da quel momento il suo strumento
incosciente e involontario, e servirà per così dire da «supporto» a un’azione
che potrà da quel momento esercitarsi a distanza, ma solamente quando il
«soggetto» passivo sarà presente. Non si tratta di un medium nel senso in cui
lo intendono gli spiritisti, poiché l’azione di cui egli è il mezzo non ha la
stessa origine, ma di qualcosa di analogo, e si può almeno supporre, senza fare
altre precisazioni, che
1. I fatti di Cideville furono riferiti, fin
dal 1853, da Eudes de Mirville, che ne era stato il testimone oculare, in un
libro intitolato Des esprits et de leurs manifestations fluidiques, dove
si trova anche l’indicazione di numerosi fatti analoghi, e fu seguito da cinque
altri volumi nei quali era trattato lo stesso genere di questioni.
29
Errore dello spiritismo
in tutti questi casi siano messe in gioco
forze del medesimo ordine; è quel che sostengono gli occultisti contemporanei
che hanno studiato questi fatti e sono stati tutti ‑ occorre dirlo ‑ più o meno
influenzati dalla teoria spiritistica. In effetti, da quando lo spiritismo
esiste, allorché viene segnalata una casa abitata dagli spettri, si comincia,
in virtù di un’idea preconcetta, a cercare il medium e con un po’ di buona
volontà si giunge sempre a scoprirne uno o anche parecchi; non vogliamo dire
che si abbia sempre torto: ma ci sono anche numerosi esempi di luoghi
interamente deserti, di dimore abbandonate, in cui fenomeni di spettri
avvennero in assenza di qualsiasi essere umano, e non si può sostenere che
testimoni accidentali, i quali spesso li osservavano solo da lontano, vi
abbiano preso parte come medium. È poco verosimile che le leggi secondo cui
agiscono certe forze, quali esse siano, siano cambiate: pertanto continueremo
ad affermare, contro gli occultisti, che la presenza di un medium non è sempre
necessaria e che, in questo come in altri casi, bisogna diffidare dei
pregiudizi che rischiano di falsare il risultato di una osservazione.
Aggiungeremo che il fenomeno degli spettri senza medium rientra nel primo dei
due casi che abbiamo distinto: uno stregone non avrebbe alcuna ragione di
prendersela con un luogo disabitato, e d’altra parte può succedere che, per
agire, gli occorrano condizioni che non sono assolutamente richieste per
fenomeni che si producono spontaneamente, anche quando presentano apparenze
simili in un caso e nell’altro. Nel primo caso, che si riferisce ai fenomeni di
spettri veri e propri, la produzione dei fenomeni avviene nel luogo stesso che
è stato teatro di un crimine o di un incidente e nel quale certe forze si
trovano condensate in modo permanente. È dunque sul luogo che gli osservatori
dovranno dirigere principalmente la loro attenzione; ora, che l’azione delle
forze in questione sia talvolta intensificata dalla presenza di persone dotate
di certe proprietà, non è affatto impossibile, ed è forse così che le cose si
sono svolte a Hydesville, sempre nell’ipotesi che i fatti siano stati riferiti
esattamente, e noi non abbiamo alcuna ragione speciale di dubitarne.
30
Le origini dello spiritismo
In questo caso, che sembra spiegabile con
«qualcosa» ‑ da noi non definito ‑ proveniente da un morto, ma che non è
certamente il suo spirito, se con spirito si intende la parte superiore
dell’essere, la spiegazione deve escludere ogni possibilità di intervento di
uomini viventi? Non necessariamente, riteniamo, e nemmeno vediamo perché una
forza preesistente non potrebbe essere diretta e utilizzata da certi uomini che
ne conoscono le leggi; sembra anzi che ciò sia relativamente più facile che
intervenire dove non esista anteriormente alcuna forza di questo genere ‑ quel
che fa, peraltro, un semplice stregone. Naturalmente si deve supporre che degli
«adepti», per impiegare un termine rosacrociano il cui uso è diventato
piuttosto corrente, o iniziati di un rango elevato, abbiano mezzi di azione
superiori a quelli degli stregoni, e per di più molto differenti, così come è
differente lo scopo che essi si propongono; sotto quest’ultimo profilo,
bisognerebbe anche notare che possono esserci iniziati di numerose specie, ma
per il momento considereremo la cosa in modo del tutto generale. Nello strano
discorso che pronunciò nel 1898 di fronte a un pubblico di spiritisti, e che
noi abbiamo citato1 lungamente nella nostra storia del teosofismo,
Annie Besant sostenne che gli «adepti» che avevano provocato il movimento
«spiritualistico» si erano serviti delle «anime dei morti». Poiché si proponeva
di tentare un avvicinamento con gli spiritisti, poteva apparire che la Besant,
con maggiore o minore sincerità, intendesse l’espressione «anime dei morti» nel
senso in cui questi l’intendono; ma noi, che non abbiamo alcun secondo fine
«politico», possiamo benissimo intenderla in modo del tutto diverso, come
riferita cioè a quel «qualcosa» di cui abbiamo parlato. Ci sembra che questa
interpretazione si accordi molto meglio di ogni altra con la tesi della H.B.
of L.; certo, non è quel che più ci interessa, ma questa constatazione ci
induce a pensare che i membri dell’organizzazione in questione,
1. Discorso pronunciato all’Alleanza
Spiritualistica di Londra, il 7 aprile 1898: Le Théosopkisme, Histoire d’une
Pseudo-Religion, I ed., Nouvelle Librairie Nationale, Parigi 1921, pp.
133-7.
31
Errore dello spiritismo
o almeno i suoi dirigenti, sapessero bene
quale atteggiamento tenere in proposito. In ogni caso, lo sapevano certamente
meglio della Besant, la cui tesi, nonostante la correzione che vi aveva
apportato, non era molto più accettabile per gli spiritisti. D’altra parte
crediamo sia esagerato, in questa circostanza, voler fare intervenire degli
«adepti» nel senso proprio del termine: tuttavia ripetiamo che può darsi il
caso che iniziati, quali che fossero, abbiano provocato i fenomeni di
Hydesville servendosi delle condizioni favorevoli che vi ritrovavano, o che
perlomeno abbiano impresso una determinata direzione ai fenomeni quando essi
avevano già cominciato a prodursi. A questo riguardo non affermiamo nulla:
diciamo solamente che la cosa non è affatto impossibile, checché certuni
possano pensarne; aggiungeremo tuttavia che c’è ancora un’altra ipotesi la
quale, pur sembrando più semplice, non necessariamente è la più vera: ed è che
gli agenti dell’organizzazione in questione, sia essa la H.B. of L. o
qualunque altra, si siano accontentati di approfittare di quel che accadeva per
creare il movimento «spiritualistico», agendo con una specie di suggestione
sugli abitanti e visitatori di Hydesville. Quest’ultima ipotesi implica per noi
un intervento minimo, minimo che bisogna a ogni modo accettare perché, senza di
esso, non ci sarebbe alcuna ragione plausibile per spiegare come il fatto di
Hydesville abbia avuto conseguenze che non avevano mai avuto gli altri fatti
analoghi che si erano verificati anteriormente; se un fatto del genere fosse
stato, da solo, condizione sufficiente per la nascita dello spiritismo,
quest’ultimo sarebbe certamente apparso in un’epoca molto più remota. Del
resto, noi non crediamo assolutamente al movimenti spontanei, tanto nel campo
politico quanto nel campo religioso, né in quel campo assai mal definito di cui
ci occupiamo adesso; occorre sempre un impulso, anche se le persone che
diventano in seguito i capi apparenti del movimento possono spesso ignorarne
l’origine, così come chiunque altro. Certo è molto difficile dire esattamente
come le cose siano avvenute in un caso del genere, poiché è evidente che questo
aspetto degli avvenimenti non si trova affidato ad alcun verbale: è per questo
che gli storici,
32
Le origini dello spiritismo
che a ogni costo vogliono fare riferimento al
soli documenti scritti, non tengono in alcun conto tale aspetto e preferiscono
negarlo in modo puro e semplice, mentre esso è forse ciò che vi è di più
essenziale. Queste ultime riflessioni hanno, nelle nostre intenzioni,
una portata del tutto generale; non andiamo oltre per non fare una digressione
troppo lunga, e torniamo pertanto senza indugio a quel che riguarda più
particolarmente l’origine dello spiritismo.
Abbiamo detto che ci furono casi, più antichi,
simili a quello di Hydesville; quello che più gli assomiglia si verificò nel
1762 a Dibbelsdorf, in Sassonia, dove lo «spettro battitore» rispondeva,
esattamente nello stesso modo, alle domande che gli venivano poste1;
se dunque non fosse stato necessario altro, lo spiritismo avrebbe potuto
benissimo nascere in tale circostanza, tanto più che l’avvenimento ebbe
risonanza sufficiente per attirare l’attenzione delle autorità e quella degli
studiosi. D’altra parte, alcuni anni prima degli inizi dello spiritismo, il dr.
Kerner aveva pubblicato un libro sul caso della «veggente di Prevorst», la
Hauffe, intorno alla quale si producevano numerosi fenomeni dello stesso
ordine; si noterà che l’ultimo caso, come il precedente, si verificò in
Germania, e, benché casi analoghi abbiano avuto luogo anche in Francia e
altrove, è questa una delle ragioni per le quali abbiamo sottolineato l’origine
tedesca della famiglia Fox. È interessante, a questo proposito, fare altri raffronti:
nella seconda metà del secolo XVIII certi rami dell’alta Massoneria tedesca si
occuparono in particolare di evocazioni; la vicenda più nota in questo ambito è
quella dello Schroepfer, che si suicidò nel 1774. Non si trattava allora di
spiritismo ma di magia, il che è estremamente diverso, come spiegheremo in
seguito; non è però meno vero che pratiche del genere, se fossero state
volgarizzate, avrebbero potuto determinare un movimento analogo allo spiritismo
a causa delle idee false che il grosso pubblico si sarebbe inevitabilmente
fatte a tal riguardo.
1. Un racconto di questo fatto, tratto dal
documenti contemporanei, fu pubblicato nella «Revue Spirite» nel 1858.
33
Errore dello spiritismo
Certamente anche in Germania, dopo l’inizio
del secolo XIX, vi furono altre società segrete che non avevano carattere
massonico e si occupavano ugualmente di magia e di evocazioni, oltre che di
magnetismo; ora, la H.B. of L. ‑ o ciò di cui essa costituì la
continuazione ‑ fu precisamente in rapporto con alcune di quelle
organizzazioni. Su quest’ultimo punto si possono trovare indicazioni in
un’opera anonima intitolata Ghostland1, pubblicata sotto gli
auspici della H.B. of L., e che qualcuno ha creduto di poter attribuire
alla Hardinge-Britten; da parte nostra non crediamo che costei ne sia stata
realmente l’autrice, anche se è almeno probabile che sia stata lei a occuparsi
della sua pubblicazione2. Pensiamo che sarebbe il caso di svolgere
in questo senso delle ricerche il cui risultato potrebbe essere molto
importante per dissipare certe oscurità: tuttavia, se il movimento spiritistico
non fu inizialmente suscitato in Germania ma in America, è perché esso doveva
trovare in quest’ultimo paese un ambiente più favorevole di qualsiasi altro,
come è dimostrato del resto dalla incredibile proliferazione di sette e scuole
«neospiritualistiche» a cui si è assistito da allora, e che continua
attualmente più che mai.
Ci resta ora da porre un’ultima domanda: quale
fine si proponevano gli ispiratori del modern spiritualism alle sue
origini? Sembra che il nome stesso dato allora al movimento lo spieghi in modo
assai chiaro: si trattava di lottare contro l’invasione del materialismo, che
raggiunse effettivamente a quell’epoca la sua maggiore espansione e a cui si
voleva opporre così una sorta di contrappeso; e, richiamando l’attenzione su
fenomeni dei quali il materialismo ‑ almeno quello ordinario ‑ era incapace di
fornire
1. Quest’opera è stata tradotta in francese,
ma piuttosto male, e solo in parte, con il titolo: Au Pays des Esprits,
titolo che è molto equivoco e non rende bene il significato reale di quello
inglese.
2. Altri hanno creduto che l’autore di Ghostland
e di Art Magic si identificasse con quello di Light of Egypt,
di Celestial Dynamics e di Language of the Stars (Sédir, Histoire
des Rose-Croix, p. 122); possiamo però affermare che si tratta di un
errore. L’autore delle tre ultime opere, ugualmente anonime, è T.H. Burgoyne,
che fu segretario della H.B. of L.; le due prime sono di molto
anteriori.
34
Le origini dello spiritismo
una spiegazione soddisfacente, lo si
combatteva in qualche modo sul suo stesso terreno; ciò poteva avere una ragion
d’essere soltanto nell’epoca moderna, poiché il materialismo propria mente
detto è di origine molto recente, come pure la mentalità che attribuisce ai
fenomeni e alla loro osservazione un’importanza quasi esclusiva. Se il fine fu
in effetti quello a cui abbiamo accennato, riferendoci d’altra parte alle
affermazioni della H.B. of L., è ora il momento di ricordare quel che
abbiamo detto precedentemente di sfuggita, che ci sono cioè iniziati di specie
molto diverse e che possono spesso trovarsi in opposizione tra loro; così, fra
le società segrete tedesche a cui abbiamo alluso, ve ne erano alcune che
professavano teorie assolutamente materialistiche, benché si trattasse di un
materialismo singolarmente più esteso di quello della scienza ufficiale. Sia
ben chiaro che quando parliamo di iniziati ‑ come facciamo ora ‑ non usiamo la
parola nella sua accezione più elevata, ma vogliamo semplicemente definire
uomini in possesso di certe conoscenze che non sono di dominio pubblico. È per
questo che abbiamo avuto cura di precisare come sia un errore il supporre che
degli «adepti» abbiano potuto essere interessati, direttamente almeno, alla
creazione del movimento spiritistico. Questa osservazione permette di capire
come esistano contraddizioni e opposizioni fra scuole differenti; parliamo
naturalmente soltanto delle scuole che possiedono conoscenze reali e serie,
anche se di ordine relativamente inferiore, e che non assomigliano per nulla
alle molteplici forme di «neospiritualismo»; queste ultime ne sarebbero
piuttosto delle contraffazioni. Ora si presenta un’altra questione: far sorgere
lo spiritismo per lottare contro il materialismo voleva dire in definitiva
combattere un errore con un altro errore; perché dunque agire in questo modo?
Può darsi che il movimento si sviasse rapidamente estendendosi e divulgandosi,
che sfuggisse al controllo dei suoi ispiratori e che lo spiritismo assumesse da
quel momento un carattere che non corrispondeva più alle loro intenzioni.
Quando si fa opera di volgarizzazione si debbono prevedere incidenti di questo
genere, che sono pressoché inevitabili, poiché vi sono cose che non si mettono
impunemente
35
Errore dello spiritismo
a disposizione del primo venuto; la
volgarizzazione rischia di avere conseguenze quasi impossibili da
prevedere e, nel caso di cui ora ci occupiamo, quando anche i promotori
avessero previsto in una certa misura tali conseguenze essi potevano ancora
pensare, a torto o a ragione, che si trattasse di un male minore, paragonato a
quello che doveva essere impedito. Quanto a noi, non crediamo che lo spiritismo
sia meno pernicioso del materialismo, quantunque i suoi pericoli siano del
tutto diversi; altri però possono giudicare le cose diversamente e ritenere che
la coesistenza di due errori opposti, limitantisi per così dire reciprocamente,
sia preferibile alla libera espansione di uno solo degli errori. Può anche
darsi che molte correnti di idee, per quanto totalmente divergenti, abbiano
avuto un’origine analoga e siano state destinate a favorire quella specie di
gioco d’equilibrio che caratterizza una particolarissima politica; in
quest’ordine di cose, si commetterebbe un grave errore fermandosi alle apparenze.
Infine, se un’azione pubblica di una certa ampiezza non può avvenire che a
detrimento della verità, taluni sanno approfittarne assai facilmente, forse
troppo; è noto l’adagio: Vulgus vult decipi, che alcuni completano: ergo
decipiatur; è questo un ulteriore aspetto della politica a cui facevamo
allusione, ed è più frequente di quel che si creda. Si può così tenere per sé
la verità e diffondere nello stesso tempo errori che si sanno essere tali, ma
che si ritengono opportuni; aggiungiamo che può esistere anche un atteggiamento
del tutto diverso, il quale consiste nel dire la verità per coloro che sono
capaci di comprenderla, senza preoccuparsi troppo degli altri; può darsi che
questi atteggiamenti contrari abbiano entrambi la loro giustificazione, secondo
i casi, ed è probabile che solo il primo di essi consenta un’azione molto
generalizzata; ma questo è un risultato al quale non tutti tendono in egual
misura, mentre il secondo atteggiamento tiene conto di esigenze più puramente
intellettuali. Comunque sia, noi non valutiamo, ma solamente esprimiamo ‑ a
titolo di possibilità ‑ le conclusioni alle quali portano certe deduzioni che
non possiamo esporre interamente in questo studio; ciò ci condurrebbe molto
lontano, e lo spiritismo
36
Le origini dello spiritismo
vi assumerebbe una parte affatto secondaria.
Del resto non è nostra pretesa risolvere completamente tutte le questioni che
ci avviene di sollevare; possiamo tuttavia affermare che sull’argomento di
questo capitolo abbiamo detto certamente molto più di quanto sia mai stato
detto finora.
37
III
Inizi dello spiritismo in Francia
Già fin dal 1850 il modern spiritualism si
era diffuso in tutti gli Stati Uniti grazie a una propaganda nella quale ‑
particolare degno di nota ‑ si distinsero specialmente i giornali socialisti;
nel 1852 gli «spiritualisti» tennero a Cleveland il loro primo congresso
generale. Sempre nel 1852 la nuova credenza fece la sua comparsa in Europa:
essa fu importata in un primo tempo in Inghilterra da medium americani; da qui
l’anno successivo passò in Germania, poi in Francia. Tuttavia, non vi fu allora
in questi diversi paesi niente di paragonabile all’agitazione suscitata in
America, dove, soprattutto nell’arco di una decina d’anni, fenomeni e teorie
furono oggetto delle discussioni più violente e più appassionate.
Come abbiamo detto, la denominazione di
«spiritismo» fu usata per la prima volta in Francia; questa nuova parola servì
a denominare qualcosa che, pur fondandosi sugli stessi fenomeni, era di fatto
alquanto diversa, per quanto riguarda le teorie, da quel che era stato fino ad
allora il modern spiritualism degli americani e degli inglesi. Si è
spesso notato, in effetti, che le teorie esposte nelle «comunicazioni» dettate
dai presunti «spiriti» sono generalmente in rapporto con le opinioni
dell’ambiente in cui si producono e in cui, naturalmente, sono accettate per
questa ragione con tanta maggiore sollecitudine; l’osservazione può permettere
di rendersi conto, almeno in parte, della loro origine reale. In Francia gli
insegnamenti degli «spiriti» furono dunque in disaccordo con quelli impartiti
nei paesi anglosassoni su
38
Inizi dello spiritismo in Francia
punti che, pur non essendo fra quelli che
abbiamo compreso nella definizione generale di spiritismo, non sono per questo
meno importanti. Quel che determinò la differenza maggiore fu l’introduzione
dell’idea di reincarnazione, della quale gli spiritisti francesi fecero un vero
dogma, mentre quasi tutti gli altri rifiutarono di ammetterla. Aggiungiamo
peraltro che specialmente in Francia sembra essere stato avvertito fin
dall’inizio il bisogno di raccogliere le «comunicazioni» ottenute, in modo da
formarne un corpo dottrinale; ciò favorì il formarsi di una scuola spiritistica
francese con una certa unità, almeno all’origine. Questa unità era però
evidentemente difficile da mantenere, e infatti si ebbero in seguito diverse
scissioni, dalle quali nacquero altrettante scuole differenti.
Il fondatore della scuola spiritistica
francese, o almeno colui che i suoi aderenti sono concordi nel considerare
tale, fu Hippolyte Rivail: si trattava di un ex insegnante di Lione, discepolo
del pedagogista svizzero Pestalozzi, il quale aveva abbandonato l’insegnamento
per stabilirsi a Parigi, dove aveva diretto per qualche tempo il teatro delle
Folies-Marigny. Su consiglio degli «spiriti» Rivail assunse il nome celtico di
Allan Kardec, suo presunto nome in una esistenza anteriore; con questo nome egli
pubblicò le diverse opere che, per gli spiritisti francesi, furono il
fondamento stesso della loro dottrina, e lo sono tuttora, almeno per la maggior
parte di essi1. Abbiamo detto che queste opere furono pubblicate dal
Rivail, non che egli le scrisse da solo; in effetti, la loro redazione, e di
conseguenza la fondazione dello spiritismo francese, fu in realtà opera di
tutto un gruppo di cui egli non era in fondo che il portavoce. I libri di Allan
Kardec sono una specie di opera collettiva, il prodotto di una collaborazione;
con ciò intendiamo però qualcosa di diverso dalla collaborazione degli
«spiriti» proclamata dallo stesso Allan Kardec,
1. Le principali
opere di Allan Kardec sono le seguenti: Le Livre des Esprits; Le
Livre des Médiums; La Genèse, les miracles et les predictions selon le
spiritisme; Le Ciel et l’Enfer ou la Justice divine selon le spiritisme;
L’Évangile selon le spiritisme; Le Spiritisme à sa plus simple
expression; Caractères de la révé1ation spirite ecc.
39
Errore dello spiritismo
il quale dichiara di aver composto tali opere
sulla base di «comunicazioni» ricevute da lui e da altri e fatte da lui
controllare, rivedere e correggere da parte di «spiriti superiori». In effetti,
secondo gli spiritisti, poiché l’uomo subisce con la morte solo lievi
modificazioni, non ci si può fidare indistintamente di quel che dicono tutti
gli «spiriti»: alcuni di essi possono anche ingannare, sia per malizia, sia per
semplice ignoranza, ed è così che si pretendono spiegare le «comunicazioni»
contraddittorie; ci si può allora domandare in che modo gli «spiriti superiori»
possano essere distinti dagli altri. Comunque sia, circola un’opinione ‑
alquanto diffusa anche fra gli spiritisti ‑, completamente erronea, secondo cui
Allan Kardec avrebbe scritto i suoi libri sotto l’influsso di una specie di
ispirazione. La verità è che egli non fu mai medium, ma al contrario un
magnetizzatore (diciamo «al contrario», perché queste due qualità sembrano
incompatibili) che otteneva le «comunicazioni» attraverso i suoi «soggetti».
Quanto agli «spiriti superiori» dai quali le comunicazioni furono corrette e
coordinate, essi non erano tutti «disincarnati»; il Rivall stesso non fu
estraneo a questo lavoro, anche se non sembra avervi avuto la parte maggiore;
noi crediamo che l’elaborazione dei «documenti d’oltretomba», come erano
chiamati, sia da attribuire soprattutto a diversi membri del gruppo che si era
formato attorno a lui. È però probabile che la maggior parte di questi ultimi,
per ragioni diverse, preferisse mantenere tale collaborazione ignota al
pubblico; e d’altro canto, se si fosse saputo trattarsi di scrittori di
professione, ciò avrebbe forse suscitato qualche dubbio sull’autenticità delle
«comunicazioni», o perlomeno sull’esattezza con cui erano riprodotte, anche se
il loro stile era lungi dall’essere apprezzabile.
Pensiamo sia bene riportare ora, a proposito
di Allan Kardec e del modo in cui fu composta la sua dottrina, quel che ne
scrisse il famoso medium inglese Dunglas Home, il quale si dimostrò spesso più
sensato di altri spiritisti: «Classifico la dottrina di Allan Kardec fra le
illusioni di questo mondo, e ho buone ragioni per farlo... Non metto
assolutamente in dubbio la sua
40
Inizi dello spiritismo in Francia
perfetta buona fede... La sua sincerità si
proiettava, come una nube magnetica, sull’animo sensitivo di coloro che egli
chiamava i suoi medium. Le loro dita affidavano alla carta le idee che erano
loro imposte a forza, e Allan Kardec riceveva le dottrine sue proprie come
messaggi inviati dal mondo degli spiriti. Se gli insegnamenti impartiti in
questo modo fossero provenuti realmente dalle grandi intelligenze che secondo
lui ne erano autrici, avrebbero potuto assumere la forma che vediamo? Dov’era
andato Giamblico a imparare un così buon francese moderno? E come poteva
Pitagora aver completamente dimenticato il greco, sua lingua materna?... Non mi
sono mai imbattuto in un solo caso di chiaroveggenza magnetica in cui il
soggetto non riflettesse direttamente o indirettamente le idee del
magnetizzatore. Ciò è dimostrato in maniera sorprendente dallo stesso Allan
Kardec. Sotto l’imperio della sua energica volontà, i suoi medium erano
altrettante macchine per scrivere, e riproducevano servilmente i suoi pensieri.
Se per caso le dottrine pubblicate non erano conformi ai suoi desideri, egli le
correggeva a sua discrezione. È noto che Allan Kardec non era medium.
Egli non faceva che magnetizzare o "psicologizzare" (ci si perdoni il
neologismo) persone più impressionabili di lui»1. Tutto questo è
perfettamente esatto, sennonché la correzione degli «insegnamenti» non
dev’essere attribuita al solo Allan Kardec ma all’intero suo gruppo; e per di
più il tono stesso delle «comunicazioni» poteva essere influenzato da altre persone
che assistevano alle sedute, come spiegheremo più avanti.
Fra i collaboratori di Allan Kardec che non
fossero semplici «soggetti», alcuni erano dotati di facoltà medianiche diverse;
uno di essi, in particolare, possedeva il curioso talento di «medium
disegnatore». Abbiamo trovato a questo riguardo, in un articolo apparso nel
1859 ‑ cioè due anni dopo la pubblicazione del Livre des Esprits ‑, un
passo che riteniamo interessante riprodurre, data la personalità in questione:
«Alcuni mesi or sono una quindicina di persone appartenenti alla società
educata
1. Les
Lumières et les Ombres du Spiritualisme, pp. 112-4.
41
Errore dello spiritismo
e colta, il nome di alcune delle quali è
addirittura entrato nella letteratura, erano riunite in un salotto del
quartiere di Saint-Germain e contemplavano alcuni disegni a penna, eseguiti
manualmente da un medium presente alla seduta, ma ispirati e dettati da...
Bernard Palissy. Proprio così: M.S..., una penna in mano, un foglio di carta
bianca davanti a sé, ma senza in mente alcuna idea di soggetto artistico, aveva
evocato il celebre ceramista. Questi era venuto e aveva suggerito alle sue dita
la successione dei movimenti necessari per eseguire sulla carta disegni di
gusto squisito, di grande ricchezza ornamentale, di esecuzione raffinatissima e
molto delicata, uno dei quali rappresenta, se lo si vuol consentire, la casa
abitata da Mozart sul pianeta Giove! Occorre aggiungere, per anticipare ogni
stupore, che Palissy ha la ventura di essere il vicino di casa di Mozart in
questo luogo di ritiro, come ha espressamente indicato al medium. Non c’è alcun
dubbio, del resto, che la casa appartenga a un grande musicista, giacché è
tutta decorata di crome e di chiavi... Gli altri disegni rappresentano
anch’essi costruzioni erette su diversi pianeti; una di esse è quella del nonno
di M.S... Questi dice di volerle riunire tutte in un album: sarà letteralmente
un album dell’altro mondo»1. Questo M.S ..., che, anche senza tener
conto delle sue singolari produzioni artistiche, fu uno dei collaboratori più
costanti di Allan Kardec, non è altri che il celebre drammaturgo Victorien
Sardou. Allo stesso gruppo apparteneva un altro autore drammatico, oggi molto
meno conosciuto, Eugène Nus; questi, però, in seguito si allontanò in una certa
misura dallo spiritismo2 e fu uno dei primi francesi appartenenti
alla Società Teosofica. Menzioneremo ancora Camille Flammarion, tanto più che è
probabilmente uno degli ultimi sopravvissuti della prima organizzazione
chiamata Société parisienne d’étude spirite. Vero è che egli entrò nel
gruppo solamente
1. La Doctrine spirite, del dr. Dechambre, in «Gazette hebdomadaire de
rnédecine et de chirurgie», 1859.
2. Cfr. le opere di
Eugène Nus intitolate Choses de l’autre Monde, Les Grands Mystères
e À la reckercbe des destinées.
42
Inizi dello spiritismo in Francia
più tardi, ed era allora molto giovane; ma è
difficile contestare che gli spiritisti l’abbiano considerato uno dei loro
poiché, nel 1869, pronunciò un discorso in elogio di Allan Kardec. Flammarion
ha dichiarato talvolta di non essere assolutamente spiritista, ma in un modo un
po’ imbarazzato; le sue opere tuttavia mostrano piuttosto chiaramente le sue
tendenze e le sue simpatie; intendiamo parlare delle sue opere in genere e non
solamente di quelle che egli dedicò in particolare allo studio dei fenomeni cosiddetti
«psichici»; queste ultime sono soprattutto raccolte di osservazioni nelle quali
l’autore, nonostante le sue pretese «scientifiche», ha introdotto numerosi
fatti che non sono stati assolutamente controllati in modo serio. Aggiungiamo
che la sua adesione allo spiritismo, confessata o no, non gli impedì di essere
nominato membro onorarlo della Società Teosofica quando essa fu introdotta in
Francia1.
Se vi è negli ambienti spiritistici un certo
elemento «intellettuale», quantunque in esigua minoranza, ci si potrebbe
domandare come mai tutti i libri spiritistici, a cominciare da quelli di Allan
Kardec, siano di un livello così basso. È bene ricordare, a questo proposito,
che ogni opera collettiva riflette soprattutto la mentalità degli elementi
inferiori del gruppo che l’ha prodotta; per strana che possa sembrare, questa è
un’osservazione familiare a tutti coloro che abbiano studiato, per quanto poco,
la «psicologia delle folle»; ed è questa senza dubbio una delle ragioni per cui
le pretese «rivelazioni d’oltretomba» sono generalmente un tessuto di banalità,
giacché esse sono effettivamente in molti casi un’opera collettiva, e siccome
sono la base di tutto il resto, questo carattere deve naturalmente ritrovarsi
in tutte le produzioni spiritistiche. Inoltre, gli «intellettuali» dello
spiritismo sono soprattutto letterati; possiamo portare qui l’esempio di Victor
Hugo, il quale durante il suo soggiorno a Jersey fu convertito allo spiritismo
dalla de Girardin2; nei letterati il sentimento
1. «Le Lotus», aprile 1887, p. 125.
2 Vedere quel che riferisce Auguste Vacquerie nelle
sue Miettes de l’histoire.
43
Errore dello spiritismo
predomina per lo più sull’intelligenza, e lo
spiritismo è soprattutto un fatto di sentimento. Quanto agli scienziati che,
avendo affrontato lo studio dei fenomeni senza idee preconcette, furono
indotti, in modo più o meno indiretto e dissimulato, ad assumere le prospettive
degli spiritisti (non ci riferiamo a Flammarion, il quale è piuttosto un
volgarizzatore, ma a studiosi con una reputazione più seria e più indiscussa),
avremo l’occasione di riparlare di loro; possiamo però dire fin d’ora che la
competenza degli scienziati è limitata a un campo ristretto a causa della loro
specializzazione, e che, fuori di tale campo, la loro opinione non ha maggior
valore di quella del primo venuto. D’altronde l’intellettualità in senso
proprio ha ben pochi rapporti con le qualità richieste per avere successo nelle
scienze sperimentali quali i moderni concepiscono e praticano.
Ma ritorniamo alle origini dello spiritismo
francese: in esse si può riscontrare quel che abbiamo affermato
precedentemente, e cioè che le «comunicazioni» sono in armonia con le opinioni
dell’ambiente. In effetti, l’ambiente in cui soprattutto si reclutarono i primi
aderenti alla nuova credenza fu quello dei socialisti del 1848; è noto che
costoro erano, per la maggior parte, dei «mistici» nel senso peggiore del
termine, o, se si vuole, degli «pseudomistici»; era dunque del tutto naturale
che pervenissero allo spiritismo prima ancora che ne fosse elaborata la
dottrina e, avendo avuto un influsso su tale elaborazione, vi ritrovassero in
seguito non meno naturalmente le loro proprie idee, riflesse da quegli
autentici «specchi psichici» che sono i medium. Il Rivail, che apparteneva alla
Massoneria, aveva avuto agio di frequentare in tale ambiente molti capi delle
scuole socialiste e aveva probabilmente letto le opere di quelli che non
conosceva personalmente; di qui provengono la maggior parte delle idee espresse
da lui e dal suo gruppo, e in particolare, come abbiamo avuto occasione di dire
in un altro studio, l’idea della reincarnazione; abbiamo segnalato, a questo
riguardo, l’influsso certo di Fourier e di Pierre Leroux1. Alcuni
contemporanei non avevano
1. Le
Théosophisme cit., p. 116.
44
Inizi dello spiritismo in Francia
mancato di osservarlo, e fra di essi il dr.
Dechambre nell’articolo di cui abbiamo già citato un estratto in precedenza:
parlando del modo in cui gli spiritisti considerano la gerarchia degli esseri
superiori, e dopo aver ricordato le idee dei neoplatonici (i quali ne erano
però molto più lontani di quanto egli sembri credere), Dechambre aggiunge: «Gli
istruttori invisibili di Allan Kardec non avrebbero avuto bisogno di conversare
nell’aere con lo spirito di Porfirio per saperla così lunga; non avevano che da
chiacchierare per qualche istante con Pierre Leroux, probabilmente più facile
da incontrare, oppure con Fourier1. L’inventore del Falansterio
sarebbe stato lusingato di insegnar loro come la nostra anima rivestirà un
corpo sempre più etereo a mano a mano che attraverserà le ottocento esistenze
(in cifra tonda) alle quali è destinata». Quindi, parlando della concezione
«progressistica», o meglio, come si direbbe oggi, «evoluzionistica», alla quale
l’idea di reincarnazione è strettamente legata, lo stesso autore dice ancora:
«Questo dogma assomiglia molto a quello di Pierre Leroux, per il quale le
manifestazioni della vita universale, a cui egli riconduce la vita
dell’individuo, non sono a ogni nuova esistenza che una ulteriore tappa verso
il progresso»2. Questa concezione aveva una tale importanza per
Allan Kardec, che egli l’aveva espressa in una formula di cui aveva fatto in
qualche modo il proprio motto: «Nascere, morire, rinascere ancora e progredire
incessantemente, tale è la legge». Sarebbe facile trovare molte altre
rassomiglianze riferite a punti secondari; ma qui non è il caso, per ora, di
proseguire in un esame dettagliato delle teorie spiritistiche, e quel che
abbiamo detto è sufficiente per mostrare come, se il movimento
«spiritualistico» americano fu in realtà provocato da uomini viventi, la
costituzione della dottrina spiritistica francese si deve a spiriti ugualmente
«incarnati», in modo diretto per quel che riguarda Allan Kardec e i suoi
collaboratori, indiretto per quanto riguarda gli
1. Cfr. soprattutto, a questo riguardo, la Théorie
des quatre mouvements, di Fourier.
2. La Doctrine spirite cit., del dr.
Dechambre.
45
Errore dello spiritismo
influssi più o meno «filosofici» che si
esercitarono su di loro; ma, questa volta, coloro che intervennero non erano
più assolutamente degli iniziati, neanche di ordine inferiore. Non è nostra
intenzione, per i motivi che abbiamo detto, continuare a seguire lo spiritismo
in tutte le tappe del suo sviluppo; ma le considerazioni storiche che
precedono, come pure le spiegazioni di cui esse sono state occasione, erano
indispensabili per consentire la comprensione di quanto seguirà.
46
IV
Carattere moderno dello spiritismo
Come abbiamo fatto notare a proposito delle
«case infestate», quel che vi è di nuovo nello spiritismo, paragonando
quest’ultimo a quanto era esistito anteriormente, non consiste nei fenomeni,
che sono conosciuti da sempre; sarebbe d’altronde assai sorprendente che i
fenomeni, se reali, abbiano atteso la nostra epoca per manifestarsi, o per lo
meno che nessuno se ne sia accorto fino a questo momento. Nuova, peculiarmente
moderna, è l’interpretazione che gli spiritisti danno dei fenomeni di cui si
occupano, cioè la teoria con la quale essi pretendono di spiegarli; è appunto
tale teoria a costituire propriamente lo spiritismo, come abbiamo avuto cura di
avvertire fin dall’inizio; senza di essa non ci sarebbe spiritismo, ma
qualcos’altro, che potrebbe anche essere completamente diverso. Insistere su
questo punto è essenziale, innanzi tutto perché coloro che sono poco informati
su tali questioni non sono in grado di fare le distinzioni necessarie, e poi
perché le confusioni sono alimentate dagli stessi spiritisti, i quali si
compiacciono nell’affermare che la loro dottrina è vecchia quanto il mondo. È
questo, d’altra parte, un atteggiamento stranamente illogico in persone che
professano di credere nel progresso. Gli spiritisti non si spingono fino ad
appoggiarsi a una tradizione immaginaria, come fanno i teosofisti ‑ contro i
quali abbiamo formulato altrove1 la medesima obiezione ‑, ma sembra
che vedano almeno, nell’antichità
1. Le
Théosophisme cit, p. 108.
47
Errore dello spiritismo
che attribuiscono erroneamente alla loro
credenza (e molti lo fanno certamente in buona fede), una ragione capace in una
certa misura di rafforzarla. In fondo, tutte queste persone non sono molto
sensibili alle contraddizioni, e se alle volte non se n’accorgono neppure è
perché l’intelligenza ha una parte minima nelle loro convinzioni; è per questo
che le loro teorie, di origine e di essenza soprattutto sentimentali, non
meritano a rigore il nome di dottrine, e il fatto che essi vi siano attaccati è
quasi unicamente dovuto al loro trovarle «consolanti» e adatte a soddisfare le
aspirazioni di una vaga religiosità.
La credenza stessa nel progresso, che ha una
parte così importante nello spiritismo, già dimostra che quest’ultimo è cosa
essenzialmente moderna, in quanto è essa stessa recentissima e non risale di là
dalla seconda metà del secolo XVIII, epoca le cui concezioni, come abbiamo
visto, hanno lasciato tracce nella terminologia spiritistica, così come hanno
ispirato tutte le teorie socialiste e umanitaristiche che in modo più immediato
hanno fornito gli elementi dottrinali allo spiritismo, fra i quali occorre notare
in modo particolare l’idea di reincarnazione. Anche questa idea, in effetti, è
estremamente recente, nonostante le affermazioni in contrario più volte
ripetute, le quali si basano soltanto su assimilazioni totalmente errate; per
quanto ci è noto, è proprio verso la fine del secolo XVIII che Lessing la
formulò per la prima volta, e questa constatazione riporta la nostra attenzione
verso la Massoneria tedesca, alla quale l’autore apparteneva, senza contare che
egli fu verosimilmente in rapporto con altre società segrete simili a quelle di
cui abbiamo parlato in precedenza; sarebbe strano che quel che provocò tante
proteste da parte degli «spiritualisti» americani abbia avuto origini affini a
quelle del loro proprio movimento. È il caso di domandarsi se non è attraverso
questa via che la concezione espressa da Lessing poté trasmettersi un po’ più
tardi ad alcuni socialisti francesi; ma a questo riguardo non possiamo
assicurare nulla, poiché non è dimostrato che Fourier e Pierre Leroux ne
abbiano realmente avuto conoscenza, e può essere, dopo tutto, che la stessa
idea sia nata in loro in modo
48
Carattere moderno dello spiritismo
indipendente, per risolvere una questione che
li preoccupava fortemente, ed era semplicemente quella dell’ineguaglianza delle
condizioni sociali. Comunque sia, sono essi i veri promotori della teoria
reincarnazionistica, resa popolare dallo spiritismo, il quale da essi la
trasse, e nel quale altri, a loro volta, vennero in seguito a cercarla.
Rimanderemo alla seconda parte del nostro studio l’esame approfondito di questa
concezione, la quale, per quanto grossolana, ha acquisito oggi una vera
importanza a causa della sorprendente fortuna che lo spiritismo francese le
procurò. Essa è stata adottata dalla maggior parte delle scuole
«neospiritualistiche» fondate successivamente, alcune delle quali, in
particolare il teosofismo, riuscirono a farla penetrare negli ambienti ‑ fino
allora refrattari ‑ dello spiritismo anglosassone. Si vedono addirittura
persone che la accettano senza essere collegate, né direttamente né
indirettamente, ad alcuna di queste scuole, e non si accorgono minimamente di
subire in tal modo l’influsso di tali correnti mentali di cui ignorano quasi
tutto, se non l’esistenza stessa. Per ora ci limiteremo a dire, riservandoci di
spiegarlo in seguito, che la reincarnazione non ha assolutamente nulla in
comune con antiche concezioni come quelle della «metempsicosi» e della
«trasmigrazione», con le quali i «neospiritualisti» vogliono abusivamente
identificarla. Si potrà almeno indovinare, dopo quel che abbiamo detto cercando
di definire lo spiritismo, che la spiegazione delle principali differenze ignorate
dai «neospiritualisti» si trova in quel che si riferisce alla costituzione
dell’essere umano, per quanto riguarda sia la presente questione sia la
comunicazione con i morti, sulla quale ci diffonderemo più a lungo d’ora in
poi.
Esiste un errore assai diffuso, che consiste
nel voler ricollegare lo spiritismo al culto dei morti quale si ritrova più o
meno in tutte le religioni e anche in diverse dottrine tradizionali che non
hanno alcun carattere religioso. In realtà tale culto, sotto qualsiasi forma si
presenti, non implica affatto una comunicazione effettiva con i morti; tutt’al
più si potrebbe parlare, in certi casi, di una sorta di comunicazione ideale,
mai però di
49
Errore dello spiritismo
comunicazione attraverso mezzi materiali,
affermazione ‑ questa ‑ che costituisce il postulato fondamentale dello
spiritismo. In particolare, quello che si chiama il «culto degli antenati»,
presente in Cina in conformità con i riti confuciani (i quali, non bisogna
dimenticarlo, sono puramente sociali e per nulla religiosi), non ha
assolutamente niente a che vedere con qualsiasi pratica evocatoria; questo
esempio è tuttavia uno di quelli a cui ricorrono più frequentemente i
sostenitori dell’antichità e dell’universalità dello spiritismo, i quali
precisano addirittura che le evocazioni sono spesso fatte, da parte dei cinesi,
con procedimenti del tutto simili al loro. Ecco a che cosa è dovuta la
confusione: ci sono effettivamente, in Cina, persone che usano strumenti
abbastanza analoghi alle «tavole giranti»; si tratta però di pratiche
divinatorie che appartengono al campo della magia e sono del tutto estranee al
riti confuciani. D’altro canto, coloro che della magia fanno una professione
sono profondamente disprezzati tanto in Cina quanto in India, e l’attuazione di
questi procedimenti è considerata riprovevole, se si eccettuano alcuni casi
determinati di cui non dobbiamo occuparci ora e che hanno solamente una
somiglianza del tutto esteriore con i casi ordinari; la cosa essenziale,
infatti, non è il fenomeno provocato, ma lo scopo per il quale si provoca, il
modo in cui è prodotto. Pertanto, la prima distinzione che occorre fare è
quella tra magia e «culto degli antenati», ed è più che una distinzione, perché
si tratta ‑ di fatto come di diritto ‑ di una separazione assoluta; ma c’è
dell’altro: la magia non si identifica affatto con lo spiritismo, anzi ne
differisce per l’aspetto teorico in modo totale, e in larghissima misura per
l’aspetto pratico. Innanzi tutto dobbiamo far notare che il mago è esattamente
il contrario di un medium; ha infatti nella produzione dei fenomeni una parte
essenzialmente attiva, mentre il medium è per definizione uno strumento
puramente passivo. Sotto questo aspetto il mago assomiglierebbe di più al
magnetizzatore, e il medium al «soggetto» di quest’ultimo; ma occorre
aggiungere che il mago non opera necessariamente per mezzo di un «soggetto» ‑
cosa del resto molto rara ‑ e che il campo
50
Carattere moderno dello spiritismo
in cui esercita la sua azione è ben
diversamente esteso e complesso di quello in cui opera il magnetizzatore. In
secondo luogo, la magia non implica affatto che le forze messe in azione siano
«spiriti», o qualcosa di analogo, e, anche quando presenta fenomeni
paragonabili a quelli dello spiritismo, ne dà una spiegazione completamente
diversa; si può benissimo, per esempio, operare un qualsiasi procedimento di
divinazione senza ammettere che le «anime dei morti» abbiano assolutamente
nulla a che vedere con le risposte ottenute. Ciò che abbiamo detto ha d’altra
parte una portata del tutto generale: i procedimenti che gli spiritisti si
compiacciono di trovare in Cina esistevano anche nell’antichità greco-romana;
Tertulliano, ad esempio, parla di una divinazione fatta «per mezzo di capre e
di tavole», e altri autori, come Teocrito e Luciano, parlano di vasi e di
setacci che si facevano ruotare; in tutto questo, pero, si tratta
esclusivamente di divinazione. Del resto, quand’anche le «anime dei morti»
possano in certi casi essere immischiate con pratiche di questo genere (come il
testo di Tertulliano sembra indicare) o, in altri termini, se l’evocazione si
unisce, più o meno eccezionalmente, alla semplice divinazione, ciò avviene
perché le «anime» di cui si tratta sono qualcosa di diverso da quel che gli
spiritisti chiamano «spiriti»; esse sono solamente quel «qualcosa» a cui
abbiamo alluso precedentemente per spiegare certi fenomeni, ma di cui non
abbiamo ancora precisato la natura. Torneremo tra poco con maggiore indugio su
questo punto, e termineremo così di dimostrare che lo spiritismo non ha alcun
diritto di appoggiarsi alla magia, sia pure considerata in questo suo ramo
speciale che concerne le evocazioni, ammesso che ciò possa considerarsi un
appoggio; ma prima bisogna passare dalla Cina ‑ partendo dalla quale siamo
stati condotti a queste considerazioni ‑ all’India, a proposito della quale
furono commessi altri errori dello stesso ordine che desideriamo ugualmente
mettere in particolare rilievo.
Abbiamo trovato, a questo riguardo, cose
stupefacenti in un libro che ha peraltro una parvenza seria; per questo motivo
crediamo di doverne fare qui particolare menzione: tale libro ‑
51
Errore dello spiritismo
assai noto ‑ è quello del dr. Paul Gibier1,
che non era affatto uno spiritista; esso vuole avere un tono scientificamente
imparziale, e tutta la parte sperimentale sembra impostata molto
coscienziosamente. Tuttavia ci si può domandare come mai quasi tutti coloro che
si sono occupati di questi argomenti, pur sostenendo di mantenere un punto di
vista rigorosamente scientifico e astenendosi dal concludere in favore
dell’ipotesi spiritistica, abbiano creduto necessario fare mostra di opinioni
anticattoliche che non sembrano avere un rapporto diretto con quanto stanno
trattando; questo atteggiamento ha qualcosa di veramente strano, e il libro del
dr. Gibier contiene, nel genere, passi capaci di suscitare l’invidia dello
stesso Flammarion, il quale si compiace di introdurre declamazioni di tale
specie perfino nelle opere di volgarizzazione astronomica. Ma non è su ciò che
vogliamo soffermarci per il momento; è più importante insistere sul fatto che
lo stesso libro riporta, per quel che riguarda l’India, vere enormità, poiché
molte persone possono non accorgersene. Queste enormità d’altra parte si
spiegano facilmente: l’autore ha avuto il gravissimo torto di prestare fede, da
un lato al racconti di fantasia di Louis Jacolliot2, e dall’altro al
documenti non meno fantasiosi che gli erano stati comunicati da una certa
«Società atmica» esistente a quell’epoca (1886) a Parigi, rappresentata del
resto dal suo solo fondatore, l’ingegner Tremeschini. Non ci soffermeremo sugli
errori di dettaglio, come la confusione del titolo di un trattato astronomico
con il nome di un uomo3; essi sono interessanti solo perché
dimostrano la scarsa serietà delle informazioni utilizzate. Abbiamo parlato di
enormità; non crediamo che la parola sia troppo forte per qualificare frasi
come queste: «La dottrina spiritistica moderna... si trova quasi totalmente
d’accordo con la religione esoterica attuale dei bramini. Quest’ultima si
insegnava agli iniziati
1. R Gibier, Le
Spiritisme ou Fakirisme occidental.
2. Le Spiritisme
dans le Monde; La Bible dans l’Inde; Les Fils de Dieu; Christna et le Cbrist;
Histoire des Vierges; La Genèse de l’Humanité ecc.
1 Sûria-Siddhânta (trascritto
Souryo-Shiddhanto); si precisa anche che questo astronorno immaginario sarebbe
vissuto cinquantottomila anni fa!
52
Carattere moderno dello spiritismo
dei gradi inferiori nei templi dell’Himâlaya,
forse più di centomila anni or sono! Il raffronto è perlomeno singolare,
e possiamo dire senza cadere nel paradosso che lo spiritismo non è altro che il
brâhmanesimo esoterico all’aria aperta»1. Innanzi tutto, non esiste,
a parlare propriamente, un «brâhmanesimo esoterico» e, poiché abbiamo già
chiarito altrove questo punto2, non vi ritorneremo ora; ma, anche
ammesso che ne esista uno, esso non potrebbe avere il benché minimo rapporto
con lo spiritismo, perché ciò sarebbe contraddittorio con i principi stessi del
brâhmanesimo in generale, e inoltre perché lo spiritismo è una delle dottrine
più grossolanamente essoteriche che siano mai esistite. Se si vuole fare
allusione alla teoria della reincarnazione, ripeteremo che essa non è mai stata
insegnata in India, neanche dal buddhisti, ed è di esclusiva appartenenza degli
occidentali moderni; coloro che sostengono il contrario non sanno di che cosa
parlano3; ma l’errore del nostro autore è ancora più grave e
completo, ed ecco quel che leggiamo più avanti: «Presso i bramini, la pratica
dell’evocazione dei morti è la base fondamentale della liturgia dei templi e il
fondamento della dottrina religiosa»4. Questa asserzione è
esattamente il contrario della verità: possiamo affermare nel modo più
categorico che tutti i brâhmani senza eccezione non soltanto non fanno
dell’evocazione un elemento fondamentale della loro dottrina e dei loro riti,
ma la proscrivono in modo assoluto e sotto qualunque forma. Sembra che siano «i
racconti dei viaggiatori europei» e probabilmente soprattutto quelli di
Jacolliot, ad aver insegnato al dr. Gibier che «le evocazioni delle anime degli
antenati possono essere fatte soltanto dai bramini dei diversi gradi»5;
in realtà le pratiche di questo genere, quando non possono essere completamente
soppresse, sono perlomeno lasciate a uomini
1. Gibier, op. cit., p. 76.
2. Introduzione generale allo Studio delle
Dottrine indù, pp. 117-8.
3. Il dr. Gibier giunge fino a tradurre avatar
con «reincarnazione» (p. 117) e crede che questo termine si applichi all’anima
umana.
4. Gibier, op. cit., p. 117.
5. Ivi, p. 118.
53
Errore dello spiritismo
delle classi inferiori, spesso perfino ai chândala,
cioè ai senza casta (che gli europei chiamano paria), e anche in questo
caso ci si sforza di distoglierli per quanto possibile da esse. Jacolliot è
chiaramente in malafede in molti casi, come quando deforma Isha Krishna
in Jezeus Christna a favore di una tesi anticristiana; d’altro canto,
però, egli e quelli come lui possono benissimo essere stati talvolta
imbrogliati: se capitò loro, durante la permanenza in India, di assistere a
fenomeni reali, certamente si evitò con cura di fargliene conoscere la vera
spiegazione. Alludiamo soprattutto ai fenomeni dei fachiri; ma prima di
affrontare tale argomento, diremo ancora questo: in India, quando succede che
si manifesti spontaneamente quella che gli spiritisti chiamano medianità
(diciamo «spontaneamente», perché nessuno cercherebbe mai di acquisire o di
sviluppare una facoltà del genere), si ritiene che si tratti di una vera e
propria calamità per il medium e per l’ambiente circostante; il popolo non
esita ad attribuire al demonio fenomeni di quest’ordine, e le stesse persone
che ritengono in una certa misura che intervengano i morti considerano
solamente l’intervento del prêta, cioè degli elementi inferiori che rimangono
legati al cadavere, elementi rigorosamente identici ai «mani» degli antichi
latini e che non costituiscono affatto lo spirito. In ogni luogo, del resto, i
medium naturali furono sempre considerati dei «posseduti» o degli «ossessi»,
secondo i casi, e ci si occupò di essi solamente per cercare di liberarli e di
guarirli; solo gli spiritisti hanno fatto di questa infermità un privilegio, e
cercano di mantenerla e coltivarla, o addirittura di provocarla
artificialmente, e fanno segno di una incredibile venerazione gli infelici che
ne sono afflitti, anziché considerarli oggetto di pietà o di repulsione. È
sufficiente non avere pregiudizi per vedere chiaramente il pericolo di questo
strano rovesciamento di cose: il medium, qualunque sia la natura degli influssi
che si esercitano su di lui e per mezzo suo, dev’essere considerato un vero e
proprio malato, un essere anormale e squilibrato; poiché lo spiritismo, lungi
dal porre rimedio a tale squilibrio, tende con ogni mezzo a estenderlo, deve
essere denunciato come nocivo per la salute pubblica; e d’altronde, non è
questo l’unico suo pericolo.
54
Carattere moderno dello spiritismo
Ma torniamo all’India, a proposito della quale
ci rimane da trattare un’ultima questione per dissipare l’equivoco espresso dal
titolo stesso che il dr. Gibier diede al suo libro: qualificare lo spiritismo
come «fachirismo occidentale» equivale semplicemente a dimostrare che non si
conosce nulla, non dello spiritismo ‑ sul quale è perfino troppo facile avere
informazioni ‑, ma del fachirismo. Il termine fakir, che è arabo e
significa propriamente «povero» o «mendicante», è applicato in India a una
categoria di individui pochissimo stimati in generale, tranne che dagli
europei, e tenuti unicamente in conto di giocolieri che divertono gli
spettatori con i loro esercizi. Dicendo questo, non vogliamo assolutamente
negare la realtà dei loro poteri speciali; questi poteri però, la cui
acquisizione presuppone un allenamento lungo e faticoso, sono di ordine
inferiore e ritenuti pertanto poco desiderabili. Il ricercarli equivale a
dimostrare che si è incapaci di raggiungere risultati di un altro ordine, per i
quali tali poteri non possono che essere di ostacolo; troviamo qui un ulteriore
esempio del discredito che accompagna, in Oriente. tutto ciò che appartiene al
campo della magia. In realtà, i fenomeni dei fachiri sono talvolta simulati; ma
la stessa simulazione richiede un potere di suggestione collettivo su tutti gli
spettatori che non è meno stupefacente, a prima vista, della produzione dei
fenomeni reali. Ciò non ha nulla in comune con la prestidigitazione (esclusa
dalle condizioni stesse alle quali si sottomettono tutti i fachiri), ed è una
cosa molto diversa dall’ipnotismo degli occidentali. Quanto ai fenomeni reali,
di cui gli altri sono un’imitazione, essi sono, come abbiamo detto, di
competenza della magia. Il fachiro, sempre attivo e cosciente nella loro produzione,
è un mago, mentre nell’altro caso può essere assimilato a un magnetizzatore:
non assomiglia quindi in nulla al medium, e anzi se un individuo è in possesso
della minima dose di medianità, ciò basta a renderlo incapace di ottenere
qualsiasi fenomeno del fachirismo nel modo che caratterizza essenzialmente
quest’ultimo, poiché i procedimenti impiegati sono diametralmente opposti, il
che vale anche per gli effetti che presentino
55
Errore dello spiritismo
qualche somiglianza esteriore; del resto, tale
somiglianza esiste esclusivamente per i più elementari fra i fenomeni prodotti
dai fachiri. D’altra parte, nessun fachiro ha mai sostenuto che gli «spiriti»,
o le «anime dei morti», abbiano una parte anche minima nella produzione dei
fenomeni; o perlomeno, se alcuni hanno detto qualcosa di questo genere a
europei come Jacolliot, essi non vi credevano affatto; come la maggior parte
degli orientali, non facevano in tal modo che rispondere nella direzione dell’opinione
preconcetta che scoprivano nel loro interlocutori, ai quali non volevano far
conoscere la vera natura delle forze che maneggiavano. D’altra parte, anche in
mancanza di altri motivi per agire così, essi dovevano ritenere che qualsiasi
vera spiegazione sarebbe stata perfettamente inutile, data la mentalità delle
persone con cui avevano a che fare. Per quanto poco istruiti possano essere
certi fachiri, sono tuttavia in possesso di nozioni che sembrerebbero
«trascendenti» alla generalità degli occidentali attuali, e anche riguardo alle
cose che sono incapaci di spiegare, non hanno perlomeno le idee false che
costituiscono l’essenza dello spiritismo, non avendo essi alcun motivo di fare
supposizioni che sarebbero in completo disaccordo con tutte le concezioni
tradizionali indù. La magia dei fachiri non è affatto magia evocatoria, che
nessuno oserebbe praticare pubblicamente, e i morti non vi intervengono quindi
per nulla; d’altra parte la stessa magia evocatoria, quando si capisca bene
cos’è, può contribuire più a rovesciare l’ipotesi spiritistica che a
confermarla. Abbiamo ritenuto opportuno dare tutti questi chiarimenti, a
rischio di sembrare un po’ prolissi, perché sulla questione del fachirismo e su
quelle che gli sono connesse vi è in Europa una generale ignoranza: gli
occultisti non sanno, su di essa, molto di più che gli spiritisti e gli
«psichisti»1; da un altro lato, alcuni scrittori cattolici che hanno
voluto trattare l’argomento si sono limitati a riprodurre gli errori che hanno
trovato in altri2;
1. Per l’interpretazione occultistica, cfr. Le
Fakirisme hindou, di Sédir.
2. Cfr. Le Fakirisme, di Charles Godard, che
cita Jacolliot come un’autorità, crede all’esistenza dell’«adepto» Koot-Hoomi e
giunge a confondere il fachirismo
56
Carattere moderno dello spiritismo
quanto agli studiosi «ufficiali» essi si
accontentano naturalmente di negare ciò che non possono spiegare, a meno che,
con prudenza ancor maggiore, non preferiscano tacere del tutto.
Se le cose stanno come abbiamo detto nelle
antiche civiltà che si sono mantenute fino ai nostri giorni ‑ tali quelle della
Cina e dell’India ‑, ci sono già fondati motivi per pensare che fossero così
anche nelle civiltà scomparse le quali, secondo quanto se ne conosce, erano
basate su principi tradizionali analoghi. Gli antichi egizi, per esempio,
consideravano la costituzione dell’essere umano in un modo che non si discosta
di molto dalle concezioni indù e cinesi; sembra che così fosse anche per i
caldei; si dovettero pertanto trarre da premesse simili conseguenze simili, sia
per quel che riguarda gli stati postumi sia per spiegare in particolare le
evocazioni. Non vogliamo addentrarci qui nei dettagli, ma solamente dare
indicazioni generali; e non è il caso che ci fermiamo davanti a certe
divergenze apparenti, le quali non sono però contraddizioni, ma corrispondono
solamente a una diversità nel punti di vista; se la forma cambia da una
tradizione all’altra, il fondo rimane identico, per la semplice ragione che la
verità è una. Ciò è talmente vero che popoli come i greci e i romani, i quali
avevano già in gran parte perduto la ragion d’essere dei loro riti e dei loro
simboli, conservavano tuttavia ancora certi dati che concordano perfettamente
con tutto quel che si trova più completamente altrove, ma che i moderni non
capiscono più. L’esoterismo dei loro «misteri» comportava probabilmente molti
insegnamenti che negli orientali sono esposti più apertamente, senza però
essere mai volgarizzati, in quanto la loro stessa natura vi si oppone; d’altra
parte, abbiamo molte ragioni per pensare che i
con lo yoga e con differenti cose di carattere
completamente diverso. Questo autore è d’altra parte un occultista di vecchia
data, benché abbia negato di esserlo, ma in termini che ci autorizzano a
sospettare fortemente della sua sincerità (L’occultisme contemporain, p.
70); ora che è morto, non si procura indubbiamente fastidio a nessuno facendo
sapere che collaborò per molto tempo all’«Initiation» sotto lo pseudonimo di Saturninus;
nell’«Echo du Merveilleux» egli si firmava Timothée.
57
Errore detto spiritismo
«misteri» stessi avessero un’origine del tutto
orientale. Possiamo quindi dire, parlando della magia e delle evocazioni, che
tutti gli antichi le intendevano nello stesso modo; dappertutto ritroviamo le
stesse idee, benché espresse in modo diverso: gli antichi infatti, come pure
gli orientali d’oggi, sapevano molto bene quale atteggiamento assumere nei
confronti di cose di questo genere. In tutto quel che ci è pervenuto non si
trova traccia di qualcosa che assomigli allo spiritismo; quanto al resto, cioè
a quel che è completamente perduto, è troppo evidente che gli spiritisti non
possono invocarlo in loro appoggio; e se qualcosa se ne dovesse dire, ragioni
di coerenza e di analogia inducono a pensare che essi non vi troverebbero
maggior materia per giustificare le loro asserzioni.
Vogliamo ora precisare ulteriormente la
distinzione tra magia e spiritismo in modo da completare quel che già ne
abbiamo detto. Innanzi tutto, per evitare certi malintesi, diremo che la magia
è propriamente una scienza sperimentale, la quale non ha nulla a che vedere con
qualsiasi concezione religiosa o pseudoreligiosa; non così si presenta lo
spiritismo, nel quale, anche quando si definisca «scientifico», tali concezioni
sono predominanti. Se la magia è sempre stata considerata più o meno una
«scienza occulta», riservata a una minoranza, è per i gravi pericoli che
presenta; sotto questo aspetto, tuttavia, c’è differenza tra chi, circondandosi
di tutte le precauzioni necessarie, provoca coscientemente fenomeni di cui ha
studiato le leggi, e chi invece, tutto ignorando di tali leggi, si mette in
balla di forze sconosciute aspettando passivamente quel che si verificherà; da
questo si può vedere il vantaggio che ha il mago rispetto allo spiritista ‑
medium o semplice spettatore ‑ anche ammettendo che tutte le altre condizioni
siano paragonabili, Parlando delle precauzioni necessarie pensiamo alle regole
precise e rigorose a cui sono assoggettate le operazioni magiche, regole che
hanno tutte la loro ragion d’essere; gli spiritisti trascurano, o meglio non
hanno la minima idea delle più elementari di queste regole, e si comportano
come bambini che, incoscienti del pericolo, giochino con le macchine più
temibili, scatenando così, senza che nulla possa proteggerli, forze capaci di
58
Carattere moderno dello spiritismo
folgorarli. Non è necessario dire che tutto
ciò serve non a raccomandare la magia, ma, al contrario, unicamente a mostrare
che, se essa è molto pericolosa, lo spiritismo lo è ben di più; e lo è anche in
un altro modo, nel senso che è accessibile al pubblico, mentre la magia fu
sempre riservata a pochi, innanzi tutto perché era tenuta volontariamente
nascosta, essendo considerata temibile, e poi a causa delle conoscenze che
presuppone e della complessità delle sue pratiche. D’altra parte è necessario
notare che coloro i quali hanno una conoscenza completa e profonda di tali cose
si astengono sempre rigorosamente dalle pratiche magiche, a parte alcuni casi
del tutto eccezionali, nei quali del resto agiscono in modo del tutto diverso
dal mago ordinario; quest’ultimo è perciò nella maggior parte dei casi un
«empirico», perlomeno in una certa misura, e non perché sia privo di ogni
conoscenza, ma nel senso che non sempre conosce le vere ragioni di tutto ciò
che fa. In ogni caso, se i maghi di questo tipo si espongono a certi pericoli,
visto che essi furono sempre poco numerosi (tanto più che pratiche di questo
genere ‑ a parte quelle che sono relativamente inoffensive ‑ sono severamente
proibite, e con ragione, dalla legislazione di tutti i popoli che sanno di che
cosa si tratta), il pericolo è molto limitato, mentre nel caso dello spiritismo
esso esiste per tutti senza eccezioni. Quel che abbiamo detto può bastare per
quanto riguarda la magia in generale; considereremo ora solamente più la magia
evocatoria, che ne è un ramo molto limitato, ed è la sola con cui lo spiritismo
possa pretendere di avere rapporti; in realtà, molti fenomeni che si
manifestano nelle sedute spiritistiche non rientrano per nulla in questo campo
particolare, e si ha allora evocazione solo nell’intenzione dei partecipanti,
non nei risultati effettivamente ottenuti; ma sulla natura delle forze che
intervengono in questo caso rimandiamo le nostre spiegazioni a un prossimo
capitolo. Per tutto ciò che rientra in questa categoria, anche se si tratta di
fatti che sono simili, è fin troppo evidente che l’interpretazione magica e
quella spiritistica sono totalmente differenti; per quanto riguarda le
evocazioni, vedremo che tale differenza non è meno accentuata, nonostante certe
apparenze ingannevoli.
59
Errore dello spiritismo
Fra tutte le pratiche magiche, le pratiche
evocatorie sono quelle che, presso gli antichi, furono l’oggetto delle
interdizioni più categoriche; era tuttavia noto, allora, che quelli che si
potevano evocare realmente non erano «spiriti» nel senso moderno, e che i
risultati a cui si poteva aspirare erano in definitiva di un’importanza molto
inferiore. Come sarebbe dunque stato giudicato lo spiritismo, nella
supposizione, del resto falsa, che le sue affermazioni corrispondano a qualche
possibilità? Era ben noto ‑ intendiamo dire ‑ che quel che può essere evocato
non rappresenta l’essere reale e personale, ormai non più raggiungibile, poiché
passato a un altro stato di esistenza (ne riparleremo nella seconda parte di
questo studio), ma soltanto il complesso degli elementi inferiori che l’essere
ha in qualche modo lasciato dietro di sé ‑ nel piano dell’esistenza terrestre ‑
in seguito a quella dissoluzione del composto umano che noi chiamiamo morte. Si
tratta, come abbiamo già detto, di quelli che gli antichi latini chiamavano i
«mani» e a cui gli ebrei davano il nome di Ob, nome sempre usato nel
testi biblici quando si tratta di evocazioni, e da alcuni scambiato a torto per
la denominazione di una entità demoniaca. In realtà, la concezione ebraica
della costituzione dell’uomo concorda perfettamente con tutte le altre; e servendoci,
per spiegarci meglio su questo punto, di corrispondenze prese dalla
terminologia aristotelica, diremo che non solamente l’ob non è lo
spirito o l’«anima razionale» (neshamah), ma neanche l’«anima sensitiva»
(ruahh), e neppure l’«anima vegetativa» (nephesh). Indubbiamente,
la tradizione giudaica sembra indicare come una delle ragioni della proibizione
di evocare l’ob1, che sussista un certo rapporto tra esso e i
principi superiori; questo punto meriterebbe di essere esaminato più
profondamente tenendo conto del modo molto particolare in cui la stessa
tradizione considera gli stati postumi dell’uomo. In ogni caso, non è allo
spirito che l’ob rimane legato direttamente e immediatamente, bensì al
corpo, ed è per questo che il linguaggio rabbinico lo chiama habal de garmin,
ovvero
1. Deut. 18, 11.
60
Carattere moderno dello spiritismo
«respiro delle ossa»1; è proprio
quel che consente di spiegare i fenomeni che abbiamo segnalato in precedenza.
Pertanto, ciò di cui si tratta non assomiglia per nulla al «perispirito» degli
spiritisti, né al «corpo astrale» degli occultisti, che si suppone rivestano lo
spirito stesso del morto; d’altronde esiste un’altra differenza fondamentale,
non trattandosi assolutamente di un corpo: esso consiste, se vogliamo, in una
forma sottile, che può solamente assumere un’apparenza corporea illusoria
manifestandosi in certe condizioni, da cui il nome di «doppio» che gli diedero
a suo tempo gli egizi. Del resto si tratta effettivamente solo di un’apparenza
sotto tutti i punti di vista: separato dallo spirito tale elemento non può
essere cosciente nel vero senso della parola, ma possiede nondimeno una
parvenza di coscienza, immagine virtuale, per così dire, di quella che era la
coscienza del vivente; e il mago, quando rivivifica quest’apparenza
imprestandole ciò che le manca, dà temporaneamente alla sua coscienza riflessa
una consistenza sufficiente per ottenere risposte quando la si interroghi, come
avviene in particolare quando l’evocazione è fatta per uno scopo divinatorio,
ciò che costituisce propriamente la «necromanzia». Ci scusiamo se le
spiegazioni date, che saranno d’altronde completate da quel che diremo a
proposito di forze di un altro ordine, non sembreranno perfettamente chiare; è
molto difficile esprimere questi concetti nel linguaggio ordinario, e si è
costretti ad accontentarsi di espressioni che rappresentano spesso soltanto
approssimazioni o «modi di dire»; la colpa è in buona parte della filosofia
moderna, la quale, ignorando totalmente tali questioni, non ci può fornire una
terminologia adeguata per trattarle. Ora, potrebbe ancora verificarsi, a proposito
della teoria che abbiamo delineato, un equivoco che è opportuno prevenire: può
sembrare, limitandosi a un esame superficiale delle cose, che l’elemento
postumo in questione sia assimilabile a quelli che i teosofisti chiamano
1. E non «corpo di risurrezione», corne ha
tradotto l’occultista tedesco Carl von Leiningen (comunicazione alla Società
Psicologica di Monaco, del 5 marzo 1887).
61
Errore dello spiritismo
«gusci» e che essi fanno effettivamente
intervenire nella maggior parte dei fenomeni dello spiritismo; non è però
affatto così, benché quest’ultima teoria sia derivata molto probabilmente
dall’altra, ma attraverso una deformazione che dimostra l’incomprensione dei
suoi autori. In realtà per i teosofisti un «guscio» è un «cadavere astrale»,
vale a dire il residuo di un corpo in via di decomposizione; e sia la
supposizione che tale corpo sia stato abbandonato dallo spirito solo dopo un
certo periodo più o meno lungo dopo la morte, anziché essere essenzialmente
legato al «corpo fisico», sia la stessa concezione dei «corpi invisibili», ci
sembrano grossolanamente false, e la seconda è proprio una di quelle che ci
inducono a definire il «neospiritualismo» un «materialismo trasposto».
Indubbiamente la teoria della «luce astrale» di Paracelso, che ha d’altra parte
una portata molto più generale di quella di cui ci occupiamo ora, contiene
almeno una parte di verità; gli occultisti però non l’hanno assolutamente capita,
visto che essa ha ben pochi legami con il loro «corpo astrale» o con il «piano»
a cui danno lo stesso nome, concezioni queste del tutto moderne, nonostante le
loro pretese, e che non si accordano con alcuna tradizione autentica.
Aggiungeremo a quel che abbiamo detto alcune
riflessioni che, pur non riferendosi direttamente al nostro argomento, non ci
sembrano per ciò meno necessarie, poiché bisogna tener conto della mentalità
speciale degli occidentali attuali. Questi ultimi, in effetti, quali che siano
le loro convinzioni religiose o filosofiche, sono nella pratica dei
«positivisti», almeno nella grande maggioranza; sembra anche che essi non
possano abbandonare questo atteggiamento senza cadere nelle stravaganze del
«neospiritualismo», forse perché non conoscono nient’altro. La situazione è a
un punto tale che molte persone sinceramente religiose, ma influenzate
dall’ambiente, pur non potendo in linea di principio fare altro che ammettere
certe possibilità, si rifiutano poi energicamente di accettarne le conseguenze
e giungono a negare di fatto, se non di diritto, tutto ciò che non rientra
nell’idea che hanno di quella che si è convenuto chiamare «vita ordinaria»;
senza dubbio a costoro le considerazioni
62
Carattere moderno dello spiritismo
che esponiamo non sembreranno meno strane né
meno urtanti di quanto sembrino agli «scientisti» più limitati. Il che ci
importerebbe assai poco, a dire il vero, se le persone di questa specie non
ritenessero talvolta di essere più competenti di chiunque altro in fatto di
religione, e addirittura qualificate a esprimere, in nome della stessa
religione, un giudizio su argomenti che sono di là dalla loro comprensione; ed
è per questo che riteniamo opportuno rivolgere loro un avvertimento, pur senza
farci troppe illusioni sugli effetti che esso produrrà. Vogliamo ricordare che
qui noi non intendiamo affatto situarci dal punto di vista della religione e
che le cose di cui parliamo appartengono a un campo completamente distinto da
quello religioso; d’altra parte, se esprimiamo certe concezioni è solamente
perché sappiamo che sono vere, indipendentemente da qualsiasi preoccupazione
estranea alla pura intellettualità; aggiungeremo tuttavia che, malgrado ciò,
tali concezioni permettono, meglio di molte altre, di capire alcuni punti
riguardanti la religione stessa. Faremo, per esempio, la domanda seguente: come
si può giustificare il culto cattolico delle reliquie, o il pellegrinaggio alle
tombe dei santi, se non si ammette che qualcosa di immateriale rimanga, in un
modo o in un altro, legato al corpo dopo la morte? Ciò nonostante non
nasconderemo che, riunendo in tal modo le due questioni, presentiamo le cose in
modo troppo semplificato; in realtà, le forze di cui si tratta in questo caso
(usiamo volutamente il termine «forze» in un senso molto generale) non sono
assolutamente identiche a quelle di cui ci siamo occupati precedentemente,
benché vi sia tra di esse un certo rapporto; tali forze appartengono a un
ordine molto superiore, poiché interviene qualcos’altro che in qualche modo vi
si sovrappone, e la loro messa in opera non ha nulla a che vedere con la magia,
ma piuttosto con quella che i neoplatonici chiamavano la «teurgia»: è questa
un’altra distinzione che occorre non dimenticare. Per fare un altro esempio dello
stesso ordine, il culto delle immagini e l’idea che alcuni luoghi fruiscano di
privilegi speciali sono del tutto inintelligibili se non si ammette che si
tratti di autentici centri di forze (quale che sia d’altronde
63
Errore dello spiritismo
la natura di esse), e che determinati oggetti
possano avere in qualche modo funzione di «condensatori»; un semplice
riferimento alla Bibbia e a quel che vi è detto dell’arca dell’alleanza, così
come del tempio di Gerusalemme, permetterà forse di capire quel che vogliamo
dire. Incontriamo qui l’argomento delle «influenze spirituali», sul quale non
vogliamo insistere e il cui sviluppo comporterebbe d’altra parte molte
difficoltà; per affrontarlo devono essere richiamati dati propriamente
metafisici, e dell’ordine più elevato. Citeremo solamente un ultimo caso: in
alcune scuole dell’esoterismo musulmano il «Maestro» (Sheikh) che ne fu
il fondatore, benché morto da secoli, è considerato tuttora vivente e in grado
di intervenire con la sua «influenza spirituale» (barakah); ma ciò non
riguarda in alcun modo la sua personalità reale, la quale si trova non
solamente al di là di questo mondo ma anche al di là di tutti i «paradisi»,
cioè degli stati superiori, che sono ancora transitori. Si capirà a sufficienza
come siamo lontani qui non solamente dallo spiritismo ma anche dalla magia; ‑
ne abbiamo parlato soprattutto per non lasciare incompleta l’indicazione delle
distinzioni necessarie; la differenza che separa quest’ultimo ordine di cose da
tutti gli altri è anche la più profonda di tutte.
Pensiamo di aver detto abbastanza per mostrare
che, prima dei tempi moderni, non ci fu mai nulla di paragonabile allo
spiritismo; per quel che riguarda l’Occidente abbiamo soprattutto considerato
l’antichità, ma tutto ciò che si riferisce alla magia è ugualmente valido per
il medioevo. Se tuttavia si volesse a ogni costo cercare qualche cosa a cui si
possa assimilare fino a un certo punto lo spiritismo, e alla condizione di
considerarlo solo nelle sue pratiche (poiché le sue teorie non si ritrovano da
nessun’altra parte), ciò che si troverebbe sarebbe semplicemente la
stregoneria. In effetti gli stregoni sono chiaramente degli «empirici», benché
il più ignorante fra essi conosca forse sotto molti aspetti più cose che gli
spiritisti; costoro conoscono solamente e applicazioni inferiori della magia, e
le forze che mettono in azione ‑ le più basse fra tutte ‑ sono quelle stesse
con cui gli spiritisti hanno comunemente a che fare. In definitiva, i casi di
64
Carattere moderno dello spiritismo
«possessione» e di «ossessione», in stretta
relazione con le pratiche della stregoneria, sono le sole manifestazioni
autentiche della medianità che siano state constatate prima della comparsa
dello spiritismo; forse da allora le cose sono talmente mutate che le stesse
parole non sono più adeguate a esprimerle? Non è certamente così che noi la
pensiamo; ma allora, se gli spiritisti possono solamente appoggiarsi a una
parentela così sospetta e così poco invidiabile, li consiglieremmo piuttosto di
rinunciare a rivendicare per il loro movimento una qualsivoglia filiazione e
scegliere per se stessi una modernità che, secondo logica, non dovrebbe affatto
costituire motivo di imbarazzo per dei partigiani del progresso.
65
V
Spiritismo e occultismo
Anche l’occultismo è molto recente, forse più
recente dello spiritismo; sembra che la denominazione sia stata usata per la
prima volta da Alphonse-Louis Constant, meglio noto sotto lo pseudonimo di
Éliphas Lévi, e ci pare effettivamente probabile che sia stato lui ad averla
inventata. Se la parola è nuova, ciò che da essa è designato non lo è meno;
fino a quel momento erano esistite diverse «scienze occulte», più o meno
occulte, del resto, e anche più o meno importanti. La magia era una di esse, e
non il loro insieme, come alcuni moderni hanno sostenuto1; e ciò
vale anche per l’alchimia, l’astrologia e numerose altre; mai però si era
cercato di riunirle in un unico corpo dottrinale, fatto a cui si riferisce
essenzialmente il termine «occultismo». A dire il vero, questo sedicente corpo
dottrinale è costituito da elementi molto disparati: Éliphas Lévi lo riteneva
formato soprattutto dalla Cabala ebraica, dall’ermetismo e dalla magia; coloro
che vennero dopo di lui dettero all’occultismo un carattere piuttosto diverso.
Le opere di Éliphas Lévi, sebbene molto meno profonde di quanto vogliano
apparire, esercitarono un influsso estremamente vasto; esse ispirarono i capi
delle più diverse Scuole, come la Blavatsky, fondatrice della Società Teosofica
(soprattutto all’epoca in cui pubblicò Isis Dévoilée), lo scrittore
massonico americano Albert Pike, e i neorosacrociani inglesi. I teosofisti
continuarono d’altra parte a usare volentieri il termine
1. Papus, Traité
méthodique de Science occulte, p. 324.
66
Spiritismo e occultismo
«occultismo» per qualificare la loro dottrina,
la quale può essere considerata in effetti una particolare specie di
occultismo, giacché nulla impedisce che si usi tale termine per designare
genericamente scuole diverse, ciascuna delle quali in possesso di una sua
concezione particolare. Non è tuttavia in questo senso che esso è inteso più
comunemente. Éliphas Lévi morì nel 1875, l’anno stesso in cui fu fondata la
Società Teosofica; trascorsero da allora alcuni anni, durante i quali in
Francia di occultismo non si parlò quasi più; verso il 1887 Gérard Encausse,
sotto lo pseudonimo di Papus, riprese la denominazione, tentando di raggruppare
attorno a sé tutti coloro che avevano tendenze del genere, e soprattutto dal
momento in cui si separò dalla Società Teosofica, cioè dal 1890, egli in
qualche modo pretese di monopolizzare il termine «occultismo» a vantaggio della
propria scuola. È questa l’origine dell’occultismo francese; si è detto
talvolta che l’occultismo, in fondo, fu soltanto «papusismo», e ciò è vero sotto
più di un aspetto, in quanto una buona parte delle sue teorie sono
effettivamente soltanto un’opera di fantasia individuale; alcune di queste
teorie si spiegano addirittura semplicemente con il desiderio di opporre alla
falsa «tradizione orientale» dei teosofisti una «tradizione occidentale», non
meno immaginaria. Non è nostro compito tracciare qui la storia dell’occultismo
né esporre l’insieme delle sue dottrine; tuttavia, prima di parlare dei suoi
rapporti con lo spiritismo e di ciò che lo differenzia da quest’ultimo, queste
sommarie spiegazioni erano indispensabili, affinché nessuno si stupisse vedendo
che lo classifichiamo fra le concezioni «neospiritualistiche».
Come i teosofisti, anche gli occultisti, in
generale, nutrono disprezzo per gli spiritisti, e questo è fino a un certo
punto comprensibile, poiché il teosofismo e l’occultismo hanno almeno
un’apparenza superficiale di intellettualità che lo spiritismo invece non ha, e
possono pertanto rivolgersi a intelligenze di livello leggermente superiore.
Vediamo ad esempio Papus parlare dello spiritismo come di una «filosofia da
scuola elementare»1,
1. Ivi, pp. 324 e 909.
67
Errore dello spiritismo
alludendo al fatto che Allan Kardec era un ex
insegnante, ed ecco come egli giudica gli ambienti spiritistici: «Essendo
riuscita a reclutare negli ambienti scientifici soltanto pochi credenti, la
loro dottrina si è riversata sul gran numero di aderenti fornito dalle classi
medie e soprattutto dal popolo. I “gruppi di studio” ‑ uno più “scientifico”
dell’altro ‑ sono formati da persone sempre molto oneste, sempre di grande
buona fede, ex ufficiali, piccoli commercianti o impiegati, la cui preparazione
scientifica e soprattutto filosofica lascia molto a desiderare. In questi
gruppi gli insegnanti sono “luminari”»1. Una simile mediocrità è in
effetti molto sorprendente; ma Papus, che critica così severamente la mancanza
di selezione fra gli aderenti allo spiritismo, fu egli stesso. per quanto
riguardava la sua scuola, sempre ineccepibile sotto questo aspetto? Risponderemo
in modo sufficientemente esplicativo facendo notare che la sua funzione fu
soprattutto di «volgarizzazione»; tale atteggiamento, molto diverso da quello
di Éliphas Lévi, è del tutto incompatibile con qualsiasi pretesa
all’esoterismo, essendo questa una contraddizione che non ci preoccuperemo di
spiegare. In ogni modo, è certo che l’occultismo, non diversamente dal
teosofismo, non ha nulla in comune con un esoterismo vero, serio e profondo;
bisogna essere del tutto privi di informazioni su questi argomenti per
lasciarsi sedurre dal vano miraggio di una supposta «scienza iniziatica», la
quale altro non è, in realtà, che erudizione del tutto superficiale, di seconda
o di terza mano. La contraddizione che abbiamo rilevato non esiste nello
spiritismo, il quale rifiuta risolutamente qualsiasi esoterismo, e il cui
carattere eminentemente «democratico» si accorda perfettamente con un intenso
bisogno di propaganda; tale atteggiamento è più logico di quello degli
occultisti, anche se le critiche di questi ultimi non sono meno giuste in se
stesse, come mostreremo citandole al momento opportuno.
1. Ivi, p. 331.
68
Spiritismo e occultismo
Non ritorneremo ‑ poiché ne abbiamo già
riprodotto altrove alcuni estratti1 ‑ sulle critiche, talora assai
violente, rivolte allo spiritismo dai capi del teosofismo, parecchi dei quali
erano tuttavia passati attraverso questa scuola; le critiche degli occultisti
francesi sono invece generalmente formulate in termini più moderati. Agli inizi
ci furono tuttavia attacchi vivaci da una parte e dall’altra; gli spiritisti si
sentivano particolarmente offesi nel vedersi trattare come «profani» da gente
fra cui si trovavano alcuni loro ex «fratelli», ma in seguito si poterono
notare tendenze alla conciliazione, soprattutto da parte degli occultisti, il
cui «eclettismo» li rendeva inclini a concessioni piuttosto incresciose. La
prima conseguenza di questo atteggiamento fu la riunione a Parigi, a partire
dal 1889, di un «Congresso spiritistico e spiritualistico» nel quale erano
rappresentate tutte le scuole. Naturalmente non per questo scomparvero i
dissensi e le rivalità, anche se gli occultisti finirono a poco a poco col
concedere alle teorie spiritistiche uno spazio sempre più ampio nel loro
«sincretismo» poco coerente; piuttosto inutilmente però, poiché gli spiritisti,
nonostante ciò, non vollero mai considerarli veri «credenti». Ci furono
tuttavia eccezioni individuali: mentre si produceva questo slittamento,
l’occultismo si «volgarizzava» sempre più, e i suoi raggruppamenti, più
largamente accessibili che non all’origine, accoglievano individui che, pur
aderendovi, non rinunciavano alle proprie convinzioni spiritistiche;
probabilmente costoro nello spiritismo costituivano una élite, sia pure
molto relativa, ma il livello degli ambienti occultistici andò costantemente
peggiorando; forse un giorno descriveremo questa «evoluzione» alla rovescia.
Abbiamo già parlato, a proposito del teosofismo, di coloro che aderiscono
contemporaneamente a scuole le cui teorie si contraddicono e non se ne
preoccupano affatto, essendo soprattutto dei sentimentali; aggiungeremo che, in
tutti i gruppi di questo genere, predomina l’elemento femminile, e che
nell’occultismo molti si interessano solo allo studio delle «arti divinatorie»,
ciò che dà l’esatta misura delle loro capacità intellettuali.
1. Le
Théosopbisme cit., pp. 124-9.
69
Errore dello spiritismo
Prima di proseguire, spiegheremo un fatto che
abbiamo segnalato fin dall’inizio: fra gli spiritisti vi è un gran numero di
individui e di piccoli gruppi isolati, mentre gli occultisti si ricollegano
quasi sempre a qualche organizzazione, più o meno solida, più o meno ben
costituita, ma tale da consentire a coloro che ne fanno parte di proclamarsi
«iniziati» a qualche cosa, o meglio tale da dar loro l’illusione di esserlo.
Ciò è dovuto al fatto che gli spiritisti non hanno alcuna iniziazione, né
vogliono sentir parlare di qualcosa che le rassomigli né tanto né poco, poiché
uno dei caratteri essenziali del loro movimento è di essere aperto a tutti
senza distinzione e di non ammettere alcuna specie di gerarchia. È per questo
che alcuni dei loro avversari, credendo di poter parlare di una iniziazione
spiritistica del tutto inesistente, si sono ingannati nel modo più totale;
occorre dire, d’altra parte, che da diverse parti si fa un grande abuso della
parola «iniziazione». Gli occultisti, al contrario, hanno la pretesa, per
quanto naturalmente a torto, di appoggiarsi a una tradizione; per questo motivo
pensano che occorra loro un’organizzazione appropriata per mezzo della quale
gli insegnamenti possano trasmettersi regolarmente; e se un occultista si
separa da un’organizzazione del genere, è normalmente per fondarne un’altra
parallela e diventare così a sua volta «caposcuola». In realtà, gli occultisti
si sbagliano quando credono che la trasmissione delle conoscenze tradizionali
debba avvenire attraverso un’organizzazione avente forma di «società», nel
senso chiaramente definito in cui tale parola è intesa abitualmente dal
moderni; e i loro gruppi sono solamente una caricatura delle scuole veramente
iniziatiche. Per dimostrare la scarsa serietà della loro sedicente iniziazione
è sufficiente menzionare, senza entrare in altre considerazioni, la pratica ‑
di uso corrente presso di loro ‑ delle «iniziazioni per corrispondenza»; in
queste condizioni non è difficile diventare «iniziati», il tutto riducendosi a
una formalità priva di valore e di conseguenze; e tuttavia essi badano a
conservare almeno una certa apparenza. A tale proposito, perché non siano
fraintese le nostre intenzioni, dobbiamo ancora dire che noi rimproveriamo
soprattutto all’occultismo
70
Spiritismo e occultismo
di non essere ciò per cui si spaccia; a questo
riguardo il nostro atteggiamento è molto diverso da quello della maggior parte
dei suoi avversari, anzi ne è in qualche modo addirittura l’opposto. I filosofi
universitari, per esempio, non perdonano all’occultismo di voler superare i
ristretti limiti in cui essi racchiudono le loro concezioni; per noi invece,
esso ha piuttosto il torto di non superarli effettivamente, se si eccettuano
alcuni punti particolari sul quali l’occultismo non ha fatto che appropriarsi
di concezioni anteriori, spesso senza capirle molto bene. Così, mentre per gli
altri l’occultismo si spinge ‑ o si vuole spingere ‑ troppo lontano, per noi,
al contrario, non va lontano abbastanza, e inoltre, in modo volontario o no,
inganna i suoi aderenti riguardo al carattere e alla qualità delle conoscenze
che fornisce. Gli altri si fermano al di qua, noi ci poniamo al di là; ne
deriva che, agli occhi degli occultisti, i filosofi universitari e gli studiosi
ufficiali sono semplici «profani» (così come gli spiritisti), e non saremo
certo noi a negarlo; ai nostri occhi, invece, anche gli occultisti sono
esclusivamente «profani», e nessuno che conosca le vere dottrine tradizionali
può pensarla diversamente.
Detto questo, possiamo tornare alla questione
dei rapporti tra occultismo e spiritismo; dobbiamo precisare che quanto segue
riguarderà esclusivamente l’occultismo «papusiano», molto diverso, ripetiamo,
da quello di Éliphas Lévi. Costui, in effetti, fu dichiaratamente
antispiritista e inoltre non credette mai alla reincarnazione; se finse talora
di considerarsi una reincarnazione di Rabelais, da parte sua si trattò soltanto
di una semplice burla: abbiamo avuto su questo punto la testimonianza di una
persona che lo conobbe personalmente e che, essendo reincarnazionista, non può
assolutamente essere sospettata di parzialità. La teoria della reincarnazione è
una di quelle che l’occultismo, col teosofismo, ha copiato dallo spiritismo:
imprestiti del genere esistono di fatto, e queste scuole hanno effettivamente
subito l’influsso dello spiritismo, che è loro anteriore, nonostante tutto il
disprezzo che mostrano nei suoi confronti. Per quel che riguarda la
reincarnazione, ciò è chiarissimo:
71
Errore dello spiritismo
abbiamo detto in un altro studio come la
Blavatsky prese tale idea dagli spiritisti francesi e la trapiantò negli
ambienti anglosassoni; Papus e alcuni dei primi aderenti alla sua scuola
incominciarono la loro «carriera» Come teosofisti, e quasi tutti gli altri
provenivano direttamente dallo spiritismo; non è dunque il caso di perder tempo
in altre ricerche. Riguardo a punti meno fondamentali, abbiamo già avuto un
esempio dell’influsso dello spiritismo trattando dell’importanza capitale che
l’occultismo attribuisce alla funzione dei medium nella produzione di certi
fenomeni. Un altro esempio si può trovare nella concezione del «corpo astrale»,
che si è assimilata non poche particolarità del «perispirito», ma con una
differenza: in tale concezione infatti si ritiene che lo spirito abbandoni il
«corpo astrale» (nello stesso modo in cui ha abbandonato il «corpo fisico»)
dopo un tempo più o meno lungo dalla morte; il «perispirito», invece,
persisterebbe indefinitamente e accompagnerebbe lo spirito in tutte le sue
reincarnazioni. Un terzo esempio è dato da quello che gli occultisti chiamano
lo «stato di confusione», ovvero uno stato di incoscienza nel quale lo spirito
si troverebbe immerso subito dopo la morte: «Nei primi momenti successivi alla
separazione», dice Papus, «lo spirito non si rende conto del nuovo stato in cui
si trova; è in preda alla confusione, non crede di essere morto, e solo
progressivamente ‑ spesso dopo parecchi giorni e talvolta parecchi mesi ‑
prende coscienza del suo nuovo stato»1. Questa è soltanto
un’esposizione della teoria spiritistica; ma altrove Papus la fa sua,
precisando che «lo stato di confusione si estende dall’inizio dell’agonia alla
liberazione dello spirito e alla sparizione delle scorze»2, cioè
degli elementi inferiori del «corpo astrale». Gli spiritisti parlano
costantemente di uomini rimasti parecchi anni senza sapere di esser morti,
conservando tutte le preoccupazioni dell’esistenza terrestre e immaginando di
compiere ancora le azioni che erano loro abituali. Alcuni spiritisti si
addossano addirittura il compito bizzarro di «illuminare
1. Traité...
cit., p. 327.
2. L’état de
trouble et l’évolution posthume de l’être humain, p. 17.
72
Spiritismo e occultismo
gli spiriti» a questo riguardo; Eugène Nus1
e altri autori hanno narrato storie di questo genere molto prima di Papus, di
modo che la fonte alla quale quest’ultimo ha attinto l’idea dello «stato di
confusione» non è assolutamente dubbia. È inoltre opportuno riferire quel che
riguarda le conseguenze delle azioni attraverso la serie delle esistenze
successive, ciò che i teosofisti chiamano Karma; occultisti e spiritisti
fanno a gara per scoprire dettagli inverosimili su tali cose, sulle quali
torneremo riparlando della reincarnazione; anche su questo punto, comunque, gli
spiritisti possono rivendicare la priorità. Proseguendo in questo esame, si
troverebbero molti altri punti in cui la rassomiglianza può spiegarsi soltanto
con il ricorso a copiature dallo spiritismo, al quale l’occultismo è pertanto
più debitore di quanto non ammetta. È vero che tutto quel che gli deve non vale
gran che; ma ciò che più importa è osservare come e in che misura gli
occultisti ammettano l’ipotesi fondamentale dello spiritismo, vale a dire la
comunicazione con i morti.
Si osserva inoltre nell’occultismo una
evidentissima preoccupazione di dare alle proprie teorie un aspetto
«scientifico», nel senso in cui i moderni intendono il termine; quando si
rifiuta, e spesso a buon diritto, la competenza degli studiosi ordinari su
certe questioni, sarebbe forse più logico non cercare di imitarne i metodi e
non lasciar trasparire che ci si ispira alla loro mentalità; in ogni caso,
questa vuol essere solo una constatazione. Occorre poi notare come i medici,
fra i quali sono reclutati in gran numero gli «psichisti» (di cui diremo più
avanti), abbiano fornito numerosi aderenti anche all’occultismo, sul quale
hanno manifestamente influito le abitudini mentali da essi contratte durante la
formazione e nell’esercizio della professione; solo così si può spiegare
l’enorme spazio concesso, specialmente nelle opere di Papus, a teorie che si
potrebbero chiamare «psicofisiologiche». Di conseguenza, anche la parte
concessa alla sperimentazione non poteva mancare di essere notevole, e gli
occultisti, per avere un atteggiamento «scientifico» ‑ o presunto
1. À la
recherche des destinées.
73
Errore dello spiritismo
tale ‑, dovevano rivolgere prevalentemente la
loro attenzione ai fenomeni, che le vere scuole iniziatiche hanno invece sempre
considerato molto trascurabili; aggiungeremo che tutto questo non fu per nulla
sufficiente a procurare all’occultismo né il favore né la simpatia degli
studiosi ufficiali. Del resto, l’attrattiva per i fenomeni non si esercitò
soltanto su coloro che erano mossi da preoccupazioni «scientifiche»; ci fu chi
li coltivò con intenzioni del tutto diverse, pur se con non minore slancio,
poiché era evidentemente questo l’aspetto dell’occultismo che, insieme con le
«arti divinatorie», interessava in modo quasi esclusivo una gran parte del suo
pubblico, nel quale occorre naturalmente annoverare tutti coloro che erano più
o meno spiritisti. A mano a mano che si accrebbe il numero di questi ultimi, si
allentò il rigore «scientifico» ostentato all’inizio; ma, indipendentemente da
questa deviazione, il carattere sperimentale e «fenomenistico» dell’occultismo
già lo predisponeva ad allacciare con lo spiritismo rapporti che, anche se non
sempre amichevoli e cortesi, erano nondimeno compromettenti. Noi non
critichiamo il fatto che l’occultismo abbia ammesso la realtà dei fenomeni, che
non mettiamo assolutamente in dubbio, né che li abbia studiati, cosa su cui
torneremo a proposito dello «psichismo»; critichiamo il fatto che l’occultismo
abbia attribuito a tale studio un’importanza eccessiva ‑ tenuto conto delle
pretese che accampava in una sfera più intellettuale ‑ e soprattutto che abbia
creduto di dover ammettere in parte la spiegazione spiritistica, cercando
soltanto di diminuire il numero dei casi ai quali essa sarebbe applicabile.
«L’occultismo», dice Papus, «ammette come assolutamente reali tutti i fenomeni
dello spiritismo. Tuttavia riduce considerevolmente l’influsso degli spiriti
nella produzione dei fenomeni, e li attribuisce a una quantità di altri
influssi agenti nel mondo invisibile»1. Inutile dire che gli
spiritisti protestano energicamente contro una simile restrizione, non meno che
contro l’affermazione che «l’essere umano si scinde in più entità dopo la
morte, e ciò che interviene a comunicare non
1. Traité...
cit., p. 347.
