L'iniziazione massonica nel mondo moderno e altri scritti - Giovanni Ponte

 

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UN NUOVO LIBRO SULLA MASSONERIA E IL COMPAGNONAGGIO

Giovanni Ponte

 

Le Éditions Traditionnelles (Paris, 1964) hanno pubblicato una nuova opera postuma di René Guénon dal titolo Études sur la Franc-Maçonnerie et le Compagnonnage, ripartita in due volumi di oltre 300 pagine ciascuno.

Si tratta di una copiosa raccolta degli scritti dell’Autore riguardanti più o meno direttamente la Massoneria e il Compagnonaggio, e non inclusi già in altri volumi. Come è noto, un’esposizione di carattere generale e basilare sull’iniziazione con riferimenti frequenti alle iniziazioni artigianali qui considerate, si può trovare nelle precedenti opere di Guénon Aperçus sur l’Initiation (Considerazioni sulla via iniziatica) e Initiation et Réalisation spirituelle, mentre diverse considerazioni sul simbolismo muratorio sono incluse nella Grande Triade e nel volume Symboles fondamentaux de la Science sacrée, di cui si parlò nel N. 6 di questa rivista. Questa nuova raccolta ha un carattere più eterogeneo e più vario, e comprende, oltre ad una quindicina di articoli pubblicati con la firma di René Guénon tra il 1925 e il 1948, anche un gran numero di recensioni che rappresentano una abbondante miniera di osservazioni e notizie interessanti, ed una serie di articoli apparsi tra il 1910 e il 1913 sotto diversi pseudonimi od anonimi, ma fondatamente attribuiti allo stesso Autore.

La pubblicazione di questi due volumi ha già dato luogo in Francia ad un risveglio di interesse intorno ad una parte dell’opera di Guénon che da tempo non era più a disposizione dei lettori, ed anche a prese di posizione su cui non sarà forse inutile spendere subito qualche parola.

A qualcuno 1 non è piaciuto ritrovare, insieme agli articoli e recensioni di Voile d’IsisÉtudes Traditionnelles, anche gli articoli più antichi pubblicati su La Gnose (e gli studi storici ospitati da La France Anti-maçonnique). Si è voluta far valere un’interpretazione alquanto forzata di una frase di Guénon per pretendere che egli avesse “sconfessato” (!) i propri scritti giovanili mentre le affermazioni dell’Autore in senso contrario, riportate in questa stessa opera, sono quanto mai recise 2. Del resto, chiunque può constatare che La Gnose contiene già l’essenziale di opere fondamentali di Guénon quali L’Homme et son devenir e Le Symbolisme de la Croix, così come ad esempio il magistrale articolo ora riprodotto À propos du Grand Architecte de l’Univers. Certo, altrove e in opere successive Guénon avrebbe rivestito il pensiero che doveva esporre con una forma per certi aspetti differente, e la stessa terminologia non poteva che chiarirsi meglio in seguito: ma proprio questo accostamento di modi diversi di presentare in tempi diversi un punto di vista in fondo sempre identico, perché ricollegato a ciò che è per sua natura immutabile, può giovare quale stimolo intellettuale a comprendere quello che è veramente essenziale, indipendentemente da schemi sistematici e da determinati quadri formali. O forse chi ha avanzato obiezioni al riguardo, più che dei lettori che possono trarre profitto dall’opera di Guénon, si preoccupa delle reazioni di certi ambienti troppo interessati alla confusione tra il dominio iniziatico e quello religioso per rimanere indifferenti? 3

Si è anche voluto rimproverare il compilatore dei due volumi per non aver fatto precedere il testo da un’ampia introduzione esplicativa 4. Da parte nostra, pensiamo che troppo spesso le presentazioni sono un’occasione per forzare il pensiero degli autori, secondo la misura della comprensione dei presentatori o secondo le direttive dovute ai loro pregiudizi; come del resto un lettore attento potrebbe constatare anche in altre opere postume dello stesso René Guénon. Meglio dunque lasciare ai lettori che lo vorranno il compito di formarsi direttamente una loro visione d’insieme e un loro giudizio su questa come sulle altre sue opere, ed anzi la presente nota ha soprattutto lo scopo ai far intravedere i motivi di interesse di una lettura diretta e di una riflessione spregiudicata su di essa.

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Gli argomenti toccati in questa nuova raccolta sono numerosissimi, e tra di essi si possono discernere alcuni temi ricorrenti, brevemente trattati od anche semplicemente accennati con riferimenti allusivi, spesso preziosi per chiarire tante questioni od errate concezioni comunemente diffuse.

Per quel che riguarda la situazione storica della Massoneria, troviamo la riconferma costante della validità del suo patrimonio spirituale ed iniziatico, ma anche del decadimento e delle deviazioni avvenute in seno ad essa negli ultimi secoli. Già in un articolo del 1910 5 (René Guénon aveva allora 23 anni) incontriamo l’affermazione che l’essenza della Massoneria è «la Conoscenza tradizionale che costituisce il fondo comune di tutte le iniziazioni, le cui dottrine e i cui simboli si sono trasmessi dall’antichità più remota fino ai nostri giorni » Successivamente, in un articolo del 1926 6, approfittando di uno studio sui segni usati dalle corporazioni artigianali, e presentando l’argomento nei modi resi comprensibilmente opportuni dalle circostanze (la pubblicazione avveniva su una rivista cattolica, organo della «Società di Irraggiamento intellettuale del Sacro Cuore»), l’Autore offriva sorprendentemente in poche pagine una spiegazione della situazione e della natura della Massoneria. Rispondendo a chi pretendeva che quest’ultima si era “impadronita” senza averne il diritto di tanti simboli tradizionali, egli scriveva: «La Massoneria usa simboli di carattere assai vario, almeno in apparenza, dei quali però non si è impadronita, come qualcuno sembra credere, per distoglierli dal loro vero significato; essa li ha ricevuti, come le altre corporazioni (perché fu dapprima una di esse), in un’epoca in cui era ben diversa da quella che è diventata oggi, e li ha conservati, ma, già da molto tempo, non li comprende più». «Troppo spesso si ha il torto di pensare esclusivamente alla Massoneria moderna, senza riflettere che questa è semplicemente il prodotto di una deviazione. I primi responsabili di questa deviazione, a quanto pare, sono i pastori protestanti Anderson e Desaguliers, che redassero le costituzioni della Gran Loggia d’Inghilterra, pubblicate nel 1723, e fecero sparire tutti gli antichi documenti su cui poterono metter le mani, affinché non ci si accorgesse delle innovazioni che introducevano  approfittando dei quindici anni trascorsi tra la morte di Christopher Wren, ultimo Gran Maestro della Massoneria antica (1702), e la fondazione della nuova Gran Loggia d’Inghilterra (1717). Tuttavia, essi lasciarono sussistere il simbolismo, senza sospettare che quest’ultimo, per chiunque lo comprendeva, testimoniava contro di loro altrettanto quanto i testi scritti, che del resto non erano riusciti a distruggere interamente». «Vi fu in seguito un’altra deviazione nei paesi latini, in un senso antireligioso, ma è sulla “protestantizzazìone” della Massoneria anglosassone che conviene anzitutto insistere». Il mutamento di cui si tratta corrisponde in particolare al passaggio dalla Massoneria “operativa” a quella soltanto più “speculativa” 7, accompagnato dall’intervento di tendenze rivestite di religiosità che pretendevano di sostituirsi al fondamento spirituale iniziatico. Nello stesso articolo, poi, René Guénon, riferendosi alla Massoneria operativa, ricorda che il suo simbolismo dimostra la sua partecipazione a «quell’esoterismo cattolico che fu tanto diffuso nel medio evo, e le cui tracce si ritrovano dappertutto sui monumenti ed anche nella letteratura di quell’epoca. Contrariamente a ciò che pretendono numerosi storici, il legame tra ermetismo e Massoneria risale a un tempo molto anteriore all’affiliazione di Elias Ashmole a quest’ultima (1646); pensiamo anzi che nel XVII secolo si cercò soltanto di ricostituire una tradizione di cui una gran parte era già stata persa». «Notiamo pure che esistette, verso il XIV secolo, se non prima, una Massenia del Santo Graal, per mezzo della quale le confraternite dei costruttori erano ricollegate ai loro ispiratori ermetisti». «Le corporazioni medioevali … usavano del resto espressioni nettamente ermetiche come Grande Opera, con applicazioni diverse ma sempre analogicamente corrispondenti tra loro». «D’altronde, se si volesse andare veramente alle origini  bisognerebbe senza dubbio risalire al di là del medio evo, ed anzi al di là del Cristianesimo». L’Autore ricordava a questo proposito il simbolismo di Giano, in onore del quale si celebravano, nella tradizione romana, le due feste solstiziali. «In seguito, questo costume delle feste solstiziali si è sempre mantenuto nelle corporazioni di costruttori; ma, con il Cristianesimo, queste feste sono state identificate ai due San Giovanni d’inverno e d’estate  e ciò è ancora un esempio di adattamento dei simboli precristiani ». «Giano era il dio dell’iniziazione ai misteri, ed era nello stesso tempo il dio delle corporazioni artigianali; e  doveva esserci necessariamente una relazione tra queste due funzioni riferite a una stessa entità simbolica; in altri termini, bisognava che le corporazioni in questione fossero già allora, così come furono più tardi, in possesso di una tradizione di carattere veramente “iniziatico”. Pensiamo, del resto, che questo non sia un caso speciale e isolato, e che si potrebbero fare presso tanti altri popoli delle constatazioni dello stesso genere; anzi, forse ciò condurrebbe, sulla vera origine delle arti e dei mestieri, a concezioni del tutto insospettate dai moderni, per i quali tali tradizioni sono diventate lettera morta».

Negli scritti successivi, quando se ne presenta l’occasione, l’Autore non manca di opporsi a «coloro che negano contro ogni evidenza l’esistenza di una filiazione diretta» della Massoneria speculativa dalla Massoneria operativa, ricollegata a sua volta ad autentiche origini classico-pitagoriche e “salomoniche”. Anzi, «se si vuole andare al di là di Salomone, si può risalire ancor più lontano, fino allo stesso Abramo; si trova infatti un’indicazione nettissima a questo riguardo nel fatto che il Nome divino invocato più particolarmente da Abramo è sempre stato conservato dalla Massoneria operativa; e questa connessione di Abramo con la Massoneria è del resto facilmente comprensibile per chiunque ha qualche conoscenza della tradizione islamica, poiché essa è in rapporto diretto con l’edificazione della Kaabah» 8.

Venendo a tempi meno lontani, troviamo i riferimenti all’introduzione della Massoneria operativa in Francia al tempo di Carlo Martello da parte di architetti bizantini 9, o da parte del misterioso Naymus Grecus 10.

Troviamo insieme un riferimento al Peter Gower della Massoneria operativa inglese, curiosa trascrizione fonetica del nome di Pitagora, ed altrove leggiamo: «Che l’organizzazione massonica sia stata introdotta in Inghilterra nel 926 11 od anche nel 627, come essi affermano (si tratta dei documenti della Massoneria operativa inglese), ciò avvenne già non come se si fosse trattato di una “novità”, ma bensì della continuazione di organizzazioni preesistenti in Italia e senza dubbio anche altrove» 12. Sulla filiazione della Massoneria operativa, troviamo anche un interessante accenno a «un segreto operativo oggi dimenticato: si tratta della corrispondenza “psichica” dei segni e dei toccamenti, cioè, in fondo, della loro corrispondenza con la “localizzazione” dei centri sottili dell’essere umano»: e l’Autore si dice d’accordo nel riconoscere in questo «l’indicazione di un legame diretto con le grandi iniziazioni dell’antichità» 13. D’altra parte, altre osservazioni notevoli riguardano i legami con i Templari, come questo passo tratto dalla recensione di un libro di A. Lebey del 1936, che riteniamo opportuno citare per esteso: « L’ultimo capitolo richiama all’attenzione dei Massoni, oggi troppo dimentichi di queste cose, i legami, certamente più che “ideali”  che li ricollegano ai Templari  Non sembra dubbio che, come dice l’Autore, i Templari abbiano posseduto un “gran segreto di riconciliazione” tra Ebraismo, Cristianesimo e Islamismo, benché possa esserci stato anche qualcos’altro di cui questo non era che la conseguenza;  forse che essi non bevevano lo stesso “vino” dei Kabbalisti e dei Sufi, e Boccaccio, loro erede quale “Fedele d’Amore”, non fa forse affermare a Melchisedec che la verità delle tre religioni è indiscutibile  perché esse non sono che una nella loro essenza profonda?» 14.

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UN NUOVO LIBRO SULLA MASSONERIA E IL COMPAGNONAGGIO

Giovanni Ponte *

 

Nell’opera in esame 1, troviamo pure dei riferimenti notevoli a personaggi storici anteriori al XVIII secolo ricollegati a correnti iniziatiche, quali Dante, Rabelais 2 e Shakespeare 3. Degne di nota, poi, le osservazioni sulla sopravvivenza della “Massoneria operativa”, e cioè basata sullo svolgimento rituale di un mestiere capace di rendere l’iniziazione massonica effettiva e non soltanto virtuale. Il permanere di una Massoneria operativa non fu affatto impedito dalle proibizioni degli antichi editti reali in Inghilterra 4 ed anche nel Settecento continuarono a sussistere le logge operative scozzesi e quelle ricollegate all’antica Loggia di York 5. L’Autore accenna pure alla possibile sopravvivenza della Massoneria operativa in Francia fin verso la fine del XVII o all’inizio del XVIII secolo 6.

Più particolarmente interessanti, per chiarire la situazione della Massoneria moderna, sono i vari riferimenti alla sua costituzione a partire dal 1717 in Inghilterra, quale istituzione soltanto “speculativa” e non più “operativa”. È noto che già da vari secoli membri non “operativi”, che cioè non esercitavano il mestiere muratorio, facevano parte regolarmente delle logge per ragioni funzionali: si trattava, in particolare, del Capellano e del Medico. Un mutamento dovette consistere poi nell’ammissione di un numero sempre maggiore di “Massoni accettati”, anch’essi non “operativi”, che verosimilmente confluirono nella Massoneria sia per l’estinguersi di iniziazioni diverse da quella muratoria, nelle quali avrebbero potuto più normalmente integrarsi, sia per circostanze esteriori, sociali e politiche, prive di una vera giustificazione iniziatica. Ma ben più profonda fu l’innovazione attuata nel ‘700 sotto la guida di Anderson, Desaguliers e Payne, da quattro Logge londinesi di recente formazione che si riunirono per costituire la nuova Gran Loggia d’Inghilterra, la quale incontrò poi ancora per parecchi decenni l’opposizione delle Logge operative rimaste.

Il difetto di conoscenze da parte dei promotori di tale Gran Loggia appare evidente da certi indizi, come l’assenza del grado di Maestro, che essi ignoravano e che fu poi reintrodotto tra il 1723 e il 1738 7, e le prove di grossolana ignoranza delle vere origini della Massoneria da parte di diversi storici che furono membri eminenti della nuova Massoneria speculativa al tempo della sua costituzione 8. In realtà, un esame approfondito dei fatti ha condotto a togliere valore alle famose “Costituzioni” di Anderson del 1723 9, che alterarono gli antichi “Old Charges” della Massoneria operativa. D’altra parte, avverte in varie occasioni René Guénon, non si trattò soltanto del «prodotto della fantasia di un individuo senza mandato» 10: l’innovazione a cui si dava vita comportava anche una frode su vasta scala, con la distruzione dei documenti che avrebbero offerto la prova delle alterazioni volute 11, e persino, a quanto pare, con l’incendio doloso degli archivi della Loggia di San Paolo 12. A questi fatti si possono ricollegare senza dubbio anche altre circostanze poco chiare, come l’assenza di verbali dal 1717 al 1723, o la mancanza di una storia dei primi anni della Gran Loggia d’Inghilterra fino a quella redatta da Anderson nel 1738, la quale differisce in molti punti da quanto se ne sa da altre fonti 13.

Si comprende pertanto che un autore come E.A. Waite abbia definito l’Anderson come «soprattutto capace di guastare tutto ciò che toccava» 14, e che certe Logge operative fossero giunte addirittura ad escludere l’ammissione di qualsiasi membro che portasse il nome di Anderson 15. E «quando si pensa che si tratta dell’uomo di cui tanti Massoni attuali si compiacciono di invocare costantemente l’autorità, considerandolo quasi come il vero fondatore della Massoneria, o per lo meno prendendo per autentici landmarks tutti gli articoli delle sue costituzioni, non si può fare a meno di trovare che tutto ciò non è privo di una certa ironia» 16!

Resterebbero da chiarire le ragioni, certamente non di poco conto 17, che indussero a svolgere l’opera di cui Anderson fu uno dei primi e più efficaci strumenti. Vi furono senza dubbio ragioni politiche, in appoggio alla corrente “orangista” favorevole alla Casa regnante d’Inghilterra 18, come vi fu un processo di «protestantizzazione cosciente» 19, accompagnato da una tendenza a porre in risalto un punto di vista moraleggiante 20, quasi a sancire lo sminuirsi dell’autentica prospettiva iniziatica che, sola, potrebbe giustificare veramente il patrimonio simbolico e rituale rimasto. In ogni caso, a parte le considerazioni di dettaglio che presentano in fondo un interesse abbastanza limitato, quel che importa tenere ben presente è che nel costituirsi della moderna Massoneria speculativa non si verificò un adattamento normale di un’antica forma di iniziazione, ma bensì una massiccia interferenza di correnti antitradizionali, che provocarono delle indubbie deviazioni, senza peraltro impedire il mantenersi della trasmissione iniziatica, sempre suscettibile di permettere delle rettificazioni in senso tradizionale. In questo senso, René Guénon, rispondendo a dei poco avveduti tradizionalisti antimassoni, ebbe ragione di insistere sul fatto che la Massoneria non è affatto uno degli «agenti della cospirazione», ma piuttosto una delle sue prime vittime, ed anche un falso bersaglio assai comodo per sviare le ricerche di chi avrebbe voluto smascherare delle correnti che stanno all’origine del disordine del mondo moderno 21.

Del resto, alcune rettifiche furono ben presto attuate, in seno alla nuova Massoneria speculativa, per influenza della Massoneria “antica”, fino alla riunione tra “Antichi” e “Moderni” che tra l’altro portò, nel 1815, alla modifica della dichiarazione iniziale delle “Costituzioni” 22.

Per quel che riguarda la Massoneria moderna introdotta nel XVIII secolo sul continente dall’Inghilterra, può essere interessante osservare uno degli aspetti della sua successiva divergenza rispetto alla Massoneria anglo-sassone: «La Massoneria anglo-sassone e la Massoneria francese  partendo l’una e l’altra dalle concezioni espresse nelle Costituzioni di Anderson, se ne sono allontanate in certo modo in senso inverso nel corso del loro sviluppo; così, mentre la Massoneria francese accentuava sempre più la tendenza alla “modernizzazione” 23, la Massoneria inglese, grazie all’azione degli “Antichi”, si è al contrario avvicinata alla vera tradizione a cui Anderson aveva causato gravi menomazioni» 24. Ciò non toglie, beninteso, il “difetto d’origine” di tutto il regime delle “Grandi Logge”, cioè della stessa Massoneria speculativa, il cui riconoscimento dovrebbe logicamente condurre a considerare l’esigenza di una restaurazione della tradizione operativa: «ma dove sono attualmente coloro che sarebbero capaci di compiere una simile restaurazione?» 25.

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Lasciando per ora la considerazione della portata e del senso di questo tema fondamentale, ricorderemo brevemente alcune delle numerose questioni storiche più specifiche toccate da René Guénon nelle sue recensioni e nei suoi articoli.

Alcune notizie non mancheranno di sorprendere molti lettori: ad esempio, l’origine nient’affatto tradizionale del trinomio «Libertà-Uguaglianza-Fratellanza» si trova in un’opera antimassonica del 1747, Les Francs-Maçons écrasés, ed esso fu adottato soltanto in seguito dalla Massoneria francese 26; mentre la credenza della parte avuta dai Massoni nel preparare la rivoluzione francese, diffusa dapprima a scopo polemico dai detrattori della Massoneria, è in massima parte una leggenda fabbricata a posteriori da chi ne aveva interesse 27.

Degni di nota sono gli studi abbastanza ampi consacrati a Martines de Pasqually 28, ed i riferimenti a Louis-Claude de Saint-Martin, il quale, dopo esserne stato discepolo, assunse poi una posizione misticheggiante incompatibile con la presunta costituzione di un qualsiasi “Ordine” iniziatico: il che implica anche che il “Martinismo” moderno «ha ben poco a che vedere con Saint-Martin, e non c’entra assolutamente nulla con Martines e gli Elus Coens» 29.

Altre considerazioni notevoli riguardano il movimento di Willermoz e della “Stretta Osservanza”, che diede origine al “Regime Scozzese Rettificato”: a proposito di simili correnti si deve constatare che i tentativi fatti per vivificare l’iniziazione massonica naufragarono particolarmente a causa della grossolana confusione tra l’orientamento iniziatico e l’attrazione per “fenomeni” extra-normali, fatti apposta per sviare in un campo estremamente ingannevole. Tra la seconda metà del Settecento e l’inizio dell’Ottocento si diffonde l’interesse per il magnetismo e per le “Comunicazioni” trasmesse in stato sonnambolico, che solo più tardi saranno dette “medianiche”, “metapsichiche” o “parapsicologiche”: troviamo ad esempio allora un misterioso “Agente Sconosciuto” le cui confuse elucubrazioni erano prese per delle comunicazioni iniziatiche 30. E purtroppo le deplorevoli conseguenze di simili direttive non servirono affatto a preservare da errori analoghi, ché anzi tutto ciò rappresentava soltanto una tappa nella proliferazione di fantasmagorie pseudo-esoteriche su scala crescente che è una delle caratteristiche del nostro tempo.

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Appunto alla lotta tenace contro le espressioni contemporanee dello pseudo-esoterismo sono dedicate molte recensioni. Questa combattiva opera di chiarificazione è importante non solo per sbarazzare il campo da tante illusioni ed inganni, ma anche per mettere in luce la differenza abissale che separa lo pseudo-esoterismo nelle sue varie forme dall’esoterismo autentico, che è il “Cuore” stesso della tradizione. In effetti, la confusione tra i due è uno degli strumenti più facilmente utilizzati da correnti profondamente antitradizionali che, anche per mezzo di calunnie a vasta risonanza 31, hanno suscitato ad esempio in alcuni ambienti cattolici degli zelanti detrattori dell’esoterismo, in massima parte ignari del gioco in cui si sono trovati così impegnati. A ciò si riferiscono quasi tutte le numerose recensioni degli anni 1929-1938 riguardanti la Revue Internationale des Sociétés Secrètes, diretta da Monsignor Jouin, nel corso delle quali certi collaboratori di tale rivista vennero smascherati in modo tale da dover essere allontanati dalla medesima 32, che giunse così a modificare sensibilmente il proprio orientamento. E potremmo aggiungere che questa lotta contro la tanto frequente e ricorrente confusione tra esoterismo e pseudo-esoterismi conserva tutta la sua attualità, nei riguardi dei propagatori dei secondi come degli avversari del primo. Non si è forse visto, in un recentissimo numero di una rivista cattolica italiana, mettere insieme i tre nomi grottescamente eterogenei di Steiner, Schuon e Guénon niente meno che sotto l’insegna di «una corrente teosofica» 33? Non sarebbe molto meglio evitare di parlare di cose che si ignorano, se non per probità intellettuale almeno per non rischiare un po’ troppo di cadere nel ridicolo?

In una diversa direzione, altre critiche frequenti di René Guénon riguardano poi le dimostrazioni di incomprensione della Massoneria da parte degli stessi Massoni, in uno stile sempre limpido e reciso 34. In particolare, si trattava di aprire orizzonti di ben diversa natura di fronte ad interpretazioni molto diffuse che non escono dal punto di vista psicologico e morale; il quale potrebbe corrispondere, tutt’al più, all’inizio di un lavoro preparatorio tale da non condurre ancora neppure alla soglia dei “piccoli Misteri” 35.

Per quel che riguarda altre questioni massoniche di carattere più specifico, ci limiteremo a citare i seguenti argomenti toccati in articoli e recensioni varie: il senso dei Landmarks 36, il simbolismo della “Stella fiammeggiante” 37 e quello della riga di ventiquattro pollici 38, la posizione delle colonne nel tempio 39, il significato dell’uso della Bibbia in loggia 40, l’uso del nome El-Shaddai nella Massoneria operativa 41, la “parola di Maestro” 42, la “preparazione alla morte” del Maestro massone 43, la ragion d’essere e la portata, piuttosto limitata, dei sistemi di alti gradi massonici 44. Citiamo poi due articoli, Parola perduta e parole sostituite e Muratori e Carpentieri, il primo dei quali è particolarmente importante, la cui traduzione è già stata pubblicata nei numeri 8 e 9 di questa rivista.

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Un articolo 45 è dedicato anche alla questione dell’iniziazione femminile, la quale ha dato luogo a tante discussioni generalmente prive di qualsiasi solida base. A coloro i quali considerano che l’Occidente accorda alla donna un posto privilegiato che non ebbe mai in altre civiltà, René Guénon risponde: «Ciò è forse vero, ma soprattutto nel senso che, nei tempi moderni, l’ha fatta uscire dal suo ruolo normale  di modo che questo non è altro che un caso particolare del disordine della nostra epoca. Invece, da altri punti di vista più legittimi la donna è molto più svantaggiata che nelle civiltà orientali, dove in particolare le è sempre stato possibile trovare un’iniziazione adatta a lei, purché possedesse le qualificazioni richieste; così, ad esempio, l’iniziazione islamica è sempre stata accessibile alle donne, il che, sia detto di sfuggita, basta per ridurre a nulla alcune delle assurdità che in Europa si ha l’abitudine di attribuire all’Islâm». D’altra parte, «certi contemporanei hanno pensato che, nel caso in cui l’esercizio effettivo del mestiere sia scomparso» (come nella Massoneria speculativa) «l’esclusione delle donne dall’iniziazione corrispondente ha per ciò stesso perduto la sua ragion d’essere: ma si tratta di un vero controsenso, poiché la base di tale iniziazione non è affatto mutata, e  questo errore implica un misconoscimento completo del significato e della portata reale delle qualificazioni iniziatiche  La connessione con il mestiere, del tutto indipendente dal suo esercizio esteriore, resta necessariamente inclusa nella forma stessa di quell’iniziazione, in ciò che la caratterizza e la costituisce essenzialmente come tale, cosicché in nessun caso potrebbe essere valida per chiunque sia inadatto ad esercitare il mestiere di cui si tratta» 46. La “Massoneria mista” francese (del resto mai riconosciuta come regolare) e la Co-Masonry anglosassone che ne è derivata rappresentano dunque soltanto «un tentativo di trasporre, nello stesso dominio iniziatico che dovrebbe esserne più di ogni altro esente, la concezione “egualitaria” che, rifiutandosi di vedere le differenze di natura che esistono tra gli esseri, giunge ad attribuire alle donne un ruolo propriamente maschile». Quanto alla più antica “Massoneria d’adozione”, sorta per dar soddisfazione alle donne che lamentavano la loro esclusione dalla Massoneria, dovrebbe essere risaputo che si tratta soltanto di un “simulacro di iniziazione” senza alcun valore rituale: e ciò vale (osservazione questa della massima attualità oggi in Italia) in particolare per l’ordine d’adozione dell’Eastern Star o “Stella d’Oriente” 47.

Resterebbe invece da considerare il caso di un’iniziazione di mestiere, diversa da quella muratoria, adatta alle aspiranti femminili; e l’Autore ricorda le possibilità che sarebbero offerte da mestieri quali la tessitura e il ricamo, connessi a ben noti simboli tradizionali. Un’iniziazione femminile occidentale potrebbe dunque esistere mediante un adattamento operativo, probabilmente già verificatosi in passato, dell’iniziazione al Compagnonaggio (la quale ha la possibilità di applicarsi a svariati mestieri 48); ma anche questa non è che una possibilità puramente teorica, poiché «dove si troverebbero oggi uomini sufficientemente competenti per realizzare questo adattamento in uno spirito rigorosamente tradizionale, guardandosi dall’introdurvi la benché minima fantasia che rischierebbe la validità dell’iniziazione trasmessa?» 49.

Il tema del Compagnonaggio – l’iniziazione di mestiere che sopravvive ancor oggi in Francia e nella Svizzera francese – si ritrova in due altri articoli, Il Compagnonaggio e gli Zingari 50 e A proposito di pellegrinaggi 51. Notevoli certe misteriose affinità esistenti tra le tradizioni del Compagnonaggio, degli Zingari e degli Ebrei, particolarmente in connessione con lo stato “errante” e il simbolismo iniziatico del viaggio terrestre, proprio dei “piccoli misteri”: «La conoscenza dei “piccoli misteri”, si ottiene percorrendo la “ruota delle cose” …» 52.

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In una recensione di Guénon del 1931, in risposta a certe insinuazioni di un avversario, leggiamo: « per quanto strano gli possa sembrare, la “personalità di René Guénon” ci importa forse ancor meno che a lui, dal momento che le personalità, o piuttosto le individualità, non contano, nell’ordine di cose di cui ci occupiamo» 53. E in altre recensioni: «Non siamo il “servitore” di nessuno e di nulla, fuorché della Verità; non domandiamo nulla a nessuno, non lavoriamo “per conto” di nessuno, facciamo a meno di qualsiasi “appoggio”»; «Non esageriamo affatto se diciamo che le cose che non appartengono all’ordine spirituale per noi non contano» 54. Bisognerebbe comprendere il senso di simili affermazioni, piuttosto paradossali, se non irritanti, dal punto di vista corrente della mentalità occidentale, se si volesse entrare appieno nello spirito dell’opera di Guénon. Una interpretazione in chiave psicologica, non importa se ammirata o scandalizzata, non servirebbe proprio a nulla. «La nostra opera è rigorosamente indipendente da ogni considerazione individuale» 55: e tanto meglio per chi saprà trarne un profitto non contenibile entro i quadri di qualsiasi orizzonte individuale. D’altra parte, René Guénon è anche esplicito nell’escludere per sé «la missione di conferire la benché minima iniziazione a chicchessia» 56, ed anzi egli scrive che agire a favore o contro un’organizzazione qualsiasi non rientra nella sua funzione 57.

È dunque da una posizione così indipendente e disinteressata che egli parla del rischio che si perdano irrimediabilmente «le ultime vestigia di iniziazione occidentale che sussistono ancora» 58, accennando, nella stessa occasione, all’importanza che potrebbe avere un nucleo massonico sottratto ad influenze profane. Egli è tutt’altro che incline alla cosiddetta «propaganda iniziatica», «due parole che stridono per il fatto di trovarsi così accoppiate» 59, mentre è ben lungi dal vedere una soluzione semplicemente in un «rinnovamento del rituale» 60.

E non possiamo passare sotto silenzio l’aspetto in certo modo più grave della situazione, che è così descritto altrove da René Guénon: «Quando delle organizzazioni tradizionali sono tanto sminuite e indebolite da non essere più capaci di una resistenza sufficiente, esponenti più o meno diretti dell’“avversario” 61 possono già introdurvisi per affrettare il momento in cui la "sovversione" diventerà possibile; non è certo che vi riescano in tutti i casi, poiché tutto ciò che ha ancora vita può sempre riprendersi; ma, se la morte avviene, il nemico si troverà così sul posto, si potrebbe dire, pronto ad approfittarne e ad utilizzare il “cadavere” ai propri fini. I rappresentanti di tutto ciò che, nel mondo occidentale, possiede ancora attualmente un carattere tradizionale autentico, sia nel dominio exoterico che in quello iniziatico, avrebbero – pensiamo – il più grande interesse a giovarsi di quest’ultima osservazione mentre c’è ancora tempo, poiché purtroppo intorno ad essi non mancano, per chi sa scorgerli, i segni minacciosi dati dalle “infiltrazioni” di questo genere» 62.

Un’altra osservazione importante: «non bisognerebbe dimenticare che la Massoneria è una forma iniziatica propriamente occidentale, e che pertanto non vi si può innestare un elemento orientale; anche se si può legittimamente prendere in considerazione un certo aiuto dell’Oriente per rivivificare le tendenze spirituali assopite ; ma questo è un argomento sul quale vi sarebbe molto da dire» 63. E, rispondendo a chi pretendeva di accusarlo di voler «orientalizzare ad ogni costo», René Guénon scriveva: «Non abbiamo mai avuto la benché minima intenzione di “orientalizzare ad ogni costo” nessuno; piuttosto, vorremmo semplicemente indurre coloro che ne sono capaci a pensare “altrimenti che da moderni”, poiché in realtà lo spirito moderno si identifica allo spirito antitradizionale. Che poi essi aderiscano a una tradizione orientale od occidentale, secondo ciò che conviene meglio alle loro attitudini, è una questione personale di ognuno ; ed è forse colpa nostra se tutto ciò che è tradizione è talmente affievolito oggi in Occidente che molti possono giudicare più vantaggioso cercate in un’altra direzione?» 64.

In ogni caso, contrariamente a quanto qualcuno ha detto, il punto di vista tradizionale esposto da René Guénon non è affatto praticamente “pessimista”: così, anche in una delle recensioni scritte pochi anni prima di morire, egli prendeva chiaramente posizione contro «assez fâcheux pessimisme» dimostrato da Jules Boucher nei riguardi della possibilità di opporsi alla decadenza della Massoneria 65; e sarà bene ricordare a questo proposito queste sue parole, certamente non meno attuali oggi di quando furono scritte: « Coloro che riusciranno a vincere tutti questi ostacoli e a trionfare contro l’ostilità di un ambiente opposto ad ogni spiritualità, saranno senza dubbio pochi; ma, ancora una volta, il numero non conta, poiché siamo qui in un campo le cui leggi sono del tutto diverse da quelle della materia. Non vi è dunque motivo di disperare; e, quand’anche non vi fosse alcuna speranza di raggiungere un risultato sensibile prima che il mondo moderno sprofondi in una catastrofe, neppure questa sarebbe una ragione valida per non intraprendere un’opera la cui portata reale si estende ben al di là dell’epoca attuale. Coloro che fossero tentati di cedere allo scoraggiamento devono pensare che nulla di ciò che è compiuto in quest’ordine di cose non può mai essere perduto; che il disordine, l’errore e l’oscurità non possono avere il sopravvento che in apparenza e momentaneamente; che tutti gli squilibri parziali e transitori devono necessariamente concorrere al grande equilibrio totale; e che nulla potrà mai prevalere in modo definitivo contro la potenza della verità» 66.

 

RST 26-27

L’INIZIAZIONE MASSONICA NEL MONDO MODERNO

Giovanni Ponte

 

I

In questa nostra epoca, bisogna ammettere che non vi è nulla di stupefacente se la confusione intellettuale, fino a espressioni di vera e propria sovversione, penetra all’interno delle stesse istituzioni tradizionali: ciò è facilmente spiegabile se si pensa che i membri ed i rappresentanti attuali di queste ultime sono assai spesso, nello stesso tempo, uomini più o meno largamente contaminati dalla mentalità profana e moderna, più o meno succubi delle direttive antitradizionali che stanno sospingendo in avanti il corso della presente fase delle vicende umane.

