Una considerazione sull’élite intellettuale
Vi sono molti rischi legati a una cattiva comprensione della
dottrina tradizionale e uno dei temi più pericolosi è quello che concerne “l’élite
intellettuale”.
L’espressione “élite intellettuale” può essere utilizzata per indicare l’insieme degli esseri che sono in uno stato di coscienza di prossimità con il centro del mondo, prossimità più o meno accentuata a seconda dei contesti in cui viene utilizzata questa espressione.
Questo concetto, se mal interpretato, induce l’essere a gonfiarsi anziché subordinarsi totalmente allo Spirito.
L’avvicinamento al centro avviene nella misura in cui l’iniziato ha perfezionato la propria condizione di servitore verso il proprio principio; e l’identificazione dell’essere con il centro avviene proprio quando egli cessa di essere in uno stato di coscienza individuale, avendo sottomesso integralmente la propria volontà a quella divina. È solo ponendosi nel punto più basso che l’essere può riflettere pienamente quello più alto.
Il desiderio di far parte dell’élite intellettuale, in modo individuale o collettivo (in quanto somma di individui) è quindi una contraddizione in termini. Il problema è che spesso è proprio questa ambizione ad essere una delle motivazioni che spinge a bussare a una via iniziatica, anziché quella di avvicinarsi al proprio principio per servirlo sempre meglio. Questa idea errata deve quindi essere preventivamente rettificata se si vuole realmente avanzare nel proprio cammino spirituale.
Per innalzare costruzioni imponenti e maestose è necessario prima aver scavato profonde e solide fondamenta; per essere elevati come i cieli bisogna prima aver imparato a essere umili come la terra.
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