L'iniziazione massonica nel mondo moderno e altri scritti - Giovanni Ponte
RST 14
UN NUOVO LIBRO SULLA MASSONERIA E IL
COMPAGNONAGGIO
Giovanni Ponte
Le Éditions Traditionnelles (Paris,
1964) hanno pubblicato una nuova opera postuma di René Guénon dal titolo Études
sur la Franc-Maçonnerie et le Compagnonnage, ripartita in due volumi di
oltre 300 pagine ciascuno.
Si tratta di una copiosa raccolta degli
scritti dell’Autore riguardanti più o meno direttamente la Massoneria e il
Compagnonaggio, e non inclusi già in altri volumi. Come è noto, un’esposizione
di carattere generale e basilare sull’iniziazione con riferimenti frequenti
alle iniziazioni artigianali qui considerate, si può trovare nelle precedenti
opere di Guénon Aperçus sur l’Initiation (Considerazioni sulla via
iniziatica) e Initiation et Réalisation spirituelle, mentre diverse
considerazioni sul simbolismo muratorio sono incluse nella Grande Triade
e nel volume Symboles fondamentaux de la Science sacrée, di cui si parlò
nel N. 6 di questa rivista. Questa nuova raccolta ha un carattere più
eterogeneo e più vario, e comprende, oltre ad una quindicina di articoli
pubblicati con la firma di René Guénon tra il 1925 e il 1948, anche un gran
numero di recensioni che rappresentano una abbondante miniera di osservazioni e
notizie interessanti, ed una serie di articoli apparsi tra il 1910 e il 1913
sotto diversi pseudonimi od anonimi, ma fondatamente attribuiti allo stesso
Autore.
La pubblicazione di questi due volumi ha già
dato luogo in Francia ad un risveglio di interesse intorno ad una parte
dell’opera di Guénon che da tempo non era più a disposizione dei lettori, ed
anche a prese di posizione su cui non sarà forse inutile spendere subito
qualche parola.
A qualcuno 1
non è piaciuto ritrovare, insieme agli articoli e recensioni di Voile d’Isis
– Études Traditionnelles, anche gli articoli più antichi pubblicati su La
Gnose (e gli studi storici ospitati da La France Anti-maçonnique).
Si è voluta far valere un’interpretazione alquanto forzata di una frase di
Guénon per pretendere che egli avesse “sconfessato” (!) i propri scritti
giovanili mentre le affermazioni dell’Autore in senso contrario, riportate in
questa stessa opera, sono quanto mai recise 2.
Del resto, chiunque può constatare che La Gnose contiene già
l’essenziale di opere fondamentali di Guénon quali L’Homme et son devenir
e Le Symbolisme de la Croix, così come ad esempio il magistrale articolo
ora riprodotto À propos du Grand Architecte de l’Univers. Certo, altrove
e in opere successive Guénon avrebbe rivestito il pensiero che doveva esporre
con una forma per certi aspetti differente, e la stessa terminologia non poteva
che chiarirsi meglio in seguito: ma proprio questo accostamento di modi diversi
di presentare in tempi diversi un punto di vista in fondo sempre identico,
perché ricollegato a ciò che è per sua natura immutabile, può giovare quale
stimolo intellettuale a comprendere quello che è veramente essenziale,
indipendentemente da schemi sistematici e da determinati quadri formali. O
forse chi ha avanzato obiezioni al riguardo, più che dei lettori che possono
trarre profitto dall’opera di Guénon, si preoccupa delle reazioni di certi
ambienti troppo interessati alla confusione tra il dominio iniziatico e quello
religioso per rimanere indifferenti? 3
Si è anche voluto rimproverare il compilatore
dei due volumi per non aver fatto precedere il testo da un’ampia introduzione
esplicativa 4. Da parte nostra,
pensiamo che troppo spesso le presentazioni sono un’occasione per forzare il
pensiero degli autori, secondo la misura della comprensione dei presentatori o
secondo le direttive dovute ai loro pregiudizi; come del resto un lettore attento
potrebbe constatare anche in altre opere postume dello stesso René Guénon.
Meglio dunque lasciare ai lettori che lo vorranno il compito di formarsi
direttamente una loro visione d’insieme e un loro giudizio su questa come sulle
altre sue opere, ed anzi la presente nota ha soprattutto lo scopo ai far
intravedere i motivi di interesse di una lettura diretta e di una riflessione
spregiudicata su di essa.
***
Gli argomenti toccati in questa nuova raccolta
sono numerosissimi, e tra di essi si possono discernere alcuni temi ricorrenti,
brevemente trattati od anche semplicemente accennati con riferimenti allusivi,
spesso preziosi per chiarire tante questioni od errate concezioni comunemente
diffuse.
Per quel che riguarda la situazione storica
della Massoneria, troviamo la riconferma costante della validità del suo
patrimonio spirituale ed iniziatico, ma anche del decadimento e delle
deviazioni avvenute in seno ad essa negli ultimi secoli. Già in un articolo del
1910 5 (René Guénon aveva allora 23 anni)
incontriamo l’affermazione che l’essenza della Massoneria è «la Conoscenza
tradizionale che costituisce il fondo comune di tutte le iniziazioni, le cui
dottrine e i cui simboli si sono trasmessi dall’antichità più remota fino ai
nostri giorni …» Successivamente, in un articolo del 1926 6,
approfittando di uno studio sui segni usati dalle corporazioni artigianali, e
presentando l’argomento nei modi resi comprensibilmente opportuni dalle
circostanze (la pubblicazione avveniva su una rivista cattolica, organo della
«Società di Irraggiamento intellettuale del Sacro Cuore»), l’Autore offriva
sorprendentemente in poche pagine una spiegazione della situazione e della
natura della Massoneria. Rispondendo a chi pretendeva che quest’ultima si era
“impadronita” senza averne il diritto di tanti simboli tradizionali, egli
scriveva: «La Massoneria usa simboli di carattere assai vario, almeno in
apparenza, dei quali però non si è impadronita, come qualcuno sembra credere,
per distoglierli dal loro vero significato; essa li ha ricevuti, come le altre
corporazioni (perché fu dapprima una di esse), in un’epoca in cui era ben
diversa da quella che è diventata oggi, e li ha conservati, ma, già da molto
tempo, non li comprende più». «Troppo spesso si ha il torto di pensare
esclusivamente alla Massoneria moderna, senza riflettere che questa è
semplicemente il prodotto di una deviazione. I primi responsabili di questa
deviazione, a quanto pare, sono i pastori protestanti Anderson e Desaguliers,
che redassero le costituzioni della Gran Loggia d’Inghilterra, pubblicate nel
1723, e fecero sparire tutti gli antichi documenti su cui poterono metter le
mani, affinché non ci si accorgesse delle innovazioni che introducevano …
approfittando dei quindici anni trascorsi tra la morte di Christopher Wren,
ultimo Gran Maestro della Massoneria antica (1702), e la fondazione
della nuova Gran Loggia d’Inghilterra (1717). Tuttavia, essi lasciarono
sussistere il simbolismo, senza sospettare che quest’ultimo, per chiunque lo
comprendeva, testimoniava contro di loro altrettanto quanto i testi scritti,
che del resto non erano riusciti a distruggere interamente». «Vi fu in seguito
un’altra deviazione nei paesi latini, in un senso antireligioso, ma è sulla
“protestantizzazìone” della Massoneria anglosassone che conviene anzitutto
insistere». Il mutamento di cui si tratta corrisponde in particolare al
passaggio dalla Massoneria “operativa” a quella soltanto più “speculativa” 7, accompagnato dall’intervento di
tendenze rivestite di religiosità che pretendevano di sostituirsi al fondamento
spirituale iniziatico. Nello stesso articolo, poi, René Guénon, riferendosi
alla Massoneria operativa, ricorda che il suo simbolismo dimostra la sua
partecipazione a «quell’esoterismo cattolico che fu tanto diffuso nel medio
evo, e le cui tracce si ritrovano dappertutto sui monumenti ed anche nella
letteratura di quell’epoca. Contrariamente a ciò che pretendono numerosi
storici, il legame tra ermetismo e Massoneria risale a un tempo molto anteriore
all’affiliazione di Elias Ashmole a quest’ultima (1646); pensiamo anzi che nel
XVII secolo si cercò soltanto di ricostituire una tradizione di cui una gran
parte era già stata persa». «Notiamo pure che esistette, verso il XIV secolo,
se non prima, una Massenia del Santo Graal, per mezzo della quale le
confraternite dei costruttori erano ricollegate ai loro ispiratori ermetisti».
«Le corporazioni medioevali … usavano del resto espressioni nettamente
ermetiche come Grande Opera, con applicazioni diverse ma sempre analogicamente
corrispondenti tra loro». «D’altronde, se si volesse andare veramente alle
origini … bisognerebbe senza dubbio risalire al di là del medio evo, ed anzi al
di là del Cristianesimo». L’Autore ricordava a questo proposito il simbolismo
di Giano, in onore del quale si celebravano, nella tradizione romana, le due
feste solstiziali. «In seguito, questo costume delle feste solstiziali si è
sempre mantenuto nelle corporazioni di costruttori; ma, con il Cristianesimo,
queste feste sono state identificate ai due San Giovanni d’inverno e d’estate … e
ciò è ancora un esempio di adattamento dei simboli precristiani …».
«Giano era il dio dell’iniziazione ai misteri, ed era nello stesso tempo il dio
delle corporazioni artigianali; e … doveva esserci necessariamente una relazione tra
queste due funzioni riferite a una stessa entità simbolica; in altri termini,
bisognava che le corporazioni in questione fossero già allora, così come furono
più tardi, in possesso di una tradizione di carattere veramente “iniziatico”.
Pensiamo, del resto, che questo non sia un caso speciale e isolato, e che si
potrebbero fare presso tanti altri popoli delle constatazioni dello stesso
genere; anzi, forse ciò condurrebbe, sulla vera origine delle arti e dei
mestieri, a concezioni del tutto insospettate dai moderni, per i quali tali
tradizioni sono diventate lettera morta».
Negli scritti successivi, quando se ne
presenta l’occasione, l’Autore non manca di opporsi a «coloro che negano contro
ogni evidenza l’esistenza di una filiazione diretta» della Massoneria
speculativa dalla Massoneria operativa, ricollegata a sua volta ad autentiche
origini classico-pitagoriche e “salomoniche”. Anzi, «se si vuole andare al di
là di Salomone, si può risalire ancor più lontano, fino allo stesso Abramo; si
trova infatti un’indicazione nettissima a questo riguardo nel fatto che il Nome
divino invocato più particolarmente da Abramo è sempre stato conservato dalla
Massoneria operativa; e questa connessione di Abramo con la Massoneria è del
resto facilmente comprensibile per chiunque ha qualche conoscenza della
tradizione islamica, poiché essa è in rapporto diretto con l’edificazione della
Kaabah» 8.
Venendo a tempi meno lontani, troviamo i
riferimenti all’introduzione della Massoneria operativa in Francia al tempo di
Carlo Martello da parte di architetti bizantini 9,
o da parte del misterioso Naymus Grecus 10.
Troviamo insieme un riferimento al Peter
Gower della Massoneria operativa inglese, curiosa trascrizione fonetica del
nome di Pitagora, ed altrove leggiamo: «Che l’organizzazione massonica sia
stata introdotta in Inghilterra nel 926 11
od anche nel 627, come essi affermano (si tratta dei documenti della Massoneria
operativa inglese), ciò avvenne già non come se si fosse trattato di una
“novità”, ma bensì della continuazione di organizzazioni preesistenti in Italia
e senza dubbio anche altrove» 12. Sulla
filiazione della Massoneria operativa, troviamo anche un interessante accenno a
«un segreto operativo oggi dimenticato: si tratta della corrispondenza
“psichica” dei segni e dei toccamenti, cioè, in fondo, della loro
corrispondenza con la “localizzazione” dei centri sottili dell’essere umano»: e
l’Autore si dice d’accordo nel riconoscere in questo «l’indicazione di un
legame diretto con le grandi iniziazioni dell’antichità» 13. D’altra parte, altre osservazioni
notevoli riguardano i legami con i Templari, come questo passo tratto dalla
recensione di un libro di A. Lebey del 1936, che riteniamo opportuno citare per
esteso: «… L’ultimo capitolo richiama all’attenzione dei
Massoni, oggi troppo dimentichi di queste cose, i legami, certamente più che
“ideali” … che li ricollegano ai Templari … Non sembra dubbio che, come dice l’Autore, i
Templari abbiano posseduto un “gran segreto di riconciliazione” tra Ebraismo,
Cristianesimo e Islamismo, benché possa esserci stato anche qualcos’altro di
cui questo non era che la conseguenza; … forse che essi non bevevano lo stesso “vino” dei
Kabbalisti e dei Sufi, e Boccaccio, loro erede quale “Fedele d’Amore”, non fa
forse affermare a Melchisedec che la verità delle tre religioni è indiscutibile …
perché esse non sono che una nella loro essenza profonda?» 14.
RST 15
UN NUOVO LIBRO SULLA MASSONERIA E IL
COMPAGNONAGGIO
Giovanni Ponte *
Nell’opera in esame 1, troviamo pure dei riferimenti notevoli
a personaggi storici anteriori al XVIII secolo ricollegati a correnti
iniziatiche, quali Dante, Rabelais 2
e Shakespeare 3. Degne di nota, poi, le osservazioni
sulla sopravvivenza della “Massoneria operativa”, e cioè basata sullo
svolgimento rituale di un mestiere capace di rendere l’iniziazione massonica
effettiva e non soltanto virtuale. Il permanere di una Massoneria operativa non
fu affatto impedito dalle proibizioni degli antichi editti reali in Inghilterra
4 ed anche nel Settecento continuarono a
sussistere le logge operative scozzesi e quelle ricollegate all’antica Loggia
di York 5. L’Autore accenna pure
alla possibile sopravvivenza della Massoneria operativa in Francia fin verso la
fine del XVII o all’inizio del XVIII secolo 6.
Più particolarmente interessanti, per chiarire
la situazione della Massoneria moderna, sono i vari riferimenti alla sua
costituzione a partire dal 1717 in Inghilterra, quale istituzione soltanto
“speculativa” e non più “operativa”. È noto che già da vari secoli membri non
“operativi”, che cioè non esercitavano il mestiere muratorio, facevano parte
regolarmente delle logge per ragioni funzionali: si trattava, in particolare,
del Capellano e del Medico. Un mutamento dovette consistere poi nell’ammissione
di un numero sempre maggiore di “Massoni accettati”, anch’essi non “operativi”,
che verosimilmente confluirono nella Massoneria sia per l’estinguersi di
iniziazioni diverse da quella muratoria, nelle quali avrebbero potuto più
normalmente integrarsi, sia per circostanze esteriori, sociali e politiche,
prive di una vera giustificazione iniziatica. Ma ben più profonda fu
l’innovazione attuata nel ‘700 sotto la guida di Anderson, Desaguliers e Payne,
da quattro Logge londinesi di recente formazione che si riunirono per
costituire la nuova Gran Loggia d’Inghilterra, la quale incontrò poi ancora per
parecchi decenni l’opposizione delle Logge operative rimaste.
Il difetto di conoscenze da parte dei
promotori di tale Gran Loggia appare evidente da certi indizi, come l’assenza
del grado di Maestro, che essi ignoravano e che fu poi reintrodotto tra il 1723
e il 1738 7, e le prove di
grossolana ignoranza delle vere origini della Massoneria da parte di diversi
storici che furono membri eminenti della nuova Massoneria speculativa al tempo
della sua costituzione 8. In
realtà, un esame approfondito dei fatti ha condotto a togliere valore alle
famose “Costituzioni” di Anderson del 1723 9,
che alterarono gli antichi “Old Charges” della Massoneria operativa.
D’altra parte, avverte in varie occasioni René Guénon, non si trattò soltanto
del «prodotto della fantasia di un individuo senza mandato» 10: l’innovazione a cui si dava vita
comportava anche una frode su vasta scala, con la distruzione dei documenti che
avrebbero offerto la prova delle alterazioni volute 11, e persino, a quanto pare, con
l’incendio doloso degli archivi della Loggia di San Paolo 12. A questi fatti si possono ricollegare
senza dubbio anche altre circostanze poco chiare, come l’assenza di verbali dal
1717 al 1723, o la mancanza di una storia dei primi anni della Gran Loggia
d’Inghilterra fino a quella redatta da Anderson nel 1738, la quale differisce
in molti punti da quanto se ne sa da altre fonti 13.
Si comprende pertanto che un autore come E.A.
Waite abbia definito l’Anderson come «soprattutto capace di guastare tutto ciò
che toccava» 14, e che certe Logge
operative fossero giunte addirittura ad escludere l’ammissione di qualsiasi
membro che portasse il nome di Anderson 15.
E «quando si pensa che si tratta dell’uomo di cui tanti Massoni attuali si
compiacciono di invocare costantemente l’autorità, considerandolo quasi come il
vero fondatore della Massoneria, o per lo meno prendendo per autentici landmarks
tutti gli articoli delle sue costituzioni, non si può fare a meno di trovare
che tutto ciò non è privo di una certa ironia» 16!
Resterebbero da chiarire le ragioni,
certamente non di poco conto 17, che
indussero a svolgere l’opera di cui Anderson fu uno dei primi e più efficaci
strumenti. Vi furono senza dubbio ragioni politiche, in appoggio alla corrente
“orangista” favorevole alla Casa regnante d’Inghilterra 18, come vi fu un processo di
«protestantizzazione cosciente» 19, accompagnato
da una tendenza a porre in risalto un punto di vista moraleggiante 20, quasi a sancire lo sminuirsi
dell’autentica prospettiva iniziatica che, sola, potrebbe giustificare
veramente il patrimonio simbolico e rituale rimasto. In ogni caso, a parte le
considerazioni di dettaglio che presentano in fondo un interesse abbastanza
limitato, quel che importa tenere ben presente è che nel costituirsi della
moderna Massoneria speculativa non si verificò un adattamento normale di
un’antica forma di iniziazione, ma bensì una massiccia interferenza di correnti
antitradizionali, che provocarono delle indubbie deviazioni, senza peraltro
impedire il mantenersi della trasmissione iniziatica, sempre suscettibile di
permettere delle rettificazioni in senso tradizionale. In questo senso, René
Guénon, rispondendo a dei poco avveduti tradizionalisti antimassoni, ebbe
ragione di insistere sul fatto che la Massoneria non è affatto uno degli
«agenti della cospirazione», ma piuttosto una delle sue prime vittime, ed anche
un falso bersaglio assai comodo per sviare le ricerche di chi avrebbe voluto
smascherare delle correnti che stanno all’origine del disordine del mondo
moderno 21.
Del resto, alcune rettifiche furono ben presto
attuate, in seno alla nuova Massoneria speculativa, per influenza della
Massoneria “antica”, fino alla riunione tra “Antichi” e “Moderni” che tra
l’altro portò, nel 1815, alla modifica della dichiarazione iniziale delle
“Costituzioni” 22.
Per quel che riguarda la Massoneria moderna
introdotta nel XVIII secolo sul continente dall’Inghilterra, può essere
interessante osservare uno degli aspetti della sua successiva divergenza
rispetto alla Massoneria anglo-sassone: «La Massoneria anglo-sassone e la
Massoneria francese … partendo l’una e l’altra dalle concezioni espresse nelle Costituzioni
di Anderson, se ne sono allontanate in certo modo in senso inverso nel corso
del loro sviluppo; così, mentre la Massoneria francese accentuava sempre più la
tendenza alla “modernizzazione” 23, la
Massoneria inglese, grazie all’azione degli “Antichi”, si è al contrario
avvicinata alla vera tradizione a cui Anderson aveva causato gravi menomazioni»
24. Ciò non toglie, beninteso, il
“difetto d’origine” di tutto il regime delle “Grandi Logge”, cioè della stessa
Massoneria speculativa, il cui riconoscimento dovrebbe logicamente condurre a
considerare l’esigenza di una restaurazione della tradizione operativa: «ma
dove sono attualmente coloro che sarebbero capaci di compiere una simile
restaurazione?» 25.
***
Lasciando per ora la considerazione della
portata e del senso di questo tema fondamentale, ricorderemo brevemente alcune
delle numerose questioni storiche più specifiche toccate da René Guénon nelle
sue recensioni e nei suoi articoli.
Alcune notizie non mancheranno di sorprendere
molti lettori: ad esempio, l’origine nient’affatto tradizionale del trinomio «Libertà-Uguaglianza-Fratellanza»
si trova in un’opera antimassonica del 1747, Les Francs-Maçons écrasés,
ed esso fu adottato soltanto in seguito dalla Massoneria francese 26; mentre la credenza della parte avuta
dai Massoni nel preparare la rivoluzione francese, diffusa dapprima a scopo
polemico dai detrattori della Massoneria, è in massima parte una leggenda
fabbricata a posteriori da chi ne aveva interesse 27.
Degni di nota sono gli studi abbastanza ampi
consacrati a Martines de Pasqually 28,
ed i riferimenti a Louis-Claude de Saint-Martin, il quale, dopo esserne stato
discepolo, assunse poi una posizione misticheggiante incompatibile con la
presunta costituzione di un qualsiasi “Ordine” iniziatico: il che implica anche
che il “Martinismo” moderno «ha ben poco a che vedere con Saint-Martin, e non
c’entra assolutamente nulla con Martines e gli Elus Coens» 29.
Altre considerazioni notevoli riguardano il
movimento di Willermoz e della “Stretta Osservanza”, che diede origine al
“Regime Scozzese Rettificato”: a proposito di simili correnti si deve
constatare che i tentativi fatti per vivificare l’iniziazione massonica
naufragarono particolarmente a causa della grossolana confusione tra
l’orientamento iniziatico e l’attrazione per “fenomeni” extra-normali, fatti
apposta per sviare in un campo estremamente ingannevole. Tra la seconda metà
del Settecento e l’inizio dell’Ottocento si diffonde l’interesse per il
magnetismo e per le “Comunicazioni” trasmesse in stato sonnambolico, che solo
più tardi saranno dette “medianiche”, “metapsichiche” o “parapsicologiche”:
troviamo ad esempio allora un misterioso “Agente Sconosciuto” le cui confuse
elucubrazioni erano prese per delle comunicazioni iniziatiche 30. E purtroppo le deplorevoli
conseguenze di simili direttive non servirono affatto a preservare da errori
analoghi, ché anzi tutto ciò rappresentava soltanto una tappa nella
proliferazione di fantasmagorie pseudo-esoteriche su scala crescente che è una
delle caratteristiche del nostro tempo.
***
Appunto alla lotta tenace contro le
espressioni contemporanee dello pseudo-esoterismo sono dedicate molte
recensioni. Questa combattiva opera di chiarificazione è importante non solo
per sbarazzare il campo da tante illusioni ed inganni, ma anche per mettere in
luce la differenza abissale che separa lo pseudo-esoterismo nelle sue varie
forme dall’esoterismo autentico, che è il “Cuore” stesso della tradizione. In
effetti, la confusione tra i due è uno degli strumenti più facilmente
utilizzati da correnti profondamente antitradizionali che, anche per mezzo di
calunnie a vasta risonanza 31, hanno
suscitato ad esempio in alcuni ambienti cattolici degli zelanti detrattori
dell’esoterismo, in massima parte ignari del gioco in cui si sono trovati così
impegnati. A ciò si riferiscono quasi tutte le numerose recensioni degli anni
1929-1938 riguardanti la Revue Internationale des Sociétés Secrètes,
diretta da Monsignor Jouin, nel corso delle quali certi collaboratori di tale
rivista vennero smascherati in modo tale da dover essere allontanati dalla
medesima 32, che giunse così a
modificare sensibilmente il proprio orientamento. E potremmo aggiungere che
questa lotta contro la tanto frequente e ricorrente confusione tra esoterismo e
pseudo-esoterismi conserva tutta la sua attualità, nei riguardi dei propagatori
dei secondi come degli avversari del primo. Non si è forse visto, in un
recentissimo numero di una rivista cattolica italiana, mettere insieme i tre
nomi grottescamente eterogenei di Steiner, Schuon e Guénon niente meno che
sotto l’insegna di «una corrente teosofica» 33?
Non sarebbe molto meglio evitare di parlare di cose che si ignorano, se non per
probità intellettuale almeno per non rischiare un po’ troppo di cadere nel
ridicolo?
In una diversa direzione, altre critiche
frequenti di René Guénon riguardano poi le dimostrazioni di incomprensione
della Massoneria da parte degli stessi Massoni, in uno stile sempre limpido e
reciso 34. In particolare, si trattava di aprire
orizzonti di ben diversa natura di fronte ad interpretazioni molto diffuse che
non escono dal punto di vista psicologico e morale; il quale potrebbe
corrispondere, tutt’al più, all’inizio di un lavoro preparatorio tale da non
condurre ancora neppure alla soglia dei “piccoli Misteri” 35.
Per quel che riguarda altre questioni
massoniche di carattere più specifico, ci limiteremo a citare i seguenti
argomenti toccati in articoli e recensioni varie: il senso dei Landmarks
36, il simbolismo della “Stella
fiammeggiante” 37 e quello della riga di
ventiquattro pollici 38, la
posizione delle colonne nel tempio 39,
il significato dell’uso della Bibbia in loggia 40,
l’uso del nome El-Shaddai nella Massoneria operativa 41, la “parola di Maestro” 42, la “preparazione alla morte” del
Maestro massone 43, la ragion d’essere e
la portata, piuttosto limitata, dei sistemi di alti gradi massonici 44. Citiamo poi due articoli, Parola
perduta e parole sostituite e Muratori e Carpentieri, il primo dei
quali è particolarmente importante, la cui traduzione è già stata pubblicata
nei numeri 8 e 9 di questa rivista.
***
Un articolo 45
è dedicato anche alla questione dell’iniziazione femminile, la quale ha dato
luogo a tante discussioni generalmente prive di qualsiasi solida base. A coloro
i quali considerano che l’Occidente accorda alla donna un posto privilegiato
che non ebbe mai in altre civiltà, René Guénon risponde: «Ciò è forse vero, ma
soprattutto nel senso che, nei tempi moderni, l’ha fatta uscire dal suo ruolo
normale … di modo che questo non è altro che un caso particolare del disordine
della nostra epoca. Invece, da altri punti di vista più legittimi la donna è
molto più svantaggiata che nelle civiltà orientali, dove in particolare le è
sempre stato possibile trovare un’iniziazione adatta a lei, purché possedesse
le qualificazioni richieste; così, ad esempio, l’iniziazione islamica è sempre
stata accessibile alle donne, il che, sia detto di sfuggita, basta per ridurre
a nulla alcune delle assurdità che in Europa si ha l’abitudine di attribuire
all’Islâm». D’altra parte, «certi contemporanei hanno pensato che, nel caso in
cui l’esercizio effettivo del mestiere sia scomparso» (come nella Massoneria
speculativa) «l’esclusione delle donne dall’iniziazione corrispondente ha per
ciò stesso perduto la sua ragion d’essere: ma si tratta di un vero controsenso,
poiché la base di tale iniziazione non è affatto mutata, e … questo errore implica un
misconoscimento completo del significato e della portata reale delle
qualificazioni iniziatiche … La connessione con il mestiere, del tutto
indipendente dal suo esercizio esteriore, resta necessariamente inclusa nella
forma stessa di quell’iniziazione, in ciò che la caratterizza e la costituisce
essenzialmente come tale, cosicché in nessun caso potrebbe essere valida per
chiunque sia inadatto ad esercitare il mestiere di cui si tratta» 46. La “Massoneria mista” francese (del
resto mai riconosciuta come regolare) e la Co-Masonry anglosassone che
ne è derivata rappresentano dunque soltanto «un tentativo di trasporre, nello
stesso dominio iniziatico che dovrebbe esserne più di ogni altro esente, la
concezione “egualitaria” che, rifiutandosi di vedere le differenze di natura
che esistono tra gli esseri, giunge ad attribuire alle donne un ruolo
propriamente maschile». Quanto alla più antica “Massoneria d’adozione”, sorta
per dar soddisfazione alle donne che lamentavano la loro esclusione dalla
Massoneria, dovrebbe essere risaputo che si tratta soltanto di un “simulacro di
iniziazione” senza alcun valore rituale: e ciò vale (osservazione questa della
massima attualità oggi in Italia) in particolare per l’ordine d’adozione dell’Eastern
Star o “Stella d’Oriente” 47.
Resterebbe invece da considerare il caso di
un’iniziazione di mestiere, diversa da quella muratoria, adatta alle aspiranti
femminili; e l’Autore ricorda le possibilità che sarebbero offerte da mestieri
quali la tessitura e il ricamo, connessi a ben noti simboli tradizionali.
Un’iniziazione femminile occidentale potrebbe dunque esistere mediante un
adattamento operativo, probabilmente già verificatosi in passato,
dell’iniziazione al Compagnonaggio (la quale ha la possibilità di applicarsi a
svariati mestieri 48); ma
anche questa non è che una possibilità puramente teorica, poiché «dove si
troverebbero oggi uomini sufficientemente competenti per realizzare questo
adattamento in uno spirito rigorosamente tradizionale, guardandosi
dall’introdurvi la benché minima fantasia che rischierebbe la validità
dell’iniziazione trasmessa?» 49.
Il tema del Compagnonaggio – l’iniziazione di
mestiere che sopravvive ancor oggi in Francia e nella Svizzera francese – si
ritrova in due altri articoli, Il Compagnonaggio e gli Zingari 50 e A proposito di pellegrinaggi 51. Notevoli certe misteriose affinità
esistenti tra le tradizioni del Compagnonaggio, degli Zingari e degli Ebrei,
particolarmente in connessione con lo stato “errante” e il simbolismo
iniziatico del viaggio terrestre, proprio dei “piccoli misteri”: «La conoscenza
dei “piccoli misteri”, si ottiene percorrendo la “ruota delle cose” …» 52.
***
In una recensione di Guénon del 1931, in
risposta a certe insinuazioni di un avversario, leggiamo: «… per quanto strano gli possa sembrare, la “personalità di René Guénon”
ci importa forse ancor meno che a lui, dal momento che le personalità, o
piuttosto le individualità, non contano, nell’ordine di cose di cui ci
occupiamo» 53. E in altre recensioni:
«Non siamo il “servitore” di nessuno e di nulla, fuorché della Verità; non
domandiamo nulla a nessuno, non lavoriamo “per conto” di nessuno, facciamo a
meno di qualsiasi “appoggio”»; «Non esageriamo affatto se diciamo che le cose
che non appartengono all’ordine spirituale per noi non contano» 54. Bisognerebbe comprendere il senso di
simili affermazioni, piuttosto paradossali, se non irritanti, dal punto di
vista corrente della mentalità occidentale, se si volesse entrare appieno nello
spirito dell’opera di Guénon. Una interpretazione in chiave psicologica, non
importa se ammirata o scandalizzata, non servirebbe proprio a nulla. «La nostra
opera è rigorosamente indipendente da ogni considerazione individuale» 55: e tanto meglio per chi saprà trarne
un profitto non contenibile entro i quadri di qualsiasi orizzonte individuale.
D’altra parte, René Guénon è anche esplicito nell’escludere per sé «la missione
di conferire la benché minima iniziazione a chicchessia» 56, ed anzi egli scrive che agire a
favore o contro un’organizzazione qualsiasi non rientra nella sua funzione 57.
È dunque da una posizione così indipendente e
disinteressata che egli parla del rischio che si perdano irrimediabilmente «le
ultime vestigia di iniziazione occidentale che sussistono ancora» 58, accennando, nella stessa occasione,
all’importanza che potrebbe avere un nucleo massonico sottratto ad influenze
profane. Egli è tutt’altro che incline alla cosiddetta «propaganda iniziatica»,
«due parole che stridono per il fatto di trovarsi così accoppiate» 59, mentre è ben lungi dal vedere una
soluzione semplicemente in un «rinnovamento del rituale» 60.
E non possiamo passare sotto silenzio
l’aspetto in certo modo più grave della situazione, che è così descritto
altrove da René Guénon: «Quando delle organizzazioni tradizionali sono tanto
sminuite e indebolite da non essere più capaci di una resistenza sufficiente,
esponenti più o meno diretti dell’“avversario” 61
possono già introdurvisi per affrettare il momento in cui la
"sovversione" diventerà possibile; non è certo che vi riescano in
tutti i casi, poiché tutto ciò che ha ancora vita può sempre riprendersi; ma,
se la morte avviene, il nemico si troverà così sul posto, si potrebbe dire,
pronto ad approfittarne e ad utilizzare il “cadavere” ai propri fini. I
rappresentanti di tutto ciò che, nel mondo occidentale, possiede ancora
attualmente un carattere tradizionale autentico, sia nel dominio exoterico che
in quello iniziatico, avrebbero – pensiamo – il più grande interesse a giovarsi
di quest’ultima osservazione mentre c’è ancora tempo, poiché purtroppo intorno
ad essi non mancano, per chi sa scorgerli, i segni minacciosi dati dalle
“infiltrazioni” di questo genere» 62.
Un’altra osservazione importante: «non
bisognerebbe dimenticare che la Massoneria è una forma iniziatica propriamente
occidentale, e che pertanto non vi si può innestare un elemento orientale;
anche se si può legittimamente prendere in considerazione un certo aiuto
dell’Oriente per rivivificare le tendenze spirituali assopite …;
ma questo è un argomento sul quale vi sarebbe molto da dire» 63. E, rispondendo a chi pretendeva di
accusarlo di voler «orientalizzare ad ogni costo», René Guénon scriveva: «Non
abbiamo mai avuto la benché minima intenzione di “orientalizzare ad ogni costo”
nessuno; piuttosto, vorremmo semplicemente indurre coloro che ne sono capaci a
pensare “altrimenti che da moderni”, poiché in realtà lo spirito moderno si
identifica allo spirito antitradizionale. Che poi essi aderiscano a una
tradizione orientale od occidentale, secondo ciò che conviene meglio alle loro
attitudini, è una questione personale di ognuno …; ed è forse colpa nostra se
tutto ciò che è tradizione è talmente affievolito oggi in Occidente che molti
possono giudicare più vantaggioso cercate in un’altra direzione?» 64.
In ogni caso, contrariamente a quanto qualcuno
ha detto, il punto di vista tradizionale esposto da René Guénon non è affatto
praticamente “pessimista”: così, anche in una delle recensioni scritte pochi
anni prima di morire, egli prendeva chiaramente posizione contro «assez
fâcheux pessimisme» dimostrato da Jules Boucher nei riguardi della
possibilità di opporsi alla decadenza della Massoneria 65; e sarà bene ricordare a questo
proposito queste sue parole, certamente non meno attuali oggi di quando furono
scritte: «… Coloro che riusciranno a vincere tutti questi
ostacoli e a trionfare contro l’ostilità di un ambiente opposto ad ogni
spiritualità, saranno senza dubbio pochi; ma, ancora una volta, il numero non
conta, poiché siamo qui in un campo le cui leggi sono del tutto diverse da
quelle della materia. Non vi è dunque motivo di disperare; e, quand’anche non
vi fosse alcuna speranza di raggiungere un risultato sensibile prima che il
mondo moderno sprofondi in una catastrofe, neppure questa sarebbe una ragione
valida per non intraprendere un’opera la cui portata reale si estende ben al di
là dell’epoca attuale. Coloro che fossero tentati di cedere allo scoraggiamento
devono pensare che nulla di ciò che è compiuto in quest’ordine di cose non può
mai essere perduto; che il disordine, l’errore e l’oscurità non possono avere
il sopravvento che in apparenza e momentaneamente; che tutti gli squilibri
parziali e transitori devono necessariamente concorrere al grande equilibrio
totale; e che nulla potrà mai prevalere in modo definitivo contro la potenza
della verità» 66.
