L’iniziazione massonica nel mondo moderno
Giovanni Ponte
Rivista di studi tradizionali, N. 26-27
Gennaio – Giugno 1968
I
In questa nostra epoca, bisogna ammettere che
non vi è nulla di stupefacente se la confusione intellettuale, fino a
espressioni di vera e propria sovversione, penetra all’interno delle stesse
istituzioni tradizionali: ciò è facilmente spiegabile se si pensa che i membri
ed i rappresentanti attuali di queste ultime sono assai spesso, nello stesso
tempo, uomini più o meno largamente contaminati dalla mentalità profana e moderna,
più o meno succubi delle direttive antitradizionali che stanno sospingendo in
avanti il corso della presente fase delle vicende umane.
Abbiamo visto in varie occasioni come queste
considerazioni di ordine generale, già altra volta accennate 1,
trovano purtroppo larga applicazione nel caso della forma religiosa cattolica,
che per diversi secoli ha rappresentato il fondamento tradizionale dell’area
geografica in cui viviamo, almeno per quel che riguarda il dominio religioso e
quale normale base exoterica e punto di partenza per una via di realizzazione
spirituale ed esoterica, mediante l’accesso ad una forma di iniziazione. Le
conseguenze della crescente invadenza di correnti tipicamente moderne si son
fatte sempre più evidenti, e d’altra parte può essere utile ricordare il netto
giudizio espresso da René Guénon, fin dal 1935, secondo il quale il
cattolicesimo, che per sua natura ha un carattere religioso e non iniziatico,
nelle condizioni attuali non può «neppur più servire come base o come punto
di partenza» su cui un’iniziazione si possa appoggiare per una
realizzazione appunto di ordine iniziatico 2.
Pensiamo sia ora opportuno prendere meglio in
considerazione un’altra istituzione, quella della “Libera Muratoria” o
Massoneria, che è in pratica la sola organizzazione tradizionale occidentale
accessibile e sopravvissuta nel nostro paese, oltre alla Chiesa cattolica.
Si tratta di un’organizzazione iniziatica i
cui membri ebbero, in altre epoche, una propria base religiosa ed exoterica
normale nel cattolicesimo, quantunque non esista un legame necessario con detta
forma religiosa, come è evidente se si pensa che l’iniziazione massonica,
passata attraverso vari adattamenti, ha un’origine anteriore allo stesso
cristianesimo, in virtù del suo ricollegamento all’edificazione salomonica del
Tempio di Gerusalemme 3, come pure ad una corrente spirituale risalente all’iniziazione
pitagorica ed ai “Collegia” artigianali dell’antica Roma 4.
In realtà, per intendere la situazione normale
della Massoneria occorre riferirsi al suo inserimento in una società
tradizionale, quale una delle iniziazioni di mestiere 5, in
rapporto con forme iniziatiche parallele (come le altre iniziazioni
artigianali) e superiori (come le iniziazioni ai “grandi misteri” o “sacerdotali”),
e in rapporto con un exoterismo appropriato: e sono abbastanza note le
relazioni dell’iniziazione massonica medioevale e post-medioevale sia con altre
forme iniziatiche, quali l’ermetismo 6, sia con la Chiesa cattolica
romana.
Sta di fatto che, in seguito, lo sfaldarsi
dell’organizzazione sociale tradizionale, la scomparsa di altre forme di
iniziazione, la decadenza del mestiere tradizionale fino al prevalere di “Massoni
accettati” che non lo esercitavano, determinarono, per l’iniziazione muratoria,
una situazione profondamente anormale, dove essa sussisteva ancora, come nella
Gran Bretagna del XVIII secolo.
È in tale contesto che deve essere situata la
riorganizzazione della Massoneria, cominciata nel 1717 7 con la costituzione
della Gran Loggia d’Inghilterra, ad opera di membri di quattro logge londinesi
di recente formazione precedentemente esistenti: era l’inizio della moderna
Massoneria “speculativa”, contrapposta all’antica Massoneria “operativa”.
Occorre tener presente che non si trattò di un
adattamento normale a condizioni nuove, fondato su principi tradizionali, ma
bensì di una deviazione che non poneva rimedio allo sminuirsi dell’iniziazione
massonica. Certamente, i pastori protestanti Anderson e Desaguliers, e gli
altri che collaborarono allora all’organizzazione di una “Massoneria moderna”,
ben lungi dal possedere anche soltanto una concezione teorica adeguata della
realizzazione iniziatica, non si posero affatto questioni che pure sarebbero
state fondamentali: come quella di ripristinare un metodo operativo di
realizzazione, quella di fondarsi su una base exoterica corrispondente a un
ordine tradizionale in senso veramente profondo, e quella di ritrovare il
legame con l’iniziazione effettiva capace di vivificare l’influenza spirituale
sopra-umana, rimasta presente nonostante tutto nei riti e nei simboli
massonici. Le preoccupazioni furono allora ben altre 8, se,
come già accennammo altrove, si ricorse allora anche alla frode, distruggendo i
documenti e gli archivi che avrebbero fornito la prova delle alterazioni volute
e falsificando poi la storia degli avvenimenti di quel periodo.
Certamente, doveva esserci una situazione
preesistente che favoriva già certe concezioni incompatibili con un punto di
vista tradizionale; ma la nuova organizzazione massonica portò con sé l’affermazione
esplicita e il consolidamento di deviazioni del genere. Ciò appare chiaramente,
ad esempio, nel celebre primo articolo delle Costituzioni di Anderson del 1723,
venute a sostituire gli antichi Old Charges. In tale Articolo si legge
testualmente: «...benché nei tempi antichi i Massoni fossero tenuti in ogni Paese
a essere della Religione di quel Paese... tuttavia è ora considerato più
opportuno impegnarli soltanto a quella Religione su cui tutti gli Uomini sono d’accordo,...
lasciando a ognuno le sue opinioni, cioè ad essere Uomini dabbene e leali, o
Uomini d’Onore ed onesti...». Troviamo, in questo caso, anzitutto il ricordo
della regola tradizionale implicante la partecipazione del Massone alla
religione del proprio paese, che costituiva infatti la normale base exoterica
della sua iniziazione; questa regola poteva sollevare senza dubbio dei problemi
nel secolo XVIII, essendo necessario chiedersi, in seguito alle crisi religiose
dell’Occidente, se in ciascun paese sussistesse ancora una religione
tradizionalmente valida e adatta a costituire la base exoterica per l’iniziazione
muratoria (e nei casi in cui si fosse giunti a una conclusione negativa sarebbe
stata normale la ricerca di una forma religiosa esistente altrove). La
soluzione espressa da Anderson consiste invece nel considerare “superata” l’antica
obbligazione, nel senso che sarebbe sufficiente la qualifica di «Uomini
dabbene», sostitutiva dell’appartenenza a una religione. Anzi, il fatto di
attribuire a tale qualifica il nome di «Religione» è ancor più gravemente
significativo: ciò mostra infatti che addirittura la nozione stessa di
religione, con tutto ciò che essa implica sotto l’aspetto del rapporto
effettivo con un’influenza tradizionale sopra-umana, in funzione di un
ordinamento rituale della propria vita e in vista della salvezza, è ormai
perduta. Senza dubbio, come è stato notato, si scorge qui l’influenza di una
mentalità resa possibile dal protestantesimo; ma dobbiamo aggiungere che, anche
con riferimento al protestantesimo, si ha l’impressione di trovarsi a un grado di
abbassamento estremamente accentuato, quale si era prodotto del resto nella
filosofia inglese con il cosiddetto “deismo”. In realtà c’è da pensare che l’ideale
dell’“Uomo dabbene” corrispondesse assai esattamente a un punto di vista che
doveva essersi ormai diffuso nel mondo “profano” britannico (soprattutto nella
mediocrità della ricca borghesia e della nobiltà imborghesita), espressione di
un attaccamento sentimentale e compiaciuto al conformismo verso l’ordinamento
sociale stabilito. È appena il caso di dire che tutto ciò, mentre non raggiunge
affatto il livello dell’exoterismo religioso, non ha proprio niente a che
vedere con una realizzazione iniziatica, e mostra quanto profondo possa essere
l’abisso tra il “tradizionalismo” e la spiritualità tradizionale autentica.
Considerazioni abbastanza simili si possono
fare, molto più generalmente, sulle interpretazioni meramente “moralistiche” e
sociali dei riti e dei simboli massonici, diventate comuni nella Massoneria
speculativa. A questo proposito, è importante evitare facili equivoci 9.
Certamente, un lavoro iniziatico comporta o presuppone un ordinamento delle
proprie facoltà e delle proprie azioni, ed è ben giustificato, ad esempio, un
riferimento alla vittoria sulle passioni e alla sottomissione della propria
volontà individuale; ma ciò ha un senso valido in quanto questa sottomissione
rappresenti un’applicazione della conformità a un principio sopra-umano, in
funzione della partecipazione ad esso; e per questa conformità, salvo una
conoscenza diretta del trascendente, è necessaria l’indicazione di una
direzione da parte di un’autorità tradizionale (iniziatica o exoterica)
competente al riguardo. Nel caso di uomini moderni in un ambiente moderno, il
superamento delle passioni più strettamente “egoistiche” conduce invece, al
contrario, a conformarsi a determinati “ideali” che possono essere il residuo
di norme tradizionali non più ricondotte al loro principio (ed è questo in
certo modo il caso più favorevole), ma possono essere anche semplicemente il
frutto delle suggestioni del momento nella società in cui si vive. Coloro che
hanno le migliori intenzioni apparenti possono così diventare, nello stesso
tempo, i più insigni modelli di “moralità” e i più zelanti servitori di quelle
suggestioni, magari trascinando con sé molti altri, fino alla forme più
tristemente ingiustificate di dedizione e di “sacrificio” di se stessi.
In effetti, molto comunemente “ideali” profani
e di origine antitradizionale hanno potuto essere insinuati in ambienti
massonici, venendo poi rafforzati potentemente in seguito a una sorta di
carattere “sacro” attribuito ad essi, quasi in sostituzione di un riferimento
cosciente ad elementi veramente “sacri” diventati incompresi.
Queste considerazioni, beninteso, non toccano
affatto la validità dei riti e dei simboli massonici, nonché la presenza dell’influenza
spirituale iniziatica in essi, prima e dopo il 1717; in fondo, la formazione e
l’organizzazione della Gran Loggia d’Inghilterra fu anzitutto un fatto “amministrativo”,
mentre è importante notare che l’aspetto rituale non subì, quanto alla sua
essenza, nessuna alterazione o amputazione veramente fondamentale. Questo
lascia pensare che, nonostante tutto, lo spirito rimasto in gran parte
incompreso e allo stato latente nell’iniziazione muratoria era ancora
abbastanza forte per impedire che l’interferenza profana giungesse ad uccidere
il cuore stesso della Massoneria.
Ciò fu dovuto probabilmente in notevole misura
alla presenza delle Logge britanniche della Massoneria “antica”, le quali si
opposero nettamente alle innovazioni apportate dalla Gran Loggia d’Inghilterra,
o comunque esercitarono dopo il 1717 una certa influenza rettificatrice sulle
strutture della Massoneria “moderna” della Gran Loggia, senza peraltro colmarne
le deficienze, fino a che gran parte della Massoneria “antica” inglese,
indubbiamente già alquanto affievolita, finì con il giungere ad un accordo fondendosi
con la Massoneria “moderna” nel 1813.
* * *
L’interferenza di un’influenza estranea all’iniziazione,
riscontrabile nella formazione della Massoneria speculativa moderna, fu in ogni
caso un fenomeno di tale portata e condusse a tali sviluppi che non possiamo
certo considerarlo casuale o connesso soltanto all’opera arbitraria di pochi
individui. È piuttosto risaputo che vi furono al riguardo anche ragioni
politiche, in favore della dinastia “orangista” regnante in Gran Bretagna;
qualcuno, verosimilmente con qualche ragione, ha fatto notare pure il clima
favorevole al diffondersi, nell’Inghilterra del Settecento, di un’organizzazione
che presentava, tra i suoi caratteri più esteriori, analogie con i “clubs”
puramente profani che si formarono ed ebbero larga fortuna in quel tempo 10. Al di
là di simili fattori piuttosto superficiali ed occasionali, pensiamo però che
sussistettero ragioni ben più profonde, e per accennare ad esse ci sembra
necessaria anzitutto qualche breve considerazione di carattere generale.
Le organizzazioni tradizionali, oltre che
detentrici di un’influenza spirituale e sopra-umana, sono anche il veicolo di
una potenza sul piano umano, e di contenuti di ordine “sottile” o psichico, che
dall’influenza spirituale sono normalmente ordinati. Con l’affievolirsi dell’efficacia
dell’influenza spirituale, è possibile che influenze di ordine inferiore
intervengano, tendendo ad utilizzare secondo le proprie direttive le potenze di
ordine psichico suaccennate. È questo anche un modo di azione di ciò che è
stato chiamato “contro-iniziazione”, che si sviluppa in certo modo quale
parassita delle organizzazioni tradizionali e, in particolare, delle
organizzazioni iniziatiche 11. Si può dire anzi che le
forze antitradizionali, e la “contro-iniziazione” che le dirige, data la loro
stessa natura negativa, non possono trarre la loro potenza che da ciò a cui
tendono illusoriamente ad opporsi, e cioè, nel mondo umano, dall’iniziazione,
approfittando di contenuti di origine propriamente iniziatica, sradicati dal
loro principio spirituale o deviati; e tali deviazioni sono precisamente
possibili nell’ambito delle iniziazioni ai “piccoli misteri”, i quali
riguardano il dominio individuale umano e non comportano quella realizzazione
dell’universale (propria dei “grandi misteri”) che è per sua natura al di là di
ogni possibile deviazione 12.
Tenuto conto di ciò, non è strano che
influenze del genere di quelle che stavano plasmando il mondo occidentale
moderno si siano, ad un certo momento, inserite decisamente all’interno di un’organizzazione
iniziatica occidentale corrispondente appunto ai “piccoli misteri” che aveva
conservato una certa vitalità, ma che era nello stesso tempo ormai troppo
sminuita per impedirlo. Ciò non significa che i fondatori della Gran Loggia d’Inghilterra
fossero essi stessi dei “contro-iniziati”, come qualcuno potrebbe troppo
affrettatamente concludere, in quanto essi, già quali apportatori della
mentalità semplicemente “profana” del loro ambiente, agivano di fatto quali
strumenti indiretti, e verosimilmente assai poco consapevoli, di una tendenza
antitradizionale più profonda e di proporzioni sempre più vaste.
Si può osservare inoltre che la Gran Bretagna
era per diverse ragioni il luogo di elezione di un’“interferenza” come quella
di cui parliamo, in quanto, già sede di antichissimi centri tradizionali, si
trovava allora per molti aspetti all’avanguardia del movimento antitradizionale
moderno, anche per fattori esteriori facili a vedere: si pensi all’influenza
esercitata poi in tutto il mondo dalla cosiddetta “rivoluzione industriale”
sviluppatasi appunto in Inghilterra, e si pensi all’epoca di supremazia politica
dell’Impero Britannico 13, determinante per l’avvenire di tutti i continenti.
In una simile situazione, in particolare, le
accennate interpretazioni “moralistiche” di contenuti iniziatici, in quanto si
traducevano in adesione e dedizione sul piano sociale, politico ed economico
alle direttrici di sviluppo della società britannica dell’epoca, potevano ben
essere un modo per condurre in un senso non solo estraneo a quello della via
iniziatica, ma anche nettamente antitradizionale. E qualcosa di analogo si
potrebbe naturalmente dire dell’utilizzazione in funzione di direttive
sovversive, oltre che del “moralismo”, di altre concezioni ormai tagliate fuori
da ogni ordine tradizionale, sulle quali a questo punto non ci soffermiamo.
Non pensiamo che la Massoneria detta “moderna”
facente capo alla Gran Loggia d’Inghilterra si riducesse ad essere soltanto uno
strumento delle influenze che conducevano quell’espansione antitradizionale per
la quale la Gran Bretagna era diventato uno dei paesi più attivi, ma non ci
pare dubbio che l’organizzazione massonica sia stata e sia in molti casi
utilizzata anche volutamente in questo senso 14: e ciò
ha reso ancor più ardue e complesse le questioni che si ponevano e si pongono
volendo ritrovare nella Massoneria speculativa una base per una realizzazione
iniziatica, quale era esistita indubbiamente nella Massoneria operativa.
* * *
La Massoneria speculativa, trapiantata nel
continente europeo e in America, ebbe un prodigioso sviluppo nel Settecento e
nell’Ottocento. La tendenza alla “modernizzazione” si accentuò, particolarmente
nella Massoneria francese. Venne introdotto il “trinomio”
Libertà-Uguaglianza-Fratellanza, del tutto estraneo alla tradizione muratoria,
dando ad esso interpretazioni 15 che presupponevano una
mentalità ormai incapace della concezione stessa di un ordine tradizionale
normale. L’incapacità di superare il piano razionale e sentimentale, di
scorgere alcunché al di là del dominio puramente umano, individuale e
collettivo, si andava dimostrando quasi generale, con le relative conseguenze
nella dispersione in correnti culturali e sociali tipicamente moderne. L’accusa
falsa 16 rivolta dai tradizionalisti alla Massoneria francese, di aver
organizzato i movimenti rivoluzionari del XVIII secolo, divenne in seguito un
titolo di gloria agli occhi di gran parte degli stessi massoni. Ora, quello che
ci pare più significativo in questo accodarsi di numerosi massoni a correnti
rivoluzionarie o “progressiste” non sta tanto nell’accanimento contro
determinate strutture sociali (comprensibile soprattutto nei casi in cui si è
trattato di lottare contro poteri costituiti che miravano alla soppressione
della stessa Massoneria), quanto nella paurosa assenza di ogni principio
ordinatore profondo in ciò che si voleva sostituire ad esse. Questo, da parte
di iniziati, appare davvero paradossale, e può spiegarsi soltanto con la
considerazione che si tratta per essi di un’iniziazione puramente virtuale e
rimasta allo stato latente, schiacciata sotto il peso di una squalificazione
anzitutto intellettuale alla quale non c’è rimedio per chi ne sia afflitto.
Già parlando della Massoneria moderna
britannica abbiamo accennato all’insinuarsi di “ideali” che hanno cercato di
prendere il posto lasciato vuoto dall’incomprensione di autentici principi
tradizionali. E sarebbe interessante uno studio degli “ideali”, forse più
differenziati, insinuatisi nelle organizzazioni massoniche del continente.
Contrariamente a quanto avvenne in Gran Bretagna, dove il conformismo poteva
essere già di per sé sufficiente ad impegnare in un orientamento nettamente
antitradizionale, gli “ideali” inseriti nella Massoneria europea sono stati
spesso piuttosto “anticonformisti”. In essi ha avuto gran parte l’alimentazione
di un sentimento di ostilità contro ciò che restava di un ordine tradizionale
passato, e che aveva senza dubbio perso in parte la sua ragion d’essere
degenerando in vario modo. Ciò però non è affatto sufficiente a spiegare la
potenza assunta del tutto irrazionalmente da certi “ideali”, come ad esempio il
cosiddetto principio di “nazionalità”, esaltato fino ad attribuire
idolatricamente un carattere sacro ad entità politiche esistenti o vagheggiate,
la cui drammatica contrapposizione era destinata a favorire egregiamente il progresso
delle tendenze più “avanzate” del mondo moderno.
Un altro esempio tipico di “ideale” introdotto
tra i massoni moderni è stato quello della dedizione al lavoro profano 17. Ed è
singolarmente ironico che l’iniziato ad un’iniziazione artigianale, privato
della base operativa e rituale del mestiere, giunga ad esaltare proprio il
genere di attività profana e profanatrice diametralmente opposta. Non solo, ma il
porsi al servizio dei fattori di ordine economico, come avviene nel lavoro
profano moderno, sia in posizione subordinata che in posizione direttiva,
significa proprio sospingere in avanti attivamente la generale corrente che va
plasmando, di disordine in disordine, il mondo antitradizionale attuale. Che si
faccia ciò per necessità è ben comprensibile, cercando però di riservare
energie per altri scopi sì da non contraddire completamente la condizione
iniziatica di essere «liberi e di buoni costumi»; ma che si glorifichi la
servitù all’invadenza di un’attività che si oppone a qualsiasi ordine rituale,
ciò è del tutto ingiustificabile: ma come far comprendere questo evidente
inganno a quegli iniziati che non dispongono di altre consolazioni per
giustificare la propria esistenza?
Sempre a titolo di esempio, osserviamo che
molto ci sarebbe da dire su quell’ideale “scientifico” che presuppone, in
realtà, l’incomprensione di che cosa sarebbe una vera scienza tradizionale,
nonché l’ignoranza della vera natura della scienza moderna la quale, di per sé,
non solo è priva di qualsiasi contenuto che abbia qualcosa in comune con la
conoscenza iniziatica, ma è anche tale da poter dar luogo a una grave stortura
della propria mentalità; senza contare le falsificazioni insite nelle opere di
divulgazione e in quelle dell’istruzione scolastica obbligatoria, sempre
stranamente coordinate in una direzione opposta a quella della ricerca
iniziatica 18; mentre accenniamo appena di sfuggita alle note connessioni di un
preteso orientamento scientifico con ideologie che non hanno proprio nulla di
scientifico, come la credenza nell’“evoluzionismo” e nel generale progresso.
Più vicino al terreno delle lotte del mondo
profano, vogliamo citare ancora la “democrazia” 19 e il “laicismo”
che, in tutta coerenza, implicherebbero la negazione stessa dell’autorità
tradizionale e diremmo anche di qualsiasi organizzazione iniziatica. È dunque
in fondo contraddittorio che degli iniziati abbiano preso ciò per degli “ideali”;
senza per questo voler minimamente escludere che, in date condizioni, ciò a cui
quelle parole corrispondono praticamente rappresenti la possibilità meno
sfavorevole offerta da una società comunque lontanissima dalla partecipazione a
un principio ordinatore profondo.
Crediamo che il prendere allo dell’indebita
interferenza ed utilizzazione più che sospetta di questi ed altri simili “ideali”
profani 20, prosperati nella Massoneria moderna, sia un presupposto
indispensabile per ritrovare la sua essenza iniziatica 21;
mentre per quei massoni che stanno sotto la suggestione di qualcuno di quegli “ideali”
22 non
crediamo che si possa neppure parlare di un’iniziazione che, finché permangono
tali condizioni, non sia destinata a rimanere puramente virtuale.
Rivista di studi tradizionali N. 28
Luglio – Settembre 1968
II
Tentativi deviati
Abbiamo indicato, nella prima parte di questo
studio, alcuni aspetti delle ideologie e degli “ideali” che sono stati inseriti
nella Massoneria moderna, e che hanno potuto essere utilizzati per insinuare in
essa influenze antitradizionali, del tutto estranee alla sua vera natura
essenzialmente iniziatica. Non intendiamo soffermarci sulle vicissitudini storiche
connesse alle manifestazioni di simili influenze. Neppure prenderemo qui in
esame le modificazioni dei rituali che ne conseguirono; modificazioni a cui
sarebbe certo opportuno porre rimedio, nella misura del possibile 1; benché
d’altra parte non siano giunte, in generale, a toccare ciò che vi è di più
fondamentale, e cioè la validità della trasmissione iniziatica.
Pensiamo di accennare ora piuttosto a delle
tendenze che in Europa cercarono, o pretesero di cercare, di ritrovare un
valore più profondo nell’iniziazione muratoria, le quali non tardarono a
manifestarsi fin dalla prima metà del secolo XVIII.
Diversi storici della Massoneria ricollegano
queste tendenze ad André Michel Ramsay, e più precisamente a un celebre
discorso da lui pronunciato verso il 1737 a Lunéville. In quel discorso, il cui
testo si è conservato fino a noi 2, si trova in effetti una
denunzia della decadenza subita dall’iniziazione massonica, con una sorta di
appello a ripristinarne la pienezza originaria. Secondo Ramsay, «le fatali
discordie della Religione... nel secolo XVI fecero degenerare l’Ordine
(massonico) dalla nobiltà della sua origine. Si sono cambiati, camuffati,
soppressi parecchi dei nostri riti e usanze... parecchi dei nostri Confratelli
dimenticarono, come gli Ebrei antichi, lo spirito delle nostre Leggi, e non ne
conservarono che la Lettera e la scorza. Si è cominciato ad apportare qualche
rimedio. Non si tratta che di continuare e di ricondurre infine tutto alla sua
primitiva istituzione». Accenno che avrebbe potuto essere molto impegnativo; ma
come si può pensare che Ramsay, e gli altri come lui, si rendessero conto di
ciò di cui parlavano, di fronte a queste altre sue affermazioni: «Quest’opera
non può presentare nessuna difficoltà (!) in uno Stato (la Francia) in cui
Religione e Governo non possono essere che favorevoli alle nostre Leggi» 3. «Il
mondo intero non è che una grande Repubblica, di cui ogni Nazione è una
famiglia e ogni Privato un Figlio: è per far rivivere ed espandere queste
massime essenziali... che la nostra Società fu dapprima stabilita». «Abbiamo
dei segreti, sono segni figurativi e parole sacre... parole di guerra, che i
Crociati si scambiavano per garantirsi contro le sorprese (!) dei Saraceni». «L’Ordine
esige da ciascuno di voi di contribuire... a un’opera vasta a cui nessuna
Accademia può bastare; poiché tutte queste Società sono composte di un numero
limitato di Uomini, il Loro lavoro non può abbracciare un oggetto così esteso:
tutti i Gran Maestri in Germania, in Inghilterra, in Italia e altrove esortano
tutti i Sapienti e tutti gli Artigiani della Confraternita a unirsi per fornire
il materiale di un Dizionario Universale... Quest’opera aumenterà ogni secolo,
secondo l’accrescersi delle luci, ed espanderà ovunque l’emulazione e il gusto
delle cose belle e delle cose utili. Il nome di Libero Muratore non deve dunque
essere preso nel senso letterale, grossolano e materiale, come se i nostri
Istitutori fossero stati soltanto degli operai della pietra».