74
Spiritismo e occultismo
è l’intero essere, ma un residuo, un guscio
astrale»; essi aggiungono d’altra parte, in senso generale, che «la scienza
occulta è troppo difficile da capire e troppo complicata per i lettori abituali
dei libri spiritistici»1, il che non è esattamente un complimento
per questi ultimi. Da parte nostra, ammesso in qualche misura l’«influsso degli
spiriti» sul fenomeni, non comprendiamo bene quale interesse ci sia nel
ridurlo, tanto nel numero dei casi in cui questo influsso si manifesta, quanto
nelle categorie di «spiriti» che possono essere realmente evocate. Su
quest’ultimo punto, in effetti, dice ancora Papus: «Sembra incontestabile che
le anime dei morti amati possano essere evocate e rispondere all’appello in
determinate condizioni. Partendo da questa verità, sperimentatori dotati di
fertile immaginazione hanno concluso che tutte indistintamente le anime dei
morti, antichi e moderni, sono tali da subire l’azione di una evocazione
mentale»2. Questo atteggiamento, che fa una specie di eccezione per
i «morti amati», ha qualcosa di incredibile: come se considerazioni
sentimentali fossero capaci di piegare le leggi naturali! O l’evocazione delle
«anime dei morti», nel senso degli spiritisti, è una possibilità, oppure non lo
è; nel primo caso, è arbitrario pretendere di assegnare limiti a tale
possibilità, e sarebbe forse più normale ricollegarsi semplicemente allo
spiritismo. In ogni caso, in tali condizioni non si è nella posizione migliore
per rimproverare allo spiritismo quell’aspetto sentimentale a cui esso deve
certamente la maggior parte del proprio successo, e non si hanno molti diritti
di fare dichiarazioni di questo genere: «La Scienza dev’essere vera e non
sentimentale, quindi non deve prendere in considerazione l’argomento secondo
cui la comunicazione con i morti non può essere discussa perché costituisce
un’idea molto consolante»3. Ciò è perfettamente giusto, ma, per
essere autorizzati a dirlo, occorre essere immuni da ogni tipo di
sentimentalismo, e non è il caso di Papus. Sotto questo aspetto, tra spiritismo
1. Ivi, p. 344.
2. Ivi, p. 331.
3. Ivi, p. 324.
75
Errore dello spiritismo
e occultismo vi è in fondo soltanto una
differenza di grado, e nel secondo le tendenze sentimentali e pseudomistiche
non hanno fatto che accentuarsi nel corso della rapida decadenza a cui abbiamo
già accennato. Tuttavia, fin dai primi tempi, e senza uscire dall’argomento
della comunicazione con i morti, le sue tendenze si affermavano già molto
chiaramente in frasi come questa: «Quando una madre in lacrime vede la figlia
manifestarsi a lei in modo evidente, quando una figlia rimasta sola sulla terra
vede il padre defunto apparirle e prometterle il suo appoggio, ci sono ottanta
probabilità su cento che tali fenomeni siano realmente prodotti dagli
“spiriti”, gli “io” dei defunti»1. La ragione per la quale si tratta
di casi privilegiati è ‑sembra ‑ che «affinché uno spirito, ovvero
l’essere stesso, venga a comunicare, è necessario che esista una certa relazione
fluidica tra l’evocatore e l’evocato». C’è dunque da credere che il
sentimento sia qualcosa di «fluidico»; non abbiamo perciò ragione di parlare di
«materialismo trasposto»? Del resto, tutte queste storie di «fluidi» provengono
dai magnetizzatori e dagli spiritisti: anche in ciò, tanto nella terminologia
quanto nelle concezioni, l’occultismo ha quindi subito l’influsso delle scuole
che bolla sdegnosamente di «elementari».
I rappresentanti dell’occultismo abbandonarono
talvolta il loro atteggiamento di disprezzo nel confronti degli spiritisti, e i
tentativi di approccio che fecero nei loro riguardi in alcune circostanze
ricordano un po’ il discorso nel quale Annie Besant, davanti all’Alleanza
Spiritualistica di Londra, dichiarava nel 1898 che i due movimenti,
«spiritualistico» e teosofistico, avevano avuto la stessa origine. Ma gli
occultisti sono anche andati oltre, in un certo senso, poiché li ritroviamo ad
affermare non solamente che le loro teorie sono affini a quelle degli
spiritisti, ciò che è incontestabile, ma addirittura che in fondo sono
identiche; Papus lo dichiarò a chiare lettere nella conclusione di una
relazione presentata al Congresso spiritistico e spiritualistico del 1889:
«Com’è facile vedere, le teorie dello spiritismo sono
1. Ivi, p. 847.
76
Spiritismo e occultismo
identiche a quelle dell’occultismo, quantunque
meno dettagliate. La portata degli insegnamenti dello spiritismo è perciò più
grande, perché esso può essere compreso da un numero molto maggiore di persone.
Gli insegnamenti anche solo teorici dell’occultismo sono, per la loro stessa
complessità, riservati alle menti avvezze a tutte le difficoltà delle
concezioni astratte. In fondo, però, la dottrina insegnata dalle due grandi
scuole è identica»1. Si tratta certamente di un’esagerazione, e
potremmo quasi definire «politico» un atteggiamento simile, senza peraltro
attribuire agli occultisti intenzioni paragonabili a quelle della Besant; gli
spiritisti però rimasero sempre diffidenti e non parvero molto disposti a
favorire tali tentativi di avvicinamento, mostrando anzi di temere che li si
volesse indurre a cercare una fusione con altri movimenti. Comunque sia, siamo
giustificati se affermiamo che l’«eclettismo» degli occultisti francesi è
singolarmente ampio e fondamentalmente incompatibile con la loro pretesa di
detenere una dottrina seria e una tradizione rispettabile; diremo di più: ogni
scuola che abbia qualcosa in comune con lo spiritismo perde con ciò tutti i
diritti di presentare le proprie teorie come l’espressione di un esoterismo
autentico.
Nonostante tutto, però, si commetterebbe un
grave errore confondendo occultismo e spiritismo; se tale confusione è fatta da
gente male informata, la colpa, in verità, non è soltanto della loro ignoranza
ma in parte anche, come abbiamo visto, delle imprudenze degli stessi
occultisti. In generale, tuttavia, tra i due movimenti c’è piuttosto una specie
di antagonismo, più violento da parte degli spiritisti, meno acceso da parte
degli occultisti; è bastato, del resto, per urtare le convinzioni e la suscettibilità
degli spiritisti, che gli occultisti abbiano rilevato qualcuna delle loro
stravaganze, ciò che non impedisce, all’occasione, che ne commettano essi
stessi. È ora comprensibile la nostra affermazione che per essere spiritisti
non occorre soltanto ammettere la comunicazione con i morti in casi più o meno
eccezionali. Gli
1. Ivi, pp. 359-60.
77
Errore dello spiritismo
spiritisti, inoltre, non vogliono in alcun
modo sentir parlare degli altri elementi che gli occultisti fanno intervenire
nella produzione dei fenomeni ‑ elementi sul quali ritorneremo ‑ a eccezione di
qualcuno che un po’ meno limitato e fanatico degli altri, accetta l’idea che ci
possa essere talvolta un’azione incosciente del medium e dei partecipanti. Per
finire, vi è nell’occultismo una grande quantità di teorie alle quali nulla corrisponde
nello spiritismo; quale che sia il loro reale valore, esse rivelano perlomeno
l’esistenza di preoccupazioni meno ristrette. In definitiva, gli occultisti si
sono fatti un certo torto quando, più o meno sinceramente, hanno fatto mostra
di considerare le due scuole su un piano di parità, anche se è vero che una
dottrina, per essere superiore allo spiritismo, non ha bisogno di essere
particolarmente solida né di dar prova di una grande levatura intellettuale.
78
VI
Spiritismo e psichismo
Abbiamo detto in precedenza che, se neghiamo
in modo assoluto tutte le teorie dello spiritismo, non per questo contestiamo
la realtà dei fenomeni che gli spiritisti invocano a sostegno delle loro
teorie; dobbiamo ora spiegarci più diffusamente su questo punto. Abbiamo inteso
significare che non vogliamo contestare a priori la realtà di alcun
fenomeno, a patto che ci appaia possibile, e che dobbiamo ammettere la
possibilità di tutto ciò che non è intrinsecamente assurdo, vale a dire di
tutto ciò che non implica contraddizione. In altre parole, noi ammettiamo in
linea di principio tutto quel che rientra nella nozione di possibilità, intesa
in un senso al tempo stesso metafisico, logico e matematico. Quando però si
tratti della realizzazione di una possibilità in un caso particolare e
definito, occorre naturalmente considerare altre condizioni: dire che
ammettiamo in linea di principio i fenomeni in questione non equivale
assolutamente a dire che accettiamo senza ulteriore indagine tutti gli esempi
che ne sono riferiti con garanzie più o meno serie; non dobbiamo però neppure
intraprenderne la critica, perché questo spetta agli esperimentatori e dal
punto di vista in cui ci poniamo ciò non ha per noi alcuna importanza. In
effetti, dal momento che un genere di fatti è possibile, è per noi senza
interesse che sia vero o falso un fatto particolare che in quel genere rientra;
la sola cosa che può interessarci è sapere come i fatti di quell’ordine possano
essere spiegati, e se otteniamo una spiegazione soddisfacente, qualsiasi altra
discussione ci pare superflua. Ci rendiamo
79
Errore dello spiritismo
benissimo conto che questo non è
l’atteggiamento dello studioso che accumula dei fatti per arrivare a una
convinzione e si appoggia esclusivamente sul risultato delle proprie
osservazioni per costruire una teoria; il nostro punto di vista è molto discosto
da quest’ultimo, ed è nostra convinzione che i soli fatti non possono realmente
servire di fondamento a una teoria, giacché sono quasi sempre spiegabili con
parecchie teorie differenti. Sappiamo che i fatti di cui stiamo trattando sono
possibili perché possiamo ricollegarli a principi da noi conosciuti; e dato che
la nostra spiegazione non ha nulla in comune con le teorie spiritistiche,
abbiamo il diritto di dire che l’esistenza dei fenomeni e il loro studio sono
assolutamente indipendenti dallo spiritismo. Sappiamo inoltre che questi
fenomeni esistono effettivamente; d’altra parte, ci sono a tale riguardo
testimonianze che non hanno potuto essere influenzate in alcun modo dallo
spiritismo, in quanto le une gli sono di molto anteriori e le altre provengono
da ambienti in cui esso non è mai penetrato, in cui il suo nome e la sua
dottrina sono totalmente sconosciuti; questi fenomeni, come abbiamo detto, non
hanno niente di nuovo né di specialmente legato allo spiritismo. Non c’è alcuna
ragione perciò per mettere in dubbio la loro esistenza; ce ne sono invece molte
per considerarla reale. Ma deve restare inteso che qui ci riferiamo sempre alla
loro esistenza considerata in modo generale, e d’altronde, per lo scopo che qui
ci proponiamo, qualsiasi altra considerazione sarebbe perfettamente inutile.
Crediamo di dover prendere queste precauzioni
e formulare queste riserve perché, senza parlare dei racconti che hanno potuto
essere inventati di sana pianta da burloni di cattivo gusto, o per le necessità
della causa, si sono verificati innumerevoli casi di frode, come gli spiritisti
stessi sono costretti a riconoscere1; ma da questo a sostenere che
tutto è inganno, ci corre molto. Non comprendiamo poi come i negatori per
partito
1. Il medium Dunglas Horne si è assunto il
compito, poco caritatevole verso i suoi colleghi, di denunciare e di spiegare
un gran numero di frodi (Les Lumières et les Ombres du Spiritualisme,
pp. 186-235).
80
Spiritismo e psichismo
preso insistano tanto sulle frodi constatate e
credano di trovare in esse un argomento valido in proprio favore; e tanto meno
lo comprendiamo in quanto, come abbiamo detto in altra occasione1,
ogni inganno è sempre un’imitazione della realtà; l’imitazione può senza dubbio
essere più o meno deformata, ma in fondo non si può pensare di simulare se non
ciò che esiste, e sarebbe far troppo onore ai frodatori il crederli capaci di
realizzare qualcosa di completamente nuovo, cosa a cui d’altra parte
l’immaginazione umana non può giungere mai. Per di più, nelle sedute
spiritistiche ci sono diverse categorie di frodi: il caso più semplice, ma non
l’unico, è quello del medium professionista che, quando per un motivo o per
l’altro non riesce a produrre fenomeni autentici, è spinto a simularli per
interesse; per questo ogni medium «a pagamento» dev’essere considerato sospetto
e sorvegliato da vicino; del resto, anche in mancanza di interesse, la semplice
vanità può incitare un medium a frodare. È successo alla maggior parte dei
medium, anche i più rinomati, di essere sorpresi con le mani nel sacco; ciò non
dimostra però che essi non possiedano facoltà reali ma solamente che non
possono sempre farne l’uso che vorrebbero; gli spiritisti ‑ i quali sono spesso
degli impulsivi ‑ hanno in questi casi il torto di passare da un estremo
all’altro e di considerare falso medium, in modo assoluto, colui al quale sia
capitata una simile disavventura, foss’anche una volta sola. I medium non sono
affatto dei santi, come vorrebbero far credere certi spiritisti fanatici che li
circondano di un vero e proprio culto; sono piuttosto dei malati, cosa del
tutto diversa, nonostante le teorie strampalate di alcuni psicologi
contemporanei. Di tale stato di anormalità bisogna sempre tener conto, perché
esso permette di spiegare frodi di altro genere: il medium, come isterico,
prova quell’irresistibile bisogno di mentire, anche senza ragione, che tutti
gli ipnotizzatori constatano nei loro soggetti; in simili casi la
responsabilità, se pure esiste, è molto ridotta, e per di più il medium è
eminentemente predisposto non solamente ad autosuggestionarsi ma
1. Le
Théosophisme cit., pp. 50-2.
81
Errore dello spiritismo
altresì a subire le suggestioni del suo
ambiente e ad agire di conseguenza senza sapere ciò che fa: basta che ci si
aspetti da lui la produzione di un determinato fenomeno perché automaticamente
egli sia indotto a simularlo1. Esistono così frodi semicoscienti e
altre totalmente incoscienti; in esse il medium dà spesso prova di una abilità
che è lungi dal possedere nello stato ordinario. Tutto ciò fa parte di una
psicologia anormale, la quale d’altra parte non è mai stata studiata come
dovrebbe: molta gente non sospetta neppure che vi sarebbe, anche nel campo
delle simulazioni, una buona occasione per svolgere ricerche tutt’altro che
prive di interesse. Lasceremo ora da parte la questione della frode, ma non
senza esprimere il rincrescimento che le concezioni ordinarie degli psicologi e
i loro mezzi di investigazione siano così strettamente limitati da far sì che
fatti come quelli cui abbiamo accennato sfuggano loro quasi completamente e
che, anche quando vogliono occuparsene, non vi capiscano quasi nulla.
Né siamo i soli a pensare che lo studio dei
fenomeni possa essere intrapreso in modo assolutamente indipendente dalle
teorie spiritistiche; sono pure di questo parere i cosiddetti «psichisti», i
quali sono o vogliono essere, in genere, esperimentatori senza idee preconcette
(diciamo «in genere» perché anche a questo proposito ci sarebbero alcune
distinzioni da fare) e spesso si astengono dal formulare qualsiasi teoria.
Conserviamo i termini «psichismo» e «fenomeni psichici», perché sono i più
comunemente usati e non ne abbiamo di migliori a nostra disposizione; tali
termini si prestano però a qualche critica: infatti, rigorosamente parlando,
«psichico» e «psicologico» dovrebbero essere perfettamente sinonimi, e tuttavia
non in tal modo sono intesi. I fenomeni detti «psichici» sono interamente fuori
del campo della psicologia classica, e,
1. Ricorderemo anche il caso di quei falsi
medium che, coscientemente o no, e probabilmente sotto l’influsso almeno
parziale di suggestioni, sembrano essere stati gli strumenti di un’azione
piuttosto misteriosa, a questo proposito rimandiamo a quel che dicevamo sulle
manifestazioni del cosiddetto «John King» esponendo le origini del teosofismo.
82
Spiritismo e psichismo
se anche si suppone che possano avere rapporti
con quest’ultima, si tratta in ogni caso di rapporti estremamente superficiali;
del resto, secondo noi, gli esperimentatori si ingannano quando credono di
poter far rientrare tutti questi fatti indistintamente in quella che si è
convenuto chiamare «psicofisiologia». La verità è che si tratta di fatti di
varie specie, che non possono essere ricondotti a un’unica spiegazione; ma la
maggioranza degli studiosi non sono purtroppo così privi di idee preconcette come
immaginano di essere, e fra essi soprattutto gli «specialisti» hanno una
tendenza involontaria a ridurre ogni cosa a ciò che forma l’oggetto dei loro
studi abituali; il che significa che le conclusioni degli «psichisti», quando
pure ce ne siano, non devono essere accettate se non con beneficio
d’inventario. Le osservazioni stesse possono essere viziate da pregiudizi; i
praticanti della scienza sperimentale hanno in genere idee piuttosto
particolari su ciò che è possibile e su ciò che non lo è, e con la massima
buona fede costringono i fatti ad accordarsi con le proprie idee; d’altra
parte, coloro stessi che sono più contrari alle teorie spiritistiche possono
nondimeno, a loro insaputa e loro malgrado, subire in qualche modo l’influsso
dello spiritismo. Comunque sia, è certo che i fenomeni in questione possono
essere oggetto di una scienza sperimentale come tutte le altre, senza dubbio
differente da queste, ma dello stesso ordine, e, in definitiva, con
un’importanza e un interesse ne maggiore né minore; non comprendiamo perché vi
siano persone che si compiacciono di qualificare tali fenomeni come
«trascendenti» o «trascendentali», cosa piuttosto ridicola1.
Quest’ultima osservazione ne richiama un’altra: il termine «psichismo»,
nonostante i suoi inconvenienti, è in ogni caso preferibile a quello di
«metapsichica», inventato da Charles Richet e adottato poi da Gustave Geley e
da alcuni altri; «metapsichica» in effetti è una parola che
1. Esiste addirittura una «Società di studi di
fotografia trascendentale», fondata da Emmanuel Vauchez e presieduta da Foveau
de Courmelles, la quale ha come fine di «incoraggiare e ricompensare i
fotografi degli esseri e delle radiazioni dello spazio»; è interessante
constatare fino a qual punto certe parole possano essere deviate dal loro
significato normale.
83
Errore dello spiritismo
ricalca evidentemente «metafisica», il che non
è giustificato da alcuna analogia1. Qualsiasi opinione si abbia
sulla natura e sulla causa dei fenomeni in questione, essi possono essere
considerati «psichici» (tanto più che questa parola ha finito con l’assumere,
per i moderni, un senso molto vago) e non situati «al di là dello psichico»;
certi fenomeni sarebbero piuttosto al di qua dello psichico: inoltre, lo studio
di qualsiasi fenomeno fa parte della «fisica» nel senso molto generale in cui
era intesa dagli antichi, cioè della conoscenza della natura; essa non ha alcun
rapporto con la metafisica, con ciò che è «al di là della natura», essendo
quindi al di là di ogni esperienza possibile. Non vi è nulla che possa
compararsi con la metafisica, e tutti coloro che sanno che cos’è quest’ultima
non protesteranno mai troppo energicamente contro tali assimilazioni; vero è
che al nostri giorni né gli studiosi né i filosofi sembrano possederne la
minima nozione.
Abbiamo detto che c’è una gran varietà di
specie di fenomeni psichici, e aggiungeremo subito, a tale riguardo, che il
campo dello psichismo ci sembra suscettibile di estendersi a molti altri
fenomeni diversi da quelli dello spiritismo. Per la verità, gli spiritisti sono
molto invadenti; essi si sforzano di sfruttare a vantaggio delle proprie idee
una moltitudine di fatti che dovrebbero rimanere loro del tutto estranei, non
essendo assolutamente provocati dalle loro pratiche e non avendo alcuna
relazione diretta o indiretta con le loro teorie, e ciò perché evidentemente
non è possibile pensare di fare intervenire in essi gli «spiriti dei morti».
Per non parlare dei «fenomeni mistici», nel senso proprio e teologico
dell’espressione, che d’altra parte sfuggono totalmente alla competenza degli
studiosi ordinari, citeremo solamente fatti come quelli che si raggruppano
sotto il nome di «telepatia», i quali sono incontestabilmente manifestazioni di
1. Molto recentemente, il Richet, presentando
il suo Traité de Métapsychique all’Accademia delle Scienze, ha
testualmente dichiarato: «Così come Aristotele al di sopra della fisica
introdusse la metafisica, io, al di sopra della psichica, presento la
metapsichica». Non si potrebbe essere più modesti!
84
Spiritismo e psichismo
esseri attualmente viventi1. Le
incredibili pretese degli spiritisti ad appropriarsi delle cose più diverse non
possono che contribuire a causare e a mantenere nel pubblico spiacevoli
confusioni: abbiamo avuto a più riprese l’occasione di constatare come vi siano
persone che giungono a confondere lo spiritismo con il magnetismo e addirittura
con l’ipnotismo; ciò non si verificherebbe forse così frequentemente se gli
spiritisti non si immischiassero in fatti che non li riguardano nel modo più
assoluto. A dire il vero, fra i fenomeni che si producono nelle sedute
spiritistiche alcuni rientrano effettivamente nella sfera del magnetismo o
dell’ipnotismo, e in essi il medium non si comporta diversamente da un
qualunque soggetto sonnambolico. Alludiamo in particolare al fenomeno che gli
spiritisti chiamano «incarnazione», il quale non è altro, in fondo, se non un
caso di quegli «stati di sdoppiamento», detti impropriamente «personalità
multiple», che si manifestano frequentemente anche nei malati e negli ipnotizzati;
ma, naturalmente, l’interpretazione spiritistica è completamente diversa. In
tutto ciò la suggestione interviene anch’essa in notevole misura, e quel che è
suggestione e trasmissione di pensiero si ricollega in modo evidente
all’ipnotismo o al magnetismo (non insistiamo sulla distinzione da farsi tra
queste due cose, distinzione piuttosto difficile e non importante in questo
momento); ma dal momento che si fa rientrare in questo campo un fenomeno
qualsiasi, lo spiritismo ne è escluso nel modo più totale. Non vediamo invece
inconvenienti a che tali fenomeni siano ricollegati allo psichismo, i cui
confini sono molto incerti e mal definiti; forse è proprio il modo di vedere
degli esperimentatori moderni a non opporsi a che sia trattato come una scienza
unica ciò che può essere invece
1. Un gran numero di fatti di questo genere
sono stati raccolti da Gurney, Myers e Podmore, membri della Società delle
ricerche psichiche di Londra, in un’opera intitolata Phantasms of the Living.
Esiste una traduzione francese di quest’opera; ma il traduttore ha creduto bene
di darle questo strano titolo: Les Hallucinations télépathiques, il
quale, trattandosi di fenomeni reali, è in assoluto disaccordo con l’intenzione
degli autori e tradisce curiosamente la ristrettezza di vedute della scienza
ufficiale.
85
Errore dello spiritismo
oggetto di molte scienze distinte agli occhi
di coloro che lo studiano in altro modo, i quali ‑ non esitiamo a dirlo
chiaramente ‑ sanno in realtà molto meglio di che cosa si tratta.
Questo ci porta a trattare brevemente delle
difficoltà dello psichismo: se gli studiosi non giungono a ottenere in questo
campo risultati del tutto sicuri e soddisfacenti, ciò avviene non solamente
perché hanno a che fare con forze che conoscono male, ma soprattutto perché
tali forze non agiscono nello stesso modo di quelle che essi hanno l’abitudine
di manipolare, e possono quindi solo parzialmente essere sottoposte al metodi
di osservazione validi con queste ultime. Per esempio, gli scienziati non possono
certo vantarsi di conoscere in modo sicuro la vera natura dell’elettricità, e
tuttavia ciò non impedisce loro di studiarla dal proprio punto di vista
«fenomenistico», né soprattutto di utilizzarla per quanto riguarda le
applicazioni pratiche. Occorre dunque che, nel caso che stiamo esaminando,
intervenga qualcos’altro oltre a questa ignoranza, qualcos’altro a cui gli
esperimentatori si rassegnano del resto piuttosto facilmente. Quel che importa
osservare è che la competenza di uno studioso «specialista» è qualcosa di molto
limitato; fuori del suo campo abituale di studio egli non può pretendere di
avere un’autorità maggiore di quella del primo venuto e, qualunque sia il suo
valore, non avrà altro vantaggio all’infuori di quello che può derivargli
dall’abitudine a una certa precisione nell’osservazione; tale vantaggio,
peraltro, può compensare solo parzialmente alcune deformazioni professionali. È
per questo che le esperienze psichiche del Crookes, per prendere uno degli
esempi più noti, non hanno assolutamente, ai nostri occhi, quell’importanza
eccezionale che molti si credono obbligati ad attribuir loro; riconosciamo
molto volentieri la competenza del Crookes nella chimica e nella fisica, ma non
vediamo perché essa debba essere estesa a un campo completamente diverso.
Neanche i titoli scientifici più seri garantiscono gli esperimentatori contro
incidenti piuttosto banali, come quello di lasciarsi ingannare con tutta
facilità da un medium: ciò è forse capitato al Crookes, e sicuramente al
Richet, e i racconti ormai troppo noti
86
Spiritismo e psichismo
sulla villa Carmen di Algeri fanno assai poco
onore alla perspicacia di quest’ultimo. Del resto vi è una scusante per tutto
ciò, poiché queste cose sono perfettamente atte a sviare un fisico o un
fisiologo, e anche uno psicologo; a causa degli effetti negativi della
specializzazione, nessuno è più ingenuo e più sprovveduto di certi scienziati
quando siano obbligati a uscire dalla loro sfera abituale di studio. Non
conosciamo esempio migliore, sotto questo aspetto, di quello della fantastica
collezione di autografi che il celebre falsario Vrain-Lucas fece accettare come
autentici al matematico Michel Chasles; nessuno psichista ha finora raggiunto
un simile grado di pazzesca credulità1.
Ma gli esperimentatori si trovano disarmati
non soltanto dì fronte alla frode: non conoscendo abbastanza bene la speciale
psicologia dei medium e dei soggetti ai quali fanno ricorso, essi sono esposti
a ben altri pericoli. Innanzi tutto questi studiosi si trovano talvolta nel più
grande imbarazzo (anche se non vogliono ammetterlo, e forse nemmeno confessarlo
a se stessi) per quanto riguarda il modo di effettuare esperienze così diverse
da quelle a cui sono abituati. Essi non riescono, per esempio, a capire come
esistano fatti che non possono essere riprodotti a volontà, pur essendo reali
quanto gli altri; hanno inoltre la pretesa di imporre condizioni arbitrarie o
impossibili, come quella di esigere che si producano in piena luce fenomeni per
i quali l’oscurità può essere indispensabile. Essi sicuramente riderebbero, e a
buon diritto, dell’ignorante che, nel campo delle scienze fisico-chimiche,
facesse mostra di un così totale disprezzo di ogni legge e nonostante ciò
volesse a tutti i costi poter osservare qualche cosa. Inoltre, da un punto di
vista più teorico, gli stessi scienziati sono portati a non riconoscere i
limiti della esperimentazione e a richiederle ciò che essa non può dare;
dedicandosi a essa in modo esclusivo, amano immaginare che sia l’unica
1. Henri Poincaré, più prudente di molti altri
(o più cosciente della sua mancanza di preparazione), rifiutò di tentare
un’esperienza con Eusapia Paladino, essendo già in anticipo troppo sicuro, come
scriveva, «che sarebbe stato turlupinato» (articolo di Philippe Pagnat negli
«Entretiens Idéalistes», giugno 1914, p. 387).
87
Errore dello spiritismo
fonte di ogni possibile conoscenza. D’altra
parte, lo specialista si trova nella posizione peggiore per valutare i confini
oltre i quali i suoi metodi abituali cessano di essere validi. In altre parole,
la cosa più grave è forse questa: è sempre estremamente imprudente, come già
abbiamo detto, mettere in movimento forze di cui si ignora tutto; ora, gli
psichisti più «scientifici» non hanno grandi vantaggi, a questo proposito, sui
volgari spiritisti. Ci sono cose cui non ci si accosta impunemente quando non si
abbiano le direttive dottrinali necessarie per essere sicuri di non smarrirsi;
questo non sarà mai ripetuto abbastanza, tanto più che, nel campo in questione,
uno smarrimento di questo genere è uno degli effetti più comuni e più funesti
delle forze su cui si esperimenta; la quantità di persone che vi perdono la
ragione lo prova in modo fin troppo evidente. Di fatto, la scienza ordinaria è
assolutamente impotente a dare la più piccola direttiva dottrinale, e non è
raro vedere psichisti che, pur senza giungere a sragionare nel senso proprio
della parola, si smarriscono tuttavia in modo deplorevole: accomuniamo in
questo caso tutti coloro che, avendo incominciato con intenzioni puramente
«scientifiche», hanno finito col «convertirsi» allo spiritismo in modo più o
meno completo e dichiarato. Ma diremo di più: per quanto sia negativo, per
uomini che dovrebbero saper riflettere, ammettere la semplice possibilità
dell’ipotesi spiritistica, ciò nondimeno esistono studiosi (anzi potremmo dire
che essi nella quasi totalità rientrano in questa condizione) i quali non
riescono a capire perché non sia possibile ammetterla e che avrebbero timore,
scartandola a priori, di venir meno all’imparzialità cui sono tenuti.
Non ci credono, beninteso; tuttavia non la respingono in modo assoluto e si
accontentano di non pronunziarsi, adottando un atteggiamento di semplice
dubbio, egualmente lontano sia dalla negazione sia dall’affermazione.
Sfortunatamente, vi sono molte probabilità che chi affronta gli studi
«psichistici» con simili disposizioni non si fermi qui e scivoli
insensibilmente verso lo spiritismo piuttosto che verso il suo opposto: innanzi
tutto la sua mentalità, per essere essenzialmente «fenomenistica», ha già
perlomeno un punto in comune con
88
Spiritismo e psichismo
quella degli spiritisti (il termine
«fenomenistico» non è da noi usato qui nel senso in cui si applica a una teoria
filosofica: esso sta semplicemente a designare quella specie di superstizione
del fenomeno che costituisce il fondamento dello spirito «scientistico»); in
secondo luogo, occorre tener conto dell’influsso dell’ambiente spiritistico
stesso con cui lo psichista avrà necessariamente un contatto almeno indiretto,
se non altro per il tramite dei medium con cui lavorerà, ambiente che
costituisce una fonte spaventosa di suggestione collettiva e reciproca.
L’esperimentatore suggestiona senza dubbio il medium (il che falsa d’altra
parte i risultati se egli ha anche la minima idea preconcetta, sia pur
confusa); però, senza sospettarlo, può essere a sua volta suggestionato da lui;
e questo non avrebbe ancora molta importanza se si trattasse soltanto del
medium; il fatto è che vi sono anche tutti gli influssi che costui si porta
dietro, dei quali il minimo che si possa dire è che sono essenzialmente malsani.
In queste condizioni lo psichista si troverà esposto a ogni sorta di incidenti,
il più sovente di ordine banalmente sentimentale: Eusapia Paladino fa vedere a
Lombroso il fantasma di sua madre; sir Oliver Lodge riceve «comunicazioni» da
suo figlio ucciso in guerra; di più non occorre per provocare «conversioni».
Casi del genere sono forse più frequenti di quanto si creda poiché vi sono
certamente scienziati che, per timore di mettersi in contraddizione con il
proprio passato, non oserebbero confessare la propria «evoluzione» e
proclamarsi apertamente spiritisti o anche solo manifestare nei confronti dello
spiritismo una simpatia troppo accesa. Alcuni addirittura non desiderano si
sappia che si occupano di studi psichistici, come se ciò dovesse screditarli
agli occhi dei colleghi e del pubblico, troppo abituati ad associare queste
cose allo spiritismo; per questa ragione la Curie e il d’Arsonval, ad esempio,
nascosero per lungo tempo il fatto che si dedicavano a questo genere di
esperimentazioni. Vale la pena citare, a tale riguardo, alcune righe di un
articolo che la «Revue Scientifique» dedicò a suo tempo al libro del dr. Gibier
di cui abbiamo già parlato: «Il Gibier auspica la formazione di una società per
lo studio di questo nuovo ramo della
89
Errore dello spiritismo
fisiologia psicologica e sembra credere di
essere il solo, se non il primo, fra gli studiosi competenti, a interessarsi
alla questione. Il Gibier può rassicurarsi ed essere soddisfatto: un certo
numero di ricercatori molto competenti, gli stessi che si dedicarono a ciò fin
dagli inizi e già hanno messo un certo ordine nella confusione del
soprannaturale (sic), si stanno occupando della questione e continuano
nella loro opera... senza renderne partecipe il pubblico»1. Simile
atteggiamento è davvero sorprendente in persone che abitualmente apprezzano
molto la pubblicità e proclamano di continuo che tutto ciò di cui si occupano
può e deve essere divulgato nel modo più ampio possibile. Aggiungeremo che il
direttore della «Revue Scientifique» era a quell’epoca il dr. Richet; costui,
perlomeno, a differenza di tutti gli altri, non rimase sempre chiuso in questo
prudente riserbo.
Ma occorre fare un’altra osservazione: certi
psichisti, quantunque non possano essere sospettati di aderire allo spiritismo,
hanno singolari affinità con il «neospiritualismo» in genere, o con l’una o
l’altra delle sue scuole; i teosofisti in particolare si vantano di averne
attirati molti nelle proprie file, e uno dei loro organi di stampa assicurava a
suo tempo che «tutti gli studiosi che si sono occupati di spiritismo e vengono
citati come classici non sono stati per nulla indotti a credere nello spiritismo
(a parte uno o due); quasi tutti hanno dato un’interpretazione vicina a quella
dei teosofi, e i più celebri di essi sono membri della Società Teosofica»2.
Vero è che gli spiritisti rivendicano troppo facilmente la presenza nelle loro
file di tutti coloro che si sono più o meno direttamente immischiati in questi
studi senza essere loro avversari dichiarati; i teosofisti però, dal canto
loro, sono forse stati un po’ troppo pronti a fare assegnamento su certe
adesioni che non avevano nulla di definitivo; e tuttavia dovevano pur ricordare
l’esempio di Myers e di altri membri della Società delle ricerche psichistiche
di Londra, o quello del Richet, il quale, rapidamente passato nella loro
organizzazione,
1. «Revue
Scientifique», 13 novembre 1886, pp. 631-2.
2. «Le Lotus», ottobre 1887.
90
Spiritismo e psichismo
non fu fra gli ultimi, in Francia, a far eco
alla denuncia delle frodi della Blavatsky tramite la suddetta Società delle
ricerche psichistiche1. Comunque sia, la frase da noi citata
contiene forse un’allusione al Flammarion, il quale però fu sempre più vicino
allo spiritismo che non a qualsiasi altra teoria; e allude certamente anche a
William Crookes, che aveva effettivamente aderito alla Società Teosofica nel
1883 e fu addirittura membro del Consiglio direttivo della London Lodge.
Quanto al Richet, la sua funzione nel movimento «pacifistico» dimostra come
egli conservasse sempre qualcosa in comune con i «neospiritualisti», nei quali
le tendenze umanitaristiche si affermano non meno clamorosamente; per coloro
che sono al corrente di questi movimenti, coincidenze del genere costituiscono
un segno molto più chiaro e caratteristico di quanto altri sarebbero indotti a
credere. Nello stesso ordine di idee, abbiamo già alluso alle tendenze
anticattoliche di certi psichisti, come il Gibier; per quel che riguarda quest’ultimo
avremmo anche potuto parlare più genericamente di tendenze antireligiose,
escludendo ovviamente la «religione laica», secondo l’espressione cara a
Charles Fauvety, uno dei primi apostoli dello spiritismo francese; ecco infatti
alcune righe estratte dalla sua conclusione, e che sono un saggio sufficiente
di tali declamazioni: «Abbiamo fede nella Scienza e crediamo fermamente che
essa libererà per sempre l’umanità dal parassitismo dei bramini di qualsiasi
specie [l’autore intende con ciò i preti], e che la religione, o piuttosto la
morale, diventata scientifica, sarà rappresentata
1. In una lettera da noi citata in un altro
studio (Le Théosopkisme cit., p. 74), il Richet dice di aver conosciuto
la Blavatsky tramite la de Barrau; la stessa persona ebbe inoltre una certa
funzione nei confronti del Gibier, come si vede da questa nota che fa seguito a
un elogio del «grande e coscienzioso studioso» Burnouf: «Dobbiamo inoltre
dedicare una speciale menzione all’opera notevole di Louis Leblois, di
Strasburgo, la cui conoscenza dobbiamo a una signora di gran merito, Caroline
de Barrau, madre di uno dei nostri ex allievi, oggi nostro amico, il dr. Émile de Barrau» (Le Spiritisme, p.
110). L’opera del Leblois, dal titolo Les Bibles et les
Initiateurs religieux de l’humanité, contribuì dopo quelle di Jacolliot, a
inculcare nel Gibier le false idee da questi espresse sull’India e sulle sue
dottrine, idee che abbiamo segnalato in precedenza.
91
Errore dello spiritismo
un giorno da un istituto particolare nelle
accademie delle scienze dell’avvenire»1. Saremmo noiosi se
insistessimo su simili sciocchezze, che sfortunatamente però sono tutt’altro
che innocue; sarebbe tuttavia interessante fare uno studio sulla mentalità
delle persone che invocano la «scienza» a ogni piè sospinto, pretendendo di
mescolarla con quanto vi è di più estraneo al suo campo: è questa un’altra
delle forme che lo squilibrio intellettuale assume facilmente nei nostri
contemporanei, forme che forse distano l’una dall’altra meno di quel che
sembri; non esiste forse un «misticismo scientistico», se non addirittura un
«misticismo materialistico», i quali sono, come le aberrazioni
«neospiritualistiche», evidenti deviazioni del sentimento religioso2?
Quanto abbiamo detto a proposito degli
scienziati possiamo ripeterlo per i filosofi che in modo analogo si occupano di
psichismo; costoro sono molto meno numerosi, comunque esistono. Abbiamo avuto
altrove3 occasione di menzionare incidentalmente il caso di William
James, il quale verso la fine della sua vita manifestò una spiccata simpatia
per lo spiritismo; su questo argomento è necessario insistere, tanto più che
qualcuno ha trovato «un po’ stupefacente» il fatto che noi abbiamo definito
questo filosofo uno spiritista e soprattutto un «satanista incosciente». A
questo proposito avvertiamo subito i nostri eventuali obiettori, di qualunque
estrazione, che teniamo in serbo ancora molte cose per altri versi
«stupefacenti», ciò che non impedisce loro di essere rigorosamente vere; del
resto, se gli ammiratori di quelli che si è convenuto chiamare «grandi uomini»
sapessero che cosa pensiamo della stragrande maggioranza dei filosofi moderni,
senza dubbio si spaventerebbero. Su ciò che noi chiamiamo «satanismo incosciente»
ci spiegheremo più avanti; ma per quanto riguarda lo spiritismo di William
James,
1. Gibier, op. cit.,p. 383.
2. La «religione dell’Umanità», inventata da
Auguste Comte, è uno degli esempi che meglio illustrano quello che intendiamo
dire, ma può benissimo esistere deviazione senza che si arrivi a simili
stravaganze.
3. Le Théosophisme
cit., pp. 35 e 130.
92
Spiritismo e psichismo
sarebbe stato necessario rilevare che ci
riferivamo solamente all’ultimo periodo della sua vita (parlavamo infatti di
«risultato finale»), poiché le idee di questo filosofo subirono prodigiose
variazioni. A ogni modo un fatto è certo: William James promise che avrebbe
fatto, dopo la morte, tutto ciò che fosse in suo potere per comunicare con i
propri amici o con altri esperimentatori: questa promessa (certamente fatta
«nell’interesse della scienza») prova che egli ammetteva la possibilità
dell’ipotesi spiritistica1, cosa grave per un filosofo (o che
dovrebbe essere tale se la filosofia fosse ciò che vuol essere), e abbiamo
ragioni per supporre che egli fosse su posizioni anche più avanzate in questa
direzione; non occorre dire, poi, che una quantità di medium americani
registrarono «messaggi» firmati da lui. Questa vicenda ci richiama alla mente
quella di un altro americano non meno illustre, l’inventore Edison, che
pretendeva di avere scoperto un mezzo per comunicare con i morti2:
non sappiamo che cosa ne sia stato, poiché sull’argomento è caduto il silenzio,
ma in ogni caso, quanto ai risultati, siamo sempre stati tranquilli. Questo
episodio è istruttivo in quanto dimostra una volta di più che gli scienziati
più incontestabili, anche quelli che potrebbero essere ritenuti più «positivi»,
non sono affatto immuni dal contagio spiritistico. Ma torniamo ai filosofi: a
fianco di William James abbiamo nominato Bergson; di quest’ultimo ci
accontenteremo di riferire la frase che già citammo, di per sé significativa: «Sarebbe
già qualcosa, anzi sarebbe molto, poter stabilire sul terreno dell’esperienza
la probabilità di sopravvivenza
1. Questo era pure l’atteggiamento di Émile
Boirac, un filosofo universitario francese, che in una monografia intitolata L’Étude
scientifique du spiritisme, presentata al Congresso di psicologia
sperimentale del 1911, dichiarò che l’ipotesi spiritistica rappresentava «una
delle possibili spiegazioni filosofiche dei fatti psichici», e non poteva
essere respinta a priori come «antiscientifica». Essa non è forse né
antiscientifica né antifilosofica, ma è certamente antimetafisica, il che è
molto più grave e più decisivo.
2. È passato parecchio tempo da quando due
spiritisti olandesi, Zaalberg van Zelst e Matla, costruirono un
«dinamistografo», ovvero un «apparecchio destinato a comunicare con l’aldilà
senza medium» («Le Monde Psychique», marzo 1912).
93
Errore dello spiritismo
per un tempo x»1. Questa
dichiarazione è perlomeno preoccupante e dimostra che il suo autore, già così
vicino per più di un aspetto alle idee «neospiritualistiche», è veramente
avviato su un cammino assai pericoloso, la qual cosa ci dispiace soprattutto
per coloro che, accordandogli la propria fiducia, rischiano di essere
trascinati al suo seguito. Decisamente, come protezione contro le peggiori
assurdità la filosofia non vale più della scienza, non essendo neppur capace
non diciamo di dimostrare (sappiamo bene che sarebbe chiederle troppo), ma di
far comprendere o anche soltanto presentire, sia pure confusamente, che
l’ipotesi spiritistica è una impossibilità pura e semplice.
Avremmo potuto portare molti altri esempi,
tanti da far credere che ‑ anche lasciando da parte coloro che sono più o meno
sospetti di spiritismo ‑ gli psichisti che hanno tendenze «neospiritualistiche»
siano la gran maggioranza; in Francia è stato soprattutto l’occultismo, nel
senso in cui l’abbiamo inteso nel capitolo precedente, a influenzare fortemente
la maggior parte di essi. Le teorie del dr. Grasset (nonostante il suo
cattolicesimo) non mancano per esempio di presentare certe analogie con quelle
degli occultisti; quelle di Durand de Gros, del Dupouy, del Baraduc, del
colonnello de Rochas, si avvicinano a esse ancora maggiormente. Ci
accontentiamo di citare solo alcuni nomi, presi quasi a caso; fornire testi in
appoggio non sarebbe difficile, ma non pensiamo sia il caso di farlo ora, in
quanto ci allontanerebbe troppo dal nostro argomento. Ci limiteremo quindi a
queste poche constatazioni, domandandoci però se simili cose siano
sufficientemente spiegate dal fatto che lo psichismo è un campo mal conosciuto
e mal definito, o se non siano piuttosto ‑ proprio perché troppi sono i casi
concordanti ‑ il risultato inevitabile di investigazioni temerarie intraprese,
in questo campo più d’ogni altro pericoloso, da persone che ignorano anche le
più elementari precauzioni per addentrarvisi con sicurezza. Per concludere,
aggiungeremo semplicemente questo: in teoria lo psichismo è del tutto
indipendente non soltanto
1. L’Énergie Spirituelle.
94
Spiritismo e psichismo
dallo spiritismo ma da ogni specie di
«neospiritualisirio», e, anzi, quando voglia essere puramente sperimentale, può
a rigore anche essere indipendente da qualsiasi teoria; di fatto, invece, gli
psichisti sono quasi sempre anche «neospiritualisti» più o meno coscienti e più
o meno dichiarati, e questo stato di cose è tanto più increscioso in quanto
getta su questi studi, agli occhi delle persone serie e intelligenti, un
discredito che finirà col lasciare la strada completamente sgombra ai
ciarlatani e agli squilibrati.
95
VII
La spiegazione dei fenomeni
Benché non sia nostra intenzione studiare in
particolare i fenomeni dello spiritismo, dobbiamo parlare almeno sommariamente
di come essi si spiegano, se non altro per mostrare come si possa benissimo
fare a meno dell’ipotesi spiritistica, prima ancora di muovere obiezioni più
decisive contro di essa. Facciamo notare anzitutto che così procedendo non
intendiamo assolutamente seguire un ordine logico: vi sono, al di fuori di
qualsiasi considerazione relativa al fenomeni, ragioni pienamente sufficienti
per respingere in modo assoluto l’ipotesi in questione; una volta stabilitane
l’impossibilità bisognerà pure, però, quand’anche non si abbia a portata di
mano una diversa spiegazione dei fenomeni, decidersi a cercarne una. Ma siccome
la mentalità della nostra epoca è rivolta soprattutto all’aspetto sperimentale,
in molti casi essa sarà più disposta ad ammettere che una teoria è impossibile
e a esaminare senza pregiudizi le prove che ne vengono date, quando prima si
sia dimostrato che tale teoria è inutile e che ne esistono altre capaci di
sostituirla vantaggiosamente. Per altro verso, occorre dire subito che molti
dei fatti in questione, se non tutti, non sono di competenza della scienza
ordinaria, e non potrebbero rientrare nel ristretti confini che i moderni hanno
fissato a quest’ultima; in particolare, tali fatti sono del tutto fuori del
campo della fisiologia e della psicologia classiche, contrariamente a quanto
pensano taluni psichisti che si fanno grandi illusioni a questo proposito.
Poiché non proviamo alcun rispetto nel confronti dei pregiudizi della scienza
96
La spiegazione dei fenomeni
ufficiale, non riteniamo di doverci scusare
per l’apparente stranezza di certe considerazioni che seguiranno; ma è bene che
siano avvertiti di ciò coloro che, a causa di abitudini acquisite, potrebbero
trovarle troppo fuori del comune. Tutto ciò, ripetiamolo ancora una volta, non
significa assolutamente che noi attribuiamo al fenomeni psichici un qualsiasi
carattere «trascendente»; nessun fenomeno, di qualsiasi ordine, ha di per sé
simile carattere, ma questo non impedisce che ce ne siano molti che sfuggono al
mezzi d’azione della scienza occidentale moderna, la quale non è certamente
così «avanzata» come credono i suoi ammiratori, o perlomeno lo è soltanto su
punti molto particolari. La stessa magia, essendo una scienza sperimentale, non
ha assolutamente nulla di «trascendente»; tale può essere invece considerata la
«teurgia», i cui effetti, anche quando assomigliano a quelli della magia, ne
differiscono totalmente per quanto riguarda la causa; ed è precisamente la
causa ‑ e non il fenomeno da essa prodotto ‑ a essere in questo caso di ordine
trascendente. Ci sia consentito ora, per farci meglio intendere, trarre dalla
dottrina cattolica un esempio analogico (parliamo di semplice analogia e non di
assimilazione, perché il nostro punto di vista non è quello della teologia): vi
sono fenomeni, esteriormente del tutto simili, che sono stati constatati in
santi e in stregoni; ora, è evidente che solamente nel primo caso può essere
loro attribuito un carattere «miracoloso» e propriamente «soprannaturale»; nel
secondo caso essi possono tutt’al più essere detti «preternaturali». Pertanto,
se i fenomeni sono gli stessi. la differenza non risiederà nella loro natura ma
unicamente nella loro causa, ed è soltanto dal «modo» e dalle «circostanze» che
tali fenomeni trarranno il loro carattere soprannaturale. È superfluo dire che,
trattandosi dello psichismo, nessuna causa trascendente potrebbe entrare in
gioco, sia che si considerino i fenomeni provocati comunemente dalle pratiche
spiritistiche, o i fenomeni magnetici e ipnotici, o tutti quelli che sono a
essi più o meno correlati; non abbiamo quindi da preoccuparci qui di cose di
ordine trascendente, e ciò significa che vi sono questioni, come quella dei
«fenomeni mistici», che possono
97
Errore dello spiritismo
restare interamente al di fuori delle
spiegazioni che daremo. Né dobbiamo esaminare tutti i fenomeni psichici
indistintamente, ma soltanto quelli che hanno qualche rapporto con lo
spiritismo; fra questi ultimi, poi, potremmo lasciare da parte quelli che, come
i fenomeni di «incarnazione» già da noi ricordati, o come quelli prodotti dai
«medium guaritori», sono in realtà riconducibili o alla suggestione o al
magnetismo propriamente detto, poiché è evidente che essi si spiegano in modo
più che sufficiente al di fuori dell’ipotesi spiritistica. Non intendiamo dire
che nella spiegazione dei fatti di quest’ordine non si incontrino difficoltà,
ma non per questo gli spiritisti possono aver la pretesa di far proprio il
campo di competenza dell’ipnotismo e del magnetismo; d’altro canto sarà forse
possibile che tali fatti risultino, come per soprammercato, chiariti in certa
misura dalle indicazioni che daremo a proposito degli altri.
Fatte queste osservazioni generali,
indispensabili per porre e delimitare la questione nel modo dovuto, possiamo
ricordare le principali teorie formulate per spiegare i fenomeni dello
spiritismo; il loro numero è piuttosto elevato, ma il Gibier ha creduto di
poterle ridurre a quattro tipi1; la sua classificazione è tutt’altro
che priva di difetti ma può servirci come punto di partenza. La prima, che egli
chiama «teoria dell’essere collettivo», sarebbe così formulata: «Un fluido
particolare che emana dalla persona del medium si combina con il fluido delle
persone presenti per costituire un personaggio nuovo, temporaneo, in una certa
misura indipendente, che produce i fenomeni conosciuti». Viene poi la teoria
«demoniaca» secondo la quale «tutto è prodotto dal diavolo o dai suoi
accoliti», ciò che equivale in fondo ad assimilare lo spiritismo alla
stregoneria. In terzo luogo vi è una teoria, chiamata curiosamente «gnomica»
dal Gibier, secondo la quale «esiste una categoria di esseri, un mondo
immateriale, che vive accanto a noi e manifesta la sua presenza in certe
condizioni: sono gli esseri conosciuti in ogni tempo come geni, fate, silvani,
folletti, gnomi, spiritelli ecc.». Non sappiamo perché egli
1. Gibier, op.
cit., pp. 310-1.
98
La spiegazione dei fenomeni
abbia scelto gli gnomi, invece di altri
esseri, per dare una denominazione a questa teoria ‑ alla quale egli ricollega
quella dei teosofisti (attribuendola erroneamente al buddhismo) ‑, teoria che
individua la causa dei fenomeni negli «elementali». In ultimo luogo vi è la
teoria spiritistica secondo la quale «tutte le manifestazioni sono dovute agli
spiriti, o anime dei morti, che si mettono in rapporto con i viventi
manifestando le loro qualità o i loro difetti, la loro superiorità o, al
contrario, la loro inferiorità, né più né meno come se vivessero ancora».
Ognuna di queste teorie, eccetto quella spiritistica (che è l’unica assurda),
può contenere una parte di verità e spiegare effettivamente, se non tutti i
fenomeni, almeno alcuni di essi; il torto dei loro rispettivi sostenitori è
soprattutto di essere troppo esclusivi e di voler ricondurre tutto a una teoria
unica. Per quel che ci riguarda, noi non pensiamo che tutti i fenomeni senza
eccezione debbano necessariamente essere spiegati dall’una o dall’altra delle
teorie esposte, poiché vi sono in questo elenco omissioni e confusioni; d’altra
parte, non apparteniamo alla schiera di coloro che credono che la semplicità di
una spiegazione sia una garanzia sicura della sua verità: certo, ci si potrebbe
augurare che così fosse, ma le cose non sono obbligate a conformarsi ai nostri
desideri, e niente prova che debbano disporsi nella maniera che sarebbe più
comoda per noi o più adatta a facilitare la nostra comprensione. Un
«antropocentrismo» di questo genere, presente in gran numero di scienziati e di
filosofi, presuppone senza dubbio illusioni molto ingenue.
La teoria «demoniaca» ha la virtù di far
andare su tutte le furie spiritisti e «scientisti», dal momento che gli uni e
gli altri fanno egualmente mostra di non credere al demonio; quanto agli
spiritisti, per essi sembra che nel «mondo invisibile» non vi debbano essere
altri esseri oltre gli uomini, limitazione la più inverosimilmente arbitraria
che possa immaginarsi. Poiché daremo più avanti spiegazioni sul «satanismo»,
per il momento non insisteremo su questo punto; faremo soltanto notare che
l’opposizione a questa teoria, non meno forte negli occultisti che negli
spiritisti, nei primi si spiega molto meno, poiché essi
99
Errore dello spiritismo
ammettono l’intervento di svariati esseri, il
che prova come le loro concezioni siano meno ristrette. Da questo punto di
vista, la teoria «demoniaca» potrebbe essere associata in certo modo a quella
detta «gnomica» dal Gibier, poiché, sia per l’una che per l’altra, si tratta di
un’azione che si esercita da parte di esseri non umani; nulla si oppone, in
linea di principio, al fatto che tali esseri non soltanto esistano, ma anche
che siano il più possibile diversificati. È del tutto certo che presso quasi
tutti i popoli di tutte le epoche si è parlato di esseri come quelli menzionati
dal Gibier, e ciò non dev’essere senza motivo, considerando che, quali che
siano i nomi loro assegnati, ciò che è detto del loro modo di agire concorda in
modo notevole; solamente non pensiamo che essi siano stati mai considerati
propriamente «immateriali», e d’altronde la questione, sotto questo aspetto,
non si pone esattamente nello stesso modo per gli antichi e per i moderni,
avendo le nozioni stesse di «materia» e di «spirito» mutato grandemente di
significato. Per di più, il modo in cui tali esseri furono «personificati» si
ricollega soprattutto alle concezioni popolari, le quali velano una verità
piuttosto che esprimerla e corrispondono più alle apparenze manifestate che alla
realtà profonda; ed è un «antropomorfismo» di questo genere, di origine
prettamente essoterica, che si può rimproverare anche alla teoria degli
«elementali», la quale è effettivamente derivata dalla precedente, e ne è la
forma, per così dire, modernizzata. In realtà, gli «elementali», secondo il
significato originario della parola, non sono altro che gli «spiriti degli
elementi», che la magia antica divideva in quattro categorie: salamandre o
spiriti del fuoco, silfi o spiriti dell’aria, ondine o spiriti dell’ acqua,
gnomi o spiriti della terra. Beninteso, il termine «spiriti» non era usato nel
senso degli spiritisti, ma designava esseri sottili, dotati di esistenza
soltanto temporanea, di conseguenza privi di ogni caratteristica «spirituale»
nell’accezione filosofica moderna; anche in questo caso si tratta
dell’espressione essoterica di una teoria sul cui vero significato ritorneremo
in seguito. Agli «elementali» i teosofisti hanno sempre attribuito una
considerevole importanza; abbiamo detto altrove che
100
La spiegazione dei fenomeni
verosimilmente la Blavatsky ne apprese l’idea
da George H. Felt, membro della H.B. of L., il quale la attribuiva del
tutto gratuitamente agli antichi egizi. In seguito, questa teoria fu più o meno
modificata e ampliata, tanto dagli stessi teosofisti quanto dagli occultisti
francesi, i quali ultimi la derivarono evidentemente dal primi, sostenendo però
di non dover loro nulla. Del resto, si tratta di una teoria su cui le idee di
queste scuole non furono mai molto chiare, né vorremmo avere il compito di
conciliare tutto quel che degli «elementali» è stato detto. La gran massa dei
teosofisti e degli occultisti si attiene alla concezione più grossolanamente
antropomorfica; ma alcuni di essi hanno voluto dare alla teoria un tono più
«scientifico», ed essendo completamente privi di dati tradizionali, per poterle
restituire il suo significato originale ed esoterico l’hanno tranquillamente
adattata alle idee moderne o ai capricci della propria fantasia. Ragione per
cui alcuni hanno cercato di assimilare gli «elementali» alle monadi di Leibniz1;
altri li hanno ridotti a semplici «forze incoscienti» (come Papus, per il quale
essi sono inoltre «i globuli sanguigni dell’universo»2) o
addirittura a semplici «centri di forza», e nello stesso tempo a «potenzialità
di esseri»3. Altri ancora hanno creduto di vedere in essi embrioni
di anime animali o umane4, e qualcuno poi, in tutt’altro senso, ha
spinto la confusione fino ad assimilarli alle «gerarchie spirituali» della
Cabala ebraica, dal che risulterebbe che occorre comprendere sotto il nome di
«elementali» gli angeli e i demoni, ai quali si vuole così far «perdere il loro
carattere fantastico»5! Ma frutto della fantasia è soprattutto
l’accostamento di concezioni disparate a cui sono abituati gli occultisti.
Quelle in cui si trova qualcosa di vero non appartengono loro in proprio, ma
sono antiche
1. Conferenza tenuta all’Aryan Theosophical
Society di New York, il 14 dicembre 1886, da C.H.A. Bjerregaard, pubblicata
su «Le Lotus», settembre 1888.
2. Traité
méthodique de Science occulte cit., p. 373.
3. Marius Decrespe
(Maurice Despres), Les Microbes de l’Astral.
4. Ivi, p. 39.
5. Jules Lermina, Magie
pratique, pp. 218-20.
101
Errore dello spiritismo
concezioni più o meno male interpretate, e gli
occultisti sembrano essersi assunti, senza dubbio involontariamente, il compito
d’ingarbugliare ogni nozione piuttosto che di chiarirla e di mettervi ordine.
Un esempio di queste false interpretazioni ci
è già stato dato dalla teoria dei «gusci astrali», che il Gibier ha
completamente dimenticato nel suo elenco, ed è un altro degli elementi che
l’occultismo ha preso a prestito dal teosofismo; poiché abbiamo già in
precedenza ripristinato il vero significato di ciò di cui tale teoria è una
deformazione non torneremo sull’argomento, ma ricorderemo che soltanto nel modo
da noi allora indicato si può ammettere in certi fenomeni un intervento dei
morti, o meglio una parvenza di intervento dei morti, poiché il loro essere
reale non vi è assolutamente interessato, né è toccato da simili
manifestazioni. Quanto alla teoria degli «elementari», nei confronti della
quale l’occultismo e il teosofismo non differiscono molto più nettamente di
quanto non facciano per le precedenti, essa appare estremamente fluttuante,
confondendosi talora con quella dei «gusci», e giungendo per altri versi ‑ e
ciò nella maggioranza dei casi ‑ a identificarsi con l’ipotesi spiritistica
stessa, alla quale apporta solamente talune restrizioni. D’accordo che Papus
scrive che «quel che lo spiritismo chiama uno spirito, un io,
l’occultismo lo chiama un elementare, un guscio astrale»1.
Noi non possiamo credere che sia stato in buona fede nel fare questa
assimilazione, inaccettabile per gli spiritisti, ma proseguiamo: «I principi
inferiori illuminati dall’intelligenza dell’anima umana (con la quale
conservano soltanto un “legame fluidico”) costituiscono ciò che gli occultisti
chiamano un elementare, e fluttuano intorno alla terra nel mondo
invisibile, mentre i principi superiori si evolvono su un altro piano… Nella
maggior parte dei casi lo spirito che interviene a una seduta è l’elementare
della persona evocata, cioè un essere che del defunto possiede solamente gli
istinti e la memoria delle cose terrestri»2.
1. Traité… op.
cit., p. 347.
2. Ivi, p. 351.
102
La spiegazione dei fenomeni
L’affermazione è piuttosto recisa, e se vi è
una differenza tra un «guscio» propriamente detto e un «elementare», questa
consiste nel fatto che, mentre il primo è letteralmente un «cadavere astrale»,
si presume che il secondo conservi ancora un «legame fluidico» con i principi
superiori. Osserviamo incidentalmente che ciò sembra implicare che tutti gli
elementi dell’essere umano debbano situarsi da qualche parte nello spazio; gli
occultisti, con i loro «piani», scambiano un’immagine piuttosto grossolana con
la realtà. Sennonché le affermazioni che abbiamo riportato non impediscono allo
stesso autore, in altri punti della medesima opera, di qualificare gli
«elementari» come «esseri coscienti e dotati di volontà», di presentarli come
«le cellule nervose dell’universo» e di assicurare che «sono essi che appaiono
alle infelici vittime delle allucinazioni della stregoneria sotto l’aspetto del
diavolo, al quale (sic) si stringono patti»1; quest’ultima
funzione, del resto, è più spesso attribuita dagli occultisti agli
«elementali». In un altro punto, poi, Papus precisa che l’«elementare» (e qui
egli sostiene che tale termine, che non ha tuttavia nulla di ebraico,
appartiene alla Cabala) «è formato superiormente dallo spirito immortale,
medianamente (parte superiore) dal corpo astrale, inferiormente dalle scorze»2.
Si tratterebbe quindi, secondo questa nuova versione, dell’essere umano vero e
completo, com’è costituito durante il periodo più o meno lungo in cui soggiorna
nel «piano astrale»; è questa l’opinione che ha prevalso fra gli occultisti,
come pure fra i teosofisti: gli uni e gli altri sono giunti ad ammettere
abbastanza generalmente che tale essere può venire evocato finché si trova in
questo stato, cioè durante il periodo che va dalla «morte fisica» alla «morte
astrale». Solamente, si aggiunge, i «disincarnati» che più volentieri si
manifestano nelle sedute spiritistiche (fatta eccezione per i «morti amati»)
sono gli uomini dalla natura più bassa, in particolare gli ubriaconi, gli
stregoni e i criminali, e quelli morti di morte violenta, soprattutto i
suicidi; ed è proprio
1. Ivi, pp. 373 e 909-10.
2. L’état de
trouble et l’évolution posthume de l’être humain, pp. 12-3.
103
Errore dello spiritismo
a questi esseri inferiori ‑ le relazioni con i
quali sono ritenute molto pericolose ‑ che certi teosofisti riservano
l’appellativo di «elementari». Gli spiritisti, che sono radicalmente contrari a
tutte le teorie da noi finora esaminate, non mostrano di apprezzare molto
quest’ultima concessione, peraltro gravissima, e ciò in fondo è comprensibile:
essi stessi, è vero, ammettono che vi sono «spiriti cattivi» che interferiscono
nelle loro sedute, ma se ci fossero esclusivamente questi ultimi non resterebbe
altro da fare che astenersi scrupolosamente dalle pratiche dello spiritismo; è
in effetti quello che raccomandano i dirigenti dell’occultismo e soprattutto
del teosofismo, ma senza riuscire, su questo punto, a farsi ascoltare da quei
loro aderenti su cui esercita un’attrazione irresistibile tutto ciò che è
«fenomeno», di qualsiasi qualità.
Ed eccoci alle teorie che spiegano i fenomeni
come risultato dell’azione di esseri umani viventi, teorie che il Gibier
riunisce piuttosto confusamente sotto il nome, improprio per alcune di esse, di
«teoria dell’essere collettivo». La teoria che merita veramente questo nome
viene in realtà a sovrapporsi a un’altra, che con essa non è necessariamente
solidale, ed è chiamata talvolta teoria «animistica» o «vitalistica». Nella sua
forma più comune, quella che si esprime nella definizione data dal Gibier potrebbe
anche essere chiamata teoria «fluidica». Il punto di partenza di questa teoria
è che esiste nell’uomo qualcosa che è capace di esteriorizzarsi, cioè di uscire
dai limiti del corpo: molte constatazioni tendono a dimostrare che così è
realmente; ricorderemo solamente le esperienze del colonnello de Rochas e di
diversi altri psichisti sulla «esteriorizzazione della sensibilità» e sulla
«esteriorizzazione della mobilità». Ammettere questo non implica naturalmente
l’adesione ad alcuna scuola; ma alcuni hanno sentito il bisogno di
rappresentarsi questo «qualcosa» sotto l’aspetto di un «fluido», da essi
chiamato talvolta «fluido nervoso», talaltra «fluido vitale»; costoro sono
naturalmente occultisti, che in questo caso ‑ come sempre quando si tratta di
«fluidi» ‑ non hanno fatto che schierarsi al seguito dei magnetizzatori e degli
spiritisti. Questo presunto «fluido» in realtà si
104
La spiegazione dei fenomeni
confonde con quello dei magnetizzatori: è l’od
di Reichenbach, che si è voluto accostare alle «radiazioni invisibili» della
fisica moderna1; esso si sprigionerebbe dal corpo umano sotto forma
di effluvi che taluni credono di aver fotografato; ma questa è un’altra
questione, del tutto estranea al nostro argomento. Quanto agli spiritisti,
abbiamo detto che essi hanno recepito dal mesmerismo l’idea dei «fluidi» ai
quali fanno egualmente ricorso per spiegare la medianità. Non è su questo punto
che si manifestano le divergenze, ma soltanto sul seguente: gli spiritisti
sostengono che uno «spirito» interviene e si serve del «fluido» esteriorizzato
del medium, mentre gli occultisti e i semplici psichisti suppongono più
ragionevolmente che quest’ultimo, in molti casi, potrebbe benissimo sostenere
da solo tutta la responsabilità del fenomeno. Effettivamente, se qualcosa
nell’uomo si esteriorizza, non è necessario ricorrere a fattori estranei per
spiegare fenomeni come i colpi o gli spostamenti di oggetti senza contatto,
fenomeni che d’altra parte non costituiscono in sé esempi di «azione a
distanza», considerando che in fondo un essere si trova dovunque agisca; in
qualsiasi punto si produca quest’azione, ciò avviene perché il medium vi ha
proiettato, senza dubbio inconsciamente, qualcosa di se stesso. Negano che
questo sia possibile soltanto coloro che ritengono l’uomo limitato in modo
assoluto dal suo corpo, il che dimostra come essi conoscano solamente una
piccolissima parte delle sue possibilità. Sappiamo bene che questa supposizione
è fra le più correnti fra gli occidentali moderni, ma si spiega esclusivamente
con l’ignoranza generale: essa equivale, in altri termini, a sostenere che il
corpo è in qualche modo la misura dell’anima. In India questa è una delle tesi
eterodosse dei Jaina (usiamo i termini «corpo» e «anima» soltanto perché
in tal modo è più facile farci capire), ed è così semplice ridurla all’assurdo
che non vale la pena di insistere: è infatti forse concepibile che l’anima
debba, o anche solo possa, seguire le variazioni quantitative del corpo e che,
per
1. Cfr.
l’opuscolo di Papus intitolato Lumière invisible, Médiumnité et Magie. Non bisogna confondere questo od del tutto moderno con l’ob
ebraico.
105
Errore dello spiritismo
esempio, l’amputazione di un membro ne
comporti una riduzione proporzionale? Del resto, si stenta a capire perché mai
la filosofia moderna si sia posta un problema così privo di significato come
quello della «sede dell’anima», quasi si trattasse di qualcosa di
«localizzabile»; né gli occultisti sono da parte loro meno esenti da colpe
sotto questo aspetto, dal momento che tendono a «localizzare», anche dopo la
morte, tutti gli elementi dell’essere umano. Gli spiritisti, poi, ripetono a
ogni istante che gli «spiriti» sono «nello spazio», o in quella che essi
chiamano l’«erraticità». È proprio l’abitudine a materializzare tutto che noi
critichiamo anche nella teoria «fluidica»: non troveremmo nulla da ridire se
anziché parlare di «fluidi» si parlasse semplicemente di «forze», come fanno
d’altra parte alcuni psichisti più prudenti o meno influenzati dal
«neospiritualismo». Anche il termine «forze» è indubbiamente molto vago, ma
proprio per ciò tanto più appropriato in questo caso, perché non riteniamo che
la scienza ordinaria sia nelle condizioni di consentire una precisione
maggiore.
Ma torniamo al fenomeni che possono essere
spiegati da una forza esteriorizzata: i casi che abbiamo menzionato sono fra i
più elementari; sarà così anche quando si scoprirà il segno di una certa
intelligenza, come quando, per esempio, il tavolo che si muove risponde più o
meno bene alle domande che gli sono rivolte? Non esiteremo a rispondere
affermativamente per numerosi casi: è piuttosto eccezionale, infatti, che le
risposte o le «comunicazioni» ottenute superino sensibilmente il livello
intellettuale del medium o dei partecipanti; lo spiritista che, possedendo
qualche facoltà medianica, si isola nella sua stanza per consultare il tavolo a
proposito di un qualsivoglia argomento, nemmeno sospetta che attraverso questo
mezzo indiretto comunica semplicemente con se stesso, ed è invece proprio quel
che gli accade più comunemente. Nelle sedute di gruppo, la presenza di
partecipanti più o meno numerosi viene a complicare un poco le cose: il medium
non è più limitato al suo solo pensiero ma, nello stato particolare in cui si
trova, che lo rende eminentemente accessibile a ogni forma di suggestione,
potrà
106
La spiegazione dei fenomeni
riflettere ed esprimere anche il pensiero dì
uno qualunque dei partecipanti. D’altronde, in questo caso come nel precedente,
non si tratta necessariamente di un pensiero chiaramente conscio in quel
momento, e inoltre è un pensiero che si esprimerà solamente se qualcuno ha la
ferma volontà di influenzare le risposte; comunemente, quel che si manifesta
appartiene piuttosto a quel campo estremamente complesso che gli psicologi
chiamano «subconscio». Di quest’ultima denominazione si è talvolta abusato,
perché è comodo, in parecchie circostanze, far ricorso a ciò che è oscuro e mal
definito; ciò nondimeno il «subconscio» corrisponde a una realtà. Soltanto che,
sotto questa denominazione, è compreso un po’ di tutto, e gli psicologi, nei
limiti dei mezzi di cui dispongono, sarebbero in grande imbarazzo se dovessero
metterci un po’ d’ordine. Innanzi tutto c’è quella che si potrebbe chiamare
«memoria latente»: nulla si dimentica mai in modo assoluto, com’è provato dai
casi di «reviviscenza» anormale che si constatano piuttosto di frequente; basta
dunque che qualcosa sia stato conosciuto da uno dei partecipanti, anche se
questi crede di averlo completamente dimenticato, perché non sia il caso di
dirigere altrove le ricerche qualora ciò venga a esprimersi in una «comunicazione»
spiritistica. Ci sono poi tutte le «previsioni» e i «presentimenti», che in
certe persone giungono talvolta, anche normalmente, ad assumere una forma
abbastanza chiaramente conscia; è a quest’ordine di cose che bisogna certamente
ricondurre molte delle predizioni spiritistiche che si avverano, senza contare
che ce ne sono molte altre (probabilmente in numero maggiore) le quali non si
realizzano affatto, e sono costituite solamente da vaghi pensieri che assumono
una certa forma, come può capitare in qualsiasi sogno1. Ma diremo di
più: una «comunicazione» che enunci fatti veramente ignoti a tutti i
partecipanti a una seduta spiritistica può tuttavia provenire dal «subconscio»
di uno di
1. Ci sono anche predizioni che si realizzano
solamente perché hanno agito come suggestioni; ritorneremo su questo argomento
quando parleremo in particolare dei pericoli dello spiritismo.
107
Errore dello spiritismo
essi, poiché, anche sotto questo profilo, si è
generalmente ben lontani dal conoscere tutte le possibilità dell’essere umano;
ognuno di noi può essere in rapporto, per il tramite di questa parte oscura di
noi stessi, con esseri e cose di cui non ha mai avuto conoscenza nel senso
corrente del termine, e si stabiliscono in tal modo innumerevoli ramificazioni
alle quali è impossibile assegnare limiti definiti. Siamo, come si vede, molto
distanti dalle concezioni della psicologia classica; tutto questo potrà quindi
sembrare assai strano, come pure il fatto che le «comunicazioni» possono essere
influenzate dal pensiero di persone non presenti; tuttavia, noi non esitiamo ad
affermare che non vi è in ciò alcuna impossibilità. Sulla questione del
«subconscio» ritorneremo al momento opportuno; per ora ne parliamo soltanto per
mostrare quanto gli spiritisti siano imprudenti quando invocano, quali prove
sicure in appoggio alla loro teoria, fatti del tipo di quelli a cui abbiamo
appena accennato.
Queste ultime considerazioni consentiranno di
capire che cos’è la teoria dell’«essere collettivo» propriamente detta e qual’è
la parte di verità che essa racchiude; questa teoria, diciamolo subito, è stata
ammessa da alcuni spiritisti più indipendenti degli altri, i quali non credono
che sia indispensabile far intervenire gli «spiriti» in ogni caso e senza
eccezioni: fra di essi vi sono Eugène Nus, il quale è stato sicuramente il
primo a usare l’espressione «essere collettivo»1, e Camille
Flammarion. Secondo tale teoria, l’«essere collettivo» sarebbe formato da una
specie di amalgama dei «perispiriti» o dei «fluidi» del medium e dei
partecipanti, e si rafforzerebbe a ogni seduta, a condizione che i partecipanti
siano sempre gli stessi; gli occultisti fecero propria questa concezione con
tanto maggior premura in quanto pensavano di poterla accostare alle idee di
Éliphas Lévi sugli eggregori2 o «entità collettive». Occorre
tuttavia notare. per non
1. Les Grands
Mystères.
2. Éliphas Lévi scrive la parola in questo modo
prendendola dal Libro di Enoc e attribuendole una etimologia latina
assurda; l’ortografia corretta sarebbe egregori; il senso usuale, in
greco, è «guardiani», ma è molto difficile capire
108
La spiegazione dei fenomeni
esagerare nell’accostamento, che secondo
Élipbas Lévi si trattava molto più genericamente di quella che si potrebbe
chiamare l’«anima» di una collettività qualunque, quale per esempio una
nazione. Il grande torto degli occultisti, in casi come questo, consiste nel
prendere alla lettera certi modi di dire, e di credere che si tratti veramente
di un essere paragonabile a un essere vivente, situandolo naturalmente nel
«piano astrale». Per tornare all’«essere collettivo» delle sedute
spiritistiche, diremo semplicemente che, lasciando da parte ogni «fluido», quel
che bisogna ricercarvi sono solamente le azioni e le reazioni dei diversi
«subconsci» presenti ‑ delle quali abbiamo appena parlato ‑, vale a dire
l’effetto delle relazioni che si stabiliscono fra di essi in maniera più o meno
duratura e si amplificano a mano a mano che il gruppo si costituisce più
solidamente. Vi sono d’altra parte casi in cui il «subconscio», individuale o
collettivo, spiega tutto da sé solo, senza che vi sia la minima
esteriorizzazione di forza da parte del medium o dei partecipanti: questo vale
per i «medium per incarnazioni» così come per i «medium scrittori»; questi
stati, ripetiamolo ancora una volta, sono rigorosamente identici a semplici
stati sonnambolici (a meno che non si tratti di vera e propria «possessione»,
ma questo non si verifica così correntemente). A questo proposito, aggiungeremo
che vi sono molte somiglianze fra il medium, il soggetto ipnotico e il
sonnambulo naturale; vi è un certo insieme di condizioni «psicofisiologiche»
che sono loro comuni, e il loro comportamento è molto spesso identico. Citeremo
ora quel che dice Papus sui rapporti tra ipnotismo e spiritismo: «Una serie di
osservazioni rigorose ci ha portati all’idea che lo spiritismo e l’ipnotismo
non sono due campi di studio differenti, bensì i gradi diversi di uno stesso
ordine di fenomeni; che il medium ha numerosi punti in comune con il soggetto,
punti che finora, per quel che ne so, non sono stati sufficientemente messi in
evidenza. Lo
a che cosa si riferisca esattamente nel testo
questo termine, che può prestarsi a ogni specie di interpretazione di fantasia.
109
Errore dello spiritismo
spiritismo però conduce a risultati
sperimentali assai più completi dell’ipnotismo; il medium è sì un soggetto ma
un soggetto che spinge i fenomeni di là dal campo attualmente conosciuto
dall’ipnotismo»1. Almeno su questo punto possiamo essere d’accordo
con gli occultisti, ma con qualche riserva: da un lato, è certo che l’ipnotismo
potrebbe andare molto più in là di quel che hanno pensato finora alcuni
studiosi; comunque sia, non vediamo alcun vantaggio nell’estendere tale
denominazione in modo da farvi rientrare tutti i fenomeni psichici senza
distinzione; d’altro canto, come già abbiamo detto, qualsiasi fenomeno
ricollegato all’ipnotismo sfugge per ciò stesso allo spiritismo, e d’altronde i
risultati sperimentali ottenuti mediante le pratiche spiritistiche non
costituiscono affatto lo spiritismo in se stesso: spiritismo sono le teorie,
non i fatti, e in questo senso diciamo che lo spiritismo è soltanto errore e
illusione.
Vi sono alcune altre categorie di fenomeni di
cui non abbiamo ancora parlato, i quali sono però fra quelli che implicano
un’evidente esteriorizzazione: si tratta dei fenomeni conosciuti sotto il nome
di «apporti» e «materializzazioni». Gli «apporti» sono in fondo spostamenti di
oggetti, con la complicazione però che gli oggetti in questione provengono da
luoghi che possono essere molto distanti, e spesso sembra che abbiano dovuto
attraversare ostacoli materiali. Se in un modo o in un altro il medium emette dei
prolungamenti di se stesso per esercitare un’azione sugli oggetti, la maggiore
o minore distanza non è significante, poiché implica soltanto facoltà più o
meno sviluppate, e se l’intervento degli «spiriti» o di altre entità
extraterrestri non è necessario sempre, questo significa che necessario non
sarà mai. La difficoltà, in questo caso, risiede piuttosto nel passaggio, reale
o apparente, attraverso la materia: per spiegarlo, taluni suppongono che si
abbia, successivamente, «smaterializzazione» e «rimaterializzazione»
dell’oggetto apportato; altri
1 Traité…
cit., p. 874. Segue un parallelo tra il medium e il
«soggetto», che è inutile riprodurre, non essendo nostra intenzione entrare nei
particolari dei fenomeni.
110
La spiegazione dei fenomeni
costruiscono teorie più o meno complicate,
nelle quali assegnano la parte principale alla «quarta dimensione» dello
spazio. Non entreremo nella discussione di queste diverse ipotesi, facendo però
osservare che è meglio diffidare delle fantasie che l’«ipergeometria» ha
ispirato ai «neospiritualisti» delle diverse scuole; ci sembra pertanto
preferibile considerare semplicemente, nel trasporto dell’oggetto, «cambiamenti
di stato» che non preciseremo ulteriormente; aggiungeremo che, nonostante la
credenza dei fisici moderni, può darsi che l’impenetrabilità della materia sia
molto relativa. Comunque, è sufficiente segnalare che, anche in questo caso, la
supposta azione degli «spiriti» non risolve assolutamente nulla: dal momento
che si ammette la funzione del medium, è del tutto logico cercare di spiegare
fatti del genere ricorrendo alle proprietà dell’essere vivente; d’altra parte,
secondo gli spiritisti, l’essere umano perde con la morte talune proprietà
piuttosto che acquisirne di nuove. In definitiva, se ci si pone al di fuori di
ogni teoria particolare e dal punto di vista di un’azione che si eserciti sulla
materia fisica, l’essere vivente è manifestamente in condizioni più favorevoli
di un essere nella cui costituzione non entri alcun elemento di questa stessa
materia.
Quanto alle «materializzazioni», esse sono
forse i fenomeni più rari, ma anche quelli che gli spiritisti reputano più
probanti: come si potrebbe dubitare dell’esistenza e della presenza di uno
«spirito» quando esso assume un’apparenza perfettamente sensibile, rivestendo
una forma che può essere vista, toccata e addirittura fotografata (cosa che
esclude l’ipotesi di un’allucinazione)? Tuttavia gli spiritisti stessi
riconoscono che il medium, in tutto questo, ha la sua parte: una specie di
sostanza, inizialmente informe e nebulosa, sembra emanare dal suo corpo, per
poi condensarsi gradualmente; questo tutti lo ammettono, a eccezione di coloro
che contestano la realtà stessa del fenomeno; ma gli spiritisti aggiungono che
uno «spirito» interviene successivamente a modellare questa sostanza o
«ectoplasma» ‑ come la chiamano certi psichisti ‑, a darle la sua forma e ad
animarla come un vero corpo temporaneo. Sfortunatamente ci sono state
111
Errore dello spiritismo
«materializzazioni» di personaggi immaginari,
come ci sono state «comunicazioni» firmate da eroi da romanzo: Éliplias Lévi
assicura che si sono fatti evocare a Dunglas Home i fantasmi di ipotetici
parenti, mai esistiti1; si citano anche casi in cui le forme
«materializzate» riproducevano semplicemente ritratti, o addirittura figure
fantastiche tratte da quadri o disegni che il medium aveva visto: «Durante il
Congresso spiritistico e spiritualistico del 1889», racconta Papus, «Donald
Mac-Nab ci mostrò una lastra fotografica riproducente la materializzazione di
una ragazza che egli, con sei amici, aveva potuto toccare ed era riuscito a
fotografare. Il medium in letargo era visibile accanto all’apparizione. Ebbene,
l’apparizione materializzata non era altro che la riproduzione materiale
di un disegno, vecchio di parecchi secoli, che aveva molto colpito il medium
durante il suo stato di veglia»2. D’altro canto, se la persona
evocata è riconosciuta da uno dei partecipanti, ciò prova evidentemente che
costui ne conservava un’immagine nella memoria, e da ciò può con tutta
probabilità provenire la rassomiglianza constatata; se invece nessuno riconosce
il sedicente «disincarnato» che si è presentato, l’identità di questi non può
essere verificata, e l’argomentazione spiritistica ancora una volta cade. Del
resto, lo stesso Flammarion ha dovuto riconoscere che l’identità degli
«spiriti» non è mai stata dimostrata e che anche i casi più notevoli possono
sempre dare luogo a contestazione; come potrebbe infatti essere altrimenti, se
si pensa che anche per un uomo vivente è quasi impossibile dare teoricamente,
se non praticamente, prove veramente rigorose e irrefutabili della propria
identità? Bisognerà quindi accettare la teoria detta dell’«ideoplastìa»,
secondo la quale non solamente il substrato della «materializzazione» è fornito
dal medium, ma la sua stessa forma è dovuta a una idea, o più esattamente a una
immagine mentale dello stesso medium o di uno qualsiasi dei partecipanti,
l’immagine potendo del resto essere soltanto «subconscia»; con
1. La Clef des
Grands Mystères.
2. Traité…
cit., p. 881.
112
La spiegazione dei fenomeni
questa teoria tutti i fatti di quest’ordine
possono essere spiegati, e alcuni non si possono spiegare in modo diverso.
Notiamo di sfuggita che, ammessa questa teoria, ne risulta che non c’è
necessariamente frode quando si presentano «materializzazioni» prive di rilievo
come i disegni in cui se ne ritrova il modello; naturalmente ciò non impedisce
che le frodi siano di fatto molto frequenti, ma casi del genere dovrebbero
essere esaminati più attentamente, invece di essere rifiutati per partito
preso. È noto poi che si verificano «materializzazioni» più o meno incomplete;
ci sono talora forme che possono essere toccate, ma non giungono a rendersi
visibili; sono apparizioni solamente parziali, che hanno assai spesso forma di
mani. Queste apparizioni di mani isolate meriterebbero di richiamare
l’attenzione: si è cercato di spiegarle dicendo che, «poiché generalmente un
oggetto si afferra con la mano, il desiderio di prendere un oggetto deve
necessariamente suscitare l’idea di mano e di conseguenza la rappresentazione
mentale di una mano»1. Pur accettando in linea di principio tale
spiegazione, è consentito pensare che essa non sia sempre sufficiente, e a
questo proposito ricorderemo che manifestazioni simili sono state constatate in
casi appartenenti al campo della stregoneria, come i fatti di Cideville già da
noi menzionati. La teoria dell’«ideoplastìa», d’altro canto, non esclude
necessariamente ogni intervento estraneo, come potrebbero credere coloro che
sono troppo portati a sistematizzare; essa riduce solamente il numero dei casi
in cui è necessario farvi ricorso; in particolare, essa non esclude l’azione di
uomini viventi non presenti corporalmente (è in questo modo che operano gli
stregoni), né quella di forze diverse sulle quali ritorneremo.
Alcuni dicono che a esteriorizzarsi è il
«doppio» del medium; l’espressione è impropria, perlomeno nel senso che questo
preteso «doppio» può assumere un’apparenza molto differente da quella del
medium stesso. Per gli occultisti il «doppio»
1. Étude
expérimentale de quelques phénomènes de force psychique, di Donald Mac-Nab,
su «Le Lotus», marzo 1889, p. 729.
113
Errore dello spiritismo
è evidentemente identico al «corpo astrale»;
alcuni fra costoro si esercitano per ottenere, in modo cosciente e volontario,
lo «sdoppiamento» o «uscita in astrale», insomma per realizzare attivamente
quel che il medium fa passivamente, pur confessando che esperienze di questo
genere sono estremamente pericolose. Quando i risultati non siano puramente
illusori e dovuti a semplice autosuggestione, essi sono in ogni caso male
interpretati; abbiamo già detto che non è possibile ammettere né il «corpo
astrale» né i «fluidi», perché si tratta soltanto di rappresentazioni molto
grossolane che consistono nel supporre l’esistenza di stati materiali diversi
dalla materia ordinaria soltanto per una minore densità. Quando invece noi
parliamo di uno «stato sottile» intendiamo una cosa del tutto diversa: non è un
corpo di materia rarefatta, un «aerosoma», secondo il termine adottato da
alcuni occultisti; si tratta al contrario di qualcosa di veramente
«incorporeo»; non sappiamo d’altra parte se sia da dirsi materiale o immateriale,
ma poco ci importa, visto che queste parole hanno un valore molto relativo per
chiunque si ponga fuori degli inquadramenti convenzionali della filosofia
moderna; quest’ordine di considerazioni rimane completamente estraneo alle
dottrine orientali, le sole, ai nostri giorni, in cui questo argomento è
studiato come si conviene. Ci preme precisare che quello a cui stiamo alludendo
è essenzialmente uno stato dell’uomo vivente, poiché l’essere, con la morte,
subisce un cambiamento ben più rilevante che non la semplice perdita del corpo,
contrariamente a quel che sostengono gli spiritisti e gli stessi occultisti;
inoltre, ciò che è suscettibile di manifestarsi dopo la morte può essere
considerato soltanto come una specie di traccia di questo stato sottile
dell’essere vivente, e con tale stato non si identifica più di quanto il
cadavere si identifichi con l’organismo animato. Durante la vita, il corpo è
l’espressione di un certo stato dell’essere, ma quest’ultimo ha egualmente, e
nello stesso tempo, degli stati incorporei, fra i quali quello di cui parliamo
è il più vicino allo stato corporeo; questo stato sottile, più che come corpo
deve presentarsi all’osservatore come una forza o un insieme di forze, e
l’apparenza corporea delle
114
La spiegazione dei fenomeni
«materializzazioni» è soltanto eccezionalmente
aggiunta alle sue proprietà ordinarie. Tutto ciò è stato singolarmente
deformato dagli occultisti, i quali affermano sì che il «piano astrale» è il
«mondo delle forze», ma anche che ciò non impedisce che vi siano situati dei
corpi; è opportuno aggiungere poi che le «forze sottili» sono alquanto diverse,
sia per la loro natura sia per il loro modo d’azione, dalle forze studiate
dalla fisica ordinaria.
Quale conseguenza delle ultime considerazioni
è interessante notare questo: chi ammette che sia possibile evocare i morti
(intendiamo l’essere reale dei morti) dovrebbe ammettere che sia egualmente
possibile, e anzi più facile, evocare un vivente; il morto infatti non ha
acquisito al loro occhi elementi nuovi, e d’altra parte, qualunque sia lo stato
in cui è supposto trovarsi, tale stato, paragonato a quello dei viventi, non
presenterà mai una somiglianza perfetta quanto quella che si può constatare paragonando
dei viventi tra di loro: ne deriva che le possibilità di comunicazione, sempre
che esistano, possono in ogni caso essere soltanto diminuite e non aumentate.
Ora è notevole il fatto che gli spiritisti insorgano violentemente contro la
possibilità di evocare un vivente, e sembrino trovarla particolarmente temibile
per la loro dottrina; noi, che neghiamo qualsiasi fondamento a quest’ultima,
ammettiamo al contrario tale possibilità, e cercheremo ora di mostrarne un po’
più chiaramente le ragioni. Il cadavere non ha proprietà diverse da quelle
dell’organismo animato, ma di quest’ultimo ne conserva solamente alcune;
analogamente, l’ob degli ebrei ‑ o il prêta degli indù ‑ non
potrebbe avere proprietà nuove nel confronti dello stato di cui è soltanto un
vestigio; se dunque questo elemento può essere evocato, anche il vivente può
esserlo nel suo stato corrispondente. Beninteso, quel che abbiamo detto
presuppone solamente un’analogia fra differenti stati, non un’assimilazione con
il corpo; l’ob (conserviamogli questo nome per maggiore semplicità) non
è un «cadavere astrale», e soltanto l’ignoranza degli occultisti (i quali
confondono analogia con identità) può averlo identificato con il «guscio» di
cui abbiamo parlato; gli occultisti, ripetiamolo ancora una volta, hanno
soltanto messo insieme
115
Errore dello spiritismo
brandelli di conoscenze non comprese. Si noti
ancora che tutte le tradizioni concordano nell’ammettere la realtà
dell’evocazione magica dell’ob, quale che sia il nome che gli
attribuiscono; la Bibbia ebraica, in particolare, riporta il caso
dell’evocazione del profeta Samuele1, e d’altra parte, se non si
trattasse di cose reali, le proibizioni che essa contiene a tale riguardo
sarebbero senza ragione e senza significato. Ma torniamo alla nostra questione:
se un uomo vivente può essere evocato, rispetto al caso del morto vi è
differenza, in quanto, trattandosi ora di un composto non dissociato,
l’evocazione raggiungerà necessariamente il suo essere reale; essa può dunque
avere conseguenze ben altrimenti gravi sotto questo aspetto da quella dell’ob,
Il che non significa che quest’ultima non ne abbia anch’essa, ma di altro
ordine. Esaminando le cose sotto un altro aspetto, l’evocazione dev’essere
possibile soprattutto se l’uomo è addormentato, poiché è proprio allora che si
trova, quanto alla sua coscienza attuale, nello stato corrispondente a ciò che
può essere evocato, a meno che non sia immerso nel vero e proprio sonno
profondo, nel quale nulla può raggiungerlo e nessun influsso esteriore
esercitarsi su di lui; questa possibilità si riferisce soltanto a quello che
possiamo chiamare stato di sogno, intermedio tra la veglia e il sonno profondo,
ed è egualmente in questa direzione ‑ accenniamolo di sfuggita ‑ che
bisognerebbe di fatto cercare la vera spiegazione di tutti i fenomeni del
sogno, spiegazione che è impossibile tanto per gli psicologi quanto per i
fisiologi. È quasi inutile dire che a nessuno consiglieremmo di tentare
l’evocazione di un vivente, né soprattutto di sottomettersi volontariamente a
un’esperienza del genere, e che sarebbe estremamente pericoloso dare
pubblicamente la minima indicazione per favorire l’ottenimento di tale
risultato; purtroppo ciò può essere talvolta ottenuto senza essere stato
ricercato, ed è questo uno degli inconvenienti secondari connessi con la
volgarizzazione delle pratiche empiriche degli spiritisti; non vogliamo
esagerare un simile pericolo, ma è già fin troppo grave il fatto che esista,
1. 1 Sam. 28.
116
La spiegazione dei fenomeni
sia pure solo eccezionalmente. Ecco che cosa
dice a questo proposito uno psichista che si è mostrato risolutamente contrario
all’ipotesi spiritistica, l’ingegnere Donald Mac-Nab: «Può succedere che
durante una seduta si materializzi l’identità fisica di una persona lontana in
rapporto psichico con il medium. A questo punto, se si agisce maldestramente,
questa persona può essere uccisa. Molti casi di morte improvvisa sono
imputabili a questa causa»1. Altrove lo stesso autore considera,
oltre all’evocazione propriamente detta, altre possibilità dello stesso ordine:
«Una persona lontana può assistere psichicamente alla seduta, e con ciò si
spiega facilmente come possa accadere di osservare il fantasma di questa
persona o di una qualsiasi immagine contenuta nel suo inconscio, ivi comprese
delle persone morte che ha conosciuto. La persona che si manifesta in tal modo
non ne ha generalmente coscienza, ma prova una specie di assenza o di
astrazione. Questo caso è meno raro di quel che si pensi»2. Si
sostituisca semplicemente «inconscio» con «subconscio» e si vedrà che in fondo
ciò coincide esattamente con quello che abbiamo detto in precedenza su quelle
oscure ramificazioni dell’essere umano che permettono di spiegare tante cose
nelle «comunicazioni» spiritistiche. Prima di procedere, faremo ancora notare
come il «medium per materializzazioni» sia sempre immerso in quel sonno
particolare che gli psichisti anglosassoni chiamano trance, perché la
sua vitalità, insieme con la sua coscienza, è in quel momento concentrata nello
«stato sottile»; questa trance, a dire il vero, è molto più simile a una
morte apparente di quanto sia il sonno ordinario, in quanto si verifica allora,
tra lo «stato sottile» e lo stato corporeo, una dissociazione più o meno
completa. Per questa ragione, in ogni esperienza di «materializzazione» il
medium è costantemente in pericolo di morte, alla stessa stregua
dell’occultista che si cimenta nello «sdoppiamento»; per evitare questo
pericolo bisognerebbe ricorrere a mezzi particolari che né l’uno né l’altro
possono avere
1. Cfr. articolo già citato su «Le Lotus»,
marzo 1889, p. 732. L’ultima frase è addirittura sottolineata nel testo.
2. Ivi, p. 742.
117
Errore detto spiritismo
a disposizione; nonostante tutte le loro
pretese, gli occultisti «praticanti» sono, esattamente come gli spiritisti,
semplici empirici che non sanno quello che stanno facendo.
Lo «stato sottile» di cui parliamo ‑ al quale
devono essere riferite in genere non soltanto le «materializzazioni» ma anche
tutte le altre manifestazioni che presuppongono una «esteriorizzazione» a
qualsiasi grado ‑ nella dottrina indù è chiamato taijasa; quest’ultima
considera infatti il principio che gli corrisponde come avente la stessa natura
dell’elemento igneo (têjas), il quale è nello stesso tempo calore e
luce. Ciò potrebbe essere meglio compreso se esponessimo la costituzione
dell’essere umano qual’è considerata in tale dottrina; ma non è certo questa
l’occasione per farlo, in quanto la questione esigerebbe uno studio a sé,
studio che però abbiamo intenzione di intraprendere. Per il momento, dobbiamo
limitarci a segnalare molto sommariamente alcune tra le possibilità dello
«stato sottile», possibilità che superano di molto tutti i fenomeni dello
spiritismo e con le quali questi ultimi non sono nemmeno più comparabili. Tali
sono, per esempio, la possibilità di trasferire nello stato in questione l’integralità
della coscienza individuale e non soltanto una porzione di «subcoscienza», come
avviene nel sonno ordinario e negli stati ipnotici e medianici; la possibilità
di «localizzare» questo stato in qualunque luogo, cosa in cui consiste
l’«esteriorizzazione» propriamente detta, e di condensare in tale luogo, per
mezzo suo, un’apparenza corporea analoga alla «materializzazione» degli
spiritisti, ma senza l’intervento di alcun medium; la possibilità di dare a
tale apparenza la forma stessa del corpo (che allora meriterebbe veramente il
nome di «doppio») o qualsiasi altra forma corrispondente a una qualunque
immagine mentale; infine, la possibilità di «trasporre» in questo stato, se
così ci si può esprimere, gli elementi costitutivi del corpo stesso, il che
sembrerà senza dubbio ancor più straordinario di tutto il resto. Si noterà che
vi è in ciò quanto basta a spiegare, fra l’altro, quei fenomeni di
«bilocazione» che sono del genere di quelli a cui alludevamo dicendo che
esistono fenomeni di cui si trovano esempi esteriormente simili nei santi e
118
La spiegazione dei fenomeni
negli stregoni. Nelle suddette possibilità si
trova anche la spiegazione delle narrazioni, troppo diffuse per essere prive di
fondamento, relative a stregoni erranti sotto forma di animali. Riferendosi a
queste possibilità, si comprenderà anche perché i colpi inferti a tali
apparizioni abbiano una ripercussione, in ferite reali, sul corpo stesso dello
stregone anche quando il fantasma di quest’ultimo si mostra nella sua forma
naturale, forma che può d’altro canto non essere visibile a tutti coloro che assistono;
su quest’ultimo punto, come su molti altri, il caso di Cideville è
particolarmente sorprendente e istruttivo. Osservando le cose sotto un altro
aspetto, è a realizzazioni molto incomplete e molto rudimentali dell’ultima fra
le possibilità da loi enumerate che dovrebbero essere ricollegati i fenomeni di
«levitazione», dei quali non avevamo parlato in precedenza (e per i quali
bisognerebbe ripetere la stessa osservazione fatta per la «bilocazione»), i
cambiamenti di peso constatati nei medium che hanno dato a taluni psichisti
l’illusione assurda di poter «pesare l’anima») e quei «cambiamenti di stato», o
perlomeno di modalità, che devono prodursi negli «apporti». Vi sono pure casi
che potrebbero essere considerati come una «bilocazione» incompleta: tali sono
tutti i fenomeni di «telepatia», vale a dire le apparizioni di esseri umani a
distanza, che si producono durante la loro vita o al momento stesso della loro
morte; queste apparizioni possono d’altronde presentare gradi di consistenza
estremamente variabili. Le possibilità di cui è questione, superando di molto
la sfera dello psichismo ordinario, permettono di spiegare a fortiori
molti dei fenomeni che quest’ultimo studia; ma tali fenomeni, come abbiamo
appena visto, sono solamente casi attenuati, ridotti alle proporzioni più
mediocri. D’altro canto, trattando di tutto ciò ci limitiamo a parlare di
possibilità e riconosciamo che vi sono cose sulle quali sarebbe assai difficile
insistere, dato soprattutto l’atteggiamento mentale dominante oggi; a chi si potrebbe
far credere, per esempio, che un essere umano in determinate condizioni può
abbandonare l’esistenza terrestre senza lasciare dietro di sé un cadavere?
Tuttavia, ci richiamiamo ancora alla testimonianza della Bibbia:
119
Errore dello spiritismo
Enoc «non ricomparve più, perché Dio l’aveva
preso»1; Mosè «fu seppellito dal Signore, e nessuno conobbe il suo
sepolcro»2; Elia sali in cielo su un «carro di fuoco»3
(che ricorda singolarmente il «veicolo igneo» della tradizione indù); e se
questi esempi implicano l’intervento di una causa di ordine trascendente, non è
men vero che l’intervento stesso presuppone alcune possibilità nell’essere
umano. Comunque, noi facciamo queste osservazioni soltanto per far riflettere
coloro che ne sono capaci e per metterli in condizione di concepire fino a un
certo punto l’estensione di tali possibilità nell’essere umano, possibilità
completamente insospettate dalla maggioranza dei nostri contemporanei.
Aggiungeremo, sempre a beneficio di costoro, che tutto ciò che si riferisce
allo «stato sottile» tocca molto da vicino la natura propria della vita, che
alcuni antichi, come Aristotele ‑ d’accordo in questo con gli orientali ‑
assimilavano allo stesso calore, proprietà specifica dell’elemento têjas4.
Tale elemento, poi, si polarizza in qualche modo in calore e in luce, da cui
risulta che lo «stato sottile» è legato allo stato corporeo in due modi
differenti e complementari: attraverso il sistema nervoso per quanto riguarda
la qualità luminosa, e attraverso il sangue per quanto riguarda la qualità
calorifica; sono questi i principi di tutta una «psicofisiologia» che non ha
alcun rapporto con quella degli occidentali moderni, i quali non ne posseggono
la minima nozione. A questo punto bisognerebbe ancora ricordare la funzione del
sangue nella produzione di alcuni fenomeni, il suo impiego in diversi riti
magici o anche religiosi, e la sua proibizione ‑ in quanto alimento ‑ in
legislazioni tradizionali come quella degli ebrei; questo però ci porterebbe
troppo lontano, e d’altra parte si tratta di cose di cui non si può parlare
1. Gen. 5, 24.
2. Deut. 34, 6.
3. 2 Re. 2, 11.