RST 26-27
L’INIZIAZIONE MASSONICA NEL MONDO MODERNO
Giovanni Ponte
I
In questa nostra epoca, bisogna ammettere che
non vi è nulla di stupefacente se la confusione intellettuale, fino a
espressioni di vera e propria sovversione, penetra all’interno delle stesse
istituzioni tradizionali: ciò è facilmente spiegabile se si pensa che i membri
ed i rappresentanti attuali di queste ultime sono assai spesso, nello stesso
tempo, uomini più o meno largamente contaminati dalla mentalità profana e
moderna, più o meno succubi delle direttive antitradizionali che stanno
sospingendo in avanti il corso della presente fase delle vicende umane.
Abbiamo visto in varie occasioni come queste
considerazioni di ordine generale, già altra volta accennate 1, trovano purtroppo larga applicazione
nel caso della forma religiosa cattolica, che per diversi secoli ha
rappresentato il fondamento tradizionale dell’area geografica in cui viviamo,
almeno per quel che riguarda il dominio religioso e quale normale base
exoterica e punto di partenza per una via di realizzazione spirituale ed
esoterica, mediante l’accesso ad una forma di iniziazione. Le conseguenze della
crescente invadenza di correnti tipicamente moderne si son fatte sempre più
evidenti, e d’altra parte può essere utile ricordare il netto giudizio espresso
da René Guénon, fin dal 1935, secondo il quale il cattolicesimo, che per sua
natura ha un carattere religioso e non iniziatico, nelle condizioni attuali non
può «neppur più servire come base o come punto di partenza» su cui
un’iniziazione si possa appoggiare per una realizzazione appunto di ordine
iniziatico 2.
Pensiamo sia ora opportuno prendere meglio in
considerazione un’altra istituzione, quella della “Libera Muratoria” o Massoneria,
che è in pratica la sola organizzazione tradizionale occidentale accessibile e
sopravvissuta nel nostro paese, oltre alla Chiesa cattolica.
Si tratta di un’organizzazione iniziatica i
cui membri ebbero, in altre epoche, una propria base religiosa ed exoterica
normale nel cattolicesimo, quantunque non esista un legame necessario con detta
forma religiosa, come è evidente se si pensa che l’iniziazione massonica,
passata attraverso vari adattamenti, ha un’origine anteriore allo stesso
cristianesimo, in virtù del suo ricollegamento all’edificazione salomonica del
Tempio di Gerusalemme 3, come
pure ad una corrente spirituale risalente all’iniziazione pitagorica ed ai “Collegia”
artigianali dell’antica Roma 4.
In realtà, per intendere la situazione normale
della Massoneria occorre riferirsi al suo inserimento in una società
tradizionale, quale una delle iniziazioni di mestiere 5, in rapporto con forme iniziatiche
parallele (come le altre iniziazioni artigianali) e superiori (come le
iniziazioni ai “grandi misteri” o “sacerdotali”), e in rapporto con un
exoterismo appropriato: e sono abbastanza note le relazioni dell’iniziazione
massonica medioevale e post-medioevale sia con altre forme iniziatiche, quali
l’ermetismo 6, sia con la Chiesa
cattolica romana.
Sta di fatto che, in seguito, lo sfaldarsi
dell’organizzazione sociale tradizionale, la scomparsa di altre forme di
iniziazione, la decadenza del mestiere tradizionale fino al prevalere di
“Massoni accettati” che non lo esercitavano, determinarono, per l’iniziazione
muratoria, una situazione profondamente anormale, dove essa sussisteva ancora,
come nella Gran Bretagna del XVIII secolo.
È in tale contesto che deve essere situata la
riorganizzazione della Massoneria, cominciata nel 1717 7 con la costituzione della Gran Loggia
d’Inghilterra, ad opera di membri di quattro logge londinesi di recente
formazione precedentemente esistenti: era l’inizio della moderna Massoneria
“speculativa”, contrapposta all’antica Massoneria “operativa”.
Occorre tener presente che non si trattò di un
adattamento normale a condizioni nuove, fondato su principi tradizionali, ma
bensì di una deviazione che non poneva rimedio allo sminuirsi dell’iniziazione
massonica. Certamente, i pastori protestanti Anderson e Desaguliers, e gli
altri che collaborarono allora all’organizzazione di una “Massoneria moderna”,
ben lungi dal possedere anche soltanto una concezione teorica adeguata della
realizzazione iniziatica, non si posero affatto questioni che pure sarebbero state
fondamentali: come quella di ripristinare un metodo operativo di realizzazione,
quella di fondarsi su una base exoterica corrispondente a un ordine
tradizionale in senso veramente profondo, e quella di ritrovare il legame con
l’iniziazione effettiva capace di vivificare l’influenza spirituale
sopra-umana, rimasta presente nonostante tutto nei riti e nei simboli
massonici. Le preoccupazioni furono allora ben altre 8, se, come già accennammo altrove, si
ricorse allora anche alla frode, distruggendo i documenti e gli archivi che
avrebbero fornito la prova delle alterazioni volute e falsificando poi la
storia degli avvenimenti di quel periodo.
Certamente, doveva esserci una situazione
preesistente che favoriva già certe concezioni incompatibili con un punto di
vista tradizionale; ma la nuova organizzazione massonica portò con sé
l’affermazione esplicita e il consolidamento di deviazioni del genere. Ciò
appare chiaramente, ad esempio, nel celebre primo articolo delle Costituzioni
di Anderson del 1723, venute a sostituire gli antichi Old Charges. In
tale Articolo si legge testualmente: «…benché nei tempi antichi i
Massoni fossero tenuti in ogni Paese a essere della Religione di quel Paese …
tuttavia è ora considerato più opportuno impegnarli soltanto a quella Religione
su cui tutti gli Uomini sono d’accordo, … lasciando a ognuno le sue opinioni, cioè ad essere
Uomini dabbene e leali, o Uomini d’Onore ed onesti …». Troviamo, in questo caso,
anzitutto il ricordo della regola tradizionale implicante la partecipazione del
Massone alla religione del proprio paese, che costituiva infatti la normale
base exoterica della sua iniziazione; questa regola poteva sollevare senza
dubbio dei problemi nel secolo XVIII, essendo necessario chiedersi, in seguito
alle crisi religiose dell’Occidente, se in ciascun paese sussistesse ancora una
religione tradizionalmente valida e adatta a costituire la base exoterica per
l’iniziazione muratoria (e nei casi in cui si fosse giunti a una conclusione
negativa sarebbe stata normale la ricerca di una forma religiosa esistente
altrove). La soluzione espressa da Anderson consiste invece nel considerare
“superata” l’antica obbligazione, nel senso che sarebbe sufficiente la qualifica
di «Uomini dabbene», sostitutiva dell’appartenenza a una religione. Anzi, il
fatto di attribuire a tale qualifica il nome di «Religione» è ancor più
gravemente significativo: ciò mostra infatti che addirittura la nozione stessa
di religione, con tutto ciò che essa implica sotto l’aspetto del rapporto
effettivo con un’influenza tradizionale sopra-umana, in funzione di un
ordinamento rituale della propria vita e in vista della salvezza, è ormai
perduta. Senza dubbio, come è stato notato, si scorge qui l’influenza di una
mentalità resa possibile dal protestantesimo; ma dobbiamo aggiungere che, anche
con riferimento al protestantesimo, si ha l’impressione di trovarsi a un grado
di abbassamento estremamente accentuato, quale si era prodotto del resto nella
filosofia inglese con il cosiddetto “deismo”. In realtà c’è da pensare che
l’ideale dell’“Uomo dabbene” corrispondesse assai esattamente a un punto di
vista che doveva essersi ormai diffuso nel mondo “profano” britannico
(soprattutto nella mediocrità della ricca borghesia e della nobiltà
imborghesita), espressione di un attaccamento sentimentale e compiaciuto al
conformismo verso l’ordinamento sociale stabilito. È appena il caso di dire che
tutto ciò, mentre non raggiunge affatto il livello dell’exoterismo religioso,
non ha proprio niente a che vedere con una realizzazione iniziatica, e mostra
quanto profondo possa essere l’abisso tra il “tradizionalismo” e la
spiritualità tradizionale autentica.
Considerazioni abbastanza simili si possono
fare, molto più generalmente, sulle interpretazioni meramente “moralistiche” e
sociali dei riti e dei simboli massonici, diventate comuni nella Massoneria
speculativa. A questo proposito, è importante evitare facili equivoci 9. Certamente, un lavoro iniziatico
comporta o presuppone un ordinamento delle proprie facoltà e delle proprie
azioni, ed è ben giustificato, ad esempio, un riferimento alla vittoria sulle
passioni e alla sottomissione della propria volontà individuale; ma ciò ha un
senso valido in quanto questa sottomissione rappresenti un’applicazione della
conformità a un principio sopra-umano, in funzione della partecipazione ad
esso; e per questa conformità, salvo una conoscenza diretta del trascendente, è
necessaria l’indicazione di una direzione da parte di un’autorità tradizionale
(iniziatica o exoterica) competente al riguardo. Nel caso di uomini moderni in
un ambiente moderno, il superamento delle passioni più strettamente
“egoistiche” conduce invece, al contrario, a conformarsi a determinati “ideali”
che possono essere il residuo di norme tradizionali non più ricondotte al loro
principio (ed è questo in certo modo il caso più favorevole), ma possono essere
anche semplicemente il frutto delle suggestioni del momento nella società in
cui si vive. Coloro che hanno le migliori intenzioni apparenti possono così
diventare, nello stesso tempo, i più insigni modelli di “moralità” e i più
zelanti servitori di quelle suggestioni, magari trascinando con sé molti altri,
fino alla forme più tristemente ingiustificate di dedizione e di “sacrificio”
di se stessi.
In effetti, molto comunemente “ideali” profani
e di origine antitradizionale hanno potuto essere insinuati in ambienti
massonici, venendo poi rafforzati potentemente in seguito a una sorta di
carattere “sacro” attribuito ad essi, quasi in sostituzione di un riferimento
cosciente ad elementi veramente “sacri” diventati incompresi.
Queste considerazioni, beninteso, non toccano
affatto la validità dei riti e dei simboli massonici, nonché la presenza
dell’influenza spirituale iniziatica in essi, prima e dopo il 1717; in fondo,
la formazione e l’organizzazione della Gran Loggia d’Inghilterra fu anzitutto
un fatto “amministrativo”, mentre è importante notare che l’aspetto rituale non
subì, quanto alla sua essenza, nessuna alterazione o amputazione veramente
fondamentale. Questo lascia pensare che, nonostante tutto, lo spirito rimasto in
gran parte incompreso e allo stato latente nell’iniziazione muratoria era
ancora abbastanza forte per impedire che l’interferenza profana giungesse ad
uccidere il cuore stesso della Massoneria.
Ciò fu dovuto probabilmente in notevole misura
alla presenza delle Logge britanniche della Massoneria “antica”, le quali si
opposero nettamente alle innovazioni apportate dalla Gran Loggia d’Inghilterra,
o comunque esercitarono dopo il 1717 una certa influenza rettificatrice sulle
strutture della Massoneria “moderna” della Gran Loggia, senza peraltro colmarne
le deficienze, fino a che gran parte della Massoneria “antica” inglese,
indubbiamente già alquanto affievolita, finì con il giungere ad un accordo fondendosi
con la Massoneria “moderna” nel 1813.
* * *
L’interferenza di un’influenza estranea
all’iniziazione, riscontrabile nella formazione della Massoneria speculativa
moderna, fu in ogni caso un fenomeno di tale portata e condusse a tali sviluppi
che non possiamo certo considerarlo casuale o connesso soltanto all’opera
arbitraria di pochi individui. È piuttosto risaputo che vi furono al riguardo
anche ragioni politiche, in favore della dinastia “orangista” regnante in Gran
Bretagna; qualcuno, verosimilmente con qualche ragione, ha fatto notare pure il
clima favorevole al diffondersi, nell’Inghilterra del Settecento, di
un’organizzazione che presentava, tra i suoi caratteri più esteriori, analogie
con i “clubs” puramente profani che si formarono ed ebbero larga fortuna in
quel tempo 10. Al di là di simili
fattori piuttosto superficiali ed occasionali, pensiamo però che sussistettero
ragioni ben più profonde, e per accennare ad esse ci sembra necessaria
anzitutto qualche breve considerazione di carattere generale.
Le organizzazioni tradizionali, oltre che
detentrici di un’influenza spirituale e sopra-umana, sono anche il veicolo di
una potenza sul piano umano, e di contenuti di ordine “sottile” o psichico, che
dall’influenza spirituale sono normalmente ordinati. Con l’affievolirsi
dell’efficacia dell’influenza spirituale, è possibile che influenze di ordine
inferiore intervengano, tendendo ad utilizzare secondo le proprie direttive le
potenze di ordine psichico suaccennate. È questo anche un modo di azione di ciò
che è stato chiamato “contro-iniziazione”, che si sviluppa in certo modo quale
parassita delle organizzazioni tradizionali e, in particolare, delle
organizzazioni iniziatiche 11. Si
può dire anzi che le forze antitradizionali, e la “contro-iniziazione” che le
dirige, data la loro stessa natura negativa, non possono trarre la loro potenza
che da ciò a cui tendono illusoriamente ad opporsi, e cioè, nel mondo umano,
dall’iniziazione, approfittando di contenuti di origine propriamente
iniziatica, sradicati dal loro principio spirituale o deviati; e tali
deviazioni sono precisamente possibili nell’ambito delle iniziazioni ai
“piccoli misteri”, i quali riguardano il dominio individuale umano e non
comportano quella realizzazione dell’universale (propria dei “grandi misteri”)
che è per sua natura al di là di ogni possibile deviazione 12.
Tenuto conto di ciò, non è strano che
influenze del genere di quelle che stavano plasmando il mondo occidentale
moderno si siano, ad un certo momento, inserite decisamente all’interno di
un’organizzazione iniziatica occidentale corrispondente appunto ai “piccoli
misteri” che aveva conservato una certa vitalità, ma che era nello stesso tempo
ormai troppo sminuita per impedirlo. Ciò non significa che i fondatori della
Gran Loggia d’Inghilterra fossero essi stessi dei “contro-iniziati”, come
qualcuno potrebbe troppo affrettatamente concludere, in quanto essi, già quali
apportatori della mentalità semplicemente “profana” del loro ambiente, agivano
di fatto quali strumenti indiretti, e verosimilmente assai poco consapevoli, di
una tendenza antitradizionale più profonda e di proporzioni sempre più vaste.
Si può osservare inoltre che la Gran Bretagna
era per diverse ragioni il luogo di elezione di un’“interferenza” come quella
di cui parliamo, in quanto, già sede di antichissimi centri tradizionali, si
trovava allora per molti aspetti all’avanguardia del movimento antitradizionale
moderno, anche per fattori esteriori facili a vedere: si pensi all’influenza
esercitata poi in tutto il mondo dalla cosiddetta “rivoluzione industriale”
sviluppatasi appunto in Inghilterra, e si pensi all’epoca di supremazia politica
dell’Impero Britannico 13,
determinante per l’avvenire di tutti i continenti.
In una simile situazione, in particolare, le
accennate interpretazioni “moralistiche” di contenuti iniziatici, in quanto si
traducevano in adesione e dedizione sul piano sociale, politico ed economico
alle direttrici di sviluppo della società britannica dell’epoca, potevano ben
essere un modo per condurre in un senso non solo estraneo a quello della via
iniziatica, ma anche nettamente antitradizionale. E qualcosa di analogo si
potrebbe naturalmente dire dell’utilizzazione in funzione di direttive
sovversive, oltre che del “moralismo”, di altre concezioni ormai tagliate fuori
da ogni ordine tradizionale, sulle quali a questo punto non ci soffermiamo.
Non pensiamo che la Massoneria detta “moderna”
facente capo alla Gran Loggia d’Inghilterra si riducesse ad essere soltanto uno
strumento delle influenze che conducevano quell’espansione antitradizionale per
la quale la Gran Bretagna era diventato uno dei paesi più attivi, ma non ci
pare dubbio che l’organizzazione massonica sia stata e sia in molti casi
utilizzata anche volutamente in questo senso 14:
e ciò ha reso ancor più ardue e complesse le questioni che si ponevano e si
pongono volendo ritrovare nella Massoneria speculativa una base per una
realizzazione iniziatica, quale era esistita indubbiamente nella Massoneria
operativa.
* * *
La Massoneria speculativa, trapiantata nel
continente europeo e in America, ebbe un prodigioso sviluppo nel Settecento e
nell’Ottocento. La tendenza alla “modernizzazione” si accentuò, particolarmente
nella Massoneria francese. Venne introdotto il “trinomio”
Libertà-Uguaglianza-Fratellanza, del tutto estraneo alla tradizione muratoria,
dando ad esso interpretazioni 15 che
presupponevano una mentalità ormai incapace della concezione stessa di un
ordine tradizionale normale. L’incapacità di superare il piano razionale e
sentimentale, di scorgere alcunché al di là del dominio puramente umano,
individuale e collettivo, si andava dimostrando quasi generale, con le relative
conseguenze nella dispersione in correnti culturali e sociali tipicamente
moderne. L’accusa falsa 16
rivolta dai tradizionalisti alla Massoneria francese, di aver organizzato i
movimenti rivoluzionari del XVIII secolo, divenne in seguito un titolo di
gloria agli occhi di gran parte degli stessi massoni. Ora, quello che ci pare
più significativo in questo accodarsi di numerosi massoni a correnti
rivoluzionarie o “progressiste” non sta tanto nell’accanimento contro
determinate strutture sociali (comprensibile soprattutto nei casi in cui si è
trattato di lottare contro poteri costituiti che miravano alla soppressione
della stessa Massoneria), quanto nella paurosa assenza di ogni principio
ordinatore profondo in ciò che si voleva sostituire ad esse. Questo, da parte
di iniziati, appare davvero paradossale, e può spiegarsi soltanto con la
considerazione che si tratta per essi di un’iniziazione puramente virtuale e
rimasta allo stato latente, schiacciata sotto il peso di una squalificazione
anzitutto intellettuale alla quale non c’è rimedio per chi ne sia afflitto.
Già parlando della Massoneria moderna
britannica abbiamo accennato all’insinuarsi di “ideali” che hanno cercato di
prendere il posto lasciato vuoto dall’incomprensione di autentici principi
tradizionali. E sarebbe interessante uno studio degli “ideali”, forse più
differenziati, insinuatisi nelle organizzazioni massoniche del continente. Contrariamente
a quanto avvenne in Gran Bretagna, dove il conformismo poteva essere già di per
sé sufficiente ad impegnare in un orientamento nettamente antitradizionale, gli
“ideali” inseriti nella Massoneria europea sono stati spesso piuttosto
“anticonformisti”. In essi ha avuto gran parte l’alimentazione di un sentimento
di ostilità contro ciò che restava di un ordine tradizionale passato, e che
aveva senza dubbio perso in parte la sua ragion d’essere degenerando in vario
modo. Ciò però non è affatto sufficiente a spiegare la potenza assunta del
tutto irrazionalmente da certi “ideali”, come ad esempio il cosiddetto
principio di “nazionalità”, esaltato fino ad attribuire idolatricamente un
carattere sacro ad entità politiche esistenti o vagheggiate, la cui drammatica
contrapposizione era destinata a favorire egregiamente il progresso delle
tendenze più “avanzate” del mondo moderno.
Un altro esempio tipico di “ideale” introdotto
tra i massoni moderni è stato quello della dedizione al lavoro profano 17. Ed è singolarmente ironico che
l’iniziato ad un’iniziazione artigianale, privato della base operativa e
rituale del mestiere, giunga ad esaltare proprio il genere di attività profana
e profanatrice diametralmente opposta. Non solo, ma il porsi al servizio dei
fattori di ordine economico, come avviene nel lavoro profano moderno, sia in
posizione subordinata che in posizione direttiva, significa proprio sospingere
in avanti attivamente la generale corrente che va plasmando, di disordine in
disordine, il mondo antitradizionale attuale. Che si faccia ciò per necessità è
ben comprensibile, cercando però di riservare energie per altri scopi sì da non
contraddire completamente la condizione iniziatica di essere «liberi e di buoni
costumi»; ma che si glorifichi la servitù all’invadenza di un’attività che si
oppone a qualsiasi ordine rituale, ciò è del tutto ingiustificabile: ma come
far comprendere questo evidente inganno a quegli iniziati che non dispongono di
altre consolazioni per giustificare la propria esistenza?
Sempre a titolo di esempio, osserviamo che
molto ci sarebbe da dire su quell’ideale “scientifico” che presuppone, in
realtà, l’incomprensione di che cosa sarebbe una vera scienza tradizionale,
nonché l’ignoranza della vera natura della scienza moderna la quale, di per sé,
non solo è priva di qualsiasi contenuto che abbia qualcosa in comune con la conoscenza
iniziatica, ma è anche tale da poter dar luogo a una grave stortura della
propria mentalità; senza contare le falsificazioni insite nelle opere di divulgazione
e in quelle dell’istruzione scolastica obbligatoria, sempre stranamente
coordinate in una direzione opposta a quella della ricerca iniziatica 18; mentre accenniamo appena di sfuggita
alle note connessioni di un preteso orientamento scientifico con ideologie che
non hanno proprio nulla di scientifico, come la credenza nell’“evoluzionismo” e
nel generale progresso.
Più vicino al terreno delle lotte del mondo
profano, vogliamo citare ancora la “democrazia” 19
e il “laicismo” che, in tutta coerenza, implicherebbero la negazione stessa
dell’autorità tradizionale e diremmo anche di qualsiasi organizzazione
iniziatica. È dunque in fondo contraddittorio che degli iniziati abbiano preso
ciò per degli “ideali”; senza per questo voler minimamente escludere che, in
date condizioni, ciò a cui quelle parole corrispondono praticamente rappresenti
la possibilità meno sfavorevole offerta da una società comunque lontanissima
dalla partecipazione a un principio ordinatore profondo.
Crediamo che il prendere atto dell’indebita
interferenza ed utilizzazione più che sospetta di questi ed altri simili
“ideali” profani 20,
prosperati nella Massoneria moderna, sia un presupposto indispensabile per
ritrovare la sua essenza iniziatica 21;
mentre per quei massoni che stanno sotto la suggestione di qualcuno di quegli
“ideali” 22 non crediamo che si
possa neppure parlare di un’iniziazione che, finché permangono tali condizioni,
non sia destinata a rimanere puramente virtuale.
RST 28
L’INIZIAZIONE MASSONICA NEL MONDO MODERNO *
Giovanni Ponte
II
Tentativi deviati
Abbiamo indicato, nella prima parte di questo
studio, alcuni aspetti delle ideologie e degli “ideali” che sono stati inseriti
nella Massoneria moderna, e che hanno potuto essere utilizzati per insinuare in
essa influenze antitradizionali, del tutto estranee alla sua vera natura
essenzialmente iniziatica. Non intendiamo soffermarci sulle vicissitudini
storiche connesse alle manifestazioni di simili influenze. Neppure prenderemo
qui in esame le modificazioni dei rituali che ne conseguirono; modificazioni a
cui sarebbe certo opportuno porre rimedio, nella misura del possibile 1; benché d’altra parte non siano giunte,
in generale, a toccare ciò che vi è di più fondamentale, e cioè la validità
della trasmissione iniziatica.
Pensiamo di accennare ora piuttosto a delle
tendenze che in Europa cercarono, o pretesero di cercare, di ritrovare un
valore più profondo nell’iniziazione muratoria, le quali non tardarono a
manifestarsi fin dalla prima metà del secolo XVIII.
Diversi storici della Massoneria ricollegano
queste tendenze ad André Michel Ramsay, e più precisamente a un celebre
discorso da lui pronunciato verso il 1737 a Lunéville. In quel discorso, il cui
testo si è conservato fino a noi 2,
si trova in effetti una denunzia della decadenza subita dall’iniziazione
massonica, con una sorta di appello a ripristinarne la pienezza originaria.
Secondo Ramsay, «le fatali discordie della Religione … nel secolo XVI fecero
degenerare l’Ordine (massonico) dalla nobiltà della sua origine. Si sono
cambiati, camuffati, soppressi parecchi dei nostri riti e usanze …
parecchi dei nostri Confratelli dimenticarono, come gli Ebrei antichi, lo
spirito delle nostre Leggi, e non ne conservarono che la Lettera e la scorza.
Si è cominciato ad apportare qualche rimedio. Non si tratta che di continuare e
di ricondurre infine tutto alla sua primitiva istituzione». Accenno che avrebbe
potuto essere molto impegnativo; ma come si può pensare che Ramsay, e gli altri
come lui, si rendessero conto di ciò di cui parlavano, di fronte a queste altre
sue affermazioni: «Quest’opera non può presentare nessuna difficoltà (!) in uno
Stato (la Francia) in cui Religione e Governo non possono essere che favorevoli
alle nostre Leggi» 3. «Il
mondo intero non è che una grande Repubblica, di cui ogni Nazione è una
famiglia e ogni Privato un Figlio: è per far rivivere ed espandere queste
massime essenziali … che la nostra Società fu dapprima stabilita». «Abbiamo dei segreti,
sono segni figurativi e parole sacre … parole di guerra, che i Crociati si scambiavano per
garantirsi contro le sorprese (!) dei Saraceni». «L’Ordine esige da ciascuno di
voi di contribuire … a un’opera vasta a cui nessuna Accademia può bastare; poiché tutte
queste Società sono composte di un numero limitato di Uomini, il Loro lavoro
non può abbracciare un oggetto così esteso: tutti i Gran Maestri in Germania,
in Inghilterra, in Italia e altrove esortano tutti i Sapienti e tutti gli
Artigiani della Confraternita a unirsi per fornire il materiale di un
Dizionario Universale … Quest’opera aumenterà ogni secolo, secondo l’accrescersi delle luci,
ed espanderà ovunque l’emulazione e il gusto delle cose belle e delle cose
utili. Il nome di Libero Muratore non deve dunque essere preso nel senso
letterale, grossolano e materiale, come se i nostri Istitutori fossero stati
soltanto degli operai della pietra».
Certo, i veri «Operai della pietra»
tradizionali perseguivano un’opera immensamente più seria, e non avrebbero
saputo che farsene di tale curiosa parodia enciclopedista della Grande Opera,
rappresentata, secondo questa tanto miope “intellettualità” illuminista, da un …
dizionario!
Il discorso di Lunéville documenta abbastanza
nettamente quale fosse la mentalità di certuni che pure cercavano di reagire
alle deficienze della Massoneria moderna. Ramsay, legato alla dinastia scozzese
degli Stuart e convertito al cattolicesimo 4,
faceva risalire le origini della Massoneria alle lotte contro i saraceni, e la
sua crisi alla riforma protestante; quanto si può trovare in lui di
tradizionale pare strettamente connesso a un punto di vista religioso
abbastanza limitato e soffocato sotto il peso di preoccupazioni politiche e
culturali del tutto profane, già di per sé divenute un diffuso strumento di
tendenze antitradizionali destinate a espandersi sempre più.
D’altra parte, non è certo il caso di
esagerare l’importanza di un personaggio come Ramsay, ritenuto da vari autori
come l’ispiratore della costituzione degli “alti gradi” massonici, nella quale
però egli sembra non aver avuto nessuna parte attiva.
In realtà, è praticamente impossibile
stabilire con precisione le origini e le vicissitudini iniziali di tali “alti
gradi”, che avrebbero dovuto, secondo intenzioni da più parti manifestate,
fornire dei mezzi di realizzazione effettiva venuti praticamente a mancare nei
primi tre gradi, detti “simbolici”, ridotti ad avere un carattere puramente
“speculativo”.
Di fatto, gli “alti gradi” massonici si
andarono organizzando (e disorganizzando), nel ‘700 e nell’800, in numerosi
sistemi o “Regimi” o “Riti”, dei quali il principale e più noto conservato fino
a noi è il “Rito Scozzese Antico ed Accettato», ripartito poi in 33 gradi
(compresi i tre gradi “simbolici” iniziali) 5.
Si è molto discusso su quale fosse il reale
significato di questa designazione di “scozzese”, usata in diversi sistemi di
“alti gradi”. Il significato più generalmente noto è quello che ricollega tale
designazione alla corrente “giacobita” 6
e cattolica della dinastia scozzese degli Stuart, corrente che, in seno alla
Massoneria, si opponeva alle tendenze protestanti e “orangiste” che dominavano
la Massoneria moderna quale era derivata dalla Gran Loggia d’Inghilterra 7. Così, la prima loggia, derivata dalla
Massoneria moderna inglese, ma di tendenza “scozzese”, sarebbe quella
costituita nel 1735 nel castello di Aubigny, appartenente a Louise de
Kéroualle, già spia di Luigi XIV ed amante di Carlo II d’Inghilterra; e, nel
1738, lo stesso principe Carlo Edoardo Stuart, nipote di Giacomo II, avrebbe
affidato al portoghese Don Martinez de Pasqually, padre del fondatore
dell’Ordine degli “Elus Coens”, il primo progetto di costituzione di una “Gran
Loggia” di tipo “scozzese” 8.
Ma l’aspetto politico “giacobita” non
esaurisce certo la questione, ed è senza dubbio notevole il fatto che si
trovino, negli “alti gradi” massonici detti “scozzesi”, oltre ad aspetti
specificamente massonici, anche elementi simbolici e rituali estranei ad
un’iniziazione propriamente muratoria ma tuttavia di provenienza tradizionale
(come riferimenti cavallereschi, ermetici, ed all’Ordine dei Templari distrutto
nel XIV secolo), anche se è impossibile stabilire come ne sia avvenuto
l’inserimento nella Massoneria. Ciò ha dato luogo a numerose ricerche e alle
ipotesi più diverse, giungendosi anche a negare una reale connessione
geografica con la Scozia e con la dinastia scozzese degli Stuart, né sono
mancate inconcludenti polemiche al riguardo, a favore o contro ipotesi più o
meno singolari 9. In
ogni caso vi sono, negli “alti gradi”, «vestigia o ricordi venuti a sovrapporsi
alla Massoneria o a “cristallizzarsi” in qualche modo attorno ad essa,
provenienti da antiche organizzazioni iniziatiche occidentali»; e la ragion
d’essere di quel che c’è di valido in tutto questo è «la conservazione di ciò
che può ancora essere mantenuto di tali iniziazioni, nel solo modo rimasto
possibile dopo la loro scomparsa in quanto forme indipendenti»; il che fa
pensare ad una «funzione di “conservazione” da parte della Massoneria», che le
da la «possibilità di supplire in qualche misura all’assenza di iniziazioni di
un altro ordine nel modo occidentale attuale» 10.
Questa capacità di “conservazione” di elementi
disparati di origine tradizionale non dovrebbe però consentire troppe
illusioni, in quanto ciò di cui si tratta è ben lungi dal fornire di per sé i
mezzi adeguati per un’iniziazione effettiva 11.
A questo proposito, crediamo sia utile
riferirsi a queste altre osservazioni di René Guénon, che ci sembrano
complementari rispetto a quelle sopra citate, riguardanti in generale i sistemi
degli “alti gradi” massonici: «Ben poco di questi sistemi raggiungeva realmente
i fini che si prefiggevano: nella maggior parte, vi si trovano incoerenze,
lacune, ripetizioni inutili, e certi rituali hanno un valore iniziatico ben
scarso, soprattutto se li si confronta con quelli dei gradi simbolici (cioè dei
primi tre gradi) … Questa molteplicità di gradi è tanto più inutile in quanto si è
obbligati a conferirli in serie 12.
Nel secolo XVIII, ognuno volle inventare un sistema per sé, sempre innestato,
beninteso, sulla Massoneria simbolica». Così, i medesimi «principi
fondamentali» venivano «interpretati troppo spesso secondo le concezioni
personali dell’autore, come si vede in quasi tutti i Riti ermetici,
kabbalistici e filosofici, e negli Ordini di Cavalleria e di Illuminismo. Da
ciò nacque, in effetti, la prodigiosa varietà di Riti, molti dei quali non sono
mai esistiti altrimenti che sulla carta, e di cui è quasi impossibile
districare la storia; tutti coloro che hanno cercato di fare un po’ d’ordine in
questo caos hanno dovuto rinunciarvi, a meno che, per qualche ragione, abbiano
preferito dare, dell’origine degli alti gradi, spiegazioni più o meno
fantastiche, e talvolta anche del tutto favolose» 13.
Risalendo ancora alle fonti dell’epoca,
troviamo una conferma impressionante di tale stato di disordine nel
questionario redatto nel 1780 dal duca Ferdinando di Brunswick che, alla testa
del “Regime della Stretta Osservanza”, esprimeva il desiderio di «portare
l’ordine e la saggezza nell’anarchia massonica», chiedendo ai Massoni le loro
opinioni su quali mai fossero l’origine e gli scopi dell’Ordine, nonché il modo
in cui i riti dovevano essere organizzati. Forse che queste stesse domande non
implicavano già di per sé l’ammissione che si ignorava una vera autorità,
dotata di un’effettiva conoscenza iniziatica? E, senza riferirsi a tale
conoscenza, come si poteva sperare di trovare un rimedio adeguato?
* * *
A dire il vero, l’esigenza fondamentale di
riferirsi a un’autorità tradizionale, dotata di un’effettiva conoscenza
iniziatica, si era manifestata abbastanza chiaramente in varie occasioni nella
Massoneria del ‘700, e diversi personaggi affermarono di agire appunto per un
mandato ricevuto da un’autorità superiore nascosta, né in tutti i casi si deve
parlare di pretese prive di fondamento. Ricordiamo ad esempio il caso di
Martinès de Pasqually, che fondò, come abbiamo già accennato, l’ordine degli
“Elus Coens”, sovrapposto all’iniziazione massonica. A quanto è dato di sapere,
egli utilizzò elementi tradizionali validi, sia pure non molto elevati, tratti
da un’iniziazione kabbalistica a cui sembra che fosse stato ricollegato in
Marocco, e gli sarebbe stata precisamente conferita una funzione da svolgere in
Europa. Ora, è interessante notare che Martinès non pretese mai di essere egli
stesso il capo supremo di una gerarchia iniziatica, ed anzi parlò nettamente di
un «capo principale che voi non conoscete, che devo tacere finché egli stesso
si faccia conoscere», esprimendo nello stesso tempo il timore che la perdita di
«un tale capo» avrebbe provocato gravi conseguenze per l’Ordine che egli
cercava di organizzare, probabilmente a motivo dell’interruzione dei rapporti
con l’iniziazione di cui quel “capo” era il rappresentante autorizzato. Sta di
fatto che l’Ordine degli Elus Coens, che Martinès aveva cominciato a costituire
nel 1754, scomparve completamente poco dopo la sua morte avvenuta nel 1774 14 (ad evitare equivoci, osserviamo che i
cosiddetti “martinisti” non si ricollegano affatto a Martinès de Pasqually, e
la loro organizzazione non ha propriamente nulla di iniziatico 15). Non si può non pensare che i fatti
temuti dallo stesso Martinès, che era probabilmente cosciente della fragilità
dei legami su cui si fondavano i suoi tentativi, si erano in qualche modo
verificati.
Altri riferimenti a un’autorità iniziatica
nascosta si trovano nel “Regime della Stretta Osservanza” e nel “Rito Scozzese
Rettificato” che ne derivò, e può essere utile ricordare qualcuna delle
vicissitudini di tali sistemi di “alti gradi” massonici.
Del “Regime della Stretta Osservanza”, che si
diffuse in Germania a partire dal 1763 e raccolse tra l’altro gran parte dei
principi tedeschi del ‘700, fu promotore il barone von Hund (o Hundt); questi,
secondo quanto viene riferito, pretendeva di essere stato iniziato a Parigi da
Carlo Edoardo Stuart, e di aver ricevuto da “Superiori Sconosciuti” la missione
di riformare la Massoneria tedesca e di rivivificare l’Ordine dei Templari,
perpetuatosi sotto la “copertura” della Massoneria attraverso fortunose vicende
16.