Certo, i veri «Operai della pietra»
tradizionali perseguivano un’opera immensamente più seria, e non avrebbero
saputo che farsene di tale curiosa parodia enciclopedista della Grande Opera,
rappresentata, secondo questa tanto miope “intellettualità” illuminista, da
un... dizionario!
Il discorso di Lunéville documenta abbastanza
nettamente quale fosse la mentalità di certuni che pure cercavano di reagire
alle deficienze della Massoneria moderna. Ramsay, legato alla dinastia scozzese
degli Stuart e convertito al cattolicesimo 4, faceva
risalire le origini della Massoneria alle lotte contro i saraceni, e la sua
crisi alla riforma protestante; quanto si può trovare in lui di tradizionale
pare strettamente connesso a un punto di vista religioso abbastanza limitato e
soffocato sotto il peso di preoccupazioni politiche e culturali del tutto
profane, già di per sé divenute un diffuso strumento di tendenze
antitradizionali destinate a espandersi sempre più.
D’altra parte, non è certo il caso di
esagerare l’importanza di un personaggio come Ramsay, ritenuto da vari autori
come l’ispiratore della costituzione degli “alti gradi” massonici, nella quale
però egli sembra non aver avuto nessuna parte attiva.
In realtà, è praticamente impossibile
stabilire con precisione le origini e le vicissitudini iniziali di tali “alti
gradi”, che avrebbero dovuto, secondo intenzioni da più parti manifestate,
fornire dei mezzi di realizzazione effettiva venuti praticamente a mancare nei
primi tre gradi, detti “simbolici”, ridotti ad avere un carattere puramente “speculativo”.
Di fatto, gli “alti gradi” massonici si
andarono organizzando (e disorganizzando), nel ‘700 e nell’800, in numerosi
sistemi o “Regimi” o “Riti”, dei quali il principale e più noto conservato fino
a noi è il “Rito Scozzese Antico ed Accettato», ripartito poi in 33 gradi
(compresi i tre gradi “simbolici” iniziali) 5.
Si è molto discusso su quale fosse il reale
significato di questa designazione di “scozzese”, usata in diversi sistemi di “alti
gradi”. Il significato più generalmente noto è quello che ricollega tale
designazione alla corrente “giacobita” 6 e cattolica della dinastia
scozzese degli Stuart, corrente che, in seno alla Massoneria, si opponeva alle
tendenze protestanti e “orangiste” che dominavano la Massoneria moderna quale
era derivata dalla Gran Loggia d’Inghilterra 7. Così,
la prima loggia, derivata dalla Massoneria moderna inglese, ma di tendenza “scozzese”,
sarebbe quella costituita nel 1735 nel castello di Aubigny, appartenente a
Louise de Kéroualle, già spia di Luigi XIV ed amante di Carlo II d’Inghilterra;
e, nel 1738, lo stesso principe Carlo Edoardo Stuart, nipote di Giacomo II,
avrebbe affidato al portoghese Don Martinez de Pasqually, padre del fondatore
dell’Ordine degli “Elus Coens”, il primo progetto di costituzione di una “Gran
Loggia” di tipo “scozzese” 8.
Ma l’aspetto politico “giacobita” non esaurisce
certo la questione, ed è senza dubbio notevole il fatto che si trovino, negli “alti
gradi” massonici detti “scozzesi”, oltre ad aspetti specificamente massonici,
anche elementi simbolici e rituali estranei ad un’iniziazione propriamente
muratoria ma tuttavia di provenienza tradizionale (come riferimenti
cavallereschi, ermetici, ed all’Ordine dei Templari distrutto nel XIV secolo),
anche se è impossibile stabilire come ne sia avvenuto l’inserimento nella
Massoneria. Ciò ha dato luogo a numerose ricerche e alle ipotesi più diverse,
giungendosi anche a negare una reale connessione geografica con la Scozia e con
la dinastia scozzese degli Stuart, né sono mancate inconcludenti polemiche al
riguardo, a favore o contro ipotesi più o meno singolari 9. In
ogni caso vi sono, negli “alti gradi”, «vestigia o ricordi venuti a sovrapporsi
alla Massoneria o a “cristallizzarsi” in qualche modo attorno ad essa,
provenienti da antiche organizzazioni iniziatiche occidentali»; e la ragion d’essere
di quel che c’è di valido in tutto questo è «la conservazione di ciò che può
ancora essere mantenuto di tali iniziazioni, nel solo modo rimasto possibile
dopo la loro scomparsa in quanto forme indipendenti»; il che fa pensare ad una «funzione
di “conservazione” da parte della Massoneria», che le da la «possibilità di
supplire in qualche misura all’assenza di iniziazioni di un altro ordine nel
modo occidentale attuale» 10.
Questa capacità di “conservazione” di elementi
disparati di origine tradizionale non dovrebbe però consentire troppe
illusioni, in quanto ciò di cui si tratta è ben lungi dal fornire di per sé i
mezzi adeguati per un’iniziazione effettiva 11.
A questo proposito, crediamo sia utile
riferirsi a queste altre osservazioni di René Guénon, che ci sembrano
complementari rispetto a quelle sopra citate, riguardanti in generale i sistemi
degli “alti gradi” massonici: «Ben poco di questi sistemi raggiungeva realmente
i fini che si prefiggevano: nella maggior parte, vi si trovano incoerenze,
lacune, ripetizioni inutili, e certi rituali hanno un valore iniziatico ben
scarso, soprattutto se li si confronta con quelli dei gradi simbolici (cioè dei
primi tre gradi)... Questa molteplicità di gradi è tanto più inutile in quanto
si è obbligati a conferirli in serie 12. Nel secolo XVIII, ognuno
volle inventare un sistema per sé, sempre innestato, beninteso, sulla
Massoneria simbolica». Così, i medesimi «principi fondamentali» venivano
«interpretati troppo spesso secondo le concezioni personali dell’autore, come
si vede in quasi tutti i Riti ermetici, kabbalistici e filosofici, e negli
Ordini di Cavalleria e di Illuminismo. Da ciò nacque, in effetti, la prodigiosa
varietà di Riti, molti dei quali non sono mai esistiti altrimenti che sulla
carta, e di cui è quasi impossibile districare la storia; tutti coloro che
hanno cercato di fare un po’ d’ordine in questo caos hanno dovuto rinunciarvi,
a meno che, per qualche ragione, abbiano preferito dare, dell’origine degli
alti gradi, spiegazioni più o meno fantastiche, e talvolta anche del tutto
favolose» 13.
Risalendo ancora alle fonti dell’epoca,
troviamo una conferma impressionante di tale stato di disordine nel
questionario redatto nel 1780 dal duca Ferdinando di Brunswick che, alla testa
del “Regime della Stretta Osservanza”, esprimeva il desiderio di «portare l’ordine
e la saggezza nell’anarchia massonica», chiedendo ai Massoni le loro opinioni
su quali mai fossero l’origine e gli scopi dell’Ordine, nonché il modo in cui i
riti dovevano essere organizzati. Forse che queste stesse domande non
implicavano già di per sé l’ammissione che si ignorava una vera autorità,
dotata di un’effettiva conoscenza iniziatica? E, senza riferirsi a tale
conoscenza, come si poteva sperare di trovare un rimedio adeguato?
* * *
A dire il vero, l’esigenza fondamentale di
riferirsi a un’autorità tradizionale, dotata di un’effettiva conoscenza
iniziatica, si era manifestata abbastanza chiaramente in varie occasioni nella
Massoneria del ‘700, e diversi personaggi affermarono di agire appunto per un
mandato ricevuto da un’autorità superiore nascosta, né in tutti i casi si deve
parlare di pretese prive di fondamento. Ricordiamo ad esempio il caso di
Martinès de Pasqually, che fondò, come abbiamo già accennato, l’ordine degli “Elus
Coens”, sovrapposto all’iniziazione massonica. A quanto è dato di sapere, egli
utilizzò elementi tradizionali validi, sia pure non molto elevati, tratti da un’iniziazione
kabbalistica a cui sembra che fosse stato ricollegato in Marocco, e gli sarebbe
stata precisamente conferita una funzione da svolgere in Europa. Ora, è
interessante notare che Martinès non pretese mai di essere egli stesso il capo
supremo di una gerarchia iniziatica, ed anzi parlò nettamente di un «capo
principale che voi non conoscete, che devo tacere finché egli stesso si faccia
conoscere», esprimendo nello stesso tempo il timore che la perdita di «un tale
capo» avrebbe provocato gravi conseguenze per l’Ordine che egli cercava di
organizzare, probabilmente a motivo dell’interruzione dei rapporti con l’iniziazione
di cui quel “capo” era il rappresentante autorizzato. Sta di fatto che l’Ordine
degli Elus Coens, che Martinès aveva cominciato a costituire nel 1754,
scomparve completamente poco dopo la sua morte avvenuta nel 1774 14 (ad
evitare equivoci, osserviamo che i cosiddetti “martinisti” non si ricollegano
affatto a Martinès de Pasqually, e la loro organizzazione non ha propriamente
nulla di iniziatico 15). Non si può non pensare che i fatti temuti dallo stesso Martinès, che
era probabilmente cosciente della fragilità dei legami su cui si fondavano i
suoi tentativi, si erano in qualche modo verificati.
Altri riferimenti a un’autorità iniziatica
nascosta si trovano nel “Regime della Stretta Osservanza” e nel “Rito Scozzese
Rettificato” che ne derivò, e può essere utile ricordare qualcuna delle
vicissitudini di tali sistemi di “alti gradi” massonici.
Del “Regime della Stretta Osservanza”, che si
diffuse in Germania a partire dal 1763 e raccolse tra l’altro gran parte dei
principi tedeschi del ‘700, fu promotore il barone von Hund (o Hundt); questi,
secondo quanto viene riferito, pretendeva di essere stato iniziato a Parigi da
Carlo Edoardo Stuart, e di aver ricevuto da “Superiori Sconosciuti” la missione
di riformare la Massoneria tedesca e di rivivificare l’Ordine dei Templari,
perpetuatosi sotto la “copertura” della Massoneria attraverso fortunose vicende
16.
Questo riferimento ai Templari, che si ritrova
pure in varie altre occasioni nella storia della Massoneria dell’epoca,
meriterebbe una particolare attenzione: il ritrovamento di un’iniziazione
effettiva avrebbe comportato, in effetti, il ripristino di qualcosa di analogo
a quell’esoterismo che fu presente fino al XIV secolo nell’Ordine dei Templari,
esoterismo la cui presenza era stata tanto importante per l’esistenza di una
civiltà tradizionale in Occidente, così come la distruzione di quell’Ordine
aveva avuto conseguenze nefaste 17. Un richiamo ai Templari (si
tratti di una filiazione lontana e difficilmente dimostrabile da essi, ovvero
da qualcosa che, pur senza una filiazione diretta, ad essi essenzialmente
corrispondeva) non era dunque privo di significato, anche se non sapremmo dire
quali influenze fossero allora effettivamente intervenute.
Sennonché sembrerebbe che già nel 1767 venisse
a mancare il sostegno degli accennati “Superiori Sconosciuti” sia per il barone
Von Hund 18, sia per un misterioso intermediario 19 in
nome del quale egli diceva di parlare. Proprio nello stesso periodo, intanto,
fecero la loro apparizione, negli ambienti massonici tedeschi, altri personaggi
che pure si dicevano inviati da “Superiori Sconosciuti”, e che mostravano i
loro “poteri”, suscitando contrastanti reazioni tra i dignitari della “Stretta
Osservanza”. A quanto si può capire dalle testimonianze dell’epoca, tali “poteri”
erano in relazione con operazioni rituali ed applicazioni alquanto inferiori,
connesse forse soprattutto all’esoterismo ebraico 20.
Stranamente, poi, si direbbe che ciascuno di coloro che erano così dotati di
speciali “poteri”, e che li avevano usati per impressionare fortemente i
Massoni dell’epoca, venisse a volta a volta “abbandonato” da chi ne aveva reso
possibile un effimero successo, provocandone l’insuccesso o addirittura la
rovina, come nel caso di Gugomos che dovette confessarsi impostore o quello di
Schroepfer che si suicidò, o ancora quello del predicatore della corte di
Prussia Starck, che fu discepolo di ambedue e, dopo aver appoggiato nel 1775 la
rimozione di von Hund dalla direzione del “Regime della Stretta Osservanza”,
formò all’interno di esso un “Regime della Lata Osservanza” di breve durata, da
cui egli stesso dichiarò ufficialmente di “dimettersi” pochi anni dopo.
Che cosa pensare di vicende così confuse ed
oscure, di cui abbiamo voluto citare appena qualche riferimento? Nell’impossibilità
di risalire alle cause reali di tutto ciò, crediamo si possa però affermare che
diversi personaggi, i quali avrebbero dovuto essere gli strumenti di una
rivivificazione iniziatica, furono purtroppo assai al di sotto di tale
funzione; così, se in certi casi furono veramente in contatto con autentici “Superiori”,
rappresentanti dell’iniziazione effettiva, le loro ben scarse qualificazioni
iniziatiche comportarono delle deviazioni più o meno gravi e complete, tanto da
permettere l’intervento di influenze e direttive nettamente “inferiori”; senza
contare poi il caso dei personaggi mossi fin dall’inizio da “inferiori
sconosciuti”, favoriti proprio dal manifestarsi della concezione malamente
intesa della presenza di un’autorità iniziatica nascosta.
D’altra parte, proprio il ripetersi delle
disavventure dei presunti inviati dei “Superiori Sconosciuti” doveva mettere in
crisi la nozione della loro stessa esistenza. Si giunse così, nel 1780, al già
citato “questionario” del duca Ferdinando di Brunswick 21, Gran
Maestro del “Regime della Stretta Osservanza” e, poi, del “Rito Scozzese
Rettificato” che ne derivò. In tale questionario, in effetti, veniva domandato
tra l’altro ai membri dell’Ordine se esistono realmente dei “Superiori
Sconosciuti”. Questo procedimento curiosamente interlocutorio su una questione
tanto poco appropriata ad essere posta in discussione suscitò intorno ad essa
polemiche violente tra i membri dell’Ordine, riuniti poi al Convegno di
Wilhelmsbad del 1782, che giunse a conclusioni sostanzialmente negative (anche
se si potrebbero considerare delle riserve al riguardo 22):
tanto che lo stesso Ferdinando di Brunswick promulgò poi per iscritto, nelle
sue “capitolazioni”, l’impegno a ripudiare la pretesa filiazione templare, ed a
escludere definitivamente il riconoscimento di qualsiasi “Superiore Sconosciuto”.
Qualcuno definì il convegno del 1782 «un atto
di disperazione» 23. In ogni caso, si finì con l’arrivare praticamente ad una rinuncia e a
una negazione esplicita di ciò che si sarebbe trattato di cercare.
Fatto ancor più grave, quella rinuncia
facilitò e, nello stesso tempo, fu favorita da tendenze di carattere nettamente
antitradizionale, verso la produzione di fenomeni psichici di ordine inferiore.
Impressionante a questo riguardo è il caso del lionese Willermoz, che ebbe prima
contatti con Martinès de Pasqually interessandosi alle dottrine e alle pratiche
“teurgiche” degli Elus Coens, poi promosse in Francia il “Regime della Stretta
Osservanza” ed il “Rito Scozzese Rettificato” 24, e si
dedicò in seguito a formare una “Società degli Iniziati” che si occupava di
fenomeni di sonnambulismo! Verso il 1785, al posto della ricerca dei veri “Superiori
Sconosciuti”, Willermoz raccolse decine di quaderni di “rivelazioni” ispirate
da un cosiddetto “Agente sconosciuto”, scritte in stato sonnambolico dalla
suora Marie-Louise de Vallière, “soggetto” evidentemente squilibrato e facile
alla produzione di questo genere di fenomeni 25.
Accenniamo poi appena al caso alquanto
complesso di Cagliostro, fondatore di un cosiddetto “Rito Egiziano”, in cui i
fenomeni di “evocazione” ebbero una parte importante, e che morì in carcere nel
1795 senza far conoscere i veri “mandanti” che dovettero certo esistere all’origine
delle sue disgraziate imprese 26.
Ricordiamo infine il caso celebre di Mesmer,
fondatore nel 1778 di un “Rito” massonico “dell’Armonia Universale”,
propugnatore dello studio del “magnetismo animale” e dotato egli stesso di “poteri”
ipnotici che gli procurarono successi e condanne clamorose, suscitando intorno
a sé un enorme interesse.
Davvero il “magnetismo”, come del resto anche
il “sonnambulismo”, in quell’epoca ebbe una grande importanza nello «sviare da
qualsiasi lavoro serio delle organizzazioni iniziatiche che avevano conservato
fino allora, se non una conoscenza effettiva molto profonda, per lo meno la
consapevolezza di ciò che avevano perduto a questo riguardo e la volontà di
sforzarsi per ritrovarlo»: tanto che «è lecito pensare che fosse questa una
delle principali ragioni per cui il magnetismo fu “lanciato” al momento voluto,
anche se, come succede quasi sempre in simili casi, i suoi promotori apparenti
non furono in tutto ciò nient’altro che strumenti più o meno incoscienti» 27.
È notevole il fatto che gli archivi degli Elus
Coens furono ereditati dall’organizzazione dei “Philalètes”, che convocarono a
Parigi un grande convegno aperto a tutti i massoni, affrettandosi ad invitare l’ipnotizzatore
Mesmer e cercando per vari mesi di ottenere, senza riuscirvi, anche la
partecipazione di Cagliostro. Tale convegno di Parigi, svoltosi tra il 1785 e
il 1787, è stato definito da uno storico della Massoneria «l’ultima delle
grandi assemblee che riempiono la storia “visibile” della Massoneria continentale
durante la seconda metà del XVIII secolo, nelle quali l’Ordine massonico, prima
di entrare in un torpore da cui non è ancora interamente uscito, interrogava se
stesso quanto alla sua natura, alla sua origine e al suo destino» 28.
Già su questa rivista fu osservato quanto sia
anormale che un’organizzazione tradizionale debba ricercare ed ignori la sua
stessa natura ed il suo scopo 29. Se poi si pensa che si
trattava dell’ultima organizzazione iniziatica occidentale rimasta accessibile
e diffusa in Europa, si comprenderà quanto fosse grave lo stato di disordine; e
non vi è da stupirsi se immediatamente dopo si verificarono anche sul piano
esteriore degli sconvolgimenti profondi, ricollegabili assai più alla
deficienza dell’iniziazione, massonica o di qualsiasi altra forma in Occidente,
che a una supposta azione svolta dalla Massoneria in quel senso.
Del resto, è ben noto che gli eventi
rivoluzionari in Francia ed altrove ebbero subito conseguenze disa-strose sull’attività
massonica organizzata, e portarono poi ad assorbire i membri dell’Ordine in
orientamenti e preoccupazioni politiche che dovevano ridurre ancor più i
tentativi, già precedentemente sviati in vario modo, rivolti al ritrovamento di
un contenuto iniziatico effettivo.
* * *
In quanto siamo venuti esponendo, non pensiamo
certo di aver dato un quadro preciso e completo, neppure nelle sue grandi
linee, dell’argomento trattato, che a dire il vero è estremamente complesso e
confuso, anche a motivo dell’inevitabile inadeguatezza dei dati disponibili. D’altra
parte, non pensiamo nemmeno che sia il caso di disperdersi eccessivamente in
ricerche in questo campo appoggiandosi ad elementi troppo esteriori e, di per
sé, troppo poco significativi.
Crediamo però che anche soltanto quanto
abbiamo riferito a titolo indicativo sia sufficiente a rendersi conto di certi
aspetti che giunsero a caratterizzare fin dal XVIII secolo i tentativi di
ritrovare un valore iniziatico effettivo nella Massoneria.
A questo proposito, pensiamo si possa parlare
di una progressiva perdita della consapevolezza, anche soltanto teorica, di che
cosa sia la conoscenza iniziatica effettiva, nonché della perdita correlativa
della nozione della presenza nel mondo umano di un’autorità tradizionale che la
detiene (in mancanza della quale si dovrebbe anzitutto cercarla, come appare
ovvio in ogni civiltà o forma tradizionale non degenerata). Da questa duplice
perdita fondamentale, si giunge poi molto facilmente alla sostituzione dell’autorità
tradizionale, di cui si è privi, con fonti sospette, e ad una manipolazione
individuale, più o meno frammentaria e miope, di elementi che possono essere sì
di origine tradizionale, ma che in tali condizioni diventano o vengono
preparati ad essere il supporto di tutt’altro; il che è reso particolarmente
facile se l’interesse dei ricercatori viene orientato verso “poteri” e fenomeni
psichici inferiori e persino fisici “extranormali”.
È facile capire che quando si verificano tali
condizioni, o parte di esse, il risultato è simultaneamente la neutralizzazione
di quanto poteva esserci di valido nei tentativi di cui abbiamo parlato, e la
possibilità immediata o successiva di un loro sfruttamento addirittura in
funzione antitradizionale e controiniziatica.
Così, le correnti sovvertitrici che plasmano
il mondo contemporaneo avevano tutto l’interesse ad un riemergere di movimenti
che si rifacessero in apparenza ai tentativi di ritrovare l’iniziazione
effettiva, nella Massoneria ed altrove, purché operassero nelle condizioni
peggiori possibili, con presupposti insufficienti o falsi, e con contenuti che
andassero poi fino ad una grottesca e sinistra parodia della tradizione
autentica.
E precisamente tendenze di questo genere
riappaiono in seguito in modo sempre più manifesto, par-ticolarmente a partire
dalla metà dell’Ottocento: l’epoca che seguì il 1848, come in Francia il
periodo del “Secondo Impero” e l’inizio della “Terza Repubblica”, pare essere
stata particolarmente propizia al riguardo.
Una delle pietre miliari più vistose in questo
senso è stata forse la celebre opera di Jean-Marie Ragon De la Maçonnerie
occulte et de l’initiation hermétique, pubblicata nel 1853. In tale opera,
con l’apparenza di ricollegare l’iniziazione massonica a tradizioni antiche
(specialmente egizia, greca ed ermetica 30), trattate in un modo
inadeguato e talvolta con disarmante puerilità, si giunge a indicare quello che
dovrebbe essere, secondo l’autore, il vero oggetto della ricerca iniziatica; «Massoni
d’élite e studiosi tutti, rinunciate alle futilità massoniche» scriveva il
Ragon: «che lo studio serio delle scienze utili divenga lo scopo delle
vostre sedute filosofiche; svelate gli antichi misteri di cui sarete i gloriosi
interpreti. Io ho osato tracciarvi la via: divenite iniziati!» 31. Ed
ecco solo alcuni esempi fra i molti di questa via audacemente tracciata: «Il
Magnetismo, praticalo nell’antichità dai gimmosifisti (sic) dell’India,
dai magi della Persia, e dagli iniziati ai grandi misteri... è ridivenuto con
Mesmer una cosa nuova, straordinaria... Noi non crediamo di esagerare dicendo
che la scienza magnetica è la via che apre un vasto avvenire al mondo della
verità e della luce... Essa illumina, rischiara i suoi adepti e, sola, può
portare alla conoscenza del vero, e risolvere, in prosieguo di tempo, il grande
problema dell’assoluto... gli esperimenti fatti non lasciano il
risultato dubbioso; non è lontano il tempo in cui l’uomo potrà sapere, per
mezzo del magnetismo, financo la mèta del suo destino, di cui così poco si sa
al presente» 32.Seguono poi gli “Aforismi mesmeriani”, il primo dei quali è: «L’immateriale
non esiste: la luce, l’anima universale sono fluidi incorporei, ma
essenzialmente materiali capaci di impressionare la lastra metallica del
dagherrotipo» 33. Troviamo numerosissime e particolareggiate descrizioni di esperimenti
e pratiche “occulte”, dalle “tavole giranti” al sonnambulismo utilizzato in
modo da scambiare la semplice acqua per «vino di Malaga o di Borgogna» 34. Anche
la “frenologia» suscita un interesse particolare: «Non dubitiamo che se in
ogni Loggia fosse istituita una commissione di esami di frenologia, il corpo
massonico ne risulterebbe meglio composto e la Massoneria più brillante» 35. Vi
sono, beninteso, le interpretazioni moraleggianti e “ideali”, ma il simbolismo
ermetico è pure concepito in un senso chimico, senza indietreggiare di fronte
alle più grossolane assurdità, come quella secondo cui la “pietra filosofale”
sarebbe materialmente formata di appropriate «quantità di nitro, di solfo e
di mercurio per produrre la trasmutazione di certi metalli per mezzo
dell’azione dell’elettricità» 36: sì, perché «il fuoco
filosofico, questo agente principale dell’alchimia, era l’elettricità,
della quale i fisici moderni hanno sì bene determinato le misteriose leggi
d’azione»!... 37.