1 Non per questo si tratta di un «principio vitale»
nel senso di alcune teorie moderne, non meno distorte di quelle del «corpo
astrale»; non sappiamo in quale misura il «mediatore plastico» di Cudworth
potrebbe sfuggire alla stessa critica.
120
La spiegazione dei fenomeni
senza precauzioni. Lo «stato sottile», per
concludere, non deve essere considerato soltanto negli esseri viventi
individuali, e, come tutti gli altri stati, ha la sua corrispondenza
nell’ordine cosmico; a questo si riferiscono i misteri dell’«Uovo del Mondo»,
l’antico simbolo comune sia al druidi sia al brâhmani.
Sembrerà forse che ci siamo alquanto
allontanati dal fenomeni dello spiritismo; ciò è probabilmente vero, ma
l’ultima osservazione da noi fatta ci riconduce a essi, consentendoci di
completare la spiegazione che ne proponiamo, alla quale mancava ancora qualcosa.
In ciascuno dei suoi stati l’essere vivente è in rapporto con l’ambiente
cosmico che gli corrisponde; ciò è evidente per lo stato corporeo, ma
l’analogia vale anche per gli altri stati, per questa come per ogni altra cosa.
Applicata correttamente, la vera analogia non dovrebbe ovviamente essere
ritenuta responsabile di quegli abusi della falsa analogia che si riscontrano a
ogni piè sospinto negli occultisti. Costoro, sotto il nome di «piano astrale»,
snaturano, facendone per così dire la caricatura, l’ambiente cosmico che
corrisponde allo «stato sottile», ambiente incorporeo di cui la sola immagine
che un fisico possa farsi è un «campo di forze», a condizione però di ammettere
che tali forze sono del tutto diverse da quelle che è abituato a manipolare. È
quanto basta per spiegare le azioni estranee che possono, in certi casi,
addizionarsi all’azione degli esseri viventi, combinandosi a essa in qualche
modo per la produzione dei fenomeni; anche in questo caso però, quello che più
bisogna temere nel formulare teorie, è che risultino limitate arbitrariamente
possibilità che possono essere dette propriamente indefinite (si noti che non
diciamo infinite). Le forze che possono entrare in gioco sono diverse e
molteplici; che debbano essere considerate provenienti da esseri speciali, o
quali semplici forze ‑ in un significato più prossimo a quello che il fisico
attribuisce al termine ‑ poco importa quando ci si limita alle generalità,
visto che entrambe le interpretazioni possono essere vere secondo i casi. Fra
queste forze alcune per loro natura sono più prossime al mondo corporeo e alle
forze fisiche, e di conseguenza si manifesteranno più facilmente
121
Errore dello spiritismo
prendendo contatto con la sfera sensibile
tramite un organismo vivente (quello di un medium) o attraverso un mezzo del
tutto diverso. Ora, queste forze sono precisamente le più basse fra tutte e
quindi quelle i cui effetti possono essere più funesti e dovrebbero essere
evitati con maggior cura; esse corrispondono, nell’ordine cosmico, alle regioni
più basse del «subconscio» nell’essere umano. In questa categoria devono essere
fatte rientrare tutte le forze alle quali la tradizione estremo-orientale attribuisce
la generica denominazione di «influenze erranti», forze la cui manipolazione
costituisce la parte più importante della magia e le cui manifestazioni, talora
spontanee, danno luogo a tutti quei fenomeni dei quali l’«infestazione» è il
tipo più conosciuto; si tratta, in definitiva, di tutte le energie non
individualizzate, e ve ne sono naturalmente di molte specie. Alcune di queste
forze possono veramente essere dette «demoniache» o «sataniche»; sono quelle,
in particolare, che mette in opera la stregoneria e che le pratiche
spiritistiche possono anch’esse spesso attirare, benché involontariamente; il
medium è un essere che una disgraziata costituzione mette in contatto con tutto
ciò che vi è di meno raccomandabile in questo mondo, e anche nel mondi inferiori.
Nelle «influenze erranti» dev’essere egualmente compreso tutto ciò che,
provenendo dai morti, è capace di dar luogo a manifestazioni sensibili,
trattandosi di elementi che non sono più individualizzati: appartengono a
questa categoria lo stesso ob e, a maggior ragione, tutti quegli
elementi psichici di minore importanza che costituiscono «il prodotto della
disintegrazione dell’inconscio (o meglio del “subconscio”) di una persona
morta»1; aggiungeremo che, nel caso di morte violenta, l’ob
conserva per un certo tempo un grado tutto particolare di coesione e di
semivitalità, e ciò permette di spiegare un buon numero di fenomeni. Ci
limitiamo a fare alcuni esempi, e d’altro canto, ripetiamo, non è affatto
necessario indicare sempre l’esatta
1. Articolo di Donald Mac-Nab già citato, p.
742.
122
La spiegazione dei fenomeni
provenienza di queste influenze; da qualsiasi
parte provengano, esse possono essere captate secondo determinate leggi; ma gli
scienziati ordinari, che non conoscono assolutamente nulla di tali leggi, non
dovranno poi stupirsi se andranno incontro a delusioni e se non potranno farsi
obbedire dalla «forza psichica», che sembra talvolta divertirsi a render vane
le più ingegnose combinazioni del loro metodo sperimentale. Non che tale forza
(la quale, d’altra parte, non è una) sia più «capricciosa» di un’altra, ma
è vero piuttosto che occorre saperla dirigere; sfortunatamente, essa ha al suo
attivo ben altri inconvenienti che non i semplici scherzi fatti agli
scienziati. Il mago, che conosce le leggi delle «influenze erranti», può
fissarle con procedimenti diversi, per esempio prendendo come supporto sostanze
od oggetti che agiscano come «condensatori»; inutile dire che esiste una
rassomiglianza puramente esteriore tra le operazioni di questo genere e
l’azione delle «influenze spirituali» di cui si è parlato precedentemente.
Inversamente, il mago può anche dissolvere i «conglomerati» di forza sottile,
sia quando essi sono stati formati volontariamente da lui o da altri, sia
quando si sono costituiti spontaneamente; a tale riguardo il potere delle punte
è conosciuto da sempre. Queste due azioni inverse sono analoghe a quelle che
l’alchimia chiama «coagulazione» e «soluzione» (diciamo analoghe, e non
identiche, perché le forze messe in azione dall’alchimia e dalla magia non sono
esattamente dello stesso ordine); esse costituiscono il «richiamo» e il
«rinvio» con i quali si aprono e si chiudono tutte le operazioni della «magia
cerimoniale» occidentale. Quest’ultima però è eminentemente simbolica, e se si
prendesse alla lettera il modo in cui essa «personifica» le forze, si
giungerebbe alle peggiori assurdità: è il caso d’altronde degli occultisti. Di
vero, sotto questo simbolismo, vi è soprattutto questo: le forze in questione
possono essere ripartite in diverse classi, e la classificazione adottata
dipenderà dal punto di vista in cui ci si pone; quella della magia occidentale
distribuisce le forze, a seconda delle loro affinità, in quattro «regni
elementari», né bisogna cercare altra origine o altro significato reale alla
123
Errore dello spiritismo
teoria moderna degli «elementali»1.
Nell’intervallo compreso tra le due fasi inverse che sono i due estremi della
sua operazione, il mago può imprestare alle forze che ha captato una specie di
coscienza, riflesso o prolungamento della propria, la quale attribuisce loro
una sorta di individualità temporanea. È questa individualizzazione artificiale
che, a coloro che noi chiamiamo empirici e che applicano regole incomprese, dà
l’illusione di avere a che fare con esseri veri. Il mago che sa quel che fa, se
interroga le pseudoindividualità da lui stesso suscitate a spese della propria
vitalità, non può vedere in ciò che un mezzo per far apparire, attraverso uno
sviluppo artificiale, quel che il suo «subconscio» conteneva già allo stato
latente; la stessa teoria è d’altra parte applicabile, con le modificazioni
richieste, a tutti i possibili procedimenti divinatori. In questo si può
trovare anche la spiegazione delle «comunicazioni» spiritistiche ‑ quando la
semplice esteriorizzazione dei viventi non sia interamente sufficiente a
spiegarle ‑, con la differenza che le influenze, non essendo dirette in tal
caso da alcuna volontà, si esprimono nel modo più incoerente e disordinato.
Esiste però, inoltre, un’altra differenza, che risiede nei procedimenti
adottati, poiché l’impiego di un essere umano in funzione di «condensatore»,
anteriormente allo spiritismo, era prerogativa degli stregoni della categoria
più bassa; e ve n’è ancora una terza, in quanto, come abbiamo già detto, gli
spiritisti sono più ignoranti dell’ultimo degli stregoni, e nessuno di questi
ha mai spinto l’incoscienza fino a confondere le «influenze erranti» con gli
«spiriti dei morti». Prima di lasciare questo argomento ci preme però
aggiungere che, oltre al modo di agire di cui abbiamo appena parlato ‑ che è il
solo conosciuto dai comuni maghi, perlomeno in Occidente ‑ ne esiste un altro
completamente diverso, il cui principio consiste nel condensare in sé le
influenze in modo da potersene servire a volontà e da avere così a disposizione
una possibilità permanente di produrre determinati fenomeni. È a
1. La magia utilizza inoltre classificazioni a
base astrologica, ma per il momento non ce ne occuperemo.
124
La spiegazione dei fenomeni
questo modo d’azione che devono essere
ricondotti i fenomeni dei fachiri; non si dimentichi, però, che anche costoro
sono relativamente ignoranti, e che coloro i quali conoscono più completamente
le leggi di quest’ordine di cose sono nello stesso tempo quelli che si
disinteressano più totalmente della loro applicazione.
Non pretendiamo che le indicazioni che
precedono costituiscano, nella forma molto succinta che abbiamo loro dato, una
spiegazione assolutamente completa dei fenomeni dello spiritismo; esse
contengono tuttavia tutto quello che occorre per fornire tale spiegazione,
della quale abbiamo voluto mostrare almeno la possibilità prima di dare le vere
prove dell’inanità delle teorie spiritistiche. In questo capitolo abbiamo
dovuto condensare considerazioni il cui sviluppo richiederebbe parecchi volumi;
d’altra parte, vi abbiamo insistito perfino più di quanto sarebbe convenuto
fare se le circostanze attuali non ci avessero dimostrata la necessità di
opporre certe verità alla marea montante delle divagazioni
«neospiritualistiche». Su queste cose, in effetti, non amiamo soffermarci, e
siamo lontani dal provare, per il «mondo intermedio» al quale esse si
riferiscono, l’attrazione che manifestano gli appassionati di «fenomeni»; per
lo stesso motivo non vorremmo andare, in questo campo, oltre considerazioni del
tutto generali e sintetiche, le sole d’altra parte la cui esposizione non può
presentare alcun inconveniente. Siamo persuasi che le spiegazioni da noi date,
così come sono, vanno già molto più lontano di tutto quel che si potrebbe
trovare in altri testi sullo stesso argomento: desideriamo però avvertire
espressamente che esse non sarebbero di alcuna utilità per coloro che volessero
intraprendere esperienze o tentare di dedicarsi a pratiche qualsiasi, cose
queste che, lungi dal dover essere anche solo minimamente favorite, non saranno
mai sconsigliate con abbastanza energia.
125
Parte seconda
Esame delle teorie spiritistiche
I
Differenze tra le scuole spiritistiche
Prima di affrontare l’esame delle teorie
spiritistiche, dobbiamo ricordare che esse variano considerevolmente secondo le
scuole. Lo spiritismo, in genere, è costituito soltanto dall’ipotesi della
comunicazione con i morti e della manifestazione di questi ultimi attraverso
mezzi d’ordine sensibile; per tutto il resto possono esserci divergenze ‑ e ce
ne sono effettivamente ‑ anche su punti importanti come quello della
reincarnazione, dagli uni ammessa e dagli altri rifiutata; e la constatazione
di queste divergenze sarebbe già un buon motivo per dubitare seriamente del
valore delle presunte rivelazioni spiritistiche. In effetti, ciò che
costituisce il carattere del tutto particolare dello spiritismo è il fatto che
la dottrina che esso presenta come sua è interamente basata sugli insegnamenti
degli «spiriti»; è questa una contraffazione della «rivelazione» in senso
religioso, e non è inutile sottolinearlo, tanto più che gli spiritisti non
mancano di sostenere che le religioni devono la loro origine a manifestazioni
dello stesso genere, e di attribuire al loro fondatori le caratteristiche di
medium potentissimi, veggenti e taumaturghi, in un tutt’uno. I miracoli, in
effetti, sono ridotti da essi al livello dei fenomeni che si producono nelle
loro sedute, le profezie a quello dei «messaggi» che essi ricevono1,
e i successi dei loro «medium
1. In un libro intitolato Spirite et
Chrétien, Alexandre Bellemare è giunto a scrivere: «Noi riduciamo i profeti
dell’antica legge al livello dei medium, noi abbassiamo quel che è stato
indebitamente elevato; noi rettifichiamo un senso
129
Errore dello spiritismo
guaritori», in particolare, vengono volentieri
paragonati alle guarigioni riportate nei Vangeli1; in fondo, a
questa gente sembra premere soprattutto la «naturalizzazione del
soprannaturale». Abbiamo del resto l’esempio di una pseudoreligione,
l’Antoinismo, fondata in Belgio da un «guaritore», già capo di un gruppo
spiritistico, i cui insegnamenti ‑ devotamente raccolti dai discepoli ‑ non
contengono nulla più di una specie di morale protestante, espressa in un gergo
pressoché incomprensibile; quasi la stessa cosa si può dire di alcune sette
americane, come la Christian Science, le quali sono, se non proprio
spiritistiche, perlomeno «neospiritualistiche». Diciamo altresì fin d’ora,
poiché se ne presenta l’occasione, che gli spiritisti si compiacciono di
interpretare i Vangeli a modo loro, seguendo l’esempio del protestantesimo, il
cui influsso su tutti questi movimenti non può essere negato: è in questo modo
che essi giungono a credere di trovare nel Vangeli argomenti a favore della
reincarnazione. Del resto, se alcuni spiritisti si proclamano volentieri
cristiani, sono tali soltanto alla maniera dei protestanti liberali, in quanto
ciò non implica che riconoscano la divinità di Cristo, il quale è per essi
soltanto uno «spirito superiore»: è questo l’atteggiamento degli spiritisti
francesi della scuola di Allan Kardec (ve n’è addirittura un ramo che si dice
espressamente «cristiano kardechista»), e quello, inoltre, di coloro che
aderiscono più in particolare al «neocristianesimo» immaginato dall’autore di
vaudevilles Albin Valabrègue (che, fra l’altro, è israelita). Conosciamo
occultisti i quali, anziché dirsi cristiani come tutti, preferiscono
qualificarsi «cristici», per sottolineare che non intendono aderire ad alcuna
Chiesa costituita; anche gli spiritisti dovrebbero trovare espressioni analoghe
adatte a evitare gli equivoci, poiché sono certamente molto più lontani dal
cristianesimo autentico di quanto lo siano quegli occultisti.
denaturato. E ancora, se dovessimo fare una
scelta, noi daremmo di gran lunga la preferenza a ciò che scrivono
quotidianamente i medium attuali piuttosto che a ciò che scrissero i medium
dell’antico Testamento».
1. Cfr. Léon Denis, Christianisme
et Spiritisme, pp. 89-91, Dans l’Invisible, pp. 423-39.
130
Differenze tra le scuole spiritistiche
Ma torniamo agli insegnamenti degli «spiriti»
e alle loro innumerevoli contraddizioni: anche ammettendo che gli «spiriti»
siano ciò che sostengono di essere, quale interesse si può avere ad ascoltare
quello che dicono, se essi stessi non si accordano fra di loro e se, nonostante
la loro mutata condizione, non ne sanno molto più di quanto ne sappiano i
viventi? Sappiamo bene che cosa rispondono gli spiritisti: che ci sono cioè
«spiriti inferiori» e «spiriti superiori», e che solamente questi ultimi sono degni
di fede, mentre gli altri, lungi dal poter «illuminare» i viventi, hanno al
contrario spesso bisogno di essere «illuminati» da loro, senza contare poi gli
«spiriti burloni», ai quali è dovuta una gran quantità di «comunicazioni»
triviali o addirittura oscene, spiriti che bisogna accontentarsi semplicemente
di scacciare. Ma come distinguere queste diverse categorie di «spiriti»? Gli
spiritisti credono di aver a che fare con uno «spirito superiore» quando
ricevono una «comunicazione» alla quale attribuiscono un carattere «elevato», o
perché ha un tono di predica o perché contiene divagazioni vagamente
filosofiche; sfortunatamente, le persone senza preconcetti generalmente vedono
in queste «comunicazioni» soltanto un intreccio di banalità, e se, come spesso
capita, la «comunicazione» in questione è firmata da un grand’uomo, essa
indurrebbe piuttosto a credere che costui, dopo la morte, non abbia certo
«progredito», il che contraddice l’evoluzionismo spiritistico. D’altra parte,
le «comunicazioni» di questo tipo sono quelle che contengono gli insegnamenti
in senso proprio; e poiché ve ne sono di contraddittorie, esse non possono
provenire tutte da «spiriti superiori», e il tono severo di cui si rivestono
non è quindi una garanzia sufficiente; ma a quale altro criterio si potrà
allora ricorrere? Ogni gruppo è naturalmente pieno di ammirazione per le
«comunicazioni» che ottiene e facilmente diffida di quelle che ricevono gli
altri, soprattutto quando si tratta di gruppi nei confronti dei quali esiste
un’aperta rivalità; in realtà, ognuno di essi ha generalmente il suo medium
titolare, e i medium danno prova di un’incredibile gelosia nel confronti dei
confratelli, pretendendo di monopolizzare alcuni «spiriti» e contestando
l’autenticità
131
Errore dello spiritismo
delle «comunicazioni» altrui, seguiti in tale
atteggiamento dai loro rispettivi gruppi; e tutti gli ambienti in cui è
predicata la «fraternità universale» sono più o meno in queste condizioni!
Quando poi vi è contraddizione negli insegnamenti, succede anche di peggio:
tutto ciò che gli uni attribuiscono a «spiriti superiori» è visto dagli altri
come opera di «spiriti inferiori», e viceversa, come nella disputa tra i
reincarnazionisti e gli antireincarnazionisti; ciascuno si appella alla
testimonianza delle sue «guide» o dei suoi «controlli»1, cioè degli
«spiriti» in cui ha riposto la sua fiducia, i quali, beninteso, si affrettano a
rafforzarlo nell’idea della loro «superiorità» e dell’«inferiorità» dei loro
obiettori. In queste condizioni, e quando gli spiritisti sono così lontani
dall’accordarsi sulla qualità dei loro «spiriti», come si potrebbe prestar fede
alle loro facoltà di discernimento? E, anche se non si discutesse la
provenienza dei loro insegnamenti, potrebbero questi ultimi avere molto più
valore delle opinioni dei viventi, dal momento che tali opinioni, quand’anche
erronee, a quanto sembra persistono dopo la morte e non possono cancellarsi o
correggersi se non con estrema lentezza? È in questo modo che si vorrebbe
spiegare per esempio che, mentre la maggioranza delle «comunicazioni»,
soprattutto in Francia, sono di un «deismo» che si richiama alla fine del
secolo XVIII, ve ne sono alcune decisamente atee, e alcune addirittura
materialistiche, il che è meno paradossale di quanto appaia, se si tiene conto
delle concezioni spiritistiche della vita futura. Del resto, «comunicazioni»
del genere in certi ambienti possono anche trovare i loro sostenitori; Jules
Lermina, il «vecchio impiegatuccio» della Lanterne, non accettava forse
volentieri la qualifica di «spiritista-materialista»? Di fronte a tutte queste
incoerenze è segno di prudenza da parte degli spiritisti riconoscere ‑ come
fanno ‑ che la loro dottrina non è definitivamente fissata, ma è suscettibile
di «evolversi» come gli «spiriti» stessi; e forse, data la loro mentalità
particolare, non saranno lontani dal
1. Il primo termine è quello degli spiritisti
francesi, il secondo quello degli spiritisti anglosassoni.
132
Differenze tra le scuole spiritistiche
vedere in ciò un segno di superiorità. Essi
dichiarano infatti di «rimettersi al giudizio della ragione e ai progressi
della scienza, riservandosi di modificare le loro credenze nella misura in cui
il progresso e l’esperienza ne dimostreranno la necessità»1; più
moderni e più «progressisti» non si potrebbe essere. Gli spiritisti pensano
probabilmente, come Papus, che «l’idea di un’evoluzione progressiva mette fine
a tutte le concezioni più o meno profonde delle teologie sul Cielo e
sull’Inferno»2; non si accorgono, i poveretti, che entusiasmandosi
per questa idea, sono semplicemente vittime dell’illusione più ingenua.
Tenendo conto delle condizioni da noi
descritte, è comprensibile che lo spiritismo sia piuttosto anarchico e non
possa avere una organizzazione ben definita; sono state tuttavia costituite, in
diversi paesi, delle specie di associazioni molto aperte, in cui i diversi
gruppi spiritistici, o perlomeno la maggioranza di essi, si uniscono senza
rinunciare alla loro autonomia; ma si tratta in questo caso più di una intesa
che di una direzione effettiva. Sono le «Federazioni», come quelle esistenti
specialmente in Belgio e in molti stati dell’America del Sud; in Francia è
stata fondata nel 1919 una «Unione spiritistica», le cui ambizioni sono
maggiori, giacché nella sua sede risiede un «Comitato di direzione dello
spiritismo»; non sappiamo però fino a che punto questa direzione è seguita, e,
in ogni caso, è certo che ci sono sempre dei dissidenti3. Nel seno
stesso della scuola kardechista propriamente detta, l’accordo non è del tutto
perfetto: alcuni, come Léon Denis, dichiarano di attenersi rigorosamente al
kardechismo puro; altri, come Gabriel Delanne, vogliono dare al movimento
spiritistico tendenze più «scientifiche». Alcuni spiritisti
1. Dr. Gibier, Le Spiritisme, p. 141. Cfr. Léon Denis, Christianisme et
Spiritisme, p. 282.
2. Traité
méthodique de Science occulte, p. 360.
3. Al Congresso spiritistico tenutosi a Bruxelles
nel gennaio 1910 era stato formulato un progetto ancor più ambizioso, quello di
una «Federazione spiritistica universale»; non sembra però che la proposta
abbia mai avuto un seguito, anche se fu costituito allora un «Ufficio
internazionale dello spiritismo», sotto la presidenza del cavaliere Le Clément
de Saint-Marcq.
133
Errore dello spiritismo
affermano addirittura che «lo
spiritismo-religione deve cedere il posto allo spiritismo-scienza»1;
ma in fondo lo spiritismo, qualsiasi forma rivesta, e qualsiasi siano le sue
pretese «scientifiche», non potrà mai essere altro che una pseudoreligione.
Possiamo riferire, come particolarmente significative sotto questo aspetto, le
domande poste e discusse, nel 1913, al Congresso spiritistico internazionale di
Ginevra: «A quale funzione può aspirare lo spiritismo nell’evoluzione religiosa
dell’umanità? Lo spiritismo è la religione scientifica universale? Qual è il
rapporto tra lo spiritismo e le altre religioni attualmente esistenti? Lo
spiritismo può essere assimilato a un culto?». La dichiarazione citata non
proviene del resto dalla scuola kardechista; essa è tratta dalla pubblicazione
ufficiale di una setta denominata «Fraternismo», la quale professa teorie
piuttosto particolari e ha avuto uno sviluppo notevole, soprattutto negli
ambienti operai del nord della Francia; ne riparleremo al momento opportuno,
trattando di alcune altre sette dello stesso genere, e non fra le meno
pericolose.
In America, il legame fra tutti i gruppi è
costituito soprattutto da vaste riunioni all’aria aperta chiamate camp-meetings,
che si tengono a intervalli più o meno regolari e nelle quali si ascoltano per
diversi giorni i discorsi e le esortazioni dei capi del movimento e dei medium
«ispirati»; queste riunioni sono del tutto diverse dai congressi europei.
D’altra parte, nel suo paese d’origine ‑ com’è naturale ‑ lo spiritismo ha dato
origine alle associazioni più numerose e dal carattere più variato; esso non si
è mai presentato in modo più scoperto sotto le specie di una religione quanto
in alcune di queste associazioni. In effetti, esistono spiritisti che non hanno
timore di formare delle «Chiese», con una organizzazione del tutto simile a
quella delle innumerevoli sette protestanti americane: è il caso, per esempio,
della «Chiesa del Vero Spiritualismo», fondata per ispirazione dello «spirito»
del rev. Samuel Watson, un ex pastore metodista convertitosi in precedenza al modern
spiritualism. Altri preferiscono
1. «Le Fraterniste», 19 dicembre 1913.
134
Differenze tra le scuole spiritistiche
la forma delle società segrete o semisegrete
che sono in grande auge negli Stati Uniti e fanno a gara nel fregiarsi dei
titoli più pomposi e più impressionanti per i «profani»; un americano potrà
trarre in inganno chi non sa di che si tratta presentandosi come membro
dell’«Antico Ordine di Melchisedec» ‑ chiamato anche «Confraternita di Gesù»1
‑ o di un qualsiasi «Ordine dei Magi» (ce ne sono parecchi con questo nome); e
ci si sorprenderà scoprendo in seguito che si ha semplicemente a che fare con
un comune spiritista. Organizzazioni del genere possono d’altra parte non
essere dichiaratamente spiritistiche, ma annoverare un gran numero di
spiritisti fra i loro membri; del resto, fra le molteplici forme di
«neospiritualismo» alcune sono soltanto spiritismo più o meno perfezionato. Si
tratta di cose talmente generalizzate che viene talvolta da chiedersi se
l’apparenza occultistica e le ambizioni esoteriche di questo o quel gruppo non
siano un semplice mascheramento assunto da alcuni spiritisti che hanno voluto isolarsi
dalla massa e operare una specie di relativa selezione. Se gli spiritisti in
genere respingono ogni esoterismo, basta la presenza di alcuni di essi negli
ambienti propriamente occultistici per provare che vi possono essere molti
accomodamenti e compromessi; la condotta di questa gente non è sempre
rigorosamente conforme ai suoi principi, se pure si può dire che ne abbia.
Tutto ciò si riscontra soprattutto fra gli spiritisti anglosassoni; abbiamo già
parlato altra volta di una società inglese, cosiddetta rosacrociana, denominata
«Ordine della Rugiada e della Luce», accusata dalle organizzazioni concorrenti
di praticare la «magia nera»2; quel che è certo è che essa non aveva
alcun rapporto con l’antica Rosa-Croce da cui sosteneva di derivare, che la
maggior parte dei suoi membri erano spiritisti e che, in realtà, in essa si
faceva più spiritismo che altro. «Le loro guide», leggiamo infatti in una
lettera riprodotta
1. Quest’Ordine, sotto i cui auspici opera
l’«Associazione dei camp-meetings di Sion-Hill», nell’Arkansas, è
diretta da un «Supremo Tempio», che si riunisce annualmente in questa stessa
località, ed è composto da delegati «scelti dai Regni di Luce» (sic).
2. Le Théosophisme
cit., pp. 33-4.
135
Errore dello spiritismo
in una pubblicazione teosofistica, «sono degli
“elementari”: Francisco il monaco, Sheldon e Abdallah ben Yusuf, un antico
adepto arabo; sacrificano dei capretti; hanno voluto formare un cerchio per
ottenere informazioni in maniera proibita. Fra essi vi sono pure degli
astrologi e dei seguaci fanatici di Hiram Butler»1. Quest’ultimo
personaggio fondò a Boston una «Confraternita esoterica», che si riproponeva
«lo studio e lo sviluppo del vero senso interno dell’ispirazione divina, e
l’interpretazione di tutte le Scritture»; nelle opere piuttosto numerose da lui
pubblicate non si trova niente di serio. Tuttavia, della società da noi citata
come esempio non si può dire, a parlare propriamente, che si tratti di una
scuola spiritistica; si può però supporre che lo spiritismo si sia infiltrato
in una organizzazione preesistente o che si trattasse di un semplice
travestimento destinato a imbrogliare con l’ausilio di un nome usurpato; in
ogni caso ‑ se davvero si trattava di spiritismo ‑ esso tendeva a farsi passare
per qualcos’altro. Abbiamo citato questo caso per meglio mostrare tutte le
forme che un movimento di questo genere è capace di assumere; a questo
proposito ricorderemo ancora l’influsso che lo spiritismo ha manifestamente
esercitato sull’occultismo e sul teosofismo, nonostante l’apparente antagonismo
in cui si trova nei confronti di tali scuole più recenti, i cui fondatori e
capi, essendo stati precedentemente per la maggior parte spiritisti,
conservarono sempre qualcosa delle loro prime idee.
1. «Lucifer», 15 giugno 1889.
136
II
L’influsso dell’ambiente
Sebbene le teorie spiritistiche siano dedotte
dalle «comunicazioni» dei presunti «spiriti», esse sono sempre in stretto
rapporto con le idee che circolano nell’ambiente in cui sono elaborate; questa
constatazione suffraga fortemente la tesi che abbiamo esposto, secondo la quale
la principale fonte reale delle «comunicazioni» si troverebbe nel «subconscio»
del medium e dei partecipanti. Ricordiamo che si può formare anche una specie
di combinazione dei diversi «subconsci» presenti, in modo da dare perlomeno l’illusione
di una «entità collettiva»; diciamo illusione, perché solo gli occultisti, con
la loro mania di vedere in tutto e dappertutto «esseri viventi» (e dire che
rimproverano alle religioni il loro preteso antropomorfismo!), possono
lasciarsi suggestionare a tal punto dalle apparenze da credere che si tratti di
un essere vero e proprio. Comunque sia, la formazione di tale «entità
collettiva», se si vuol conservare questo modo di esprimersi, spiega il fatto ‑
notato da tutti gli spiritisti ‑ che le «comunicazioni» sono tanto più nette e
più coerenti quanto più le sedute sono tenute regolarmente e sempre con gli
stessi partecipanti; per questo motivo gli spiritisti insistono su tali
condizioni, anche senza conoscerne la ragione, e spesso esitano ad ammettere
nuovi membri in gruppi già costituiti, preferendo invitarli a formare altri
gruppi; del resto, una riunione troppo numerosa si presterebbe male
all’instaurazione di legami solidi e duraturi fra i suoi membri. Se si crede
allo spiritista russo Aksakoff, secondo il quale l’aspetto delle
«materializzazioni» si
137
Errore dello spiritismo
modificherebbe ogni volta che nuovi
partecipanti sono introdotti nelle sedute in cui si producono (anche se le
«materializzazioni» continuano a presentarsi sotto la stessa identità),
l’influsso dei partecipanti può avere notevoli effetti e manifestarsi in modi
diversi da quelli delle «comunicazioni». Naturalmente il fatto è da lui
spiegato come un imprestito che gli «spiriti materializzati» attingono dai
«perispiriti» dei viventi, mentre noi possiamo soltanto vedervi la
realizzazione di una specie di «immagine composita» alla quale ciascuno
fornisce qualche elemento, una sorta di fusione che si opera fra i prodotti dei
diversi «subconsci» individuali.
Naturalmente non escludiamo la possibilità
dell’intervento di influssi estranei; ma, in via generale, tali influssi,
qualsiasi essi siano, quando intervengono devono essere conformi alle tendenze
dei gruppi in cui si manifestano. In effetti, è necessario che essi siano
attirati da certe affinità; gli spiritisti, ignorando le leggi secondo le quali
tali influssi agiscono, sono obbligati ad accettare quel che si presenta senza
poterlo determinare a loro piacere. D’altra parte abbiamo detto che le «influenze
erranti» non possono in quanto tali essere considerate propriamente coscienti;
esse si formano una coscienza temporanea con l’aiuto dei «subconsci» umani, di
modo che, dal punto di vista delle manifestazioni intelligenti, il risultato è
in questo caso esattamente lo stesso di quando non vi sia che la sola azione
delle forze esteriorizzate dei partecipanti. L’unica eccezione che occorre fare
riguarda la coscienza riflessa che può permanere in elementi psichici
appartenuti a esseri umani e attualmente in via di disgregazione; ma le
risposte che provengono da questa fonte hanno generalmente un carattere
frammentarlo e incoerente, per cui gli stessi spiritisti non vi prestano molta
attenzione; tuttavia, ciò soltanto proviene autenticamente dai morti, benché lo
«spirito» di questi, ovvero il loro essere reale, non vi sia in alcun modo
implicato.
È necessario considerare un’altra cosa, la cui
azione può essere molto importante: si tratta degli elementi attinti non più
dai partecipanti diretti ma dall’ambiente generale. L’esistenza di
138
L’influsso dell’ambiente
tendenze o di correnti mentali la cui forza è
predominante in un’epoca e in un paese determinato è conosciuta abbastanza
comunemente, perlomeno in maniera vaga, perché non sia difficile comprendere
che cosa vogliamo dire. Tali correnti agiscono più o meno su tutti, ma il loro
influsso è particolarmente forte sugli individui che si possono chiamare
«sensitivi», e nei medium questa caratteristica si trova presente al più alto
grado. D’altra parte, negli individui normali questo stesso influsso si
esercita principalmente nella sfera del «subconscio»; esso si affermerà quindi
più nettamente quando il contenuto del «subconscio» apparirà all’esterno, come
accade appunto nelle sedute spiritistiche, e a tale origine si devono
ricondurre molte di quelle inverosimili banalità che fanno mostra di sé nelle
«comunicazioni». In questo campo possono anche verificarsi manifestazioni che
sembrano presentare un interesse maggiore: vi sono idee di cui si dice
volgarmente che sono «nell’aria», e si sa che alcune scoperte scientifiche sono
state fatte simultaneamente da diverse persone che lavoravano indipendentemente
le une dalle altre; se simili risultati non sono mai stati ottenuti dai medium,
ciò è avvenuto perché anche se essi ricevono un’idea di questo genere sono del
tutto incapaci di servirsene, e si limiteranno in questo caso a esprimerla
sotto una forma più o meno ridicola, talvolta quasi incomprensibile, ma che
susciterà l’ammirazione degli ignoranti fra i quali lo spiritismo recluta la
stragrande maggioranza dei suoi aderenti. Ecco come si spiegano le
«comunicazioni» di stile scientifico o filosofico, che gli spiritisti
presentano come una prova della verità della propria dottrina quando il medium,
troppo poco intelligente o istruito, sembra loro evidentemente incapace di aver
inventato simili cose; dobbiamo ancora aggiungere che, in molti casi, queste
«comunicazioni» sono semplicemente il riflesso di letture generiche, forse
incomprese, che non necessariamente coincidono con quelle del medium. Le idee o
le tendenze mentali di cui parliamo agiscono un po’ alla maniera delle
«influenze erranti», e d’altronde tale denominazione è così ampia che è
possibile farvele rientrare come costituenti una classe speciale di esse:
simili influssi non
139
Errore dello spiritismo
sono necessariamente incorporati nel
«subconscio» degli individui, potendo anche rimanere allo stato di correnti più
o meno indeterminate (ma che, è inutile ricordarlo, non hanno nulla delle
correnti «fluidiche» degli occultisti), e manifestarsi ciò nondimeno nelle
sedute spiritistiche. In effetti, in tali sedute non è soltanto il medium ma il
gruppo intero che si mette in uno stato di passività o, se si vuole, di
«ricettività»; ciò gli consente di attirare le «influenze erranti» in genere,
poiché sarebbe incapace di captarle esercitando su di loro un’azione positiva
come fa il mago. Tale passività, con tutte le conseguenze che comporta, è il
più grande fra tutti i pericoli dello spiritismo; occorre d’altra parte
aggiungere a essa, sotto questo aspetto, lo squilibrio e la dissociazione
parziale che simili pratiche provocano negli elementi costitutivi dell’essere
umano; anche in coloro che non sono medium, essi non sono affatto trascurabili:
la fatica avvertita dal semplici partecipanti dopo una seduta lo dimostra
sufficientemente, e, con il tempo, gli effetti possono essere fra i più
funesti.
Vi è un altro punto che richiederebbe
un’attenzione del tutto particolare: esistono organizzazioni completamente
opposte al gruppi spiritistici, nel senso che si dedicano a provocare e a
mantenere, in modo cosciente e volontario, certe correnti mentali. Se
consideriamo da una parte un’organizzazione di questo genere e dall’altra un
gruppo spiritistico, è facile rendersi conto di quel che potrà prodursi: l’una
emetterà una corrente, l’altro la riceverà; si avranno così un polo positivo e
un polo negativo tra i quali si stabilirà una specie di «telegrafia psichica»,
sopratutto se l’organizzazione in questione è capace non soltanto di produrre
la corrente ma anche di dirigerla. Una spiegazione di tal genere è anche
applicabile ai fenomeni di «telepatia»; in questi ultimi però la comunicazione
si stabilisce tra due individui e non tra due collettività, e inoltre è nella
maggior parte dei casi del tutto accidentale e momentanea, non essendo voluta
né da una parte né dall’altra. Si noterà che ciò si ricollega a quel che
abbiamo detto sulle origini reali dello spiritismo e sulla funzione che hanno
potuto esercitarvi uomini viventi, senza avervi in
140
L’influsso dell’ambiente
apparenza minimamente preso parte: un tale
movimento si prestava per sua natura a servire alla propagazione di certe idee,
la cui provenienza poteva restare interamente ignota a coloro stessi che vi
partecipavano; ma l’inconveniente era che lo strumento così creato poteva anche
trovarsi alla mercé di influssi diversi, forse addirittura opposti a quelli che
erano originariamente in azione. Non possiamo insistere oltre su questo punto,
né formulare una teoria più completa dei centri di emissione mentale ai quali
abbiamo alluso; lo faremo forse in qualche altra occasione, anche se ciò
comporterà difficoltà. Al fine di evitare ogni falsa interpretazione
aggiungeremo, a tale riguardo, soltanto questo: dovendo spiegare la
«telepatia», gli psichisti ricorrono volentieri a qualcosa che assomiglia
vagamente alle «onde herziane»; si tratta effettivamente di un’analogia che può
aiutare, se non a comprendere le cose, perlomeno a rappresentarsele in una
certa misura; ma se si superano i limiti entro i quali l’analogia è valida quel
che resta è soltanto una immagine grossolana quasi quanto quella dei «fluidi»,
nonostante la sua apparenza più «scientifica»; in realtà, la natura delle forze
in gioco è essenzialmente diversa da quella delle forze fisiche.
Ma ritorniamo all’influsso dell’ambiente
considerato nel caso più generale: che tale influsso abbia agito in precedenza
sugli spiritisti stessi o che prenda corpo specialmente in occasione delle loro
sedute, a esso occorre attribuire la maggior parte delle variazioni che
subiscono le teorie dello spiritismo. Ciò spiega, per esempio, come gli
«spiriti» siano «poligamisti» presso i mormoni e «neomalthusiani» in altri
ambienti americani; inoltre, è certo che l’atteggiamento dei diversi gruppi nei
confronti della reincarnazione si spiega in modo del tutto simile. In effetti,
abbiamo visto come l’idea della reincarnazione trovò in Francia un ambiente
preparato a riceverla e a svilupparla; per contro, se gli spiritisti
anglosassoni la rifiutarono, è secondo alcuni a causa delle loro concezioni
«bibliche». A dire il vero, questo motivo non sembra assolutamente sufficiente
in se stesso, poiché gli spiritisti francesi invocano la testimonianza del
Vangelo a favore della reincarnazione; e soprattutto in un
141
Errore dello spiritismo
ambiente protestante le interpretazioni più
fantasiose possono avere libero corso. La realtà è che, se gli «spiriti»
inglesi e americani dichiaravano che la reincarnazione è in disaccordo con la
Bibbia (la quale d’altro canto non ne parla, per la buona ragione che si tratta
di una idea del tutto moderna), ciò avveniva perché tale era il pensiero di
coloro che li interrogavano; nel caso contrario, essi avrebbero sicuramente
espresso un’opinione del tutto diversa, né avrebbero avuto difficoltà a
presentare testi in appoggio, come fanno infatti i reincarnazionisti. Ma c’è di
meglio: sembra che, particolarmente in America, la reincarnazione sia respinta
perché la possibilità che il proprio spirito venga ad animare il corpo di un
negro fa orrore al bianchi1! Se gli «spiriti» americani accampavano
un simile motivo non è soltanto, come dicono gli spiritisti francesi, perché
non erano completamente «liberi» dai loro pregiudizi terreni; è perché essi
erano soltanto il riflesso della mentalità di coloro che ricevevano i loro
«messaggi», e cioè della mentalità degli americani. L’importanza accordata a
considerazioni di quest’ordine dimostra inoltre fino a che punto possa
spingersi il ridicolo sentimentalismo comune a tutti gli spiritisti. Se vi sono
oggi spiritisti anglosassoni che ammettono la reincarnazione, è sotto
l’influsso delle idee teosofistiche; lo spiritismo, limitandosi sempre a
seguire le correnti mentali, non può in alcun caso esserne l’origine a causa di
quell’atteggiamento di passività che abbiamo segnalato. Del resto, le tendenze
più generali dello spiritismo sono le stesse della mentalità moderna, quali per
esempio la credenza nel progresso e nell’evoluzione; tutto il resto proviene da
correnti più particolari, che agiscono in ambienti meno estesi, ma soprattutto ‑
nella maggior parte dei casi ‑ in ambienti che si possono considerare «medi»
sotto l’aspetto dell’intelligenza e dell’istruzione. Da questo punto di vista
sarebbe opportuno rilevare la funzione che hanno le concezioni diffuse dalle
opere di volgarizzazione scientifica; molti spiritisti appartengono alla classe
a cui tali opere si rivolgono, e, se ve ne sono il cui livello mentale è ancora
1. Gibier, op.
cit., pp. 138-9.
142
L’influsso dell’ambiente
più basso, a costoro le stesse idee giungono
attraverso altri, oppure le attingono semplicemente nell’ambiente. Per quanto
riguarda le idee di ordine più elevato, non potendo essere rafforzate da una
simile espansione, esse non vengono mai a riflettersi nelle «comunicazioni»
spiritistiche, e c’è da rallegrarsene, giacché lo «specchio psichico»
costituito dal medium non potrebbe che deformarle senza vantaggio per nessuno,
essendo gli spiritisti del tutto incapaci di apprezzare ciò che supera le
concezioni correnti.
Quando una scuola spiritistica sia giunta a
costituire una parvenza di dottrina e a fissare alcune grandi linee, le
variazioni all’interno di essa vertono ormai solo su punti secondari, ma, entro
tali limiti, continuano a seguire le stesse leggi. Può tuttavia accadere che le
«comunicazioni» persistano allora nel tradurre una mentalità che è piuttosto
quella dell’epoca in cui la scuola si formò, poiché la mentalità è rimasta
quella dei suoi aderenti anche se non corrisponde più interamente all’ambiente.
È quanto si è verificato con il kardechismo, che ha sempre conservato qualche
caratteristica degli ambienti socialisti del 1848 nei quali ebbe origine.
Bisogna però aggiungere che lo spirito che animava tali ambienti non è mai
interamente scomparso, anche al di fuori dello spiritismo, ed è loro
sopravvissuto, sotto forme diverse, in tutte le varietà di «umanitarismo» che
da allora presero sviluppo; il kardechismo è rimasto però più vicino alle
vecchie forme, mentre altre tappe di tale sviluppo si sono in qualche modo
«cristallizzate» in movimenti «neospiritualistici» di data più recente. Del
resto, le tendenze democratiche sono intrinseche dello spiritismo in generale,
così come, in modo più o meno accentuato, di tutto il «neospiritualismo». Ciò
avviene perché lo spiritismo, riflettendo fedelmente lo spirito moderno in
questo come in molti altri aspetti, è e non può essere che un prodotto della
mentalità democratica; come è stato detto molto giustamente, esso è «la
religione del democratico, l’eresia a cui sola poteva portare, in religione, la
democrazia»1. Quanto
alle
1. «Les Lettres»,
dicembre 1921, pp. 913-4.
143
Errore dello spiritismo
altre scuole «neospiritualistiche», anch’esse
sono egualmente creazioni specificamente moderne, influenzate inoltre in modo
più o meno diretto dallo stesso spiritismo; quelle però che ammettono una
pseudoiniziazione, per quanto illusoria, e di conseguenza una certa gerarchia,
sono meno logiche dello spiritismo, poiché vi è in ciò, piaccia o no, qualcosa
di decisamente contrario allo spirito democratico. Sotto questo aspetto, ma in
un ordine di idee un po’ diverso, ci sarebbe occasione di singolari osservazioni
in certi atteggiamenti contraddittori come quello delle affiliazioni della
Massoneria attuale (soprattutto in Francia e negli altri paesi detti latini)
che, pur sbandierando le pretese più accanitamente democratiche, conservano
accuratamente l’antica gerarchia, senza accorgersi dell’incompatibilità;
proprio tale incoscienza della contraddizione deve richiamare l’attenzione di
coloro che vogliono studiare le caratteristiche della mentalità contemporanea.
Questa incoscienza però non si manifesta forse da nessun’altra parte con tanta
ampiezza, se così si può dire, quanto negli spiritisti e in coloro che hanno
con essi qualche affinità.
Sotto certi aspetti, l’osservazione di ciò che
avviene negli ambienti spiritistici può dare, per le ragioni da noi esposte,
indicazioni piuttosto chiare sulle tendenze che predominano in un certo
momento, per esempio nel campo della politica. Gli spiritisti francesi, per
esempio, rimasero per molto tempo, nella loro grande maggioranza, legati a
concezioni socialistiche fortemente colorate di internazionalismo; alcuni anni
prima della guerra si produsse però un cambiamento: l’orientamento generale
divenne quello di un radicalismo con accentuate tendenze patriottiche; solo
l’anticlericalismo non mutò mai. Oggi l’internazionalismo è ricomparso sotto
forme diverse: è naturalmente in tali ambienti che idee come quella della
«Società delle Nazioni» suscitano l’entusiasmo maggiore; d’altra parte, fra gli
operai che hanno aderito allo spiritismo, quest’ultimo è ritornato socialista,
ma di un socialismo di nuovo stampo, molto diverso da quello del 1848 che era
quel che si potrebbe dire un socialismo «piccolo borghese». Infine, sappiamo
che attualmente
144
L’influsso dell’ambiente
si pratica molto lo spiritismo in alcuni
ambienti comunisti1, e siamo convinti che tutti gli «spiriti» vi
predicano il bolscevismo; d’altro canto, se così non fosse non vi
riscuoterebbero il minimo credito.
Esaminando le «comunicazioni» abbiamo tenuto
presenti solamente quelle ottenute senza frode, poiché le altre non hanno
evidentemente alcun interesse; la maggioranza degli spiritisti sono certamente
in buona fede, e soltanto i medium professionisti possono essere sospettati a
priori, anche quando abbiano dato prove manifeste delle loro facoltà.
D’altra parte, le tendenze reali degli ambienti spiritistici si mostrano meglio
nei gruppetti privati che non nelle sedute dei medium famosi; occorre poi saper
distinguere tra le tendenze generali e quelle proprie di questo o quel gruppo.
Queste ultime si traducono particolarmente nella scelta dei nomi sotto i quali
si presentano gli «spiriti», soprattutto quelli che sono le «guide» ufficiali
del gruppo; è noto che sono generalmente nomi di personaggi illustri, e ciò
farebbe pensare non solo che questi ultimi si manifestano molto più volentieri
degli altri e hanno acquisito una specie di ubiquità (un’analoga osservazione
dovremo fare a proposito della reincarnazione), ma anche che le qualità
intellettuali da essi possedute su questa terra si sono incresciosamente
ridotte. In un gruppo nel quale la religiosità era la nota dominante, le
«guide» erano Bossuet e Pio IX; in altri in cui si hanno pretese letterarie,
sono grandi scrittori, fra i quali di solito si incontra Victor Hugo, senza
dubbio perché fu spiritista egli stesso. Vi è però un fatto curioso: nel caso
personale di Victor Hugo, chiunque o addirittura qualunque cosa si esprimeva in
versi perfettamente corretti, ciò che concorda con la nostra spiegazione (se
diciamo «qualunque cosa» è perché egli riceveva talvolta «comunicazioni» da
identità fantastiche, quali «l’ombra
1. Lo stesso Lenin si dichiarò spiritista in
una conversazione con una istitutrice parigina che poi ebbe noie con la
giustizia; è difficile sapere se tale professione di fede fu veramente sincera,
o se non sia il caso di scorgervi un semplice atto di cortesia nel confronti di
una fervente spiritista. A ogni buon conto in Russia lo spiritismo imperversa
furiosamente in tutte le classi della società.
145
Errore dello spiritismo
del sepolcro», e basta riferirsi alle sue
opere per vederne la provenienza)1, mentre nell’ambiente degli
spiritisti Victor Hugo dimentica anche le più elementari regole della prosodia
se coloro che lo interrogano le ignorano essi stessi. Esistono tuttavia casi
meno sfavorevoli: un ex ufficiale (fra gli spiritisti ce ne sono molti) che si
è reso noto per certe esperienze di «fotografia del pensiero» i cui risultati
sono perlomeno contestabili, è fermamente convinto che sua figlia sia ispirata
da Victor Hugo; costei possiede in effetti una poco comune facilità di
versificazione, e si è con ciò conquistata una certa notorietà, il che non
prova certamente nulla, a meno che non si ammetta con certi spiritisti che
tutte le predisposizioni naturali sono dovute a un influsso degli «spiriti» e
che coloro che danno prova di determinate qualità sin dalla loro giovinezza
sono medium senza saperlo; altri spiritisti, invece, vedono negli stessi fatti
soltanto un argomento a favore della reincarnazione. Ma ritorniamo alle firme
delle «comunicazioni», e citiamo quel che dice a tal proposito uno psichista
poco sospettabile di parzialità, L. Moutin: «Un uomo di scienza non resterà
affatto soddisfatto e tantomeno approverà le comunicazioni idiote di Alessandro
il Grande, di Cesare, di Cristo, della Santa Vergine, di san Vincenzo de’
Paoli, di Napoleone I, di Victor Hugo ecc., che una folla di pseudomedium
sostengono invece essere esatte. L’abuso dei grandi nomi è riprovevole, poiché
dà origine allo scetticismo. Abbiamo spesso dimostrato a questi medium
che si sbagliavano, ponendo ai presunti spiriti presenti domande che essi
dovevano conoscere ma che i medium ignoravano. Napoleone I, per esempio, non si
ricordava più di Waterloo; san Vincenzo de’ Paoli non sapeva
1. Segnaliamo a questo proposito che lo
«Spirito di Verità» (denominazione tratta dal Vangelo) compare tra i firmatari
del manifesto che funge da preambolo al Livre des Esprits (la prefazione
dell’Évangile selon le Spiritisme porta questa stessa firma), e che
Victor Hennequin, uno dei primi spiritisti francesi, morto pazzo, era ispirato
dall’«anima della terra», da cui fu persuaso di essere stato elevato al rango
di «vicedio» del pianeta. (Cfr.
Eugène Nus, Choses de l’autre monde, p. 139). Come
fanno gli spiritisti, che attribuiscono tutto ai «disincarnati», a spiegare
bizzarrie di questo genere?
146
L’influsso dell’ambiente
più una sola parola di latino; Dante non
comprendeva l’italiano; Lamartine, Alfred De Musset erano incapaci dì mettere
insieme due versi. Cogliendo questi spiriti in flagrante delitto di
ignoranza e facendo toccare con mano la verità a questi medium, credete
forse che siamo riusciti a scuotere la loro convinzione? No, perché lo
spirito-guida sosteneva che eravamo in malafede e che cercavamo di impedire a
una grande missione di compiersi, missione riservata al suo medium.
Abbiamo conosciuto parecchi di questi grandi missionari che hanno finito
la loro missione in case particolari!»1. Papus da parte sua
dice: «Quando san Giovanni, Maria Vergine o Gesù Cristo vengono a comunicare,
cercate fra i partecipanti un credente cattolico: è dal suo cervello e da
nessun’altra parte che ha origine l’idea direttrice. Analogamente, quando, come
ho visto io stesso, si presenta D’Artagnan, inutile vedere (sic) se si
tratta effettivamente di un ammiratore di Alexandre Dumas». Dobbiamo fare
soltanto due correzioni: primo, occorre sostituire «cervello» con «subconscio»
(questi «neospiritualisti» parlano talvolta come dei semplici materialisti);
secondo, poiché i «credenti cattolici» propriamente detti sono piuttosto rari
nei gruppi spiritistici, mentre le «comunicazioni» di Cristo o dei santi non lo
sono affatto, bisognerebbe parlare soltanto di influsso di idee cattoliche,
presenti allo stato «subconscio» in coloro stessi che ritengono di essersene
completamente «liberati»; la sfumatura è piuttosto importante. Papus prosegue in
questi termini: «Quando Victor Hugo viene a far versi di tredici piedi e a dare
consigli culinari, quando la signora de Girardin viene a dichiarare il suo
amore postumo a un medium americano2, ci sono novanta probabilità su
cento che si tratti di un errore di interpretazione. Il punto di partenza
dell’idea impulsiva dev’essere cercato nelle vicinanze»3. Più
1. Le
Magnétisme humain, l’Hypnotisme et le Spiritualisme moderne, pp. 370-1.
2. Si tratta di Henry Lacroix, di cui parleremo più
avanti.
3. Traité
méthodique de Science occulte, p. 847, cfr. ivi, p. 341. Ecco un altro esempio (citato da Dunglas Home) che può sicuramente
essere considerato fra
147
Errore dello spiritismo
decisamente noi diremo: in questi e in tutti
gli altri casi senza eccezione vi è sempre un errore di interpretazione da
parte degli spiritisti; questi però sono forse i casi in cui si può scoprire
più facilmente la vera origine delle «comunicazioni», per poco che ci si
dedichi a una piccola indagine sulle letture, i gusti e le preoccupazioni
abituali dei partecipanti. Naturalmente le «comunicazioni» più straordinarie
per il loro contenuto o per la loro provenienza supposta non sono quelle che
gli spiritisti accolgono con meno rispetto e sollecitudine; si tratta di gente
resa completamente cieca dalle proprie idee preconcette, e la sua credulità
sembra non avere confini, mentre la sua intelligenza e il suo discernimento
hanno confini molto ristretti; parliamo naturalmente della massa, poiché vi
sono diversi gradi di accecamento. Il fatto di accettare le teorie
spiritistiche può essere una prova di stupidità o soltanto di ignoranza; coloro
che rientrano nel primo caso sono incurabili, e non si può far altro che
compiangerli; quanto a coloro che rientrano nel secondo caso, le cose stanno
forse diversamente, e si può cercare di far loro comprendere l’errore in cui
cadono, purché esso non sia talmente radicato in loro da aver provocato una
deformazione mentale irrimediabile.
i più stravaganti: «Nel resoconto di una
seduta tenuta a Napoli, fra gli spiriti che si presentarono davanti a tre
persone compaiono i nomi di Margherita Pusterla, Dionigi di Siracusa,
Cleopatra, Riccardo Cuor di Leone, Aladino, Belcadel, Guerrazzi, Manin e Vico;
e poi quelli di Abramo, Melchisedec, Giacobbe, Mosè, Davide, Sennacherib,
Eliseo, Gioachino, Giuditta, Giaele, Samuele, Daniele, Mania Maddalena, san
Paolo, san Pietro e san Giovanni senza contare gli altri, poiché in tale
resoconto si assicura che gli spiriti della Bibbia vennero tutti, l’uno dopo
l’altro, a presentarsi di fronte al Nazareno, preceduto da Giovanni Battista» (Les
Lumières et les Ombres du Spiritualisme, pp. 168-9).
148
III
Immortalità e sopravvivenza
Fra le altre pretese ingiustificate, gli
spiritisti hanno quella di fornire la «prova scientifica» ovvero la
«dimostrazione sperimentale dell’immortalità dell’anima»1, tale
affermazione implica un certo numero di equivoci che è necessario chiarire
prima ancora di discutere l’ipotesi fondamentale della comunicazione con i
morti. Innanzi tutto ci può essere un equivoco nell’uso della stessa parola
«immortalità», poiché tale termine non ha per tutti lo stesso significato:
quello che gli occidentali chiamano così non è ciò che gli orientali designano
con termini che possono sembrare equivalenti, e che talvolta lo sono
esattamente, se ci si attiene al solo punto di vista filologico. Il termine
sanscrito amrita, per esempio, si traduce sì letteralmente con
«immortalità», ma si applica esclusivamente a uno stato superiore a tutti i
cambiamenti. giacché l’idea di «morte» è in questo caso estesa a qualsiasi
cambiamento. Gli occidentali, invece, hanno l’abitudine di chiamare «morte»
soltanto la fine dell’esistenza terrena, e del resto non riescono quasi a
concepire gli altri cambiamenti analoghi: sembra infatti che questo mondo sia
per essi la metà dell’Universo, mentre per gli orientali ne rappresenta
soltanto una porzione infinitesimale; ci riferiamo naturalmente agli
occidentali moderni, poiché l’influsso del dualismo cartesiano ha evidentemente
avuto la sua parte in questa
1. Un’opera di Gabriel Delanne ha per titolo L’Âme
est immortelle. Démonstration expérimentale.
149
Errore dello spiritismo
ristretta concezione dell’Universo. È tanto
più necessario insistere su queste cose quanto più esse sono generalmente
ignorate, senza contare che tali considerazioni faciliteranno di molto la
confutazione vera e propria della teoria spiritistica. Dal punto di vista della
metafisica pura, che è poi il punto di vista orientale, non vi sono in realtà
due mondi, questo e l’«altro», correlativi e per così dire simmetrici e
paralleli: esiste una serie indefinita e gerarchizzata di mondi, vale a dire di
stati di esistenza (e non di luoghi), nella quale il nostro è soltanto un
elemento che non ha né maggiore né minore importanza o valore di qualsiasi
altro e si trova semplicemente al posto che deve occupare nell’insieme, così
come tutti gli altri. Di conseguenza l’immortalità, nel senso che abbiamo
indicato, non può essere ottenuta nell’«altro mondo» come pensano gli
occidentali, ma soltanto al di là di tutti i mondi, cioè di tutti gli stati
condizionati; in particolare, essa è fuori del tempo, dello spazio e di tutte
le condizioni analoghe; essendo assolutamente indipendente dal tempo e da ogni
altro possibile modo di durata, l’immortalità si identifica con l’eternità
stessa. Ciò non vuol dire che l’immortalità quale la concepiscono gli
occidentali non abbia anch’essa un significato reale, il quale è però del tutto
diverso: essa è soltanto un prolungamento indefinito della vita, in condizioni
modificate e trasposte, che rimangono peraltro sempre paragonabili a quelle
dell’esistenza terrena. Il fatto stesso che si tratti di «vita» lo prova a
sufficienza, e occorre qui rilevare che l’idea di «vita» è proprio una di
quelle da cui gli occidentali si liberano con più difficoltà, anche quando non
dimostrino nei suoi confronti il superstizioso rispetto che caratterizza certi
filosofi contemporanei; c’è da aggiungere che essi non sfuggono certo con
maggior facilità né al tempo né allo spazio, e in queste condizioni la
metafisica è impossibile. L’immortalità nel senso occidentale non è fuori del
tempo, secondo la sua concezione comune, e, anche secondo una concezione meno
«semplicistica», non è al di fuori di una certa durata; si tratta di una durata
indefinita, che può essere propriamente chiamata «perpetuità», ma non ha alcun
rapporto con l’eternità, così come l’indefinito (il quale procede dal finito
150
Immortalità e sopravvivenza
per sviluppo) non ne ha con l’Infinito. Questa
concezione corrisponde di fatto a un certo ordine di possibilità; ma la
tradizione estremo-orientale, non accettando di confonderla con quella
dell’immortalità, le accorda soltanto il nome di «longevità»; si tratta in
definitiva soltanto di una estensione di cui sono suscettibili le possibilità
di ordine umano. Possiamo accorgercene facilmente chiedendoci che cosa sia
immortale nell’uno e nell’altro caso; nel senso metafisico e orientale è la
personalità trascendente; nel senso filosofico-teologico e occidentale è
l’individualità umana. Non possiamo sviluppare qui la distinzione essenziale
tra personalità e individualità; ma, sapendo anche troppo bene qual’è la
mentalità di molta gente, ci preme dire espressamente che sarebbe vano cercare
un’opposizione tra le due concezioni di cui parliamo, poiché, essendo di ordine
totalmente differente, esse non si escludono né si confondono. Nell’Universo vi
è posto per tutte le possibilità, a condizione di saper mettere ciascuna di
esse al suo vero posto; sfortunatamente, ciò non si riscontra nei sistemi dei
filosofi, ma questa è una contingenza di cui sarebbe sbagliato preoccuparsi.
Quando la discussione è sul «provare
sperimentalmente l’immortalità», è ovvio che non può in alcun modo trattarsi
dell’immortalità metafisica: quest’ultima è per definizione al di là di ogni
possibile esperienza; del resto gli spiritisti non ne hanno la minima idea, per
cui non vi è altro modo di discutere la loro pretesa se non quello di porsi
unicamente dal punto di vista dell’immortalità intesa nel senso occidentale.
Per poco che vi si rifletta, anche da questo punto di vista la «dimostrazione
sperimentale» di cui essi parlano appare come una impossibilità. Non
insisteremo sull’uso improprio del termine «dimostrazione»: l’esperienza è
propriamente incapace di «dimostrare» qualcosa nel senso rigoroso della parola,
ad esempio nel senso che ha in matematica; ma tralasciamo questo punto. e
notiamo solamente che è strana l’illusione, propria dello spirito moderno che
consiste nel far intervenire la scienza ‑ in particolare la scienza
sperimentale ‑ in campi con i quali essa non ha nulla a che vedere, e nel credere
che la sua competenza possa estendersi
151
Errore dello spiritismo
a tutto. I moderni , inebriati dallo sviluppo
che sono riusciti a dare a questo campo molto particolare, al quale si sono per
di più applicati in modo così esclusivo da non vedere nulla al di fuori di
esso, sono giunti, com’era naturale, a non riconoscere i limiti entro cui
l’esperimentazione è valida, di là dal quali essa non può dare alcun risultato.
Ci riferiamo ovviamente all’esperimentazione intesa nel suo significato più
generale, senza restrizioni, ed è perciò chiaro che i limiti di cui parliamo saranno
ancor più ristretti se si considerano soltanto le modalità piuttosto ridotte
che costituiscono i metodi riconosciuti e messi in opera dagli studiosi
ordinari. Nel caso che stiamo esaminando si riscontra appunto un
disconoscimento dei limiti dell’esperimentazione; un altro esempio lo
incontreremo nel caso delle pretese prove della reincarnazione, esempio forse
ancor più sorprendente, o perlomeno apparentemente più strano, che ci darà
l’opportunità di completare queste considerazioni ponendoci da un punto di
vista un po’ diverso.
L’esperienza si riferisce sempre e soltanto a
fatti particolari e determinati, che accadono in un punto definito dello spazio
e in un momento egualmente definito del tempo; tali sono, perlomeno, tutti i
fenomeni che possono essere oggetto di una constatazione sperimentale, chiamata
«scientifica» (ed è quel che intendono anche gli spiritisti). Ciò è comunemente
riconosciuto, ma forse ci si inganna più facilmente sulla natura e sulla
portata delle generalizzazioni alle quali l’esperienza può legittimamente dar
luogo (e che la superano d’altra parte notevolmente): tali generalizzazioni
possono soltanto riguardare classi o insiemi di fatti, ciascuno dei quali,
preso a parte, è tanto particolare e determinato quanto quello sul quale sono
state fatte le constatazioni di cui si generalizzano i risultati; simili
raggruppamenti ‑ o insiemi ‑ sono indefiniti soltanto numericamente, in quanto
raggruppamenti, e non per quel che riguarda i loro elementi. Intendiamo dire
questo: non si è mai autorizzati a concludere che quello che si è constatato in
un certo luogo della superficie terrestre si produca in modo simile in ogni
altro luogo dello spazio, né che un fenomeno che si è osservato in una durata
di
152
Immortalità e sopravvivenza
tempo limitata sia capace di prolungarsi per
una durata indefinita; naturalmente, non dobbiamo qui uscire dal tempo e dallo
spazio, né considerare altro al di fuori dei fenomeni, cioè delle apparenze o
delle manifestazioni esteriori. Occorre saper distinguere tra l’esperienza e la
sua interpretazione: tanto gli spiritisti quanto gli psichisti constatano certi
fenomeni, e non intendiamo discutere la descrizione che ne danno; radicalmente
falsa è l’interpretazione degli spiritisti circa la causa reale di tali
fenomeni. Ammettiamo tuttavia per un momento che l’interpretazione sia
corretta, e che ciò che si manifesta sia veramente un essere umano
«disincarnato»; ne conseguirà necessariamente che tale essere è immortale,
ovvero che la sua esistenza postuma ha una durata realmente indefinita? Si
noterà senza difficoltà che si tratta di un’estensione illegittima
dell’esperienza, consistente nell’attribuire l’indefinità temporale a un fatto
constatato durante un tempo definito; anche accettando l’ipotesi spiritistica,
questo basterebbe a ridurne l’importanza e l’interesse a proporzioni piuttosto
modeste. L’atteggiamento degli spiritisti, i quali immaginano che le loro
esperienze provino l’immortalità, non è logicamente più fondato di quanto
sarebbe quello di un uomo che, non avendo mai visto morire un essere vivente,
affermasse che esso deve continuare a esistere indefinitamente nelle stesse
condizioni per l’unica ragione che egli ne ha constatato l’esistenza in un
certo intervallo di tempo; e questo, ripetiamo, senza mettere in discussione la
verità o la falsità dello spiritismo stesso, poiché il nostro confronto, per
essere completamente giusto, presuppone, per quanto implicitamente, la sua
verità.
Alcuni spiritisti, tuttavia, si sono accorti
più o meno chiaramente dell’illusorietà di tale procedimento, e per mettere
riparo al sofisma inconscio hanno rinunciato a parlare di «sopravvivenza»; in
tal modo (e lo ammettiamo volentieri) essi si sottraggono alle obiezioni da noi
formulate. Non intendiamo dire che questi spiritisti, in genere, non siano
convinti, come tutti gli altri, dell’immortalità e, come gli altri, non credano
alla perpetuità della «sopravvivenza»; ma tale credenza ha in questo caso
153
Errore dello spiritismo
lo stesso carattere che nei non spiritisti e
non differisce granché da quella che può essere, ad esempio, la credenza di
coloro che aderiscono a una qualsiasi religione, con la sola differenza che,
per appoggiarla, alle solite argomentazioni si aggiunge la testimonianza degli
«spiriti». Sennonché le affermazioni di questi ultimi sono assai poco
attendibili, e ciò perché, agli occhi degli stessi spiritisti, esse possono
essere spesso soltanto il risultato delle idee che avevano su questa terra: se
uno spiritista «immortalista» spiega in questo modo le «comunicazioni» che
negano l’immortalità (e ce ne sono), in virtù di quale principio riconoscerà
poi una maggiore autorità a quelle che l’affermano? In ultima analisi, sarà
semplicemente perché queste ultime sono in accordo con le sue proprie
convinzioni; occorrerà però che tali convinzioni abbiano un’altra base, che si
siano costituite indipendentemente dalla sua esperienza e siano perciò fondate
su ragioni non legate particolarmente allo spiritismo. A ogni buon conto, a noi
basta constatare che alcuni spiritisti sentono la necessità di rinunciare
all’assurdità della prova «scientifica» dell’immortalità: si tratta di un punto
acquisito, e di un punto importante onde determinare esattamente la portata
dell’ipotesi spiritistica.
L’atteggiamento da noi definito in precedenza
coincide con quello dei filosofi contemporanei aventi tendenze più o meno
accentuate verso lo spiritismo; l’unica differenza è che i filosofi mettono al
condizionale quello che gli spiritisti affermano categoricamente; in altri
termini, gli uni si accontentano di parlare della possibilità di provare
sperimentalmente la sopravvivenza, mentre gli altri considerano la prova come
già fatta. Bergson, immediatamente prima di scrivere la frase da noi citata in
precedenza, e nella quale esamina precisamente questa possibilità, ammette che
«la stessa immortalità non potrebbe essere provata sperimentalmente»; la sua
posizione a questo riguardo è dunque chiarissima; inoltre, per quel che
riguarda la sopravvivenza, egli spinge la prudenza fino a parlare unicamente di
«probabilità», e ciò forse perché si rende conto, almeno fino a un certo punto,
che l’esperimentazione non produce vere certezze. Tuttavia, pur riducendo in
tal modo il valore della prova sperimentale, egli
154
Immortalità e sopravvivenza
aggiunge che «sarebbe già qualcosa», che
«sarebbe addirittura molto»; agli occhi di un metafisico, invece, e pur senza
introdurre tante restrizioni, questa prova sarebbe ben poca cosa, per non dire
che sarebbe del tutto trascurabile. Se l’immortalità in senso occidentale è già
qualcosa di molto relativo, che, come tale, non si riferisce alla sfera della
metafisica pura, che dire di una semplice sopravvivenza? Anche fuori di ogni
considerazione metafisica, non vediamo come l’uomo possa trovare un interesse capitale
a sapere, in modo più o meno probabile (o anche con certezza), che può contare
su una sopravvivenza che durerà forse soltanto «un tempo x». Può questo
avere per lui molta più importanza di quanta ne avrebbe il sapere più o meno
esattamente quanto durerà la sua vita terrena, della quale gli si offre in tal
modo soltanto un prolungamento indeterminato? Si noterà quanto questo punto di
vista differisca da quello propriamente religioso, il quale non attribuirebbe
alcun valore a una sopravvivenza di cui non fosse assicurata la perpetuità; e
nel richiamo che lo spiritismo fa, in quest’ordine di cose, all’esperienza, si
può vedere ‑ date le conseguenze che ne derivano ‑ una delle ragioni (la quale
è lungi dall’essere la sola) per cui esso sarà sempre e soltanto una
pseudoreligione.
Ci resta da segnalare un altro aspetto della
questione: per gli spiritisti, quale che sia il fondamento della loro credenza
nell’immortalità, tutto ciò che sopravvive nell’uomo è immortale; ciò che
sopravvive è ‑ ricordiamolo ‑ l’insieme costituito dallo «spirito» propriamente
detto e dal «perispirito» che ne è inseparabile. Per gli occultisti ciò che
sopravvive è similmente l’insieme dello «spirito» e del «corpo astrale»; ma, in
questo insieme, soltanto lo «spirito» è immortale, il «corpo astrale» essendo perituro1;
e tuttavia occultisti e spiritisti sostengono egualmente di basare le loro
affermazioni sull’esperienza, la quale mostrerebbe così agli uni la
dissoluzione dell’«organismo invisibile» dell’uomo, mentre gli altri non
avrebbero mai avuto occasione di constatare niente di simile. Secondo la teoria
occultistica, ci
1. Papus, Traité
méthodique de Science occulte cit., p. 371.
155
Errore dello spiritismo
sarebbe una «seconda morte», corrispondente
sul «piano astrale» a ciò che è la morte nel senso comune sul «piano fisico»;
inoltre gli occultisti sono in tal modo obbligati a riconoscere che i fenomeni
psichici non possono in ogni caso provare la sopravvivenza di là dal «piano
astrale». Certe divergenze metterebbero in evidenza la scarsa solidità delle
supposte prove sperimentali almeno per quel che riguarda l’immortalità, se mai
ce ne fosse ancora bisogno dopo le altre ragioni da noi esposte, ragioni che sono
però ai nostri occhi molto più decisive, in quanto di tali prove stabiliscono
l’inanità assoluta; nonostante tutto, non è senza interesse constatare come,
date due scuole di esperimentatori partenti dalla stessa ipotesi, ciò che per
l’una è immortale non lo è per l’altra. C’è da aggiungere che la questione è
ulteriormente complicata, sia per gli spiritisti sia per gli occultisti,
dall’introduzione dell’ipotesi della reincarnazione: la «sopravvivenza»
considerata, le cui condizioni sono diversamente descritte dalle differenti
scuole, rappresenta naturalmente soltanto il periodo intermedio tra due vite
terrene successive, poiché a ogni nuova «incarnazione» le cose devono
evidentemente ritrovarsi nello stesso stato in cui erano in quella precedente.
In fondo si tratterà dunque sempre di una «sopravvivenza» provvisoria e alla
fine la questione rimarrà insoluta: non si può dire, in effetti, che
l’alternanza regolare di esistenze terrene e ultraterrene debba continuare
indefinitamente; le differenti scuole potranno discutervi sopra, ma non è certo
l’esperienza che potrà mai deciderne. Se il problema così è differito, esso non
è pertanto risolto, e lo stesso dubbio permane sempre riguardo al destino
finale dell’essere umano; questo, almeno, dovrebbe ammettere un
reincarnazionista che volesse restare coerente con se stesso, poiché la sua
teoria è meno atta di qualsiasi altra a fornire una soluzione, soprattutto se
ha la pretesa di mantenersi sul terreno dell’esperienza; alcuni credono in
effetti di aver trovato prove sperimentali della reincarnazione, ma questa è
un’altra questione, che esamineremo più avanti.
Si noti che quanto gli spiritisti dicono della
«sopravvivenza», per essi si applica essenzialmente all’intervallo compreso tra
due
156
Immortalità e sopravvivenza
«incarnazioni»; questa è la condizione degli
«spiriti» di cui credono di osservare le manifestazioni; è ciò che essi
chiamano l’«erraticità», ovvero la vita «nello spazio», come se non fosse anche
nello spazio che si svolge l’esistenza terrena! Un termine come «sopravvivenza»
è molto appropriato a designare la loro concezione, poiché si tratta
letteralmente di una vita prolungata, e in condizioni il più possibile simili a
quelle della vita terrena. Non ritroviamo, negli spiritisti, quella
trasposizione che permette ad altri di concepire la «vita futura», o la vita
perpetua, in un modo che rientri in una possibilità, quale che sia d’altronde
il posto che tale possibilità occupa nell’ordine totale; al contrario, la
«sopravvivenza» come essi se la rappresentano è soltanto una impossibilità, in
quanto, trasponendo tali e quali in uno stato le condizioni di un altro stato,
essa comporta un insieme di elementi incompatibili fra loro. Questa
supposizione impossibile è d’altro canto per lo spiritismo assolutamente necessaria,
giacché senza di essa le comunicazioni con i morti non sarebbero neppur
concepibili; per potersi manifestare come si crede che facciano, è necessario
che i «disincarnati» siano molto vicini ai viventi sotto tutti gli aspetti e
che l’esistenza degli uni assomigli stranamente a quella degli altri. Tale
somiglianza giunge a un grado appena credibile e mostra fino all’evidenza come
le descrizioni di questa «sopravvivenza» siano soltanto un semplice riflesso
delle idee terrene, un prodotto dell’immaginazione «subconscia» degli stessi
spiritisti; su questo aspetto dello spiritismo, che non è fra i meno ridicoli.
pensiamo sia bene soffermarci.
157
IV
Le rappresentazioni della sopravvivenza
Di certi selvaggi si racconta che si
raffigurano l’esistenza postuma sull’esatto modello della vita terrena: il
morto continuerebbe a compiere le stesse azioni, a cacciare, pescare, fare la
guerra, a dedicarsi in una parola a tutte le sue occupazioni abituali, senza
dimenticare quella di mangiare e bere; naturalmente non si trascura di far
notare come simili concezioni siano ingenue e grossolane. A dire il vero, è
sempre meglio diffidare un poco di quello che si riferisce dei selvaggi, e ciò
per diverse ragioni: innanzi tutto le narrazioni dei viaggiatori, unica fonte
di tutti questi racconti, sono spesso immaginarie; in secondo luogo, può
accadere che qualcuno creda di riferire fedelmente ciò che ha visto e sentito,
mentre in realtà non ha compreso nulla e, senza accorgersene, sostituisce ai
fatti la sua interpretazione personale. Infine ci sono scienziati, o sedicenti
tali, che sovrappongono alle precedenti distorsioni la loro interpretazione,
frutto di idee preconcette: si ottiene, con quest’ultima elaborazione, non
quello che pensano i selvaggi, ma quello che devono pensare conformemente a
certe teorie «antropologiche» o «sociologiche». In realtà le cose sono meno
semplici o, se si preferisce, complesse in modo del tutto diverso, poiché i
selvaggi, esattamente come i civilizzati, hanno modi di pensare loro propri, e
pertanto difficilmente accessibili a uomini di razza diversa; inoltre si hanno
pochissimi mezzi per capirli e per accertarsi che siano stati ben compresi,
perché, generalmente, non sanno spiegare quello che pensano, ammesso che se ne
rendano conto
158
Le rappresentazioni della sopravvivenza
essi stessi. Quanto all’asserzione da noi
riferita all’inizio del capitolo, si pretende di giustificarla con un certo
numero di fatti che non provano assolutamente nulla, come gli oggetti posti
vicino al morti, o le offerte di cibo sulle tombe; riti del tutto simili sono
esistiti, o ancora esistono, presso popoli che non sono affatto selvaggi, e
quivi non corrispondono affatto alle concezioni grossolane di cui si crede
siano indice, sia perché il loro vero significato è del tutto diverso da quello
che attribuiscono loro gli studiosi europei, sia perché, in realtà, concernono
unicamente taluni elementi inferiori dell’essere umano. I selvaggi però ‑ i
quali secondo noi non sono dei «primitivi» bensì dei degenerati ‑ possono aver
conservato certi riti senza comprenderli, e questo fin da tempi assai remoti;
la tradizione, di cui è perduto il significato, ha in essi lasciato posto alla
consuetudine o alla «superstizione» nel senso etimologico della parola. In
queste condizioni, non vediamo alcun impedimento al fatto che almeno certe
tribù (non è il caso di generalizzare eccessivamente) siano giunte a concepire
la vita futura più o meno nel modo riferito; non occorre però andare tanto
lontano per trovare, e in modo molto più sicuro, concezioni o piuttosto
rappresentazioni esattamente corrispondenti. Per cominciare se ne troverebbero
molto probabilmente, all’epoca nostra come in qualsiasi altra, nelle classi
inferiori dei popoli che maggiormente vantano la propria civiltà: se se ne
cercassero esempi fra i contadini dei vari paesi dell’Europa, siamo convinti
che la messe non mancherebbe di essere abbondante. Ma c’è di meglio: sempre
negli stessi paesi, gli esempi più evidenti, quelli che rivestono le più
precise forme di grossolanità, forse non sarebbero forniti dagli ignoranti ma
da individui che possiedono una certa istruzione, alcuni dei quali passano
addirittura comunemente per «intellettuali». In realtà, le rappresentazioni di
quel particolare genere che stiamo esaminando non sono mai state sostenute con
tanta forza quanto dagli spiritisti; si tratta di un curioso argomento di
studio che ci permettiamo di segnalare ai sociologi, i quali, almeno su questo
punto, non correranno il rischio di un errore di interpretazione.
159
Errore dello spiritismo
Non potremmo far di meglio ora che citare, per
cominciare, alcuni brani di Allan Kardec; ecco innanzi tutto che cosa egli dice
riguardo allo «stato di confusione» che segue immediatamente la morte: «Questa
confusione presenta sintomi particolari secondo il carattere degli individui e
soprattutto secondo il genere di morte. Nelle morti violente, per suicidio,
supplizio, incidente, apoplessia, ferite ecc., lo spirito è sorpreso, sconvolto
e non crede di essere morto; egli sostiene ciò con ostinazione e vede tuttavia
il suo corpo, sa che quello è il suo corpo ma non capisce di esserne separato;
si avvicina alle persone care, parla con loro, e non si spiega perché mai non
lo sentano. Tale illusione dura fino alla completa liberazione del perispirito;
soltanto allora lo spirito si riconosce e comprende che non fa più parte dei
viventi. Il fenomeno si spiega facilmente. Sorpreso all’improvviso dalla morte,
lo spirito è stordito dal brusco cambiamento operatosi in lui; per lui la morte
è ancora sinonimo di distruzione, di annientamento; ora, poiché pensa, vede,
sente, a suo giudizio non è morto; quel che aumenta la sua illusione è che egli
si vede in possesso di un corpo simile al precedente per la forma, ma di cui
non ha ancora avuto il tempo di studiare la natura eterea; lo ritiene solido e
compatto come il primo; e quando si richiama la sua attenzione su questo punto,
egli si stupisce di non poterlo palpare... Certi spiriti presentano una simile
particolarità anche se la morte non è giunta inaspettata; essa però è sempre
più frequente in coloro che, benché malati, non pensano di morire. Si vede
allora lo strano spettacolo di uno spirito che partecipa al suo corteo funebre
come a quello di un estraneo e ne parla come di una cosa che non lo riguarda,
fino al momento in cui comprende la verità... Nel caso di morte collettiva, è
stato osservato che non tutti coloro che muoiono nello stesso momento si
rivedono sempre immediatamente. Nella confusione susseguente alla morte, ognuno
va per conto proprio, o si preoccupa soltanto di quelli che lo interessano»1.
E ora ecco qualcosa che riguarda quella che si potrebbe chiamare
1. Le Livre
des Esprits, pp. 72-3.
160
Le rappresentazioni della sopravvivenza
la vita quotidiana degli «spiniti»: «La
situazione degli spiriti e la loro maniera di vedere le cose variano
all’infinito in ragione del grado del loro sviluppo morale e intellettuale. Gli
spiriti di rango elevato fanno generalmente sulla terra soltanto soggiorni di
breve durata; tutto ciò che vi si fa è così meschino in confronto alla
grandezza dell’infinito (sic), le cose alle quali gli uomini
attribuiscono maggiore importanza sono così puerili ai loro occhi, che essi vi
trovano poche attrattive, a meno di esservi chiamati allo scopo di contribuire
al progresso dell’umanità. Gli spiriti di livello medio vi soggiornano più
frequentemente, benché considerino le cose da un punto di vista più elevato di
quando erano in vita. Gli spiriti grossolani vi risiedono in qualche modo
permanentemente e costituiscono la massa della popolazione ambientale del mondo
invisibile; essi hanno conservato pressappoco le stesse idee, gli stessi gusti
e le stesse propensioni che avevano nell’involucro corporeo; si mescolano alle
nostre riunioni, ai nostri affari, ai nostri divertimenti, ai quali prendono
parte più o meno attiva secondo il loro carattere. Non potendo soddisfare le
proprie passioni, godono di coloro che vi si abbandonano e li incitano a farlo.
Fra di loro ce ne sono di più seri, che vedono e osservano per istruirsi e
perfezionarsi»1. Sembra in effetti che gli «spiriti erranti», cioè
quelli che attendono una nuova incarnazione, si istruiscano «vedendo e
osservando quello che succede nei luoghi che percorrono», e «ascoltando i
discorsi degli uomini illuminati e i consigli degli spiriti più elevati di
loro, il che dà loro idee che non avevano»2. Le peregrinazioni di
questi «spiriti erranti», per quanto istruttive, hanno l’inconveniente di
essere faticose quasi quanto i viaggi terreni; ma «ci sono mondi destinati
particolarmente agli esseri erranti, mondi nei quali essi possono abitare
temporaneamente, specie di bivacchi, di campi per riposarsi dopo una troppo
lunga erraticità, condizione sempre un po’ penosa. Sono posizioni intermedie
fra gli altri mondi, graduate secondo la
1. Ivi, p. 145.
2. Ivi, pp. 109-10.
161
Errore dello spiritismo
natura degli spiriti che vi si possono recare,
e in cui questi godranno di un benessere più o meno grande»1. Non
tutti gli «spiriti» possono andare indifferentemente dappertutto; ecco come
essi stessi spiegano i rapporti che esistono fra di loro: «Gli spiriti delle
diverse categorie si vedono, ma si distinguono gli uni dagli altri. Essi si
evitano o si frequentano, secondo l’analogia o l’antipatia dei loro sentimenti,
come avviene fra di voi. È tutto un mondo di cui il vostro è un riflesso
offuscato2. Quelli dello stesso rango si riuniscono per una
specie di affinità e formano gruppi o famiglie di spiriti uniti dalla simpatia
o dallo scopo che si ripropongono: i buoni dal desiderio di fare il bene, i
cattivi dal desiderio di fare il male, dalla vergogna per le loro colpe e dal
bisogno di trovarsi fra esseri simili a loro. È come una grande città in cui
gli uomini di ogni livello e di ogni condizione si vedono e si incontrano senza
confondersi; dove le società si formano per analogia di gusti; dove il vizio e la
virtù procedono a fianco a fianco senza dirsi nulla... I buoni vanno
dappertutto, e così dev’essere perché possano esercitare il loro influsso sui
cattivi; ma le regioni abitate dai buoni sono vietate agli spiriti imperfetti,
affinché costoro non possano portarvi il turbamento delle cattive passioni...
Gli spiriti si vedono e si capiscono; la parola è materiale: è il riflesso
dello spirito. Il fluido universale instaura fra di essi una comunicazione
costante; è il veicolo della trasmissione del pensiero, come per voi l’aria è
il veicolo del suono; una specie di telegrafo universale che collega tutti i
mondi e permette agli spiriti di corrispondere da un mondo all’altro... Essi
constatano la propria individualità attraverso il perispirito che fa di loro degli
esseri distinti gli uni dagli altri, come i corpi fra gli uomini»3.
Non sarebbe difficile moltiplicare le citazioni di questo genere aggiungendo
testi che mostrano come gli «spiriti» intervengano in quasi tutti gli
avvenimenti
1. Ivi, p. 111.
2. La frase è sottolineata nel testo; rovesciando
il rapporto da essa indicato si avrebbe l’esatta formulazione della verità.
3. Le Livre des
Esprits, pp. 135-7.
162
Le rappresentazioni della sopravvivenza
della vita terrena, e testi che precisano
ulteriormente le «occupazioni e missioni degli spiriti»; ma la cosa
diventerebbe presto fastidiosa: sono pochi i libri la cui lettura sia
insopportabile quanto quelli della letteratura spiritistica in genere. Ci sembra
che le citazioni precedenti non abbiano bisogno di commento; metteremo soltanto
in evidenza, poiché è particolarmente importante e si ripresenta a ogni
istante, l’idea che gli «spiriti» conservano tutte le sensazioni dei viventi;
l’unica differenza è che queste non giungono più a loro attraverso organi
specifici e localizzati ma attraverso l’intero «perispirito». E le facoltà più
materiali, le più chiaramente dipendenti dall’organismo corporeo, come la
percezione sensibile, sono considerate «attributi dello spirito», e «facenti
parte del suo essere»1.
Dopo Allan Kardec, è il caso di citare il più
«rappresentativo» dei suoi discepoli attuali, Léon Denis: «Gli spiriti di grado
inferiore, avvolti da densi fluidi, subiscono le leggi della gravità e sono
attirati dalla materia... Mentre l’anima purificata percorre lo spazio vasto e
radioso, soggiorna a suo piacere sui mondi e quasi non vede limiti al suo
slancio, lo spirito impuro non può allontanarsi dalla vicinanza dei globi
materiali... La vita dello spirito progredito è essenzialmente attiva, quantunque
priva di fatiche. Per esso le distanze non esistono. Si sposta con la rapidità
del pensiero. Il suo involucro, simile a un leggero vapore, ha acquisito una
tale sottigliezza da rendersi invisibile agli spiriti inferiori. Egli vede,
ode, sente. percepisce, non più per mezzo degli organi materiali che si
interpongono tra noi e la natura e intercettano nel loro passaggio la maggior
parte delle sensazioni, ma direttamente, senza intermediari, con tutte le parti
del suo essere, Le sue percezioni sono molto più chiare e numerose delle
nostre. Lo spirito elevato nuota in un certo senso all’interno di un oceano di
sensazioni deliziose. Scene mutevoli si offrono alla sua vista, armonie soavi
lo cullano e lo incantano. I colori sono per lui profumi, i profumi suoni. Ma
per quanto raffinate siano le sue impressioni, egli può sottrarvisi
raccogliendosi a
1. Ivi, pp. 116-7.
163
Errore dello spiritismo
suo piacere, avvolgendosi di un velo fluidico
e isolandosi all’interno degli spazi. Lo spirito progredito è affrancato da
tutti i bisogni corporei. La nutrizione e il sonno non hanno per lui ragione
d’essere... Gli spiriti inferiori portano con sé nell’oltretomba le proprie
abitudini, i bisogni, le preoccupazioni materiali. Non potendo elevarsi al di
sopra dell’atmosfera terrestre, essi vi ritornano a condividere la vita degli
umani, a mescolarsi alle loro lotte, ai loro lavori, ai loro piaceri... Si incontrano
nell’erraticità folle immense sempre alla ricerca di uno stato migliore che
sfugge loro... Si tratta in certo senso del vestibolo degli spazi luminosi, dei
mondi migliori. Tutti vi passano, tutti vi soggiornano, ma per elevarsi a stati
più alti... Tutte le regioni dell’universo sono popolate di spiriti
indaffarati. Dappertutto folle, sciami di anime che salgono, scendono, si
agitano, in piena luce o nelle regioni oscure. In un punto, assemblee si
riuniscono per ricevere le istruzioni di spiriti elevati. Più lontano, gruppi
si formano per festeggiare un nuovo arrivato. Altrove altri spiriti combinano i
fluidi, danno loro mille forme, mille tinte sfumate e meravigliose, le
preparano ai sottili usi loro destinati dai geni superiori. Altre folle si
accalcano attorno ai globi e li seguono nelle loro rivoluzioni, folle cupe,
agitate, che influiscono a loro insaputa sugli elementi atmosferici... Lo
spirito, esso stesso fluidico, agisce sui fluidi dello spazio. Con la potenza
della sua volontà, li combina, li dispone a modo suo, presta loro i colori e le
forme che rispondono al suo scopo. Per mezzo di questi fluidi sono eseguite
opere che sfidano ogni confronto e ogni analisi: quadri mutevoli, luminosi;
riproduzione di vite umane, vite di fede e di sacrificio, apostolati dolorosi,
drammi dell’infinito... Nelle dimore fluidiche si svolgono i fasti sontuosi
delle feste spirituali. Gli spiriti puri, sfolgoranti di luce, vi si
raggruppano per famiglie. Il loro splendore, le sfumature diverse dei loro
involucri, permettono di misurare la loro elevatezza, di determinare i loro
attributi... La superiorità dello spirito si riconosce dal suo rivestimento
fluidico. È come un involucro tessuto con i meriti e le qualità acquisiti nella
successione delle sue esistenze. Smorzato e cupo per l’anima inferiore, il suo
biancore aumenta
164
Le rappresentazioni della sopravvivenza
in misura dei progressi realizzati e diviene
sempre più puro. Già brillante nello spirito elevato, esso conferisce alle
anime superiori uno splendore insostenibile»1. E non si venga a dire
che si tratta soltanto di modi di esprimersi più o meno figurati; per gli
spiritisti tutte queste cose devono essere prese rigorosamente alla lettera.
Per stravaganti che siano le concezioni degli
spiritisti francesi nei riguardi della «sopravvivenza», esse sembrano superate
da quelle degli spiritisti anglosassoni, e da quello che costoro raccontano
delle meraviglie del Summerland o «paese d’estate», come chiamano il
«soggiorno degli spiriti». Abbiamo detto in altra occasione che i teosofisti
criticano talvolta severamente queste sciocchezze, e non a torto: la Besant
parla infatti della «più grossolana di tutte le rappresentazioni, quella del
moderno Summerland, con i suoi “mariti-spirito”, le sue “mogli-spirito”,
i suoi “bimbi-spirito”, che vanno a scuola e all’università e diventano spiriti
adulti»2. Più che giusto, certamente; però ci si può domandare se i
teosofisti abbiano il diritto di prendersi gioco in questo modo degli
«spiritualisti»; si giudichi da queste poche citazioni, che riprendiamo da un
altro notissimo teosofista, il Leadbeater: «Dopo la morte, arrivando sul piano
astrale, gli individui non capiscono di essere morti e anche quando se ne rendono
conto non percepiscono subito in che cosa questo mondo differisca dal mondo
fisico... Così a volte si vedono persone decedute di recente cercare di
mangiare, di prepararsi pasti completamente immaginari, mentre altre si
costruiscono case. Ho visto con i miei occhi, nell’aldilà, un uomo costruirsi
una casa pietra su pietra, e benché creasse ciascuna pietra con uno sforzo del
pensiero, non aveva capito che avrebbe benissimo potuto costruire l’intera casa
d’un sol colpo, con lo stesso procedimento, senza altri sforzi. A poco a poco,
scoprendo che le pietre non avevano pesantezza, cominciò ad accorgersi che le
condizioni del nuovo ambiente differivano da quelle cui era abituato
1. Après la
mort, pp. 270-90.
2. La Mort et l’au-delà, p. 85 della
traduzione francese.
165
Errore dello spiritismo
sulla terra, il che lo indusse a continuare
l’esame. Nel Summerland1, gli uomini si circondano di
paesaggi che creano da sé; alcuni tuttavia evitano questa fatica e si
accontentano di quelli già immaginati da altri. Gli uomini che vivono sul sesto
sottopiano, cioè vicino alla terra, sono circondati dal corrispettivo astrale
delle montagne, degli alberi, dei laghi fisici, di modo che non sono tentati di
edificarne essi stessi; coloro che abitano i sottopiani superiori, che
fluttuano al di sopra della superficie terrestre, si creano tutti i paesaggi
che vogliono... Un illustre materialista, ben noto durante la sua vita a un
nostro collega della Società teosofica, fu recentemente scoperto da
quest’ultimo sulla suddivisione più elevata del piano astrale; circondato di
tutti i suoi libri, proseguiva i suoi studi press’a poco come sulla terra»2.
A parte la complicazione dei «piani» e dei «sottopiani», dobbiamo ammettere di
non veder bene la differenza; è vero che il Leadbeater è un ex spiritista e può
perciò essere ancora influenzato dalle sue idee precedenti, ma molti suoi
colleghi rientrano nello stesso caso; il teosofismo ha veramente preso troppi
spunti dallo spiritismo per permettersi di criticarlo. Vale la pena di rilevare
che i teosofisti attribuiscono in genere alla «chiaroveggenza» le presunte
constatazioni di questo tipo, mentre gli spiritisti le accettano prestando fede
a semplici «comunicazioni». Ciò nondimeno lo spiritismo ha anch’esso i suoi
«veggenti», e l’inconveniente consiste nel fatto che, quando vi è divergenza
fra le scuole, vi è pure disaccordo fra le visioni, essendo queste per ogni
veggente sempre conformi alle sue teorie. Non c’è quindi da attribuire alle
visioni un valore superiore a quello delle «comunicazioni», che rientrano nello
stesso caso, e anche qui la suggestione ha manifestamente un influsso
preponderante.
Ma torniamo agli spiritisti: quel che di più
incredibile conosciamo sull’argomento che stiamo trattando è un libro
intitolato
1. L’autore, teosofista, accetta dunque in
quest’occasione persino il termine usato dagli «spiritualisti».
2. L’Occultisme
dans la Nature, pp. 19-20 e 44.
166
Le rappresentazioni della sopravvivenza
Mes expériences avec les esprits, scritto da un certo Henry Lacroix, americano di origine francese;
l’opera, pubblicata a Parigi nel 1889, prova che gli spiritisti non hanno il
minimo senso del ridicolo. Lo stesso Papus definì l’autore un «pericoloso
fanatico» e scrive che «la lettura di questo libro basta ad allontanare per
sempre dallo spiritismo ogni uomo di buonsenso»1; Donald Mac-Nab
dice che «le persone che non disdegnano il buonumore hanno soltanto da leggere
quest’opera per rendersi conto della stravaganza degli spiritisti» e raccomanda
il caso «all’attenzione particolare degli specialisti di malattie mentali»2.
Bisognerebbe riprodurre quasi completamente tale elucubrazione per poter
mostrare dove possono giungere certe aberrazioni; si tratta di una cosa
veramente inaudita e sarebbe certo un’eccellente propaganda antispiritistica
raccomandarne la lettura a coloro che, non ancora contagiati, rischiassero di
esserlo. Si possono trovare nel libro, fra altre curiosità, la descrizione e il
disegno della «casa fluidica» dell’autore (giacché, stando a lui, egli viveva
contemporaneamente nei due mondi) e i ritratti dei suoi «figli-spirito», da lui
disegnati «sotto il loro controllo meccanico»; si tratta dei dodici figli (su
quindici) da lui perduti, i quali avevano continuato a vivere e a crescere nel
«mondo fluidico»; parecchi addirittura si sposarono! Segnaliamo a questo
proposito che, secondo lo stesso autore, «avverrebbero negli Stati Uniti
matrimoni piuttosto frequenti tra i vivi e i morti»; è citato il caso di un
giudice di nome Lawrence, il quale si fece risposare con la moglie defunta da
un pastore suo amico3; se il fatto è vero, dà una triste idea della
mentalità degli spiritisti americani. In un altro punto apprendiamo come gli
«spiriti» si nutrono, si vestono, si costruiscono case; ma la cosa migliore è
forse costituita dalle manifestazioni postume di M.me de Girardin e dal vari
episodi che a lei si ricollegano; eccone un esempio: «Era notte, ed ero
occupato a leggere o a scrivere, quando
1. Traité
méthodique de Science occulte, p. 341.
2. «Le Lotus», marzo 1889, p. 736.
3. Mes expériences
avec les esprits, p. 174.
167
Errore dello spiritismo
vidi Delphine [M.me de Girardin] avvicinarsi
con un fardello tra le braccia, che posò al miei piedi. Non vidi subito
cos’era, ma presto mi accorsi che aveva forma umana. Capii che cosa si voleva
da me. Si trattava di smaterializzare l’infelice spirito che portava il nome di
Alfred De Musset! Quello che confermava la mia opinione era il fatto che
Delphine se n’era scappata in fretta, dopo aver svolto il suo compito, come se
temesse di assistere all’operazione... L’operazione consisteva nel togliere
dall’intera forma dello spirito una specie di epidermide, che si collegava con
l’interno dell’organismo attraverso numerose fibre o legami, ovvero, in
definitiva, di scorticarlo; ciò che feci a sangue freddo, cominciando
dalla testa, nonostante le grida acute e le violente convulsioni del paziente,
che udivo e vedevo benissimo, ma senza prestarvi alcuna attenzione... Il giorno
dopo, Delphine arrivò per parlarmi del suo protetto e mi annunciò che dopo aver
prodigato alla mia vittima tutte le cure necessarie perché si
riprendesse dagli effetti della terribile operazione che gli avevo fatto
subire, gli amici avevano organizzato un “festino pagano” per celebrarne la
liberazione»1. Non meno interessante è il racconto di una
rappresentazione teatrale degli «spiriti»: «Celeste [una delle figlie-spirito
dell’autore] mi accompagnava un giorno in una delle mie passeggiate, quando
Delphine si avvicinò improvvisamente e disse a mia figlia: “Perché non inviti
tuo padre a venirti ad ascoltare all’Opera?”. Celeste rispose: “Ma bisognerà
che chieda al direttore!”... Qualche giorno dopo, Celeste venne ad annunciarmi
che il suo direttore mi invitava e sarebbe stato lieto di ricevermi con gli
amici che volessero accompagnarmi. Una sera mi recai all’Opera con Delphine e
una decina di amici [spiriti]... L’immensa sala ad anfiteatro in cui ci
trovavamo rigurgitava di spettatori. Fortunatamente noi e gli amici, nei nostri
posti riservati, avevamo spazio per muoverci in piena libertà. L’auditorio,
composto di quasi ventimila persone, si trasformava a tratti in un mare
agitato, quando la rappresentazione commuoveva quel pubblico di intenditori.