Abbiamo visto in varie occasioni come queste considerazioni di ordine generale, già altra volta accennate 1, trovano purtroppo larga applicazione nel caso della forma religiosa cattolica, che per diversi secoli ha rappresentato il fondamento tradizionale dell’area geografica in cui viviamo, almeno per quel che riguarda il dominio religioso e quale normale base exoterica e punto di partenza per una via di realizzazione spirituale ed esoterica, mediante l’accesso ad una forma di iniziazione. Le conseguenze della crescente invadenza di correnti tipicamente moderne si son fatte sempre più evidenti, e d’altra parte può essere utile ricordare il netto giudizio espresso da René Guénon, fin dal 1935, secondo il quale il cattolicesimo, che per sua natura ha un carattere religioso e non iniziatico, nelle condizioni attuali non può «neppur più servire come base o come punto di partenza» su cui un’iniziazione si possa appoggiare per una realizzazione appunto di ordine iniziatico 2.

Pensiamo sia ora opportuno prendere meglio in considerazione un’altra istituzione, quella della “Libera Muratoria” o Massoneria, che è in pratica la sola organizzazione tradizionale occidentale accessibile e sopravvissuta nel nostro paese, oltre alla Chiesa cattolica.

Si tratta di un’organizzazione iniziatica i cui membri ebbero, in altre epoche, una propria base religiosa ed exoterica normale nel cattolicesimo, quantunque non esista un legame necessario con detta forma religiosa, come è evidente se si pensa che l’iniziazione massonica, passata attraverso vari adattamenti, ha un’origine anteriore allo stesso cristianesimo, in virtù del suo ricollegamento all’edificazione salomonica del Tempio di Gerusalemme 3, come pure ad una corrente spirituale risalente all’iniziazione pitagorica ed ai “Collegia” artigianali dell’antica Roma 4.

In realtà, per intendere la situazione normale della Massoneria occorre riferirsi al suo inserimento in una società tradizionale, quale una delle iniziazioni di mestiere 5, in rapporto con forme iniziatiche parallele (come le altre iniziazioni artigianali) e superiori (come le iniziazioni ai “grandi misteri” o “sacerdotali”), e in rapporto con un exoterismo appropriato: e sono abbastanza note le relazioni dell’iniziazione massonica medioevale e post-medioevale sia con altre forme iniziatiche, quali l’ermetismo 6, sia con la Chiesa cattolica romana.

Sta di fatto che, in seguito, lo sfaldarsi dell’organizzazione sociale tradizionale, la scomparsa di altre forme di iniziazione, la decadenza del mestiere tradizionale fino al prevalere di “Massoni accettati” che non lo esercitavano, determinarono, per l’iniziazione muratoria, una situazione profondamente anormale, dove essa sussisteva ancora, come nella Gran Bretagna del XVIII secolo.

È in tale contesto che deve essere situata la riorganizzazione della Massoneria, cominciata nel 1717 7 con la costituzione della Gran Loggia d’Inghilterra, ad opera di membri di quattro logge londinesi di recente formazione precedentemente esistenti: era l’inizio della moderna Massoneria “speculativa”, contrapposta all’antica Massoneria “operativa”.

Occorre tener presente che non si trattò di un adattamento normale a condizioni nuove, fondato su principi tradizionali, ma bensì di una deviazione che non poneva rimedio allo sminuirsi dell’iniziazione massonica. Certamente, i pastori protestanti Anderson e Desaguliers, e gli altri che collaborarono allora all’organizzazione di una “Massoneria moderna”, ben lungi dal possedere anche soltanto una concezione teorica adeguata della realizzazione iniziatica, non si posero affatto questioni che pure sarebbero state fondamentali: come quella di ripristinare un metodo operativo di realizzazione, quella di fondarsi su una base exoterica corrispondente a un ordine tradizionale in senso veramente profondo, e quella di ritrovare il legame con l’iniziazione effettiva capace di vivificare l’influenza spirituale sopra-umana, rimasta presente nonostante tutto nei riti e nei simboli massonici. Le preoccupazioni furono allora ben altre 8, se, come già accennammo altrove, si ricorse allora anche alla frode, distruggendo i documenti e gli archivi che avrebbero fornito la prova delle alterazioni volute e falsificando poi la storia degli avvenimenti di quel periodo.

Certamente, doveva esserci una situazione preesistente che favoriva già certe concezioni incompatibili con un punto di vista tradizionale; ma la nuova organizzazione massonica portò con sé l’affermazione esplicita e il consolidamento di deviazioni del genere. Ciò appare chiaramente, ad esempio, nel celebre primo articolo delle Costituzioni di Anderson del 1723, venute a sostituire gli antichi Old Charges. In tale Articolo si legge testualmente: «benché nei tempi antichi i Massoni fossero tenuti in ogni Paese a essere della Religione di quel Paese  tuttavia è ora considerato più opportuno impegnarli soltanto a quella Religione su cui tutti gli Uomini sono d’accordo,  lasciando a ognuno le sue opinioni, cioè ad essere Uomini dabbene e leali, o Uomini d’Onore ed onesti ». Troviamo, in questo caso, anzitutto il ricordo della regola tradizionale implicante la partecipazione del Massone alla religione del proprio paese, che costituiva infatti la normale base exoterica della sua iniziazione; questa regola poteva sollevare senza dubbio dei problemi nel secolo XVIII, essendo necessario chiedersi, in seguito alle crisi religiose dell’Occidente, se in ciascun paese sussistesse ancora una religione tradizionalmente valida e adatta a costituire la base exoterica per l’iniziazione muratoria (e nei casi in cui si fosse giunti a una conclusione negativa sarebbe stata normale la ricerca di una forma religiosa esistente altrove). La soluzione espressa da Anderson consiste invece nel considerare “superata” l’antica obbligazione, nel senso che sarebbe sufficiente la qualifica di «Uomini dabbene», sostitutiva dell’appartenenza a una religione. Anzi, il fatto di attribuire a tale qualifica il nome di «Religione» è ancor più gravemente significativo: ciò mostra infatti che addirittura la nozione stessa di religione, con tutto ciò che essa implica sotto l’aspetto del rapporto effettivo con un’influenza tradizionale sopra-umana, in funzione di un ordinamento rituale della propria vita e in vista della salvezza, è ormai perduta. Senza dubbio, come è stato notato, si scorge qui l’influenza di una mentalità resa possibile dal protestantesimo; ma dobbiamo aggiungere che, anche con riferimento al protestantesimo, si ha l’impressione di trovarsi a un grado di abbassamento estremamente accentuato, quale si era prodotto del resto nella filosofia inglese con il cosiddetto “deismo”. In realtà c’è da pensare che l’ideale dell’“Uomo dabbene” corrispondesse assai esattamente a un punto di vista che doveva essersi ormai diffuso nel mondo “profano” britannico (soprattutto nella mediocrità della ricca borghesia e della nobiltà imborghesita), espressione di un attaccamento sentimentale e compiaciuto al conformismo verso l’ordinamento sociale stabilito. È appena il caso di dire che tutto ciò, mentre non raggiunge affatto il livello dell’exoterismo religioso, non ha proprio niente a che vedere con una realizzazione iniziatica, e mostra quanto profondo possa essere l’abisso tra il “tradizionalismo” e la spiritualità tradizionale autentica.

Considerazioni abbastanza simili si possono fare, molto più generalmente, sulle interpretazioni meramente “moralistiche” e sociali dei riti e dei simboli massonici, diventate comuni nella Massoneria speculativa. A questo proposito, è importante evitare facili equivoci 9. Certamente, un lavoro iniziatico comporta o presuppone un ordinamento delle proprie facoltà e delle proprie azioni, ed è ben giustificato, ad esempio, un riferimento alla vittoria sulle passioni e alla sottomissione della propria volontà individuale; ma ciò ha un senso valido in quanto questa sottomissione rappresenti un’applicazione della conformità a un principio sopra-umano, in funzione della partecipazione ad esso; e per questa conformità, salvo una conoscenza diretta del trascendente, è necessaria l’indicazione di una direzione da parte di un’autorità tradizionale (iniziatica o exoterica) competente al riguardo. Nel caso di uomini moderni in un ambiente moderno, il superamento delle passioni più strettamente “egoistiche” conduce invece, al contrario, a conformarsi a determinati “ideali” che possono essere il residuo di norme tradizionali non più ricondotte al loro principio (ed è questo in certo modo il caso più favorevole), ma possono essere anche semplicemente il frutto delle suggestioni del momento nella società in cui si vive. Coloro che hanno le migliori intenzioni apparenti possono così diventare, nello stesso tempo, i più insigni modelli di “moralità” e i più zelanti servitori di quelle suggestioni, magari trascinando con sé molti altri, fino alla forme più tristemente ingiustificate di dedizione e di “sacrificio” di se stessi.

In effetti, molto comunemente “ideali” profani e di origine antitradizionale hanno potuto essere insinuati in ambienti massonici, venendo poi rafforzati potentemente in seguito a una sorta di carattere “sacro” attribuito ad essi, quasi in sostituzione di un riferimento cosciente ad elementi veramente “sacri” diventati incompresi.

Queste considerazioni, beninteso, non toccano affatto la validità dei riti e dei simboli massonici, nonché la presenza dell’influenza spirituale iniziatica in essi, prima e dopo il 1717; in fondo, la formazione e l’organizzazione della Gran Loggia d’Inghilterra fu anzitutto un fatto “amministrativo”, mentre è importante notare che l’aspetto rituale non subì, quanto alla sua essenza, nessuna alterazione o amputazione veramente fondamentale. Questo lascia pensare che, nonostante tutto, lo spirito rimasto in gran parte incompreso e allo stato latente nell’iniziazione muratoria era ancora abbastanza forte per impedire che l’interferenza profana giungesse ad uccidere il cuore stesso della Massoneria.

Ciò fu dovuto probabilmente in notevole misura alla presenza delle Logge britanniche della Massoneria “antica”, le quali si opposero nettamente alle innovazioni apportate dalla Gran Loggia d’Inghilterra, o comunque esercitarono dopo il 1717 una certa influenza rettificatrice sulle strutture della Massoneria “moderna” della Gran Loggia, senza peraltro colmarne le deficienze, fino a che gran parte della Massoneria “antica” inglese, indubbiamente già alquanto affievolita, finì con il giungere ad un accordo fondendosi con la Massoneria “moderna” nel 1813.

* * *

L’interferenza di un’influenza estranea all’iniziazione, riscontrabile nella formazione della Massoneria speculativa moderna, fu in ogni caso un fenomeno di tale portata e condusse a tali sviluppi che non possiamo certo considerarlo casuale o connesso soltanto all’opera arbitraria di pochi individui. È piuttosto risaputo che vi furono al riguardo anche ragioni politiche, in favore della dinastia “orangista” regnante in Gran Bretagna; qualcuno, verosimilmente con qualche ragione, ha fatto notare pure il clima favorevole al diffondersi, nell’Inghilterra del Settecento, di un’organizzazione che presentava, tra i suoi caratteri più esteriori, analogie con i “clubs” puramente profani che si formarono ed ebbero larga fortuna in quel tempo 10. Al di là di simili fattori piuttosto superficiali ed occasionali, pensiamo però che sussistettero ragioni ben più profonde, e per accennare ad esse ci sembra necessaria anzitutto qualche breve considerazione di carattere generale.

Le organizzazioni tradizionali, oltre che detentrici di un’influenza spirituale e sopra-umana, sono anche il veicolo di una potenza sul piano umano, e di contenuti di ordine “sottile” o psichico, che dall’influenza spirituale sono normalmente ordinati. Con l’affievolirsi dell’efficacia dell’influenza spirituale, è possibile che influenze di ordine inferiore intervengano, tendendo ad utilizzare secondo le proprie direttive le potenze di ordine psichico suaccennate. È questo anche un modo di azione di ciò che è stato chiamato “contro-iniziazione”, che si sviluppa in certo modo quale parassita delle organizzazioni tradizionali e, in particolare, delle organizzazioni iniziatiche 11. Si può dire anzi che le forze antitradizionali, e la “contro-iniziazione” che le dirige, data la loro stessa natura negativa, non possono trarre la loro potenza che da ciò a cui tendono illusoriamente ad opporsi, e cioè, nel mondo umano, dall’iniziazione, approfittando di contenuti di origine propriamente iniziatica, sradicati dal loro principio spirituale o deviati; e tali deviazioni sono precisamente possibili nell’ambito delle iniziazioni ai “piccoli misteri”, i quali riguardano il dominio individuale umano e non comportano quella realizzazione dell’universale (propria dei “grandi misteri”) che è per sua natura al di là di ogni possibile deviazione 12.

Tenuto conto di ciò, non è strano che influenze del genere di quelle che stavano plasmando il mondo occidentale moderno si siano, ad un certo momento, inserite decisamente all’interno di un’organizzazione iniziatica occidentale corrispondente appunto ai “piccoli misteri” che aveva conservato una certa vitalità, ma che era nello stesso tempo ormai troppo sminuita per impedirlo. Ciò non significa che i fondatori della Gran Loggia d’Inghilterra fossero essi stessi dei “contro-iniziati”, come qualcuno potrebbe troppo affrettatamente concludere, in quanto essi, già quali apportatori della mentalità semplicemente “profana” del loro ambiente, agivano di fatto quali strumenti indiretti, e verosimilmente assai poco consapevoli, di una tendenza antitradizionale più profonda e di proporzioni sempre più vaste.

Si può osservare inoltre che la Gran Bretagna era per diverse ragioni il luogo di elezione di un’“interferenza” come quella di cui parliamo, in quanto, già sede di antichissimi centri tradizionali, si trovava allora per molti aspetti all’avanguardia del movimento antitradizionale moderno, anche per fattori esteriori facili a vedere: si pensi all’influenza esercitata poi in tutto il mondo dalla cosiddetta “rivoluzione industriale” sviluppatasi appunto in Inghilterra, e si pensi all’epoca di supremazia politica dell’Impero Britannico 13, determinante per l’avvenire di tutti i continenti.

In una simile situazione, in particolare, le accennate interpretazioni “moralistiche” di contenuti iniziatici, in quanto si traducevano in adesione e dedizione sul piano sociale, politico ed economico alle direttrici di sviluppo della società britannica dell’epoca, potevano ben essere un modo per condurre in un senso non solo estraneo a quello della via iniziatica, ma anche nettamente antitradizionale. E qualcosa di analogo si potrebbe naturalmente dire dell’utilizzazione in funzione di direttive sovversive, oltre che del “moralismo”, di altre concezioni ormai tagliate fuori da ogni ordine tradizionale, sulle quali a questo punto non ci soffermiamo.

Non pensiamo che la Massoneria detta “moderna” facente capo alla Gran Loggia d’Inghilterra si riducesse ad essere soltanto uno strumento delle influenze che conducevano quell’espansione antitradizionale per la quale la Gran Bretagna era diventato uno dei paesi più attivi, ma non ci pare dubbio che l’organizzazione massonica sia stata e sia in molti casi utilizzata anche volutamente in questo senso 14: e ciò ha reso ancor più ardue e complesse le questioni che si ponevano e si pongono volendo ritrovare nella Massoneria speculativa una base per una realizzazione iniziatica, quale era esistita indubbiamente nella Massoneria operativa.

* * *

La Massoneria speculativa, trapiantata nel continente europeo e in America, ebbe un prodigioso sviluppo nel Settecento e nell’Ottocento. La tendenza alla “modernizzazione” si accentuò, particolarmente nella Massoneria francese. Venne introdotto il “trinomio” Libertà-Uguaglianza-Fratellanza, del tutto estraneo alla tradizione muratoria, dando ad esso interpretazioni 15 che presupponevano una mentalità ormai incapace della concezione stessa di un ordine tradizionale normale. L’incapacità di superare il piano razionale e sentimentale, di scorgere alcunché al di là del dominio puramente umano, individuale e collettivo, si andava dimostrando quasi generale, con le relative conseguenze nella dispersione in correnti culturali e sociali tipicamente moderne. L’accusa falsa 16 rivolta dai tradizionalisti alla Massoneria francese, di aver organizzato i movimenti rivoluzionari del XVIII secolo, divenne in seguito un titolo di gloria agli occhi di gran parte degli stessi massoni. Ora, quello che ci pare più significativo in questo accodarsi di numerosi massoni a correnti rivoluzionarie o “progressiste” non sta tanto nell’accanimento contro determinate strutture sociali (comprensibile soprattutto nei casi in cui si è trattato di lottare contro poteri costituiti che miravano alla soppressione della stessa Massoneria), quanto nella paurosa assenza di ogni principio ordinatore profondo in ciò che si voleva sostituire ad esse. Questo, da parte di iniziati, appare davvero paradossale, e può spiegarsi soltanto con la considerazione che si tratta per essi di un’iniziazione puramente virtuale e rimasta allo stato latente, schiacciata sotto il peso di una squalificazione anzitutto intellettuale alla quale non c’è rimedio per chi ne sia afflitto.

Già parlando della Massoneria moderna britannica abbiamo accennato all’insinuarsi di “ideali” che hanno cercato di prendere il posto lasciato vuoto dall’incomprensione di autentici principi tradizionali. E sarebbe interessante uno studio degli “ideali”, forse più differenziati, insinuatisi nelle organizzazioni massoniche del continente. Contrariamente a quanto avvenne in Gran Bretagna, dove il conformismo poteva essere già di per sé sufficiente ad impegnare in un orientamento nettamente antitradizionale, gli “ideali” inseriti nella Massoneria europea sono stati spesso piuttosto “anticonformisti”. In essi ha avuto gran parte l’alimentazione di un sentimento di ostilità contro ciò che restava di un ordine tradizionale passato, e che aveva senza dubbio perso in parte la sua ragion d’essere degenerando in vario modo. Ciò però non è affatto sufficiente a spiegare la potenza assunta del tutto irrazionalmente da certi “ideali”, come ad esempio il cosiddetto principio di “nazionalità”, esaltato fino ad attribuire idolatricamente un carattere sacro ad entità politiche esistenti o vagheggiate, la cui drammatica contrapposizione era destinata a favorire egregiamente il progresso delle tendenze più “avanzate” del mondo moderno.

Un altro esempio tipico di “ideale” introdotto tra i massoni moderni è stato quello della dedizione al lavoro profano 17. Ed è singolarmente ironico che l’iniziato ad un’iniziazione artigianale, privato della base operativa e rituale del mestiere, giunga ad esaltare proprio il genere di attività profana e profanatrice diametralmente opposta. Non solo, ma il porsi al servizio dei fattori di ordine economico, come avviene nel lavoro profano moderno, sia in posizione subordinata che in posizione direttiva, significa proprio sospingere in avanti attivamente la generale corrente che va plasmando, di disordine in disordine, il mondo antitradizionale attuale. Che si faccia ciò per necessità è ben comprensibile, cercando però di riservare energie per altri scopi sì da non contraddire completamente la condizione iniziatica di essere «liberi e di buoni costumi»; ma che si glorifichi la servitù all’invadenza di un’attività che si oppone a qualsiasi ordine rituale, ciò è del tutto ingiustificabile: ma come far comprendere questo evidente inganno a quegli iniziati che non dispongono di altre consolazioni per giustificare la propria esistenza?

Sempre a titolo di esempio, osserviamo che molto ci sarebbe da dire su quell’ideale “scientifico” che presuppone, in realtà, l’incomprensione di che cosa sarebbe una vera scienza tradizionale, nonché l’ignoranza della vera natura della scienza moderna la quale, di per sé, non solo è priva di qualsiasi contenuto che abbia qualcosa in comune con la conoscenza iniziatica, ma è anche tale da poter dar luogo a una grave stortura della propria mentalità; senza contare le falsificazioni insite nelle opere di divulgazione e in quelle dell’istruzione scolastica obbligatoria, sempre stranamente coordinate in una direzione opposta a quella della ricerca iniziatica 18; mentre accenniamo appena di sfuggita alle note connessioni di un preteso orientamento scientifico con ideologie che non hanno proprio nulla di scientifico, come la credenza nell’“evoluzionismo” e nel generale progresso.

Più vicino al terreno delle lotte del mondo profano, vogliamo citare ancora la “democrazia” 19 e il “laicismo” che, in tutta coerenza, implicherebbero la negazione stessa dell’autorità tradizionale e diremmo anche di qualsiasi organizzazione iniziatica. È dunque in fondo contraddittorio che degli iniziati abbiano preso ciò per degli “ideali”; senza per questo voler minimamente escludere che, in date condizioni, ciò a cui quelle parole corrispondono praticamente rappresenti la possibilità meno sfavorevole offerta da una società comunque lontanissima dalla partecipazione a un principio ordinatore profondo.

Crediamo che il prendere atto dell’indebita interferenza ed utilizzazione più che sospetta di questi ed altri simili “ideali” profani 20, prosperati nella Massoneria moderna, sia un presupposto indispensabile per ritrovare la sua essenza iniziatica 21; mentre per quei massoni che stanno sotto la suggestione di qualcuno di quegli “ideali” 22 non crediamo che si possa neppure parlare di un’iniziazione che, finché permangono tali condizioni, non sia destinata a rimanere puramente virtuale.

 

RST 28

L’INIZIAZIONE MASSONICA NEL MONDO MODERNO *

Giovanni Ponte

II

Tentativi deviati

Abbiamo indicato, nella prima parte di questo studio, alcuni aspetti delle ideologie e degli “ideali” che sono stati inseriti nella Massoneria moderna, e che hanno potuto essere utilizzati per insinuare in essa influenze antitradizionali, del tutto estranee alla sua vera natura essenzialmente iniziatica. Non intendiamo soffermarci sulle vicissitudini storiche connesse alle manifestazioni di simili influenze. Neppure prenderemo qui in esame le modificazioni dei rituali che ne conseguirono; modificazioni a cui sarebbe certo opportuno porre rimedio, nella misura del possibile 1; benché d’altra parte non siano giunte, in generale, a toccare ciò che vi è di più fondamentale, e cioè la validità della trasmissione iniziatica.

Pensiamo di accennare ora piuttosto a delle tendenze che in Europa cercarono, o pretesero di cercare, di ritrovare un valore più profondo nell’iniziazione muratoria, le quali non tardarono a manifestarsi fin dalla prima metà del secolo XVIII.

Diversi storici della Massoneria ricollegano queste tendenze ad André Michel Ramsay, e più precisamente a un celebre discorso da lui pronunciato verso il 1737 a Lunéville. In quel discorso, il cui testo si è conservato fino a noi 2, si trova in effetti una denunzia della decadenza subita dall’iniziazione massonica, con una sorta di appello a ripristinarne la pienezza originaria. Secondo Ramsay, «le fatali discordie della Religione  nel secolo XVI fecero degenerare l’Ordine (massonico) dalla nobiltà della sua origine. Si sono cambiati, camuffati, soppressi parecchi dei nostri riti e usanze  parecchi dei nostri Confratelli dimenticarono, come gli Ebrei antichi, lo spirito delle nostre Leggi, e non ne conservarono che la Lettera e la scorza. Si è cominciato ad apportare qualche rimedio. Non si tratta che di continuare e di ricondurre infine tutto alla sua primitiva istituzione». Accenno che avrebbe potuto essere molto impegnativo; ma come si può pensare che Ramsay, e gli altri come lui, si rendessero conto di ciò di cui parlavano, di fronte a queste altre sue affermazioni: «Quest’opera non può presentare nessuna difficoltà (!) in uno Stato (la Francia) in cui Religione e Governo non possono essere che favorevoli alle nostre Leggi» 3. «Il mondo intero non è che una grande Repubblica, di cui ogni Nazione è una famiglia e ogni Privato un Figlio: è per far rivivere ed espandere queste massime essenziali  che la nostra Società fu dapprima stabilita». «Abbiamo dei segreti, sono segni figurativi e parole sacre  parole di guerra, che i Crociati si scambiavano per garantirsi contro le sorprese (!) dei Saraceni». «L’Ordine esige da ciascuno di voi di contribuire  a un’opera vasta a cui nessuna Accademia può bastare; poiché tutte queste Società sono composte di un numero limitato di Uomini, il Loro lavoro non può abbracciare un oggetto così esteso: tutti i Gran Maestri in Germania, in Inghilterra, in Italia e altrove esortano tutti i Sapienti e tutti gli Artigiani della Confraternita a unirsi per fornire il materiale di un Dizionario Universale  Quest’opera aumenterà ogni secolo, secondo l’accrescersi delle luci, ed espanderà ovunque l’emulazione e il gusto delle cose belle e delle cose utili. Il nome di Libero Muratore non deve dunque essere preso nel senso letterale, grossolano e materiale, come se i nostri Istitutori fossero stati soltanto degli operai della pietra».

Certo, i veri «Operai della pietra» tradizionali perseguivano un’opera immensamente più seria, e non avrebbero saputo che farsene di tale curiosa parodia enciclopedista della Grande Opera, rappresentata, secondo questa tanto miope “intellettualità” illuminista, da un  dizionario!

Il discorso di Lunéville documenta abbastanza nettamente quale fosse la mentalità di certuni che pure cercavano di reagire alle deficienze della Massoneria moderna. Ramsay, legato alla dinastia scozzese degli Stuart e convertito al cattolicesimo 4, faceva risalire le origini della Massoneria alle lotte contro i saraceni, e la sua crisi alla riforma protestante; quanto si può trovare in lui di tradizionale pare strettamente connesso a un punto di vista religioso abbastanza limitato e soffocato sotto il peso di preoccupazioni politiche e culturali del tutto profane, già di per sé divenute un diffuso strumento di tendenze antitradizionali destinate a espandersi sempre più.

D’altra parte, non è certo il caso di esagerare l’importanza di un personaggio come Ramsay, ritenuto da vari autori come l’ispiratore della costituzione degli “alti gradi” massonici, nella quale però egli sembra non aver avuto nessuna parte attiva.

In realtà, è praticamente impossibile stabilire con precisione le origini e le vicissitudini iniziali di tali “alti gradi”, che avrebbero dovuto, secondo intenzioni da più parti manifestate, fornire dei mezzi di realizzazione effettiva venuti praticamente a mancare nei primi tre gradi, detti “simbolici”, ridotti ad avere un carattere puramente “speculativo”.

Di fatto, gli “alti gradi” massonici si andarono organizzando (e disorganizzando), nel ‘700 e nell’800, in numerosi sistemi o “Regimi” o “Riti”, dei quali il principale e più noto conservato fino a noi è il “Rito Scozzese Antico ed Accettato», ripartito poi in 33 gradi (compresi i tre gradi “simbolici” iniziali) 5.

Si è molto discusso su quale fosse il reale significato di questa designazione di “scozzese”, usata in diversi sistemi di “alti gradi”. Il significato più generalmente noto è quello che ricollega tale designazione alla corrente “giacobita” 6 e cattolica della dinastia scozzese degli Stuart, corrente che, in seno alla Massoneria, si opponeva alle tendenze protestanti e “orangiste” che dominavano la Massoneria moderna quale era derivata dalla Gran Loggia d’Inghilterra 7. Così, la prima loggia, derivata dalla Massoneria moderna inglese, ma di tendenza “scozzese”, sarebbe quella costituita nel 1735 nel castello di Aubigny, appartenente a Louise de Kéroualle, già spia di Luigi XIV ed amante di Carlo II d’Inghilterra; e, nel 1738, lo stesso principe Carlo Edoardo Stuart, nipote di Giacomo II, avrebbe affidato al portoghese Don Martinez de Pasqually, padre del fondatore dell’Ordine degli “Elus Coens”, il primo progetto di costituzione di una “Gran Loggia” di tipo “scozzese” 8.

Ma l’aspetto politico “giacobita” non esaurisce certo la questione, ed è senza dubbio notevole il fatto che si trovino, negli “alti gradi” massonici detti “scozzesi”, oltre ad aspetti specificamente massonici, anche elementi simbolici e rituali estranei ad un’iniziazione propriamente muratoria ma tuttavia di provenienza tradizionale (come riferimenti cavallereschi, ermetici, ed all’Ordine dei Templari distrutto nel XIV secolo), anche se è impossibile stabilire come ne sia avvenuto l’inserimento nella Massoneria. Ciò ha dato luogo a numerose ricerche e alle ipotesi più diverse, giungendosi anche a negare una reale connessione geografica con la Scozia e con la dinastia scozzese degli Stuart, né sono mancate inconcludenti polemiche al riguardo, a favore o contro ipotesi più o meno singolari 9. In ogni caso vi sono, negli “alti gradi”, «vestigia o ricordi venuti a sovrapporsi alla Massoneria o a “cristallizzarsi” in qualche modo attorno ad essa, provenienti da antiche organizzazioni iniziatiche occidentali»; e la ragion d’essere di quel che c’è di valido in tutto questo è «la conservazione di ciò che può ancora essere mantenuto di tali iniziazioni, nel solo modo rimasto possibile dopo la loro scomparsa in quanto forme indipendenti»; il che fa pensare ad una «funzione di “conservazione” da parte della Massoneria», che le da la «possibilità di supplire in qualche misura all’assenza di iniziazioni di un altro ordine nel modo occidentale attuale» 10.

Questa capacità di “conservazione” di elementi disparati di origine tradizionale non dovrebbe però consentire troppe illusioni, in quanto ciò di cui si tratta è ben lungi dal fornire di per sé i mezzi adeguati per un’iniziazione effettiva 11.

A questo proposito, crediamo sia utile riferirsi a queste altre osservazioni di René Guénon, che ci sembrano complementari rispetto a quelle sopra citate, riguardanti in generale i sistemi degli “alti gradi” massonici: «Ben poco di questi sistemi raggiungeva realmente i fini che si prefiggevano: nella maggior parte, vi si trovano incoerenze, lacune, ripetizioni inutili, e certi rituali hanno un valore iniziatico ben scarso, soprattutto se li si confronta con quelli dei gradi simbolici (cioè dei primi tre gradi)  Questa molteplicità di gradi è tanto più inutile in quanto si è obbligati a conferirli in serie 12. Nel secolo XVIII, ognuno volle inventare un sistema per sé, sempre innestato, beninteso, sulla Massoneria simbolica». Così, i medesimi «principi fondamentali» venivano «interpretati troppo spesso secondo le concezioni personali dell’autore, come si vede in quasi tutti i Riti ermetici, kabbalistici e filosofici, e negli Ordini di Cavalleria e di Illuminismo. Da ciò nacque, in effetti, la prodigiosa varietà di Riti, molti dei quali non sono mai esistiti altrimenti che sulla carta, e di cui è quasi impossibile districare la storia; tutti coloro che hanno cercato di fare un po’ d’ordine in questo caos hanno dovuto rinunciarvi, a meno che, per qualche ragione, abbiano preferito dare, dell’origine degli alti gradi, spiegazioni più o meno fantastiche, e talvolta anche del tutto favolose» 13.

Risalendo ancora alle fonti dell’epoca, troviamo una conferma impressionante di tale stato di disordine nel questionario redatto nel 1780 dal duca Ferdinando di Brunswick che, alla testa del “Regime della Stretta Osservanza”, esprimeva il desiderio di «portare l’ordine e la saggezza nell’anarchia massonica», chiedendo ai Massoni le loro opinioni su quali mai fossero l’origine e gli scopi dell’Ordine, nonché il modo in cui i riti dovevano essere organizzati. Forse che queste stesse domande non implicavano già di per sé l’ammissione che si ignorava una vera autorità, dotata di un’effettiva conoscenza iniziatica? E, senza riferirsi a tale conoscenza, come si poteva sperare di trovare un rimedio adeguato?

* * *

A dire il vero, l’esigenza fondamentale di riferirsi a un’autorità tradizionale, dotata di un’effettiva conoscenza iniziatica, si era manifestata abbastanza chiaramente in varie occasioni nella Massoneria del ‘700, e diversi personaggi affermarono di agire appunto per un mandato ricevuto da un’autorità superiore nascosta, né in tutti i casi si deve parlare di pretese prive di fondamento. Ricordiamo ad esempio il caso di Martinès de Pasqually, che fondò, come abbiamo già accennato, l’ordine degli “Elus Coens”, sovrapposto all’iniziazione massonica. A quanto è dato di sapere, egli utilizzò elementi tradizionali validi, sia pure non molto elevati, tratti da un’iniziazione kabbalistica a cui sembra che fosse stato ricollegato in Marocco, e gli sarebbe stata precisamente conferita una funzione da svolgere in Europa. Ora, è interessante notare che Martinès non pretese mai di essere egli stesso il capo supremo di una gerarchia iniziatica, ed anzi parlò nettamente di un «capo principale che voi non conoscete, che devo tacere finché egli stesso si faccia conoscere», esprimendo nello stesso tempo il timore che la perdita di «un tale capo» avrebbe provocato gravi conseguenze per l’Ordine che egli cercava di organizzare, probabilmente a motivo dell’interruzione dei rapporti con l’iniziazione di cui quel “capo” era il rappresentante autorizzato. Sta di fatto che l’Ordine degli Elus Coens, che Martinès aveva cominciato a costituire nel 1754, scomparve completamente poco dopo la sua morte avvenuta nel 1774 14 (ad evitare equivoci, osserviamo che i cosiddetti “martinisti” non si ricollegano affatto a Martinès de Pasqually, e la loro organizzazione non ha propriamente nulla di iniziatico 15). Non si può non pensare che i fatti temuti dallo stesso Martinès, che era probabilmente cosciente della fragilità dei legami su cui si fondavano i suoi tentativi, si erano in qualche modo verificati.

Altri riferimenti a un’autorità iniziatica nascosta si trovano nel “Regime della Stretta Osservanza” e nel “Rito Scozzese Rettificato” che ne derivò, e può essere utile ricordare qualcuna delle vicissitudini di tali sistemi di “alti gradi” massonici.

Del “Regime della Stretta Osservanza”, che si diffuse in Germania a partire dal 1763 e raccolse tra l’altro gran parte dei principi tedeschi del ‘700, fu promotore il barone von Hund (o Hundt); questi, secondo quanto viene riferito, pretendeva di essere stato iniziato a Parigi da Carlo Edoardo Stuart, e di aver ricevuto da “Superiori Sconosciuti” la missione di riformare la Massoneria tedesca e di rivivificare l’Ordine dei Templari, perpetuatosi sotto la “copertura” della Massoneria attraverso fortunose vicende 16.

Questo riferimento ai Templari, che si ritrova pure in varie altre occasioni nella storia della Massoneria dell’epoca, meriterebbe una particolare attenzione: il ritrovamento di un’iniziazione effettiva avrebbe comportato, in effetti, il ripristino di qualcosa di analogo a quell’esoterismo che fu presente fino al XIV secolo nell’Ordine dei Templari, esoterismo la cui presenza era stata tanto importante per l’esistenza di una civiltà tradizionale in Occidente, così come la distruzione di quell’Ordine aveva avuto conseguenze nefaste 17. Un richiamo ai Templari (si tratti di una filiazione lontana e difficilmente dimostrabile da essi, ovvero da qualcosa che, pur senza una filiazione diretta, ad essi essenzialmente corrispondeva) non era dunque privo di significato, anche se non sapremmo dire quali influenze fossero allora effettivamente intervenute.