* * *
Ci scusiamo per l’ampiezza delle citazioni
suddette, che peraltro ci permettono di mettere meglio in evidenza l’enormità
del fatto che un’opera come quella di Ragon sia stata presa ed ancor oggi sia
considerata da parecchi massoni come un’“autorità” o, comunque, come un’opera “esoterica”
degna della massima attenzione 38. Ora, di fronte all’interesse
e all’ammirazione suscitata da simili stupidità, non ci sembra che una
deficienza intellettuale di chi se ne interessa sia una spiegazione
sufficiente, ma che occorra qualcosa di più “positivo”, e precisamente una
forza di suggestione: e coloro che l’hanno messa in opera non possono certo
essere così sciocchi come i loro più o meno incoscienti strumenti.
Quello di Ragon è forse un caso
particolarmente accentuato 39, ed è ben appropriato ad
essere preso ad esempio in quanto l’autore volle esplicitamente coinvolgere la
Massoneria nella corrente di cui fu il rappresentante e lo strumento. Ma anche
sotto questo aspetto egli non fu certo il solo: così, qualcosa di analogo può
ritrovarsi poi in varie manifestazioni dell’“occultismo” 40, di
cui Ragon fu in un certo modo un precursore immediato, anche con lo stesso uso
dell’espressione “Massoneria occulta”. In effetti, quantunque l’abate Constant
(che prese lo pseudonimo di “Eliphas Levi” e si fece propugnatore del movimento
“occultista”) fosse per certi aspetti di mente meno grossolana di Ragon, e meno
grossolani siano certi altri occultisti, in tutti ritroviamo pur sempre le
medesime caratteristiche fondamentali che abbiamo già indicato come proprie
delle deviazioni dei tentativi di ritrovare un esoterismo e un’iniziazione
effettiva: ignoranza della natura essenziale della realizzazione iniziatica,
misconoscenza dell’autorità tradizionale e della sua necessità, manipolazione
individuale di elementi tradizionali, con un inevitabile difetto basilare di
discernimento; il che comporta nei casi migliori un’approssimazione
dilettantesca priva di qualsiasi serio risultato, e nei casi peggiori un’effettiva
soggezione più o meno completa a correnti antitradizionali. Questo significa
che, in fondo, tutto ciò, di per sé, non ha (anche quando lo pretende) nulla di
autenticamente iniziatico e nulla di autenticamente massonico 41; rappresentando
piuttosto un insieme di inestricabili interferenze 41' che
in seno alla Massoneria operano molto spesso, con conseguenze negative e a
volte funeste, anche se vi sarebbero naturalmente varie distinzioni da fare,
secondo la superficialità e la profondità degli elementi che entrano in gioco.
In questa prospettiva, si comprenderà forse
meglio come mai, anche se la Massoneria in se stessa non c’entrerebbe per
nulla, si trovi tanto spesso tra i massoni la presenza delle influenze
pseudo-esoteriche più varie. Oltre all’“occultismo” propriamente detto,
potremmo citare molte altre correnti, che sarebbe troppo lungo esaminare ora in
dettaglio, benché uno studio più attento al riguardo non sarebbe privo di
interesse, e gioverebbe a chiarire delle situazioni di fatto che sussistono
tuttora in diversi ambienti massonici, a dispetto della natura autenticamente
iniziatica della Massoneria.
A questo proposito, dobbiamo accennare almeno
brevemente qui alle emanazioni ampiamente ramificate della cosiddetta “Società
Teosofica” 42, presenti anche nella Massoneria in ottemperanza al programma
esplicitamente enunciato da Annie Besant 43 secondo il quale la stessa
«Società Teosofica» doveva cercare di diventare il «centro» direttivo di tutte
le organizzazioni religiose e di «tutte le altre sette» (tra le quali
veniva senza dubbio annoverata la Massoneria) 44. È
curioso osservare che la predominanza femminile alla guida (ufficiale) della “Società
Teosofica” non fu estranea ad una certa difficoltà di penetrazione nella Libera
Muratoria, che è una forma di iniziazione propriamente maschile. Ciò non toglie
che la signora Blavatsky 45 abbia avuto la pretesa di occuparsene 46, ad
esempio nell’opera su «Le origini del rituale nella Chiesa e nella
Massoneria»; e che poi la già nominata Annie Besant sia diventata niente
meno che “Gran Maestro del Gran Consiglio” della “Co-Massoneria” britannica, e
cioè di una forma “mista” del tutto irregolare della Massoneria, nella quale
sono ammesse anche le donne 47. Un altro personaggio più che
sospetto, C.W. Leadbeater, il disgraziato “educatore” di Krishnamurti 48 e “vescovo”
di una pretesa “Chiesa antica-cattolica”, fu pure attivissimo in campo
massonico, lasciando tracce nell’elaborazione dei rituali, non prive di un
seguito anche attualmente in Italia. Ma sarà bene precisare che, almeno in seno
alle forme “regolari” della Massoneria, nonostante la presenza di numerosi
aderenti ed ingenui simpatizzanti della “Società Teosofica”, che può dare un’impronta
assai sensibile a determinate logge e creare gravissimi equivoci quanto alla
natura dell’esoterismo autentico, tutto ciò non è mai giunto ad alterare gli elementi
essenziali dell’iniziazione muratoria.
Una derivazione a pretese ancor più “esoteriche”
della “Società Teosofica”, sviluppatesi in seno ad essa ma differenziandosene
più o meno nettamente, sarebbe poi la cosiddetta “Scuola Arcana”, la quale
opera forse con maggiore discrezione, il che peraltro non dovrebbe affatto far
pensare che essa sia meno pericolosa o maggiormente seria, come si può subito
comprendere dagli “insegnamenti” di cui è stata “interprete” un’altra “Maestra”
ricettiva a fantastiche ispirazioni 49, Alice Bailey.
Pure connessa alla “Società Teosofica” per la
sua origine è l’“antroposofia” 50, che non manca di
ramificazioni nella Massoneria attuale. Così come sono presenti in essa,
condizionandone in vario modo l’attività, membri di movimenti
pseudo-rosacrociani 51 e pseudo-ermetici, di gruppi e “catene magiche” d’ogni genere; senza contare
poi il frequente combinarsi di tutto ciò con orientamenti verso interessi per “scienze”
oggi 52 d’avanguardia come la parapsicologia, la psicoanalisi, o magari anche
la “clipeologia” 53, nonché con il ricorso ad esperienze di tipo “medianico” di cui i “sonnambuli”
del Settecento erano stati i precursori.
Tutte queste cose, pur nella loro caotica
disparità e nonostante i contrasti e gli odi violenti che suscitano piuttosto
comunemente 54, rientrano in fin dei conti più o meno direttamente in un quadro
abbastanza discernibile e sotto un certo aspetto quasi monotono, una volta che
se ne sia colto l’orientamento e la direttiva generale: si tratta della
tendenza verso una fase “post-materialistica” che non è affatto per ciò più
spirituale, ma che conduce, al contrario, verso quella dissoluzione in cui le
potenze controiniziatiche, nella “nuova era” da tante parti annunciata,
potranno maggiormente manifestarsi fino al loro apparente ed effimero trionfo 55.
* * *
In altri articoli avevamo dovuto indicare la
gravita delle interferenze moderne ed antitradizionali che, comunque
mascherate, operano in seno alla Chiesa cattolica. Purtroppo, la presenza di
interferenze del genere in seno all’organizzazione massonica non è certo meno
deplorevole. Dovremmo dire anzi che, come l’ordine iniziatico è più profondo di
quello religioso, così, applicando il proverbio corruptio optimi pessima,
la degenerazione dell’iniziazione può essere ancor più grave di quella della
religione; specialmente poi quando è meno superficiale e fa entrare in gioco
qualcosa che sia ben “effettivo” ed “occulto”, ma, nello stesso tempo, tutt’altro
che iniziatico e tutt’altro che veramente massonico.
È per questo che, a ben guardare, le logge che
si presentano come intese a svolgere un lavoro più profondo (quelle che
talvolta si dicono “logge esoteriche”) possono essere proprio le più
irrimediabilmente contaminate, tanto che, al confronto, possono apparire in
fondo assai preferibili quelle in cui si coltivano soltanto gli “ideali” di cui
parlammo nella prima parte di questo studio 56.
Volendo poi riproporre seriamente la
questione, su cui ora non ci soffermeremo, di una ricerca per il ritrovamento
dell’iniziazione effettiva nella Massoneria, bisognerebbe certo rifarsi a basi
molto più sicure, in modo del tutto diverso dai tentativi di cui abbiamo
parlato, dei quali è piena la storia delle organizzazioni massoniche negli
ultimi due secoli (e senza dubbio non tutti i tentativi di rivivificazione
iniziatca, nella Massoneria attuale, si riducono alle forme di deviazione che
abbiamo dovuto prendere qui in considerazione).
Rispondendo a Oswald Wirth, il quale aveva
scritto che «lo spirito della massoneria» è diventato «capace di
vivere dopo duecento anni di gestazione», René Guénon scriveva: «ohimé,
ci domanderemmo piuttosto che cosa ne resta dopo duecento anni di degenerazione»
57.
Ebbene, rendersi conto di questa situazione, evitare o rinunciare ad illusioni
al riguardo ci sembra un presupposto fondamentale per poter costruire poi
qualcosa di realmente solido, che ciò debba avvenire nell’ambito massonico o
altrove.
Prima di terminare queste considerazioni,
aggiungeremo soltanto che non pensiamo possa essere casuale il mantenersi in
Occidente, a dispetto delle circostanze più sfavorevoli, di un’iniziazione
accessibile, come appunto quella muratoria, con propri riti e simboli validi, e
con la trasmissione di un’influenza spirituale; del resto, tale influenza
spirituale, ancorché sia per l’iniziato soltanto “virtuale” e latente, comporta
pur sempre per lui definitivamente e intangibilmente l’intervento di una
presenza che trascende la sua individualità.
Rivista di studi tradizionali N. 32
Gennaio – Giugno 1970
III
Massoneria e Chiesa cattolica: antefatti e misfatti
La questione dei rapporti tra Massoneria e
Chiesa cattolica può essere naturalmente considerata sotto vari aspetti. Esiste
un’abbondante letteratura sull’argomento, che di recente pare essere diventato
maggiormente di attualità, per non dire di moda, comparendo anche sulle pagine
dei rotocalchi e dei giornali della sera, senza dubbio in relazione con le
intenzioni di determinate correnti.
Qui, inquadrato nella serie di considerazioni
sull’iniziazione massonica nel mondo moderno 1, anche
l’argomento dei rapporti con il cattolicesimo ci interessa essenzialmente in
funzione di qualche chiarimento circa le possibilità offerte a chi in Occidente
ricerchi una via iniziatica di realizzazione spirituale.
Ciò non toglie che, in questa parte del nostro
studio, pur senza alcuna pretesa di dare un quadro completo sull’argomento, ci
soffermeremo un po’ su alcuni fatti e situazioni storiche passate, di solito
conosciute poco o male e spesso in modi distorti, tali da provocare confusioni
praticamente non indifferenti.
Ma anzitutto ci sembra che una premessa
indispensabile consista nel tener presente quale sia la natura tradizionale
della Chiesa cattolica romana 2. In un articolo pubblicato in
questa rivista 3, fu indicato il carattere provvidenziale dell’adattamento che doveva
dar luogo, nei primi secoli dopo Cristo, al costituirsi di una forma
tradizionale di per sé puramente religiosa ed “exoterica”, tale da poter
offrire ancora un legame con la spiritualità per il mondo in cui di fatto trovò
la sua diffusione. Il risultato di questo adattamento si è istituzionalmente
conservato, quantunque con rilevanti mutamenti attraverso i secoli,
nell’organizzazione ecclesiastica quale noi la conosciamo (nella Chiesa romana
come in altre derivazioni exoteriche del Cristianesimo). E tale adattamento non
solo non escludeva, ma presupponeva e si fondava originariamente sulla presenza
di una spiritualità integrale, esoterica rispetto al dominio religioso, e
pienamente partecipe dell’influenza spirituale iniziatica trasmessa a partire
da Gesù Cristo: solo i detentori di tale influenza spirituale e della
Conoscenza ad essa inerente poterono realizzare un adattamento tradizionalmente
valido in un ambito relativamente più limitato, quale quello religioso.
Rimandiamo il lettore alle più ampie
spiegazioni già date in altre occasioni su questo argomento 4,
ricordando qui in particolare il riferimento di San Clemente d’Alessandria a
una successione iniziatica di Maestri di Conoscenza o Maestri spirituali,
distinta dalla successione dei Vescovi.
Peraltro, si può comprendere che, con la
differenziazione di un dominio rituale 5 ed istituzionale unicamente
religioso, quest’ultimo rimaneva protetto dall’«assistenza dello Spirito Santo»
e preservato da inconvenienti solo in quanto si manteneva in armonia con la
pienezza dell’influenza spirituale trasmessa dal Divino Maestro e presente nei
«Maestri di Conoscenza» iniziatici di cui parlava San Clemente. Invece,
inconvenienti erano inevitabili nella misura in cui, a rompere quest’armonia
tra esoterismo iniziatico ed exoterismo religioso, si sarebbero insinuate
interferenze all’interno dell’organizzazione religiosa e della gerarchia
ecclesiastica; cosa resa possibile dal fatto che i suoi rappresentanti solo in
certi casi avrebbero realizzato coscientemente una funzione di intermediari
rispetto all’essenza iniziatica perpetuatasi i seno al Cristianesimo.
Già accennammo altrove ai segni che permettono
di dire che interferenze dovettero appunto manifestarsi ben presto, e che erano
già in atto ai tempi di Costantino e dei primi Concili ecumenici 6. Da ciò
l’importanza dell’opera svolta volta a volta dai rappresentanti dell’esoterismo
cristiano per continuare, nonostante le influenze contrarie, a vivificare le
diverse derivazioni religiose del Cristianesimo (tra cui quella cattolica
romana) e per fare in modo che esse continuassero a servire, per chi ne era
qualificato, come base della realizzazione spirituale iniziatica.
In questo quadro si può intendere la
costituzione, secondo le circostanze, di particolari forme cristiane di
iniziazione, e l’integrazione nel Cristianesimo di forme iniziatiche
preesistenti, come quelle ermetiche, cavalleresche e di mestiere – in special
modo durante il medio evo – coscienti della validità tradizionale delle
istituzioni religiose e rispettose della funzione svolta dall’autorità
ecclesiastica. Peraltro, l’incomprensione degli uomini che si trovavano a
rappresentare tale autorità non poteva restare senza conseguenze. Uno degli
esempi più tragici fu la condanna e lo scioglimento dell’Ordine dei Templari 7,
approvato dal Papa in Avignone, seguendo il desiderio del re di Francia. La
«laida opra» del «pastore senza legge», come Dante definì quel pontefice posto
nella terza bolgia dell’Inferno 8, aveva naturalmente le sue
radici anzitutto in quella «corruzione» della Saggezza 9, pure
denunciata da Dante, implicante la «perdita dello spirito», che si andava
estendendo anche in seno alla Chiesa alle soglie dell’epoca moderna ed ancor
più nei secoli successivi. E nella fase di progressivo “impietramento” che
seguì (per usare ancora un simbolo dantesco), la tendenza alla chiusura
intellettuale fu pure facilitata dalla pericolosa pretesa al monopolio del
sacro e del “soprannaturale” da parte dell’organizzazione ecclesiastica.
Tra il XIV e il XVII secolo, persino il
Compagnonaggio, nonostante il suo ossequio all’autorità della Chiesa, vide i
suoi riti condannati in Francia da numerose decisioni episcopali e sinodali 10.
Si può dire che in questa esclusione e
condanna di cose che uscivano da quadri teologici ufficialmente riconosciuti vi
era pure una comprensibile ragione difensiva, in mancanza di un più profondo
discernimento, quantunque in realtà ciò potesse far respingere con la zizzania
anche il nutrimento del buon grano.
Certamente, poi, la situazione era ormai
sempre più difficile anche perché pure ciò che aveva mantenuto un carattere
iniziatico in Occidente si trovava in uno stato di decadenza con molte
possibilità di deviazione, senza più un legame cosciente con la pienezza della
spiritualità (conservatasi necessariamente altrove), o con ciò che in termini
teologici si chiama l’«assistenza dello Spirito Santo».
In questo contesto si possono in un certo modo
collocare le reazioni ecclesiastiche all’attività della Massoneria del ‘700.
Tale attività si era fatta particolarmente sentire nel mondo profano a partire
dalla costituzione (1717) della Gran Loggia d’Inghilterra, che raccoglieva
peraltro soltanto una parte delle Logge esistenti in Gran Bretagna, e che
rappresentava senza dubbio una deviazione rispetto alla tradizione massonica,
come già abbiamo avuto varie volte l’occasione di indicare su questa rivista 11. La
condanna papale, d’altra parte, non venne a colpire tali deviazioni, né si
manifestò all’epoca in cui esse si manifestarono in Inghilterra, ma soltanto a
partire dal 1738, e, a dire il vero, le ragioni di una così grave decisione non
sono mai state completamente chiarite.
* * *
Può essere interessante riferirsi all’ambiente
pontificio al momento di quella prima scomunica. Colui che la sottoscrisse,
Clemente XII 12, è descritto, ad esempio, in una nota diplomatica dell’epoca 13, come
«pieno di saggezza, di moderazione, di bontà», ma con l’osservazione che
«cede purtroppo con eccessiva facilità ai consigli dati da persone oscure
che lo avvicinano e che... spingendolo a decisioni troppo precipitate... lo
gettano in grandi difficoltà». Inoltre, come scrive Alec Mellor, noto
autore cattolico contemporaneo che ha studiato i documenti di quel periodo, nel
1738 egli, pur conservando la sua integrità mentale, era «un vecchio quasi
cieco, giunto agli estremi delle sofferenze fisiche» 14.
I lavori che condussero alla redazione della
bolla di scomunica furono diretti da quattro cardinali definiti dallo stesso
Mellor come «più mecenati che teologi», in una cornice «di religione
facile, di arte sacra, di diplomazia italiana» 15. Di
essi il più importante fu forse il cardinal Corsini, il quale «pare non
abbia avuto che poco interesse e poca comprensione per le questioni teologiche»;
a dimostrare il suo grado di serietà e competenza basterà questo giudizio
stupefacente sulla Massoneria: «formata in Inghilterra in forma di gioco o
di divertimento onesto,... è degenerata in Italia» 16! Degli
altri, il cardinale Spinola era un diplomatico che era stato inquisitore a
Malta; il cardinal Zondadari è indicato dalla già citata nota diplomatica come
pieno di meschinità e molto preoccupato di mostrare, per il tramite di persone
«piuttosto poco rispettabili», le sue buone disposizioni per la Francia
qualora fosse eletto papa; infine, il cardinale Ottoboni viene così descritto
nelle Lettres d’Italie del De Brosses: «... Protettore della Francia,
fatto cardinale a 17 o 18 anni; scostumato, senza credito, débauché,
rovinato, amatore delle arti, gran musicista» 17.
Riportiamo qui di seguito la traduzione di un
estratto (di cui citiamo in nota l’originale) della bolla di scomunica di
Clemente XII, preparata con l’assistenza dei cardinali summenzionati:
«... Secondo il consiglio di vari nostri
venerabili fratelli Cardinali della Santa Chiesa Romana, ed anche per nostra
decisione,... abbiamo stabilito e decretato di condannare e proibire le
suddette associazioni, gruppi, convegni, riunioni, congreghe o conventicole di
liberi Muratori, o Francs-Massons (sic), o in qualunque altro modo siano
chiamati: per cui li condanniamo e li proibiamo con la presente costituzione
che sarà valida in perpetuo. Pertanto, a tutti e a ciascun fedele di Cristo...
ordiniamo che nessuno, sotto qualsiasi pretesto o motivo, osi... entrare nelle
predette associazioni di liberi Muratori o Francs-Massons... o dare (ad
essi) consiglio, favore o aiuto in qualsiasi modo, palese o nascosto, diretto o
indiretto,... sotto pena di scomunica, ipso facto e senza bisogno di
nessuna dichiarazione, da cui nessuno potrà essere assolto se non per mezzo
nostro o del Pontefice allora regnante, salvo in articulo mortis. Per di
più, vogliamo e stabiliamo che i Vescovi, i Prelati Superiori, gli altri Ordinari
dei luoghi, e gli Inquisitori... procedano contro i contravventori... li
puniscano delle pene che meritano i fortemente sospetti 18 di
eresia, attuino misure coercitive, richiedendo a questo fine, se necessario,
anche l’aiuto del braccio secolare. E che nessuno sia tanto temerario da osare
attaccare o contraddire la presente dichiarazione, condanna, proibizione e
interdizione: se qualcuno portasse fino a tal segno la sua temerarietà, sappia
che incorrerà nella collera di Dio Onnipotente e dei Beati Apostoli Pietro e
Paolo» 19.
Nel testo dell’ordinanza ufficiale che rendeva
operative le decisioni della bolla pontificia per lo Stato della Chiesa
leggiamo inoltre le seguenti precisazioni: «... Nessuno osi riunirsi...
nelle suddette società o congregazioni di Liberi Muratori… né trovarsi presente
a tali riunioni o assemblee, sotto pena di morte e della confisca dei beni da
incorrere irremissibilmente senza speranza di grazia»; ordinandosi per di
più «la demolizione della casa o degli edifici in cui si facessero tali
riunioni, volendosi che, per incorrere nelle pene suddette di demolizione,
basti presumere la conoscenza da parte dei proprietari di dette case o luoghi,
e siano sufficienti congetture, indizi e sospetti, senza ammettere scuse di
nessun genere» 20.
Il già citato storico cattolico Alec Mellor
insiste nel voler chiarire che il regime pontificio del ‘700 era, come
caratteristica generale, assai più accomodante che in altre epoche. Ora,
proprio questo mette in evidenza l’accanimento contro l’iniziazione massonica,
tanto da rendere inadeguate tutte le spiegazioni superficiali, dichiarate o non
dichiarate, che se ne possono dare.
La stessa bolla di Clemente XII, per
giustificare la condanna, denuncia quasi come un crimine la disciplina del
segreto: tale segreto, invece di far pensare, come sarebbe stato naturale, alla
“disciplina arcani” iniziatica già affermata dai Padri della Chiesa, o
al ben noto segreto di altre forme iniziatiche (come, nell’antichità, quella
pitagorica), dà luogo ad un giudizio degno del “senso comune” più
grossolanamente profano: «se non facessero nulla di male, non avrebbero
tanto in odio la luce», cioè la profanazione del loro segreto 21. Che
dunque sarebbe successo se nei primi tempi del cristianesimo i catecumeni
avessero applicato questo bel ragionamento ai loro sacerdoti?
L’argomentazione era poi tanto più debole in
quanto esistevano Logge formate da cattolici di sicura fede (come la Loggia
formatasi a Roma, sostenitrice degli Stuarts) di cui potevano far parte membri
del clero, allo stesso modo che nella Massoneria operativa ogni Loggia contava
normalmente un sacerdote, con funzioni di Cappellano, la cui presenza poteva
garantire un legame e un armonico rapporto con l’organizzazione ecclesiastica.
Ma la scomunica colpiva senza alcuna distinzione e discernimento la Massoneria
in quanto tale, e tutti i Massoni, indipendentemente dalla loro fedeltà alla
Chiesa ed anche dalla presenza o assenza nelle loro Logge di membri non
cattolici 22.