Questo riferimento ai Templari, che si ritrova
pure in varie altre occasioni nella storia della Massoneria dell’epoca,
meriterebbe una particolare attenzione: il ritrovamento di un’iniziazione
effettiva avrebbe comportato, in effetti, il ripristino di qualcosa di analogo
a quell’esoterismo che fu presente fino al XIV secolo nell’Ordine dei Templari,
esoterismo la cui presenza era stata tanto importante per l’esistenza di una
civiltà tradizionale in Occidente, così come la distruzione di quell’Ordine aveva
avuto conseguenze nefaste 17. Un
richiamo ai Templari (si tratti di una filiazione lontana e difficilmente
dimostrabile da essi, ovvero da qualcosa che, pur senza una filiazione diretta,
ad essi essenzialmente corrispondeva) non era dunque privo di significato,
anche se non sapremmo dire quali influenze fossero allora effettivamente
intervenute.
Sennonché sembrerebbe che già nel 1767 venisse
a mancare il sostegno degli accennati “Superiori Sconosciuti” sia per il barone
Von Hund 18, sia per un misterioso
intermediario 19 in
nome del quale egli diceva di parlare. Proprio nello stesso periodo, intanto,
fecero la loro apparizione, negli ambienti massonici tedeschi, altri personaggi
che pure si dicevano inviati da “Superiori Sconosciuti”, e che mostravano i
loro “poteri”, suscitando contrastanti reazioni tra i dignitari della “Stretta
Osservanza”. A quanto si può capire dalle testimonianze dell’epoca, tali
“poteri” erano in relazione con operazioni rituali ed applicazioni alquanto
inferiori, connesse forse soprattutto all’esoterismo ebraico 20. Stranamente, poi, si direbbe che
ciascuno di coloro che erano così dotati di speciali “poteri”, e che li avevano
usati per impressionare fortemente i Massoni dell’epoca, venisse a volta a
volta “abbandonato” da chi ne aveva reso possibile un effimero successo,
provocandone l’insuccesso o addirittura la rovina, come nel caso di Gugomos che
dovette confessarsi impostore o quello di Schroepfer che si suicidò, o ancora
quello del predicatore della corte di Prussia Starck, che fu discepolo di
ambedue e, dopo aver appoggiato nel 1775 la rimozione di von Hund dalla direzione
del “Regime della Stretta Osservanza”, formò all’interno di esso un “Regime
della Lata Osservanza” di breve durata, da cui egli stesso dichiarò
ufficialmente di “dimettersi” pochi anni dopo.
Che cosa pensare di vicende così confuse ed
oscure, di cui abbiamo voluto citare appena qualche riferimento?
Nell’impossibilità di risalire alle cause reali di tutto ciò, crediamo si possa
però affermare che diversi personaggi, i quali avrebbero dovuto essere gli
strumenti di una rivivificazione iniziatica, furono purtroppo assai al di sotto
di tale funzione; così, se in certi casi furono veramente in contatto con
autentici “Superiori”, rappresentanti dell’iniziazione effettiva, le loro ben
scarse qualificazioni iniziatiche comportarono delle deviazioni più o meno
gravi e complete, tanto da permettere l’intervento di influenze e direttive
nettamente “inferiori”; senza contare poi il caso dei personaggi mossi fin
dall’inizio da “inferiori sconosciuti”, favoriti proprio dal manifestarsi della
concezione malamente intesa della presenza di un’autorità iniziatica nascosta.
D’altra parte, proprio il ripetersi delle
disavventure dei presunti inviati dei “Superiori Sconosciuti” doveva mettere in
crisi la nozione della loro stessa esistenza. Si giunse così, nel 1780, al già
citato “questionario” del duca Ferdinando di Brunswick 21, Gran Maestro del “Regime della
Stretta Osservanza” e, poi, del “Rito Scozzese Rettificato” che ne derivò. In
tale questionario, in effetti, veniva domandato tra l’altro ai membri
dell’Ordine se esistono realmente dei “Superiori Sconosciuti”. Questo procedimento
curiosamente interlocutorio su una questione tanto poco appropriata ad essere
posta in discussione suscitò intorno ad essa polemiche violente tra i membri
dell’Ordine, riuniti poi al Convegno di Wilhelmsbad del 1782, che giunse a
conclusioni sostanzialmente negative (anche se si potrebbero considerare delle
riserve al riguardo 22):
tanto che lo stesso Ferdinando di Brunswick promulgò poi per iscritto, nelle
sue “capitolazioni”, l’impegno a ripudiare la pretesa filiazione templare, ed a
escludere definitivamente il riconoscimento di qualsiasi “Superiore
Sconosciuto”.
Qualcuno definì il convegno del 1782 «un atto
di disperazione» 23. In
ogni caso, si finì con l’arrivare praticamente ad una rinuncia e a una
negazione esplicita di ciò che si sarebbe trattato di cercare.
Fatto ancor più grave, quella rinuncia
facilitò e, nello stesso tempo, fu favorita da tendenze di carattere nettamente
antitradizionale, verso la produzione di fenomeni psichici di ordine inferiore.
Impressionante a questo riguardo è il caso del lionese Willermoz, che ebbe
prima contatti con Martinès de Pasqually interessandosi alle dottrine e alle
pratiche “teurgiche” degli Elus Coens, poi promosse in Francia il “Regime della
Stretta Osservanza” ed il “Rito Scozzese Rettificato” 24, e si dedicò in seguito a formare una
“Società degli Iniziati” che si occupava di fenomeni di sonnambulismo! Verso il
1785, al posto della ricerca dei veri “Superiori Sconosciuti”, Willermoz
raccolse decine di quaderni di “rivelazioni” ispirate da un cosiddetto “Agente
sconosciuto”, scritte in stato sonnambolico dalla suora Marie-Louise de
Vallière, “soggetto” evidentemente squilibrato e facile alla produzione di
questo genere di fenomeni 25.
Accenniamo poi appena al caso alquanto
complesso di Cagliostro, fondatore di un cosiddetto “Rito Egiziano”, in cui i
fenomeni di “evocazione” ebbero una parte importante, e che morì in carcere nel
1795 senza far conoscere i veri “mandanti” che dovettero certo esistere
all’origine delle sue disgraziate imprese 26.
Ricordiamo infine il caso celebre di Mesmer,
fondatore nel 1778 di un “Rito” massonico “dell’Armonia Universale”,
propugnatore dello studio del “magnetismo animale” e dotato egli stesso di
“poteri” ipnotici che gli procurarono successi e condanne clamorose, suscitando
intorno a sé un enorme interesse.
Davvero il “magnetismo”, come del resto anche
il “sonnambulismo”, in quell’epoca ebbe una grande importanza nello «sviare da
qualsiasi lavoro serio delle organizzazioni iniziatiche che avevano conservato
fino allora, se non una conoscenza effettiva molto profonda, per lo meno la
consapevolezza di ciò che avevano perduto a questo riguardo e la volontà di
sforzarsi per ritrovarlo»: tanto che «è lecito pensare che fosse questa una
delle principali ragioni per cui il magnetismo fu “lanciato” al momento voluto,
anche se, come succede quasi sempre in simili casi, i suoi promotori apparenti
non furono in tutto ciò nient’altro che strumenti più o meno incoscienti» 27.
È notevole il fatto che gli archivi degli Elus
Coens furono ereditati dall’organizzazione dei “Philalètes”, che convocarono a
Parigi un grande convegno aperto a tutti i massoni, affrettandosi ad invitare
l’ipnotizzatore Mesmer e cercando per vari mesi di ottenere, senza riuscirvi,
anche la partecipazione di Cagliostro. Tale convegno di Parigi, svoltosi tra il
1785 e il 1787, è stato definito da uno storico della Massoneria «l’ultima
delle grandi assemblee che riempiono la storia “visibile” della Massoneria continentale
durante la seconda metà del XVIII secolo, nelle quali l’Ordine massonico, prima
di entrare in un torpore da cui non è ancora interamente uscito, interrogava se
stesso quanto alla sua natura, alla sua origine e al suo destino» 28.
Già su questa rivista fu osservato quanto sia
anormale che un’organizzazione tradizionale debba ricercare ed ignori la sua
stessa natura ed il suo scopo 29. Se
poi si pensa che si trattava dell’ultima organizzazione iniziatica occidentale
rimasta accessibile e diffusa in Europa, si comprenderà quanto fosse grave lo
stato di disordine; e non vi è da stupirsi se immediatamente dopo si
verificarono anche sul piano esteriore degli sconvolgimenti profondi,
ricollegabili assai più alla deficienza dell’iniziazione, massonica o di
qualsiasi altra forma in Occidente, che a una supposta azione svolta dalla
Massoneria in quel senso.
Del resto, è ben noto che gli eventi
rivoluzionari in Francia ed altrove ebbero subito conseguenze disastrose
sull’attività massonica organizzata, e portarono poi ad assorbire i membri
dell’Ordine in orientamenti e preoccupazioni politiche che dovevano ridurre
ancor più i tentativi, già precedentemente sviati in vario modo, rivolti al
ritrovamento di un contenuto iniziatico effettivo.
* * *
In quanto siamo venuti esponendo, non pensiamo
certo di aver dato un quadro preciso e completo, neppure nelle sue grandi
linee, dell’argomento trattato, che a dire il vero è estremamente complesso e
confuso, anche a motivo dell’inevitabile inadeguatezza dei dati disponibili.
D’altra parte, non pensiamo nemmeno che sia il caso di disperdersi
eccessivamente in ricerche in questo campo appoggiandosi ad elementi troppo
esteriori e, di per sé, troppo poco significativi.
Crediamo però che anche soltanto quanto
abbiamo riferito a titolo indicativo sia sufficiente a rendersi conto di certi
aspetti che giunsero a caratterizzare fin dal XVIII secolo i tentativi di
ritrovare un valore iniziatico effettivo nella Massoneria.
A questo proposito, pensiamo si possa parlare
di una progressiva perdita della consapevolezza, anche soltanto teorica, di che
cosa sia la conoscenza iniziatica effettiva, nonché della perdita correlativa
della nozione della presenza nel mondo umano di un’autorità tradizionale che la
detiene (in mancanza della quale si dovrebbe anzitutto cercarla, come appare
ovvio in ogni civiltà o forma tradizionale non degenerata). Da questa duplice
perdita fondamentale, si giunge poi molto facilmente alla sostituzione dell’autorità
tradizionale, di cui si è privi, con fonti sospette, e ad una manipolazione
individuale, più o meno frammentaria e miope, di elementi che possono essere sì
di origine tradizionale, ma che in tali condizioni diventano o vengono
preparati ad essere il supporto di tutt’altro; il che è reso particolarmente
facile se l’interesse dei ricercatori viene orientato verso “poteri” e fenomeni
psichici inferiori e persino fisici “extranormali”.
È facile capire che quando si verificano tali
condizioni, o parte di esse, il risultato è simultaneamente la neutralizzazione
di quanto poteva esserci di valido nei tentativi di cui abbiamo parlato, e la
possibilità immediata o successiva di un loro sfruttamento addirittura in
funzione antitradizionale e controiniziatica.
Così, le correnti sovvertitrici che plasmano
il mondo contemporaneo avevano tutto l’interesse ad un riemergere di movimenti
che si rifacessero in apparenza ai tentativi di ritrovare l’iniziazione
effettiva, nella Massoneria ed altrove, purché operassero nelle condizioni
peggiori possibili, con presupposti insufficienti o falsi, e con contenuti che
andassero poi fino ad una grottesca e sinistra parodia della tradizione
autentica.
E precisamente tendenze di questo genere
riappaiono in seguito in modo sempre più manifesto, par-ticolarmente a partire
dalla metà dell’Ottocento: l’epoca che seguì il 1848, come in Francia il
periodo del “Secondo Impero” e l’inizio della “Terza Repubblica”, pare essere
stata particolarmente propizia al riguardo.
Una delle pietre miliari più vistose in questo
senso è stata forse la celebre opera di Jean-Marie Ragon De la Maçonnerie
occulte et de l’initiation hermétique, pubblicata nel 1853. In tale opera,
con l’apparenza di ricollegare l’iniziazione massonica a tradizioni antiche
(specialmente egizia, greca ed ermetica 30),
trattate in un modo inadeguato e talvolta con disarmante puerilità, si giunge a
indicare quello che dovrebbe essere, secondo l’autore, il vero oggetto della
ricerca iniziatica; «Massoni d’élite e studiosi tutti, rinunciate alle
futilità massoniche» scriveva il Ragon: «che lo studio serio delle
scienze utili divenga lo scopo delle vostre sedute filosofiche; svelate gli
antichi misteri di cui sarete i gloriosi interpreti. Io ho osato tracciarvi la
via: divenite iniziati!» 31. Ed
ecco solo alcuni esempi fra i molti di questa via audacemente tracciata: «Il
Magnetismo, praticalo nell’antichità dai gimmosifisti (sic) dell’India,
dai magi della Persia, e dagli iniziati ai grandi misteri … è ridivenuto con Mesmer una cosa nuova, straordinaria … Noi non crediamo di esagerare dicendo che la scienza magnetica è la
via che apre un vasto avvenire al mondo della verità e della luce … Essa illumina, rischiara i suoi adepti e, sola, può portare alla
conoscenza del vero, e risolvere, in prosieguo di tempo, il grande problema
dell’assoluto … gli esperimenti fatti non lasciano il risultato
dubbioso; non è lontano il tempo in cui l’uomo potrà sapere, per mezzo del
magnetismo, financo la mèta del suo destino, di cui così poco si sa al presente» 32. Seguono poi gli “Aforismi
mesmeriani”, il primo dei quali è: «L’immateriale non esiste: la luce,
l’anima universale sono fluidi incorporei, ma essenzialmente materiali capaci
di impressionare la lastra metallica del dagherrotipo» 33. Troviamo numerosissime e
particolareggiate descrizioni di esperimenti e pratiche “occulte”, dalle
“tavole giranti” al sonnambulismo utilizzato in modo da scambiare la semplice
acqua per «vino di Malaga o di Borgogna» 34.
Anche la “frenologia» suscita un interesse particolare: «Non dubitiamo che
se in ogni Loggia fosse istituita una commissione di esami di frenologia, il
corpo massonico ne risulterebbe meglio composto e la Massoneria più brillante»
35. Vi sono, beninteso, le
interpretazioni moraleggianti e “ideali”, ma il simbolismo ermetico è pure
concepito in un senso chimico, senza indietreggiare di fronte alle più
grossolane assurdità, come quella secondo cui la “pietra filosofale” sarebbe
materialmente formata di appropriate «quantità di nitro, di solfo e di
mercurio per produrre la trasmutazione di certi metalli per mezzo dell’azione
dell’elettricità» 36: sì,
perché «il fuoco filosofico, questo agente principale dell’alchimia, era l’elettricità,
della quale i fisici moderni hanno sì bene determinato le misteriose leggi
d’azione»! … 37.
* * *
Ci scusiamo per l’ampiezza delle citazioni
suddette, che peraltro ci permettono di mettere meglio in evidenza l’enormità
del fatto che un’opera come quella di Ragon sia stata presa ed ancor oggi sia
considerata da parecchi massoni come un’“autorità” o, comunque, come un’opera
“esoterica” degna della massima attenzione 38.
Ora, di fronte all’interesse e all’ammirazione suscitata da simili stupidità,
non ci sembra che una deficienza intellettuale di chi se ne interessa sia una
spiegazione sufficiente, ma che occorra qualcosa di più “positivo”, e
precisamente una forza di suggestione: e coloro che l’hanno messa in opera non
possono certo essere così sciocchi come i loro più o meno incoscienti
strumenti.
Quello di Ragon è forse un caso
particolarmente accentuato 39, ed è
ben appropriato ad essere preso ad esempio in quanto l’autore volle
esplicitamente coinvolgere la Massoneria nella corrente di cui fu il
rappresentante e lo strumento. Ma anche sotto questo aspetto egli non fu certo
il solo: così, qualcosa di analogo può ritrovarsi poi in varie manifestazioni
dell’“occultismo” 40, di
cui Ragon fu in un certo modo un precursore immediato, anche con lo stesso uso
dell’espressione “Massoneria occulta”. In effetti, quantunque l’abate Constant
(che prese lo pseudonimo di “Eliphas Levi” e si fece propugnatore del movimento
“occultista”) fosse per certi aspetti di mente meno grossolana di Ragon, e meno
grossolani siano certi altri occultisti, in tutti ritroviamo pur sempre le
medesime caratteristiche fondamentali che abbiamo già indicato come proprie
delle deviazioni dei tentativi di ritrovare un esoterismo e un’iniziazione
effettiva: ignoranza della natura essenziale della realizzazione iniziatica,
misconoscenza dell’autorità tradizionale e della sua necessità, manipolazione
individuale di elementi tradizionali, con un inevitabile difetto basilare di
discernimento; il che comporta nei casi migliori un’approssimazione
dilettantesca priva di qualsiasi serio risultato, e nei casi peggiori
un’effettiva soggezione più o meno completa a correnti antitradizionali. Questo
significa che, in fondo, tutto ciò, di per sé, non ha (anche quando lo
pretende) nulla di autenticamente iniziatico e nulla di autenticamente
massonico 41; rappresentando
piuttosto un insieme di inestricabili interferenze 41' che in seno alla Massoneria operano
molto spesso, con conseguenze negative e a volte funeste, anche se vi sarebbero
naturalmente varie distinzioni da fare, secondo la superficialità e la
profondità degli elementi che entrano in gioco.
In questa prospettiva, si comprenderà forse
meglio come mai, anche se la Massoneria in se stessa non c’entrerebbe per
nulla, si trovi tanto spesso tra i massoni la presenza delle influenze
pseudo-esoteriche più varie. Oltre all’“occultismo” propriamente detto,
potremmo citare molte altre correnti, che sarebbe troppo lungo esaminare ora in
dettaglio, benché uno studio più attento al riguardo non sarebbe privo di
interesse, e gioverebbe a chiarire delle situazioni di fatto che sussistono
tuttora in diversi ambienti massonici, a dispetto della natura autenticamente
iniziatica della Massoneria.
A questo proposito, dobbiamo accennare almeno
brevemente qui alle emanazioni ampiamente ramificate della cosiddetta “Società
Teosofica” 42, presenti anche nella
Massoneria in ottemperanza al programma esplicitamente enunciato da Annie
Besant 43 secondo il quale la
stessa «Società Teosofica» doveva cercare di diventare il «centro» direttivo di
tutte le organizzazioni religiose e di «tutte le altre sette» (tra le
quali veniva senza dubbio annoverata la Massoneria) 44. È curioso osservare che la
predominanza femminile alla guida (ufficiale) della “Società Teosofica” non fu
estranea ad una certa difficoltà di penetrazione nella Libera Muratoria, che è
una forma di iniziazione propriamente maschile. Ciò non toglie che la signora
Blavatsky 45 abbia avuto la pretesa
di occuparsene 46, ad
esempio nell’opera su «Le origini del rituale nella Chiesa e nella
Massoneria»; e che poi la già nominata Annie Besant sia diventata niente
meno che “Gran Maestro del Gran Consiglio” della “Co-Massoneria” britannica, e
cioè di una forma “mista” del tutto irregolare della Massoneria, nella quale
sono ammesse anche le donne 47. Un
altro personaggio più che sospetto, C.W. Leadbeater, il disgraziato “educatore”
di Krishnamurti 48 e
“vescovo” di una pretesa “Chiesa antica-cattolica”, fu pure attivissimo in
campo massonico, lasciando tracce nell’elaborazione dei rituali, non prive di
un seguito anche attualmente in Italia. Ma sarà bene precisare che, almeno in
seno alle forme “regolari” della Massoneria, nonostante la presenza di numerosi
aderenti ed ingenui simpatizzanti della “Società Teosofica”, che può dare
un’impronta assai sensibile a determinate logge e creare gravissimi equivoci
quanto alla natura dell’esoterismo autentico, tutto ciò non è mai giunto ad
alterare gli elementi essenziali dell’iniziazione muratoria.
Una derivazione a pretese ancor più
“esoteriche” della “Società Teosofica”, sviluppatasi in seno ad essa ma
differenziandosene più o meno nettamente, sarebbe poi la cosiddetta “Scuola
Arcana”, la quale opera forse con maggiore discrezione, il che peraltro non
dovrebbe affatto far pensare che essa sia meno pericolosa o maggiormente seria,
come si può subito comprendere dagli “insegnamenti” di cui è stata “interprete”
un’altra “Maestra” ricettiva a fantastiche ispirazioni 49, Alice Bailey.
Pure connessa alla “Società Teosofica” per la
sua origine è l’“antroposofia” 50, che
non manca di ramificazioni nella Massoneria attuale. Così come sono presenti in
essa, condizionandone in vario modo l’attività, membri di movimenti
pseudo-rosacrociani 51 e
pseudo-ermetici, di gruppi e “catene magiche” d’ogni genere; senza contare poi
il frequente combinarsi di tutto ciò con orientamenti verso interessi per
“scienze” oggi 52
d’avanguardia come la parapsicologia, la psicoanalisi, o magari anche la
“clipeologia” 53,
nonché con il ricorso ad esperienze di tipo “medianico” di cui i “sonnambuli”
del Settecento erano stati i precursori.
Tutte queste cose, pur nella loro caotica
disparità e nonostante i contrasti e gli odi violenti che suscitano piuttosto
comunemente 54, rientrano in fin dei
conti più o meno direttamente in un quadro abbastanza discernibile e sotto un
certo aspetto quasi monotono, una volta che se ne sia colto l’orientamento e la
direttiva generale: si tratta della tendenza verso una fase “post-materialistica”
che non è affatto per ciò più spirituale, ma che conduce, al contrario, verso
quella dissoluzione in cui le potenze controiniziatiche, nella “nuova era” da
tante parti annunciata, potranno maggiormente manifestarsi fino al loro
apparente ed effimero trionfo 55.
* * *
In altri articoli avevamo dovuto indicare la
gravita delle interferenze moderne ed antitradizionali che, comunque
mascherate, operano in seno alla Chiesa cattolica. Purtroppo, la presenza di
interferenze del genere in seno all’organizzazione massonica non è certo meno
deplorevole. Dovremmo dire anzi che, come l’ordine iniziatico è più profondo di
quello religioso, così, applicando il proverbio corruptio optimi pessima,
la degenerazione dell’iniziazione può essere ancor più grave di quella della
religione; specialmente poi quando è meno superficiale e fa entrare in gioco
qualcosa che sia ben “effettivo” ed “occulto”, ma, nello stesso tempo,
tutt’altro che iniziatico e tutt’altro che veramente massonico.
È per questo che, a ben guardare, le logge che
si presentano come intese a svolgere un lavoro più profondo (quelle che
talvolta si dicono “logge esoteriche”) possono essere proprio le più
irrimediabilmente contaminate, tanto che, al confronto, possono apparire in
fondo assai preferibili quelle in cui si coltivano soltanto gli “ideali” di cui
parlammo nella prima parte di questo studio 56.
Volendo poi riproporre seriamente la
questione, su cui ora non ci soffermeremo, di una ricerca per il ritrovamento
dell’iniziazione effettiva nella Massoneria, bisognerebbe certo rifarsi a basi
molto più sicure, in modo del tutto diverso dai tentativi di cui abbiamo
parlato, dei quali è piena la storia delle organizzazioni massoniche negli
ultimi due secoli (e senza dubbio non tutti i tentativi di rivivificazione
iniziatca, nella Massoneria attuale, si riducono alle forme di deviazione che
abbiamo dovuto prendere qui in considerazione).
Rispondendo a Oswald Wirth, il quale aveva
scritto che «lo spirito della massoneria» è diventato «capace di
vivere dopo duecento anni di gestazione», René Guénon scriveva: «ohimé,
ci domanderemmo piuttosto che cosa ne resta dopo duecento anni di degenerazione»
57. Ebbene, rendersi conto di questa
situazione, evitare o rinunciare ad illusioni al riguardo ci sembra un
presupposto fondamentale per poter costruire poi qualcosa di realmente solido,
che ciò debba avvenire nell’ambito massonico o altrove.
Prima di terminare queste considerazioni,
aggiungeremo soltanto che non pensiamo possa essere casuale il mantenersi in
Occidente, a dispetto delle circostanze più sfavorevoli, di un’iniziazione
accessibile, come appunto quella muratoria, con propri riti e simboli validi, e
con la trasmissione di un’influenza spirituale; del resto, tale influenza
spirituale, ancorché sia per l’iniziato soltanto “virtuale” e latente, comporta
pur sempre per lui definitivamente e intangibilmente l’intervento di una
presenza che trascende la sua individualità.
RST 32
L’INIZIAZIONE MASSONICA NEL MONDO MODERNO
Giovanni Ponte
III
Massoneria e Chiesa cattolica: antefatti e
misfatti
La questione dei rapporti tra Massoneria e
Chiesa cattolica può essere naturalmente considerata sotto vari aspetti. Esiste
un’abbondante letteratura sull’argomento, che di recente pare essere diventato
maggiormente di attualità, per non dire di moda, comparendo anche sulle pagine
dei rotocalchi e dei giornali della sera, senza dubbio in relazione con le
intenzioni di determinate correnti.
Qui, inquadrato nella serie di considerazioni
sull’iniziazione massonica nel mondo moderno 1,
anche l’argomento dei rapporti con il cattolicesimo ci interessa essenzialmente
in funzione di qualche chiarimento circa le possibilità offerte a chi in
Occidente ricerchi una via iniziatica di realizzazione spirituale.
Ciò non toglie che, in questa parte del nostro
studio, pur senza alcuna pretesa di dare un quadro completo sull’argomento, ci
soffermeremo un po’ su alcuni fatti e situazioni storiche passate, di solito
conosciute poco o male e spesso in modi distorti, tali da provocare confusioni
praticamente non indifferenti.
Ma anzitutto ci sembra che una premessa
indispensabile consista nel tener presente quale sia la natura tradizionale
della Chiesa cattolica romana 2. In un
articolo pubblicato in questa rivista 3,
fu indicato il carattere provvidenziale dell’adattamento che doveva dar luogo,
nei primi secoli dopo Cristo, al costituirsi di una forma tradizionale di per
sé puramente religiosa ed “exoterica”, tale da poter offrire ancora un legame
con la spiritualità per il mondo in cui di fatto trovò la sua diffusione. Il
risultato di questo adattamento si è istituzionalmente conservato, quantunque
con rilevanti mutamenti attraverso i secoli, nell’organizzazione ecclesiastica
quale noi la conosciamo (nella Chiesa romana come in altre derivazioni
exoteriche del Cristianesimo). E tale adattamento non solo non escludeva, ma
presupponeva e si fondava originariamente sulla presenza di una spiritualità
integrale, esoterica rispetto al dominio religioso, e pienamente partecipe
dell’influenza spirituale iniziatica trasmessa a partire da Gesù Cristo: solo i
detentori di tale influenza spirituale e della Conoscenza ad essa inerente
poterono realizzare un adattamento tradizionalmente valido in un ambito
relativamente più limitato, quale quello religioso.
Rimandiamo il lettore alle più ampie
spiegazioni già date in altre occasioni su questo argomento 4, ricordando qui in particolare il
riferimento di San Clemente d’Alessandria a una successione iniziatica di
Maestri di Conoscenza o Maestri spirituali, distinta dalla successione dei
Vescovi.
Peraltro, si può comprendere che, con la
differenziazione di un dominio rituale 5
ed istituzionale unicamente religioso, quest’ultimo rimaneva protetto
dall’«assistenza dello Spirito Santo» e preservato da inconvenienti solo in
quanto si manteneva in armonia con la pienezza dell’influenza spirituale
trasmessa dal Divino Maestro e presente nei «Maestri di Conoscenza» iniziatici
di cui parlava San Clemente. Invece, inconvenienti erano inevitabili nella
misura in cui, a rompere quest’armonia tra esoterismo iniziatico ed exoterismo
religioso, si sarebbero insinuate interferenze all’interno dell’organizzazione
religiosa e della gerarchia ecclesiastica; cosa resa possibile dal fatto che i
suoi rappresentanti solo in certi casi avrebbero realizzato coscientemente una
funzione di intermediari rispetto all’essenza iniziatica perpetuatasi i seno al
Cristianesimo.
Già accennammo altrove ai segni che permettono
di dire che interferenze dovettero appunto manifestarsi ben presto, e che erano
già in atto ai tempi di Costantino e dei primi Concili ecumenici 6. Da ciò l’importanza dell’opera svolta
volta a volta dai rappresentanti dell’esoterismo cristiano per continuare,
nonostante le influenze contrarie, a vivificare le diverse derivazioni
religiose del Cristianesimo (tra cui quella cattolica romana) e per fare in
modo che esse continuassero a servire, per chi ne era qualificato, come base
della realizzazione spirituale iniziatica.
In questo quadro si può intendere la
costituzione, secondo le circostanze, di particolari forme cristiane di
iniziazione, e l’integrazione nel Cristianesimo di forme iniziatiche
preesistenti, come quelle ermetiche, cavalleresche e di mestiere – in special
modo durante il medio evo – coscienti della validità tradizionale delle
istituzioni religiose e rispettose della funzione svolta dall’autorità
ecclesiastica. Peraltro, l’incomprensione degli uomini che si trovavano a
rappresentare tale autorità non poteva restare senza conseguenze. Uno degli
esempi più tragici fu la condanna e lo scioglimento dell’Ordine dei Templari 7, approvato dal Papa in Avignone,
seguendo il desiderio del re di Francia. La «laida opra» del «pastore senza
legge», come Dante definì quel pontefice posto nella terza bolgia dell’Inferno 8, aveva naturalmente le sue radici
anzitutto in quella «corruzione» della Saggezza 9,
pure denunciata da Dante, implicante la «perdita dello spirito», che si andava
estendendo anche in seno alla Chiesa alle soglie dell’epoca moderna ed ancor
più nei secoli successivi. E nella fase di progressivo “impietramento” che
seguì (per usare ancora un simbolo dantesco), la tendenza alla chiusura
intellettuale fu pure facilitata dalla pericolosa pretesa al monopolio del
sacro e del “soprannaturale” da parte dell’organizzazione ecclesiastica.
Tra il XIV e il XVII secolo, persino il Compagnonaggio,
nonostante il suo ossequio all’autorità della Chiesa, vide i suoi riti condannati
in Francia da numerose decisioni episcopali e sinodali 10.
Si può dire che in questa esclusione e
condanna di cose che uscivano da quadri teologici ufficialmente riconosciuti vi
era pure una comprensibile ragione difensiva, in mancanza di un più profondo
discernimento, quantunque in realtà ciò potesse far respingere con la zizzania
anche il nutrimento del buon grano.
Certamente, poi, la situazione era ormai
sempre più difficile anche perché pure ciò che aveva mantenuto un carattere
iniziatico in Occidente si trovava in uno stato di decadenza con molte
possibilità di deviazione, senza più un legame cosciente con la pienezza della
spiritualità (conservatasi necessariamente altrove), o con ciò che in termini
teologici si chiama l’«assistenza dello Spirito Santo».
In questo contesto si possono in un certo modo
collocare le reazioni ecclesiastiche all’attività della Massoneria del ‘700.
Tale attività si era fatta particolarmente sentire nel mondo profano a partire
dalla costituzione (1717) della Gran Loggia d’Inghilterra, che raccoglieva
peraltro soltanto una parte delle Logge esistenti in Gran Bretagna, e che
rappresentava senza dubbio una deviazione rispetto alla tradizione massonica,
come già abbiamo avuto varie volte l’occasione di indicare su questa rivista 11. La condanna papale, d’altra parte,
non venne a colpire tali deviazioni, né si manifestò all’epoca in cui esse si
manifestarono in Inghilterra, ma soltanto a partire dal 1738, e, a dire il
vero, le ragioni di una così grave decisione non sono mai state completamente
chiarite.
* * *
Può essere interessante riferirsi all’ambiente
pontificio al momento di quella prima scomunica. Colui che la sottoscrisse,
Clemente XII 12, è descritto, ad
esempio, in una nota diplomatica dell’epoca 13,
come «pieno di saggezza, di moderazione, di bontà», ma con
l’osservazione che «cede purtroppo con eccessiva facilità ai consigli dati
da persone oscure che lo avvicinano e che … spingendolo a decisioni
troppo precipitate … lo gettano in grandi difficoltà». Inoltre,
come scrive Alec Mellor, noto autore cattolico contemporaneo che ha studiato i
documenti di quel periodo, nel 1738 egli, pur conservando la sua integrità
mentale, era «un vecchio quasi cieco, giunto agli estremi delle sofferenze
fisiche» 14.
I lavori che condussero alla redazione della
bolla di scomunica furono diretti da quattro cardinali definiti dallo stesso
Mellor come «più mecenati che teologi», in una cornice «di religione
facile, di arte sacra, di diplomazia italiana» 15. Di essi il più importante fu forse il
cardinal Corsini, il quale «pare non abbia avuto che poco interesse e poca
comprensione per le questioni teologiche»; a dimostrare il suo grado di
serietà e competenza basterà questo giudizio stupefacente sulla Massoneria: «formata
in Inghilterra in forma di gioco o di divertimento onesto, … è degenerata in Italia» 16! Degli altri, il cardinale Spinola era
un diplomatico che era stato inquisitore a Malta; il cardinal Zondadari è
indicato dalla già citata nota diplomatica come pieno di meschinità e molto
preoccupato di mostrare, per il tramite di persone «piuttosto poco
rispettabili», le sue buone disposizioni per la Francia qualora fosse
eletto papa; infine, il cardinale Ottoboni viene così descritto nelle Lettres
d’Italie del De Brosses: «… Protettore della
Francia, fatto cardinale a 17 o 18 anni; scostumato, senza credito, débauché, rovinato, amatore delle arti, gran musicista» 17.
Riportiamo qui di seguito la traduzione di un
estratto (di cui citiamo in nota l’originale) della bolla di scomunica di
Clemente XII, preparata con l’assistenza dei cardinali summenzionati:
«… Secondo il consiglio di
vari nostri venerabili fratelli Cardinali della Santa Chiesa Romana, ed anche
per nostra decisione, … abbiamo stabilito e decretato di condannare e proibire le suddette
associazioni, gruppi, convegni, riunioni, congreghe o conventicole di liberi
Muratori, o Francs-Massons (sic), o in qualunque
altro modo siano chiamati: per cui li condanniamo e li proibiamo con la
presente costituzione che sarà valida in perpetuo. Pertanto, a tutti e a
ciascun fedele di Cristo … ordiniamo che nessuno, sotto qualsiasi pretesto o motivo, osi … entrare nelle predette associazioni di liberi Muratori o Francs-Massons … o dare (ad essi) consiglio, favore o aiuto in qualsiasi modo, palese o
nascosto, diretto o indiretto, … sotto pena di scomunica, ipso facto e senza bisogno di nessuna dichiarazione, da cui nessuno
potrà essere assolto se non per mezzo nostro o del Pontefice allora regnante,
salvo in articulo mortis. Per di più, vogliamo e stabiliamo che i
Vescovi, i Prelati Superiori, gli altri Ordinari dei luoghi, e gli Inquisitori … procedano contro i contravventori … li puniscano delle pene
che meritano i fortemente sospetti 18 di eresia, attuino misure
coercitive, richiedendo a questo fine, se necessario, anche l’aiuto del braccio
secolare. E che nessuno sia tanto temerario da osare attaccare o contraddire la
presente dichiarazione, condanna, proibizione e interdizione: se qualcuno
portasse fino a tal segno la sua temerarietà, sappia che incorrerà nella
collera di Dio Onnipotente e dei Beati Apostoli Pietro e Paolo» 19.
Nel testo dell’ordinanza ufficiale che rendeva
operative le decisioni della bolla pontificia per lo Stato della Chiesa
leggiamo inoltre le seguenti precisazioni: «… Nessuno osi riunirsi … nelle suddette società o congregazioni di Liberi
Muratori … né trovarsi presente a tali
riunioni o assemblee, sotto pena di morte e della confisca dei beni da
incorrere irremissibilmente senza speranza di grazia»; ordinandosi per di
più «la demolizione della casa o degli edifici in cui si facessero tali
riunioni, volendosi che, per incorrere nelle pene suddette di demolizione,
basti presumere la conoscenza da parte dei proprietari di dette case o luoghi,
e siano sufficienti congetture, indizi e sospetti, senza ammettere scuse di
nessun genere» 20.