Sennonché sembrerebbe che già nel 1767 venisse a mancare il sostegno degli accennati “Superiori Sconosciuti” sia per il barone Von Hund 18, sia per un misterioso intermediario 19 in nome del quale egli diceva di parlare. Proprio nello stesso periodo, intanto, fecero la loro apparizione, negli ambienti massonici tedeschi, altri personaggi che pure si dicevano inviati da “Superiori Sconosciuti”, e che mostravano i loro “poteri”, suscitando contrastanti reazioni tra i dignitari della “Stretta Osservanza”. A quanto si può capire dalle testimonianze dell’epoca, tali “poteri” erano in relazione con operazioni rituali ed applicazioni alquanto inferiori, connesse forse soprattutto all’esoterismo ebraico 20. Stranamente, poi, si direbbe che ciascuno di coloro che erano così dotati di speciali “poteri”, e che li avevano usati per impressionare fortemente i Massoni dell’epoca, venisse a volta a volta “abbandonato” da chi ne aveva reso possibile un effimero successo, provocandone l’insuccesso o addirittura la rovina, come nel caso di Gugomos che dovette confessarsi impostore o quello di Schroepfer che si suicidò, o ancora quello del predicatore della corte di Prussia Starck, che fu discepolo di ambedue e, dopo aver appoggiato nel 1775 la rimozione di von Hund dalla direzione del “Regime della Stretta Osservanza”, formò all’interno di esso un “Regime della Lata Osservanza” di breve durata, da cui egli stesso dichiarò ufficialmente di “dimettersi” pochi anni dopo.

Che cosa pensare di vicende così confuse ed oscure, di cui abbiamo voluto citare appena qualche riferimento? Nell’impossibilità di risalire alle cause reali di tutto ciò, crediamo si possa però affermare che diversi personaggi, i quali avrebbero dovuto essere gli strumenti di una rivivificazione iniziatica, furono purtroppo assai al di sotto di tale funzione; così, se in certi casi furono veramente in contatto con autentici “Superiori”, rappresentanti dell’iniziazione effettiva, le loro ben scarse qualificazioni iniziatiche comportarono delle deviazioni più o meno gravi e complete, tanto da permettere l’intervento di influenze e direttive nettamente “inferiori”; senza contare poi il caso dei personaggi mossi fin dall’inizio da “inferiori sconosciuti”, favoriti proprio dal manifestarsi della concezione malamente intesa della presenza di un’autorità iniziatica nascosta.

D’altra parte, proprio il ripetersi delle disavventure dei presunti inviati dei “Superiori Sconosciuti” doveva mettere in crisi la nozione della loro stessa esistenza. Si giunse così, nel 1780, al già citato “questionario” del duca Ferdinando di Brunswick 21, Gran Maestro del “Regime della Stretta Osservanza” e, poi, del “Rito Scozzese Rettificato” che ne derivò. In tale questionario, in effetti, veniva domandato tra l’altro ai membri dell’Ordine se esistono realmente dei “Superiori Sconosciuti”. Questo procedimento curiosamente interlocutorio su una questione tanto poco appropriata ad essere posta in discussione suscitò intorno ad essa polemiche violente tra i membri dell’Ordine, riuniti poi al Convegno di Wilhelmsbad del 1782, che giunse a conclusioni sostanzialmente negative (anche se si potrebbero considerare delle riserve al riguardo 22): tanto che lo stesso Ferdinando di Brunswick promulgò poi per iscritto, nelle sue “capitolazioni”, l’impegno a ripudiare la pretesa filiazione templare, ed a escludere definitivamente il riconoscimento di qualsiasi “Superiore Sconosciuto”.

Qualcuno definì il convegno del 1782 «un atto di disperazione» 23. In ogni caso, si finì con l’arrivare praticamente ad una rinuncia e a una negazione esplicita di ciò che si sarebbe trattato di cercare.

Fatto ancor più grave, quella rinuncia facilitò e, nello stesso tempo, fu favorita da tendenze di carattere nettamente antitradizionale, verso la produzione di fenomeni psichici di ordine inferiore. Impressionante a questo riguardo è il caso del lionese Willermoz, che ebbe prima contatti con Martinès de Pasqually interessandosi alle dottrine e alle pratiche “teurgiche” degli Elus Coens, poi promosse in Francia il “Regime della Stretta Osservanza” ed il “Rito Scozzese Rettificato” 24, e si dedicò in seguito a formare una “Società degli Iniziati” che si occupava di fenomeni di sonnambulismo! Verso il 1785, al posto della ricerca dei veri “Superiori Sconosciuti”, Willermoz raccolse decine di quaderni di “rivelazioni” ispirate da un cosiddetto “Agente sconosciuto”, scritte in stato sonnambolico dalla suora Marie-Louise de Vallière, “soggetto” evidentemente squilibrato e facile alla produzione di questo genere di fenomeni 25.

Accenniamo poi appena al caso alquanto complesso di Cagliostro, fondatore di un cosiddetto “Rito Egiziano”, in cui i fenomeni di “evocazione” ebbero una parte importante, e che morì in carcere nel 1795 senza far conoscere i veri “mandanti” che dovettero certo esistere all’origine delle sue disgraziate imprese 26.

Ricordiamo infine il caso celebre di Mesmer, fondatore nel 1778 di un “Rito” massonico “dell’Armonia Universale”, propugnatore dello studio del “magnetismo animale” e dotato egli stesso di “poteri” ipnotici che gli procurarono successi e condanne clamorose, suscitando intorno a sé un enorme interesse.

Davvero il “magnetismo”, come del resto anche il “sonnambulismo”, in quell’epoca ebbe una grande importanza nello «sviare da qualsiasi lavoro serio delle organizzazioni iniziatiche che avevano conservato fino allora, se non una conoscenza effettiva molto profonda, per lo meno la consapevolezza di ciò che avevano perduto a questo riguardo e la volontà di sforzarsi per ritrovarlo»: tanto che «è lecito pensare che fosse questa una delle principali ragioni per cui il magnetismo fu “lanciato” al momento voluto, anche se, come succede quasi sempre in simili casi, i suoi promotori apparenti non furono in tutto ciò nient’altro che strumenti più o meno incoscienti» 27.

È notevole il fatto che gli archivi degli Elus Coens furono ereditati dall’organizzazione dei “Philalètes”, che convocarono a Parigi un grande convegno aperto a tutti i massoni, affrettandosi ad invitare l’ipnotizzatore Mesmer e cercando per vari mesi di ottenere, senza riuscirvi, anche la partecipazione di Cagliostro. Tale convegno di Parigi, svoltosi tra il 1785 e il 1787, è stato definito da uno storico della Massoneria «l’ultima delle grandi assemblee che riempiono la storia “visibile” della Massoneria continentale durante la seconda metà del XVIII secolo, nelle quali l’Ordine massonico, prima di entrare in un torpore da cui non è ancora interamente uscito, interrogava se stesso quanto alla sua natura, alla sua origine e al suo destino» 28.

Già su questa rivista fu osservato quanto sia anormale che un’organizzazione tradizionale debba ricercare ed ignori la sua stessa natura ed il suo scopo 29. Se poi si pensa che si trattava dell’ultima organizzazione iniziatica occidentale rimasta accessibile e diffusa in Europa, si comprenderà quanto fosse grave lo stato di disordine; e non vi è da stupirsi se immediatamente dopo si verificarono anche sul piano esteriore degli sconvolgimenti profondi, ricollegabili assai più alla deficienza dell’iniziazione, massonica o di qualsiasi altra forma in Occidente, che a una supposta azione svolta dalla Massoneria in quel senso.

Del resto, è ben noto che gli eventi rivoluzionari in Francia ed altrove ebbero subito conseguenze disastrose sull’attività massonica organizzata, e portarono poi ad assorbire i membri dell’Ordine in orientamenti e preoccupazioni politiche che dovevano ridurre ancor più i tentativi, già precedentemente sviati in vario modo, rivolti al ritrovamento di un contenuto iniziatico effettivo.

* * *

In quanto siamo venuti esponendo, non pensiamo certo di aver dato un quadro preciso e completo, neppure nelle sue grandi linee, dell’argomento trattato, che a dire il vero è estremamente complesso e confuso, anche a motivo dell’inevitabile inadeguatezza dei dati disponibili. D’altra parte, non pensiamo nemmeno che sia il caso di disperdersi eccessivamente in ricerche in questo campo appoggiandosi ad elementi troppo esteriori e, di per sé, troppo poco significativi.

Crediamo però che anche soltanto quanto abbiamo riferito a titolo indicativo sia sufficiente a rendersi conto di certi aspetti che giunsero a caratterizzare fin dal XVIII secolo i tentativi di ritrovare un valore iniziatico effettivo nella Massoneria.

A questo proposito, pensiamo si possa parlare di una progressiva perdita della consapevolezza, anche soltanto teorica, di che cosa sia la conoscenza iniziatica effettiva, nonché della perdita correlativa della nozione della presenza nel mondo umano di un’autorità tradizionale che la detiene (in mancanza della quale si dovrebbe anzitutto cercarla, come appare ovvio in ogni civiltà o forma tradizionale non degenerata). Da questa duplice perdita fondamentale, si giunge poi molto facilmente alla sostituzione dell’autorità tradizionale, di cui si è privi, con fonti sospette, e ad una manipolazione individuale, più o meno frammentaria e miope, di elementi che possono essere sì di origine tradizionale, ma che in tali condizioni diventano o vengono preparati ad essere il supporto di tutt’altro; il che è reso particolarmente facile se l’interesse dei ricercatori viene orientato verso “poteri” e fenomeni psichici inferiori e persino fisici “extranormali”.

È facile capire che quando si verificano tali condizioni, o parte di esse, il risultato è simultaneamente la neutralizzazione di quanto poteva esserci di valido nei tentativi di cui abbiamo parlato, e la possibilità immediata o successiva di un loro sfruttamento addirittura in funzione antitradizionale e controiniziatica.

Così, le correnti sovvertitrici che plasmano il mondo contemporaneo avevano tutto l’interesse ad un riemergere di movimenti che si rifacessero in apparenza ai tentativi di ritrovare l’iniziazione effettiva, nella Massoneria ed altrove, purché operassero nelle condizioni peggiori possibili, con presupposti insufficienti o falsi, e con contenuti che andassero poi fino ad una grottesca e sinistra parodia della tradizione autentica.

E precisamente tendenze di questo genere riappaiono in seguito in modo sempre più manifesto, par-ticolarmente a partire dalla metà dell’Ottocento: l’epoca che seguì il 1848, come in Francia il periodo del “Secondo Impero” e l’inizio della “Terza Repubblica”, pare essere stata particolarmente propizia al riguardo.

Una delle pietre miliari più vistose in questo senso è stata forse la celebre opera di Jean-Marie Ragon De la Maçonnerie occulte et de l’initiation hermétique, pubblicata nel 1853. In tale opera, con l’apparenza di ricollegare l’iniziazione massonica a tradizioni antiche (specialmente egizia, greca ed ermetica 30), trattate in un modo inadeguato e talvolta con disarmante puerilità, si giunge a indicare quello che dovrebbe essere, secondo l’autore, il vero oggetto della ricerca iniziatica; «Massoni d’élite e studiosi tutti, rinunciate alle futilità massoniche» scriveva il Ragon: «che lo studio serio delle scienze utili divenga lo scopo delle vostre sedute filosofiche; svelate gli antichi misteri di cui sarete i gloriosi interpreti. Io ho osato tracciarvi la via: divenite iniziati!» 31. Ed ecco solo alcuni esempi fra i molti di questa via audacemente tracciata: «Il Magnetismo, praticalo nell’antichità dai gimmosifisti (sic) dell’India, dai magi della Persia, e dagli iniziati ai grandi misteri  è ridivenuto con Mesmer una cosa nuova, straordinaria  Noi non crediamo di esagerare dicendo che la scienza magnetica è la via che apre un vasto avvenire al mondo della verità e della luce  Essa illumina, rischiara i suoi adepti e, sola, può portare alla conoscenza del vero, e risolvere, in prosieguo di tempo, il grande problema dell’assoluto  gli esperimenti fatti non lasciano il risultato dubbioso; non è lontano il tempo in cui l’uomo potrà sapere, per mezzo del magnetismo, financo la mèta del suo destino, di cui così poco si sa al presente» 32. Seguono poi gli “Aforismi mesmeriani”, il primo dei quali è: «L’immateriale non esiste: la luce, l’anima universale sono fluidi incorporei, ma essenzialmente materiali capaci di impressionare la lastra metallica del dagherrotipo» 33. Troviamo numerosissime e particolareggiate descrizioni di esperimenti e pratiche “occulte”, dalle “tavole giranti” al sonnambulismo utilizzato in modo da scambiare la semplice acqua per «vino di Malaga o di Borgogna» 34. Anche la “frenologia» suscita un interesse particolare: «Non dubitiamo che se in ogni Loggia fosse istituita una commissione di esami di frenologia, il corpo massonico ne risulterebbe meglio composto e la Massoneria più brillante» 35. Vi sono, beninteso, le interpretazioni moraleggianti e “ideali”, ma il simbolismo ermetico è pure concepito in un senso chimico, senza indietreggiare di fronte alle più grossolane assurdità, come quella secondo cui la “pietra filosofale” sarebbe materialmente formata di appropriate «quantità di nitro, di solfo e di mercurio per produrre la trasmutazione di certi metalli per mezzo dell’azione dell’elettricità» 36: sì, perché «il fuoco filosofico, questo agente principale dell’alchimia, era l’elettricità, della quale i fisici moderni hanno sì bene determinato le misteriose leggi d’azione»!  37.

* * *

Ci scusiamo per l’ampiezza delle citazioni suddette, che peraltro ci permettono di mettere meglio in evidenza l’enormità del fatto che un’opera come quella di Ragon sia stata presa ed ancor oggi sia considerata da parecchi massoni come un’“autorità” o, comunque, come un’opera “esoterica” degna della massima attenzione 38. Ora, di fronte all’interesse e all’ammirazione suscitata da simili stupidità, non ci sembra che una deficienza intellettuale di chi se ne interessa sia una spiegazione sufficiente, ma che occorra qualcosa di più “positivo”, e precisamente una forza di suggestione: e coloro che l’hanno messa in opera non possono certo essere così sciocchi come i loro più o meno incoscienti strumenti.

Quello di Ragon è forse un caso particolarmente accentuato 39, ed è ben appropriato ad essere preso ad esempio in quanto l’autore volle esplicitamente coinvolgere la Massoneria nella corrente di cui fu il rappresentante e lo strumento. Ma anche sotto questo aspetto egli non fu certo il solo: così, qualcosa di analogo può ritrovarsi poi in varie manifestazioni dell’“occultismo” 40, di cui Ragon fu in un certo modo un precursore immediato, anche con lo stesso uso dell’espressione “Massoneria occulta”. In effetti, quantunque l’abate Constant (che prese lo pseudonimo di “Eliphas Levi” e si fece propugnatore del movimento “occultista”) fosse per certi aspetti di mente meno grossolana di Ragon, e meno grossolani siano certi altri occultisti, in tutti ritroviamo pur sempre le medesime caratteristiche fondamentali che abbiamo già indicato come proprie delle deviazioni dei tentativi di ritrovare un esoterismo e un’iniziazione effettiva: ignoranza della natura essenziale della realizzazione iniziatica, misconoscenza dell’autorità tradizionale e della sua necessità, manipolazione individuale di elementi tradizionali, con un inevitabile difetto basilare di discernimento; il che comporta nei casi migliori un’approssimazione dilettantesca priva di qualsiasi serio risultato, e nei casi peggiori un’effettiva soggezione più o meno completa a correnti antitradizionali. Questo significa che, in fondo, tutto ciò, di per sé, non ha (anche quando lo pretende) nulla di autenticamente iniziatico e nulla di autenticamente massonico 41; rappresentando piuttosto un insieme di inestricabili interferenze 41' che in seno alla Massoneria operano molto spesso, con conseguenze negative e a volte funeste, anche se vi sarebbero naturalmente varie distinzioni da fare, secondo la superficialità e la profondità degli elementi che entrano in gioco.

In questa prospettiva, si comprenderà forse meglio come mai, anche se la Massoneria in se stessa non c’entrerebbe per nulla, si trovi tanto spesso tra i massoni la presenza delle influenze pseudo-esoteriche più varie. Oltre all’“occultismo” propriamente detto, potremmo citare molte altre correnti, che sarebbe troppo lungo esaminare ora in dettaglio, benché uno studio più attento al riguardo non sarebbe privo di interesse, e gioverebbe a chiarire delle situazioni di fatto che sussistono tuttora in diversi ambienti massonici, a dispetto della natura autenticamente iniziatica della Massoneria.

A questo proposito, dobbiamo accennare almeno brevemente qui alle emanazioni ampiamente ramificate della cosiddetta “Società Teosofica” 42, presenti anche nella Massoneria in ottemperanza al programma esplicitamente enunciato da Annie Besant 43 secondo il quale la stessa «Società Teosofica» doveva cercare di diventare il «centro» direttivo di tutte le organizzazioni religiose e di «tutte le altre sette» (tra le quali veniva senza dubbio annoverata la Massoneria) 44. È curioso osservare che la predominanza femminile alla guida (ufficiale) della “Società Teosofica” non fu estranea ad una certa difficoltà di penetrazione nella Libera Muratoria, che è una forma di iniziazione propriamente maschile. Ciò non toglie che la signora Blavatsky 45 abbia avuto la pretesa di occuparsene 46, ad esempio nell’opera su «Le origini del rituale nella Chiesa e nella Massoneria»; e che poi la già nominata Annie Besant sia diventata niente meno che “Gran Maestro del Gran Consiglio” della “Co-Massoneria” britannica, e cioè di una forma “mista” del tutto irregolare della Massoneria, nella quale sono ammesse anche le donne 47. Un altro personaggio più che sospetto, C.W. Leadbeater, il disgraziato “educatore” di Krishnamurti 48 e “vescovo” di una pretesa “Chiesa antica-cattolica”, fu pure attivissimo in campo massonico, lasciando tracce nell’elaborazione dei rituali, non prive di un seguito anche attualmente in Italia. Ma sarà bene precisare che, almeno in seno alle forme “regolari” della Massoneria, nonostante la presenza di numerosi aderenti ed ingenui simpatizzanti della “Società Teosofica”, che può dare un’impronta assai sensibile a determinate logge e creare gravissimi equivoci quanto alla natura dell’esoterismo autentico, tutto ciò non è mai giunto ad alterare gli elementi essenziali dell’iniziazione muratoria.

Una derivazione a pretese ancor più “esoteriche” della “Società Teosofica”, sviluppatasi in seno ad essa ma differenziandosene più o meno nettamente, sarebbe poi la cosiddetta “Scuola Arcana”, la quale opera forse con maggiore discrezione, il che peraltro non dovrebbe affatto far pensare che essa sia meno pericolosa o maggiormente seria, come si può subito comprendere dagli “insegnamenti” di cui è stata “interprete” un’altra “Maestra” ricettiva a fantastiche ispirazioni 49, Alice Bailey.

Pure connessa alla “Società Teosofica” per la sua origine è l’“antroposofia” 50, che non manca di ramificazioni nella Massoneria attuale. Così come sono presenti in essa, condizionandone in vario modo l’attività, membri di movimenti pseudo-rosacrociani 51 e pseudo-ermetici, di gruppi e “catene magiche” d’ogni genere; senza contare poi il frequente combinarsi di tutto ciò con orientamenti verso interessi per “scienze” oggi 52 d’avanguardia come la parapsicologia, la psicoanalisi, o magari anche la “clipeologia” 53, nonché con il ricorso ad esperienze di tipo “medianico” di cui i “sonnambuli” del Settecento erano stati i precursori.

Tutte queste cose, pur nella loro caotica disparità e nonostante i contrasti e gli odi violenti che suscitano piuttosto comunemente 54, rientrano in fin dei conti più o meno direttamente in un quadro abbastanza discernibile e sotto un certo aspetto quasi monotono, una volta che se ne sia colto l’orientamento e la direttiva generale: si tratta della tendenza verso una fase “post-materialistica” che non è affatto per ciò più spirituale, ma che conduce, al contrario, verso quella dissoluzione in cui le potenze controiniziatiche, nella “nuova era” da tante parti annunciata, potranno maggiormente manifestarsi fino al loro apparente ed effimero trionfo 55.

* * *

In altri articoli avevamo dovuto indicare la gravita delle interferenze moderne ed antitradizionali che, comunque mascherate, operano in seno alla Chiesa cattolica. Purtroppo, la presenza di interferenze del genere in seno all’organizzazione massonica non è certo meno deplorevole. Dovremmo dire anzi che, come l’ordine iniziatico è più profondo di quello religioso, così, applicando il proverbio corruptio optimi pessima, la degenerazione dell’iniziazione può essere ancor più grave di quella della religione; specialmente poi quando è meno superficiale e fa entrare in gioco qualcosa che sia ben “effettivo” ed “occulto”, ma, nello stesso tempo, tutt’altro che iniziatico e tutt’altro che veramente massonico.

È per questo che, a ben guardare, le logge che si presentano come intese a svolgere un lavoro più profondo (quelle che talvolta si dicono “logge esoteriche”) possono essere proprio le più irrimediabilmente contaminate, tanto che, al confronto, possono apparire in fondo assai preferibili quelle in cui si coltivano soltanto gli “ideali” di cui parlammo nella prima parte di questo studio 56.

Volendo poi riproporre seriamente la questione, su cui ora non ci soffermeremo, di una ricerca per il ritrovamento dell’iniziazione effettiva nella Massoneria, bisognerebbe certo rifarsi a basi molto più sicure, in modo del tutto diverso dai tentativi di cui abbiamo parlato, dei quali è piena la storia delle organizzazioni massoniche negli ultimi due secoli (e senza dubbio non tutti i tentativi di rivivificazione iniziatca, nella Massoneria attuale, si riducono alle forme di deviazione che abbiamo dovuto prendere qui in considerazione).

Rispondendo a Oswald Wirth, il quale aveva scritto che «lo spirito della massoneria» è diventato «capace di vivere dopo duecento anni di gestazione», René Guénon scriveva: «ohimé, ci domanderemmo piuttosto che cosa ne resta dopo duecento anni di degenerazione» 57. Ebbene, rendersi conto di questa situazione, evitare o rinunciare ad illusioni al riguardo ci sembra un presupposto fondamentale per poter costruire poi qualcosa di realmente solido, che ciò debba avvenire nell’ambito massonico o altrove.

Prima di terminare queste considerazioni, aggiungeremo soltanto che non pensiamo possa essere casuale il mantenersi in Occidente, a dispetto delle circostanze più sfavorevoli, di un’iniziazione accessibile, come appunto quella muratoria, con propri riti e simboli validi, e con la trasmissione di un’influenza spirituale; del resto, tale influenza spirituale, ancorché sia per l’iniziato soltanto “virtuale” e latente, comporta pur sempre per lui definitivamente e intangibilmente l’intervento di una presenza che trascende la sua individualità.

 

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L’INIZIAZIONE MASSONICA NEL MONDO MODERNO

Giovanni Ponte

 

III

Massoneria e Chiesa cattolica: antefatti e misfatti

La questione dei rapporti tra Massoneria e Chiesa cattolica può essere naturalmente considerata sotto vari aspetti. Esiste un’abbondante letteratura sull’argomento, che di recente pare essere diventato maggiormente di attualità, per non dire di moda, comparendo anche sulle pagine dei rotocalchi e dei giornali della sera, senza dubbio in relazione con le intenzioni di determinate correnti.

Qui, inquadrato nella serie di considerazioni sull’iniziazione massonica nel mondo moderno 1, anche l’argomento dei rapporti con il cattolicesimo ci interessa essenzialmente in funzione di qualche chiarimento circa le possibilità offerte a chi in Occidente ricerchi una via iniziatica di realizzazione spirituale.

Ciò non toglie che, in questa parte del nostro studio, pur senza alcuna pretesa di dare un quadro completo sull’argomento, ci soffermeremo un po’ su alcuni fatti e situazioni storiche passate, di solito conosciute poco o male e spesso in modi distorti, tali da provocare confusioni praticamente non indifferenti.

Ma anzitutto ci sembra che una premessa indispensabile consista nel tener presente quale sia la natura tradizionale della Chiesa cattolica romana 2. In un articolo pubblicato in questa rivista 3, fu indicato il carattere provvidenziale dell’adattamento che doveva dar luogo, nei primi secoli dopo Cristo, al costituirsi di una forma tradizionale di per sé puramente religiosa ed “exoterica”, tale da poter offrire ancora un legame con la spiritualità per il mondo in cui di fatto trovò la sua diffusione. Il risultato di questo adattamento si è istituzionalmente conservato, quantunque con rilevanti mutamenti attraverso i secoli, nell’organizzazione ecclesiastica quale noi la conosciamo (nella Chiesa romana come in altre derivazioni exoteriche del Cristianesimo). E tale adattamento non solo non escludeva, ma presupponeva e si fondava originariamente sulla presenza di una spiritualità integrale, esoterica rispetto al dominio religioso, e pienamente partecipe dell’influenza spirituale iniziatica trasmessa a partire da Gesù Cristo: solo i detentori di tale influenza spirituale e della Conoscenza ad essa inerente poterono realizzare un adattamento tradizionalmente valido in un ambito relativamente più limitato, quale quello religioso.

Rimandiamo il lettore alle più ampie spiegazioni già date in altre occasioni su questo argomento 4, ricordando qui in particolare il riferimento di San Clemente d’Alessandria a una successione iniziatica di Maestri di Conoscenza o Maestri spirituali, distinta dalla successione dei Vescovi.

Peraltro, si può comprendere che, con la differenziazione di un dominio rituale 5 ed istituzionale unicamente religioso, quest’ultimo rimaneva protetto dall’«assistenza dello Spirito Santo» e preservato da inconvenienti solo in quanto si manteneva in armonia con la pienezza dell’influenza spirituale trasmessa dal Divino Maestro e presente nei «Maestri di Conoscenza» iniziatici di cui parlava San Clemente. Invece, inconvenienti erano inevitabili nella misura in cui, a rompere quest’armonia tra esoterismo iniziatico ed exoterismo religioso, si sarebbero insinuate interferenze all’interno dell’organizzazione religiosa e della gerarchia ecclesiastica; cosa resa possibile dal fatto che i suoi rappresentanti solo in certi casi avrebbero realizzato coscientemente una funzione di intermediari rispetto all’essenza iniziatica perpetuatasi i seno al Cristianesimo.

Già accennammo altrove ai segni che permettono di dire che interferenze dovettero appunto manifestarsi ben presto, e che erano già in atto ai tempi di Costantino e dei primi Concili ecumenici 6. Da ciò l’importanza dell’opera svolta volta a volta dai rappresentanti dell’esoterismo cristiano per continuare, nonostante le influenze contrarie, a vivificare le diverse derivazioni religiose del Cristianesimo (tra cui quella cattolica romana) e per fare in modo che esse continuassero a servire, per chi ne era qualificato, come base della realizzazione spirituale iniziatica.

In questo quadro si può intendere la costituzione, secondo le circostanze, di particolari forme cristiane di iniziazione, e l’integrazione nel Cristianesimo di forme iniziatiche preesistenti, come quelle ermetiche, cavalleresche e di mestiere – in special modo durante il medio evo – coscienti della validità tradizionale delle istituzioni religiose e rispettose della funzione svolta dall’autorità ecclesiastica. Peraltro, l’incomprensione degli uomini che si trovavano a rappresentare tale autorità non poteva restare senza conseguenze. Uno degli esempi più tragici fu la condanna e lo scioglimento dell’Ordine dei Templari 7, approvato dal Papa in Avignone, seguendo il desiderio del re di Francia. La «laida opra» del «pastore senza legge», come Dante definì quel pontefice posto nella terza bolgia dell’Inferno 8, aveva naturalmente le sue radici anzitutto in quella «corruzione» della Saggezza 9, pure denunciata da Dante, implicante la «perdita dello spirito», che si andava estendendo anche in seno alla Chiesa alle soglie dell’epoca moderna ed ancor più nei secoli successivi. E nella fase di progressivo “impietramento” che seguì (per usare ancora un simbolo dantesco), la tendenza alla chiusura intellettuale fu pure facilitata dalla pericolosa pretesa al monopolio del sacro e del “soprannaturale” da parte dell’organizzazione ecclesiastica.

Tra il XIV e il XVII secolo, persino il Compagnonaggio, nonostante il suo ossequio all’autorità della Chiesa, vide i suoi riti condannati in Francia da numerose decisioni episcopali e sinodali 10.

Si può dire che in questa esclusione e condanna di cose che uscivano da quadri teologici ufficialmente riconosciuti vi era pure una comprensibile ragione difensiva, in mancanza di un più profondo discernimento, quantunque in realtà ciò potesse far respingere con la zizzania anche il nutrimento del buon grano.

Certamente, poi, la situazione era ormai sempre più difficile anche perché pure ciò che aveva mantenuto un carattere iniziatico in Occidente si trovava in uno stato di decadenza con molte possibilità di deviazione, senza più un legame cosciente con la pienezza della spiritualità (conservatasi necessariamente altrove), o con ciò che in termini teologici si chiama l’«assistenza dello Spirito Santo».

In questo contesto si possono in un certo modo collocare le reazioni ecclesiastiche all’attività della Massoneria del ‘700. Tale attività si era fatta particolarmente sentire nel mondo profano a partire dalla costituzione (1717) della Gran Loggia d’Inghilterra, che raccoglieva peraltro soltanto una parte delle Logge esistenti in Gran Bretagna, e che rappresentava senza dubbio una deviazione rispetto alla tradizione massonica, come già abbiamo avuto varie volte l’occasione di indicare su questa rivista 11. La condanna papale, d’altra parte, non venne a colpire tali deviazioni, né si manifestò all’epoca in cui esse si manifestarono in Inghilterra, ma soltanto a partire dal 1738, e, a dire il vero, le ragioni di una così grave decisione non sono mai state completamente chiarite.

* * *

Può essere interessante riferirsi all’ambiente pontificio al momento di quella prima scomunica. Colui che la sottoscrisse, Clemente XII 12, è descritto, ad esempio, in una nota diplomatica dell’epoca 13, come «pieno di saggezza, di moderazione, di bontà», ma con l’osservazione che «cede purtroppo con eccessiva facilità ai consigli dati da persone oscure che lo avvicinano e che  spingendolo a decisioni troppo precipitate  lo gettano in grandi difficoltà». Inoltre, come scrive Alec Mellor, noto autore cattolico contemporaneo che ha studiato i documenti di quel periodo, nel 1738 egli, pur conservando la sua integrità mentale, era «un vecchio quasi cieco, giunto agli estremi delle sofferenze fisiche» 14.

I lavori che condussero alla redazione della bolla di scomunica furono diretti da quattro cardinali definiti dallo stesso Mellor come «più mecenati che teologi», in una cornice «di religione facile, di arte sacra, di diplomazia italiana» 15. Di essi il più importante fu forse il cardinal Corsini, il quale «pare non abbia avuto che poco interesse e poca comprensione per le questioni teologiche»; a dimostrare il suo grado di serietà e competenza basterà questo giudizio stupefacente sulla Massoneria: «formata in Inghilterra in forma di gioco o di divertimento onesto,  è degenerata in Italia» 16! Degli altri, il cardinale Spinola era un diplomatico che era stato inquisitore a Malta; il cardinal Zondadari è indicato dalla già citata nota diplomatica come pieno di meschinità e molto preoccupato di mostrare, per il tramite di persone «piuttosto poco rispettabili», le sue buone disposizioni per la Francia qualora fosse eletto papa; infine, il cardinale Ottoboni viene così descritto nelle Lettres d’Italie del De Brosses: « Protettore della Francia, fatto cardinale a 17 o 18 anni; scostumato, senza credito, débauché, rovinato, amatore delle arti, gran musicista» 17.

Riportiamo qui di seguito la traduzione di un estratto (di cui citiamo in nota l’originale) della bolla di scomunica di Clemente XII, preparata con l’assistenza dei cardinali summenzionati:

« Secondo il consiglio di vari nostri venerabili fratelli Cardinali della Santa Chiesa Romana, ed anche per nostra decisione,  abbiamo stabilito e decretato di condannare e proibire le suddette associazioni, gruppi, convegni, riunioni, congreghe o conventicole di liberi Muratori, o Francs-Massons (sic), o in qualunque altro modo siano chiamati: per cui li condanniamo e li proibiamo con la presente costituzione che sarà valida in perpetuo. Pertanto, a tutti e a ciascun fedele di Cristo  ordiniamo che nessuno, sotto qualsiasi pretesto o motivo, osi  entrare nelle predette associazioni di liberi Muratori o Francs-Massons  o dare (ad essi) consiglio, favore o aiuto in qualsiasi modo, palese o nascosto, diretto o indiretto,  sotto pena di scomunica, ipso facto e senza bisogno di nessuna dichiarazione, da cui nessuno potrà essere assolto se non per mezzo nostro o del Pontefice allora regnante, salvo in articulo mortis. Per di più, vogliamo e stabiliamo che i Vescovi, i Prelati Superiori, gli altri Ordinari dei luoghi, e gli Inquisitori  procedano contro i contravventori  li puniscano delle pene che meritano i fortemente sospetti 18 di eresia, attuino misure coercitive, richiedendo a questo fine, se necessario, anche l’aiuto del braccio secolare. E che nessuno sia tanto temerario da osare attaccare o contraddire la presente dichiarazione, condanna, proibizione e interdizione: se qualcuno portasse fino a tal segno la sua temerarietà, sappia che incorrerà nella collera di Dio Onnipotente e dei Beati Apostoli Pietro e Paolo» 19.

Nel testo dell’ordinanza ufficiale che rendeva operative le decisioni della bolla pontificia per lo Stato della Chiesa leggiamo inoltre le seguenti precisazioni: « Nessuno osi riunirsi  nelle suddette società o congregazioni di Liberi Muratori … né trovarsi presente a tali riunioni o assemblee, sotto pena di morte e della confisca dei beni da incorrere irremissibilmente senza speranza di grazia»; ordinandosi per di più «la demolizione della casa o degli edifici in cui si facessero tali riunioni, volendosi che, per incorrere nelle pene suddette di demolizione, basti presumere la conoscenza da parte dei proprietari di dette case o luoghi, e siano sufficienti congetture, indizi e sospetti, senza ammettere scuse di nessun genere» 20.

