L’erba del vicino
Nei precedenti interventi abbiamo visto da una parte come
ogni iniziato sia chiamato a lavorare simbolicamente al proprio giardino, dall’altra
l’importanza dell’osservare il prossimo in quanto specchio delle proprie realtà
interiori.
Se ne deduce che può essere utile guardare i giardini dei
vicini, per trarre indicazioni su come migliorare la lavorazione del proprio;
se però guardare gli altri diventa un fine in sé, porta a far dimenticare il
proprio dovere e diviene una pietra d’inciampo.
È come percorrere una strada delimitata da due fossi nei
quali bisogna fare attenzione a non cadere.
Il primo fosso consiste nel considerare l’erba del vicino
sempre più verde della propria, finendo coll’essere tentati di abbandonare all’incuria
il giardino che si possiede per cercare esperienze esotiche in terreni non propri;
il secondo consiste nel denigrare sistematicamente i giardini altrui, nell’illusoria
presunzione che il proprio sia il migliore, così da ritenere di non dover più
lavorare per migliorarlo. In entrambi i casi si perde di vista il proprio
dovere, cioè concentrarsi a lavorare con dedizione al proprio giardino con l’obiettivo
di perfezionarlo.
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