Il già citato storico cattolico Alec Mellor
insiste nel voler chiarire che il regime pontificio del ‘700 era, come
caratteristica generale, assai più accomodante che in altre epoche. Ora,
proprio questo mette in evidenza l’accanimento contro l’iniziazione massonica,
tanto da rendere inadeguate tutte le spiegazioni superficiali, dichiarate o non
dichiarate, che se ne possono dare.
La stessa bolla di Clemente XII, per
giustificare la condanna, denuncia quasi come un crimine la disciplina del
segreto: tale segreto, invece di far pensare, come sarebbe stato naturale, alla
“disciplina arcani” iniziatica già affermata dai Padri della Chiesa, o
al ben noto segreto di altre forme iniziatiche (come, nell’antichità, quella
pitagorica), dà luogo ad un giudizio degno del “senso comune” più
grossolanamente profano: «se non facessero nulla di male, non avrebbero
tanto in odio la luce», cioè la profanazione del loro segreto 21. Che dunque sarebbe successo se nei
primi tempi del cristianesimo i catecumeni avessero applicato questo bel
ragionamento ai loro sacerdoti?
L’argomentazione era poi tanto più debole in
quanto esistevano Logge formate da cattolici di sicura fede (come la Loggia
formatasi a Roma, sostenitrice degli Stuarts) di cui potevano far parte membri
del clero, allo stesso modo che nella Massoneria operativa ogni Loggia contava
normalmente un sacerdote, con funzioni di Cappellano, la cui presenza poteva
garantire un legame e un armonico rapporto con l’organizzazione ecclesiastica.
Ma la scomunica colpiva senza alcuna distinzione e discernimento la Massoneria
in quanto tale, e tutti i Massoni, indipendentemente dalla loro fedeltà alla
Chiesa ed anche dalla presenza o assenza nelle loro Logge di membri non
cattolici 22.
Ci sarebbe dunque da pensare che le ragioni
decisive della condanna furono, più che il segreto massonico, quelle che
venivano definite «altre giuste e ragionevoli cause a Noi note» 23 e mantenute segrete 24. Si è parlato, a questo proposito, di
cause politiche, contro il regime anti-papale vigente in Gran Bretagna, che
seppe approfittare in diversi casi dell’organizzazione massonica per un sottile
gioco diplomatico e spionistico; ma come queste circostanze, in fondo assai
accidentali, potrebbero bastare a spiegare una condanna così generale e
violenta? Secondo una notizia storica dell’epoca, il più acceso fautore della
condanna non era un personaggio di primo piano, ma un semplice religioso, un
certo Ambrogio o Ambrogi (?) di cui poco o nulla si sa 25. Anche la reazione contro qualcosa di
incompreso che, come l’iniziazione massonica, si presenta con caratteri sacri e
rituali non appare, di per sé sola, una spiegazione sufficiente; e forse un
indizio non indifferente sta nel fatto che già nel 1739 incontriamo il primo
caso storicamente accertato di uno squilibrato mentale, un fiorentino di nome
Minnerbetti, che fornì all’inquisitore una fantasmagorica descrizione di
pretese cerimonie massoniche, piene di dettagli abominevoli ed assurdi 26. Non sembrerebbe esagerato pensare
dunque che, come apparirà ancor più chiaramente dal successivo svolgersi degli
eventi, una potenza di suggestione si fosse messa in moto per colpire,
schiacciare o deformare in qualsiasi modo un’estrema possibilità iniziatica
occidentale rimasta accessibile nonostante tutto. E non dovrebbe essere
difficile scorgere, nell’alimentarsi della stolida ostilità ecclesiastica
contro l’iniziazione massonica, uno dei capolavori dell’opera della
controiniziazione in Occidente.
* * *
La condanna di Clemente XII venne pesantemente
confermata nel 1751 da Benedetto XIV, colui che era stato il cardinale
Lambertini arcivescovo di Bologna, celebrato per la sua carità, finezza e
tolleranza; doti che anche in questo caso mettono in risalto, per contrasto, lo
sconsiderato accanimento contro l’iniziazione massonica. A questo proposito,
non sarà inutile citare, per differenza di attitudine, la stupefacente lettera
inviata dallo stesso Benedetto XIV a Voltaire (accolto in Massoneria solo molti
anni più tardi), che gli aveva fatto dono, con un poema e un distico
adulatorio, del suo lavoro teatrale su Maometto, dissacrante e profanatore come
nelle abitudini di un simile autore: «Benedetto Papa, al suo caro figlio,
salute e benedizione apostolica! … Mi è stata presentata, da parte vostra, la vostra
ammirevole tragedia “Maometto”, che ho letto con un piacere grandissimo … Ognuno di questi vostri segni di bontà meriterebbe un ringraziamento
particolare, ma permettetemi che unisca queste diverse vostre manifestazioni di
attenzione per rendervene ringraziamenti generali …» 27.
Osserviamo anche che la riconfermata condanna
del 1751 non sì spiega affatto con la confusione tra Massoneria e teorie
antitradizionali moderne (confusione che appare poi soltanto nelle condanne del
secolo successivo), né con l’ostilità dei Massoni contro la Chiesa cattolica,
la quale doveva manifestarsi solo molto più tardi.
A quanto è dato di sapere, le condanne
pontificie riuscirono ad arrestare l’attività muratoria nello Stato della
Chiesa; tra le vittime delle persecuzioni antimassoniche in Italia seguite alla
Bolla di Clemente XII si ricordano i nomi di Tomaso Crudeli, arrestato a
Firenze nel 1739 e condannato al confino dove morì nel 1745, e Pietro Giannone,
autore di scritti critici nei riguardi del clero, morto in carcere a Torino nel
1748. Tuttavia, risulta che una Gran Loggia (termine che designa un insieme di
Logge collegate tra loro) fu attiva a Napoli dal 1756 al 1760, e che più tardi,
nel 1778, una Gran Loggia si formò a Torino, presieduta dal conte Asinari di
Bernezzo, Venerabile della Loggia «San Giovanni della Misteriosa»: a
quell’epoca, pare che vi fossero tre centri massonici principali in Italia, a
Torino, a Milano e nuovamente a Napoli.
La sopravvivenza dell’iniziazione muratoria in
Italia e in altri paesi cattolici nel Settecento è un argomento ora utilizzato
da alcuni, in campo cattolico, per sminuire la gravità delle condanne e delle
feroci misure repressive decretate, in quanto queste furono applicate
scarsamente o con difficoltà (benché resti la documentazione di processi e
torture, ad esempio in Portogallo). È stato fatto notare anche che molti
cattolici ignorarono o non attribuirono rilevanza alle decisioni pontificali,
specialmente nella Francia del ‘700, in particolare per la ragione legale che
la bolla di scomunica non fu registrata ufficialmente dalle autorità di Luigi
XV. Ma simili sottigliezze giuridiche profane mostrano piuttosto un altro
aspetto della situazione di disordine sempre più generale e tipicamente moderno
dovuto alla scomparsa di un’autentica civiltà tradizionale in Occidente. Che
cosa pensare allora di quanto valevano e valgono per gli stessi cattolici i
solenni richiami alla «pienezza dell’autorità apostolica» e alla «collera
di Dio Onnipotente e dei Beati Apostoli Pietro e Paolo» 28?
Sta di fatto che, a motivo della tendenza
politica all’autonomia “gallicana” e in ispregio all’opposta tendenza
“ultramontana”, la condanna pontificia fu piuttosto, paradossalmente, uno dei
motivi per cui cessarono in Francia le azioni persecutorie contro la
Massoneria. Così, prima della Rivoluzione erano numerose le Logge dirette da
sacerdoti o frati dei diversi Ordini religiosi 29,
come il Canonico Padre Cordier de Saint-Firmin, Venerabile della Loggia delle
“Nove Sorelle” che ebbe l’“onore” di proporre l’ammissione all’iniziazione
massonica del vecchio Voltaire 30. Nel
1767 l’arcivescovo di Tours non si peritava di deridere il vescovo di Quimper
che aveva pronunciato un’omelia contro la Massoneria 31, e nel 1789 vi erano in Francia almeno
quattro vescovi massoni 32.
L’opera antitradizionale contro la Massoneria
doveva dunque allora seguire in Francia vie diverse da quella della diretta
condanna per mezzo della Chiesa cattolica. A questo riguardo, a parte le
deviazioni più comuni in senso meramente profano, non sarebbe fuori proposito
osservare che, nonostante le buone intenzioni di certi Massoni cattolici (in
particolare in seno al Rito della Stretta Osservanza sviluppatesi dapprima in
Germania e al Rito Scozzese Rettificato che ne derivò), tutto si ridusse infine
a velleità sterili e pericolose, anche per l’intervento di esponenti
ecclesiastici che mostrarono di essere il supporto di suggestioni di un genere
sinistramente medianico 33.
Del resto, come già notammo, il disordine
spirituale preparava il disordine politico, e la Rivoluzione francese
perseguitò in ogni modo, e perseguì la distruzione completa della Massoneria:
le riunioni massoniche dovettero allora cessare in Francia, e moltissimi furono
i Massoni caduti sotto la ghigliottina 34.
Quanto alla circostanza che pure dei capi
rivoluzionari avevano fatto parte di Logge massoniche, a dimostrare la labilità
del loro legame elettivo con esse basterebbe il fatto che all’epoca della
conquista del potere essi cessarono o avevano cessato del tutto la loro
attività massonica. Del resto, è noto che il principale artefice della
fondazione del Grande Oriente di Francia (nel 1773) era il Duca di Lussemburgo,
cioè proprio il presidente della nobiltà negli Stati Generali, il quale, dopo
essersi vanamente opposto alla riunione degli Ordini, fu il primo dei nobili
emigrati. Ma in fondo sarebbe piuttosto vano scendere in particolari nel
considerare quali membri della Massoneria finirono con il trovarsi dall’una o
dall’altra parte nelle vicende politiche; mentre d’altra parte occorre
guardarsi dal confondere e dal coinvolgere il senso dell’iniziazione muratoria
con le direttive prese dalle persone più diverse che ad essa avevano potuto
accedere.
* * *
È notevole il fatto che le condanne
ecclesiastiche del ‘700 non suscitarono quasi nessuna reazione contraria da
parte dei Massoni dell’epoca 35.
D’altra parte, quando dopo la persecuzione antimassonica dei rivoluzionari si
giunse al concordato napoleonico, le scomuniche diventarono applicabili anche
sul territorio francese; pure, le Logge si riformarono in Francia diffondendosi
anche in altri paesi cattolici e «i Massoni opportunisti si sforzarono
sistematicamente di guadagnare le simpatie dei regimi successivi» 36. Non ritroviamo allora più il
rifiorire, sia pure disordinato e deviato, dei tentativi di approfondimento
spirituale che avevano caratterizzato il periodo prerivoluzionario, mentre
persino uno dei più celebri Massoni cattolici che aveva operato attivamente in
quell’epoca, Joseph de Maistre, completamente deluso, era giunto ad affermare
che la Massoneria non è altro che una scemata, una «niaiserie» 37!
Frattanto, il distacco dei Massoni di origine
cattolica dalla loro base religiosa si operò progressivamente ma molto
lentamente, quasi che una naturale tendenza difensiva opponesse resistenza allo
svilupparsi delle conseguenze dell’imposta incompatibilità tra iniziazione
muratoria e cattolicesimo. Così, ancora nel 1818 il “Saggissimo” Drault di
Bruxelles dichiarò che la scomunica pontificia era un falso 38; fino al 1830 i regolamenti massonici
francesi obbligavano alla celebrazione di Messe di suffragio per i Fratelli
defunti 39; e ancora nel 1865 le
esequie religiose del Gran Maestro Maresciallo Magnan avvennero solennemente in
Notre-Dame con il catafalco ornato di tutte le insegne massoniche. Proprio
questo fatto, del resto, provocò un intervento vaticano che proibiva definitivamente
i riti cattolici per i Massoni che non avessero abiurato.
In ogni caso, sia pure anche con ritardi di
decenni rispetto a quanto si sarebbe potuto aspettare, la condanna e l’ostilità
ecclesiastica sortì un duplice effetto, certo conforme alle direttive
antitradizionali che andavano plasmando il mondo contemporaneo: allontanare i
fedeli dalle Logge, e lasciare progressivamente il posto in esse per una più
massiccia influenza di correnti profane d’“avanguardia” 40, che fino a tutta l’epoca della
Restaurazione del Re Massone Luigi XVIII avevano rappresentato solo una piccola
minoranza.
In realtà, e teniamo a precisarlo, lo spirito
tradizionale (lo si intenda in senso iniziatico o in senso religioso) non si
identificava affatto né al tradizionalismo dell’“Ancien Régime”, né agli ideali
“risorgimentali” dei movimenti che volevano infrangerne i limiti senza
minimamente comprendere la necessità di ricollegarsi in modo effettivo a dei
principi tradizionali e di origine sopra-umana per ristabilire un ordine
veramente valido: già notammo 41 che
chi abbia una comprensione un po’ profonda di che cosa sia il mondo moderno non
può prendere posizione per esso né nei suoi aspetti di “solidificazione” né in
quelli di «dissoluzione”. Orbene, nell’800, una delle abilità, se così si può
dire, delle forze antitradizionali consistette nel riuscire a far sì che,
almeno sul piano politico e sociale, i rappresentanti della forma religiosa e
di quella iniziatica diffusa sul continente europeo identificassero appunto
praticamente in larga misura le loro rispettive posizioni a ciò che
corrispondeva a quei due aspetti opposti e in fondo complementari che,
combattendosi ed esaurendosi 42 in
certo modo a vicenda, contribuiscono insieme al compiersi delle successive fasi
del mondo contemporaneo.
Fu così che quando, dopo un intervallo di un
secolo dal tempo di Benedetto XIV, si giunse alle condanne di Pio IX e poi di
Leone XIII contro l’iniziazione massonica, esse furono paradossalmente
appoggiate da argomentazioni dottrinali contro teorie moderne e
antitradizionali realmente diffuse tra i Massoni e da essi stessi propugnate
come veramente massoniche, tanto che non sapremmo dire da quale parte la
confusione e l’ignoranza dell’essenziale si sia dimostrata più totale.
* * *
Questa confusione era stata del resto
favorita, anzi preparata e poi alimentata, da una costruzione formidabile di
fantasmagoriche calunnie troppo indicativa perché non ci soffermiamo brevemente
su di essa.
Dobbiamo risalire, a questo proposito, al caso
dell’abate Barruel, un gesuita rifugiatosi a Londra durante la rivoluzione
francese e poi ritornato a Parigi dove ottenne la nomina a canonico di
Notre-Dame, presumibilmente per il suo noto opportunismo a favore di Napoleone.
Il Barruel è l’autore di un’opera 43
in cui sosteneva che la rivoluzione era stata un “complotto” della Massoneria,
la quale avrebbe avuto per scopo la sovversione generale dell’ordine sociale. È
stato dimostrato non soltanto che tale teoria è falsa, ma anche che fu
enunciata in mala fede dal suo autore 44,
il quale ne trasse lauti guadagni trattandosi di una pubblicazione
scandalistica tale da suscitare la curiosità dei lettori, quantunque fosse
eccessivamente infondata per essere presa in troppo seria considerazione in
quell’epoca.
Le conseguenze e il seguito di falsificazioni
come quella del Barruel dovevano vedersi poi assai più tardi. Nel 1862, la
teoria del “complotto” veniva ripresa 45
(apparendo più credibile per i mutamenti avvenuti negli ambienti massonici
d’Italia e di Francia), e un altro religioso, Monsignor de Ségur, «prelato
peraltro ammirevole per il suo spirito di apostolato presso gli umili» 46, con un’opera sensazionale di larga
tiratura diventava lo strumento per propagare abominevoli calunnie, come quella
delle “Messe nere” celebrate dai Massoni, i quali sarebbero tutti succubi di un
unico capo misterioso e terribile! Era solo l’inizio di una fittissima serie di
scritti fantastici che testimonia il formarsi di una vasta montatura di cui
pure il clero cattolico fu ampiamente il supporto, tanto che anche da parte
pontificia si giunse a corroborare contro l’iniziazione massonica l’accusa insensata
di satanismo, del tutto estranea alle condanne pronunciate nel Settecento.
Per comprendere un simile nuovo stato di cose,
pensiamo non sia male ricordare che il 1848 fu non solo l’anno di noti eventi
storici e sociali, ma anche l’anno in cui venne “lanciato” lo spiritismo; e la
seconda metà dell’Ottocento fu anche l’epoca della formazione dell’occultismo,
della “Società Teosofica” e di altri movimenti destinati ad aprire la nuova
fase post-materialistica verso la dissoluzione finale del mondo moderno 47. E fu pure questo il periodo in cui
anche in seno al Cattolicesimo si manifestarono strane correnti. Sarebbe
difficile farsi un’idea precisa al riguardo, anche perché si tratta di
questioni spesso assai confuse, né possiamo pretendere d’avere un quadro d’insieme,
che del resto presupporrebbe oggi troppo complicate ricerche. Vi sono però
diversi indizi piuttosto inquietanti come il caso della “veggente” di La
Salette Mélanie Calvat che esercitò un’ampia influenza su tutto un ambiente con
le sue pretese rivelazioni e predizioni 48;
o la diffusione di “voci” insensate, come quella secondo cui i Cardinali
romani, in prevalenza segretamente Massoni, tenevano il Papa prigioniero nei
sotterranei vaticani e lo avevano sostituito con un sosia 49! E pure un’istituzione cattolica come
lo “Hiéron du Val d’Or” di Paray-le-Monial, fondata dal barone di Sarachaga,
con la pretesa di studi in campo esoterico basati su una mentalità e teorie
quanto mai fantasiose, era tale da raccogliere anche ispirazioni assai
sospette. In una serie, di pubblicazioni 50
di vari collaboratori si sosteneva tra l’altro un immaginario ricollegamento al
“celtismo” ed a una tradizione occidentale; con significative manifestazioni di
incomprensione o di ostilità contro l’Oriente, la tradizione ebraica, l’Ordine
dei Templari, e poi anche contro la Massoneria (tutte cose, insomma, che al
contrario avrebbero potuto fornire validi riferimenti in senso tradizionale).
A quanto pare, le pubblicazioni di
Paray-le-Monial erano seguite dallo stesso pontefice Leone XIII 51, il quale subì senza dubbio anche
l’influenza delle peggiori correnti antimassoniche. Accuse addirittura
romanzesche vennero da lui enunciate nell’enciclica Humanum Genus (1884)
dove è detto che «non è raro che la pena di supplizio capitale sia inflitta»
ai Massoni che hanno «resistito agli ordini (?) dei capi; e ciò viene
praticato con tale destrezza (??) che, il più delle volte, l’esecutore
di queste sentenze di morte sfugge alla giustizia stabilita»!
Appunto a tale enciclica seguì un numero
incredibile di scritti antimassonici dove una conferma tanto autorevole venne
largamente sfruttata. E fu in questo contesto che poté scatenarsi la colossale
mistificazione di Léo Taxil 52, il
quale, finto Massone convertito, dal 1885 al 1897 diffuse in perfetta mala fede
una quantità indescrivibile di invenzioni sull’iniziazione muratoria. Per
citare qualche esempio, secondo i suoi scritti, ampiamente illustrati e che
ebbero un’eco enorme, i diavoli in persona presiedono le riunioni massoniche,
in una di esse il diavolo Asmodeo suonò pure il pianoforte dopo aver assunto le
forme di un coccodrillo, il Gran Maestro americano generale Pike possedeva un
telefono infernale per prendere ogni mattina le consegne da Lucifero, e il Gran
Maestro italiano Lemmi non scriveva mai una sola riga senza prima aver trafitto
l’ostia consacrata con la penna datagli dal diavolo Sybacco; ma il vero capo
nascosto dell’Ordine massonico sarebbe stata la figlia di un pastore
protestante, amante del diavolo Bitru, la quale sarà la bisnonna materna
dell’anticristo! Prima che, nel 1897, affermasse che si era trattato di
fantasticherie (senza peraltro indicare le origini di una simile
macchinazione), Léo Taxil fu ricevuto da Leone XIII, il quale a quanto pare si
felicitò con lui perché, semplice apprendista, aveva scoperto la presenza
diabolica nella Massoneria 53. E
forse più impressionanti delle invenzioni di Léo Taxil sono le espressioni di
follia in autori che appaiono in “buona fede”, come il vescovo di Port-Luois
Monsignor Meurin (il quale esercitò a sua volta una notevole influenza sul
“Hiéron” di Paray-le-Monial), autore della Franc-Maçonnerie, synagogue de
Satan, e il vescovo di Grenoble Fava 54.
Questa fantasmagorica corrente antimassonica continuò in pratica ad essere
diffusa capillarmente nei paesi cattolici e in Germania fino alla seconda
guerra mondiale 55, e se
ne può trovare una traccia anche nelle numerose recensioni di René Guénon del
1929-1934 in cui smascherò le fandonie di certi collaboratori nella Revue
Internationale des Sociétés Secrètes 56
diretta da Monsignor Jouin, un altro «prelato rispettato e di gran cuore» 57, ma di assai minore discernimento.
Il successo di una simile somma di
macchinazioni non appare davvero spiegabile con semplici calunnie. La diffusa
attrattiva morbosa per la descrizione di contenuti atti a suscitare dei
“bassifondi” psichici alquanto inferiori ci fornisce una parte di spiegazione;
ma ancora resterebbe da spiegare la ragione di questa attrattiva. Una
indicazione può esser fornita dal fatto che vi furono casi in cui certuni
dichiaravano di percepire per chiaroveggenza e medianità quanto accadeva in
immaginarie riunioni di Logge massoniche, o di Massoni convertiti realmente
tormentati da allucinazioni attribuite a interventi diabolici 58. A dire il vero, non crediamo che in
tutto ciò si possa pensare soltanto a squilibri mentali accidentali: è anzi
normale che, dove ci sono i suggestionati, ci siano anche i suggestionatori, e,
se questi hanno tutto l’interesse a farsi notare il meno possibile, non sempre
possono evitare di tradirsi 59; del
resto, non ha poi molta importanza stabilire quando e in quale misura le
caotiche situazioni cui abbiamo accennato fossero dovute a suggestioni
specificamente volute, e in qual misura fossero semplicemente dei risultati
della ben più generale confusione e suggestione del mondo occidentale
contemporaneo, incapace di difendersene per la mancanza di riferimenti
sufficientemente profondi all’essenziale.
Quanto alle conseguenze di tutto ciò nei
rapporti tra Chiesa cattolica e Massoneria, è comprensibile sia il diffondersi
di una radicata avversione di gran parte dei cattolici per l’iniziazione
massonica, sia, per reazione, l’alimentarsi, in gran parte dei Massoni,
dell’odio contro la religione cattolica, molto spesso generalizzato contro
qualsiasi forma religiosa, e tale da spingere ad un orientamento sempre più
votatamente antitradizionale (a volte persino di simpatia, a posteriori, per
quel “satanismo” che aveva fornito argomento alle più fantastiche accuse 60).
Tutto ciò dà veramente l’impressione di una
confusione quasi inestricabile, che nessuno in Occidente ha saputo impedire, in
cui tutte le parti, inconsapevoli strumenti di un gioco, hanno mostrato di
essere accomunate da un generale misconoscimento dello spirito tradizionale
iniziatico 61. Ma dobbiamo ancora
prendere in considerazione altri successivi sviluppi, nei rapporti tra Chiesa
cattolica e Massoneria, per giungere ai nostri giorni e a qualche possibile
elemento di giudizio in funzione di una ricerca iniziatica valida, nel quadro delle
circostanze e delle possibilità attuali.
RST 35
L’INIZIAZIONE MASSONICA NEL MONDO MODERNO
Giovanni Ponte
IV
Massoneria e Chiesa cattolica: avvicinamenti
apparenti
Nel nostro precedente articolo *, abbiamo preso in considerazione lo
svilupparsi dell’opposizione della Chiesa cattolica contro l’iniziazione
massonica, e poi dei massoni contro la Chiesa cattolica. Si può davvero
affermare che nel fomentare questo contrasto reciproco, approfittando di una
generale confusione intellettuale e impiegando mezzi che portano spesso il
tipico marchio del grottesco, le forze antitradizionali sono riuscite a
compiere, in un arco di circa due secoli, una delle “operazioni” più efficaci
per demolire le possibilità di resistenza di quanto restava di tradizionale in
Occidente.
Era naturale, d’altra parte, che le forme più
estreme e patologiche delle fobie antimassoniche non potessero durare oltre un
certo limite, a motivo delle reazioni inevitabili all’interno delle correnti
stesse in cui si svilupparono. È noto, ad esempio, che dei gesuiti 1, investigando nell’affare Taxil, si
resero conto che si trattava di un impostore, ed ebbero un’influenza,
probabilmente determinante, nel portarlo, nel 1897, alla sua completa
ritrattazione.
Si formò così, in aggiunta e talvolta in urto
con la corrente antimassonica esposta alle suggestioni più squilibranti, una
corrente cattolica più moderata 2,
quantunque sempre ancora ostile alla Massoneria: e non c’è da stupirsi che
anche in questo caso si trattasse di un’attitudine pur sempre ostile (benché in
forme alquanto diverse), dato che ormai il contrasto tra le due parti in causa
aveva avuto modo di generalizzarsi nei paesi cattolici, con conseguenze nella
mentalità degli uni e degli altri, e con applicazioni radicate nei fatti, sul
terreno degli interessi politici e sociali in cui i rappresentanti delle
rispettive istituzioni si trovarono coinvolti.
Il cammino «verso il dialogo» tra Massoni e
Cattolici è stato studiato con cura da un gesuita italiano, Padre Rosario
Esposito, il quale considera particolarmente importante la data del 1928,
quando P. Hermann Grüber S.J. incontrò ad Aquisgrana due alti dignitari
massonici viennesi ed il Segretario Generale della Gran Loggia di New York. Il
risultato fu definito dallo stesso Padre Grüber in questi termini: «Rinuncia a
strumenti di lotta non obiettivi, calunniosi, riportabili a dolorosi fatti
personali o persino sciocchi (!), nella pur necessaria (?) battaglia tra due
avversari che stanno di fronte in una opposizione diametrale» 3. Davvero, non si riesce a vedere in
tale “accordo” neppure un barlume di reciproca comprensione effettiva; eppure,
bastò questo per suscitare una violenta campagna di Monsignor Jouin sulla
famigerata Revue Internationale des Sociétés Secrètes, e per provocare
l’intervento del generale Lüdendorff contro la «collusione gesuito-massonica
per la distruzione della Germania».
Altri successivi momenti di “avvicinamento”
che sono stati posti in evidenza 4,
mettono a nudo piuttosto la paurosa scarsezza e assenza di profondità degli
indizi in tal senso. Così, ad esempio, il fatto che nel 1931 il «Gran Maestro
della Gran Loggia dell’Antica Prussia» indicasse quale punto d’incontro la
lotta contro il comunismo; o il fatto che nel 1932 il Gran Maestro della
Massoneria irlandese difendesse i diritti dei cattolici irlandesi a Londra; o
il fatto che nel 1933 lo scrittore Fülöp-Müller «auspicava un ravvicinamento
tra gesuiti e Massoneria»; o ancora il fatto che, nel 1937, Albert Lantoine
abbia scritto una «Lettera al Sovrano Pontefice», dichiarandosi «ateo», ma
proponendo una «tregua» fondandosi su un’«istanza antropologica».
L’iniziativa del Lantoine suscitò reazioni
violentemente negative tra i cattolici, ma fu accolta favorevolmente dal
gesuita Padre Joseph Berteloot, autore di una serie di pubblicazioni tra il
1938 e il 1952, dove il movente di una tregua o di una “pacificazione” tra
Massoneria e Chiesa cattolica è la «ricostituzione dell’unità francese» ed
altre preoccupazioni del genere, tanto che qualcuno giunse ad affermare che
l’opera di Padre Berteloot su La Massoneria e la Chiesa cattolica (1947)
non riguardava in realtà né l’una né l’altra 5!
Più tardi, affermatasi la direttiva del
“dialogo” con le correnti più diverse, alcuni rappresentanti della Chiesa
cattolica stabilirono pubblicamente nuovi contatti, messi in evidenza in
incontri nei quali qualche esponente del clero accettò, a titolo personale, di
partecipare a riunioni massoniche di carattere non rituale. E sono sintomatici
alcuni temi che sono serviti quali punti di incontro in tali occasioni. Così,
nel 1961, il cappuccino Padre Wildiers fu invitato presso una Loggia olandese a
tenere una conferenza su Teilhard de Chardin; e, nello stesso anno, il gesuita
Padre Michel Riquet, su invito di Marius Lepage, tenne, presso la Loggia
“Volney” di Laval, una conferenza sull’ateismo. In tale conferenza 6 vi è un apprezzabile equilibrio sul
piano della comprensione psicologica ma non c’è nessuna traccia di comprensione
del valore iniziatico della Massoneria, mentre troviamo che il Padre Riquet «si
situa» nella «ipotesi evoluzionistica», in quanto questa è «estremamente
fruttuosa e pertanto interessante, in attesa che si possa trovarne un’altra»;
inoltre, anche questa volta il gesuita Teilhard de Chardin serve come
riferimento, particolarmente per le seguenti sue affermazioni, definite
«profondamente vere»: «Ora che all’uomo diventato adulto si è aperto il campo
delle trasformazioni mentali e sociali, i corpi non cambiano più in modo
apprezzabile … o, se cambiano ancora, sarà soltanto in virtù del nostro industrioso
controllo» (si tratta, come si sarà compreso, dell’auspicio di alterazioni
scientificamente provocabili nella struttura dell’organismo umano); «appena,
superando lo stadio inferiore e preliminare delle investigazioni analitiche, la
scienza passa alla sintesi, una sintesi che culmina naturalmente nella
realizzazione di qualche stato superiore di umanità, subito essa si trova
condotta ad anticipare ed a giocare sul Futuro e sul Tutto» 7.
Non insisteremo su quanto sia significativo il
fatto che questi accostamenti di esponenti ecclesiastici alla Massoneria siano
stati accompagnati da richiami a Teilhard de Chardin: si tratta di un autore
ben noto, e dell’influenza connessa alla corrente di cui si rese interprete
abbiamo già parlato anche su questa rivista 8.
Durante il Concilio Vaticano II, poi, la
questione dei rapporti con i massoni non poteva non essere presa in
considerazione. Non si giunse però a nessuna modifica delle norme riguardanti
la scomunica, la cui abolizione era stata chiesta nel 1963 da Mons. Sergio
Mendez Arceo, vescovo della diocesi messicana di Cuernavaca. Per una
coincidenza per lo meno curiosa, poco tempo dopo la chiusura del concilio, quel
vescovo, a quanto risulta, dovette essere convocato a Roma per lo scandalo
suscitato dal fatto che proprio nel monastero di Cuernavaca veniva messa in
pratica la psicanalisi.
Un avvenimento di rilievo fu, nel 1966, la
decisione della conferenza dei vescovi scandinavo-baltici di permettere, ai
massoni non cattolici dei loro paesi che si convertissero al cattolicesimo, di
continuare a frequentare le proprie Logge. Tale decisione, mirante
evidentemente a togliere un ostacolo al proselitismo cattolico, ha dato luogo a
molteplici reazioni per la sua divergenza rispetto alle norme di diritto
canonico vigenti, che alcuni supposero di considerare come non più vincolanti.
E fu questa precisamente l’occasione di una messa a punto, del 17 marzo 1968,
autorevolmente confermata dalla «Congregazione per la dottrina della fede»,
dove leggiamo che «sono senza fondamento le informazioni pubblicate sia in
Italia che all’estero secondo cui sarebbe permesso alle persone convertite al
cattolicesimo, in certi paesi, di restare in seno alla massoneria; e che la
Santa Sede si proporrebbe di modificare profondamente le disposizioni canoniche
in vigore riguardanti quest’ultima. È noto che queste disposizioni prevedono la
scomunica per i cattolici che facessero parte della massoneria» 9.
* * *
La precisazione suddetta sembrerebbe tanto
esplicita e chiara da non poter lasciar dubbi sul suo significato. Tuttavia,
diversi esponenti cattolici, che pure sono ben al corrente della situazione,
hanno affermato tesi del tutto opposte, pretendendo peraltro di non essere in
contraddizione con le posizioni ufficiali della Chiesa. Così, pochi mesi dopo
la suddetta dichiarazione del Vaticano, nel giugno 1968, durante l’incontro a
Savona con il Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia, Padre Rosario Esposito
parlava della scomunica come di qualcosa di ormai superato 10; nel settembre dello stesso anno, poi,
veniva pubblicato un libro contenente le conversazioni tra Jean Baylot e il già
citato Padre Michel Riquet, il quale sostiene la bizzarra tesi secondo cui la
scomunica papale si applicherebbe soltanto a certe «Obbedienze» massoniche da
lui considerate «irregolari» (quali il Grande Oriente e la Gran Loggia di
Francia), colpevoli, a suo giudizio, di ostilità contro la Chiesa secondo i
termini del canone 2335 del Codice di Diritto Canonico; mentre non varrebbe la
scomunica contro le «Obbedienze» da lui ritenute regolari, che hanno mantenuto
un orientamento religioso 11,
quali la Gran Loggia Nazionale di Francia, e dunque anche la Gran Loggia
d’Inghilterra a cui essa direttamente rimane collegata.
Tesi tendenti a stabilire distinzioni del
genere sono state poi avanzate, con maggiore cautela, da altri scrittori
cattolici, come il gesuita spagnolo P. Ferrer Benimeli 12. Ad ogni modo, come è stato fatto
notare da varie parti, l’asserita discriminazione tra le “Obbedienze”
massoniche a favore di alcune appare logicamente incompatibile con le attuali
norme dell’autorità ecclesiastica: tra l’altro, è facile osservare che fin dai
tempi delle prime condanne, mai revocate, si trattava di tutta la Massoneria
senza alcuna distinzione, e, in modo particolare, era presa di mira proprio
quella parte di essa che faceva capo alla Gran Loggia d’Inghilterra 13.
Ciò non ha impedito delle applicazioni
piuttosto clamorose delle tesi esposte da Padre Riquet: ci riferiamo
particolarmente al caso dello scrittore cattolico Alec Mellor, il quale, nel
1969, fondandosi su argomenti analoghi, con la conferma di esponenti ecclesiastici
pensò di poter accedere liberamente a una Loggia facente parte della Gran
Loggia Nazionale di Francia, ritenendo di non incorrere nella scomunica 14.
Ora, è interessante prendere in considerazione
qualche dato sul modo di intendere la Massoneria da parte dei suddetti
rappresentanti cattolici che, contrariamente alle norme vigenti, tendono a un
riavvicinamento, alcuni negando fin d’ora, come abbiamo visto, la validità
della scomunica.
Padre Rosario Esposito espresse la convinzione
che la tendenza all’intesa internazionale e alla pace sociale sia il più
importante punto d’incontro con la Massoneria, in vista della formazione degli
Stati Uniti d’Europa, «in previsione della formazione degli Stati Uniti del
mondo» 15. Altrettanto profani i
punti di possibile incontro additati assai recentemente da Padre Giovanni
Caprile in un articolo su La Civiltà Cattolica 16, degno di nota anche per l’importanza
di tale rivista, quale sintomo di una svolta che va diventando più generale.
Precisamente, P. Caprile (del quale si può senza dubbio apprezzare una
moderazione sul piano dei rapporti umani e “diplomatici” in contrasto con il
passato), riesce a scorgere, quali «punti di comune aspirazione» tra religione
cattolica e iniziazione muratoria, «opere assistenziali, fraternità tra gli
uomini, pace, collaborazione internazionale ecc.»; avvertendo nello stesso
tempo che «un cattolico che voglia mantenersi al passo con la Chiesa non può
arroccarsi ostinatamente in sterili posizioni definite tradizionaliste, ma che
il più delle volte poco o nulla hanno a che fare con la sana vitalità della
vera tradizione» 17.