Il già citato storico cattolico Alec Mellor insiste nel voler chiarire che il regime pontificio del ‘700 era, come caratteristica generale, assai più accomodante che in altre epoche. Ora, proprio questo mette in evidenza l’accanimento contro l’iniziazione massonica, tanto da rendere inadeguate tutte le spiegazioni superficiali, dichiarate o non dichiarate, che se ne possono dare.

La stessa bolla di Clemente XII, per giustificare la condanna, denuncia quasi come un crimine la disciplina del segreto: tale segreto, invece di far pensare, come sarebbe stato naturale, alla “disciplina arcani” iniziatica già affermata dai Padri della Chiesa, o al ben noto segreto di altre forme iniziatiche (come, nell’antichità, quella pitagorica), dà luogo ad un giudizio degno del “senso comune” più grossolanamente profano: «se non facessero nulla di male, non avrebbero tanto in odio la luce», cioè la profanazione del loro segreto 21. Che dunque sarebbe successo se nei primi tempi del cristianesimo i catecumeni avessero applicato questo bel ragionamento ai loro sacerdoti?

L’argomentazione era poi tanto più debole in quanto esistevano Logge formate da cattolici di sicura fede (come la Loggia formatasi a Roma, sostenitrice degli Stuarts) di cui potevano far parte membri del clero, allo stesso modo che nella Massoneria operativa ogni Loggia contava normalmente un sacerdote, con funzioni di Cappellano, la cui presenza poteva garantire un legame e un armonico rapporto con l’organizzazione ecclesiastica. Ma la scomunica colpiva senza alcuna distinzione e discernimento la Massoneria in quanto tale, e tutti i Massoni, indipendentemente dalla loro fedeltà alla Chiesa ed anche dalla presenza o assenza nelle loro Logge di membri non cattolici 22.

Ci sarebbe dunque da pensare che le ragioni decisive della condanna furono, più che il segreto massonico, quelle che venivano definite «altre giuste e ragionevoli cause a Noi note» 23 e mantenute segrete 24. Si è parlato, a questo proposito, di cause politiche, contro il regime anti-papale vigente in Gran Bretagna, che seppe approfittare in diversi casi dell’organizzazione massonica per un sottile gioco diplomatico e spionistico; ma come queste circostanze, in fondo assai accidentali, potrebbero bastare a spiegare una condanna così generale e violenta? Secondo una notizia storica dell’epoca, il più acceso fautore della condanna non era un personaggio di primo piano, ma un semplice religioso, un certo Ambrogio o Ambrogi (?) di cui poco o nulla si sa 25. Anche la reazione contro qualcosa di incompreso che, come l’iniziazione massonica, si presenta con caratteri sacri e rituali non appare, di per sé sola, una spiegazione sufficiente; e forse un indizio non indifferente sta nel fatto che già nel 1739 incontriamo il primo caso storicamente accertato di uno squilibrato mentale, un fiorentino di nome Minnerbetti, che fornì all’inquisitore una fantasmagorica descrizione di pretese cerimonie massoniche, piene di dettagli abominevoli ed assurdi 26. Non sembrerebbe esagerato pensare dunque che, come apparirà ancor più chiaramente dal successivo svolgersi degli eventi, una potenza di suggestione si fosse messa in moto per colpire, schiacciare o deformare in qualsiasi modo un’estrema possibilità iniziatica occidentale rimasta accessibile nonostante tutto. E non dovrebbe essere difficile scorgere, nell’alimentarsi della stolida ostilità ecclesiastica contro l’iniziazione massonica, uno dei capolavori dell’opera della controiniziazione in Occidente.

* * *

La condanna di Clemente XII venne pesantemente confermata nel 1751 da Benedetto XIV, colui che era stato il cardinale Lambertini arcivescovo di Bologna, celebrato per la sua carità, finezza e tolleranza; doti che anche in questo caso mettono in risalto, per contrasto, lo sconsiderato accanimento contro l’iniziazione massonica. A questo proposito, non sarà inutile citare, per differenza di attitudine, la stupefacente lettera inviata dallo stesso Benedetto XIV a Voltaire (accolto in Massoneria solo molti anni più tardi), che gli aveva fatto dono, con un poema e un distico adulatorio, del suo lavoro teatrale su Maometto, dissacrante e profanatore come nelle abitudini di un simile autore: «Benedetto Papa, al suo caro figlio, salute e benedizione apostolica!  Mi è stata presentata, da parte vostra, la vostra ammirevole tragedia “Maometto”, che ho letto con un piacere grandissimo  Ognuno di questi vostri segni di bontà meriterebbe un ringraziamento particolare, ma permettetemi che unisca queste diverse vostre manifestazioni di attenzione per rendervene ringraziamenti generali » 27.

Osserviamo anche che la riconfermata condanna del 1751 non sì spiega affatto con la confusione tra Massoneria e teorie antitradizionali moderne (confusione che appare poi soltanto nelle condanne del secolo successivo), né con l’ostilità dei Massoni contro la Chiesa cattolica, la quale doveva manifestarsi solo molto più tardi.

A quanto è dato di sapere, le condanne pontificie riuscirono ad arrestare l’attività muratoria nello Stato della Chiesa; tra le vittime delle persecuzioni antimassoniche in Italia seguite alla Bolla di Clemente XII si ricordano i nomi di Tomaso Crudeli, arrestato a Firenze nel 1739 e condannato al confino dove morì nel 1745, e Pietro Giannone, autore di scritti critici nei riguardi del clero, morto in carcere a Torino nel 1748. Tuttavia, risulta che una Gran Loggia (termine che designa un insieme di Logge collegate tra loro) fu attiva a Napoli dal 1756 al 1760, e che più tardi, nel 1778, una Gran Loggia si formò a Torino, presieduta dal conte Asinari di Bernezzo, Venerabile della Loggia «San Giovanni della Misteriosa»: a quell’epoca, pare che vi fossero tre centri massonici principali in Italia, a Torino, a Milano e nuovamente a Napoli.

La sopravvivenza dell’iniziazione muratoria in Italia e in altri paesi cattolici nel Settecento è un argomento ora utilizzato da alcuni, in campo cattolico, per sminuire la gravità delle condanne e delle feroci misure repressive decretate, in quanto queste furono applicate scarsamente o con difficoltà (benché resti la documentazione di processi e torture, ad esempio in Portogallo). È stato fatto notare anche che molti cattolici ignorarono o non attribuirono rilevanza alle decisioni pontificali, specialmente nella Francia del ‘700, in particolare per la ragione legale che la bolla di scomunica non fu registrata ufficialmente dalle autorità di Luigi XV. Ma simili sottigliezze giuridiche profane mostrano piuttosto un altro aspetto della situazione di disordine sempre più generale e tipicamente moderno dovuto alla scomparsa di un’autentica civiltà tradizionale in Occidente. Che cosa pensare allora di quanto valevano e valgono per gli stessi cattolici i solenni richiami alla «pienezza dell’autorità apostolica» e alla «collera di Dio Onnipotente e dei Beati Apostoli Pietro e Paolo» 28?

Sta di fatto che, a motivo della tendenza politica all’autonomia “gallicana” e in ispregio all’opposta tendenza “ultramontana”, la condanna pontificia fu piuttosto, paradossalmente, uno dei motivi per cui cessarono in Francia le azioni persecutorie contro la Massoneria. Così, prima della Rivoluzione erano numerose le Logge dirette da sacerdoti o frati dei diversi Ordini religiosi 29, come il Canonico Padre Cordier de Saint-Firmin, Venerabile della Loggia delle “Nove Sorelle” che ebbe l’“onore” di proporre l’ammissione all’iniziazione massonica del vecchio Voltaire 30. Nel 1767 l’arcivescovo di Tours non si peritava di deridere il vescovo di Quimper che aveva pronunciato un’omelia contro la Massoneria 31, e nel 1789 vi erano in Francia almeno quattro vescovi massoni 32.

L’opera antitradizionale contro la Massoneria doveva dunque allora seguire in Francia vie diverse da quella della diretta condanna per mezzo della Chiesa cattolica. A questo riguardo, a parte le deviazioni più comuni in senso meramente profano, non sarebbe fuori proposito osservare che, nonostante le buone intenzioni di certi Massoni cattolici (in particolare in seno al Rito della Stretta Osservanza sviluppatesi dapprima in Germania e al Rito Scozzese Rettificato che ne derivò), tutto si ridusse infine a velleità sterili e pericolose, anche per l’intervento di esponenti ecclesiastici che mostrarono di essere il supporto di suggestioni di un genere sinistramente medianico 33.

Del resto, come già notammo, il disordine spirituale preparava il disordine politico, e la Rivoluzione francese perseguitò in ogni modo, e perseguì la distruzione completa della Massoneria: le riunioni massoniche dovettero allora cessare in Francia, e moltissimi furono i Massoni caduti sotto la ghigliottina 34.

Quanto alla circostanza che pure dei capi rivoluzionari avevano fatto parte di Logge massoniche, a dimostrare la labilità del loro legame elettivo con esse basterebbe il fatto che all’epoca della conquista del potere essi cessarono o avevano cessato del tutto la loro attività massonica. Del resto, è noto che il principale artefice della fondazione del Grande Oriente di Francia (nel 1773) era il Duca di Lussemburgo, cioè proprio il presidente della nobiltà negli Stati Generali, il quale, dopo essersi vanamente opposto alla riunione degli Ordini, fu il primo dei nobili emigrati. Ma in fondo sarebbe piuttosto vano scendere in particolari nel considerare quali membri della Massoneria finirono con il trovarsi dall’una o dall’altra parte nelle vicende politiche; mentre d’altra parte occorre guardarsi dal confondere e dal coinvolgere il senso dell’iniziazione muratoria con le direttive prese dalle persone più diverse che ad essa avevano potuto accedere.

* * *

È notevole il fatto che le condanne ecclesiastiche del ‘700 non suscitarono quasi nessuna reazione contraria da parte dei Massoni dell’epoca 35. D’altra parte, quando dopo la persecuzione antimassonica dei rivoluzionari si giunse al concordato napoleonico, le scomuniche diventarono applicabili anche sul territorio francese; pure, le Logge si riformarono in Francia diffondendosi anche in altri paesi cattolici e «i Massoni opportunisti si sforzarono sistematicamente di guadagnare le simpatie dei regimi successivi» 36. Non ritroviamo allora più il rifiorire, sia pure disordinato e deviato, dei tentativi di approfondimento spirituale che avevano caratterizzato il periodo prerivoluzionario, mentre persino uno dei più celebri Massoni cattolici che aveva operato attivamente in quell’epoca, Joseph de Maistre, completamente deluso, era giunto ad affermare che la Massoneria non è altro che una scemata, una «niaiserie» 37!

Frattanto, il distacco dei Massoni di origine cattolica dalla loro base religiosa si operò progressivamente ma molto lentamente, quasi che una naturale tendenza difensiva opponesse resistenza allo svilupparsi delle conseguenze dell’imposta incompatibilità tra iniziazione muratoria e cattolicesimo. Così, ancora nel 1818 il “Saggissimo” Drault di Bruxelles dichiarò che la scomunica pontificia era un falso 38; fino al 1830 i regolamenti massonici francesi obbligavano alla celebrazione di Messe di suffragio per i Fratelli defunti 39; e ancora nel 1865 le esequie religiose del Gran Maestro Maresciallo Magnan avvennero solennemente in Notre-Dame con il catafalco ornato di tutte le insegne massoniche. Proprio questo fatto, del resto, provocò un intervento vaticano che proibiva definitivamente i riti cattolici per i Massoni che non avessero abiurato.

In ogni caso, sia pure anche con ritardi di decenni rispetto a quanto si sarebbe potuto aspettare, la condanna e l’ostilità ecclesiastica sortì un duplice effetto, certo conforme alle direttive antitradizionali che andavano plasmando il mondo contemporaneo: allontanare i fedeli dalle Logge, e lasciare progressivamente il posto in esse per una più massiccia influenza di correnti profane d’“avanguardia” 40, che fino a tutta l’epoca della Restaurazione del Re Massone Luigi XVIII avevano rappresentato solo una piccola minoranza.

In realtà, e teniamo a precisarlo, lo spirito tradizionale (lo si intenda in senso iniziatico o in senso religioso) non si identificava affatto né al tradizionalismo dell’“Ancien Régime”, né agli ideali “risorgimentali” dei movimenti che volevano infrangerne i limiti senza minimamente comprendere la necessità di ricollegarsi in modo effettivo a dei principi tradizionali e di origine sopra-umana per ristabilire un ordine veramente valido: già notammo 41 che chi abbia una comprensione un po’ profonda di che cosa sia il mondo moderno non può prendere posizione per esso né nei suoi aspetti di “solidificazione” né in quelli di «dissoluzione”. Orbene, nell’800, una delle abilità, se così si può dire, delle forze antitradizionali consistette nel riuscire a far sì che, almeno sul piano politico e sociale, i rappresentanti della forma religiosa e di quella iniziatica diffusa sul continente europeo identificassero appunto praticamente in larga misura le loro rispettive posizioni a ciò che corrispondeva a quei due aspetti opposti e in fondo complementari che, combattendosi ed esaurendosi 42 in certo modo a vicenda, contribuiscono insieme al compiersi delle successive fasi del mondo contemporaneo.

Fu così che quando, dopo un intervallo di un secolo dal tempo di Benedetto XIV, si giunse alle condanne di Pio IX e poi di Leone XIII contro l’iniziazione massonica, esse furono paradossalmente appoggiate da argomentazioni dottrinali contro teorie moderne e antitradizionali realmente diffuse tra i Massoni e da essi stessi propugnate come veramente massoniche, tanto che non sapremmo dire da quale parte la confusione e l’ignoranza dell’essenziale si sia dimostrata più totale.

* * *

Questa confusione era stata del resto favorita, anzi preparata e poi alimentata, da una costruzione formidabile di fantasmagoriche calunnie troppo indicativa perché non ci soffermiamo brevemente su di essa.

Dobbiamo risalire, a questo proposito, al caso dell’abate Barruel, un gesuita rifugiatosi a Londra durante la rivoluzione francese e poi ritornato a Parigi dove ottenne la nomina a canonico di Notre-Dame, presumibilmente per il suo noto opportunismo a favore di Napoleone. Il Barruel è l’autore di un’opera 43 in cui sosteneva che la rivoluzione era stata un “complotto” della Massoneria, la quale avrebbe avuto per scopo la sovversione generale dell’ordine sociale. È stato dimostrato non soltanto che tale teoria è falsa, ma anche che fu enunciata in mala fede dal suo autore 44, il quale ne trasse lauti guadagni trattandosi di una pubblicazione scandalistica tale da suscitare la curiosità dei lettori, quantunque fosse eccessivamente infondata per essere presa in troppo seria considerazione in quell’epoca.

Le conseguenze e il seguito di falsificazioni come quella del Barruel dovevano vedersi poi assai più tardi. Nel 1862, la teoria del “complotto” veniva ripresa 45 (apparendo più credibile per i mutamenti avvenuti negli ambienti massonici d’Italia e di Francia), e un altro religioso, Monsignor de Ségur, «prelato peraltro ammirevole per il suo spirito di apostolato presso gli umili» 46, con un’opera sensazionale di larga tiratura diventava lo strumento per propagare abominevoli calunnie, come quella delle “Messe nere” celebrate dai Massoni, i quali sarebbero tutti succubi di un unico capo misterioso e terribile! Era solo l’inizio di una fittissima serie di scritti fantastici che testimonia il formarsi di una vasta montatura di cui pure il clero cattolico fu ampiamente il supporto, tanto che anche da parte pontificia si giunse a corroborare contro l’iniziazione massonica l’accusa insensata di satanismo, del tutto estranea alle condanne pronunciate nel Settecento.

Per comprendere un simile nuovo stato di cose, pensiamo non sia male ricordare che il 1848 fu non solo l’anno di noti eventi storici e sociali, ma anche l’anno in cui venne “lanciato” lo spiritismo; e la seconda metà dell’Ottocento fu anche l’epoca della formazione dell’occultismo, della “Società Teosofica” e di altri movimenti destinati ad aprire la nuova fase post-materialistica verso la dissoluzione finale del mondo moderno 47. E fu pure questo il periodo in cui anche in seno al Cattolicesimo si manifestarono strane correnti. Sarebbe difficile farsi un’idea precisa al riguardo, anche perché si tratta di questioni spesso assai confuse, né possiamo pretendere d’avere un quadro d’insieme, che del resto presupporrebbe oggi troppo complicate ricerche. Vi sono però diversi indizi piuttosto inquietanti come il caso della “veggente” di La Salette Mélanie Calvat che esercitò un’ampia influenza su tutto un ambiente con le sue pretese rivelazioni e predizioni 48; o la diffusione di “voci” insensate, come quella secondo cui i Cardinali romani, in prevalenza segretamente Massoni, tenevano il Papa prigioniero nei sotterranei vaticani e lo avevano sostituito con un sosia 49! E pure un’istituzione cattolica come lo “Hiéron du Val d’Or” di Paray-le-Monial, fondata dal barone di Sarachaga, con la pretesa di studi in campo esoterico basati su una mentalità e teorie quanto mai fantasiose, era tale da raccogliere anche ispirazioni assai sospette. In una serie, di pubblicazioni 50 di vari collaboratori si sosteneva tra l’altro un immaginario ricollegamento al “celtismo” ed a una tradizione occidentale; con significative manifestazioni di incomprensione o di ostilità contro l’Oriente, la tradizione ebraica, l’Ordine dei Templari, e poi anche contro la Massoneria (tutte cose, insomma, che al contrario avrebbero potuto fornire validi riferimenti in senso tradizionale).

A quanto pare, le pubblicazioni di Paray-le-Monial erano seguite dallo stesso pontefice Leone XIII 51, il quale subì senza dubbio anche l’influenza delle peggiori correnti antimassoniche. Accuse addirittura romanzesche vennero da lui enunciate nell’enciclica Humanum Genus (1884) dove è detto che «non è raro che la pena di supplizio capitale sia inflitta» ai Massoni che hanno «resistito agli ordini (?) dei capi; e ciò viene praticato con tale destrezza (??) che, il più delle volte, l’esecutore di queste sentenze di morte sfugge alla giustizia stabilita»!

Appunto a tale enciclica seguì un numero incredibile di scritti antimassonici dove una conferma tanto autorevole venne largamente sfruttata. E fu in questo contesto che poté scatenarsi la colossale mistificazione di Léo Taxil 52, il quale, finto Massone convertito, dal 1885 al 1897 diffuse in perfetta mala fede una quantità indescrivibile di invenzioni sull’iniziazione muratoria. Per citare qualche esempio, secondo i suoi scritti, ampiamente illustrati e che ebbero un’eco enorme, i diavoli in persona presiedono le riunioni massoniche, in una di esse il diavolo Asmodeo suonò pure il pianoforte dopo aver assunto le forme di un coccodrillo, il Gran Maestro americano generale Pike possedeva un telefono infernale per prendere ogni mattina le consegne da Lucifero, e il Gran Maestro italiano Lemmi non scriveva mai una sola riga senza prima aver trafitto l’ostia consacrata con la penna datagli dal diavolo Sybacco; ma il vero capo nascosto dell’Ordine massonico sarebbe stata la figlia di un pastore protestante, amante del diavolo Bitru, la quale sarà la bisnonna materna dell’anticristo! Prima che, nel 1897, affermasse che si era trattato di fantasticherie (senza peraltro indicare le origini di una simile macchinazione), Léo Taxil fu ricevuto da Leone XIII, il quale a quanto pare si felicitò con lui perché, semplice apprendista, aveva scoperto la presenza diabolica nella Massoneria 53. E forse più impressionanti delle invenzioni di Léo Taxil sono le espressioni di follia in autori che appaiono in “buona fede”, come il vescovo di Port-Luois Monsignor Meurin (il quale esercitò a sua volta una notevole influenza sul “Hiéron” di Paray-le-Monial), autore della Franc-Maçonnerie, synagogue de Satan, e il vescovo di Grenoble Fava 54. Questa fantasmagorica corrente antimassonica continuò in pratica ad essere diffusa capillarmente nei paesi cattolici e in Germania fino alla seconda guerra mondiale 55, e se ne può trovare una traccia anche nelle numerose recensioni di René Guénon del 1929-1934 in cui smascherò le fandonie di certi collaboratori nella Revue Internationale des Sociétés Secrètes 56 diretta da Monsignor Jouin, un altro «prelato rispettato e di gran cuore» 57, ma di assai minore discernimento.

Il successo di una simile somma di macchinazioni non appare davvero spiegabile con semplici calunnie. La diffusa attrattiva morbosa per la descrizione di contenuti atti a suscitare dei “bassifondi” psichici alquanto inferiori ci fornisce una parte di spiegazione; ma ancora resterebbe da spiegare la ragione di questa attrattiva. Una indicazione può esser fornita dal fatto che vi furono casi in cui certuni dichiaravano di percepire per chiaroveggenza e medianità quanto accadeva in immaginarie riunioni di Logge massoniche, o di Massoni convertiti realmente tormentati da allucinazioni attribuite a interventi diabolici 58. A dire il vero, non crediamo che in tutto ciò si possa pensare soltanto a squilibri mentali accidentali: è anzi normale che, dove ci sono i suggestionati, ci siano anche i suggestionatori, e, se questi hanno tutto l’interesse a farsi notare il meno possibile, non sempre possono evitare di tradirsi 59; del resto, non ha poi molta importanza stabilire quando e in quale misura le caotiche situazioni cui abbiamo accennato fossero dovute a suggestioni specificamente volute, e in qual misura fossero semplicemente dei risultati della ben più generale confusione e suggestione del mondo occidentale contemporaneo, incapace di difendersene per la mancanza di riferimenti sufficientemente profondi all’essenziale.

Quanto alle conseguenze di tutto ciò nei rapporti tra Chiesa cattolica e Massoneria, è comprensibile sia il diffondersi di una radicata avversione di gran parte dei cattolici per l’iniziazione massonica, sia, per reazione, l’alimentarsi, in gran parte dei Massoni, dell’odio contro la religione cattolica, molto spesso generalizzato contro qualsiasi forma religiosa, e tale da spingere ad un orientamento sempre più votatamente antitradizionale (a volte persino di simpatia, a posteriori, per quel “satanismo” che aveva fornito argomento alle più fantastiche accuse 60).

Tutto ciò dà veramente l’impressione di una confusione quasi inestricabile, che nessuno in Occidente ha saputo impedire, in cui tutte le parti, inconsapevoli strumenti di un gioco, hanno mostrato di essere accomunate da un generale misconoscimento dello spirito tradizionale iniziatico 61. Ma dobbiamo ancora prendere in considerazione altri successivi sviluppi, nei rapporti tra Chiesa cattolica e Massoneria, per giungere ai nostri giorni e a qualche possibile elemento di giudizio in funzione di una ricerca iniziatica valida, nel quadro delle circostanze e delle possibilità attuali.

 

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L’INIZIAZIONE MASSONICA NEL MONDO MODERNO

Giovanni Ponte

 

IV

Massoneria e Chiesa cattolica: avvicinamenti apparenti

Nel nostro precedente articolo *, abbiamo preso in considerazione lo svilupparsi dell’opposizione della Chiesa cattolica contro l’iniziazione massonica, e poi dei massoni contro la Chiesa cattolica. Si può davvero affermare che nel fomentare questo contrasto reciproco, approfittando di una generale confusione intellettuale e impiegando mezzi che portano spesso il tipico marchio del grottesco, le forze antitradizionali sono riuscite a compiere, in un arco di circa due secoli, una delle “operazioni” più efficaci per demolire le possibilità di resistenza di quanto restava di tradizionale in Occidente.

Era naturale, d’altra parte, che le forme più estreme e patologiche delle fobie antimassoniche non potessero durare oltre un certo limite, a motivo delle reazioni inevitabili all’interno delle correnti stesse in cui si svilupparono. È noto, ad esempio, che dei gesuiti 1, investigando nell’affare Taxil, si resero conto che si trattava di un impostore, ed ebbero un’influenza, probabilmente determinante, nel portarlo, nel 1897, alla sua completa ritrattazione.

Si formò così, in aggiunta e talvolta in urto con la corrente antimassonica esposta alle suggestioni più squilibranti, una corrente cattolica più moderata 2, quantunque sempre ancora ostile alla Massoneria: e non c’è da stupirsi che anche in questo caso si trattasse di un’attitudine pur sempre ostile (benché in forme alquanto diverse), dato che ormai il contrasto tra le due parti in causa aveva avuto modo di generalizzarsi nei paesi cattolici, con conseguenze nella mentalità degli uni e degli altri, e con applicazioni radicate nei fatti, sul terreno degli interessi politici e sociali in cui i rappresentanti delle rispettive istituzioni si trovarono coinvolti.

Il cammino «verso il dialogo» tra Massoni e Cattolici è stato studiato con cura da un gesuita italiano, Padre Rosario Esposito, il quale considera particolarmente importante la data del 1928, quando P. Hermann Grüber S.J. incontrò ad Aquisgrana due alti dignitari massonici viennesi ed il Segretario Generale della Gran Loggia di New York. Il risultato fu definito dallo stesso Padre Grüber in questi termini: «Rinuncia a strumenti di lotta non obiettivi, calunniosi, riportabili a dolorosi fatti personali o persino sciocchi (!), nella pur necessaria (?) battaglia tra due avversari che stanno di fronte in una opposizione diametrale» 3. Davvero, non si riesce a vedere in tale “accordo” neppure un barlume di reciproca comprensione effettiva; eppure, bastò questo per suscitare una violenta campagna di Monsignor Jouin sulla famigerata Revue Internationale des Sociétés Secrètes, e per provocare l’intervento del generale Lüdendorff contro la «collusione gesuito-massonica per la distruzione della Germania».

Altri successivi momenti di “avvicinamento” che sono stati posti in evidenza 4, mettono a nudo piuttosto la paurosa scarsezza e assenza di profondità degli indizi in tal senso. Così, ad esempio, il fatto che nel 1931 il «Gran Maestro della Gran Loggia dell’Antica Prussia» indicasse quale punto d’incontro la lotta contro il comunismo; o il fatto che nel 1932 il Gran Maestro della Massoneria irlandese difendesse i diritti dei cattolici irlandesi a Londra; o il fatto che nel 1933 lo scrittore Fülöp-Müller «auspicava un ravvicinamento tra gesuiti e Massoneria»; o ancora il fatto che, nel 1937, Albert Lantoine abbia scritto una «Lettera al Sovrano Pontefice», dichiarandosi «ateo», ma proponendo una «tregua» fondandosi su un’«istanza antropologica».

L’iniziativa del Lantoine suscitò reazioni violentemente negative tra i cattolici, ma fu accolta favorevolmente dal gesuita Padre Joseph Berteloot, autore di una serie di pubblicazioni tra il 1938 e il 1952, dove il movente di una tregua o di una “pacificazione” tra Massoneria e Chiesa cattolica è la «ricostituzione dell’unità francese» ed altre preoccupazioni del genere, tanto che qualcuno giunse ad affermare che l’opera di Padre Berteloot su La Massoneria e la Chiesa cattolica (1947) non riguardava in realtà né l’una né l’altra 5!

Più tardi, affermatasi la direttiva del “dialogo” con le correnti più diverse, alcuni rappresentanti della Chiesa cattolica stabilirono pubblicamente nuovi contatti, messi in evidenza in incontri nei quali qualche esponente del clero accettò, a titolo personale, di partecipare a riunioni massoniche di carattere non rituale. E sono sintomatici alcuni temi che sono serviti quali punti di incontro in tali occasioni. Così, nel 1961, il cappuccino Padre Wildiers fu invitato presso una Loggia olandese a tenere una conferenza su Teilhard de Chardin; e, nello stesso anno, il gesuita Padre Michel Riquet, su invito di Marius Lepage, tenne, presso la Loggia “Volney” di Laval, una conferenza sull’ateismo. In tale conferenza 6 vi è un apprezzabile equilibrio sul piano della comprensione psicologica ma non c’è nessuna traccia di comprensione del valore iniziatico della Massoneria, mentre troviamo che il Padre Riquet «si situa» nella «ipotesi evoluzionistica», in quanto questa è «estremamente fruttuosa e pertanto interessante, in attesa che si possa trovarne un’altra»; inoltre, anche questa volta il gesuita Teilhard de Chardin serve come riferimento, particolarmente per le seguenti sue affermazioni, definite «profondamente vere»: «Ora che all’uomo diventato adulto si è aperto il campo delle trasformazioni mentali e sociali, i corpi non cambiano più in modo apprezzabile  o, se cambiano ancora, sarà soltanto in virtù del nostro industrioso controllo» (si tratta, come si sarà compreso, dell’auspicio di alterazioni scientificamente provocabili nella struttura dell’organismo umano); «appena, superando lo stadio inferiore e preliminare delle investigazioni analitiche, la scienza passa alla sintesi, una sintesi che culmina naturalmente nella realizzazione di qualche stato superiore di umanità, subito essa si trova condotta ad anticipare ed a giocare sul Futuro e sul Tutto» 7.

Non insisteremo su quanto sia significativo il fatto che questi accostamenti di esponenti ecclesiastici alla Massoneria siano stati accompagnati da richiami a Teilhard de Chardin: si tratta di un autore ben noto, e dell’influenza connessa alla corrente di cui si rese interprete abbiamo già parlato anche su questa rivista 8.

Durante il Concilio Vaticano II, poi, la questione dei rapporti con i massoni non poteva non essere presa in considerazione. Non si giunse però a nessuna modifica delle norme riguardanti la scomunica, la cui abolizione era stata chiesta nel 1963 da Mons. Sergio Mendez Arceo, vescovo della diocesi messicana di Cuernavaca. Per una coincidenza per lo meno curiosa, poco tempo dopo la chiusura del concilio, quel vescovo, a quanto risulta, dovette essere convocato a Roma per lo scandalo suscitato dal fatto che proprio nel monastero di Cuernavaca veniva messa in pratica la psicanalisi.

Un avvenimento di rilievo fu, nel 1966, la decisione della conferenza dei vescovi scandinavo-baltici di permettere, ai massoni non cattolici dei loro paesi che si convertissero al cattolicesimo, di continuare a frequentare le proprie Logge. Tale decisione, mirante evidentemente a togliere un ostacolo al proselitismo cattolico, ha dato luogo a molteplici reazioni per la sua divergenza rispetto alle norme di diritto canonico vigenti, che alcuni supposero di considerare come non più vincolanti. E fu questa precisamente l’occasione di una messa a punto, del 17 marzo 1968, autorevolmente confermata dalla «Congregazione per la dottrina della fede», dove leggiamo che «sono senza fondamento le informazioni pubblicate sia in Italia che all’estero secondo cui sarebbe permesso alle persone convertite al cattolicesimo, in certi paesi, di restare in seno alla massoneria; e che la Santa Sede si proporrebbe di modificare profondamente le disposizioni canoniche in vigore riguardanti quest’ultima. È noto che queste disposizioni prevedono la scomunica per i cattolici che facessero parte della massoneria» 9.

* * *

La precisazione suddetta sembrerebbe tanto esplicita e chiara da non poter lasciar dubbi sul suo significato. Tuttavia, diversi esponenti cattolici, che pure sono ben al corrente della situazione, hanno affermato tesi del tutto opposte, pretendendo peraltro di non essere in contraddizione con le posizioni ufficiali della Chiesa. Così, pochi mesi dopo la suddetta dichiarazione del Vaticano, nel giugno 1968, durante l’incontro a Savona con il Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia, Padre Rosario Esposito parlava della scomunica come di qualcosa di ormai superato 10; nel settembre dello stesso anno, poi, veniva pubblicato un libro contenente le conversazioni tra Jean Baylot e il già citato Padre Michel Riquet, il quale sostiene la bizzarra tesi secondo cui la scomunica papale si applicherebbe soltanto a certe «Obbedienze» massoniche da lui considerate «irregolari» (quali il Grande Oriente e la Gran Loggia di Francia), colpevoli, a suo giudizio, di ostilità contro la Chiesa secondo i termini del canone 2335 del Codice di Diritto Canonico; mentre non varrebbe la scomunica contro le «Obbedienze» da lui ritenute regolari, che hanno mantenuto un orientamento religioso 11, quali la Gran Loggia Nazionale di Francia, e dunque anche la Gran Loggia d’Inghilterra a cui essa direttamente rimane collegata.

Tesi tendenti a stabilire distinzioni del genere sono state poi avanzate, con maggiore cautela, da altri scrittori cattolici, come il gesuita spagnolo P. Ferrer Benimeli 12. Ad ogni modo, come è stato fatto notare da varie parti, l’asserita discriminazione tra le “Obbedienze” massoniche a favore di alcune appare logicamente incompatibile con le attuali norme dell’autorità ecclesiastica: tra l’altro, è facile osservare che fin dai tempi delle prime condanne, mai revocate, si trattava di tutta la Massoneria senza alcuna distinzione, e, in modo particolare, era presa di mira proprio quella parte di essa che faceva capo alla Gran Loggia d’Inghilterra 13.

Ciò non ha impedito delle applicazioni piuttosto clamorose delle tesi esposte da Padre Riquet: ci riferiamo particolarmente al caso dello scrittore cattolico Alec Mellor, il quale, nel 1969, fondandosi su argomenti analoghi, con la conferma di esponenti ecclesiastici pensò di poter accedere liberamente a una Loggia facente parte della Gran Loggia Nazionale di Francia, ritenendo di non incorrere nella scomunica 14.

Ora, è interessante prendere in considerazione qualche dato sul modo di intendere la Massoneria da parte dei suddetti rappresentanti cattolici che, contrariamente alle norme vigenti, tendono a un riavvicinamento, alcuni negando fin d’ora, come abbiamo visto, la validità della scomunica.

Padre Rosario Esposito espresse la convinzione che la tendenza all’intesa internazionale e alla pace sociale sia il più importante punto d’incontro con la Massoneria, in vista della formazione degli Stati Uniti d’Europa, «in previsione della formazione degli Stati Uniti del mondo» 15. Altrettanto profani i punti di possibile incontro additati assai recentemente da Padre Giovanni Caprile in un articolo su La Civiltà Cattolica 16, degno di nota anche per l’importanza di tale rivista, quale sintomo di una svolta che va diventando più generale. Precisamente, P. Caprile (del quale si può senza dubbio apprezzare una moderazione sul piano dei rapporti umani e “diplomatici” in contrasto con il passato), riesce a scorgere, quali «punti di comune aspirazione» tra religione cattolica e iniziazione muratoria, «opere assistenziali, fraternità tra gli uomini, pace, collaborazione internazionale ecc.»; avvertendo nello stesso tempo che «un cattolico che voglia mantenersi al passo con la Chiesa non può arroccarsi ostinatamente in sterili posizioni definite tradizionaliste, ma che il più delle volte poco o nulla hanno a che fare con la sana vitalità della vera tradizione» 17. Purtroppo, la sua critica a “tradizionalisti” cattolici non è ingiustificata, come si vede dalla documentazione da lui citata 18, che rivela un’innegabile ristrettezza e deformazione mentale; ma non è meno sconfortante constatare che a tale “tradizionalismo” non si offre qui altra alternativa che uno storicistico «mantenersi al passo» (di corsa) dei tempi, in pratica riempiendo con contenuti profani il vuoto lasciato dalla scomparsa della «sana vitalità della vera tradizione».