Ci sarebbe dunque da pensare che le ragioni
decisive della condanna furono, più che il segreto massonico, quelle che
venivano definite «altre giuste e ragionevoli cause a Noi note» 23 e
mantenute segrete 24. Si è parlato, a questo proposito, di cause politiche, contro il
regime anti-papale vigente in Gran Bretagna, che seppe approfittare in diversi
casi dell’organizzazione massonica per un sottile gioco diplomatico e
spionistico; ma come queste circostanze, in fondo assai accidentali, potrebbero
bastare a spiegare una condanna così generale e violenta? Secondo una notizia
storica dell’epoca, il più acceso fautore della condanna non era un personaggio
di primo piano, ma un semplice religioso, un certo Ambrogio o Ambrogi (?) di
cui poco o nulla si sa 25. Anche la reazione contro qualcosa di incompreso che, come
l’iniziazione massonica, si presenta con caratteri sacri e rituali non appare,
di per sé sola, una spiegazione sufficiente; e forse un indizio non
indifferente sta nel fatto che già nel 1739 incontriamo il primo caso
storicamente accertato di uno squilibrato mentale, un fiorentino di nome
Minnerbetti, che fornì all’inquisitore una fantasmagorica descrizione di
pretese cerimonie massoniche, piene di dettagli abominevoli ed assurdi 26. Non
sembrerebbe esagerato pensare dunque che, come apparirà ancor più chiaramente
dal successivo svolgersi degli eventi, una potenza di suggestione si fosse
messa in moto per colpire, schiacciare o deformare in qualsiasi modo un’estrema
possibilità iniziatica occidentale rimasta accessibile nonostante tutto. E non
dovrebbe essere difficile scorgere, nell’alimentarsi della stolida ostilità
ecclesiastica contro l’iniziazione massonica, uno dei capolavori dell’opera
della controiniziazione in Occidente.
* * *
La condanna di Clemente XII venne pesantemente
confermata nel 1751 da Benedetto XIV, colui che era stato il cardinale
Lambertini arcivescovo di Bologna, celebrato per la sua carità, finezza e
tolleranza; doti che anche in questo caso mettono in risalto, per contrasto, lo
sconsiderato accanimento contro l’iniziazione massonica. A questo proposito,
non sarà inutile citare, per differenza di attitudine, la stupefacente lettera
inviata dallo stesso Benedetto XIV a Voltaire (accolto in Massoneria solo molti
anni più tardi), che gli aveva fatto dono, con un poema e un distico
adulatorio, del suo lavoro teatrale su Maometto, dissacrante e profanatore come
nelle abitudini di un simile autore: «Benedetto Papa, al suo caro figlio,
salute e benedizione apostolica!... Mi è stata presentata, da parte vostra, la
vostra ammirevole tragedia “Maometto”, che ho letto con un piacere
grandissimo... Ognuno di questi vostri segni di bontà meriterebbe un ringraziamento
particolare, ma permettetemi che unisca queste diverse vostre manifestazioni di
attenzione per rendervene ringraziamenti generali...» 27.
Osserviamo anche che la riconfermata condanna
del 1751 non sì spiega affatto con la confusione tra Massoneria e teorie
antitradizionali moderne (confusione che appare poi soltanto nelle condanne del
secolo successivo), né con l’ostilità dei Massoni contro la Chiesa cattolica,
la quale doveva manifestarsi solo molto più tardi.
A quanto è dato di sapere, le condanne
pontificie riuscirono ad arrestare l’attività muratoria nello Stato della
Chiesa; tra le vittime delle persecuzioni antimassoniche in Italia seguite alla
Bolla di Clemente XII si ricordano i nomi di Tomaso Crudeli, arrestato a
Firenze nel 1739 e condannato al confino dove morì nel 1745, e Pietro Giannone,
autore di scritti critici nei riguardi del clero, morto in carcere a Torino nel
1748. Tuttavia, risulta che una Gran Loggia (termine che designa un insieme di
Logge collegate tra loro) fu attiva a Napoli dal 1756 al 1760, e che più tardi,
nel 1778, una Gran Loggia si formò a Torino, presieduta dal conte Asinari di
Bernezzo, Venerabile della Loggia «San Giovanni della Misteriosa»: a
quell’epoca, pare che vi fossero tre centri massonici principali in Italia, a
Torino, a Milano e nuovamente a Napoli.
La sopravvivenza dell’iniziazione muratoria in
Italia e in altri paesi cattolici nel Settecento è un argomento ora utilizzato
da alcuni, in campo cattolico, per sminuire la gravità delle condanne e delle
feroci misure repressive decretate, in quanto queste furono applicate
scarsamente o con difficoltà (benché resti la documentazione di processi e
torture, ad esempio in Portogallo). È stato fatto notare anche che molti
cattolici ignorarono o non attribuirono rilevanza alle decisioni pontificali,
specialmente nella Francia del ‘700, in particolare per la ragione legale che
la bolla di scomunica non fu registrata ufficialmente dalle autorità di Luigi
XV. Ma simili sottigliezze giuridiche profane mostrano piuttosto un altro
aspetto della situazione di disordine sempre più generale e tipicamente moderno
dovuto alla scomparsa di un’autentica civiltà tradizionale in Occidente. Che
cosa pensare allora di quanto valevano e valgono per gli stessi cattolici i
solenni richiami alla «pienezza dell’autorità apostolica» e alla «collera
di Dio Onnipotente e dei Beati Apostoli Pietro e Paolo» 28?
Sta di fatto che, a motivo della tendenza
politica all’autonomia “gallicana” e in ispregio all’opposta tendenza
“ultramontana”, la condanna pontificia fu piuttosto, paradossalmente, uno dei
motivi per cui cessarono in Francia le azioni persecutorie contro la
Massoneria. Così, prima della Rivoluzione erano numerose le Logge dirette da
sacerdoti o frati dei diversi Ordini religiosi 29, come
il Canonico Padre Cordier de Saint-Firmin, Venerabile della Loggia delle “Nove
Sorelle” che ebbe l’“onore” di proporre l’ammissione all’iniziazione massonica
del vecchio Voltaire 30. Nel 1767 l’arcivescovo di Tours non si peritava di deridere il
vescovo di Quimper che aveva pronunciato un’omelia contro la Massoneria 31, e nel
1789 vi erano in Francia almeno quattro vescovi massoni 32.
L’opera antitradizionale contro la Massoneria
doveva dunque allora seguire in Francia vie diverse da quella della diretta
condanna per mezzo della Chiesa cattolica. A questo riguardo, a parte le
deviazioni più comuni in senso meramente profano, non sarebbe fuori proposito
osservare che, nonostante le buone intenzioni di certi Massoni cattolici (in
particolare in seno al Rito della Stretta Osservanza sviluppatesi dapprima in
Germania e al Rito Scozzese Rettificato che ne derivò), tutto si ridusse infine
a velleità sterili e pericolose, anche per l’intervento di esponenti
ecclesiastici che mostrarono di essere il supporto di suggestioni di un genere
sinistramente medianico 33.
Del resto, come già notammo, il disordine
spirituale preparava il disordine politico, e la Rivoluzione francese
perseguitò in ogni modo, e perseguì la distruzione completa della Massoneria:
le riunioni massoniche dovettero allora cessare in Francia, e moltissimi furono
i Massoni caduti sotto la ghigliottina 34.
Quanto alla circostanza che pure dei capi
rivoluzionari avevano fatto parte di Logge massoniche, a dimostrare la labilità
del loro legame elettivo con esse basterebbe il fatto che all’epoca della
conquista del potere essi cessarono o avevano cessato del tutto la loro
attività massonica. Del resto, è noto che il principale artefice della
fondazione del Grande Oriente di Francia (nel 1773) era il Duca di Lussemburgo,
cioè proprio il presidente della nobiltà negli Stati Generali, il quale, dopo
essersi vanamente opposto alla riunione degli Ordini, fu il primo dei nobili
emigrati. Ma in fondo sarebbe piuttosto vano scendere in particolari nel
considerare quali membri della Massoneria finirono con il trovarsi dall’una o
dall’altra parte nelle vicende politiche; mentre d’altra parte occorre
guardarsi dal confondere e dal coinvolgere il senso dell’iniziazione muratoria
con le direttive prese dalle persone più diverse che ad essa avevano potuto
accedere.
* * *
È notevole il fatto che le condanne
ecclesiastiche del ‘700 non suscitarono quasi nessuna reazione contraria da
parte dei Massoni dell’epoca 35. D’altra parte, quando dopo
la persecuzione antimassonica dei rivoluzionari si giunse al concordato
napoleonico, le scomuniche diventarono applicabili anche sul territorio
francese; pure, le Logge si riformarono in Francia diffondendosi anche in altri
paesi cattolici e «i Massoni opportunisti si sforzarono sistematicamente di
guadagnare le simpatie dei regimi successivi» 36. Non
ritroviamo allora più il rifiorire, sia pure disordinato e deviato, dei
tentativi di approfondimento spirituale che avevano caratterizzato il periodo
prerivoluzionario, mentre persino uno dei più celebri Massoni cattolici che
aveva operato attivamente in quell’epoca, Joseph de Maistre, completamente
deluso, era giunto ad affermare che la Massoneria non è altro che una scemata,
una «niaiserie» 37!
Frattanto, il distacco dei Massoni di origine
cattolica dalla loro base religiosa si operò progressivamente ma molto
lentamente, quasi che una naturale tendenza difensiva opponesse resistenza allo
svilupparsi delle conseguenze dell’imposta incompatibilità tra iniziazione
muratoria e cattolicesimo. Così, ancora nel 1818 il “Saggissimo” Drault di
Bruxelles dichiarò che la scomunica pontificia era un falso 38; fino
al 1830 i regolamenti massonici francesi obbligavano alla celebrazione di Messe
di suffragio per i Fratelli defunti 39; e ancora nel 1865 le esequie
religiose del Gran Maestro Maresciallo Magnan avvennero solennemente in
Notre-Dame con il catafalco ornato di tutte le insegne massoniche. Proprio
questo fatto, del resto, provocò un intervento vaticano che proibiva definitivamente
i riti cattolici per i Massoni che non avessero abiurato.
In ogni caso, sia pure anche con ritardi di
decenni rispetto a quanto si sarebbe potuto aspettare, la condanna e l’ostilità
ecclesiastica sortì un duplice effetto, certo conforme alle direttive
antitradizionali che andavano plasmando il mondo contemporaneo: allontanare i
fedeli dalle Logge, e lasciare progressivamente il posto in esse per una più
massiccia influenza di correnti profane d’“avanguardia” 40, che
fino a tutta l’epoca della Restaurazione del Re Massone Luigi XVIII avevano
rappresentato solo una piccola minoranza.
In realtà, e teniamo a precisarlo, lo spirito
tradizionale (lo si intenda in senso iniziatico o in senso religioso) non si
identificava affatto né al tradizionalismo dell’“Ancien Régime”, né agli ideali
“risorgimentali” dei movimenti che volevano infrangerne i limiti senza
minimamente comprendere la necessità di ricollegarsi in modo effettivo a dei
principi tradizionali e di origine sopra-umana per ristabilire un ordine
veramente valido: già notammo 41 che chi abbia una
comprensione un po’ profonda di che cosa sia il mondo moderno non può prendere
posizione per esso né nei suoi aspetti di “solidificazione” né in quelli di
«dissoluzione”. Orbene, nell’800, una delle abilità, se così si può dire, delle
forze antitradizionali consistette nel riuscire a far sì che, almeno sul piano
politico e sociale, i rappresentanti della forma religiosa e di quella
iniziatica diffusa sul continente europeo identificassero appunto praticamente
in larga misura le loro rispettive posizioni a ciò che corrispondeva a quei due
aspetti opposti e in fondo complementari che, combattendosi ed esaurendosi 42 in
certo modo a vicenda, contribuiscono insieme al compiersi delle successive fasi
del mondo contemporaneo.
Fu così che quando, dopo un intervallo di un
secolo dal tempo di Benedetto XIV, si giunse alle condanne di Pio IX e poi di
Leone XIII contro l’iniziazione massonica, esse furono paradossalmente
appoggiate da argomentazioni dottrinali contro teorie moderne e
antitradizionali realmente diffuse tra i Massoni e da essi stessi propugnate
come veramente massoniche, tanto che non sapremmo dire da quale parte la
confusione e l’ignoranza dell’essenziale si sia dimostrata più totale.
* * *
Questa confusione era stata del resto
favorita, anzi preparata e poi alimentata, da una costruzione formidabile di
fantasmagoriche calunnie troppo indicativa perché non ci soffermiamo brevemente
su di essa.
Dobbiamo risalire, a questo proposito, al caso
dell’abate Barruel, un gesuita rifugiatosi a Londra durante la rivoluzione
francese e poi ritornato a Parigi dove ottenne la nomina a canonico di
Notre-Dame, presumibilmente per il suo noto opportunismo a favore di Napoleone.
Il Barruel è l’autore di un’opera 43 in cui sosteneva che la
rivoluzione era stata un “complotto” della Massoneria, la quale avrebbe avuto
per scopo la sovversione generale dell’ordine sociale. È stato dimostrato non
soltanto che tale teoria è falsa, ma anche che fu enunciata in mala fede dal
suo autore 44, il quale ne trasse lauti guadagni trattandosi di una pubblicazione
scandalistica tale da suscitare la curiosità dei lettori, quantunque fosse
eccessivamente infondata per essere presa in troppo seria considerazione in
quell’epoca.
Le conseguenze e il seguito di falsificazioni
come quella del Barruel dovevano vedersi poi assai più tardi. Nel 1862, la
teoria del “complotto” veniva ripresa 45 (apparendo più credibile per
i mutamenti avvenuti negli ambienti massonici d’Italia e di Francia), e un
altro religioso, Monsignor de Ségur, «prelato peraltro ammirevole per il suo
spirito di apostolato presso gli umili» 46, con
un’opera sensazionale di larga tiratura diventava lo strumento per propagare
abominevoli calunnie, come quella delle “Messe nere” celebrate dai Massoni, i
quali sarebbero tutti succubi di un unico capo misterioso e terribile! Era solo
l’inizio di una fittissima serie di scritti fantastici che testimonia il
formarsi di una vasta montatura di cui pure il clero cattolico fu ampiamente il
supporto, tanto che anche da parte pontificia si giunse a corroborare contro
l’iniziazione massonica l’accusa insensata di satanismo, del tutto estranea
alle condanne pronunciate nel Settecento.
Per comprendere un simile nuovo stato di cose,
pensiamo non sia male ricordare che il 1848 fu non solo l’anno di noti eventi
storici e sociali, ma anche l’anno in cui venne “lanciato” lo spiritismo; e la
seconda metà dell’Ottocento fu anche l’epoca della formazione dell’occultismo,
della “Società Teosofica” e di altri movimenti destinati ad aprire la nuova
fase post-materialistica verso la dissoluzione finale del mondo moderno 47. E fu
pure questo il periodo in cui anche in seno al Cattolicesimo si manifestarono
strane correnti. Sarebbe difficile farsi un’idea precisa al riguardo, anche
perché si tratta di questioni spesso assai confuse, né possiamo pretendere
d’avere un quadro d’insieme, che del resto presupporrebbe oggi troppo
complicate ricerche. Vi sono però diversi indizi piuttosto inquietanti come il
caso della “veggente” di La Salette Mélanie Calvat che esercitò un’ampia
influenza su tutto un ambiente con le sue pretese rivelazioni e predizioni 48; o la
diffusione di “voci” insensate, come quella secondo cui i Cardinali romani, in
prevalenza segretamente Massoni, tenevano il Papa prigioniero nei sotterranei
vaticani e lo avevano sostituito con un sosia 49! E
pure un’istituzione cattolica come lo “Hiéron du Val d’Or” di Paray-le-Monial,
fondata dal barone di Sarachaga, con la pretesa di studi in campo esoterico
basati su una mentalità e teorie quanto mai fantasiose, era tale da raccogliere
anche ispirazioni assai sospette. In una serie, di pubblicazioni 50 di
vari collaboratori si sosteneva tra l’altro un immaginario ricollegamento al
“celtismo” ed a una tradizione occidentale; con significative manifestazioni di
incomprensione o di ostilità contro l’Oriente, la tradizione ebraica, l’Ordine
dei Templari, e poi anche contro la Massoneria (tutte cose, insomma, che al
contrario avrebbero potuto tornire validi riferimenti in senso tradizionale).
A quanto pare, le pubblicazioni di
Paray-le-Monial erano seguite dallo stesso pontefice Leone XIII 51, il
quale subì senza dubbio anche l’influenza delle peggiori correnti
antimassoniche. Accuse addirittura romanzesche vennero da lui enunciate
nell’enciclica Humanum Genus (1884) dove è detto che «non è raro che
la pena di supplizio capitale sia inflitta» ai Massoni che hanno «resistito
agli ordini (?) dei capi; e ciò viene praticato con tale destrezza
(??) che, il più delle volte, l’esecutore di queste sentenze di morte sfugge
alla giustizia stabilita»!
Appunto a tale enciclica seguì un numero
incredibile di scritti antimassonici dove una conferma tanto autorevole venne
largamente sfruttata. E fu in questo contesto che poté scatenarsi la colossale
mistificazione di Léo Taxil 52, il quale, finto Massone
convertito, dal 1885 al 1897 diffuse in perfetta mala fede una quantità
indescrivibile di invenzioni sull’iniziazione muratoria. Per citare qualche
esempio, secondo i suoi scritti, ampiamente illustrati e che ebbero un’eco
enorme, i diavoli in persona presiedono le riunioni massoniche, in una di esse
il diavolo Asmodeo suonò pure il pianoforte dopo aver assunto le forme di un
coccodrillo, il Gran Maestro americano generale Pike possedeva un telefono
infernale per prendere ogni mattina le consegne da Lucifero, e il Gran Maestro
italiano Lemmi non scriveva mai una sola riga senza prima aver trafitto l’ostia
consacrata con la penna datagli dal diavolo Sybacco; ma il vero capo nascosto
dell’Ordine massonico sarebbe stata la figlia di un pastore protestante, amante
del diavolo Bitru, la quale sarà la bisnonna materna dell’anticristo! Prima
che, nel 1897, affermasse che si era trattato di fantasticherie (senza peraltro
indicare le origini di una simile macchinazione), Léo Taxil fu ricevuto da
Leone XIII, il quale a quanto pare si felicitò con lui perché, semplice
apprendista, aveva scoperto la presenza diabolica nella Massoneria 53. E
forse più impressionanti delle invenzioni di Léo Taxil sono le espressioni di
follia in autori che appaiono in “buona fede”, come il vescovo di Port-Luois
Monsignor Meurin (il quale esercitò a sua volta una notevole influenza sul
“Hiéron” di Paray-le-Monial), autore della Franc-Maçonnerie, synagogue de
Satan, e il vescovo di Grenoble Fava 54. Questa fantasmagorica
corrente antimassonica continuò in pratica ad essere diffusa capillarmente nei
paesi cattolici e in Germania fino alla seconda guerra mondiale 55, e se
ne può trovare una traccia anche nelle numerose recensioni di René Guénon del
1929-1934 in cui smascherò le fandonie di certi collaboratori nella Revue
Internationale des Sociétés Secrètes 56 diretta da Monsignor Jouin,
un altro «prelato rispettato e di gran cuore» 57, ma di
assai minore discernimento.
Il successo di una simile somma di
macchinazioni non appare davvero spiegabile con semplici calunnie. La diffusa
attrattiva morbosa per la descrizione di contenuti atti a suscitare dei
“bassifondi” psichici alquanto inferiori ci fornisce una parte di spiegazione;
ma ancora resterebbe da spiegare la ragione di questa attrattiva. Una
indicazione può esser fornita dal fatto che vi furono casi in cui certuni
dichiaravano di percepire per chiaroveggenza e medianità quanto accadeva in
immaginarie riunioni di Logge massoniche, o di Massoni convertiti realmente
tormentati da allucinazioni attribuite a interventi diabolici 58. A
dire il vero, non crediamo che in tutto ciò si possa pensare soltanto a
squilibri mentali accidentali: è anzi normale che, dove ci sono i
suggestionati, ci siano anche i suggestionatori, e, se questi hanno tutto
l’interesse a farsi notare il meno possibile, non sempre possono evitare di
tradirsi 59; del resto, non ha poi molta importanza stabilire quando e in quale
misura le caotiche situazioni cui abbiamo accennato fossero dovute a
suggestioni specificamente volute, e in qual misura fossero semplicemente dei
risultati della ben più generale confusione e suggestione del mondo occidentale
contemporaneo, incapace di difendersene per la mancanza di riferimenti
sufficientemente profondi all’essenziale.
Quanto alle conseguenze di tutto ciò nei
rapporti tra Chiesa cattolica e Massoneria, è comprensibile sia il diffondersi
di una radicata avversione di gran parte dei cattolici per l’iniziazione
massonica, sia, per reazione, l’alimentarsi, in gran parte dei Massoni,
dell’odio contro la religione cattolica, molto spesso generalizzato contro
qualsiasi forma religiosa, e tale da spingere ad un orientamento sempre più
votatamente antitradizionale (a volte persino di simpatia, a posteriori, per
quel “satanismo” che aveva fornito argomento alle più fantastiche accuse 60).
Tutto ciò dà veramente l’impressione di una
confusione quasi inestricabile, che nessuno in Occidente ha saputo impedire, in
cui tutte le parti, inconsapevoli strumenti di un gioco, hanno mostrato di
essere accomunate da un generale misconoscimento dello spirito tradizionale
iniziatico 61. Ma dobbiamo ancora prendere in considerazione altri successivi
sviluppi, nei rapporti tra Chiesa cattolica e Massoneria, per giungere ai
nostri giorni e a qualche possibile elemento di giudizio in funzione di una
ricerca iniziatica valida, nel quadro delle circostanze e delle possibilità
attuali.
Rivista di studi tradizionali N. 35
Luglio – Dicembre 1971
IV
Massoneria e Chiesa cattolica: avvicinamenti apparenti
Nel nostro precedente articolo *,
abbiamo preso in considerazione lo svilupparsi dell’opposizione della Chiesa
cattolica contro l’iniziazione massonica, e poi dei massoni contro la Chiesa
cattolica. Si può davvero affermare che nel fomentare questo contrasto
reciproco, approfittando di una generale confusione intellettuale e impiegando
mezzi che portano spesso il tipico marchio del grottesco, le forze antitradizionali
sono riuscite a compiere, in un arco di circa due secoli, una delle “operazioni”
più efficaci per demolire le possibilità di resistenza di quanto restava di
tradizionale in Occidente.
Era naturale, d’altra parte, che le forme più
estreme e patologiche delle fobie antimassoniche non potessero durare oltre un
certo limite, a motivo delle reazioni inevitabili all’interno delle correnti
stesse in cui si svilupparono. È noto, ad esempio, che dei gesuiti 1, investigando
nell’affare Taxil, si resero conto che si trattava di un impostore, ed ebbero
un’influenza, probabilmente determinante, nel portarlo, nel 1897, alla sua
completa ritrattazione.
Si formò così, in aggiunta e talvolta in urto
con la corrente antimassonica esposta alle suggestioni più squilibranti, una
corrente cattolica più moderata 2, quantunque sempre ancora
ostile alla Massoneria: e non c’è da stupirsi che anche in questo caso si
trattasse di un’attitudine pur sempre ostile (benché in forme alquanto
diverse), dato che ormai il contrasto tra le due parti in causa aveva avuto
modo di generalizzarsi nei paesi cattolici, con conseguenze nella mentalità
degli uni e degli altri, e con applicazioni radicate nei fatti, sul terreno
degli interessi politici e sociali in cui i rappresentanti delle rispettive
istituzioni si trovarono coinvolti.
Il cammino «verso il dialogo» tra Massoni e
Cattolici è stato studiato con cura da un gesuita italiano, Padre Rosario
Esposito, il quale considera particolarmente importante la data del 1928,
quando P. Hermann Grüber S.J. incontrò ad Aquisgrana due alti dignitari
massonici viennesi ed il Segretario Generale della Gran Loggia di New York. Il
risultato fu definito dallo stesso Padre Grüber in questi termini: «Rinuncia a
strumenti di lotta non obiettivi, calunniosi, riportabili a dolorosi fatti
personali o persino sciocchi (!), nella pur necessaria (?) battaglia tra due
avversari che stanno di fronte in una opposizione diametrale» 3.
Davvero, non si riesce a vedere in tale “accordo” neppure un barlume di
reciproca comprensione effettiva; eppure, bastò questo per suscitare una
violenta campagna di Monsignor Jouin sulla famigerata Revue Internationale
des Sociétés Secrètes, e per provocare l’intervento del generale Lüdendorff
contro la «collusione gesuito-massonica per la distruzione della Germania».
Altri successivi momenti di “avvicinamento”
che sono stati posti in evidenza 4, mettono a nudo piuttosto la
paurosa scarsezza e assenza di profondità degli indizi in tal senso. Così, ad
esempio, il fatto che nel 1931 il «Gran Maestro della Gran Loggia dell’Antica
Prussia» indicasse quale punto d’incontro la lotta contro il comunismo; o il
fatto che nel 1932 il Gran Maestro della Massoneria irlandese difendesse i
diritti dei cattolici irlandesi a Londra; o il fatto che nel 1933 lo scrittore
Fülöp-Müller «auspicava un ravvicinamento tra gesuiti e Massoneria»; o ancora
il fatto che, nel 1937, Albert Lantoine abbia scritto una «Lettera al Sovrano
Pontefice», dichiarandosi «ateo», ma proponendo una «tregua» fondandosi su un’«istanza
antropologica».