Purtroppo, la sua critica a “tradizionalisti” cattolici non è ingiustificata,
come si vede dalla documentazione da lui citata 18,
che rivela un’innegabile ristrettezza e deformazione mentale; ma non è meno
sconfortante constatare che a tale “tradizionalismo” non si offre qui altra
alternativa che uno storicistico «mantenersi al passo» (di corsa) dei tempi, in
pratica riempiendo con contenuti profani il vuoto lasciato dalla scomparsa
della «sana vitalità della vera tradizione».
Quanto poi agli esponenti cattolici francesi
sopra citati, notiamo che Padre Riquet ha mostrato di mettere la Massoneria
sullo stesso piano del Rotary Club e dei Lions’ Club, di cui ha ricordato di
essere membro onorario 19, e
che Alec Mellor pensa che i riti massonici siano perfettamente paragonabili al
«cerimoniale giudiziario, militare, universitario» 20, giungendo non solo a ignorare, ma a
negare esplicitamente e totalmente l’esistenza nella Massoneria di quel
carattere esoterico e iniziatico che ne è proprio l’essenziale 21.
* * *
Si vede dunque abbastanza bene una certa
tendenza comune che, sia pure in forme diverse, apparenta fra di loro questi ed
altri fautori di un nuovo avvicinamento fra Chiesa cattolica e Massoneria, e se
ne possono trarre le seguenti considerazioni. La Chiesa cattolica si trovava
prima in una posizione intenzionalmente difensiva, per l’esigenza di
proteggersi e di proteggere i fedeli dal dilagare di una civiltà
antitradizionale nell’ambito in cui si era precedentemente formata la
cristianità occidentale: e questa esigenza, suscettibile di gravi distorsioni,
anzitutto per un difetto di consapevolezza dei principi, venne ampiamente
sfruttata dalle correnti antitradizionali per dar luogo a forme mostruose di
ostilità contro un’eredità tradizionale di grande importanza per gli
Occidentali come quella rappresentata dall’iniziazione massonica. In seguito,
con il diffondersi in tutti i campi della “profanizzazione” dissolvente ormai
generale in Occidente, c’è sì una nuova possibilità d’incontro, ma questa volta
dalla parte della mentalità profana moderna 22,
e quindi con una incomprensione ed una estraneità allo spirito iniziatico non
meno completa che in passato. Davvero, di fronte a riavvicinamenti realizzati
in queste condizioni, non crediamo affatto che ci sia da illudersi sul valore
di eventuali intese esteriori tra membri della Massoneria e della Chiesa
cattolica, tali magari da giungere forse (come ancora non è avvenuto) a
modificare le passate condanne pontificali tuttora in vigore.
D’altra parte, se abbiamo voluto esporre
sommariamente certi dati significativi sulla situazione attuale al riguardo,
con riferimenti alla storia e anche alla cronaca degli ultimi anni, è
soprattutto per consentire di considerarne le possibili implicazioni pratiche
per chi oggi, in Occidente, aspiri alla via iniziatica: ed è appunto su questo
aspetto della questione che intendiamo ora soffermarci.
V
Massoneria e Chiesa cattolica: questioni
pratiche
Per un cattolico di origine cui si presenti la
prospettiva di accedere all’iniziazione massonica, o che sia già massone, la
situazione può essere indubbiamente assai problematica, se si tiene conto della
duplice esigenza iniziatica e religiosa 23.
Qualora, com’è ben comprensibile, egli pensi anzitutto a mantenere la propria
partecipazione alla religione cattolica, egli, in seno alla Chiesa, si troverà
oggi (come si sarà capito da quanto precede) di fronte a opinioni e giudizi
confusi e contraddittori, ben lontani dall’ordine che dovrebbe essere offerto
da una dottrina e da una legge tradizionale a qualsiasi livello. Peraltro, a
meno di non più sottomettersi al vertice dell’autorità ecclesiastica (cosa che
ci porterebbe al di fuori delle premesse considerate), bisogna pur riconoscere
che restano ancora in vigore le norme più volte riconfermate; benché sia
paradossale che da varie parti si preannunci un prossimo Codice di Diritto
Canonico completamente diverso, e che persino esponenti episcopali suggeriscano
esplicitamente di regolarsi già come se fossero approvati i profondi mutamenti
che si suppone verranno stabiliti prossimamente! A questo proposito, non
possiamo fare a meno di ricordare nuovamente le parole conclusive della prima
Bolla di scomunica tuttora vigente: «E che nessuno sia tanto temerario da osare
attaccare o contraddire la presente dichiarazione, condanna, proibizione e
interdizione; se qualcuno portasse a tal segno la sua temerarietà, sappia che
incorrerà nella collera di Dio Onnipotente e dei Beati Apostoli Pietro e Paolo»
24!
In queste condizioni, indipendentemente dalle
ragioni più o meno ingiustificabili della scomunica, qualora un massone
assumesse la via di ignorarla e di praticare i sacramenti, bisogna pur
ammettere che sussisterebbe di fatto una netta irregolarità nei rapporti tra la
Chiesa dispensatrice dei sacramenti ed il massone che li riceverebbe, con
conseguenze rituali dubbie e possibili effetti squilibranti nel dominio
sottile, che dovrebbe invece servire armonicamente di supporto all’influenza
spirituale.
Se si volessero evitare i pericoli di una tale
situazione, si potrebbe supporre una pratica religiosa cattolica limitata ad
una partecipazione extra-sacramentale, la quale potrebbe in effetti mantenere
un suo significato, anche se è chiaro che si tratterebbe di qualcosa di
estremamente incompleto.
Per non trascurare nessuna eventualità,
possiamo considerare poi il caso, a dire il vero eccezionale e alquanto
problematico, che il massone cattolico ottenga ufficialmente dalla stessa
autorità ecclesiastica competente (papale o episcopale) un annullamento della
scomunica. A quanto ci risulta, però, tale annullamento presuppone un’esplicita
abiura del giuramento prestato all’atto dell’iniziazione e di ogni riunione
massonica (particolarmente per quanto concerne il segreto), e senza dubbio una
simile abiura presenta sempre una particolare gravità, soprattutto dal punto di
vista rituale, con tutte le incalcolabili conseguenze che ne derivano per
l’iniziato spergiuro.
Sussisterebbe infine, in casi personali
speciali, la possibilità di una forma di sospensione (anziché annullamento)
della scomunica, senza violazione esplicita del giuramento massonico. Peraltro,
è comprensibile che un simile privilegio, se così possiamo chiamarlo, venga
applicato a persone che si trovano sotto il diretto controllo del clero o che
operano addirittura per incarico di esso, a fini informativi e di presenza in
determinati ambienti, in un senso dunque assai estraneo alle finalità che qui
possono interessare.
Dobbiamo poi aggiungere che, se ci riferiamo a
chi abbia preso coscienza della sua aspirazione iniziatica in virtù dell’opera
di René Guénon ed intenda basarsi su di essa, questi non potrà fare a meno di
tener contò dell’affermazione secondo la quale i riti della religione
cattolica, se possono ancora avere un valore ai fini della salvezza, «non
possono più servire come base o come punto di partenza per una realizzazione
iniziatica», tanto che essi possono diventare un «ostacolo in rapporto a
possibilità di un altro ordine» 25.
Concludendo su questo particolare argomento,
diremo che, nonostante tutte le riserve indicate, non si deve escludere in modo
assoluto la possibilità di qualche forma di coesistenza, per certuni, tra
l’appartenenza alla Massoneria e la partecipazione alla religione cattolica
romana. Dovrebbe peraltro essere evidente che l’attuale inesistenza 26 di un’élite intellettuale
occidentale completa verso l’alto implica che attualmente un eventuale connubio
tra le due istituzioni tradizionali occidentali rimaste – l’esoterismo
massonico e l’exoterismo cattolico – non risolve affatto la questione della
ricerca di un’iniziazione effettiva, la quale presuppone l’aiuto che può essere
dato soltanto dalla tradizione integrale vivente, sempre presente nel mondo
umano anche se sempre più difficile da ritrovare. Ma chi riuscirà ad affrontare
correttamente oggi tale questione fondamentale, dopo aver ricevuto
un’iniziazione muratoria da vivificare?
RST 37
L’INIZIAZIONE MASSONICA NEL MONDO MODERNO
Giovanni Ponte
VI
Alla ricerca dell’iniziazione effettiva *
Nella presente serie di articoli, abbiamo
tenuto a denunciare varie tendenze alla deviazione e alla sovversione che
insidiano la Massoneria contemporanea. C’è però un dato di fatto che già di per
se stesso dovrebbe imporsi all’attenzione di chi sia animato da una seria
aspirazione iniziatica: l’iniziazione massonica è praticamente l’unica forma di
iniziazione occidentale che, eccezionalmente e a dispetto di ogni avversario
esterno ed interno, si è mantenuta diffusa ed accessibile nell’ambiente in cui
viviamo. Anche in Italia vi sono attualmente parecchie migliaia di persone che
hanno avuto accesso all’iniziazione muratoria, così come esistono parecchie
decine di Logge in attività.
Questo solo fatto non può certo essere casuale
(come non è casuale ad esempio la circostanza che nell’opera di René Guénon la
massima parte dei riferimenti specifici all’iniziazione riguardi appunto
l’iniziazione massonica).
E chiunque, nel mondo occidentale moderno,
abbia riconosciuto il valore incommensurabile e definitivo dell’iniziazione, al
di là dei limiti della vita e della morte umana, non può non essere indotto per
lo meno a riflettere sulla portata della permanenza della Massoneria, anche se
attraverso di essa si consideri soltanto la possibilità di ricevere
un’iniziazione che, a motivo di condizionamenti estremamente sfavorevoli,
rimanga allo stato virtuale nel corso della presente esistenza terrestre.
Peraltro, beninteso, non intendiamo affatto
affermare che sia ammissibile perseguire il legame iniziatico senza
preoccuparsi delle circostanze e delle persone con cui può attuarsi. A questo
proposito, anche nei casi in cui si abbiano ragioni di ritenere che si tratti
veramente di iniziazione e non di ciarlataneria, è pur sempre indispensabile
agire con la dovuta cautela e discernimento, per quanto è possibile a chi per
definizione è ancora soltanto un profano. In effetti, il rapporto iniziatico
comporta o dovrebbe comportare legami di una tale profondità e intimità che non
si può certo procedere con leggerezza. E d’altra parte, dal punto di vista che
qui ci interessa, non insisteremo mai abbastanza su quel presupposto di chiarificazione
teorica in mancanza del quale non consiglieremmo di intraprendere assolutamente
nulla 1.
Vi è, a questo riguardo, una situazione che
può apparire paradossale, ma a cui non si può sfuggire: nella presente
confusione, prima ancora di diventare “apprendisti” nella via iniziatica dei
“piccoli misteri” occorrerebbe avere già compreso e approfondito in una certa
misura, sia pure soltanto teoricamente, la dottrina tradizionale, nella sua
essenza metafisica e con una certa presa di coscienza della situazione
cosmologica in cui ci troviamo. È questa, infatti, una condizione fondamentale
per premunirsi (ammesso che ciò sia consentito dalle proprie qualificazioni)
contro ogni sorta di pericoli di deviazione, e per ricercare poi una via che
conduca verso la realizzazione iniziatica effettiva.
Venendo a sfiorare qui il problema del
passaggio dall’iniziazione virtuale a quella effettiva, nel quale è insito in
fondo il compimento stesso della “Grande Opera”, dobbiamo dire che un argomento
di tale natura non può certo essere adeguatamente considerato, se non
all’interno della forma iniziatica di cui si tratta. Vi sono, però, alcune
indicazioni di massima che pensiamo si possano esporre in questa sede.
* * *
È stato osservato che nelle condizioni attuali
l’iniziazione muratoria, pur conservando i suoi riti e i suoi simboli, si
presenta incompleta, e per così dire senza base e senza vertice, lasciando così
spazio a determinazioni estranee alla sua autentica natura iniziatica.
Quando si parla della mancanza di una base per
l’iniziato massone dei nostri giorni, ci si può riferire all’assenza di base
operativa del mestiere, che effettivamente, in condizioni più normali, era tale
da ordinare praticamente l’attività quotidiana del “Libero Muratore”. Peraltro,
occorre tener presente che il concetto di “operatività” non deve essere
ristretto esclusivamente all’esercizio del mestiere. Ricordiamo, in
particolare, che René Guénon, pur avendo messo in evidenza l’importanza rituale
che ebbe il compimento di questo come di altri mestieri tradizionali, parlava
della permanenza della possibilità di «un ritorno allo stato “operativo”»
2, senza che questo debba intendersi come
un ritorno alla costruzione di edifici in muratura, e senza peraltro
significare un’attività qualsiasi in senso profano. Vi sono dunque altri modi
di “operatività”, nell’ambito che deve essere proprio all’iniziazione massonica
a motivo della sua stessa natura, e ci basti aver indicato qui l’esistenza di
questa possibilità.
Sempre parlando di mancanza di base,
nell’iniziazione massonica, ci si può inoltre riferire alla mancanza di una
base religiosa o “exoterica”, tale da implicare anche una legislazione
tradizionale suscettibile di regolare ritualmente la vita del Massone. È noto
che i Massoni medioevali avevano normalmente la loro base religiosa nel
cattolicesimo, come era espressamente affermato nei loro rituali, e c’è
naturalmente da pensare che essi, in quanto iniziati, potessero allora
realizzare in quei riti una dimensione più profonda di quella solitamente
compresa dalla stessa gerarchia ufficiale del clero. D’altra parte, già ci
siamo ampiamente soffermati ad analizzate la situazione dei rapporti fra
iniziazione massonica e religione cattolica nel mondo contemporaneo, ricordando
tra l’altro il giudizio negativo di René Guénon quanto alla possibilità che
quest’ultima rappresenti oggi una base valida per una via iniziatica 3. Se poi si pensa che alle varie forme
di protestantesimo non può essere riconosciuto nessun valore rituale
tradizionale, bisogna ammettere che le affermazioni di René Guénon sulla
«necessità dell’exoterismo tradizionale» pongono problemi che possono essere di
ben difficile soluzione 4. Ed
effettivamente, per chi non sia praticamente in grado di risolverli, vi sarà
un’esigenza insoddisfatta e una situazione di incompletezza, della quale è
peraltro meglio essere coscienti piuttosto che illudersi.
Anche in questo caso, però, sarebbe certamente
errato cedere allo scoraggiamento pensando che non vi sia nulla da fare, o
addirittura rinunciando a perseguire l’ottenimento dell’iniziazione soltanto
perché, dal proprio punto di vista del momento, non si veda il modo di
rimediare a tale incompletezza.
Del resto, anche in mancanza della
partecipazione a un exoterismo religioso ed a una legislazione tradizionale, o
in aggiunta ad essa quando tale esigenza venga soddisfatta, non bisogna
dimenticare che nella stessa Massoneria attuale, nei suoi simboli e più
esplicitamente in rituali comunemente diffusi, si trovano quanto meno direttive
fondamentali che dovrebbero servire di base per l’orientamento della mentalità
e del comportamento dell’iniziato, estremamente importanti anzitutto sull’arduo
cammino di quella purificazione e “squadratura” della “pietra greggia” senza la
quale non c’è la possibilità di compiere neppure i primi passi della via
iniziatica. Si tratta di questioni anche elementari che troppi hanno
l’abitudine di trascurare o disprezzare, talvolta perché si sentono ben al di
là di insegnamenti di cui vedono solo l’aspetto “moralistico”, mentre in realtà
si tratta di condizioni scomode ma, in concreto, “tecnicamente” indispensabili.
* * *
Veniamo ora alla questione in certo modo assai
più ardua di quella che ha potuto apparire come una fondamentale carenza di
vertice nell’attuale iniziazione muratoria, cercando di chiarire in che senso
sia ammissibile tale giudizio e in che senso sia invece da rettificare.
Non c’è dubbio che il vero vertice
dell’iniziazione è la fonte stessa dell’influenza spirituale, la quale,
rispetto all’individualità umana, si identifica essenzialmente al “Maestro
interiore”; e, come scriveva René Guénon, «che sia o no un Guru
umano, il Guru interiore è presente sempre, dato che è una cosa sola con
il “Sé” vero e proprio; … da questo punto di vista bisogna mettersi se si vogliono capire
pienamente le realtà iniziatiche» 5. D’altra parte, il Maestro iniziatico
umano è in fondo «la rappresentazione esteriorizzata e come “materializzata”
del vero Guru interiore; e, se la sua funzione risulta necessaria, ciò è
dovuto al fatto che l’iniziato, finché non è pervenuto ad un certo grado di
sviluppo spirituale» (senza dubbio assai avanzato!), «è incapace di
entrare direttamente in comunicazione cosciente con quest’ultimo» 6.
È dunque naturale che l’aspirante
all’iniziazione effettiva consideri di estrema importanza l’incontro con un
autentico Maestro iniziatico umano, analogo appunto a quello che è il Guru
della tradizione indù, con tutto ciò che questo comporta come impegno e
sottomissione e come concretamento di un’apertura verso l’assimilazione
dell’influenza spirituale 7.
A questo riguardo, il contatto con la
Massoneria ha potuto essere per taluni sconcertante e tale da produrre uno
scoraggiamento che però in definitiva, benché comprensibile, non si può dire
per questo giustificato 8.
In effetti, nell’iniziazione massonica vi sono
sì molteplici rapporti gerarchici funzionali, ma non c’è nulla che corrisponda
al Guru 9 ed
alla sua funzione esclusiva e globale per il discepolo. René Guénon ebbe cura
di chiarire questo punto importante, parlando della “presenza spirituale” che,
nell’iniziazione muratoria, ha come supporto una collettività articolata di
Massoni ritualmente riuniti. Naturalmente, ciò comporta allora il problema di
essere partecipi di un “lavoro collettivo” svolto da un insieme di Massoni
sufficientemente omogeneo e ricettivo nei riguardi della “presenza spirituale”,
senza interferenze che, in uno qualsiasi dei suoi membri, potrebbero impedirne
l’efficacia nel lavoro iniziatico comune; mentre è oggi inevitabile che molto
spesso si incontrino influenze profane d’ogni genere, tra le quali le peggiori
sono proprio quelle che pretenderebbero di fornire una direttiva “esoterica”.
Peraltro, a questo proposito, può essere anche molto importante tener presente
che ogni Loggia svolge i suoi lavori iniziatici in modo autonomo, pur nel
rispetto dei legami con gli altri membri della stessa organizzazione
iniziatica, che tra di loro reciprocamente riconoscono tale autonomia.
Riconsideriamo dunque la questione della
mancanza o del ritrovamento d’un “vertice” nell’iniziazione massonica, potremmo
dire, sotto l’aspetto sopra indicato, che si tratta appunto di realizzare le
condizioni in cui la collettività di una Loggia sia realmente un supporto per
un intervento efficace della “presenza spirituale”, destinata poi a operare in
ciascuno secondo le sue qualificazioni ed il suo lavoro personale.
Qualcuno ha voluto vedere in questa assenza di
un’autorità centrata in un Maestro e nel suo insegnamento una ragione di
superiorità dell’iniziazione massonica rispetto ad altre forme iniziatiche
(particolarmente orientali), in quanto in tal modo la Massoneria non pone
limiti alla ricerca dell’iniziato.
Ora, questo potrebbe senza dubbio essere vero
se il confronto avvenisse tra la situazione di un massone e quella di chi si
ponga alle dipendenze di un “direttore spirituale”, fatto per scaricare su di
lui il proprio lavoro interiore e di ricerca. Sennonché, dove realmente esiste,
il Maestro iniziatico è tutt’altra cosa, conducendo in definitiva, sia pure
attraverso le forme e le tecniche di ciascuna via iniziatica, proprio alla
rottura di tutti gli equilibri parziali e al superamento di tutti i limiti. Ed
è fin troppo facile che invece il compiacimento per l’assenza di limiti imposti
alla libertà di ricerca di ciascuno nasconda la soddisfazione di potersi
liberamente rinchiudere in pregiudizi e orizzonti in vario modo limitati.
A questo punto, è necessario tener presente
che la “discesa” della “presenza spirituale” nel lavoro iniziatico è
coscientemente realizzata e pienamente efficace soltanto quando si tratti di
iniziati effettivi già pervenuti ad un grado avanzato di sviluppo spirituale 10; mentre negli altri casi l’efficacia
di questa presenza sarà di fatto condizionata dalle qualificazioni e
dall’attitudine più o meno consapevole di ciascuno nei riguardi delle influenze
spirituali e delle gerarchie iniziatiche che le mantengono nel nostro mondo. E
forse non sarà inutile ricordare, a proposito di gradi e di gerarchie
iniziatiche, certe distinzioni senza le quali sarebbero inevitabili gravi
equivoci.
Vi sono, nella Massoneria attuale, gerarchie
ufficiali legate al tipo di organizzazione in “Obbedienze” (“Grandi Logge” o
“Grandi Orienti”), che tendono a raggruppare tutte le Logge esistenti in
determinate aree geografiche. Ora, questo tipo di organizzazione, con le
cariche ad esso inerenti, se può indubbiamente presentare qualche vantaggio sul
piano pratico, è però tipicamente moderno ed ereditato ad imitazione della Gran
Loggia d’Inghilterra (paese dove del resto esistono ancora Logge “antiche”, di
origine operativa, che alla Gran Loggia non hanno mai aderito 11). Ricordiamo che, in particolare, René
Guénon fu molto esplicito su questo punto, insistendo sul fatto che la
costituzione stessa della prima Gran Loggia rappresentò una vera e propria
deviazione rispetto alla Massoneria operativa, «difetto originale che è in
realtà quello di tutto il regime delle Grandi Logge, cioè della Massoneria
speculativa stessa» 12. E
neppure si può certo confondere la gerarchia spirituale con la successione
degli “Alti Gradi” 13, che
del resto non entra in considerazione in rapporto ai tre gradi fondamentali
dell’iniziazione massonica. Non si tratta qui di negare che in tali “Alti
Gradi” vi siano elementi simbolici e rituali validi, rielaborati e con
mescolanze molteplici. Ma, senza voler minimamente infirmare il rispetto dovuto
alle persone e alle loro dignità, intendiamo quello che è stato espresso nel
modo più efficace da René Guénon quando scriveva: «Basta soffermarci un
attimo sulle vestigia di iniziazioni che ancora sussistono in Occidente per
rendersi conto di come certa gente, priva di “qualificazione” intellettuale,
tratti i simboli proposti alla sua meditazione, e per essere certi che essi,
qualsiasi titolo rivestano o qualsiasi grado iniziatico abbiano “virtualmente”
ottenuto, non riusciranno mai a penetrare il vero significato anche solo di un
minimo frammento della gerarchia misteriosa dei “Grandi Architetti d’Oriente e
d’Occidente”» 14.
Lasciando dunque da parte per quanto qui ci
interessa tali forme di gerarchie e di gradi, restano da considerare anzitutto
i gradi ed i rapporti funzionalmente validi all’interno di ciascuna Loggia, il
cui pieno rispetto è in effetti fondamentale per lo svolgimento stesso dei
lavori iniziatici, ed anche per evitare conseguenze pericolose e del tutto
contrarie a quelle che un aspirante all’iniziazione effettiva si dovrebbe
prefiggere.
Peraltro, al di fuori e al di là delle
funzioni esplicitamente stabilite, e indipendente dalle apparenze, vi sarebbe
da considerare una gerarchia di gradi di realizzazione iniziatica effettiva; e
la presenza attuale nel mondo di coloro che sono assimilati in tale gerarchia è
della massima importanza, poiché essi adempiono a una funzione di fatto
nell’aprire o mantenere aperti quelli che, in senso figurato, sono i canali
attraverso i quali agiscono le influenze spirituali.
Dovrebbe dunque essere evidente che la
possibilità di un lavoro iniziatico collettivo, nell’iniziazione massonica, non
significa affatto che venga elusa l’esigenza di un intervento, palese o ignoto
ai più, di chi sia egli stesso un supporto cosciente dell’iniziazione
effettiva, e tale da attivare un legame operativo che risale, in definitiva, al
Centro spirituale del nostro mondo.
Ci riferiamo, insomma a coloro che sono stati
designati, dal punto di vista massonico, come i “Superiori Sconosciuti” 15. Sappiamo bene che si tratta di un
argomento che dà luogo facilmente a fantasticherie e contraffazioni, ma ciò non
toglie che le cose debbano essere concepite in questo modo per venire intese
correttamente, e pensiamo che possa essere importante averne coscienza
nell’orientarsi alla ricerca di una via iniziatica. Se ci riportiamo ancora a
René Guénon (che osò consacrare un intero libro alla nozione del Centro
spirituale supremo 16),
troviamo l’affermazione che «non ci può essere nessuna organizzazione
iniziatica pienamente degna di questo nome e con la coscienza effettiva del suo
fine, senza che vi siano degli esseri che abbiano superato la diversità delle
apparenze formali 17 al
vertice della sua gerarchia» 18.
Ecco dunque la condizione in virtù della quale la questione del “vertice”
iniziatico ha effettivamente una possibilità di soluzione.
Aggiungiamo che, se ci riferiamo ancora ai
concetti esposti da René Guénon sulla Massoneria come valida iniziazione ai
“piccoli misteri”, ne risulta (tanto per la Massoneria quanto per i singoli
massoni) la permanenza della possibilità di attivare il legame d’origine di
subordinazione ai “Grandi Misteri”, come pure, all’inverso, la possibilità di
deviazione se e fino a quando tale legame non venga realizzato 19.
Osserviamo ancora che, per René Guénon, la
questione fondamentale di riattivare i legami con l’iniziazione effettiva era
in pratica strettamente connessa con l’ottenimento dell’«aiuto dell’Oriente».
E, appunto parlando della possibilità di un «aiuto dell’Oriente», lo stesso
Guénon scriveva, in una sua lettera: «Quanto all’aiuto dell’Oriente … Per quel che riguarda la Massoneria, tutto dipende logicamente dal
risultato che potrà essere ottenuto …» 20. In
altre parole, vi sono risultati preliminari necessari ed ottenibili per rendere
possibile un intervento delle influenze spirituali di cui l’Oriente resta il
depositario integrale. Nello stesso tempo, contro ogni fallace “miscuglio” di
forme tradizionali, René Guénon avvertiva che l’auspicato aiuto spirituale, per
attuarsi all’interno della Massoneria, dovrebbe comunque realizzarsi senza
“innestare” elementi di forme orientali, ma ridestandone, con l’appoggio
dell’Oriente, le «tendenze spirituali addormentate» 21.
* * *
Non pensiamo di poter dare qui indicazioni più
specifiche. Speriamo però che le nostre osservazioni, per quanto generiche,
siano utili per qualcuno nell’orientamento della sua ricerca e nell’evitare
errori ed equivoci. In ogni caso, vorremmo che chi è stato in qualche modo
toccato dall’aspirazione all’iniziazione effettiva attraverso la Massoneria si
rendesse conto dell’importanza incalcolabile di quello che è in gioco per lui
nel cominciare a rimuovere o nel lasciare che rimangano gli ostacoli che
impediscono un intervento efficace delle influenze spirituali.
A questo proposito, ci piace ricordare una
risposta di Marius Lepage a chi affermava l’impossibilità di opporsi alla
decadenza della Massoneria: «Viviamo in anni in cui sempre più in fretta si
oscurano tutti i principi spirituali che hanno sostenuto finora la sostanza del
mondo; questo mondo crollerà presto … L’incomprensione degli uomini di fronte
all’espressione umana del sacro è il segno più grave della prossimità della
fine dei tempi. Perché affliggervi? Ciò che è deve essere, e tutte le cose
concorrono al loro fine. La decadenza apparente di tutte le organizzazioni
iniziatiche non è altro che l’effetto della corruzione degli uomini, sempre più
lontani dal Principio, in che cosa questo ci può toccare, se siamo sicuri che
questa fine di un mondo si integra nell’armonia universale e se abbiamo
compreso l’insegnamento della “Camera di Mezzo”? … È in seno alle
organizzazioni iniziatiche che, a dispetto delle loro deviazioni e della loro
alterazione, si ritroveranno gli ultimi testimoni dello Spirito, coloro per
mezzo dei quali la Lettera sarà conservata e trasmessa agli adepti a cui sarà
affidato il compito di farla conoscere agli uomini di un altro ciclo. È anche
per questo che non dobbiamo disperare: forse che sappiamo quando e come le
parole che pronunciamo ridesteranno in qualcuno dei nostri Fratelli i centri
sottili, facendo di lui un custode della tradizione?» 22.
Nello stesso tempo, però, pensiamo che
personalmente per ciascuno dovrebbe valere un detto orientale, da applicare
all’impegno e al “timore” necessario nella via iniziatica massonica come in
qualunque altra, che potremmo parafrasare così: come morto è chi non ha fede
nella Verità; come morto è chi, avendo fede nella Verità, non la mette in
pratica; come morto è chi, mettendola in pratica, non ha la retta intenzione;
e, fino alla Meta, chi la mette in pratica con retta intenzione resta pur
sempre in gran pericolo!
RST 35
La Storia della
Massoneria di A. C. Ambesi
L’autore di questo libro * avverte, nella sua prefazione, che si
tratta di «un volume completo e obiettivo», ed anzi tale «da
permettere al lettore di avere un quadro il più ampio e il più completo
possibile dei movimenti esoterici, fin dalle origini».
Leggendo il seguito, ci si può accorgere
presto di ciò che ha reso possibile un’auto-presentazione così inconsueta.
L’autore ha pensato di padroneggiare un argomento di tale difficoltà ed
ampiezza soprattutto a motivo delle nozioni apprese dall’opera di René Guénon,
alla quale si richiama più volte; e, in effetti, non è la prima volta che un
contatto con la potenza intellettuale di quell’opera suscita una rispondenza
che viene poi utilizzata per dar forza a sviluppi altrimenti impensabili,
peraltro condizionati da un punto di vista ancora troppo discosto dallo spirito
tradizionale, a cui sarebbe invece indispensabile riferirsi costantemente per
trattare argomenti del genere.
A questo proposito, non basta neppure che
certi punti dottrinali importanti siano riferiti correttamente, come talora
avviene in questo volume. Essi dovrebbero servire di base per tener assieme ed
interpretare una grande quantità di informazioni, molto eterogenee, che
spaziano dall’antichità caldaica alla situazione odierna nelle logge massoniche
italiane. Ma purtroppo l’autore si è cimentato in un compito che appare
attualmente di gran lunga troppo arduo per lui, talché gli equivoci e le
contraddizioni, rispetto alla presunta base dottrinale tradizionale di tutta
l’esposizione, sono tali da rischiare di produrre non poche confusioni.
In questo quadro, l’inconveniente di gran
lunga più innocuo è rappresentato dai vari errori di storia o di terminologia
(così, l’Imperatore Carlo V che a pagina 99 protegge un personaggio del XIV
secolo; Paracelso che a pagina 114 riceve insegnamenti «dalla bocca» di
una alchimista del secolo XII; i Landmarks che a pagina 135 parrebbero
essere «nuovi regolamenti» inventati da Desaguliers e Anderson; le Sephirot
della tradizione ebraica che diventano «i Sephirot» e poi «i 10
Sephirot»). È senza dubbio peggio allorché l’autore fa delle precisazioni
arbitrarie sulle dottrine e scienze tradizionali, come quando assicura che il kali
yuga della dottrina indù è iniziato nel 144 dopo Cristo e dovrebbe
terminare soltanto verso il 3390, che segnerebbe dunque la fine dell’attuale
umanità 1. E ancora peggio è
quando egli presenta l’esoterismo tradizionale in modo da darne un’idea
inestricabilmente legata a tante manifestazioni periferiche o deviate o
estranee e del tutto insignificanti, tanto da rendere poi più difficile, per il
lettore sprovveduto, giungere a una concezione corretta, “ripulita” e rivolta
veramente all’essenziale (cosa più che mai indispensabile in un mondo
sovrabbondante di illusioni e di trabocchetti come il nostro).
Così, ad esempio, c’è da chiedersi perché nel
panorama dei «movimenti esoterici» si parli tante volte di magia: la magia dei
forgiatori che avrebbe fornito una forma di resistenza dell’esoterismo contro
la «Fede cristiana» 2, le «esperienze
magiche alessandrine» 3, l’«atto
magico di sintonizzazione con i grandi fenomeni di rinnovamento della natura»
4, il «magico soccorso» a Horus
nella tradizione egizia 5, il «completo
sistema del mondo a base magica» di Cornelio Agrippa che «si direbbe
anzi … anticipi il pampsichismo» 6, «l’opera del mago John Dee» 7, posta in relazione con la presenza
della «Fratellanza della Rosa-Croce» in Gran Bretagna, dove essa «finì
col trasferire larga parte delle sue idealità nella Libera Muratoria».
Sarà bene ricordare, a questo proposito, che
l’autentico significato tradizionale di Rosa-Croce 8 si riferisce a una realizzazione
iniziatica che corrisponde al Centro dello stato umano, ben al di là della
magia e svincolato da qualsiasi “idealità”. Aggiungiamo inoltre che, secondo
René Guénon, gli ultimi veri Rosacroce si ritirarono dall’Europa oltre tre
secoli or sono 9: ma il
nostro autore ci assicura invece che i Rosacroce non solo hanno avuto
un’influenza sulla formazione della Massoneria moderna, ma che sarebbe
sbagliato pensare che «la saggezza dei discepoli di Rosenkreuz» si sia
trasferita solo in parte nella Libera Muratoria, in quanto «noi abbiamo
visto (?) che avvenne una identificazione piena e completa» 10 (tra la saggezza dei Rosacroce e
quella presente nella Massoneria): con il che molte difficoltà sarebbero certo
ben superate! Inoltre, sempre secondo il nostro autore, pure in connessione a
un’influenza dei Rosacroce, «nell’arte musicale il filone esoterico si può
dire che non si sia mai estinto», fino «ai rosacrociani Satie e Debussy»
e al «teosofizzante A. Schönberg, passando attraverso Mendelssohn e Wagner,
ambedue affiliati alla Libera Muratoria» 11.
Si direbbe dunque che basti interessarsi all’utilizzazione di qualche elemento
o simbolo che appartenga all’esoterismo per formare un «filone esoterico». E
che cosa pensare quando due libri del 1758 e del 1786 (il Dictìonnaire
mytho-hermétique e le Fables Egyptiennes et Grecques dévoilées) sono
definiti addirittura «indispensabili per quanti intendono incamminarsi sulla
via dell’iniziazione» 12?
Assai sintomatici del punto di vista
dell’autore sono poi le descrizioni di diversi personaggi. Ad esempio, a
proposito di Fabre d’Olivet, l’autore afferma la «validità esoterica»
dell’istituzione da lui costruita per «far rivivere la sapienza degli
antichi santuari egizi»; tale validità esoterica sarebbe confermata dal «posto
di rilievo riservato all’arte musicale, in accordo ai più antichi precetti
iniziatici»: e tutto questo nonostante la «compiacenza per le pratiche
medianiche» e la «manomissione dei simboli» 13.
Quanto poi alla signora Blavatsky, il «valore
da attribuirsi alle sue rivelazioni» sarebbe «incerto»: non è che
l’Ambesi sia un fautore della “Società Teosofica”, nei riguardi della quale
avanza anzi parecchie riserve; ma ciò non toglie che egli parli di «maestri
della Fratellanza bianca incontrati dalla Blavatsky sull’Himalaya» 14; mentre, secondo l’esposizione
dell’autore, potrebbe sembrare che «retroscena poco edificanti» del
teosofismo «cominciarono» ad apparire solo ai tempi di Annie Besant,
dopo la morte della Blavatsky: il che è assolutamente falso, poiché i caratteri
tutt’altro che edificanti di suggestione e di ciarlataneria si ritrovano fin
dalle origini e dalla stessa “preistoria” della “Società Teosofica” 15. Con tutto ciò, è incontestabile che
sia «perfettamente legittimo che dei Liberi Muratori si siano occupati della
Società Teosofica»: ma altro è “occuparsene”, altro è il caso citato ad
esempio dell’«alto grado della Massoneria di Piazza del Gesù» che ebbe …
l’onore di essere «presidente della Società Teosofica (sezione italiana)»
16.