Quanto poi agli esponenti cattolici francesi sopra citati, notiamo che Padre Riquet ha mostrato di mettere la Massoneria sullo stesso piano del Rotary Club e dei Lions’ Club, di cui ha ricordato di essere membro onorario 19, e che Alec Mellor pensa che i riti massonici siano perfettamente paragonabili al «cerimoniale giudiziario, militare, universitario» 20, giungendo non solo a ignorare, ma a negare esplicitamente e totalmente l’esistenza nella Massoneria di quel carattere esoterico e iniziatico che ne è proprio l’essenziale 21.

* * *

Si vede dunque abbastanza bene una certa tendenza comune che, sia pure in forme diverse, apparenta fra di loro questi ed altri fautori di un nuovo avvicinamento fra Chiesa cattolica e Massoneria, e se ne possono trarre le seguenti considerazioni. La Chiesa cattolica si trovava prima in una posizione intenzionalmente difensiva, per l’esigenza di proteggersi e di proteggere i fedeli dal dilagare di una civiltà antitradizionale nell’ambito in cui si era precedentemente formata la cristianità occidentale: e questa esigenza, suscettibile di gravi distorsioni, anzitutto per un difetto di consapevolezza dei principi, venne ampiamente sfruttata dalle correnti antitradizionali per dar luogo a forme mostruose di ostilità contro un’eredità tradizionale di grande importanza per gli Occidentali come quella rappresentata dall’iniziazione massonica. In seguito, con il diffondersi in tutti i campi della “profanizzazione” dissolvente ormai generale in Occidente, c’è sì una nuova possibilità d’incontro, ma questa volta dalla parte della mentalità profana moderna 22, e quindi con una incomprensione ed una estraneità allo spirito iniziatico non meno completa che in passato. Davvero, di fronte a riavvicinamenti realizzati in queste condizioni, non crediamo affatto che ci sia da illudersi sul valore di eventuali intese esteriori tra membri della Massoneria e della Chiesa cattolica, tali magari da giungere forse (come ancora non è avvenuto) a modificare le passate condanne pontificali tuttora in vigore.

D’altra parte, se abbiamo voluto esporre sommariamente certi dati significativi sulla situazione attuale al riguardo, con riferimenti alla storia e anche alla cronaca degli ultimi anni, è soprattutto per consentire di considerarne le possibili implicazioni pratiche per chi oggi, in Occidente, aspiri alla via iniziatica: ed è appunto su questo aspetto della questione che intendiamo ora soffermarci.

 

V

Massoneria e Chiesa cattolica: questioni pratiche

Per un cattolico di origine cui si presenti la prospettiva di accedere all’iniziazione massonica, o che sia già massone, la situazione può essere indubbiamente assai problematica, se si tiene conto della duplice esigenza iniziatica e religiosa 23. Qualora, com’è ben comprensibile, egli pensi anzitutto a mantenere la propria partecipazione alla religione cattolica, egli, in seno alla Chiesa, si troverà oggi (come si sarà capito da quanto precede) di fronte a opinioni e giudizi confusi e contraddittori, ben lontani dall’ordine che dovrebbe essere offerto da una dottrina e da una legge tradizionale a qualsiasi livello. Peraltro, a meno di non più sottomettersi al vertice dell’autorità ecclesiastica (cosa che ci porterebbe al di fuori delle premesse considerate), bisogna pur riconoscere che restano ancora in vigore le norme più volte riconfermate; benché sia paradossale che da varie parti si preannunci un prossimo Codice di Diritto Canonico completamente diverso, e che persino esponenti episcopali suggeriscano esplicitamente di regolarsi già come se fossero approvati i profondi mutamenti che si suppone verranno stabiliti prossimamente! A questo proposito, non possiamo fare a meno di ricordare nuovamente le parole conclusive della prima Bolla di scomunica tuttora vigente: «E che nessuno sia tanto temerario da osare attaccare o contraddire la presente dichiarazione, condanna, proibizione e interdizione; se qualcuno portasse a tal segno la sua temerarietà, sappia che incorrerà nella collera di Dio Onnipotente e dei Beati Apostoli Pietro e Paolo» 24!

In queste condizioni, indipendentemente dalle ragioni più o meno ingiustificabili della scomunica, qualora un massone assumesse la via di ignorarla e di praticare i sacramenti, bisogna pur ammettere che sussisterebbe di fatto una netta irregolarità nei rapporti tra la Chiesa dispensatrice dei sacramenti ed il massone che li riceverebbe, con conseguenze rituali dubbie e possibili effetti squilibranti nel dominio sottile, che dovrebbe invece servire armonicamente di supporto all’influenza spirituale.

Se si volessero evitare i pericoli di una tale situazione, si potrebbe supporre una pratica religiosa cattolica limitata ad una partecipazione extra-sacramentale, la quale potrebbe in effetti mantenere un suo significato, anche se è chiaro che si tratterebbe di qualcosa di estremamente incompleto.

Per non trascurare nessuna eventualità, possiamo considerare poi il caso, a dire il vero eccezionale e alquanto problematico, che il massone cattolico ottenga ufficialmente dalla stessa autorità ecclesiastica competente (papale o episcopale) un annullamento della scomunica. A quanto ci risulta, però, tale annullamento presuppone un’esplicita abiura del giuramento prestato all’atto dell’iniziazione e di ogni riunione massonica (particolarmente per quanto concerne il segreto), e senza dubbio una simile abiura presenta sempre una particolare gravità, soprattutto dal punto di vista rituale, con tutte le incalcolabili conseguenze che ne derivano per l’iniziato spergiuro.

Sussisterebbe infine, in casi personali speciali, la possibilità di una forma di sospensione (anziché annullamento) della scomunica, senza violazione esplicita del giuramento massonico. Peraltro, è comprensibile che un simile privilegio, se così possiamo chiamarlo, venga applicato a persone che si trovano sotto il diretto controllo del clero o che operano addirittura per incarico di esso, a fini informativi e di presenza in determinati ambienti, in un senso dunque assai estraneo alle finalità che qui possono interessare.

Dobbiamo poi aggiungere che, se ci riferiamo a chi abbia preso coscienza della sua aspirazione iniziatica in virtù dell’opera di René Guénon ed intenda basarsi su di essa, questi non potrà fare a meno di tener contò dell’affermazione secondo la quale i riti della religione cattolica, se possono ancora avere un valore ai fini della salvezza, «non possono più servire come base o come punto di partenza per una realizzazione iniziatica», tanto che essi possono diventare un «ostacolo in rapporto a possibilità di un altro ordine» 25.

Concludendo su questo particolare argomento, diremo che, nonostante tutte le riserve indicate, non si deve escludere in modo assoluto la possibilità di qualche forma di coesistenza, per certuni, tra l’appartenenza alla Massoneria e la partecipazione alla religione cattolica romana. Dovrebbe peraltro essere evidente che l’attuale inesistenza 26 di un’élite intellettuale occidentale completa verso l’alto implica che attualmente un eventuale connubio tra le due istituzioni tradizionali occidentali rimaste – l’esoterismo massonico e l’exoterismo cattolico – non risolve affatto la questione della ricerca di un’iniziazione effettiva, la quale presuppone l’aiuto che può essere dato soltanto dalla tradizione integrale vivente, sempre presente nel mondo umano anche se sempre più difficile da ritrovare. Ma chi riuscirà ad affrontare correttamente oggi tale questione fondamentale, dopo aver ricevuto un’iniziazione muratoria da vivificare?

 

RST 37

L’INIZIAZIONE MASSONICA NEL MONDO MODERNO

Giovanni Ponte

 

VI

Alla ricerca dell’iniziazione effettiva *

Nella presente serie di articoli, abbiamo tenuto a denunciare varie tendenze alla deviazione e alla sovversione che insidiano la Massoneria contemporanea. C’è però un dato di fatto che già di per se stesso dovrebbe imporsi all’attenzione di chi sia animato da una seria aspirazione iniziatica: l’iniziazione massonica è praticamente l’unica forma di iniziazione occidentale che, eccezionalmente e a dispetto di ogni avversario esterno ed interno, si è mantenuta diffusa ed accessibile nell’ambiente in cui viviamo. Anche in Italia vi sono attualmente parecchie migliaia di persone che hanno avuto accesso all’iniziazione muratoria, così come esistono parecchie decine di Logge in attività.

Questo solo fatto non può certo essere casuale (come non è casuale ad esempio la circostanza che nell’opera di René Guénon la massima parte dei riferimenti specifici all’iniziazione riguardi appunto l’iniziazione massonica).

E chiunque, nel mondo occidentale moderno, abbia riconosciuto il valore incommensurabile e definitivo dell’iniziazione, al di là dei limiti della vita e della morte umana, non può non essere indotto per lo meno a riflettere sulla portata della permanenza della Massoneria, anche se attraverso di essa si consideri soltanto la possibilità di ricevere un’iniziazione che, a motivo di condizionamenti estremamente sfavorevoli, rimanga allo stato virtuale nel corso della presente esistenza terrestre.

Peraltro, beninteso, non intendiamo affatto affermare che sia ammissibile perseguire il legame iniziatico senza preoccuparsi delle circostanze e delle persone con cui può attuarsi. A questo proposito, anche nei casi in cui si abbiano ragioni di ritenere che si tratti veramente di iniziazione e non di ciarlataneria, è pur sempre indispensabile agire con la dovuta cautela e discernimento, per quanto è possibile a chi per definizione è ancora soltanto un profano. In effetti, il rapporto iniziatico comporta o dovrebbe comportare legami di una tale profondità e intimità che non si può certo procedere con leggerezza. E d’altra parte, dal punto di vista che qui ci interessa, non insisteremo mai abbastanza su quel presupposto di chiarificazione teorica in mancanza del quale non consiglieremmo di intraprendere assolutamente nulla 1.

Vi è, a questo riguardo, una situazione che può apparire paradossale, ma a cui non si può sfuggire: nella presente confusione, prima ancora di diventare “apprendisti” nella via iniziatica dei “piccoli misteri” occorrerebbe avere già compreso e approfondito in una certa misura, sia pure soltanto teoricamente, la dottrina tradizionale, nella sua essenza metafisica e con una certa presa di coscienza della situazione cosmologica in cui ci troviamo. È questa, infatti, una condizione fondamentale per premunirsi (ammesso che ciò sia consentito dalle proprie qualificazioni) contro ogni sorta di pericoli di deviazione, e per ricercare poi una via che conduca verso la realizzazione iniziatica effettiva.

Venendo a sfiorare qui il problema del passaggio dall’iniziazione virtuale a quella effettiva, nel quale è insito in fondo il compimento stesso della “Grande Opera”, dobbiamo dire che un argomento di tale natura non può certo essere adeguatamente considerato, se non all’interno della forma iniziatica di cui si tratta. Vi sono, però, alcune indicazioni di massima che pensiamo si possano esporre in questa sede.

* * *

È stato osservato che nelle condizioni attuali l’iniziazione muratoria, pur conservando i suoi riti e i suoi simboli, si presenta incompleta, e per così dire senza base e senza vertice, lasciando così spazio a determinazioni estranee alla sua autentica natura iniziatica.

Quando si parla della mancanza di una base per l’iniziato massone dei nostri giorni, ci si può riferire all’assenza di base operativa del mestiere, che effettivamente, in condizioni più normali, era tale da ordinare praticamente l’attività quotidiana del “Libero Muratore”. Peraltro, occorre tener presente che il concetto di “operatività” non deve essere ristretto esclusivamente all’esercizio del mestiere. Ricordiamo, in particolare, che René Guénon, pur avendo messo in evidenza l’importanza rituale che ebbe il compimento di questo come di altri mestieri tradizionali, parlava della permanenza della possibilità di «un ritorno allo stato “operativo”» 2, senza che questo debba intendersi come un ritorno alla costruzione di edifici in muratura, e senza peraltro significare un’attività qualsiasi in senso profano. Vi sono dunque altri modi di “operatività”, nell’ambito che deve essere proprio all’iniziazione massonica a motivo della sua stessa natura, e ci basti aver indicato qui l’esistenza di questa possibilità.

Sempre parlando di mancanza di base, nell’iniziazione massonica, ci si può inoltre riferire alla mancanza di una base religiosa o “exoterica”, tale da implicare anche una legislazione tradizionale suscettibile di regolare ritualmente la vita del Massone. È noto che i Massoni medioevali avevano normalmente la loro base religiosa nel cattolicesimo, come era espressamente affermato nei loro rituali, e c’è naturalmente da pensare che essi, in quanto iniziati, potessero allora realizzare in quei riti una dimensione più profonda di quella solitamente compresa dalla stessa gerarchia ufficiale del clero. D’altra parte, già ci siamo ampiamente soffermati ad analizzate la situazione dei rapporti fra iniziazione massonica e religione cattolica nel mondo contemporaneo, ricordando tra l’altro il giudizio negativo di René Guénon quanto alla possibilità che quest’ultima rappresenti oggi una base valida per una via iniziatica 3. Se poi si pensa che alle varie forme di protestantesimo non può essere riconosciuto nessun valore rituale tradizionale, bisogna ammettere che le affermazioni di René Guénon sulla «necessità dell’exoterismo tradizionale» pongono problemi che possono essere di ben difficile soluzione 4. Ed effettivamente, per chi non sia praticamente in grado di risolverli, vi sarà un’esigenza insoddisfatta e una situazione di incompletezza, della quale è peraltro meglio essere coscienti piuttosto che illudersi.

Anche in questo caso, però, sarebbe certamente errato cedere allo scoraggiamento pensando che non vi sia nulla da fare, o addirittura rinunciando a perseguire l’ottenimento dell’iniziazione soltanto perché, dal proprio punto di vista del momento, non si veda il modo di rimediare a tale incompletezza.

Del resto, anche in mancanza della partecipazione a un exoterismo religioso ed a una legislazione tradizionale, o in aggiunta ad essa quando tale esigenza venga soddisfatta, non bisogna dimenticare che nella stessa Massoneria attuale, nei suoi simboli e più esplicitamente in rituali comunemente diffusi, si trovano quanto meno direttive fondamentali che dovrebbero servire di base per l’orientamento della mentalità e del comportamento dell’iniziato, estremamente importanti anzitutto sull’arduo cammino di quella purificazione e “squadratura” della “pietra greggia” senza la quale non c’è la possibilità di compiere neppure i primi passi della via iniziatica. Si tratta di questioni anche elementari che troppi hanno l’abitudine di trascurare o disprezzare, talvolta perché si sentono ben al di là di insegnamenti di cui vedono solo l’aspetto “moralistico”, mentre in realtà si tratta di condizioni scomode ma, in concreto, “tecnicamente” indispensabili.

* * *

Veniamo ora alla questione in certo modo assai più ardua di quella che ha potuto apparire come una fondamentale carenza di vertice nell’attuale iniziazione muratoria, cercando di chiarire in che senso sia ammissibile tale giudizio e in che senso sia invece da rettificare.

Non c’è dubbio che il vero vertice dell’iniziazione è la fonte stessa dell’influenza spirituale, la quale, rispetto all’individualità umana, si identifica essenzialmente al “Maestro interiore”; e, come scriveva René Guénon, «che sia o no un Guru umano, il Guru interiore è presente sempre, dato che è una cosa sola con il “Sé” vero e proprio;  da questo punto di vista bisogna mettersi se si vogliono capire pienamente le realtà iniziatiche» 5. D’altra parte, il Maestro iniziatico umano è in fondo «la rappresentazione esteriorizzata e come “materializzata” del vero Guru interiore; e, se la sua funzione risulta necessaria, ciò è dovuto al fatto che l’iniziato, finché non è pervenuto ad un certo grado di sviluppo spirituale» (senza dubbio assai avanzato!), «è incapace di entrare direttamente in comunicazione cosciente con quest’ultimo» 6.

È dunque naturale che l’aspirante all’iniziazione effettiva consideri di estrema importanza l’incontro con un autentico Maestro iniziatico umano, analogo appunto a quello che è il Guru della tradizione indù, con tutto ciò che questo comporta come impegno e sottomissione e come concretamento di un’apertura verso l’assimilazione dell’influenza spirituale 7.

A questo riguardo, il contatto con la Massoneria ha potuto essere per taluni sconcertante e tale da produrre uno scoraggiamento che però in definitiva, benché comprensibile, non si può dire per questo giustificato 8.

In effetti, nell’iniziazione massonica vi sono sì molteplici rapporti gerarchici funzionali, ma non c’è nulla che corrisponda al Guru 9 ed alla sua funzione esclusiva e globale per il discepolo. René Guénon ebbe cura di chiarire questo punto importante, parlando della “presenza spirituale” che, nell’iniziazione muratoria, ha come supporto una collettività articolata di Massoni ritualmente riuniti. Naturalmente, ciò comporta allora il problema di essere partecipi di un “lavoro collettivo” svolto da un insieme di Massoni sufficientemente omogeneo e ricettivo nei riguardi della “presenza spirituale”, senza interferenze che, in uno qualsiasi dei suoi membri, potrebbero impedirne l’efficacia nel lavoro iniziatico comune; mentre è oggi inevitabile che molto spesso si incontrino influenze profane d’ogni genere, tra le quali le peggiori sono proprio quelle che pretenderebbero di fornire una direttiva “esoterica”. Peraltro, a questo proposito, può essere anche molto importante tener presente che ogni Loggia svolge i suoi lavori iniziatici in modo autonomo, pur nel rispetto dei legami con gli altri membri della stessa organizzazione iniziatica, che tra di loro reciprocamente riconoscono tale autonomia.

Riconsideriamo dunque la questione della mancanza o del ritrovamento d’un “vertice” nell’iniziazione massonica, potremmo dire, sotto l’aspetto sopra indicato, che si tratta appunto di realizzare le condizioni in cui la collettività di una Loggia sia realmente un supporto per un intervento efficace della “presenza spirituale”, destinata poi a operare in ciascuno secondo le sue qualificazioni ed il suo lavoro personale.

Qualcuno ha voluto vedere in questa assenza di un’autorità centrata in un Maestro e nel suo insegnamento una ragione di superiorità dell’iniziazione massonica rispetto ad altre forme iniziatiche (particolarmente orientali), in quanto in tal modo la Massoneria non pone limiti alla ricerca dell’iniziato.

Ora, questo potrebbe senza dubbio essere vero se il confronto avvenisse tra la situazione di un massone e quella di chi si ponga alle dipendenze di un “direttore spirituale”, fatto per scaricare su di lui il proprio lavoro interiore e di ricerca. Sennonché, dove realmente esiste, il Maestro iniziatico è tutt’altra cosa, conducendo in definitiva, sia pure attraverso le forme e le tecniche di ciascuna via iniziatica, proprio alla rottura di tutti gli equilibri parziali e al superamento di tutti i limiti. Ed è fin troppo facile che invece il compiacimento per l’assenza di limiti imposti alla libertà di ricerca di ciascuno nasconda la soddisfazione di potersi liberamente rinchiudere in pregiudizi e orizzonti in vario modo limitati.

A questo punto, è necessario tener presente che la “discesa” della “presenza spirituale” nel lavoro iniziatico è coscientemente realizzata e pienamente efficace soltanto quando si tratti di iniziati effettivi già pervenuti ad un grado avanzato di sviluppo spirituale 10; mentre negli altri casi l’efficacia di questa presenza sarà di fatto condizionata dalle qualificazioni e dall’attitudine più o meno consapevole di ciascuno nei riguardi delle influenze spirituali e delle gerarchie iniziatiche che le mantengono nel nostro mondo. E forse non sarà inutile ricordare, a proposito di gradi e di gerarchie iniziatiche, certe distinzioni senza le quali sarebbero inevitabili gravi equivoci.

Vi sono, nella Massoneria attuale, gerarchie ufficiali legate al tipo di organizzazione in “Obbedienze” (“Grandi Logge” o “Grandi Orienti”), che tendono a raggruppare tutte le Logge esistenti in determinate aree geografiche. Ora, questo tipo di organizzazione, con le cariche ad esso inerenti, se può indubbiamente presentare qualche vantaggio sul piano pratico, è però tipicamente moderno ed ereditato ad imitazione della Gran Loggia d’Inghilterra (paese dove del resto esistono ancora Logge “antiche”, di origine operativa, che alla Gran Loggia non hanno mai aderito 11). Ricordiamo che, in particolare, René Guénon fu molto esplicito su questo punto, insistendo sul fatto che la costituzione stessa della prima Gran Loggia rappresentò una vera e propria deviazione rispetto alla Massoneria operativa, «difetto originale che è in realtà quello di tutto il regime delle Grandi Logge, cioè della Massoneria speculativa stessa» 12. E neppure si può certo confondere la gerarchia spirituale con la successione degli “Alti Gradi” 13, che del resto non entra in considerazione in rapporto ai tre gradi fondamentali dell’iniziazione massonica. Non si tratta qui di negare che in tali “Alti Gradi” vi siano elementi simbolici e rituali validi, rielaborati e con mescolanze molteplici. Ma, senza voler minimamente infirmare il rispetto dovuto alle persone e alle loro dignità, intendiamo quello che è stato espresso nel modo più efficace da René Guénon quando scriveva: «Basta soffermarci un attimo sulle vestigia di iniziazioni che ancora sussistono in Occidente per rendersi conto di come certa gente, priva di “qualificazione” intellettuale, tratti i simboli proposti alla sua meditazione, e per essere certi che essi, qualsiasi titolo rivestano o qualsiasi grado iniziatico abbiano “virtualmente” ottenuto, non riusciranno mai a penetrare il vero significato anche solo di un minimo frammento della gerarchia misteriosa dei “Grandi Architetti d’Oriente e d’Occidente”» 14.

Lasciando dunque da parte per quanto qui ci interessa tali forme di gerarchie e di gradi, restano da considerare anzitutto i gradi ed i rapporti funzionalmente validi all’interno di ciascuna Loggia, il cui pieno rispetto è in effetti fondamentale per lo svolgimento stesso dei lavori iniziatici, ed anche per evitare conseguenze pericolose e del tutto contrarie a quelle che un aspirante all’iniziazione effettiva si dovrebbe prefiggere.

Peraltro, al di fuori e al di là delle funzioni esplicitamente stabilite, e indipendente dalle apparenze, vi sarebbe da considerare una gerarchia di gradi di realizzazione iniziatica effettiva; e la presenza attuale nel mondo di coloro che sono assimilati in tale gerarchia è della massima importanza, poiché essi adempiono a una funzione di fatto nell’aprire o mantenere aperti quelli che, in senso figurato, sono i canali attraverso i quali agiscono le influenze spirituali.

Dovrebbe dunque essere evidente che la possibilità di un lavoro iniziatico collettivo, nell’iniziazione massonica, non significa affatto che venga elusa l’esigenza di un intervento, palese o ignoto ai più, di chi sia egli stesso un supporto cosciente dell’iniziazione effettiva, e tale da attivare un legame operativo che risale, in definitiva, al Centro spirituale del nostro mondo.

Ci riferiamo, insomma a coloro che sono stati designati, dal punto di vista massonico, come i “Superiori Sconosciuti” 15. Sappiamo bene che si tratta di un argomento che dà luogo facilmente a fantasticherie e contraffazioni, ma ciò non toglie che le cose debbano essere concepite in questo modo per venire intese correttamente, e pensiamo che possa essere importante averne coscienza nell’orientarsi alla ricerca di una via iniziatica. Se ci riportiamo ancora a René Guénon (che osò consacrare un intero libro alla nozione del Centro spirituale supremo 16), troviamo l’affermazione che «non ci può essere nessuna organizzazione iniziatica pienamente degna di questo nome e con la coscienza effettiva del suo fine, senza che vi siano degli esseri che abbiano superato la diversità delle apparenze formali 17 al vertice della sua gerarchia» 18. Ecco dunque la condizione in virtù della quale la questione del “vertice” iniziatico ha effettivamente una possibilità di soluzione.

Aggiungiamo che, se ci riferiamo ancora ai concetti esposti da René Guénon sulla Massoneria come valida iniziazione ai “piccoli misteri”, ne risulta (tanto per la Massoneria quanto per i singoli massoni) la permanenza della possibilità di attivare il legame d’origine di subordinazione ai “Grandi Misteri”, come pure, all’inverso, la possibilità di deviazione se e fino a quando tale legame non venga realizzato 19.

Osserviamo ancora che, per René Guénon, la questione fondamentale di riattivare i legami con l’iniziazione effettiva era in pratica strettamente connessa con l’ottenimento dell’«aiuto dell’Oriente». E, appunto parlando della possibilità di un «aiuto dell’Oriente», lo stesso Guénon scriveva, in una sua lettera: «Quanto all’aiuto dell’Oriente  Per quel che riguarda la Massoneria, tutto dipende logicamente dal risultato che potrà essere ottenuto » 20. In altre parole, vi sono risultati preliminari necessari ed ottenibili per rendere possibile un intervento delle influenze spirituali di cui l’Oriente resta il depositario integrale. Nello stesso tempo, contro ogni fallace “miscuglio” di forme tradizionali, René Guénon avvertiva che l’auspicato aiuto spirituale, per attuarsi all’interno della Massoneria, dovrebbe comunque realizzarsi senza “innestare” elementi di forme orientali, ma ridestandone, con l’appoggio dell’Oriente, le «tendenze spirituali addormentate» 21.

* * *

Non pensiamo di poter dare qui indicazioni più specifiche. Speriamo però che le nostre osservazioni, per quanto generiche, siano utili per qualcuno nell’orientamento della sua ricerca e nell’evitare errori ed equivoci. In ogni caso, vorremmo che chi è stato in qualche modo toccato dall’aspirazione all’iniziazione effettiva attraverso la Massoneria si rendesse conto dell’importanza incalcolabile di quello che è in gioco per lui nel cominciare a rimuovere o nel lasciare che rimangano gli ostacoli che impediscono un intervento efficace delle influenze spirituali.

A questo proposito, ci piace ricordare una risposta di Marius Lepage a chi affermava l’impossibilità di opporsi alla decadenza della Massoneria: «Viviamo in anni in cui sempre più in fretta si oscurano tutti i principi spirituali che hanno sostenuto finora la sostanza del mondo; questo mondo crollerà presto  L’incomprensione degli uomini di fronte all’espressione umana del sacro è il segno più grave della prossimità della fine dei tempi. Perché affliggervi? Ciò che è deve essere, e tutte le cose concorrono al loro fine. La decadenza apparente di tutte le organizzazioni iniziatiche non è altro che l’effetto della corruzione degli uomini, sempre più lontani dal Principio, in che cosa questo ci può toccare, se siamo sicuri che questa fine di un mondo si integra nell’armonia universale e se abbiamo compreso l’insegnamento della “Camera di Mezzo”?  È in seno alle organizzazioni iniziatiche che, a dispetto delle loro deviazioni e della loro alterazione, si ritroveranno gli ultimi testimoni dello Spirito, coloro per mezzo dei quali la Lettera sarà conservata e trasmessa agli adepti a cui sarà affidato il compito di farla conoscere agli uomini di un altro ciclo. È anche per questo che non dobbiamo disperare: forse che sappiamo quando e come le parole che pronunciamo ridesteranno in qualcuno dei nostri Fratelli i centri sottili, facendo di lui un custode della tradizione?» 22.

Nello stesso tempo, però, pensiamo che personalmente per ciascuno dovrebbe valere un detto orientale, da applicare all’impegno e al “timore” necessario nella via iniziatica massonica come in qualunque altra, che potremmo parafrasare così: come morto è chi non ha fede nella Verità; come morto è chi, avendo fede nella Verità, non la mette in pratica; come morto è chi, mettendola in pratica, non ha la retta intenzione; e, fino alla Meta, chi la mette in pratica con retta intenzione resta pur sempre in gran pericolo!

 

 

 

 

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La Storia della Massoneria di A. C. Ambesi

 

L’autore di questo libro * avverte, nella sua prefazione, che si tratta di «un volume completo e obiettivo», ed anzi tale «da permettere al lettore di avere un quadro il più ampio e il più completo possibile dei movimenti esoterici, fin dalle origini».

Leggendo il seguito, ci si può accorgere presto di ciò che ha reso possibile un’auto-presentazione così inconsueta. L’autore ha pensato di padroneggiare un argomento di tale difficoltà ed ampiezza soprattutto a motivo delle nozioni apprese dall’opera di René Guénon, alla quale si richiama più volte; e, in effetti, non è la prima volta che un contatto con la potenza intellettuale di quell’opera suscita una rispondenza che viene poi utilizzata per dar forza a sviluppi altrimenti impensabili, peraltro condizionati da un punto di vista ancora troppo discosto dallo spirito tradizionale, a cui sarebbe invece indispensabile riferirsi costantemente per trattare argomenti del genere.

A questo proposito, non basta neppure che certi punti dottrinali importanti siano riferiti correttamente, come talora avviene in questo volume. Essi dovrebbero servire di base per tener assieme ed interpretare una grande quantità di informazioni, molto eterogenee, che spaziano dall’antichità caldaica alla situazione odierna nelle logge massoniche italiane. Ma purtroppo l’autore si è cimentato in un compito che appare attualmente di gran lunga troppo arduo per lui, talché gli equivoci e le contraddizioni, rispetto alla presunta base dottrinale tradizionale di tutta l’esposizione, sono tali da rischiare di produrre non poche confusioni.

In questo quadro, l’inconveniente di gran lunga più innocuo è rappresentato dai vari errori di storia o di terminologia (così, l’Imperatore Carlo V che a pagina 99 protegge un personaggio del XIV secolo; Paracelso che a pagina 114 riceve insegnamenti «dalla bocca» di una alchimista del secolo XII; i Landmarks che a pagina 135 parrebbero essere «nuovi regolamenti» inventati da Desaguliers e Anderson; le Sephirot della tradizione ebraica che diventano «i Sephirot» e poi «i 10 Sephirot»). È senza dubbio peggio allorché l’autore fa delle precisazioni arbitrarie sulle dottrine e scienze tradizionali, come quando assicura che il kali yuga della dottrina indù è iniziato nel 144 dopo Cristo e dovrebbe terminare soltanto verso il 3390, che segnerebbe dunque la fine dell’attuale umanità 1. E ancora peggio è quando egli presenta l’esoterismo tradizionale in modo da darne un’idea inestricabilmente legata a tante manifestazioni periferiche o deviate o estranee e del tutto insignificanti, tanto da rendere poi più difficile, per il lettore sprovveduto, giungere a una concezione corretta, “ripulita” e rivolta veramente all’essenziale (cosa più che mai indispensabile in un mondo sovrabbondante di illusioni e di trabocchetti come il nostro).

Così, ad esempio, c’è da chiedersi perché nel panorama dei «movimenti esoterici» si parli tante volte di magia: la magia dei forgiatori che avrebbe fornito una forma di resistenza dell’esoterismo contro la «Fede cristiana» 2, le «esperienze magiche alessandrine» 3, l’«atto magico di sintonizzazione con i grandi fenomeni di rinnovamento della natura» 4, il «magico soccorso» a Horus nella tradizione egizia 5, il «completo sistema del mondo a base magica» di Cornelio Agrippa che «si direbbe anzi  anticipi il pampsichismo» 6, «l’opera del mago John Dee» 7, posta in relazione con la presenza della «Fratellanza della Rosa-Croce» in Gran Bretagna, dove essa «finì col trasferire larga parte delle sue idealità nella Libera Muratoria».

Sarà bene ricordare, a questo proposito, che l’autentico significato tradizionale di Rosa-Croce 8 si riferisce a una realizzazione iniziatica che corrisponde al Centro dello stato umano, ben al di là della magia e svincolato da qualsiasi “idealità”. Aggiungiamo inoltre che, secondo René Guénon, gli ultimi veri Rosacroce si ritirarono dall’Europa oltre tre secoli or sono 9: ma il nostro autore ci assicura invece che i Rosacroce non solo hanno avuto un’influenza sulla formazione della Massoneria moderna, ma che sarebbe sbagliato pensare che «la saggezza dei discepoli di Rosenkreuz» si sia trasferita solo in parte nella Libera Muratoria, in quanto «noi abbiamo visto (?) che avvenne una identificazione piena e completa» 10 (tra la saggezza dei Rosacroce e quella presente nella Massoneria): con il che molte difficoltà sarebbero certo ben superate! Inoltre, sempre secondo il nostro autore, pure in connessione a un’influenza dei Rosacroce, «nell’arte musicale il filone esoterico si può dire che non si sia mai estinto», fino «ai rosacrociani Satie e Debussy» e al «teosofizzante A. Schönberg, passando attraverso Mendelssohn e Wagner, ambedue affiliati alla Libera Muratoria» 11. Si direbbe dunque che basti interessarsi all’utilizzazione di qualche elemento o simbolo che appartenga all’esoterismo per formare un «filone esoterico». E che cosa pensare quando due libri del 1758 e del 1786 (il Dictìonnaire mytho-hermétique e le Fables Egyptiennes et Grecques dévoilées) sono definiti addirittura «indispensabili per quanti intendono incamminarsi sulla via dell’iniziazione» 12?

Assai sintomatici del punto di vista dell’autore sono poi le descrizioni di diversi personaggi. Ad esempio, a proposito di Fabre d’Olivet, l’autore afferma la «validità esoterica» dell’istituzione da lui costruita per «far rivivere la sapienza degli antichi santuari egizi»; tale validità esoterica sarebbe confermata dal «posto di rilievo riservato all’arte musicale, in accordo ai più antichi precetti iniziatici»: e tutto questo nonostante la «compiacenza per le pratiche medianiche» e la «manomissione dei simboli» 13.

Quanto poi alla signora Blavatsky, il «valore da attribuirsi alle sue rivelazioni» sarebbe «incerto»: non è che l’Ambesi sia un fautore della “Società Teosofica”, nei riguardi della quale avanza anzi parecchie riserve; ma ciò non toglie che egli parli di «maestri della Fratellanza bianca incontrati dalla Blavatsky sull’Himalaya» 14; mentre, secondo l’esposizione dell’autore, potrebbe sembrare che «retroscena poco edificanti» del teosofismo «cominciarono» ad apparire solo ai tempi di Annie Besant, dopo la morte della Blavatsky: il che è assolutamente falso, poiché i caratteri tutt’altro che edificanti di suggestione e di ciarlataneria si ritrovano fin dalle origini e dalla stessa “preistoria” della “Società Teosofica” 15. Con tutto ciò, è incontestabile che sia «perfettamente legittimo che dei Liberi Muratori si siano occupati della Società Teosofica»: ma altro è “occuparsene”, altro è il caso citato ad esempio dell’«alto grado della Massoneria di Piazza del Gesù» che ebbe  l’onore di essere «presidente della Società Teosofica (sezione italiana)» 16.