1. Ivi, pp. 22-4.
168
Le rappresentazioni della sopravvivenza
Aristide, ou les Signes du Temps, è il titolo dell’opera a cui Celeste, come primadonna, ha partecipato
con successo, risplendente, infiammata del fuoco artistico che la anima. Benché
giunto alla sua milleduecentesima replica, questo sforzo della collaborazione
di nomi fra i più famosi avvince talmente gli spiriti che la folla dei curiosi,
non trovando posto nella sala, formava con i suoi corpi pressati una volta (o
un tetto) compatta all’edificio. La compagine degli attori di rilievo, senza
includere le comparse e l’orchestra, era di centocinquanta artisti di
prim’ordine... Celeste veniva spesso a dirmi i nomi di altre opere in cui
compariva. Mi annunciò una volta che Balzac aveva composto una bellissima
opera, o dramma a largo respiro, che stavano replicando»1.
Nonostante i suoi successi, qualche tempo dopo la povera Celeste litigò con il
direttore e fu licenziata! In un’altra occasione l’autore assiste a una seduta
di genere diverso, «in un bel tempio circolare, dedicato alla Scienza»; qui, su
invito del presidente, sale su un podio e pronuncia un gran discorso «di fronte
alla dotta assemblea di cinque o seicento spiriti che si occupano di scienza:
era una delle loro riunioni periodiche»2. Qualche tempo dopo questo
episodio fa conoscenza con lo «spirito» del pittore Courbet, lo guarisce di una
«ubriachezza postuma», poi lo fa nominare «direttore di una grande accademia di
pittura che godeva di bella reputazione nella zona in cui si trovava»3.
È ora la volta della Massoneria degli «spiriti», che non manca di presentare
analogie con la «Grande loggia bianca» dei teosofisti: «I “grandi fratelli”
sono esseri passati attraverso tutti i gradi della vita spirituale e della vita
materiale. Essi formano una società con diverse classi, società costituita
(per servirmi di una parola terrena) sul confine tra il mondo fluidico e il
mondo etereo, il quale è il più alto, il mondo “perfetto”. Questa società,
chiamata la “Grande fratellanza”,
1. Ivi, pp. 101-3. Ciò non impedisce
agli «spiriti» di assistere, oltre che a queste manifestazioni a loro
particolarmente dedicate, anche a quelle che si effettuano nel nostro mondo (ivi,
pp. 155-6).
2. Ivi, pp. 214-5.
3. Ivi, p. 239.
169
Errore dello spiritismo
è l’avanguardia del mondo etereo; è il governo
amministrativo delle due sfere, spirituale e materiale, ovvero del mondo
fluidico e della terra. È la società che, con il concorso legislativo del mondo
etereo propriamente detto, governa gli spiriti e i “mortali”, attraverso tutte
le fasi della loro esistenza»1. In un altro passo si legge il
racconto di una «iniziazione maggiore» nella «Grande fratellanza», quella di
uno spiritista belga defunto, di nome Jobard2; il tutto si avvicina
abbastanza alle iniziazioni massoniche, ma le «prove» sono più serie e non
puramente simboliche. La cerimonia fu presieduta dall’autore stesso, il quale,
benché vivente, aveva uno dei più alti gradi nella strana associazione; un
altro giorno lo si vede mettersi «alla testa del gruppo del Terz’ordine (sic),
composto da circa diecimila spiriti, maschili e femminili», per recarsi «in una
colonia popolata da spiriti un po’ retrogradi» e «purificare l’atmosfera del
luogo, nel quale si trovavano oltre un milione di abitanti, per mezzo di un
processo chimico da noi conosciuto, al fine di produrre un salutare reattivo
nelle idee circolanti fra quelle popolazioni». Pare che «il paese in questione
costituisse una dipendenza della Francia fluidica»3; anche qui, come
presso i teosofisti, ogni regione della terra ha la sua «corrispondenza
fluidica». La «Grande fratellanza» è in lotta con un’altra organizzazione,
anch’essa «fluidica», che è, naturalmente, «un Ordine clericale»4;
del resto l’autore, per quel che lo riguarda personalmente, dichiara in modo
esplicito che «il principale scopo della sua missione è di minare e diminuire
l’autorità clericale nell’altro mondo, e di riflesso in questo»5. E
ci pare che basti con queste pazzie; sennonché ci premeva darne un piccolo
saggio in quanto mettono in rilievo, in qualche modo magnificandola, una
mentalità che, in proporzioni più o meno attenuate, è anche quella di molti
altri spiritisti e «neospiritualisti»; stando così le cose, non sono forse
fondate le
1. Ivi, p. 81.
2. Ivi, pp. 180-3.
3. Ivi, pp. 152-4.
4. Ivi, pp. 170-1.
5. Ivi, p. 29.
170
Le rappresentazioni della sopravvivenza
nostre ragioni di denunciare queste credenze
come un vero e proprio pericolo pubblico?
Riprendiamo ancora, a titolo di curiosità,
questa descrizione, ben diversa dalle precedenti, che uno «spirito» ha fatto
della sua vita nell’aldilà: «Nella maggior parte dei casi l’uomo muore senza
avere coscienza di ciò che gli succede. Riprende coscienza dopo qualche giorno,
talvolta dopo qualche mese. Il risveglio è lungi dall’essere gradevole. Egli si
vede circondato da esseri che non riconosce: la testa di tali esseri assomiglia
molto spesso a un teschio. Il terrore che prova gli fa perdere sovente conoscenza
una seconda volta. A poco a poco però si abitua a queste visioni. Il corpo
degli spiriti è materiale ed è composto di una massa gassosa avente press’a
poco la pesantezza dell’aria; il corpo è costituito da una testa e da un busto;
non ha né braccia, né gambe, né addome. Gli spiriti si muovono con una velocità
dipendente dalla loro volontà. Quando si muovono molto veloci, il corpo si
allunga e diviene cilindrico; quando si muovono con la massima velocità
possibile, il corpo prende la forma di una spirale formata da quattordici
elementi con un diametro di trentacinque centimetri. Le spire possono avere un
diametro di circa quattro centimetri. Sotto questa forma, essi ottengono una
velocità che eguaglia quella del suono... Generalmente ci ritroviamo nelle case
degli uomini, perché la pioggia e il vento ci danno molto fastidio. In genere
vediamo in modo insufficiente; per noi la luce è troppo poca. La luce che
preferiamo è quella dell’acetilene; è la luce ideale. In secondo luogo, i
medium diffondono una luce che ci permette di vedere fino a una distanza di
circa un metro attorno a loro; questa luce attira gli spiriti. Gli spiriti
vedono male gli abiti dell’uomo; gli abiti assomigliano a una nube; gli spiriti
vedono anche qualcuno degli organi interni del corpo umano, ma non vedono il
cervello a causa dell’ossatura del cranio. Essi però odono gli uomini pensare,
e a volte i pensieri si fanno sentire da molto lontano benché nessuna parola
sia stata pronunciata con la bocca. Nel mondo degli spiriti regna la legge del
più forte, è uno stato di anarchia. Se le sedute non riescono, è perché uno
spirito malevolo non ha
171
Errore dello spiritismo
abbandonato il tavolo e vi giace sopra tra una
seduta e l’altra, in modo che gli spiriti desiderosi di entrare in
comunicazione seria con i membri del cerchio non possono avvicinarsi al
tavolo... In media, gli spiriti vivono da cento a centocinquant’anni. La
densità del corpo aumenta fino all’età di cento anni; dopodiché, la densità e
la forza diminuiscono, e infine si dissolvono come tutto si dissolve in
natura... Siamo soggetti alle leggi della pressione dell’aria; siamo materiali;
non ci interessiamo, ci annoiamo. Tutto quel che è materia è soggetto alle
leggi della materia: la materia si decompone; la nostra vita non dura più di
centocinquant’anni al massimo; allora moriamo per sempre»1. Questo
«spirito» materialista e negatore dell’immortalità dev’essere considerato dalla
maggioranza degli spiritisti alquanto eterodosso e poco «illuminato». Gli
esperimentatori che hanno ricevuto queste strane «comunicazioni» assicurano
inoltre che «gli spiriti più intelligenti effettivamente protestano contro
l’idea di Dio»2; abbiamo buone ragioni per pensare che essi stessi
avessero forti preferenze per l’ateismo e il «monismo». Comunque sia, le
persone che hanno preso nota con serietà delle divagazioni di cui abbiamo dato
un saggio sono fra coloro che hanno la pretesa di studiare i fenomeni
«scientificamente»: si circondano di impressionanti apparati e immaginano di
aver costituito una nuova scienza, la «psicologia fisica»; non ce n’è
abbastanza per disgustare di questi studi gli uomini di buonsenso, e non viene
la tentazione di scusare coloro che preferiscono negare tutto a priori?
E tuttavia, proprio a fianco dell’articolo da cui abbiamo tratto le citazioni
che precedono ne troviamo un altro, in cui uno psichista, che è però soltanto
uno spiritista mal dissimulato, dichiara tranquillamente: «I dubbiosi, gli
animati da spirito di contraddizione e i testardi nello studio dei fenomeni
psichici devono essere considerati dei malati», «lo spirito scientifico
auspicato in questo genere di ricerche può alla lunga provocare
1. Comunicazione ricevuta da Zaalberg van
Zelst e da Matla, dell’Aia («Le Monde Psychique», marzo 1912).
2 Le Secret de la Mort, di Matla e Zaalberg
van Zelst (ivi, aprile 1912).
172
Le rappresentazioni della sopravvivenza
nel ricercatore una specie di mania, se così
si può dire... un delirio cronico con parossismi, una specie di follia lucida»,
e infine «il dubbio che si instaura su un terreno favorevole può evolvere fino
alla follia maniacale»1. Evidentemente le persone troppo equilibrate
devono sembrare pazze agli occhi di chi è più o meno dissennato; certo si
tratta di qualcosa di abbastanza naturale, ma è poco rassicurante pensare che,
se lo spiritismo continua a guadagnare terreno, verrà forse un giorno in cui
chiunque si permetta di criticarlo si esporrà semplicemente a essere ricoverato
in qualche manicomio!
Una questione alla quale gli spiritisti
attribuiscono grande importanza, ma su cui non riescono a mettersi d’accordo, è
quella di sapere se gli «spiriti» conservino il loro sesso; essa li interessa
soprattutto per le conseguenze che può avere dal punto di vista della
reincarnazione: se il sesso è intrinseco al «perispirito», deve restare
immutato in tutte le esistenze. Evidentemente, per coloro che hanno avuto la
fortuna di assistere a «matrimoni di spiriti», come Henry Lacroix, la questione
è risolta in modo affermativo, o piuttosto non si pone nemmeno; ma non tutti
gli spiritisti sono in possesso di facoltà così eccezionali. Allan Kardec, per
conto suo, si era pronunciato negativamente, e in modo chiaro: «Gli spiriti non
hanno il sesso come è da voi concepito, giacché i sessi dipendono
dall’organizzazione [senza dubbio intende dire dall’organismo]. Tra di loro c’è
amore e simpatia, ma fondati sull’affinità dei sentimenti». E aggiungeva: «Gli
spiriti si incarnano uomini o donne, perché non hanno sesso; dovendo progredire
in tutto, ciascuno dei sessi, così come ogni posizione sociale, offre loro
prove e doveri speciali e l’occasione di acquisire esperienza. Chi rimanesse
sempre uomo saprebbe soltanto quel che sanno gli uomini»2. Ma i suoi
discepoli non condividono la sua bella sicurezza, forse perché hanno ricevuto a
questo riguardo troppe «comunicazioni» contraddittorie; per questa ragione un
organo spiritistico,
1. Ivi,
rnarzo 1912.
2. Le Livre des
Esprits, p. 88.
173
Errore dello spiritismo
«Le Fraterniste», sentì nel 1913 il bisogno di
porre espressamente la domanda, e lo fece in questi termini: «Come concepite la
vita nell’aldilà? In particolare, gli spiriti, o più esattamente i perispiriti,
conservano il loro sesso o si diventa neutri entrando nel piano astrale? E se
si perde il sesso, come si spiega che incarnandosi di nuovo il sesso sia
nettamente determinato? È risaputo che molti occultisti sostengono che il
perispirito è lo stampo su cui si modella il nuovo corpo». Per quel che riguarda
gli occultisti propriamente detti, l’ultima frase contiene un errore, poiché
costoro dicono, al contrario, che il «corpo astrale», il quale è per essi
l’equivalente del «perispirito», si dissolve nell’intervallo tra due
«incarnazioni». L’opinione che essa esprime è piuttosto quella di alcuni
spiritisti, ma ci sono tante confusioni a questo proposito, che è certo
scusabile il non riuscire a raccapezzarcisi. Léon Denis, dopo «aver chiesto il
parere delle sue guide spirituali», rispose che «il sesso permane, ma resta
neutro e senza utilità», e che «al momento della reincarnazione, il perispirito
si ricollega alla materia e riprende il sesso che aveva in precedenza», a meno
tuttavia «che uno spirito non desideri cambiare sesso, ciò che gli è
consentito». Su questo particolare punto Gabriel Delanne si mostrò più fedele
all’insegnamento di Allan Kardec dichiarando che «gli spiriti sono asessuati
semplicemente perché nell’aldilà non hanno bisogno di riprodursi», e che «certi
fatti di reincarnazione sembrano provare che i sessi si alternano per il
medesimo spirito secondo la meta che questi si è posta nel mondo terreno;
perlomeno, questo è l’insegnamento che sembra derivare dalle comunicazioni
ricevute un po’ dappertutto nell’ultimo mezzo secolo»1. Fra le
risposte pubblicate ci furono anche quelle di numerosi occultisti, e in
particolare quella di Papus, il quale, invocando l’autorità di Swedenborg, così
scriveva: «Per gli esseri spirituali i sessi esistono, ma non hanno nessun
rapporto con il loro analogo sulla terra. Sul piano invisibile ci sono esseri
sentimentalmente femminili ed esseri mentalmente maschili. Scendendo in terra
ciascuno di questi
1. «Le Fraterniste», 13 marzo 1914.
174
Le rappresentazioni della sopravvivenza
esseri può assumere un sesso materiale diverso
dal sesso astrale che possedeva». Ernest Bosc, un occultista dissidente,
confessava sinceramente di concepire la vita nell’aldilà «assolutamente come
nel mondo terreno», ma con la differenza che, dall’altra parte, «non dovendo
più occuparci totalmente dei nostri interessi materiali, ci rimane molto più
tempo per lavorare mentalmente e spiritualmente alla nostra evoluzione». Questo
«semplicismo» non gli impediva però di protestare a giusta ragione contro un’enormità
che faceva seguito al questionario di «Le Fraterniste» ed era così formulata:
«Sarà facile capire tutta l’importanza di questa domanda quando avremo detto
che, per molti spiritisti, gli spiriti sono asessuati, mentre gli occultisti
credono agli incubi e ai succubi. attribuendo così un sesso ai nostri amici
dello Spazio». Nessuno mai aveva sostenuto che gli incubi e i succubi fossero
degli umani «disincarnati»; alcuni occultisti sembrano considerarli degli
«elementali», ma prima di essi tutti coloro che vi credevano erano unanimi nel
considerarli demoni, e nient’altro; se questi sono quelli che gli spiritisti
chiamano «i loro amici dello Spazio», la cosa è veramente edificante!
Abbiamo dovuto fare alcune anticipazioni sulla
questione della reincarnazione; per terminare questo capitolo segnaleremo
perciò ancora un altro punto che, come il precedente, dà luogo a opinioni
divergenti: le reincarnazioni si effettuano tutte sulla terra o possono anche
avvenire su altri pianeti? Allan Kardec insegna che «l’anima può rivivere
parecchie volte sullo stesso globo se non è abbastanza avanzata per passare in
un mondo superiore»1; secondo lui, può darsi una pluralità di
esistenze terrene, ma ci sono anche esistenze su altri pianeti, ed è il grado
di evoluzione degli «spiriti» a determinare il loro passaggio dall’una
all’altra. Ecco le precisazioni che egli fornisce per quanto riguarda i pianeti
del sistema solare: «Secondo gli spiriti, di tutti i globi che compongono il
nostro sistema planetario, la Terra è uno di quelli i cui abitanti sono meno
avanzati fisicamente e
1. Le Livre
des Esprits, pp. 76-7.
175
Errore dello spiritismo
moralmente; Marte sarebbe, rispetto a essa,
ancora inferiore, e Giove di molto superiore sotto tutti gli aspetti. Il sole
non sarebbe un mondo abitato da esseri corporei ma un luogo d’incontro di
spiriti superiori, che di là si irradiano con il pensiero verso gli altri
mondi, dirigendoli per mezzo di spiriti meno elevati ai quali essi si
trasmettono in virtù del fluido universale. Quanto a costituzione fisica, il
sole sarebbe una fonte di elettricità. Tutti i soli sembrerebbero situati in
una identica posizione. Il volume e la lontananza dal sole non hanno alcun
rapporto necessario con il grado di avanzamento dei mondi. poiché sembrerebbe
che Venere sia più avanzata della Terra, e Saturno meno di Giove. Parecchi
spiriti che hanno animato personaggi conosciuti sulla Terra hanno detto di
essersi reincarnati su Giove, uno dei mondi più vicini alla perfezione, e si
sono stupiti di vedere su questo globo, tanto avanzato, uomini che l’opinione
generale non poneva quaggiù a tale livello. Ma non c’è da esserne sorpresi se
si tien conto che certi spiriti che abitano quel pianeta hanno potuto essere
inviati sulla terra per compiervi qualche missione che ai nostri occhi non li
situava in primo piano; in secondo luogo, che tra la loro esistenza terrena e
quella su Giove essi hanno potuto averne altre intermedie, nelle quali si sono
migliorati; in terzo luogo, infine, che in quel inondo, come nel nostro,
esistono differenti gradi di sviluppo, e tra questi gradi ci può essere la
distanza che da noi separa il selvaggio dall’uomo civilizzato. Perciò, per il
fatto che si abiti su Giove, non ne consegue che ci si trovi al livello degli
esseri più avanzati, così come non si è al livello di un membro dell’Institut
solo perché si abita a Parigi»1. Abbiamo già incontrato la storiella
degli «spiriti» che abitano su Giove a proposito dei disegni medianici di
Victorien Sardou; ci sarebbe da domandare come mai questi «spiriti», pur
vivendo attualmente su un altro pianeta, possono inviare «messaggi» agli
abitanti della Terra; forse che gli spiritisti credono di aver risolto a loro
modo il problema delle comunicazioni interplanetarie? La loro opinione
1. Ivi, pp. 81-2.
176
Le rappresentazioni della sopravvivenza
sembra essere che con i loro procedimenti tali
comunicazioni sono effettivamente possibili, ma solo nel caso di «spiriti
superiori», i quali, «pur abitando certi mondi, non sono in essi confinati come
gli uomini sulla terra, e possono meglio degli altri essere dappertutto»1.
Alcuni «chiaroveggenti» occultisti e teosofisti, come Leadbeater, sostengono di
essere in possesso del potere di spostarsi su altri pianeti per compiervi
«investigazioni»; forse devono essere anch’essi classificati fra quegli
«spiriti superiori» di cui parlano gli spiritisti. Questi ultimi, però, anche
se potessero recarvisi di persona, non avrebbero bisogno di fare tale sforzo,
in quanto gli «spiriti», incarnati o no, vengono spontaneamente a soddisfare la
loro curiosità e a riferire quello che succede in quei mondi. A dire il vero,
ciò che raccontano gli «spiriti» non è poi così interessante; nel libro di
Dunglas Home, da noi già citato a proposito di Allan Kardec, vi è un capitolo
intitolato Absurdités, e da esso stralciamo questo brano: «I dati
scientifici che sottoponiamo al lettore ci sono stati forniti sotto forma di
opuscolo. Si tratta di una raccolta preziosa che costituirebbe la gioia di ogni
studioso. Vi si legge, per esempio, che il vetro ha una grande importanza sul
pianeta Giove; è una materia indispensabile, il complemento necessario a ogni
esistenza agiata in quei luoghi. I morti sono deposti in casse di vetro e
queste messe a modo di ornamento nelle abitazioni. Anche le case sono di vetro,
per cui in questo pianeta non è bene lanciare pietre. Di questi palazzi di
cristallo ce ne sono lunghe schiere che si chiamano Semena. In esse si
pratica una specie di cerimonia mistica: in tale occasione, vale a dire ogni
sette anni, si trasporta il santo sacramento attraverso le città di vetro, su
un carro di vetro. Secondo quanto dice Scarron, gli abitanti hanno una statura
gigantesca; essi sono alti da sette a otto piedi. Hanno per animali domestici
una particolare razza di grossi pappagalli. Quando si entra in una casa,
immancabilmente se ne trova uno dietro la porta, intento a lavorare a maglia
berretti da notte... Secondo un altro medium non meno bene informato, se
1. Ivi, p. 81.
177
Errore dello spiritismo
non mi sbaglio è il riso che si adatta meglio
al suolo del pianeta Mercurio. Costì, però, non cresce come sulla Terra sotto
forma di piantine; grazie a influssi climatici e a una sapiente manipolazione,
si slancia nell’aria a una altezza che supera la cima delle querce più grandi.
Il cittadino mercuriale desideroso di raggiungere la perfezione dell’otium
cum dignitate deve da giovane impegnare tutti i suoi averi in una risaia.
Egli sceglie, fra i più superbi della sua tenuta, un fusto e vi si arrampica
fino alla sommità; poi, come un topo nel formaggio, si introduce all’interno
dell’enorme scorza per divorarne il frutto delizioso. Quando ha mangiato tutto,
ricomincia su un altro fusto»1. È un peccato che Home non fornisca
riferimenti precisi, ma non c’è ragione di dubitare dell’autenticità di quanto
racconta, che è certamente superato di gran lunga dalle stravaganze di Henry
Lacroix; queste sciocchezze, tipiche del tono abituale delle «comunicazioni»
spiritistiche, denotano soprattutto una grande povertà d’immaginazione. Esse
non sono certo paragonabili alle fantasie degli scrittori che immaginano viaggi
in altri pianeti; costoro perlomeno non pretendono che le loro invenzioni siano
l’espressione della realtà. Esistono d’altra parte casi in cui tali opere hanno
esercitato un indubbio influsso: abbiamo udito noi stessi una «veggente»
spiritista fare una descrizione degli abitanti di Nettuno chiaramente ispirata
ai romanzi di Wells. È da notare che, anche negli scrittori più dotati di
immaginazione, le fantasie di questo genere in fondo sono restate sempre molto
terrene: gli abitanti degli altri pianeti sono stati inventati mettendo insieme
elementi presi da quelli della Terra con modificazioni più o meno rilevanti
nelle proporzioni e nella disposizione; diversamente non sarebbe potuto essere,
e questo è uno degli esempi più chiari per mostrare come l’immaginazione non
sia niente più di una facoltà di ordine sensibile. Questa osservazione dovrebbe
far capire perché accostiamo nell’occasione tali concezioni con quelle
riguardanti la «sopravvivenza» vera e propria: la ragione è che in entrambi i
casi la fonte reale è esattamente
1. Les
Lumières et les Ombres du Spiritualisme, pp. 179-81.
178
Le rappresentazioni della sopravvivenza
la stessa; e il risultato è quello che può
essere quando si abbia a che fare con l’immaginazione «subconscia» di persone
comuni e piuttosto al di sotto della media. Questo argomento, come abbiamo
detto, si ricollega del resto direttamente con la questione della comunicazione
con i morti: sono queste rappresentazioni del tutto terrestri a far sì che si
possa credere nella possibilità di una comunicazione del genere; così siamo
giunti finalmente a intraprendere l’esame dell’ipotesi fondamentale dello spiritismo,
e questo esame sarà notevolmente facilitato e semplificato da tutto ciò che
precede.
179
V
La comunicazione con i morti
Discutendo della comunicazione con i morti, o
della reincarnazione, o di qualsiasi altro punto della dottrina spiritistica,
vi è un genere di argomenti di cui non terremo alcun conto, quelli di ordine
sentimentale, che noi consideriamo assolutamente privi di valore, tanto in un
senso quanto nell’altro. È noto che gli spiritisti ricorrono volentieri a
queste ragioni, che ragioni non sono affatto; è altresì noto che essi
attribuiscono loro una grande importanza e sono sinceramente persuasi che esse
possano realmente giustificare le loro credenze; si tratta di un atteggiamento
perfettamente conforme alla loro mentalità. È certo che gli spiritisti sono
lungi dall’avere il monopolio del sentimentalismo, il quale predomina in modo
abbastanza generale fra gli occidentali moderni; il loro sentimentalismo, però,
assume forme particolarmente irritanti per chiunque non condivida i loro
pregiudizi: non conosciamo nulla di più stupidamente puerile delle invocazioni
rivolte ai «cari spiriti», dei canti con cui si aprono la maggior parte delle
sedute, dell’assurdo entusiasmo di fronte alle «comunicazioni» più banali e
alle manifestazioni più ridicole. In tali condizioni, non è sorprendente che
gli spiritisti insistano a ogni occasione su quanto vi è di «consolante» nelle
loro teorie; che essi le trovino consolanti è affar loro, né ci riguarda:
constatiamo solamente che c’è chi ‑ e non sono pochi ‑ non condivide affatto
tale apprezzamento e pensa addirittura proprio il contrario; il che, del resto,
non prova egualmente niente. In genere, quando due avversari si servono degli
180
La comunicazione con i morti
stessi argomenti, è molto probabile che questi
non valgano nulla. Nel caso in esame ci siamo sempre stupiti di vedere come
qualcuno non trovi niente di meglio da dire contro lo spiritismo se non che è
poco «consolante» rappresentarsi i morti che vengono a spiattellare futilità,
muovere tavole, abbandonarsi a mille buffonerie più o meno grottesche. Certo
noi saremmo di questo parere piuttosto che di quello degli spiritisti, i quali,
per parte loro, trovano ciò molto «consolante», ma non pensiamo che queste considerazioni
debbano intervenire quando si tratta di pronunciarsi sulla verità o falsità di
una teoria. Intanto, niente è più relativo: ciascuno trova «consolante» ciò che
gli piace, ciò che si accorda con le sue disposizioni sentimentali, e su questo
non c’è da discutere, perché non c’è da discutere sui gusti; assurdo è però
voler convincere gli altri che un certo apprezzamento vale più del suo
contrario. In secondo luogo, non tutti hanno un egual bisogno di «consolazioni»
e, di conseguenza, non tutti sono disposti ad attribuire la stessa importanza a
considerazioni di questo genere; al nostri occhi, esse hanno un’importanza
molto mediocre, poiché quel che conta per noi è la verità. I sentimentali non
vedono le cose in questo modo, ma, anche in questo caso, il loro modo di vedere
vale soltanto per loro, mentre la verità deve imporsi egualmente a tutti, per
poco che si sia capaci di comprenderla. Infine, la verità non ha da essere
«consolante»; se vi è chi, conoscendola, le riconosce questa proprietà, meglio
per lui, ma ciò deriva soltanto dal modo particolare in cui la sua
sentimentalità ne è toccata. Accanto a questo genere di persone ve ne possono
essere altre su cui l’effetto prodotto sarà completamente diverso e addirittura
opposto, anzi, è quasi certo che ve ne saranno sempre, poiché niente è più
mutevole e più vario del sentimento; in ogni caso la verità non avrà nulla a
che fare con tutto questo.
Detto ciò, ricorderemo che quando si parla di
comunicazione con i morti, l’espressione implica che quello con cui si comunica
è l’essere reale del morto; è in questo modo che gli spiritisti intendono la
cosa, ed è esclusivamente così che noi dobbiamo considerarla. Non è in
questione l’intervento di elementi qualsiasi
181
Errore dello spiritismo
provenienti dal morti, elementi più o meno
secondari e dissociati; abbiamo già detto che tale intervento è perfettamente
possibile; sennonché gli spiritisti, dal canto loro, non vogliono sentirne
parlare; non occorre perciò che ce ne occupiamo oltre in questa sede, e
un’osservazione simile ci toccherà fare per quanto riguarda la reincarnazione.
Ricorderemo poi anche che gli spiritisti sostengono essenzialmente di poter
comunicare con i morti utilizzando mezzi materiali; perlomeno, è in questi
termini ‑ in quanto sufficienti per farci comprendere ‑ che abbiamo definito la
loro pretesa all’inizio. Sennonché questo modo di esporre la cosa è
suscettibile di equivoco, potendo darsi concezioni della materia estremamente
differenti, al punto che quanto non è materiale per alcuni può esserlo per
altri, per non tener conto di coloro a cui l’idea stessa di materia è estranea
o appare vuota di significato; diremo dunque, per maggior chiarezza e
precisione, che gli spiritisti prendono in considerazione una comunicazione che
si stabilisca con mezzi di ordine sensibile. È questa in realtà l’ipotesi
fondamentale dello spiritismo, ed è precisamente ciò di cui noi affermiamo
l’impossibilità assoluta; ci resta ora da spiegarne le ragioni. Ci preme che
sia ben compresa la nostra posizione a tale riguardo: può darsi che un
filosofo, pur rifiutando di ammettere la verità o anche solo la probabilità
della teoria spiritistica, la consideri tuttavia una ipotesi come un’altra, e,
anche se la trova molto poco plausibile, può darsi che la comunicazione con i
morti o la reincarnazione gli sembrino «problemi» che egli non ha forse modo di
risolvere; per noi, invece, non si tratta affatto di «problemi» ma di
impossibilità pure e semplici. Noi non sosteniamo certo che la dimostrazione di
ciò sia facilmente comprensibile per tutti, in quanto si richiama a dati di
ordine metafisico, anche se relativamente elementari; né pretendiamo in questa
sede di esporla in modo assolutamente completo, giacché tutto ciò che essa
presuppone non può essere sviluppato nel quadro del presente studio, e vi sono
punti che riprenderemo altrove. Tale dimostrazione, tuttavia, quando sia
pienamente compresa, comporta la certezza assoluta, al pari di tutto ciò che
abbia un carattere veramente
182
La comunicazione con i morti
metafisico; perciò, se alcuni non la
troveranno del tutto soddisfacente, la colpa sarà soltanto dell’espressione
imperfetta che le avremo dato o della comprensione egualmente imperfetta che
essi ne trarranno.
Affinché due esseri possano comunicare fra
loro con mezzi sensibili è innanzi tutto necessario che entrambi siano forniti
di sensi; non solo, ma occorre che i sensi siano gli stessi, almeno
parzialmente: se uno di essi non può avere sensazioni, o se non hanno
sensazioni comuni, nessuna comunicazione di quest’ordine è possibile. Ciò può
sembrare fin troppo evidente, ma le verità di questo genere sono proprio quelle
che si dimenticano più facilmente, o a cui non si presta attenzione; e tuttavia
esse hanno spesso una portata insospettata. Delle due condizioni da noi
enunciate, è la prima a stabilire in modo assoluto l’impossibilità della
comunicazione con i morti per mezzo di pratiche spiritistiche; in quanto alla
seconda, essa come minimo compromette molto gravemente la possibilità delle
comunicazioni interplanetarie. Quest’ultimo punto si ricollega immediatamente a
quanto abbiamo detto alla fine del capitolo precedente: lo esamineremo subito,
perché le considerazioni che suggerirà faciliteranno la comprensione dell’altra
questione, quella che principalmente ci interessa qui.
Se si ammette la teoria che spiega tutte le
sensazioni con movimenti vibratori più o meno rapidi e se si considera la
tabella in cui sono indicati i numeri di vibrazioni al secondo che
corrispondono a ciascun tipo di sensazione, si resta colpiti dal fatto che gli
intervalli che rappresentano quel che ci è trasmesso dai sensi sono molto
piccoli in rapporto all’insieme: essi sono separati da altri intervalli nei
quali per noi non c’è nulla di percepibile, e, inoltre, non è possibile
assegnare un limite definito alla frequenza crescente o decrescente delle
vibrazioni1. Si deve dunque considerare la tabella suscettibile di
prolungarsi da una
1. È evidente che la frequenza di una
vibrazione al secondo non rappresenta assolutamente un limite minimo, essendo
il secondo una unità del tutto relativa, come d’altra parte qualsiasi unità di
misura; l’unità aritmetica pura è la sola assolutamente indivisibile.
183
Errore dello spiritismo
parte e dall’altra con possibilità indefinite
di sensazione, possibilità alle quali non corrisponde per noi alcuna sensazione
effettiva. Ma dire che esistono possibilità di sensazione equivale a dire che
tali sensazioni possono esistere in esseri diversi da noi, i quali, per contro,
possono non averne nessuna di quelle che noi abbiamo. In questo caso, quando
diciamo «noi» non vogliamo intendere soltanto gli uomini ma tutti gli esseri
terrestri in genere, in quanto non sembra che i sensi differiscano in loro
secondo grandi proporzioni, e anche se la loro estensione può essere più o meno
ampia, essi rimangono sempre fondamentalmente gli stessi. La natura di questi
sensi sembra dunque essere determinata dall’ambiente terrestre; essa non è una
proprietà inerente a questa o quella specie, ma è legata al fatto che gli
esseri considerati vivono sulla terra e non altrove; analogicamente, su
qualsiasi altro pianeta i sensi devono essere determinati nello stesso modo, ma
possono allora non coincidere assolutamente con quelli che possiedono gli
esseri terrestri, ed è anzi estremamente probabile che, in modo generale, le
cose stiano così. In effetti, ogni possibilità di sensazione deve poter essere
realizzata in qualche parte del mondo corporeo, poiché tutto ciò che costituisce
una sensazione è essenzialmente una facoltà corporea; essendo tali possibilità
indefinite, vi sono pochissime probabilità che le stesse siano realizzate due
volte o, in altre parole, che esseri abitanti su due pianeti differenti
possiedano sensi coincidenti totalmente o anche solo in parte. Se tuttavia si
suppone che tale coincidenza possa nonostante tutto realizzarsi, anche in
questo caso vi sono pochissime probabilità che si realizzi precisamente in
condizioni di prossimità temporale e spaziale tali da consentire una
comunicazione. Intendiamo dire che queste probabilità, le quali sono già
infinitesimali per quanto riguarda l’insieme del mondo corporeo, si trovano
indefinitamente ridotte se si considerano soltanto gli astri esistenti
simultaneamente in un determinato momento, e in modo ulteriormente indefinito
se, fra tali astri, si considerano solamente quelli vicinissimi fra di loro,
quali i differenti pianeti di uno stesso sistema; ciò deriva necessariamente
dal fatto che tempo e spazio costituiscono essi
184
La comunicazione con i morti
stessi delle possibilità indefinite. Noi non
sosteniamo che una comunicazione interplanetaria sia un’impossibilità assoluta;
diciamo soltanto che le sue probabilità di verificarsi possono essere espresse
secondo una quantità infinitesimale a più gradi e che, se si pone la questione
per un caso determinato, come quello della Terra e di un altro pianeta dei
sistema solare, non si rischia di sbagliarsi considerandole praticamente nulle.
Si tratta, tutto sommato, di una semplice applicazione del calcolo delle probabilità.
Importa mettere in rilievo che a ostacolare una comunicazione interplanetaria
non sono difficoltà del tipo di quelle che possono incontrare per esempio per
comunicare tra loro due uomini di cui l’uno ignori totalmente la lingua
dell’altro; tali difficoltà non sarebbero insormontabili, in quanto i due
esseri potrebbero sempre trovare, fra le facoltà che hanno in comune, un modo
di porvi rimedio in qualche misura; ma laddove le facoltà in comune non
esistono, perlomeno nell’ordine in cui deve effettuarsi la comunicazione, cioè
nella sfera sensibile, l’ostacolo non può essere soppresso con alcun mezzo,
essendo legato alla differenza di natura degli esseri in questione. Dato il
caso di esseri costituiti in modo che nulla di ciò che provoca sensazioni in
noi ne provoca in loro, tali esseri per noi è come se non esistessero, e
viceversa; quand’anche essi fossero al nostro fianco, le cose non
cambierebbero, né forse ci accorgeremmo della loro presenza; in ogni caso,
probabilmente non riconosceremmo che si tratta di esseri viventi. Ciò
permetterebbe inoltre, sia detto di sfuggita, di supporre che nulla si oppone a
che esistano, nell’ambiente terrestre, esseri completamente diversi da tutti
quelli che conosciamo, con i quali non avremmo alcun mezzo per entrare in
rapporto. Non è però il caso di insistere su questo argomento, tanto più che,
se esseri di questo tipo esistessero, non avrebbero evidentemente nulla in
comune con la nostra umanità. Comunque sia, ciò che abbiamo detto mostra quanta
ingenuità sia contenuta nelle illusioni che certi studiosi si fanno nei
confronti delle comunicazioni interplanetarie. Tali illusioni derivano
dall’errore, da noi segnalato in precedenza, che consiste nel trasporre
dappertutto rappresentazioni
185
Errore dello spiritismo
puramente terrestri. Se si dice che le
rappresentazioni di questo genere sono per noi le sole possibili, siamo
perfettamente d’accordo, però è meglio non avere alcuna rappresentazione
piuttosto che averne qualcuna, ma falsa. È assolutamente vero che le realtà in
questione non sono immaginabili: non bisogna però concludere che non siano
concepibili, perché, al contrario, concepibili sono, e molto facilmente. Uno
dei grandi errori dei filosofi moderni consiste nel confondere il concepibile
con l’immaginabile; è un errore particolarmente evidente in Kant, ma non
soltanto suo; esso rappresenta anzi un aspetto generale della mentalità
occidentale, perlomeno da quando essa si è rivolta in modo quasi esclusivo alle
cose sensibili. Per chiunque faccia una simile confusione la metafisica,
evidentemente, non è possibile.
Il mondo corporeo, comportando indefinite
possibilità, deve contenere esseri la cui diversità è egualmente indefinita;
tuttavia tale mondo, nel suo complesso, costituisce un solo stato di esistenza,
definito da un certo insieme di condizioni determinate, le quali sono comuni a
tutto ciò che vi si trova compreso, anche se possono esprimersi in modi
estremamente variabili. Se si passa da uno stato di esistenza a un altro, le
differenze saranno incomparabilmente maggiori, in quanto non vi saranno più
condizioni comuni; queste ultime saranno infatti sostituite da altre, le quali,
in modo analogo, definiranno il nuovo stato; questa volta non ci sarà dunque
più alcun punto di confronto con l’ordine corporeo e sensibile, inteso nella
sua integralità e non più soltanto in questa o quella delle sue modalità
speciali (come quella, per esempio, che costituisce l’esistenza terrena).
Condizioni come lo spazio e il tempo non sono assolutamente applicabili ad
alcun altro stato, perché sono proprio fra quelle che definiscono lo stato
corporeo; se pure esiste altrove qualcosa che vi corrisponda analogicamente,
questo «qualcosa» non può in ogni caso dar luogo per noi ad alcuna
rappresentazione. L’immaginazione, facoltà della sfera sensibile, non è in
grado di attingere a realtà di un altro ordine, così come non ne è in grado la
sensazione, che le fornisce tutti gli elementi delle sue costruzioni.
186
La comunicazione con i morti
Non è perciò nella sfera sensibile che si
potrà mai trovare il mezzo per entrare in comunicazione con ciò che appartiene
a un altro ordine; si è in presenza di una eterogeneità radicale, che però non
vuol dire irriducibilità di principio: se una comunicazione tra due stati
differenti è possibile, essa può avvenire soltanto attraverso la mediazione di
un principio comune e superiore ai due stati, e non direttamente dall’uno
all’altro; ma è evidente che la possibilità da noi qui considerata non riguarda
in alcun modo lo spiritismo. Se si considerano soltanto i due stati in sé, si
può dire questo: la possibilità di comunicazione ci sembrava poco fa
estremamente improbabile, benché si trattasse ancora soltanto di esseri
appartenenti a modalità diverse di uno stesso stato; ora che si tratta di
esseri appartenenti a stati differenti, la comunicazione fra essi è una
impossibilità assoluta. Precisiamo che intendiamo riferirci, almeno per il
momento, a una comunicazione che si presuppone stabilita attraverso mezzi che
ciascuno degli esseri in questione può trovare nelle condizioni del suo stato,
cioè attraverso facoltà che risultano presenti in lui in conseguenza di queste
condizioni stesse; è questo il caso delle facoltà sensibili nell’ordine
corporeo; e in effetti, è proprio alle facoltà sensibili che gli spiritisti
fanno ricorso. Si tratta di una impossibilità assoluta, perché le facoltà in
questione appartengono rigorosamente a uno solo degli stati considerati, così
come le condizioni da cui derivano; se tali condizioni fossero comuni ai due
stati, questi ultimi si confonderebbero e sarebbero uno solo, giacché è per le
sue condizioni che si definisce uno stato di esistenza1. L’assurdità
dello spiritismo è in tal modo pienamente dimostrata, e potremmo anche fermarci
qui; tuttavia, poiché il rigore stesso della dimostrazione può renderla
difficilmente afferrabile da parte di coloro che non sono abituati a
considerare le cose in questo modo, aggiungeremo alcune
1. Ci sarebbe una riserva da fare, nel senso
che si tratta, come diremo più avanti, di una condizione comune a qualsiasi
stato individuale, a esclusione degli stati non individuali; ma ciò non
modifica in nulla la nostra dimostrazione, che abbiamo voluto presentare nella
forma più semplice possibile senza tuttavia compromettere la verità.
187
Errore dello spiritismo
osservazioni complementari, le quali,
presentando la questione sotto un aspetto un po’ differente e più
particolareggiato, renderanno tale assurdità ancora più evidente.
Affinché un essere possa manifestarsi nel
mondo corporeo deve possedere facoltà appropriate, facoltà cioè di sensazione e
di azione, oltre che organi corrispondenti a tali facoltà. Senza questi organi,
in effetti, le facoltà potrebbero sì esistere, ma soltanto allo stato latente e
virtuale, sarebbero cioè pure potenzialità che non si attualizzano, e non
avrebbero alcuna efficacia nel confronti del loro fine. Perciò, quand’anche si
supponga che l’essere che ha lasciato lo stato corporeo per passare a un altro
stato conservi in sé, in qualche modo, le facoltà dello stato corporeo, ciò può
essere soltanto a titolo di potenzialità, e pertanto esse non possono più
essergli di alcuna utilità per comunicare con gli esseri corporei. D’altra
parte un essere può portare in sé potenzialità corrispondenti a tutti gli stati
di cui è suscettibile, anzi, in qualche modo lo deve, senza di che tali stati
non sarebbero per lui possibilità; parliamo qui ovviamente dell’essere nella
sua realtà totale e non di quella parte dell’essere che racchiude soltanto le
possibilità di un solo stato, come per esempio l’individualità umana. Questo
tipo di considerazioni vanno però molto al di là di tutto quello di cui
dobbiamo tener conto ora, e vi abbiamo fatto allusione unicamente per non
trascurare nulla di ciò che potrebbe provocare obiezioni. D’altra parte, per
evitare ogni equivoco, dobbiamo aggiungere che l’individualità umana non è
rappresentata esattamente dal solo stato corporeo, ma comprende altresì diversi
prolungamenti i quali, insieme con lo stato corporeo vero e proprio,
costituiscono ancora sempre un solo e unico stato, o grado, dell’esistenza
universale. In questa sede non dobbiamo preoccuparci eccessivamente di
quest’ultima complicazione perché, se è vero che lo stato corporeo non è uno
stato assolutamente completo, esso è tuttavia il solo che interviene in ogni
manifestazione sensibile; in realtà, sensibile e corporeo si identificano
completamente. Per ritornare al nostro punto di partenza possiamo pertanto dire
che una comunicazione tramite mezzi sensibili è possibile soltanto tra esseri
188
La comunicazione con i morti
che possiedano il corpo; il che, tutto
sommato, equivale a dire che un essere, per manifestarsi corporalmente,
dev’essere egli stesso corporeo, e sotto quest’ultima forma la cosa è persin
troppo evidente. Gli stessi spiritisti non possono schierarsi apertamente
contro questa evidenza. Per tale motivo, senza rendersi ben conto delle ragioni
che li obbligano a far ciò, essi suppongono che i loro «spiriti» conservino
tutte le facoltà di sensazione degli esseri terrestri, e attribuiscono loro
financo un organismo, una specie di corpo che tale non può essere, in quanto
avrebbe proprietà incompatibili con la nozione stessa di corpo, e non
possiederebbe tutte le proprietà che sono essenziali a tale nozione: ne
conserverebbe sì alcune, come quella di essere soggetto allo spazio e al tempo,
ma esse sono lungi dall’essere sufficienti. Un essere o ha un corpo o non ce
l’ha: non può darsi via di mezzo. Se è morto nel senso comune del termine, se
cioè è quel che gli spiritisti chiamano un «disincarnato», questo vuol dire che
ha abbandonato il corpo; di conseguenza egli non appartiene più al mondo
corporeo, e da ciò deriva che qualsiasi manifestazione sensibile è divenuta
impossibile; saremmo quasi tentati di scusarci di dover insistere su cose in
fondo tanto semplici, ma sappiamo che è necessario. Faremo ancora notare che
questa argomentazione non pregiudica in alcun modo lo stato postumo dell’essere
umano: comunque si concepisca tale stato, l’accordo può essere trovato nel
riconoscimento che esso non è assolutamente corporeo, a meno che si accettino
le grossolane rappresentazioni della «sopravvivenza» da noi descritte nel
capitolo precedente, con tutti gli elementi contraddittori che comportano.
Quest’ultima opinione non è fra quelle che si possono discutere seriamente, e
qualsiasi altra, di qualunque genere, deve comportare necessariamente la
negazione formale dell’ipotesi spiritistica. Questa osservazione è
importantissima, perché ci sono effettivamente da considerare due casi: o
l’essere, dopo la morte e in conseguenza di questo cambiamento, è passato in
uno stato totalmente diverso e definito da condizioni del tutto differenti da
quelle del suo stato precedente, e allora la confutazione da noi esposta in
primo luogo si applica immediatamente
189
Errore dello spiritismo
e senza alcuna restrizione; oppure esso
permane ancora in qualche modalità dello stesso stato, diversa però dalla
modalità corporea e caratterizzata dalla scomparsa di una almeno delle
condizioni la cui compresenza è necessaria per costituire la corporeità: la
condizione che è necessariamente scomparsa (il che non vuol dire che anche
altre non possano essere scomparse), è la presenza della materia o, in modo più
preciso e più esatto, della «materia quantificata»1. Possiamo
ammettere che entrambi i casi corrispondono a determinate possibilità: nel
primo l’individualità umana ha lasciato il posto a un altro stato, individuale
o no, che non può assolutamente più dirsi umano; nel secondo, al contrario, si
può dire che l’individualità umana permane in virtù di qualcuno di quei
prolungamenti a cui abbiamo accennato, ma si tratta di una individualità per
ciò stesso incorporea, quindi incapace di manifestazione sensibile, il che
basta perché non possa assolutamente intervenire nei fenomeni dello spiritismo.
Non è forse neppur necessario dire che è al secondo caso che fa riferimento,
fra le altre, la concezione dell’immortalità intesa nel senso religioso e
occidentale; in effetti, è realmente dell’individualità umana che si tratta in
tal caso, e d’altra parte il fatto che vi si trasponga l’idea di vita, per
quanto modificata la si supponga, implica che questo stato conserva alcune
delle condizioni dello stato precedente, perché la vita, pur in tutta
l’estensione di cui è capace, è soltanto una di tali condizioni e nient’altro.
Ci sarebbe ancora da considerare un terzo caso: l’immortalità intesa nel senso
metafisico e orientale. È questo il caso in cui l’essere sia passato, in modo
immediato o differito (poco importa infatti, quanto allo scopo finale, che si
siano avuti o no stati intermedi), allo stato incondizionato, superiore a tutti
gli stati particolari che abbiamo considerato finora, e nel quale essi tutti
hanno il loro principio. Questa possibilità è però di un ordine troppo
trascendente perché ci soffermiamo ad approfondirla in questa sede, ed è ovvio
che lo spiritismo, con il suo punto di partenza «fenomenico», non ha niente a
che vedere
1. Materia quantitate signata, secondo
l’espressione scolastica.
190
La comunicazione con i morti
con cose di questo genere; sarà sufficiente
dire che un simile stato è al di là non più soltanto della manifestazione
sensibile ma di qualsiasi modo di possibile manifestazione.
In tutto quel che precede abbiamo naturalmente
esaminato la comunicazione con i morti soltanto com’essa è intesa dagli
spiritisti; stabilitane l’impossibilità, ci si potrebbe ancora chiedere se non
ci siano, in compenso, possibilità di comunicazione di tutt’altro genere,
traducentisi in una specie di ispirazione o di intuizione particolare, in
assenza di ogni fenomeno sensibile; è chiaro che questo non potrà interessare
molto gli spiritisti, ma potrebbe interessare altri. Sviluppare a fondo tale
questione è arduo, perché, pur trattandosi di una possibilità, mancano quasi
del tutto i mezzi di espressione per trattarne intelligibilmente; d’altronde,
perché una possibilità di questo tipo sia veramente tale, si presuppongono
realizzate condizioni così eccezionali che è quasi inutile parlarne. In linea
di principio diremo tuttavia che per potersi mettere in rapporto con un essere
che sia in un altro stato occorre aver sviluppato in se stessi le possibilità
di quello stato, di modo che, quand’anche colui che vi pervenga sia un uomo
attualmente vivente sulla Terra, non è in quanto individualità umana terrestre
che la cosa gli è possibile ma soltanto perché egli è nello stesso tempo anche
qualcos’altro. Il caso relativamente più semplice è quello in cui l’essere con
il quale si tratta di comunicare sia rimasto in uno dei prolungamenti dello
stato individuale umano; basta allora che il vivente abbia esteso la propria
individualità ‑ in una direzione che corrisponde al prolungamento ‑ di là dalla
modalità corporea alla quale essa è comunemente limitata in atto, se non in
potenza (giacché le possibilità dell’individualità integrale sono evidentemente
le stesse in tutti, anche se possono restare puramente virtuali durante tutta
l’esistenza terrena). Questo caso può trovarsi realizzato in alcuni «stati
mistici», e può allora prodursi anche senza che la volontà di colui che lo
realizza sia intervenuta attivamente. Se passiamo poi a esaminare il caso in
cui sia considerata la comunicazione con un essere passato a uno stato totalmente
diverso dallo stato umano, possiamo dire che si tratta
191
Errore dello spiritismo
quasi di una impossibilità, giacché la cosa
sarebbe possibile soltanto se il vivente avesse raggiunto uno stato superiore,
abbastanza elevato da rappresentare un principio comune agli altri due e da
permettere con ciò di unirli, in quanto «eminentemente» implicante tutte le
loro possibilità particolari. Ma allora la questione non presenta più alcun
interesse, giacché, essendo pervenuto a un tale stato, egli non avrà più
bisogno di ridiscendere a uno stato inferiore che non lo riguarda direttamente;
a ogni buon conto, in un caso del genere è in gioco qualcosa di completamente
diverso dall’individualità umana1. Quanto alla comunicazione con un
essere che abbia ottenuto l’immortalità assoluta, essa presupporrebbe che il
vivente possieda egli stesso lo stato corrispondente, cioè che abbia
attualmente e pienamente realizzato la propria personalità trascendente; del
resto non si può parlare di questo stato come se fosse analogo a uno stato
particolare e condizionato: esso non contiene nulla che assomigli a delle individualità,
e lo stesso termine «comunicazione» vi perde il suo significato, proprio perché
qualsiasi confronto con lo stato umano cessa di essere applicabile. Queste
spiegazioni potranno sembrare ancora alquanto oscure, ma per chiarirle
maggiormente occorrerebbero troppi sviluppi totalmente estranei al nostro
argomento2; tali sviluppi potranno, al momento opportuno, trovare
posto in altri studi. D’altra parte la questione è lungi dall’avere
l’importanza che alcuni potrebbero essere tentati di attribuirle, in quanto la
vera ispirazione è in realtà qualcosa di completamente diverso: essa non ha
affatto origine in una comunicazione con altri esseri, quali che siano, bensì
in una comunicazione con gli stati superiori del proprio essere, il
1. Abbiamo supposto qui che l’essere non umano
sia in uno stato ancora individuale; se fosse in uno stato sovraindividuale,
anche se ancora condizionato, basterebbe che il vivente raggiungesse il
medesimo stato, ma allora le condizioni sarebbero tali che non si potrebbe
nemmeno più parlare di comunicazione, in un senso analogo all’accezione umana,
così come non si può farlo quando si tratta dello stato incondizionato.
2. Bisognerebbe anche, dopo aver supposto che
l’iniziativa provenga dal vivente, riprendere la questione in senso inverso, il
che comporterebbe altre complicazioni.
192
La comunicazione con i morti
che è totalmente diverso. Potremmo perciò
ripetere, per il genere di cose di cui abbiamo appena parlato, quel che avevamo
già detto a proposito della magia, quantunque qui ci si trovi in un ordine
sicuramente più elevato: coloro che sanno veramente di che cosa si tratta e ne
hanno una conoscenza profonda si disinteressano interamente delle applicazioni;
quanto agli «empirici» (la cui azione si trova qui limitata, per forza di cose,
al solo caso in cui interviene unicamente un’estensione dell’individualità umana),
non si potrà evidentemente impedir loro di applicare indiscriminatamente le
poche conoscenze frammentarie e sconnesse di cui hanno potuto impadronirsi
quasi casualmente, ma vale la pena di avvisarli che se lo fanno è soltanto a
loro rischio e pericolo.
193
VI
La reincarnazione
Non possiamo pensare di intraprendere in
questo contesto un esame assolutamente completo della questione della
reincarnazione, giacché occorrerebbe un intero volume per studiarla sotto tutti
i suoi aspetti; forse un giorno o l’altro vi ritorneremo per esaminarla più
estesamente. Ne vale la pena, non per la cosa in sé, in quanto si tratta di una
pura assurdità, ma a causa della strana diffusione di questa idea, la quale,
nella nostra epoca, è fra quelle che contribuiscono maggiormente allo
scompiglio mentale di un gran numero di persone. Non potendo tuttavia in questa
occasione dispensarci dal trattare tale argomento, ne diremo almeno tutto quel
che è essenziale; e la nostra argomentazione sarà valida non soltanto contro lo
spiritismo kardechista ma altresì contro tutte quelle scuole
«neospiritualistiche» che al suo seguito hanno adottato l’idea, pur
modificandola in dettagli più o meno importanti. In compenso, la nostra
confutazione non si rivolge, come la precedente, allo spiritismo considerato in
tutta la sua generalità; la reincarnazione non è infatti un elemento
assolutamente essenziale dello spiritismo, giacché si può essere spiritisti
senza ammetterla, mentre non si può esserlo senza ammettere la manifestazione
dei morti attraverso fenomeni sensibili. È in effetti noto che gli spiritisti
americani e inglesi, vale a dire i rappresentanti della più vecchia forma di
spiritismo, furono inizialmente unanimi nell’opporsi alla teoria
reincarnazionistica, la quale fu in particolare violentemente criticata da Dunglas
194
La reincarnazione
Home1; fu necessario, perché alcuni
fra essi si decidessero più tardi ad accettarla, che la teoria penetrasse nel
frattempo negli ambienti anglosassoni per vie estranee allo spiritismo. Nella
stessa Francia, alcuni dei primi spiritisti, quali il Piérart e Anatole Barthe,
si separarono da Allan Kardec su questo punto; oggi però si può dire che lo
spiritismo francese al completo abbia fatto della reincarnazione un vero e
proprio «dogma»; lo stesso Allan Kardec d’altra parte non aveva esitato a
chiamarlo con questo nome2. Fu dallo spiritismo francese ‑
ricordiamolo ancora una volta ‑ che prima il teosofismo, poi l’occultismo di
Papus e diverse altre scuole che ne fecero a loro volta uno dei propri articoli
di fede, presero questa teoria. Tali scuole hanno un bel rimproverare agli
spiritisti di concepire la reincarnazione in maniera poco «filosofica»: le
svariate modificazioni e complicazioni che esse vi hanno apportato non possono
mascherare questo prestito iniziale.
Abbiamo già messo in rilievo alcune delle
divergenze che esistono, a proposito della reincarnazione, sia fra gli
spiritisti, sia tra costoro e le altre scuole; su questo punto, come su tutto
il resto, gli insegnamenti degli «spiriti» sono piuttosto fluttuanti e
contraddittori, né lo sono di meno le pretese constatazioni dei
«chiaroveggenti». Abbiamo visto infatti che secondo alcuni un essere umano si
reincarna costantemente nello stesso sesso; secondo altri si reincarna
indifferentemente in un sesso o nell’altro, senza che al riguardo si possa
definire alcuna legge; secondo altri ancora vi sarebbe un’alternanza più o meno
regolare tra incarnazioni maschili e incarnazioni femminili. Alcuni dicono che
l’uomo si reincarna sempre sulla Terra; altri sostengono che può reincarnarsi
tanto su un altro pianeta del sistema solare quanto su qualsiasi astro; alcuni
sostengono che si abbiano in genere varie incarnazioni terrene consecutive
prima di passare a un’altra dimora, ed è questa l’opinione dello stesso Allan Kardec;
secondo i teosofisti, vi sarebbero soltanto incarnazioni
1. Les
Lumières et les Ombres du Spiritualisme, pp. 118-41.
2. Le Livre des
Esprits, pp. 75 e 96.
195
Errore dello spiritismo
terrene per tutta la durata di un ciclo assai
lungo, dopodiché una intera razza umana comincerebbe una nuova serie di
incarnazioni in un’altra sfera, e via di seguito. Un punto non meno discusso è
la durata dell’intervallo che deve trascorrere tra due incarnazioni
consecutive; alcuni pensano che ci si può reincarnare subito, o perlomeno entro
un tempo molto breve, secondo altri, le vite terrene devono essere separate da
lunghi intervalli. Abbiamo visto altrove che i teosofisti. dopo aver
inizialmente supposto che tali intervalli fossero come minimo di dodici o
quindici anni, sono giunti a ridurli in modo rilevante, e a distinguerli
secondo i «gradi di evoluzione» degli individui1. Anche
nell’occultismo francese è avvenuto un cambiamento che vale la pena segnalare:
nelle sue prime opere Papus, pur attaccando i teosofisti con i quali aveva da
poco tempo troncato i rapporti, ripete con essi che «secondo la scienza
esoterica, un’anima può reincarnarsi soltanto ogni millecinquecento anni, salvo
poche eccezioni molto specifiche (morte nell’infanzia, morte violenta,
adeptato)»2 , e afferma addirittura, ispirandosi alla Blavatsky e al
Sinnett, che «tali cifre sono tratte da calcoli astronomici dell’esoterismo
indù»3, quando nessuna dottrina tradizionale autentica ha mai
parlato della reincarnazione, invenzione del tutto moderna e occidentale. Più
tardi, Papus rifiuta nettamente la presunta legge stabilita dal teosofisti e
dichiara che non può darsene alcuna; egli dice (rispettiamo scrupolosamente il
suo stile) che «è tanto assurdo stabilire un termine fisso di milleduecento o
di dieci anni per il periodo che separa una incarnazione da un ritorno sulla
terra, quanto lo sarebbe stabilire un periodo parimenti fisso per la vita umana
sulla terra»4. Tutto ciò non è fatto esattamente per ispirare
fiducia a coloro che esaminano le cose con imparzialità, e, se la
reincarnazione non è stata «rivelata» dagli «spiriti» per la buona
1. Le
Théosophisme cit., pp. 88-90.
2. Traité…
cit., pp. 296-7.
3. Ivi, p. 341.
4. La Réincarnation,
pp. 42-3.
196
La reincarnazione
ragione che questi ultimi non hanno mai
parlato realmente per mezzo delle tavole o dei medium, le poche osservazioni
che abbiamo fatto bastano a mostrare come non possa nemmeno trattarsi di una
vera conoscenza esoterica, insegnata da iniziati, i quali, per definizione,
saprebbero di che cosa parlano. Non sarà quindi neppure necessario approfondire
la questione per demolire le pretese degli occultisti e dei teosofisti; a
questo punto la reincarnazione assume ormai soltanto le sembianze di una
semplice concezione filosofica. Di fatto essa è soltanto questo, e anzi si pone
al livello delle concezioni filosofiche peggiori, in quanto assurda nel senso
più pieno del termine. Anche nella filosofia ci sono molte assurdità, ma
perlomeno sono generalmente presentate come semplici ipotesi; i
«neospiritualisti» invece si illudono più completamente (accettiamo qui la loro
buona fede, che se è incontestabile per la massa, non sempre lo è per i
dirigenti), e la stessa sicurezza con cui formulano le loro affermazioni è una
delle ragioni per cui esse sono più pericolose di quelle dei filosofi.
Abbiamo usato l’espressione «concezione
filosofica»; l’espressione «concezione sociale» sarebbe probabilmente ancora
più giusta nella circostanza, se si considera quale fu l’origine reale
dell’idea di reincarnazione. In effetti, per i socialisti francesi della prima
metà del secolo XIX che la inculcarono in Allan Kardec, questa idea era
essenzialmente destinata a fornire una spiegazione dell’ineguaglianza delle
condizioni sociali, la quale assumeva ai loro occhi un carattere
particolarmente urtante. Fra i motivi che gli spiritisti invocano più
volentieri per giustificare la loro credenza nella reincarnazione, si ritrova
ancora quello; anzi, essi vogliono estendere la spiegazione a tutte le
diseguaglianze, sia intellettuali sia psichiche; ecco quello che dice Allan
Kardec: «Alla nascita le anime sono o eguali o diseguali, questo non fa l’ombra
d’un dubbio. Se sono eguali, perché allora attitudini così diverse?... Se sono
diseguali, ciò risulta dal fatto che Dio le ha create così, ma allora come
spiegare la superiorità innata accordata ad alcune di esse? È questa parzialità
conforme alla sua giustizia e all’eguale amore che Egli prova nei confronti
197
Errore dello spiritismo
di tutte le sue creature? Ammettiamo invece
una successione di esistenze anteriori progressive, e tutto sarà spiegato. Gli
uomini portano con sé, nascendo, l’intuizione di ciò che hanno acquisito; essi
sono più o meno avanzati secondo il numero di esistenze che hanno percorso e
secondo che siano più o meno lontani dal punto di partenza, così come, in una
riunione di individui d’ogni età, ciascuno avrà uno sviluppo proporzionato al
numero d’anni vissuti; le esistenze successive saranno, per la vita dell’anima,
quello che gli anni sono per la vita del corpo... Dio, nella sua giustizia, non
può aver creato anime più o meno perfette; ma, ammettendo la pluralità delle
esistenze, la diseguaglianza che vediamo non ha più nulla che contrasti con la
più rigorosa equità»1. Léon Denis dice similmente: «Soltanto la
pluralità delle esistenze può spiegare la diversità dei caratteri, la varietà
delle attitudini, la sproporzione delle qualità morali, in una parola tutte le
diseguaglianze che colpiscono i nostri sguardi. Senza questa legge ci si
domanderebbe invano perché certi uomini possiedono talento, nobili sentimenti,
aspirazioni elevate, mentre tanti altri hanno dalla sorte ricevuto soltanto
stupidità, passioni vili e istinti grossolani. Che pensare di un Dio che, assegnandoci
una sola vita corporea, avrebbe fatto parti così ineguali e, dal selvaggio al
civilizzato, avrebbe riservato agli uomini beni così poco assortiti e un
livello morale così differente? Senza la legge delle reincarnazioni, è
l’iniquità che governa il mondo... Tutte queste oscurità si dissipano di fronte
alla dottrina delle esistenze multiple. Gli esseri che si distinguono per la
loro potenza intellettuale o per le loro virtù hanno vissuto e lavorato
maggiormente, acquistando esperienza e attitudini più estese»2.
Ragioni simili sono sostenute anche dalle scuole le cui teorie sono meno
«elementari» di quelle dello spiritismo, poiché la concezione
reincarnazionistica non ha mai interamente perduto le stigmate della sua
origine; i teosofisti, per esempio, tirano anch’essi in ballo, perlomeno in via
accessoria, l’ineguaglianza
1. Le Livre
des Esprits, pp. 102-3.
2. Après la mort,
pp. 164-6.
198
La reincarnazione
delle condizioni sociali. Papus dal canto suo
fa esattamente lo stesso: «Gli uomini ricominciano un nuovo percorso nel mondo
materiale, ricchi o poveri, socialmente fortunati o sfortunati, secondo i
risultati acquisiti nei percorsi anteriori, nelle incarnazioni precedenti»1.
In altre occasioni si esprime ancor più chiaramente: «Senza la nozione della
reincarnazione, la vita sociale è un’iniquità. Perché esseri ottusi sono
ricolmi di denaro e di onori, mentre esseri di valore si dibattono nelle
ristrettezze e nella lotta quotidiana per gli alimenti fisici, morali o
spirituali?... In linea di principio, si può dire che la vita sociale attuale è
determinata dallo stato anteriore dello spirito e determina a sua volta lo
stato sociale futuro»2.
Una spiegazione simile è totalmente illusoria
per i seguenti motivi: in primo luogo, se il punto di partenza non è eguale per
tutti, se esistono uomini che ne sono più lontani e altri meno, che non hanno
percorso lo stesso numero di esistenze (è quanto afferma Allan Kardec), questa
è una diseguaglianza di cui essi non possono essere responsabili, e di
conseguenza i reincarnazionisti devono considerarla come una «ingiustizia» che
la loro teoria è incapace di spiegare. In secondo luogo, anche ammettendo che non
vi siano simili differenze fra gli uomini, è tuttavia necessario che vi sia
stato, nella loro evoluzione (parliamo secondo il modo di vedere degli
spiritisti), un momento in cui le diseguaglianze sono incominciate, così come
bisogna che esse abbiano una causa. Se si dice che la causa è costituita dagli
atti che gli uomini avevano già compiuto anteriormente, occorrerà spiegare come
hanno fatto gli uomini a comportarsi in modo differente prima che le
diseguaglianze si manifestassero in loro. Questo punto non ha spiegazione, e
ciò semplicemente perché si tratta di una contraddizione: se gli uomini fossero
stati perfettamente eguali sarebbero simili sotto ogni rapporto, e ammettendo
che ciò fosse possibile, non avrebbero mai potuto cessare di esserlo, a meno di
non mettere in discussione la validità
1. Traité...
cit., p. 167.
2. La Réincarnation,
pp. 113-8.
199
Errore dello spiritismo
del principio di ragion sufficiente (in questo
caso, allora, non sarebbe più necessario cercare né una legge né una qualsiasi
spiegazione); se hanno potuto diventare diseguali, è evidentemente perché la
possibilità della diseguaglianza era in loro, e tale possibilità preliminare
era sufficiente a costituirli diseguali fin dall’origine, perlomeno in potenza.
In questo modo non si è fatto altro che spostare indietro la difficoltà
credendo di risolverla, ma in ultima analisi essa permane intoccata. A dire il
vero, però, difficoltà vera non esiste, e il problema in sé non è meno
illusorio della sua presunta soluzione. Anche qui, come per molte altre
questioni filosofiche, si può dire la stessa cosa, e cioè che la questione
esiste soltanto perché è mal posta; e se è posta male, ciò in fondo è
soprattutto dovuto al fatto che si fanno intervenire considerazioni morali e
sentimentali là dove non hanno ragione di intervenire: un simile atteggiamento
è così poco intelligente e privo di senso quanto lo sarebbe quello di un uomo
che si domandasse, per esempio, perché mai una certa specie animale non è
eguale a una cert’altra. Che esistano in natura differenze che ci sembrano
diseguaglianze, mentre altre non assumono questo aspetto, è un punto di vista
puramente umano; se si tralascia tale punto di vista eminentemente relativo,
non si può più parlare di giustizia o di ingiustizia in quest’ordine di cose.
Tutto sommato, domandarsi perché un essere non sia eguale a un altro, è come
domandarsi perché esso sia diverso dall’altro; ora, se non ne fosse differente,
l’uno sarebbe l’altro anziché essere se stesso. Dal momento che esiste una
molteplicità di esseri, occorre necessariamente che tra essi vi siano
differenze; due cose identiche sono inconcepibili, perché se sono veramente
identiche non sono due ma una sola e stessa cosa; su questo punto Leibniz ha
perfettamente ragione. Ciascun essere si distingue dagli altri, fin dal
principio, in quanto porta in se stesso determinate possibilità, essenzialmente
inerenti alla sua natura, che non sono quelle di nessun altro essere; la
domanda alla quale i reincarnazionisti credono di dare una risposta si riduce
dunque semplicemente a domandarsi perché un essere è se stesso e non un altro.
Se in questo si vuol vedere
200
La reincarnazione
un’ingiustizia, poco importa: si tratta in
ogni caso dì una necessità; d’altra parte, a noi pare piuttosto il contrario di
un’ingiustizia; di fatto, spogliata del suo carattere sentimentale e
specificamente umano, la nozione di giustizia si riduce a quella di equilibrio
o di armonia; ora, perché nell’universo vi sia armonia totale è necessario e
sufficiente che ogni essere occupi il posto che deve occupare, in quanto
elemento di questo universo, in conformità con la propria natura. Il che
equivale a dire che le differenze e le diseguaglianze che taluni si
compiacciono di denunciare come ingiustizie reali o apparenti concorrono al
contrario, di fatto e necessariamente, all’armonia totale; quanto a
quest’ultima, essa non può non essere, perché ciò equivarrebbe a supporre che
le cose non sono quello che sono: sarebbe infatti assurdo supporre che possa
capitare a un essere qualcosa che non sia una conseguenza della sua natura; in
tal modo i partigiani della giustizia possono rimanere soddisfatti per
sovrammercato, senza trovarsi nell’obbligo di andare contro la verità.
Allan Kardec afferma che «il dogma della
reincarnazione è fondato sulla giustizia di Dio e sulla rivelazione»1;
abbiamo appena dimostrato che delle due ragioni la prima non può essere
seriamente sostenuta; quanto alla seconda, poiché tale autore intende
ovviamente parlare della rivelazione degli «spiriti», e poiché noi abbiamo
stabilito precedentemente che essa è inesistente, non torneremo sul discorso.
Tuttavia queste osservazioni sono ancora soltanto preliminari: dal fatto che
non si vedono ragioni per ammettere una cosa non consegue necessariamente che
la cosa sia falsa; si potrebbe ancora, quanto meno, restare in un atteggiamento
di puro e semplice dubbio nel suoi confronti. Dobbiamo però dire che le
obiezioni abitualmente formulate contro la teoria reincarnazionistica non sono
molto più valide delle ragioni che la parte opposta invoca a suo sostegno. Ciò
è dovuto in gran parte al fatto che sia gli avversari sia i sostenitori della
reincarnazione si pongono, nella maggior parte dei casi, sul terreno morale e
sentimentale, e le considerazioni di quest’ordine
1. Le Livre
des Esprits, p. 75.
201
Errore dello spiritismo
non sono in grado di dimostrare nulla.
Possiamo ripetere qui l’osservazione già fatta a proposito della comunicazione
con i morti: anziché domandarsi se essa è vera o falsa ‑ l’unica cosa che conta
‑ si discute per sapere se è o non è «consolante»; così si può discutere
indefinitamente senza fare un passo avanti: si tratta di un criterio puramente
«soggettivo», come direbbero i filosofi. Fortunatamente, contro la
reincarnazione vi è molto di meglio da dire, visto che se ne può stabilire
l’assoluta impossibilità. Prima di arrivare a questo dobbiamo però trattare
un’altra questione, facendo alcune distinzioni e precisandole. A parte il fatto
che sono distinzioni di per sé molto importanti, se le trascurassimo qualcuno
potrebbe anche stupirsi nel sentirci affermare che la reincarnazione è un’idea
esclusivamente moderna. Troppe confusioni, troppe nozioni false circolano da un
secolo a questa parte perché un gran numero di persone, anche fuori degli
ambienti «neospiritualistici», non ne siano gravemente influenzate; la
deformazione ha assunto proporzioni tali che perfino gli orientalisti
ufficiali, per esempio, interpretano correntemente in senso reincarnazionistico
testi che non contengono niente del genere, e sono diventati totalmente
incapaci di comprenderli in modo diverso, il che equivale a dire che non ne
capiscono assolutamente nulla.
Il termine «reincarnazione» dev’essere
distinto da almeno due altri termini, i quali hanno un significato
completamente diverso; sono i termini «metempsicosi» e «trasmigrazione». Si
tratta di cose che erano ben note agli antichi, e ancora lo sono agli orientali,
ma gli occidentali moderni, inventori della reincarnazione, le ignorano
totalmente1. È sottinteso che quando si parla di reincarnazione si
intende che l’essere che è già stato incorporato riprende un nuovo corpo, cioè
ritorna nello stato
1. Sarebbe il caso di ricordare anche le
concezioni di alcuni cabalisti, indicate con i nomi di «rivoluzione delle
anime» e di «embrionato»; ma in questa sede non ne parleremo perché ciò
porterebbe troppo lontano. Per di più queste concezioni hanno una portata
alquanto limitata, in quanto, per strano che ciò possa parere, fanno
intervenire condizioni del tutto peculiari del popolo d’Israele.
202
La reincarnazione
attraverso il quale è già passato: si ammette
inoltre che ciò riguarda l’essere reale e completo e non semplicemente qualcuno
degli elementi più o meno importanti che hanno potuto intervenire nella sua
costituzione con una qualsiasi funzione. Fuori di queste due considerazioni non
si può assolutamente parlare di reincarnazione; ora, la prima la distingue
essenzialmente dalla trasmigrazione, com’è considerata nelle dottrine
orientali; la seconda la differenzia non meno profondamente dalla metempsicosi,
nel senso in cui l’intendevano in particolare gli orfici e i pitagorici. Gli
spiritisti, pur sostenendo a torto l’antichità della teoria
reincarnazionistica, dicono effettivamente che essa non è identica alla
metempsicosi; sennonché, a loro parere, essa se ne distingue soltanto perché le
esistenze successive sono sempre «progressive» e perché riguarda esclusivamente
gli esseri umani: «Vi è», dice Allan Kardec, «tra la metempsicosi degli antichi
e la moderna dottrina della reincarnazione, la gran differenza che gli
spiritisti respingono nel modo più assoluto la trasmigrazione dell’uomo negli
animali, e viceversa»1. Gli antichi, in realtà, non sostennero mai
una forma simile di trasmigrazione, così come non sostennero mai la
trasmigrazione dell’uomo in altri uomini, come si potrebbe definire la
reincarnazione. Senza dubbio esistono espressioni più o meno simboliche che
possono dar luogo a malintesi ‑ ma soltanto quando non si sappia ciò che
vogliono dire realmente, che è questo: ci sono nell’uomo elementi psichici che
si dissociano dopo la morte e possono quindi passare in altri esseri viventi,
uomini o animali, senza che ciò in fondo abbia molta più importanza del fatto
che, sempre dopo la dissoluzione del corpo dell’uomo, gli elementi che lo
componevano possano servire a formare altri corpi. In entrambi i casi si tratta
degli elementi mortali dell’uomo e non della parte imperitura che costituisce
il suo essere reale, la quale non è assolutamente toccata da questi mutamenti
postumi. A tale riguardo, Papus ha commesso un errore di genere diverso quando
ha parlato delle «confusioni tra la reincarnazione,
1. Le Livre
des Esprits, p. 96; cfr. ivi, pp. 262-4.
203
Errore dello spiritismo
o ritorno dello spirito in un corpo materiale
dopo un soggiorno astrale, e la metempsicosi, o passaggio del corpo materiale
attraverso il corpo di animali e di piante, prima di ritornare in un nuovo
corpo materiale»1. Per non parlare di alcune stranezze d’espressione
che possono essere lapsus (i corpi degli animali e delle piante non sono
meno «materiali» del corpo umano e non sono «attraversati» da quest’ultimo ma
da elementi che ne provengono), questa teoria non potrebbe in alcun modo
chiamarsi «metempsicosi», in quanto la composizione del termine implica che
debba trattarsi di elementi psichici e non di elementi corporei. Papus ha
ragione di pensare che la metempsicosi non riguarda l’essere reale dell’uomo,
ma si inganna completamente sulla sua natura; quanto alla reincarnazione,
quando dice che essa «è stata insegnata come un mistero esoterico in tutte le
iniziazioni dell’antichità»2, la confonde semplicemente con la vera
e propria trasmigrazione.
La dissociazione che segue la morte non agisce
soltanto sugli elementi corporei, ma anche su certi elementi che si possono
dire psichici; già lo vedemmo quando spiegavamo come tali elementi possono
intervenire talvolta nei fenomeni dello spiritismo
1. La
Réincarnation, p. 9. Papus aggiunge: «Non bisogna mai
confondere la reincarnazione con la metempsicosi, perché l’uomo non regredisce
mai e lo spirito non diventa mai spirito d’animale, salvo sul piano astrale,
nello stato di genio, ma questo è ancora un mistero». Per noi il presunto
mistero non è proprio tale: possiamo dire che si tratta del «genio della
specie», cioè dell’entità che rappresenta lo spirito, non di una individualità
ma di una intera specie animale. Gli occultisti pensano, in effetti, che
l’animale non sia, come l’uomo, un individuo autonomo e che, dopo la morte, la
sua anima ritorni all’«essenza elementale», proprietà indivisa della specie.
Secondo la teoria a cui Papus allude in termini enigmatici, i geni delle specie
animali sarebbero spiriti umani pervenuti a un certo grado di evoluzione e ai
quali tale funzione sarebbe stata specificamente affidata. Alcuni
«chiaroveggenti», del resto, sostengono di aver visto questi geni sotto
l’aspetto di uomini con teste di animali simili alle figure simboliche degli
antichi egizi. La teoria in questione è completamente erronea: il genio della
specie è, sì, una realtà anche per la specie umana, ma non è quello che credono
gli occultisti e non ha nulla in comune con gli spiriti degli uomini individuali,
quanto al «piano» in cui si situa, ciò non rientra negli schemi convenzionali
tracciati dall’occultismo.
2. Ivi, p. 6.
204
La reincarnazione
e contribuire a dare l’illusione di un’azione
reale dei morti; in modo analogo essi possono anche, in certi casi, dare
l’illusione di una reincarnazione. Ciò che importa rilevare, sotto quest’ultimo
aspetto, è che tali elementi (i quali possono, durante la vita, essere stati
propriamente coscienti o soltanto «subconsci») comprendono in particolare tutte
le immagini mentali che, derivando dall’esperienza sensibile, hanno fatto parte
di quelle che sono chiamate memoria e immaginazione: queste facoltà, o piuttosto
questi insiemi, sono perituri, cioè soggetti a dissolversi, perché essendo di
ordine sensibile, sono vere e proprie «dipendenze» dello stato corporeo;
d’altra parte, fuori della condizione temporale, che è una di quelle che
definiscono questo stato, la memoria non avrebbe evidentemente alcuna ragione
di persistere. Certo, queste considerazioni sono molto lontane dalle teorie
della psicologia classica sull’«io» e la sua unità, teorie che hanno l’unico
difetto di essere, nel loro genere, quasi altrettanto prive di fondamento
quanto le concezioni dei «neospiritualisti». Un’altra osservazione non meno
importante è che vi può essere trasmissione di elementi psichici da un essere a
un altro senza che ciò presupponga la morte del primo: in effetti, così come
esiste un’eredità fisiologica, esiste pure un’eredità psichica, che è assai
poco contestata anche perché è un fatto di osservazione corrente; ma ciò di cui
molti probabilmente non si rendono conto, è che questo presuppone almeno che i
genitori trasmettano un germe psichico, assieme a un germe corporeo. Questo
germe può coinvolgere potenzialmente un insieme estremamente complesso di
elementi appartenenti alla sfera del «subconscio», oltre alle tendenze o
predisposizioni in senso proprio le quali, sviluppandosi, appariranno in modo
più manifesto; gli elementi subconsci, al contrario, potranno diventare
apparenti soltanto in casi piuttosto eccezionali. È questa la duplice eredità
psichica e corporea espressa dalla formula cinese: «E tu rivivrai nelle migliaia
di tuoi discendenti», che sarebbe assai difficile, senza troppo rischiare,
interpretare in senso reincarnazionistico, quantunque gli occultisti e talvolta
anche gli orientalisti siano riusciti a compiere ben altre forzature di questo
205
Errore dello spiritismo
tipo. Le dottrine estremo-orientali tengono
conto di preferenza dell’aspetto psichico dell’eredità e vedono in essa un vero
e proprio prolungamento dell’individualità umana; è questo il motivo per cui,
sotto il nome di «posterità» (che è d’altro canto suscettibile anche di un
senso superiore e puramente spirituale), esse la associano alla «longevità»,
chiamata immortalità dagli occidentali.
Come vedremo in seguito, certi fatti che i
reincarnazionisti credono di poter invocare in appoggio della loro ipotesi si
spiegano perfettamente mediante l’uno o l’altro dei due casi da noi esaminati,
vale a dire, da una parte con la trasmissione ereditaria di taluni elementi
psichici, dall’altra con l’inglobamento in una individualità umana di altri
elementi psichici provenienti dalla disintegrazione di individualità umane
anteriori, le quali non hanno per questo il minimo rapporto spirituale con
essa. Vi è, in quest’ordine di cose, corrispondenza e analogia tra la sfera
psichica e la sfera corporea; e ciò è comprensibile, poiché l’una e l’altra, lo
ripetiamo, si riferiscono esclusivamente a quelli che si possono chiamare gli
elementi mortali dell’essere umano. Occorre ancora aggiungere che nella sfera
psichica può succedere, più o meno eccezionalmente, che un insieme abbastanza
considerevole di elementi si conservi senza dissociarsi e sia trasferito tal
quale in una nuova individualità; i fatti di questo genere sono naturalmente
quelli che presentano il carattere più vistoso agli occhi dei sostenitori della
reincarnazione, e tuttavia casi simili non sono meno illusori di tutti gli
altri1. Tutto ciò, come abbiamo detto, non riguarda e non tocca
assolutamente
1. Qualcuno pensa che un «transfert» analogo
possa avvenire per elementi corporei resi più o meno sottili, e prende così in
considerazione una «metensomatosi» accanto alla «metempsicosi»; a prima vista
si potrebbe essere tentati di supporre che si tratti di una confusione e che
sia erroneamente attribuita la corporeità agli elementi psichici inferiori. Si
può tuttavia realmente trattare di elementi di origine corporea, ma in qualche
modo «psichizzati» attraverso quella trasposizione nello «stato sottile» di cui
abbiamo indicato precedentemente la possibilità. Lo stato corporeo e lo stato
psichico, semplici modalità differenti di uno stesso stato di esistenza ‑
quello dell’individualità umana ‑, non possono essere totalmente separati.
Segnaliamo all’attenzione degli occultisti
206
La reincarnazione
l’essere reale; è vero, ci si potrebbe
domandare perché se le cose stanno così gli antichi sembrano aver attribuito
una importanza abbastanza grande alla sorte postuma degli elementi in
questione. Potremmo rispondere facendo semplicemente notare che molte persone
si preoccupano del trattamento che il loro corpo subirà dopo la morte, senza
pensare per questo che il loro spirito debba risentirne il contraccolpo; ma
aggiungeremo che effettivamente, come regola generale, queste cose non sono
affatto indifferenti. Se lo fossero, i riti funerari non avrebbero alcuna
ragione d’essere, mentre invece ne hanno una molto profonda. Senza poter
insistere sull’argomento, diremo che l’azione di tali riti si esercita
precisamente sugli elementi psichici del defunto; abbiamo ricordato quello che
pensavano gli antichi del rapporto intercorrente tra la mancata esecuzione dei
riti funerari e certi fenomeni di «infestazione»: tale opinione era
perfettamente fondata. Certo, se si considerasse l’essere soltanto in quanto
passato a un altro stato di esistenza, non sarebbe assolutamente il caso di
tener conto di quello che può succedere a tali elementi (tranne forse per
assicurare la tranquillità dei viventi); ma le cose sono del tutto diverse se
si ha riguardo a quelli che abbiamo chiamato i prolungamenti dell’individualità
umana. Questo argomento potrebbe dar luogo a considerazioni la cui complessità
e la cui inusitatezza stesse ci dissuadono dall’affrontare ora; riteniamo, del
resto, che sia uno di quelli che non è né utile né profittevole trattare
pubblicamente in modo particolareggiato.
Dopo aver detto in che cosa consiste realmente
la metempsicosi, ci resta ora da dire che cosa sia la trasmigrazione in senso
quello che dice a questo riguardo un autore di
cui essi parlano volentieri senza conoscerlo: Keleph ben Nathan
(Dutoit-Membrini) nella Philosophie Divine, t. 1, pp. 62 e 292-3. A
molte vuote declamazioni mistiche quest’autore unisce a volte considerazioni
molto interessanti. Approfitteremo dell’occasione per rilevare un errore degli
occultisti, i quali presentano Dutoit-Membrini come un discepolo di Louis-Claude
de Saint-Martin (la scoperta è stata fatta da Joanny Bricaud); egli, al
contrario si espresse sul conto di quest’ultimo in termini alquanto sfavorevoli
(ivi, pp. 245 e 345). Si potrebbe scrivere un intero libro, che sarebbe
molto divertente, sull’erudizione degli occultisti e sul loro modo di scrivere
la storia.
207
Errore dello spiritismo
proprio: questa volta si tratta sì dell’essere
reale, ma non di un suo ritorno nel medesimo stato di esistenza, ritorno che,
se potesse avvenire, sarebbe una «migrazione», non una «trasmigrazione». La
trasmigrazione è, al contrario, il passaggio dell’essere ad altri stati di
esistenza, definiti, come abbiamo detto, da condizioni totalmente differenti da
quelle alle quali è soggetta l’individualità umana (con l’unica restrizione
che, finché si tratta di stati individuali, l’essere è sempre rivestito di una
forma, la quale però non può dar luogo ad alcuna rappresentazione spaziale o di
altro tipo, più o meno modellata su quella della forma corporea). Quando si
parla di trasmigrazione si intende essenzialmente cambiamento di stato. Questo
insegnano tutte le dottrine tradizionali dell’Oriente, e molteplici ragioni ci
spingono a pensare che identico fosse l’insegnamento dei «misteri»
dell’antichità; lo stesso si dica di dottrine eterodosse come il buddhismo,
nonostante l’interpretazione reincarnazionistica diffusa oggi fra gli europei.
È la dottrina vera della trasmigrazione, intesa nel senso che le attribuisce la
metafisica pura, a consentire la confutazione assoluta e definitiva dell’idea
della reincarnazione; e solo su questo terreno simile confutazione è possibile.
Siamo dunque così condotti a dimostrare che la reincarnazione è una
impossibilità pura e semplice; intenderemo con ciò che uno stesso essere non
può avere due esistenze nel mondo corporeo, sia pure questo mondo considerato
in tutta la sua estensione: poco importerà che ciò avvenga sulla Terra o su
qualunque altro astro1; poco importerà altresì che la cosa lo
coinvolga in quanto essere umano oppure, secondo le false concezioni della
metempsicosi, sotto tutt’altra forma, animale, vegetale o addirittura minerale.
Aggiungeremo ancora: poco importerà che si tratti di esistenze successive o
simultanee, giacché si dà il caso che alcuni abbiano fatto la supposizione,
quanto meno
1 L’idea della reincarnazione sui diversi
pianeti non è esclusivamente propria dei «neospiritualisti»; questa concezione,
cara a Camille Flammarion, è anche di Louis Figuier (Le Lendemain de la Mort
ou la Vie Future selon la Science). È curioso osservare a quali stravaganti
fantasticherie può dar luogo una scienza così «positiva» come vuole essere
l’astronomia moderna.
208
La reincarnazione
ridicola, di una pluralità di vite svolgentisi
contemporaneamente, per uno stesso essere, in luoghi diversi, verosimilmente su
pianeti differenti. Questo ci riconduce una volta ancora ai socialisti del
1848, poiché sembra proprio essere stato Blanqui a immaginare per primo una
ripetizione simultanea e indefinita, nello spazio, di individui ritenuti
identici1. Alcuni occultisti sostengono inoltre che l’individuo
umano può avere più «corpi fisici», come dicono, viventi nello stesso tempo su
differenti pianeti; e si spingono fino ad affermare che se succede a qualcuno
di sognare di essere stato ucciso, ciò avviene perché, in molti casi, nello
stesso istante è effettivamente stato ucciso su un altro pianeta! Può sembrare
incredibile, ma l’abbiamo udito con le nostre orecchie; nel capitolo seguente,
a ogni modo, incontreremo altre storie altrettanto audaci. C’è da aggiungere
che la dimostrazione che vale contro tutte le teorie reincarnazionistiche,
qualsiasi forma assumano, si applica egualmente, e per gli stessi motivi, a
certe concezioni di tipo più propriamente filosofico, quali la concezione
dell’«eterno ritorno» di Nietzsche, e, in una parola, a tutto quel che
presuppone nell’universo una qualsiasi ripetizione.
Non possiamo pensare di esporre qui, con tutti
gli sviluppi che comporta, la teoria metafisica degli stati molteplici
dell’essere; a essa abbiamo intenzione di dedicare, quando potremo, uno o più
studi particolari. Possiamo però indicare almeno il fondamento della teoria,
che è nello stesso tempo il principio della dimostrazione di cui è ora
questione: la Possibilità universale e totale è necessariamente infinita e non
può essere concepita in modo diverso, poiché, comprendendo tutto e non
lasciando niente fuori di sé, non può essere limitata assolutamente da nulla;
una limitazione della Possibilità universale, dovendo essere esteriore a essa,
è propriamente e letteralmente una impossibilità, cioè un puro nulla. Ora,
supporre una ripetizione nell’ambito della Possibilità universale, come si fa
ammettendo due possibilità particolari identiche, equivale ad attribuirle una
limitazione,
1. L’Éternité
par les Astres.
209
Errore dello spiritismo
in quanto l’infinità esclude qualsiasi
ripetizione: soltanto all’interno di un insieme finito si può tornare due volte
a uno stesso elemento, e inoltre tale elemento non sarebbe rigorosamente lo
stesso se non alla condizione che l’insieme formi un sistema chiuso, condizione
che non si realizza mai effettivamente. Essendo l’universo realmente un tutto,
o piuttosto il Tutto assoluto, un ciclo chiuso non può esistere da alcuna
parte: due possibilità identiche sarebbero una stessa e sola possibilità;
perché siano veramente due, è necessario che esse differiscano per una
condizione almeno, di conseguenza non sono più identiche. Nulla può mai
ritornare allo stesso punto, e questo anche in un insieme soltanto indefinito
(e non infinito) come il mondo corporeo: mentre si traccia un cerchio si
verifica uno spostamento, pertanto il cerchio si chiude solo in modo del tutto
illusorio. Questa è una semplice analogia, ma può servire per aiutare a
comprendere che, a fortiori, nell’esistenza universale, il ritorno allo
stesso stato è una impossibilità: nella Possibilità totale le possibilità
particolari costituite dagli stati di esistenza condizionati sono
necessariamente in molteplicità indefinita; negare questo significa nuovamente
voler limitare la Possibilità; sarà dunque necessario ammetterlo pena la
contraddizione, e ciò basta perché nessun essere possa passare due volte
attraverso lo stesso stato. Come si vede, questa dimostrazione è in sé
estremamente semplice, e se qualcuno faticherà un poco a comprenderla ciò sarà
forse dovuto soltanto al fatto che gli mancano le conoscenze metafisiche più
elementari; in questo caso sarebbe forse necessaria un’esposizione più
sviluppata, ma preghiamo coloro che sono in tali condizioni di attendere, per
trovarla, che ci sia data l’occasione di esporre integralmente la teoria degli
stati molteplici. Costoro possono però essere certi che, in ogni caso, tale
dimostrazione, così come l’abbiamo formulata nelle sue linee essenziali, non
lascia nulla a desiderare sotto l’aspetto della rigorosità. Quanto a coloro che
pensano che respingendo la reincarnazione rischiamo di limitare in un altro
modo la Possibilità universale, risponderemo semplicemente che così facendo
respingiamo soltanto una impossibilità, la quale non è
210
La reincarnazione
nulla, e quindi aumenterebbe la somma delle
possibilità soltanto in modo totalmente illusorio, essendo uno zero puro. Non
si limita la Possibilità negando un’assurdità, per esempio dicendo che non può
esistere un quadrato rotondo, o che fra tutti i mondi possibili non può
essercene nessuno in cui due più due faccia cinque; il caso in questione è
esattamente lo stesso. Alcuni si fanno, in quest’ordine di idee, degli strani
scrupoli: così Cartesio, quando attribuiva a Dio la «libertà di indifferenza»,
per timore di limitare l’onnipotenza divina (espressione teologica della
Possibilità universale), senza accorgersi che una simile «libertà di
indifferenza», ovvero la scelta in assenza di motivo, implica condizioni
contraddittorie; diremo, per usare il suo linguaggio, che un’assurdità non è
tale perché Dio l’ha arbitrariamente voluta, ma che, al contrario, è proprio
perché si tratta di una assurdità che Dio non può fare in modo che essa sia
qualcosa, senza tuttavia che ciò comprometta minimamente la sua onnipotenza,
assurdità e impossibilità essendo sinonimi.
Ritornando agli stati molteplici dell’essere,
faremo notare, poiché è essenziale, che tali stati possono essere concepiti
tanto in simultaneità quanto in successione e che, nell’insieme, la successione
non si può ammettere se non come rappresentazione simbolica, poiché il tempo è
una condizione propria soltanto a uno degli stati; del resto, anche la durata,
sotto qualunque suo aspetto, può essere attribuita solo ad alcuni fra di essi.
Se si vorrà dunque parlare di successione, bisognerà aver cura di precisare che
ciò si può fare soltanto in senso logico, e non in senso cronologico. Dicendo
successione logica intendiamo dire che esiste un concatenamento causale fra i
diversi stati ma il rapporto stesso di causalità, assunto nel suo vero
significato (e non nell’accezione «empiristica» di alcuni logici moderni),
implica precisamente la simultaneità o la coesistenza dei suoi termini.
Inoltre, è bene precisare che anche lo stato individuale umano, soggetto alla
condizione temporale, può presentare tuttavia una molteplicità simultanea di
stati secondari: l’essere umano non può avere diversi corpi, ma, al di fuori
della modalità corporea e contemporaneamente a essa, può possedere altre
modalità nelle
211
Errore dello spiritismo
quali si sviluppano alcune delle possibilità
che esso comporta.
Questo ci induce a segnalare una concezione
che si ricollega piuttosto strettamente a quella della reincarnazione, e conta
numerosi sostenitori anche fra i «neospiritualisti»: secondo tale concezione,
ogni essere dovrebbe, nel corso della sua evoluzione (coloro che sostengono
simili idee sono infatti, in un modo o in un altro, sempre evoluzionisti),
passare successivamente attraverso tutte le forme di vita, terrene e non
terrene. Una simile teoria esprime soltanto una impossibilità manifesta, per la
semplice ragione che esiste una indefinità di forme viventi attraverso cui un
essere qualsiasi non potrà mai passare, essendo tutte queste forme occupate
dagli altri esseri. D’altra parte, quand’anche un essere avesse percorso
successivamente una indefinità di possibilità particolari, e in un campo ben
più esteso di quello delle «forme di vita», esso non sarebbe con ciò più
avanzato rispetto al termine finale, che non potrebbe essere raggiunto in
questo modo; ritorneremo su questo punto parlando più particolarmente
dell’evoluzionismo spiritistico. Per il momento faremo soltanto notare questo:
il mondo corporeo tutt’intero, nello spiegamento integrale di tutte le
possibilità che contiene, rappresenta soltanto una parte del campo di
manifestazione di un solo stato; questo stato comporta quindi, a fortiori,
la potenzialità corrispondente a tutte le modalità della vita terrestre, la
quale è soltanto una porzione molto ristretta del mondo corporeo. Ciò rende
perfettamente inutile (anche se la sua impossibilità non fosse dimostrabile in
un altro modo) la supposizione di una molteplicità di esistenze attraverso le
quali l’essere si eleverebbe progressivamente dalla modalità più bassa, quella
del minerale, fino alla modalità umana, considerata la più alta, passando
successivamente attraverso il vegetale e l’animale, con tutta la moltitudine di
gradi che ciascuno di questi regni comporta; in effetti vi sono persone che
fanno di queste ipotesi e respingono solo la possibilità di un ritorno
all’indietro. In realtà l’individuo, nella sua estensione integrale, contiene
simultaneamente le possibilità che corrispondono a tutti questi gradi (non
diciamo, si noti bene, che le contenga corporalmente). Tale
212
La reincarnazione
simultaneità si traduce in successione
temporale soltanto nello sviluppo della sua unica modalità corporea, nel corso
del quale, come mostra l’embriologia, l’individuo passa effettivamente
attraverso tutti gli stadi corrispondenti, a partire dalla forma unicellulare
degli esseri organizzati più rudimentali, anzi, risalendo ulteriormente, a
partire dal cristallo, fino alla forma umana terrestre. Diciamo di sfuggita,
fin d’ora, che lo sviluppo embriologico, contrariamente all’opinione corrente,
non è assolutamente una prova della teoria «trasformistica»; quest’ultima è non
meno falsa di tutte le altre forme dell’evoluzionismo, ed è anzi la più
grossolana di tutte; ma avremo occasione di riparlarne più avanti. Quel che
occorre soprattutto ricordare è che il punto di vista della successione è
essenzialmente relativo; d’altra parte, anche nel limiti ristretti in cui è
legittimamente applicabile, esso perde quasi tutto il suo interesse grazie alla
semplice osservazione che il germe, prima di qualsiasi sviluppo, contiene già
in potenza l’essere completo (ne vedremo presto l’importanza). In ogni caso,
questo punto di vista deve sempre restare subordinato a quello della
simultaneità, come esige il carattere puramente metafisico, quindi
extratemporale (ma anche extraspaziale, in quanto la coesistenza non suppone
necessariamente lo spazio), della teoria degli stati molteplici dell’essere1.