Leggiamo poi che Rudolf Steiner «aveva
molte buone ragioni per affrontare il viscido campo dell’occultismo»,
dovendo «dirigere e coordinare le sue esperienze parapsichiche»: bel
modo davvero per essere sicuramente ben diretto! E, benché l’autore non
condivida «tutti i punti di vista» dello Steiner, crede di dover
attribuire una «pregnanza iniziatica» ai risultati talora ottenuti dalla
Società Antroposofica da lui fondata 17,
mentre in realtà la Società Antroposofica non ha assolutamente nulla di
autenticamente iniziatico.
Venendo a argomenti più propriamente
massonici, l’autore dimostra una specie di compiacimento nel parlare di cose
che non vediamo perché debbano essere esposte in un libro destinato al pubblico
(ad esempio, spiegazioni di particolarità grafiche in uso nell’interno della
Massoneria, citazioni di discorsi tenuti in loggia e di temi di studio
stabiliti per gli “alti gradi”, illustrazioni, del resto senza possibilità per
il lettore di discernere, in tutto ciò, l’accidentale dall’essenziale).
Tuttavia viene affermata la validità del segreto nell’iniziazione massonica,
peraltro ancora con un’argomentazione grottesca e confusionaria che stranamente
fa riferimento al «Bahaismo» 18. Non
sappiamo, poi, che cosa intende l’autore definendo la Massoneria «ultima
porta iniziatica del mondo moderno» 19,
come se non sussistessero oggi altre forme di iniziazione ben più complete,
anche se ben più difficilmente accessibili per gli europei. E che dire
dell’enormità dell’affermazione secondo cui «in Cina, le pochissime Logge
istituite dalle comunità occidentali, andavano raccogliendo l’élite del
Paese» 20?! Appare qui evidente
la superficialità della concezione che l’autore ha dell’élite, la quale
gli permette di parlare della situazione dell’iniziazione in Cina ignorando il
Taoismo. D’altra parte, che cosa intende poi parlando, con riferimento alla
vita dei Massoni moderni, di «vita esoterica rispettosa delle più antiche
Leggi tradizionali» o di «vita che si svolga in modo tradizionale» 21? Proprio non comprendiamo il
significato di un simile accenno “en passant”, fatto come se fosse sottintesa
la soluzione (invero estremamente ardua!) dell’esigenza di un’adesione vissuta
a una Legge tradizionale, per i Massoni d’oggi.
Quanto alla proposta di usare l’ebraico nelle
«tornate rituali», in quanto lingua sacra 22, c’è da temere che l’autore si faccia
un’idea ben semplicistica (per non dire profanatrice) dell’uso rituale di una
lingua sacra, e dell’autorità che dovrebbe essere in grado di stabilirne
correttamente le modalità.
* * *
Gli aspetti contrastanti e gli equivoci di
questo autore sono messi in maggior evidenza dal fatto che egli esprime anche
critiche assai pertinenti a proposito di tante forme di deviazione, di
contraffazione e di confusione (in alcune delle quali cade egli stesso), nei
riguardi dell’esoterismo autentico. Egli riassume anche, senza deformazioni,
vari chiarimenti apparsi nella nostra rivista, in particolare a proposito delle
posizioni pseudotradizionali di Evola 23
e di certe critiche peregrine di parte cattolica 24 contro René Guénon e l’esoterismo in
generale. Presenta poi la stessa figura di Guénon (benché con varie
imprecisioni 25) attribuendogli una
grande importanza. Peraltro, egli esprime anche su di lui qualche giudizio
negativo, secondario nelle sue intenzioni, ma in realtà assai significativo.
René Guénon sarebbe stato troppo severo con l’arte astrattista 26, con la psicanalisi ed anche con la
scienza moderna. Il fatto è che anche negli sviluppi scientifici degli ultimi
secoli l’autore vede una manifestazione dell’esoterismo, in quanto «le più
rivoluzionarie scoperte scientifiche scaturirono da un atteggiamento
neoplatonico in senso lato»: «la moderna astronomia, ad esempio, si
affermò grazie a uomini … il cui orientamento spirituale fu idealistico o addirittura esoterico (significativo accostamento!) nell’accezione più piena del termine»;
e, secondo l’affermazione di uno scienziato atomico, «Newton aveva speciali
poteri di profezia e di visione». Tutto ciò, osserva l’Ambesi, mentre sta a
indicare che la scienza moderna non è affatto il semplice risultato «Della
Dea Ragione», dovrebbe valere «a correzione delle troppo severe prese di
posizione dei tradizionalisti di oggi contro la scienza moderna» 27.
Se per tradizionalisti si intendono qui coloro
che sono animati da uno spirito tradizionale, dobbiamo rispondere che essi
sanno benissimo che dietro allo sviluppo prodigioso riguardante le «scoperte
e le invenzioni», in connessione con un mutamento radicale dello stesso
ambiente terrestre, sta una potenza che è ben al di là della banalità
superficiale del positivismo razionalista o materialista; qualcosa che si
avvale di un’“inflazione psichica” animata dai residui di elementi della
tradizione e dell’esoterismo, fino a poter far parlare di «poteri di profezia e
di visione»: ma non è forse proprio questa una caratteristica della
“controiniziazione” destinata, con la sua pseudo-spiritualità, a prendere
l’apparente temporaneo sopravvento nel mondo moderno? E, per chi intenda questa
situazione di fondo, non è dunque ridicolo che l’autore rimproveri René Guénon
di mancare di generosità per non aver «sorretto» e «incanalato»
gli psicanalisti, e per non aver costituito «una sorta di fronte comune
contro il materialismo» 28?
In realtà, appare qui una delle fondamentali
ragioni d’inganno e di deviazione da cui bisognerebbe sapersi guardare, e cioè
la confusione tra ciò che è di ordine psichico e ciò che è di ordine
spirituale. Da notare che lo stesso Ambesi, a un certo punto, ripetendo Guénon,
accenna al pericolo di rimanere «prigionieri della sfera psichica senza
accedere all’autentica spiritualità»; «distinzione che a volte non è
chiara neppure ai Massoni di orientamento esoterico» 29. Ed egli, per l’appunto, mette in
guardia contro varie manifestazioni di influenze psichiche, dalla medianità al
«superuomismo». Ma poi, come tanti, evidentemente non è insensibile ad altri
contenuti psichici più adatti a far presa su di lui e ad offrirgli
soddisfazioni, tanto che egli pare considerarli come il frutto dell’aver reso
«operative» le nozioni tratte dalle dottrine tradizionali.
L’equivoco tra contenuti psichici e
spiritualità appare anche dalla denominazione ambigua «l’Invisibile»,
usata talvolta dall’autore con tanto di lettera maiuscola, per designare
qualcosa da cui egli assicura di aver ricevuto anche dei suggerimenti giunti
subitamente alla sua mente per guidare la stesura del suo libro e poi
confermati dalle sue ricerche, si è già visto con quali risultati.
Per una coincidenza, l’Ambesi è anche
collaboratore dell’edizione italiana di Planète, e nel corso del suo
libro gli capita di citare più di una volta il Pauwels 30 come se fosse una fonte degna di
fiducia (ed anzi, ora, anche un elemento attivo per l’espansione della
Massoneria 31). E, sotto un certo
aspetto, si potrebbe notare che il suo libro è anche un veicolo di un’influenza
confusionaria analoga a quella che caratterizzava il famigerato numero di Planète-Plus
dedicato a René Guénon 32.
Aggiungiamo però subito che ci sono insieme
notevoli differenze. Vi sono pure senza dubbio, nel libro di Ambesi,
indicazioni tratte da nozioni tradizionali mosse anche, pensiamo, da lodevoli
intenzioni, e non ci sono le falsificazioni più grossolane. È poi positivo il
fatto che lo stesso Ambesi non pretenda di conformarsi alle posizioni di
Guénon, e questa esplicita differenziazione, quantunque sia fatta talvolta per
mostrare di “saperne di più”, dà al lettore qualche possibilità di fare poi le
dovute distinzioni, risalendo alle fonti onestamente citate (benché la stessa
promiscuità della sua presentazione possa anche compromettere a tal punto le
impressioni del lettore da impedirgli di scorgere l’importanza di un più serio
approfondimento).
Nello stesso tempo, al di là del caso
particolare, questo libro, che la Rivista Massonica ha apprezzato
soprattutto per la «profondità della preparazione» e l’eccezionale «abbondante
formazione dottrinaria», può essere un indice (anche se non dei peggiori)
di quella sapienza apparente non priva di superficialità e di quel
discernimento inadeguato (tale da lasciare indifesi di fronte alle influenze
più pericolose) che caratterizzano gran parte della multiforme tendenza in cui
qualcuno crede di vedere oggi una «Massoneria esoterica» in crescente
progresso. In queste condizioni, per chi aspiri veramente a una realizzazione
iniziatica, dovrebbe essere chiaro quanto sia preliminarmente importante un rifiuto
delle tante occasioni di divagazione e di deviazione, e anzitutto il coraggioso
rifiuto di farsi illudere da se stessi, dalla propria anima e dalle proprie
parole.
RST 38
UN CURIOSO ANNUNCIO DELLA “RIVISTA
MASSONICA”
Giovanni Ponte
I nostri lettori ricorderanno che recentemente
1 dovemmo rilevare tra l’altro
l’intrusione nella Rivista Massonica di recensioni e articoli che
conducevano una propaganda abbastanza scoperta a favore della “magia nera” e
del satanismo, gabellando per esoterismo alcune delle sue più basse
contraffazioni.
Sulla stessa Rivista Massonica,
leggiamo ora che essa non ospiterà più scritti riguardanti «pubblicazioni di
occultismo». Di ciò potremmo anche rallegrarci, in quanto difficilmente vi
si sarebbe parlato di occultismo per smascherarlo. Ma di questo mutamento viene
data una curiosa spiegazione, abbastanza significativa da meritare di essere
considerata con una certa attenzione.
In effetti, l’anonimo e amabile redattore del
pezzo in questione avverte che «quando abbiamo lasciato passare qualche
menzione alle pubblicazioni di occultismo, è stato per cortesia ai lettori che
sono avvezzi dalle librerie antiquarie a comprendere la bibliografia massonica
insieme a quella degli esoteristi di vario segno. Questo fa dispiacere volta a
volta agli esoteristi di segno diverso e pertanto ce ne asterremo d’ora innanzi»
2.
Queste poche righe, forse a prima vista
abbastanza oscure e anodine, implicano, se si riflette un poco, un
ragguardevole imbroglio di confusioni, e a prenderle sul serio se ne dovrebbe
all’incirca dedurre che:
– l’occultismo è l’oggetto di studio degli
esoteristi, ovverosia l’esoterismo è l’occultismo
– esistono tanti esoterismi «di segno diverso»
e contraddittorio, dei quali è meglio non occuparsi
– solo per chi si interessa di antiquariato la
Massoneria ha qualcosa a che vedere con l’esoterismo
– le intrusioni che avevamo denunciato (poiché
senza dubbio anche magia nera e satanismo rientrano nella così ben
confusionaria nozione di occultismo-esoterismo di cui sopra) erano giustificate
da ragioni di cortesia
– se cesseranno intrusioni del genere, sarà
solo per non far «dispiacere» ad alcuni dei suddetti cultori di antiquariato.
Lasciamo a ciascuno di vedere da sé quale
enormità di incomprensione e di disordine si manifesta in ognuno di questi
punti.
Da parte nostra, osserviamo di sfuggita che
abbiamo ritrovato altrove degli scritti dell’ex “collaboratore” della Rivista
Massonica di cui si trattava, con le sue esaltate presentazioni di
contraffazioni dell’esoterismo e dell’iniziazione, con segni nuovi di
confusione veramente pazzeschi 3, e con
un rilancio delle scempiaggini di Aleister Crowley in cui egli pare ad esempio
accordarsi perfettamente con un noto negatore dell’iniziazioni massonica quale
Julius Evola. Di fronte a tutte queste manifestazioni caotiche, sia ben chiaro
che l’esoterismo autentico non ne è minimamente toccato, che l’esoterismo
autentico resta l’essenza e il principio vitale dell’iniziazione moratoria come
di ogni vera iniziazione 4, ed
anche che la consapevolezza della sua presenza non è spenta in seno alla
Massoneria attuale.
1 Cfr. Jean Reyor, À propos d’un livre récent, in Le
Symbolisme, n. 368, gennaio-febbraio 1965.
2 Leggiamo infatti, a pagina 156 del primo volume: «… Teniamo soltanto a
far notare questo: da quasi un quarto di secolo che ci occupiamo di studi
esoterici, non abbiamo mai mutato in qualsiasi modo; che i nostri articoli
appaiano su Regnabit, su Voile d’Isis o altrove, sono sempre
stati concepiti esattamente nello stesso senso».
3 È un vero peccato che simili preoccupazioni siano state tanto
compromettenti da far mettere insieme una serie di citazioni quanto meno
tendenziose che deformano tanto evidentemente i concetti fondamentali degli
scritti di cui si tratta, quasi che il loro autore fosse stato un fautore del
progresso in senso “modernista”, o un negatore della spiritualità, e così via.
Come non capire che il “Progresso” di cui si parla negli articoli presi in
esame è il progresso sulla via iniziatica? O che l’affermazione secondo cui l’iniziazione
massonica non deve essere né “spiritualista” né “materialista” si riferisce
alla presa di coscienza di un punto di vista che trascende quello filosofico?
4 La cosa più sorprendente è che tale critica sia venuta proprio da uno
degli antichi collaboratori dell’Autore il quale, in mancanza di tale
introduzione, ha creduto bene di raccomandare non soltanto un libro come La
Vie simple de René Guénon di Paul Chacornac, che è discutibile e
tendenzioso più che altro nelle conclusioni, ma persino uno scritto ricco di
insinuazioni deformatrici unitamente ai segni della più completa incomprensione
di fondo, pubblicato su una rivista cattolica dalla Signora Maurice-Denis
Boulet, che si è avvalsa, assai poco utilmente, della prerogativa di aver
conosciuto personalmente l’Autore, cosa naturalmente ben lontana dall’attribuirle
una qualsiasi autorità o garanzia di veridicità.
5 La Gnose et la Franc-Maçonnerie, da La Gnose, marzo 1910
(cfr. volume II, pag. 257).
6 À propos des Signes corporatifs et de leur sens originel, in Regnabit,
febbraio 1926 (cfr. volume II, pagg. 71-77).
7 Cfr. Aperçus sur l’Initiation (Considerazioni sulla Via
iniziatica), cap. XXIX.
8 II, pag. 167, da una recensione del 1949 alla rivista canadese Masonic
Light.
9 II, pag. 122.
10 II, pag. 138.
11 Il 926 è la data attribuita alle «Costituzioni di Athelstan» ed alla prima
assemblea di York, a cui si ricollegherebbe la «Gran Loggia di York», che
risulta esistente in modo certo tra il 1725 e il 1792.
12 I, Pag. 305.
13 I, pag. 261.
14 I, pag. 108.
* Seguito dell’articolo pubblicato nel N. 14 della presente rivista.
1 Études sur la Franc-Maçonnerie et le Compagnonnage, 2 volumi, Éditions
Traditionnelles, Paris, 1964.
2 Cfr. vol. II, pagg. 113-115, 158, 174-175.
3 Cfr. vol. I, pagg. 124-128.
4 I, pag. 125.
5 II, pag. 123.
6 «Infatti, di fronte a certe particolarità per cui i rituali francesi
differiscono dai rituali speculativi inglesi, e che manifestamente non possono
provenire che da una “fonte” anteriore al 1717, ci si può chiedere se esse hanno
un’origine operativa diretta, o se, come pensano alcuni, sono dovute a un’importazione
scozzese che avrebbe avuto luogo negli ultimi anni del XVII secolo» (cfr. vol.
II, pag. 122).
7 Cfr. I, pag. 308; II, pagg. 124 e 170.
8 Cfr. I, pag. 127.
9 Questa è pure la conclusione di uno studio della Loggia inglese Quatuor
Coronati, ben nota per la serietà ed approfondimento delle sue ricerche
storiche: cfr. I, pag. 219.
10 Cfr. I, pag. 219.
11 Cfr. I, pag. 127, e II, pag. 123.
12 Cfr. I, pagg. 260 e 264.
13 Cfr. I, pagg. 252-253.
14 II, pag. 124.
15 Ibidem.
16 Ibidem.
17 Cfr. I, pag. 283.
18 Cfr. I, pag. 260.
19 Cfr. pag. 219; cfr. anche lo studio di Guénon À propos des signes
corporatifs et de leur sens originel già citato ampiamente nella prima parte
del presente articolo.
20 Cfr. I, pag. 193.
21 Cfr. I, pag. 110.
22 Cfr, I, pag. 297. Lo studio del periodo tra il 1717 e il 1815 in
Inghilterra si presenta particolarmente complesso non solo per il persistere di
organizzazioni precedenti appartenenti all’antica Massoneria operativa, ma
anche per il formarsi di numerose organizzazioni nuove, alcune delle quali,
come i “Gorgomons”, avrebbero peraltro servito di “copertura” ai Massoni
operativi avversari della “riforma” di Anderson e Desagulier. Vi sarebbe poi da
considerare anche la presenza della “Gran Loggia di Athol”, organizzata nel 1715
da irlandesi residenti a Londra, a cui si unirono membri di Logge inglesi che
si opponevano alle innovazioni introdotte dalla Gran Loggia d’Inghilterra,
nella quale confluirono soltanto nel 1813.
23 A proposito delle modifiche avvenute in Francia nel secolo scorso,
troviamo fra l’altro un riferimento a poco chiare circostanze in cui si operò
il mutamento delle Costituzioni del Grande Oriente di Francia nel 1877: è
sorprendente notare che i verbali del Convegno del 1877 non menzionano né la
soppressione, allora avvenuta, della formula del “Grande Architetto dell’Universo”,
né un voto qualsiasi riguardante la riforma dei rituali (cfr. II, pag. 159).
24 II, pag. 157.
25 I, pag. 133.
26 Cfr. I, pagg. 281-282.
27 Così, nella recensione di un libro di Albert Lantoine, uno dei più
approfonditi storici della Massoneria francese, leggiamo: «Gli succederà senza
dubbio di dispiacere sia alla maggior parte dei Massoni che ai loro avversari,
quando demolisce la leggenda che vuole che la Massoneria abbia avuto una parte
considerevole nella preparazione della Rivoluzione; mentre (cosa curiosa)
questa leggenda, che deve la sua origine a scrittori antimassoni come l’abate Barruel,
ha finito con l’essere adottata dagli stessi Massoni molto più tardi. A questo
proposito, bisogna notare che, tra i personaggi del XVIII secolo che
comunemente si ritengono ricollegati alla Massoneria, ve ne sono molti per i
quali non vi è il benché minimo indizio serio che lo fossero realmente: è
questo il caso, fra l’altro, della gran maggioranza degli Enciclopedisti» (I,
pag. 106). Cfr. anche I, pag. 114, e II, pag. 100.
28 Martines de Pasqually tentò, nel XVIII secolo, una rivivificazione
iniziatica in seno alla Massoneria, appoggiandosi ad una fonte spirituale diversa
da quella massonica, presumibilmente per una sorta di mandato ricevuto da un’organizzazione
qabbalistica avente la sua sede nell’Africa settentrionale; egli ottenne però
dei risultati assai limitati, tanto che l’Ordine degli “Elus Coen” da lui fondato
cessò di esistere non molti anni dopo la sua morte (1774): cfr. particolarmente
L’Énigme de Martines de Pasqually, I, pagg. 61-88.
29 Cfr. I, pagg. 85-88, pag. 105, pagg. 141-143, pagg. 270-271.
30 Cfr. I, pagg. 139-140: dalle ricerche svolte risulta che l’“Agente
Sconosciuto” era una certa Mme. Vallière, evidentemente affetta da poco
rassicuranti stati di “trance”.
31 L’esempio più clamoroso fu, com’è noto, quello delle calunnie sulla
Massoneria propalate da Léo Taxil. le quali continuarono ad avere pesanti conseguenze
anche dopo che lo stesso Taxil dovette ammettere pienamente la propria
malafede.
32 La scomparsa di uno dei collaboratori venne giustificata addirittura
con la falsa notizia della sua morte, ma persino questa menzogna non tardò ad
essere pubblicamente contestata da René Guénon, il quale si fondava anche su
innumerevoli e precisi dati di fatto.
33 Testimonianze, N. 69-70, pag. 689.
34 Un esempio: «Dans le Symbolisme (numero d’août-septembre 1935),
Oswald Wirth parle du Travail initiatique, ou plutôt de l’idee très peu
initiatique qu’il s’en fait» (I, pag. 247).
35 I, pag. 131, in un’altra recensione del Symbolisme. Altre
riviste massoniche frequentemente recensite sono il Grand Lodge Bulletin of
Iowa, Speculative Mason e Masonic Light di Montreal.
36 Cfr. I, pagg. 193, 171 e 301.
37 Cfr. II, pagg. 176-178.
38 Cfr. II, pag. 181: interessante l’accenno alla «ripartizione in due serie
di dodici pollici, corrispondente alle ore del giorno e a quelle della notte
(come nel numero delle lettere che compongono le due parti della formula della shahâdah
islamica)».
39 Cfr.I, pagg. 304 e 309, dove vengono implicitamente riconosciute le
posizioni generalmente in uso in Gran Bretagna e in Italia, contrariamente alla
disposizione adottata in Francia.
40 Cfr. I, pag. 302.
41 Cfr. I. pag. 207.
42 Cfr. I. pag. 128, e II, pagg. 36-37.
43 Cfr. I, pag. 297, dove si accenna al processo iniziatico di “morte graduale”
durante la vita stessa, «che è come un avviamento verso la liberazione finale».
44 Cfr. I, pag. 107; II, pagg. 39-42, 126, 268-272, 302.
45 Initiation féminine et initiations de
metier, vol. II, pagg. 19-25.
46 II, pag. 21. Sul medesimo argomento, cfr. anche l’articolo di Silvio
Grasso La donna d’oggi di fronte al problema di una partecipazione
tradizionale, nel N. 7 di questa rivista.
47 Cfr. vol. II, pag. 184.
48 Cfr. Rivista di Studi Tradizionali, N. 7, pag. 103.
49 II, pagg. 24-25.
50 I, pagg. 31-36.
51 I, pagg. 52-60.
52 I, pag. 60; il testo così prosegue: «ma la conoscenza dei “grandi misteri”,
essendo quella dei principi immutabili, esige la contemplazione immobile nella “grande
solitudine”, nel punto fisso che è il centro della ruota, il polo invariabile
intorno al quale si compiono, senza che esso vi partecipi, le rivoluzioni dell’Universo
manifestato».
53 I, pag. 182.
54 I pag. 197, e I, pag. 169.
55 I, pag. 198.
56 I, pag. 218.
57 I, pag. 224.
58 I, pag. 105.
59 I, pag. 204, dove pure leggiamo che il silenzio iniziatico, «il quale ha
delle ragioni ben altrimenti importanti che la semplice prudenza, non è mai
stato così fortemente indispensabile come nelle condizioni attuali».
60 Cfr. I, pag. 295.
61 L’Autore precisa in nota che “avversario” è il senso letterale della
parola ebraica Shatan, e infatti si tratta appunto qui di “potenze” di
carattere veramente “satanico”.
62 Cfr. Le Regne de la Quantité et les Signes des Temps, pag. 184.
63 II, pag. 174.
64 II, pag. 102.
65 II, pag. 164.
66 La Crisi del Mondo moderno, cap. XI.
1 Cfr. l’articolo Alle soglie dei tempi della fantateologia, nel
N. 17 di questa rivista (ottobre-dicembre 1965), pag. 175.
2 Cfr. l’articolo Realizzazione spirituale e pratica della religione
cattolica, nel N. 23 di questa rivista (aprile-giugno 1967), pagg. 95-96,
dove abbiamo più ampiamente citato le affermazioni di René Guénon in proposito.
3 Un riferimento interessante in proposito si trova nel volume II di Études
sur la Franc-Maçonnerie et le Compagnonnage, pagine 166-167 (cfr. il brano
riportato nel N. 14 di questa rivista, di gennaio-marzo 1965, pag. 47), dove René
Guénon, risalendo anche al di là di Salomone, afferma pure l’esistenza di una
connessione ricollegante l’iniziazione massonica ad Abramo ed all’edificazione
della Kaabah.
4 In una lettera del 10 novembre 1946, dopo aver ricordato la
derivazione salomonica della Massoneria, René Guénon osserva precisamente: «il
y a aussi un côté pythagoricien qui, pour être moins apparent, n’est peut-être
guère moins important, surtout sous le rapport de la filiation initiatique».
5 Così, ad esempio, nel Livre des Métiers, fatto redigere verso
il 1268 dal Prevosto dei Mercanti di Parigi Étienne Boileau, si possono trovare
gli Statuti di numerosi mestieri, ed il quarantottesimo riguarda precisamente i
massoni operativi; esso sarebbe stato stabilito da Guillaume de Saint-Patou,
Maestro Massone di re Luigi IX.
6 Cfr. René Guénon, Études sur la Franc-Maçonnerie et le
Compagnonnage, vol. II, pagg. 73-74, dove si può leggere tra l’altro: «En
dépit de ce que prétendent de nombreux historiens, la jonction de l’hermétisme
avec la Maçonnerie remonte bien plus loin que l’affilation d’Élias Ashmole a
cette dernière (1646); nous pensons même qu’on chercha seulement, au XVIIème
siecle, à reconstituer à cet égard une tradition dont une grande partie s’était
déjà perdue … Notons aussi qu’il exista, vers le XIVème siecle, sinon plus tôt, une
Massenie du Saint-Graal, par laquelle les confréries de constructeurs étaient
reliées à leurs inspirateurs hermétistes».
7 Ciò non significa affatto che dopo quell’epoca non abbiano continuato
a sussistere delle Logge dell’antica Massoneria operativa, sia in Gran Bretagna
che altrove.
8 Su questo argomento, cfr. i brani e i riferimenti citati nei numeri 14
e 15 di questa rivista, pagg. 45-46 e pagg. 74-76, riguardanti i due volumi di Études
sur la Franc-Maçonnerie et le Compagnonnage. Un autore massonico
recentemente passato all’“Oriente eterno”, Jean Palou, in un libro ben
apprezzabile per altri aspetti e che pure ha dedicato alla memoria di René
Guénon (La Franc-Maçonnerie, Éd. Payot, I ed. 1964, II ed. 1966), ha
creduto bene di smentirlo su questo punto, giustificando la sua critica con l’osservazione
che «vi sono sparse in Anderson tracce di conoscenze esoteriche abbastanza
profonde», le quali sarebbero comprovate dall’uso, da parte di Anderson, di
certe espressioni tradizionali, come «Ultima Tule» e «Chiave di Volta» (Cope-Stone),
ad esempio nella frase «… queste obbligazioni saranno da voi osservate …
coltivando il Fraterno Amore, Fondamento e Chiave di Volta, Cemento e
Gloria di questa antica Confraternita». In realtà ci sembra ovvio che si
debbano ritrovare negli scritti di Anderson anche espressioni tratte dal
vocabolario tradizionale e massonico, usate del resto più o meno a sproposito,
ne si può certo pensare che la sua ignoranza della Massoneria fosse totale. L’affermazione
critica del Palou, anziché essere convincente, ci sembra dunque piuttosto un’espressione
tipica di quei “guénoniani” (ne conosciamo altri) che ci tengono molto a “saperla
più lunga”, forse anche per compensare l’incapacità di un loro più serio
impegno effettivo in un senso tradizionale.
9 Su questo stesso argomento riteniamo opportuno ricordare l’importante
articolo di René Guénon su Punto di vista rituale e punto di vista morale,
pubblicato nel N. 14 (gennaio-marzo 1965) della presente rivista, e incluso nel
volume Iniziazione e realizzazione spirituale (Edizioni Studi Tradizionali,
1967).
10 Nel suo Manuel, Gaston-Martin giunge ad affermare che i
banchetti delle Loges de Table «avevano finito con l’assorbire tutto lo
zelo» dei Massoni moderni inglesi, mentre ugualmente il Bushing fece notare nel
1783 il «carattere basso e materiale dei Massoni inglesi» (citato da B. Faÿ in La
Franc-Maçonnerie et la révolution intellectuelle du XVIII siècle, pag.
138).
11 Cfr. il capitolo XXVII (Résidus psychiques) dell’opera di René
Guénon Le Règne de la Quantité et les Signes des Temps.
12 Su questo argomento, fondamentale per comprendere le ragioni profonde
di ciò di cui parliamo, rimandiamo i lettori ai capitoli XXXIX e XL degli Aperçus
sur l’Initiation (Considerazioni sulla Via iniziatica): Grand
mystères et petits mystères e Initiation sacerdotale et initiation
royale.
13 È curioso osservare che tale epoca di supremazia dell’Impero
Britannico era stata predetta da Nostradamus, precisamente nella centesima
quartina della decima Centuria («Le Grand Empire sera par Angleterre …»),
che diede persino un’indicazione della sua durata («ans plus de trois cens»):
un segno di più che tutte queste vicende non sfuggono a un destino, o, per
meglio dire, a un ordine ben stabilito, concorrendo in realtà al compimento del
«piano del Grande Architetto dell’Universo», nel quale anche gli squilibri
parziali hanno il loro posto per la realizzazione dell’equilibrio universale.
14 Un esempio che sarebbe forse interessante approfondire è quello dell’azione
svolta attraverso la Massoneria in India, azione alla quale partecipò
notoriamente il celebre Rudyard Kipling; anche la colossale mistificazione
della “Società Teosofica” non è senza rapporto con l’utilizzazione di ambienti
massonici, come René Guénon ha documentato in Le Théosophisme, Histoire
d’une pseudo-religion (cfr. soprattutto il cap. XXV).
15 Insistiamo sull’interpretazione e sulla mentalità con la quale il
trinomio in questione è stato concepito, in quanto si possono pure trovare in
esso significati del tutto legittimi ed utili alla riflessione, anche da un
punto di vista iniziatico. A questo argomento accennammo già nel N. 15 di
questa rivista, pag. 77.
16 Cfr. Albert Lantoine, Histoire de la Franc-Maçonnerie française
dans l’État; cfr. anche René Guénon, Études sur la Franc-Maçonnerie et
le Compagnonnage, vol. I, pag. 107 e pag. 114, nonché vol. II, pag. 100.
Citiamo ancora a questo proposito un episodio significativo di cui si ha
precisa conoscenza: quando, il 7 luglio 1789, un membro della Loggia “L’Union”
di Laval, durante la celebrazione della festa di S. Giovanni d’estate, ebbe l’ardire
di indirizzare un augurio all’opera degli Stati Generali («Puissent les
États-Généraux imiter les Enfants de la Veuve …»), ciò provocò una
vivace opposizione e poi l’intervento dell’Obbedienza massonica, la quale
stabilì che «tale discorso non può essere considerato massonico perché tratta
di argomenti estranei alla Massoneria, il che è contrario ai regolamenti» (cfr.
André Bouton e Marius Lepage, Histoire de la Franc-Maçonnerie dans la
Mayenne (1756-1951), Le Mans, 1951).
17 Cfr. a questo proposito l’articolo di R. Guénon Sur la
“glorification du travail”, incluso in Iniziazione e realizzazione
spirituale (cap. X).
18 Cfr. l’opera già citata Le Règne de la quantité et les Signes des
Temps, particolarmente l’introduzione e il cap. XVIII: Mythologie
scientifique et vulgarisation, e il capitolo IV di La Crise du Monde
moderne, di R. Guénon. Cfr. anche l’ opera di Titus Burckhardt Scienza
moderna e saggezza tradizionale (Boria, 1967).
19 Per una critica approfondita dell’ideologia democratica, rimandiamo il
lettore al capitolo VI (Le chaos social) dell’opera di René Guénon La
Crise du Monde moderne.
20 Ad altre “interferenze” deleterie assai facili a scorgere, come quelle
di ambizioni ed interessi personali, non abbiamo neppure pensato che fosse il
caso di accennare qui, dato il loro carattere fin troppo evidentemente
negativo, e del resto non certo esclusivo dell’organizzazione massonica.
21 Su altri aspetti di una ricerca in tal senso pensiamo di ritornare
prossimamente, mentre d’altra parte osserviamo che ci potrebbe interessare
conoscere il pensiero e i problemi di coloro che sono giunti a porsi la
medesima questione.
22 D’altra parte, beninteso, non intendiamo affatto mettere in dubbio la
possibilità che costoro, nei casi più favorevoli, appoggiandosi all’iniziazione
muratoria, abbiano conseguito un miglioramento dello loro qualità individuali,
che in altre condizioni potrebbe avere un valore preparatorio in funzione della
“Grande Opera”; né intendiamo contestare il merito consistente, a volte tra
difficoltà e persecuzioni d’ogni genere, nel mantenimento e nella trasmissione
dell’influenza spirituale iniziatica, sia pure in massima parte incompresa.
* Continuazione dell’articolo pubblicato nel N. 26-27 di questa rivista.
1 Si tratta di una questione che dovrebbe naturalmente essere affrontata
all’interno delle organizzazioni massoniche, e che non sta a noi di esaminare;
ricordiamo d’altra parte che René Guénon, a proposito della questione di un
«rinnovamento del rituale» massonico sollevata da Oswald Wirth, avvertiva che
si tratta di un argomento «assai pericoloso» (bien dangereux), e si
domandava: «forse che vi sarebbero molte probabilità che gli incaricati di
questo compito siano capaci di discernere l’essenziale, che non può in nessun
caso essere modificato, sotto pena di irregolarità od anche di nullità dal
punto di vista della trasmissione iniziatica?» (recensione sulla rivista Symbolisme,
pubblicata su Études Traditionnelles del luglio 1938; cfr. pag. 295 del
vol. I di Études sur la Franc-Maçonnerie et le Compagnonnage, 1964).
2 Il testo di questo discorso è stato ripubblicato nell’appendice del volume
di Jean Palou, La Franc-Maçonnerie (Payot, 1966).
3 Senza dubbio, Ramsay sperava in un appoggio politico da parte delle
autorità francesi. È noto che egli indirizzò la richiesta di «sostenere la
Società dei Massoni nei grandi scopi che essa si prefigge» al Primo Ministro,
Cardinale Fleury, e in margine alla richiesta fu poi annotato: «Il Re stesso se
ne è burlato»!
4 Ramsay era stato discepolo di Fénelon, fu precettore dei figli del
duca di Bouillon, del principe di Turenna e dei figli di Carlo Edoardo Stuart.
Egli si proponeva di attuare il proposito di «rendere l’ateo deista, il deista
cristiano, il cristiano cattolico», ed ebbe l’appoggio di gesuiti influenti;
ciò fu all’origine della favola, diffusa poi in particolare dagli occultisti,
di una pretesa oscura direttiva gesuitica nella costituzione degli “alti gradi”
massonici.
5 L’elaborazione più duratura dei rituali dei 33 gradi, fu in Francia
quella operata nel 1804 dal Conte di Grasse-Tilly, di ritorno dall’America,
dove il primo “Supremo Consiglio” del 33o grado si era costituito a
Charleston.
6 In favore del re Giacomo II spodestato e rifugiatosi in Francia nel
1689.
7 Cfr. anche René Guénon, Études sur la Franc-Maçonnerie et le
Compagnonnage, vol. I, pag. 267.
8 Cfr. ad esempio Serge Hutin, La Massoneria, pag. 75 dell’edizione
italiana (Mondadori, 1961). Per quel che riguarda le prime notizie reperibili
sulla Massoneria “scozzese”, può essere interessante ricordare che già nel 1742
l’abate Pérau scriveva in una lettera: «… Non ignoro che corrono voci incerte
tra i Massoni (il court un bruit vague
parmi les Francs-Maçons), a proposito di un certo Ordine che chiamano “gli
Scozzesi” (“les Ecossois”), superiore, secondo quanto si pretende, ai
Massoni ordinari, e che hanno i loro segreti particolari …» (citato da
Jean Palou, in La Franc-Maçonnerie, pag. 125).