Leggiamo poi che Rudolf Steiner «aveva molte buone ragioni per affrontare il viscido campo dell’occultismo», dovendo «dirigere e coordinare le sue esperienze parapsichiche»: bel modo davvero per essere sicuramente ben diretto! E, benché l’autore non condivida «tutti i punti di vista» dello Steiner, crede di dover attribuire una «pregnanza iniziatica» ai risultati talora ottenuti dalla Società Antroposofica da lui fondata 17, mentre in realtà la Società Antroposofica non ha assolutamente nulla di autenticamente iniziatico.

Venendo a argomenti più propriamente massonici, l’autore dimostra una specie di compiacimento nel parlare di cose che non vediamo perché debbano essere esposte in un libro destinato al pubblico (ad esempio, spiegazioni di particolarità grafiche in uso nell’interno della Massoneria, citazioni di discorsi tenuti in loggia e di temi di studio stabiliti per gli “alti gradi”, illustrazioni, del resto senza possibilità per il lettore di discernere, in tutto ciò, l’accidentale dall’essenziale). Tuttavia viene affermata la validità del segreto nell’iniziazione massonica, peraltro ancora con un’argomentazione grottesca e confusionaria che stranamente fa riferimento al «Bahaismo» 18. Non sappiamo, poi, che cosa intende l’autore definendo la Massoneria «ultima porta iniziatica del mondo moderno» 19, come se non sussistessero oggi altre forme di iniziazione ben più complete, anche se ben più difficilmente accessibili per gli europei. E che dire dell’enormità dell’affermazione secondo cui «in Cina, le pochissime Logge istituite dalle comunità occidentali, andavano raccogliendo l’élite del Paese» 20?! Appare qui evidente la superficialità della concezione che l’autore ha dell’élite, la quale gli permette di parlare della situazione dell’iniziazione in Cina ignorando il Taoismo. D’altra parte, che cosa intende poi parlando, con riferimento alla vita dei Massoni moderni, di «vita esoterica rispettosa delle più antiche Leggi tradizionali» o di «vita che si svolga in modo tradizionale» 21? Proprio non comprendiamo il significato di un simile accenno “en passant”, fatto come se fosse sottintesa la soluzione (invero estremamente ardua!) dell’esigenza di un’adesione vissuta a una Legge tradizionale, per i Massoni d’oggi.

Quanto alla proposta di usare l’ebraico nelle «tornate rituali», in quanto lingua sacra 22, c’è da temere che l’autore si faccia un’idea ben semplicistica (per non dire profanatrice) dell’uso rituale di una lingua sacra, e dell’autorità che dovrebbe essere in grado di stabilirne correttamente le modalità.

* * *

Gli aspetti contrastanti e gli equivoci di questo autore sono messi in maggior evidenza dal fatto che egli esprime anche critiche assai pertinenti a proposito di tante forme di deviazione, di contraffazione e di confusione (in alcune delle quali cade egli stesso), nei riguardi dell’esoterismo autentico. Egli riassume anche, senza deformazioni, vari chiarimenti apparsi nella nostra rivista, in particolare a proposito delle posizioni pseudotradizionali di Evola 23 e di certe critiche peregrine di parte cattolica 24 contro René Guénon e l’esoterismo in generale. Presenta poi la stessa figura di Guénon (benché con varie imprecisioni 25) attribuendogli una grande importanza. Peraltro, egli esprime anche su di lui qualche giudizio negativo, secondario nelle sue intenzioni, ma in realtà assai significativo. René Guénon sarebbe stato troppo severo con l’arte astrattista 26, con la psicanalisi ed anche con la scienza moderna. Il fatto è che anche negli sviluppi scientifici degli ultimi secoli l’autore vede una manifestazione dell’esoterismo, in quanto «le più rivoluzionarie scoperte scientifiche scaturirono da un atteggiamento neoplatonico in senso lato»: «la moderna astronomia, ad esempio, si affermò grazie a uomini  il cui orientamento spirituale fu idealistico o addirittura esoterico (significativo accostamento!) nell’accezione più piena del termine»; e, secondo l’affermazione di uno scienziato atomico, «Newton aveva speciali poteri di profezia e di visione». Tutto ciò, osserva l’Ambesi, mentre sta a indicare che la scienza moderna non è affatto il semplice risultato «Della Dea Ragione», dovrebbe valere «a correzione delle troppo severe prese di posizione dei tradizionalisti di oggi contro la scienza moderna» 27.

Se per tradizionalisti si intendono qui coloro che sono animati da uno spirito tradizionale, dobbiamo rispondere che essi sanno benissimo che dietro allo sviluppo prodigioso riguardante le «scoperte e le invenzioni», in connessione con un mutamento radicale dello stesso ambiente terrestre, sta una potenza che è ben al di là della banalità superficiale del positivismo razionalista o materialista; qualcosa che si avvale di un’“inflazione psichica” animata dai residui di elementi della tradizione e dell’esoterismo, fino a poter far parlare di «poteri di profezia e di visione»: ma non è forse proprio questa una caratteristica della “controiniziazione” destinata, con la sua pseudo-spiritualità, a prendere l’apparente temporaneo sopravvento nel mondo moderno? E, per chi intenda questa situazione di fondo, non è dunque ridicolo che l’autore rimproveri René Guénon di mancare di generosità per non aver «sorretto» e «incanalato» gli psicanalisti, e per non aver costituito «una sorta di fronte comune contro il materialismo» 28?

In realtà, appare qui una delle fondamentali ragioni d’inganno e di deviazione da cui bisognerebbe sapersi guardare, e cioè la confusione tra ciò che è di ordine psichico e ciò che è di ordine spirituale. Da notare che lo stesso Ambesi, a un certo punto, ripetendo Guénon, accenna al pericolo di rimanere «prigionieri della sfera psichica senza accedere all’autentica spiritualità»; «distinzione che a volte non è chiara neppure ai Massoni di orientamento esoterico» 29. Ed egli, per l’appunto, mette in guardia contro varie manifestazioni di influenze psichiche, dalla medianità al «superuomismo». Ma poi, come tanti, evidentemente non è insensibile ad altri contenuti psichici più adatti a far presa su di lui e ad offrirgli soddisfazioni, tanto che egli pare considerarli come il frutto dell’aver reso «operative» le nozioni tratte dalle dottrine tradizionali.

L’equivoco tra contenuti psichici e spiritualità appare anche dalla denominazione ambigua «l’Invisibile», usata talvolta dall’autore con tanto di lettera maiuscola, per designare qualcosa da cui egli assicura di aver ricevuto anche dei suggerimenti giunti subitamente alla sua mente per guidare la stesura del suo libro e poi confermati dalle sue ricerche, si è già visto con quali risultati.

Per una coincidenza, l’Ambesi è anche collaboratore dell’edizione italiana di Planète, e nel corso del suo libro gli capita di citare più di una volta il Pauwels 30 come se fosse una fonte degna di fiducia (ed anzi, ora, anche un elemento attivo per l’espansione della Massoneria 31). E, sotto un certo aspetto, si potrebbe notare che il suo libro è anche un veicolo di un’influenza confusionaria analoga a quella che caratterizzava il famigerato numero di Planète-Plus dedicato a René Guénon 32.

Aggiungiamo però subito che ci sono insieme notevoli differenze. Vi sono pure senza dubbio, nel libro di Ambesi, indicazioni tratte da nozioni tradizionali mosse anche, pensiamo, da lodevoli intenzioni, e non ci sono le falsificazioni più grossolane. È poi positivo il fatto che lo stesso Ambesi non pretenda di conformarsi alle posizioni di Guénon, e questa esplicita differenziazione, quantunque sia fatta talvolta per mostrare di “saperne di più”, dà al lettore qualche possibilità di fare poi le dovute distinzioni, risalendo alle fonti onestamente citate (benché la stessa promiscuità della sua presentazione possa anche compromettere a tal punto le impressioni del lettore da impedirgli di scorgere l’importanza di un più serio approfondimento).

Nello stesso tempo, al di là del caso particolare, questo libro, che la Rivista Massonica ha apprezzato soprattutto per la «profondità della preparazione» e l’eccezionale «abbondante formazione dottrinaria», può essere un indice (anche se non dei peggiori) di quella sapienza apparente non priva di superficialità e di quel discernimento inadeguato (tale da lasciare indifesi di fronte alle influenze più pericolose) che caratterizzano gran parte della multiforme tendenza in cui qualcuno crede di vedere oggi una «Massoneria esoterica» in crescente progresso. In queste condizioni, per chi aspiri veramente a una realizzazione iniziatica, dovrebbe essere chiaro quanto sia preliminarmente importante un rifiuto delle tante occasioni di divagazione e di deviazione, e anzitutto il coraggioso rifiuto di farsi illudere da se stessi, dalla propria anima e dalle proprie parole.

 

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UN CURIOSO ANNUNCIO DELLA “RIVISTA MASSONICA

Giovanni Ponte

 

I nostri lettori ricorderanno che recentemente 1 dovemmo rilevare tra l’altro l’intrusione nella Rivista Massonica di recensioni e articoli che conducevano una propaganda abbastanza scoperta a favore della “magia nera” e del satanismo, gabellando per esoterismo alcune delle sue più basse contraffazioni.

Sulla stessa Rivista Massonica, leggiamo ora che essa non ospiterà più scritti riguardanti «pubblicazioni di occultismo». Di ciò potremmo anche rallegrarci, in quanto difficilmente vi si sarebbe parlato di occultismo per smascherarlo. Ma di questo mutamento viene data una curiosa spiegazione, abbastanza significativa da meritare di essere considerata con una certa attenzione.

In effetti, l’anonimo e amabile redattore del pezzo in questione avverte che «quando abbiamo lasciato passare qualche menzione alle pubblicazioni di occultismo, è stato per cortesia ai lettori che sono avvezzi dalle librerie antiquarie a comprendere la bibliografia massonica insieme a quella degli esoteristi di vario segno. Questo fa dispiacere volta a volta agli esoteristi di segno diverso e pertanto ce ne asterremo d’ora innanzi» 2.

Queste poche righe, forse a prima vista abbastanza oscure e anodine, implicano, se si riflette un poco, un ragguardevole imbroglio di confusioni, e a prenderle sul serio se ne dovrebbe all’incirca dedurre che:

– l’occultismo è l’oggetto di studio degli esoteristi, ovverosia l’esoterismo è l’occultismo

– esistono tanti esoterismi «di segno diverso» e contraddittorio, dei quali è meglio non occuparsi

– solo per chi si interessa di antiquariato la Massoneria ha qualcosa a che vedere con l’esoterismo

– le intrusioni che avevamo denunciato (poiché senza dubbio anche magia nera e satanismo rientrano nella così ben confusionaria nozione di occultismo-esoterismo di cui sopra) erano giustificate da ragioni di cortesia

– se cesseranno intrusioni del genere, sarà solo per non far «dispiacere» ad alcuni dei suddetti cultori di antiquariato.

Lasciamo a ciascuno di vedere da sé quale enormità di incomprensione e di disordine si manifesta in ognuno di questi punti.

Da parte nostra, osserviamo di sfuggita che abbiamo ritrovato altrove degli scritti dell’ex “collaboratore” della Rivista Massonica di cui si trattava, con le sue esaltate presentazioni di contraffazioni dell’esoterismo e dell’iniziazione, con segni nuovi di confusione veramente pazzeschi 3, e con un rilancio delle scempiaggini di Aleister Crowley in cui egli pare ad esempio accordarsi perfettamente con un noto negatore dell’iniziazioni massonica quale Julius Evola. Di fronte a tutte queste manifestazioni caotiche, sia ben chiaro che l’esoterismo autentico non ne è minimamente toccato, che l’esoterismo autentico resta l’essenza e il principio vitale dell’iniziazione moratoria come di ogni vera iniziazione 4, ed anche che la consapevolezza della sua presenza non è spenta in seno alla Massoneria attuale.

 



1 Cfr. Jean Reyor, À propos d’un livre récent, in Le Symbolisme, n. 368, gennaio-febbraio 1965.

2 Leggiamo infatti, a pagina 156 del primo volume: «… Teniamo soltanto a far notare questo: da quasi un quarto di secolo che ci occupiamo di studi esoterici, non abbiamo mai mutato in qualsiasi modo; che i nostri articoli appaiano su Regnabit, su Voile d’Isis o altrove, sono sempre stati concepiti esattamente nello stesso senso».

3 È un vero peccato che simili preoccupazioni siano state tanto compromettenti da far mettere insieme una serie di citazioni quanto meno tendenziose che deformano tanto evidentemente i concetti fondamentali degli scritti di cui si tratta, quasi che il loro autore fosse stato un fautore del progresso in senso “modernista”, o un negatore della spiritualità, e così via. Come non capire che il “Progresso” di cui si parla negli articoli presi in esame è il progresso sulla via iniziatica? O che l’affermazione secondo cui l’iniziazione massonica non deve essere né “spiritualista” né “materialista” si riferisce alla presa di coscienza di un punto di vista che trascende quello filosofico?

4 La cosa più sorprendente è che tale critica sia venuta proprio da uno degli antichi collaboratori dell’Autore il quale, in mancanza di tale introduzione, ha creduto bene di raccomandare non soltanto un libro come La Vie simple de René Guénon di Paul Chacornac, che è discutibile e tendenzioso più che altro nelle conclusioni, ma persino uno scritto ricco di insinuazioni deformatrici unitamente ai segni della più completa incomprensione di fondo, pubblicato su una rivista cattolica dalla Signora Maurice-Denis Boulet, che si è avvalsa, assai poco utilmente, della prerogativa di aver conosciuto personalmente l’Autore, cosa naturalmente ben lontana dall’attribuirle una qualsiasi autorità o garanzia di veridicità.

5 La Gnose et la Franc-Maçonnerie, da La Gnose, marzo 1910 (cfr. volume II, pag. 257).

6 À propos des Signes corporatifs et de leur sens originel, in Regnabit, febbraio 1926 (cfr. volume II, pagg. 71-77).

7 Cfr. Aperçus sur l’Initiation (Considerazioni sulla Via iniziatica), cap. XXIX.

8 II, pag. 167, da una recensione del 1949 alla rivista canadese Masonic Light.

9 II, pag. 122.

10 II, pag. 138.

11 Il 926 è la data attribuita alle «Costituzioni di Athelstan» ed alla prima assemblea di York, a cui si ricollegherebbe la «Gran Loggia di York», che risulta esistente in modo certo tra il 1725 e il 1792.

12 I, Pag. 305.

13 I, pag. 261.

14 I, pag. 108.

* Seguito dell’articolo pubblicato nel N. 14 della presente rivista.

1 Études sur la Franc-Maçonnerie et le Compagnonnage, 2 volumi, Éditions Traditionnelles, Paris, 1964.

2 Cfr. vol. II, pagg. 113-115, 158, 174-175.

3 Cfr. vol. I, pagg. 124-128.

4 I, pag. 125.

5 II, pag. 123.

6 «Infatti, di fronte a certe particolarità per cui i rituali francesi differiscono dai rituali speculativi inglesi, e che manifestamente non possono provenire che da una “fonte” anteriore al 1717, ci si può chiedere se esse hanno un’origine operativa diretta, o se, come pensano alcuni, sono dovute a un’importazione scozzese che avrebbe avuto luogo negli ultimi anni del XVII secolo» (cfr. vol. II, pag. 122).

7 Cfr. I, pag. 308; II, pagg. 124 e 170.

8 Cfr. I, pag. 127.

9 Questa è pure la conclusione di uno studio della Loggia inglese Quatuor Coronati, ben nota per la serietà ed approfondimento delle sue ricerche storiche: cfr. I, pag. 219.

10 Cfr. I, pag. 219.

11 Cfr. I, pag. 127, e II, pag. 123.

12 Cfr. I, pagg. 260 e 264.

13 Cfr. I, pagg. 252-253.

14 II, pag. 124.

15 Ibidem.

16 Ibidem.

17 Cfr. I, pag. 283.

18 Cfr. I, pag. 260.

19 Cfr. pag. 219; cfr. anche lo studio di Guénon À propos des signes corporatifs et de leur sens originel già citato ampiamente nella prima parte del presente articolo.

20 Cfr. I, pag. 193.

21 Cfr. I, pag. 110.

22 Cfr, I, pag. 297. Lo studio del periodo tra il 1717 e il 1815 in Inghilterra si presenta particolarmente complesso non solo per il persistere di organizzazioni precedenti appartenenti all’antica Massoneria operativa, ma anche per il formarsi di numerose organizzazioni nuove, alcune delle quali, come i “Gorgomons”, avrebbero peraltro servito di “copertura” ai Massoni operativi avversari della “riforma” di Anderson e Desagulier. Vi sarebbe poi da considerare anche la presenza della “Gran Loggia di Athol”, organizzata nel 1715 da irlandesi residenti a Londra, a cui si unirono membri di Logge inglesi che si opponevano alle innovazioni introdotte dalla Gran Loggia d’Inghilterra, nella quale confluirono soltanto nel 1813.

23 A proposito delle modifiche avvenute in Francia nel secolo scorso, troviamo fra l’altro un riferimento a poco chiare circostanze in cui si operò il mutamento delle Costituzioni del Grande Oriente di Francia nel 1877: è sorprendente notare che i verbali del Convegno del 1877 non menzionano né la soppressione, allora avvenuta, della formula del “Grande Architetto dell’Universo”, né un voto qualsiasi riguardante la riforma dei rituali (cfr. II, pag. 159).

24 II, pag. 157.

25 I, pag. 133.

26 Cfr. I, pagg. 281-282.

27 Così, nella recensione di un libro di Albert Lantoine, uno dei più approfonditi storici della Massoneria francese, leggiamo: «Gli succederà senza dubbio di dispiacere sia alla maggior parte dei Massoni che ai loro avversari, quando demolisce la leggenda che vuole che la Massoneria abbia avuto una parte considerevole nella preparazione della Rivoluzione; mentre (cosa curiosa) questa leggenda, che deve la sua origine a scrittori antimassoni come l’abate Barruel, ha finito con l’essere adottata dagli stessi Massoni molto più tardi. A questo proposito, bisogna notare che, tra i personaggi del XVIII secolo che comunemente si ritengono ricollegati alla Massoneria, ve ne sono molti per i quali non vi è il benché minimo indizio serio che lo fossero realmente: è questo il caso, fra l’altro, della gran maggioranza degli Enciclopedisti» (I, pag. 106). Cfr. anche I, pag. 114, e II, pag. 100.

28 Martines de Pasqually tentò, nel XVIII secolo, una rivivificazione iniziatica in seno alla Massoneria, appoggiandosi ad una fonte spirituale diversa da quella massonica, presumibilmente per una sorta di mandato ricevuto da un’organizzazione qabbalistica avente la sua sede nell’Africa settentrionale; egli ottenne però dei risultati assai limitati, tanto che l’Ordine degli “Elus Coen” da lui fondato cessò di esistere non molti anni dopo la sua morte (1774): cfr. particolarmente L’Énigme de Martines de Pasqually, I, pagg. 61-88.

29 Cfr. I, pagg. 85-88, pag. 105, pagg. 141-143, pagg. 270-271.

30 Cfr. I, pagg. 139-140: dalle ricerche svolte risulta che l’“Agente Sconosciuto” era una certa Mme. Vallière, evidentemente affetta da poco rassicuranti stati di “trance”.

31 L’esempio più clamoroso fu, com’è noto, quello delle calunnie sulla Massoneria propalate da Léo Taxil. le quali continuarono ad avere pesanti conseguenze anche dopo che lo stesso Taxil dovette ammettere pienamente la propria malafede.

32 La scomparsa di uno dei collaboratori venne giustificata addirittura con la falsa notizia della sua morte, ma persino questa menzogna non tardò ad essere pubblicamente contestata da René Guénon, il quale si fondava anche su innumerevoli e precisi dati di fatto.

33 Testimonianze, N. 69-70, pag. 689.

34 Un esempio: «Dans le Symbolisme (numero d’août-septembre 1935), Oswald Wirth parle du Travail initiatique, ou plutôt de l’idee très peu initiatique qu’il s’en fait» (I, pag. 247).

35 I, pag. 131, in un’altra recensione del Symbolisme. Altre riviste massoniche frequentemente recensite sono il Grand Lodge Bulletin of Iowa, Speculative Mason e Masonic Light di Montreal.

36 Cfr. I, pagg. 193, 171 e 301.

37 Cfr. II, pagg. 176-178.

38 Cfr. II, pag. 181: interessante l’accenno alla «ripartizione in due serie di dodici pollici, corrispondente alle ore del giorno e a quelle della notte (come nel numero delle lettere che compongono le due parti della formula della shahâdah islamica)».

39 Cfr.I, pagg. 304 e 309, dove vengono implicitamente riconosciute le posizioni generalmente in uso in Gran Bretagna e in Italia, contrariamente alla disposizione adottata in Francia.

40 Cfr. I, pag. 302.

41 Cfr. I. pag. 207.

42 Cfr. I. pag. 128, e II, pagg. 36-37.

43 Cfr. I, pag. 297, dove si accenna al processo iniziatico di “morte graduale” durante la vita stessa, «che è come un avviamento verso la liberazione finale».

44 Cfr. I, pag. 107; II, pagg. 39-42, 126, 268-272, 302.

45 Initiation féminine et initiations de metier, vol. II, pagg. 19-25.

46 II, pag. 21. Sul medesimo argomento, cfr. anche l’articolo di Silvio Grasso La donna d’oggi di fronte al problema di una partecipazione tradizionale, nel N. 7 di questa rivista.

47 Cfr. vol. II, pag. 184.

48 Cfr. Rivista di Studi Tradizionali, N. 7, pag. 103.

49 II, pagg. 24-25.

50 I, pagg. 31-36.

51 I, pagg. 52-60.

52 I, pag. 60; il testo così prosegue: «ma la conoscenza dei “grandi misteri”, essendo quella dei principi immutabili, esige la contemplazione immobile nella “grande solitudine”, nel punto fisso che è il centro della ruota, il polo invariabile intorno al quale si compiono, senza che esso vi partecipi, le rivoluzioni dell’Universo manifestato».

53 I, pag. 182.

54 I pag. 197, e I, pag. 169.

55 I, pag. 198.

56 I, pag. 218.

57 I, pag. 224.

58 I, pag. 105.

59 I, pag. 204, dove pure leggiamo che il silenzio iniziatico, «il quale ha delle ragioni ben altrimenti importanti che la semplice prudenza, non è mai stato così fortemente indispensabile come nelle condizioni attuali».

60 Cfr. I, pag. 295.

61 L’Autore precisa in nota che “avversario” è il senso letterale della parola ebraica Shatan, e infatti si tratta appunto qui di “potenze” di carattere veramente “satanico”.

62 Cfr. Le Regne de la Quantité et les Signes des Temps, pag. 184.

63 II, pag. 174.

64 II, pag. 102.

65 II, pag. 164.

66 La Crisi del Mondo moderno, cap. XI.

1 Cfr. l’articolo Alle soglie dei tempi della fantateologia, nel N. 17 di questa rivista (ottobre-dicembre 1965), pag. 175.

2 Cfr. l’articolo Realizzazione spirituale e pratica della religione cattolica, nel N. 23 di questa rivista (aprile-giugno 1967), pagg. 95-96, dove abbiamo più ampiamente citato le affermazioni di René Guénon in proposito.

3 Un riferimento interessante in proposito si trova nel volume II di Études sur la Franc-Maçonnerie et le Compagnonnage, pagine 166-167 (cfr. il brano riportato nel N. 14 di questa rivista, di gennaio-marzo 1965, pag. 47), dove René Guénon, risalendo anche al di là di Salomone, afferma pure l’esistenza di una connessione ricollegante l’iniziazione massonica ad Abramo ed all’edificazione della Kaabah.

4 In una lettera del 10 novembre 1946, dopo aver ricordato la derivazione salomonica della Massoneria, René Guénon osserva precisamente: «il y a aussi un côté pythagoricien qui, pour être moins apparent, n’est peut-être guère moins important, surtout sous le rapport de la filiation initiatique».

5 Così, ad esempio, nel Livre des Métiers, fatto redigere verso il 1268 dal Prevosto dei Mercanti di Parigi Étienne Boileau, si possono trovare gli Statuti di numerosi mestieri, ed il quarantottesimo riguarda precisamente i massoni operativi; esso sarebbe stato stabilito da Guillaume de Saint-Patou, Maestro Massone di re Luigi IX.

6 Cfr. René Guénon, Études sur la Franc-Maçonnerie et le Compagnonnage, vol. II, pagg. 73-74, dove si può leggere tra l’altro: «En dépit de ce que prétendent de nombreux historiens, la jonction de l’hermétisme avec la Maçonnerie remonte bien plus loin que l’affilation d’Élias Ashmole a cette dernière (1646); nous pensons même qu’on chercha seulement, au XVIIème siecle, à reconstituer à cet égard une tradition dont une grande partie s’était déjà perdue … Notons aussi qu’il exista, vers le XIVème siecle, sinon plus tôt, une Massenie du Saint-Graal, par laquelle les confréries de constructeurs étaient reliées à leurs inspirateurs hermétistes».

7 Ciò non significa affatto che dopo quell’epoca non abbiano continuato a sussistere delle Logge dell’antica Massoneria operativa, sia in Gran Bretagna che altrove.

8 Su questo argomento, cfr. i brani e i riferimenti citati nei numeri 14 e 15 di questa rivista, pagg. 45-46 e pagg. 74-76, riguardanti i due volumi di Études sur la Franc-Maçonnerie et le Compagnonnage. Un autore massonico recentemente passato all’“Oriente eterno”, Jean Palou, in un libro ben apprezzabile per altri aspetti e che pure ha dedicato alla memoria di René Guénon (La Franc-Maçonnerie, Éd. Payot, I ed. 1964, II ed. 1966), ha creduto bene di smentirlo su questo punto, giustificando la sua critica con l’osservazione che «vi sono sparse in Anderson tracce di conoscenze esoteriche abbastanza profonde», le quali sarebbero comprovate dall’uso, da parte di Anderson, di certe espressioni tradizionali, come «Ultima Tule» e «Chiave di Volta» (Cope-Stone), ad esempio nella frase «… queste obbligazioni saranno da voi osservate … coltivando il Fraterno Amore, Fondamento e Chiave di Volta, Cemento e Gloria di questa antica Confraternita». In realtà ci sembra ovvio che si debbano ritrovare negli scritti di Anderson anche espressioni tratte dal vocabolario tradizionale e massonico, usate del resto più o meno a sproposito, ne si può certo pensare che la sua ignoranza della Massoneria fosse totale. L’affermazione critica del Palou, anziché essere convincente, ci sembra dunque piuttosto un’espressione tipica di quei “guénoniani” (ne conosciamo altri) che ci tengono molto a “saperla più lunga”, forse anche per compensare l’incapacità di un loro più serio impegno effettivo in un senso tradizionale.

9 Su questo stesso argomento riteniamo opportuno ricordare l’importante articolo di René Guénon su Punto di vista rituale e punto di vista morale, pubblicato nel N. 14 (gennaio-marzo 1965) della presente rivista, e incluso nel volume Iniziazione e realizzazione spirituale (Edizioni Studi Tradizionali, 1967).

10 Nel suo Manuel, Gaston-Martin giunge ad affermare che i banchetti delle Loges de Table «avevano finito con l’assorbire tutto lo zelo» dei Massoni moderni inglesi, mentre ugualmente il Bushing fece notare nel 1783 il «carattere basso e materiale dei Massoni inglesi» (citato da B. Faÿ in La Franc-Maçonnerie et la révolution intellectuelle du XVIII siècle, pag. 138).

11 Cfr. il capitolo XXVII (Résidus psychiques) dell’opera di René Guénon Le Règne de la Quantité et les Signes des Temps.

12 Su questo argomento, fondamentale per comprendere le ragioni profonde di ciò di cui parliamo, rimandiamo i lettori ai capitoli XXXIX e XL degli Aperçus sur l’Initiation (Considerazioni sulla Via iniziatica): Grand mystères et petits mystères e Initiation sacerdotale et initiation royale.

13 È curioso osservare che tale epoca di supremazia dell’Impero Britannico era stata predetta da Nostradamus, precisamente nella centesima quartina della decima Centuria («Le Grand Empire sera par Angleterre …»), che diede persino un’indicazione della sua durata («ans plus de trois cens»): un segno di più che tutte queste vicende non sfuggono a un destino, o, per meglio dire, a un ordine ben stabilito, concorrendo in realtà al compimento del «piano del Grande Architetto dell’Universo», nel quale anche gli squilibri parziali hanno il loro posto per la realizzazione dell’equilibrio universale.

14 Un esempio che sarebbe forse interessante approfondire è quello dell’azione svolta attraverso la Massoneria in India, azione alla quale partecipò notoriamente il celebre Rudyard Kipling; anche la colossale mistificazione della “Società Teosofica” non è senza rapporto con l’utilizzazione di ambienti massonici, come René Guénon ha documentato in Le Théosophisme, Histoire d’une pseudo-religion (cfr. soprattutto il cap. XXV).

15 Insistiamo sull’interpretazione e sulla mentalità con la quale il trinomio in questione è stato concepito, in quanto si possono pure trovare in esso significati del tutto legittimi ed utili alla riflessione, anche da un punto di vista iniziatico. A questo argomento accennammo già nel N. 15 di questa rivista, pag. 77.

16 Cfr. Albert Lantoine, Histoire de la Franc-Maçonnerie française dans l’État; cfr. anche René Guénon, Études sur la Franc-Maçonnerie et le Compagnonnage, vol. I, pag. 107 e pag. 114, nonché vol. II, pag. 100. Citiamo ancora a questo proposito un episodio significativo di cui si ha precisa conoscenza: quando, il 7 luglio 1789, un membro della Loggia “L’Union” di Laval, durante la celebrazione della festa di S. Giovanni d’estate, ebbe l’ardire di indirizzare un augurio all’opera degli Stati Generali («Puissent les États-Généraux imiter les Enfants de la Veuve …»), ciò provocò una vivace opposizione e poi l’intervento dell’Obbedienza massonica, la quale stabilì che «tale discorso non può essere considerato massonico perché tratta di argomenti estranei alla Massoneria, il che è contrario ai regolamenti» (cfr. André Bouton e Marius Lepage, Histoire de la Franc-Maçonnerie dans la Mayenne (1756-1951), Le Mans, 1951).

17 Cfr. a questo proposito l’articolo di R. Guénon Sur la “glorification du travail”, incluso in Iniziazione e realizzazione spirituale (cap. X).

18 Cfr. l’opera già citata Le Règne de la quantité et les Signes des Temps, particolarmente l’introduzione e il cap. XVIII: Mythologie scientifique et vulgarisation, e il capitolo IV di La Crise du Monde moderne, di R. Guénon. Cfr. anche l’ opera di Titus Burckhardt Scienza moderna e saggezza tradizionale (Boria, 1967).

19 Per una critica approfondita dell’ideologia democratica, rimandiamo il lettore al capitolo VI (Le chaos social) dell’opera di René Guénon La Crise du Monde moderne.

20 Ad altre “interferenze” deleterie assai facili a scorgere, come quelle di ambizioni ed interessi personali, non abbiamo neppure pensato che fosse il caso di accennare qui, dato il loro carattere fin troppo evidentemente negativo, e del resto non certo esclusivo dell’organizzazione massonica.

21 Su altri aspetti di una ricerca in tal senso pensiamo di ritornare prossimamente, mentre d’altra parte osserviamo che ci potrebbe interessare conoscere il pensiero e i problemi di coloro che sono giunti a porsi la medesima questione.

22 D’altra parte, beninteso, non intendiamo affatto mettere in dubbio la possibilità che costoro, nei casi più favorevoli, appoggiandosi all’iniziazione muratoria, abbiano conseguito un miglioramento dello loro qualità individuali, che in altre condizioni potrebbe avere un valore preparatorio in funzione della “Grande Opera”; né intendiamo contestare il merito consistente, a volte tra difficoltà e persecuzioni d’ogni genere, nel mantenimento e nella trasmissione dell’influenza spirituale iniziatica, sia pure in massima parte incompresa.

* Continuazione dell’articolo pubblicato nel N. 26-27 di questa rivista.

1 Si tratta di una questione che dovrebbe naturalmente essere affrontata all’interno delle organizzazioni massoniche, e che non sta a noi di esaminare; ricordiamo d’altra parte che René Guénon, a proposito della questione di un «rinnovamento del rituale» massonico sollevata da Oswald Wirth, avvertiva che si tratta di un argomento «assai pericoloso» (bien dangereux), e si domandava: «forse che vi sarebbero molte probabilità che gli incaricati di questo compito siano capaci di discernere l’essenziale, che non può in nessun caso essere modificato, sotto pena di irregolarità od anche di nullità dal punto di vista della trasmissione iniziatica?» (recensione sulla rivista Symbolisme, pubblicata su Études Traditionnelles del luglio 1938; cfr. pag. 295 del vol. I di Études sur la Franc-Maçonnerie et le Compagnonnage, 1964).

2 Il testo di questo discorso è stato ripubblicato nell’appendice del volume di Jean Palou, La Franc-Maçonnerie (Payot, 1966).

3 Senza dubbio, Ramsay sperava in un appoggio politico da parte delle autorità francesi. È noto che egli indirizzò la richiesta di «sostenere la Società dei Massoni nei grandi scopi che essa si prefigge» al Primo Ministro, Cardinale Fleury, e in margine alla richiesta fu poi annotato: «Il Re stesso se ne è burlato»!

4 Ramsay era stato discepolo di Fénelon, fu precettore dei figli del duca di Bouillon, del principe di Turenna e dei figli di Carlo Edoardo Stuart. Egli si proponeva di attuare il proposito di «rendere l’ateo deista, il deista cristiano, il cristiano cattolico», ed ebbe l’appoggio di gesuiti influenti; ciò fu all’origine della favola, diffusa poi in particolare dagli occultisti, di una pretesa oscura direttiva gesuitica nella costituzione degli “alti gradi” massonici.

5 L’elaborazione più duratura dei rituali dei 33 gradi, fu in Francia quella operata nel 1804 dal Conte di Grasse-Tilly, di ritorno dall’America, dove il primo “Supremo Consiglio” del 33o grado si era costituito a Charleston.

6 In favore del re Giacomo II spodestato e rifugiatosi in Francia nel 1689.

7 Cfr. anche René Guénon, Études sur la Franc-Maçonnerie et le Compagnonnage, vol. I, pag. 267.

8 Cfr. ad esempio Serge Hutin, La Massoneria, pag. 75 dell’edizione italiana (Mondadori, 1961). Per quel che riguarda le prime notizie reperibili sulla Massoneria “scozzese”, può essere interessante ricordare che già nel 1742 l’abate Pérau scriveva in una lettera: «… Non ignoro che corrono voci incerte tra i Massoni (il court un bruit vague parmi les Francs-Maçons), a proposito di un certo Ordine che chiamano “gli Scozzesi” (“les Ecossois”), superiore, secondo quanto si pretende, ai Massoni ordinari, e che hanno i loro segreti particolari …» (citato da Jean Palou, in La Franc-Maçonnerie, pag. 125).