Aggiungeremo ancora che, contrariamente a
quanto sostengono gli spiritisti e soprattutto gli occultisti, non si ritrova
in natura alcuna analogia a favore della reincarnazione, mentre, per contro, se
ne trovano in gran quantità nel senso opposto. Questo punto è stato messo in
luce assai bene negli insegnamenti della H.B. of L., di cui si è parlato
in precedenza, e che era formalmente antireincarnazionista; crediamo possa
essere interessante citare qui alcuni passi di tali insegnamenti, i quali
mostrano come questa scuola avesse almeno qualche conoscenza
1. Bisognerebbe qui poter criticare le
definizioni che Leibniz dà dello spazio (ordine delle coesistenze) e del tempo
(ordine delle successioni), non potendo farlo, diremo soltanto che egli estende
il senso di tali nozioni in modo del tutto abusivo, come del resto fa anche per
la nozione di corpo.
213
Errore dello spiritismo
della vera trasmigrazione e di certe leggi
cicliche: «L’adepto autore di Ghostland esprime una verità assoluta
quando dice che, in quanto essere impersonale, l’uomo vive in una
indefinità di mondi prima di giungere a questo... Quando il grande stadio della
coscienza, culmine della serie delle manifestazioni materiali, è
raggiunto, l’anima non rientrerà mai più nella matrice della materia, non
subirà mai più l’incarnazione materiale; le sue rinascite saranno da allora in
poi nel regno dello spirito. Coloro che sostengono la dottrina stranamente
illogica della molteplicità delle nascite umane non hanno sicuramente
mai sviluppato in sé il lucido stato della coscienza spirituale; se così non
fosse, la teoria della reincarnazione, espressa e sostenuta oggi da un gran
numero di uomini e di donne versati nella “saggezza mondana” non avrebbe il più
piccolo credito. Un’educazione esteriore è relativamente senza valore
come mezzo per ottenere la conoscenza vera... La ghianda diventa
quercia, la noce di cocco diventa palma; ma la quercia, per quanto produca
miriadi di altre ghiande, non diventerà mai più ghianda essa stessa, né la
palma ridiventerà mai più noce. Così è dell’uomo: dal momento che l’anima si
manifesta sul piano umano e raggiunge così la coscienza della vita esteriore,
non ripasserà mai più attraverso nessuno dei suoi stati rudimentali... I
presunti “risvegli di ricordi” latenti, in virtù dei quali certe persone
assicurano di ricordare le proprie esistenze passate. possono spiegarsi, anzi,
possono spiegarsi soltanto, ricorrendo alle semplici leggi dell’affinità
e della forma. Ogni razza di esseri umani, considerata in se stessa,
è immortale; così è di ogni ciclo: il primo ciclo non diventerà mai il
secondo, ma gli esseri del primo ciclo sono (spiritualmente) i genitori, o generatori1,
di quelli del secondo ciclo. In tal modo ogni ciclo comprende una grande
famiglia costituita dalla riunione di diversi raggruppamenti di anime umane,
ogni condizione essendo determinata dalle leggi della sua attività, da
quelle della sua forma e da quelle della sua affinità: una
trinità di leggi... Così l’uomo può essere paragonato alla ghianda e alla
1. I pitri della tradizione indù.
214
La reincarnazione
quercia: l’anima embrionale, non
individualizzata, diventa un uomo così come la ghianda diventa una quercia; e
come la quercia dà origine a una quantità innumerevole di ghiande, così l’uomo
fornisce a sua volta a un numero indefinito di anime i mezzi per ottenere la
nascita nel mondo spirituale. Tra le due realtà considerate vi è completa
corrispondenza, ed è per questo motivo che gli antichi druidi rendevano tanti
onori a quest’albero, il quale più di tutti gli altri era onorato dai potenti
ierofanti». È contenuta in questo passo un’indicazione della «posterità» intesa
in senso puramente spirituale; non è questa la sede per sviluppare
ulteriormente tale punto, insieme con le leggi cicliche alle quali si
ricollega; forse un giorno tratteremo queste questioni, se tuttavia riusciremo
a trovare il modo di farlo in termini sufficientemente intelligibili, giacché
vi sono difficoltà soprattutto inerenti all’imperfezione delle lingue
occidentali.
Disgraziatamente la H.B. of L.
ammetteva la possibilità della reincarnazione in alcuni casi eccezionali, come
quello dei bambini nati morti o morti in tenera età, e quello degli idioti di
nascita1; abbiamo visto altrove come anche la Blavatsky ammettesse
questa possibilità all’epoca in cui scriveva Isis Dévoilée2.
In realtà, trattandosi di una impossibilità metafisica, non può sussistere la
minima eccezione: è sufficiente che un essere sia passato attraverso un certo
stato, non foss’altro che sotto forma di embrione o addirittura di semplice
germe, perché non possa in alcun caso ritornare in quello stato, del quale ha
in tal modo attuato le possibilità nella misura comportata dalla sua natura. Se
lo sviluppo di queste possibilità sembra, per quel che lo riguarda, essersi
arrestato a un certo punto, ciò significa che
1. C’era un terzo caso di eccezione, ma di
natura del tutto diversa: era quello delle «incarnazioni messianiche
volontarie», che si produrrebbero circa ogni seicento anni ‑ cioè alla fine di
ogni ciclo chiamato Naros dai caldei ‑ ma senza che lo stesso spirito si
incarni mai più di una volta e senza che si producano mai consecutivamente due
incarnazioni simili nella stessa razza; la discussione e l’interpretazione di
questa teoria uscirebbero completamente dal limiti del presente studio.
2. Le Théosophisme
cit., pp. 97-9.
215
Errore dello spiritismo
esso non doveva andar oltre con riferimento
alla sua modalità corporea: proprio il fatto di considerare in modo esclusivo
quest’ultima è la causa dell’errore, non tenendosi conto di tutte le
possibilità che, per l’essere in questione, possono svilupparsi in altre
modalità dello stesso stato; se si potesse tenerne conto si vedrebbe che la
reincarnazione, anche in casi come questi, è assolutamente inutile: è ciò che
si può d’altra parte ammettere quando si sappia che è impossibile, e che tutto
ciò che esiste concorre, quali che siano le apparenze, all’armonia totale
dell’universo. La questione è del tutto analoga a quella delle comunicazioni
spiritistiche: nell’uno e nell’altro caso si tratta di impossibilità; dire che
ci possono essere eccezioni sarebbe tanto illogico quanto dire, per esempio,
che vi può essere un ristretto numero di casi in cui, nello spazio euclideo, la
somma dei tre angoli di un triangolo non è uguale a due angoli retti; quel che
è assurdo è assurdo in modo assoluto e non soltanto «in linea generale». Del
resto, se si cominciano ad ammettere eccezioni, non vediamo bene in che modo si
potrebbe assegnare loro un limite preciso: come si potrebbe determinare l’età a
partire dalla quale un bambino, se muore, non avrà più bisogno di reincarnarsi,
o il grado che deve raggiungere l’infermità mentale per richiedere una
reincarnazione? Non possiamo pensare a nulla di più arbitrario, sicché possiamo
dar ragione a Papus quando dice: «Respinta la teoria, non bisogna ammettere
eccezione, se no si apre una breccia attraverso la quale può passare qualsiasi
cosa»1.
Questa osservazione, nell’intenzione del suo
autore, si rivolgeva soprattutto ad alcuni scrittori, i quali pensavano che la
reincarnazione, in alcuni casi particolari, fosse conciliabile con la dottrina
cattolica: il conte di Larmandie, in particolare, sosteneva che essa poteva
essere ammessa nel caso dei bambini morti senza battesimo2. È
verissimo che alcuni testi, come quelli del
1. La Réincarnation, p. 179, secondo il
Rozier cit., in «Initiation», aprile 1898.
2. Magie et
Religion.
216
La reincarnazione
quarto Concilio di Costantinopoli, che si è
creduto talvolta di poter invocare contro la reincarnazione, in realtà non
servono allo scopo; ma gli occultisti non devono trarne gran vanto, giacché, se
le cose stanno in questo modo, ciò è semplicemente dovuto al fatto che a
quell’epoca la reincarnazione non era ancora stata immaginata. Si trattava
invece di un’opinione di Origene, secondo la quale la vita corporea sarebbe un
castigo per le anime che, «preesistendo come potenze celesti, avrebbero
raggiunto la sazietà della contemplazione divina»; come si vede, tale teoria
non contiene accenno a una vita corporea anteriore, ma considera un’esistenza
nel mondo intelligibile in senso platonico. il che non ha alcun rapporto con la
reincarnazione. È difficile capire perché Papus abbia potuto scrivere che «il
parere del concilio indica come la reincarnazione facesse parte
dell’insegnamento e come, qualora vi fossero esseri che ritornavano
volontariamente a reincarnarsi, non per disgusto del Cielo, ma per amore del loro
prossimo, l’anatema non potesse colpirli». (Papus immaginava che l’anatema
fosse stato lanciato contro «chi proclamasse di essere ritornato sulla Terra
per disgusto del Cielo»). Egli si appoggia su queste considerazioni per
affermare che «l’idea della reincarnazione fa parte degli insegnamenti segreti
della Chiesa»1. A proposito della dottrina cattolica non dobbiamo
mancare di menzionare un’asserzione degli spiritisti che è veramente
straordinaria: Allan Kardec afferma che «il dogma della risurrezione della
carne è la consacrazione di quello della reincarnazione insegnato dagli
spiritisti» e che «in tal modo la Chiesa stessa, con il dogma della
risurrezione della carne, insegna la dottrina della reincarnazione»; in realtà
egli presenta queste proposizioni sotto forma interrogativa, ed è lo «spirito»
di san Luigi a rispondergli che «è cosa evidente», aggiungendo che «tra poco si
riconoscerà come lo spiritismo emerga da ogni passo del testo stesso delle
sacre Scritture»2! Ma ancor più sorprende che ci sia stato un prete
cattolico, per
1. La
Réincarnation, p. 171.
2. Le Livre des
Esprits, pp. 440-2.
217
Errore dello spiritismo
quanto più o meno sospetto di eterodossia,
disposto ad accettare e a sostenere un’opinione simile; si tratta dell’abate
J.-A. Petit, della diocesi di Beauvais, vecchio amico di famiglia della
duchessa di Pomar, il quale scrive: «La reincarnazione era ammessa nella
maggior parte dei popoli antichi... Lo stesso Cristo la accettava. Se non la si
ritrova espressamente insegnata dagli apostoli, ciò è perché i fedeli dovevano
riunire in sé le qualità morali che la rendono inefficace... Più tardi, quando
i grandi capi e i loro discepoli furono scomparsi, e l’insegnamento cristiano,
sotto la pressione degli interessi umani, si irrigidì in un arido simbolo,
rimase soltanto, come un vestigio del passato, la risurrezione della carne,
o nella carne, che, intesa nel senso ristretto della parola, fece
credere nel gigantesco errore della risurrezione dei corpi morti»1.
Non stiamo a fare commenti su queste affermazioni, trattandosi di
interpretazioni che nessuno spirito libero da pregiudizi può prendere sul
serio; ma la trasformazione della «risurrezione della carne» in
«risurrezione nella carne» è uno di quel giochetti di prestigio che
rischiano di far mettere in dubbio la buona fede dell’autore.
Prima di lasciare questo argomento diremo
ancora qualche parola sui testi evangelici che gli spiritisti e gli occultisti
invocano a favore della reincarnazione; Allan Kardec ne indica due2,
il primo dei quali è il seguente, e viene dopo il racconto della
trasfigurazione: «E nel discendere dal monte, Gesù diede loro questo comando: A
nessuno parlerete della visione fino a che il Figliuolo dell’uomo non sia
risorto da morte. E i suoi discepoli gli domandarono: Perché dunque gli Scribi
dicono che prima deve venire Elia? Rispose egli: Sì, verrà Elia e rimetterà a
posto ogni cosa; io però vi dico che Elia è già venuto e non lo hanno
riconosciuto, ma gli hanno fatto quanto hanno voluto: allo stesso modo anche il
Figliuol dell’uomo soffrirà per opera loro.
1. «L’Alliance spiritualiste», luglio 1911.
2. Le Livre des
Esprits, pp. 105-7. Cfr. Léon Denis, Christianisme et Spiritisme,
pp. 376-8. Cfr. anche Les Messies esséniens et l’Église
orthodoxe pp. 33-5, quest’opera è una pubblicazione della setta a pretese
«esseniche», alla quale accenneremo più avanti.
218
La reincarnazione
Allora i discepoli capirono che aveva loro
parlato di Giovanni Battista» (Mt. 17, 9-15)1. Allan Kardec
aggiunge: «Poiché Giovanni Battista era Elia, c’è dunque stata reincarnazione
dello spirito o dell’anima di Elia nel corpo di Giovanni Battista». Papus, dal
canto suo, dice egualmente: «Innanzi tutto i Vangeli affermano senza reticenze
che Giovanni Battista è Elia reincarnato. Si trattava di un mistero. Giovanni
Battista, interrogato, tace, ma gli altri sanno. C’è inoltre la parabola del
cieco nato, punito per i suoi peccati anteriori, che fa molto riflettere»2.
Prima di tutto, nel testo non si dice affatto in che modo «Elia è già venuto»;
e, se si pensa che Elia non era morto nel senso usuale del termine, può
sembrare perlomeno difficile che ciò sia avvenuto mediante reincarnazione; in
secondo luogo, perché mai Elia, durante la trasfigurazione, non si era
manifestato sotto l’aspetto di Giovanni Battista3? Inoltre, Giovanni
Battista, interrogato, non tace affatto, come sostiene Papus, bensì nega
formalmente: «E gli domandarono: E che dunque? Sei tu Elia? Ed egli: Non sono»
(Gv. 1, 21). Se si dicesse che ciò prova soltanto che egli non si ricordava
della sua precedente esistenza, risponderemmo che esiste un altro testo molto
più esplicito, quello in cui l’angelo Gabriele, annunciando a Zaccaria la
nascita del figlio, dichiara: «È lui che lo precederà con lo spirito e con
il potere di Elia, per ricondurre il cuore dei padri verso i figliuoli e i
ribelli al senno dei giusti, al fine di preparare al Signore un popolo ben
disposto» (Lc. 1, 17). Non si potrebbe indicare in modo più chiaro come
Giovanni Battista non sia affatto Elia in persona, ma appartenga soltanto, se
così ci si può esprimere, alla sua «famiglia spirituale»; è dunque in questo
modo, e non alla lettera,
1. Cfr. Mc. 9, 8-12; questo testo differisce
dall’altro solo perché non vi si fa il nome di Giovanni Battista.
2 La Réincarnation,
p. 170.
3. L’altro personaggio dell’antico Testamento
manifestatosi durante la trasfigurazione è Mosè, di cui «nessuno conobbe il
sepolcro»; Enoc ed Ella che devono tornare «alla fine dei tempi», furono
entrambi «assunti in Cielo»; si tratta di fatti che non possono essere invocati
come esempi di manifestazione di morti.
219
Errore dello spiritismo
che occorre intendere la «venuta di Elia».
Quanto al racconto del nato cieco, Allan Kardec non ne parla, e Papus sembra
quasi non conoscerlo affatto, poiché scambia per una parabola il racconto di
una guarigione miracolosa; eccone il testo esatto: «Passando poi Gesù vide un
uomo cieco fin dalla nascita. E i suoi discepoli gli domandarono: Maestro, chi
ha peccato, lui o i suoi genitori, perché sia nato cieco? Rispose Gesù: Né lui
ha peccato né i suoi genitori, ma è così affinché siano manifestate in lui le opere
di Dio» (Gv. 9, 1-3). Quest’uomo, dunque, non era stato «punito per i suoi
peccati», ma avrebbe potuto esserlo, a condizione di non voler torturare il
testo aggiungendo una parola che esso non contiene affatto: «per i suoi peccati
anteriori»; senza l’ignoranza che Papus dimostra in questa occasione si
potrebbe essere tentati di accusarlo di malafede. È possibile invece che
l’infermità dell’uomo gli fosse stata inflitta come sanzione anticipata in
vista dei peccati che avrebbe commesso più tardi: tale interpretazione può
essere esclusa solo da coloro il cui antropomorfismo si spinge fino a voler
sottomettere Dio al tempo. Infine, il secondo testo citato da Allan Kardec non
è che il colloquio di Gesù con Nicodemo; per confutare le argomentazioni dei
reincarnazionisti a questo proposito, ci accontenteremo di riportarne il passo
essenziale: «Gli rispose Gesù: In verità, in verità ti dico, nessuno, se pure
non nasce di nuovo, può vedere il regno di Dio... In verità, in verità ti dico,
nessuno, se non nasce per acqua e Spirito, può entrare nel regno di Dio. Ciò
che è generato dalla carne è carne, e ciò che è generato dallo Spirito è
spirito. Non ti meravigliare se ti ho detto: Bisogna che voi siate di nuovo
generati» (Gv. 3, 3-7). Occorre tutta la portentosa ignoranza degli spiritisti
per credere che si possa trattare della reincarnazione, mentre si tratta della
«seconda nascita», intesa in senso puramente spirituale, e qui anche
chiaramente opposta alla nascita corporea. La concezione della «seconda nascita»,
sulla quale per ora non dobbiamo insistere, è del resto comune a tutte le
dottrine tradizionali, non una delle quali, nonostante le affermazioni dei
«neospiritualisti», ha mai insegnato qualcosa che rassomigli in qualche modo
alla reincarnazione.
220
VII
Stravaganze reincarnazionistiche
Abbiamo detto che nella nostra epoca l’idea
della reincarnazione contribuisce grandemente a sconvolgere l’equilibrio
mentale di molta gente; lo dimostreremo ora citando alcuni esempi delle
stravaganze a cui tale idea dà luogo, e dopo tutte le considerazioni
metafisiche che abbiamo dovuto esporre si tratterà di una digressione piuttosto
divertente. A dire il vero, c’è in fondo qualcosa di abbastanza triste nello
spettacolo di tutte queste follie, ma talvolta è assai difficile trattenersi
dal riderne. A tal riguardo, quel che si può più frequentemente constatare
negli ambienti spiritistici è una megalomania di tipo particolare: quasi tutte
queste persone immaginano di essere la reincarnazione di personaggi illustri.
Abbiamo fatto notare che, a giudicare dalle firme delle «comunicazioni», i
grandi uomini si manifestano molto più volentieri degli altri; c’è da pensare
che si reincarnino anche molto più spesso, e addirittura simultaneamente in
diversi esemplari. Tutto sommato questo caso differisce dalla megalomania
ordinaria soltanto per un punto: invece di credersi grandi personaggi nel
presente, gli spiritisti trasferiscono il loro sogno morboso nel passato;
parliamo degli spiritisti perché sono la maggioranza, ma anche fra i teosofisti
qualcuno è colpito dalla stessa malattia (vedemmo altrove Leadbeater assicurare
solennemente che il colonnello Olcott era la reincarnazione dei re Gushtasp e
Ashoka)1. Altri ne esistono in cui lo stesso sogno
1. Le
Théosophisme cit., p. 105.
221
Errore detto spiritismo
si trasforma in una speranza per l’avvenire, e
questa è forse una delle ragioni per cui trovano la reincarnazione così
«consolante»; fra gli insegnamenti della H.B. of L., di cui abbiamo
riprodotto alcuni estratti nel capitolo precedente, si accenna ad affermazioni
di persone secondo cui «coloro che condussero una vita nobile e degna di un re
nella loro ultima esistenza terrena (foss’anche nel corpo di un mendicante), rivivranno
come nobili, re, o personaggi di alto rango», e si aggiunge molto giustamente che
«simili affermazioni stanno a dimostrare come i loro autori parlino soltanto
sotto l’ispirazione della sentimentalità, mancando loro la conoscenza».
Gli spiritisti antireincarnazionisti dei paesi
anglosassoni non hanno perso occasione di prendersi gioco di queste pazzesche
fantasie: «I seguaci delle fantasticherie di Allan Kardec», dice Dunglas Home,
«si reclutano soprattutto nelle classi borghesi della società. Per questa brava
gente qualunque, è una consolazione credere di essere stati grandi personaggi
prima di nascere e di poter essere qualcuno dopo la morte»1. E
ancora: «Oltre alla disgustosa confusione a cui questa dottrina conduce
logicamente (e che tocca i rapporti familiari e sociali), per quanto sia grande
l’entusiasmo bisogna pur tener conto delle impossibilità materiali. Qualche
signora potrà credere finché vuole di essere stata compagna di un imperatore o
di un re in un’esistenza anteriore. Ma come si potranno conciliare le cose se
ci imbatteremo poi, come spesso capita, in una buona mezza dozzina di donne,
ognuna delle quali è egualmente convinta di essere stata la diletta sposa del
medesimo augusto personaggio? Personalmente ho avuto l’onore di incontrare
almeno dodici Marie Antoniette, sei o sette Marie Stuarde, uno stuolo di san
Luigi e altri re, una ventina di Alessandri e di Cesari, ma mai un uomo
qualunque»2. Bisogna riconoscere che soprattutto fra gli occultisti
ci sono stati anche dei sostenitori della reincarnazione che hanno creduto bene
di protestare contro quelle che essi considerano «esagerazioni»,
1. Les
Lumières et les Ombres du Spiritualisme, p. 11l.
2. Ivi, pp. 124-5.
222
Stravaganze reincarnazionistiche
ma questo perché pensano che possano
compromettere la loro causa. Scrive infatti Papus: «Si incontrano in certi
ambienti spiritistici dei poveretti che sostengono senza battere ciglio di
essere reincarnazione di Molière, di Racine o di Richelieu, quando non di poeti
dell’antichità, Orfeo per esempio, od Omero. Non vogliamo discutere adesso se
queste affermazioni hanno un solido fondamento o sono da addebitarsi a
incipienti alienazioni mentali; ricordiamoci però di Pitagora che, raccontando
le sue incarnazioni anteriori, non si gloriava di essere stato un grand’uomo1,
e constatiamo che è un modo ben strano di difendere l’idea del continuo
progresso delle anime nell’infinito (teoria dello spiritismo) quello di
mostrare un Richelleu senza più tracce di genio e un Victor Hugo che dopo morto
compone versi di quattordici piedi. Gli spiritisti seri e istruiti, e ce ne
sono più di quanto si creda, dovrebbero fare attenzione a che simili fatti non
si verifichino»2. Più avanti, dice ancora: «Alcuni spiritisti,
esagerando questa dottrina, si fanno passare per la reincarnazione di tutti i
grandi uomini di una certa fama. Un modesto impiegato sarà Voltaire
reincarnato... senza l’intelligenza. Un capitano in pensione sarà Napoleone
ritornato da Sant’Elena, ma senza più velleità di carriera. Infine, non c’è
gruppo in cui Maria de’ Medici, Madame de Maintenon, Maria Stuarda non siano
ritornate in corpi di brave borghesi spesso arricchite, e in cui Turenne,
Condé, Richelieu, Mazzarino, Molière, Jean-Jacques Rousseau non dirigano
qualche piccola seduta. Questo è il pericolo, questa è la vera causa
dell’immobilismo spiritistico da cinquant’anni a questa parte; inutile cercare
motivi diversi, oltre naturalmente l’ignoranza e il settarismo dei capi dei
gruppi»3. In un’altra pubblicazione assai più recente, Papus ritorna
sull’argomento: «L’essere umano che abbia qualche coscienza del mistero della
reincarnazione per prima cosa immagina quale personaggio abbia potuto essere,
e,
1. Si tratta della solita confusione tra
metempsicosi e reincarnazione.
2. Traité
méthodique de Science occulte, p. 297.
3. Ivi, p. 342.
223
Errore dello spiritismo
guarda caso, capita sempre che si tratti di un
uomo molto considerato sulla Terra, con una posizione sociale elevata. Nelle
riunioni spiritistiche o teosofistiche, si ritrovano pochissimi assassini,
ubriaconi, ex erbivendoli o ex maggiordomi (professioni dopotutto onorevoli)
reincarnati: si tratta sempre di Napoleone, di una grande principessa, di Luigi
XIV, di Federico il Grande, di qualche celebre faraone reincarnatisi nel panni
di brava gente che pensa di esser stata il grande personaggio da essa immaginato.
Per i personaggi in questione si tratterebbe certo di una punizione già
piuttosto dura il fatto di essere tornati sulla Terra a livelli simili...
L’orgoglio è la grande trappola per molti sostenitori della dottrina delle
reincarnazioni, l’orgoglio ha spesso una parte tanto nefasta quanto
considerevole. E se per reincarnare se stessi scelgono i grandi personaggi
della storia, bisogna notare anche che gli adepti di questa dottrina riservano
gli assassini, i grandi delinquenti e spesso i grandi calunniati per farvi
reincarnare i propri nemici»1. Per porre rimedio al male così
denunciato, ecco quello che ha escogitato Papus: «È possibile che si abbia
l’intuizione di essere vissuti in una certa epoca, di essere stati in un certo
ambiente, si può ricevere la rivelazione dal mondo degli spiriti che si è stati
una gran dama contemporanea di quel grandissimo filosofo che fu Abelardo, così
mal compreso dagli incolti uomini del suo tempo, ma non si può avere la
certezza di quale preciso essere si sia stati sulla Terra»2. Quindi
la gran dama non sarà necessariamente Eloisa, e se qualcuno crede di essere
stato un personaggio celebre, può darsi semplicemente che sia vissuto nel suo
ambiente, magari in qualità di domestico. Papus pensa evidentemente che questo
basti per porre freno alle divagazioni provocate dall’orgoglio; noi però
dubitiamo che gli spiritisti si lascino persuadere così facilmente a rinunciare
alle loro illusioni. Ci sono purtroppo altri generi di divagazioni non meno
pietose; la prudenza e il buonsenso, d’altronde relativi, di cui dà prova
Papus, non gli impediscono
1. La
Réincarnation, pp. 138-9,142-3.
2. Ivi, p. 141.
224
Stravaganze reincarnazionistiche
infatti di scrivere al tempo stesso cose di
questo genere: «Cristo ha un appartamento (sic) che racchiude migliaia
di spiriti. Ogni volta che uno spirito dell’appartamento di Cristo si
reincarna, soggiace sulla Terra alla seguente legge: 1) è il primogenito della
famiglia; 2) il padre si chiama sempre Giuseppe e 3) la madre si chiama sempre
Maria, oppure si chiamano con nomi numericamente corrispondenti in altre
lingue. Inoltre ci sono nella nascita degli spiriti provenienti
dall’appartamento di Cristo (non diciamo, si noti, di Cristo stesso) aspetti
planetari del tutto particolari che è inutile rivelare qui»1.
Sappiamo perfettamente a chi si riferisce tutto ciò; e saremmo in grado di
raccontare integralmente la vicenda di quel «Maestro», o presunto tale, che era
detto «il più vecchio spirito del pianeta» e «il capo dei Dodici che passarono
attraverso la Porta del Sole, due anni dopo la metà del secolo». Coloro che
rifiutavano di riconoscere questo «Maestro» erano minacciati di un «ritardo di
evoluzione», che si sarebbe tradotto in una penalità di trentatre incarnazioni
supplementari, non una di più, non una di meno!
Tuttavia, mentre scriveva quanto abbiamo
citato qui sopra, Papus era certamente convinto di contribuire in qualche modo
a moderare certe pretese eccessive; egli aggiungeva infatti: «Ignorando queste
cose, uno stuolo di visionari si sono fatti passare per la reincarnazione di
Cristo sulla Terra..., e l’elenco non è ancora finito». Previsione fin troppo
giustificata; abbiamo raccontato in un altro nostro lavoro la vicenda dei
Messia del teosofismo, e altre se ne potrebbero raccontare che avvengono in
ambienti analoghi; sennonché il messianismo dei «neospiritualisti» è capace di
assumere le forme più stravaganti e più varie, anche al di fuori di queste
«reincarnazioni di Cristo» che ebbero uno dei loro prototipi nel pastore
Guillaume Monod. A tale riguardo, non ci pare proprio che la teoria degli
«spiriti dell’appartamento di Cristo» sia meno stravagante delle altre;
sappiamo anche troppo bene quale deplorevole ruolo essa ebbe all’interno della
scuola occultistica francese, ruolo che continua a
1. Ivi, p. 140.
225
Errore dello spiritismo
sostenere nei vari gruppi che oggi
rappresentano quel che è rimasto di tale scuola. Parlando di altri ambienti,
una «veggente» spiritistica, Marguerite Wolff (possiamo farne il nome poiché si
tratta di cosa di dominio pubblico), ha ricevuto recentemente dalla sua «guida»
la missione di annunciare la «prossima reincarnazione di Cristo in Francia»;
personalmente costei si crede Caterina de’ Medici reincarnata (per non parlare
di alcune centinaia di altre esistenze vissute anteriormente sulla Terra e
altrove, delle quali avrebbe ritrovato il ricordo più o meno preciso), e ha
pubblicato una lista di più di duecento «reincarnazioni celebri» nella quale fa
sapere «quello che i grandi uomini di oggi furono in altri tempi»; anche questo
è un caso patologico piuttosto notevole1. Ci sono poi spiritisti le
cui concezioni messianiche sono di un genere completamente diverso: leggemmo
tempo fa in una rivista spiritistica straniera (non siamo riusciti a ritrovare
il riferimento esatto), un articolo il cui autore criticava piuttosto a ragione
coloro che, annunciando per un futuro prossimo la «seconda venuta» di Cristo,
la presentano come una reincarnazione. Subito dopo, però, l’autore dichiarava
che se questa tesi non è ammissibile, è semplicemente perché il ritorno di Cristo
è già un fatto compiuto... dallo spiritismo: «Egli è già venuto; in alcuni
centri si registrano le sue comunicazioni». Bisogna avere una fede ben robusta
per poter credere in questo modo che Cristo e i suoi apostoli si manifestino
durante le sedute spiritistiche e parlino tramite i medium, soprattutto quando
si osservi di che qualità sono le innumerevoli «comunicazioni» loro attribuite2.
In alcuni circoli americani si ebbero «messaggi» in cui Apollonio di Tyana
dichiarava, appoggiato
1. Quest’avventura ha avuto un triste epilogo:
la poveretta, caduta nelle mani di profittatori che la sfruttarono
indegnamente, è oggi, sembra, completamente disillusa nei confronti della sua
«missione».
1 Una rivista spiritistica abbastanza indipendente,
pubblicata a Marsiglia sotto il titolo di «Vie Posthume», diede a suo tempo un
divertente resoconto di una seduta di «spiritismo pietistico», durante la quale
si manifestarono san Giovanni, Gesù Cristo e Allan Kardec; Papus racconta
questo episodio, non senza un po’ di malignità, nel suo Traité méthodique de
Science occulte, pp.
226
Stravaganze reincarnazionistiche
da diversi «testimoni», di esser stato egli
stesso contemporaneamente «il Gesù e il san Paolo delle Scritture cristiane», e
forse anche san Giovanni, e di aver predicato i Vangeli, la cui versione
originale aveva ottenuto dal buddhisti; alcuni di questi «messaggi» si possono
trovare alla fine del libro di Henry Lacroix1. Fuori dello
spiritismo, anche una società segreta angloamericana insegnò l’identità di san
Paolo e di Apollonio, sostenendo che la prova di ciò era contenuta «in un
piccolo manoscritto ora conservato in un monastero del sud della Francia». Ci
sono molti motivi per pensare che tale fonte sia puramente immaginaria, ma la
concordanza dell’episodio con le «comunicazioni» spiritistiche di cui abbiamo
parlato rende l’origine di queste ultime estremamente sospetta, autorizzando a
pensare che l’intera faccenda sia stata ben altro che non un prodotto del
«subconscio» di due o tre squilibrati2.
Gli scritti di Papus contengono poi altre
storie che fanno più o meno il paio con quelle degli «spiriti dell’appartamento
di Cristo»; eccone un esempio: «Come esistono comete che vengono a portare
forza al sole stanco e circolano fra i diversi sistemi solari, così esistono
inviati ciclici che in certi periodi vengono a scuotere l’umanità intorpidita
dal piaceri o infiacchita da una quiete troppo prolungata... Fra queste
reincarnazioni cicliche, che provengono sempre dallo stesso appartamento
dell’invisibile,
332-9. Aggiungiamo, a questo proposito, che i
«prolegomeni» del Livre des Esprits recano queste firme: «San Giovanni
Evangelista, sant’Agostino, san Vincenzo de’ Paoli, san Luigi, lo Spirito di
Verità, Socrate, Platone, Fénelon, Franklin, Swedenborg ecc.». Non è abbastanza
per scusare le «esagerazioni» di certi discepoli di Allan Kardec?
1. Mes expériences
avec les esprits, pp. 259-80. I «testimoni» sono
Caifa, Ponzio Pilato, il proconsole Felice, lo gnostico Marcione (che si
spacciava per san Marco), Luciano (che sosteneva di essere san Luca), Damis,
biografo di Apollonio, il papa Gregorio VII, e infine un certo Deva
Bodhastuata, personaggio immaginario presentantesi come il «ventisettesirno
profeta a partire da Buddha»; sembra che molti di essi prendessero come
interprete lo «spirito» di Faraday!
2. La società segreta in questione era chiamata, in
modo piuttosto enigmatico, con il nome di «Ordine S.S.S. e Fraternità
Z.Z.R.R.Z.Z.», essa fu apertamente ostile alla H.B. of L.
227
Errore dello spiritismo
se non proprio da un solo spirito, citeremo la
reincarnazione che ha impressionato tanti storici: Alessandro, Cesare,
Napoleone. Ogni volta che uno spirito di questo piano ritorna, trasforma
bruscamente tutte le leggi della guerra; qualunque sia il popolo messo a sua
disposizione, egli lo rinvigorisce e ne fa uno strumento di conquista contro
cui nulla può opporsi... Quando verrà la prossima volta, tale spirito troverà
il modo di impedire la morte di più di due terzi dei suoi effettivi nei
combattimenti, grazie alla creazione di un sistema difensivo che rivoluzionerà
le leggi della guerra»1. Non è indicata, neppure
approssimativamente, la data di questa prossima venuta, ed è un peccato; ma
forse è il caso di apprezzare la prudenza di Papus nella circostanza, visto che
ogni qual volta egli volle azzardarsi a fare profezie di una certa precisione,
gli avvenimenti, per una incredibile sfortuna, non mancarono mai di smentirlo.
Ma ecco un altro «appartamento» di cui ci rende edotti: «Fu nuovamente la
Francia [ha appena finito di parlare di Napoleone] ad avere il grande onore di
incarnare più volte un’inviata celeste dell’appartamento della Vergine della
Luce, inviata che univa alla debolezza della donna la forza dell’angelo
incarnato. Santa Genoveffa costituisce il nucleo centrale della nazione
francese. Giovanna d’Arco salva la nazione nel momento in cui, logicamente, non
c’era più nulla da fare»2. E, parlando di Giovanna d’Arco, non
bisogna lasciarsi sfuggire l’occasione per una breve dichiarazione
anticlericale e democratica: «La Chiesa Romana è dichiaratamente ostile a
qualsiasi inviato celeste, e fu necessaria la potente voce del popolo per
rivedere il giudizio dei giudici ecclesiastici che, accecati dalla politica,
martirizzarono l’inviata del Cielo»3. Papus fa provenire Giovanna
d’Arco dall’«appartamento della Vergine della Luce», ma in Francia ci fu un
tempo una setta, in fondo essenzialmente spiritistica, e definentesi «essenica»
(tale denominazione ebbe molto successo negli ambienti
1. La
Réincarnation, pp. 155-9.
2. Ivi, p. 160.
3. Ivi, p. 161.
228
Stravaganze reincarnazionistiche
di questo genere), che la considerava il
«Messia femminile», corrispondente allo stesso Cristo, e infine come il
«Consolatore celeste» e lo «Spirito di Verità annunciato da Gesù»1;
sembra poi che alcuni spiritisti si spingessero fino a farne una reincarnazione
di Cristo in persona2.
E ora passiamo a un altro genere di
stravaganze a cui l’idea della reincarnazione ha analogamente dato origine:
intendiamo parlare dei rapporti che gli spiritisti e gli occultisti presumono
intercorrere tra le esistenze successive. Secondo costoro infatti le azioni
compiute nel corso di una vita devono avere conseguenze nelle vite successive.
Si tratta di una causalità di tipo molto particolare; più esattamente, è l’idea
di sanzione morale, che però, invece di essere applicata a una «vita futura»
extraterrena, come nelle concezioni religiose, è ricondotta alle vite terrene
in virtù dell’assunto, perlomeno contestabile, che le azioni compiute sulla
Terra devono avere effetti soltanto sulla Terra. Il «Maestro» a cui accennammo
insegnava espressamente che «è nel mondo in cui si sono contratti i debiti che
si viene a pagarli». A questa «causalità etica» i teosofisti hanno dato il nome
di karma (del tutto impropriamente, perché la parola, in sanscrito, ha
il solo significato di «azione»); se nelle altre scuole questa parola non si
trova (benché gli occultisti francesi, nonostante la loro ostilità verso i
teosofisti, ne facciano volentieri uso), la concezione è in fondo la stessa, e
le variazioni riguardano soltanto punti secondari. Quando si tratta di indicare
con precisione le conseguenze future di una determinata azione, i teosofisti si
mostrano di solito piuttosto riservati; spiritisti e occultisti. invece, fanno
a gara a chi fornisce i dettagli più minuziosi e ridicoli: per esempio, per
prestar fede a certa gente, se qualcuno si è comportato male verso il padre,
rinascerà zoppo della gamba
1. Ci sarebbero cose abbastanza curiose da
dire su questa setta, che professava un feroce anticattolicesimo; le fantasie
pseudostoriche di Jacolliot vi erano molto apprezzate, e si cercava in essa
soprattutto di «naturalizzare» il cristianesimo; ne abbiamo parlato brevemente
altrove, a proposito del ruolo che i teosofisti attribuiscono agli antichi
esseni (Le Théosophisme cit., p. 194).
2. Les Messies
esséniens et l’Église orthodoxe, p. 319.
229
Errore dello spiritismo
destra; se lo ha fatto con sua madre,
rinascerà zoppo della gamba sinistra, e così via. In certi casi, altri
attribuiscono le infermità di questo genere a incidenti occorsi in precedenti
esistenze; ci è capitato di conoscere un occultista zoppo fermamente convinto
di dovere questa infermità al fatto che nella vita precedente si era rotto una
gamba saltando dalla finestra per fuggire dalle prigioni dell’Inquisizione. Non
è facile credere quanto sia grave il pericolo di questo genere di cose: non
manca giorno, soprattutto negli ambienti occultistici, che non si dica a
qualcuno che ha commesso a suo tempo questo o quel crimine e che deve
attendersi di «pagarlo» nella sua vita attuale; si aggiunge che non deve fare
nulla per sfuggire al castigo che presto o tardi lo coglierà e sarà tanto più
grave quanto più la scadenza ne sarà stata differita. Ossessionato da simile
suggestione, l’infelice correrà letteralmente verso il presunto castigo e si
sforzerà talvolta addirittura di provocarlo; chi sia giunto a un tal grado di
credulità e di fanatismo non esiterà di fronte alle cose più assurde, se ciò
dipende dalla sua volontà. Il «Maestro» (è sempre lo stesso) aveva convinto uno
dei suoi discepoli che a causa di non si sa bene quale azione commessa in
un’altra incarnazione, avrebbe dovuto sposare una donna amputata della gamba
sinistra; il discepolo (si trattava fra l’altro di un ingegnere, di un uomo
cioè che doveva avere un certo grado di intelligenza e di istruzione) fece
inserire annunci in diversi giornali per trovare una persona che rispondesse
alla condizione richiesta, e finì col trovarla effettivamente. È solo un
episodio fra molti analoghi, e lo citiamo perché è particolarmente
rappresentativo della mentalità delle persone in questione; ma altri possono
avere risultati più tragici. A questo proposito citeremo il caso di un altro
occultista ‑ da noi conosciuto ‑ il quale, desiderando sopra ogni cosa una
morte accidentale che avrebbe dovuto liberarlo da un pesante karma,
decise tranquillamente di non fare nulla per evitare le vetture che incontrava
sul suo cammino; se non giunse al punto di gettarsi sotto le loro ruote, fu
soltanto perché doveva morire per un incidente, e non per suicidio, cosa che,
anziché bilanciare il suo karma, avrebbe avuto l’effetto contrario di
230
Stravaganze reincarnazionistiche
aggravarlo ulteriormente. Non si pensi che
stiamo esagerando: queste cose non si inventano, e la stessa puerilità dei
dettagli è, per chi conosca certi ambienti, una garanzia di autenticità. A ogni
buon conto, potremmo all’occorrenza fornire i nomi delle diverse persone a cui
queste vicende sono capitate. Le vittime di simili suggestioni sono soltanto da
compiangere: ma che cosa pensare di coloro che ne sono responsabili? Se sono in
malafede, meriterebbero certamente di essere denunciati come veri e propri malfattori;
se sono in buona fede ‑ il che in molti casi è possibile ‑ dovrebbero essere
trattati alla stregua di pazzi pericolosi.
Quando queste cose restano confinate nel campo
della semplice teoria, sono soltanto grottesche; è il caso, ben noto agli
spiritisti, della vittima che continua a perseguire la propria vendetta contro
il suo uccisore in un’altra esistenza; l’assassinato di un tempo diverrà a sua
volta assassino, e l’uccisore, diventato vittima, dovrà questa volta vendicarsi
in un’altra esistenza..., e così via indefinitamente. Un altro esempio dello
stesso genere è quello del cocchiere che travolge un pedone; per punizione ‑
poiché la «giustizia» postuma degli spiritisti comprende anche l’omicidio per
imprudenza ‑ il cocchiere, divenuto pedone nella vita seguente, sarà travolto
dal pedone diventato cocchiere. Logicamente però, quest’ultimo, la cui azione
non differisce da quella del primo, dovrà subire in seguito la stessa
punizione, e sempre da parte della sua vittima, di modo che i due infelici
saranno costretti a schiacciarsi alternativamente l’un l’altro fino alla fine
dei secoli, non vedendosi alcuna ragione perché il tutto finisca; sarebbe bello
chiedere a Gabriel Delanne che cosa pensi di questo ragionamento... Anche su
questo punto ci sono «neospiritualisti» che non hanno nulla da invidiare agli
spiritisti; abbiamo sentito un occultista di tendenze mistiche raccontare la
vicenda che segue, come esempio delle terribili conseguenze che atti
generalmente considerati irrilevanti possono invece comportare: uno scolaro si
diverte a spezzare una penna e la getta via; le molecole di metallo
conserveranno, attraverso tutte le trasformazioni che dovranno subire, il
ricordo della cattiveria
231
Errore dello spiritismo
del bambino nel loro confronti; alla fine,
dopo alcuni secoli, le suddette molecole si trasferiranno negli organi di una
qualche macchina, e un giorno si verificherà un incidente, un operaio morirà
stritolato dalla macchina. A questo punto si scoprirà che l’operaio è lo
scolaro di cui si era parlato, che si è reincarnato per subire il castigo
dovuto alla sua azione precedente. È difficile immaginare qualcosa di più
stravagante di simili strampalati racconti, che hanno il pregio di dare un’idea
precisa della mentalità di coloro che li inventano e soprattutto di coloro che
vi credono.
In queste vicende, come si vede, si parla
quasi sempre di castighi; ciò può sembrare strano in persone che si vantano di
possedere una dottrina «consolante», ma ha l’indubbio vantaggio di colpire
l’immaginazione. Oltre a ciò, come abbiamo detto, si fanno sperare buone
ricompense per l’avvenire; quanto poi a individuare quel che nella vita
presente costituisce la ricompensa di buone azioni compiute in passato, si dice
che ciò avrebbe l’inconveniente di dare origine a sentimenti di orgoglio. A
ogni buon conto si tratterebbe di un inconveniente meno funesto del terrore in
cui si getta la povera gente con l’idea di un «pagamento» di «debiti»
immaginari. Vero è che talvolta vengono prese in considerazione conseguenze di
carattere più innocuo: Papus assicura infatti che «è raro che un essere
spirituale reincarnato sulla Terra non sia portato, da circostanze
apparentemente fortuite, a parlare, oltre la sua lingua attuale, la lingua del
paese della sua ultima incarnazione»1; e aggiunge che questa
«sarebbe una osservazione interessante da controllare»; sfortunatamente, si
dimentica di dirne il modo. E poiché abbiamo citato un’altra volta Papus, non
vogliamo perdere l’occasione, trattandosi di una curiosità degna di essere
conosciuta, di dire che egli insegnava (anche se non crediamo abbia osato
scriverlo) che è talora possibile reincarnarsi prima della morte: pur
ammettendo che doveva trattarsi di un caso eccezionale, parlava con
compiacimento di un nonno e del suo nipotino, dotati di
1. La
Réincarnation, p. 135.
232
Stravaganze reincarnazionistiche
un solo e identico spirito che si sarebbe
incarnato progressivamente nel fanciullo (è questa, in effetti, la teoria degli
occultisti, i quali precisano che l’incarnazione non è completa prima dei sette
anni) a mano a mano che il vecchio si indeboliva. Del resto, l’idea che ci si
possa reincarnare nella propria discendenza gli era particolarmente cara, in
quanto vedeva in essa un mezzo per giustificare, dal suo punto di vista, le
parole con cui «Cristo proclamava che il peccato può essere punito fino alla settima
generazione»1. Il concetto di quella che si potrebbe dire una
«responsabilità ereditaria» sembrava sfuggirgli totalmente, e tuttavia, persino
da un punto di vista fisiologico, si tratta di un fatto difficilmente
contestabile. Poiché l’individuo umano ha ricevuto dai genitori taluni elementi
fisici e psichici, li prolunga in qualche modo parzialmente sotto questo
duplice aspetto, ed egli è veramente qualcosa che appartiene ai genitori pur
essendo se stesso; le conseguenze delle loro azioni, quindi, possono estendersi
fino a lui; è in questo modo, perlomeno, che le cose possono essere esposte,
spogliate di qualsiasi carattere specificamente morale. Inversamente, si può
anche dire che il fanciullo, e con lui tutti i discendenti, sono potenzialmente
inclusi fin dall’origine nell’individualità dei genitori, sempre sotto il
duplice aspetto corporeo e psichico, vale a dire non per quanto riguarda
l’essere propriamente spirituale e personale, ma per quel che costituisce
l’individualità umana come tale. Si può pertanto dire che la discendenza ha in
certo modo partecipato alle azioni dei genitori senza tuttavia esistere
attualmente allo stato individualizzato. Abbiamo così indicato i due aspetti
complementari della questione; non ci soffermeremo ulteriormente su di essa, ma
pensiamo che quanto abbiamo detto basti a far intravedere come ciò possa
favorire la comprensione della teoria del «peccato originale».
1. Ivi, p. 35. La frase sembra non
avere alcun riferimento con il resto del passo nel quale è situata, ma noi
conosciamo qual era il pensiero di Papus su questo punto (cfr. ivi, pp.
103-5).
233
Errore dello spiritismo
Di fatto, gli spiritisti protestano contro
l’idea del «peccato originale», innanzi tutto perché essa urta la loro
particolare concezione della giustizia e poi perché comporta conseguenze
contrarie alla loro teoria «progressistica». Allan Kardec vuol vedere in essa
soltanto un’espressione del fatto che «l’uomo è venuto sulla Terra, portando in
sé il germe delle sue passioni e le tracce della sua inferiorità originaria»,
per cui, a suo modo di vedere, «il peccato originale si riferisce alla natura
ancora imperfetta dell’uomo, il quale, in quanto tale, è unicamente
responsabile di se stesso e delle sue colpe, e non di quelle dei suoi padri»;
perlomeno questo è, sull’argomento, l’insegnamento che egli attribuisce allo
«spirito» di san Luigi1. Léon Denis si esprime in termini più
precisi e anche più violenti: «Il peccato originale è il dogma fondamentale su
cui poggia l’intero edificio dei dogmi cristiani. Idea vera nel fondamento, ma
falsa nella forma e snaturata dalla Chiesa. Vera nel senso che l’uomo soffre
per l’intuizione che conserva delle colpe commesse nelle vite anteriori e delle
conseguenze che esse comportano per lui. Ma è una sofferenza personale e
meritata. Nessuno è responsabile delle colpe altrui se non vi ha preso parte.
Presentato sotto il suo aspetto dogmatico, il peccato originale, che punisce
l’intera posterità di Adamo ‑ cioè tutta l’umanità ‑ per la disobbedienza
commessa dalla prima coppia, e la salva successivamente con un’iniquità ancora
peggiore, cioè con il sacrificio di un giusto, è un oltraggio alla ragione e
alla morale, considerate nei loro principi essenziali: la bontà e la giustizia.
Per allontanare l’uomo dalla fede in Dio è servito più questo che tutti gli
attacchi e tutte le critiche della filosofia»2. Si potrebbe
domandare a questo autore se secondo la sua maniera di vedere la trasmissione
ereditaria di una malattia non sia egualmente «un oltraggio alla ragione e alla
morale», ciò che non le impedisce di essere reale e frequente3; gli
si potrebbe pure
1. Le Livre
des Esprits, pp. 446-7.
2. Christianisme et
Spiritisme, pp. 93-6.
3. Con buona pace di Léon Denis (ivi, pp.
97-8), non è necessario essere materialisti per ammettere l’ereditarietà; ma
gli spiritisti, per le esigenze della
234
Stravaganze reincarnazionistiche
domandare se la giustizia, intesa nel suo
senso umano (e così egli la intende, essendo la sua concezione di Dio del tutto
antropomorfica e «antropopatica»), possa consistere in qualcosa di diverso dal
«compensare una ingiustizia con un’altra ingiustizia», come dicono i cinesi;
sennonché, simili declamazioni non meritano la minima discussione. È invece più
interessante attirare l’attenzione su un procedimento abituale per gli
spiritisti, e consistente nell’affermare che i dogmi della Chiesa, come pure le
diverse dottrine dell’antichità, siano una deformazione delle loro teorie. Solo
che essi dimenticano che le loro teorie sono un’invenzione del tutto moderna,
associandosi in questo ai teosofisti, usi a presentare la propria dottrina come
fonte di ogni religione: Léon Denis non ha forse avuto la sfrontatezza di
dichiarare anch’egli formalmente che «tutte le religioni, alla loro origine, si
fondano su fatti spiritici e non hanno altre fonti che lo spiritismo»1?
Nel caso in questione l’opinione degli spiritisti è che il peccato originale
sia un’allegoria delle colpe commesse nelle vite precedenti, allegoria il cui
vero significato, evidentemente, può essere compreso soltanto da chi, come
loro, creda nella reincarnazione; è un peccato, ai fini della solidità di questa
tesi, che Allan Kardec sia vissuto un po’ dopo Mosè!
Gli occultisti danno del peccato originale e
della caduta dell’uomo interpretazioni che, pur non essendo più fondate, sono,
almeno in genere, più sottili; qui ne segnaleremo una, che si riferisce in modo
diretto alla teoria della reincarnazione. La spiegazione è esclusivamente
dovuta a un occultista francese, estraneo alla scuola di Papus, il quale
rivendica per sé solo il diritto al titolo di «occultista cristiano» (sebbene
anche gli altri abbiano la pretesa di essere cristiani, quando non preferiscano
dirsi «cristici»). Una delle sue particolarità è che, facendosi continuamente
beffe dei triplici e settuplici significati degli esoteristi e dei cabalisti,
egli intende attenersi all’interpretazione letterale
loro tesi, non esitano a negare l’evidenza.
Gabriel Delanne, invece, la ammette in una certa misura (L’Évolution
animique, pp. 287-301).
1. Discorso pronunciato al Congresso spiritistico
di Ginevra nel 1913.
235
Errore dello spiritismo
delle Scritture, il che non gli impedisce,
come vedremo, di arrangiare tale interpretazione in modo che si accordi con le
sue concezioni personali. Per comprendere la teoria di questo occultista è
necessario sapere che si tratta di un partigiano del sistema geocentrico, in
quanto considera la Terra come il centro dell’universo, se non materialmente,
almeno per un certo privilegio connesso con la natura dei suoi abitanti1.
La Terra, secondo lui, è l’unico mondo in cui vi siano esseri umani, in quanto
le condizioni della vita sugli altri pianeti o negli altri sistemi sono troppo
diverse da quelle della Terra perché un uomo possa adattarvisi; da ciò deriva
evidentemente che per «uomo» egli intende esclusivamente un individuo corporeo,
dotato dei cinque sensi che conosciamo, delle facoltà corrispondenti e di tutti
gli organi necessari alle diverse funzioni della vita umana terrestre. Di
conseguenza gli uomini possono reincarnarsi solamente sulla Terra, innanzi
tutto perché non esiste altro luogo nell’universo dove sia loro possibile
vivere (inutile dire che in tutto ciò non si fa il minimo accenno alla
possibilità di uscire dalla condizione spaziale), e poi perché, reincarnandosi,
essi rimangono sempre uomini; si aggiunge anzi che un cambiamento di sesso è
assolutamente impossibile. All’origine l’uomo, «uscendo dalle mani del
Creatore» (le espressioni più antropomorfiche devono in questo caso essere
intese alla lettera e non come simboli, quali sono in realtà), fu posto sulla
Terra per «coltivare il giardino», cioè, a quel che sembra, per far «evolvere
la materia fisica», ritenuta allora più sottile che oggi. Per «uomo» occorre
intendere l’intera collettività umana, la totalità del genere umano,
considerata come la somma di tutti gli individui (si noti la confusione della
nozione di specie con quella di collettività, molto diffusa anche fra i
filosofi moderni), di modo che «tutti gli uomini», senza eccezioni, e in numero
sconosciuto ma sicuramente grandissimo, furono inizialmente incarnati
contemporaneamente
1 Altri occultisti, le cui concezioni
astronomiche sono del tutto particolari, sostengono addirittura che la Terra è,
anche materialmente, il centro dell’universo.
236
Stravaganze reincarnazionistiche
sulla Terra. Non sono dello stesso parere le
altre scuole, che spesso parlano delle «differenze di età degli spiriti umani»
(soprattutto coloro che hanno avuto il privilegio di conoscere «il più vecchio
spirito del pianeta»), e persino dei modi per determinarle, essenzialmente
tramite l’esame degli «aspetti planetari» dell’oroscopo; ma lasciamo stare.
Nelle condizioni che abbiamo illustrato non poteva evidentemente prodursi
alcuna nascita, poiché non esisteva uomo che non fosse incarnato. Le cose
restarono così fino a che l’uomo non morì, cioè fino alla caduta, alla quale
tutti dovettero partecipare di persona (è questo il punto fondamentale della
teoria), e che è interpretata del resto come «rappresentativa di tutta una
serie di avvenimenti che dovettero svilupparsi lungo un periodo di più secoli»;
prudentemente si evita però di prendere posizione sulla natura esatta di tali
avvenimenti. Dopo la caduta, la materia fisica divenne più grossolana, le sue
proprietà si modificarono, incominciò a essere soggetta alla corruzione e gli
uomini, imprigionati in essa, presero a morire, a «disincarnarsi»; in seguito,
essi cominciarono parallelamente a nascere, in quanto gli uomini
«disincarnati», rimasti «nello spazio» (si constati quanto sia forte l’influsso
dello spiritismo su tutto ciò) o nell’«atmosfera invisibile» della Terra,
tendevano a reincarnarsi, a riprendere la vita fisica terrestre in nuovi corpi
umani, cioè, in definitiva, a tornare alla loro condizione normale. Secondo
questa concezione, sono dunque sempre gli stessi esseri umani che devono
rinascere periodicamente dal principio alla fine dell’umanità terrestre
(ammettendo che l’umanità terrestre abbia una fine, giacché ci sono scuole
secondo le quali il fine che essa deve raggiungere è quello di rientrare in
possesso dell’«immortalità fisica» e corporea, e ognuno degli individui che la
compongono si reincarnerà sulla Terra fino a che non sia finalmente giunto a
tale risultato). Indubbiamente, questo è un ragionamento molto semplice e
perfettamente logico, ma a condizione di ammetterne come valido il punto di
partenza, e in particolare di ammettere l’impossibilità per l’essere umano di
esistere in modalità diverse dalla forma corporea terrestre, ciò che non è in
alcun modo
237
Errore dello spiritismo
conciliabile con le nozioni della metafisica,
anche le più elementari. E tuttavia sembra, perlomeno a sentire il suo autore,
che sia questo l’argomento più solido in appoggio all’ipotesi della
reincarnazione1!
E qui possiamo fermarci, giacché non abbiamo
la pretesa di esaurire l’elenco di queste eccentricità; ne abbiamo ricordato un
numero sufficiente perché sia possibile rendersi conto di quanto sia
preoccupante la diffusione dell’idea reincarnazionistica per lo stato mentale
dei nostri contemporanei. Non è il caso di stupirsi se abbiamo tratto alcuni
dei nostri esempi al di fuori dello spiritismo, giacché è da quest’ultimo che
tale idea è stata presa da tutte le altre scuole che la insegnano; perciò è
sullo spiritismo che ricade, perlomeno indirettamente, la responsabilità di
questa strana follia. Ci scusiamo infine di aver omesso nella nostra
esposizione l’indicazione di alcuni nomi; non è nostra intenzione scendere a
polemiche, e se è indubbio che si può citare senza inconvenienti, con
riferimenti precisi, tutto quello che un autore ha pubblicato sotto la sua
firma, o sotto qualsiasi pseudonimo, il caso è invece un po’ diverso quando si
tratti di cose non scritte; tuttavia, se ci vedremo un giorno costretti a fornire
maggiori precisazioni, non esiteremo a farlo nell’interesse della verità, e
soltanto le circostanze determineranno il nostro comportamento a tale riguardo.
1. Questo brano era già scritto quando fummo
informati della morte dell’occultista a cui alludevamo; possiamo perciò dire
ora che in questo paragrafo si tratta del dr. Rozier.
238
VIII
I limiti dell’esperimentazione
Prima di abbandonare la questione della
reincarnazione, ci rimane ancora da parlare delle presunte «prove
sperimentali». Certo, quando si è dimostrato che una cosa è impossibile, come
in questo caso, tutti i fatti invocati in suo favore saranno perfettamente
insignificanti, e si potrà stare certi in anticipo che sono stati male
interpretati; tuttavia, qualche volta è egualmente utile e interessante
rimettere le cose a posto, tanto più che ciò facendo ci troveremo di fronte a
chiari esempi di quelle fantasie pseudoscientifiche alle quali si abbandonano
volentieri, con gli spiritisti, anche alcuni psichisti i quali, spesso a loro
insaputa, diventano a poco a poco vittime del contagio «neospiritualistico».
Per cominciare, ricorderemo e preciseremo quanto dicemmo in precedenza riguardo
a quelli che sono presentati come casi di reincarnazione a causa di un presunto
«risveglio di ricordi» che si produca spontaneamente: quando tali fatti sono
reali (parecchi infatti sono quanto meno mal controllati, e gli autori che ne
trattano li riferiscono citandoli gli uni dagli altri, senza mai preoccuparsi
di verificarli), essi sono solo semplici casi di metempsicosi nel senso proprio
della parola, vale a dire di trasmissione di determinati elementi psichici da
una individualità all’altra. Per spiegare alcuni di essi non è neppure
necessario andare a cercare tanto lontano; accade talvolta, ad esempio, che una
persona sogni un luogo che non conosce e che, in seguito, recandosi per la
prima volta in un paese più o meno lontano, ritrovi tutto ciò che aveva visto
come per anticipazione. Se la persona in questione
239
Errore dello spiritismo
non aveva conservato del suo sogno un ricordo
chiaramente cosciente, e nonostante questo il riconoscimento avviene, essa può
immaginare ‑ ammesso che creda nella reincarnazione – che si tratti di qualche
reminiscenza di un’esistenza anteriore; in questo modo possono effettivamente
spiegarsi molti casi, perlomeno fra quelli in cui i luoghi riconosciuti non
evocano l’idea di un avvenimento preciso. Tali fenomeni, che si possono
classificare fra i sogni cosiddetti «premonitori», sono lungi dall’essere rari,
anche se coloro a cui accadono evitano di parlarne per timore di essere creduti
affetti da «allucinazioni» (altro termine di cui si abusa e che in fondo non
spiega proprio nulla), e altrettanto si potrebbe dire dei fatti di «telepatia»
e di altri dello stesso genere; intervengono in essi alcuni prolungamenti
oscuri dell’individualità, appartenenti alla sfera del «subconscio», la cui
esistenza si spiega più facilmente di quanto si potrebbe credere. In effetti,
un essere qualsivoglia deve portare in sé certe virtualità che sono come il
germe di tutti gli avvenimenti che gli accadranno; tali avvenimenti,
rappresentando stati secondari o modificazioni di se stesso, devono infatti
avere nella sua natura il loro principio o la loro ragion d’essere. Questo è un
punto che Leibniz, unico fra tutti i filosofi moderni, capì abbastanza bene,
quantunque la sua concezione risulti falsata dall’idea che l’individuo è un
essere completo e una specie di sistema chiuso. Si ammette abbastanza
generalmente l’esistenza, a partire dall’origine, di tendenze e di
predisposizioni di carattere diverso, sia psicologiche sia fisiologiche; non si
vede perché dovrebbe essere così soltanto per certe cose, fra quelle che si
realizzeranno o si svilupperanno nel futuro, mentre le altre non avrebbero
alcuna corrispondenza nello stato attuale dell’essere. Se si risponderà che
alcuni avvenimenti hanno un carattere puramente accidentale, replicheremo che
questo modo di vedere comporta la credenza nel caso, il quale non è che la
negazione del principio di ragion sufficiente. Si accetta senza difficoltà che
qualsiasi avvenimento passato che abbia avuto un pur piccolo influsso su un
essere debba lasciare in lui qualche traccia, anche organica (è noto come
alcuni psicologi vogliano spiegare la memoria con un presunto «meccanismo»
240
I limiti dell’esperimentazione
fisiologico), ma si stenta a concepire che vi
sia, sotto questo aspetto, una specie di parallelismo tra il passato e il
futuro; ciò è dovuto semplicemente al fatto che non ci si rende conto della
relatività della condizione temporale. A tale proposito vi sarebbe da esporre
tutta una teoria, che potrebbe dar luogo a lunghi sviluppi; ma ci basta aver
segnalato l’esistenza di possibilità che non dovrebbero essere trascurate,
quand’anche si possa provare una certa difficoltà a farle rientrare negli
schemi della scienza comune, i quali si applicano soltanto a una piccolissima
porzione dell’individualità umana e del mondo in cui essa si manifesta; che
cosa accadrebbe quando si trattasse di oltrepassare la sfera di tale
individualità?
Per quanto riguarda i casi che non possono
spiegarsi nel modo da noi descritto, si tratta soprattutto di quelli in cui la
persona che riconosce un luogo nel quale non si era mai recata, ha nello stesso
tempo l’idea più o meno chiara di esservi già vissuta, o che in esso le è
accaduto questo o quel fatto, o addirittura che vi è morta (quasi sempre di
morte violenta). Ora, nei casi in cui si è potuto procedere a verifiche, si è
giunti a constatare che quanto la persona crede sia capitato a lei stessa è effettivamente
capitato in quel luogo a uno dei suoi antenati più o meno lontani. È un esempio
chiarissimo della trasmissione ereditaria di elementi psichici, di cui abbiamo
parlato; i fatti di questo genere si potrebbero indicare con il nome di
«memoria ancestrale», anche perché gli elementi che in questo caso si
trasmettono appartengono in effetti, per una buona parte, alla sfera della
memoria. Quello che a prima vista sembra strano, è che questa memoria possa
manifestarsi soltanto dopo parecchie generazioni; sappiamo però che esattamente
la stessa cosa avviene per le rassomiglianze corporee e per alcune malattie
ereditarie. Si può benissimo ammettere che, durante l’intervallo, il ricordo in
questione sia rimasto allo stato latente e «subconscio», nell’attesa di una
situazione favorevole per manifestarsi; se la persona in rapporto alla quale il
fenomeno si produce non fosse andata nel luogo voluto, il ricordo avrebbe
continuato ancora per molto tempo a rimanere latente, senza poter diventare
241
Errore dello spiritismo
chiaramente cosciente. D’altronde, lo stesso
avviene per ciò che, nella memoria, appartiene in proprio all’individuo: tutto
si conserva, perché tutto ha, in modo permanente, la possibilità di
ricomparire, anche quel che sembra completamente dimenticato o insignificante,
come si può osservare in alcuni casi più o meno anormali; ma affinché un
determinato ricordo riaffiori alla mente è necessario che le circostanze siano
favorevoli, e questo è il motivo per cui, di fatto, molti ricordi non
riappaiono mai nel campo della coscienza chiara e distinta. Quel che accade
nella sfera delle predisposizioni organiche è perfettamente analogo: un
individuo può portare in sé, allo stato latente, questa o quella malattia, per
esempio il cancro, ma la malattia si svilupperà soltanto sotto l’azione di un
trauma o di una causa di indebolimento dell’organismo; se non si verificheranno
circostanze di questo genere, la malattia non si svilupperà mai, ma non per
questo il suo germe è meno reale e presente nell’organismo, così come una
tendenza psicologica che non si manifesti con atti esteriori non per questo è
meno reale in se stessa. Dobbiamo aggiungere a questo punto che, poiché non
possono concepirsi circostanze fortuite, in quanto una simile supposizione non
ha senso (non è perché ignoriamo la causa di un fenomeno che questa causa non
esiste), deve esserci un motivo perché la «memoria ancestrale» si manifesti in
un certo individuo piuttosto che in qualsiasi altro membro della stessa
famiglia, così come deve esserci un motivo perché una persona assomigli a un
determinato suo antenato piuttosto che a un altro, o piuttosto che al suoi
immediati genitori. È qui che bisognerebbe far intervenire quelle leggi
dell’«affinità» alle quali abbiamo alluso precedentemente; ma rischieremmo di
essere condotti assai lontano se dovessimo spiegare come una individualità può
essere più particolarmente legata a un’altra, tanto più che i legami di questo
genere non sono necessariamente ereditari in tutti i casi, e che, per quanto
strano ciò possa sembrare, possono anche esistere legami tra un essere umano ed
esseri non umani. Occorre anche dire che, oltre ai legami naturali, possono
crearsene di artificiali con procedimenti che appartengono al campo della
242
I limiti dell’esperimentazione
magia, e persino di una magia di basso
livello. Su questo come su molti altri punti, gli occultisti hanno fornito
spiegazioni essenzialmente immaginose; Papus, per esempio, si è espresso in
questi termini: «Il corpo fisico appartiene a una famiglia animale dalla quale
provengono la maggior parte delle sue cellule, dopo una evoluzione astrale. La
trasformazione evolutiva dei corpi si effettua sul piano astrale; esistono
perciò corpi umani che si rifanno, per la loro forma fisiognomica, o al cane, o
alla scimmia, o al lupo, o addirittura agli uccelli e ai pesci. Questa è
l’origine segreta dei totem della razza rossa e della razza nera»1.
Confessiamo di non capire in che cosa possa consistere una «evoluzione astrale»
di elementi corporei; tutto sommato, però, questa spiegazione non è molto
diversa da quella dei sociologi, i quali immaginano che il «totem» animale, o
persino vegetale, sia considerato ‑ letteralmente e materialmente ‑ l’antenato
della tribù, senza mostrare di ricordarsi che il «trasformismo» è di recente
invenzione. In realtà, in tutto ciò entrano in gioco elementi non corporei ma
psichici (abbiamo visto come Papus incorresse in questa confusione a proposito
della natura della metempsicosi); è ovviamente poco ragionevole supporre che la
maggioranza delle cellule di un corpo umano ‑ o meglio, dei loro elementi
costitutivi ‑ abbiano una identica provenienza, mentre nell’ordine psichico,
come già abbiamo detto, può conservarsi un insieme più o meno considerevole di
elementi durevolmente associati. Quanto poi alla «origine segreta dei totem»,
possiamo assicurare che essa è effettivamente rimasta segreta, sia per gli
occultisti sia per i sociologi; del resto, è forse meglio così, poiché su
queste cose non è facile esprimersi senza riserve, a causa delle conseguenze e
delle applicazioni pratiche che certa gente non mancherebbe di volerne trarre;
ce ne sono già troppe altre, discretamente pericolose anch’esse, le quali,
purtroppo, sono a disposizione del primo esperimentatore che capita.
Abbiamo accennato a casi di trasmissione non
ereditaria; quando la trasmissione riguarda soltanto elementi poco importanti,
1. La
Réincarnation, pp. 11-2.
243
Errore dello spiritismo
non è facile notarla, anzi è quasi impossibile
constatarla chiaramente. Ci sono certamente in ognuno di noi elementi di questo
tipo, provenienti dalla disgregazione delle individualità che ci hanno
preceduto (si tratta naturalmente, in questo caso, soltanto della parte mortale
dell’essere umano). Se qualcuno di questi elementi, generalmente «subconsci»,
emerge nella coscienza chiara e distinta, ci si rende in effetti conto che
abbiamo in noi qualcosa di cui non sappiamo spiegare l’origine; abitualmente però
non vi si fa molto caso, tanto più che sono elementi che sembrano incoerenti e
privi di legami con il contenuto abituale della coscienza. È soprattutto nei
casi anormali, come i medium e i soggetti ipnotici, che fenomeni di questo tipo
hanno maggiori probabilità di verificarsi con un certo rilievo; sempre in tali
casi, inoltre, possono manifestarsi elementi di provenienza analoga, ma
«avventizi», che si aggregano cioè soltanto in modo passeggero alla loro
individualità, anziché formarne parte integrante; talvolta può però accadere
che questi ultimi elementi, penetrati in essi, vi si fissino in modo
permanente, e non è questo uno dei pericoli minori di tale genere di
esperienze. Per tornare al caso in cui si tratti di trasmissione effettuantesi
spontaneamente, l’illusione della reincarnazione può aver luogo quasi soltanto
per la presenza di un insieme considerevole di elementi psichici aventi la
stessa provenienza, tale da rappresentare in modo approssimativo l’equivalente
di una memoria individuale più o meno completa; è un caso piuttosto raro, ma
sembra che ne sia stato constatato almeno qualche esempio. È quel che
verosimilmente succede quando in una famiglia dove è morto un bambino ne nasce
un altro che possiede, perlomeno parzialmente, la memoria del primo; sarebbe
difficile, in effetti, spiegare fatti di questo genere con la semplice
suggestione, anche se non si esclude che i genitori abbiano avuto una funzione
inconscia nel «transfert» reale, «transfert» che la sentimentalità contribuirà
non poco a interpretare in senso reincarnazionistico. È anche capitato che il
«transfert» della memoria si sia verificato in un bambino appartenente a
un’altra famiglia e a un altro
244
I limiti dell’esperimentazione
ambiente, il che non concorda con l’ipotesi
della suggestione; a ogni buon conto, quando c’è stata morte prematura, gli
elementi psichici persistono più facilmente senza dissolversi, ed è per questo
che la maggior parte degli esempi che si portano a tale riguardo si riferiscono
appunto a bambini. Se ne citano tuttavia alcuni di persone che manifestarono in
giovinezza la memoria di individui adulti; ma taluni di questi esempi sono più
dubbi ancora dei precedenti, e potrebbero benissimo ridursi a casi di suggestione
o di trasmissione del pensiero. Naturalmente, se i fatti si sono prodotti in un
ambiente influenzato da idee spiritistiche, devono essere considerati
estremamente sospetti, senza che per questo la buona fede di chi li ha
constatati sia minimamente in questione, così come non lo è quella degli
esperimentatori che involontariamente determinano la condotta dei loro soggetti
in conformità con le proprie teorie. A ogni modo, in tutti questi fatti non vi
è nulla di impossibile a priori se non l’interpretazione
reincarnazionistica. Altri fatti vi sono, in cui qualcuno ha voluto vedere
prove della reincarnazione, come il caso dei «bambini prodigio»1,
che si spiegano in modo del tutto soddisfacente con la presenza di elementi
psichici precedentemente elaborati e sviluppati da altre individualità.
Aggiungeremo che è possibile che la disintegrazione psichica, anche al di fuori
dei casi di morte prematura, sia talvolta impedita o perlomeno ritardata
artificialmente; ma anche questo è un argomento sul quale è preferibile non
insistere. Quanto ai veri casi di «posterità spirituale», nel senso da noi
indicato precedentemente, non è opportuno parlarne in questa sede, trattandosi
di casi che, per loro stessa natura, sfuggono necessariamente ai limitatissimi
mezzi di investigazione di cui dispongono gli esperimentatori.
Abbiamo già detto che la memoria è soggetta
alla disgregazione postuma, essendo una facoltà di ordine sensibile; è bene
1 Allan Kardec, Le
Livre des Esprits, p. 101; Léon Denis, Après la mort, p. 166; Christianisme
et Spiritisme, p. 296; Gabriel Delanne, L’Évolution animique, p. 282
ecc.
245
Errore dello spiritismo
aggiungere che essa può anche subire, durante
la vita stessa dell’individuo, una specie di dissociazione parziale. Le varie
malattie della memoria, studiate dagli psicofisiologi, sono in fondo proprio
questo; e nello stesso modo devono essere spiegati, in particolare, i
cosiddetti «sdoppiamenti della personalità», nei quali si verifica come un
frazionamento in due o più memorie differenti, che occupano alternativamente il
campo della coscienza chiara e distinta; queste memorie frammentarie devono
naturalmente coesistere, ma potendo una sola di esse essere pienamente
cosciente in un determinato momento, le altre vengono respinte nei diversi
strati del «subconscio»; d’altronde, fra di esse vi è talvolta qualche
comunicazione. Fatti di questo genere si producono spontaneamente in alcuni
ammalati e nel sonnambulismo naturale; essi possono anche essere realizzati
sperimentalmente negli «stati secondi» dei soggetti ipnotici, ai quali i
fenomeni di «incarnazione» spiritistica devono essere assimilati nella maggior
parte dei casi. Soggetti e medium differiscono dagli uomini normali soprattutto
per una certa dissociazione dei loro elementi psichici, dissociazione che fra
l’altro si accentua con il procedere dell’allenamento; è tale dissociazione che
rende possibili i fenomeni in questione e insieme permette che elementi
eterocliti possano in qualche modo intromettersi nella loro individualità.
Il fatto che la memoria non costituisca un
principio veramente stabile dell’essere umano ‑ per non dire delle condizioni
organiche a cui è più o meno strettamente legata (perlomeno per quanto riguarda
le sue manifestazioni esteriori) ‑ farà comprendere perché non abbiamo tenuto
conto di un’obiezione che spesso si formula contro la tesi reincarnazionistica,
e che i difensori di quest’ultima ritengono tuttavia «degna di considerazione»:
si tratta dell’obiezione derivante dalla considerazione dell’assenza di ricordo
‑ durante un’esistenza – delle esistenze anteriori. La risposta fornita da
Papus è certo ancor più debole dell’obiezione stessa: «La dimenticanza», egli
scrive, «è una necessità ineluttabile per evitare il suicidio. Prima di
ritornare sulla Terra o entro il piano fisico, ogni spirito vede le prove che
246
I limiti dell’esperimentazione
dovrà subire, e non ritorna se non dopo averle
accettate tutte coscientemente. Ora, se lo spirito sapesse, una volta
incarnato, tutto quello che dovrà sopportare, la sua ragione si offuscherebbe,
il suo coraggio verrebbe meno, e il suicidio cosciente sarebbe la conseguenza
finale di una visione così lucida... Se si volesse che l’uomo conservasse in
modo sicuro il ricordo delle sue esistenze anteriori, occorrerebbe privarlo
della possibilità di suicidarsi»1. Non si vede perché ci debba
essere un rapporto necessario tra il ricordo delle esistenze precedenti e la
previsione dell’esistenza presente; se tale previsione è stata immaginata
soltanto per rispondere all’obiezione del mancato ricordo, non ne valeva
proprio la pena; occorre però dire che la concezione affatto sentimentale delle
«prove» ha una parte molto importante nella mentalità degli occultisti. Senza
voler entrare in simili dettagli gli spiritisti sono a volte più logici; Léon
Denis, infatti, pur dichiarando per altri versi che «l’oblio del passato è per
l’uomo la condizione indispensabile di qualsiasi prova e di qualunque progresso
sulla Terra», e pur aggiungendo qualche altra considerazione non meno
sentimentale, scrive semplicemente: «Il cervello può soltanto ricevere e
immagazzinare le impressioni comunicate dall’anima nello stato di prigionia
dentro la materia. La memoria può soltanto riprodurre ciò che ha registrato. A
ogni rinascita l’organismo cerebrale costituisce per noi una specie di libro
vergine sul quale si incidono le sensazioni e le immagini»2. La
spiegazione è forse un po’ rudimentale, poiché la memoria, nonostante tutto,
non è di natura corporea; tuttavia è in fondo abbastanza plausibile, tanto più
che si ha cura di far osservare come esistano numerose parti della nostra
attuale esistenza di cui non sembriamo conservare il ricordo. Anche in questo
caso l’obiezione non è così grave come la si prospetta, benché abbia
un’apparenza più seria di quelle che si fondano soltanto sul sentimento; forse
si tratta addirittura di quanto di meglio possano accampare coloro che della
metafisica
1. La
Réincarnation, pp. 136-7.
2. Après la mort,
p. 180.
247
Errore dello spiritismo
non conoscono nulla. Per quanto ci riguarda,
non abbiamo assolutamente bisogno di ricorrere ad argomenti così contestabili.
Non abbiamo però finora affrontato il problema
delle vere e proprie «prove sperimentali»; se è vero infatti che si raggruppano
sotto questo nome i diversi casi di cui abbiamo parlato, vi è altro, tuttavia,
che si riferisce all’esperimentazione intesa in senso stretto. È a questo
proposito, soprattutto, che gli psichisti non sembrano rendersi conto dei
limiti entro i quali i loro metodi possono essere applicabili; coloro che hanno
capito le chiarificazioni precedenti devono già potersi render conto che gli esperimentatori,
secondo le idee ammesse dalla «scienza moderna» (anche quando essi siano più o
meno ignorati dal suoi rappresentanti «ufficiali»), sono lontani dal poter
fornire spiegazioni valide per quanto abbiamo preso in considerazione: in che
modo, per esempio, i casi di metempsicosi potrebbero offrire una presa alle
loro investigazioni? Avevamo già rilevato uno strano disconoscimento dei limiti
dell’esperimentazione parlando degli spiritisti che hanno la pretesa di
«dimostrare scientificamente l’immortalità»; ne scopriremo ora un altro non
meno sorprendente per chiunque sia libero dal pregiudizio «scientistico», e
che, questa volta, non riguarda neppure gli spiritisti, ma addirittura gli
psichisti. Del resto, tra spiritisti e psichisti è a volte difficile tracciare
di fatto una chiara linea di demarcazione ‑ che pure dovrebbe esserci in via di
principio ‑ e sembra ci siano persone che si fanno chiamare psichisti soltanto
perché non osano professarsi apertamente spiritisti, quest’ultima denominazione
essendo troppo poco prestigiosa agli occhi di molta gente. Altri psichisti,
poi, si lasciano influenzare senza volerlo, e resterebbero sorpresi se si
dicesse loro che un preconcetto non cosciente falsa il risultato delle loro
esperienze: per studiare veramente i fenomeni psichici senza idee preconcette
gli esperimentatori dovrebbero addirittura ignorare l’esistenza dello
spiritismo, ciò che, evidentemente, è impossibile. Se questo postulato fosse
realizzato non si sarebbe infatti pensato di effettuare esperimenti per
verificare l’ipotesi della reincarnazione;
248
I limiti dell’esperimentazione
e se non fosse inizialmente nata l’idea di
verificare questa ipotesi, non si sarebbero mai constatati fatti come quelli di
cui parleremo, poiché i soggetti ipnotici impiegati in tali esperimenti non
fanno che riflettere tutte le idee che vengono loro suggerite, volontariamente
o involontariamente. Basta che l’esperimentatore pensi a una teoria, che la
consideri a torto o a ragione anche semplicemente possibile, perché tale teoria
diventi per il soggetto il punto di partenza di divagazioni interminabili. L’esperimentatore
accetterà poi ingenuamente come una conferma quello che è soltanto il prodotto
del suo pensiero che agisce sull’immaginazione «subconscia» del soggetto: a
tanto poco servono le intenzioni più «scientifiche» per garantire i ricercatori
contro certe cause di errore!
I primi episodi di questo genere ‑ di casi,
cioè, in cui fosse fatto riferimento alla reincarnazione ‑ furono quelli resi
noti dai lavori di uno psichista ginevrino, il professor Flournoy, il quale si
prese la briga di riunire in un volume1 quel che uno dei suoi
soggetti gli raccontava sulle diverse esistenze che sosteneva di aver vissuto
sulla Terra e altrove. Particolarmente notevole è soprattutto il fatto che egli
non si stupisse minimamente che quanto accade sul pianeta Marte fosse così
facilmente esprimibile in linguaggio terrestre! Le narrazioni non avevano più
valore del racconto di un qualsiasi sogno, e di fatto avrebbero potuto essere
studiate dal punto di vista della psicologia del sogno provocato negli stati
ipnotici; che si sia cercato di trovarvi qualcosa di più è quasi incredibile, e
tuttavia è proprio quel che accadde. Qualche tempo dopo, un altro psichista
volle riesumare la questione studiandola in modo più metodico: si trattava del
colonnello de Rochas, generalmente ritenuto un esperimentatore serio, al quale
però faceva sicuramente difetto l’intelligenza necessaria per sapere a quali
principi attenersi in quest’ordine di cose e per evitare certi pericoli.
Partito dall’ipnotismo puro e semplice, costui si comportò come molti altri e
insensibilmente fini col convertirsi quasi totalmente alle teorie
1. Des Indes à
la planète Mars.
249
Errore dello spiritismo
spiritistiche1. Una delle sue
ultime opere2 fu dedicata allo studio sperimentale della
reincarnazione e consistette nell’esposizione delle sue ricerche sulle presunte
«vite successive», ricerche fondate su quelli che egli chiamava i fenomeni di
«regressione della memoria». All’epoca in cui quest’opera apparve (si era nel
1911), a Parigi era stato da poco fondato un «Istituto di ricerche psichiche»,
diretto da L. Lefranc e Charles Lancelin e sotto il patrocinio dello stesso de
Rochas; sarà bene ricordare che il Lancelin, il quale si qualifica con
disinvoltura a volte psichista a volte occultista, in fondo non è altro che uno
spiritista, e come tale era già allora ben conosciuto. Il Lefranc, le cui
tendenze erano le medesime, volle riprendere le esperienze del de Rochas e
pervenne ovviamente a risultati che concordavano perfettamente con quelli
ottenuti da quest’ultimo. Sarebbe stato sorprendente se fosse avvenuto il
contrario, innanzi tutto perché partiva da una ipotesi preconcetta ‑ da una
teoria, cioè, già formulata da altri ‑ e poi perché non aveva trovato di meglio
che lavorare con soggetti impiegati in precedenza dallo stesso de Rochas. Ai
giorni nostri questo procedimento è diventato abituale: un certo numero di
psichisti credono fermamente nella reincarnazione semplicemente perché alcuni
soggetti hanno raccontato loro le proprie esistenze anteriori; non si può fare
a meno di concludere che le loro esigenze in fatto di prove sono assai ridotte,
e questo è certamente un altro capitolo da aggiungere alla storia di quella che
si potrebbe chiamare la «credulità scientifica». Conoscendo i soggetti ipnotici
e sapendo come passino indifferentemente da un esperimentatore all’altro
portandosi dietro il prodotto delle varie suggestioni già ricevute, non vi è
dubbio sul fatto che essi si trasformano ‑ in ogni ambiente psichistico ‑ negli
agenti propagatori di una vera e propria
1. Nel 1914 il colonnello de Rochas accettò,
come Camille Flammarion, il titolo di membro onorario dell’«Associazione degli
studi spiritistici» (dottrina Allan Kardec), fondata dal Puvis (Algol), di cui
Léon Denis e Gabriel Delanne erano presidenti onorari («Revue Spirite», marzo
1914, p. 140).
2. Les vies
successives.
250
I limiti dell’esperimentazione
epidemia reincarnazionistica. Non sarà quindi
inutile descrivere con una certa dovizia di particolari il reale processo di
tutti questi episodi1.
Il de Rochas credette di constatare in alcuni
soggetti una «regressione della memoria»; diciamo «credette» perché, salva la
sua incontestabile buona fede, i fatti che egli interpreta in tale modo ‑ in
virtù di una semplice ipotesi ‑ si spiegano in realtà in un modo del tutto
diverso e molto più semplice. Per riassumere, tali fatti si riducono a questo:
il soggetto, immerso in un particolare stato di sonno, può essere mentalmente
ricondotto alle condizioni in cui si trovava in un’epoca ormai trascorsa, ed essere
in tal modo «situato» in qualsiasi età, della quale egli parlerà
conseguentemente come del presente. Da ciò si vuole inferire che in un caso
simile non si ha «ricordo» ma «regressione della memoria»: «Il soggetto»,
afferma categoricamente il Lancelin, «non ha il ricordo dell’epoca indicata, ma
è ricondotto in essa». E con vero e proprio entusiasmo aggiunge che
«questa semplice osservazione è stata, per il colonnello de Rochas, il punto di
partenza di una scoperta assolutamente superiore»2. Sfortunatamente
per lui, questa «semplice osservazione» contiene una contraddizione in termini,
non potendo evidentemente parlarsi di memoria dove non c’è ricordo; ciò è
talmente evidente che è difficile capire come si sia potuto non accorgersene, e
fa già dubitare che si tratti soltanto di un errore di interpretazione. A parte
questa osservazione, occorre domandarsi anzitutto se la possibilità del
semplice ricordo è veramente da escludersi per la sola ragione che il soggetto
parla del passato come se gli fosse nuovamente presente, sicché, per esempio,
quando gli si domanda che cosa faceva un certo giorno a una certa ora, non
risponde: «Facevo questo», ma: «Faccio questo». A ciò si può
immediatamente rispondere
1. Ricorderemo, a puro titolo di cronaca, le
«investigazioni nel passato» a cui si dedicano i «chiaroveggenti» della Società
teosofica; l’un caso è del tutto analogo all’altro, salvo che la suggestione
ipnotica è qui sostituita dall’autosuggestione.
2. «Le Monde
Psychique», gennaio 1912.
251
Errore dello spiritismo
che i ricordi, in quanto tali, sono sempre
mentalmente presenti; poco importa che si trovino attualmente nel campo della
coscienza chiara e distinta o in quello del «subconscio», giacché, come abbiamo
detto, essi hanno sempre la possibilità di passare dall’uno all’altro, il che
dimostra che si tratta soltanto di una semplice differenza di grado. Quello
che, per la nostra coscienza attuale, caratterizza effettivamente questi
elementi come ricordi di avvenimenti passati, è il loro confronto con le nostre
percezioni presenti (intendiamo presenti in quanto percezioni); soltanto questo
confronto permette di distinguere gli uni dalle altre, in quanto instaura un
rapporto temporale ‑ cioè un rapporto di successione ‑ fra gli avvenimenti
esteriori, di cui tali elementi sono per noi le rispettive traduzioni mentali;
la distinzione tra ricordo e percezione è del resto un dato della psicologia
più elementare. Se il confronto diventa impossibile per una qualsiasi ragione,
o a causa della soppressione momentanea di ogni impressione esteriore, o per
qualunque altro motivo, il ricordo, in mancanza di una sua localizzazione nel
tempo nei confronti di altri elementi psicologici presentemente diversi, perde
il proprio carattere rappresentativo del passato e conserva soltanto la sua
qualità attuale di presente. È esattamente quanto accade nel caso di cui stiamo
trattando: lo stato in cui si trova il soggetto corrisponde a una modificazione
della sua coscienza attuale, poiché implica una estensione, in una determinata
direzione, delle sue facoltà individuali, ma a detrimento momentaneo di quello
sviluppo in un’altra direzione che le stesse facoltà hanno nella loro
condizione normale. Perciò, se in un simile stato si impedisce al soggetto di
essere sensibile alle percezioni presenti, e nello stesso tempo si eliminano
dalla sua coscienza tutti gli avvenimenti posteriori a un determinato momento
(condizioni perfettamente realizzabili con l’aiuto della suggestione), accade
questo: quando alla coscienza che ha subito tale modificazione in estensione ‑
ed è per il soggetto la sua coscienza attuale ‑ si presenteranno distintamente
i ricordi che si riferiscono al momento in questione, essi non potranno in
alcun modo venir situati nel passato, né addirittura essere semplicemente
252
I limiti dell’esperimentazione
visti sotto l’aspetto del passato, in quanto
nel campo della coscienza (parliamo della sola coscienza chiara e distinta) non
esisterà più attualmente alcun elemento con cui possano essere messi in
rapporto di anteriorità temporale.
Quello che abbiamo descritto non è nient’altro
che uno stato mentale comportante una modificazione del concetto di tempo ‑o
meglio, della sua comprensione ‑ nei confronti dello stato normale; entrambi
gli stati sono del resto soltanto modalità differenti della medesima
individualità, alla stessa stregua degli stati diversi, spontanei o indotti,
corrispondenti a tutte le possibili alterazioni della coscienza individuale,
ivi comprese quelle che sono abitualmente classificate sotto la denominazione
impropria ed errata di «personalità multiple». Di fatto non si può trattare, in
questo contesto, di stati superiori ed extraindividuali, nei quali l’essere
sarebbe affrancato dalla condizione temporale, né di una estensione
dell’individualità coinvolgente in modo parziale lo stesso affrancamento; il
soggetto, infatti, è in questo caso situato in un determinato istante, e ciò
presuppone essenzialmente che il suo attuale stato sia condizionato dal tempo.
Inoltre, stati come quelli a cui abbiamo accennato, prima di tutto non possono
ottenersi con mezzi che appartengano interamente alla sfera dell’individualità
attuale (per di più se considerata esclusivamente in una porzione molto
ristretta delle sue possibilità), come accade necessariamente in tutti i
procedimenti sperimentali; secondariamente, anche se fossero stati ottenuti in
un modo qualsiasi, non potrebbero in alcuna maniera essere resi sensibili
all’individualità, le cui condizioni particolari di esistenza non hanno alcun
punto di contatto con quelle degli stati superiori dell’essere, e che, in
quanto individualità particolare, è necessariamente incapace di assentire, e
tanto meno di esprimere, tutto ciò che è oltre i confini delle sue possibilità.
Del resto, tutti i casi di cui parliamo riguardano soltanto avvenimenti
terreni, o perlomeno riferentisi al solo stato corporeo; in essi non c’è nulla
che esiga, neppure minimamente, l’intervento di stati superiori dell’essere,
intervento di cui, ovviamente, gli psichisti neppure sospettano la possibilità.
253
Errore dello spiritismo
Quanto poi a ritornare effettivamente nel
passato, ciò è tanto chiaramente impossibile per l’individuo umano quanto il
trasferirsi nell’avvenire. È persino troppo evidente che l’idea di un
trasferimento nel futuro in quanto tale sarebbe una interpretazione
completamente erronea dei fatti di «previsione»; ma non sarebbe comunque molto
più stravagante di quella di cui stiamo parlando, e potrebbe benissimo essere
formulata un giorno o l’altro. Se non fossimo venuti a conoscenza delle
corrispondenti teorie degli psichisti, non avremmo certo mai pensato che la
«macchina per esplorare il tempo» di Wells potesse essere considerata
altrimenti che una concezione di pura fantasia, né che di conseguenza si
sarebbe giunti a parlare seriamente della «reversibilità del tempo».
Reversibile è lo spazio, nel senso che una qualsiasi delle sue parti, percorsa
in un certo senso, può successivamente essere percorsa in senso inverso, e ciò
perché esso consiste in una coordinazione di elementi considerati in modo
simultaneo e permanente; il tempo, invece, essendo una coordinazione di
elementi considerati in modo successivo e transitorio, non può essere
reversibile; tale supposizione sarebbe infatti la negazione stessa del punto di
vista della successione, o, in altri termini, coinciderebbe precisamente con la
soppressione della condizione temporale. La soppressione della condizione
temporale è però in se stessa perfettamente possibile, come è possibile la
soppressione della condizione spaziale; ma non lo è nei casi che stiamo considerando
qui, i quali presuppongono sempre l’esistenza del tempo. Occorre inoltre
rilevare, ponendovi particolare attenzione, che la concezione dell’«eterno
presente», conseguenza di questa soppressione, non può aver nulla in comune con
un ritorno nel passato o un trasferimento nell’avvenire; tale concezione, al
contrario, sopprime il passato e l’avvenire, affrancandoci dal punto di vista
della successione, vale a dire da ciò che per il nostro essere attuale
costituisce tutta la realtà della condizione temporale.
E tuttavia qualcuno ha concepito l’idea quanto
meno singolare della «reversibilità del tempo» e ha addirittura inteso fondarla
su un presunto «teorema di meccanica» di cui riteniamo
254
I limiti dell’esperimentazione
interessante riprodurre integralmente
l’enunciato al fine di mostrare più chiaramente l’origine della sua immaginosa
ipotesi. Si tratta del Lefranc, il quale, per interpretare le sue esperienze,
ha creduto bene di porre la questione in questi termini: «Possono la materia e
lo spirito risalire il corso del tempo, vale a dire riportarsi in un’epoca di
vita per così dire anteriore? Il tempo passato non ritorna più; ma siamo sicuri
che non potrebbe ritornare?»1. Per rispondere a queste domande, egli
ha riesumato uno studio sulla «reversibilità di qualsiasi movimento puramente
materiale», pubblicato a suo tempo da un certo Breton2. Sarà
opportuno ricordare che questo autore aveva presentato la teoria in questione
soltanto come una specie di gioco matematico, che portava a conseguenze
considerate assurde dal suo stesso autore; a ogni buon conto, e sia pure con
queste riserve, esso comportava un autentico abuso di ragionamento, quali ne
commettono talvolta certi matematici, soprattutto gli «specialisti» puri, e val
la pena di osservare incidentalmente che la meccanica costituisce un terreno
particolarmente favorevole per questo genere di cose. L’enunciato del Breton
incomincia in questi termini: «Supponiamo di conoscere la serie completa di
tutti gli stati successivi di un sistema di corpi; supponiamo che tali stati si
succedano e si generino in un determinato ordine, dal passato che avrà funzione
di causa, all’avvenire che avrà quella di effetto; consideriamo ora uno degli
stati successivi, e senza cambiare nulla nelle masse componenti, né delle forze
che agiscono fra le masse3, né delle leggi di tali forze, lasciando
invariata la posizione attuale delle masse nello spazio, sostituiamo ognuna
delle velocità con una velocità uguale e contraria ...». Una velocità contraria
a un’altra, oppure di direzione diversa, non può, a dire il vero, essere eguale
a essa nel senso rigoroso del termine, ma può soltanto esserle equivalente in
quantità. D’altro canto, com’è possibile considerare questa sostituzione
1. Ivi.
2. «Les Mondes»,
dicembre 1875.
3. «Sulle masse» sarebbe stato forse più
comprensibile.