L’iniziativa del Lantoine suscitò reazioni
violentemente negative tra i cattolici, ma fu accolta favorevolmente dal
gesuita Padre Joseph Berteloot, autore di una serie di pubblicazioni tra il
1938 e il 1952, dove il movente di una tregua o di una “pacificazione” tra
Massoneria e Chiesa cattolica è la «ricostituzione dell’unità francese» ed
altre preoccupazioni del genere, tanto che qualcuno giunse ad affermare che l’opera
di Padre Berteloot su La Massoneria e la Chiesa cattolica (1947) non
riguardava in realtà né l’una né l’altra 5!
Più tardi, affermatasi la direttiva del “dialogo”
con le correnti più diverse, alcuni rappresentanti della Chiesa cattolica
stabilirono pubblicamente nuovi contatti, messi in evidenza in incontri nei
quali qualche esponente del clero accettò, a titolo personale, di partecipare a
riunioni massoniche di carattere non rituale. E sono sintomatici alcuni temi
che sono serviti quali punti di incontro in tali occasioni. Così, nel 1961, il
cappuccino Padre Wildiers fu invitato presso una Loggia olandese a tenere una
conferenza su Teilhard de Chardin; e, nello stesso anno, il gesuita Padre
Michel Riquet, su invito di Marius Lepage, tenne, presso la Loggia “Volney” di
Laval, una conferenza sull’ateismo. In tale conferenza 6 vi è un
apprezzabile equilibrio sul piano della comprensione psicologica ma non c’è
nessuna traccia di comprensione del valore iniziatico della Massoneria, mentre
troviamo che il Padre Riquet «si situa» nella «ipotesi evoluzionistica», in
quanto questa è «estremamente fruttuosa e pertanto interessante, in attesa che
si possa trovarne un’altra»; inoltre, anche questa volta il gesuita Teilhard de
Chardin serve come riferimento, particolarmente per le seguenti sue
affermazioni, definite «profondamente vere»: «Ora che all’uomo diventato adulto
si è aperto il campo delle trasformazioni mentali e sociali, i corpi non
cambiano più in modo apprezzabile... o, se cambiano ancora, sarà soltanto in
virtù del nostro industrioso controllo» (si tratta, come si sarà compreso, dell’auspicio
di alterazioni scientificamente provocabili nella struttura dell’organismo
umano); «appena, superando lo stadio inferiore e preliminare delle
investigazioni analitiche, la scienza passa alla sintesi, una sintesi che
culmina naturalmente nella realizzazione di qualche stato superiore di umanità,
subito essa si trova condotta ad anticipare ed a giocare sul Futuro e sul
Tutto» 7.
Non insisteremo su quanto sia significativo il
fatto che questi accostamenti di esponenti ecclesiastici alla Massoneria siano
stati accompagnati da richiami a Teilhard de Chardin: si tratta di un autore
ben noto, e dell’influenza connessa alla corrente di cui si rese interprete
abbiamo già parlato anche su questa rivista 8.
Durante il Concilio Vaticano II, poi, la
questione dei rapporti con i massoni non poteva non essere presa in
considerazione. Non si giunse però a nessuna modifica delle norme riguardanti
la scomunica, la cui abolizione era stata chiesta nel 1963 da Mons. Sergio
Mendez Arceo, vescovo della diocesi messicana di Cuernavaca. Per una
coincidenza per lo meno curiosa, poco tempo dopo la chiusura del concilio, quel
vescovo, a quanto risulta, dovette essere convocato a Roma per lo scandalo
suscitato dal fatto che proprio nel monastero di Cuernavaca veniva messa in
pratica la psicanalisi.
Un avvenimento di rilievo fu, nel 1966, la
decisione della conferenza dei vescovi scandinavo-baltici di permettere, ai
massoni non cattolici dei loro paesi che si convertissero al cattolicesimo, di
continuare a frequentare le proprie Logge. Tale decisione, mirante
evidentemente a togliere un ostacolo al proselitismo cattolico, ha dato luogo a
molteplici reazioni per la sua divergenza rispetto alle norme di diritto canonico
vigenti, che alcuni supposero di considerare come non più vincolanti. E fu
questa precisamente l’occasione di una messa a punto, del 17 marzo 1968,
autorevolmente confermata dalla «Congregazione per la dottrina della fede»,
dove leggiamo che «sono senza fondamento le informazioni pubblicate sia in
Italia che all’estero secondo cui sarebbe permesso alle persone convertite al
cattolicesimo, in certi paesi, di restare in seno alla massoneria; e che la
Santa Sede si proporrebbe di modificare profondamente le disposizioni canoniche
in vigore riguardanti quest’ultima. È noto che queste disposizioni prevedono la
scomunica per i cattolici che facessero parte della massoneria» 9.
* * *
La precisazione suddetta sembrerebbe tanto
esplicita e chiara da non poter lasciar dubbi sul suo significato. Tuttavia,
diversi esponenti cattolici, che pure sono ben al corrente della situazione,
hanno affermato tesi del tutto opposte, pretendendo peraltro di non essere in
contraddizione con le posizioni ufficiali della Chiesa. Così, pochi mesi dopo
la suddetta dichiarazione del Vaticano, nel giugno 1968, durante l’incontro a
Savona con il Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia, Padre Rosario Esposito
parlava della scomunica come di qualcosa di ormai superato 10; nel
settembre dello stesso anno, poi, veniva pubblicato un libro contenente le
conversazioni tra Jean Baylot e il già citato Padre Michel Riquet, il quale
sostiene la bizzarra tesi secondo cui la scomunica papale si applicherebbe
soltanto a certe «Obbedienze» massoniche da lui considerate «irregolari» (quali
il Grande Oriente e la Gran Loggia di Francia), colpevoli, a suo giudizio, di
ostilità contro la Chiesa secondo i termini del canone 2335 del Codice di
Diritto Canonico; mentre non varrebbe la scomunica contro le «Obbedienze» da
lui ritenute regolari, che hanno mantenuto un orientamento religioso 11, quali
la Gran Loggia Nazionale di Francia, e dunque anche la Gran Loggia d’Inghilterra
a cui essa direttamente rimane collegata.
Tesi tendenti a stabilire distinzioni del
genere sono state poi avanzate, con maggiore cautela, da altri scrittori
cattolici, come il gesuita spagnolo P. Ferrer Benimeli 12. Ad
ogni modo, come è stato fatto notare da varie parti, l’asserita discriminazione
tra le “Obbedienze” massoniche a favore di alcune appare logicamente
incompatibile con le attuali norme dell’autorità ecclesiastica: tra l’altro, è
facile osservare che fin dai tempi delle prime condanne, mai revocate, si
trattava di tutta la Massoneria senza alcuna distinzione, e, in modo
particolare, era presa di mira proprio quella parte di essa che faceva capo
alla Gran Loggia d’Inghilterra 13.
Ciò non ha impedito delle applicazioni piuttosto
clamorose delle tesi esposte da Padre Riquet: ci riferiamo particolarmente al
caso dello scrittore cattolico Alec Mellor, il quale, nel 1969, fondandosi su
argomenti analoghi, con la conferma di esponenti ecclesiastici pensò di poter
accedere liberamente a una Loggia facente parte della Gran Loggia Nazionale di
Francia, ritenendo di non incorrere nella scomunica 14.
Ora, è interessante prendere in considerazione
qualche dato sul modo di intendere la Massoneria da parte dei suddetti
rappresentanti cattolici che, contrariamente alle norme vigenti, tendono a un
riavvicinamento, alcuni negando fin d’ora, come abbiamo visto, la validità
della scomunica.
Padre Rosario Esposito espresse la convinzione
che la tendenza all’intesa internazionale e alla pace sociale sia il più importante
punto d’incontro con la Massoneria, in vista della formazione degli Stati Uniti
d’Europa, «in previsione della formazione degli Stati Uniti del mondo» 15.
Altrettanto profani i punti di possibile incontro additati assai recentemente
da Padre Giovanni Caprile in un articolo su La Civiltà Cattolica 16, degno
di nota anche per l’importanza di tale rivista, quale sintomo di una svolta che
va diventando più generale. Precisamente, P. Caprile (del quale si può senza
dubbio apprezzare una moderazione sul piano dei rapporti umani e “diplomatici”
in contrasto con il passato), riesce a scorgere, quali «punti di comune
aspirazione» tra religione cattolica e iniziazione muratoria, «opere
assistenziali, fraternità tra gli uomini, pace, collaborazione internazionale
ecc.»; avvertendo nello stesso tempo che «un cattolico che voglia mantenersi al
passo con la Chiesa non può arroccarsi ostinatamente in sterili posizioni
definite tradizionaliste, ma che il più delle volte poco o nulla hanno a che
fare con la sana vitalità della vera tradizione» 17.
Purtroppo, la sua critica a “tradizionalisti” cattolici non è ingiustificata,
come si vede dalla documentazione da lui citata 18, che
rivela un’innegabile ristrettezza e deformazione mentale; ma non è meno
sconfortante constatare che a tale “tradizionalismo” non si offre qui altra
alternativa che uno storicistico «mantenersi al passo» (di corsa) dei tempi, in
pratica riempiendo con contenuti profani il vuoto lasciato dalla scomparsa
della «sana vitalità della vera tradizione».
Quanto poi agli esponenti cattolici francesi
sopra citati, notiamo che Padre Riquet ha mostrato di mettere la Massoneria
sullo stesso piano del Rotary Club e dei Lions’ Club, di cui ha ricordato di
essere membro onorario 19, e che Alec Mellor pensa che i riti massonici siano perfettamente
paragonabili al «cerimoniale giudiziario, militare, universitario» 20,
giungendo non solo a ignorare, ma a negare esplicitamente e totalmente l’esistenza
nella Massoneria di quel carattere esoterico e iniziatico che ne è proprio l’essenziale
21.
* * *
Si vede dunque abbastanza bene una certa
tendenza comune che, sia pure in forme diverse, apparenta fra di loro questi ed
altri fautori di un nuovo avvicinamento fra Chiesa cattolica e Massoneria, e se
ne possono trarre le seguenti considerazioni. La Chiesa cattolica si trovava
prima in una posizione intenzionalmente difensiva, per l’esigenza di
proteggersi e di proteggere i fedeli dal dilagare di una civiltà
antitradizionale nell’ambito in cui si era precedentemente formata la
cristianità occidentale: e questa esigenza, suscettibile di gravi distorsioni,
anzitutto per un difetto di consapevolezza dei principi, venne ampiamente
sfruttata dalle correnti antitradizionali per dar luogo a forme mostruose di
ostilità contro un’eredità tradizionale di grande importanza per gli
Occidentali come quella rappresentata dall’iniziazione massonica. In seguito,
con il diffondersi in tutti i campi della “profanizzazione” dissolvente ormai
generale in Occidente, c’è sì una nuova possibilità d’incontro, ma questa volta
dalla parte della mentalità profana moderna 22, e
quindi con una incomprensione ed una estraneità allo spirito iniziatico non
meno completa che in passato. Davvero, di fronte a riavvicinamenti realizzati
in queste condizioni, non crediamo affatto che ci sia da illudersi sul valore
di eventuali intese esteriori tra membri della Massoneria e della Chiesa
cattolica, tali magari da giungere forse (come ancora non è avvenuto) a
modificare le passate condanne pontificali tuttora in vigore.
D’altra parte, se abbiamo voluto esporre
sommariamente certi dati significativi sulla situazione attuale al riguardo, con
riferimenti alla storia e anche alla cronaca degli ultimi anni, è soprattutto
per consentire di considerarne le possibili implicazioni pratiche per chi oggi,
in Occidente, aspiri alla via iniziatica: ed è appunto su questo aspetto della
questione che intendiamo ora soffermarci.
V
Massoneria e Chiesa cattolica: questioni pratiche
Per un cattolico di origine cui si presenti la
prospettiva di accedere all’iniziazione massonica, o che sia già massone, la
situazione può essere indubbiamente assai problematica, se si tiene conto della
duplice esigenza iniziatica e religiosa 23. Qualora, com’è ben
comprensibile, egli pensi anzitutto a mantenere la propria partecipazione alla
religione cattolica, egli, in seno alla Chiesa, si troverà oggi (come si sarà
capito da quanto precede) di fronte a opinioni e giudizi confusi e contraddittori,
ben lontani dall’ordine che dovrebbe essere offerto da una dottrina e da una
legge tradizionale a qualsiasi livello. Peraltro, a meno di non più
sottomettersi al vertice dell’autorità ecclesiastica (cosa che ci porterebbe al
di fuori delle premesse considerate), bisogna pur riconoscere che restano
ancora in vigore le norme più volte riconfermate; benché sia paradossale che da
varie parti si preannunci un prossimo Codice di Diritto Canonico completamente
diverso, e che persino esponenti episcopali suggeriscano esplicitamente di
regolarsi già come se fossero approvati i profondi mutamenti che si suppone
verranno stabiliti prossimamente! A questo proposito, non possiamo fare a meno
di ricordare nuovamente le parole conclusive della prima Bolla di scomunica
tuttora vigente: «E che nessuno sia tanto temerario da osare attaccare o
contraddire la presente dichiarazione, condanna, proibizione e interdizione; se
qualcuno portasse a tal segno la sua temerarietà, sappia che incorrerà nella
collera di Dio Onnipotente e dei Beati Apostoli Pietro e Paolo» 24!
In queste condizioni, indipendentemente dalle
ragioni più o meno ingiustificabili della scomunica, qualora un massone
assumesse la via di ignorarla e di praticare i sacramenti, bisogna pur
ammettere che sussisterebbe di fatto una netta irregolarità nei rapporti tra la
Chiesa dispensatrice dei sacramenti ed il massone che li riceverebbe, con
conseguenze rituali dubbie e possibili effetti squilibranti nel dominio
sottile, che dovrebbe invece servire armonicamente di supporto all’influenza
spirituale.
Se si volessero evitare i pericoli di una tale
situazione, si potrebbe supporre una pratica religiosa cattolica limitata ad
una partecipazione extra-sacramentale, la quale potrebbe in effetti mantenere
un suo significato, anche se è chiaro che si tratterebbe di qualcosa di
estremamente incompleto.
Per non trascurare nessuna eventualità,
possiamo considerare poi il caso, a dire il vero eccezionale e alquanto
problematico, che il massone cattolico ottenga ufficialmente dalla stessa
autorità ecclesiastica competente (papale o episcopale) un annullamento della
scomunica. A quanto ci risulta, però, tale annullamento presuppone un’esplicita
abiura del giuramento prestato all’atto dell’iniziazione e di ogni riunione
massonica (particolarmente per quanto concerne il segreto), e senza dubbio una
simile abiura presenta sempre una particolare gravità, soprattutto dal punto di
vista rituale, con tutte le incalcolabili conseguenze che ne derivano per l’iniziato
spergiuro.
Sussisterebbe infine, in casi personali
speciali, la possibilità di una forma di sospensione (anziché annullamento)
della scomunica, senza violazione esplicita del giuramento massonico. Peraltro,
è comprensibile che un simile privilegio, se così possiamo chiamarlo, venga
applicato a persone che si trovano sotto il diretto controllo del clero o che
operano addirittura per incarico di esso, a fini informativi e di presenza in
determinati ambienti, in un senso dunque assai estraneo alle finalità che qui
possono interessare.
Dobbiamo poi aggiungere che, se ci riferiamo a
chi abbia preso coscienza della sua aspirazione iniziatica in virtù dell’opera
di René Guénon ed intenda basarsi su di essa, questi non potrà fare a meno di
tener contò dell’affermazione secondo la quale i riti della religione
cattolica, se possono ancora avere un valore ai fini della salvezza, «non
possono più servire come base o come punto di partenza per una realizzazione
iniziatica», tanto che essi possono diventare un «ostacolo in rapporto a
possibilità di un altro ordine» 25.
Concludendo su questo particolare argomento,
diremo che, nonostante tutte le riserve indicate, non si deve escludere in modo
assoluto la possibilità di qualche forma di coesistenza, per certuni, tra l’appartenenza
alla Massoneria e la partecipazione alla religione cattolica romana. Dovrebbe
peraltro essere evidente che l’attuale inesistenza 26 di un’élite
intellettuale occidentale completa verso l’alto implica che attualmente un
eventuale connubio tra le due istituzioni tradizionali occidentali rimaste – l’esoterismo
massonico e l’exoterismo cattolico – non risolve affatto la questione della
ricerca di un’iniziazione effettiva, la quale presuppone l’aiuto che può essere
dato soltanto dalla tradizione integrale vivente, sempre presente nel mondo
umano anche se sempre più difficile da ritrovare. Ma chi riuscirà ad affrontare
correttamente oggi tale questione fondamentale, dopo aver ricevuto un’iniziazione
muratoria da vivificare?
Rivista di studi tradizionali N. 37
Luglio – Dicembre 1972
VI
Alla ricerca dell’iniziazione effettiva *
Nella presente serie di articoli, abbiamo
tenuto a denunciare varie tendenze alla deviazione e alla sovversione che
insidiano la Massoneria contemporanea. C’è però un dato di fatto che già di per
se stesso dovrebbe imporsi all’attenzione di chi sia animato da una seria
aspirazione iniziatica: l’iniziazione massonica è praticamente l’unica forma di
iniziazione occidentale che, eccezionalmente e a dispetto di ogni avversario
esterno ed interno, si è mantenuta diffusa ed accessibile nell’ambiente in cui
viviamo. Anche in Italia vi sono attualmente parecchie migliaia di persone che
hanno avuto accesso all’iniziazione muratoria, così come esistono parecchie
decine di Logge in attività.
Questo solo fatto non può certo essere casuale
(come non è casuale ad esempio la circostanza che nell’opera di René Guénon la
massima parte dei riferimenti specifici all’iniziazione riguardi appunto l’iniziazione
massonica).
E chiunque, nel mondo occidentale moderno,
abbia riconosciuto il valore incommensurabile e definitivo dell’iniziazione, al
di là dei limiti della vita e della morte umana, non può non essere indotto per
lo meno a riflettere sulla portata della permanenza della Massoneria, anche se
attraverso di essa si consideri soltanto la possibilità di ricevere un’iniziazione
che, a motivo di condizionamenti estremamente sfavorevoli, rimanga allo stato
virtuale nel corso della presente esistenza terrestre.
Peraltro, beninteso, non intendiamo affatto
affermare che sia ammissibile perseguire il legame iniziatico senza
preoccuparsi delle circostanze e delle persone con cui può attuarsi. A questo
proposito, anche nei casi in cui si abbiano ragioni di ritenere che si tratti
veramente di iniziazione e non di ciarlataneria, è pur sempre indispensabile
agire con la dovuta cautela e discernimento, per quanto è possibile a chi per
definizione è ancora soltanto un profano. In effetti, il rapporto iniziatico
comporta o dovrebbe comportare legami di una tale profondità e intimità che non
si può certo procedere con leggerezza. E d’altra parte, dal punto di vista che
qui ci interessa, non insisteremo mai abbastanza su quel presupposto di
chiarificazione teorica in mancanza del quale non consiglieremmo di
intraprendere assolutamente nulla 1.
Vi è, a questo riguardo, una situazione che
può apparire paradossale, ma a cui non si può sfuggire: nella presente
confusione, prima ancora di diventare “apprendisti” nella via iniziatica dei “piccoli
misteri” occorrerebbe avere già compreso e approfondito in una certa misura,
sia pure soltanto teoricamente, la dottrina tradizionale, nella sua essenza
metafisica e con una certa presa di coscienza della situazione cosmologica in
cui ci troviamo. È questa, infatti, una condizione fondamentale per premunirsi
(ammesso che ciò sia consentito dalle proprie qualificazioni) contro ogni sorta
di pericoli di deviazione, e per ricercare poi una via che conduca verso la
realizzazione iniziatica effettiva.
Venendo a sfiorare qui il problema del
passaggio dall’iniziazione virtuale a quella effettiva, nel quale è insito in
fondo il compimento stesso della “Grande Opera”, dobbiamo dire che un argomento
di tale natura non può certo essere adeguatamente considerato, se non all’interno
della forma iniziatica di cui si tratta. Vi sono, però, alcune indicazioni di
massima che pensiamo si possano esporre in questa sede.
* * *
È stato osservato che nelle condizioni attuali
l’iniziazione muratoria, pur conservando i suoi riti e i suoi simboli, si
presenta incompleta, e per così dire senza base e senza vertice, lasciando così
spazio a determinazioni estranee alla sua autentica natura iniziatica.
Quando si parla della mancanza di una base per
l’iniziato massone dei nostri giorni, ci si può riferire all’assenza di base
operativa del mestiere, che effettivamente, in condizioni più normali, era tale
da ordinare praticamente l’attività quotidiana del “Libero Muratore”. Peraltro,
occorre tener presente che il concetto di “operatività” non deve essere
ristretto esclusivamente all’esercizio del mestiere. Ricordiamo, in
particolare, che René Guénon, pur avendo messo in evidenza l’importanza rituale
che ebbe il compimento di questo come di altri mestieri tradizionali, parlava
della permanenza della possibilità di «un ritorno allo stato “operativo”»
2, senza che questo debba intendersi come un ritorno alla costruzione di
edifici in muratura, e senza peraltro significare un’attività qualsiasi in
senso profano. Vi sono dunque altri modi di “operatività”, nell’ambito che deve
essere proprio all’iniziazione massonica a motivo della sua stessa natura, e ci
basti aver indicato qui l’esistenza di questa possibilità.
Sempre parlando di mancanza di base, nell’iniziazione
massonica, ci si può inoltre riferire alla mancanza di una base religiosa o “exoterica”,
tale da implicare anche una legislazione tradizionale suscettibile di regolare
ritualmente la vita del Massone. È noto che i Massoni medioevali avevano
normalmente la loro base religiosa nel cattolicesimo, come era espressamente
affermato nei loro rituali, e c’è naturalmente da pensare che essi, in quanto
iniziati, potessero allora realizzare in quei riti una dimensione più profonda
di quella solitamente compresa dalla stessa gerarchia ufficiale del clero. D’altra
parte, già ci siamo ampiamente soffermati ad analizzate la situazione dei
rapporti fra iniziazione massonica e religione cattolica nel mondo
contemporaneo, ricordando tra l’altro il giudizio negativo di René Guénon
quanto alla possibilità che quest’ultima rappresenti oggi una base valida per
una via iniziatica 3. Se poi si pensa che alle varie forme di protestantesimo non può
essere riconosciuto nessun valore rituale tradizionale, bisogna ammettere che
le affermazioni di René Guénon sulla «necessità dell’exoterismo tradizionale»
pongono problemi che possono essere di ben difficile soluzione 4. Ed
effettivamente, per chi non sia praticamente in grado di risolverli, vi sarà un’esigenza
insoddisfatta e una situazione di incompletezza, della quale è peraltro meglio
essere coscienti piuttosto che illudersi.
Anche in questo caso, però, sarebbe certamente
errato cedere allo scoraggiamento pensando che non vi sia nulla da fare, o
addirittura rinunciando a perseguire l’ottenimento dell’iniziazione soltanto
perché, dal proprio punto di vista del momento, non si veda il modo di
rimediare a tale incompletezza.
Del resto, anche in mancanza della
partecipazione a un exoterismo religioso ed a una legislazione tradizionale, o
in aggiunta ad essa quando tale esigenza venga soddisfatta, non bisogna
dimenticare che nella stessa Massoneria attuale, nei suoi simboli e più
esplicitamente in rituali comunemente diffusi, si trovano quanto meno direttive
fondamentali che dovrebbero servire di base per l’orientamento della mentalità
e del comportamento dell’iniziato, estremamente importanti anzitutto sull’arduo
cammino di quella purificazione e “squadratura” della “pietra greggia” senza la
quale non c’è la possibilità di compiere neppure i primi passi della via
iniziatica. Si tratta di questioni anche elementari che troppi hanno l’abitudine
di trascurare o disprezzare, talvolta perché si sentono ben al di là di
insegnamenti di cui vedono solo l’aspetto “moralistico”, mentre in realtà si
tratta di condizioni scomode ma, in concreto, “tecnicamente” indispensabili.
* * *
Veniamo ora alla questione in certo modo assai
più ardua di quella che ha potuto apparire come una fondamentale carenza di
vertice nell’attuale iniziazione muratoria, cercando di chiarire in che senso
sia ammissibile tale giudizio e in che senso sia invece da rettificare.