9 Citeremo qui l’interpretazione secondo cui i “Riti Scozzesi” massonici si ricollegherebbero in qualche modo a quelli dell’esoterismo che probabilmente esistette un tempo in seno all’antica Chiesa di rito celtico (esoterismo a cui fece allusione René Guénon: cfr. Aperçus sur l’Ésotérisme Chrétien, pag. 86), e che sarebbe stato all’origine dello stile ogivale o gotico: per una documentazione a favore di tali ipotesi, cfr. Cahiers de la Grande Loge de France, giugno 1949, pag. 23.

10 Cfr. René Guénon, La “parola perduta” e le parole sostituite, nel n. 8 della presente rivista, pag. 169. Ricordiamo che, nella stessa occasione, Guénon precisava di aver usato il termine “ricordi” (souvenirs), riferito agli elementi venuti a sovrapporsi alla Massoneria, per considerare il caso di un inserimento privo di una filiazione tradizionale diretta, né ci sembra che il termine “vestigia” (vestiges) sia molto meno restrittivo. D’altra parte, sempre nel medesimo articolo, si parlava anche di quegli altri elementi degli “alti gradi” che hanno un legame diretto con l’iniziazione muratoria; ma, a proposito della loro efficacia, René Guénon scriveva che «il meno che si possa dire è che essa, nella maggior parte dei casi, e deplorevolmente sminuita dall’aspetto frammentario e troppo spesso alterato in cui si presentano attualmente i rituali corrispondenti».

11 La “conservazione” di cui parlava Guénon nel brano citato ci fa pensare piuttosto a un fenomeno in certo modo analogo a quello degli elementi trasmessi da fonti tradizionali nel “folklore”, anche se nel caso degli “alti gradi” massonici esiste, beninteso, una cornice rituale iniziatica. Né ci sentiremmo di sottoscrivere le affermazioni recenti di Denys Roman circa «l’ordine che regna nel caos apparente dei gradi massonici» (con riferimento agli “alti gradi”) e la «mirabile unità che si manifesta nella loro diversità» (cfr. Études Traditionnelles, luglio-ottobre 1968, pag. 237); e il brano citato nel seguito del testo ci pare utile per rettificare opportunamente certi entusiasmi, a cui non siamo sicuri che sia estranea la preoccupazione di essere soddisfatti di ciò che si possiede.

12 Così, ad esempio, nel “Rito Scozzese Antico ed Accettato”, la maggior parte dei gradi superiori al terzo non sono mai praticati e sono conferiti semplicemente “per comunicazione” (secondo la classificazione data da Jules Boucher ne La Symbolique maçonnique, gli “alti gradi” effettivamente conferiti mediante una «cerimonia di iniziazione» sono soltanto il 4o, il 12 o, il 13 o, il 14 o, il 18 o e gli ultimi quattro).

13 Cfr. René Guénon, Études sur la Franc-Maçonnerie et le Compagnonnage, vol. II, pag. 269.

14 Per più ampie notizie al riguardo, cfr. gli articoli di René Guénon, Un nouveau livre sur l’Ordre des Elus Coens, À propos des “Rose-Croix Lyonnais”, e L’enigme de Martinès de Pasqually, inclusi nel primo volume di Études sur la Franc-Maçonnerie et le Compagnonnage.

15 Il nome di “martinismo” deriva da quello di Louis-Claude de Saint-Martin, che entrò nell’ordine degli Elus Coens, ma che poi lo abbandonò per assumere una posizione misticheggiante al di fuori di ogni pratica e ricollegamento iniziatico (su questo argomento, cfr. i numerosi riferimenti contenuti in Études sur la Franc-Maçonnerie et le Compagnonnage, vol. I, pagg. 105, 141-143, 270-271, e vol. II, pagg. 95, 110, 229-232). Ciò implica che anche i legami con Louis-Claude de Saint-Martin non possono essere che puramente “ideali”, e di fatto ciò a cui attualmente si dà di solito il nome di “martinismo” non è nient’altro che un’organizzazione di massoni costituita da Philippe Encausse (più noto con lo pseudonimo di “Papus”) con tendenze “occultista” che, in aggiunta ai riti massonici, si appoggia a cerimonie prive di qualsiasi vera validità tradizionale. Quanto poi a un preteso “martinesismo” ricollegato a Martinès de Pasqually, anch’esso non può che avere un significato puramente ideale e per nulla iniziatico, dato che non è possibile l’esistenza di un ricollegamento, a un ordine come quello degli Elus Coens, da molto tempo estinto.

16 Secondo il barone von Hund, nel secolo XIV, dopo la condanna dei Templari, il Gran Maestro provinciale dell’Alvernia Pierre d’Aumont sarebbe fuggito con due commendatori e cinque cavalieri. Essi si sarebbero nascosti sotto gli abiti di operai muratori e avrebbero poi ritrovato in Scozia altri membri dell’Ordine. La loro iniziazione si sarebbe conservata adottando simboli presi dall’arte della costruzione, in seno all’iniziazione artigianale muratoria (cfr. Serge Hutin, La Massoneria, pagg. 61-62 della traduzione italiana).

17 Sull’importanza dell’Ordine dei Templari, che consentiva anche un legame profondo tra Oriente e Occidente, e sulla gravità della frattura provocata dalla sua sparizione, cfr. René Guénon, L’Ésotérisme de Dante, cap. III; Autorité spirituelle et pouvoir temporel, 2a ed., pag. 82; Aperçus sur l’Ésotérisme chrétien, cap. III.

18 Cfr. R. Guénon, Études sur la Franc-Maçonnerie et le Compagnonnage, vol. II, pag. 192: «È nel 1767 che questa scissione, “che un Potere occulto pareva aver suscitato”, e che apparve dapprima a Vienna, si produsse nel Regime della Stretta Osservanza. A partire da tale epoca, “pare che il barone di Hund … avesse perduto ciò che fino allora aveva costituito la sua forza, cioè la comunicazione con i Superiori Sconosciuti”. Quando si riunì il Convegno di Brunswick nel 1775, “il barone di Hundt, rappresentante del Gran Maestro Eques a Penna Rubra, non era altro che l’ombra di un’ombra”. Forse la disgrazia aveva colpito più in alto del capo della Stretta Osservanza, e aveva raggiunto quel Gran Maestro stesso, intermediario tra de Hundt ed i veri Superiori Sconosciuti» (le frasi citate nel brano suddetto sono tutte tratte da uno studio di Benjamin Fabre del 1913). Von Hund morì l’anno dopo il Convegno di Brunswick, nel 1776.

19 Il personaggio in questione è quello citato nella nota precedente con l’epiteto latino di Eques a Penna Rubra, del quale non si conosce il nome.

20 Cfr. R. Guénon, Études sur la Franc-Maçonnerie et le Compagnonnage, vol. II, pagg. 193 e segg., dove si possono trovare varie notizie sui personaggi citati. Ad esempio, a proposito di Gugomos, il principe di Carolath, in una lettera dell’epoca, afferma che egli si serviva di «certi caratteri» (della scrittura ebraica?) e di fumigazioni per evocare degli «spiriti», aggiungendo che egli aveva pure «una specie di fulmine al suo comando». Sempre secondo il principe di Carolath, Gugomos avrebbe acquisito i suoi “poteri” in Italia, ma egli sarebbe stato tedesco. Non sappiamo in base a quale fonte Hutin, nel suo libro già citato, affermi invece che Gugomos era «senza dubbio un ebreo dell’Africa del nord»; secondo quanto indicato da René Guénon nel brano suddetto, d’altra parte, il barone von Wächter, accusatore di Gugomos al Convegno del 1775, era discepolo di un ebreo africano che si recava spesso in Italia e in Francia.

21 Cfr. sopra, pag. 102. Ecco la traduzione di tale questionario inviato nel settembre 1780 da Ferdinando di Brunswick a tutte le logge della sua “Obbedienza”, per «portare l’ordine e la saggezza nell’anarchia massonica»: «1 o L’Ordine ha forse per origine una società antica, e quel è questa società? 2 o Vi sono realmente dei Superiori Sconosciuti e chi sono? 3 o Qual è il fine vero dell’Ordine? 4 o Questo fine è la restaurazione dell’Ordine dei Templari? 5 o In qual modo il cerimoniale e i riti devono essere organizzati per essere i più perfetti possibili? 6 o L’Ordine deve occuparsi di scienze segrete?».

22 Cfr. l’articolo di “Ostabat”, Le Rite Écossais Rectifté et les Origines Templières de la Franc-Maçonnerie, in Le Symbolisme, luglio-settembre 1967, pagg. 382-408, che tra l’altro corregge varie imprecisioni contenute ad es. in scritti di Denys Roman, Jean Palou, Mellor, Naudon, A.G. Mackey, dimostrando quanto sia difficile, anche soltanto sul piano dei fatti accertabili, riferire esattamente come si svolsero i complessi avvenimenti a cui abbiamo inteso riportarci brevemente a titolo puramente indicativo.

23 Cfr. Rev. Keith Dear, Le Convent de Wilhelmsbad et son echec, in Le Symbolisme, novembre-dicembre 1958, pag. 115.

24 Il “Rito Scozzese Rettificato”, derivazione del “Regime della Stretta Osservanza”, fu costituito con il convegno di Lione (detto “Convent des Gaules”) del 1778, nel quale Willermoz ebbe una parte assai importante. Il “Rito Scozzese Rettificato” comportava l’istituzione del grado dei “Cavalieri Benefici della Città Santa”, «che con le loro parole e i loro esempi danno risalto alla santa religione di Cristo … che predicano, non essi, ma il Signore …». Purtroppo, la realizzazione adombrata in questa espressione appare nei fatti, nel caso di Willermoz e dei suoi amici, ben lungi dall’essersi compiuta, mostrando anzi quanto sia pericoloso e gravemente “controproducente” appoggiarsi a pretese non ben fondate!

25 Marie-Louise de Vallière, canonichessa di Remiremont, era sorella del commendatore dell’Ordine di Malta de Monspey, il quale la presentò a Willermoz. Nei suoi quaderni scritti mediante “scrittura automatica” venivano rivolte addirittura delle ingiunzioni alla Loggia di cui Willermoz faceva parte, fino ad imporre alterazioni rituali, con la sostituzione di una “parola sacra”, sostituzione non riconosciuta del resto in Germania, ma rimasta valida fino ad oggi nel Rito Scozzese Rettificato quale è praticato in Francia. Per fortuna, la soggezione di Willermoz alle “comunicazioni” di Marie-Louise de Vallière non fu di lunga durata, anche per l’eccesso delle pretese dell’“Agente sconosciuto” che voleva operare «la riforma di tutte le società massoniche e di tutte le religioni umane». Su Willermoz si possono consultare le opere Les Sommeils di Dermenghem e Un mystique lyonnais di Alice Joly. Cfr. anche il già citato articolo di Keith Dear.

26 Le vicissitudini di Cagliostro storicamente note non si possono spiegare considerandolo semplicemente un impostore. È difficile comprendere, ad esempio, le ragioni che lo spinsero a recarsi a Roma nel 1789, avanzando presso le autorità pontificie delle proposte e persistendo poi sempre in pretese tali che (come egli non poteva ignorare a partire dal processo del 1790-91) comportavano un’atroce condanna. Cagliostro aveva dato vita ad una Massoneria del tutto irregolare, nella quale aveva inserito elementi dall’apparenza ardentemente cristiana insieme con pratiche evocatorie e di genere magico o cerimoniale; secondo alcuni, una chiave per intenderne le vicende si troverebbe in rapporti da lui avuti, subito prima di iniziare le sue peregrinazioni, con alti dignitari dell’Ordine di Malta (i Grandi Maestri Manoel Pinto e Emmanuel de Rohan), ma possiamo citare questa tesi soltanto come un’ipotesi, del resto suscettibile di interpretazioni diverse (su Cagliostro si possono consultare i recenti scritti di Denys Roman, Cagliostro di F. Ribadeau-Dumas, in Études Traditionnelles, gennaio-febbraio 1968).

27 Vedi René Guénon, Il Regno della Quantità e i Segni dei Tempi, cap. XVIII: Mitologia scientifica e volgarizzazione. Nel medesimo capitolo, si accenna a questo proposito ad uno stato di cose che «ha avuto inizio quando lo studio e la manipolazione di certe influenze psichiche sono caduti, se così ci si può esprimere, nel dominio profano, cosa che in certo qual modo sta ad indicare l’inizio della fase più propriamente “dissolvente” della deviazione moderna»: «ciò può essere fatto risalire al XVIII secolo, per cui si trova ad essere esattamente contemporaneo dello stesso materialismo, il che dimostra come queste due cose, contrarie solo in apparenza, dovevano andare di pari passo».

28 Cfr. Denys Roman, Cagliostro et la Franc-Maçonnerie.

29 Cfr. Pietro Nutrizio, Operatività e Speculatività, nel n, 16 di questa rivista, pagg. 135-140.

30 A quanto si può capire, i riferimenti di Ragon all’ermetismo hanno la loro fonte soprattutto in Dom Pernety, che aveva fondato nel Settecento l’Ordine degli “Illuminati di Avignone”.

31 Cfr. Ragon, Massoneria Occulta ed iniziazione ermetica, traduzione di Gino Testi, ed. Atanòr, 1948, pag. 160.

32 Opera citata, pag. 51.

33 Idem, pag. 57.

34 Idem, pag. 89; e il Ragon commenta: «Questi fatti strani sembrano soprannaturali (!); denominazione data impropriamente a ciò che non si comprende, perché nulla può essere soprannaturale vale a dire al disopra della natura».

35 Idem, pag. 72.

36 Idem, pag. 156.

37 Idem, pag. 153.

38 L’opera citata ha avuto numerose edizioni in varie lingue, tra cui notevole quella del 1926 curata da un autore ben noto negli ambienti massonici come Oswald Wirth, il quale ebbe la condiscendenza di dedicare ad essa un’introduzione e un commento. Tra le edizioni relativamente recenti, ricordiamo quella francese curata da Volguine nel 1947, e quella italiana del 1948 con introduzione e note di Gino Testi. Quest’ultimo, in mezzo ai suoi commenti di un genere abbastanza scopertamente “teosofista”, ha avuto il coraggio di avvertire gravemente: «Mediti bene il lettore (perché questo è un libro che deve essere molto riletto e meditato) e ricordi che una sola giornata di scuola non è sufficiente per diventare Maestro!» (pag. 75 dell’edizione italiana).

39 L’uso di interpretazioni pseudoscientifiche grossolane applicate ad elementi tradizionali doveva del resto incontrare poi un successo di proporzioni molto più vaste, sostenuto da mezzi molto più ingenti, come ai nostri giorni nel caso di Louis Pauwels e delle edizioni di Planète.

40 Ad esempio, un “maestro” dell’occultismo, Philippe Encausse (“Papus”), ha dedicato una sua opera a «Ciò che un Maestro Massone deve sapere» (Ce que doit savoir un Maître Maçon).

41 Beninteso, ci riferiamo qui alle tendenze e alle correnti di cui si tratta, e non alle persone; nelle quali è ben possibile che si combini in vario modo una ricettività a quelle correnti e una certa comprensione di qualche elemento dell’iniziazione a cui sono ricollegate: né la contraddittorietà implicita in questo stato di cose dovrebbe sorprendere, dato che è per così dire normale, specie nelle condizioni attuali, che l’anima di chi non ha realizzato l’“integrazione” delle proprie possibilità umane sia «divisa contro se stessa».

41' Osserviamo di sfuggita che tali interferenze, le quali possono rivestire aspetti assai disparati, sono favorite tra i massoni dall’abuso su vasta scala del pretesto della “tolleranza”; così come ogni tentativo di chiarire la natura di quelle interferenze rischia di essere ostacolato dalla sistematica accusa di “intolleranza” e di “fanatismo”. Vi sarebbe molto da dire sull’equivoco insito in tutto ciò, anche per chiarire come la “tolleranza” (che del resto, di per sé, non è affatto un’espressione che faccia parte della tradizione muratoria) dovrebbe e potrebbe essere intesa, in modo ben diverso, per avere un significato legittimo. Osserviamo poi ancora che non di rado l’accusa di “intolleranza” e “fanatismo” è associata alla qualifica di “guénonismo”, con un intento di denigrazione che in fondo tende ad opporsi, più che all’opera di un autore, alle dottrine tradizionali da lui esposte al di fuori di ogni dogmatismo e di ogni limitazione formale: ancora una volta si vede dunque come la chiusura nella propria mentalità possa far apparire come “pietra d’inciampo” ciò che in realtà si riferisce alla “chiave di volta”, e come, con certi giudizi semplicistici, certuni, senza avvedersene, riescano a dimostrare soprattutto la ristrettezza del proprio orizzonte intellettuale.

42 Per una conoscenza approfondita di che cosa sia la “Società Teosofica” si può considerare fondamentale la documentatissima opera di René Guénon, Le Théosophisme, histoire d’une pseudo-religion, di cui è uscita un’edizione accresciuta nel 1965, presso le Éditions Traditionnelles di Parigi.

43 Annie Besant fu alla testa della “Società Teosofica” dopo Helena Pavlovna Blavatsky, prendendone la direzione tra forti contrasti a partire dal 1894-1895. Ella pretendeva di essere la “reincarnazione” di importanti personaggi tra cui Ercole e Giordano Bruno. Prendendola sul serio, si dovrebbe dunque considerare che essa è presente in effigie in molte Logge massoniche dove, come simbolo della Forza, si trova appunto la statua di Ercole.

44 Cfr. Borderland, ottobre 1897, pag. 401: «Quel che dobbiamo fare adesso, è intraprendere un periodo costruttivo, durante il quale la Società Teosofica si sforzerà di diventare il centro della Religione del mondo, Religione di cui il Buddismo, il Cristianesimo, l’Islamismo e tutte le altre sètte sono le parti integranti … noi soli (!) rappresentiamo la Chiesa Universale eclettica e realmente cattolica …» (citato in Le Théosophisme, histoire d’une pseudo-religion, pag. 252).

45 La signora Blavatsky partecipò nel 1875 alla fondazione della “Società Teosofica”, di cui fu alla testa fino alla sua morte, avvenuta nel 1891. Fu senza dubbio una personalità eccezionale per l’ampiezza delle sue frodi, ma fu soprattutto il supporto d’elezione di influenze capaci di sviluppare un potere di suggestione assai vasto.

46 Saremmo tentati di dire che essa non era nuova ad assumere funzioni “maschili”, dato che aveva preso parte, travestita da “garibaldino”, alla battaglia di Mentana, nella quale fu ferita gravemente. Forse sarebbe interessante, a questo proposito, cercare di chiarire quale genere di influenze intervennero, in una certa epoca, attorno a Garibaldi e ad altri personaggi del risorgimento più o meno legati alla Massoneria (la signora Blavatsky era anche entrata a far parte dell’organizzazione mazziniana della “Giovine Europa”).

47 La “Co-Massoneria” britannica è una derivazione dell’“Obbedienza” massonica irregolare francese del “Droit Humain”, formatasi senza alcuna pretesa esoterica e con un programma prettamente “profano”: per maggiori particolari al riguardo, cfr. l’articolo di Silvio Grasso, La donna d’oggi di fronte al problema di una partecipazione tradizionale, nel n. 7 della presente rivista (aprile-giugno 1963), nonché il capitolo XXV di Le Théosophisme, histoire d’une pseudo-religion.

48 Com’è noto, la “Società Teosofica” pretese di indicare nell’indiano Krishnamurti, allora fanciullo, il nuovo Messia ed Istruttore del mondo, che venne affidato appunto al teosofista Leadbeater. Il padre di Krishnamurti, benché teosofista egli stesso, chiese la restituzione del ragazzo quando fu informato delle concezioni favorevoli all’omosessualità di Leadbeater, il quale si difese promettendo di non esprimere e di non mettere in pratica le sue opinioni sessuali con il ragazzo; egli perse il processo intentato per togliergli la tutela a Madras, ma vinse poi il processo d’appello svoltosi a Londra (cfr. la documentazione contenuta in Le Théosophisme, histoire d’une pseudo-religion, pagg. 209 e seguenti). Krishnamurti sconfessò in seguito il movimento che era stato organizzato intorno a lui, sciogliendo il cosiddetto “Ordine della Stella d’Oriente” che avrebbe dovuto preparare l’accoglimento del preteso Messia.

49 Come si vede, l’esempio settecentesco di Marie Louise de Vallière doveva preludere in seguito a parecchie manifestazioni analoghe; e ci si potrebbe chiedere quale grado di somiglianza o di parentela ci sia, in fin dei conti, tra l’“Agente Sconosciuto” di Willermoz, i “Mahatma” teosofisti e un certo “Tibetano” (già menzionato nel n. 16 di questa rivista, pag. 173), ai quali certi massoni “esoterici” non seppero e non sanno essere insensibili, con tutte le conseguenze che ne derivano, anzitutto, ahimé, per loro stessi.

50 L’“antroposofia” fu fondata dall’austriaco Rudolf Steiner, che dirigeva precedentemente una sezione della “Società Teosofica”. Su di essa, cfr. il capitolo XXII di Le Théosophisme, histoire d’une pseudo-religion; cfr. pure l’articolo Una parodia dell’iniziazione: l’antroposofia presentata da un orientalista, nel n. 2 di questa rivista.

51 Di questi, l’“A.M.O.R.C.” con sede centrale in California è probabilmente il più largamente organizzato. Delle organizzazioni pseudo-rosacrociane già parlammo nel n. 23 di questa rivista (cfr. pag. 85, nota 19). Vi sarebbe molto da dire anche sulla Societas Rosicruciana in Anglia, connessa a un ordine dell’“Alba dorata” (Golden Dawn), che ebbe un’influenza determinante sulla “Società Teosofica”, e con cui ebbe rapporti un sinistro personaggio come Aleister Crawley. Su questo argomento, vedi il capitolo III di Le Théosophisme, histoire d’une pseudo-religion.

52 Diciamo “oggi” d’avanguardia, ed è chiaro che, vista la ben poca solidità delle scienze attuali rilevabile dalla loro sempre più rapida “evoluzione”, appariranno domani antiquate, e ci si sentirà di sorridere di esse come si sorride oggi delle “scienze d’avanguardia” di ieri: dovrebbe dunque pur essere abbastanza facile rendersi conto che tutto ciò non ha nessun rapporto con l’acquisizione di una reale conoscenza iniziatica …

53 Si tratta della nuova “scienza” che studia i “dischi volanti”. È assai significativo osservare come facilmente la questione dei dischi volanti e la credenza nell’intervento di esseri di altri pianeti (definiti correntemente “ultraterreni”) si associa a fenomeni di “rivelazioni” medianiche; e sappiamo che qualcuno assai attivo anche in campo massonico ha provato un grande interesse a questo genere di “rivelazioni”, il cui livello è addirittura puerile.

54 Questi contrasti, nonostante l’affermato principio della fratellanza, non sono certo sorprendenti, dato che entrano in gioco elementi che, essendo estranei alla vera spiritualità, sono caratterizzati alla radice dalla divisione e dal disordine. Bisogna poi tener conto della concorrenza che facilmente si stabilisce tra diverse correnti quando tendono ad interferire in uno stesso ambiente, come nella fattispecie quello massonico, contendendosi cariche e posizioni predominanti per esercitare la loro influenza.

55 Cfr. René Guénon, Il Regno della Quantità e i Segni dei Tempi, particolarmente dal capitolo XXIV al capitolo XL.

56 Nel n. 26-27 della presente rivista.

57 Cfr. Études sur la Franc-Maçonnerie et le Compagnonnage, vol. II, pag. 241. Abbiamo tradotto con “degenerazione” il termine francese usato da Guénon “dégénérescence”, il che implica, a dire il vero, una sfumatura un poco diversa nel significato.

1 Cfr. i numeri 26/27 e 28 di questa rivista. Con l’occasione, rettifichiamo la nota 48 a pag. 120 del n. 28, dove deve leggersi che il noto teosofista Leadbeater perse (e non prese) il processo intentatogli a Madras.

2 Sul carattere tradizionale iniziatico della Massoneria non pensiamo sia qui più il caso di insistere.

3 Ci riferiamo a Cristianesimo e Iniziazione, di René Guénon, pubblicato nei numeri 12 e 13.

4 Cfr. i nostri articoli Cristianesimo e mondo occidentale, nel n. 7, e Realizzazione spirituale e pratica della religione cattolica, del n. 23 di questa rivista.

5 Ad evitare equivoci, osserveremo che anche un dominio rituale di per sé unicamente religioso ha per l’iniziato una portata iniziatica.

6 Cfr. La teologia e il “taglio delle radici”, nel n. 4 di questa rivista.

7 L’iniziazione presente in seno all’Ordine dei Templari adempì verosimilmente alle fondamentali funzioni, strettamente connesse tra loro, di mantenere un legame tra i domini religioso ed iniziatico in Occidente, e di favorire i legami con la spiritualità orientale. Non a caso René Guénon indica nell’abolizione dei Templari la frattura a cui può farsi risalire l’inizio del mondo moderno.

8 Cfr. Inferno, XIX, 82-83. È abbastanza palese, in Dante e nelle correnti iniziatiche che egli rappresentò, il perpetuarsi di un’eredità spirituale proveniente appunto dai Templari.

9 Cfr. René Guénon, Il linguaggio segreto di Dante e dei “Fedeli d’Amore”, a pag. 132 del n. 28 di questa rivista.

10 Citeremo a questo proposito la frase, forse involontariamente ironica, di Ettore Lepreri, che in uno studio sul Compagnonaggio ha parlato di «già buoni rapporti con la Chiesa Cattolica che si spingerà ad adottare nei confronti del Compagnonaggio (sottinteso: soltanto) numerose condanne episcopali e sinodali, senza peraltro giungere ad una scomunica esplicita» (cfr. Rivista Massonica, gennaio 1968, pag. 29).

11 Cfr.: n. 14, pagg. 45-46; n. 15, pagg. 74-77 e n. 26-27, pagg. 11-16.

12 Curiosa coincidenza con il nome del nefasto «Pastore senza legge» che aveva condannato i Templari.

13 Cfr. Mémoire pour servir d’instruction au sieur Duc de Saint-Aignan, citato da A. Mellor in Nos frères séparés, les Francs-Maçons, pagg. 164-165.

14 A. Mellor, ibidem, pag. 164.

15 Ibidem, pag. 162.

16 Cfr. la lettera del Cardinal Corsini al Granduca di Toscana, citata nella suddetta opera da A. Mellor, pag. 185.

17 Cfr. De Brosses, Lettres d’Italie, LI.

18 Notiamo di sfuggita l’iniquità, degna davvero di un «Pastore senza legge» (cioè, indipendentemente dalle intenzioni, senza l’appoggio di una legge veramente autorevole), insita nell’autorizzare punizioni basate soltanto su dei sospetti, e cioè su delle supposizioni non dimostrate.

19 «… easdem Societates, Coetus, Conventus, Collectiones, Aggregationes, seu Conventicula de liberi Muratori, seu Francs Massons, aut alio quocumque nomine appellata; de nonnullorum Venerabilium Fratrum Nostrorum Sanctae Romanae Ecclesiae cardinalium consilio, ac etiam motu proprio, … damnanda, et prohibenda esse statuimus, et decrevimus, prout praesenti nostra perpetuo valitura Constitutione damnamus, et prohibemus … Quocirca omnibus, et singulis Christi fidelibus … praecipimus, ne qui sub quovis praetextu, aut quaesito colore audeat, vel presumat praedictas Societates de liberi Muratori, seu Francs Massons, aut alias nuncupatas inire, … sive consilium, auxilium, vel favorem palam, aut in occulto, directe vel indirecte quoquo modo praestare, … sub poena excommunicationis ipso facto absque ulla declaratione incurrenda, a qua nemo per quemquam nisi per Nos, seu Romanum Pontificem pro tempore existentem, praeterquam in articulo mortis constitutus, absolutionis beneficium valeat obtinere; volumus insuper, et mandamus, ut tam Episcopi, et praelati superiores, aliique locorum Ordinarii, quam haereticae pravitatis ubique locorum deputati Inquisitores adversus transgressores procedant … eosque tamquam de haeresi vehementer suspectos condignis poenis puniat, atque coerceant … invocato etiam ad hoc si opus fuerit bracchii auxilio, liberam facultatem tribuimus et impartimur …».

20 Cfr. l’editto emesso il 14 gennaio 1739 dal Cardinade Giuseppe Firrao per l’applicazione della suddetta Bolla pontificia nello Stato della Chiesa, «ivi comprese le legazioni e le città di Bologna, Ferrara e Benevento».

21 Secondo i termini della Bolla pontificia, «nisi enim male agerent, tanto nequaquam odio lucem haberent»; a dire il vero, vediamo qui piuttosto, da parte delle autorità ecclesiastiche, una manifestazione di quell’odio per il segreto denunciato da René Guénon come uno degli aspetti tipici della mentalità profana moderna (cfr. Il Regno della Quantità e i Segni dei Tempi, cap. XII).

22 L’ammissione di membri «di qualsiasi religione e setta» è precisamente una delle ragioni di sospetto menzionate nella Bolla, ma per l’appunto non se ne può dedurre logicamente una condanna di carattere generale come quella che di fatto fu comminata.

23 «Aliisque de justis ac rationabilis causis Nobis notis», secondo le parole della Bolla pontificia.

24 Applicando qui forse con maggior giustificazione il “sospetto” derivante dal segreto, si potrebbe dire: perché quelle cause non venivano in nessun modo spiegate, se davvero erano giuste e ragionevoli?

25 Cfr. A. Mellor, op. cit., pag. 167.

26 Ibidem, pag. 187.

27 Lettera di Benedetto XIV scritta da Roma il 10 settembre 1745.

28 Espressioni usate nella già citata Bolla di condanna di Clemente XII.

29 Cfr. S. Hutin, Les Francs-Maçons, Ed. Seuil (nella traduzione italiana, La Massoneria, Enciclopedia Popolare Mondadori: cfr. pag. 88).

30 Sarà bene chiarire che l’ideologia di Voltaire si formò completamente al di fuori della Massoneria, della quale non mancò di schernire il contenuto iniziatico, dopo aver ridicolizzato le iniziazioni dell’antichità: «Aujourd’hui encore» egli scriveva nel Dictionaire Philosophique «nos pauvres Francs-Maçons jurent de ne point parler de leurs mystères. Ces mystères soni bien plats …». Quanto alla sua ammissione alla Loggia delle “Nove Sorelle”, decisa quando egli aveva già 84 anni e, potremmo dire, interamente per “meriti profani”, vi sono buone ragioni per pensare che la sua iniziazione fu ritualmente irregolare (cfr. l’articolo di Denys Roman, Voltaire était-il Franc-Maçon?, nel n. di marzo 1952 della rivista Études Traditionnelles).

31 Cfr. S. Hutin, pag. 89 della traduzione italiana.

32 Cfr. A. Mellor, op. cit., pag. 182.

33 A questo proposito, rimandiamo a quanto già indicammo nel n. 28, in particolare a pagg. 109-110.

34 Oltre all’esistenza tra di essi di parecchi dignitari dell’ordine, vogliamo ricordare il caso di Padre Jean-Marie Gallot, uno dei cinque sacerdoti appartenenti alla Loggia massonica di Laval; mentre gli altri quattro furono deportati, egli fu ghigliottinato nel 1794, e venne beatificato nel 1955 da Pio XII, senza che fosse ricordata la sua qualità di Massone; la notizia della sua presenza e attività nella Libera Muratoria si deve al volume di A. Bouton e M. Lepage, Histoire de la Franc-Maçonnerie dans la Mayenne, che si fonda direttamente sulle fonti massoniche locali.

35 Vi fu soltanto qualche caso isolato di difesa contro le argomentazioni pontificie. Così, nell’Étrenne au Pape (1752) il Barone di Tschoudy sostiene che una promiscuità religiosa come quella esistente nelle Logge non può essere illecita, dato che sono ammessi persino i matrimoni tra cattolici ed eretici; e, quanto al segreto, afferma che un direttore di coscienza è incompetente a giudicare se esso racchiuda o meno alcunché di peccaminoso. – Sempre fra gli scritti del Settecento a proposito del segreto, citiamo di sfuggita il passo delle Memorie di Giacomo Casanova dove è detto che si può vivere cinquant’anni come Maestri Massoni senza mai penetrare il segreto massonico, perché «il segreto della Massoneria è inviolabile per sua propria natura».

36 Cfr. S. Hutin, op. cit., pag. 108.

37 Cfr. la lettera del 9 dicembre 1793 al barone Vignet des Étoles.

38 Cfr. A. Mellor, op. cit., pag. 183.

39 Cfr. S. Hutin, op. cit., pag. 110.

40 Su tale massiccia e indebita interferenza nella Massoneria di correnti profane moderne e degli “ideali” che ne sono l’espressione, rimandiamo a quanto scrivemmo nella prima parte di questo studio, nel n. 26-27.

41 Cfr. l’articolo Cambiare mentalità, nel n. 30, pagg. 1-4.

42 A questo proposito, a titolo di esempio, ci accontenteremo di citare, senza commenti, ritraducendolo dalla versione francese, un brano significativo di una circolare del Gran Maestro Lemmi: «… Abbiamo applicato lo Scalpello all’ultimo rifugio della superstizione, e la fedeltà del Fratello 33 o che è alla testa del potere politico (Francesco Crispi) è per noi una garanzia che il Valicano cadrà sotto il nostro Martello vivificante … Il Grande Oriente invoca il genio dell’Umanità perché tutti i Fratelli lavorino con tutte le loro forze a disperdere le pietre del Vaticano per costruire con esse il Tempio della Nazione emancipata». (Cfr. A. Mellor, op. cit., pag. 301).

43 Mémoires pour servir a l’histoire du Jacobinisme, la cui prima edizione risale al 1797. – A questo proposito possiamo citare anche un altro meno noto ecclesiastico contemporaneo di Barruel, l’abate Lefrane, autore di Le voile levé pour les curieux ou secret de la révolution révélé à l’aide de la maçonnerie.

44 La prova della malafede dell’Abate Barruel si può ricavare da un confronto con la sua corrispondenza con il cardinale Zelada, segretario di Pio VI, del periodo marzo-settembre 1792, nonché dalla sua Histoire du Clergé de France pendant la Révolution française, del 1794. I suoi scritti contengono d’altra parte affermazioni manifestamente grottesche, come quando egli racconta di essere stato casualmente iniziato alla Massoneria durante un pranzo, nonostante le sue vive proteste (cfr. le sue Mémoires, vol. II, cap. XIV).

45 Da Alexandre de Saint-Albin, con l’opera Les Francs-Maçons.

46 Cfr. A. Mellor, op. cit., pag. 281. La sua opera, abbondantemente distribuita, ebbe trentasei edizioni in meno di cinque anni!