255
Errore dello spiritismo
indifferente nei confronti delle leggi del
movimento considerato, quando è chiaro che, se tali leggi avessero continuato a
essere normalmente seguite, la sostituzione non si sarebbe prodotta? Ma
esaminiamo il seguito: «Denomineremo questo procedimento invertire tutte
le velocità; il cambiamento in sé prenderà il nome di inversione e la sua
possibilità potrà essere detta invertibilità, o reversibilità, del movimento
del sistema ... ». Fermiamoci un momento qui, perché è proprio tale possibilità
che noi non possiamo accettare, dal punto di vista stesso del movimento, il
quale si effettua necessariamente nel tempo: il sistema considerato riassumerà
in senso inverso ‑ in una nuova serie di stati successivi ‑ le posizioni che
occupava precedentemente nello spazio, ma il tempo non potrà mai ritornare lo
stesso a causa di ciò, e basta evidentemente che questa sola condizione sia
mutata perché i nuovi stati del sistema non possano in alcun modo identificarsi
con i precedenti. D’altra parte, nel ragionamento che riferiamo si presuppone
esplicitamente (sia pure in un linguaggio discutibile) che la relazione del
passato con l’avvenire sia una relazione di causa ed effetto, mentre, al
contrario, il vero rapporto causale implica essenzialmente la simultaneità dei
suoi due termini, da cui risulta che stati considerati come succedentisi non
possono, sotto questo punto di vista, generarsi gli uni dagli altri; ciò
implicherebbe, infatti, che uno stato che non esiste più produca uno stato che
non esiste ancora, il che è assurdo. (E da ciò risulta inoltre che, se il
ricordo di una impressione qualsiasi può essere causa di altri fenomeni mentali
di qualsivoglia natura, è unicamente in quanto ricordo presente, non potendo
l’impressione passata essere attualmente causa di nulla). Ma proseguiamo: «Ora,
quando si sarà operata l’inversione delle velocità di un sistema di corpi...»;
a questo punto l’autore del ragionamento ha avuto l’accortezza di aggiungere
tra parentesi: «non nella realtà, ma nel pensiero puro», e così dicendo, senza
neppure accorgersene, egli esce del tutto dal campo della meccanica, e ciò di
cui parla non ha più rapporto con un «sistema di corpi». (D’altronde nella
meccanica classica si trovano diverse altre supposizioni contraddittorie,
256
I limiti dell’esperimentazione
come quella di un corpo pesante ridotto a
punto matematico, di un corpo cioè che non è un corpo, mancandogli
l’estensione). Bisogna però tenere presente che egli stesso considerava
irrealizzabile la presunta «inversione», contrariamente all’ipotesi di coloro
che hanno voluto applicare il suo ragionamento alla «regressione della
memoria». Supponendo effettuata l’«inversione», sorge questo problema: «Si
tratterà di trovare, per il sistema invertito, la serie completa degli stati
futuri e passati: sarà tale ricerca più difficile o meno dello stesso problema
applicantesi agli stati successivi del sistema non invertito? Le difficoltà
saranno uguali...». Ed è evidente, perché nell’uno e nell’altro caso si
tratterà dello studio di un movimento di cui sono noti tutti gli elementi; ma,
affinché tale studio corrisponda a qualcosa di reale, o anche di soltanto
possibile, bisogna non farsi imbrogliare da un semplice gioco di notazione,
come quello indicato nel seguito della frase: «E la soluzione di uno dei due
problemi porterà a quella dell’altro in virtù di un semplicissimo cambiamento,
consistente, in termini tecnici, nel mutamento del segno algebrico del tempo,
cioè nello scrivere -t al posto di +t, e viceversa...». In teoria
è molto semplice; sennonché, non rendendosi conto che la notazione dei «numeri
negativi» è soltanto un procedimento affatto artificiale di semplificazione dei
calcoli (neppur scevro di inconvenienti dal punto di vista logico) e non
corrispondente ad alcuna specie di realtà, l’autore di questo ragionamento cade
in un grave errore ‑ comune d’altronde a un buon numero di matematici ‑ e per
interpretare il cambiamento di segno indicato aggiunge subito dopo: «Ciò
equivale a dire che le due serie complete di stati successivi dello stesso
sistema di corpi differiranno esclusivamente per il fatto che l’avvenire
diventerà passato, e il passato futuro...». Siamo invece di fronte a una
stupefacente fantasticheria, e bisogna riconoscere che un’operazione così
banale quale un semplice cambiamento di segno algebrico deve avere un potere
ben straordinario e veramente meraviglioso... agli occhi di matematici di
questa risma. «Si tratterà della stessa serie di stati successivi percorsi in
senso inverso. L’inversione delle velocità in un
257
Errore dello spiritismo
momento qualsiasi inverte semplicemente il
tempo; la serie iniziale degli stati successivi e la serie invertita hanno, in
tutti gli istanti corrispondenti, le stesse figure del sistema con le stesse
velocità uguali e contrarie (sic)». Sfortunatamente l’inversione delle
velocità inverte in realtà semplicemente le situazioni spaziali, e non il
tempo; anziché avere «la stessa serie di stati successivi percorsa in senso
inverso», si avrà una seconda serie inversamente omologa della prima, ma
soltanto per quanto riguarda lo spazio; il passato non diventerà mai futuro a
causa di ciò, e l’avvenire diventerà passato soltanto in virtù della legge
naturale e normale della successione, come si verifica in ogni istante. Perché
ci sia vera corrispondenza tra le due serie, occorrerà che non ci siano stati,
nel sistema considerato, altri cambiamenti che non siano i semplici cambiamenti
di situazione; questi ultimi soli possono essere reversibili, in quanto in essi
interviene soltanto la considerazione dello spazio, che è effettivamente
reversibile; a qualunque altro cambiamento di stato, il ragionamento non potrà
più applicarsi. È perciò assolutamente illegittimo voler dedurre dalle
elucubrazioni che precedono conseguenze di questo genere: «Grazie
all’inversione vedremmo per esempio, nel regno vegetale, una pera caduta
perdere il proprio stato di marcescenza, diventare frutto maturo, riattaccarsi
all’albero, diventare frutto verde, rimpicciolirsi e ritornare fiore appassito,
poi fiore appena sbocciato, poi bocciolo di fiore, quindi gemma da frutto,
mentre le materie che la compongono ritorneranno le une allo stato di acido
carbonico e di vapore acqueo diffuso nell’aria, le altre allo stato di linfa, e
infine allo stato di humus o di concime». Ci pare di ricordare che
Camille Flammarion abbia descritto da qualche parte cose quasi eguali,
immaginando però uno «spirito» che si allontani dalla terra a una velocità
superiore a quella della luce, e possieda una capacità visiva tale da
consentirgli di distinguere, a distanza indefinita, i più piccoli particolari
degli avvenimenti terrestri1. Come minimo, anche questa è una
ipotesi di fantasia, ma perlomeno
1. Lumen.
258
I limiti dell’esperimentazione
non si tratta di una vera e propria
«inversione del tempo», visto che gli avvenimenti continuavano ciò nonostante a
seguire il loro corso ordinario e il loro svolgimento a ritroso era soltanto
un’illusione ottica. Negli esseri viventi si produce a ogni istante una
molteplicità di cambiamenti che non sono assolutamente riducibili a cambiamenti
di situazione; anche nei corpi inorganici, che sembrano mantenersi
completamente eguali a se stessi, avvengono cambiamenti irreversibili: la
«materia inerte», postulata dalla meccanica classica, non si trova da nessuna
parte del mondo corporeo, per la semplice ragione che ciò che è veramente
inerte è necessariamente privo di qualsiasi qualità sensibile o di altro
genere. È veramente troppo facile individuare e smascherare i sofismi
incoscienti e molteplici che si nascondono dietro simili argomenti; e tuttavia
questo è tutto quel che ci viene presentato per giustificare, «di fronte alla
scienza e alla filosofia», una teoria come quella delle presunte «regressioni
della memoria»!
Abbiamo dimostrato che è possibile spiegare
molto facilmente, e senza quasi uscire dal campo della psicologia ordinaria, il
preteso «ritorno nel passato», vale a dire, in realtà, il semplice richiamo
alla coscienza chiara e distinta di ricordi conservati allo stato latente nella
memoria «subconscia» del soggetto, e riferentesi a questo o quel periodo
determinato della sua esistenza. Per completare la spiegazione conviene
aggiungere che il ricordo è facilitato, dal punto di vista fisiologico, dal
fatto che ogni impressione lascia necessariamente una traccia sull’organismo
che l’ha provata; non è nostro compito ricercare in qual modo l’impressione può
essere registrata da determinati centri nervosi: questo studio concerne la
semplice scienza sperimentale, ma ciò non significa certo che quest’ultima
abbia ottenuto al momento attuale, a tale riguardo, risultati particolarmente
soddisfacenti. Comunque, l’azione esercitata sui centri che corrispondono alle
diverse modalità della memoria, potenziata per di più da quel fattore
psicologico che è la suggestione ‑ la quale ha una funzione di primo piano,
giacché quanto è di ordine fisiologico riguarda soltanto le condizioni di
manifestazione esteriore
259
Errore dello spiritismo
della memoria ‑, tale azione, dicevamo, in
qualsiasi modo si eserciti, consente di porre il soggetto nelle condizioni
adatte perché si realizzino le esperienze di cui parliamo, perlomeno nella loro
prima parte, che è quella che si riferisce agli avvenimenti a cui il soggetto
ha realmente preso parte o assistito in un’epoca più o meno lontana. Quel che
però contribuisce a ingannare l’esperimentatore è che si aggiunge al tutto una
specie di «sogno in movimento», del tipo di quelli che hanno valso al sonnambulismo
la sua denominazione: per quanto poco addestrato, il soggetto, anziché
raccontare semplicemente i suoi ricordi, finirà col mimarli, così come
mimerebbe tutto quello che si volesse suggerirgli, sentimenti o impressioni. È
in questo modo che il de Rochas «riportò, situò il soggetto dieci,
venti, trent’anni addietro, riuscendo a ritrasformarlo in fanciullo, in neonato
vagente». In realtà egli poteva tranquillamente aspettarsi, dal momento che
suggeriva al suo soggetto un ritorno allo stato d’infanzia, che questi avrebbe
agito e parlato come un autentico bambino. Se però gli avesse suggerito di
essere qualche animale, il soggetto non avrebbe mancato, analogamente, di
comportarsi come l’animale in questione; a questo punto, il de Rochas avrebbe
concluso che il soggetto era effettivamente stato quell’animale in qualche
epoca anteriore? Il «sogno in movimento» può avere per punto di partenza o
ricordi personali o la conoscenza del modo di agire di un altro essere, e i due
elementi possono altresì mescolarsi in una certa misura; verosimilmente, il
secondo caso rappresenta ciò che si verifica quando si vuole «situare» il
soggetto nell’infanzia. Può inoltre capitare che si tratti di una conoscenza
che il soggetto non possiede nello stato normale, ma che gli è comunicata
mentalmente dall’esperimentatore, senza che quest’ultimo ne abbia la minima
intenzione; è probabilmente in questo modo che il de Rochas «situò il soggetto
anteriormente alla nascita, facendolo risalire nella vita uterina, durante la
quale assumeva, a ritroso, le differenti posizioni del feto». Non intendiamo
dire, tuttavia, che non esista anche in quest’ultimo caso, nell’individualità
del soggetto, qualche traccia, organica e addirittura psichica, degli stati
260
I limiti dell’esperimentazione
in questione; anzi, è un fatto che ce ne
devono essere, e sono esse che possono costituire una parte più o meno
considerevole ‑ benché difficile da determinare ‑ del suo «sogno in movimento».
Naturalmente, però, una qualsiasi corrispondenza fisiologica è possibile
soltanto per le impressioni che hanno realmente colpito l’organismo del
soggetto; analogamente, dal punto di vista psicologico, la coscienza individuale
di qualunque essere può evidentemente contenere soltanto elementi aventi
qualche relazione con l’individualità attuale di tale essere. Questo dovrebbe
bastare a dimostrare che è perfettamente inutile e illusorio cercare di
condurre le ricerche sperimentali oltre certi limiti, vale a dire ‑ nel caso in
questione ‑ anteriormente alla nascita del soggetto, o perlomeno prima
dell’inizio della sua vita embrionale. Tuttavia, si è inteso fare proprio
questo, giacché si è voluto «situarlo prima del concepimento» e, fondandosi
sull’ipotesi preconcetta della reincarnazione, si è creduto, «risalendo sempre
più nel tempo, di poter fargli rivivere le sue vite anteriori», studiando
nell’intervallo «ciò che succede allo spirito non incarnato»!
Siamo evidentemente in piena fantasia; ciò
nonostante il Lancelin ci fa sapere che «il risultato acquisito può essere
considerato enorme, non soltanto in se stesso ma per le vie che apre
all’esplorazione delle anteriorità dell’essere vivente»; che «un grande passo è
stato fatto da quello scienziato di prim’ordine che è il colonnello de Rochas,
nella via da lui intrapresa della disoccultazione dell’occulto» (sic), e
che «è stato formulato un nuovo principio, le cui conseguenze sono per ora
incalcolabili»1. Ma come si fa a parlare delle «anteriorità
dell’essere vivente» quando si tratta di un tempo in cui l’essere vivente non
esisteva ancora allo stato individualizzato, e come si può volerlo riportare di
là dalla sua origine, cioè in condizioni nelle quali non si è mai trovato e che
non corrispondono pertanto, per quanto lo riguarda, a realtà? Questo significa
inventare di sana pianta una realtà artificiale, se ci si può esprimere in
questi termini,
1. «Le Monde
Psychique», gennaio 1912.
261
Errore dello spiritismo
una realtà mentale attuale, cioè, che non è la
rappresentazione di alcun tipo di realtà sensibile; il suggerimento dato dal
l’esperimentatore ne fornisce il punto di partenza, e l’immaginazione del
soggetto completa l’opera. Senza dubbio può talvolta accadere che il soggetto
trovi, sia in se stesso sia nell’ambiente psichico, qualcuno di quegli elementi
di cui abbiamo parlato che provengono dalla disintegrazione di altre
individualità; ciò spiegherebbe come egli possa fornire particolari riguardanti
persone realmente esistite, e se casi del genere fossero anche debitamente
constatati e verificati non sarebbero più probanti di tutti gli altri. In via
generale, si tratta di cose perfettamente comparabili ‑ a parte la suggestione
iniziale ‑ a quel che si verifica nel comune stato di sogno, nel quale, come
insegna la dottrina indù, «l’anima individuale crea un mondo che proviene
interamente da lei stessa e i cui oggetti consistono esclusivamente in
concezioni mentali», per le quali ovviamente essa utilizza tutti gli elementi
di provenienza diversa che può trovare a propria disposizione. D’altra parte
non è comunemente possibile distinguere queste concezioni ‑ o piuttosto le
rappresentazioni in cui esse si traducono ‑ dalle percezioni di origine
esterna, a meno che non si stabilisca un raffronto tra questi due tipi di
elementi psicologici, ciò che può verificarsi soltanto con il passaggio più o
meno nettamente cosciente dallo stato di sogno allo stato di veglia; tale
raffronto non è però mai possibile nel caso del sogno provocato da suggestione,
in quanto il soggetto, al suo risveglio, non ne conserva alcun ricordo nella
propria coscienza normale (il che non significa che il ricordo non sussista nel
«subconscio»). Occorre aggiungere che il soggetto può in certi casi considerare
come ricordi immagini mentali che in realtà ricordi non sono, poiché un sogno
può contenere sia ricordi sia impressioni attuali senza che con ciò le due
specie di elementi abbiano natura diversa da quella di pure creazioni mentali
del momento presente; tali creazioni. come tutte quelle dell’immaginazione,
sono del resto, rigorosamente, soltanto nuove combinazioni formatesi a partire
da elementi preesistenti. Non parliamo qui, beninteso, dei ricordi del giorno,
che
262
I limiti dell’esperimentazione
spesso, pur modificandosi e deformandosi in
qualche misura, si mescolano al sogno, perché la separazione dei due stati di
coscienza non è mai completa, almeno per quanto riguarda il normale sonno; essa
sembra essere molto più completa quando si tratta del sonno provocato, e ciò
spiega la mancanza totale di ricordo, in apparenza almeno, che segue il
risveglio del soggetto. Tale separazione è peraltro sempre relativa, perché in
fondo si tratta soltanto di parti diverse di una stessa coscienza individuale;
ciò è chiaramente provato dal fatto che un suggerimento dato nel sonno ipnotico
può produrre i suoi effetti dopo il risveglio del soggetto, quando quest’ultimo
sembra non ricordarsene più. Se potessimo approfondire l’esame dei fenomeni del
sogno più di quanto ci sia concesso in questa sede, si potrebbe vedere come
tutti gli elementi che essi mettono in azione intervengano anche nelle
manifestazioni dello stato ipnotico; entrambi i casi costituiscono in
definitiva un solo e identico stato dell’essere umano; l’unica differenza è che
nello stato ipnotico la coscienza del soggetto si trova in comunicazione con
un’altra coscienza individuale, quella dell’esperimentatore, e può assimilare
gli elementi contenuti in quest’ultima (perlomeno in una certa misura), come se
costituissero uno dei suoi stessi prolungamenti. Per questo l’ipnotizzatore può
fornire al soggetto alcuni dei dati che quest’ultimo utilizzerà nel suo sogno,
dati che possono essere immagini o rappresentazioni più o meno complesse, come
avviene nelle più comuni esperienze, o anche idee e teorie qualsiasi, quali
l’ipotesi della reincarnazione, idee che il soggetto si affretterà d’altra
parte a tradurre anch’egli in rappresentazioni immaginative. Ciò avviene senza
che l’ipnotizzatore abbia neppure bisogno di formulare verbalmente i
suggerimenti, e addirittura senza che essi siano voluti da parte sua. La
pretesa «esplorazione delle vite successive», l’unica «prova sperimentale»
propriamente detta che i reincarnazionisti abbiano potuto portare a sostegno della
loro teoria, si riduce quindi in definitiva a un sogno provocato, stato del
tutto simile a quello in cui in un soggetto si fanno insorgere, attraverso
suggestioni appropriate, percezioni parzialmente o totalmente
263
Errore dello spiritismo
immaginarie; la sola differenza è che, in
questo caso, l’esperimentatore è egli stesso vittima della propria suggestione
e scambia le creazioni mentali del soggetto per un «risveglio di ricordi», se
non addirittura per un ritorno reale nel passato.
L’«Istituto di ricerche psichiche» di Parigi
aveva alle sue dipendenze una «clinica neurologica e pedagogica», in cui si
cercava, come si fa altrove, di applicare la suggestione alla «psicoterapia»,
servendosene in particolare per guarire alcolizzati e maniaci o per sviluppare
le facoltà mentali di certi idioti. Tentativi di questo genere sono certamente
molto lodevoli, e, quali che siano i risultati ottenuti, non si può certamente
trovarvi nulla da ridire, perlomeno per quanto riguarda le intenzioni che li
ispirano; vero è che tali pratiche, anche dal punto di vista esclusivamente
clinico, sono talvolta più nocive che utili, e che le persone che le mettono in
opera non sanno con chiarezza in quale direzione procedano; a ogni modo, meglio
sarebbe limitarsi a questo, e in tutti i casi gli psichisti, se vogliono essere
presi sul serio, dovrebbero smetterla di servirsi della suggestione per
provocare fantasmagorie come quelle da noi qui riferite. E dopo tutto ciò si
incontra ancora della gente che viene a vantare «la chiarezza e l’evidenza
dello spiritismo» e a opporle «all’oscurità della metafisica», confusa
d’altronde con la più banale filosofia1; evidenza davvero strana, a
meno che non la si assimili a quella dell’assurdità! Qualcuno arriva persino a
vantare «esperienze metafisiche», senza rendersi conto che l’unione delle due
parole costituisce un’assurdità allo stato puro; le concezioni di costoro sono
talmente limitate al solo mondo dei fenomeni, che tutto quanto si trova al di
là dell’esperienza per essi non esiste. Certamente tutto ciò non ha il potere
di sorprenderci, essendo troppo evidente che spiritisti e psichisti delle
diverse categorie sono tutti affetti dalla più profonda ignoranza della vera
metafisica,
1. Sono espressioni contenute in un articolo
firmato J. Rapicault, apparso anch’esso su «Le Monde Psychique» del gennaio
1912, esemplarmente rappresentativo delle tendenze propagandistiche degli
spiritisti: la «semplicità», cioè la mediocrità intellettuale, è apertamente
vantata come una superiorità; torneremo su questo punto.
264
I limiti dell’esperimentazione
della quale nemmeno sospettano l’esistenza; ma
ci piace constatare, ogni volta che se ne presenta l’occasione, come le loro
tendenze siano le stesse che caratterizzano propriamente lo spirito occidentale
moderno, rivolto esclusivamente verso l’esteriorità in virtù di una mostruosa
deviazione di cui non si trova il corrispettivo da nessun’altra parte. I
«neospiritualisti» possono disputare fin che vogliono con i «positivisti» e gli
scienziati «ufficiali»: la loro mentalità è, quanto all’essenziale, esattamente
la stessa, e le «conversioni» di alcuni scienziati allo spiritismo non
comportano in essi cambiamenti così gravi o profondi come si potrebbe
immaginare, o perlomeno ne comportano soltanto uno: il loro spirito, pur
restando sempre limitatissimo avrà perduto, almeno sotto un certo aspetto,
l’equilibrio relativo in cui era mantenuto fino a quel momento. Si può essere
«scienziati di prim’ordine» molto più incontestabilmente di quanto non lo fosse
il colonnello de Rochas ‑ al quale non vogliamo negare con ciò un certo merito ‑,
si può addirittura essere «uomini di genio», secondo le idee che circolano nel
mondo «profano»1, e non essere affatto al riparo da simili pericoli;
tutto questo prova ancora una volta semplicemente che uno scienziato o un
filosofo ‑ quale che sia il suo valore in quanto tale, e quale che sia il suo
particolare campo ‑ non sarà necessariamente, per questo fatto, al di fuori di
tale campo, granché superiore alla gran massa del pubblico ignorante e credulo
che forma la maggior parte della clientela spiritistico-occultistica.
1. A ogni buon conto, il Rapicault esagera un
tantino affermando che «molti grandi geni furono adepti dello spiritismo». È
già fin troppo che ce ne sia stato qualcuno, ma non è il caso di lasciarsene
impressionare o di attribuire al fatto una grande importanza. Quello che si è
convenuto di chiamare «genio» è qualcosa di assai relativo, e vale
incomparabilmente meno del più piccolo frammento di vera conoscenza.
265
IX
L’evoluzionismo spiritistico
Nello spiritismo kardechistico e in tutte le
altre scuole che ammettono l’idea della reincarnazione, questa è intimamente
legata a una concezione «progressistica» o, se si vuole, «evoluzionistica». Al
principio veniva usato semplicemente il termine «progresso»; oggi si preferisce
servirsi della parola «evoluzione»: in definitiva si tratta della stessa cosa,
ma il secondo termine suona più «scientifico». È difficile rendersi conto
pienamente dell’attrazione che esercitano i paroloni dalla falsa apparenza intellettuale
su gente più o meno incolta in possesso di un’istruzione «elementare»; si
tratta di una sorta di «verbalismo» che dà l’illusione del pensiero a coloro
che di pensare veramente non sono capaci, e di un’oscurità che riveste i panni
della profondità agli occhi della gente comune. La fraseologia roboante e vuota
che è di prammatica in tutte le scuole «neospiritualistiche» non è certamente
l’ultimo dei loro fattori di successo; la terminologia degli spiritisti, poi, è
particolarmente ridicola, in quanto comprende in gran parte neologismi
inventati da semianalfabeti, a dispetto di ogni legge etimologica. Se ci si
vuole per esempio render conto di come Allan Kardec abbia costruito il termine
«perispirito», basta poco: «Come il germe di un frutto è avvolto dal perisperma,
così lo spirito è circondato da un involucro che per analogia può esser
chiamato perispirito»1. Gli appassionati
1. Le Livre des Esprits, p. 38. Il
conte di Tromelin, uno psichista occultisteggiante, ha inventato la parola mansprit
per denominare in modo specifico il
266
L’evoluzionismo spiritistico
di ricerche linguistiche potrebbero qui
trovare l’argomento di uno studio interessante; accontentiamoci di
segnalarglielo di sfuggita. Accade inoltre spesso che gli spiritisti si
approprino di termini filosofici o scientifici che applicano come possono; ovviamente
le loro preferenze vanno a quelli che sono già stati fatti circolare fra il
grosso pubblico da opere di volgarizzazione impregnate del più repellente
spirito «scientistico». Quanto alla parola «evoluzione» ‑ che fa parte di
questi ultimi ‑, bisogna convenire che essa designa qualcosa che è in completa
armonia con l’insieme delle teorie spiritistiche: da almeno un secolo
l’evoluzionismo ha assunto forme diverse, che sono altrettante complicazioni
dell’idea di «progresso» quale cominciò a diffondersi nel mondo occidentale a
partire dalla seconda metà del secolo XVIII. Si tratta di una delle
manifestazioni più caratteristiche di una mentalità specificamente moderna, che
è chiaramente condivisa dagli spiritisti e, più genericamente ancora, da tutti i
«neospiritualisti».
Allan Kardec insegna che «gli spiriti non sono
per natura propria buoni o cattivi; sono sempre gli stessi spiriti che
migliorano, e che, migliorando, passano da un grado inferiore a uno superiore»,
che «Dio affidò a ognuno degli spiriti una missione con lo scopo di
illuminarli, di farli giungere progressivamente alla perfezione mediante la
conoscenza della verità e di avvicinarli a sé», che «essi diventeranno tutti
perfetti», che «lo spirito può non avanzare, ma non regredisce mai», che «gli
spiriti che hanno seguito la strada del male potranno raggiungere lo stesso
grado di superiorità degli altri, ma per essi le eternità (sic)
saranno più lunghe»1. Questa marcia ascendente si attua attraverso
la «trasmigrazione progressiva»: «Nel suo insieme la vita dello spirito
percorre le stesse fasi che si osservano nella vita corporea; lo spirito passa
gradualmente dallo stato di embrione allo stato di infanzia, per giungere, in
una successione di periodi,
«perispirito» dei vivi; si tratta dello stesso
autore che ha pure immaginato la «forza biolica».
1. Ivi, pp. 49-53.
267
Errore dello spiritismo
allo stato adulto ‑ che è lo stato di
perfezione ‑, con la differenza che non conosce declino e decrepitezza come
invece accade nella vita corporea. La sua vita, pur avendo un inizio, non avrà
termine; un tempo immenso gli è necessario, secondo il nostro punto di vista,
per passare dall’infanzia spiritica (sic) allo sviluppo completo, e il
suo progresso si compie non su una sola sfera, ma passando attraverso mondi
diversi. La vita dello spirito si compone perciò di una serie di esistenze
corporee ognuna delle quali costituisce un’occasione di progresso, così come
ogni esistenza corporea si compone di una serie di giorni in ciascuno dei quali
l’uomo acquista qualcosa in esperienza e in istruzione. Ma, così come nella
vita dell’uomo ci sono giorni che non portano frutto, nella vita dello spirito
ci sono esistenze corporee che non danno risultato, perché egli non ha saputo
trarne profitto... Il cammino degli spiriti è sempre in progresso e mai in
regresso; a grado a grado essi si elevano nella gerarchia e non scendono mai
dal livello al quale sono arrivati. Nelle loro differenti esistenze corporee
possono discendere come uomini (sotto il riguardo della posizione sociale), ma
mai come spiriti»1. Ed ecco una descrizione degli effetti di questo
progredire: «A mano a mano che lo spirito si purifica, il corpo da esso
rivestito si avvicina sempre più alla natura spiritica (sic). La materia
diventa sempre meno densa; esso non striscia più faticosamente sul suolo; i
bisogni fisici diventano meno grossolani; agli esseri viventi non occorre più
distruggersi l’un l’altro per nutrirsi. Lo spirito è più libero e ha, riguardo
alle cose lontane, percezioni che ci sono sconosciute; vede con gli occhi del
corpo quello che noi vediamo soltanto con il pensiero. La purificazione degli
spiriti comporta per gli esseri in cui sono incarnati il perfezionamento
morale. Le passioni animali si indeboliscono e l’egoismo lascia il posto a
sentimenti di fraternità. Per questa ragione nel mondi superiori alla Terra le
guerre sono sconosciute; odi e discordie sono senza scopo, perché nessuno pensa
di nuocere al propri simili. L’intuizione che gli spiriti possiedono del
proprio
1. Ivi, pp. 83-5.
268
L’evoluzionismo spiritistico
avvenire, la sicurezza che deriva loro da una
coscienza libera da rimorsi, fanno si che la morte non sia per loro causa di
apprensione; la vedono avvicinarsi senza timori, sotto le specie di una
semplice trasformazione. La durata della vita sembra essere proporzionata nei
differenti mondi al grado di superiorità fisica e morale dei mondi stessi, e
ciò è perfettamente razionale. Meno il corpo è materiale, meno è sottomesso
alle vicissitudini che lo disorganizzano; più lo spirito è puro, meno è minato
dalle passioni. È questo un altro beneficio della Provvidenza, la quale in tal
modo si prefigge di abbreviare le sofferenze... A determinare il mondo in cui
lo spirito si reincarnerà è il grado della sua elevazione1... Pure i
mondi sono soggetti alla legge del progresso. Essi incominciarono tutti con
l’essere in uno stato inferiore, e la stessa Terra dovrà subire una
trasformazione analoga; quando gli uomini siano diventati buoni essa diventerà
un paradiso terrestre... Un giorno scompariranno le razze che popolano oggi la
Terra e saranno sostituite da esseri sempre più perfetti; le razze trasformate
succederanno alla razza attuale così come questa prese il posto di altre ancor
più grossolane»2. Citeremo ancora un passo che riguarda in
particolare la «marcia del progresso» sulla Terra: «L’uomo deve progredire
continuamente e non può ritornare allo stato infantile. Se progredisce, è
perché Dio lo vuole; pensare che possa regredire in direzione della sua
condizione iniziale equivale a negare la legge del progresso». È anche troppo
evidente, ma è proprio questa presunta legge del progresso che noi neghiamo
formalmente; a ogni modo proseguiamo: «Il progresso morale è una conseguenza
del progresso intellettuale, ma non sempre lo segue in modo immediato...
Nessuno può opporsi al progresso morale, perché esso è una condizione della
natura umana. È una forza viva che leggi cattive possono ritardare, ma non
soffocare... Le specie del progresso
1. Ricordiamo che quelli che Allan Kardec
chiama mondi sono soltanto pianeti differenti, i quali per noi non sono altro
che porzioni del solo mondo fisico.
2. Le Livre des
Esprits, pp. 79-80.
269
Errore dello spiritismo
sono due, e si rinforzano reciprocamente;
tuttavia non procedono di pari passo: esse sono il progresso intellettuale e il
progresso morale. Presso i popoli civili il primo ottiene nel nostro secolo
tutti gli incoraggiamenti che si possono desiderare; perciò ha toccato gradi di
sviluppo finora sconosciuti. Del secondo non si può dire altrettanto, e
tuttavia, se si fa il confronto con i costumi sociali di alcuni secoli or sono,
bisogna essere ciechi per non vedere il progresso. Per quale motivo non potrebbe
esserci tra il secolo XIX e il XXIV la stessa differenza che c’è tra il XIV e
il XIX? Dubitare di ciò significherebbe sostenere che l’umanità è giunta
all’apogeo della sua perfezione, cosa assurda, o che essa non è moralmente
perfettibile, il che è smentito dall’esperienza»1. E per finire,
ecco come lo spiritismo può «contribuire al progresso»: «Distruggendo il
materialismo, che è una delle piaghe dell’umanità, esso fa capire agli uomini
in che cosa consista il loro vero interesse. Quando la vita futura non sarà più
velata dal dubbio, l’uomo comprenderà che può assicurare a se stesso l’avvenire
attraverso il presente. Eliminando i pregiudizi di sette, caste e colori, lo
spiritismo insegna agli uomini la grande solidarietà che li deve riunire come
fratelli»2.
Si vede di qui quanto intimamente il
«moralismo» spiritualistico sia apparentato con tutte le utopie socialiste e
umanitaristiche: tutti costoro sono concordi nel situare in un avvenire più o
meno lontano il «paradiso terrestre», cioè la realizzazione dei loro sogni di
«pacifismo» e di «fraternità universale»; la sola differenza è che gli
spiritisti presuppongono, in più, che tali sogni sono già attualmente
realizzati su altri pianeti. Non vale quasi la pena di far notare quanto la
loro concezione dei «mondi superiori alla Terra» sia ingenua e grossolana; non
c’è ragione di stupirsene quando si sia visto come si raffigurano l’esistenza
dello «spirito disincarnato»; segnaleremo soltanto l’evidente preponderanza
dell’elemento sentimentale in quella che essi considerano la «superiorità». Per
questa stessa ragione essi pongono il «progresso
1 Ivi, pp. 326-9.
2 Ivi, pp. 336-7.
270
L’evoluzionismo spiritistico
morale» al di sopra del «progresso
intellettuale»; Allan Kardec scrive che «la civiltà completa si riconosce dallo
sviluppo morale», e aggiunge: «La civiltà ha i suoi gradi, come ogni cosa. Una
civiltà incompleta è uno stato di transizione che genera mali particolari,
sconosciuti nello stato primigenio; ciò nonostante essa è un progresso
naturale, necessario nel confronti di quest’ultimo, e porta in sé il rimedio
per i mali che produce. A mano a mano che la civiltà si perfeziona, fa cessare
qualcuno dei mali che ha prodotto, e con il progresso morale tutti i mali
scompariranno. Se si prendono due popoli giunti alla sommità della scala
sociale, il più civile di essi, nella piena accezione della parola, può essere
identificato in quello che ha meno egoismo, cupidigia, orgoglio; quello le cui
abitudini sono più intellettuali e morali che materiali; in cui l’intelligenza
può svilupparsi con libertà maggiore, in cui c’è più bontà, buona fede,
benevolenza e generosità reciproche. Quello in cui i pregiudizi di casta e di
nascita sono meno radicati ‑ giacché tali pregiudizi sono incompatibili con il
vero amore per il prossimo ‑; in cui le leggi non statuiscono alcun privilegio
e sono uguali sia per l’ultimo sia per il primo; in cui la giustizia è
esercitata con minore parzialità; in cui il debole trova sempre aiuto contro il
forte; in cui la vita dell’uomo, le sue credenze e le sue opinioni sono più
rispettate; in cui c’è il minor numero di infelici e, infine, in cui ogni uomo
di buona volontà è sicuro di non mancare mai del necessario»1. 1n
questo passo ecco nuovamente affermarsi le tendenze democratiche dello
spiritismo, da Allan Kardec poi estensivamente sviluppate nel capitoli in cui
tratta della «legge di eguaglianza» e della «legge di libertà»; basta leggere
tali pagine per convincersi che lo spiritismo è un puro prodotto dello spirito
moderno.
Niente è più facile che fare la critica di
quell’«ottimismo» sprovveduto che nel nostri contemporanei assume le forme
della credenza nel «progresso»; non possiamo dedicare a essa molto spazio,
perché una discussione del genere ci allontanerebbe troppo dallo spiritismo, il
quale in fondo ne rappresenta
1. Ivi, pp. 333-4.
271
Errore dello spiritismo
soltanto un caso particolare; questa credenza
è diffusa negli ambienti più disparati, nei ali ovviamente ognuno si raffigura
il «progresso» in conformità con le proprie preferenze. L’errore fondamentale ‑
l’origine del quale sembra risalire a Turgot, e in particolare a Fourier ‑
consiste nel parlare di «civiltà» in modo assoluto; in realtà si tratta di una
cosa che non esiste, poiché sempre ci sono state, e ancora ci sono, «civiltà» ‑
ognuna con un suo sviluppo proprio ‑, alcune delle quali sono andate completamente
perdute e non hanno potuto trasmettere la loro eredità a nessuna di quelle che
nacquero più tardi. Né si potrebbe contestare che esistano, nel corso di una
civiltà, periodi di decadenza, o che un progresso relativo in un certo campo
possa essere compensato da un regresso in altri campi; sarebbe infatti ben
difficile per la generalità degli uomini di uno stesso popolo e di una stessa
epoca dedicare in modo uniforme la propria attività a cose appartenenti alle
sfere più diverse. La civiltà occidentale moderna è senz’ombra di dubbio quella
il cui sviluppo si limita al campo più ristretto; bisogna veramente essere di
facile contentatura per poter dire che «il progresso intellettuale ha toccato
gradi di sviluppo finora sconosciuti», e coloro che parlano in questo modo
provano con ciò di ignorare totalmente la vera intellettualità. Scambiare per
«progresso intellettuale» quello che è soltanto uno sviluppo puramente
materiale, limitato al piano delle scienze sperimentali (o meglio di qualcuna
di esse, giacché di altre che pure sono possibili i moderni non conoscono
neppure l’esistenza), e soprattutto delle loro applicazioni industriali,
costituisce veramente la più ridicola di tutte le illusioni. In Occidente, al
contrario, a partire dall’epoca che si è convenuto di chiamare (secondo noi a
torto) Rinascimento, si è verificata una formidabile regressione intellettuale,
che nessun progresso materiale sarebbe in grado di compensare; ne abbiamo già
parlato in altra occasione1 e ritorneremo sull’argomento
1. Cfr. i primi capitoli della nostra Introduction
générale à l’Étude des Doctrines Hindoues, ed. I, Marcel Rivière, Parigi
1921; trad. it.: Introduzione generale allo studio delle dottrine indù,
Adelphi ed.
272
L’evoluzionismo spiritistico
al momento opportuno. Per quanto riguarda poi
il presunto «progresso morale», è una questione di sentimento, dunque di puro e
semplice apprezzamento individuale; su questo terreno ognuno può costruirsi un
«ideale» conforme al propri gusti, e non è detto che quello degli spiritisti e
di altri «democratici» convenga indifferentemente a tutti. Sennonché i
«moralisti» in genere non la pensano a questo modo, e se ne avessero la potestà
imporrebbero a tutti il loro modo di vedere, poiché nessuno è meno tollerante,
in pratica, di chi sente il bisogno di predicare tolleranza e fraternità. A
ogni buon conto la «perfettibilità morale» dell’uomo ‑ stando all’idea che più
abitualmente ci si fa di essa ‑ sembra essere «smentita dall’esperienza» ben
più che il suo contrario; troppi avvenimenti recenti smentiscono a questo
proposito Allan Kardec e quelli come lui, perché sia profittevole insistere su
tale argomento. Ma i sognatori sono incorreggibili, e ogni volta che scoppia
una guerra ce ne sarà sempre qualcuno pronto a prevedere che si tratterà
certamente dell’ultima; questa gente, che fa ricorso all’«esperienza» a
proposito e a sproposito, sembra poi perfettamente insensibile a tutte le
smentite che essa le può infliggere. Le razze del futuro, poi, ognuno può
immaginarsele secondo la propria fantasia; gli spiritisti hanno almeno la
prudenza di non fare al proposito quelle precisazioni che sono restate
monopolio dei teosofisti; si accontentano di vaghe considerazioni sentimentali
che in fondo non valgono molto di più, ma hanno il vantaggio di essere meno
presuntuose. E infine vale la pena di far notare come la «legge del progresso»
sia una sorta di postulato o una specie di articolo di fede: Allan Kardec
afferma che «l’uomo deve progredire», e si limita ad aggiungere che «se
progredisce, è perché Dio lo vuole»; probabilmente, interrogato su come facesse
a saperlo, avrebbe risposto che glielo avevano detto gli «spiriti».
Giustificazione un po’ troppo debole, d’accordo, ma coloro che emettono le
stesse affermazioni in nome della «ragione» hanno forse una posizione più
forte? Esiste un «razionalismo» che altro non è se non sentimentalismo
travestito, e a ogni buon conto non c’è assurdità che non possa trovare il
mezzo di appellarsi alla ragione; lo stesso Allan Kardec
273
Errore dello spiritismo
proclama che «la forza dello spiritismo è
insita nella sua filosofia, nel ricorso che esso fa alla ragione, al buonsenso»1.
Quel che è certo, è che il buonsenso banale, di cui si è fatto tanto abuso da
quando Cartesio ha creduto bene di adularlo in modo già così compiutamente
democratico, è assolutamente incapace di pronunciarsi con competenza sulla
verità o sulla falsità di una qualsiasi idea; né una ragione più «filosofica»
può garantire meglio gli uomini nei confronti dell’errore. Si può ridere finché
si vuole di Allan Kardec che è tutto soddisfatto per aver affermato che «se
l’uomo progredisce, è perché Dio lo vuole»; ma che cosa si dovrà pensare di
quell’eminente sociologo – qualificatissimo rappresentante della «scienza
ufficiale» ‑ che dichiarava gravemente (l’abbiamo udito con le nostre
orecchie): «Se l’umanità progredisce è perché ha la tendenza a progredire»? Le
puerilità solenni della filosofia universitaria sono a volte tanto grottesche
quanto le aberrazioni degli spiritisti; sennonché queste ultime, come dicemmo,
comportano pericoli particolari che hanno una diretta attinenza con il loro
carattere pseudoreligioso, ed è questo il motivo per cui è più urgente
denunciarle e mostrarne chiaramente la nullità.
È opportuno che parliamo ora di quello che
Allan Kardec chiama «progresso dello spirito», e tanto per cominciare
segnaleremo un abuso dell’analogia nel paragone che intende instaurare con la
vita corporea: dal momento che il paragone in questione non è, secondo la sua
stessa affermazione, applicabile alla fase di declino e di decrepitezza, perché
dovrebbe essere più valido per la fase di sviluppo? D’altra parte, se quella
che egli chiama «perfezione» ‑ fine che presto o tardi tutti gli spiriti
raggiungeranno ‑ è qualcosa di comparabile allo «stato adulto», si tratta di
una perfezione quanto mai relativa; e relativa occorre veramente che sia perché
si possa giungervi «gradualmente», quand’anche ciò debba richiedere «un tempo
immenso»; ma su questo punto ritorneremo fra poco. Infine, logicamente ‑ e
soprattutto metafisicamente ‑, ciò che non ha fine non può aver
1. Le Livre
des Esprits, p. 457.
274
L’evoluzionismo spiritistico
avuto principio, ovvero, in altri termini,
tutto quello che è veramente immortale (e non soltanto nel senso relativo della
parola) è per ciò stesso eterno. È vero che Allan Kardec, il quale parla della
«lunghezza delle eternità» (al plurale), non riesce manifestamente a concepire
niente altro, o di più, della semplice perpetuità temporale, e non vedendone la
fine pensa che non ne abbia; sennonché ciò che è indefinito è per ciò stesso
ancora finito, e qualsiasi durata è finita per sua propria natura. Si tratta
del resto di un altro equivoco, e vale la pena chiarirlo: quello che è qui
denominato «spirito», e si pensa costituisca l’essere vero e totale, è in fondo
soltanto l’individualità umana; ci si può sforzare di ripeterla, in esemplari
successivi multipli, con la reincarnazione, non per questo essa risulterà meno
limitata. Da una parte, gli spiritisti limitano sin troppo l’individualità
poiché conoscono soltanto una parte ristretta delle sue possibilità reali, ed
essa non ha assolutamente bisogno di reincarnarsi per essere suscettibile di
prolungamenti indefiniti; dall’altra, le attribuiscono un’importanza eccessiva,
perché la confondono con l’essere, del quale essa non è, con tutti i suoi
possibili prolungamenti, che un elemento infinitesimale. Questo doppio errore
non è però specifico degli spiritisti, anzi è comune a quasi tutto il mondo
occidentale: l’individuo umano è insieme molto più e molto meno di quello che
si crede; e se non si fosse commesso l’errore di confondere l’individuo ‑ o
meglio, una ristretta porzione dell’individuo ‑ con l’essere completo, non
sarebbe certo mai nata l’idea che quest’ultimo sia qualcosa che si «evolve». Si
può dire che l’individuo si evolve, se con questo si intende semplicemente che
compie un certo sviluppo ciclico; ma all’epoca nostra chi parla di evoluzione
intende sviluppo «progressivo», e ciò è contestabile, se non per certi tratti
del ciclo, almeno per il suo insieme. Anche in un campo relativo come questo,
l’idea di progresso è applicabile soltanto entro limiti molto ristretti, e per
di più ha senso solo se si precisi sotto quale rapporto si intende applicarla:
ciò vale per gli individui, ma anche per le collettività. D’altra parte, chi
dice progresso dice necessariamente successione: applicato a qualcosa che non
può essere
275
Errore dello spiritismo
concepito in modo successivo, il termine non
significa più nulla; se l’uomo gli attribuisce un senso è perché, in quanto
essere individuale, è soggetto al tempo, e quando estende tale senso in modo
abusivo, è perché non capisce ciò che è fuori del tempo. Per tutti gli stati
dell’essere non condizionati dal tempo o da qualche altro modo di durata non si
può parlare di nulla di simile, fosse pure sotto le specie di relatività o di
infima contingenza, poiché non si tratta di una possibilità di tali stati; a maggior
ragione, quando si tratta dell’essere veramente completo ‑ che totalizza in sé
la molteplicità indefinita di tutti gli stati ‑, è assurdo parlare, non solo di
progresso o di evoluzione, ma di un qualunque sviluppo: l’eternità, escludendo
qualsiasi successione e qualsiasi cambiamento (o meglio, essendo senza rapporto
con essi), implica necessariamente l’immutabilità assoluta.
Prima di concludere questa discussione vale la
pena di citare qualche passo tratto da scrittori che fra gli spiritisti godono
di un’incontestata autorità. Tanto per incominciare, Léon Denis parla più o
meno come Allan Kardec: «Bisogna lavorare con ardore al nostro avanzamento. La
perfezione è il fine supremo; la strada che conduce a esso è il progresso. È
una strada lunga ed è da percorrere a passo a passo. Il fine lontano sembra
indietreggiare man mano che si procede, ma a ogni tappa superata l’essere coglie
il frutto dei propri sforzi; egli arricchisce la sua espressione e sviluppa le
sue facoltà... Tra le anime ci sono soltanto differenze di grado, differenze
che è facile cancellare nell’avvenire»1. Fin qui, niente di nuovo;
ma a proposito di quella che egli chiama l’«evoluzione perispiritica», lo
stesso autore aggiunge precisazioni che chiaramente si ispirano a teorie
scientifiche ‑ o pseudoscientifiche ‑ il cui successo è uno dei più innegabili
sintomi della pochezza intellettuale dei nostri contemporanei: «I secolari
rapporti tra uomini e spiriti2, confermati,
1. Après la
mort, pp. 167-8.
2. L’autore ha appena citato, quali esempi di
medium «in rapporto con le alte personalità dello spazio» (sic), «le
vestali romane, le sibille greche, le druidesse dell’isola di Sein»... e
Giovanna d’Arco!
276
L’evoluzionismo spiritistico
spiegati dalle recenti esperienze dello
spiritismo, dimostrano la sopravvivenza dell’essere sotto una forma fluidica
più perfetta. Tale forma indistruttibile, compagna e ancella dell’anima,
testimone delle sue lotte e delle sue sofferenze, partecipa alle sue
peregrinazioni, si eleva e si purifica con essa. L’essere perispiritico,
formatosi nelle regioni inferiori, monta lentamente la scala delle esistenze.
All’inizio è soltanto un essere rudimentale, un abbozzo incompleto. Raggiunta
l’umanità, comincia a riflettere sentimenti più elevati; lo spirito si irradia
con maggiore forza, e il perispirito si illumina di luci nuove. Di vita in
vita, a mano a mano che le facoltà si ampliano, che le aspirazioni si
purificano, che il campo delle conoscenze si allarga, esso si arricchisce di
nuovi sensi. Ogni volta che si compie un’incarnazione, così come una farfalla
si libera dalla sua crisalide, il corpo spirituale si svincola dai brandelli
della sua carne. L’anima si ritrova libera e integra, e riguardando il manto
fluidico che la avvolge ‑ nella sua apparenza splendida o miserevole ‑ prende
coscienza del proprio avanzamento»1. Ecco qualcosa che si può
chiamare «trasformismo psichico». Alcuni spiritisti, se non proprio tutti,
sovrappongono a esso la credenza nel trasformismo inteso nel suo senso più
abituale, anche se una credenza del genere non si concilia con la teoria insegnata
da Allan Kardec, secondo la quale «i germi di tutti gli esseri viventi,
contenuti nella terra, permasero in essa allo stato latente e inerte fino al
momento propizio per lo sbocciare di ognuna delle specie»2. A ogni
modo, Gabriel Delanne, che si vanta di essere il più «scientifico» fra gli
spiritisti kardechisti, accetta in pieno le teorie trasformistiche; però
intende completare l’«evoluzione corporea» con l’«evoluzione animica»: «Lo
stesso principio immortale anima tutte le creature viventi. Manifestandosi da
principio soltanto in modi elementari negli ultimi stadi di vita, esso va
perfezionandosi a poco a poco mentre si eleva nella scala degli esseri; nella
sua lunga evoluzione esso sviluppa le facoltà che erano
1. Après la
mort, pp. 229-30.
2. Le Livre des
Esprits, p. 18.
277
Errore dello spiritismo
racchiuse in lui allo stato di germi e le
manifesta in modo più o meno analogo al nostro a mano a mano che si avvicina
all’umanità... Non si può infatti concepire che Dio crei esseri sensibili alla
sofferenza senza accordar loro nello stesso tempo la facoltà di beneficiare
degli sforzi fatti per migliorarsi. Se il principio intelligente che li anima
fosse condannato a occupare eternamente una posizione inferiore, Dio non
sarebbe giusto nel favorire l’uomo a detrimento delle altre creature. Ma la
ragione ci dice che così non può essere, e l’osservazione dimostra che esiste
una sostanziale identità tra l’anima delle bestie e la nostra, che ogni cosa è
nell’universo concatenata e strettamente legata, dal più piccolo atomo al più
gigantesco sole sperduto nella notte dello spazio, dalla cellula più elementare
allo spirito superiore che fluttua nelle serene regioni dell’erraticità»1.
Qui il richiamo alla giustizia divina era evidentemente inevitabile; dicevamo
più indietro che sarebbe assurdo domandarsi perché una specie animale non sia
eguale a un’altra, tuttavia c’è da credere che tale diseguaglianza, o piuttosto
diversità, urti la sentimentalità degli spiritisti quasi quanto quella delle
condizioni umane; il «moralismo» è proprio una cosa straordinaria! Un’altra
stranezza è la pagina che segue, e la riproduciamo integralmente al fine di
mostrare fin dove arriva, negli spiritisti, lo spirito «scientistico»,
accompagnato come al solito da un odio feroce per tutto ciò che abbia un
carattere religioso o tradizionale: «Come si è compiuta questa genesi
dell’anima? Attraverso quali metamorfosi è passato il principio intelligente
prima di arrivare all’umanità? Ce lo insegna il trasformismo con luminosa
evidenza. Grazie al genio di Lamarck, di Darwin, di Wallace, di Haeckel e di
tutto un esercito di naturalisti. il nostro passato è stato esumato dalle
viscere del suolo. Gli archivi della terra hanno conservato le ossa delle razze
scomparse, e la scienza ha ricostruito la nostra ascendenza, dall’epoca attuale
ai periodi mille volte secolari in cui la vita apparve sul nostro globo. Lo
spirito umano, affrancatosi daivincoli di una religione ignorante,
1. L’Évolution
animique, pp. 102-3.
278
L’evoluzionismo spiritistico
ha preso libero slancio, e svincolatosi dal
timori superstiziosi che ostacolavano le ricerche dei nostri padri ha osato
affrontare il problema delle nostre origini, trovandone la soluzione. È un
fatto capitale, le cui conseguenze morali e filosofiche sono incalcolabili. La
Terra non è più quel mondo misterioso, fatto sbocciare un giorno dalla
bacchetta di un illusionista, affollato di animali e di piante, pronto ad
accogliere l’uomo che dovrà esserne il re; la ragione illuminata ci fa oggi
comprendere quanto orgoglio e quanta ignoranza nascondessero queste favole!
L’uomo non è un angelo decaduto, che piange un immaginario paradiso perduto;
non deve piegarsi servilmente sotto la verga del rappresentante di un Dio
parziale, capriccioso e vendicativo; non ha alcun peccato originale che lo
deturpi dalla nascita, e la sua sorte non dipende da nessuno. Il giorno della
liberazione intellettuale è arrivato; l’ora del rinnovamento è suonata per
tutti gli esseri che il dispotismo della paura e del dogma ancora piegava sotto
il proprio giogo. Lo spiritismo rischiara con la sua fiaccola il nostro
avvenire, che si dispiega in cieli infiniti; sentiamo palpitare l’anima delle
nostre sorelle, le altre umanità celesti; risaliamo le caliginose tenebre del
passato e studiamo la nostra giovinezza spirituale: in nessun luogo incontriamo
il tiranno capriccioso e terribile di cui la Bibbia ci dà una descrizione tanto
spaventevole. In tutta la creazione niente di arbitrario o di illogico viene a
distruggere la grandiosa armonia delle leggi eterne»1. Queste
declamazioni, in tutto simili a quelle di Camille Flammarion, hanno la
principale virtù di mettere in luce le affinità dello spiritismo con quanto
esiste di più detestabile nel pensiero moderno; gli spiritisti, temendo senza
dubbio di non sembrare sufficientemente «illuminati», accentuano le
esagerazioni degli scienziati ‑ o presunti tali ‑,dei quali vorrebbero
attirarsi le simpatie, e manifestano una fiducia senza limiti nelle ipotesi più
azzardate: «Se la dottrina evoluzionistica incontra tanti avversari, il motivo
è da ricercarsi nelle tracce profonde che il pregiudizio religioso ha lasciato
negli spiriti, naturalmente
1. Ivi, pp. 107-8.
279
Errore dello spiritismo
ribelli, del resto, a ogni novità... La teoria
trasformistica ci ha fatto capire come gli animali attuali siano soltanto gli
ultimi prodotti di una lunga elaborazione di forme transitorie, che sono
scomparse nel corso delle epoche lasciando sopravvivere soltanto quelle che
esistono attualmente. Le scoperte della paleontologia portano alla luce ogni
giorno le ossa degli animali preistorici, che costituiscono gli anelli della
catena senza fine la cui origine si confonde con l’origine della vita. E come
se non fosse sufficiente evidenziare questa filiazione con i fossili, la natura
si è assunta il compito di darcene un esempio lampante alla nascita di ogni
essere. Ogni animale che viene al mondo riproduce, nei primi tempi della sua
vita fetale, tutti i tipi anteriori attraverso i quali la razza è passata prima
di arrivare a lui. È una storia ricapitolativa e sommaria dell’evoluzione degli
antenati; essa stabilisce irrevocabilmente la parentela animale dell’uomo,
contro tutte le proteste più o meno interessate... La discendenza animale
dell’uomo si impone con luminosa evidenza a tutti i pensatori liberi da
pregiudizi»1. Ovviamente, ecco apparire poi l’ipotesi che apparenta
gli uomini primitivi ai selvaggi attuali: «L’anima umana non può fare eccezione
a questa legge generale e assoluta [dell’evoluzione]; noi sulla terra
constatiamo che essa passa attraverso fasi che abbracciano le manifestazioni
più diverse, dalle umili e gracili concezioni dello stato selvaggio, alle
magnifiche efflorescenze del genio nelle nazioni civili»2. Ma ci
pare che basti con questi esempi di mentalità «da scuola elementare»; ne
riterremo soprattutto l’affermazione di intima solidarietà che esiste ‑ si
voglia o no ‑ fra tutte le forme dell’evoluzionismo.
Non è certo qui che possiamo fare una critica
particolareggiata del trasformismo, in quanto anche questo argomento ci
porterebbe troppo lontano dalla questione dello spiritismo; ricorderemo però
quello che dicemmo in precedenza, vale a dire che la considerazione dello
sviluppo embriologico non prova assolutamente
1. Ivi, pp. 113-5.
2. Ivi, p. 117.
280
L’evoluzionismo spiritistico
nulla. Coloro che affermano solennemente che
«l’autogenia è parallela alla filogenia» sembrano non sospettare che fanno
passare per una legge quella che è soltanto un’ipotesi; essi sono gli autori di
una vera e propria petizione di principio, giacché occorrerebbe prima di tutto
provare che la «filogenia» esiste, e non è certo l’osservazione ad aver loro
mai mostrato una specie che si tramuta in un’altra. Lo sviluppo dell’individuo
è il solo a essere direttamente constatabile, e ai nostri occhi le forme diverse
che esso attraversa non hanno altra ragion d’essere che questa: l’individuo
deve realizzare, secondo modalità conformi alla propria natura, le differenti
possibilità dello stato al quale appartiene; a questo fine gli è del resto
sufficiente una sola esistenza, e così occorre che sia, giacché non può passare
due volte attraverso lo stesso stato. D’altra parte, dal punto di vista
metafisico ‑ al quale dobbiamo sempre ritornare ‑ è la simultaneità che ha
importanza, non la successione, la quale rappresenta soltanto un aspetto
eminentemente relativo delle cose; ci si potrebbe così disinteressare
completamente della questione, se il trasformismo, per chi capisce la vera
natura della specie, non fosse un’impossibilità, e non soltanto un’inutilità.
Sia come si vuole, a tal proposito sono in gioco altri interessi oltre a quello
della verità; coloro che parlano di «proteste interessate» imprestano
probabilmente ai loro avversari le proprie preoccupazioni, le quali sono
soprattutto legate a quel sentimentalismo mascherato di razionalità al quale
abbiamo accennato, e non sono nemmeno indipendenti da certe macchinazioni
politiche della più bassa specie, alle quali del resto molti fra loro possono
prestarsi in modo assai incosciente. Oggi il trasformismo sembra aver fatto il
suo tempo e aver perso molto terreno, perlomeno negli ambienti scientifici un
po’ seri; ma può continuare a contaminare la mentalità delle masse, a meno che
non si trovi qualche altra macchina da guerra capace di sostituirlo. Noi
infatti non crediamo assolutamente che le teorie di questo genere si diffondano
spontaneamente, né che coloro che si incaricano di propagarle obbediscano, ciò
facendo, a preoccupazioni di carattere intellettuale, perché ci mettono troppa
passione e troppa animosità.
281
Errore dello spiritismo
Ma lasciamo queste storie di «discendenza» che
hanno assunto importanza soltanto perché sono adatte a colpire l’immaginazione
della gente, e ritorniamo alla presunta evoluzione di un determinato essere,
che in fondo solleva questioni più gravi. Ricorderemo, per cominciare, quanto
abbiamo detto in precedenza a proposito dell’ipotesi secondo la quale l’essere
dovrebbe passare successivamente attraverso tutte le forme di vita: tale
ipotesi ‑ che tutto sommato non è altro che l’«evoluzione animica» del Delanne ‑
è innanzi tutto un’impossibilità, come già abbiamo dimostrato; in secondo luogo
è inutile, anzi doppiamente inutile. Essa è inutile perché l’essere può avere
in sé, simultaneamente, l’equivalente di tutte le forme di vita; e qui si
tratta soltanto dell’essere individuale, giacché tutte queste forme
appartengono a uno stesso stato di esistenza, che è quello dell’individualità
umana; sono dunque possibilità comprese nella sfera di quest’ultima, purché la
si intenda nella sua integralità. È soltanto per l’individualità ridotta alla
sola modalità corporea ‑ come abbiamo già fatto notare ‑ che la simultaneità,
nello sviluppo embriologico, è sostituita dalla successione; ma ciò riguarda
una parte assai ristretta delle possibilità in questione; per l’individualità
integrale già scompare il punto di vista della successione, e tuttavia si tratta
ancora di un unico stato dell’essere, fra una molteplicità indefinita di altri
stati. Se si vuol parlare a tutti i costi di evoluzione, ecco quanto ristretti
saranno i limiti entro i quali l’idea potrà applicarsi. Secondariamente,
l’ipotesi di cui parliamo è inutile rispetto al termine finale che l’essere
deve raggiungere, qualunque concetto se ne abbia; qui riteniamo necessario
spiegarci riguardo alla parola «perfezione», che gli spiritisti adoperano in
modo così abusivo. Ovviamente, non può trattarsi, per essi, di Perfezione
metafisica, la sola che meriti veramente questo nome ed è identica
all’Infinito, cioè alla possibilità universale nella sua pienezza totale.
Questa considerazione li eccede immensamente, ed essi non se ne fanno alcuna
idea; ma ammettiamo che si possa analogicamente parlare di perfezione in un
senso relativo, per un essere qualsiasi: per tale essere essa sarà la
realizzazione piena di tutte le sue possibilità.
282
L’evoluzionismo spiritistico
Ora, è sufficiente che tali possibilità siano
indefinite, non importa a quale grado, perché la perfezione così intesa non
possa essere raggiunta «gradualmente» e «progressivamente», secondo le
espressioni di Allan Kardec; l’essere che percorra a una a una, in modo
successivo, un numero qualsiasi di possibilità particolari, non per ciò è
maggiormente avanzato. Un paragone matematico può aiutare a capire quello che
vogliamo dire: dovendo addizionare un’indefinibilità di elementi, lo scopo non
sarà mai raggiunto assumendo gli elementi a uno a uno; la somma potrà essere
ottenuta soltanto attraverso un’operazione unica, l’integrazione, perciò
occorrerà che tutti gli elementi siano assunti simultaneamente: questa è la
confutazione della falsa concezione ‑ così diffusa in Occidente ‑ secondo cui
si può giungere alla sintesi soltanto attraverso l’analisi, mentre al contrario
‑ trattandosi di vera sintesi ‑ è impossibile pervenirvi in questo modo. Le
cose possono anche essere presentate così: data una serie indefinita di
elementi, il termine finale, ossia la totalizzazione della serie, non sarà
nessuno dei suoi elementi; esso non può trovarsi nella serie, cosicché non si
riuscirà mai a ottenerlo se la si percorrerà analiticamente; per converso, si
potrà raggiungere lo scopo d’un sol colpo mediante l’integrazione, ma per
ottenere ciò a poco vale che si sia già percorsa la serie fino a questo o
quell’altro dei suoi elementi, giacché non c’è comune misura tra qualunque
risultato parziale e il risultato totale. Questo ragionamento è applicabile
anche nel caso dell’essere individuale, poiché quest’ultimo comporta
possibilità capaci di uno sviluppo indefinito. Non serve a niente far
intervenire «un tempo immenso», perché tale sviluppo, se lo si vuole
successivo, non si concluderà mai; ammessa la possibilità della sua
simultaneità, ogni difficoltà scompare; ma così si otterrà la negazione
dell’evoluzionismo. Ora, trattandosi dell’essere totale e non soltanto
dell’individuo, ciò sarà ancor più evidente, prima di tutto perché non c’è più
posto per la considerazione del tempo o di qualche altra condizione analoga (la
totalizzazione dell’essere essendo lo stato incondizionato), e poi perché si
tratterà di ben altro che della semplice indefinitezza delle possibilità
283
Errore dello spiritismo
dell’individuo ‑ queste ultime essendo ora,
pur nella loro integralità, soltanto un elemento infinitesimale nella serie
indefinita degli stati dell’essere. Arrivati a questo punto (ma ovviamente ciò
non si rivolge più agli spiritisti, troppo evidentemente incapaci di concepirlo),
possiamo reintrodurre l’idea della Perfezione metafisica, e dire quanto segue:
quand’anche si ammetta che un essere abbia percorso distintamente o
analiticamente una indefinitezza di possibilità, tutta questa evoluzione, per
chiamarla così, non potrà mai essere se non rigorosamente eguale a zero nei
confronti della Perfezione, giacché l’indefinito ‑ procedendo dal finito ed
essendo prodotto da esso (come chiaramente illustra, in particolare, la
generazione dei numeri), dunque essendovi contenuto in potenza ‑ è in fondo
soltanto lo sviluppo delle potenzialità del finito, e di conseguenza non può
avere alcun rapporto con l’Infinito; il che equivale a dire che, considerato
dall’Infinito, ovvero dalla Perfezione che gli è identica, non può essere se
non zero. La concezione analitica che l’evoluzionismo rappresenta, vista
dall’universale, non equivale perciò nemmeno più ad addizionare quantità
infinitesimali a una a una, ma, rigorosamente, ad aggiungere indefinitamente
zero a se stesso, mediante un’indefinibilità di addizioni distinte e successive
il cui risultato finale sarà sempre zero; non si potrà uscire da questa
sequenza sterile di operazioni analitiche se non per mezzo dell’integrazione
(che dovrà essere in questo caso un’integrazione multipla, anzi indefinitamente
multipla), e ‑ insistiamo sul concetto ‑ quest’ultima si effettua d’un sol
colpo, per sintesi immediata e trascendente, sintesi che non è logicamente
preceduta da alcuna analisi.
Gli evoluzionisti, che non hanno alcuna idea
dell’eternità ‑ né di tutto ciò che costituisce la sfera metafisica ‑ chiamano
volentieri con questo nome una durata indefinita, cioè la perpetuità, mentre
l’eternità è essenzialmente la «non durata»; è un errore dello stesso genere di
quello che consiste nel credere che lo spazio sia infinito, e del resto l’uno è
raramente separato dall’altro; la causa è sempre insita nella confusione del
concepibile con l’immaginabile. In realtà lo spazio è indefinito, ma, come
284
L’evoluzionismo spiritistico
ogni altra possibilità particolare, è
assolutamente nullo nei confronti dell’Infinito; analogamente, la durata,
quand’anche perpetua, non rappresenta nulla nel confronti dell’eternità. Ma la
cosa più strana è la seguente: per coloro che ‑ evoluzionisti in un modo o in
un altro ‑ pongono tutta la realtà nel divenire, la presunta eternità temporale
(che si compone di durate successive, ed è perciò divisibile) sembra separarsi
in due metà, l’una passata e l’altra futura. Ecco, a titolo di esempio (e se ne
potrebbero portare molti altri), un interessante passo tratto da un’opera
astronomica del Flammarion: «Se i mondi dovessero morire per sempre, se i soli
una volta spenti non dovessero più riaccendersi, è probabile che in cielo non
ci sarebbero più stelle. Perché? Perché la creazione è talmente antica che
possiamo considerarla eterna nel passato. Dall’epoca della loro formazione gli
innumerevoli soli dello spazio hanno avuto ampiamente il tempo di spegnersi.
Relativamente all’eternità passata (sic) soltanto i nuovi soli brillano.
I primi sono spenti. S’impone così di per se stessa alla nostra mente l’idea di
successione. Quale che sia la credenza interiore che ognuno di noi si è formata
nella propria coscienza sulla natura dell’Universo, è impossibile ammettere
l’antica teoria di una creazione effettuata una volta per tutte. Non è forse
l’idea stessa di Dio sinonimo dell’idea di Creatore? Appena Dio esiste, crea;
se avesse creato una volta sola, nell’immensità non vi sarebbero più soli, né
pianeti assorbenti attorno a sé la luce, il calore, l’elettricità e la vita.
Occorre necessariamente che la creazione sia perpetua. E se Dio non esistesse,
l’antichità, l’eternità dell’universo si imporrebbe con forza anche maggiore»1.
È quasi superfluo attirare l’attenzione sulle quantità di semplici ipotesi
accatastate in queste poche righe, e per di più neanche molto coerenti: è
necessario che ci siano nuovi soli perché i primi sono spenti, ma i nuovi non
sono che i vecchi che si sono riaccesi. C’è da credere che le possibilità si
esauriscano presto; e che dire della «vecchiezza» che equivale
approssimativamente all’eternità? Altrettanto logico
1. Astronomie populaire, pp. 380-1.
285
Errore dello spiritismo
sarebbe fare un ragionamento di questo genere:
se gli uomini una volta morti non si reincarnassero, è probabile che sulla
Terra non ne esisterebbero più, giacché, da quando hanno cominciato a esistere,
hanno avuto «ampiamente il tempo» di morire tutti; ecco un argomento che
offriamo volentieri ai reincarnazionisti, la tesi dei quali non ne risulterà
granché rafforzata. La parola «evoluzione» non è contenuta nel passo che
abbiamo citato, ma è evidentemente questa la concezione, fondata esclusivamente
sull’«idea di successione», che deve sostituire l’«antica teoria di una
creazione effettuata una volta per tutte», la quale è dichiarata impossibile in
grazia di una semplice «credenza» (la parola è scritta). D’altra parte, per
l’autore Dio stesso è soggetto alla successione o al tempo; la creazione è un
atto temporale: «Appena Dio esiste, crea»; egli ha perciò un inizio, ed è
probabile che debba anche essere situato nello spazio, che si presume infinito.
Dire che «l’idea di Dio è sinonimo dell’idea di Creatore» è fare
un’affermazione più che contestabile: si oserebbe forse affermare che tutti i
popoli che non hanno l’idea di creazione ‑ in definitiva, tutti quelli le cui
concezioni non sono di origine giudaica ‑ non posseggono con ciò alcuna idea
che corrisponda a quella della divinità? È una cosa chiaramente assurda; e si
noti che, in questo contesto, quando si tratta di creazione, quello che è in
tal modo denominato è sempre e soltanto il mondo corporeo, vale a dire il
contenuto dello spazio che l’astronomo ha la possibilità di esplorare con il
suo telescopio; l’universo è veramente molto piccolo per questa gente, che
mette l’infinito e l’eternità dovunque non possono trovarsi! Se c’è voluta
tutta l’«eternità passata» per arrivare a produrre il mondo corporeo così come
lo vediamo oggi, con esseri come gli individui umani a rappresentare la più
alta espressione della «vita universale ed eterna», bisogna ammettere che si è
trattato di un ben misero risultato1; e certamente
1. Marguerite Wolff, di cui abbiamo già
parlato, assicurava che «Dio si era sbagliato quando aveva creato il mondo,
perché era la prima volta e non aveva esperienza»; aggiungeva che «se avesse
dovuto ricominciare, avrebbe certamente fatto molto meglio!».
286
L’evoluzionismo spiritistico
non sarà troppa tutta l’«eternità futura» per
giungere alla «perfezione», anche se così relativa, di cui sognano i nostri
evoluzionisti. Questo ci fa tornare in mente la teoria strampalata di un
filosofo contemporaneo (se ci ricordiamo bene deve trattarsi del Guyau), il
quale pensava che la seconda «metà dell’eternità» avrebbe dovuto essere spesa
per riparare gli errori accumulati durante la prima; sono questi i «pensatori»
che si credono «illuminati» e si permettono di ironizzare sulle concezioni
religiose!
Dicevamo poco fa che gli evoluzionisti pongono
ogni realtà nel divenire; questo è il motivo per cui la loro concezione è la
negazione totale della metafisica, che ha invece essenzialmente come sfera
quanto è permanente e immutabile, vale a dire ciò la cui affermazione è
incompatibile con l’evoluzionismo. La stessa idea di Dio, in queste condizioni,
dovrà essere soggetta al divenire come ogni altra cosa, e tale è in effetti il
pensiero più o meno confessato, se non di tutti gli evoluzionisti, perlomeno di
quelli che vogliono essere coerenti con se stessi. L’idea di un Dio che si
evolve (e che, cominciato nel mondo, o per lo meno con il mondo, non potrebbe
esserne il principio, e costituisce quindi un’ipotesi perfettamente inutile)
non è affatto eccezionale nella nostra epoca; essa s’incontra in filosofi come
Renan, ma anche in alcune sette più o meno strane, i cui inizi, naturalmente,
non risalgono di là dal secolo scorso. Ecco per esempio che cosa insegnano i
mormoni riguardo al loro Dio: «La sua origine fu la fusione di due particelle
di materia elementare, e in virtù di uno sviluppo progressivo egli ottenne la
forma umana... Dio, è ovvio (sic), incominciò come uomo, e in grazia di
una progressione continua divenne quello che è, e può continuare a progredire
nello stesso modo eternamente e indefinitamente. Anche l’uomo potrà crescere in
conoscenza e in potenza, fin che gli parrà. Perciò, se l’uomo è dotato di una
progressione eterna, certamente verrà un tempo in cui egli ne saprà come Dio
ora»1. E ancora: «Il più fragile fra i figli di Dio che esistono ora
sulla Terra possiederà a suo tempo più dominio, più sudditi. più possanza
1. «L’Étoile Millénaire», giornale del
presidente Brigham Young, 1852.
287
Errore dello spiritismo
e più gloria di quanta ne possiede oggi Gesù
Cristo o il Padre suo, e la potenza e l’elevatezza di questi si saranno
accresciute nella stessa proporzione»1. Assurdità che non sono più
madornali di quelle che si ritrovano nello spiritismo, dal quale ci siamo
allontanati soltanto in apparenza, e perché val la pena segnalare certi
accostamenti: la «progressione eterna» dell’uomo, di cui si è trattato, è perfettamente
identica alla teoria degli spiritisti allo stesso riguardo. Quanto
all’evoluzione della divinità, anche se non tutti sono arrivati a questo punto,
si tratta tuttavia di una conseguenza logica delle loro teorie; ed
effettivamente alcuni non indietreggiano davanti a conclusioni del genere, anzi
le proclamano in modo esplicito, nonché stravagante. Jean Béziat, capo della
setta «fraternista», scrisse infatti qualche anno fa un articolo destinato a
dimostrare che «Dio è in evoluzione perpetua»; all’articolo diede questo
titolo: «Dio non è immutabile; Satana è Dio-Ieri». Leggendone qualche stralcio
se ne potrà avere un’idea sufficiente: «Dio non ci appare onnipotente in un
determinato momento perché esiste la lotta del male e del bene, e non il bene
assoluto... Così come il freddo è soltanto un minor grado di calore, anche il
male non è che un minor grado di bene; e il diavolo, o male, un minor grado di
Dio. Confutare quest’argomentazione è impossibile. Perciò ci sono soltanto
vibrazioni calorifiche, vibrazioni benefiche o divine più o meno attive;
semplicemente, Dio è l’Intenzione evolutiva in salita incessante. Non risulta
quindi da ciò che Dio era ieri meno avanzato di Dio-Oggi, e Dio-Oggi sarà meno
avanzato di Dio-Domani? Coloro che uscirono ieri dal seno divino sono perciò
meno divini di coloro che sono usciti dal seno del Dio attuale, e via di questo
passo. Gli usciti dal Dio-Ieri sono naturalmente meno buoni degli emanati dal
Dio-Momento, ed è semplicemente per un’illusione che si chiama Satana quel che
pure è ancor Dio, ma soltanto Dio-Passato e non Dio-Attuale»2.
Elucubrazioni di questo genere ovviamente
1. Estratto da un sermone di Joseph Smith,
fondatore del mormonismo.
2. «Le Fraterniste», 27 marzo 1914.
288
L’evoluzionismo spiritistico
non meritano che si sprechi tempo a confutarle
nei particolari; ma è opportuno segnalare il loro punto di partenza
specificamente «moralistico» ‑ visto che non contengono altro che
considerazioni sul bene e sul male ‑ e far notare come il Béziat argomenti
contro la concezione di un Satana letteralmente opposto a Dio, concezione che
non si differenzia dal «dualismo» che abitualmente viene attribuito ‑ e forse a
torto – ai manichei. A ogni buon conto, egli attribuisce in modo affatto
gratuito questa concezione ad altri, ai quali essa è completamente estranea.
Questo ci porta direttamente a considerare la questione del satanismo,
questione delicata e complessa, che è un’altra di quelle che non pretenderemo
di trattare in modo esauriente in questa sede, ma della quale non possiamo
esimerci di indicare almeno qualche aspetto, anche se si tratta per noi di un
compito assai poco gradito.
289
X
La questione del satanismo
Non si può parlare del diavolo, si sa, senza
provocare, da parte di quanti si fanno un punto d’onore di essere più o meno
«moderni» (e sono la stragrande maggioranza tra i nostri contemporanei),
sorrisi sdegnosi o alzate di spalle ancor più sprezzanti. Ci sono inoltre
persone che, pur avendo determinate convinzioni religiose, non rifuggono
dall’assumere questo atteggiamento forse per semplice timore di figurare
«retrograde», o fors’anche con maggiore sincerità. Costoro sono, è vero,
obbligati ad ammettere in linea di principio l’esistenza del demonio, ma si
troverebbero in grande imbarazzo se dovessero constatare la sua azione
effettiva; ciò scombussolerebbe troppo il cerchio ristretto di idee preconcette
entro cui sogliono muoversi. È un esempio di quel «positivismo pratico» al
quale facevamo allusione prima: le concezioni religiose sono una cosa, la «vita
ordinaria» è un’altra, e tra le due si ha cura di erigere la barriera più
impermeabile; di fatto cioè ci si comporterà come semplici miscredenti, ma senza
la loro logica; sennonché, come fare diversamente ‑ in una società così
«illuminata» e «tollerante» come la nostra ‑ senza farsi dare almeno del
«visionario»? Indubbiamente una certa prudenza è spesso necessaria, ma prudenza
non vuol dire negazione a priori e senza discernimento. Tuttavia occorre
affermare, a parziale discolpa di alcuni ambienti cattolici, che il ricordo di
mistificazioni troppo famose, come quelle di Léo Taxil, non è estraneo a una
simile negazione; la conseguenza è che da un eccesso ci si è gettati in quello
opposto;
290
La questione del satanismo
se una delle astuzie del diavolo è di farsi
negare, bisogna ammettere che non c’è riuscito troppo male.
Se ci accostiamo alla questione del satanismo
con una certa ripugnanza non è affatto per ragioni come quelle a cui abbiamo
accennato, giacché un’accusa di ridicolaggine di quel tipo, se pur avesse un
senso, ci toccherebbe pochissimo; d’altronde la nostra posizione contro lo
spirito moderno sotto ogni sua forma è sempre stata così chiara da permetterci
di evitare anche in questo caso certe precauzioni. Però non è facile trattare
questo argomento senza rimestare in cose che sarebbe preferibile restassero nell’ombra;
tuttavia occorre rassegnarci a farlo, almeno in una certa misura, perché un
silenzio totale rischierebbe di essere molto mal interpretato.
Noi non crediamo che i satanisti coscienti,
cioè i veri adoratori del diavolo, siano mai stati molto numerosi; è vero che
si cita a questo proposito la setta degli yesidi, ma si tratta di un
caso eccezionale, e per di più può darsi che non sia stato interpretato nel
modo giusto; altrove si possono trovare soltanto degli isolati stregoni della
categoria più bassa; non bisogna credere infatti che tutti gli stregoni indistintamente,
o i «maghi neri» più o meno caratterizzati, rispondano in egual modo a questa definizione,
potendocene benissimo essere che non credono neanche nell’esistenza del
diavolo. C’è ancora la questione dei seguaci di Lucifero: è indiscutibile che
ne siano esistiti (anche senza tener conto dei racconti di fantasia di Léo
Taxil e del dr. Hacks, suo collaboratore) e forse ce ne sono ancora, in America
o altrove; se si fossero raggruppati in organizzazioni ciò potrebbe sembrare in
contraddizione con quel che andiamo dicendo, sennonché anche questo non
proverebbe nulla, perché se costoro invocano Lucifero, rendendogli un culto,
non lo fanno in quanto diavolo, ma perché ai loro occhi egli è veramente il
«portatore di luce»1, e ci è
1. La Blavatsky, che diede il titolo di
«Lucifer» a una rivista da lei fondata in Inghilterra verso la fine della sua
vita, faceva analogamente mostra di intenderlo nel senso etimologico di
«portatore di luce», ovvero, come diceva, di «portatore della fiaccola della
verità»; ma mentre per lei si trattava di un puro simbolo, per i seguaci di
Lucifero questi è un essere reale.
291
Errore dello spiritismo
stato raccontato che arrivano al punto di
chiamarlo «la Grande Intelligenza Creatrice». Indubbiamente si tratta di
satanisti di fatto, ma, per quanto strano ciò possa sembrare a coloro che non
approfondiscono le cose, sono satanisti incoscienti, giacché si sbagliano
riguardo alla natura dell’entità alla quale rivolgono il proprio culto; e
quanto al satanismo incosciente ‑ a gradi diversi ‑ esso non è affatto raro.
Sempre a proposito dei seguaci di Lucifero, ci preme segnalare uno strano
errore: abbiamo sentito affermare che i primi spiritisti americani ammettevano
di essere in relazione con il diavolo, al quale attribuivano il nome di
Lucifero; in realtà, i seguaci di Lucifero non possono nel modo più assoluto
essere spiritisti, poiché lo spiritismo consiste essenzialmente nel credersi in
comunicazione con esseri umani «disincarnati», e in genere nega addirittura
l’intervento di altri esseri nella produzione dei fenomeni. Anche se è capitato
che dei seguaci di Lucifero abbiano adottato procedimenti analoghi a quelli
dello spiritismo, non per questo essi possono essere detti spiritisti; ciò è
possibile, quantunque l’uso di procedimenti magici sia in genere più
verosimile. Se, al contrario, qualche spiritista riceve un «messaggio» firmato
da Lucifero o da Satana, egli non esita ad attribuirlo a qualche «spirito
burlone», giacché gli spiritisti si fanno una divisa di non credere al demonio,
e anzi si accaniscono in modo vero e proprio a negarlo. A parlar del diavolo
non si rischia soltanto di suscitare il loro sdegno ma addirittura di farli
andare in collera, che è del resto un segno piuttosto brutto. I seguaci di
Lucifero hanno in comune con gli spiritisti di essere alquanto limitati
intellettualmente e chiusi a ogni verità di ordine metafisico. Sono però limitati
in maniera diversa, e tra le due teorie vi è incompatibilità; questo
naturalmente non vuol dire che in entrambi i casi non possano essere in gioco
le stesse forze, sennonché l’idea che le due parti hanno di queste forze è
totalmente differente.
Sarebbe inutile riprodurre. qui le
innumerevoli negazioni degli spiritisti, degli occultisti e dei teosofisti
relative all’esistenza del diavolo; se ne riempirebbe con facilità tutto un
volume,
292
La questione del satanismo
che per di più sarebbe assai monotono e privo
di vero interesse. Allan Kardec, come già abbiamo visto, insegna che gli
«spiriti maligni» migliorano poco per volta; secondo lui, angeli e demoni sono
esseri umani, situantisi però alle due estremità della «scala spiritistica»;
egli aggiunge che Satana non è altro che «la personificazione del male in forma
allegorica»1. Gli occultisti, da parte loro, ricorrono a un
simbolismo che comprendono male e adattano secondo la propria fantasia; al
massimo, essi confondono in genere i demoni con gli «elementali» più che con i
«disincarnati»; in questo modo però ammettono esseri che non appartengono alla
specie umana, ed è già qualcosa. Ma ecco un’opinione che esce un po’ dai limiti
del comune, non per il suo fondamento ma per l’apparenza di erudizione di cui
si riveste: è quella di Charles Lancelin, del quale abbiamo già avuto occasione
di parlare. Costui riassume in questi termini il «risultato delle sue ricerche»
sulla questione dell’esistenza del diavolo, alla quale ha dedicato due opere
speciali2: «Il diavolo è soltanto un fantasma e un simbolo del male.
Il giudaismo primitivo lo ignorò; del resto lo Jehovah tirannico e sanguinario
degli ebrei non aveva bisogno di questa controfigura. La leggenda della caduta
degli angeli si trova nel libro di Enoc, da tempo riconosciuto apocrifo e
scritto molto più tardi. Durante la grande cattività di Babilonia, attraverso
le religioni orientali il giudaismo accoglie la raffigurazione di divinità
malevole, ma ciò penetra a livello popolare e non nei dogmi. Lucifero è ancora
la stella del mattino, Satana un angelo, un figlio di Dio. Più tardi, se il
Cristo parla del Maligno e del demonio, è per semplice adattamento alle
idee popolari del suo tempo; per lui il diavolo non esiste... Nel cristianesimo
lo Jehovah vendicativo degli ebrei diventa un Padre di bontà: da quel momento
le altre divinità sono, al suo confronto, divinità del male. Sviluppandosi, il
cristianesimo viene in contatto con l’ellenismo e riceve da quest’ultimo
1. Le Livre
des Esprits, pp. 54-6. Su Satana e l’inferno, cfr. Léon Denis, Christianisme
et Spiritisme, pp. 103-8; Dans l’Invisible, pp. 395-405.
2. Histoire
mythique de Shatan e Le Ternaire magique de Shatan.
293
Errore dello spiritismo
le raffigurazioni di Plutone e delle Furie,
soprattutto del Tartaro, che adatta alle proprie idee facendovi rientrare alla
rinfusa tutte le divinità malvagie del paganesimo greco-romano e delle varie
religioni con le quali viene in urto. Ma è nel medioevo che il diavolo nasce
veramente. In questo periodo di continui sconvolgimenti, senza legge, senza
freni, il clero fu costretto, per domare i potenti, a fare del diavolo il
gendarme della società; riprese l’idea del Maligno e delle divinità del male,
fuse il tutto nella personalità del diavolo e ne fece lo spauracchio dei re e
dei popoli. Ma questa idea, di cui esso era il rappresentante, gli conferiva un
potere incontrastato; per cui rapidamente cadde esso stesso nella propria
trappola, e il diavolo da quel momento esistette; nel corso dei tempi moderni
la sua personalità si affermò, e nel secolo XVII egli regnava sovrano. Con
Voltaire e gli enciclopedisti incominciò la reazione; l’idea del demonio
declinò, e oggi molti preti illuminati la considerano un semplice simbolo...»1.
Inutile dire che questi preti «illuminati» non sono né più né meno che
modernisti e che lo spirito da cui sono animati è stranamente simile a quello
che traspare dal brano da noi citato; questo modo, peggio che fantastico, di
scrivere la storia, è piuttosto curioso, ma tutto sommato fa il paio con quello
dei rappresentanti ufficiali della sedicente «scienza delle religioni».
Quest’ultima si ispira infatti chiaramente agli stessi «metodi» critici, e nei
due casi i risultati non differiscono in modo sensibile; bisogna essere
veramente molto ingenui per prendere sul serio questa gente, che fa dire ai
testi tutto quel che vuole e trova sempre il mezzo per interpretarli
conformemente ai propri pregiudizi.
Ma ritorniamo a quello che chiamiamo satanismo
incosciente e, allo scopo di evitare ogni errore, diciamo subito che un
satanismo del genere può essere esclusivamente mentale e teorico, senza che
implichi alcun tentativo di entrare in contatto con entità di qualsiasi genere,
delle quali, nella maggioranza dei casi, non prende neppure in considerazione
l’esistenza. È in questo
1. «Le Monde Psychique», febbraio 1912.
294
La questione del satanismo
senso che si può per esempio considerare
satanica, in qualche misura, ogni teoria che sfiguri in modo notevole l’idea di
divinità; in testa a tutte le altre sarebbero, secondo questo punto di vista,
da porre le concezioni di un Dio che evolve e quelle di un Dio limitato. Le
prime sono del resto solo un caso particolare delle seconde, giacché per
supporre che un essere possa evolvere occorre evidentemente considerarlo
limitato; se diciamo «un essere» è perché Dio, in queste condizioni, non è
l’Essere universale ma un essere particolare e individuale, e questa concezione
ben difficilmente manca di accompagnarsi a un certo «pluralismo» nel quale
l’Essere ‑ in senso metafisico ‑ non potrebbe trovar luogo. Ogni «immanentismo»
sottopone più o meno dichiaratamente la divinità al divenire; ciò può non
apparire chiaramente nelle forme meno recenti, quali il panteismo di Spinoza, e
forse questa conseguenza era contraria alle intenzioni del suo stesso autore
(non esiste sistema filosofico che non contenga, perlomeno in germe, qualche
contraddizione interna); a ogni modo è evidentissimo a partire da Hegel, cioè ‑
in altri termini ‑ dopo che l’evoluzionismo ebbe fatto la sua apparizione, e ai
nostri giorni le concezioni dei modernisti sono particolarmente significative
sotto questo riguardo. Quanto all’idea di un Dio limitato, anch’essa ha
nell’epoca attuale molti partigiani dichiarati, sia in sette come quelle di cui
dicevamo alla fine del capitolo precedente (i Mormoni giungono a sostenere che
Dio è un essere corporeo, a cui assegnano una residenza in un luogo definito,
un pianeta immaginarlo chiamato Colob), sia in alcune correnti del
pensiero filosofico, dal «personalismo» di Renouvier alle concezioni di William
James ‑ concezioni che il romanziere Wells si sforza di popolarizzarel.
Renouvier negava l’infinito metafisico perché lo confondeva con lo
pseudoinfinito matematico; in James si tratta di qualcosa di completamente
diverso, e la sua teoria ha come punto di partenza un «moralismo» tipicamente
anglosassone: secondo il punto di vista sentimentale, è più comodo
rappresentarsi Dio come un individuo,
1. Dieu,
l’Invisible Roi.
295
Errore dello spiritismo
con qualità (in senso morale) paragonabili
alle nostre; è dunque la concezione antropomorfica che si deve ritener vera
secondo l’atteggiamento «pragmatistico», il quale consiste essenzialmente nel
sostituire l’utilità (morale o materiale) alla verità. Del resto James, in
conformità con le tendenze dello spirito protestante, confonde la religione con
la semplice religiosità: della religione cioè non vede se non l’elemento
sentimentale. Ma il caso di James è più complicato e più grave, ed è questo il
motivo per cui abbiamo usato al suo riguardo il termine «satanismo
incosciente», termine che, a quanto sembra, ha vivamente indignato alcuni suoi
ammiratori, in special modo negli ambienti protestanti (la mentalità dei quali
è particolarmente predisposta ad accettare religiosa», la quale gli fa
ravvisare nel «subconscio» concezioni del genere)1. Vogliamo
alludere alla sua teoria dell’«esperienza religiosa», la quale gli fa ravvisare
nel «subconscio» il mezzo perché l’uomo si metta in comunicazione effettiva con
il divino; da qui ad approvare le pratiche dello spiritismo, ad attribuir loro
un carattere essenzialmente religioso e a considerare i medium come gli
strumenti per eccellenza di tale comunicazione non c’è che un passo, bisogna
convenirne. Fra altri elementi diversi, il «subconscio» contiene
incontestabilmente tutto ciò che nell’individualità umana rappresenta tracce o
vestigia degli stati inferiori dell’essere, e ciò con cui esso mette più
sicuramente in comunicazione l’uomo è tutto quello che nel nostro mondo
rappresenta questi stati inferiori. Per questa ragione, asserire che si tratta
di una comunicazione con il divino vuol dire veramente porre Dio negli stati
inferiori dell’essere, in inferis nel senso letterale dell’espressione2;
si tratta perciò di una dottrina propriamente «infernale», di un rovesciamento
1. Dalla stessa fonte abbiamo ricevuto un
altro rimprovero, riguardante quello che si è creduto poter chiamare
«pregiudizio antiprotestante»; il nostro atteggiamento al proposito è in realtà
proprio il contrario di un pregiudizio, poiché noi vi siamo giunti in modo
perfettamente meditato, a conclusione di molteplici considerazioni già
accennate in diversi passi della nostra Introduction générale à l’Étude des
Doctrines Hindoues.
2. L’opposto è in excelsis, negli stati
superiori dell’essere, rappresentati dai cieli, così come la Terra rappresenta
lo stato umano.
296
La questione del satanismo
dell’ordine universale, ed è precisamente
questo che noi chiamiamo «satanismo»; ma siccome è evidente che ciò non è
voluto e che coloro che proferiscono o accettano teorie dei genere non si
rendono conto della loro enormità, si tratta soltanto di satanismo incosciente.
Il satanismo, anche quello cosciente, è sempre
caratterizzato da un rovesciamento dell’ordine normale: esso procede in senso
diametralmente opposto a quello delle dottrine ortodosse, inverte per partito
preso certi simboli o certe formule; in moltissimi casi le pratiche degli
stregoni non sono che pratiche religiose eseguite alla rovescia. Sul
rovesciamento dei simboli ci sarebbero da dire cose molto interessanti; non
possiamo trattare qui tale questione, ma ci preme almeno avvertire che questo è
un segno che raramente inganna; occorre però tener conto del fatto che, secondo
che il rovesciamento sia intenzionale o no, il satanismo può essere cosciente o
incosciente1. Per questa ragione nella setta detta «carmeliana»,
fondata da Vintras, l’uso della croce rovesciata è un segno che appare a colpo
d’occhio come eminentemente sospetto; è vero che esso era interpretato a
indicare che il regno del «Cristo doloroso» avrebbe dovuto lasciar posto a
quello del «Cristo glorioso», per cui è possibile che lo stesso Vintras non
fosse che un satanista perfettamente incosciente, nonostante tutti i fenomeni
che avvenivano intorno a lui e che procedono chiaramente dalla «mistica
diabolica»; forse però non si potrebbe dire altrettanto di alcuni suoi
discepoli e dei suoi successori più o meno legittimi. Del resto la questione
richiederebbe uno studio particolare, che contribuirebbe segnatamente a
chiarire una quantità di manifestazioni «preternaturali» constatate durante
l’intero corso del secolo XIX. Comunque sia, tra pseudoreligione
1. Qualcuno ha voluto riconoscere simboli
invertiti nella figura dell’«alberello di vite disegnato dagli spiriti» posto
da Allan Kardec, dietro loro ordine, sul frontespizio del Livre des Esprits;
la disposizione dei particolari è in effetti piuttosto strana e può con ciò dar
luogo a una supposizione del genere, ma non ha una chiarezza sufficiente perché
possiamo prenderla in considerazione sotto questo riguardo, cosicché ne
facciamo cenno a titolo puramente documentario.
297
Errore dello spiritismo
e controreligione vi è certamente più che una
sfumatura1, e bisogna far molta attenzione per non cadere in
assimilazioni non giustificate. Sennonché dalla prima alla seconda possono
esserci molti gradi attraverso i quali il passaggio avviene quasi
insensibilmente e inavvertitamente. Si tratta di uno dei pericoli particolari
connessi con ogni sconfinamento, anche se involontario, nella sfera
propriamente religiosa; imboccata una china di tal genere è quasi impossibile
sapere dove ci si potrà arrestare, ed è ben difficile fermarsi prima che sia
troppo tardi.
La nostra spiegazione relativa al carattere
satanico di talune concezioni che abitualmente non sono considerate tali
richiede ancora un complemento, che stimiamo indispensabile, perché troppa
gente non sa distinguere tra sfere che invece sono essenzialmente e
profondamente separate. In quanto abbiamo detto vi è ovviamente un richiamo
alla teoria metafisica degli stati molteplici dell’essere, e quel che
giustifica il linguaggio da noi usato è quanto segue: tutto ciò che è detto
teologicamente degli angeli e dei demoni può essere detto metafisicamente degli
stati superiori e inferiori dell’essere. Si tratta indubbiamente di un concetto
di grande interesse, di una «chiave», come direbbero gli occultisti; ma gli
arcani che apre questa chiave agli occultisti non sono accessibili. È un
esempio di quello che dicevamo in un altro studio2, cioè che
qualsiasi verità teologica può essere trasposta in termini metafisici ‑ senza
però che sia vero il reciproco, poiché ci sono verità metafisiche che non
possono essere tradotte in termini teologici. Si tratta però di corrispondenza
e non di identità, o anche soltanto di equivalenza; la differenza di linguaggio
è il segno di una reale differenza di punto di vista, e dal momento che le cose
non sono considerate sotto lo stesso aspetto esse non appartengono più allo
stesso campo; l’universalità, caratteristica della sola metafisica, nella
teologia non si
1. Nella stregoneria la «controreligione»
intenzionale si sovrappone alla magia, ma deve sempre essere distinta da essa,
che, anche quand’è di infimo livello non ha in sé questo carattere; tra la
sfera della magia e quella della religione non c’è alcun rapporto diretto.
2. Introduction
generale à 1’Étude des Doctrines Hindoues cit., pp. 112-5.
298
La questione del satanismo
ritrova affatto. Sono propriamente di
competenza della metafisica le possibilità dell’essere, e di ogni essere in
tutti gli stati; è sottinteso che tanto negli stati superiori e inferiori
quanto nello stato attuale possono trovarsi esseri non umani o, più
correttamente, esseri nelle cui possibilità non rientra l’individualità
specificamente umana. Questo però, che sembra più particolarmente interessare
il teologo, non interessa nello stesso modo il metafisico, al quale è
sufficiente ammettere che così dev’essere perché è di fatto possibile e perché
nessuna limitazione arbitraria è compatibile con la metafisica. Del resto, se
esiste una manifestazione il cui principio è in un determinato stato, poco
importa che tale manifestazione debba essere riferita a questo piuttosto che a
quello fra gli esseri che si situano in tale stato, e può darsi, a dire il
vero, che non sia addirittura il caso di riferirla specificamente a qualche
essere determinato. Quello che occorre considerare soltanto è lo stato, nella
misura in cui noi percepiamo ‑ in quell’altro stato in cui ci troviamo ‑
qualcosa che ne è come un riflesso o un vestigio, secondo che si tratti di uno
stato superiore o inferiore nei confronti del nostro. È opportuno insistere su
un punto: una manifestazione del genere da noi descritto, di qualsiasi natura
sia, traduce sempre soltanto in modo indiretto quel che appartiene a un altro
stato; perciò diciamo che essa ha in quest’ultimo il suo principio piuttosto
che la sua causa immediata. Tali considerazioni permettono di capire quanto
abbiamo detto a proposito delle «influenze erranti», alcune delle quali possono
veramente essere considerate «sataniche» o «demoniache», sia che si considerino
in quanto pure e semplici forze, sia come mezzo d’azione di determinati esseri
propriamente detti1: entrambi i modi di considerarle possono essere
veri secondo i casi, cosicché dobbiamo lasciare aperto il campo a tutte le
possibilità; né questo cambia nulla alla natura intrinseca delle influenze in
questione. Ciò fa capire in
1. Diversi occultisti sostengono che quelle
che ci appaiono sotto le specie di forze sono in realtà esseri individuali, più
o meno paragonabili a esseri umani. Tale concezione antropomorfica è in molti
casi addirittura il contrario della verità.
299
Errore dello spiritismo
qual misura noi intendiamo restare fuori da
ogni discussione di carattere teologico. Se ci asteniamo volontariamente dal
situarci in questo punto di vista, questo non significa però che non
riconosciamo pienamente la sua legittimità; cosicché anche quando usiamo alcuni
termini presi dal linguaggio teologico, non facciamo altro che trarne,
fondandoci su corrispondenze reali, i mezzi di espressione adatti a farci
comprendere più facilmente, cosa che si riconoscerà essere nel nostro diritto.
Ciò detto per mettere le cose a posto e per prevenire nel limite del possibile
le confusioni degli ignoranti o dei malintenzionati, non resta meno vero che i
teologi potranno, se lo giudicano opportuno, trar partito, secondo il loro
punto di vista, dalle considerazioni che stiamo esponendo; per quanto riguarda
gli altri, se qualcuno di essi ha paura delle parole, basterà che chiami in
modo diverso quello che noi continueremo a chiamare diavolo o demonio, prima di
tutto perché non vi scorgiamo inconvenienti seri, e in secondo luogo perché
saremo probabilmente capiti meglio in questo modo che non introducendo una
terminologia più o meno inusitata, che costituirebbe soltanto una complicazione
perfettamente inutile.
Il diavolo non è soltanto terribile, spesso è
grottesco; ciascuno potrà intendere questa affermazione come meglio vorrà,
secondo l’idea che se ne fa; ma vorremmo che coloro i quali fossero tentati di
stupirsene ‑ o magari di scandalizzarsene ‑ considerassero i particolari
ridicolmente bizzarri che inevitabilmente si ritrovano in ogni caso di
stregoneria, e facessero poi un accostamento con tutte le manifestazioni
assurde che gli spiritisti hanno l’incoscienza di attribuire ai «disincarnati».
Eccone un esemplare colto fra mille: «Si legge una preghiera agli spiriti e
tutti posano le mani, chi sulla tavola, chi sul tavolino che è accostato a
essa, poi si spegne la luce... La tavola dondola un po’, e Maturino annuncia
con ciò la sua presenza... Improvvisamente un raschiare violento ‑ quasi che un
artiglio d’acciaio grattasse la tavola sotto le nostre mani ‑ ci fa trasalire
tutti. Sono incominciati i fenomeni. Colpi violenti vengono battuti sul
pavimento vicino alla finestra, in un posto per noi inaccessibile; poi un dito
300
La questione del satanismo
materializzato mi gratta con forza
l’avambraccio; una mano di ghiaccio mi viene a toccare successivamente le mani.
Poi diventa calda; tamburella sulla mia mano destra e cerca di togliermi
l’anello, ma non ci riesce... Mi strappa il polsino e lo getta sulle ginocchia
della persona che mi siede di fronte; lo ritroverò soltanto alla fine della
seduta. Il mio polso viene stretto tra il pollice e l’indice della mano
invisibile, la mia giacca è tirata dal basso; a più riprese dita tamburellano
sulla mia coscia destra. Un dito si infila sotto la mia mano destra che
appoggia completamente sulla tavola e riesce, non so come, a solleticarmi il
palmo... Dopo ognuna di queste esibizioni, Maturino, che sembra entusiasta di
sé, viene a eseguire sulla tavola, vicinissimo alle nostre mani, una serie di
salti mortali. A diverse riprese richiede che si canti; indica addirittura, per
mezzo di colpi, i pezzi che preferisce; il cantiamo… Un bicchier d’acqua con
dello zucchero, una caraffa d’acqua, un bicchiere, una bottiglia di rum e un
cucchiaino sono stati deposti, prima della seduta, sulla tavola della sala da
pranzo, vicino alla finestra. Udiamo distintamente l’entità che si avvicina al
vassoio, versa l’acqua nel bicchiere, poi il rum, e scoperchia la zuccheriera.
Prima di mettere lo zucchero nel grog che sta preparando, l’entità ne prende
due zollette provocando strane scintille e le viene a sbriciolare in mezzo a
noi. Poi ritorna al grog dopo aver gettato sulla tavola i pezzetti sbriciolati
e si serve di zucchero dalla zuccheriera mettendolo nel bicchiere. Udiamo il
cucchiaino rimestare e qualche colpo annuncia che mi sarà offerto da bere. Per
aumentare le difficoltà giro la testa, in modo che Maturino, se cercherà la mia
bocca, incontrerà l’orecchio. Ma non ho fatto i conti con il mio ospite: senza
esitazioni il bicchiere trova la mia bocca dov’è e il grog mi viene versato, in
un modo un po’ brusco, ma senza che una sola goccia vada sprecata... Sono
questi i fatti che, da quasi quindici anni, tutti i sabati si ripetono senza variazioni...»1.