9 Citeremo qui l’interpretazione secondo cui i “Riti Scozzesi” massonici
si ricollegherebbero in qualche modo a quelli dell’esoterismo che probabilmente
esistette un tempo in seno all’antica Chiesa di rito celtico (esoterismo a cui
fece allusione René Guénon: cfr. Aperçus sur l’Ésotérisme Chrétien, pag.
86), e che sarebbe stato all’origine dello stile ogivale o gotico: per una
documentazione a favore di tali ipotesi, cfr. Cahiers de la Grande Loge de
France, giugno 1949, pag. 23.
10 Cfr. René Guénon, La “parola perduta” e le parole sostituite,
nel n. 8 della presente rivista, pag. 169. Ricordiamo che, nella stessa
occasione, Guénon precisava di aver usato il termine “ricordi” (souvenirs),
riferito agli elementi venuti a sovrapporsi alla Massoneria, per considerare il
caso di un inserimento privo di una filiazione tradizionale diretta, né ci
sembra che il termine “vestigia” (vestiges) sia molto meno restrittivo.
D’altra parte, sempre nel medesimo articolo, si parlava anche di quegli altri
elementi degli “alti gradi” che hanno un legame diretto con l’iniziazione
muratoria; ma, a proposito della loro efficacia, René Guénon scriveva che «il
meno che si possa dire è che essa, nella maggior parte dei casi, e
deplorevolmente sminuita dall’aspetto frammentario e troppo spesso alterato in
cui si presentano attualmente i rituali corrispondenti».
11 La “conservazione” di cui parlava Guénon nel brano citato ci fa
pensare piuttosto a un fenomeno in certo modo analogo a quello degli elementi
trasmessi da fonti tradizionali nel “folklore”, anche se nel caso degli “alti
gradi” massonici esiste, beninteso, una cornice rituale iniziatica. Né ci
sentiremmo di sottoscrivere le affermazioni recenti di Denys Roman circa «l’ordine
che regna nel caos apparente dei gradi massonici» (con riferimento agli “alti
gradi”) e la «mirabile unità che si manifesta nella loro diversità» (cfr. Études
Traditionnelles, luglio-ottobre 1968, pag. 237); e il brano citato nel
seguito del testo ci pare utile per rettificare opportunamente certi
entusiasmi, a cui non siamo sicuri che sia estranea la preoccupazione di essere
soddisfatti di ciò che si possiede.
12 Così, ad esempio, nel “Rito Scozzese Antico ed Accettato”, la maggior
parte dei gradi superiori al terzo non sono mai praticati e sono conferiti
semplicemente “per comunicazione” (secondo la classificazione data da Jules
Boucher ne La Symbolique maçonnique, gli “alti gradi” effettivamente
conferiti mediante una «cerimonia di iniziazione» sono soltanto il 4o,
il 12 o, il 13 o, il 14 o, il 18 o
e gli ultimi quattro).
13 Cfr. René Guénon, Études sur la Franc-Maçonnerie et le
Compagnonnage, vol. II, pag. 269.
14 Per più ampie notizie al riguardo, cfr. gli articoli di René Guénon, Un
nouveau livre sur l’Ordre des Elus Coens, À propos des “Rose-Croix
Lyonnais”, e L’enigme de Martinès de Pasqually, inclusi nel primo
volume di Études sur la Franc-Maçonnerie et le Compagnonnage.
15 Il nome di “martinismo” deriva da quello di Louis-Claude de
Saint-Martin, che entrò nell’ordine degli Elus Coens, ma che poi lo abbandonò
per assumere una posizione misticheggiante al di fuori di ogni pratica e
ricollegamento iniziatico (su questo argomento, cfr. i numerosi riferimenti
contenuti in Études sur la Franc-Maçonnerie et le Compagnonnage, vol. I,
pagg. 105, 141-143, 270-271, e vol. II, pagg. 95, 110, 229-232). Ciò implica
che anche i legami con Louis-Claude de Saint-Martin non possono essere che
puramente “ideali”, e di fatto ciò a cui attualmente si dà di solito il nome di
“martinismo” non è nient’altro che un’organizzazione di massoni costituita da
Philippe Encausse (più noto con lo pseudonimo di “Papus”) con tendenze “occultista”
che, in aggiunta ai riti massonici, si appoggia a cerimonie prive di qualsiasi
vera validità tradizionale. Quanto poi a un preteso “martinesismo” ricollegato
a Martinès de Pasqually, anch’esso non può che avere un significato puramente
ideale e per nulla iniziatico, dato che non è possibile l’esistenza di un
ricollegamento, a un ordine come quello degli Elus Coens, da molto tempo
estinto.
16 Secondo il barone von Hund, nel secolo XIV, dopo la condanna dei
Templari, il Gran Maestro provinciale dell’Alvernia Pierre d’Aumont sarebbe
fuggito con due commendatori e cinque cavalieri. Essi si sarebbero nascosti
sotto gli abiti di operai muratori e avrebbero poi ritrovato in Scozia altri
membri dell’Ordine. La loro iniziazione si sarebbe conservata adottando simboli
presi dall’arte della costruzione, in seno all’iniziazione artigianale muratoria
(cfr. Serge Hutin, La Massoneria, pagg. 61-62 della traduzione
italiana).
17 Sull’importanza dell’Ordine dei Templari, che consentiva anche un
legame profondo tra Oriente e Occidente, e sulla gravità della frattura
provocata dalla sua sparizione, cfr. René Guénon, L’Ésotérisme de Dante,
cap. III; Autorité spirituelle et pouvoir temporel, 2a ed.,
pag. 82; Aperçus sur l’Ésotérisme chrétien, cap. III.
18 Cfr. R. Guénon, Études sur la Franc-Maçonnerie et le Compagnonnage,
vol. II, pag. 192: «È nel 1767 che questa scissione, “che un Potere occulto
pareva aver suscitato”, e che apparve dapprima a Vienna, si produsse nel Regime
della Stretta Osservanza. A partire da tale epoca, “pare che il barone di
Hund … avesse perduto ciò che fino allora aveva costituito la sua forza,
cioè la comunicazione con i Superiori Sconosciuti”. Quando si riunì il
Convegno di Brunswick nel 1775, “il barone di Hundt, rappresentante del Gran
Maestro Eques a Penna Rubra, non era altro che l’ombra di un’ombra”.
Forse la disgrazia aveva colpito più in alto del capo della Stretta
Osservanza, e aveva raggiunto quel Gran Maestro stesso,
intermediario tra de Hundt ed i veri Superiori Sconosciuti» (le frasi
citate nel brano suddetto sono tutte tratte da uno studio di Benjamin Fabre del
1913). Von Hund morì l’anno dopo il Convegno di Brunswick, nel 1776.
19 Il personaggio in questione è quello citato nella nota precedente con
l’epiteto latino di Eques a Penna Rubra, del quale non si conosce il
nome.
20 Cfr. R. Guénon, Études sur la Franc-Maçonnerie et le Compagnonnage,
vol. II, pagg. 193 e segg., dove si possono trovare varie notizie sui
personaggi citati. Ad esempio, a proposito di Gugomos, il principe di Carolath,
in una lettera dell’epoca, afferma che egli si serviva di «certi caratteri»
(della scrittura ebraica?) e di fumigazioni per evocare degli «spiriti»,
aggiungendo che egli aveva pure «una specie di fulmine al suo comando». Sempre
secondo il principe di Carolath, Gugomos avrebbe acquisito i suoi “poteri” in
Italia, ma egli sarebbe stato tedesco. Non sappiamo in base a quale fonte
Hutin, nel suo libro già citato, affermi invece che Gugomos era «senza dubbio
un ebreo dell’Africa del nord»; secondo quanto indicato da René Guénon nel
brano suddetto, d’altra parte, il barone von Wächter, accusatore di Gugomos al
Convegno del 1775, era discepolo di un ebreo africano che si recava spesso in
Italia e in Francia.
21 Cfr. sopra, pag. 102. Ecco la traduzione di tale questionario inviato
nel settembre 1780 da Ferdinando di Brunswick a tutte le logge della sua “Obbedienza”,
per «portare l’ordine e la saggezza nell’anarchia massonica»: «1 o L’Ordine
ha forse per origine una società antica, e quel è questa società? 2 o
Vi sono realmente dei Superiori Sconosciuti e chi sono? 3 o Qual è
il fine vero dell’Ordine? 4 o Questo fine è la restaurazione dell’Ordine
dei Templari? 5 o In qual modo il cerimoniale e i riti devono essere
organizzati per essere i più perfetti possibili? 6 o L’Ordine deve
occuparsi di scienze segrete?».
22 Cfr. l’articolo di “Ostabat”, Le Rite Écossais Rectifté et
les Origines Templières de la Franc-Maçonnerie, in Le Symbolisme,
luglio-settembre 1967, pagg. 382-408, che tra l’altro corregge varie
imprecisioni contenute ad es. in scritti di Denys Roman, Jean Palou, Mellor,
Naudon, A.G. Mackey, dimostrando quanto sia difficile, anche soltanto sul piano
dei fatti accertabili, riferire esattamente come si svolsero i complessi
avvenimenti a cui abbiamo inteso riportarci brevemente a titolo puramente
indicativo.
23 Cfr. Rev. Keith Dear, Le Convent de
Wilhelmsbad et son echec, in Le Symbolisme, novembre-dicembre 1958,
pag. 115.
24 Il “Rito Scozzese Rettificato”, derivazione del “Regime della Stretta
Osservanza”, fu costituito con il convegno di Lione (detto “Convent des Gaules”)
del 1778, nel quale Willermoz ebbe una parte assai importante. Il “Rito
Scozzese Rettificato” comportava l’istituzione del grado dei “Cavalieri
Benefici della Città Santa”, «che con le loro parole e i loro esempi danno
risalto alla santa religione di Cristo … che predicano, non essi, ma il
Signore …». Purtroppo, la realizzazione adombrata in questa espressione
appare nei fatti, nel caso di Willermoz e dei suoi amici, ben lungi dall’essersi
compiuta, mostrando anzi quanto sia pericoloso e gravemente “controproducente”
appoggiarsi a pretese non ben fondate!
25 Marie-Louise de Vallière, canonichessa di Remiremont, era sorella del
commendatore dell’Ordine di Malta de Monspey, il quale la presentò a Willermoz.
Nei suoi quaderni scritti mediante “scrittura automatica” venivano rivolte
addirittura delle ingiunzioni alla Loggia di cui Willermoz faceva parte, fino
ad imporre alterazioni rituali, con la sostituzione di una “parola sacra”,
sostituzione non riconosciuta del resto in Germania, ma rimasta valida fino ad
oggi nel Rito Scozzese Rettificato quale è praticato in Francia. Per fortuna,
la soggezione di Willermoz alle “comunicazioni” di Marie-Louise de Vallière non
fu di lunga durata, anche per l’eccesso delle pretese dell’“Agente sconosciuto”
che voleva operare «la riforma di tutte le società massoniche e di tutte le
religioni umane». Su Willermoz si possono consultare le opere Les Sommeils
di Dermenghem e Un mystique lyonnais di Alice Joly. Cfr. anche il già
citato articolo di Keith Dear.
26 Le vicissitudini di Cagliostro storicamente note non si possono
spiegare considerandolo semplicemente un impostore. È difficile comprendere, ad
esempio, le ragioni che lo spinsero a recarsi a Roma nel 1789, avanzando presso
le autorità pontificie delle proposte e persistendo poi sempre in pretese tali
che (come egli non poteva ignorare a partire dal processo del 1790-91)
comportavano un’atroce condanna. Cagliostro aveva dato vita ad una Massoneria
del tutto irregolare, nella quale aveva inserito elementi dall’apparenza
ardentemente cristiana insieme con pratiche evocatorie e di genere magico o
cerimoniale; secondo alcuni, una chiave per intenderne le vicende si troverebbe
in rapporti da lui avuti, subito prima di iniziare le sue peregrinazioni, con
alti dignitari dell’Ordine di Malta (i Grandi Maestri Manoel Pinto e Emmanuel
de Rohan), ma possiamo citare questa tesi soltanto come un’ipotesi, del resto
suscettibile di interpretazioni diverse (su Cagliostro si possono consultare i
recenti scritti di Denys Roman, Cagliostro di F. Ribadeau-Dumas, in Études
Traditionnelles, gennaio-febbraio 1968).
27 Vedi René Guénon, Il Regno della Quantità e i Segni dei Tempi,
cap. XVIII: Mitologia scientifica e volgarizzazione. Nel medesimo
capitolo, si accenna a questo proposito ad uno stato di cose che «ha avuto
inizio quando lo studio e la manipolazione di certe influenze psichiche sono
caduti, se così ci si può esprimere, nel dominio profano, cosa che in certo
qual modo sta ad indicare l’inizio della fase più propriamente “dissolvente”
della deviazione moderna»: «ciò può essere fatto risalire al XVIII secolo, per
cui si trova ad essere esattamente contemporaneo dello stesso materialismo, il
che dimostra come queste due cose, contrarie solo in apparenza, dovevano andare
di pari passo».
28 Cfr. Denys Roman, Cagliostro et la Franc-Maçonnerie.
29 Cfr. Pietro Nutrizio, Operatività e Speculatività, nel n, 16 di
questa rivista, pagg. 135-140.
30 A quanto si può capire, i riferimenti di Ragon all’ermetismo hanno la
loro fonte soprattutto in Dom Pernety, che aveva fondato nel Settecento l’Ordine
degli “Illuminati di Avignone”.
31 Cfr. Ragon, Massoneria Occulta ed iniziazione ermetica,
traduzione di Gino Testi, ed. Atanòr, 1948, pag. 160.
32 Opera citata, pag. 51.
33 Idem, pag. 57.
34 Idem, pag. 89; e il Ragon commenta: «Questi fatti strani
sembrano soprannaturali (!); denominazione data impropriamente a ciò che non si
comprende, perché nulla può essere soprannaturale vale a dire al disopra della
natura».
35 Idem, pag. 72.
36 Idem, pag. 156.
37 Idem, pag. 153.
38 L’opera citata ha avuto numerose edizioni in varie lingue, tra cui
notevole quella del 1926 curata da un autore ben noto negli ambienti massonici
come Oswald Wirth, il quale ebbe la condiscendenza di dedicare ad essa un’introduzione
e un commento. Tra le edizioni relativamente recenti, ricordiamo quella
francese curata da Volguine nel 1947, e quella italiana del 1948 con
introduzione e note di Gino Testi. Quest’ultimo, in mezzo ai suoi commenti di
un genere abbastanza scopertamente “teosofista”, ha avuto il coraggio di
avvertire gravemente: «Mediti bene il lettore (perché questo è un libro che
deve essere molto riletto e meditato) e ricordi che una sola giornata di scuola
non è sufficiente per diventare Maestro!» (pag. 75 dell’edizione italiana).
39 L’uso di interpretazioni pseudoscientifiche grossolane applicate ad
elementi tradizionali doveva del resto incontrare poi un successo di
proporzioni molto più vaste, sostenuto da mezzi molto più ingenti, come ai
nostri giorni nel caso di Louis Pauwels e delle edizioni di Planète.
40 Ad esempio, un “maestro” dell’occultismo, Philippe Encausse (“Papus”),
ha dedicato una sua opera a «Ciò che un Maestro Massone deve sapere» (Ce que
doit savoir un Maître Maçon).
41 Beninteso, ci riferiamo qui alle tendenze e alle correnti di cui si
tratta, e non alle persone; nelle quali è ben possibile che si combini in vario
modo una ricettività a quelle correnti e una certa comprensione di qualche
elemento dell’iniziazione a cui sono ricollegate: né la contraddittorietà
implicita in questo stato di cose dovrebbe sorprendere, dato che è per così
dire normale, specie nelle condizioni attuali, che l’anima di chi non ha
realizzato l’“integrazione” delle proprie possibilità umane sia «divisa contro
se stessa».
41' Osserviamo di sfuggita che tali interferenze, le quali possono
rivestire aspetti assai disparati, sono favorite tra i massoni dall’abuso su
vasta scala del pretesto della “tolleranza”; così come ogni tentativo di
chiarire la natura di quelle interferenze rischia di essere ostacolato dalla
sistematica accusa di “intolleranza” e di “fanatismo”. Vi sarebbe molto da dire
sull’equivoco insito in tutto ciò, anche per chiarire come la “tolleranza” (che
del resto, di per sé, non è affatto un’espressione che faccia parte della
tradizione muratoria) dovrebbe e potrebbe essere intesa, in modo ben diverso,
per avere un significato legittimo. Osserviamo poi ancora che non di rado l’accusa
di “intolleranza” e “fanatismo” è associata alla qualifica di “guénonismo”, con
un intento di denigrazione che in fondo tende ad opporsi, più che all’opera di
un autore, alle dottrine tradizionali da lui esposte al di fuori di ogni
dogmatismo e di ogni limitazione formale: ancora una volta si vede dunque come
la chiusura nella propria mentalità possa far apparire come “pietra d’inciampo”
ciò che in realtà si riferisce alla “chiave di volta”, e come, con certi
giudizi semplicistici, certuni, senza avvedersene, riescano a dimostrare
soprattutto la ristrettezza del proprio orizzonte intellettuale.
42 Per una conoscenza approfondita di che cosa sia la “Società Teosofica”
si può considerare fondamentale la documentatissima opera di René Guénon, Le
Théosophisme, histoire d’une pseudo-religion, di cui è uscita un’edizione
accresciuta nel 1965, presso le Éditions Traditionnelles di Parigi.
43 Annie Besant fu alla testa della “Società Teosofica” dopo Helena
Pavlovna Blavatsky, prendendone la direzione tra forti contrasti a partire dal
1894-1895. Ella pretendeva di essere la “reincarnazione” di importanti
personaggi tra cui Ercole e Giordano Bruno. Prendendola sul serio, si dovrebbe
dunque considerare che essa è presente in effigie in molte Logge massoniche
dove, come simbolo della Forza, si trova appunto la statua di Ercole.
44 Cfr. Borderland, ottobre 1897, pag. 401: «Quel che dobbiamo
fare adesso, è intraprendere un periodo costruttivo, durante il quale la
Società Teosofica si sforzerà di diventare il centro della Religione del mondo,
Religione di cui il Buddismo, il Cristianesimo, l’Islamismo e tutte le altre
sètte sono le parti integranti … noi soli (!) rappresentiamo la Chiesa
Universale eclettica e realmente cattolica …» (citato in Le
Théosophisme, histoire d’une pseudo-religion, pag. 252).
45 La signora Blavatsky partecipò nel 1875 alla fondazione della “Società
Teosofica”, di cui fu alla testa fino alla sua morte, avvenuta nel 1891. Fu
senza dubbio una personalità eccezionale per l’ampiezza delle sue frodi, ma fu
soprattutto il supporto d’elezione di influenze capaci di sviluppare un potere
di suggestione assai vasto.
46 Saremmo tentati di dire che essa non era nuova ad assumere funzioni “maschili”,
dato che aveva preso parte, travestita da “garibaldino”, alla battaglia di
Mentana, nella quale fu ferita gravemente. Forse sarebbe interessante, a questo
proposito, cercare di chiarire quale genere di influenze intervennero, in una
certa epoca, attorno a Garibaldi e ad altri personaggi del risorgimento più o
meno legati alla Massoneria (la signora Blavatsky era anche entrata a far parte
dell’organizzazione mazziniana della “Giovine Europa”).
47 La “Co-Massoneria” britannica è una derivazione dell’“Obbedienza”
massonica irregolare francese del “Droit Humain”, formatasi senza alcuna
pretesa esoterica e con un programma prettamente “profano”: per maggiori
particolari al riguardo, cfr. l’articolo di Silvio Grasso, La donna d’oggi
di fronte al problema di una partecipazione tradizionale, nel n. 7 della
presente rivista (aprile-giugno 1963), nonché il capitolo XXV di Le
Théosophisme, histoire d’une pseudo-religion.
48 Com’è noto, la “Società Teosofica” pretese di indicare nell’indiano
Krishnamurti, allora fanciullo, il nuovo Messia ed Istruttore del mondo, che
venne affidato appunto al teosofista Leadbeater. Il padre di Krishnamurti,
benché teosofista egli stesso, chiese la restituzione del ragazzo quando fu
informato delle concezioni favorevoli all’omosessualità di Leadbeater, il quale
si difese promettendo di non esprimere e di non mettere in pratica le sue
opinioni sessuali con il ragazzo; egli perse il processo intentato per
togliergli la tutela a Madras, ma vinse poi il processo d’appello svoltosi a
Londra (cfr. la documentazione contenuta in Le Théosophisme, histoire d’une
pseudo-religion, pagg. 209 e seguenti). Krishnamurti sconfessò in seguito
il movimento che era stato organizzato intorno a lui, sciogliendo il cosiddetto
“Ordine della Stella d’Oriente” che avrebbe dovuto preparare l’accoglimento del
preteso Messia.
49 Come si vede, l’esempio settecentesco di Marie Louise de Vallière
doveva preludere in seguito a parecchie manifestazioni analoghe; e ci si
potrebbe chiedere quale grado di somiglianza o di parentela ci sia, in fin dei
conti, tra l’“Agente Sconosciuto” di Willermoz, i “Mahatma” teosofisti e un
certo “Tibetano” (già menzionato nel n. 16 di questa rivista, pag. 173), ai
quali certi massoni “esoterici” non seppero e non sanno essere insensibili, con
tutte le conseguenze che ne derivano, anzitutto, ahimé, per loro stessi.
50 L’“antroposofia” fu fondata dall’austriaco Rudolf Steiner, che
dirigeva precedentemente una sezione della “Società Teosofica”. Su di essa,
cfr. il capitolo XXII di Le Théosophisme, histoire d’une pseudo-religion;
cfr. pure l’articolo Una parodia dell’iniziazione: l’antroposofia presentata
da un orientalista, nel n. 2 di questa rivista.
51 Di questi, l’“A.M.O.R.C.” con sede centrale in California è
probabilmente il più largamente organizzato. Delle organizzazioni
pseudo-rosacrociane già parlammo nel n. 23 di questa rivista (cfr. pag. 85,
nota 19). Vi sarebbe molto da dire anche sulla Societas Rosicruciana in
Anglia, connessa a un ordine dell’“Alba dorata” (Golden Dawn), che
ebbe un’influenza determinante sulla “Società Teosofica”, e con cui ebbe
rapporti un sinistro personaggio come Aleister Crawley. Su questo argomento,
vedi il capitolo III di Le Théosophisme, histoire d’une pseudo-religion.
52 Diciamo “oggi” d’avanguardia, ed è chiaro che, vista la ben poca
solidità delle scienze attuali rilevabile dalla loro sempre più rapida “evoluzione”,
appariranno domani antiquate, e ci si sentirà di sorridere di esse come si
sorride oggi delle “scienze d’avanguardia” di ieri: dovrebbe dunque pur essere
abbastanza facile rendersi conto che tutto ciò non ha nessun rapporto con l’acquisizione
di una reale conoscenza iniziatica …
53 Si tratta della nuova “scienza” che studia i “dischi volanti”. È assai
significativo osservare come facilmente la questione dei dischi volanti e la
credenza nell’intervento di esseri di altri pianeti (definiti correntemente “ultraterreni”)
si associa a fenomeni di “rivelazioni” medianiche; e sappiamo che qualcuno
assai attivo anche in campo massonico ha provato un grande interesse a questo
genere di “rivelazioni”, il cui livello è addirittura puerile.
54 Questi contrasti, nonostante l’affermato principio della fratellanza,
non sono certo sorprendenti, dato che entrano in gioco elementi che, essendo
estranei alla vera spiritualità, sono caratterizzati alla radice dalla
divisione e dal disordine. Bisogna poi tener conto della concorrenza che
facilmente si stabilisce tra diverse correnti quando tendono ad interferire in
uno stesso ambiente, come nella fattispecie quello massonico, contendendosi
cariche e posizioni predominanti per esercitare la loro influenza.
55 Cfr. René Guénon, Il Regno della Quantità e i Segni dei Tempi,
particolarmente dal capitolo XXIV al capitolo XL.
56 Nel n. 26-27 della presente rivista.
57 Cfr. Études sur la Franc-Maçonnerie et le Compagnonnage, vol. II,
pag. 241. Abbiamo tradotto con “degenerazione” il termine francese usato da
Guénon “dégénérescence”, il che implica, a dire il vero, una sfumatura
un poco diversa nel significato.
1 Cfr. i numeri 26/27 e 28 di questa rivista. Con l’occasione,
rettifichiamo la nota 48 a pag. 120 del n. 28, dove deve leggersi che il noto
teosofista Leadbeater perse (e non prese) il processo intentatogli a
Madras.
2 Sul carattere tradizionale iniziatico della Massoneria non pensiamo
sia qui più il caso di insistere.
3 Ci riferiamo a Cristianesimo e Iniziazione, di René Guénon,
pubblicato nei numeri 12 e 13.
4 Cfr. i nostri articoli Cristianesimo e mondo occidentale, nel
n. 7, e Realizzazione spirituale e pratica della religione cattolica,
del n. 23 di questa rivista.
5 Ad evitare equivoci, osserveremo che anche un dominio rituale di per
sé unicamente religioso ha per l’iniziato una portata iniziatica.
6 Cfr. La teologia e il “taglio delle radici”, nel n. 4 di questa
rivista.
7 L’iniziazione
presente in seno all’Ordine dei Templari adempì verosimilmente alle
fondamentali funzioni, strettamente connesse tra loro, di mantenere un legame
tra i domini religioso ed iniziatico in Occidente, e di favorire i legami con
la spiritualità orientale. Non a caso René Guénon indica nell’abolizione
dei Templari la frattura a cui può farsi risalire l’inizio del mondo moderno.
8 Cfr. Inferno, XIX, 82-83. È abbastanza palese, in Dante e nelle
correnti iniziatiche che egli rappresentò, il perpetuarsi di un’eredità
spirituale proveniente appunto dai Templari.
9 Cfr. René Guénon, Il linguaggio segreto di Dante e dei “Fedeli
d’Amore”, a pag. 132 del n. 28 di questa rivista.
10 Citeremo a questo proposito la frase, forse involontariamente ironica,
di Ettore Lepreri, che in uno studio sul Compagnonaggio ha parlato di «già
buoni rapporti con la Chiesa Cattolica che si spingerà ad adottare nei
confronti del Compagnonaggio (sottinteso: soltanto) numerose condanne
episcopali e sinodali, senza peraltro giungere ad una scomunica esplicita»
(cfr. Rivista Massonica, gennaio 1968, pag. 29).
11 Cfr.: n. 14, pagg. 45-46; n. 15, pagg. 74-77 e n. 26-27, pagg. 11-16.
12 Curiosa coincidenza con il nome del nefasto «Pastore senza legge» che
aveva condannato i Templari.
13 Cfr. Mémoire pour servir d’instruction au
sieur Duc de Saint-Aignan, citato da A. Mellor in Nos frères séparés,
les Francs-Maçons, pagg. 164-165.
14 A. Mellor, ibidem, pag. 164.
15 Ibidem, pag. 162.
16 Cfr. la lettera del Cardinal Corsini al Granduca di Toscana, citata
nella suddetta opera da A. Mellor, pag. 185.
17 Cfr. De Brosses, Lettres d’Italie, LI.
18 Notiamo di sfuggita l’iniquità, degna davvero di un «Pastore senza
legge» (cioè, indipendentemente dalle intenzioni, senza l’appoggio di una legge
veramente autorevole), insita nell’autorizzare punizioni basate soltanto su dei
sospetti, e cioè su delle supposizioni non dimostrate.
19 «… easdem Societates, Coetus, Conventus, Collectiones, Aggregationes,
seu Conventicula de liberi Muratori, seu Francs Massons, aut alio
quocumque nomine appellata; de nonnullorum Venerabilium Fratrum Nostrorum
Sanctae Romanae Ecclesiae cardinalium consilio, ac etiam motu proprio, …
damnanda, et prohibenda esse statuimus, et decrevimus, prout praesenti nostra
perpetuo valitura Constitutione damnamus, et prohibemus … Quocirca
omnibus, et singulis Christi fidelibus … praecipimus, ne qui sub quovis
praetextu, aut quaesito colore audeat, vel presumat praedictas Societates de liberi
Muratori, seu Francs Massons, aut alias nuncupatas inire, …
sive consilium, auxilium, vel favorem palam, aut in occulto, directe vel
indirecte quoquo modo praestare, … sub poena excommunicationis ipso facto
absque ulla declaratione incurrenda, a qua nemo per quemquam nisi per Nos, seu
Romanum Pontificem pro tempore existentem, praeterquam in articulo mortis
constitutus, absolutionis beneficium valeat obtinere; volumus insuper, et mandamus,
ut tam Episcopi, et praelati superiores, aliique locorum Ordinarii, quam
haereticae pravitatis ubique locorum deputati Inquisitores adversus
transgressores procedant … eosque tamquam de haeresi vehementer suspectos
condignis poenis puniat, atque coerceant … invocato etiam ad hoc si opus
fuerit bracchii auxilio, liberam facultatem tribuimus et impartimur …».
20 Cfr. l’editto emesso il 14 gennaio 1739 dal Cardinade Giuseppe Firrao
per l’applicazione della suddetta Bolla pontificia nello Stato della Chiesa, «ivi
comprese le legazioni e le città di Bologna, Ferrara e Benevento».
21 Secondo i termini della Bolla pontificia, «nisi enim male agerent,
tanto nequaquam odio lucem haberent»; a dire il vero, vediamo qui
piuttosto, da parte delle autorità ecclesiastiche, una manifestazione di
quell’odio per il segreto denunciato da René Guénon come uno degli aspetti
tipici della mentalità profana moderna (cfr. Il Regno della Quantità e i
Segni dei Tempi, cap. XII).
22 L’ammissione di membri «di qualsiasi religione e setta» è
precisamente una delle ragioni di sospetto menzionate nella Bolla, ma per
l’appunto non se ne può dedurre logicamente una condanna di carattere generale
come quella che di fatto fu comminata.
23 «Aliisque de justis ac rationabilis causis
Nobis notis», secondo le parole della Bolla pontificia.
24 Applicando qui forse con maggior giustificazione il “sospetto”
derivante dal segreto, si potrebbe dire: perché quelle cause non venivano in
nessun modo spiegate, se davvero erano giuste e ragionevoli?
25 Cfr. A. Mellor, op. cit., pag. 167.
26 Ibidem, pag. 187.
27 Lettera di Benedetto XIV scritta da Roma il 10 settembre 1745.
28 Espressioni usate nella già citata Bolla di condanna di Clemente XII.
29 Cfr. S. Hutin, Les Francs-Maçons, Ed. Seuil (nella traduzione italiana, La Massoneria, Enciclopedia
Popolare Mondadori: cfr. pag. 88).
30 Sarà bene chiarire che l’ideologia di Voltaire si formò completamente
al di fuori della Massoneria, della quale non mancò di schernire il contenuto
iniziatico, dopo aver ridicolizzato le iniziazioni dell’antichità: «Aujourd’hui
encore» egli scriveva nel Dictionaire Philosophique «nos pauvres
Francs-Maçons jurent de ne point parler de leurs mystères. Ces mystères soni bien plats …». Quanto alla sua ammissione alla Loggia delle “Nove Sorelle”, decisa
quando egli aveva già 84 anni e, potremmo dire, interamente per “meriti
profani”, vi sono buone ragioni per pensare che la sua iniziazione fu
ritualmente irregolare (cfr. l’articolo di Denys Roman, Voltaire était-il
Franc-Maçon?, nel n. di marzo 1952 della rivista Études Traditionnelles).
31 Cfr. S. Hutin, pag. 89 della traduzione italiana.
32 Cfr. A. Mellor, op. cit., pag. 182.
33 A questo proposito, rimandiamo a quanto già indicammo nel n. 28, in
particolare a pagg. 109-110.
34 Oltre all’esistenza tra di essi di parecchi dignitari dell’ordine,
vogliamo ricordare il caso di Padre Jean-Marie Gallot, uno dei cinque sacerdoti
appartenenti alla Loggia massonica di Laval; mentre gli altri quattro furono
deportati, egli fu ghigliottinato nel 1794, e venne beatificato nel 1955 da Pio
XII, senza che fosse ricordata la sua qualità di Massone; la notizia della sua
presenza e attività nella Libera Muratoria si deve al volume di A. Bouton e M.
Lepage, Histoire de la Franc-Maçonnerie dans la Mayenne, che si fonda
direttamente sulle fonti massoniche locali.
35 Vi fu soltanto qualche caso isolato di difesa contro le argomentazioni
pontificie. Così, nell’Étrenne au Pape (1752) il Barone di Tschoudy
sostiene che una promiscuità religiosa come quella esistente nelle Logge non
può essere illecita, dato che sono ammessi persino i matrimoni tra cattolici ed
eretici; e, quanto al segreto, afferma che un direttore di coscienza è
incompetente a giudicare se esso racchiuda o meno alcunché di peccaminoso. –
Sempre fra gli scritti del Settecento a proposito del segreto, citiamo di
sfuggita il passo delle Memorie di Giacomo Casanova dove è detto che si
può vivere cinquant’anni come Maestri Massoni senza mai penetrare il segreto
massonico, perché «il segreto della Massoneria è inviolabile per sua propria
natura».
36 Cfr. S. Hutin, op. cit., pag. 108.
37 Cfr. la lettera del 9 dicembre 1793 al barone
Vignet des Étoles.
38 Cfr. A. Mellor, op. cit., pag. 183.
39 Cfr. S. Hutin, op. cit., pag. 110.
40 Su tale massiccia e indebita interferenza nella Massoneria di correnti
profane moderne e degli “ideali” che ne sono l’espressione, rimandiamo a quanto
scrivemmo nella prima parte di questo studio, nel n. 26-27.
41 Cfr. l’articolo Cambiare mentalità, nel n. 30, pagg. 1-4.
42 A questo proposito, a titolo di esempio, ci accontenteremo di citare,
senza commenti, ritraducendolo dalla versione francese, un brano significativo
di una circolare del Gran Maestro Lemmi: «… Abbiamo applicato lo Scalpello
all’ultimo rifugio della superstizione, e la fedeltà del Fratello 33 o
che è alla testa del potere politico (Francesco Crispi) è per noi una
garanzia che il Valicano cadrà sotto il nostro Martello vivificante …
Il Grande Oriente invoca il genio dell’Umanità perché tutti i Fratelli lavorino
con tutte le loro forze a disperdere le pietre del Vaticano per costruire con
esse il Tempio della Nazione emancipata». (Cfr. A. Mellor, op. cit., pag. 301).
43 Mémoires pour servir a l’histoire du
Jacobinisme, la cui prima edizione risale al 1797. – A questo proposito
possiamo citare anche un altro meno noto ecclesiastico contemporaneo di
Barruel, l’abate Lefrane, autore di Le voile levé pour les curieux ou secret
de la révolution révélé à l’aide de la maçonnerie.
44 La prova della malafede dell’Abate Barruel si può ricavare da un
confronto con la sua corrispondenza con il cardinale Zelada, segretario di Pio
VI, del periodo marzo-settembre 1792, nonché dalla sua Histoire du Clergé de
France pendant la Révolution française, del 1794. I suoi scritti contengono
d’altra parte affermazioni manifestamente grottesche, come quando egli racconta
di essere stato casualmente iniziato alla Massoneria durante un pranzo,
nonostante le sue vive proteste (cfr. le sue Mémoires, vol. II, cap. XIV).
45 Da Alexandre de Saint-Albin, con l’opera Les
Francs-Maçons.
46 Cfr. A. Mellor, op. cit., pag. 281. La sua opera, abbondantemente distribuita, ebbe trentasei edizioni in
meno di cinque anni!
47 Cfr. Il Regno della Quantità e i Segni dei Tempi,
particolarmente i capitoli XXIV e seguenti.