Non c’è dubbio che il vero vertice dell’iniziazione
è la fonte stessa dell’influenza spirituale, la quale, rispetto all’individualità
umana, si identifica essenzialmente al “Maestro interiore”; e, come scriveva René
Guénon, «che sia o no un Guru umano, il Guru inferiore è
presente sempre, dato che è una cosa sola con il “Sé” vero e proprio;... da
questo punto di vista bisogna mettersi se si vogliono capire pienamente le
realtà iniziatiche» 5. D’altra parte, il Maestro iniziatico umano è in fondo «la
rappresentazione esteriorizzata e come “materializzata” del vero Guru
interiore; e, se la sua funzione risulta necessaria, ciò è dovuto al fatto che
l’iniziato, finché non è pervenuto ad un certo grado di sviluppo spirituale»
(senza dubbio assai avanzato!), «è incapace di entrare direttamente in
comunicazione cosciente con quest’ultimo» 6.
È dunque naturale che l’aspirante all’iniziazione
effettiva consideri di estrema importanza l’incontro con un autentico Maestro
iniziatico umano, analogo appunto a quello che è il Guru della
tradizione indù, con tutto ciò che questo comporta come impegno e sottomissione
e come concretamento di un’apertura verso l’assimilazione dell’influenza
spirituale 7.
A questo riguardo, il contatto con la
Massoneria ha potuto essere per taluni sconcertante e tale da produrre uno
scoraggiamento che però in definitiva, benché comprensibile, non si può dire
per questo giustificato 8.
In effetti, nell’iniziazione massonica vi sono
sì molteplici rapporti gerarchici funzionali, ma non c’è nulla che corrisponda
al Guru 9 ed alla sua funzione esclusiva e globale per il discepolo. René Guénon
ebbe cura di chiarire questo punto importante, parlando della “presenza
spirituale” che, nell’iniziazione muratoria, ha come supporto una collettività
articolata di Massoni ritualmente riuniti. Naturalmente, ciò comporta allora il
problema di essere partecipi di un “lavoro collettivo” svolto da un insieme di
Massoni sufficientemente omogeneo e ricettivo nei riguardi della “presenza
spirituale”, senza interferenze che, in uno qualsiasi dei suoi membri,
potrebbero impedirne l’efficacia nel lavoro iniziatico comune; mentre è oggi
inevitabile che molto spesso si incontrino influenze profane d’ogni genere, tra
le quali le peggiori sono proprio quelle che pretenderebbero di fornire una
direttiva “esoterica”. Peraltro, a questo proposito, può essere anche molto
importante tener presente che ogni Loggia svolge i suoi lavori iniziatici in
modo autonomo, pur nel rispetto dei legami con gli altri membri della stessa
organizzazione iniziatica, che tra di loro reciprocamente riconoscono tale
autonomia.
Riconsideriamo dunque la questione della
mancanza o del ritrovamento d’un “vertice” nell’iniziazione massonica, potremmo
dire, sotto l’aspetto sopra indicato, che si tratta appunto di realizzare le
condizioni in cui la collettività di una Loggia sia realmente un supporto per
un intervento efficace della “presenza spirituale”, destinata poi a operare in
ciascuno secondo le sue qualificazioni ed il suo lavoro personale.
Qualcuno ha voluto vedere in questa assenza di
un’autorità centrata in un Maestro e nel suo insegnamento una ragione di
superiorità dell’iniziazione massonica rispetto ad altre forme iniziatiche
(particolarmente orientali), in quanto in tal modo la Massoneria non pone
limiti alla ricerca dell’iniziato.
Ora, questo potrebbe senza dubbio essere vero
se il confronto avvenisse tra la situazione di un massone e quella di chi si
ponga alle dipendenze di un “direttore spirituale”, fatto per scaricare su di
lui il proprio lavoro interiore e di ricerca. Sennonché, dove realmente esiste,
il Maestro iniziatico è tutt’altra cosa, conducendo in definitiva, sia pure
attraverso le forme e le tecniche di ciascuna via iniziatica, proprio alla
rottura di tutti gli equilibri parziali e al superamento di tutti i limiti. Ed
è fin troppo facile che invece il compiacimento per l’assenza di limiti imposti
alla libertà di ricerca di ciascuno nasconda la soddisfazione di potersi
liberamente rinchiudere in pregiudizi e orizzonti in vario modo limitati.
A questo punto, è necessario tener presente
che la “discesa” della “presenza spirituale” nel lavoro iniziatico è
coscientemente realizzata e pienamente efficace soltanto quando si tratti di
iniziati effettivi già pervenuti ad un grado avanzato di sviluppo spirituale 10;
mentre negli altri casi l’efficacia di questa presenza sarà di fatto
condizionata dalle qualificazioni e dall’attitudine più o meno consapevole di
ciascuno nei riguardi delle influenze spirituali e delle gerarchie iniziatiche
che le mantengono nel nostro mondo. E forse non sarà inutile ricordare, a
proposito di gradi e di gerarchie iniziatiche, certe distinzioni senza le quali
sarebbero inevitabili gravi equivoci.
Vi sono, nella Massoneria attuale, gerarchie
ufficiali legate al tipo di organizzazione in “Obbedienze” (“Grandi Logge” o “Grandi
Orienti”), che tendono a raggruppare tutte le Logge esistenti in determinate
aree geografiche. Ora, questo tipo di organizzazione, con le cariche ad esso
inerenti, se può indubbiamente presentare qualche vantaggio sul piano pratico,
è però tipicamente moderno ed ereditato ad imitazione della Gran Loggia d’Inghilterra
(paese dove del resto esistono ancora Logge “antiche”, di origine operativa,
che alla Gran Loggia non hanno mai aderito 11).
Ricordiamo che, in particolare, René Guénon fu molto esplicito su questo punto,
insistendo sul fatto che la costituzione stessa della prima Gran Loggia
rappresentò una vera e propria deviazione rispetto alla Massoneria operativa, «difetto
originale che è in realtà quello di tutto il regime delle Grandi Logge, cioè
della Massoneria speculativa stessa» 12. E neppure si può certo
confondere la gerarchia spirituale con la successione degli “Alti Gradi” 13, che
del resto non entra in considerazione in rapporto ai tre gradi fondamentali
dell’iniziazione massonica. Non si tratta qui di negare che in tali “Alti Gradi”
vi siano elementi simbolici e rituali validi, rielaborati e con mescolanze
molteplici. Ma, senza voler minimamente infirmare il rispetto dovuto alle
persone e alle loro dignità, intendiamo quello che è stato espresso nel modo
più efficace da René Guénon quando scriveva: «Basta soffermarci un attimo
sulle vestigia di iniziazioni che ancora sussistono in Occidente per rendersi
conto di come certa gente, priva di “qualificazione” intellettuale, tratti i
simboli proposti alla sua meditazione, e per essere certi che essi, qualsiasi
titolo rivestano o qualsiasi grado iniziatico abbiano “virtualmente” ottenuto,
non riusciranno mai a penetrare il vero significato anche solo di un minimo
frammento della gerarchia misteriosa dei “Grandi Architetti d’Oriente e
d’Occidente”» 14.
Lasciando dunque da parte per quanto qui ci
interessa tali forme di gerarchie e di gradi, restano da considerare anzitutto
i gradi ed i rapporti funzionalmente validi all’interno di ciascuna Loggia, il
cui pieno rispetto è in effetti fondamentale per lo svolgimento stesso dei
lavori iniziatici, ed anche per evitare conseguenze pericolose e del tutto
contrarie a quelle che un aspirante all’iniziazione effettiva si dovrebbe
prefiggere.
Peraltro, al di fuori e al di là delle
funzioni esplicitamente stabilite, e indipendente dalle apparenze, vi sarebbe
da considerare una gerarchia di gradi di realizzazione iniziatica effettiva; e
la presenza attuale nel mondo di coloro che sono assimilati in tale gerarchia è
della massima importanza, poiché essi adempiono a una funzione di fatto nell’aprire
o mantenere aperti quelli che, in senso figurato, sono i canali attraverso i
quali agiscono le influenze spirituali.
Dovrebbe dunque essere evidente che la
possibilità di un lavoro iniziatico collettivo, nell’iniziazione massonica, non
significa affatto che venga elusa l’esigenza di un intervento, palese o ignoto
ai più, di chi sia egli stesso un supporto cosciente dell’iniziazione
effettiva, e tale da attivare un legame operativo che risale, in definitiva, al
Centro spirituale del nostro mondo.
Ci riferiamo, insomma a coloro che sono stati
designati, dal punto di vista massonico, come i “Superiori Sconosciuti” 15.
Sappiamo bene che si tratta di un argomento che dà luogo facilmente a
fantasticherie e contraffazioni, ma ciò non toglie che le cose debbano essere
concepite in questo modo per venire intese correttamente, e pensiamo che possa
essere importante averne coscienza nell’orientarsi alla ricerca di una via
iniziatica. Se ci riportiamo ancora a René Guénon (che osò consacrare un intero
libro alla nozione del Centro spirituale supremo 16),
troviamo l’affermazione che «non ci può essere nessuna organizzazione
iniziatica pienamente degna di questo nome e con la coscienza effettiva del suo
fine, senza che vi siano degli esseri che abbiano superato la diversità delle
apparenze formali 17 al vertice della sua gerarchia» 18. Ecco
dunque la condizione in virtù della quale la questione del “vertice” iniziatico
ha effettivamente una possibilità di soluzione.
Aggiungiamo che, se ci riferiamo ancora ai
concetti esposti da René Guénon sulla Massoneria come valida iniziazione ai “piccoli
misteri”, ne risulta (tanto per la Massoneria quanto per i singoli massoni) la
permanenza della possibilità di attivare il legame d’origine di subordinazione
ai “Grandi Misteri”, come pure, all’inverso, la possibilità di deviazione se e
fino a quando tale legame non venga realizzato 19.
Osserviamo ancora che, per René Guénon, la
questione fondamentale di riattivare i legami con l’iniziazione effettiva era
in pratica strettamente connessa con l’ottenimento dell’«aiuto dell’Oriente».
E, appunto parlando della possibilità di un «aiuto dell’Oriente», lo stesso
Guénon scriveva, in una sua lettera: «Quanto all’aiuto dell’Oriente... Per
quel che riguarda la Massoneria, tutto dipende logicamente dal risultato che
potrà essere ottenuto...» 20. In altre parole, vi sono
risultati preliminari necessari ed ottenibili per rendere possibile un
intervento delle influenze spirituali di cui l’Oriente resta il depositario
integrale. Nello stesso tempo, contro ogni fallace “miscuglio” di forme
tradizionali, René Guénon avvertiva che l’auspicato aiuto spirituale, per
attuarsi all’interno della Massoneria, dovrebbe comunque realizzarsi senza “innestare”
elementi di forme orientali, ma ridestandone, con l’appoggio dell’Oriente, le «tendenze
spirituali addormentate» 21.
* * *
Non pensiamo di poter dare qui indicazioni più
specifiche. Speriamo però che le nostre osservazioni, per quanto generiche,
siano utili per qualcuno nell’orientamento della sua ricerca e nell’evitare
errori ed equivoci. In ogni caso, vorremmo che chi è stato in qualche modo
toccato dall’aspirazione all’iniziazione effettiva attraverso la Massoneria si
rendesse conto dell’importanza incalcolabile di quello che è in gioco per lui
nel cominciare a rimuovere o nel lasciare che rimangano gli ostacoli che
impediscono un intervento efficace delle influenze spirituali.
A questo proposito, ci piace ricordare una
risposta di Marius Lepage a chi affermava l’impossibilità di opporsi alla
decadenza della Massoneria: «Viviamo in anni in cui sempre più in fretta si
oscurano tutti i principi spirituali che hanno sostenuto finora la sostanza del
mondo; questo mondo crollerà presto... L’incomprensione degli uomini di fronte
all’espressione umana del sacro è il segno più grave della prossimità della
fine dei tempi. Perché affliggervi? Ciò che è deve essere, e tutte le cose
concorrono al loro fine. La decadenza apparente di tutte le organizzazioni
iniziatiche non è altro che l’effetto della corruzione degli uomini, sempre più
lontani dal Principio, in che cosa questo ci può toccare, se siamo sicuri che
questa fine di un mondo si integra nell’armonia universale e se abbiamo
compreso l’insegnamento della “Camera di Mezzo”?... È in seno alle
organizzazioni iniziatiche che, a dispetto delle loro deviazioni e della loro
alterazione, si ritroveranno gli ultimi testimoni dello Spirito, coloro per
mezzo dei quali la Lettera sarà conservata e trasmessa agli adepti a cui sarà
affidato il compito di farla conoscere agli uomini di un altro ciclo. È anche
per questo che non dobbiamo disperare: forse che sappiamo quando e come le
parole che pronunciamo ridesteranno in qualcuno dei nostri Fratelli i centri
sottili, facendo di lui un custode della tradizione?» 22.
Nello stesso tempo, però, pensiamo che
personalmente per ciascuno dovrebbe valere un detto orientale, da applicare all’impegno
e al “timore” necessario nella via iniziatica massonica come in qualunque
altra, che potremmo parafrasare così: come morto è chi non ha fede nella
Verità; come morto è chi, avendo fede nella Verità, non la mette in pratica;
come morto è chi, mettendola in pratica, non ha la retta intenzione; e, fino
alla Meta, chi la mette in pratica con retta intenzione resta pur sempre in
gran pericolo!
APPENDICE
Testo originale francese di estratti di
lettere di René Guénon citate nel corso del presente articolo.
Lettera del maggio 1935.
(a proposito dell’iniziazione massonica e del
Sufismo)
«... Je dois ajouter qu’il n’y a d’ailleurs pas
la moindre incompatibilité entre ces deux rattachements, et que, pour une même
personne, ils ne sont nullement exclusifs l’un de l’autre... D’autre part la
voie du Soufisme me paraît pouvoir mener plus loin que l’autre et donner des
résultats plus sûrs, d’autant plus que, étant donne l’état présent de la Maçonnerie,
ce dont je viens de parler aura forcément, dans une certaine mesure, le
caractère d’une “expérience”. Pour ce qui est de l’aide de l’Orient, elle va de
soi en ce qui concerne le Soufisme, et elle est en somme acquise par le fait
même du rattachement à cette forme traditionnelle. Quant a la Maçonnerie, tour
dépend logiquement du résultat qui pourra être obtenu par la constitution d’une
Loge telle que celle qui est en projet... En tout cas, ce ne sont pas les
Maçons qui doivent rejeter tout rite religieux, c’est la participation au rite
catholique qui leur est refusée, ce qui est tout différent; il est du reste
bien entendu que, pour d’autres rites également religieux, tels que les rites
islamiques, il n’existe absolument aucune difficulté de ce genre».
Lettera del 4
giugno 1938.
«... Il doit être entendu que les relations
entre des organisations appartenant à des formes traditionnelles différentes ne
sont jamais “de droit” et ne peuvent pas avoir un caractère “officiel” si l’on
peut employer ce mot en pareil cas. Même le fait qu’il y ait des membres
communs peut n’avoir pas d’autres conséquences: ici, par exemple, il y a des
membres de divers turuq qui sont Maçons en même temps, mais cela ne va
pas plus loin et la Maçonnerie n’a pas pour cela le moindre appui des turuq
comme telles. Au surplus, il va de soi qu’une organisation ne pourrait demander
un appui quelconque que si elle avait des résultats valables et sérieux à
présenter».
Lettera del 28
settembre 1933.
«... Quant aux Loges dites “clandestines” en
Angleterre, ce sont des Loges antérieures à la fondation de la Grande Loge et
qui n’ont pas voulu s’y rattacher, mais ont continué a l’ignorer purement et
simplement; il doit y en avoir encore 4 en activité».
Lettera del 1°
marzo 1934.
«... Il est certain que les fondateurs de la
Grande Loge d’Angleterre en ont dévié l’esprit, mais on ne peut cependant les
considérer comme des usurpateurs purement et simplement, puisque antérieurement
ils étaient eux-mêmes membres réguliers de l’ancienne Maçonnerie opérative.
Celle-ci, si diminuée qu’elle ait été à cette époque, n’était pourtant pas
éteinte, et elle ne l’a même jamais été, puisqu’elle existe encore
actuellement... il y a aussi les grades écossais qui ont été institués surtout
pour réagir contre l’intrusion de l’esprit protestant».
Lettera del 10
novembre 1946.
«... Il est très vrai que la Maçonnerie n’est
liée à aucune forme exotérique déterminée et que, par suite, elle n’est
incompatible avec aucune; mais d’autre part, elle constitue elle-même une forme
initiatique bien définie, dans laquelle on ne peut pas, sans la
dénaturer, introduire des éléments appartenant à d’autres initiations... on ne
peut pas dire que la tradition hébraïque soit entièrement étrangère a la
Maçonnerie, en raison du côté “salomonien” de celle-ci; il y a aussi un côté “pythagoricien”,
qui, pour être moins apparent, n’est peut-être guère moins important, surtout
sous le rapport de la filiation initiatique; mais ni l’un ni l’autre ne
permettent évidemment d’opérer une “jonction” quelconque avec le Bouddhisme,
pas plus qu’avec l’Hindouisme ou le Taoïsme. Si l’on veut réellement
entreprendre de “revivifier” la Maçonnerie on ne peut en somme que chercher à
restaurer ce qu’elle fut autrefois en tant que Maçonnerie opérative; tout le
reste ne serait que fantaisie et risquerait même, en altérant son caractère
propre, de lui faire perdre la valeur initiatique qu’elle garde même malgré
tout».
1 Cfr. l’articolo Alle soglie dei tempi della fantateologia, nel
N. 17 di questa rivista (ottobre-dicembre 1965), pag. 175.
2 Cfr. l’articolo Realizzazione spirituale e pratica della religione
cattolica, nel N. 23 di questa rivista (aprile-giugno 1967), pagg. 95-96,
dove abbiamo più ampiamente citato le affermazioni di René Guénon in proposito.
3 Un riferimento interessante in proposito si trova nel volume II di Études
sur la Franc-Maçonnerie et le Compagnonnage, pagine 166-167 (cfr. il brano
riportato nel N. 14 di questa rivista, di gennaio-marzo 1965, pag. 47), dove René
Guénon, risalendo anche al di là di Salomone, afferma pure l’esistenza di una
connessione ricollegante l’iniziazione massonica ad Abramo ed all’edificazione
della Kaabah.
4 In una lettera del 10 novembre 1946, dopo aver ricordato la
derivazione salomonica della Massoneria, René Guénon osserva precisamente: «il
y a aussi un côté pythagoricien qui, pour être moins apparent, n’est peut-être
guère moins important, surtout sous le rapport de le filiation initiatique».
5 Così, ad esempio, nel Livre dcs Métiers, fatto redigere verso
il 1268 dal Prevosto dei Mercanti di Parigi Étienne Boileau, si possono trovare
gli Statuti di numerosi mestieri, ed il quarantottesimo riguarda precisamente i
massoni operativi; esso sarebbe stato stabilito da Guillaume de Saint-Patou,
Maestro Massone di re Luigi IX.
6 Cfr. René Guénon, Études sur la Franc-Maçonnerie et le
Compagnonnage, vol. II, pagg. 73-74, dove si può leggere tra l’altro: «En
dépit de ce que prétendent de nombreux historiens, la jonction de l’hermétisme
avec la Maçonnerie remonte bien plus loin que l’affilation d’Élias Ashmole a
cette dernière (1646); nous pensons même qu’on chercha seulement, au XVIIème
siecle, à reconstituer à cet égard une tradition dont une grande partie s’était
déjà perdue... Notons
aussi qu’il exista, vers le XIVème siecle, sinon plus tôt, une Massenie du
Saint-Graal, par laquelle les confréries de constructeurs étaient reliées à
leurs inspirateurs hermétistes».
7 Ciò non significa affatto che dopo quell’epoca non abbiano continuato
a sussistere delle Logge dell’antica Massoneria operativa, sia in Gran Bretagna
che altrove.
8 Su questo argomento, cfr. i brani e i riferimenti citati nei numeri 14
e 15 di questa rivista, pagg. 45-46 e pagg. 74-76, riguardanti i due volumi di Études
sur la Franc-Maçonnerie et le Compagnonnage. Un autore massonico
recentemente passato all’“Oriente eterno”, Jean Palou, in un libro ben
apprezzabile per altri aspetti e che pure ha dedicato alla memoria di René
Guénon (La Franc-Maçonnerie, Éd. Payot, I ed. 1964, II ed. 1966), ha
creduto bene di smentirlo su questo punto, giustificando la sua critica con l’osservazione
che «vi sono sparse in Anderson tracce di conoscenze esoteriche abbastanza
profonde», le quali sarebbero comprovate dall’uso, da parte di Anderson, di
certe espressioni tradizionali, come «Ultima Tule» e «Chiave di Volta» (Cope-Stone),
ad esempio nella frase «... queste obbligazioni saranno da voi osservate...
coltivando il Fraterno Amore, Fondamento e Chiave di Volta, Cemento e
Gloria di questa antica Confraternita». In realtà ci sembra ovvio che si
debbano ritrovare negli scritti di Anderson anche espressioni tratte dal
vocabolario tradizionale e massonico, usate del resto più o meno a sproposito,
ne si può certo pensare che la sua ignoranza della Massoneria fosse totale. L’affermazione
critica del Palou, anziché essere convincente, ci sembra dunque piuttosto un’espressione
tipica di quei “guénoniani” (ne conosciamo altri) che ci tengono molto a “saperla
più lunga”, forse anche per compensare l’incapacità di un loro più serio
impegno effettivo in un senso tradizionale.
9 Su questo stesso argomento riteniamo opportuno ricordare l’importante
articolo di René Guénon su Punto di vista rituale e punto di vista morale,
pubblicato nel N. 14 (gennaio-marzo 1965) della presente rivista, e incluso nel
volume Iniziazione e realizzazione spirituale (Edizioni Studi Tradizionali,
1967).
10 Nel suo Manuel, Gaston-Martin giunge ad affermare che i
banchetti delle Loges de Table «avevano finito con l’assorbire tutto lo
zelo» dei Massoni moderni inglesi, mentre ugualmente il Bushing fece notare nel
1783 il «carattere basso e materiale dei Massoni inglesi» (citalo da B. Fay in La
Franc-Maçonnerie et la révolution intellectuelle du XVIII siècle, pag.
138).
11 Cfr. il capitolo XXVII (Résidus psychiques) dell’opera di René
Guénon Le Règne de la Quantité et les Signes des Temps, la cui traduzione
verrà pubblicata prossimamente dalle Edizioni Studi Tradizionali.
12 Su questo argomento, fondamentale per comprendere le ragioni profonde
di ciò di cui parliamo, rimandiamo i lettori ai capitoli XXXIX e XL degli Aperçus
sur l’Initiation (Considerazioni sulla Via iniziatica): Grand
mystères et petits mystères e Initiation sacerdotale et initiation
royale.
13 È curioso osservare che tale epoca di supremazia dell’Impero
Britannico era stata predetta da Nostradamus, precisamente nella centesima
quartina della decima Centuria («Le Grand Empire sera par Angleterre...»),
che diede persino un’indicazione della sua durata («ans plus de trois cens»):
un segno di più che tutte queste vicende non sfuggono a un destino, o, per
meglio dire, a un ordine ben stabilito, concorrendo in realtà al compimento del
«piano del Grande Architetto dell’Universo», nel quale anche gli squilibri
parziali hanno il loro posto per la realizzazione dell’equilibrio universale.
14 Un esempio che sarebbe forse interessante approfondire è quello dell’azione
svolta attraverso la Massoneria in India, azione alla quale partecipò
notoriamente il celebre Rudyard Kipling; anche la colossale mistificazione
della “Società Teosofica” non è senza rapporto con l’utilizzazione di ambienti
massonici, come René Guénon ha documentato in Le Théosophisme, Histoire
d’une pseudo-religion (cfr. soprattutto il cap. XXV).
15 Insistiamo sull’interpretazione e sulla mentalità con la quale il
trinomio in questione è stato concepito, in quanto si possono pure trovare in
esso significati del tutto legittimi ed utili alla riflessione, anche da un
punto di vista iniziatico. A questo argomento accennammo già nel N. 15 di
questa rivista, pag. 77.
16 Cfr. Albert Lantoine, Histoire de la Franc-Maçonnerie française
dans l’État; cfr. anche René Guénon, Études sur la Franc-Maçonnerie et
le Compagnonnage, vol. I, pag. 107 e pag. 114, nonché vol. II, pag. 100.
Citiamo ancora a questo proposito un episodio significativo di cui si ha
precisa conoscenza: quando, il 7 luglio 1789, un membro della Loggia “L’Union”
di Laval, durante la celebrazione della festa di S. Giovanni d’estate, ebbe l’ardire
di indirizzare un augurio all’opera degli Stati Generali («Puissent les
États-Généraux imiter les Enfants de la Veuve...»), ciò provocò una vivace
opposizione e poi l’intervento dell’Obbedienza massonica, la quale stabilì che
«tale discorso non può essere considerato massonico perché tratta di argomenti
estranei alla Massoneria, il che è contrario ai regolamenti» (cfr. André Bouton
e Marius Lepage, Histoire de la Franc-Maçonnerie dans la Mayenne (1756-1951),
Le Mans, 1951).