È difficile immaginare qualcosa di
1. «Le Fraterniste», 26 dicembre 1913
(articolo di Eugène Philippe, avvocato alla Corte d’Appello di Parigi, vice
presidente della «Società francese di studio dei fenomeni psichici»). Il
racconto di una seduta quasi simile, con gli stessi
301
Errore dello spiritismo
più puerile; per credere che i morti ritornino
per abbandonarsi a queste facezie di cattivo gusto certamente bisogna essere
qualcosa di più che ingenui; e che pensare della «preghiera agli spiriti» con
cui si apre la seduta? Tale carattere grottesco è evidentemente il marchio di
qualcosa di molto basso; anche quando l’origine di queste cose è nell’essere
umano (e comprendiamo in questo caso le «entità» di più o meno grande
persistenza che si formano in modo artificiale), esse provengono sicuramente
dalle regioni più basse del «subconscio»; tutto lo spiritismo, pratica e
teoria, è imbevuto a gradi più o meno accentuati di questo carattere. Gli
spiritisti affermano che nelle «comunicazioni» che ricevono vi sono cose più e
cose meno «elevate», ma noi non facciamo eccezione neppure per le «elevate»:
quelle che hanno la pretesa di esprimere idee sono assurde, o inintelligibili,
o di una banalità che solamente persone assolutamente incolte possono non
vedere; il resto, poi, è sentimentalità della più ridicola. Certo non ci
sarebbe bisogno di far intervenire proprio il diavolo per spiegare prodotti del
genere, perfettamente adeguati alla «subcoscienza» umana; il diavolo, se
volesse immischiarsene, non avrebbe probabilmente difficoltà a fare molto
meglio. Si dice che, quando vuole, il diavolo è ottimo teologo; tuttavia non
può fare a meno di lasciarsi sfuggire sempre qualche sciocchezza, quasi a modo
di firma; aggiungeremo però, per parte nostra, che vi è una sola sfera che gli
sia rigorosamente vietata, ed è quella della metafisica pura. Non è questa la
sede per indicare le ragioni, ma coloro che avranno capito le spiegazioni che
precedono possono indovinarne una parte senza troppa difficoltà. Ritorniamo
alle divagazioni del «subconscio»: è sufficiente che quest’ultimo contenga
elementi «demoniaci», nel senso da noi specificato, e sia perciò in condizione
di mettere l’uomo in relazione involontaria con influssi che, anche se sono
soltanto semplici forze di per sé incoscienti, non per questo sono meno
medium (signorina e signora Vallée) e la
stessa «entità» (la quale è addirittura qualificata come «guida spirituale»),
fu pubblicato in «L’Initiation», ottobre 1911.
302
La questione del satanismo
«demoniaci»; ciò è sufficiente, intendiamo,
perché lo stesso carattere si esprima in qualcuna delle «comunicazioni» di cui
stiamo parlando. Le «comunicazioni» di questo genere non sono necessariamente
quelle che, come spesso accade, si distinguono per la grossolanità del loro
linguaggio; può capitare che siano, qualche volta, quelle che fanno stupire di
ammirazione gli spiritisti. Sotto questo profilo sono individuabili segni
distintivi difficili da osservare di primo acchito: anche qui si può trattare di
un semplice marchio, per così dire, costituito dal tono stesso dell’insieme o
da qualche formula speciale, o da una determinata fraseologia. Ci sono infatti
termini e formule che si ritrovano un po’ dappertutto, ed esorbitando
l’atmosfera di questo o quel gruppo particolare sembrano essere imposti da
qualche volontà esercitante un’azione più generale. Queste sono semplici
constatazioni e non implicano da parte nostra l’intenzione di trarre
conclusioni precise; preferiamo che dissertino su tale argomento, con
l’illusione che ciò confermi la loro tesi, i partigiani della «terza mistica»
di quella «mistica umana» cioè, immaginata da quel protestante mal convertito
che fu Goerres. (Vogliamo dire che la sua mentalità rimase sempre protestante e
«razionalistica» sotto più di un aspetto). Quanto a noi, se dovessimo porre la
questione sul terreno teologico, diremmo che deve configurarsi in un modo
completamente diverso, trattandosi di elementi propriamente «infraumani», e
perciò rappresentativi di altri stati, quand’anche inclusi nell’essere umano; a
ogni buon conto, una volta ancora, non compete a noi situarci da questo punto
di vista.
Le cose alle quali abbiamo fatto allusione si
incontrano soprattutto nelle «comunicazioni» aventi carattere specialmente
morale, vale a dire nella maggior parte di esse; molta gente si indignerà forse
che, per quanto indirettamente, si faccia entrare il diavolo in questo genere
di cose e si pensi che esso possa predicare la morale; è un argomento che gli
spiritisti fanno talvolta intervenire contro quelli dei loro avversari che
sostengono la teoria «demoniaca». Si veda, ad esempio, in quali termini si esprime
a questo proposito uno spiritista che è nello stesso
303
Errore dello spiritismo
tempo un pastore protestante, e le cui parole,
in virtù di tale duplice qualità, meritano di attirare in qualche modo la
nostra attenzione: «Le Chiese dicono: “Ma questi spiriti che si manifestano
sono demoni, ed è pericoloso mettersi in contatto con il diavolo”. Il diavolo,
lo non ho il piacere di conoscerlo (sic); ma supponiamo che esista:
quello che so di lui è che ha una solida reputazione, quella di essere molto
intelligente, molto furbo, e nello stesso tempo di non essere un personaggio
sostanzialmente buono e caritatevole. Ora, se le comunicazioni provengono dal
diavolo, perché tanto spesso hanno un carattere così elevato, così bello, così
sublime da poter fare bella mostra di sé nelle cattedrali e nelle prediche dei
più eloquenti predicatori religiosi? Come si spiega che il diavolo, così
malevolo e intelligente, si presti in tanto numerose circostanze a fornire a
coloro che comunicano con lui le direttive più consolanti e più moralizzatrici?
Per queste ragioni, lo non posso credere di essere in comunicazione con il
diavolo»1. Questa argomentazione non ci fa né caldo né freddo, prima
di tutto perché se il diavolo è in grado di essere teologo quando gli pare
opportuno, sarà anche in grado, e a fortiori, di essere moralista, il
che richiede anche meno intelligenza; si potrebbe addirittura pensare, con
qualche parvenza di ragione, che si tratta di un travestimento assunto per
imbrogliare meglio gli uomini e far loro accettare delle false dottrine. Per di
più, queste cose ‑ «consolanti e moralizzatrici» ‑ sono ai nostri occhi,
precisamente, di infimo livello, e occorre esser ciechi per trovarle «elevate»
e «sublimi»; assegnare alla morale un posto superiore a tutto, come fanno
protestanti e spiritisti, significa nuovamente rovesciare l’ordine normale
delle cose; è perciò qualcosa di «diabolico», il che non vuol dire però che
tutti coloro che la pensano a questo modo siano per ciò stesso in comunicazione
effettiva con il diavolo.
Ma a questo proposito c’è da fare un’altra
osservazione: gli ambienti dove si avverte il bisogno di predicare la morale a
ogni
1. Discorso del pastore Alfred Bénézech al
Congresso spiritistico di Ginevra, nel 1913.
304
La questione del satanismo
piè sospinto sono di fatto i più immorali;
ognuno si spiegherà questo fatto come meglio potrà, ma si tratta di una realtà;
per noi la spiegazione, semplicissima, è che tutto ciò che ha attinenza con
questo campo mette inevitabilmente in gioco quel che v’è di più basso nella
natura umana. Non per nulla, infatti, le nozioni morali di bene e di male sono
inseparabili l’una dall’altra e non possono sussistere che per reciproca
opposizione. Ma gli ammiratori della morale, se non avessero la vista
ottenebrata da un partito preso troppo incurabile, dovrebbero guardare che
perlomeno non ci fossero proprio negli ambienti spiritistici tante cose che
potrebbero alimentare quell’indignazione che così facilmente manifestano; se si
deve credere a qualcuno che ha frequentato questi ambienti, vi si trovano
retroscena molto sporchi. Rispondendo ad attacchi apparsi in diversi organi di
stampa spiritistici1, F.-K. Gaboriau, direttore a quel tempo della
rivista «Lotus» (e che doveva abbandonare poco più tardi la Società teosofica),
scriveva: «I testi spiritistici insegnano e provocano fatalmente la passività,
cioè la cecità mentale e l’indebolimento morale e fisico delle povere creature
delle quali si distorce e si fa a pezzi il sistema nervoso e psichico in sedute
in cui prendono corpo ogni sorta di passioni basse e grottesche... Potremmo,
per vendetta (se la vendetta fosse ammessa in teosofia), pubblicare tutta una
serie di articoli sullo spiritismo, riempiendo il ‘Lotus" dei racconti
grotteschi od obbrobriosi che conosciamo (e si ricordi che noi fenomenisti
abbiamo tutti frequentato la casa), descrivere tutti i medium celebri sorpresi
con le mani nel sacco (ciò che toglie loro la santità ma non l’autenticità),
analizzare crudelmente le pubblicazioni dei Bérel2, e sono legioni,
dire, spiegando, tutto quello che contiene il libro di Hucher, La spiritiste,
1. In particolare nella «Revue Spirite» del 17
settembre 1887.
2. Si tratta di un medium, di nome Jules-Edouard
Bérel, che si definiva modestamente «segretario di Dio» e aveva pubblicato un
enorme volume pieno delle peggiori stravaganze. Un caso patologico analogo,
quantunque fuori dei quadro dello spiritismo propriamente detto, è quello di un
certo Paul Auvard il quale scrisse, «sotto dettatura di Dio», un libro
intitolato Le Saint Dictamen, nel quale c’è un po’ di tutto, salvo cose
sensate.
305
Errore dello spiritismo
riprendere la questione dei retroscena dello
spiritismo, copiare dalle riviste spiritistiche americane la propaganda
spiritistica di case di prostituzione, raccontare particolareggiatamente gli
orrori d’ogni genere che avvennero e ancora si producono in oscure sedute di
materializzazione in America, in Inghilterra, in India e in Francia, in una
parola, fare forse un’opera di risanamento utile. Ma preferiamo tacere e non
gettare lo scompiglio in animi già sufficientemente sconvolti»1. Si
tratta, nonostante il riserbo, di una testimonianza abbastanza chiara e
insospettabile: viene da un «neospiritualista» il quale, passato attraverso lo
spiritismo, era perciò ben informato. Ce ne sono altre dello stesso genere, più
recenti, come quella di Jollivet-Castelot, un occultista che si è occupato
soprattutto di alchimia e di psichismo, il quale si è da tempo separato dalla
scuola di Papus a cui appartenne agli inizi. Si era ai tempi in cui la stampa
faceva un certo chiasso intorno alle frodi incontestabili che erano state
scoperte durante le esperienze di materializzazione che Juliette
Alexandre-Bisson, vedova del celebre operettista, e il dr. von Schrenck-Notzing
conducevano con un medium nominato soltanto con l’appellativo misterioso di Eva
C...; Jollivet-Castelot si attirò la collera degli spiritisti rendendo noto, in
una lettera pubblicata dal «Matin», che Eva C..., o Carrière, la quale si era
anche fatta chiamare Rose Dupont, altri non era che Marthe Béraud, che già
aveva mistificato il dr. Richet alla villa Carmen di Algeri (ed è sempre con la
stessa persona che altri scienziati ufficiali intendono oggi esperimentare in
un laboratorio della Sorbona)2. Il Chevreuil, in particolar modo,
ricoprì di ingiurie Jollivet-Castelot3, il quale, esasperato, svelò
piuttosto brutalmente i costumi inconfessabili di alcuni ambienti spiritistici,
«il sadismo mescolato alla frode, alla credulità, alla più insondabile
stupidità,
1. «Le Lotus», ottobre 1887.
2. Tali esperienze, terminate quando questo libro
era ormai scritto, hanno avuto un risultato completamente negativo; c’è da
credere che questa volta siano state prese precauzioni più efficaci.
3. «Le Fraterniste», 9 gennaio, 1 e 6 febbraio
1914.
306
La questione del satanismo
di molti medium... ed esperimentatori»; egli
usò termini così crudi che non possono essere qui riprodotti, sicché citeremo
soltanto queste poche righe: «È certo che la fonte è spesso impura. I medium
nudi, gli esami di piccoli "nascondigli", i palpeggiamenti minuziosi
dei fantasmi materializzati, manifestano più l’erotismo che un miracolo dello
spiritismo e dello psichismo. Ho l’impressione che se veramente gli spiriti
ritornassero, lo farebbero in un altro modo!»1. Chevreuil ribatté:
«Non voglio neanche più pronunciare il nome dell’autore che, Psicosizzato
dall’Odio (sic), si è annegato nell’immondizia; per noi il suo nome non
esiste più»2. Questa indignazione, abbastanza comica, non poteva
però tener luogo di una confutazione; le accuse permangono intatte, e abbiamo
ragione di credere che siano fondate. A quel tempi si discuteva anche, da parte
degli spiritisti, sulla questione se i bambini potessero essere ammessi alle
sedute: sembra che nel «Fraternismo» essi siano esclusi dalle riunioni nelle
quali si fanno esperimenti, ma che si siano istituiti invece «corsi di bontà» (sic)
appositamente per loro3. Del resto, in una conferenza tenuta per la
«Società francese di studio dei fenomeni psichici», Paul Bodier dichiarava
senza ambagi che «niente potrebbe essere più nocivo del far assistere i bambini
alle sedute sperimentali che avvengono un po’ dappertutto» e che «lo spiritismo
sperimentale deve essere affrontato soltanto a partire dall’adolescenza»4.
Gli spiritisti un po’ ragionevoli temono perciò l’influsso nefasto che le loro
pratiche non mancherebbero di esercitare sull’animo dei bambini; ma
quest’ammissione non rappresenta forse una vera e propria condanna di tali
pratiche, il cui effetto sugli adulti non può essere meno deplorevole? Gli
spiritisti, di fatto, insistono sempre affinché lo studio dei fenomeni, così
come la teoria per mezzo della quale essi li spiegano, siano messi alla portata
di tutti, indistintamente; nulla è più contrario
1. «Les Nouveaux
Horizons de la Science et de la Pensée», febbraio 1914, p. 87.
2. «Le Fraterniste», 13 febbraio 1914.
3. Ivi, 12 dicembre 1913.
4. «Revue Spirite», marzo 1914, p. 178.
307
Errore dello spiritismo
al loro pensiero che il considerarli riservati
a una determinata élite, che potrebbe esser meglio premunita contro i
loro pericoli. D’altro canto, l’esclusione dei bambini, che potrebbe stupire
coloro che conoscono le tendenze propagandistiche dello spiritismo, si spiega
anche troppo bene quando si pensa a tutte le cose più che dubbie che accadono
in certe sedute, a proposito delle quali abbiamo riferito testimonianze
irrefutabili.
Un’altra questione, capace di gettare una
strana luce sui costumi di certi ambienti spiritistici e occultistici e che del
resto si ricollega direttamente alla questione del satanismo, è quella
dell’incubato e del succubato, a cui abbiamo fatto allusione trattando di una
inchiesta nella quale essa era stata fatta intervenire, in modo piuttosto
inatteso, a proposito del «sesso degli spiriti». Pubblicando la risposta di
Ernest Bosc allo stesso proposito, la redazione del «Fraterniste» aggiungeva in
nota: «Il Legrand, dell’Istituto n. 4 di Amiens [denominazione di un gruppo
«fraternista»] ci riferiva all’inizio di marzo del corrente anno [1914] il caso
di una ragazza vergine di diciotto anni, la quale, dall’età di dodici subisce
tutte le notti la passione di un incubo. Confidenze circostanziate e
particolareggiate stupefacenti gli sono state fatte al proposito»1.
Sfortunatamente non si dice se la ragazza avesse, contrariamente alla regola,
frequentato sedute spiritistiche; a ogni modo essa si trovava evidentemente in
un ambiente favorevole a manifestazioni di questo genere. Non decideremo se si
tratti di un caso di semplice squilibrio e allucinazione, o se sia da
considerare in qualche altro modo; a ogni buon conto esso non è l’unico: Ernest
Bosc, pur affermando con ragione che non si tratta di «disincarnati»,
assicurava che «vedove e ragazze avevano fatto confidenze assolutamente
sconvolgenti» anche a lui; ma aggiungeva prudentemente: «In questa sede non
potremmo però parlarne, trattandosi di un vero e proprio segreto esoterico non
comunicabile». Quest’ultima asserzione è semplicemente mostruosa: i segreti
veramente incomunicabili, quelli che meritano di esser detti «misteri» nel
1. «Le Fraterniste», 13 marzo 1914.
308
La questione del satanismo
senso proprio del termine, sono di tutt’altra
natura, e tali sono soltanto perché qualsiasi parola è incapace di esprimerli:
l’esoterismo vero non ha assolutamente niente a che vedere con queste sozzure1.
Ci sono però altri occultisti i quali, a questo proposito, sono lontani dalla
riservatezza di Bosc, e noi ne conosciamo uno che è giunto a pubblicare, sotto
forma di opuscolo, un «metodo pratico per incubi e succubi», nel quale, però,
si tratta soltanto di pura e semplice autosuggestione. Non insistiamo su questo
genere di cose, ma avvertiamo caritatevolmente i possibili obiettori i quali
volessero ulteriori precisazioni che avrebbero solo da pentirsene; sappiamo
troppo sul conto di taluni personaggi che posano oggi a «gran maestri» di
questa o di quell’organizzazione pseudoiniziatica, mentre farebbero molto
meglio a restarsene nell’ombra. Gli argomenti di questo tipo non sono di natura
tale che ci si dedichi volentieri a essi, ma non ci resta che constatare che
c’è gente, che sente il bisogno poco sano di mescolare cose di questo genere
con gli studi occultistici e sedicenti mistici; e vale la pena di denunciarlo,
non foss’altro che per far conoscere la mentalità di tale gente. Ovviamente non
bisogna generalizzare, ma i casi come questo sono troppo numerosi negli
ambienti «neospiritualistici» perché siano accidentali; ecco un altro pericolo
da segnalare, in quanto sembra veramente che gli ambienti di cui parliamo siano
capaci di produrre ogni sorta di squilibri mentali; anche se non ci fosse
nient’altro, si penserà ancora che l’epiteto «satanico» ‑ magari assunto in
senso figurato ‑ sia troppo forte per caratterizzare cose tanto malsane?
Un altro caso, particolarmente grave, su cui è
necessario dire qualche parola è il seguente: nel 1912, il cavaliere Le Clément
de Saint-Marcq, allora Presidente della «Federazione spiritistica belga» e
dell’«Ufficio internazionale dello spiritismo», pubblicava, con il pretesto di
uno «studio storico», un ignobile opuscolo
1. Ci sarebbe inoltre da parlare di certi casi
di «vampirismo», i quali appartengono alla più volgare stregoneria; anche se in
essi non interviene alcuna forza extraumana, si tratta comunque di cose che si
equivalgono.
309
Errore dello spiritismo
intitolato L’Eucharistie, che dedicò a
Emmanuel Vauchez, ex collaboratore di Jean Macé presso la «Lega francese
dell’insegnamento». In una lettera stampata all’inizio dell’opuscolo Emmanuel
Vauchez affermava «da parte di spiriti superiori» che «Gesù non è per niente
contento della parte che i clericali gli fanno fare»; si può da questo
giudicare la mentalità particolare di tali persone, che, oltre a essere
eminenti spiritisti, sono pure dirigenti delle associazioni di libero pensiero.
L’opuscolo venne distribuito gratuitamente, a titolo propagandistico, in
migliaia di esemplari; l’autore attribuiva al clero cattolico, così come a
tutti i cleri, pratiche di cui non possiamo qui precisare la natura, che
d’altronde egli non aveva la pretesa di biasimare, ma in cui vedeva un segreto
della massima importanza dal punto di vista religioso e addirittura politico.
Possono sembrare cose inverosimili, e sono tuttavia accadute. In Belgio1
lo scandalo fu grande; perfino molti spiritisti si indignarono e numerosi
gruppi abbandonarono la Federazione; furono chieste le dimissioni del
presidente, ma il comitato si dichiarò solidale con lui. Nel 1913 il Le Clément
de Saint-Marcq effettuò in diversi centri un giro di conferenze, che dovevano
spiegare a fondo il suo pensiero, ma che avvelenarono soltanto maggiormente gli
animi; la questione fu sottoposta al Congresso spiritistico internazionale di
Ginevra, il quale condannò formalmente la pubblicazione e il suo autore2.
Questi dovette perciò dare le dimissioni e formò, con coloro che l’avevano
seguito nel suo ritiro, una nuova setta denominata «Sincerismo», della quale
formulò questo programma: «La vera morale è l’arte di appianare i conflitti:
pace religiosa, per mezzo della divulgazione dei misteri e dell’attenuazione
del carattere dogmatico dell’insegnamento delle Chiese; pace internazionale,
per mezzo dell’unione federale di tutte le nazioni
1. In questo paese sono successe altre cose
veramente straordinarie, sempre dello stesso genere. Un esempio ne sono le
storie del Black Flag; esse non si ricollegano allo spiritismo, ma fra
tutte queste sette ci sono più ramificazioni di quanto si creda.
2. Discorso pronunciato al Congresso nazionale
spiritistico belga di Namur da Fraikin, presidente, il 23 novembre 1913.
310
La questione del satanismo
civili del mondo in una monarchia elettiva;
pace industriale, per mezzo della direzione delle imprese divisa fra capitale,
lavoro e poteri pubblici; pace sociale, per mezzo della rinuncia al lusso e
impiego dell’eccesso di reddito in opere di beneficenza; pace individuale,
attraverso la protezione della maternità e la repressione di ogni
manifestazione del sentimento di gelosia»1. Il fascicolo su L’Eucharistie
aveva già mostrato a sufficienza in che modo bisognava intendere la
«divulgazione dei misteri»; quanto all’ultimo articolo del programma, esso era
concepito in termini volutamente equivoci, che si possono però capire senza
difficoltà se si pensa alle teorie dei fautori della «libera unione». Nel
«Fraternismo» il Le Clément de Saint-Marcq trovò i più strenui difensori; senza
tuttavia avere il coraggio di approvare le sue idee, uno dei capi di questa
setta, Paul Pillaut, si schierò a favore della tesi dell’irresponsabilità,
trovando questa scusa: «Tengo a dichiarare che in qualità di “psicosista”, non
posso credere alla responsabilità del Le Clément de Saint-Marcq, strumento
accessibilissimo, come ogni altro umano, alle diverse psicosi. Influenzato in
qualche modo, egli dovette scrivere questo volumetto e pubblicarlo; non è nella
parte tangibile e visibile che bisogna cercare l’azione che produsse il
contenuto della pubblicazione incriminata»2. Occorre dire che il
«Fraternismo», il quale è in definitiva uno spiritismo dalla tendenza
fortemente protestante, dà alla sua particolare dottrina il nome di «psicosia»
ovvero «filosofia psicosistica»: le differenti «psicosi» sono «influssi
invisibili» (viene usato anche qualche volta il barbaro termine di
«influenzismo»); ce ne sono di buone e di cattive, e tutte le sedute
incominciano con una invocazione della «Buona Psicosi»3; si tratta
di una teoria spinta a tali estremi da sopprimere quasi totalmente il libero
arbitrio dell’uomo. È certo che la libertà di un essere individuale è qualcosa
di relativo e di limitato,
1. «Le Fraterniste», 28 novembre 1913.
2. Ivi, 12 dicembre 1913.
3. Verbale del primo Congresso fraternista,
tenutosi a Lilla il 25 dicembre 1913 («Le Fraterniste», 9 gennaio 1914; cfr. ivi,
21 novembre 1913).
311
Errore dello spiritismo
come l’essere in questione, ma non è il caso
di esagerare. Ammettiamo noi stessi volentieri, in certa misura e in
particolare nei casi come il presente, l’azione di influssi che possono essere
di diverse specie, e che non sono nemmeno quel che credono gli spiritisti; ma
dopo tutto il Le Clément de Saint-Marcq non è un medium ‑ a quanto noi sappiamo
‑, per aver avuto una parte di strumento esclusivamente passivo e inconscio.
Del resto, come abbiamo visto, anche fra gli spiritisti non tutti lo scusarono
così facilmente. Da parte loro i teosofisti belgi, sia detto a loro merito,
furono fra i primi a sollevare veementi proteste; sfortunatamente tale
atteggiamento non era totalmente disinteressato, giacché tutto ciò accadeva
all’epoca degli scandalosi processi di Madras1, e il Le Clément de
Saint-Marcq aveva ritenuto opportuno invocare, a sostegno della propria tesi,
le teorie che si rimproveravano al Leadbeater; era perciò urgente smentire una
solidarietà tanto compromettente. Un altro teosofista, invece, Theodor Reuss,
gran maestro dell’«Ordine dei Templari Orientali», scrisse al Le Clément de
Saint-Marcq queste significative espressioni (riproduciamo scrupolosamente il
suo gergo): «Le mando due opuscoli: Oriflammes2, nei quali
vedrà che l’Ordine dei Templari Orientali possiede le stesse conoscenze che si
ritrovano nell’opuscolo Eucharistie». Di fatto, in Oriflammes
leggiamo queste parole, pubblicate nel 1912, che chiariscono la questione: «Il
nostro Ordine possiede la chiave che apre tutti i misteri massonici ed ermetici:
si tratta della dottrina della Magia sessuale, dottrina che spiega, senza
lasciar nulla di oscuro, tutti gli enigmi della natura, tutta la simbolica
massonica, tutti i sistemi religiosi». Dobbiamo aggiungere, a questo proposito,
che il Le Clément de Saint-Marcq è un alto dignitario della Massoneria belga.
Un suo compatriota, Herman Boulenger, scriveva su un organo cattolico: «Si è
resa
1. Cfr. Le
Théosophisme cit., pp. 207-1l.
2 «L’Oriflamme», una rivistina redatta in tedesco,
è l’organo ufficiale dei vari gruppi di Massoneria «irregolare» diretti da
Theodor Reuss, della quale abbiamo parlato tracciando la storia del teosofismo
(ivi, pp. 39 e 243-4).
312
La questione del satanismo
conto, finora, la Massoneria di possedere un
così straordinario esegeta? Non lo so. Ma poiché egli dichiara che la sua
dottrina è pure il segreto della setta (e se non fossi al corrente dei suoi
metodi di documentazione potrei credere che è in un’ottima posizione per
saperlo), la sua presenza in essa è terribilmente compromettente, soprattutto
per quei membri che si sono pubblicamente sollevati contro simili aberrazioni»1.
Non vale quasi la pena di dire che nelle tesi del Le Clément de Saint-Marcq e
di Theodor Reuss non c’è assolutamente nulla di fondato. È veramente
indisponente che qualche scrittore cattolico abbia pensato di dover ammettere
una tesi analoga, nei confronti sia della Massoneria sia dei misteri antichi,
senza rendersi conto che in questo modo non faceva altro che indebolire la
propria posizione (analogamente a quanto accade quando si accetti
l’identificazione puramente immaginaria di magia con spiritismo); quello che
bisognava fare era considerarle soltanto divagazioni di qualche cervello malato,
forse più o meno «psicosizzato», come dicono i «Fraternisti», o «ossessionato»,
come diremmo noi più semplicemente. Abbiamo fatto allusione ai «metodi di
documentazione» del Le Clément de Saint-Marcq; questi modi di procedere, nei
quali fa mostra di sé la più insigne malafede, gli fruttarono una quantità di
smentite da parte di coloro che erano stati da lui imprudentemente tirati in
ballo. Fra l’altro costui si era avvalso dell’adesione di «un prete cattolico
ancora in esercizio», citando una frase estratta dal contesto in modo da farle
assumere un’accezione completamente diversa da quello che implicava, e la
definiva «una conferma formidabile»2 ; il prete in questione,
l’abate J.-A. Petit, del quale abbiamo parlato in precedenza, si affrettò a
rettificare, e lo fece in questi termini: «Ecco la frase: “La sua tesi si fonda
su una verità primordiale che lei è stato il primo, a mia conoscenza, a segnalare
al pubblico”. Presentata in questo modo, la frase sembra approvare la tesi
sostenuta dal cavaliere de Saint-Marcq. È di estrema importanza
1. «Le
Catholique», dicembre 1913.
2. Ivi, ottobre 1913.
313
Errore dello spiritismo
dissipare ogni equivoco. Di che verità
primordiale si tratta? I cattolici sostengono che nell’Eucaristia il corpo
stesso di Cristo, nato da Maria Vergine e crocifisso, è presente sotto le
specie del pane e del vino. Il cavaliere de Saint-Marcq dice: “No”, e a mio
giudizio ha ragione. Il Cristo non poteva mettervi il suo corpo, soprattutto
crocifisso, giacché l’istituzione del sacramento precedette la crocifissione.
Il Cristo è presente nell’Eucaristia tramite il principio vitale incarnatosi
nella Vergine: questo è quello che il cavaliere de Saint-Marcq ha segnalato per
primo ‑ che io sappia ‑ al pubblico, ed è questa che io chiamo “una verità
primordiale”. Su questo punto siamo d’accordo, ma la coincidenza delle nostre
idee non va oltre. Il de Saint-Marcq inserisce un elemento umano, io un
elemento spirituale con tutta la portata che san Paolo attribuisce alla parola1,
cosicché siamo l’uno agli antipodi dell’altro... ‑ Sono suo avversario
dichiarato, come testimonia la confutazione da me fatta al suo opuscolo»2.
Le interpretazioni personali dell’abate Petit, nella fattispecie, non ci
sembrano molto meno eterodosse di quando sostiene che la «risurrezione della
carne» significa la reincarnazione. Forse che egli pure può essere
completamente in buona fede quando introduce il termine «crocifisso» a
proposito del corpo di Cristo presente nell’Eucaristia? A ogni buon conto è
molta la buona volontà ‑ che egli applica a dichiararsi d’accordo, non fosse
che su un particolare punto, con il Le Clément de Saint-Marcq, per il quale
Gesù è soltanto un uomo; la sua risposta resta però una smentita formale. Oltre
a ciò, monsignor Ladeuze, rettore dell’Università di Lovanio, scrisse alla
«Revue Spirite Belge», il 19 aprile 1913, la lettera seguente: «Mi è stato
recapitato il vostro numero del l° marzo 1913, nel quale si fa allusione a un
passo dell’opuscolo L’Eucharistie pubblicato dal signor Le Clément de
Saint-Marcq, nel quale costui cita una delle mie opere per provare l’esistenza
di pratiche
1. 1 Cor. 15, 44.
2. «Le Catholique»,
dicembre 1913. La confutazione in questione era comparsa
in «La Vie Nouvelle», di Beauvais.
314
La questione del satanismo
immonde, che costituirebbero il sacramento
eucaristico. Non mi abbasserò a entrare in discussione con il signor Le Clément
de Saint-Marcq su un argomento tanto ignobile; vi prego soltanto di segnalare
ai vostri lettori... che, per interpretare il mio testo come egli fa, occorre o
essere in malafede, o ignorare la lingua latina al punto di non conoscerla
affatto. L’autore mi fa dire. per esempio (scelgo questo esempio perché è
possibile parlarne senza sporcarsi, visto che l’autore non introduce a questo proposito,
nelle mie parole, la teoria nauseabonda in questione): “La menzogna non può mai
essere ammessa, a meno che si tratti di evitare i mali temporali più
grandi”. In realtà io dicevo, nel passo in considerazione: “La menzogna non può
mai essere ammessa, nemmeno per evitare i mali temporali più grandi”.
Eccone il testo latino: “Dicendum est illud nunquam, ne ad maxima quidem
temporalia mala vitanda, fieri posse licitum”. Neanche uno studente di
quarta classe di latino potrebbe sbagliare sul senso di questo testo». Dopo
tutto questo, la denominazione di «Sincerismo» assume una sfumatura piuttosto
ironica, cosicché possiamo con ciò terminare quella che Herman Boulenger chiamò
«una storia scabrosa nella quale il lettore un po’ al corrente dei dati della
teologia mistica avrà potuto riconoscere, da quanto gli è stato rivelato, i
caratteri tradizionali dell’azione diabolica»1. Aggiungeremo
solamente che la baruffa sorta a questo proposito in seno allo spiritismo belga
non durò a lungo: il 26 aprile 1914 ebbe luogo a Bruxelles l’inaugurazione
della «Casa degli Spiritisti»; la «Lega Kardechista» e la «Federazione
Sinceristica» erano state invitate entrambe; furono pronunciati due discorsi,
il primo dal Fraikin, nuovo presidente della «Federazione Spiritistica», il
secondo dal Le Clément de Saint-Marcq; la riconciliazione era ormai cosa fatta2.
1. «Le
Catholique», dicembre 1913.
2 Il Le Clément de Saint-Marcq non ha con ciò
rinunciato alle proprie idee particolari; egli ha anzi recentemente pubblicato
un nuovo opuscolo, nel quale torna a sostenere le stesse teorie.
315
Errore dello spiritismo
Abbiamo soltanto voluto riferire qualche
fatto, che ognuno sarà libero di interpretare a suo piacere; i teologi
probabilmente saranno in grado di vedervi qualcosa di più e di diverso di
quanto potrebbe ricavarne il semplice «moralista». Per quello che ci riguarda,
non intendiamo spingere le conclusioni all’estremo, e non a noi compete porre
la questione dell’azione diretta e «personale» di Satana; ma poco ce ne
importa, giacché, quando parliamo di «satanismo» non è necessariamente in
questo modo che intendiamo le cose. In definitiva, per il punto di vista dal
quale ci poniamo, le questioni di «personificazione», se così ci si può
esprimere, sono perfettamente indifferenti; quello che vogliamo dire è in
realtà totalmente indipendente da questa particolare interpretazione, così come
da qualsiasi altra ‑ né vogliamo escluderne alcuna ‑, alla sola condizione che
corrisponda a una possibilità. A ogni modo, quelli che vediamo in tutto ciò, e
più generalmente nello spiritismo e negli altri movimenti analoghi, sono influssi
che provengono incontestabilmente da quella che alcuni chiamano la «sfera
dell’Anticristo»; anche questa denominazione può essere intesa in senso
simbolico, ma ciò non cambia la realtà e non fa sì che tali influssi siano meno
nefasti. Sicuramente coloro che partecipano a movimenti del genere, e coloro
stessi che credono di dirigerli, possono non sapere nulla di tali cose; il
pericolo maggiore è proprio questo, perché molti certamente se ne
distaccherebbero con orrore se potessero rendersi conto che si sono ridotti a
servitori delle «potenze delle tenebre». Sennonché la loro cecità è spesso
irrimediabile, e la loro stessa buona fede contribuisce ad attirare altre
vittime; non si è perciò autorizzati a dire che la massima abilità del diavolo ‑
lo si concepisca come si preferisce ‑ è di far negare la propria esistenza?
316
XI
Veggenti e guaritori
Si sa che gli spiritisti riconoscono diverse
specie di medium, che classificano e denominano secondo la specifica natura
delle loro facoltà e delle manifestazioni che producono; naturalmente le
enumerazioni che ne fanno sono piuttosto variabili, giacché è possibile
dividere e suddividere pressoché indefinitamente. Ecco una delle loro
enumerazioni, abbastanza completa: «Esistono medium i cui effetti sono fisici,
i quali provocano fenomeni materiali come rumori o colpi nei muri, apparizioni1,
spostamenti di oggetti senza contatto, apporti ecc.2; i medium
sensitivi, i quali sentono, grazie a una vaga impressione, la presenza degli
spiriti; i medium auditivi, che odono le voci dei "disincarnati",
qualche volta chiaramente, distintamente, come se fossero di persone viventi,
qualche volta sotto forma di sussurri nel loro intimo; i medium parlanti3
e i medium scriventi, che trasmettono a voce o per mezzo della scrittura ‑ e
sempre con una passività totale, assoluta ‑ le comunicazioni di oltretomba; i
medium veggenti, i quali nello stato di veglia vedono gli spiriti; i medium
musicisti, i medium disegnatori, i medium poeti, i medium guaritori ecc., i cui
nomi definiscono a sufficienza la facoltà predominante»4. C’è
1. Questo caso, che è quello dei «medium per
materializzazioni», è spesso distinto dagli altri, i quali sono considerati più
comuni e non esigono facoltà così sviluppate.
2. A questa elencazione bisognerebbe aggiungere i
fenomeni di levitazione.
3. Sono quelli chiamati più spesso «medium per
incarnazioni».
4. Félix Fabart, Histoire
philosophique et politique de l’Occulte, p. 133.
317
Errore dello spiritismo
da aggiungere che più generi di medianità
possono trovarsi accomunati in uno stesso individuo e che la medianità tipica è
quella detta «a effetti fisici», con le diverse varietà che comporta; quasi
tutto il resto ‑ come abbiamo già spiegato ‑ è assimilabile a semplici stati
ipnotici, e tuttavia di alcune categorie vale la pena di parlare un po’
diffusamente, tanto più che certuni attribuiscono loro grande importanza.
I medium sensitivi, veggenti e auditivi ‑ che
possono essere riuniti in un solo gruppo ‑ sono dagli spiritisti chiamati
medium soltanto in grazia delle loro idee preconcette: sono individui che si
suppongono dotati di «sensi iperfisici», per usare un’espressione adottata da
qualcuno; altri lo chiamano «sesto senso», senza distinguere ulteriormente,
mentre altri ancora enumerano, come altrettanti sensi diversi, la
«chiaroveggenza», la «chiarudienza» e via di questo passo. Esistono scuole che
sostengono che l’uomo, oltre i cinque sensi esterni, possiede sette sensi
interni1; a dire il vero si tratta di estensioni alquanto abusive
della parola «senso», e noi non vediamo come si possa prendere in
considerazione un altro «senso interno» oltre quello detto un tempo sensorium
commune, in altre parole, il «mentale» nella sua funzione centralizzatrice
e coordinatrice dei dati sensibili. Ammettiamo ben volentieri che
l’individualità umana possiede certe facoltà extracorporee, che esistono in
tutti allo stato latente e possono essere più o meno sviluppate in qualcuno;
queste facoltà non sono però sensi nella vera accezione del termine, e di esse
si parla per analogia con i sensi corporei perché sarebbe forse difficile fare
diversamente. Questa identificazione, quando è presa alla lettera, comporta
un’ampia parte di
1. Vogliamo alludere ad alcune organizzazioni
che sostengono di essere «rosacrociane» ma non hanno alcun rapporto storico o
dottrinale con il rosacrocianesimo autentico; come abbiamo avuto occasione di
far notare in un altro lavoro (Le Théosophisme cit., pp. 40 e 222),
questa è una delle denominazioni di cui più si abusa nella nostra epoca. Gli
occultisti, a qualunque scuola appartengano, non hanno assolutamente alcun
diritto di sostenere che derivano dal rosacrocianesimo, né del resto da
qualunque cosa presenti un carattere veramente tradizionale, esoterico o
iniziatico, sotto qualsiasi rispetto.
318
Veggenti e guaritori
illusione derivante dal fatto che coloro che
sono dotati di tali facoltà, per esprimere quello che percepiscono sono
obbligati a servirsi di termini fatti per denominare normalmente le cose
dell’ordine corporeo. Esiste però un’altra causa di illusione più completa e
più grave: negli ambienti dello spiritismo e in altre scuole
«neospiritualistiche» ci si dedica volentieri ad acquisire o a sviluppare
facoltà di questo tipo; senza neppur parlare dei pericoli che accompagnano tali
«allenamenti psichici», essenzialmente atti a squilibrare coloro che vi si
dedicano, è evidente che, in tali condizioni, si è molto spesso esposti a
prendere per «chiaroveggenza» reale ciò che è solo effetto di pura e semplice
suggestione. In alcune scuole, come nel teosofismo, l’acquisizione della
«chiaroveggenza» sembra essere considerata in qualche modo come lo scopo
supremo; l’importanza accordata a queste cose prova una volta di più che le
scuole in questione non hanno assolutamente niente di «iniziatico», nonostante
le loro pretese, poiché si tratta esclusivamente di contingenze che assumono un
aspetto molto trascurabile agli occhi di coloro che possiedono conoscenze di
ordine più profondo; è al massimo un «aspetto secondario» che costoro si
guardano bene dal ricercare in modo particolare, e che nella grande maggioranza
dei casi costituisce più un ostacolo che un vantaggio. Gli spiritisti che
coltivano queste facoltà immaginano che quelli che vedono e odono siano
«spiriti», e per questo considerano queste cose come un prodotto della
medianità; nelle altre scuole, di solito, si pensa di vedere e udire cose del
tutto diverse, il cui carattere è però non meno fantasioso. In altre parole, si
tratta sempre della rappresentazione delle teorie della scuola in cui si
producono tali fatti, e questa è una ragione sufficiente perché si possa
affermare, senza timore di sbagliarsi, che la suggestione vi ha una parte
preponderante, se non esclusiva. Maggiore fiducia si può concedere a quel che
riferiscono i «veggenti» isolati e spontanei, che non appartengono cioè ad
alcuna scuola e non si sono mai sottoposti ad allenamenti; ma anche in questo
caso molte sono le cause di errori: prima di tutto l’inevitabile imperfezione
del mezzo di espressione usato; poi le interpretazioni, che costoro
319
Errore dello spiritismo
frammischiano alle proprie visioni
involontariamente e senza rendersene conto, poiché non è possibile che non
soggiacciano ad almeno qualche vaga idea preconcetta; e infine bisogna
aggiungere che i «veggenti» di questa sorta generalmente non possiedono dati di
natura teorica e dottrinale che permetterebbero loro di raccapezzarsi
impedendogli di deformare le cose con l’intervento dell’immaginazione, che
sfortunatamente hanno spesso sviluppatissima. Quando i «veggenti» sono mistici
ortodossi, le loro naturali tendenze alla divagazione si trovano in qualche
modo compresse e ridotte al minimo; in quasi tutti gli altri casi esse hanno
libero sfogo e il risultato è spesso una confusione pressoché inestricabile. I
«veggenti» più inoppugnabili e più celebri, come ad esempio Swedenborg, sono
ben lontani dall’essere esenti da questo difetto, e non saranno mai troppe le
precauzioni da prendere per sceverare quel che le loro opere possono contenere
di realmente interessante; del resto, è sempre meglio ricorrere a fonti più
pure, giacché in fondo non c’è niente nei loro scritti che non si possa trovare
anche da altre parti, sotto forme meno caotiche e più intelligibili.
I difetti da noi indicati raggiungono il
massimo nei «veggenti» illetterati e abbandonati a se stessi, come quel
contadino del Var, Louis Michel de Figanières, i cui scritti1 sono
tanto ammirati dagli occultisti francesi. Questi ultimi vi scorgono le
«rivelazioni» più straordinarie, ed è in essi che occorre ricercare in buona
parte l’origine della «scienza viva», una delle loro principali idee fisse;
ora, tali presunte «rivelazioni» esprimono, in un gergo spaventevole, le
concezioni ‑ o meglio le rappresentazioni ‑ più grossolanamente antropomorfiche
e materializzate di Dio che mai siano state formulate, e Dio è in esse chiamato
«grande uomo infinito» e «presidente della vita» (sic) e dell’Universo
(che si è pensato bene di denominare «omniverso»)2; vi si parla a
tutto spiano di «vie di comunicazione», di «cantieri», di «digestione», di
«aromi», di
1. Clé de la
Vie, Vie universelle, Réveil des peuples.
2. Le diverse parti dell’«omniverso» sono chiamate
«universo, biniverso, triniverso, quadriverso» ecc.
320
Veggenti e guaritori
«fluidi» e così via. Ecco quel che gli
occultisti si vantano di presentarci come una cosmogonia sublime; fra altre
cose meravigliose vi si può trovare una storia della formazione della Terra,
che Papus ha adottato e fatto del suo meglio per diffondere. Non avendo nessuna
voglia di attardarci sull’argomento, ma premendoci tuttavia di dare un’idea di
simili elucubrazioni, citeremo soltanto il riassunto che ne è stato fatto dallo
spiritista belga Jobard1, nel quale è stato conservato con cura il
linguaggio particolare dell’originale: «Il nostro globo è relativamente
recente; esso è costruito con vecchi materiali raccolti sulle grandi vie di
comunicazione dell’oniniverso, con vecchi residui di pianeti messi insieme
dall’attrazione, dall’incrostazione e dall’annessione in un tutto unico di
quattro satelliti di un pianeta precedente il quale, giunto allo stato di
maturità, fu raccolto dal gran Giardiniere per essere conservato nei suoi
depositi e servire alla sua alimentazione materiale. Perché, così come l’uomo
raccoglie le frutta mature del suo giardino terrestre, il grande uomo infinito
raccoglie i frutti maturi del suo giardino omniversale, i quali gli servono
anch’essi per la sua alimentazione. Questo spiega la scomparsa di un certo
numero di astri dalla grande aiuola dei cieli, che si osserva da due secoli.
Cos’è la digestione di un frutto maturo nello stomaco del deicolo terrestre2,
se non il risveglio e la partenza delle popolazioni omuncolari cadute in
catalessi o in estasi di felicità sui mondicoli che essi (sic) hanno
formato e portato all’armonia coi loro lavori intelligenti?... Ritorniamo alla
formazione del nostro pianeta incrostativo mediante l’annessione simultanea dei
quattro vecchi satelliti: Asia, Africa, Europa e America, posti in catalessi
magnetica dall’anima collettiva celeste della nostra terra, incaricata
dell’operazione, difficile quanto l’unione di diversi piccoli regni in uno
solo, di piccole tenute in una grande. La fusione non poté farsi se non
1. Questo riassunto si trova in uno degli
articoli riprodotti nella Clé de la Vie.
2 Cioè l’uomo: Dio è un «grande uomo» e l’uomo è un
«deicolo»; espressioni dello stesso genere si trovano anche in altri autori,
per esempio in Swedenborg, ma in questi ultimi perlomeno possono essere intese
simbolicamente; qui invece tutto deve essere preso alla lettera.
321
Errore dello spiritismo
dopo lunghe trattative con le anime collettive
spirituali decadute dei quattro satelliti in questione. Soltanto la Luna, il
quinto satellite (e il più forte e più malvagio), resistette a ogni
sollecitazione e fu così causa della sua disgrazia e di quella dell’agglomerato
terrestre, nel quale il suo posto rimase fissato al centro dell’Occano Pacifico1.
Ma le anime degli astri, buone o cattive, hanno, come l’unità umana, il loro
libero arbitrio e decidono del loro destino nel bene o nel male... Per rendere
la sublime e delicata operazione dell’incrostazione meno dolorosa,
l’anima celeste della Terra, ovvero il buon germe fluidico del trapianto
incrostativo, incominciò, dicevamo, con l’anestetizzare magneticamente il
mobilio (sic) dei quattro vecchi satelliti di buona volontà. Di questo
trapianto l’Asia era il buon supporto materiale, molto più avanzata che non le
altre tre, avendo vissuto già un buon numero di secoli con tutto il mobilio
risvegliato, mentre gli altri, in parte, dormivano ancora. Gli uomini, gli
animali e tutti i germi viventi furono sottoposti ad anestesia totale durante
l’operazione sublime dei quattro globi che fondevano ‑ sotto la pressione delle
mani di Dio e dei suoi Grandi Messaggeri ‑ le loro viscere, la loro crosta, le
facce, le acque, le atmosfere, le loro anime collettive». Possiamo fermarci
qui; e non è una citazione inutile, perché fa vedere dove gli occultisti
attingono i dati per la loro pseudotradizione e il loro esoterismo da
strapazzo. Aggiungeremo che Louis Michel non deve essere considerato il solo
responsabile delle divagazioni pubblicate sotto il suo nome: egli non scriveva,
ma si limitava a dettare quello che uno «spirito superiore» gli ispirava, e le
sue «rivelazioni» erano raccolte e messe insieme dai suoi discepoli, il più
importante dei quali era un certo Charles Sardou; ovviamente l’ambiente in cui
il tutto fu elaborato era fortemente intriso di spiritismo2.
1. Altri hanno insistito su questo racconto,
sostenendo che la Luna, che occupava inizialmente il suo posto come gli altri
satelliti, se ne fuggi un po’ più tardi, ma non poté sottrarsi completamente
all’attrazione della Terra, attorno alla quale fu condannata a ruotare come
punizione per la sua rivolta!
2. Le stravaganze di Louis Michel sono state anche
ampiamente elaborate da Arthur d’Anglemont in numerose sue opere.
322
Veggenti e guaritori
I «veggenti» rivelano spesso una tendenza a
formare scuole, oppure talvolta le scuole si formano attorno a essi senza
l’intervento della loro volontà: in quest’ultimo caso capita che essi diventino
vere e proprie vittime di coloro che li circondano, i quali ‑ in modo cosciente
o no ‑ li sfruttano, come fanno gli spiritisti con tutti coloro che scoprono
possedere qualità medianiche; dicendo sfruttamento, intendiamo soprattutto
sfruttamento in senso psichico, ma le sue conseguenze non sono meno disastrose.
Perché un «veggente» possa diventare «capo scuola» in realtà e non soltanto in
apparenza, non è sufficiente che ne provi il desiderio; occorre altresì che
abbia, sui «discepoli», qualche altra superiorità oltre quella conferitagli
dalle sue facoltà anormali; non era il caso di Louis Michel, ma la sua è una
situazione che nello spiritismo è stata talvolta riscontrata. Ci fu in Francia
una scuola spiritistica con caratteristiche abbastanza peculiari, fondata e
diretta da Lucie Grange, una «veggente», conosciuta sotto il nome «mistico» di Habimélah,
o Hab per abbreviazione; questo nome le era stato dato, pare, da Mosè in
persona. In questa scuola si nutriva una particolare venerazione per il famoso
Vintras, che passava per un «profeta»1; l’organo di stampa del
gruppo, «La Lumière», che cominciò a uscire nel 1882, contava fra i suoi
collaboratori, nascosti in gran parte sotto pseudonimi, più di un personaggio
sospetto. La Grange si interessava molto di «profezie» e considerava tali le «comunicazioni»
che riceveva ella stessa; riunì in volume2 un numero abbastanza
notevole di sue «produzioni psicografiche, psicofoniche e di chiaroveggenza
naturale», come chiamava i diversi generi di medianità che possedeva
(scrittura, audizione e visione). Tali «comunicazioni» erano firmate da Cristo,
da Maria Vergine, dagli arcangeli Michele e Gabriele3, dai più
importanti
1. Cfr. l’opuscolo intitolato Le Prophète
de Tilly.
2. Prophètes et
Prophéties.
3. La Couédon, «veggente» di rue de Paradis che
ebbe il suo quarto d’ora di celebrità, si credeva ispirata dall’arcangelo
Gabriele; le sue facoltà avevano avuto origine dalla frequentazione di sedute
spiritistiche presso una certa Orsat. Naturalmente gli spiritisti di stretta
osservanza consideravano il sedicente arcangelo
323
Errore dello spiritismo
santi del vecchio e del nuovo Testamento, da
uomini illustri della storia antica e moderna. Alcune delle firme sono ancora
più strane, per esempio quella della «sibilla Pasipea, della Grotta della
Mezzaluna», o quella di «Rafana, anima del pianeta Giove». In una
«comunicazione», san Luigi ci rivela di essere stato una reincarnazione di re
Davide, e che Giovanna d’Arco era Thamar, figlia di Davide; Hab, a ciò,
aggiunge una nota: «Un accostamento significativo: Davide fu il ceppo di una
famiglia predestinata, quella dei nostri ultimi re. San Luigi presiedette ai
primi insegnamenti spiritistici e si fece, in nome di Dio, Padre del
Cristianesimo rigenerato, per mezzo della sua speciale protezione su Allan
Kardec». Accostamenti come questi sono soprattutto «significativi» della
mentalità di coloro che li fanno, e hanno un senso piuttosto chiaro per chi
conosce i retroscena politico-religiosi di certi ambienti: in questi ultimi si
era particolarmente preoccupati della questione della «sopravvivenza» di Luigi
XVII; inoltre vi si annunciava come relativamente imminente una seconda venuta
di Cristo. Si voleva forse insinuare che quest’ultimo si sarebbe reincarnato
nella nuova «razza di Davide» e sarebbe stato il «Gran Monarca» annunciato
dalla «profezia di Orval» e da alcune altre predizioni più o meno autentiche?
Non intendiamo con questo dire che simili predizioni siano, in sé,
completamente prive di valore; ma poiché sono formulate in termini poco
comprensibili, ognuno le interpreta a modo suo e da queste interpretazioni
possono venir fuori molte stranezze. Più tardi la Grange fu «guidata» da uno
«spirito» che, dicendosi egizio, si presentava sotto il nome composito di Salem-Hermès,
e le dettò un intero volume di «rivelazioni». Ciò è tuttavia molto meno
interessante delle manifestazioni aventi legami più o meno diretti con la
questione di Luigi XVII, la cui lista, a cominciare dal secolo XIX, sarebbe
piuttosto lunga, ma anche molto istruttiva per coloro che avessero la curiosità
legittima di indagare sulle realtà dissimulate sotto certe fantasmagorie.
Gabriele un semplice «disincarnato» e il suo
interprete un «medium per incarnazioni».
324
Veggenti e guaritori
Dopo aver trattato dei «veggenti», ci restano
da dire alcune parole a proposito dei «medium guaritori»: a sentire gli
spiritisti, si tratterebbe di una delle forme più alte di medianità; ecco ad
esempio quel che scrive Léon Denis, dopo aver affermato che i grandi scrittori
e i grandi artisti furono quasi tutti «ispirati» e «medium auditivi»: «Il
potere di guarire con lo sguardo, con il toccamento, con l’imposizione delle
mani è anch’esso una delle forme per mezzo delle quali si esercita sul mondo
l’azione spirituale. Dio, fonte di vita, è il principio della salute fisica,
così come quello della perfezione morale e della bellezza suprema. Certi
uomini, con la preghiera e lo slancio magnetico, attirano su di sé questo
influsso, questo irraggiamento della forza divina che scaccia i fluidi impuri,
causa di tante sofferenze. Lo spirito di carità, la dedizione spinta fino al
sacrificio, l’oblio di se stessi, sono le condizioni necessarie per acquistare
e conservare questo potere, uno dei più meravigliosi che Dio abbia dato
all’uomo... Ancora oggi un gran numero di guaritori curano più o meno
efficacemente con l’assistenza degli spiriti... Al di sopra di tutte le Chiese
umane, al di fuori di tutti i riti, di tutte le sette, di tutte le formule,
esiste un centro supremo che l’anima può raggiungere con gli slanci della
fede... In verità la guarigione magnetica non abbisogna di gesti né di formule
speciali ma solamente del desiderio ardente di alleviare le pene degli altri,
l’appello sincero e profondo dell’anima a Dio, principio e fonte di tutte le
forze»1. Un simile entusiasmo si spiega facilmente quando si pensi
alle tendenze umanitarie degli spiritisti; lo stesso autore riprende: «Come
Cristo e gli apostoli, come i santi, i profeti e i magi, ognuno di noi può
imporre le mani e guarire, se ha amore per i suoi simili e un’ardente volontà
di alleviare le loro pene... Raccoglietevi nel silenzio, soli con il paziente;
fate appello agli spiriti benevoli che dall’alto guardano ai dolori umani.
Allora dall’alto sentirete l’influsso discendere in voi e da voi pervenire al
soggetto. Un’onda rigeneratrice penetrerà spontaneamente fino alla causa del
male, e prolungando e ripetendo la vostra
1. Dans
l’Invisible, pp. 453-5.
325
Errore dello spiritismo
azione avrete contribuito ad alleviare il
fardello delle miserie terrene»1. Qui sembra che l’azione dei
«medium guaritori» sia identificata al magnetismo vero e proprio; tuttavia
esiste una differenza di cui occorre tener conto: il magnetizzatore normale
agisce per volontà propria e senza sollecitare in alcun modo l’intervento di
qualsivoglia «spirito»; gli spiritisti diranno però che è medium senza saperlo
e che l’intenzione di guarire equivale in lui a una specie di evocazione
implicita, quand’anche non creda negli spiriti. Di fatto è vero esattamente
l’inverso: è il «guaritore» spiritistico a essere un inconsapevole
magnetizzatore. Sorte spontaneamente o sviluppate con l’esercizio, le sue
facoltà sono soltanto facoltà magnetiche; ma egli, in grazia delle sue
particolari concezioni, immagina di dover fare ricorso agli «spiriti» e che
questi agiscano attraverso di lui, mentre in realtà da lui solo provengono
tutti gli effetti. Questo tipo di sedicente medianità è meno nociva delle altre
per coloro che ne sono dotati, giacché, non implicando lo stesso grado di
passività (anzi, essendo qui la passività piuttosto illusoria), non comporta un
corrispondente squilibrio. A ogni modo, sarebbe eccessivo credere che la
pratica del magnetismo, tanto in queste quanto nelle condizioni ordinarie (la
differenza è più nell’interpretazione che nei fatti), non presenti alcun
pericolo per chi vi si dedica, soprattutto se lo fa in modo abituale, per così
dire «professionalmente». Per quanto riguarda gli effetti del magnetismo, essi
sono in qualche caso realissimi, ma non bisogna esagerarne l’efficacia: non
crediamo che esso possa guarire né alleviare indistintamente tutte le malattie,
e per di più ci sono temperamenti totalmente refrattari a esso; inoltre talune
guarigioni devono essere imputate alla suggestione, o addirittura
all’autosuggestione più che al magnetismo. Quanto al valore relativo di questo
o quell’altro modo di operare, si può discuterne (e le diverse scuole
magnetiche non se lo fanno certo ripetere. per non parlare degli ipnotizzatori,
i
1. Ivi, p. 199.
326
Veggenti e guaritori
quali non sono più unanimi)1; a
ogni buon conto esso non può essere completamente indifferente come pretende
Léon Denis, a meno che non si tratti di un magnetizzatore con facoltà
particolarmente potenti, costituenti per così dire un dono naturale. Questo
caso, il quale dà precisamente l’illusione della medianità (supponendo che si
conoscano e si accettino le teorie spiritistiche) in quanto non richiede alcuno
sforzo volontario, è probabilmente quello dei «guaritori» più celebri, salvo
naturalmente quando si tratti di una reputazione usurpata e si sia invece di
fronte a un caso di ciarlataneria, come è talvolta anche accaduto. Infine, per
quanto riguarda la spiegazione dei fenomeni magnetici, non è in questa sede che
dobbiamo occuparcene; è però scontato che la teoria «fluidica» ‑ condivisa
dalla maggioranza dei magnetizzatori ‑ è inaccettabile. Abbiamo già fatto
osservare come di qui sia pervenuta allo spiritismo la concezione di tutte le
specie di «fluidi»: si tratta di un’immagine estremamente grossolana, e
l’intervento degli «spiriti», che gli spiritisti vi sovrappongono, è
un’assurdità.
La concezione spiritistica per quanto riguarda
i «medium guaritori» è particolarmente chiara nel «fraternismo», nel quale i
medium di questa categoria occupano il primo posto; sembra inoltre che tale
setta debba a essi la propria origine, se dobbiamo credere a quanto scriveva
nel 1913 Paul Pillault: «Appena cinque anni or sono, ad Auby, nel mio studio e
qualche volta anche nel mio domicilio, facevo alcune prove sulle mie qualità
1 Non vogliamo affrontare qui la controversa
questione dei rapporti tra ipnotismo e magnetismo: storicamente il primo deriva
dal secondo, ma i medici, i quali già avevano negato la possibilità del
magnetismo, non potevano, senza ledere la propria dignità, adottarlo senza
impartirgli un nome nuovo; del resto il magnetismo è meno circoscritto
dell’ipnotismo, in quanto opera spesso su soggetti in stato di veglia e si
serve meno della suggestione. Possiamo citare, quali esempi delle discussioni a
cui alludevamo, le dispute, nel campo dei magnetizzatori, tra fautori e
avversari della «polarità»; nel campo degli ipnotizzatori, la diatriba tra le
scuole della Salpêtrière e di Nancy. Nell’uno e nell’altro campo i risultati
ottenuti dagli esperimentatori sui loro soggetti concordano sempre con le
teorie proprie a ciascuno di essi, e questo prova che la suggestione esercita
un’azione capitale, anche se spesso involontaria.
327
Errore dello spiritismo
di guaritore che il nostro buon fratello dello
spazio (sic), Jule Medon, aveva scoperto in me e invitato a praticare.
Riuscii a portare a termine numerose cure fra le più diverse, da quella della
cecità a quella del semplice mal di denti. Felice dei risultati ottenuti,
risolvetti di farne profittare il maggior numero possibile di miei simili. Fu
allora che il nostro direttore Jean Béziat si associò a me e fondammo a
Sin-le-Noble (vicino a Douai) l’Institut général psychosique, dal quale
ebbe origine l’Institut des Forces psychosiques n. 1 e (nel 1910) il
nostro giornale “Le Fraterniste”»1. Pur seguitando a occuparsi di
guarigioni, presto si giunse ad avere preoccupazioni più estese (si noti che
non diciamo più elevate, visto che si tratta soltanto di «moralismo»
umanitario), come indica questa dichiarazione del Béziat: «Incitiamo la scienza
a tentare ricerche nel campo spiritistico, e se riusciremo finalmente a
convincerla a occuparsene, essa troverà; e quando avrà trovato e provato, sarà
l’Umanità intera ad aver incontrato la felicità. Perciò “Le Fraterniste” non è
soltanto il giornale più interessante, ma il più utile del mondo. È da esso che
c’è da aspettarsi la tranquillità e la gioia dell’Umanità. Dimostrata che sia
la fondatezza dello spiritismo, la questione sociale sarà pressoché risolta»2.
Se l’autore è sincero, si tratta veramente di affermazioni di un’incoscienza
sconcertante. Ma veniamo alla teoria delle «guarigioni fluidiche
psicosistiche»: essa fu esposta al tribunale di Béthune il 17 gennaio 1914, in
occasione del processo per esercizio illegale di medicina intentato nei
confronti di due «guaritori» di questa scuola, il Lesage e il Lecomte, i quali
però furono assolti, in quanto non prescrivevano medicamenti. Ecco le parti
essenziali delle loro dichiarazioni: «Curano gli ammalati con l’imposizione
delle mani, con gesti e invocazione mentale simultanea alle forze buone
dell’astrale3. Non prescrivono medicine, né firmano ricette: non si
1. «Le Fraterniste», 26 dicembre 1913.
2 Ivi, 19 dicembre 1913. Segnaliamo che il
pacifismo e il femminismo hanno una parte speciale nel programma di questa
rivista.
3. Si osserverà come i «Fraternisti», che sono
piuttosto «eclettici» facciano talvolta ricorso alla terminologia occultistica.
328
Veggenti e guaritori
riscontra perciò cura nel senso medico della
parola, né massaggio, ma trattamento per mezzo di una forza fluidica che non è
costituita dall’impiego del magnetismo ordinario, ma da quello che si potrebbe
chiamare magnetismo spiritistico (psicosismo), vale a dire captazione da parte
del guaritore di forze veicolate da spiriti buoni, e trasmissione di tali forze
verso il malato, il quale risente un gran miglioramento, od ottiene la completa
guarigione, secondo i casi, e in un lasso di tempo molto variabile... Nel corso
degli interrogatori il presidente chiede spiegazioni riguardo al laboratorio
nel quale si trovano i flaconi di acqua magnetizzata, preparata dai
guaritori... L’acqua magnetizzata ha soltanto, dal punto di vista della
guarigione, un’importanza relativa: non è essa che guarisce, ma sono gli
spiriti che cacciano il male»1. Del resto, si cerca di persuadere
gli stessi medici che, quando capita loro di guarire i malati, è alle «psicosi»
che va il merito senza che essi se ne accorgano; questo viene loro dichiarato
solennemente nei termini seguenti: «È la Psicosi che guarisce, Signori; il
guaritore ne è il semplice strumento. Anche voi siete l’oggetto di psicosi, ma
per voi è utile che quelle buone si dirigano dalla vostra parte, come sono
venute dalla nostra»2. Facciamo notare ancora questa singolare
spiegazione del Béziat: «Possiamo affermare che una malattia, di qualunque
genere sia, è una delle numerose varietà del Male, con la M maiuscola. Il
guaritore, per mezzo del fluido che infonde nel paziente con le sue buone
intenzioni, uccide o soffoca il Male in generale. Ne risulta perciò che
insieme a esso soffoca la varietà, cioè la malattia. Ecco il segreto»3.
È veramente molto semplice, perlomeno in apparenza, o piuttosto molto
semplicistico; ma altri «guaritori» trovano più semplice ancora negare il male:
è il caso di certe sette americane come i «Mental Scientists» e i «Christian
Scientists», ed è pure questa l’opinione degli antoinisti, di cui riparleremo
più avanti. I «fraternisti» si spingono fino a fare
1. «Le Fraterniste», 23 gennaio 1914.
2. Ivi, 19 dicembre 1913.
3. Ivi, 19 dicembre 1913.
329
Errore dello spiritismo
intervenire la «forza divina» nelle proprie
guarigioni, ed è ancora il Béziat a proclamare «la possibilità di guarire i
malati con l’uso di energie astrali invisibili, per ricorso a quella Grande
Forza Dispensatrice Universale che è Dio»1. Se così fosse, si
potrebbe domandargli perché sentono il bisogno di ricorrere agli «spiriti» e
alle «forze dell’astrale», invece di rivolgersi a Dio direttamente ed
esclusivamente. Ma già abbiamo visto quale tipo di Dio in evoluzione sia quello
in cui credono i «fraternisti»; sempre a questo proposito c’è qualcosa di molto
significativo che ci preme riferire: il 9 febbraio 1914 Sébastien Faure tenne
ad Arras la conferenza sulle «dodici prove dell’inesistenza di Dio», che
ripeteva un po’ dappertutto. Il Béziat prese la parola dopo di lui, dichiarando
di «perseguire fondamentalmente lo stesso fine», rivolgendogli le sue
«congratulazioni più sincere», e invitando tutti i presenti ad «associarsi
sinceramente a lui nella realizzazione di un programma così umanitario». Approfittando
della cronaca che il suo giornale pubblicò dell’avvenimento, il Béziat aggiunse
queste riflessioni: «Coloro che, come Sébastien Faure, negano il Dio Creatore
della Chiesa, tanto più si avvicinano, secondo noi, al vero Dio, che è la Forza
Universale impulsiva dei mondi... Non abbiamo quindi alcun timore nel formulare
questo paradosso: se i Sébastien Faure non credono più nel Dio dei clericali, è
perché credono più di altri nel Dio reale. Noi affermiamo che nello stato
attuale dell’evoluzione sociale, questi negatori sono più divini di tanta altra
gente, perché vogliono più giustizia e più felicità per tutti... Da ciò
concludo che se Sébastien Faure non crede più a Dio, è unicamente perché è
riuscito a conoscerlo maggiormente, o a ogni modo a sentirlo di più, dacché ne
vuol praticare le virtù»2 Da allora in poi sono accadute a Sébastien
Faure alcune disavventure che mostrano fin troppo bene come intendesse
«praticarne le virtù»; decisamente, i «fraternisti», difensori del Le Clément
de Saint-Marcq, hanno delle strane amicizie.
1. Ivi, 10 aprile 1914.
2. Ivi, 20 febbraio 1914.
330
Veggenti e guaritori
Molte altre scuole spiritistiche più o meno
indipendenti furono fondate o dirette da «medium guaritori»: citeremo come
esempio A. Bouvier, di Lione, il quale univa nelle sue teorie il magnetismo e
il kardechismo, e aveva una rivista dal titolo «La Paix universelle», dalla
quale fu lanciato quello stravagante progetto del «Congresso dell’Umanità» di
cui abbiamo parlato altrove1. Sul frontespizio di questa rivista
figuravano le seguenti due massime: «La conoscenza esatta di sé genera l’amore
per i nostri simili»; «Nel mondo non esiste culto più elevato di quello della
verità». Non è privo di interesse rilevare che la seconda è la trascrizione
quasi letterale (a esclusione della parola «religione», sostituita da «culto»)
della divisa della Società Teosofica. Del resto il Bouvier, il quale finì con
l’aggregarsi al «fraternismo», era, a differenza di quel che accade
generalmente, in ottimi rapporti con gli occultisti; vero è però che costoro
hanno per i «guaritori» una venerazione almeno altrettanto esagerata quanto
quella degli spiritisti. Il famoso «Maestro sconosciuto» della scuola di Papus,
al quale abbiamo già fatto allusione, non era in fondo nient’altro che un
«guaritore», che per di più non possedeva alcuna conoscenza di carattere
dottrinale. A ogni modo, egli appare soprattutto una vittima del ruolo che gli
fu imposto: la verità è infatti che Papus non aveva bisogno di un «Maestro»
(non per sé, almeno, ché non ne voleva), ma di qualcuno da poter presentare
come tale per dare alle sue organizzazioni l’apparenza di un fondamento serio,
in modo da far credere che dietro di lui ci fossero «potenze superiori» delle
quali era il rappresentante autorizzato; tutta la fantasiosa storia degli
«inviati del Padre» e degli «spiriti dell’appartamento di Cristo» in fondo non
ha mai avuto altra ragion d’essere. In queste condizioni non c’è da stupirsi se
gli ingenui ‑ che nell’occultismo sono folla ‑ hanno creduto di poter
annoverare fra i «dodici Grandi Maestri sconosciuti della Rosa-Croce» altri
«guaritori», assolutamente privi di intellettualità, come il «Padre Antoine» e
l’alsaziano Francis Schlatter; di ciò abbiamo parlato in altra
1. Le
Théosophisme cit., pp. 171-3.
331
Errore dello spiritismo
occasione1. Sempre nella stessa
scuola ce ne sono altri che, se pure non posti così in alto, sono tenuti in
grande considerazione; uno di questi è colui a proposito del quale Papus ha
introdotto questa nota in una delle sue opere: «A fianco dello spiritismo
dobbiamo segnalare gli adepti della teurgia, e soprattutto Saltzman, quali
propagatori dell’idea della reincarnazione. Nel suo bel libro, Magnétisme
spirituel, Saltzman apre magnifici orizzonti a tutti gli spiriti dediti
alla ricerca»2. In realtà Saltzman è soltanto uno spiritista un po’
dissidente, che non ha proprio nulla dell’«adepto» nel significato vero della
parola; quella che è chiamata «teurgia» non ha il minimo punto in comune con
ciò che gli antichi intendevano con lo stesso termine, e che egli ignora nel
modo più totale. Questo ci ricorda un personaggio piuttosto ridicolo, che fu
una celebrità parigina ed era chiamato «lo zuavo Jacob»: anche questi aveva
pensato di chiamare «teurgia» una volgare mistura di magnetismo e di
spiritismo. Nel 1888 pubblicò una specie di rivista il cui titolo, nonostante
l’inusitata lunghezza, merita di essere integralmente trascritto: «Rivista
teurgica, scientifica, psicologica e filosofica, la quale tratta
particolarmente dell’igiene e della guarigione tramite i fluidi e dei pericoli
delle pratiche mediche, clericali, magnetiche, ipnotiche eccetera, sotto la
direzione dello zuavo Jacob»; basta questo per dare un’idea sufficientemente
chiara della sua mentalità. Su questo personaggio ci accontenteremo di
riportare l’apprezzamento di un autore totalmente favorevole allo spiritismo:
«Lo zuavo guaritore era sulla cresta dell’onda. Entrai in relazione con lui, ma
non ebbi gran tempo per rallegrarmene. Sosteneva
1. Ivi, p. 260.
2. La Réincarnation,
p. 173. Potremmo inoltre parlare di un gruppo costituito
recentemente da un occultista che ha la pretesa di rinchiudersi in un
misticismo «cristico», come lo chiama, e nel quale la cura a pretese
«teurgiche» degli ammalati sembra essere analogamente una delle preoccupazioni
dominanti. Sempre nello stesso ordine di idee, esiste ancora un’organizzazione
ausiliaria del martinismo, costituita in Germania dal dottor Theodor Krauss (Saturnus),
con la denominazione di «Ordine terapeutico, alchemico e filantropico dei
Samaritani Sconosciuti»; ricorderemo, per finire, l’esistenza di un «Ordine dei
Guaritori» fra le numerose affiliazioni della Società teosofica.
332
Veggenti e guaritori
di operare per influsso degli spiriti, e
quando arrischiai qualche obiezione si arrabbiò e per ridurmi a tacere se ne
uscì in insulti e grossolanità degni di uno scaricatore di porto; miseri
argomenti sulla bocca di un apostolo. Scrivo “apostolo”, giacché egli si diceva
inviato da Dio per “guarire fisicamente gli uomini, come Cristo era stato
inviato per guarirli moralmente”. Molta gente si ricorderà di questa sua tipica
frase. lo fui, questo è vero, testimone di miglioramenti stupefacenti avvenuti
istantaneamente in malati abbandonati dal medici. Vidi, fra gli altri casi,
quello di un paralitico che, portato sulle spalle da un facchino perché non
poteva più muovere né braccia né gambe, si mise a camminare da solo, senza
appoggi né stampelle... appena il tempo, però, di lasciare la camera del
guaritore, vale a dire finché fu in sua presenza. Appena varcata la porta il
poveretto ricadde inerte e dovette essere riportato via com’era venuto. Per
sentito dire, così come per aver visto, le cure del famoso zuavo erano soltanto
pseudoguarigioni, e i suoi clienti tornando a casa loro ricuperavano
invariabilmente tutte le infermità delle quali li aveva sbarazzati in sua
presenza, con una in più: lo scoramento. A ogni buon conto, non gli riuscì mai
di guarirmi da quella che chiamava la mia “cecità morale”, e a tutt’oggi
persisto nel credere che il segreto del suo influsso sui malati consistesse non
nell’assistenza degli spiriti, come sosteneva, ma nella deplorevole educazione
di cui faceva mostra. Spaventava i clienti con sguardi furibondi, al quali
aggiungeva di tanto in tanto epiteti salaci. Forse era un domatore, non un
taumaturgo»1. Si trattava perciò, tutto sommato, di un certo potere
di suggestione unito a una forte dose di ciarlataneria; qualcosa di abbastanza
analogo troveremo nella storia dell’Antoinismo, alla quale pensiamo di dedicare
un capitolo a parte, data la straordinaria diffusione di questa setta, e anche
perché si tratta di un caso veramente tipico, atto a giudicare dello stato
mentale di alcuni nostri contemporanei. Non intendiamo con ciò dire che tutti i
«guaritori» siano nelle stesse condizioni: certamente ce ne sono
1. Fabart cit.,
pp. 173-4.
333
Errore dello spiritismo
la cui sincerità è rispettabilissima e dei
quali non contestiamo le reali facoltà, anche se ci rammarichiamo che quasi
tutti cerchino di spiegarle con teorie più che sospette; è curioso, inoltre,
come si possa constatare che queste facoltà si ritrovano quasi sempre
sviluppate in persone poco intelligenti. Per finire, coloro che sono soltanto
«suggestionatori» possono ottenere, in certi casi, risultati più duraturi delle
cure dello zuavo Jacob, così come un’appropriata messinscena può agire
efficacemente su certi ammalati. Ci sarebbe addirittura da domandarsi se i
ciarlatani più manifesti non finiscano con il suggestionare se stessi e credere
in qualche misura ai poteri straordinari che si attribuiscono. Comunque stiano
le cose, ci preme ripetere ancora una volta che tutto quel che è «fenomeno» non
prova assolutamente niente dal punto di vista teorico; è perfettamente inutile
invocare a favore di una dottrina le guarigioni ottenute dalle persone che la
professano, e del resto si potrebbero in egual modo sostenere le opinioni più
contraddittorie, ciò che dimostra abbastanza bene come tali argomentazioni
siano senza portata; quando è in causa la verità o la falsità delle idee ogni
considerazione extraintellettuale deve essere considerata inefficace e senza
valore.
334
XII
L’antoinismo
Louis Antoine nacque nel 1846 nella provincia
di Liegi, da una famiglia di minatori. Fu egli stesso dapprima minatore, poi
diventò operaio metallurgico; dopo un soggiorno di alcuni anni in Germania e in
Polonia ritornò in Belgio e si stabili a Jemeppe-sur-Meuse. Dopo la perdita
dell’unico figlio, Antoine e la moglie incominciarono a fare dello spiritismo;
presto, l’ex minatore, benché quasi analfabeta, si ritrovò a capo di un gruppo,
chiamato dei «Vendemmiatori del Signore», presso il quale funzionava un vero e
proprio ufficio di comunicazione con i morti (vedremo in seguito che questa
istituzione non è unica nel suo genere). Pubblicò inoltre una specie di
catechismo spiritistico, completamente copiato. nelle sue parti costituenti,
dalle opere di Allan Kardec. In seguito Antoine aggregò alla sua impresa ‑ che
non sembra essere stata del tutto disinteressata ‑ un gabinetto di
consultazione «per la cura di ogni malattia e afflizione morale e fisica»,
posto sotto la direzione di uno «spirito» che si faceva chiamare dr. Carita.
Dopo un certo periodo di tempo scopri di avere facoltà di «guaritore» tali che
gli permettevano di sopprimere ogni evocazione e di «operare» direttamente da
solo; questo cambiamento fu dopo poco seguito dalla rottura con gli spiritisti,
rottura i cui motivi non furono mai chiari. A ogni buon conto, da questo scisma
doveva nascere l’antoinismo; al Congresso di Namur, nel novembre 1913, Fraikin,
presidente della «Federazione Spiritistica Belga», dichiarò testualmente:
«L’antoinismo, per ragioni poco confessabili,
335
Errore dello spiritismo
rifiutò sempre di unirsi a noi». È permesso
supporre che queste «ragioni poco confessabili» fossero soprattutto di
carattere commerciale, se così si può dire, e che Antoine trovasse più
conveniente fare completamente a modo suo, fuori di ogni controllo che avrebbe
potuto essergli d’impaccio. Per gli ammalati che non potevano venirlo a trovare
a Jemeppe, Antoine fabbricava un medicamento che chiamava «liquore Coune»
al quale attribuiva il potere di guarire indistintamente tutti i disturbi; ciò
gli procurò un processo per esercizio illegale della medicina ed egli fu
condannato a una piccola ammenda. Sostituì allora il liquore con acqua
magnetizzata, la quale non poteva venire qualificata come medicamento, poi con
carta magnetizzata, di più facile trasporto. Nel frattempo i malati che
accorrevano a Jemeppe diventavano talmente numerosi che gli fu necessario
rinunciare a curarli individualmente con applicazioni o con la semplice
imposizione delle mani, e dovette istituire la pratica delle «operazioni»
collettive. A questo punto Antoine, che fino a quel momento aveva parlato
solamente di «fluidi», fece intervenire la «fede» come fattore essenziale nelle
guarigioni da lui compiute, e incominciò a insegnare che l’unica causa di tutti
i mali fisici era l’immaginazione. Conseguentemente proibì ai suoi discepoli
(giacché da allora in poi assunse l’atteggiamento del fondatore di setta) di
ricorrere alle cure dei medici. Nel libro da lui intitolato Révé1ation,
egli immagina che un discepolo gli ponga questa domanda: «Qualcuno a cui è
passato per la mente di rivolgersi a un medico viene da lei dicendo: “Se non
miglioro dopo questa visita andrò dal tal medico”. Lei constata la sua
intenzione e gli consiglia di fare a modo suo. Perché agisce in questo modo? Ho
incontrato ammalati che dopo aver seguito questo consiglio hanno dovuto tornare
da lei». Antoine risponde in questi termini: «Alcuni ammalati possono avere
l’idea di andare dal medico prima di consultare me. Se mi accorgo che hanno più
fiducia nel medico il mio dovere è di mandarglieli. Se non ottengono in questo
modo la guarigione, è perché il pensiero, presente in loro, di venire da me, fa
ostacolo all’opera del medico, così come quello
336
L’antoinismo
di andare dal medico può fare ostacolo alla
mia. Altri ammalati inoltre mi possono domandare se un certo rimedio potrebbe
giovar loro. Un pensiero del genere falsifica in un baleno tutta la mia
operazione: esso è la prova che non hanno fede sufficiente, che non posseggono
la certezza che anche senza medicine io posso dar loro quello di cui hanno
bisogno... Il medico può soltanto dare il risultato dei propri studi, e questi
ultimi hanno per fondamento la materia. La causa perciò rimane, e il male
ricomparirà, poiché tutto quel che è materia può guarire solo temporaneamente».
Si legge inoltre in altri passi: «È con la fede nel guaritore che l’ammalato
trova la propria guarigione. Il dottore può credere nell’efficacia delle
droghe, ma queste non servono a nulla per chi ha fede... La fede è il rimedio
unico e universale, essa penetra colui che si vuole proteggere, fosse anche
lontano mille miglia». Tutte le «operazioni» (è il termine di prammatica)
terminano con la formula: «Le persone che hanno fede guariscono o migliorano».
Tutto questo assomiglia molto alle teorie della «Christian Science», fondata
nel 1866 in America dalla Baker Eddy; gli antoinisti, al pari dei «Christian
Scientists», hanno talvolta avuto difficoltà con la giustizia per aver lasciato
morire degli ammalati senza far nulla per curarli. Nello stesso paese di
Jemeppe le autorità municipali rifiutarono più volte di concedere permessi di
inumazione. Questi smacchi non scoraggiarono affatto gli antoinisti e non
impedirono alla setta di prosperare e di svilupparsi, non solo in Belgio, ma in
tutto il nord della Francia. Il «Padre Antoine» morì nel 1912 e lasciò la
successione alla propria vedova, che era chiamata la «Madre», e a uno dei suoi
discepoli, il «Fratello» Deregnaucourt; entrambi fecero un viaggio a Parigi,
verso la fine del 1913, per inaugurare un tempio antoinista, e in seguito ne
inaugurarono un altro a Monaco. Quando scoppiò la prima guerra mondiale, il
«culto antoinista» era sul punto di essere riconosciuto legalmente in Belgio,
il che avrebbe avuto come effetto di far passare gli stipendi dei suoi ministri
a carico dello stato; la richiesta fatta a questo fine era espressamente
sostenuta dal partito socialista e da due capi
337
Errore dello spiritismo
della massoneria belga, i senatori Charles
Magnette e Goblet d’Alviella. Vale la pena sottolineare gli appoggi, motivati
soprattutto da ragioni politiche, che riceveva l’antoinismo, i cui aderenti
erano quasi esclusivamente reclutati negli ambienti operai; del resto, già in
un’altra occasione1 abbiamo riportato una prova della simpatia che i
teosofisti gli testimoniano, mentre gli spiritisti «ortodossi» sembrano
considerarlo un elemento di disordine e di divisione. Aggiungeremo che durante
la guerra si raccontavano strane cose sul modo in cui i tedeschi rispettavano i
templi antoinisti; naturalmente i membri della setta attribuivano tali fatti
alla protezione postuma del «Padre», tanto più che costui aveva solennemente
dichiarato: «La morte è la vita; essa non mi può allontanare da voi, e non mi
impedirà di avvicinarmi a tutti quelli che hanno fiducia in me, al contrario».
Ma quel che è da notare nel caso di Antoine
non è la sua carriera di «guaritore», la quale presenta più di una
rassomiglianza con quella dello zuavo Jacob: la ciarlataneria dell’uno fu più o
meno simile a quella dell’altro, e se entrambi ottennero alcune guarigioni
reali, molto probabilmente esse furono dovute più alla suggestione che a
facoltà speciali; è indubbiamente per questo che era così necessario avere la
«fede». Maggiormente degno di attenzione è il fatto che Antoine abbia avuto le
pretese di un fondatore di religione, e che abbia avuto, sotto questo aspetto,
un successo veramente straordinario, a onta della nullità dei suoi
«insegnamenti», i quali sono soltanto una vaga mescolanza di teorie
spiritistiche e di «moralismo» protestante, spesso redatti, per di più, in un
gergo quasi inintelligibile. Uno dei passi più caratteristici è una specie di
decalogo intitolato «dieci frammenti in prosa dell’insegnamento rivelato da
Antoine il Guaritore»; benché si abbia cura di avvertire che il testo è «in prosa»,
esso è impaginato come nei «versi liberi» di alcuni poeti «decadenti» e qua e
là si possono scoprire delle rime. Vale la pena di riprodurlo:
1. Le
Théosophisme cit., pp. 259-60.
338
L’antoinismo
Dio parla:
Principio primo:
Se mi amate
non lo insegnate a nessuno,
perché sapete che io risiedo
soltanto nell’uomo.
Non potete affermare che esista
una bontà suprema se mi isolate dal prossimo.
Principio secondo:
Non credete in colui che di me vi parla,
in cui è l’intenzione di convertirvi.
Se rispettate tutte le credenze
e chi non ne ha,
saprete, nonostante l’ignoranza,
più di quel che egli potrebbe dirvi.
Principio terzo:
Non farete la morale a nessuno,
sarebbe provare
che non agite bene,
perché essa non si insegna con la parola
ma con l’esempio,
e il non vedere il male in niente.
Principio quarto:
Non dite mai che fate la carità
a qualcuno che vi sembra nella miseria:
sarebbe far intendere
che sono senza considerazione, che non sono
buono,
che sono padre cattivo,
sono un avaro,
che non toglie la fame ai suoi rampolli.
Se vorrete agire verso i vostri simili
come veri fratelli,
non farete la carità che a voi stessi,
lo dovete sapere.
Poiché niente c’è di bene fuori della
solidarietà,
avrete fatto soltanto, verso di loro,
il vostro dovere.
339
Errore dello spiritismo
Principio quinto:
Cercate sempre di amare chi chiamate
«il vostro nemico»:
è per insegnarvi a conoscervi
che ve lo metto sul cammino.
Vedete in voi il male più che in lui:
sarà il miglior rimedio.
Principio sesto:
Quando vorrete conoscere la causa
delle vostre sofferenze,
a cui siete soggetti sempre a ragione,
la troverete nella incompatibilità della
intelligenza per la coscienza,
che tra loro instaura termini di paragone.
Non potrete provare sofferenza
che non sia per farvi notare
che l’intelligenza si oppone alla coscienza;
è ciò che importa non ignorare.
Principio settimo:
Cercate di compenetrarvene
perché anche la più piccola sofferenza è
dovuta alla vostra
intelligenza che vuole sempre di più
possedere;
essa si fa della clemenza un piedistallo,
e vuole che tutto le sia subordinato.
Principio ottavo:
Non vi lasciate dominare dalla vostra intelligenza
la quale cerca solo di elevarsi
sempre più;
essa calpesta la coscienza,
adducendo che la materia è, che
causa le virtù,
mentre contiene soltanto la miseria
delle anime che voi chiamate
«abbandonate»,
che agirono soltanto per soddisfare
la propria intelligenza che le ha sviate.
340
L’antoinismo
Principio nono:
Tutto quel che per voi è utile, per il presente così come per l’avvenire,
se non avrete dubbi,
vi sarà dato per sovrammercato.
Educatevi, vi ricorderete il passato,
vi tornerà alla memoria
che vi è stato detto: «Bussate, vi aprirò.
Io sono nel conosci te stesso...».
Principio decimo:
Non crediate di far sempre
bene quando date assistenza a un fratello;
potreste fare il contrario,
frenare il suo progresso.
Sappiate che una grande prova
sarà la vostra ricompensa,
se lo umiliate e vi fate rispettare.
Quando volete agire,
non abbiate cieca fiducia in quello che
credete,
anche questo vi potrebbe far deviare;
fondatevi sempre sulla coscienza
che vuol dirigervi, essa non può ingannarvi.
Tali presunte «rivelazioni» assomigliano in
tutto alle «comunicazioni» spiritistiche, sia per il loro stile sia per il loro
contenuto; è ovviamente inutile farne un commento esteso o darne una
spiegazione particolareggiata. D’altronde non è neppure certo che il «Padre
Antoine» abbia sempre capito quello che diceva, e le sue oscurità sono forse
una delle ragioni del suo successo. Quello che vale la pena far notare è
soprattutto l’opposizione che egli volle instaurare tra l’intelligenza e la
coscienza (quest’ultimo termine è verosimilmente da intendere in senso morale),
e il modo in cui volle associare l’intelligenza e la materia. C’è di che far
contenti i sostenitori di Bergson, anche se in fondo un accostamento simile è
ben poco lusinghiero. Comunque, è abbastanza comprensibile che l’antoinismo
dichiari apertamente il suo disprezzo per l’intelligenza e arrivi a denunciarla
341
Errore dello spiritismo
quale causa di tutti i mali: essa, nell’uomo,
rappresenta il demonio, così come la coscienza rappresenta Dio; ma grazie
all’evoluzione tutto finirà con l’aggiustarsi: «Con il progresso, ritroveremo
nel demonio il Dio vero e nell’intelligenza la lucidità della coscienza».
Infatti il male non esiste in realtà; esiste soltanto la «visione del male»,
vale a dire che è l’intelligenza a dare origine al male dove lo vede; l’unico
simbolo del culto antoinistico è un «albero della visione del male». Ecco
dunque perché non bisogna «vedere il male in nulla», perché in tal modo esso
cessa di esistere; in particolare non si deve vederlo nella condotta del
prossimo, ed è così che occorre comprendere l’obbligo di «non fare la morale a
nessuno», interpretando questa espressione secondo il suo significato popolare.
È evidente che Antoine non poteva pretendere di impedire di fare della morale,
proprio lui che, in fondo, altro non fece. A ciò aggiungeva, è vero, precetti
di igiene, ma questo in fondo era compreso nella sua parte di «guaritore»; a
questo proposito ricorderemo che gli antoinisti sono vegetariani, così come i
teosofisti e i membri di numerose altre sette con tendenze umanitarie; non
possono però essere considerati «zoofili», giacché è loro severamente proibito
tenere animali in casa: «Dobbiamo sapere che l’animale esiste soltanto in
apparenza; esso non è che l’escremento della nostra imperfezione... (sic).
Quanto andiamo errati se ci attacchiamo all’animale; è un gran peccato [nel
dialetto vallone, che parlava abitualmente, Antoine diceva «un dubbio»], perché
l’animale non è degno di dimorare dove risiedono gli umani». La materia stessa
esiste soltanto in apparenza; non è che un’illusione prodotta
dall’intelligenza: «Diciamo che la materia non esiste perché ne abbiamo
superata l’immaginazione»; in questo modo essa si identifica con il male: «Un
atomo di materia è per noi una sofferenza». Antoine si spinge fino a
dichiarare: «Se la materia esiste, non può esistere Dio». Ecco com’egli spiega
la creazione della Terra: «Soltanto l’individualità di Adamo creò il nostro
mondo (sic). Adamo fu spinto a costituirsi un’atmosfera e a costruire la
propria abitazione, il nostro globo, così come voleva averlo». Citeremo qualche
altro aforisma riferentesi all’intelligenza: «Le
342
L’antoinismo
conoscenze non sono sapere, esse non ragionano
se non di materia... L’intelligenza, considerata dall’umanità la facoltà più
invidiabile sotto ogni punto di vista, è soltanto il ricettacolo della nostra
imperfezione... Vi ho rivelato che in noi esistono due individualità, l’io
cosciente e l’io intelligente; una reale, l’altra apparente... L’intelligenza è
solo il fascio di molecole da noi chiamato cervello... A mano a mano che
progrediamo, demoliamo una parte dell’io intelligente e ricostruiamo sull’io cosciente».
Tutto ciò è non poco incoerente; l’unica idea che se ne trae, se pur si può
chiamarla idea, potrebbe essere formulata così: bisogna eliminare
l’intelligenza a favore della «coscienza», cioè della sentimentalità. Gli
occultisti francesi sono giunti nell’ultimo periodo a un atteggiamento quasi
simile; però non avevano la scusante di essere analfabeti, anche se vale la
pena notare che l’influsso di un altro «guaritore» su di loro ebbe
probabilmente la sua importanza.
Per essere coerente con se stesso Antoine
avrebbe dovuto limitarsi all’enunciazione di precetti morali del genere di
questi, inscritti nei suoi templi: «Un unico rimedio può guarire l’umanità: la
fede. Dalla fede nasce l’amore: quell’amore che ci indica nei nostri nemici Dio
stesso. Non amare i propri nemici significa non amare Dio; giacché è l’amore
che portiamo ai nostri nemici che ci rende degni di servirlo; è il solo amore
che ci faccia veramente amare, perché è puro e vero». È questa, a quanto pare,
l’essenza della morale antoinista; il resto sembra essere abbastanza elastico:
«Siete liberi, agite come vi sembra meglio, chi fa il bene trova il bene.
Infatti noi usufruiamo di un tale libero arbitrio, che Dio ci lascia fare di
lui quello che vogliamo». Ma Antoine pensò di dover formulare alcune teorie di
un altro genere, ed è soprattutto qui che egli tocca il colmo del ridicolo;
ecco un esempio, tratto da un opuscolo intitolato l’Auréole de la Conscience:
«Vi dirò come dobbiamo intendere le leggi divine e come esse possono agire su
di noi. Voi sapete che si riconosce che la vita è dappertutto; se esistesse il
vuoto, anche il nulla avrebbe la sua ragion d’essere. Posso ancora affermare
una cosa, ed è che l’amore esiste anch’esso dappertutto, e
343
Errore dello spiritismo
così come c’è l’amore, c’è l’intelligenza e la
coscienza. L’amore, l’intelligenza e la coscienza riuniti costituiscono
un’unità, il grande mistero, Dio. Per farvi comprendere che cosa sono le leggi
devo ritornare a quello che ho già ripetuto riguardo ai fluidi: ce ne sono
tanti quanti i pensieri; noi possediamo la facoltà di manipolarli e di
definirne le leggi, con il pensiero, secondo il nostro desiderio di agire.
Quelli che imponiamo ai nostri simili, nello stesso modo si impongono a noi.
Queste sono le leggi interne, chiamate generalmente leggi di Dio. Quanto alle
leggi esterne, dette leggi di natura, esse sono l’istinto della vita che si
manifesta nella materia, si riveste di tutte le sfumature, assume forme
numerose, incalcolabili, secondo la natura del germe dei fluidi ambientali.
Così è per tutte le cose: tutte hanno il loro istinto, perfino gli astri che si
librano nello spazio infinito, si dirigono con il contatto dei fluidi e
descrivono istintivamente le loro orbite. Se Dio avesse stabilito leggi per
andare a lui, esse sarebbero un ostacolo per il nostro libero arbitrio; o
relative o assolute, esse sarebbero state obbligatorie, giacché non avremmo
potuto dispensarcene per arrivare al fine. Ma Dio lascia a ciascuno la facoltà
di stabilire le proprie leggi, secondo la necessità; è un’altra prova del suo
amore. Tutte le leggi devono avere soltanto la coscienza come fondamento. Non
diciamo perciò “leggi di Dio”, bensì “leggi della coscienza”. Questa
rivelazione discende dai principi stessi dell’amore, di quell’amore che
trabocca da ogni parte, che risiede nel centro degli astri e nel fondo degli
oceani, di quell’amore il cui profumo si manifesta dappertutto, che alimenta
tutti i regni della natura e mantiene l’equilibrio e l’armonia in tutto
l’universo». Alla domanda: «Da dove viene la vita?», Antoine risponde: «La vita
è eterna, essa è dappertutto. 1 fluidi esistono anch’essi all’infinito e
dall’eternità. Noi siamo immersi nella vita e nei fluidi come il pesce
nell’acqua. I fluidi si susseguono l’un l’altro e sono sempre più eterei; si
distinguono in funzione dell’amore; dovunque questo esiste c’è vita, giacché
senza vita l’amore perde la propria ragion d’essere. È sufficiente che due
fluidi siano in contatto per mezzo di un certo grado di calore solare perché i
loro due germi di vita si
344
L’antoinismo
dispongano a entrare in rapporto. Così la vita
si crea un’individualità e diventa operante». Se si fosse chiesto all’autore di
queste elucubrazioni di spiegarsi in un modo un po’ più intelligibile, egli
avrebbe indubbiamente risposto con questa frase, che ripeteva in ogni
occasione: «Voi vedete solo l’effetto: cercate la causa». Non bisogna
dimenticare di aggiungere che l’Antoine aveva avuto cura di conservare, dello
spiritismo kardechista degli inizi, non solo la teoria dei «fluidi», che
abbiamo visto esprimere a modo suo, ma pure, con l’idea del progresso, quella
della reincarnazione: «L’anima imperfetta rimane incarnata finché non abbia
superato la sua imperfezione... Prima di lasciare il corpo che sta morendo,
l’anima ne ha già preparato un altro per reincarnarsi... I nostri cari che
riteniamo scomparsi lo sono soltanto in apparenza; noi non smettiamo un solo
momento di vederli e di intrattenerci con loro. La vita corporea è soltanto
un’illusione».
Agli occhi degli antoinisti quello che più
importa nell’«insegnamento» del loro «Padre», è l’aspetto «moralistico»; tutto
il resto è accessorio. La prova di ciò è contenuta in un foglio propagandistico
dal titolo: «Rivelazione proveniente dal Padre Antoine, il grande guaritore
dell’Umanità, per chi ha fede», che noi trascriveremo testualmente:
«L’Insegnamento del Padre ha come fondamento l’amore, esso rivela la legge
morale, la coscienza dell’umanità; esso ricorda all’uomo i doveri che deve
compiere verso i suoi simili; quand’anche fosse limitato al punto di non
poterlo capire, egli potrà, tramite il contatto con coloro che lo diffondono,
compenetrarsi dell’amore che ne discende; quest’ultimo gli ispirerà intenzioni
migliori e farà germogliare in lui sentimenti più nobili. La religione, dice il
Padre, è l’espressione dell’amore attinto nel seno di Dio, il quale ci fa amare
indistintamente tutto. Non perdiamo mai di vista la legge morale, poiché grazie
a essa noi sentiamo la necessità di migliorarci. Non tutti siamo giunti allo
stesso grado di sviluppo intellettuale e morale, e Dio pone sempre i deboli sul
nostro cammino per darci l’occasione di riavvicinarci a Lui. Fra di noi ci sono
esseri privi di ogni facoltà, i quali hanno bisogno del nostro
345
Errore dello spiritismo
appoggio; il dovere ci impone di venir loro in
aiuto nella misura in cui crediamo in un Dio buono e misericordioso. Il loro
sviluppo non permette loro di praticare una religione il cui insegnamento è al
di fuori della loro comprensione, ma il nostro modo di agire nei loro confronti
li richiamerà al rispetto che a essa è dovuto e li spingerà a ricercare
l’ambiente più profittevole per il loro progresso. Se vorremo attirarli a noi
per mezzo di una morale che riposa su leggi inaccessibili alla loro comprensione
li disorienteremo, li demoralizzeremo, e la minima istruzione che la riguardi
sarà per loro insopportabile; finiranno con il non capire più nulla; dubitando
della religione, ricorreranno al materialismo. Ecco perché l’umanità sta
perdendo ogni giorno di più la vera credenza in Dio a favore della materia. Il
Padre ha rivelato che un tempo era tanto raro incontrare un materialista quanto
oggi un vero credente1. Finché ignoreremo la legge morale, mediante
la quale possiamo guidare noi stessi, la trasgrediremo. L’Insegnamento del
Padre ragiona di questa legge morale, ispiratrice di tutti i cuori dediti alla
rigenerazione dell’Umanità; esso interessa non soltanto coloro che hanno fede
in Dio ma tutti gli uomini indistintamente, credenti e non credenti, a qualsiasi
livello appartengano. Non crediate che il Padre richieda l’istituzione di una
religione che costringa i suoi adepti in un circolo, li obblighi a praticare la
sua dottrina, a osservare un certo rito, a rispettare una certa forma, a
seguire una qualsiasi opinione, ad abbandonare la loro religione per venire a
Lui. Non è così: noi istruiamo coloro che si rivolgono a noi riguardo a quello
che abbiamo capito dell’Insegnamento del Padre e li esortiamo alla pratica
sincera della religione nella quale hanno fede, affinché possano acquisire gli
elementi morali in rapporto con la loro capacità di comprendere. Sappiamo che
la credenza può fondarsi solo sull’amore; ma dobbiamo sempre sforzarci di amare
e non di farci amare, perché è questa la calamità più grande.