47 Cfr. Il Regno della Quantità e i Segni dei Tempi, particolarmente i capitoli XXIV e seguenti.

48 Cfr. Denys Roman in Études Traditionnelles, luglio-ottobre 1967, pag. 228.

49 La macchinazione che provocò tale diceria è raccontata da Paul Vulliaud nella prefazione della traduzione del Siphra-di-Tzeniutha; ciò forni pure lo spunto all’argomento delle Caves du Vatican di Andre Gide.

50 Lo “Hiéron” pubblicava una rivista che cambiava il proprio titolo ogni sette anni. Tra le collaboratrici c’era la signora Bessonet-Favre, che scriveva con lo pseudonimo Francis-André, a cui si deve l’esposizione di varie teorie riguardanti il “celtismo” e la “razza francese” (cfr. Études sur la Franc-Maçonnerie et le Compagnonnage, I, pagg. 98-99). Erede degli insegnamenti dello “Hiéron” si considerava Paul le Cour, direttore della rivista Atlantis, recensita con pazienza da René Guénon che non si stancò di mostrare l’assai frequente inconsistenza immaginosa del suo contenuto, a tutto danno della conoscenza delle autentiche dottrine tradizionali.

51 Lo riferisce Paul Vulliaud nella Kabbale juive.

52 Su Léo Taxil e le mistificazioni antimassoniche, cfr. l’ampio studio storico di Eugen Weber Satan, Franc-Maçon (Julliard, Paris), largamente recensito da Denys Roman in Études Traditionnelles, luglio-ottobre 1967. Cfr. anche il primo capitolo di S. Hutin, Les Francs-Maçons (La Massoneria), e La più grande mistificazione anti-massonica, ed. Atanor.

53 Così riferì lo stesso Taxil nel 1897, e nonostante si tratti di una fonte tanto sospetta la cosa appare verosimile, né ci risulta che sia stata smentita.

54 Autore della prefazione di L’existence des Loges de femmes.

55 Una certa psicosi antimassonica non fu estranea, del resto, alle origini e ai modi in cui si svolse tale conflitto, che indubbiamente ebbe un’importanza notevole nel fare avanzare l’umanità verso le ultime fasi del presente ciclo storico.

56 Cfr. Études sur la Franc-Maçonnerie et le Compagnonnage, vol. I, parte dedicata alle recensioni delle riviste, e Le Théosophisme, Compte-rendu d’articles de revues.

57 Cfr. A. Mellor, op cit., pag. 285.

58 È il caso di Jules Doinel, autore di Lucifer démasqué, e preteso detentore di un manoscritto segreto ispirato da un diavolo.

59 A questo proposito potremmo forse citare l’ex-rabbino Moshe Lid-Nazareth, preteso convertito al cattolicesimo con il nome di Paul Rosen, il quale, secondo René Guénon, fu, «nell’affare Taxil, uno degli agenti più diretti della controiniziazione» (cfr. Études sur la Franc-Maçonnerie et le Compagnonnage, vol. I, pag. 263 della 1a edizione); o l’abate Boullan, «figura certamente più inquietante di un semplice principiante della stregoneria, e che possedeva qualcosa di più di qualche nozione elementare di magia» (cfr. René Guénon, ibidem, pagg. 122-123).

60 Ricordiamo ad esempio il celebre Inno a Satana del Massone Giosuè Carducci, e una parodia della liturgia cattolica dove il nome di Satana era sostituito a quello di Dio (cfr. A. Mellor, op. cit., pag. 303).

Più vicino a noi, ricordiamo poi lo pseudonimo “Il Vicario di Satana» usato nelle riviste Atanor e Ignis (1924-1925) con un intento ironico ma pure con un compiacimento alquanto fuori luogo, quantunque gli scritti così firmati contenessero anche critiche assai acute e non prive di umorismo contro contraffazioni pseudo-tradizionali e pseudoesoteriche.

61 A questo proposito ci torna alla mente l’osservazione di René Guénon (Études sur la Franc-Maçonnerie et le Compagnonnage, I, pag. 198) che, «visti dall’Oriente, i popoli occidentali si somigliano tutti terribilmente»! È vero d’altra parte che tale constatazione, inserita in un contesto senza rapporto diretto con il presente argomento, non implicava una generalizzazione totale nei riguardi degli abitanti dell’Occidente, pur andando però contro l’illusione di trovare appoggio nell’ambiente ivi esistente.

* Massoneria e Chiesa cattolica: antefatti e misfatti, nel n. 32 di questa rivista, pp. 105-129.

1 Si trattava, in particolare, del tedesco Padre Grüber e del francese Padre Portalié, collaboratore della rivista Études. A proposito di Léo Taxil, vedi, nel suddetto articolo Massoneria e Chiesa cattolica: antefatti e misfatti, pp. 126-127. Con l’occasione, precisiamo che l’affermazione secondo cui il Gran Maestro Lemmi «non scriveva mai una sola riga senza prima aver trafitto l’ostia consacrata con la penna datagli dal diavolo Sybacco», fu propalata non da Léo Taxil, ma bensì dal suo emulo italiano Margiotta: unicuique suum!

2 A tale corrente apparteneva, ad esempio, Clarin de la Rive, che aveva avuto una parte nel condurre a smascherare le imposture antimassoniche di Léo Taxil, e che fu poi il direttore di una rivista la quale portò successivamente il titolo di La France Chrétienne e La France Anti-maçonnique. Clarin de La Rive conobbe René Guénon, probabilmente nel 1913 (René Guénon era allora ventiseienne), comunicandogli una documentazione, da lui utilizzata in seguito, la quale riguarda dei gruppi “luciferici” e “satanisti”, che però in realtà non hanno nulla a che vedere con l’iniziazione massonica (pur potendo avere degli emissari tra i Massoni), ma anzi hanno interesse a gettare il discredito su tutte le organizzazioni tradizionali esistenti, ivi compresa anche quella massonica. Per un breve periodo (nel 1913-1914) René Guénon collaborò alla rivista di Clarin de La Rive, scrivendo con lo pseudonimo “Le Sphynx”; egli ebbe così modo di toccare argomenti significativi e assai poco conosciuti a proposito di influenze più che sospette che si esercitarono sulla Massoneria, particolarmente nel XVIII secolo (cfr. Études sur la Franc-Maçonnerie et le Compagnonnage, vol. II, p. 189 e seguenti; cfr, anche il nostro studio Tentativi deviati, nel n, 28 di questa rivista). Nella stessa serie di articoli, egli poté pure iniziare la lotta tenace, che doveva proseguire poi su Le Voile d’Isis - Études Traditionnelles, contro le persistenti derivazioni delle imposture antimassoniche di Léo Taxil, e particolarmente contro la Revue Internationale des Sociétés Secrètes diretta da Monsignor Jouin (cfr. Études sur la Franc-Maçonnerie et le Compagnonnage, vol. I, parte dedicata alle recensioni di riviste; e Le Théosophisme, Histoire d’une pseudo-religion, terza edizione, Compte-rendus d’articles de revues).

3 Cfr. Rivista Massonica, gennaio 1970, pag. 11.

4 I riferimenti che seguono sono stati ricordati, in un articolo riportato sulla Rivista Massonica (gennaio 1970, pag. 12), da Padre Rosario Esposito, al quale la questione dell’avvicinamento tra massoni e Chiesa cattolica sta senza dubbio molto a cuore: evidentemente, non gli è stato possibile trovare nessun segno più favorevole e meno inconsistente al riguardo.

5 Ecco quanto ebbe a scrivere Jean Reyor nel 1949 a proposito de La Massonerìa e la Chiesa cattolica di Padre Berteloot, che pure apparve come uno dei massimi antesignani di un’intesa: «Dobbiamo dire che, appena iniziata la lettura, la nostra delusione è stata completa. Si tratta soltanto (ciò è detto senza ambagi) di lavorare alla “ricostituzione dell’unità francese”, di assicurare un avvertire di vitalità espansiva a tutto il corpo del nostro paese … tutte cose che può darsi interessino certi massoni e certi cattolici, ma, non avendo niente a che vedere con la realizzazione spirituale né con la salvezza, non hanno certo niente a che vedere neppure con la Massoneria né con la Chiesa, organizzazioni aventi un fine spirituale e di carattere universale che in quanto tali, non hanno da preoccuparsi dello “spazio vitale” … dell’una o dell’altra nazione. Ne risulta che il titolo dell’opera di Padre Berteloot trae in inganno (fait illusion), perché in realtà essa non riguarda né la Massoneria, né la Chiesa cattolica» (Études Traditionnelles, 1949, pag. 37); naturalmente, considerazioni analoghe si potrebbero applicare a tutti i casi in cui entrano in gioco angoli visuali ed orientamenti profani: ma come potrebbe accadere diversamente, quando è fondamentalmente profana la mentalità anche per alloro che si occupano di queste cose?

6 Il testo integrale di quella conferenza si trova pubblicato sulla rivista Le Symbolisme, n. 353 (luglio-settembre 1961).

7 Le Symbolisme, n. 353, pp. 308-310.

8 Cfr. soprattutto l’articolo Alle soglie dei tempi della fantateologia, nel n. 17 di questa rivista (ottobre-dicembre 1965), pp. 175-187.

9 Tale riconferma implica anche che, come già era stato affermato, la possibile compatibilità tra appartenenza attiva alla Massoneria e alla Chiesa cattolica per i massoni convertiti, prevista dalla conferenza episcopale scandinavo-baltica, non vale come regola, ma solo in quanto si riferisce a singole eccezioni, che devono essere stabilite dai vescovi localmente competenti. Sotto tale profilo, si tratterebbe dunque di un caso particolare della competenza episcopale a togliere o sospendere l’applicazione di scomuniche che secondo le regole canoniche generali vigenti colpirebbero o avrebbero colpito ipso facto determinate persone. Su tale eventualità di eccezioni, che possono essere attuate dall’autorità ecclesiastica diocesana, ritorniamo nel seguito del presente articolo.

10 Cfr. Rivista Massonica, luglio 1969, p. 248; in tale occasione, D. Esposito non si riferì del resto soltanto alla scomunica dei massoni, ma si pronunciò a favore di una «libertà lasciata a qualsiasi Credo religioso e per qualsiasi mentalità», senza nessun limite e distinzione e senza più nessun caso di incompatibilità con l’appartenenza alla Chiesa cattolica. Il suo pensiero venne meglio chiarito in seguito nell’articolo Scomunica della Massoneria, pubblicato nel numero di maggio 1970 della Rivista Massonica (pp. 225-226), con riferimento all’enciclica di Paolo VI Ecclesiam Suam, e particolarmente alle affermazioni «Nessuno è estraneo alla Chiesa. Nessuno le è indifferente per il suo ministero. Nessuno le è nemico che non voglia egli esserlo». È appena il caso di notare i pericoli di un’interpretazione che portasse praticamente ad accogliere qualsiasi tendenza che non si palesi esplicitamente come nemica!

11 Ad evitare un grosso equivoco, bisognerebbe precisare che più che di un orientamento religioso, si tratta di una “religiosità” nella quale intervengono contenuti residuali della tradizione cristiana, ordinati in conformità a sistemi sociali come quello in cui si formò la Gran Loggia d’Inghilterra. Ricordiamo che, secondo René Guénon, la prima e più fondamentale degenerazione della Massoneria è costituita appunto nel passaggio dal punto di vista iniziatico a quello della religiosità protestante.

12 Padre Ferrer Benimeli è l’autore del libro La masoneria después del Concilio (Barcelona, 1968), commentata ne La Civiltà Cattolica (n. 2838, pp. 570-572), che preannuncia una più ampia opera dello stesso autore, in otto volumi.

13 Cfr, il nostro articolo Massonerìa e Chiesa cattolica: antefatti e misfatti, nel n. 32 di questa rivista, particolarmente pp. 110-115.

14 Cfr. Rivista-Massonica, maggio 1970, pp. 227 e segg.

15 Cfr. Rivista Massonica, luglio 1969, p. 245. È doveroso osservare che, nella generale confusione, i cattolici fautori del “dialogo” non sono certo facilitati, a comprendere la natura della Massoneria, dalle idee distorte che possono avere i massoni stessi al riguardo. Come caso esemplare, si può citare una Lettera aperta a Padre Esposito (su Rivista Massonica, novembre 1971), la quale farebbe pensare che sia proprio della Massoneria respingere ogni idea di Rivelazione e di Autorità tradizionale, come se ciò che si presenta come tale fosse ritenuto un’invenzione puramente individuale. In tale “lettera aperta” leggiamo infatti che «per dare la scalata, e conservare a lungo, il potere terreno: cioè il potere del comando, il potere economico, il potere dell’uomo sull’uomo» «un giorno un uomo escogitò un sistema più penetrante … disse che l’idea della quale era portatore non gli apparteneva, ma gli era stata rivelata da Dio», e così di seguito, per spiegarci le vere origini delle religioni e delle forme tradizionali. Ammettiamo pure che ognuno possa esprimere le opinioni che prendono posto nella sua mente anche quando riguardano le cose più sacre ed anche quando sono così grottesche in rapporto ad esse; ma come conciliare questo caso, se non altro con la considerazione che il loro autore, come massone, ha pur prestato solenne giuramento sulla Bibbia aperta all’Inizio del Vangelo di Giovanni? E quale idea dell’iniziazione massonica si faranno i lettori sprovveduti a cui, con le migliori intenzioni, capitasse di riferirsi a simili pagine della Rivista Massonica?

Per quanto dovrebbe essere ovvio, occorre forse osservare che il punto di vista iniziatico, proprio in quanto sopra-religioso, è tutto il contrario di una grossolana prospettiva “sub-religiosa”, nella quale i segni del sopra-umano vengono ridotti a immagine e somiglianza dei limiti della propria mentalità.

16 Cfr. La Civiltà Cattolica, nn. 2898, 2899, 2901 (20 marzo 1971, 3 aprile 1971, 1 maggio 1971).

17 Ibidem, n. 2901, p. 264.

18 Ibidem, n. 2898, pp. 567-570.

19 Cfr. J. Baylot e M. Riquet, Les Francs-Maçons, pp. 65-66.

20 Cfr. Alec Mellor, Nos Frères séparés, les Francs-Maçons, Conclusions, p. 330.

21 Questo tipico esponente delle nuove correnti favorevoli ad un accordo tra Massoneria e Chiesa cattolica, ora membro di ambedue, con le sue argomentazioni avvocatesche, in cui si palesa un intento demolitore di tutto ciò che va al di là della sua comprensione, ha affermato nettamente che nella Massoneria operativa «l’ipotesi (!) di infiltrazioni esoteriche e di “iniziati” è inverosimile» (Nos Frères séparés, les Francs-Maçons, p. 43): per lui, secondo «lo stato delle nostre (?) conoscenze», il segreto massonico era soltanto il «segreto professionale» (ibidem, p. 41), mentre d’altra parte il Compagnonaggio non sarebbe stato altro che un «organismo di protezione contro i Maestri» (ibidem, p. 38).

22 Osserviamo che in queste nuove forme di incontro entrano in gioco alcuni di quegli “ideali” moderni già da tempo introdotti negli ambienti massonici, di cui parlammo in altra occasione (cfr. L’iniziazione massonica nel mondo moderno, I, nel n. 26-27 di questa rivista). In tal modo, gli esponenti cattolici che giungono ora ad appoggiarsi a tali “ideali” possono apparire, rispetto ai massoni animati da una mentalità moderna, come dei “ritardatari” che hanno finalmente imboccato la via dell’evoluzione. Sennonché, come già facevamo notare, quegli “ideali” non sono niente di più che superstizioni o residui di una ben più profonda saggezza, distorti in modo da integrarsi momentaneamente nella dinamica del cammino antitradizionale che viene fatto percorrere al nostro mondo. Tant’è vero che certi “ideali” che erano “rivoluzionari” nel secolo scorso corrispondono ora a stadi che stanno per essere superati e travolti, e i tentativi di ravvivarli possono corrispondere così a un bisogno di difesa, comune a massoni e cattolici, di fronte a manifestazioni più “avanzate” che i loro stessi “ideali” hanno contribuito a preparare, in mancanza di un adeguato indispensabile ricollegamento ai principi e del discernimento che solo da essi potrebbe derivare.

23 Sull’aspetto religioso di tale esigenza, rimandiamo all’articolo di René Guénon, Necessità dell’exoterismo tradizionale, in Iniziazione e realizzazione spirituale (Edizioni Studi Tradizionali, 1967); aggiungiamo che tale articolo è particolarmente importante da tener presente proprio per i Massoni, per i quali soprattutto fu scritto.

24 Cfr. Rivista di Studi Tradizionali, n. 32, p. 112.

25 Cfr. Rivista di Studi Tradizionali, n. 23, p. 95: estratto di una lettera di René Guénon dell’aprile 1935; cfr. anche le successive citazioni a pp. 96-97 dello stesso numero della rivista.

26 Su tale argomento, rimandiamo al nostro articolo pubblicato nel n. 34 di questa rivista: cfr. in particolare le numerose citazioni tratte da opere di René Guénon (pp. 18-20).

* Seguito degli articoli pubblicati nei numeri 26-27, 28, 32 e 35 di questa rivista.

1 Già in varie occasioni abbiamo avuto modo di parlare di come intendiamo questo presupposto fondamentale (cfr. ad esempio Il primo lavoro da compiere, nel n. 3 di questa rivista). A questo proposito pensiamo sia importante riferirsi al libro di René Guénon, Oriente e Occidente, parte seconda, cap. II (L’accordo sui principi) e cap. III (Costituzione e compito dell’élite).

2 Cfr. Aperçus sur l’Initiation (Considerazioni sulla via iniziatica), cap. XXIX: Opératif et Speculatif.

3 A questo proposito rimandiamo nuovamente alle citazioni riportate nel n. 23 di questa rivista, pp. 95-97.

4 È vero che, come scrisse ancora René Guénon, «la Massoneria non è legata a nessuna forma exoterica determinata, e quindi non è incompatibile con nessuna» (lettera del 10 novembre 1946). Però, nel caso degli Occidentali che già devono tener conto della situazione della Chiesa cattolica e della scomunica da parte delle sue autorità, occorre considerare anche la loro mancanza di adattabilità a forme tradizionali come quelle indù e estremo-orientali. In particolare, René Guénon fu esplicito su questo punto, soprattutto nella sua corrispondenza, sconsigliando costantemente agli Europei di intraprendere tentativi per accedere a forme estranee alla corrente tradizionale abramica, e aggiungendo anche che il passaggio al ramo islamico di quest’ultima non riguardava se non «casi eccezionali» (cfr. la documentazione citata da Giorgio Manara a pp. 66-71 del n. 31 di questa rivista, nell’articolo Difficoltà e possibilità per le donne occidentali aspiranti all’iniziazione). Secondo le sue parole, d’altra parte, «non è che i Massoni debbano rifiutare qualunque rito religioso», e, nonostante le ragioni che si oppongono ad una partecipazione dei Massoni ai riti cattolici, e «per altri riti ugualmente religiosi, quali i riti islamici, non esiste assolutamente nessuna difficoltà di questo genere» (lettera del maggio 1935, dove è affermata inoltre la piena compatibilità dell’iniziazione massonica non solo con la religione islamica, ma anche con il Sufismo: «non c’è» scriveva allora Guénon «la benché minima incompatibilità tra questi due ricollegamcnti iniziatici e, per una stessa persona, essi non sono affatto esclusivi l’uno dell’altro»). Accenneremo infine a una citazione significativa fatta dallo stesso Guénon a proposito di un «gran segreto di riconciliazione» tra Ebraismo, Cristianesimo e Islâm, facente parte dell’eredità spirituale dei Templari trasmessa ai Liberi Muratori attraverso legami «certamente più che “ideali”» (cfr. la recensione del libro di Andre Lebey, La Vérité sur la Franc-Maçonnerie par des documents, riportata nel primo volume di Études sur la Franc-Maçonnerie et le Compagnonnage, pp. 107 e 108 della 1a edizione).

5 Cfr. Iniziazione e realizzazione spirituale, cap. XX, p. 174 (pp. 139-140 dell’edizione francese).

6 Ibidem.

7 Questa “assimilazione” potrebbe intendersi, a seconda dei punti di vista, nei due sensi reciproci: come assimilazione da parte dell’iniziato e come assimilazione dell’iniziato (o piuttosto della sua individualità) da parte dell’influenza spirituale, che del resto è egli stesso a dover attivare in sé; ma vorremmo aggiungere che ambedue questi punti di vista dualistici sono in fondo parziali e inadeguati ad esprimere il vero “segreto” iniziatico.

8 A dire il vero, tale scoraggiamento è dovuto talvolta anche al fatto di non trovare qualcosa che somigli a un “direttore spirituale” del tipo a cui accenniamo in seguito, il che farebbe pensare che le persone di cui si tratta si siano rivolte a una via iniziatica quasi per un equivoco sulle proprie aspirazioni.

9 In un certo senso, una funzione più simile a quella di un Guru poteva essere svolta dal Maestro del mestiere nei riguardi del suo Apprendista nell’antica Massoneria operativa, ma pur sempre con una portata fondamentalmente diversa da quella di un Guru o di un Maestro spirituale in un’iniziazione ai Grandi Misteri.

10 Cfr. R. Guénon, Iniziazione e realizzazione spirituale, capitolo XXIII, p. 195 (p. 156 del testo francese), dove si parla appunto del «lavoro di iniziati già pervenuti ad un grado avanzato di sviluppo spirituale, contrariamente» (e qui è ovvio il riferimento alla Massoneria) «a quanto ha luogo in quelle organizzazioni in cui il lavoro collettivo rappresenta la modalità abituale e normale fin dall’inizio»; «ma» aggiunge René Guénon «questa differenza non modifica minimamente il principio della “presenza” spirituale», restando inteso che questa, quantunque sempre ben reale, può allora non essere coscientemente realizzata.

11 Ci riferiamo a quelle Logge antiche delle quali è detto che «stanno lavorando da tempo immemorabile» («working from time immemorial»), e che hanno continuato ad ignorare l’avvenimento della fondazione della Gran Loggia d’Inghilterra (cfr. le lettere di René Guénon del 28 settembre 1933 e del 1o marzo 1934, citate nell’appendice di questo articolo).

12 Cfr. Études sur la Franc-Maçonnerie et le Compagnonnage, vol. I, p. 133 della 1a edizione. Rimandiamo inoltre il lettore alle citazioni di tale libro riportate nel nostro articolo Un nuovo libro sulla Massoneria e il Compagnonaggio (nei numeri 14 e 15 di questa rivista); tali messe a punto ci sembrano importanti per collocare nella loro giusta luce e secondo il loro reale valore le questioni relative alle dispute e ai riconoscimenti tra le diverse “Obbedienze” massoniche, questioni che hanno suscitato nei mesi scorsi una particolare attenzione ed emozione a motivo del riconoscimento del Grande Oriente d’Italia da parte della Grande Loggia d’Inghilterra. Va da sé, per noi, la “regolarità” iniziatica non è certo subordinata a un riconoscimento del genere, essendo una realtà di natura essenzialmente rituale e non “amministrativa”.

13 Degli “alti gradi” massonici già abbiamo avuto occasione di parlare nel secondo di questa serie di articoli (cfr. nel n. 28, pp. 98 e segg.), e non ritorneremo qui sull’argomento.

14 Cfr. Il regno della quantità e i segni dei tempi, Introduzione, p. 14 della traduzione italiana.

15 Di come la questione dei “Superiori Sconosciuti” venne in luce particolarmente nella seconda metà del ‘700, e delle deviazioni e contraffazioni che apparvero a quell’epoca, già abbiamo parlato nel secondo di questa serie di articoli (Tentativi deviati, nel n. 28). Beninteso, però, tali deviazioni e contraffazioni (come ad esempio anche la cosiddetta “Gran Loggia Bianca” dei Teosofisti) non tolgono nulla della validità intrinseca di ciò che è stato designato con l’espressione di “Superiori Sconosciuti”, la cui esistenza quali uomini «viventi sulla terra nel senso vero e completo della parola» (secondo le parole di René Guénon) è anzi indispensabile per il mantenimento delle influenze spirituali e, in definitiva, dello stesso mondo umano.

16 Cfr. Il Re del mondo. Del resto, i riferimenti di René Guénon al «Centro spirituale supremo» nel nostro mondo sono abbastanza frequenti e necessari per inquadrare le questioni di ordine iniziatico in generale; ricordiamo in particolare l’articolo Les gardiens de la Terre sainte (cap. XI di Symboles fondamentaux de la Science sacrée) e i capitoli sui centri iniziatici, sulla nozione dell’élite e sulla gerarchia iniziatica (capp. X, XLIII e XLIV) in Aperçus sur l’Initiation (Considerazioni sulla via iniziatica).

17 Vorremmo insistere sul carattere “effettivo” di questo superamento; si tratta di esseri che, pur mantenendo un aspetto individuale nelle apparenze, hanno realizzato ciò a cui alludono, ad esempio, certe descrizioni taoiste, come quelle riportate anche da René Guénon nel VII capitolo (La risoluzione delle opposizioni) del Simbolismo della Croce; cfr. anche l’avvicinamento tra un testo taoista e un testo islamico a pp. 151-153 del n. 35 di questa rivista.

18 Aperçus sur l’Initiation (Considerazioni sulla via iniziatica), al termine del cap. XXXVIII su Rosa-Croce e Rosacrociani.

19 Su questo importante argomento, rimandiamo ai capitoli XXXIX, XL e XLI degli Aperçus sur l’Initiation: Grandi e piccoli misteri, Iniziazione sacerdotale e iniziazione regale (la cui traduzione è in corso di pubblicazione su questa stessa rivista) e Qualche considerazione sull’ermetismo.

20 Lettera del maggio 1935, di cui riportiamo in appendice un più ampio estratto dell’originale (argomento ripreso in una lettera del 4 giugno 1938: cfr. l’appendice del presente articolo).

21 Abbiamo tratto questa espressione da una recensione del dicembre 1949, riportata in Études sur la Franc-Maçonnerie et le Compagnonnage (vol. II, p. 174 della prima edizione), di cui citiamo qui più ampiamente il brano seguente: «… il ne faudrait pas oublier que la Maçonnerie est une forme initiatique proprement occidentale, et que par conséquent on ne peut pas y “greffer” un élément oriental; même si l’on peut envisager légitimement une certaine aide de l’Orient pour revivifier les tendances spirituelles endormies … mais c’est là un sujet sur lequel il y aurait beaucoup à dire et que nous ne pouvons pas entreprendre de traiter présentement». A questo proposito citeremo ancora la lettera del 10 novembre 1946, dove Guénon scriveva: «Se si vuole realmente intraprendere la “rivivificazione” della Massoneria, non si può che cercare di restaurare ciò che essa fu in quanto Massoneria operativa; tutto il resto non sarebbe altro che fantasia, ed anzi, alterando il suo carattere, rischierebbe di farle perdere il valore iniziatico che ha conservato nonostante tutto».

22 Cfr. Le Symbolisme, luglio 1946; riportiamo queste affermazioni per lo spirito a cui sono improntate senza soffermarci sulla forma un po’ discutibile di qualche espressione.

* Storia della Massoneria, di Alberto Cesare Ambesi, De Vecchi, Editore, 1971 (264 pagine).

1 Cfr. pag. 75. Proprio nella stessa pagina. l’Ambesi parla di René Guénon come di un «Maestro dell’intellettualità», e certo in casi come questo non sarà facile per i lettori rendersi conto che le affermazioni dell’autore non sono affatto solidali, come qui può sembrare, con l’esposizione fatta da Guénon delle dottrine tradizionali.

2 Cfr. p. 34.

3 Cfr. p. 37.

4 Cfr. p. 42.

5 Cfr. p. 53.

6 Cfr. p. 112: si vedrà in seguito che cosa dice l’autore del pericolo di restare imprigionati nella sfera psichica, in piena contraddizione con qualsiasi valutazione positiva del «pampsichismo».

7 Cfr. p. 123.

8 Cfr. René Guénon, Aperçus sur l’Initiation (Considerazioni sulla via iniziatica), cap. XXXVIII.

9 Cfr. René Guénon. Il Re del Mondo, cap. VIII.

10 Cfr., nel libro di Ambesi, a p. 165. È curioso notare che, in questo caso, a p. 163, lo stesso Ambesi avverte: «noi dissentiamo in parte dalle più ortodosse posizioni guénoniane»; e per l’appunto, letteralmente, che cos’è il dissenso dall’ortodossia se non l’eterodossia?

11 Cfr. p. 36.

12 Cfr. p. 223.

13 Cfr. pp. 218-220.

14 Cfr. p. 183.

15 Vedi la sovrabbondante documentazione in René Guénon, Le Théosophisme, Histoire d’une pseudo-religion, 3a edizione, 1965 (opera del resto ricordata poi dallo stesso Ambesi).

16 Cfr. p. 184 del libro dell’Ambesi.

17 Cfr. pp. 185-189.

18 Come non definire grottesca un’argomentazione che vorrebbe provare la validità del segreto iniziatico massonico con la considerazione che «la maggior parte delle cerimonie è riservata ai fedeli» anche in una pseudotradizione come il Bahaismo? Quest’ultimo, che è un prodotto di suggestioni dotate di una notevole potenza d’illusione, non merita comunque il nome piuttosto contraddittorio di «religione moderna» né l’attribuzione di «spiritualità», contrariamente a quanto pensa il nostro autore.

19 Cfr. p. 257.

20 Cfr. p. 236.

21 Cfr. pp. 252-253.

22 Cfr. pp. 258-259.

23 Cfr. pp. 237-239. A proposito di Evola, osserviamo di sfuggita che chi conosca quale fu il suo comportamento nei riguardi di Arturo Reghini troverà quanto meno eufemistico che si parli di «buoni rapporti» tra i due.

24 Cfr. pp. 257-258.

25 In particolare, il nome arabo di René Guénon è Abdel-Wahed Yahyâ (Giovanni), e non Yahiz; il suo viaggio al Cairo non aveva certo per oggetto, come potrebbe sembrare dal testo, ricerche sugli antichi egizi od altre forme tradizionali del passato («antiche iniziazioni»); né ha senso dire che egli divenne «membro di una Tasawwuf», termine che designa in arabo l’iniziazione in generale. Soprattutto, non è ammissibile che si parli di Guénon come di un «convertito» all’Islàm, dopo i nettissimi chiarimenti dati da lui a questo riguardo nell’articolo A proposito di conversioni (capitolo XII di Iniziazione e Realizzazione spirituale), al quale rimandiamo i nostri lettori.

26 Cfr. p. 246.

27 Cfr. pp. 126-128.

28 Cfr. pp. 244-246. A proposito di psicanalisi, consiglieremmo l’autore di rileggere quanto scrisse René Guénon in Il regno della quantità e i segni dei tempi e nell’articolo La Tradizione e l’inconscio, pubblicato nel N. 26-27 di questa rivista, ed anche di leggere lo studio di Andre Préau, La Fleur d’Or et le Taoïsme sans Tao, in Le Voile d’Isis (1931). Si dovrebbe capire che le teorie di Jung sono assai più insidiose di quelle di Freud; e ad esempio, se ci si vuoi riferire a Psicologia e Alchimia (citato da Ambesi), come non trovare mostruosa la continua confusione tra il dominio dell’intellettualità tradizionale da cui derivano i simboli alchemici, e un inconscio collettivo in cui quei simboli si ritrovano riflessi in un modo disordinato, mostrante spesso il sinistro marchio del grottesco? Che cosa pensare della conclusione di Jung secondo cui «il processo alchimistico era in sé un’indagine chimica nella quale, per via della proiezione (psicologica), si mescolava materiale psichico inconscio», mentre con l’epoca moderna «Faust trasporta la coniunctio dalla proiezione … nella coscienza»? Si tratterebbe di un «passo decisivo» che «significa nientemeno che la risoluzione dell’enigma alchimistico, e quindi la liberazione di una parte della personalità che era rimasta inconscia», ma lo stesso Jung deve riconoscere poi il carattere squilibrante o addirittura catastrofico di questa pretesa risoluzione. No, la risoluzione dell’«enigma alchimistico» è ben altra cosa, e sta nella sua fonte tradizionale fatta precisamente di Conoscenza, e non di «inconscio»; ma, se l’alchimia quale via iniziatica non è più accessibile, è ad altre vie e insegnamenti tradizionali viventi che occorrerà rivolgersi. Con questo non neghiamo affatto che anche il contatto con un’opera come quella di Jung possa essere l’occasione per rompere determinate chiusure mentali e per prendere poi coscienza di esigenze di un ordine superiore; ma appunto per essere «incanalati» verso la loro realizzazione (per riprendere un’espressione del nostro autore) bisogna sapersi svincolare dall’occasione psicanalitica, analogamente a quanto varrebbe per altri accidentali punti di partenza profani che possono aver segnato le tappe della “preistoria” di un aspirante all’iniziazione.

29 Cfr. p. 249.

30 Cfr. pp. 147, 156, 230, dove Il Mattino dei Maghi (a proposito del nazismo) viene definito «sempre illuminante». Notiamo di sfuggita, benché ciò abbia un’importanza molto secondaria, che non è vero che i bracci della svastica (o piuttosto dello svastica) siano stati invertiti nello stemma nazista rispetto al simbolo tradizionale, che esiste con ambedue le direzioni dei bracci stessi.

31 A questo proposito, l’Ambesi fa riferimento all’ammissione piuttosto recente del Pauwels in un’Obbedienza massonica francese (p. 156), che del resto, a quanto ci risulta, seguì all’insuccesso del suo tentativo di entrare in un’altra Obbedienza.

32 Cfr. l’articolo di Giorgio Manara, Sempre più confusione: Planète-Plus e i pretesi discepoli di René Guénon, nel N. 33 di questa rivista.

1 Cfr. Rivista di Studi Tradizionali, n. 37 pp. 148-150: Rivista Massonica e autolesionismo.

2 Rivista Massonica, marzo-aprile 1973, p. 188.

3 Ad esempio, dopo aver parlato delle «Regine del Vizio», le «Donne Scarlatte» di Crowley, il nostro autore escogita questo folle avvicinamento: «Crowley non è il solo a ritenere inutile e dannoso l’ingravidamento della donna. A questo

 

proposito (!) basta citare la definizione che dà il Corano della divinità: “Egli non ha generato …» (nel seguito leggiamo anche che «molti discepoli e Donne Scarlatte impazzirono o si suicidarono», ma beninteso ciò sarebbe solo dovuto al fatto che non avevano realizzato perfettamente la «tecnica dell’eccesso» e la «morte nell’orgasmo»!).

4 Sappiamo che questa affermazione è condivisa caldamente anche da tutti i seguaci delle contraffazioni dell’esoterismo ed è utilizzata anche per il loro gioco. Ciò non toglie che si debba parlare dell’esoterismo, riferendosi ad esso nel suo vero senso. Parlare di Massoneria ed ignorarne l’aspetto esoterico non può che darne un’idea falsata, anche se certe presentazioni e notizie di una quasi disarmante superficialità più o meno legata a una certa mentalità anglosassone possono non avere la gravità delle multiformi invenzioni pseudoesoteriche «di vario segno» …

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