17 Cfr. a questo proposito l’articolo di R. Guénon Sur la
“glorification du travail”, incluso in Iniziazione e realizzazione
spirituale (cap. X).
18 Cfr. l’opera già citata Le Règne de la quantité et les Signes des
Temps, particolarmente l’introduzione e il cap. XVIII: Mythologie
scientifique et vulgarisation, e il capitolo IV di La Crise du Monde
moderne, di R. Guénon. Cfr. anche la recente opera di Titus Burckhardt Scienza
moderna e saggezza tradizionale (Boria, 1967).
19 Per una critica approfondita dell’ideologia democratica, rimandiamo il
lettore al capitolo VI (Le chaos social) dell’opera di René Guénon La
Crise du Monde moderne.
20 Ad altre “interferenze” deleterie assai facili a scorgere, come quelle
di ambizioni ed interessi personali, non abbiamo neppure pensato che fosse il
caso di accennare qui, dato il loro carattere fin troppo evidentemente
negativo, e del resto non certo esclusivo dell’organizzazione massonica.
21 Su altri aspetti di una ricerca in tal senso pensiamo di ritornare
prossimamente, mentre d’altra parte osserviamo che ci potrebbe interessare
conoscere il pensiero e i problemi di coloro che sono giunti a porsi la
medesima questione.
22 D’altra parte, beninteso, non intendiamo affatto mettere in dubbio la
possibilità che costoro, nei casi più favorevoli, appoggiandosi all’iniziazione
muratoria, abbiano conseguito un miglioramento dello loro qualità individuali,
che in altre condizioni potrebbe avere un valore preparatorio in funzione della
“Grande Opera”; né intendiamo contestare il merito consistente, a volte tra
difficoltà e persecuzioni d’ogni genere, nel mantenimento e nella trasmissione
dell’influenza spirituale iniziatica, sia pure in massima parte incompresa.
1 Si tratta di una questione che dovrebbe naturalmente essere affrontata
all’interno delle organizzazioni massoniche, e che non sta a noi di esaminare;
ricordiamo d’altra parte che René Guénon, a proposito della questione di un
«rinnovamento del rituale» massonico sollevata da Oswald Wirth, avvertiva che
si tratta di un argomento «assai pericoloso» (bien dangereux), e si
domandava: «forse che vi sarebbero molte probabilità che gli incaricati di
questo compito siano capaci di discernere l’essenziale, che non può in nessun
caso essere modificato, sotto pena di irregolarità od anche di nullità dal
punto di vista della trasmissione iniziatica?» (recensione sulla rivista Symbolisme,
pubblicata su Études Traditionnelles del luglio 1938; cfr. pag. 295 del
vol. I di Études sur la Franc-Maçonnerie et le Compagnonnage, 1964).
2 Il testo di questo discorso è stato ripubblicato nell’appendice del volume
di Jean Palou, La Franc-Maçonnerie (Payot, 1966).
3 Senza dubbio, Ramsay sperava in un appoggio politico da parte delle
autorità francesi. È noto che egli indirizzò la richiesta di «sostenere la
Società dei Massoni nei grandi scopi che essa si prefigge» al Primo Ministro,
Cardinale Fleury, e in margine alla richiesta fu poi annotato: «Il Re stesso se
ne è burlato»!
4 Ramsay era stato discepolo di Fénelon, fu precettore dei figli del
duca di Bouillon, del principe di Turenna e dei figli di Carlo Edoardo Stuart.
Egli si proponeva di attuare il proposito di «rendere l’ateo deista, il deista
cristiano, il cristiano cattolico», ed ebbe l’appoggio di gesuiti influenti;
ciò fu all’origine della favola, diffusa poi in particolare dagli occultisti,
di una pretesa oscura direttiva gesuitica nella costituzione degli “alti gradi”
massonici.
5 L’elaborazione più duratura dei rituali dei 33 gradi, fu in Francia
quella operata nel 1804 dal Conte di Grasse-Tilly, di ritorno dall’America,
dove il primo “Supremo Consiglio” del 33° grado si era costituito a Charleston.
6 In favore del re Giacomo II spodestato e rifugiatosi in Francia nel
1689.
7 Cfr. anche René Guénon, Études sur la Franc-Maçonnerie et le
Compagnonnage, vol. I, pag. 267.
8 Cfr. ad esempio Serge Hutin, La Massoneria, pag. 75 dell’edizione
italiana (Mondadori, 1961). Per quel che riguarda le prime notizie reperibili
sulla Massoneria “scozzese”, può essere interessante ricordare che già nel 1742
l’abate Pérau scriveva in una lettera: «... Non ignoro che corrono voci incerte
tra i Massoni (il court un bruit vague parmi les Francs-Maçons), a proposito di
un certo Ordine che chiamano “gli Scozzesi” (“les Ecossois”), superiore,
secondo quanto si pretende, ai Massoni ordinari, e che hanno i loro segreti
particolari...» (citato da Jean Palou, in La Franc-Maçonnerie, pag.
125).
9 Citeremo qui l’interpretazione secondo cui i “Riti Scozzesi” massonici
si ricollegherebbero in qualche modo a quelli dell’esoterismo che probabilmente
esistette un tempo in seno all’antica Chiesa di rito celtico (esoterismo a cui
fece allusione René Guénon: cfr. Aperçus sur l’Ésotérisme Chrétien, pag.
86), e che sarebbe stato all’origine dello stile ogivale o gotico: per una
documentazione a favore di tali ipotesi, cfr. Cahiers de la Grande Loge de
France, giugno 1949, pag. 23.
10 Cfr. René Guénon, La “parola perduta” e le parole sostituite,
nel n. 8 della presente rivista, pag. 169. Ricordiamo che, nella stessa
occasione, Guénon precisava di aver usato il termine “ricordi” (souvenirs),
riferito agli elementi venuti a sovrapporsi alla Massoneria, per considerare il
caso di un inserimento privo di una filiazione tradizionale diretta, né ci
sembra che il termine “vestigia” (vestiges) sia molto meno restrittivo.
D’altra parte, sempre nel medesimo articolo, si parlava anche di quegli altri
elementi degli “alti gradi” che hanno un legame diretto con l’iniziazione
muratoria; ma, a proposito della loro efficacia, René Guénon scriveva che «il
meno che si possa dire è che essa, nella maggior parte dei casi, e
deplorevolmente sminuita dall’aspetto frammentario e troppo spesso alterato in
cui si presentano attualmente i rituali corrispondenti».
11 La “conservazione” di cui parlava Guénon nel brano citato ci fa
pensare piuttosto a un fenomeno in certo modo analogo a quello degli elementi
trasmessi da fonti tradizionali nel “folklore”, anche se nel caso degli “alti
gradi” massonici esiste, beninteso, una cornice rituale iniziatica. Né ci
sentiremmo di sottoscrivere le affermazioni recenti di Denys Roman circa «l’ordine
che regna nel caos apparente dei gradi massonici» (con riferimento agli “alti
gradi”) e la «mirabile unità che si manifesta nella loro diversità» (cfr. Études
Traditionnelles, luglio-ottobre 1968, pag. 237); e il brano citato nel
seguito del testo ci pare utile per rettificare opportunamente certi
entusiasmi, a cui non siamo sicuri che sia estranea la preoccupazione di essere
soddisfatti di ciò che si possiede.
12 Così, ad esempio, nel “Rito Scozzese Antico ed Accettato”, la maggior
parte dei gradi superiori al terzo non sono mai praticati e sono conferiti
semplicemente “per comunicazione” (secondo la classificazione data da Jules
Boucher ne La Symbolique maçonnique, gli “alti gradi” effettivamente
conferiti mediante una «cerimonia di iniziazione» sono soltanto il 4°, il 12°,
il 13°, il 14°, il 18° e gli ultimi quattro).
13 Cfr. René Guénon, Études sur la Franc-Maçonnerie et le Compagnonnage,
vol. II, pag. 269.
14 Per più ampie notizie al riguardo, cfr. gli articoli di René Guénon, Un
nouveau livre sur l’Ordre des Elus Coens, À propos des “Rose-Croix
Lyonnais”, e L’enigme de Martinès de Pasqually, inclusi nel primo
volume di Études sur la Franc-Maçonnerie et le Compagnonnage.
15 Il nome di “martinismo” deriva da quello di Louis-Claude de
Saint-Martin, che entrò nell’ordine degli Elus Coens, ma che poi lo abbandonò
per assumere una posizione misticheggiante al di fuori di ogni pratica e
ricollegamento iniziatico (su questo argomento, cfr. i numerosi riferimenti
contenuti in Études sur la Franc-Maçonnerie et le Compagnonnage, vol. I,
pagg. 105, 141-143, 270-271, e vol. II, pagg. 95, 110, 229-232). Ciò implica
che anche i legami con Louis-Claude de Saint-Martin non possono essere che
puramente “ideali”, e di fatto ciò a cui attualmente si dà di solito il nome di
“martinismo” non è nient’altro che un’organizzazione di massoni costituita da
Philippe Encausse (più noto con lo pseudonimo di “Papus”) con tendenze “occultista”
che, in aggiunta ai riti massonici, si appoggia a cerimonie prive di qualsiasi
vera validità tradizionale. Quanto poi a un preteso “martinesismo” ricollegato
a Martinès de Pasqually, anch’esso non può che avere un significato puramente
ideale e per nulla iniziatico, dato che non è possibile l’esistenza di un
ricollegamento, a un ordine come quello degli Elus Coens, da molto tempo
estinto.
16 Secondo il barone von Hund, nel secolo XIV, dopo la condanna dei
Templari, il Gran Maestro provinciale dell’Alvernia Pierre d’Aumont sarebbe
fuggito con due commendatori e cinque cavalieri. Essi si sarebbero nascosti
sotto gli abiti di operai muratori e avrebbero poi ritrovato in Scozia altri
membri dell’Ordine. La loro iniziazione si sarebbe conservata adottando simboli
presi dall’arte della costruzione, in seno all’iniziazione artigianale muratoria
(cfr. Serge Hutin, La Massoneria, pagg. 61-62 della traduzione
italiana).
17 Sull’importanza dell’Ordine dei Templari, che consentiva anche un
legame profondo tra Oriente e Occidente, e sulla gravità della frattura
provocata dalla sua sparizione, cfr. René Guénon, L’Ésotérisme de Dante,
cap. III; Autorité spirituelle et pouvoir temporel, 2a ed.,
pag. 82; Aperçus sur l’Ésotérisme chrétien, cap. III.
18 Cfr. R. Guénon, Études sur la Franc-Maçonnerie et le Compagnonnage,
vol. II, pag. 192: «È nel 1767 che questa scissione, “che un Potere occulto
pareva aver suscitato”, e che apparve dapprima a Vienna, si produsse nel Regime
della Stretta Osservanza. A partire da tale epoca, “pare che il barone di
Hund... avesse perduto ciò che fino allora aveva costituito la sua forza, cioè
la comunicazione con i Superiori Sconosciuti”. Quando si riunì il
Convegno di Brunswick nel 1775, “il barone di Hundt, rappresentante del Gran
Maestro Eques a Penna Rubra, non era altro che l’ombra di un’ombra”.
Forse la disgrazia aveva colpito più in alto del capo della Stretta
Osservanza, e aveva raggiunto quel Gran Maestro stesso,
intermediario tra de Hundt ed i veri Superiori Sconosciuti» (le frasi
citate nel brano suddetto sono tutte tratte da uno studio di Benjamin Fabre del
1913). Von Hund morì l’anno dopo il Convegno di Brunswick, nel 1776.
19 Il personaggio in questione è quello citato nella nota precedente con
l’epiteto latino di Eques a Penna Rubra, del quale non si conosce il
nome.
20 Cfr. R. Guénon, Études sur la Franc-Maçonnerie et le Compagnonnage,
vol. II, pagg. 193 e segg., dove si possono trovare varie notizie sui
personaggi citati. Ad esempio, a proposito di Gugomos, il principe di Carolath,
in una lettera dell’epoca, afferma che egli si serviva di «certi caratteri»
(della scrittura ebraica?) e di fumigazioni per evocare degli «spiriti»,
aggiungendo che egli aveva pure «una specie di fulmine al suo comando». Sempre
secondo il principe di Carolath, Gugomos avrebbe acquisito i suoi “poteri” in
Italia, ma egli sarebbe stato tedesco. Non sappiamo in base a quale fonte
Hutin, nel suo libro già citato, affermi invece che Gugomos era «senza dubbio
un ebreo dell’Africa del nord»; secondo quanto indicato da René Guénon nel
brano suddetto, d’altra parte, il barone von Wächter, accusatore di Gugomos al
Convegno del 1775, era discepolo di un ebreo africano che si recava spesso in
Italia e in Francia.
21 Cfr. sopra, pag. 102. Ecco la traduzione di tale questionario inviato
nel settembre 1780 da Ferdinando di Brunswick a tutte le logge della sua “Obbedienza”,
per «portare l’ordine e la saggezza nell’anarchia massonica»: «1° L’Ordine ha
forse per origine una società antica, e quel è questa società? 2° Vi sono
realmente dei Superiori Sconosciuti e chi sono? 3° Qual è il fine vero dell’Ordine?
4° Questo fine è la restaurazione dell’Ordine dei Templari? 5° In qual modo il
cerimoniale e i riti devono essere organizzati per essere i più perfetti
possibili? 6° L’Ordine deve occuparsi di scienze segrete?».
22 Cfr. l’articolo di “Ostabat”, Le Rite Écossais Rectifté et
les Origines Templières de la Franc-Maçonnerie, in Le Symbolisme,
luglio-settembre 1967, pagg. 382-408, che tra l’altro corregge varie
imprecisioni contenute ad es. in scritti di Denys Roman, Jean Palou, Mellor,
Naudon, A.G. Mackey, dimostrando quanto sia difficile, anche soltanto sul piano
dei fatti accertabili, riferire esattamente come si svolsero i complessi
avvenimenti a cui abbiamo inteso riportarci brevemente a titolo puramente
indicativo.
23 Cfr. Rev. Keith Dear, Le Convent de Wilhelmsbad et son echec, in
Le Symbolisme, novembre-dicembre 1958, pag. 115.
24 Il “Rito Scozzese Rettificato”, derivazione del “Regime della Stretta
Osservanza”, fu costituito con il convegno di Lione (detto “Convent des Gaules”)
del 1778, nel quale Willermoz ebbe una parte assai importante. Il “Rito
Scozzese Rettificato” comportava l’istituzione del grado dei “Cavalieri
Benefici della Città Santa”, «che con le loro parole e i loro esempi danno
risalto alla santa religione di Cristo... che predicano, non essi, ma il
Signore...». Purtroppo, la realizzazione adombrata in questa espressione appare
nei fatti, nel caso di Willermoz e dei suoi amici, ben lungi dall’essersi
compiuta, mostrando anzi quanto sia pericoloso e gravemente “controproducente”
appoggiarsi a pretese non ben fondate!
25 Marie-Louise de Vallière, canonichessa di Remiremont, era sorella del
commendatore dell’Ordine di Malta de Monspey, il quale la presentò a Willermoz.
Nei suoi quaderni scritti mediante “scrittura automatica” venivano rivolte
addirittura delle ingiunzioni alla Loggia di cui Willermoz faceva parte, fino
ad imporre alterazioni rituali, con la sostituzione di una “parola sacra”,
sostituzione non riconosciuta del resto in Germania, ma rimasta valida fino ad
oggi nel Rito Scozzese Rettificato quale è praticato in Francia. Per fortuna,
la soggezione di Willermoz alle “comunicazioni” di Marie-Louise de Vallière non
fu di lunga durata, anche per l’eccesso delle pretese dell’“Agente sconosciuto”
che voleva operare «la riforma di tutte le società massoniche e di tutte le
religioni umane». Su Willermoz si possono consultare le opere Les Sommeils
di Dermenghem e Un mystique lyonnais di Alice Joly. Cfr. anche il già
citato articolo di Keith Dear.
26 Le vicissitudini di Cagliostro storicamente note non si possono
spiegare considerandolo semplicemente un impostore. È difficile comprendere, ad
esempio, le ragioni che lo spinsero a recarsi a Roma nel 1789, avanzando presso
le autorità pontificie delle proposte e persistendo poi sempre in pretese tali
che (come egli non poteva ignorare a partire dal processo del 1790-91)
comportavano un’atroce condanna. Cagliostro aveva dato vita ad una Massoneria
del tutto irregolare, nella quale aveva inserito elementi dall’apparenza
ardentemente cristiana insieme con pratiche evocatorie e di genere magico o
cerimoniale; secondo alcuni, una chiave per intenderne le vicende si troverebbe
in rapporti da lui avuti, subito prima di iniziare le sue peregrinazioni, con
alti dignitari dell’Ordine di Malta (i Grandi Maestri Manoel Pinto e Emmanuel
de Rohan), ma possiamo citare questa tesi soltanto come un’ipotesi, del resto
suscettibile di interpretazioni diverse (su Cagliostro si possono consultare i
recenti scritti di Denys Roman, Cagliostro di F. Ribadeau-Dumas, in Études
Traditionnelles, gennaio-febbraio 1968).
27 Vedi René Guénon, Il Regno della Quantità e i Segni dei Tempi,
cap. XVIII: Mitologia scientifica e volgarizzazione. Nel medesimo
capitolo, si accenna a questo proposito ad uno stato di cose che «ha avuto
inizio quando lo studio e la manipolazione di certe influenze psichiche sono
caduti, se così ci si può esprimere, nel dominio profano, cosa che in certo
qual modo sta ad indicare l’inizio della fase più propriamente “dissolvente”
della deviazione moderna»: «ciò può essere fatto risalire al XVIII secolo, per
cui si trova ad essere esattamente contemporaneo dello stesso materialismo, il
che dimostra come queste due cose, contrarie solo in apparenza, dovevano andare
di pari passo».
28 Cfr. Denys Roman, Cagliostro et la Franc-Maçonnerie.
29 Cfr. Pietro Nutrizio, Operatività e Speculatività, nel n, 16 di
questa rivista, pagg. 135-140.
30 A quanto si può capire, i riferimenti di Ragon all’ermetismo hanno la
loro fonte soprattutto in Dom Pernety, che aveva fondato nel Settecento l’Ordine
degli “Illuminati di Avignone”.
31 Cfr. Ragon, Massoneria Occulta ed iniziazione ermetica,
traduzione di Gino Testi, ed. Atanòr, 1948, pag. 160.
32 Opera citata, pag. 51.
33 Idem, pag. 57.
34 Idem, pag. 89; e il Ragon commenta: «Questi fatti strani
sembrano soprannaturali (!); denominazione data impropriamente a ciò che non si
comprende, perché nulla può essere soprannaturale vale a dire al disopra della
natura».
35 Idem, pag. 72.
36 Idem, pag. 156.
37 Idem, pag. 153.
38 L’opera citata ha avuto numerose edizioni in varie lingue, tra cui
notevole quella del 1926 curata da un autore ben noto negli ambienti massonici
come Oswald Wirth, il quale ebbe la condiscendenza di dedicare ad essa un’introduzione
e un commento. Tra le edizioni relativamente recenti, ricordiamo quella
francese curata da Volguine nel 1947, e quella italiana del 1948 con
introduzione e note di Gino Testi. Quest’ultimo, in mezzo ai suoi commenti di
un genere abbastanza scopertamente “teosofista”, ha avuto il coraggio di
avvertire gravemente: «Mediti bene il lettore (perché questo è un libro che
deve essere molto riletto e meditato) e ricordi che una sola giornata di scuola
non è sufficiente per diventare Maestro!» (pag. 75 dell’edizione italiana).
39 L’uso di interpretazioni pseudoscientifiche grossolane applicate ad
elementi tradizionali doveva del resto incontrare poi un successo di
proporzioni molto più vaste, sostenuto da mezzi molto più ingenti, come ai
nostri giorni nel caso di Louis Pauwels e delle edizioni di Planète.
40 Ad esempio, un “maestro” dell’occultismo, Philippe Encausse (“Papus”),
ha dedicato una sua opera a «Ciò che un Maestro Massone deve sapere» (Ce que
doit savoir un Maître Maçon).
41 Beninteso, ci riferiamo qui alle tendenze e alle correnti di cui si
tratta, e non alle persone; nelle quali è ben possibile che si combini in vario
modo una ricettività a quelle correnti e una certa comprensione di qualche
elemento dell’iniziazione a cui sono ricollegate: né la contraddittorietà
implicita in questo stato di cose dovrebbe sorprendere, dato che è per così
dire normale, specie nelle condizioni attuali, che l’anima di chi non ha
realizzato l’“integrazione” delle proprie possibilità umane sia «divisa contro
se stessa».
41' Osserviamo di sfuggita che tali interferenze, le quali possono
rivestire aspetti assai disparati, sono favorite tra i massoni dall’abuso su
vasta scala del pretesto della “tolleranza”; così come ogni tentativo di
chiarire la natura di quelle interferenze rischia di essere ostacolato dalla
sistematica accusa di “intolleranza” e di “fanatismo”. Vi sarebbe molto da dire
sull’equivoco insito in tutto ciò, anche per chiarire come la “tolleranza” (che
del resto, di per sé, non è affatto un’espressione che faccia parte della
tradizione muratoria) dovrebbe e potrebbe essere intesa, in modo ben diverso,
per avere un significato legittimo. Osserviamo poi ancora che non di rado l’accusa
di “intolleranza” e “fanatismo” è associata alla qualifica di “guénonismo”, con
un intento di denigrazione che in fondo tende ad opporsi, più che all’opera di
un autore, alle dottrine tradizionali da lui esposte al di fuori di ogni
dogmatismo e di ogni limitazione formale: ancora una volta si vede dunque come
la chiusura nella propria mentalità possa far apparire come “pietra d’inciampo”
ciò che in realtà si riferisce alla “chiave di volta”, e come, con certi
giudizi semplicistici, certuni, senza avvedersene, riescano a dimostrare
soprattutto la ristrettezza del proprio orizzonte intellettuale.
42 Per una conoscenza approfondita di che cosa sia la “Società Teosofica”
si può considerare fondamentale la documentatissima opera di René Guénon, Le
Théosophisme, histoire d’une pseudo-religion, di cui è uscita un’edizione
accresciuta nel 1965, presso le Éditions Traditionnelles di Parigi.
43 Annie Besant fu alla testa della “Società Teosofica” dopo Helena
Pavlovna Blavatsky, prendendone la direzione tra forti contrasti a partire dal
1894-1895. Ella pretendeva di essere la “reincarnazione” di importanti
personaggi tra cui Ercole e Giordano Bruno. Prendendola sul serio, si dovrebbe
dunque considerare che essa è presente in effigie in molte Logge massoniche
dove, come simbolo della Forza, si trova appunto la statua di Ercole.
44 Cfr. Borderland, ottobre 1897, pag. 401: «Quel che dobbiamo
fare adesso, è intraprendere un periodo costruttivo, durante il quale la
Società Teosofica si sforzerà di diventare il centro della Religione del mondo,
Religione di cui il Buddismo, il Cristianesimo, l’Islamismo e tutte le altre
sètte sono le parti integranti... noi soli (!) rappresentiamo la Chiesa
Universale eclettica e realmente cattolica...» (citato in Le Théosophisme,
histoire d’une pseudo-religion, pag. 252).
45 La signora Blavatsky partecipò nel 1875 alla fondazione della “Società
Teosofica”, di cui fu alla testa fino alla sua morte, avvenuta nel 1891. Fu
senza dubbio una personalità eccezionale per l’ampiezza delle sue frodi, ma fu
soprattutto il supporto d’elezione di influenze capaci di sviluppare un potere
di suggestione assai vasto.
46 Saremmo tentati di dire che essa non era nuova ad assumere funzioni “maschili”,
dato che aveva preso parte, travestita da “garibaldino”, alla battaglia di
Mentana, nella quale fu ferita gravemente. Forse sarebbe interessante, a questo
proposito, cercare di chiarire quale genere di influenze intervennero, in una
certa epoca, attorno a Garibaldi e ad altri personaggi del risorgimento più o
meno legati alla Massoneria (la signora Blavatsky era anche entrata a far parte
dell’organizzazione mazziniana della “Giovine Europa”).
47 La “Co-Massoneria” britannica è una derivazione dell’“Obbedienza”
massonica irregolare francese del “Droit Humain”, formatasi senza alcuna
pretesa esoterica e con un programma prettamente “profano”: per maggiori
particolari al riguardo, cfr. l’articolo di Silvio Grasso, La donna d’oggi
di fronte al problema di una partecipazione tradizionale, nel n. 7 della
presente rivista (aprile-giugno 1963), nonché il capitolo XXV di Le
Théosophisme, histoire d’une pseudo-religion.