1. Veramente per questo non c’era bisogno di
una «rivelazione»; ma gli antoinisti naturalmente non sanno che il materialismo
data soltanto dal secolo XVIII.
346
L’antoinismo
Quando saremo compenetrati dell’Insegnamento
del Padre, non vi saranno più dissensi tra le religioni, perché non ci sarà più
indifferenza, tutti ci ameremo, perché avremo finalmente capito la legge del
progresso, avremo lo stesso rispetto per tutte le religioni e per la stessa
miscredenza, persuasi che nessuno potrebbe farci del male e che se vorremo
essere utili ai nostri simili dovremo dimostrar loro che professiamo una buona
religione, rispettiamo la loro e vogliamo loro bene. Saremo allora convinti che
l’amore nasce dalla fede, che è la verità; ma non la possiederemo fino al
momento in cui non avremo più la pretesa di averla». Il documento finisce con
la seguente frase, stampata a grandi caratteri: «L’Insegnamento del Padre è
l’Insegnamento di Cristo rivelato nella nostra epoca per mezzo della fede». Con
la stessa incredibile assimilazione finiva anche l’articolo, tratto da una
pubblicazione teosofistica, da noi citato in altra occasione: «Il Padre non ha
altra pretesa che di rinnovare l’insegnamento di Gesù di Nazaret, troppo
materializzato nella nostra epoca dalle religioni che fanno risalire se stesse
a questo grande Essere»1. Questa pretesa è di una tale audacia che
soltanto l’incoscienza può scusarla; tenuto conto del livello mentale che essa
rivela negli antoinisti, non è il caso di stupirsi eccessivamente che essi
siano giunti a una vera e propria deificazione del loro fondatore, e ciò
addirittura quando questi era ancora vivente; non è un’esagerazione da parte
nostra, e ne abbiamo la testimonianza in questo estratto da una delle loro
pubblicazioni: «Sostenere che Antoine è un gran signore non equivarrebbe invece
a sminuirlo? Si ammetterà, io spero, che noi, suoi adepti, che siamo al
corrente del suo lavoro, abbiamo nel suoi confronti pensieri di tutt’altro
genere. Voi interpretate troppo intellettualmente, cioè troppo materialmente,
il nostro modo di vedere, e giudicando perciò senza conoscenza di causa non
potete capire il sentimento che ci anima. Ma chiunque abbia fede nel nostro
buon Padre apprezza quello che Egli è nel suo giusto valore perché lo considera
moralmente. Possiamo chiedergli tutto
1. «Le Théosophe», 1 dicembre 1913.
347
Errore dello spiritismo
quello che vogliamo: ce lo dà
disinteressatamente. Tuttavia ci è permesso agire a modo nostro, senza affatto
ricorrere a Lui, giacché Egli ha il più grande rispetto per il libero arbitrio;
mai Egli ci impone alcunché. Se teniamo al suo consiglio è perché: siamo
convinti che Egli sa tutto ciò di cui abbiamo bisogno, e che noi invece
ignoriamo. Non sarebbe infinitamente preferibile rendersi conto del suo potere
prima di voler screditare il nostro modo di agire nel suoi confronti? Egli
veglia su di noi come un buon Padre. Quando, indeboliti dalla malattia, ci
rechiamo da Lui pieni di fiducia, Egli ci conforta, ci guarisce. Se siamo
annichiliti sotto i colpi delle pene morali più tremende, Egli ci risolleva e
riporta la speranza nei nostri cuori doloranti. Se la perdita di un essere caro
lascia nelle nostre anime un vuoto immenso, il suo amore lo riempie e ci
richiama al dovere. Egli possiede il balsamo per eccellenza, il vero amore che
appiana ogni difficoltà, che scavalca ogni ostacolo, che sana ogni piaga, ed Egli
lo prodiga a tutta l’umanità, perché è più medico dell’anima che del corpo. No,
noi non vogliamo fare di Antoine il Guaritore un grande signore; facciamo di
Lui il nostro salvatore. Meglio, Egli è il nostro Dio, giacché vuole soltanto
essere il nostro servitore».
Ed è abbastanza, per un argomento in sé così
privo di interesse; ma è terribile la facilità con cui tali insensatezze si
diffondono nella nostra epoca: in pochi anni l’antoinismo ha raccolto migliaia
di aderenti. In fondo, la ragione di un simile successo, come di altri successi
dello stesso genere, è che corrispondono a qualcuna delle tendenze proprie
dello spirito moderno; ma sono precisamente tali tendenze che inquietano,
poiché costituiscono la negazione vera e propria dell’intellettualità, e non si
può non ammettere che attualmente stiano guadagnando terreno. Il caso
dell’antoinismo, come abbiamo detto, è assolutamente tipico; fra le molteplici
sette pseudoreligiose formatesi in circa mezzo secolo ce ne sono altre
analoghe, ma questa presenta la singolarità di essere nata in Europa, mentre la
maggior parte delle altre, perlomeno di quelle che hanno avuto successo, sono
originarie dell’America. Alcune di esse, come la «Christian
348
L’antoinismo
Science», sono riuscite a prendere radici in
Europa, e nella stessa Francia in questi ultimi anni1; anche questo
è un sintomo dell’aggravamento di quello squilibrio mentale di cui la comparsa
dello spiritismo segna in qualche modo il momento iniziale; e anche quando tali
sette non siano derivate direttamente dallo spiritismo, com’è il caso
dell’antoinismo, le tendenze che si manifestano in esse sono nondimeno in larga
misura le stesse.
1. Cfr. Le
Théosophisme cit., p. 259.
349
XIII
La propaganda spiritistica
Abbiamo già accennato alle tendenze
propagandistiche degli spiritisti; portarne le prove è inutile perché tali
tendenze, sempre intimamente legate a preoccupazioni «moralistiche», sono
sciorinate apertamente in tutte le loro pubblicazioni. Del resto, e l’abbiamo
già detto, un atteggiamento di questo genere si comprende molto meglio negli
spiritisti che nelle altre scuole «neospiritualistiche» aventi pretese di
esoterismo: proselitismo ed esoterismo sono in evidente contraddizione; ma gli
spiritisti, i quali sono penetrati del più puro spirito democratico, sotto
questo aspetto sono molto più logici. Non vogliamo tornare su questo punto, ciò
nonostante sarà bene mettere in evidenza alcune caratteristiche della
propaganda spiritistica e far vedere come tale propaganda sappia,
all’occorrenza, farsi insinuante al pari di quella delle sette di più o meno
diretta ispirazione protestante: in fondo, tutto ciò procede da una stessa
mentalità.
Gli spiritisti credono di poter invocare
l’espansione della loro dottrina a prova della sua verità; già Allan Kardec
scriveva: «Coloro che vanno dicendo che le credenze spiritistiche minacciano di
invadere il mondo, ne proclamano con ciò la potenza, perché un’idea senza
fondamento e priva di logica non potrebbe diventare universale; perciò, se lo
spiritismo si insedia dappertutto, se trova i suoi aderenti soprattutto nelle
classi illuminate, come tutti riconoscono, è che possiede un fondo di verità»1.
È
1. Le Livre
des Esprits, p. 454.
350
La propaganda spiritistica
un’argomentazione cara ad alcuni filosofi
moderni, l’appellarsi al preteso «consenso universale» per provare la verità di
un’idea; ma niente potrebbe essere più insignificante; anzitutto, non ci sono
dubbi che l’unanimità non si realizzerà mai, e quand’anche si realizzasse non
ci sarebbero mezzi per constatarlo; ne consegue che di fatto si pretende che la
maggioranza debba avere ragione. Ora, nella sfera intellettuale ci sono molte
probabilità che nella maggior parte dei casi avvenga esattamente il contrario,
giacché gli uomini di intelligenza mediocre sono sicuramente i più numerosi e,
d’altronde, su qualunque argomento gli incompetenti costituiscono l’enorme
maggioranza. Temere il dilagare dello spiritismo equivale perciò a
riconoscergli la potenza della massa, la potenza cioè di una forza cieca e
bruta; perché certe idee si diffondano con tale facilità, occorre che siano di
qualità molto inferiore, e se si fanno accettare non significa che ciò avvenga
in virtù di una forza logica, ma in quanto vi si annette qualche interesse
sentimentale. Quanto poi a sostenere che lo spiritismo recluti i suoi aderenti
«soprattutto nelle classi illuminate», questo è certamente falso. Vero è che
bisognerebbe sapere con precisione che cosa si intende con tali parole, e che le
persone cosiddette «illuminate» possono esserlo solo in modo molto relativo;
nulla infatti è più penoso dei risultati di una mezza cultura. Abbiamo già
detto, del resto, che la stessa adesione di certi scienziati più o meno
«specialisti» non ha, ai nostri occhi, maggior valore di prova, giacché essi
possono trovarsi esattamente sullo stesso piano della massa quando si tratti di
una materia nella quale non hanno competenza. A ogni buon conto anche questi
sono casi eccezionali, giacché la stragrande maggioranza della clientela
spiritistica è incontestabilmente di un livello mentale assai basso. Certo è
che le teorie dello spiritismo sono alla portata di tutti, e alcuni vogliono
vedere in questo un segno di superiorità; ecco per esempio quanto si legge in un
articolo che abbiamo già ricordato in precedenza: «Mettete davanti a un operaio
che non ha avuto la fortuna di fare studi approfonditi un capitolo di un
trattato metafisico sull’esistenza di Dio, con tutta la sequela delle prove
ontologiche,
351
Errore dello spiritismo
fisiche, morali, estetiche1. Cosa
ne capirà? Assolutamente nulla. Con informazioni di questo genere sarà
condannato senza remissione a rimanere nella più completa ignoranza... Se lo si
fa invece assistere a una seduta spiritistica, o se gli si racconta, o ancora
se egli legge in una rivista quello che avviene in una di esse, afferrerà
immediatamente, senza difficoltà, senza bisogno di spiegazioni... Lo
spiritismo, in virtù della sua semplicità, che gli permette di diffondersi
dappertutto, raccoglierà numerosi ammiratori... Il bene non potrà che
continuare a progredire, se tutti comprendono la veracità della dottrina
spiritistica»2. Questa vantata «semplicità», giudicata così degna di
ammirazione, noi la chiamiamo mediocrità e indigenza intellettuali; quanto poi
all’operaio che si pensa bene di tirare in ballo, in mancanza di un’istruzione
religiosa elementare della quale ci si guarda prudentemente dal considerare la
possibilità, crediamo che anche «la più completa ignoranza» sarebbe di gran
lunga preferibile alle illusioni e alle follie dello spiritismo: colui che non
sa nulla di una questione e colui che ne ha soltanto idee false sono egualmente
ignoranti, ma la situazione del primo è avvantaggiata rispetto a quella del
secondo, anche senza parlare dei pericoli particolari inerenti al caso in
questione.
Nel loro delirio di proselitismo, gli
spiritisti hanno a volte pretese assolutamente stupefacenti: «La nuova
rivelazione», esclama Léon Denis, «si manifesta al di fuori e al di sopra di
tutte le Chiese. Il suo insegnamento si rivolge a tutte le razze della terra.
Dappertutto gli spiritisti proclamano i principi sui quali esso si fonda. Su
tutte le regioni del globo passa la gran voce che chiama l’uomo al pensiero di
Dio e alla vita futura»3. Provino gli spiritisti a predicare le loro
teorie agli orientali:
1. Tutto ciò non ha ovviamente rapporto con la
vera metafisica; l’autore chiama con questo nome le banalità della filosofia
universitaria, ed è facile da qui vedere fin dove si spingano, secondo lui, gli
«studi approfonditi»: un libro di testo di liceo è, ai suoi occhi, del più
elevato livello intellettuale concepibile!
2. J. Rapicault, Spiritisme
et Métaphysique, in «Le Monde Psychique», gennalo 1912.
3. Christianisme et
Spiritisme, pp. 277-8.
352
La propaganda spiritistica
vedranno come saranno accolte! La verità è che
lo spiritismo si rivolge esclusivamente agli occidentali moderni; soltanto da
loro si può far accettare, essendo un prodotto della loro mentalità; e le
tendenze che esso incarna sono di fatto le tendenze grazie alle quali tale
mentalità si differenzia da tutte le altre: ricerca del «fenomeno», credenza
nel progresso, sentimentalismo e «moralismo» umanitario, assenza totale di
intellettualità vera. In ciò è tutta la ragione del suo successo, e la sua
stessa stupidità ne costituisce la forza maggiore (intesa nel senso di forza
bruta, come dicevamo poc’anzi) e gli vale un numero così grande di aderenti.
Sono del resto gli apostoli della «nuova rivelazione» a insistere soprattutto
sul suo carattere sentimentale, «consolante» e «moralizzatore»; dice Léon
Denis: «Questo insegnamento può soddisfare tanto gli animi più raffinati quanto
i più modesti, ma si rivolge soprattutto a coloro che soffrono, a coloro che
sono curvi sotto il peso di un carico troppo pesante o sotto prove penose, a
tutti coloro che hanno bisogno di una fede virile che li sostenga lungo il
cammino, nei loro travagli, nei loro dolori. Esso si rivolge alla folla degli
umani. La folla si è fatta incredula e diffidente nei confronti di tutti i
dogmi, di tutte le credenze religiose, perché sente che è stata ingannata per
secoli. Tuttavia in essa permangono sempre aspirazioni confuse verso il bene,
un bisogno innato di progresso, di libertà e di luce, che faciliterà il nascere
della nuova idea e la sua azione rigeneratrice»1. I sedicenti animi
«raffinati» che lo spiritismo può soddisfare sono veramente poco difficili da
accontentare; ma prendiamo nota che esso intende soprattutto rivolgersi alla
folla, e osserviamo di sfuggita la pomposa fraseologia «progresso, libertà, luce»,
la quale è comune a tutte le sette di questo genere ed è in qualche modo uno di
quei «marchi» sospetti dei quali dicevamo. Citeremo un altro brano dello stesso
autore: «Lo spiritismo ci rivela la legge morale, traccia la nostra linea di condotta
e tende a riavvicinare gli uomini, con la fraternità, la solidarietà e la
comunanza di vedute. A tutti esso mostra uno scopo più degno
1. Ivi, pp. 319-20.
353
Errore dello spiritismo
e più elevato di quello perseguito finora.
Esso porta con sé un nuovo sentimento della preghiera, un bisogno di amare, di
lavorare per gli altri, di arricchire la nostra intelligenza e il nostro
cuore... Venite a dissetarvi a questa fonte celeste, o voi tutti che soffrite,
o voi tutti che avete sete di verità. Essa farà scendere nelle vostre anime
un’onda rinfrescante e rigeneratrice. Da essa vivificati, voi sosterrete più
gioiosamente le lotte dell’esistenza; saprete vivere e morire in modo
dignitoso»1. Ma non è di verità che ha sete la gente a cui si
rivolgono appelli come questo, è di «consolazione»; se trovano che qualcosa è
«consolante», o ne vengono persuasi, si affrettano a crederci, ma la loro
intelligenza non vi partecipa per nulla; lo spiritismo sfrutta la debolezza
umana, approfitta del fatto di trovarla troppo spesso, nella nostra epoca,
priva di ogni indirizzo superiore, e fonda le sue conquiste sul peggiore dei
decadimenti. In condizioni come queste non comprendiamo troppo bene che cosa
autorizzi gli spiritisti a scagliarsi, come fanno così volentieri, contro, per
esempio, l’alcolismo: ci sono persone che trovano anche nell’ubriachezza il
sollievo e l’oblio delle proprie sofferenze. Se i «moralisti», con le loro
frasi altisonanti sulla «dignità umana», si indigneranno a questo paragone, li
inviteremo a fare il censimento dei casi di pazzia dovuti, da una parte
all’alcolismo e dall’altra allo spiritismo; tenendo conto del numero totale
rispettivo degli alcolizzati e degli spiritisti e facendo la proporzione,
proprio non sappiamo da quale parte penderà la bilancia.
Il carattere democratico dello spiritismo si
afferma con la sua propaganda negli ambienti operai, che la sua «semplicità»
gli rende particolarmente accessibili: è in essi che sette come quella del
«fraternismo» reclutano quasi tutti i loro aderenti, e il caso dell’antoinismo
è notevole anche sotto questo aspetto. D’altronde c’è da credere che i minatori
del Belgio e della Francia del nord costituiscano un terreno più fertile d’ogni
altro; a questo proposito riporteremo ancora il seguente passo tratto da un’opera
di Léon Denis: «È uno spettacolo confortante vedere
1. Après la
mort, pp. 417-20.
354
La propaganda spiritistica
ogni domenica affluire a Jumet (Belgio), da
ogni parte del bacino di Charleroi, numerose famiglie di minatori spiritisti.
Si raggruppano in un ampia sala, dove, dopo i preliminari d’uso, ascoltano con
raccoglimento le istruzioni che le loro guide invisibili fanno loro giungere
per bocca dei medium addormentati. È per mezzo di uno di questi, un semplice
operaio minatore semianalfabeta ‑ il quale si esprime abitualmente in dialetto
vallone ‑ che si manifesta lo spirito del canonico Xavier Mouls, prete di gran
valore e di alte virtù, al quale si deve la volgarizzazione del magnetismo e
dello spiritismo nei coron [villaggi di minatori] del bacino. Mouls,
dopo prove crudeli e dure persecuzioni, ha lasciato questa terra ma il suo
spirito veglia continuamente sui suoi cari minatori. Tutte le domeniche egli si
impossessa degli organi del suo medium favorito e dopo una citazione dei testi
sacri, di eloquenza tutta sacerdotale, sviluppa per un’ora davanti a essi, nel
più puro francese, l’argomento scelto, parlando al cuore e all’intelligenza
degli ascoltatori, esortandoli al dovere, alla sottomissione alle leggi divine.
L’impressione prodotta su questa brava gente è quindi grande; lo stesso accade
in tutti gli ambienti dove lo spiritismo è praticato in modo serio dagli umili
di questo mondo»1. Non ci sarebbe alcun interesse a continuare in
questa citazione, al cui proposito facciamo una semplice considerazione: si sa
quanto sia violento l’anticlericalismo degli spiritisti; basta però che un
prete sia in rivolta più o meno aperta contro l’autorità ecclesiastica perché
essi si affrettino a celebrarne il «grande valore», l’«alta virtù», e via di
questo passo. Nello stesso modo Jean Béziat prese le difese dell’abate Lamire2;
e ci sarebbero interessanti ricerche da fare sulle relazioni più che cordiali
intercorrenti o intercorse fra i fomentatori di scismi e i «neospiritualisti»
di diversa scuola.
Gli spiritisti, inoltre, così come i
teosofisti, cercano di estendere la loro propaganda anche all’infanzia;
ovviamente, come abbiamo già visto, molti di loro non si azzardano ad ammettere
1. Christianisme
et Spiritisme, pp. 329-30.
2. «Le Fraterniste», 8 maggio 1914.
355
Errore dello spiritismo
i bambini alle sedute sperimentali, tuttavia
si sforzano di inculcare in loro le teorie, le quali sono in fondo ciò che
costituisce lo spiritismo. Abbiamo già segnalato i «corsi di bontà» istituiti
dai «fraternisti»; questa denominazione odora incontestabilmente di
umanitarismo protestante1; nell’organo di stampa di questa setta
leggiamo ancora quanto segue: «Sappiamo che l’idea delle sezioni infantili si
va facendo strada, né abbiamo trascurato l’educazione fraternista dei
fanciulli. Educare il bambino, com’è stato così spesso detto e scritto,
significa preparare il fraternismo di domani. Lo stesso bambino si dimostra un
eccellente propagandista nelle scuole e nel proprio ambiente; egli può fare
molto per la nostra opera. Impariamo perciò a dirigerlo su questa buona strada
e incoraggiamo le sue buone disposizioni»2. Accostiamo queste parole
a quelle pronunciate in altra circostanza da Jean Béziat, direttore dello
stesso giornale: «Non è forse insopportabile vedere ai giorni nostri inculcare
nei fanciulli certe concezioni religiose, e soprattutto ‑ cosa più grave ancora
‑ imporre loro il compimento di atti religiosi prima che abbiano intera
coscienza di quel che fanno, atti di cui più tardi si rammaricheranno
profondamente?»3. Per cui ai bambini bisogna impartire non
un’istruzione religiosa ma spiritistica: lo spirito di concorrenza che anima le
sette pseudoreligiose non potrebbe manifestarsi in modo più evidente. Sappiamo
inoltre che ci sono spiritisti i quali, nonostante i consigli che vengono loro
dati, fanno partecipare i bambini alle sedute sperimentali e, non contenti di
questo, arrivano a sviluppare in essi la medianità e soprattutto la «veggenza»;
si indovinano senza fatica quali potranno essere gli effetti di pratiche del
genere. Del resto, le «scuole per medium», anche quelle per adulti,
costituiscono un vero e proprio pericolo pubblico; queste istituzioni, che
funzionano
1. Abbiamo ricordato in un altro studio (Le
Théosophisme cit., p. 230) le «Leghe della Bontà» di ispirazione
chiaramente protestante, che i teosofisti appoggiano entusiasticamente.
2. «Le Fraterniste», 19 giugno 1914 (discorso del
delegato del gruppo di Anzin all’assemblea generale delle Fraternità, 21 maggio
1914).
3. Ivi, 27 marzo 1914 (conferenza tenuta a
Sallaumines il 15 marzo 1914).
356
La propaganda spiritistica
spesso sotto la copertura di «società di
studi», sono meno rare di quanto si possa credere, e se lo spiritismo
continuerà a estendere la sua opera devastatrice, le prospettive sono poco
rassicuranti: «Un’organizzazione pratica dello spiritismo», scrive Léon Denis,
«comporterà in avvenire la costituzione di speciali “case”, nelle quali i
medium troveranno, oltre ai mezzi materiali d’esistenza, le soddisfazioni dello
spirito e del cuore, le ispirazioni dell’arte e della natura, tutto ciò che
potrà segnare le loro facoltà di un carattere di purezza, di elevazione,
facendo regnare attorno a essi un’atmosfera di pace e di fiducia»1.
Sappiamo anche troppo bene che cosa intendono gli spiritisti per «purezza» e
per «elevazione», cosicché questi «asili speciali» corrono il grosso rischio di
assomigliare ad asili per alienati; sfortunatamente i loro ospiti non vi
resteranno rinchiusi indefinitamente, sicché presto o tardi se ne partiranno a
diffondere all’esterno la loro pazzia sommamente contagiosa. Imprese simili di squilibramento
collettivo sono già avvenute in America2, e da poco se ne stanno
realizzando in Germania; in Francia ci sono stati finora solo tentativi di più
modeste proporzioni, ma le cose si svilupperanno certamente se non vi si porrà
molta attenzione.
Una delle nostre affermazioni è stata che lo
spiritismo sfrutta tutte le sofferenze per procurare aderenti alle sue
dottrine; questo vale anche per la sofferenza fisica, in virtù delle imprese
dei «guaritori»: i «fraternisti», in particolare, considerano «le guarigioni un
potente mezzo di propaganda»3. Ecco come: un malato, non sapendo più
a chi rivolgersi, si reca da un «guaritore» spiritista; lo stato d’animo in cui
egli si trova lo predispone in modo naturale a ricevere senza resistenze gli
«insegnamenti» con i quali questi non mancherà da gratificarlo e che gli
saranno presentati, eventualmente, come tali da facilitargli la guarigione.
1. Dans
l’Invisible, p. 59.
2. Non parliamo soltanto degli Stati Uniti ma anche
del Brasile, nel quale fu fondata una «scuola per medium» nel 1902.
3. «Le Fraterniste», 22 maggio 1914.
357
Errore dello spiritismo
Di fatto, al processo di Béthune, di cui
abbiamo parlato, fu fatta questa dichiarazione: «Benché ciò faciliti
notevolmente le guarigioni, facendogliene comprendere il meccanismo, i malati
non sono obbligati ad abbonarsi al giornale “Le Fraterniste”»1; ma
quand’anche non ne siano obbligati, si potrà almeno consigliarli a farlo, e
d’altro canto la propaganda verbale è ancor più efficace. Se non avviene alcun
miglioramento, il malato sarà invitato a tornare, e sarà persuaso che se le
cose vanno male è perché non ha «fede»; egli giungerà forse a «convertirsi» per
semplice desiderio di guarire, e più sicuramente ancora se avrà sentito il più
piccolo miglioramento che gli paia dover essere ‑ a ragione o a torto ‑
attribuito all’azione del «guaritore». Rendendo pubbliche le guarigioni
ottenute (se ne trova sempre qualcuna, soprattutto se si è poco esigenti in
fatto di controlli), si attirano altri ammalati, senza contare che anche fra la
gente in buona salute c’è sempre qualcuno che si fa impressionare da questi racconti
e per poco che abbia già in simpatia lo spiritismo crede di trovare in essi la
prova della sua verità. Ciò è conseguenza di una strana confusione: anche
supponendo che un uomo possegga facoltà di «guaritore» ‑ incontestabili e forti
finché si vuole ‑ esse non hanno alcuna relazione con le idee da lui
professate, e la spiegazione che egli stesso dà delle proprie facoltà può
essere totalmente errata; perché ci si senta obbligati a insistere su cose così
evidenti è necessaria la strana mentalità della nostra epoca, la quale, tesa
esclusivamente verso le cose esteriori, vorrebbe trovare nelle manifestazioni
sensibili il criterio di ogni verità.
Ma quel che maggiormente attira la gente allo
spiritismo, e in modo più diretto, è il dolore provocato dalla perdita di un
parente o di un amico: quanti si lasciano sedurre dall’idea che potranno
comunicare con gli scomparsi? Ricorderemo i casi già citati di due
individualità sotto ogni aspetto così diverse come sir Oliver Lodge e il «Padre
Antoine»: entrambi diventarono spiritisti dopo aver perduto un figlio;
nonostante le apparenze, la sentimentalità era dunque predominante tanto nello
scienziato
1. Ivi, 23 gennaio 1914.
358
La propaganda spiritistica
quanto nell’ignorante, così come predomina del
resto nell’enorme maggioranza degli occidentali d’oggi. L’incapacità di
rendersi conto dell’assurdità della teoria spiritistica prova del resto a
sufficienza che l’intellettualità dello scienziato altro non è che
pseudointellettualità; chiediamo scusa di ritornare così spesso su questo
punto, ma è necessario insistere per reagire contro la superstizione della
scienza. E ora non ci vengano a vantare i benefici della cosiddetta
comunicazione con i morti: innanzi tutto noi rifiutiamo di ammettere che
qualsiasi illusione sia in sé preferibile alla verità; poi facciamo notare che
quando l’illusione sia distrutta, il che è sempre possibile, essa rischia di
cedere il posto alla vera e propria disperazione; inoltre, prima che esistesse
lo spiritismo le aspirazioni sentimentali trovavano la loro soddisfazione in
una speranza tratta dalle concezioni religiose, e in questo campo non insorgeva
alcun bisogno di immaginare qualcos’altro. L’idea di entrare in rapporto con i
morti, soprattutto tramite procedimenti come quelli adottati dagli spiritisti,
non è affatto naturale per l’uomo; essa può insorgere soltanto in coloro che
subiscono l’influsso dello spiritismo, i cui aderenti non si fanno scrupolo di
esercitare in questo senso, per iscritto e verbalmente, la più indiscreta
propaganda. L’esempio più caratteristico della speciale ingegnosità dispiegata
dagli spiritisti è l’istituzione di quegli uffici di comunicazione ai quali
tutti possono rivolgersi per avere notizie dei morti ai quali sono interessati.
Abbiamo già parlato dei «Vendemmiatori del Signore», punto di partenza del
movimento antoinista, ma esistette un altro ufficio, molto più conosciuto, che
funzionò a Londra per tre anni sotto il nome di «Ufficio Julia». Il suo
fondatore era il giornalista inglese W.T. Stead, ex direttore della «Pall Mall
Gazette» e della «Review of Reviews», il quale morì nel naufragio del Titanic
nel 1912; sennonché, secondo lui, l’idea della costituzione dell’ufficio
proveniva da uno «spirito» chiamato Julia. In un organo che si dice
«psichista», ma che tutto sommato è essenzialmente spiritistico, troviamo
queste informazioni: «Julia era il nome di battesimo di Miss Julia A. Ames;
costei aveva fatto parte della redazione dell’“Union
359
Errore dello spiritismo
Signal” di Chicago, organo della “Women’s
Christian Temperance Union”, società di temperanza cristiana [cioè protestante]
e femminile. Nata nell’Illinois nel 1861, era di pura estrazione
angloamericana. Nel 1890, durante un viaggio in Europa, Julia Ames si recò in
visita dal signor Stead; diventarono ottimi amici. L’anno seguente, in autunno,
essa ritorno in America, si ammalò a Boston e morì nell’ospedale di questa
città. Al pari di molte altre anime pie, Julia Ames aveva fatto un patto con la
sua migliore amica, la quale era stata per lei come una sorella nel corso di
lunghi anni. Era stato convenuto che ella sarebbe tornata dall’aldilà e si
sarebbe lasciata vedere per dare una prova della sopravvivenza dell’anima dopo
la morte e della possibilità di comunicazione dei defunti con i sopravvissuti.
Molti si sono impegnati in questo patto, pochissimi vi hanno tenuto fede; Julia
Ames, a detta di Stead, appartiene a quest’ultima categoria1. Poco
tempo dopo la morte della Ames la personalità di “Julia” invitò ad aprire un Ufficio
di comunicazione tra il nostro mondo e l’altro... Per più di dodici anni
Stead fu impossibilitato a mettere in opera il consiglio»2. Sembra
che fossero soprattutto i «messaggi» del figlio morto a deciderlo infine ad
aprire l’«Ufficio Julia» nell’aprile 1909, con l’aiuto di alcune persone fra le
quali citeremo soltanto il teosofista Robert King, il quale è oggi a capo del
ramo scozzese della «Chiesa cattolica antica»3. Prendiamo da un
altro organo spiritista questi particolari che mettono in rilievo il carattere
di pura marca protestante del cerimoniale che accompagnava le sedute: «Secondo
le disposizioni date personalmente da Julia, ognuno faceva successivamente il
“servizio”; questo consisteva inizialmente in preghiere, seguite poi dalla
lettura del verbale della serata precedente e da domande rivolte all’Ufficio,
domande che giungevano da ogni parte del mondo. Dopo una settimana o due di
funzionamento,
1. Ricordiamo a tale proposito l’analoga
promessa fatta da William James, quanto a Stead, subito dopo la sua morte
diversi medium cominciarono a ricevere le sue «comunicazioni» («Le Monde
Psychique», giugno 1912).
2. Ivi, febbraio 1912.
3. Cfr. Le Théosophisme cit., pp. 237-8.
360
La propaganda spiritistica
Julia richiese che la preghiera al principio
delle sedute fosse seguita da una breve lettura della Bibbia. Stead leggeva
qualche paragrafo dell’antico o del nuovo Testamento. Altri si ispiravano alle
comunicazioni di Julia o di Stainton Mosesl, altri ancora a Fénelon
o ad altri autori... Le sedute della mattina erano riservate in modo esclusivo
al piccolo cerchio che costituiva l’Ufficio. Gli estranei non erano ammessi se
non in casi rarissimi. Lo scopo era di formare un cenacolo il quale (come
spiegava Julia), essendo composto da un gruppo di persone legate da simpatia le
une con le altre, scelte da loro stesse, doveva dare origine a un nucleo la cui
forza psichica si sarebbe accresciuta a poco a poco. Esso avrebbe dovuto,
diceva, costituire un calice o una coppa d’ispirazione (sic), una pura
luce, vibrante fra i sette raggi (allusione alle sette persone che lo
componevano) che formavano le riunioni mistiche»2. Ed ecco qualcosa
di molto significativo quanto al carattere pseudoreligioso di simili
manifestazioni: «Nelle sue lettere Julia raccomanda l’uso del rosario, ma del
rosario ammodernato. Ecco come lo intende. Annotate i nomi di tutti coloro,
vivi o morti, con i quali siete stati in relazione. Ciascuno dei nomi
costituisce un grano del rosario. Recitatelo tutti i giorni, e mandate a ogni
nome un pensiero affettuoso. Questo irraggiamento dovrebbe effondere una forte
corrente di simpatia e di amore, i quali sono come l’essenza divina
dell’umanità, come le pulsazioni della vita, e un pensiero d’amore è come un
angelo di Dio che porta alle anime una benedizione»3. Riprendiamo
adesso il seguito della prima citazione: «Stead afferma che Julia in persona ha
assunto l’incarico di dirigerne le operazioni giorno per giorno: avrà lei
l’invisibile direzione dell’Ufficio... Chiunque avrà perduto un amico, un
parente a lui legato da affetto, potrà ricorrere
1. Abbiamo già menzionato in altre occasioni
il rev. Stainton Moses, conosciuto anche sotto lo pseudonimo di M.A. Oxon, e i
suoi rapporti con i fondatori della Società teosofica.
2. «Echo de la Doctrine spirite» (organo
dell’Associazione di Studi spiritistici), novembre 1916.
3 Ivi, gennaio-febbraio 1917.
361
Errore dello spiritismo
all’Ufficio, il quale gli farà conoscere a
quali condizioni soltanto si potrà fare il tentativo di comunicazione. In caso
di adesione dovrà essere ottenuta l’approvazione della direzione (Julia).
L’approvazione sarà rifiutata a tutti coloro che non si presentano solo per
ascoltare gli esseri amati e perduti. Su questo punto Julia si spiega molto
chiaramente... L’Ufficio di Julia, come non si stanca mai lei stessa di
ripetere, deve attenersi al suo specifico obiettivo, che è quello di mettere in
comunicazione fra di loro persone care dopo che sono state separate dal
cambiamento chiamato morte». Sono riprodotte le spiegazioni date da Julia sullo
scopo della sua fondazione: «L’obiettivo dell’Ufficio», ella dice, «è di venire
in aiuto a coloro che vogliono ritrovarsi dopo il cambiamento chiamato morte. È
una specie di ufficio postale di lettere in giacenza, nel quale, dopo un esame,
si smistano le corrispondenze per farne la ridistribuzione. Quando non si
tratta di messaggi d’amicizia o di desiderio di corrispondere dall’una o
dall’altra parte, non è il caso di rivolgersi all’Ufficio. L’impiegato
incaricato del lavoro può essere paragonato a un bravo vigile che non trascura
alcun mezzo per ritrovare un bambino sperduto fra la folla e riportarlo alla
madre in lacrime. Una volta riunitili, il suo compito è finito. È vero che la
tendenza costante sarà quella di andare oltre e di fare dell’Ufficio un centro
di esplorazione dell’aldilà. Cedere a questa tentazione sarebbe però solo
prematuro. Non che abbia obiezioni da opporre a un’esplorazione del genere. Si
tratta di una conseguenza perfettamente naturale, necessaria e delle più
importanti, del vostro lavoro. Ma l’Ufficio, il mio Ufficio, non deve occuparsi
di questo. Esso deve limitarsi al suo dovere primo, che è quello di gettare un
ponte, di riallacciare i legami distrutti, di ristabilire la comunicazione tra
coloro che l’hanno perduta»1. Si tratta, com’è evidente, di
spiritismo esclusivamente sentimentale e «pietistico»; ma è poi così semplice
stabilire in modo netto una linea di demarcazione tra quest’ultimo e lo
spiritismo
1. «Le Monde
Psychiques», febbraio 1912. Cfr. «L’Initiation», ottobre
1909 e marzo 1910.
362
La propaganda spiritistica
di pretese «scientifiche» o, come dicono
certuni, tra lo «spiritismo religione» e lo «spiritismo scienza», e non è forse
spesso il secondo un semplice mascheramento del primo? Agli inizi del 1912,
l’«Istituto di ricerche psichiche» diretto da Lefranc e Lancelin ‑ dal cui
organo di stampa ci siamo procurati la maggior parte delle precedenti
indicazioni ‑ volle costituire a Parigi un «Ufficio Julia» (questa
denominazione stava diventando generica), organizzato pero su basi più
«scientifiche» di quelle di Londra; a questo scopo fu fatta «una scelta
definitiva dei procedimenti di identificazione spiritistica», fra i quali
figurava al primo posto «l’antropometria digitale della materializzazione
parziale del defunto», e si arrivò a dare un modello di «scheda segnaletica»,
con caselle riservate alle fotografie e alle impronte degli «spiriti»1:
gli spiritisti che vogliono giocare agli scienziati non sono ridicoli almeno
quanto gli altri? Nello stesso tempo si apriva «una scuola di medium che aveva
come scopo: primo, di istruire e dirigere nella pratica i medium dei due sessi;
secondo, di sviluppare le facoltà particolari dei soggetti più dotati al fine
di aiutare le ricerche di identificazioni spiritistiche dell’“Ufficio Julia” di
Parigi»; e si aggiungeva: «Ogni soggetto riceverà le istruzioni teoriche e
pratiche necessarie allo sviluppo della sua medianità speciale. I soggetti si
riuniranno due volte la settimana, a ore fisse, per il loro sviluppo. I corsi
sono gratuiti»2. Di fatto si trattava di una di quelle imprese di
squilibrio collettivo, delle quali abbiamo parlato in precedenza; non crediamo
che essa abbia avuto un gran successo, ma occorre dire che in Francia lo
spiritismo non aveva a quel tempo l’importanza che ha assunto in questi ultimi
anni3.
Gli ultimi fatti richiedono qualche commento:
in realtà non esistono due spiritismi, ma uno solo, però questo spiritismo ha
due aspetti, uno pseudoreligioso e l’altro pseudoscientifico, e si
1. Ivi, marzo 1912.
2. Ivi, febbraio 1912.
3. Anche a Papus venne in mente di organizzare per
conto proprio un «Ufficio Julia», ma non riuscì a realizzare il progetto.
363
Errore dello spiritismo
potrà insistere preferibilmente sull’uno o
sull’altro secondo il temperamento delle persone alle quali ci si rivolgerà.
L’aspetto pseudoreligioso sembra più sviluppabile nei paesi anglosassoni che
altrove; nei paesi latini pare invece prevalere l’aspetto pseudoscientifico.
Ciò vale però soltanto in linea generale, e l’abilità degli spiritisti consiste
principalmente nell’adattare la loro propaganda al diversi ambienti da
influenzare. In tal modo, del resto, ciascuno trova da applicarsi secondo le
sue preferenze personali, e le divergenze sono molto più apparenti che reali;
in fondo tutto si riduce a una questione di opportunità. Così alcuni spiritisti
possono all’occasione trasformarsi in psichisti, né noi pensiamo che in
quell’«Istituto di ricerche psichiche» di cui abbiamo seguito le vicende, ci
sia da cercare qualcosa di diverso da quanto abbiamo appena detto. A
incoraggiare questa tattica interviene il fatto che gli scienziati passati poi
allo spiritismo hanno incominciato dallo psichismo; quest’ultimo è perciò
adatto a costituire un mezzo di propaganda che è opportuno sfruttare. Non sono,
queste, semplici supposizioni da parte nostra: come prova a favore abbiamo i
consigli rivolti agli spiritisti da Albert Jounet. Costui è un occultista, ma
di un «eclettismo» incredibile, e fondò nel 1910 una «Alleanza spiritualistica»
nella quale sognava di riunire tutte le scuole «neospiritualistiche» senza
eccezioni1. Sempre nel 1910 Jounet assistette al Congresso
spiritualistico internazionale di Bruxelles, e pronunciò un discorso da cui
citiamo quanto segue: «Senza organizzazione, lo spiritismo non avrà sul mondo
l’influsso che merita... L’organizzazione che manca, proviamoci a farla.
Dev’essere dottrinaria e sociale. Occorre che le verità spiritistiche si
raggruppino e si presentino in modo da diventare più ammissibili per il
pensiero. E occorre che anche gli spiritisti si raggruppino e si presentino in
modo da diventare più invincibili nell’umanità... È per gli spiritisti, lo
confesso, amaro, umiliante constatare
1. P.-E. Heidet (Paul Nord) aveva già avuto in
precedenza l’idea di una «Società eclettica universalistica», la quale però non
ebbe quasi esistenza effettiva, e finì col fondersi con il «fraternismo».
364
La propaganda spiritistica
che mentre certe verità sono state scoperte e
propagate dallo spiritismo, non sono state accettate dagli ambienti ufficiali e
dal pubblico borghese se non dopo che furono riprese dallo psichismo. Tuttavia
se gli spiritisti accettassero questa umiliazione, essa costituirebbe la loro
esaltazione. Questa sconfitta apparente si trasformerebbe nel loro trionfo. Ma
allora, ‑ potreste indignarvi ‑, occorre cambiare nome, cessare d’essere
spiritisti, travestirci da psichisti, abbandonare i maestri, coloro che all’origine
del movimento soffrirono e scoprirono? Non è questo, assolutamente, che vi
consiglio. L’umiltà non è affatto viltà. Io non vi invito a cambiare nome. Io
non vi dico: “Abbandonate lo spiritismo per lo psichismo”. Non si tratta di una
sostituzione, ma dell’ordine di presentazione. Io vi dico: “Presentate lo
psichismo prima dello spiritismo”. Avete sopportato la parte più dura
della campagna e della lotta. Ora non resta che da terminare la conquista. Per
terminarla più presto, vi consiglio di mandare avanti certi abitanti del paese
vostri alleati, ma che parlino la lingua del paese. È una manovra semplicissima
e fondamentale. Nel corso della propaganda e della polemica, nelle discussioni
con gli increduli e con gli avversari, invece di affermare che da tempo gli
spiritisti insegnano questa verità e che oggi finalmente alcuni scienziati
psichisti la confermano, dichiarate che alcuni scienziati psichisti provano
questa verità, e soltanto dopo fate vedere come sia da tempo che gli spiritisti
l’hanno appurata e la insegnano. La formula dominante dell’organizzazione
dottrinale sarà dunque: prima lo psichismo, poi lo spiritismo». Dopo aver
esposto particolareggiatamente l’«ordine di presentazione» da lui proposto per
le diverse classi di fenomeni, l’oratore continuava in questi termini:
«Un’organizzazione di questo genere sarebbe in grado di attribuire alla
sopravvivenza sperimentale (sic) tutta la forza di convincimento che una
certezza così appassionante, dalle conseguenze così formidabili, dovrebbe
avere. Classificate e offerte in questo modo, le verità spiritistiche si
faranno luce attraverso lo spesso strato dei pregiudizi, la resistenza delle
vecchie mentalità. Si avrà così una colossale trasformazione del pensiero
umano. I più grandi sommovimenti
365
Errore dello spiritismo
della storia ‑ popolazioni assimilate da altre
popolazioni, migrazioni di razze, avvento di religioni, titaniche esplosioni di
libertà ‑ appariranno poca cosa a confronto di questa presa di possesso degli
uomini da parte dell’anima (sic). Si aggiungerà all’organizzazione
dottrinaria, l’organizzazione sociale. Perché, oltre le verità spiritistiche, è
urgente classificare e raggruppare gli spiritisti stessi. Anche qui farò
intervenire la formula: dapprima lo psichismo, poi lo spiritismo. Voi state
elaborando una Federazione spiritistica universale. Io approvo in pieno tale
opera. Ma desidererei che la Federazione spiritistica avesse una sezione
psichistica nella quale si potesse entrare in un primo momento. Essa servirebbe
come anticamera. Non fraintendete il mio progetto. Il nome della società in sé
non cambierebbe. Essa rimarrebbe Federazione spiritistica. Soltanto, si avrebbe
una sezione psichistica, insieme annessa e preliminare. Io credo che, sia nel
campo sociale sia nel campo dottrinale, questa suddivisione contribuirebbe alla
vittoria. Un’analoga ripartizione dovrebbe realizzarsi al livello delle Società
o Federazioni nazionali, membri della Federazione spiritistica universale»1.
È facile comprendere tutta l’importanza di questo testo, il quale è l’unico a
nostra conoscenza in cui si abbia avuto il coraggio di patrocinare in modo così
aperto una «manovra» di questo tipo (il termine è dello stesso Jounet). Si
tratta di una tattica che è indispensabile denunciare perché è tutt’altro che
inoffensiva, e può permettere allo spiritismo di aggregare a sé, senza che
neppure se ne accorgano, tutti coloro che a esso sono attratti dai fenomeni, ma
che sarebbero riluttanti a dichiararsi decisamente spiritisti: senza che sia
fatta loro alcuna vera concessione, si procederà in modo da non irritarli e col
tempo ci si sforzerà di conquistarli insensibilmente alla «causa», come si usa
dire in questi ambienti. Il maggiore pericolo di un tentativo di questo genere
è la forza della mentalità «scientistica» nella nostra epoca: è a essa che si
vuole fare ricorso in una circostanza come questa; sempre nello stesso
discorso, che fu applaudito calorosamente
1. «L’Alliance Spiritualiste», novembre 1910.
366
La propaganda spiritistica
da tutti i membri del Congresso, Jounet
affermò inoltre: «La proclamazione dell’immortalità in queste condizioni [vale
a dire quale conseguenza dei lavori degli psichisti] è un fatto rivoluzionario,
uno di quel potenti colpi che obbligano il genere umano a cambiare strada.
Perché? Perché in questo caso l’immortalità dell’anima è verificata non per
fede o per ragionamento astratto, ma per esperienza e con l’osservazione
rigorosa: con la scienza. E scienza non manipolata dagli spiritisti, ma da
scienziati di professione... Possiamo così gridare agli increduli: “Voi non
volete fede, non volete filosofie astratte. Eccovi esperienza e osservazioni
rigorose; eccovi scienza”. Possiamo gridargli: “Non volete gli spiritisti.
Eccovi degli scienziati”. Gli increduli non sapranno più che cosa rispondere.
L’opera di Myers e della sua scuola [la «Società di ricerche psichiche» di
Londra] rappresenta l’immortalità che penetra nel cuore di ciò che esiste di
più moderno nel mondo moderno, di più positivo nel positivo. È l’anima che si
immerge nel metodo della scienza ufficiale e nello scienziato professionista. È
lo spiritismo vittorioso e padrone, fuori dello spiritismo stesso. Riconoscete
perciò che non è una cattiva tattica quella di mandare avanti per primo lo
psichismo». Abbiamo visto che cosa si deve pensare della pretesa dimostrazione
sperimentale dell’immortalità, ma gli increduli di cui parla Jounet non sono
poi così difficili da persuadere; basta invocare la «scienza» e l’«esperienza»
perché non «sappiano più che cosa rispondere»! Lo spiritismo che raccoglie i
frutti del positivismo: ecco una cosa che Auguste Comte certo non prevedeva; in
fondo però si vedono bene i «guaritori» e i vari medium costituire il
sacerdozio della «religione dell’Umanità»... Ripeteremo a questo proposito
quello che abbiamo già detto più volte: lo psichismo, se fosse correttamente
inteso, dovrebbe essere completamente indipendente dallo spiritismo; sennonché
gli spiritisti traggono partito dalle tendenze che alcuni psichisti hanno in
comune con loro e dalle confusioni esistenti nella gran massa del pubblico. Ci
auguriamo che gli psichisti seri alla fine capiscano tutto il danno che
subiscono a causa di simili accostamenti e trovino il mezzo per
367
Errore dello spiritismo
reagire con efficacia; per farlo non è però
sufficiente che protestino di non essere spiritisti, bisogna che si rendano
conto che lo spiritismo è un’assurdità e abbiano il coraggio di dirlo. E non si
venga a obiettare che a questo proposito è opportuno conservare la cosiddetta
imparzialità scientifica: esitare a rifiutare un’ipotesi quando si ha la
certezza che è falsa è un atteggiamento che non ha niente di scientifico nel
vero senso della parola; d’altronde accade agli scienziati. in ben altre
circostanze, di scartare o negare teorie che sono almeno possibili, mentre
questa non lo è. Se gli psichisti non lo capiranno, peggio per loro; la
neutralità nei confronti di certi errori è molto vicina alla complicità; e se
essi hanno anche la minima intenzione di far lega con gli spiritisti, sarebbe
più leale che lo riconoscessero, con tutte le riserve che piacesse loro di
avanzare: perlomeno si saprebbe con chi si ha a che fare. Quanto a noi,
propenderemmo a schierarci a favore di un certo discredito nei confronti delle
ricerche psichiche, giacché la loro volgarizzazione è probabilmente più
pericolosa che utile; se però ci fossero psichisti che volessero rivederle
fondandole su basi più solide, costoro dovrebbero fare molta attenzione a
difendersi contro ogni intrusione spiritistica od occultistica, diffidando dei
loro «soggetti» sotto ogni riguardo, e trovando metodi di esperimentazione più
adeguati di quelli dei medici e dei fisici. Ma coloro che, in un simile campo,
possiedono le qualificazioni indispensabili per essere veramente in grado di
capire ciò che fanno non sono molto numerosi, e in genere i fenomeni li
interessano solo mediocremente.
Gli spiritisti mostrano nel modo più evidente
le loro tendenze essenziali quando, nel corso della loro propaganda, invocano
argomenti sentimentali; ma poiché hanno la pretesa di fondare le loro teorie
sui fenomeni, i due aspetti da noi segnalati, oltre a non opporsi, sono in
verità complementari. La ricerca dei fenomeni e il sentimentalismo si
accompagnano molto bene, né c’è da stupirsene, giacché la sfera sensibile e
quella del sentimento sono in realtà vicinissime l’una all’altra;
nell’Occidente moderno esse si uniscono strettamente e soffocano ogni
intellettualità. Uno degli argomenti preferiti dalla propaganda propriamente
368
La propaganda spiritistica
sentimentale è il concetto della
reincarnazione; a coloro che sostengono, come uno dei suoi benefici, che essa
aiuta a sopportare con rassegnazione situazioni penose, potremmo rispondere
ripetendo più o meno quanto abbiamo detto poco fa dei supposti benefici della
comunicazione con i «defunti», e rimandandoli al capitolo in cui abbiamo
riferito qualcuna delle stravaganze provocate da tale idea, che in verità
terrorizza più gente di quanta ne consoli. A ogni modo, il fatto stesso che si
insista soprattutto a inculcare tali teorie in «coloro che soffrono» prova
chiaramente che si tratta veramente di uno sfruttamento della debolezza umana:
è evidente che si conta su uno stato di depressione mentale o fisica allo scopo
di farle accettare, né questo depone a loro favore. La teoria della
reincarnazione è quella che attualmente pare si cerchi di diffondere
maggiormente nella massa, e per raggiungere questo scopo tutti i mezzi sono
buoni; fra l’altro si fa ricorso agli artifici della letteratura, e l’idea si
sta infiltrando oggi nella produzione di alcuni romanzieri. Il risultato è che
molta gente che si credette lontanissima dallo spiritismo e dal
«neospiritualismo» resta invece contaminata dalle assurdità che provengono da
tali ambienti; forse questa propaganda indiretta è la più dannosa di tutte,
perché è quella che permette la maggiore diffusione delle teorie in questione
presentandole in forma gradevole e seducente senza quasi risvegliare la
diffidenza del pubblico, il quale non approfondisce le cose e non sospetta che
dietro quello che si vede esista tutto un mondo sotterraneo le cui
ramificazioni si estendono per ogni dove intersecandosi in mille modi diversi.
Tutto ciò può aiutare a capire come il numero
degli aderenti allo spiritismo vada aumentando in modo spaventoso, dovendosi
per di più aggiungere agli aderenti veri e propri tutti coloro che ne subiscono
l’influsso o la suggestione più o meno indiretta e tutti coloro che per gradi
insensibili scivolano in questa situazione, indottivi dallo psichismo o in
qualunque altra maniera. Sarebbe difficile fare una statistica, anche soltanto
per gli spiritisti dichiarati; la molteplicità dei gruppi, per non parlare degli
isolati, è l’ostacolo principale a una valutazione precisa.
369
Errore dello spiritismo
Nel 1886 il dr. Gibier scriveva già che non
credeva «esagerato dire che a Parigi gli spiritisti erano vicini ai centomila»1;
alla stessa data la Blavatsky valutava in venti milioni il numero degli
spiritisti sparsi per il mondo intero2, e negli Stati Uniti si
doveva probabilmente contare più della metà di questa cifra, giacché Russel
Wallace parlava di undici milioni di spiritisti nel paese. Tali cifre
dovrebbero oggi essere notevolmente aumentate; la Francia, paese nel quale lo
spiritismo aveva una diffusione molto minore che in America e in Inghilterra, è
forse quello in cui esso ha più progredito in questi ultimi anni, in virtù
dello stato di confusione e di squilibrio generale causati dalla guerra; pare
d’altronde che lo stesso si possa dire della Germania. Il pericolo si fa ogni
giorno più minaccioso; per non accorgersene bisogna essere totalmente ciechi e
ignorare completamente l’atmosfera mentale della nostra epoca, oppure essere a
propria volta suggestionati, e in modo tanto più irrimediabile quanto più si è
incapaci di accorgersene. Per porre rimedio a questo stato di cose, noi
crediamo poco all’efficacia di un intervento dei pubblici poteri ‑ ammettendo
che vogliano intervenire, cosa che molte complicità e affinità nascoste fanno
apparire estremamente dubbia. Un intervento di questo genere potrebbe colpire
soltanto qualche manifestazione esteriore e non avrebbe effetto
sull’atteggiamento mentale che ne è la vera causa; tocca piuttosto a ciascuno
di reagire da solo e in misura dei propri mezzi, una volta che ne abbia
compreso la necessità.
1. Le Spiritisme cit., p. 35.
2. Lettera a Solovioff, febbraio 1886.
370
XIV
I pericoli dello spiritismo
Abbiamo già segnalato, a mano a mano che se ne
presentava l’occasione, i molteplici pericoli dello spiritismo, sicché potremmo
anche dispensarci dal ritornare specificamente sull’argomento, sennonché ci
preme registrare alcune testimonianze e alcune ammissioni. Per cominciare,
noteremo che esistono addirittura pericoli di natura fisica, i quali, per
quanto non siano certamente i più gravi e i più consueti, non per questo sono
sempre trascurabili. Eccone una prova in questo fatto, riferito dal dr. Gibier:
«Tre gentiluomini inglesi, allo scopo di rendersi conto di persona se certe
affermazioni spiritistiche erano esatte, si rinchiusero durante una notte
illune in una stanza di una casa disabitata, dopo aver prestato giuramento
solenne di attenersi alla massima serietà e buona fede. La camera era
completamente nuda, e a bella posta essi non vi avevano portato che tre sedie e
una tavola, attorno alla quale presero posto. Era stato convenuto che appena
qualcosa di insolito fosse accaduto il primo avrebbe fatto luce con i cerini di
cui ciascuno era fornito. Erano immobili e silenziosi da qualche tempo, attenti
al minimo rumore, al più piccolo fremito della tavola sulla quale avevano
posato le mani allacciate. Non si udiva alcun suono; l’oscurità era profonda e
forse i tre improvvisati evocatori, annoiati, erano sul punto di spazientirsi,
quando un’acuta invocazione d’aiuto lacerò il silenzio della notte. Seguì un
frastuono spaventoso e una grandine di proiettili si mise a piovere sulla
tavola, sul pavimento e sui tre ricercatori. Terrorizzato, uno dei
371
Errore dello spiritismo
partecipanti accese un cerino com’era stato
convenuto, e quando la luce ebbe dissipato le tenebre soltanto due di essi si
riscontrarono presenti, accorgendosi con angoscia che il terzo compagno
mancava; la sua sedia giaceva rovesciata verso il fondo della stanza. Passato
il primo momento di confusione, lo ritrovarono sotto la tavola, inanimato, con
il capo e il volto coperti di sangue. Cos’era successo? Si constatò che la
marmorea cappa del camino era stata prima divelta, poi proiettata sul capo del
disgraziato e si era frantumata in mille pezzi. La vittima di questo incidente
restò quasi dieci giorni senza conoscenza, tra la vita e la morte, e solo
lentamente si riprese dalla terribile commozione cerebrale riportata»1.
Papus, il quale riporta questa narrazione, riconosce che «le pratiche
spiritistiche portano i medium all’esaurimento nervoso attraverso l’isterismo»,
che «gli esperimenti di questo tipo sono tanto più pericolosi quanto più si è
incoscienti e sprovveduti», e che non si può far nulla per impedire le
ossessioni, le anemie nervose e altri accidenti più gravi ancora». Egli
aggiunge: «Siamo personamente in possesso di una serie di lettere molto
rivelatrici, provenienti da sfortunati medium dedicatisi con tutte le forze
all’esperimentazione e ora pericolosamente ossessionati da esseri che si
presentano loro sotto falsi nomi adottando la personalità di parenti deceduti»2.
Éliphas Lévi aveva già segnalato questi pericoli e avvertito coloro che si
dedicavano a tali studi, anche soltanto per curiosità, che avrebbero corso il
rischio di follia o di morte3. Un occultista di scuola papusiana,
certo Marius Decrespe, scriveva nello stesso senso: «Il pericolo è certo; molti
sono impazziti, in orribili condizioni, per aver voluto spingersi con le loro
esperienze troppo lontano… Non solo si rischia il proprio buonsenso, ma
l’integrità della ragione, la salute. la vita e talvolta anche l’onore... La
china è sdrucciolevole: da un fenomeno si passa all’altro, e presto non si è
più in condizione di fermarsi.
1. Analyse des
choses, p. 185.
2. Traité
élémentaire de Magie pratique, pp. 505-7.
3. La Clef des
Grands Mystères.
372
I pericoli dello spiritismo
Non senza motivo un tempo la chiesa proibiva
simili diavolerie»1. Analogamente parlava lo spiritista Barthe: «Non
dimentichiamo che con queste comunicazioni ci poniamo sotto l’influsso diretto
di esseri sconosciuti fra i quali ce ne sono di così astuti, di così perversi,
che le precauzioni non sarebbero mai troppe... Abbiamo avuto numerosi esempi di
malattie gravi, di disturbi mentali, di morti improvvise provocati da false
rivelazioni che si sono avverate soltanto a causa della debolezza e della
credulità di coloro a cui erano state fatte»2.
A proposito di quest’ultima citazione dobbiamo
attirare l’attenzione sul particolare pericolo delle predizioni contenute in
alcune «comunicazioni», le quali agiscono al modo di vere e proprie suggestioni
su coloro che ne sono l’oggetto; del resto questo pericolo esiste anche per
chi, al di fuori dello spiritismo, faccia ricorso alle «arti divinatorie».
Queste ultime pratiche però, per quanto poco raccomandabili, non sono tali da
essere esercitate in modo così costante come quelle degli spiritisti, cosicché rischiano
meno di degenerare in idee fisse e ossessioni. Sappiamo di poveretti, più
numerosi di quanto si creda, che non intraprenderebbero mai niente senza aver
prima consultato la tavola, anche a proposito delle cose più insignificanti,
per sapere quale sarà il cavallo vincente alle corse, il numero uscente alla
lotteria, e via di questo passo3. Se poi le predizioni non si
realizzano, lo «spirito» troverà sempre qualche scusa: le cose dovevano
effettivamente andare come previsto da lui, ma è intervenuta questa o quella
circostanza che era impossibile conoscere in anticipo, la quale ha cambiato
tutto; la fiducia di quel poveracci non per questo ne è scossa, ed essi
ricominciano da capo finché non si ritrovano rovinati, ridotti in miseria,
costretti a ricorrere a espedienti disonesti che lo «spirito» non si perita di
suggerire.
1. La Main et
ses mystères, vol. II, p. 174.
2. Le Livre des
Esprits; citazione di mons. Méric, L’autre vie, vol. II, p. 425.
3. Léon Denis riconosce questi fatti e protesta
contro tali «abusi», i quali provocano quelle che egli chiama «mistificazioni
d’oltretomba» (Dans l’Invisible, p. 410).
373
Errore dello spiritismo
In genere questo iter culmina nella
follia totale o nel suicidio. Talvolta accade che le cose si complichino in
altro modo e che le vittime, invece di consultare direttamente il presunto
«spirito» dal quale si lasciano ciecamente dirigere, si rivolgano a un medium,
il quale sarà ardentemente tentato di sfruttarne la credulità. Lo stesso
Dunglas Home ne riferisce un notevole esempio accaduto a Ginevra, e racconta il
colloquio da lui avuto, il 5 ottobre 1876, con una povera donna il cui marito
era impazzito in seguito agli avvenimenti seguenti: «Fu nel 1853», raccontò la
donna, «che una notizia alquanto singolare venne a distoglierci dalle nostre
occupazioni abituali. Alcune ragazze, in casa di un nostro amico, avevano
sviluppato la strana facoltà di medium scriventi. Anche il padre, si diceva,
aveva il dono di entrare in contatto con gli spiriti per mezzo di una tavola...
Partecipai a una seduta, e poiché tutto quello che vi succedeva mi sembrò
serio, invitai mio marito a venire anche lui... Ci recammo dunque dal medium,
il quale ci disse che lo spirito di Dio parlava per il tramite della sua
tavola... La tavola finì con il suggerirci che dovevamo senza indugi prendere
in casa nostra il medium e la sua famiglia, e dividere con lui la fortuna che
Dio si era compiaciuto di assegnarci. Le comunicazioni della tavola erano
considerate provenienti direttamente dal Nostro Salvatore Gesù Cristo. Dissi a
mio marito: “Diamogli piuttosto una somma in denaro; i loro gusti e i nostri
sono diversi, e con questa gente penso che non potrei vivere felice”. Mio
marito mi rimproverò, dicendo: “La vita di Colui che adoriamo fu una vita di
abnegazione, e noi dobbiamo cercare di imitarlo in ogni cosa. Vinci i tuoi
pregiudizi, e questo sacrificio proverà al Maestro la buona volontà che tu
metti nel servirlo”. Acconsentii, e una famiglia di sette persone venne ad
aggiungersi alla nostra. Cominciò per noi una vita di spese e di prodigalità. I
soldi si buttavano dalla finestra. La tavola ci comandò espressamente di
comprare un’altra carrozza, altri quattro cavalli, poi un battello a vapore.
Avevamo nove domestici. Vennero i decoratori e dipinsero la casa da cima a
fondo. Il mobilio fu cambiato diverse volte con mobili ogni volta più
dispendiosi. Questo perché occorreva
374
I pericoli dello spiritismo
ricevere, nel modo più dignitoso possibile,
Colui che veniva a visitarci, e attirare la gente dal di fuori. Tutto quel che
ci veniva richiesto, noi lo facevamo. Costava molto, il nostro desco era sempre
a disposizione. A poco a poco gente convinta arrivava in gran numero, giovani
di entrambi i sessi per la maggior parte, ai quali la tavola prescriveva il
matrimonio, che veniva allora fatto a nostre spese, e se la coppia col tempo
aveva figli, questi ci venivano affidati perché li allevassimo. Abbiamo avuto in
casa fino a undici bambini. Si sposò pure il medium e i membri della famiglia
si accrebbero, così non tardammo a trovarci in trenta a tavola. Andammo avanti
così per tre o quattro anni. Le nostre ricchezze se n’erano già quasi tutte
andate. Allora la tavola ci disse di recarci a Parigi, dove il Signore avrebbe
avuto cura di noi. Partimmo. Arrivati nella grande capitale, mio marito
ricevette l’ordine di speculare in borsa. Perse così quel poco che ci era
rimasto. Questa volta era la miseria, la miseria nera, ma avevamo sempre la
fede. Non so come facevamo a vivere. Per giorni e giorni mi ritrovai senza
cibo, con un solo tozzo di pane raffermo e un bicchier d’acqua. Dimenticavo che
a Ginevra ci era stato imposto di amministrare il santo sacramento al fedeli.
C’erano a volte anche quattrocento uomini e donne che si comunicavano. Un
monaco d’Argovia abbandonò il convento, dov’era superiore, e abiurò il
cattolicesimo per unirsi a noi. Non eravamo soli nella nostra cecità.
Finalmente riuscimmo a lasciare Parigi e a ritornare a Ginevra. Fu allora che
ci rendemmo conto delle proporzioni della nostra disgrazia. Coloro con i quali
avevamo condiviso le nostre ricchezze furono i primi a voltarci le spalle».
Home aggiunge a modo di commento: «Ecco un uomo che, davanti a una tavola,
sciorina una serie di bestemmie al ritmo lento e difficoltoso di un codice
alfabetico, ed è quanto basta per precipitare una famiglia onesta e religiosa
in un delirio di stravaganze da cui non si riprende, se non quando si ritrova
sul lastrico. E, una volta rovinati, non per questo i disgraziati guariscono
dalla loro cecità. Quanto poi a quegli che causò il loro dissesto, non è il
solo che ho incontrato. Questi strani esseri, mezzi ipocriti e mezzi convinti,
di cui si
375
Errore dello spiritismo
trovano esempi in ogni epoca, pur ingannando
gli altri finiscono col prendere sul serio la loro parte e diventano più
fanatici delle persone che imbrogliano»1.
Indubbiamente si può dire che disavventure di
questo genere possono capitare soltanto ai deboli di spirito, e che coloro che
si lasciano rovinare mentalmente dallo spiritismo dovevano già esservi
predisposti; fino a un certo punto questo può essere vero, ma predisposizioni
di questo genere in condizioni più normali avrebbero anche potuto non
svilupparsi. Le persone che impazziscono in seguito a incidenti erano anch’esse
affette da predisposizioni simili, tuttavia non avrebbero perso la ragione se
tali incidenti non si fossero prodotti; è una scusa, dunque, per niente valida.
Per di più, le persone così equilibrate da poter essere tranquille di non avere
niente da temere in nessuna circostanza non sono forse così numerose; diremmo
anzi volentieri che nessuno può sentirsi tranquillo a questo modo, a meno che
non sia protetto contro determinati pericoli da una conoscenza dottrinale che
renda impossibile ogni illusione e ogni vertigine mentale. E non è certo fra
gli esperimentatori che questa conoscenza si ritrova abitualmente. Abbiamo
detto di scienziati indotti ad accettare in modo più o meno completo le teorie
spiritistiche dagli esperimenti psichici da loro compiuti, segno questo, per
noi, già di uno squilibrio parziale; uno di essi, Lombroso, ebbe a dichiarare
agli amici, dopo una seduta di Eusapia Paladino: «Adesso bisogna che me ne vada
da qui, perché sento che se rimanessi diventerei matto; ho bisogno di riposarmi
lo spirito»2. Il dr. Lapponi, citando questo detto significativo, fa
notare giustamente che «i fenomeni prodigiosi, se osservati da intelligenze non
preparate a certe sorprese, possono avere come risultato uno sconvolgimento del
sistema nervoso, anche in soggetti sufficientemente sani»3. Lo
stesso autore scrive ancora: «Lo spiritismo presenta per la società e per
l’individuo
1. Les
Lumières et les Ombres du Spiritualisme, pp. 103-10.
2. «Osservatore Cattolico», 23-24 settembre 1892.
3. L’Hypnotisme et
le Spiritisme, p. 209.
376
I pericoli dello spiritismo
tutti i pericoli e tutte le conseguenze
funeste dell’ipnotismo; ne presenta inoltre mille altri ancor più
deplorevoli... Negli individui che hanno funzione di medium e in coloro che
assistono alle loro operazioni lo spiritismo produce l’obnubilazione o l’esaltazione
morbosa delle facoltà mentali; provoca le più gravi nevrosi e le più gravi
nevropatie organiche. È noto che la maggior parte dei medium famosi, e buon
numero di coloro che seguirono assiduamente le pratiche spiritistiche sono
morti preda della follia o affetti da profondi disturbi nervosi. Ma oltre a
questi pericoli e a questi mali, comuni all’ipnotismo e allo spiritismo,
quest’ultimo ne presenta altri, infinitamente più incresciosi... E non si venga
a opporre che lo spiritismo può almeno presentare in cambio alcuni vantaggi,
come quello di aiutare a riconoscere e a guarire certe malattie. La verità è
che, se anche qualche volta le indicazioni ottenute in questo modo si sono
dimostrate esatte ed efficaci, quasi sempre, all’opposto, esse sono soltanto
servite ad aggravare lo stato dei malati. Gli spiritisti hanno un bel dire che
ciò è dovuto all’intervento di spiriti ingannatori e istrioneschi; come
potremmo premunirci contro l’intervento e l’azione di tali spiriti malevoli? Lo
spiritismo non potrà perciò mai essere giustificabile in pratica, qualunque ne
sia il pretesto»1. Del resto, un ex membro della «Società di
ricerche psichiche» di Londra, J. Godfrey Raupert, dopo essersi dedicato
all’esperimentazione psichica per lunghi anni, ha dichiarato che, da parte sua,
«l’impressione riportata in questi studi è di disgusto» e che «l’esperienza gli
ha fatto comprendere qual era il suo dovere: quello di mettere in guardia gli
spiritisti, in particolare quelli che chiedono agli esseri dell’altro mondo
consolazioni, consigli, o anche solo informazioni... Queste esperienze», egli
dice, «si concludono con l’entrata di centinaia di persone nei sanatori o nei
manicomi. E tuttavia, nonostante il terribile pericolo per la nazione, nulla si
fa per arrestare la propaganda
1. Ivi, pp. 270-2. Questo autore ha il
torto di credere che lo spiritismo sia identico alla magia (ivi, pp.
256-7); abbiamo indicato quanto in realtà ne differisca.
377
Errore dello spiritismo
degli spiritisti. Costoro, forse, sono
ispirati da motivi elevati, da ideali scientifici, ma tutto sommato mettono gli
uomini e le donne in uno stato di passività che apre le porte mistiche
dell’anima a spiriti malefici; da quel momento gli spiriti vivono a spese di
questi uomini e di queste donne dall’animo debole, li spingono al vizio, alla
pazzia, alla morte morale»1. Invece di parlare di «spiriti» come fa
il Raupert (il quale però non sembra credere che si tratti di «disincarnati»),
noi parleremmo semplicemente di «influssi», senza precisarne l’origine, dato
che ne esistono di molto diversi, che non hanno, in ogni caso, niente di
spirituale; ma questo non cambia nulla delle terribili conseguenze da lui
segnalate, le quali sono anche troppo reali.
Abbiamo citato in un’altra circostanza2
la testimonianza della Blavatsky e degli altri capi del teosofismo, che
denunciano in particolare i pericoli delle pratiche medianiche; riporteremo
tuttavia nuovamente un brano della Blavatsky da noi allora soltanto riassunto:
«I migliori e più potenti medium hanno sofferto di tutto, nel corpo e
nell’anima. Ricordiamoci della pietosa fine di Charles Foster, morto di pazzia
furiosa in un manicomio; ricordiamoci di Slade, epilettico, di Eglinton,
attualmente il primo medium d’Inghilterra, sofferente dello stesso male.
Guardiamo ancora che vita ha fatto Dunglas Home, un uomo dal cuore pieno
d’amarezza, che non ha mai pronunciato una parola a favore di coloro che
pensava dotati di poteri psichici e che fino alla fine continuò a calunniare
tutti gli altri medium. Questo Calvino dello spiritismo soffrì per anni di una
terribile malattia della spina dorsale, contratta nei suoi rapporti con gli
“spiriti”, e quando morì era ridotto a un rudere. Pensiamo poi alla triste
sorte del povero Washington Irvin Bishop. Io lo conobbi a New York, quando
aveva soltanto quattordici anni; non c’è dubbio che fosse un medium. È vero che
il poveretto al suoi “spiriti” giocò un brutto tiro, battezzandoli un’“azione
muscolare inconscia”, con gran gioia di
1. «Daily
Chronicle», 15 novembre 1913.
2. Le Théosophisme
cit., pp. 127-9.
378
I pericoli dello spiritismo
tutte le corporazioni di scienziati e di
eruditi, e con gran beneficio della sua borsa che in tal modo riuscì a
riempire. Sennonché... de
mortuis nil nisi bonum! La sua fine fu ben
disgraziata. Egli era riuscito a nascondere con cura gli attacchi epilettici da
cui era affetto (il primo e più sicuro sintomo della vera medianità), e chissà
se era proprio morto o semplicemente in “trance” quando fu eseguita l’autopsia
del suo corpo? I suoi parenti dicono che viveva ancora, se si deve credere al
dispacci telegrafici di Reuter. Ecco inoltre le sorelle Fox, le prime medium,
le fondatrici dello spiritismo moderno; dopo più di quarant’anni di rapporti
con gli “Angeli”, sono diventate, grazie a questi ultimi, pazze incurabili, e
dichiarano adesso nelle loro conferenze che l’opera e la filosofia di tutta la
loro vita non furono che menzogna! Vi chiedo quale genere di spiriti può aver
ispirato loro una condotta simile... Se i migliori allievi di una scuola di
canto finissero tutti col perdere la voce, in seguito a esercizi forzati, non
sareste obbligati a concludere che il metodo seguito è sbagliato? Mi pare che
così si possa concludere anche, dalle informazioni che ne abbiamo, nei riguardi
dello spiritismo, dal momento che i suoi medium migliori sono tutti vittime di una
stessa sorte»1.
Ma c’è di meglio: spiritisti eminenti
ammettono anch’essi questi pericoli, pur se cercano di attenuarli e li spiegano
ovviamente a modo loro. Ecco in particolare quanto dice Léon Denis: «Gli
spiriti inferiori, incapaci di aspirazioni elevate, si trovano bene nella
nostra atmosfera. Essi si inframmettono nella nostra vita e, soltanto
preoccupati di quello che occupava i loro pensieri nel corso dell’esistenza
corporea, partecipano ai piaceri o ai travagli degli uomini ai quali si sentono
uniti da analogie di carattere o da abitudini. Accade talvolta che dominino e
soggioghino i deboli che non sono in grado di resistere al loro influsso. In
qualche caso il loro imperio assume un carattere tale che essi possono spingere
le loro vittime al crimine e alla pazzia. I casi di ossessione e di possessione
di questo genere sono più
1. La Clef de la Théosophie, pp. 272-4
della traduzione francese.
379
Errore dello spiritismo
diffusi di quanto si pensi»1. In un
altro libro dello stesso autore si può leggere quanto segue: «Il medium è un
essere nervoso, sensibile, impressionabile...; l’azione fluidica prolungata
degli spiriti inferiori può risultargli funesta, rovinargli la salute
provocandogli fenomeni di ossessione e di possessione... Casi del genere sono
numerosi; alcuni di essi sfociano nella pazzia. Il medium Filippo Randone,
secondo la rivista “Medianità” di Roma2, è l’oggetto degli attacchi
di uno spirito, che si fa chiamare col nome di uomo fui, il quale ha più
volte tentato di soffocarlo nottetempo sotto una montagna di mobili che si
diverte a trasportare sul suo letto. In piena seduta si impadronisce
violentemente di Randone e lo butta per terra, a rischio di ammazzarlo. Non si
è potuto finora sbarazzare il medium del suo ospite pericoloso. Per contro, la
rivista “Luz y Union” di Barcellona (dicembre 1902) riferisce che una povera
madre di famiglia, spinta al delitto nei confronti del marito e dei figli da un
influsso occulto e in preda ad accessi di furore contro i quali i mezzi
ordinari erano risultati impotenti, fu guarita in due mesi grazie
all’evocazione e alla conversione dello spirito che la ossessionava, convinto
dalla persuasione e dalla preghiera»3. Questa interpretazione della
guarigione è alquanto divertente; sappiamo che agli spiritisti piace tenere
discorsi «moralizzanti» ai cosiddetti «spiriti inferiori», ma in questo caso si
tratta proprio di «prediche nel deserto», senza la minima efficacia; di fatto
le ossessioni possono talvolta cessare da sole, ma accade anche che impulsi
criminali come quello descritto siano portati a compimento. Succede talvolta
che si prenda per ossessione reale quanto è soltanto autosuggestione; in tal
caso è possibile combatterla per mezzo di una suggestione opposta, e tale
funzione può essere adempiuta dalle esortazioni rivolte allo «spirito», il
quale fa allora tutt’uno con il «subconscio» della vittima. È questo che
probabilmente accadde in occasione dell’ultimo
1. Après la
mort, p. 239.
2. Riportato da «Spiritualisme Moderne», aprile
1903.
3. Dans l’Invisible,
pp. 382-4.
380
I pericoli dello spiritismo
fatto riferito, quantunque si sarebbe anche
potuto trattare di semplice coincidenza, e non di rapporto causale fra «cura» e
guarigione. Comunque, è incredibile che gente che riconosce la realtà e la
gravità di simili pericoli abbia ancora il coraggio di propagandare le pratiche
spiritistiche, e occorre veramente essere incoscienti per sostenere che la
«moralità» costituisce un’arma sufficiente per proteggersi contro ogni
incidente di questo tipo, il che sarebbe tanto sensato quanto sostenere che la
«moralità» può proteggere dal fulmine o assicurare l’immunità contro le
epidemie: la realtà è che gli spiritisti non hanno assolutamente alcun mezzo di
difesa a loro disposizione, né diversamente potrebbe essere, perché ignorano
tutto sulla natura delle forze con cui hanno a che fare.
Potrebbe essere, se non interessantissima
almeno utile, una statistica dei casi di pazzia, ossessione e incidenti d’ogni
specie provocati dalle pratiche dello spiritismo; senza dubbio non sarebbe
molto difficile ottenere un buon numero di testimonianze controllate con
serietà, e, come abbiamo appena visto, le pubblicazioni spiritistiche
potrebbero fornire anch’esse il loro contributo; una raccolta di questo genere
sarebbe tale da produrre su molti un’impressione salutare. Non è però questo lo
scopo che ci siamo proposti: abbiamo citato qualcuno di questi fatti
semplicemente a modo di esempio, e si noterà che li abbiamo scelti di
preferenza, almeno nella maggioranza, in autori spiritistici o che abbiano
perlomeno qualche affinità con lo spiritismo, autori che sarà perciò
impossibile accusare di parzialità o di esagerazione in senso sfavorevole.
Certo avremmo potuto aggiungere a queste ben altre citazioni dello stesso
genere, ma così facendo saremmo incorsi in una certa monotonia, perché esse si
rassomigliano tutte, cosicché quelle che abbiamo presentato ci sembrano
sufficienti. Per riassumere, diremo che i pericoli dello spiritismo sono di
diversa natura e potrebbero essere classificati in fisici, psichici e
intellettuali. I pericoli fisici sono gli incidenti del tipo di quello riferito
dal dr. Gibier e, più frequentemente e abitualmente, le malattie provocate o
indotte soprattutto nei medium, ma qualche volta anche in alcuni partecipanti
381
Errore dello spiritismo
alle loro sedute. Sono malattie che colpiscono
principalmente il sistema nervoso, spesso accompagnate da disturbi psichici; le
donne sembrano esservi più particolarmente soggette, ma sarebbe errato credere
che gli uomini non ne siano colpiti; del resto, per stabilire una proporzione
esatta occorrerebbe tener conto del fatto che negli ambienti spiritistici
l’elemento femminile è molto più numeroso. I pericoli psichici non possono
essere completamente disgiunti dal pericoli fisici, ma assumono un aspetto di maggiore
costanza e gravità; ancora una volta ricorderemo le ossessioni di vario genere,
le idee fisse, gli impulsi criminali, le dissociazioni e le alterazioni della
coscienza o della memoria, le manie, la pazzia in ogni suo grado. Se si volesse
compilarne una lista esauriente, essa conterrebbe quasi tutte le varietà
conosciute dagli alienisti, senza tener conto delle molte altre che costoro non
conoscono e costituiscono i casi detti di ossessione e di possessione, cioè i
casi che corrispondono a quanto di più orribile c’è nelle manifestazioni
spiritistiche. In altre parole, si tratta sempre di cose che tendono alla pura
e semplice disgregazione dell’individualità umana, e che talvolta raggiungono
anche lo scopo. Le stesse forme di squilibrio mentale sono soltanto, in tutto
ciò, tappe o fasi preliminari, e per quanto già siano deplorevoli, non si può
mai essere sicuri che le cose non peggioreranno; inoltre, tutte queste
manifestazioni morbose sfuggono, in gran parte se non totalmente, alle
investigazioni dei medici e degli psicologi. Per finire, i pericoli
intellettuali sono una conseguenza del fatto che le teorie spiritistiche
costituiscono, per ognuno dei punti ai quali si riferiscono, un errore totale,
né sono, come i precedenti, limitati al soli esperimentatori; abbiamo già
segnalato il diffondersi di questi errori, tramite una propaganda diretta e
indiretta, fra persone che, non esercitando assolutamente la pratica dello
spiritismo, potrebbero anche credersi lontanissime da esso; i pericoli
intellettuali sono perciò quelli con influsso e importanza più generalizzati. È
questo infatti l’aspetto della questione sul quale più abbiamo insistito nel
corso di tutto il nostro studio; abbiamo soprattutto voluto mettere in risalto
la falsità della dottrina spiritistica, e la
382
I pericoli dello spiritismo
ragione per cui essa dev’essere combattuta, a
nostro modo di vedere, è prima di tutto questa sua falsità. Possono esistere
infatti verità la cui diffusione è pericolosa, ma non è questo pericolo che,
eventualmente, ci potrebbe impedire di riconoscerle come verità; del resto, ciò
non è troppo da temere, giacché le cose che appartengono a tale sfera non sono
fra quelle che si prestano molto alla volgarizzazione. In questo caso si tratta
però di verità che hanno conseguenze pratiche e non di verità di carattere
puramente dottrinale, nell’esporre le quali non si rischia mai, tutto sommato,
di incorrere in altri inconvenienti se non quelli risultanti
dall’incomprensione a cui inevitabilmente ci si espone qualora si esprimano
idee che eccedono il livello della mentalità comune, inconvenienti dei quali
non varrebbe la pena di preoccuparsi troppo. Sennonché, per tornare allo
spiritismo, possiamo dire che i pericoli particolari a esso connessi,
addizionandosi al suo carattere di errore, non fanno che rendere più pressante
la necessità di combatterlo; si tratta, è vero, di una considerazione
secondaria e contingente in sé, tuttavia è una ragione di opportunità che nelle
attuali circostanze non si può dare per trascurabile.
383
Conclusione
Qualcuno sarà forse tentato di rimproverarci
di aver discusso con troppa serietà teorie che sono in definitiva poco serie; a
dire il vero, fino a qualche anno fa eravamo noi stessi di questo avviso, e a
quel tempo avremmo certamente esitato a intraprendere un lavoro di questo
genere. Ma la situazione è cambiata, si è aggravata in modo considerevole; è
questa una constatazione che non può essere dissimulata, e ha fatto riflettere
anche noi: se lo spiritismo diventa ogni giorno più invadente, se minaccia di concludersi
in un vero e proprio avvelenamento della mentalità pubblica, occorrerà pure
decidersi a prenderlo in considerazione e combatterlo con mezzi tali che
tengano conto del suo non essere soltanto un’aberrazione di pochi individui
isolati e senza influsso. Certo, lo spiritismo è stupidità; ma è terribile che
questa stupidità sia riuscita a esercitare un’azione così straordinariamente
estesa. Ciò prova che esso corrisponde a tendenze abbastanza generalizzate, e
questa è la constatazione che poco fa ci faceva dire che le questioni di
opportunità non sono da trascurare: poiché non è possibile combattere tutti gli
errori senza eccezione, dato che sono innumerevoli, tanto vale non tener conto
di quelli relativamente inoffensivi e senza possibilità di successo; sennonché
lo spiritismo, disgraziatamente, non fa parte di questi ultimi. Sarebbe
certamente molto facile deridere «quelli che fanno ballare le tavole» e i
«presentatori di spiriti», o far divertire la gente assennata a loro spese
spiattellando tutte le loro stravaganze (e qualcuna l’abbiamo segnalata quando
se n’è
385
Errore dello spiritismo
presentata l’occasione), o denunciare le
soperchierie dei falsi medium, o descrivere i personaggi grotteschi che si
incontrano negli ambienti degli spiritisti. Ma tutto questo non sarebbe
sufficiente: il ridicolo è un’arma inadeguata. Del resto, si tratta di qualcosa
di troppo nocivo per essere realmente comico, anche se comico certamente è
sotto più di un aspetto.
Si osserverà senza dubbio che gli argomenti da
noi esposti sono troppo difficili da afferrare, che hanno il difetto di non
essere alla portata di tutti; in una certa misura ciò è forse vero, anche se ci
siamo sforzati di conservare sempre la più grande chiarezza. È inoppugnabile
però che noi non siamo fra coloro che ritengono sia bene nascondere certe
difficoltà, o semplificare le cose a spese della verità. D’altronde pensiamo
che non sia il caso di esagerare, e che sarebbe un peccato lasciarsi respingere
dall’apparenza un po’ arida di certe dimostrazioni; tutti sono in grado di
capire quel tanto che basta per convincersi della falsità dello spiritismo. In
fondo si tratta di cose più semplici di quanto non appaiano, al primo
approccio, a chi non ha l’abitudine a certi ragionamenti. Inoltre non si può
pretendere (e ciò vale per qualsiasi questione) che ogni cosa sia allo stesso
modo comprensibile da parte di tutti, date le inevitabili differenze
intellettuali esistenti fra gli uomini; chi capisce solo parzialmente sarà
obbligato perciò a riferirsi, per quanto riguarda il resto, alla competenza di
chi capisce di più. Non si tratta da parte nostra di un richiamo
all’«autorità», trattandosi soltanto di supplire a un’insufficienza naturale; e
ci auguriamo che ciascuno si sforzi per procedere con le proprie forze il più
lontano possibile; si tratta della semplice constatazione di una diseguaglianza
nei confronti della quale nessuno può far nulla, e che non si manifesta
soltanto nel campo metafisico.
In ogni caso, ci preme ripetere ancora una
volta, per concludere, che soltanto ponendosi dal punto di vista della
metafisica si può provare in modo assoluto la falsità dello spiritismo; non
esiste altro modo per dimostrare che le sue teorie sono assurde, ossia che sono
pure impossibilità. Tutto il resto sono soltanto approssimazioni, ragioni più o
meno plausibili ma mai rigorose
386
Conclusione
e pienamente sufficienti, le quali potranno
sempre prestarsi a discussione; al contrario, nella sfera della metafisica la
comprensione comporta di necessità, e in modo immediato, l’assenso e la
certezza. Dicendo approssimazione non pensiamo però ai pretesi argomenti
sentimentali, i quali non rappresentano nulla, e non riusciamo a capire come
taluni avversari dello spiritismo si intestardiscano a sviluppare tali
meschinità. In questo modo, costoro rischiano soprattutto di provare che
mancano della vera intellettualità quasi quanto quelli che vogliono combattere.
Intendiamo invece parlare degli argomenti scientifici e filosofici; ammesso che
qualcuno di essi abbia un certo valore, si tratterà ancora sempre di un valore
molto relativo. e nessuna di queste cose può avere la pretesa di costituire una
confutazione definitiva; si è di fronte a qualcosa che occorre affrontare
partendo da molto più in alto. Possiamo perciò sostenere senza tema di smentita
di aver fatto non solo qualcosa di diverso ma anche molto più di quanto era
stato intrapreso finora nella stessa direzione; e diciamo questo con animo
tanto più leggero in quanto, tutto sommato, il merito non è personalmente
nostro ma della dottrina a cui ci ispiriamo, dottrina nel confronti della quale
le individualità non contano. Da attribuire esclusivamente a noi sono invece le
imperfezioni dell’esposizione, giacché queste sono inevitabili, per quanto
grande sia stata la cura che vi abbiamo portato.
Oltre all’interesse che può presentare di per
se stessa, la confutazione dello spiritismo ci ha permesso di esporre, come
dicevamo al principio, certe importanti verità; queste verità, soprattutto
quelle metafisiche, anche quando siano esposte con riferimento a un errore,
hanno una portata essenzialmente positiva. Certo, avremmo di gran lunga
preferito aver soltanto da esporre la verità pura e semplice senza doverci
preoccupare dell’errore, o anche solo di tutte le complicazioni secondarie
provocate dall’incomprensione, sennonché anche a questo proposito occorre tener
presente la questione dell’opportunità. Del resto, ciò può presentare taluni
vantaggi quanto ai risultati; il fatto che la verità sia presentata a proposito
di questa o quella cosa contingente
387
Errore dello spiritismo
può richiamare su di essa l’attenzione di
persone che, sebbene tutt’altro che incapaci di capirla, pensano ‑ forse a
torto ‑ che, non avendo fatto studi speciali, essa non sia alla loro portata, e
non avrebbero l’idea di andarla a cercare in trattati troppo didattici. Non si
insisterà mai abbastanza su questo punto: che la vera metafisica non è da
«specialisti», che la comprensione propriamente intellettuale non ha niente in
comune con il sapere puramente «libresco», che essa differisce in modo totale
dall’erudizione e altrettanto dalla scienza ordinaria. Quella che abbiamo
chiamato in un altro studio «é1ite intellettuale»1 non si
presenta ai nostri occhi composta di scienziati e di filosofi; anzi, noi
pensiamo addirittura che pochissimi di costoro avrebbero le qualifiche
richieste per farne parte. Occorre, a questo scopo, essere ben più liberi dai
pregiudizi di quanto tali persone siano abitualmente, e spesso ci sono più
possibilità in un ignorante, il quale può istruirsi e svilupparsi, che non in
qualcuno nel quale certe abitudini mentali hanno impresso una deformazione
irrimediabile.
Oltre le verità di carattere metafisico che
sono servite da principio alla nostra confutazione, ne abbiamo indicate altre,
in particolare a proposito della spiegazione dei fenomeni; queste ultime sono
ai nostri occhi soltanto secondarie, tuttavia presentano un certo interesse.
Confidiamo che il lettore non si fermerà all’apparente stranezza di taluna di
quelle considerazioni, le quali urteranno solo coloro che sono imbevuti del più
deplorevole spirito sistematico, e non è certo a costoro che noi ci rivolgiamo,
perché sarebbe fatica sprecata. D’altronde, se temiamo qualcosa, è piuttosto
che si attribuisca a queste cose un’importanza eccessiva, o a causa del loro
stesso carattere insolito o, soprattutto, perché esse hanno a che fare con la
sfera fenomenica; comunque sia, non avremo certo da rimproverarci di aver
trascurato a tale proposito le precauzioni e gli avvertimenti, anzi, siamo
convinti di non aver detto niente più di quanto era
1 Cfr. la
conclusione della nostra Introduction générale à l’Étude des Doctrines
Hindoues.
388
Conclusione
rigorosamente necessario allo scopo di
eliminare le confusioni e i malintesi e di farla finita con le false
interpretazioni. Anche senza tener conto del riserbo che è di regola su certi
punti, non avevamo la pretesa di sviluppare in modo completo tutti gli
argomenti che abbiamo avuto occasione di trattare; ci sono questioni che
riprenderemo più tardi; ce ne sono altre a proposito delle quali le nostre
indicazioni, come dicevamo all’inizio, apriranno forse ad altri vie di ricerca
che non sospettavano. L’unica cosa che non ci è possibile incoraggiare è
l’esperimentazione, i risultati della quale non hanno mai tanto valore da
controbilanciarne taluni inconvenienti, in molti casi anche taluni pericoli.
Tuttavia, se ci sono persone che vogliono a tutti i costi sperimentare, è
preferibile che lo facciano fondandosi su basi serie, anziché partire da dati
assurdi o perlomeno erronei. A ogni modo, ancora una volta, siamo convinti che
in quanto abbiamo esposto non ci sia nulla di cui si possa approfittare per
lanciarsi in avventure più o meno disgraziate; crediamo, al contrario, che quel
che abbiamo detto sia tale da distoglierne gli imprudenti, mostrando loro di
quanto difettano per poter riuscire in imprese del genere.
Aggiungeremo una sola riflessione: al nostri
occhi la storia dello spiritismo non è che un episodio della formidabile
deviazione mentale che caratterizza l’Occidente moderno; per capirla in modo
completo sarebbe perciò opportuno situarla nell’insieme di cui fa parte; ma è
evidente che per fare ciò occorrerebbe risalire molto più lontano nel tempo,
onde poter individuare le origini e le cause della deviazione e poi seguirne il
corso con le sue molteplici peripezie. Si tratterebbe di un lavoro immenso, di
cui non è ancora mai stata fatta neppure una parte; la storia, come viene
insegnata ufficialmente, tocca esclusivamente gli avvenimenti esteriori, i
quali sono solo gli effetti di qualcosa di più profondo, e per di più li espone
in un modo tendenzioso, in cui si ritrova chiaramente l’influsso di tutti i
pregiudizi moderni. Ma non basta: si assiste a un vero e proprio accaparramento
degli studi storici a favore di determinati interessi di parte, sia politici
sia religiosi; in particolare vorremmo che qualcuno, specificamente
389
Errore dello spiritismo
competente, avesse il coraggio di denunciare,
con prove a sostegno, i maneggi attraverso i quali gli storici protestanti sono
riusciti ad assicurarsene un monopolio di fatto, riuscendo a imporre. quasi per
una specie di suggestione, i loro punti di vista e le loro conclusioni fin
negli ambienti cattolici. Si tratterebbe di un lavoro estremamente istruttivo,
e i suoi benefici sarebbero notevoli. La falsificazione della storia sembra
chiaramente essere stata compiuta seguendo un piano preordinato; ma se è così,
dal momento che essa ha come fine essenziale di travestire da «progresso», agli
occhi dell’opinione pubblica, la deviazione di cui abbiamo parlato, tutto
sembra indicare che quest’ultima deve essere essa stessa l’opera di una
determinata volontà direttrice. Su questo argomento non vogliamo, almeno per il
momento, essere più affermativi; in ogni caso si potrebbe trattare soltanto di
una volontà collettiva, giacché siamo di fronte a qualcosa che va
manifestamente oltre la sfera d’azione degli individui singolarmente intesi. Ma
pure il parlare di una volontà collettiva è forse soltanto una rappresentazione
più o meno difettosa. A ogni buon conto, a meno di non credere nel caso, si è
obbligati ad ammettere l’esistenza di qualcosa che equivale a un programma in
qualche modo concertato, il quale non ha evidentemente bisogno di essere mai
stato formulato in alcun documento. Il timore di scoperte di questo genere è
forse una delle ragioni che hanno fatto della superstizione del documento
scritto il fondamento esclusivo del «metodo storico». Con simili basi di
partenza, quello che è essenziale sfugge necessariamente alle ricerche, e a chi
vuole approfondire le questioni si fa presto a obiettare che ciò non è
«scientifico», il che dispensa da ogni ulteriore discussione; nulla è più
efficace dell’abuso dell’erudizione per riuscire a restringere l’«orizzonte
intellettuale» di un uomo e impedirgli di veder chiaro in certe cose. Quanto
stiamo dicendo permette forse di capire perché i metodi che fanno
dell’erudizione qualcosa di fine a se stesso siano stati imposti con estremo
rigore dalle autorità universitarie. Ma ritorniamo alla questione che stavamo
esaminando: ammesso che vi sia un piano, qualunque forma esso assuma,
390
Conclusione
occorrerebbe indagare come ognuno degli
elementi che ne fanno parte possa concorrere alla sua realizzazione e come
questa o quella individualità abbia potuto, a tal fine, servire da strumento
consapevole o no. È il caso di ricordare a questo punto quanto abbiamo
dichiarato a proposito delle origini dello spiritismo, ossia che ci è
impossibile credere alla produzione spontanea di movimenti di una certa
importanza. In realtà le cose sono ancora più complesse di quanto stiamo
suggerendo: invece di un’unica volontà occorrerebbe tener conto di più volontà
diverse e delle loro risultanti; si tratta anzi di una «dinamica» speciale, le
cui leggi sarebbero assai curiose da stabilire. Quello che ne diciamo serve
solo a far vedere come la verità sia ben lontana dall’essere generalmente
conosciuta ‑ e anche soltanto supposta ‑ in questo come in molti altri campi.
Concludendo, quasi tutta la storia sarebbe da ricostruire su basi completamente
diverse, ma disgraziatamente troppi interessi sono in gioco perché coloro che
vorranno tentare l’impresa non abbiano da superare temibili resistenze. Questo
lavoro non compete a noi, trattandosi di un campo che non è specificamente
nostro; per quanto ci riguarda, possiamo soltanto dare al proposito indicazioni
e abbozzare scorci, e del resto un’opera del genere potrebbe essere soltanto
collettiva. Comunque, si tratta di tutto un insieme di ricerche che a nostro
parere sarebbero ben più interessanti e utili dell’esperimentazione psichica;
ciò richiederebbe ovviamente predisposizioni di cui non tutti sono in possesso,
ma noi pensiamo che almeno alcuni le abbiano, e costoro potrebbero dirigere con
profitto la loro attività in questa direzione. Il giorno in cui si potesse
ottenere un risultato apprezzabile in tal senso, molte suggestioni sarebbero
rese impossibili per l’avvenire; si tratterebbe probabilmente di uno dei mezzi
che potrebbero contribuire a riportare, in un’epoca più o meno lontana, la
mentalità occidentale sulle vie normali dalle quali essa, ormai da molti
secoli, si è tanto allontanata.
391
Indice
Prefazione 7
Parte
prima
Distinzioni
e precisazioni necessarie
I Definizione
dello spiritismo 15
II Le
origini dello spiritismo 24
III Inizi
dello spiritismo in Francia 38
IV Carattere
moderno dello spiritismo 47
V Spiritismo
e occultismo 66
VI Spiritismo
e psichismo 79
VII La
spiegazione dei fenomeni 96
Parte
seconda
Esame
delle teorie spiritistiche
I Differenze
tra le scuole spiritistiche 129
II L’influsso
dell’ambiente 137
III Immortalità
e sopravvivenza 149
IV Le
rappresentazioni della sopravvivenza 158
V La
comunicazione con i morti 180
VI La
reincarnazione 194
VII Stravaganze
reincarnazionistiche 221
393
Indice
VIII I
limiti dell’esperimentazione 239
IX L’evoluzionismo
spiritistico 266
X La
questione del satanismo 290
XI Veggenti
e guaritori 317
XII L’antoinismo 335
XIII La
propaganda spiritistica 350
XIV I
pericoli dello spiritismo 371
Conclusione 385
394
Finito di stampare il 2 ottobre 1998
© 1998 Luni Editrice – Milano, Trento
ISBN 88-7984-110-6
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