48 Cfr. Denys Roman in Études Traditionnelles,
luglio-ottobre 1967, pag. 228.
49 La macchinazione che provocò tale diceria è raccontata da Paul
Vulliaud nella prefazione della traduzione del Siphra-di-Tzeniutha; ciò
forni pure lo spunto all’argomento delle Caves du Vatican di Andre Gide.
50 Lo “Hiéron” pubblicava una rivista che cambiava il proprio titolo ogni
sette anni. Tra le collaboratrici c’era la signora Bessonet-Favre, che scriveva
con lo pseudonimo Francis-André, a cui si deve l’esposizione di varie teorie
riguardanti il “celtismo” e la “razza francese” (cfr. Études sur la
Franc-Maçonnerie et le Compagnonnage, I, pagg. 98-99). Erede degli
insegnamenti dello “Hiéron” si considerava Paul le Cour, direttore della
rivista Atlantis, recensita con pazienza da René Guénon che non si
stancò di mostrare l’assai frequente inconsistenza immaginosa del suo
contenuto, a tutto danno della conoscenza delle autentiche dottrine
tradizionali.
51 Lo riferisce Paul Vulliaud nella Kabbale juive.
52 Su Léo Taxil e le mistificazioni antimassoniche, cfr. l’ampio studio
storico di Eugen Weber Satan, Franc-Maçon (Julliard, Paris), largamente
recensito da Denys Roman in Études Traditionnelles, luglio-ottobre 1967.
Cfr. anche il primo capitolo di S. Hutin, Les Francs-Maçons (La
Massoneria), e La più grande mistificazione anti-massonica, ed.
Atanor.
53 Così riferì lo stesso Taxil nel 1897, e nonostante si tratti di una
fonte tanto sospetta la cosa appare verosimile, né ci risulta che sia stata
smentita.
54 Autore della prefazione di L’existence des
Loges de femmes.
55 Una certa psicosi antimassonica non fu estranea, del resto, alle
origini e ai modi in cui si svolse tale conflitto, che indubbiamente ebbe
un’importanza notevole nel fare avanzare l’umanità verso le ultime fasi del
presente ciclo storico.
56 Cfr. Études sur la Franc-Maçonnerie et le
Compagnonnage, vol. I, parte dedicata alle recensioni delle riviste, e Le
Théosophisme, Compte-rendu d’articles de revues.
57 Cfr. A. Mellor, op cit., pag. 285.
58 È il caso di Jules Doinel, autore di Lucifer démasqué, e
preteso detentore di un manoscritto segreto ispirato da un diavolo.
59 A questo proposito potremmo forse citare l’ex-rabbino Moshe
Lid-Nazareth, preteso convertito al cattolicesimo con il nome di Paul Rosen, il
quale, secondo René Guénon, fu, «nell’affare Taxil, uno degli agenti più
diretti della controiniziazione» (cfr. Études sur la Franc-Maçonnerie et
le Compagnonnage, vol. I, pag. 263 della 1a edizione); o l’abate
Boullan, «figura certamente più inquietante di un semplice principiante
della stregoneria, e che possedeva qualcosa di più di qualche nozione
elementare di magia» (cfr. René Guénon, ibidem, pagg. 122-123).
60 Ricordiamo ad esempio il celebre Inno a Satana del Massone
Giosuè Carducci, e una parodia della liturgia cattolica dove il nome di Satana
era sostituito a quello di Dio (cfr. A. Mellor, op. cit., pag. 303).
Più vicino a noi, ricordiamo poi lo
pseudonimo “Il Vicario di Satana» usato nelle riviste Atanor e Ignis
(1924-1925) con un intento ironico ma pure con un compiacimento alquanto fuori
luogo, quantunque gli scritti così firmati contenessero anche critiche assai
acute e non prive di umorismo contro contraffazioni pseudo-tradizionali e
pseudoesoteriche.
61 A questo proposito ci torna alla mente l’osservazione di René Guénon (Études
sur la Franc-Maçonnerie et le Compagnonnage, I, pag. 198) che, «visti
dall’Oriente, i popoli occidentali si somigliano tutti terribilmente»! È
vero d’altra parte che tale constatazione, inserita in un contesto senza
rapporto diretto con il presente argomento, non implicava una generalizzazione
totale nei riguardi degli abitanti dell’Occidente, pur andando però contro
l’illusione di trovare appoggio nell’ambiente ivi esistente.
* Massoneria e Chiesa cattolica: antefatti e misfatti, nel n. 32
di questa rivista, pp. 105-129.
1 Si trattava, in particolare, del tedesco Padre Grüber e del francese Padre
Portalié, collaboratore della rivista Études. A proposito di Léo Taxil,
vedi, nel suddetto articolo Massoneria e Chiesa cattolica: antefatti e
misfatti, pp. 126-127. Con l’occasione, precisiamo che l’affermazione
secondo cui il Gran Maestro Lemmi «non scriveva mai una sola riga senza
prima aver trafitto l’ostia consacrata con la penna datagli dal diavolo Sybacco»,
fu propalata non da Léo Taxil, ma bensì dal suo emulo italiano Margiotta: unicuique
suum!
2 A tale corrente apparteneva, ad esempio, Clarin de la Rive, che aveva
avuto una parte nel condurre a smascherare le imposture antimassoniche di Léo
Taxil, e che fu poi il direttore di una rivista la quale portò successivamente
il titolo di La France Chrétienne e La France Anti-maçonnique. Clarin
de La Rive conobbe René Guénon, probabilmente nel 1913 (René Guénon era allora ventiseienne),
comunicandogli una documentazione, da lui utilizzata in seguito, la quale
riguarda dei gruppi “luciferici” e “satanisti”, che però in realtà non hanno
nulla a che vedere con l’iniziazione massonica (pur potendo avere degli
emissari tra i Massoni), ma anzi hanno interesse a gettare il discredito su
tutte le organizzazioni tradizionali esistenti, ivi compresa anche quella
massonica. Per un breve periodo (nel 1913-1914) René Guénon collaborò alla
rivista di Clarin de La Rive, scrivendo con lo pseudonimo “Le Sphynx”;
egli ebbe così modo di toccare argomenti significativi e assai poco conosciuti
a proposito di influenze più che sospette che si esercitarono sulla Massoneria,
particolarmente nel XVIII secolo (cfr. Études sur la Franc-Maçonnerie et le
Compagnonnage, vol. II, p. 189 e seguenti; cfr, anche il nostro studio Tentativi
deviati, nel n, 28 di questa rivista). Nella stessa serie di articoli, egli
poté pure iniziare la lotta tenace, che doveva proseguire poi su Le Voile
d’Isis - Études Traditionnelles, contro le persistenti derivazioni
delle imposture antimassoniche di Léo Taxil, e particolarmente contro la Revue
Internationale des Sociétés Secrètes diretta da Monsignor Jouin (cfr. Études
sur la Franc-Maçonnerie et le Compagnonnage, vol. I, parte dedicata alle
recensioni di riviste; e Le Théosophisme, Histoire d’une pseudo-religion,
terza edizione, Compte-rendus d’articles de revues).
3 Cfr. Rivista Massonica, gennaio 1970, pag. 11.
4 I riferimenti che seguono sono stati ricordati, in un articolo
riportato sulla Rivista Massonica (gennaio 1970, pag. 12), da Padre
Rosario Esposito, al quale la questione dell’avvicinamento tra massoni e Chiesa
cattolica sta senza dubbio molto a cuore: evidentemente, non gli è stato
possibile trovare nessun segno più favorevole e meno inconsistente al riguardo.
5 Ecco quanto ebbe a scrivere Jean Reyor nel 1949 a proposito de La
Massonerìa e la Chiesa cattolica di Padre Berteloot, che pure apparve come
uno dei massimi antesignani di un’intesa: «Dobbiamo dire che, appena
iniziata la lettura, la nostra delusione è stata completa. Si tratta soltanto
(ciò è detto senza ambagi) di lavorare alla “ricostituzione dell’unità
francese”, di assicurare un avvertire di vitalità espansiva a tutto il corpo del
nostro paese … tutte cose che può darsi interessino certi massoni e
certi cattolici, ma, non avendo niente a che vedere con la realizzazione
spirituale né con la salvezza, non hanno certo niente a che vedere neppure con
la Massoneria né con la Chiesa, organizzazioni aventi un fine spirituale e di
carattere universale che in quanto tali, non hanno da preoccuparsi dello
“spazio vitale” … dell’una o dell’altra nazione. Ne risulta che il
titolo dell’opera di Padre Berteloot trae in inganno (fait illusion),
perché in realtà essa non riguarda né la Massoneria, né la Chiesa cattolica»
(Études Traditionnelles, 1949, pag. 37); naturalmente, considerazioni
analoghe si potrebbero applicare a tutti i casi in cui entrano in gioco angoli
visuali ed orientamenti profani: ma come potrebbe accadere diversamente, quando
è fondamentalmente profana la mentalità anche per alloro che si occupano di
queste cose?
6 Il testo integrale di quella conferenza si trova pubblicato sulla
rivista Le Symbolisme, n. 353 (luglio-settembre 1961).
7 Le Symbolisme, n. 353, pp. 308-310.
8 Cfr. soprattutto l’articolo Alle soglie dei tempi della
fantateologia, nel n. 17 di questa rivista (ottobre-dicembre 1965), pp.
175-187.
9 Tale riconferma implica anche che, come già era stato affermato, la
possibile compatibilità tra appartenenza attiva alla Massoneria e alla Chiesa
cattolica per i massoni convertiti, prevista dalla conferenza episcopale
scandinavo-baltica, non vale come regola, ma solo in quanto si riferisce a
singole eccezioni, che devono essere stabilite dai vescovi localmente
competenti. Sotto tale profilo, si tratterebbe dunque di un caso particolare
della competenza episcopale a togliere o sospendere l’applicazione di scomuniche
che secondo le regole canoniche generali vigenti colpirebbero o avrebbero
colpito ipso facto determinate persone. Su tale eventualità di
eccezioni, che possono essere attuate dall’autorità ecclesiastica diocesana,
ritorniamo nel seguito del presente articolo.
10 Cfr. Rivista Massonica, luglio 1969, p. 248; in tale occasione,
D. Esposito non si riferì del resto soltanto alla scomunica dei massoni, ma si
pronunciò a favore di una «libertà lasciata a qualsiasi Credo religioso e
per qualsiasi mentalità», senza nessun limite e distinzione e senza più
nessun caso di incompatibilità con l’appartenenza alla Chiesa cattolica. Il suo
pensiero venne meglio chiarito in seguito nell’articolo Scomunica della
Massoneria, pubblicato nel numero di maggio 1970 della Rivista Massonica
(pp. 225-226), con riferimento all’enciclica di Paolo VI Ecclesiam Suam,
e particolarmente alle affermazioni «Nessuno è estraneo alla Chiesa. Nessuno
le è indifferente per il suo ministero. Nessuno le è nemico che non voglia egli
esserlo». È appena il caso di notare i pericoli di un’interpretazione che
portasse praticamente ad accogliere qualsiasi tendenza che non si palesi
esplicitamente come nemica!
11 Ad evitare un grosso equivoco, bisognerebbe precisare che più che di
un orientamento religioso, si tratta di una “religiosità” nella quale
intervengono contenuti residuali della tradizione cristiana, ordinati in
conformità a sistemi sociali come quello in cui si formò la Gran Loggia d’Inghilterra.
Ricordiamo che, secondo René Guénon, la prima e più fondamentale degenerazione
della Massoneria è costituita appunto nel passaggio dal punto di vista
iniziatico a quello della religiosità protestante.
12 Padre Ferrer Benimeli è l’autore del libro La masoneria después del
Concilio (Barcelona, 1968), commentata ne La Civiltà Cattolica (n.
2838, pp. 570-572), che preannuncia una più ampia opera dello stesso autore, in
otto volumi.
13 Cfr, il nostro articolo Massonerìa e Chiesa cattolica: antefatti e
misfatti, nel n. 32 di questa rivista, particolarmente pp. 110-115.
14 Cfr. Rivista-Massonica, maggio 1970, pp. 227 e segg.
15 Cfr. Rivista Massonica, luglio 1969, p. 245. È doveroso
osservare che, nella generale confusione, i cattolici fautori del “dialogo” non
sono certo facilitati, a comprendere la natura della Massoneria, dalle idee
distorte che possono avere i massoni stessi al riguardo. Come caso esemplare,
si può citare una Lettera aperta a Padre Esposito (su Rivista
Massonica, novembre 1971), la quale farebbe pensare che sia proprio della
Massoneria respingere ogni idea di Rivelazione e di Autorità tradizionale, come
se ciò che si presenta come tale fosse ritenuto un’invenzione puramente
individuale. In tale “lettera aperta” leggiamo infatti che «per dare la
scalata, e conservare a lungo, il potere terreno: cioè il potere del comando,
il potere economico, il potere dell’uomo sull’uomo» «un giorno un uomo
escogitò un sistema più penetrante … disse che l’idea della quale
era portatore non gli apparteneva, ma gli era stata rivelata da Dio», e così
di seguito, per spiegarci le vere origini delle religioni e delle forme
tradizionali. Ammettiamo pure che ognuno possa esprimere le opinioni che
prendono posto nella sua mente anche quando riguardano le cose più sacre ed
anche quando sono così grottesche in rapporto ad esse; ma come conciliare
questo caso, se non altro con la considerazione che il loro autore, come
massone, ha pur prestato solenne giuramento sulla Bibbia aperta all’Inizio del
Vangelo di Giovanni? E quale idea dell’iniziazione massonica si faranno i
lettori sprovveduti a cui, con le migliori intenzioni, capitasse di riferirsi a
simili pagine della Rivista Massonica?
Per quanto dovrebbe essere ovvio,
occorre forse osservare che il punto di vista iniziatico, proprio in quanto
sopra-religioso, è tutto il contrario di una grossolana prospettiva “sub-religiosa”,
nella quale i segni del sopra-umano vengono ridotti a immagine e somiglianza
dei limiti della propria mentalità.
16 Cfr. La Civiltà Cattolica, nn. 2898, 2899, 2901 (20 marzo 1971,
3 aprile 1971, 1 maggio 1971).
17 Ibidem, n. 2901, p. 264.
18 Ibidem, n. 2898, pp. 567-570.
19 Cfr. J. Baylot e M. Riquet, Les Francs-Maçons,
pp. 65-66.
20 Cfr. Alec Mellor, Nos Frères séparés, les
Francs-Maçons, Conclusions, p. 330.
21 Questo tipico esponente delle nuove correnti favorevoli ad un accordo
tra Massoneria e Chiesa cattolica, ora membro di ambedue, con le sue argomentazioni
avvocatesche, in cui si palesa un intento demolitore di tutto ciò che va al di
là della sua comprensione, ha affermato nettamente che nella Massoneria
operativa «l’ipotesi (!) di infiltrazioni esoteriche e di “iniziati”
è inverosimile» (Nos Frères séparés, les Francs-Maçons, p. 43): per
lui, secondo «lo stato delle nostre (?) conoscenze», il segreto
massonico era soltanto il «segreto professionale» (ibidem, p.
41), mentre d’altra parte il Compagnonaggio non sarebbe stato altro che un «organismo
di protezione contro i Maestri» (ibidem, p. 38).
22 Osserviamo che in queste nuove forme di incontro entrano in gioco
alcuni di quegli “ideali” moderni già da tempo introdotti negli ambienti
massonici, di cui parlammo in altra occasione (cfr. L’iniziazione massonica
nel mondo moderno, I, nel n. 26-27 di questa rivista). In tal modo, gli
esponenti cattolici che giungono ora ad appoggiarsi a tali “ideali” possono
apparire, rispetto ai massoni animati da una mentalità moderna, come dei “ritardatari”
che hanno finalmente imboccato la via dell’evoluzione. Sennonché, come già facevamo
notare, quegli “ideali” non sono niente di più che superstizioni o residui di
una ben più profonda saggezza, distorti in modo da integrarsi momentaneamente
nella dinamica del cammino antitradizionale che viene fatto percorrere al
nostro mondo. Tant’è vero che certi “ideali” che erano “rivoluzionari” nel
secolo scorso corrispondono ora a stadi che stanno per essere superati e
travolti, e i tentativi di ravvivarli possono corrispondere così a un bisogno
di difesa, comune a massoni e cattolici, di fronte a manifestazioni più “avanzate”
che i loro stessi “ideali” hanno contribuito a preparare, in mancanza di un
adeguato indispensabile ricollegamento ai principi e del discernimento che solo
da essi potrebbe derivare.
23 Sull’aspetto religioso di tale esigenza, rimandiamo all’articolo di René
Guénon, Necessità dell’exoterismo tradizionale, in Iniziazione e
realizzazione spirituale (Edizioni Studi Tradizionali, 1967); aggiungiamo
che tale articolo è particolarmente importante da tener presente proprio per i
Massoni, per i quali soprattutto fu scritto.
24 Cfr. Rivista di Studi Tradizionali, n. 32, p. 112.
25 Cfr. Rivista di Studi Tradizionali, n. 23, p. 95: estratto di
una lettera di René Guénon dell’aprile 1935; cfr. anche le successive citazioni
a pp. 96-97 dello stesso numero della rivista.
26 Su tale argomento, rimandiamo al nostro articolo pubblicato nel n. 34
di questa rivista: cfr. in particolare le numerose citazioni tratte da opere di
René Guénon (pp. 18-20).
* Seguito degli articoli pubblicati nei numeri 26-27, 28, 32 e 35 di
questa rivista.
1 Già in varie occasioni abbiamo avuto modo di parlare di come
intendiamo questo presupposto fondamentale (cfr. ad esempio Il primo lavoro
da compiere, nel n. 3 di questa rivista). A questo proposito pensiamo sia
importante riferirsi al libro di René Guénon, Oriente e Occidente, parte
seconda, cap. II (L’accordo sui principi) e cap. III (Costituzione e
compito dell’élite).
2 Cfr. Aperçus sur l’Initiation (Considerazioni sulla via
iniziatica), cap. XXIX: Opératif et Speculatif.
3 A questo proposito rimandiamo nuovamente alle citazioni riportate nel
n. 23 di questa rivista, pp. 95-97.
4 È vero che, come scrisse ancora René Guénon, «la Massoneria non è
legata a nessuna forma exoterica determinata, e quindi non è incompatibile con
nessuna» (lettera del 10 novembre 1946). Però, nel caso degli Occidentali
che già devono tener conto della situazione della Chiesa cattolica e della
scomunica da parte delle sue autorità, occorre considerare anche la loro
mancanza di adattabilità a forme tradizionali come quelle indù e
estremo-orientali. In particolare, René Guénon fu esplicito su questo punto, soprattutto
nella sua corrispondenza, sconsigliando costantemente agli Europei di
intraprendere tentativi per accedere a forme estranee alla corrente
tradizionale abramica, e aggiungendo anche che il passaggio al ramo islamico di
quest’ultima non riguardava se non «casi eccezionali» (cfr. la
documentazione citata da Giorgio Manara a pp. 66-71 del n. 31 di questa rivista,
nell’articolo Difficoltà e possibilità per le donne occidentali aspiranti
all’iniziazione). Secondo le sue parole, d’altra parte, «non è che i
Massoni debbano rifiutare qualunque rito religioso», e, nonostante le
ragioni che si oppongono ad una partecipazione dei Massoni ai riti cattolici, e
«per altri riti ugualmente religiosi, quali i riti islamici, non esiste
assolutamente nessuna difficoltà di questo genere» (lettera del maggio
1935, dove è affermata inoltre la piena compatibilità dell’iniziazione
massonica non solo con la religione islamica, ma anche con il Sufismo: «non
c’è» scriveva allora Guénon «la benché minima incompatibilità tra questi
due ricollegamcnti iniziatici e, per una stessa persona, essi non sono affatto
esclusivi l’uno dell’altro»). Accenneremo infine a una citazione
significativa fatta dallo stesso Guénon a proposito di un «gran segreto di
riconciliazione» tra Ebraismo, Cristianesimo e Islâm, facente parte dell’eredità
spirituale dei Templari trasmessa ai Liberi Muratori attraverso legami «certamente
più che “ideali”» (cfr. la recensione del libro di Andre Lebey, La
Vérité sur la Franc-Maçonnerie par des documents, riportata nel primo
volume di Études sur la Franc-Maçonnerie et le Compagnonnage, pp. 107 e
108 della 1a edizione).
5 Cfr. Iniziazione e realizzazione spirituale, cap. XX, p. 174
(pp. 139-140 dell’edizione francese).
6 Ibidem.
7 Questa “assimilazione” potrebbe intendersi, a seconda dei punti di
vista, nei due sensi reciproci: come assimilazione da parte dell’iniziato e
come assimilazione dell’iniziato (o piuttosto della sua individualità) da parte
dell’influenza spirituale, che del resto è egli stesso a dover attivare in sé;
ma vorremmo aggiungere che ambedue questi punti di vista dualistici sono in
fondo parziali e inadeguati ad esprimere il vero “segreto” iniziatico.
8 A dire il vero, tale scoraggiamento è dovuto talvolta anche al fatto
di non trovare qualcosa che somigli a un “direttore spirituale” del tipo a cui
accenniamo in seguito, il che farebbe pensare che le persone di cui si tratta
si siano rivolte a una via iniziatica quasi per un equivoco sulle proprie
aspirazioni.
9 In un certo senso, una funzione più simile a quella di un Guru
poteva essere svolta dal Maestro del mestiere nei riguardi del suo Apprendista
nell’antica Massoneria operativa, ma pur sempre con una portata
fondamentalmente diversa da quella di un Guru o di un Maestro spirituale
in un’iniziazione ai Grandi Misteri.
10 Cfr. R. Guénon, Iniziazione e realizzazione spirituale,
capitolo XXIII, p. 195 (p. 156 del testo francese), dove si parla appunto del «lavoro
di iniziati già pervenuti ad un grado avanzato di sviluppo spirituale,
contrariamente» (e qui è ovvio il riferimento alla Massoneria) «a quanto
ha luogo in quelle organizzazioni in cui il lavoro collettivo rappresenta la
modalità abituale e normale fin dall’inizio»; «ma» aggiunge René
Guénon «questa differenza non modifica minimamente il principio della
“presenza” spirituale», restando inteso che questa, quantunque sempre ben
reale, può allora non essere coscientemente realizzata.
11 Ci riferiamo a quelle Logge antiche delle quali è detto che «stanno
lavorando da tempo immemorabile» («working from time immemorial»), e che
hanno continuato ad ignorare l’avvenimento della fondazione della Gran Loggia d’Inghilterra
(cfr. le lettere di René Guénon del 28 settembre 1933 e del 1o marzo
1934, citate nell’appendice di questo articolo).
12 Cfr. Études sur la Franc-Maçonnerie et le
Compagnonnage, vol. I, p. 133 della 1a
edizione. Rimandiamo inoltre il lettore alle citazioni di tale libro riportate
nel nostro articolo Un nuovo libro sulla Massoneria e il Compagnonaggio
(nei numeri 14 e 15 di questa rivista); tali messe a punto ci sembrano
importanti per collocare nella loro giusta luce e secondo il loro reale valore
le questioni relative alle dispute e ai riconoscimenti tra le diverse “Obbedienze”
massoniche, questioni che hanno suscitato nei mesi scorsi una particolare
attenzione ed emozione a motivo del riconoscimento del Grande Oriente d’Italia
da parte della Grande Loggia d’Inghilterra. Va da sé, per noi, la “regolarità”
iniziatica non è certo subordinata a un riconoscimento del genere, essendo una
realtà di natura essenzialmente rituale e non “amministrativa”.
13 Degli “alti gradi” massonici già abbiamo avuto occasione di parlare
nel secondo di questa serie di articoli (cfr. nel n. 28, pp. 98 e segg.), e non
ritorneremo qui sull’argomento.
14 Cfr. Il regno della quantità e i segni dei tempi, Introduzione,
p. 14 della traduzione italiana.
15 Di come la questione dei “Superiori Sconosciuti” venne in luce
particolarmente nella seconda metà del ‘700, e delle deviazioni e
contraffazioni che apparvero a quell’epoca, già abbiamo parlato nel secondo di
questa serie di articoli (Tentativi deviati, nel n. 28). Beninteso,
però, tali deviazioni e contraffazioni (come ad esempio anche la cosiddetta “Gran
Loggia Bianca” dei Teosofisti) non tolgono nulla della validità intrinseca di
ciò che è stato designato con l’espressione di “Superiori Sconosciuti”, la cui
esistenza quali uomini «viventi sulla terra nel senso vero e completo della
parola» (secondo le parole di René Guénon) è anzi indispensabile per il
mantenimento delle influenze spirituali e, in definitiva, dello stesso mondo
umano.
16 Cfr. Il Re del mondo. Del resto, i riferimenti di René Guénon
al «Centro spirituale supremo» nel nostro mondo sono abbastanza frequenti e
necessari per inquadrare le questioni di ordine iniziatico in generale;
ricordiamo in particolare l’articolo Les gardiens de la Terre sainte (cap.
XI di Symboles fondamentaux de la Science sacrée) e i capitoli sui centri
iniziatici, sulla nozione dell’élite e sulla gerarchia iniziatica (capp.
X, XLIII e XLIV) in Aperçus sur l’Initiation (Considerazioni sulla
via iniziatica).
17 Vorremmo insistere sul carattere “effettivo” di questo superamento; si
tratta di esseri che, pur mantenendo un aspetto individuale nelle apparenze, hanno
realizzato ciò a cui alludono, ad esempio, certe descrizioni taoiste, come
quelle riportate anche da René Guénon nel VII capitolo (La risoluzione delle
opposizioni) del Simbolismo della Croce; cfr. anche l’avvicinamento
tra un testo taoista e un testo islamico a pp. 151-153 del n. 35 di questa
rivista.
18 Aperçus sur l’Initiation (Considerazioni sulla via
iniziatica), al termine del cap. XXXVIII su Rosa-Croce e Rosacrociani.
19 Su questo importante argomento, rimandiamo ai capitoli XXXIX, XL e XLI
degli Aperçus sur l’Initiation: Grandi e piccoli misteri, Iniziazione
sacerdotale e iniziazione regale (la cui traduzione è in corso di pubblicazione
su questa stessa rivista) e Qualche considerazione sull’ermetismo.
20 Lettera del maggio 1935, di cui riportiamo in appendice un più ampio
estratto dell’originale (argomento ripreso in una lettera del 4 giugno 1938:
cfr. l’appendice del presente articolo).
21 Abbiamo tratto questa espressione da una recensione del dicembre 1949,
riportata in Études sur la Franc-Maçonnerie et le Compagnonnage (vol. II, p. 174 della prima edizione), di cui
citiamo qui più ampiamente il brano seguente: «… il ne faudrait pas oublier
que la Maçonnerie est une forme initiatique proprement occidentale, et que par
conséquent on ne peut pas y “greffer” un élément oriental; même si l’on peut
envisager légitimement une certaine aide de l’Orient pour revivifier les
tendances spirituelles endormies … mais c’est là un sujet sur lequel il y
aurait beaucoup à dire et que nous ne pouvons pas entreprendre de traiter
présentement». A questo proposito citeremo ancora la lettera del 10 novembre 1946,
dove Guénon scriveva: «Se si vuole realmente intraprendere la
“rivivificazione” della Massoneria, non si può che cercare di restaurare ciò
che essa fu in quanto Massoneria operativa; tutto il resto non sarebbe altro
che fantasia, ed anzi, alterando il suo carattere, rischierebbe di farle
perdere il valore iniziatico che ha conservato nonostante tutto».
22 Cfr. Le Symbolisme, luglio 1946; riportiamo queste affermazioni
per lo spirito a cui sono improntate senza soffermarci sulla forma un po’
discutibile di qualche espressione.
* Storia della Massoneria, di Alberto Cesare Ambesi, De Vecchi,
Editore, 1971 (264 pagine).
1 Cfr. pag. 75. Proprio nella stessa pagina. l’Ambesi parla di René Guénon
come di un «Maestro dell’intellettualità», e certo in casi come questo non sarà
facile per i lettori rendersi conto che le affermazioni dell’autore non sono affatto
solidali, come qui può sembrare, con l’esposizione fatta da Guénon delle dottrine
tradizionali.
2 Cfr. p. 34.
3 Cfr. p. 37.
4 Cfr. p. 42.
5 Cfr. p. 53.
6 Cfr. p. 112: si vedrà in seguito che cosa dice l’autore del pericolo
di restare imprigionati nella sfera psichica, in piena contraddizione con
qualsiasi valutazione positiva del «pampsichismo».
7 Cfr. p. 123.
8 Cfr. René Guénon, Aperçus sur l’Initiation (Considerazioni
sulla via iniziatica), cap. XXXVIII.
9 Cfr. René Guénon. Il Re del Mondo, cap. VIII.
10 Cfr., nel libro di Ambesi, a p. 165. È curioso notare che, in questo
caso, a p. 163, lo stesso Ambesi avverte: «noi dissentiamo in parte dalle
più ortodosse posizioni guénoniane»; e per l’appunto, letteralmente, che
cos’è il dissenso dall’ortodossia se non l’eterodossia?
11 Cfr. p. 36.
12 Cfr. p. 223.
13 Cfr. pp. 218-220.
14 Cfr. p. 183.
15 Vedi la sovrabbondante documentazione in René Guénon, Le
Théosophisme, Histoire d’une pseudo-religion, 3a edizione, 1965
(opera del resto ricordata poi dallo stesso Ambesi).
16 Cfr. p. 184 del libro dell’Ambesi.
17 Cfr. pp. 185-189.
18 Come non definire grottesca un’argomentazione che vorrebbe provare la
validità del segreto iniziatico massonico con la considerazione che «la
maggior parte delle cerimonie è riservata ai fedeli» anche in una pseudotradizione
come il Bahaismo? Quest’ultimo, che è un prodotto di suggestioni dotate di una
notevole potenza d’illusione, non merita comunque il nome piuttosto contraddittorio
di «religione moderna» né l’attribuzione di «spiritualità»,
contrariamente a quanto pensa il nostro autore.
19 Cfr. p. 257.
20 Cfr. p. 236.
21 Cfr. pp. 252-253.
22 Cfr. pp. 258-259.
23 Cfr. pp. 237-239. A proposito di Evola, osserviamo di sfuggita che chi
conosca quale fu il suo comportamento nei riguardi di Arturo Reghini troverà
quanto meno eufemistico che si parli di «buoni rapporti» tra i due.
24 Cfr. pp. 257-258.
25 In particolare, il nome arabo di René Guénon è Abdel-Wahed Yahyâ
(Giovanni), e non Yahiz; il suo viaggio al Cairo non aveva certo per oggetto,
come potrebbe sembrare dal testo, ricerche sugli antichi egizi od altre forme
tradizionali del passato («antiche iniziazioni»); né ha senso dire che
egli divenne «membro di una Tasawwuf», termine che designa in arabo l’iniziazione
in generale. Soprattutto, non è ammissibile che si parli di Guénon come di un «convertito»
all’Islàm, dopo i nettissimi chiarimenti dati da lui a questo riguardo nell’articolo
A proposito di conversioni (capitolo XII di Iniziazione e
Realizzazione spirituale), al quale rimandiamo i nostri lettori.
26 Cfr. p. 246.
27 Cfr. pp. 126-128.
28 Cfr. pp. 244-246. A proposito di psicanalisi, consiglieremmo l’autore
di rileggere quanto scrisse René Guénon in Il regno della quantità e i segni
dei tempi e nell’articolo La Tradizione e l’inconscio, pubblicato
nel N. 26-27 di questa rivista, ed anche di leggere lo studio di Andre Préau, La
Fleur d’Or et le Taoïsme sans Tao, in Le Voile d’Isis (1931). Si
dovrebbe capire che le teorie di Jung sono assai più insidiose di quelle di
Freud; e ad esempio, se ci si vuoi riferire a Psicologia e Alchimia
(citato da Ambesi), come non trovare mostruosa la continua confusione tra il
dominio dell’intellettualità tradizionale da cui derivano i simboli alchemici,
e un inconscio collettivo in cui quei simboli si ritrovano riflessi in un modo
disordinato, mostrante spesso il sinistro marchio del grottesco? Che cosa
pensare della conclusione di Jung secondo cui «il processo alchimistico era
in sé un’indagine chimica nella quale, per via della proiezione (psicologica),
si mescolava materiale psichico inconscio», mentre con l’epoca moderna «Faust
trasporta la coniunctio dalla proiezione … nella coscienza»?
Si tratterebbe di un «passo decisivo» che «significa nientemeno che
la risoluzione dell’enigma alchimistico, e quindi la liberazione di una parte
della personalità che era rimasta inconscia», ma lo stesso Jung deve
riconoscere poi il carattere squilibrante o addirittura catastrofico di questa
pretesa risoluzione. No, la risoluzione dell’«enigma alchimistico» è ben altra
cosa, e sta nella sua fonte tradizionale fatta precisamente di Conoscenza, e
non di «inconscio»; ma, se l’alchimia quale via iniziatica non è più
accessibile, è ad altre vie e insegnamenti tradizionali viventi che occorrerà
rivolgersi. Con questo non neghiamo affatto che anche il contatto con un’opera
come quella di Jung possa essere l’occasione per rompere determinate chiusure
mentali e per prendere poi coscienza di esigenze di un ordine superiore; ma
appunto per essere «incanalati» verso la loro realizzazione (per riprendere un’espressione
del nostro autore) bisogna sapersi svincolare dall’occasione psicanalitica,
analogamente a quanto varrebbe per altri accidentali punti di partenza profani che
possono aver segnato le tappe della “preistoria” di un aspirante all’iniziazione.
29 Cfr. p. 249.
30 Cfr. pp. 147, 156, 230, dove Il Mattino dei Maghi (a proposito del
nazismo) viene definito «sempre illuminante». Notiamo di sfuggita, benché
ciò abbia un’importanza molto secondaria, che non è vero che i bracci della
svastica (o piuttosto dello svastica) siano stati invertiti nello stemma
nazista rispetto al simbolo tradizionale, che esiste con ambedue le direzioni dei
bracci stessi.
31 A questo proposito, l’Ambesi fa riferimento all’ammissione piuttosto
recente del Pauwels in un’Obbedienza massonica francese (p. 156), che del
resto, a quanto ci risulta, seguì all’insuccesso del suo tentativo di entrare
in un’altra Obbedienza.
32 Cfr. l’articolo di Giorgio Manara, Sempre più confusione:
Planète-Plus e i pretesi discepoli di René Guénon, nel N. 33 di questa rivista.
1 Cfr. Rivista di Studi Tradizionali, n. 37 pp. 148-150: Rivista
Massonica e autolesionismo.
2 Rivista Massonica, marzo-aprile 1973, p. 188.
3 Ad esempio, dopo aver parlato delle «Regine del Vizio», le «Donne
Scarlatte» di Crowley, il nostro autore escogita questo folle avvicinamento: «Crowley
non è il solo a ritenere inutile e dannoso l’ingravidamento della donna. A
questo
proposito (!)
basta citare la definizione che dà il Corano della divinità: “Egli non ha
generato …”» (nel seguito leggiamo anche che «molti
discepoli e Donne Scarlatte impazzirono o si suicidarono», ma beninteso ciò
sarebbe solo dovuto al fatto che non avevano realizzato perfettamente la «tecnica
dell’eccesso» e la «morte nell’orgasmo»!).
4 Sappiamo che questa affermazione è condivisa caldamente anche da tutti
i seguaci delle contraffazioni dell’esoterismo ed è utilizzata anche per il
loro gioco. Ciò non toglie che si debba parlare dell’esoterismo, riferendosi ad
esso nel suo vero senso. Parlare di Massoneria ed ignorarne l’aspetto esoterico
non può che darne un’idea falsata, anche se certe presentazioni e notizie di
una quasi disarmante superficialità più o meno legata a una certa mentalità
anglosassone possono non avere la gravità delle multiformi invenzioni pseudoesoteriche
«di vario segno» …
Commenti
Posta un commento