48 Com’è noto, la “Società Teosofica” pretese di indicare nell’indiano
Krishnamurti, allora fanciullo, il nuovo Messia ed Istruttore del mondo, che
venne affidato appunto al teosofista Leadbeater. Il padre di Krishnamurti,
benché teosofista egli stesso, chiese la restituzione del ragazzo quando fu
informato delle concezioni favorevoli all’omosessualità di Leadbeater, il quale
si difese promettendo di non esprimere e di non mettere in pratica le sue
opinioni sessuali con il ragazzo; egli perse il processo intentato per
togliergli la tutela a Madras, ma vinse poi il processo d’appello svoltosi a
Londra (cfr. la documentazione contenuta in Le Théosophisme, histoire d’une
pseudo-religion, pagg. 209 e seguenti). Krishnamurti sconfessò in seguito
il movimento che era stato organizzato intorno a lui, sciogliendo il cosiddetto
“Ordine della Stella d’Oriente” che avrebbe dovuto preparare l’accoglimento del
preteso Messia.
49 Come si vede, l’esempio settecentesco di Marie Louise de Vallière
doveva preludere in seguito a parecchie manifestazioni analoghe; e ci si
potrebbe chiedere quale grado di somiglianza o di parentela ci sia, in fin dei
conti, tra l’“Agente Sconosciuto” di Willermoz, i “Mahatma” teosofisti e un
certo “Tibetano” (già menzionato nel n. 16 di questa rivista, pag. 173), ai
quali certi massoni “esoterici” non seppero e non sanno essere insensibili, con
tutte le conseguenze che ne derivano, anzitutto, ahimé, per loro stessi.
50 L’“antroposofia” fu fondata dall’austriaco Rudolf Steiner, che
dirigeva precedentemente una sezione della “Società Teosofica”. Su di essa,
cfr. il capitolo XXII di Le Théosophisme, histoire d’une pseudo-religion;
cfr. pure l’articolo Una parodia dell’iniziazione: l’antroposofia presentata
da un orientalista, nel n. 2 di questa rivista.
51 Di questi, l’“A.M.O.R.C.” con sede centrale in California è
probabilmente il più largamente organizzato. Delle organizzazioni
pseudo-rosacrociane già parlammo nel n. 23 di questa rivista (cfr. pag. 85,
nota 19). Vi sarebbe molto da dire anche sulla Societas Rosicruciana in
Anglia, connessa a un ordine dell’“Alba dorata” (Golden Dawn), che
ebbe un’influenza determinante sulla “Società Teosofica”, e con cui ebbe
rapporti un sinistro personaggio come Aleister Crawley. Su questo argomento,
vedi il capitolo III di Le Théosophisme, histoire d’une pseudo-religion.
52 Diciamo “oggi” d’avanguardia, ed è chiaro che, vista la ben poca
solidità delle scienze attuali rilevabile dalla loro sempre più rapida “evoluzione”,
appariranno domani antiquate, e ci si sentirà di sorridere di esse come si
sorride oggi delle “scienze d’avanguardia” di ieri: dovrebbe dunque pur essere
abbastanza facile rendersi conto che tutto ciò non ha nessun rapporto con l’acquisizione
di una reale conoscenza iniziatica...
53 Si tratta della nuova “scienza” che studia i “dischi volanti”. È assai
significativo osservare come facilmente la questione dei dischi volanti e la
credenza nell’intervento di esseri di altri pianeti (definiti correntemente “ultraterreni”)
si associa a fenomeni di “rivelazioni” medianiche; e sappiamo che qualcuno
assai attivo anche in campo massonico ha provato un grande interesse a questo
genere di “rivelazioni”, il cui livello è addirittura puerile.
54 Questi contrasti, nonostante l’affermato principio della fratellanza,
non sono certo sorprendenti, dato che entrano in gioco elementi che, essendo
estranei alla vera spiritualità, sono caratterizzati alla radice dalla
divisione e dal disordine. Bisogna poi tener conto della concorrenza che
facilmente si stabilisce tra diverse correnti quando tendono ad interferire in
uno stesso ambiente, come nella fattispecie quello massonico, contendendosi
cariche e posizioni predominanti per esercitare la loro influenza.
55 Cfr. René Guénon, Il Regno della Quantità e i Segni dei Tempi,
particolarmente dal capitolo XXIV al capitolo XL.
56 Nel n. 26-27 della presente rivista.
57 Cfr. Études sur la Franc-Maçonnerie et le Compagnonnage, vol. II,
pag. 241. Abbiamo tradotto con “degenerazione” il termine francese usato da
Guénon “dégénérescence”, il che implica, a dire il vero, una sfumatura
un poco diversa nel significato.
1 Cfr. i numeri 26/27 e 28 di questa rivista. Con l’occasione,
rettifichiamo la nota 48 a pag. 120 del n. 28, dove deve leggersi che il noto
teosofista Leadbeater perse (e non prese) il processo intentatogli a
Madras.
2 Sul carattere tradizionale iniziatico della Massoneria non pensiamo
sia qui più il caso di insistere.
3 Ci riferiamo a Cristianesimo e Iniziazione, di René Guénon,
pubblicato nei numeri 12 e 13.
4 Cfr. i nostri articoli Cristianesimo e mondo occidentale, nel
n. 7, e Realizzazione spirituale e pratica della religione cattolica,
del n. 23 di questa rivista.
5 Ad evitare equivoci, osserveremo che anche un dominio rituale di per
sé unicamente religioso ha per l’iniziato una portata iniziatica.
6 Cfr. La teologia e il “taglio delle radici”, nel n. 4 di questa
rivista.
7 L’iniziazione presente in seno all’Ordine dei Templari adempì
verosimilmente alle fondamentali funzioni, strettamente connesse tra loro, di
mantenere un legame tra i domini religioso ed iniziatico in Occidente, e di
favorire i legami con la spiritualità orientale. Non a caso René Guénon indica
nell’abolizione dei Templari la frattura a cui può farsi risalire l’inizio del
mondo moderno.
8 Cfr. Inferno, XIX, 82-83. È abbastanza palese, in Dante e nelle
correnti iniziatiche che egli rappresentò, il perpetuarsi di un’eredità
spirituale proveniente appunto dai Templari.
9 Cfr. René Guénon, Il linguaggio segreto di Dante e dei “Fedeli
d’Amore”, a pag. 132 del n. 28 di questa rivista.
10 Citeremo a questo proposito la frase, forse involontariamente ironica,
di Ettore Lepreri. che in uno studio sul Compagnonaggio ha parlato di «già
buoni rapporti con la Chiesa Cattolica che si spingerà ad adottare nei
confronti del Compagnonaggio (sottinteso: soltanto) numerose condanne
episcopali e sinodali, senza peraltro giungere ad una scomunica esplicita»
(cfr. Rivista Massonica, gennaio 1968, pag. 29).
11 Cfr.: n. 14, pagg. 45-46; n. 15, pagg. 74-77 e n. 26-27, pagg. 11-16.
12 Curiosa coincidenza con il nome del nefasto «Pastore senza legge» che
aveva condannato i Templari.
13 Cfr. Mémoire pour servir d’instruction au sieur Duc de Saint-Aignan,
citato da A. Mellor in Nos frères séparés, les Francs-Maçons, pagg.
164-165.
14 A. Mellor, ibidem, pag. 164.
15 Ibidem, pag. 162.
16 Cfr. la lettera del Cardinal Corsini al Granduca di Toscana, citata
nella suddetta opera da A. Mellor, pag. 185.
17 Cfr. De Brosses, Lettres d’Italie, LI.
18 Notiamo di sfuggita l’iniquità, degna davvero di un «Pastore senza
legge» (cioè, indipendentemente dalle intenzioni, senza l’appoggio di una legge
veramente autorevole), insita nell’autorizzare punizioni basate soltanto su dei
sospetti, e cioè su delle supposizioni non dimostrate.
19 «... easdem Societates, Coetus, Conventus, Collectiones,
Aggregationes, seu Conventicula de liberi Muratori, seu Francs
Massons, aut alio quocumque nomine appellata; de nonnullorum Venerabilium
Fratrum Nostrorum Sanctae Romanae Ecclesiae cardinalium consilio, ac etiam motu
proprio,... damnanda, et prohibenda esse statuimus, et decrevimus, prout
praesenti nostra perpetuo valitura Constitutione damnamus, et prohibemus...
Quocirca omnibus, et singulis Christi fidelibus... praecipimus, ne qui sub
quovis praetextu, aut quaesito colore audeat, vel presumat praedictas
Societates de liberi Muratori, seu Francs Massons, aut alias
nuncupatas inire,... sive consilium, auxilium, vel favorem palam, aut in
occulto, directe vel indirecte quoquo modo praestare,... sub poena
excommunicationis ipso facto absque ulla declaratione incurrenda, a qua nemo
per quemquam nisi per Nos, seu Romanum Pontificem pro tempore existentem,
praeterquam in articulo mortis constitutus, absolutionis beneficium valeat
obtinere; volumus insuper, et mandamus, ut tam Episcopi, et praelati
superiores, aliique locorum Ordinarii, quam haereticae pravitatis ubique
locorum deputati Inquisitores adversus transgressores procedant... eosque
tamquam de haeresi vehementer suspectos condignis poenis puniat, atque
coerceant... invocato edam ad hoc si opus fuerit bracchii auxilio, liberam
facultatem tribuimus et impartimur...».
20 Cfr. l’editto emesso il 14 gennaio 1739 dal Cardinade Giuseppe Firrao
per l’applicazione della suddetta Bolla pontificia nello Stato della Chiesa, «ivi
comprese le legazioni e le città di Bologna, Ferrara e Benevento».
21 Secondo i termini della Bolla pontificia, «nisi enim male agerent,
tanto nequaquam odio lucem haberent»; a dire il vero, vediamo qui
piuttosto, da parte delle autorità ecclesiastiche, una manifestazione di
quell’odio per il segreto denunciato da René Guénon come uno degli aspetti
tipici della mentalità profana moderna (cfr. Il Regno della Quantità e i
Segni dei Tempi, cap. XII).
22 L’ammissione di membri «di qualsiasi religione e setta» è
precisamente una delle ragioni di sospetto menzionate nella Bolla, ma per
l’appunto non se ne può dedurre logicamente una condanna di carattere generale
come quella che di fatto fu comminata.
23 «Aliisque de justis ac rationabilis causis Nobis notis», secondo le
parole della Bolla pontificia.
24 Applicando qui forse con maggior giustificazione il “sospetto”
derivante dal segreto, si potrebbe dire: perché quelle cause non venivano in
nessun modo spiegate, se davvero erano giuste e ragionevoli?
25 Cfr. A. Mellor, op. cit., pag. 167.
26 Ibidem, pag. 187.
27 Lettera di Benedetto XIV scritta da Roma il 10 settembre 1745.
28 Espressioni usate nella già citata Bolla di condanna di Clemente XII.
29 Cfr. S. Hutin, Les Francs-Maçons, Ed. Seuil
(nella traduzione italiana, La Massoneria, Enciclopedia Popolare
Mondadori: cfr. pag. 88).
30 Sarà bene chiarire che l’ideologia di Voltaire si formò completamente
al di fuori della Massoneria, della quale non mancò di schernire il contenuto
iniziatico, dopo aver ridicolizzato le iniziazioni dell’antichità: «Aujourd’hui
encore» egli scriveva nel Dictionaire Philosophique «nos pauvres
Francs-Maçons jurent de ne point parler de leurs mystères. Ces mystères soni bien plats...». Quanto alla sua
ammissione alla Loggia delle “Nove Sorelle”, decisa quando egli aveva già 84
anni e, potremmo dire, interamente per “meriti profani”, vi sono buone ragioni
per pensare che la sua iniziazione fu ritualmente irregolare (cfr. l’articolo
di Denys Roman, Voltaire était-il Franc-Maçon?, nel n. di marzo 1952
della rivista Études Traditionnelles).
31 Cfr. S. Hutin, pag. 89 della traduzione italiana.
32 Cfr. A. Mellor, op. cit., pag. 182.
33 A questo proposito, rimandiamo a quanto già indicammo nel n. 28, in
particolare a pagg. 109-110.
34 Oltre all’esistenza tra di essi di parecchi dignitari dell’ordine,
vogliamo ricordare il caso di Padre Jean-Marie Gallot, uno dei cinque sacerdoti
appartenenti alla Loggia massonica di Laval; mentre gli altri quattro furono
deportati, egli fu ghigliottinato nel 1794, e venne beatificato nel 1955 da Pio
XII, senza che fosse ricordata la sua qualità di Massone; la notizia della sua
presenza e attività nella Libera Muratoria si deve al volume di A. Bouton e M.
Lepage, Histoire de la Franc-Maçonnerie dans la Mayenne, che si fonda
direttamente sulle fonti massoniche locali.
35 Vi fu soltanto qualche caso isolato di difesa contro le argomentazioni
pontificie. Così, nell’Étrenne au Pape (1752) il Barone di Tschoudy
sostiene che una promiscuità religiosa come quella esistente nelle Logge non
può essere illecita, dato che sono ammessi persino i matrimoni tra cattolici ed
eretici; e, quanto al segreto, afferma che un direttore di coscienza è
incompetente a giudicare se esso racchiuda o meno alcunché di peccaminoso. –
Sempre fra gli scritti del Settecento a proposito del segreto, citiamo di
sfuggita il passo delle Memorie di Giacomo Casanova dove è detto che si
può vivere cinquant’anni come Maestri Massoni senza mai penetrare il segreto
massonico, perché «il segreto della Massoneria è inviolabile per sua propria
natura».
36 Cfr. S. Hutin, op. cit., pag. 108.
37 Cfr. la lettera del 9 dicembre 1793 al barone Vignet des Étoles.
38 Cfr. A. Mellor, op. cit., pag. 183.
39 Cfr. S. Hutin, op. cit., pag. 110.
40 Su tale massiccia e indebita interferenza nella Massoneria di correnti
profane moderne e degli “ideali” che ne sono l’espressione, rimandiamo a quanto
scrivemmo nella prima parte di questo studio, nel n. 26-27.
41 Cfr. l’articolo Cambiare mentalità, nel n. 30, pagg. 1-4.
42 A questo proposito, a titolo di esempio, ci accontenteremo di citare,
senza commenti, ritraducendolo dalla versione francese, un brano significativo
di una circolare del Gran Maestro Lemmi: «... Abbiamo applicato lo Scalpello
all’ultimo rifugio della superstizione, e la fedeltà del Fratello 33° che è
alla testa del potere politico (Francesco Crispi) è per noi una garanzia
che il Valicano cadrà sotto il nostro Martello vivificante... Il Grande Oriente
invoca il genio dell’Umanità perché tutti i Fratelli lavorino con tutte le loro
forze a disperdere le pietre del Vaticano per costruire con esse il Tempio
della Nazione emancipata». (Cfr. A. Mellor, op. cit., pag. 301).
43 Mémoires pour servir a l’histoire du Jacobinisme, la cui prima
edizione risale al 1797. – A questo proposito possiamo citare anche un altro
meno noto ecclesiastico contemporaneo di Barruel, l’abate Lefrane, autore di Le
voile levé pour les curieux ou secret de la révolution révélé à l’aide de la
maçonnerie.
44 La prova della malafede dell’Abate Barruel si può ricavare da un
confronto con la sua corrispondenza con il cardinale Zelada, segretario di Pio
VI, del periodo marzo-settembre 1792, nonché dalla sua Histoire du Clergé de
France pendant la Révolution française, del 1794. I suoi scritti contengono
d’altra parte affermazioni manifestamente grottesche, come quando egli racconta
di essere stato casualmente iniziato alla Massoneria durante un pranzo,
nonostante le sue vive proteste (cfr. le sue Mémoires, vol. II, cap. XIV).
45 Da Alexandre de Saint-Albin, con l’opera Les Francs-Maçons.
46 Cfr. A. Mellor, op. cit., pag. 281. La sua
opera, abbondantemente distribuita, ebbe trentasei edizioni in meno di cinque
anni!
47 Cfr. Il Regno della Quantità e i Segni dei Tempi,
particolarmente i capitoli XXIV e seguenti.
48 Cfr. Denys Roman in Études Traditionnelles, luglio-ottobre 1967,
pag. 228.
49 La macchinazione che provocò tale diceria è raccontata da Paul
Vulliaud nella prefazione della traduzione del Siphra-di-Tzeniutha; ciò
forni pure lo spunto all’argomento delle Caves du Vatican di Andre Gide.
50 Lo “Hiéron” pubblicava una rivista che cambiava il proprio titolo ogni
sette anni. Tra le collaboratrici c’era la signora Bessonet-Favre, che scriveva
con lo pseudonimo Francis-André, a cui si deve l’esposizione di varie teorie
riguardanti il “celtismo” e la “razza francese” (cfr. Études sur la
Franc-Maçonnerie et le Compagnonnage, I, pagg. 98-99). Erede degli
insegnamenti dello “Hiéron” si considerava Paul le Cour, direttore della
rivista Atlantis, recensita con pazienza da René Guénon che non si
stancò di mostrare l’assai frequente inconsistenza immaginosa del suo
contenuto, a tutto danno della conoscenza delle autentiche dottrine
tradizionali.
51 Lo riferisce Paul Vulliaud nella Kabbale juive.
52 Su Léo Taxil e le mistificazioni antimassoniche, cfr. l’ampio studio
storico di Eugen Weber Satan, Franc-Maçon (Julliard, Paris), largamente
recensito da Denys Roman in Études Traditionnelles, luglio-ottobre 1967.
Cfr. anche il primo capitolo di S. Hutin, Les Francs-Maçons (La
Massoneria), e La più grande mistificazione anti-massonica, ed.
Atanor.
53 Così riferì lo stesso Taxil nel 1897, e nonostante si tratti di una
fonte tanto sospetta la cosa appare verosimile, né ci risulta che sia stata
smentita.
54 Autore della prefazione di L’existence des Loges de femmes.
55 Una certa psicosi antimassonica non fu estranea, del resto, alle
origini e ai modi in cui si svolse tale conflitto, che indubbiamente ebbe
un’importanza notevole nel fare avanzare l’umanità verso le ultime fasi del
presente ciclo storico.
56 Cfr. Études sur la Franc-Maçonnerie et le Compagnonnage, vol. I,
parte dedicata alle recensioni delle riviste, e Le Théosophisme, Compte-rendu
d’articles de revues.
57 Cfr. A. Mellor, op cit., pag. 285.
58 È il caso di Jules Doinel, autore di Lucifer démasqué, e
preteso detentore di un manoscritto segreto ispirato da un diavolo.
59 A questo proposito potremmo forse citare l’ex-rabbino Moshe
Lid-Nazareth, preteso convertito al cattolicesimo con il nome di Paul Rosen, il
quale, secondo René Guénon, fu, «nell’affare Taxil, uno degli agenti più
diretti della controiniziazione» (cfr. Études sur la Franc-Maçonnerie et
le Compagnonnage, vol. I, pag. 263 della 1a edizione); o l’abate
Boullan, «figura certamente più inquietante di un semplice principiante
della stregoneria, e che possedeva qualcosa di più di qualche nozione
elementare di magia» (cfr. René Guénon, ibidem, pagg. 122-123).
60 Ricordiamo ad esempio il celebre Inno a Satana del Massone
Giosuè Carducci, e una parodia della liturgia cattolica dove il nome di Satana
era sostituito a quello di Dio (cfr. A. Mellor, op. cit., pag. 303).
Più vicino a noi, ricordiamo poi lo
pseudonimo “Il Vicario di Satana» usato nelle riviste Atanor e Ignis
(1924-1925) con un intento ironico ma pure con un compiacimento alquanto fuori
luogo, quantunque gli scritti così firmati contenessero anche critiche assai
acute e non prive di umorismo contro contraffazioni pseudo-tradizionali e
pseudoesoteriche.
61 A questo proposito ci torna alla mente l’osservazione di René Guénon (Études
sur la Franc-Maçonnerie et le Compagnonnage, I, pag. 198) che, «visti
dall’Oriente, i popoli occidentali si somigliano tutti terribilmente»! È
vero d’altra parte che tale constatazione, inserita in un contesto senza
rapporto diretto con il presente argomento, non implicava una generalizzazione
totale nei riguardi degli abitanti dell’Occidente, pur andando però contro
l’illusione di trovare appoggio nell’ambiente ivi esistente.
* Massoneria e Chiesa cattolica: antefatti e misfatti, nel n. 32
di questa rivista, pp. 105-129.
1 Si trattava, in particolare, del tedesco Padre Grüber e del francese Padre
Portalié, collaboratore della rivista Études. A proposito di Léo Taxil,
vedi, nel suddetto articolo Massoneria e Chiesa cattolica: antefatti e
misfatti, pp. 136-127. Con l’occasione, precisiamo che l’affermazione
secondo cui il Gran Maestro Lemmi «non scriveva mai una sola riga senza
prima aver trafitto l’ostia consacrata con la penna datagli dal diavolo Sybacco»,
fu propalata non da Léo Taxil, ma bensì dal suo emulo italiano Margiotta: unicuique
suum!
2 A tale corrente apparteneva, ad esempio, Clarin de la Rive, che aveva
avuto una parte nel condurre a smascherare le imposture antimassoniche di Léo
Taxil, e che fu poi il direttore di mia rivista la quale portò successivamente
il titolo di La France Chrétienne e La France Anti-maçonnique. Clarin
de La Rive conobbe René Guénon, probabilmente nel 1913 (René Guénon era allora ventiseienne),
comunicandogli una documentazione, da lui utilizzata in seguito, la quale
riguarda dei gruppi “luciferici” e “satanisti”, che però in realtà non hanno
nulla a che vedere con l’iniziazione massonica (pur potendo avere degli
emissari tra i Massoni), ma anzi hanno interesse a gettare il discredito su
tutte le organizzazioni tradizionali esistenti, ivi compresa anche quella
massonica. Per un breve periodo (nel 1913-1914) René Guénon collaborò alla
rivista di Clarin de La Rive, scrivendo con lo pseudonimo “Le Sphynx”;
egli ebbe così modo di toccare argomenti significativi e assai poco conosciuti
a proposito di influenze più che sospette che si esercitarono sulla Massoneria,
particolarmente nel XVIII secolo (cfr. Études sur la Franc-Maçonnerie et le
Compagnonnage, vol. II, p. 189 e seguenti; cfr, anche il nostro studio Tentativi
deviati, nel n, 28 di questa rivista). Nella stessa serie di articoli, egli
poté pure iniziare la lotta tenace, che doveva proseguire poi su Le Voile
d’Isis - Études Traditionnelles, contro le persistenti derivazioni
delle imposture antimassoniche di Léo Taxil, e particolarmente contro la Revue
Internationale des Sociétés Secrètes diretta da Monsignor Jouin (cfr. Études
sur la Franc-Maçonnerie et le Compagnonnage, vol. I, parte dedicata alle
recensioni di riviste; e Le Théosophisme, Histoire d’une pseudo-religion,
terza edizione, Compte-rendus d’articles de revues).
3 Cfr. Rivista Massonica, gennaio 1970, pag. 11.
4 I riferimenti che seguono sono stati ricordati, in un articolo
riportato sulla Rivista Massonica (gennaio 1970, pag. 12), da Padre
Rosario Esposito, al quale la questione dell’avvicinamento tra massoni e Chiesa
cattolica sta senza dubbio molto a cuore: evidentemente, non gli è stato
possibile trovare nessun segno più favorevole e meno inconsistente al riguardo.
5 Ecco quanto ebbe a scrivere Jean Reyor nel 1949 a proposito de La
Massonerìa e la Chiesa cattolica di Padre Berteloot, che pure apparve come
uno dei massimi antesignani di un’intesa: «Dobbiamo dire che, appena
iniziata la lettura, la nostra delusione è stata completa. Si tratta soltanto
(ciò è detto senza ambagi) di lavorare alla “ricostituzione dell’unità
francese”, di assicurare un avvertire di vitalità espansiva a tutto il corpo del
nostro paese... tutte cose che può darsi interessino certi massoni e certi
cattolici, ma, non avendo niente a che vedere con la realizzazione spirituale
né con la salvezza, non hanno certo niente a che vedere neppure con la
Massoneria né con la Chiesa, organizzazioni aventi un fine spirituale e di
carattere universale che in quanto tali, non hanno da preoccuparsi dello
“spazio vitale”... dell’una o dell’altra nazione. Ne risulta che il titolo
dell’opera di Padre Berteloot trae in inganno (fait illusion), perché in
realtà essa non riguarda né la Massoneria, né la Chiesa cattolica» (Études
Traditionnelles, 1949, pag. 37); naturalmente, considerazioni analoghe si
potrebbero applicare a tutti i casi in cui entrano in gioco angoli visuali ed
orientamenti profani: ma come potrebbe accadere diversamente, quando è
fondamentalmente profana la mentalità anche per alloro che si occupano di
queste cose?
6 Il testo integrale di quella conferenza si trova pubblicato sulla
rivista Le Symbolisme, n. 353 (luglio-settembre 1961).
7 Le Symbolisme, n. 353, pp. 308-310.
8 Cfr. soprattutto l’articolo Alle soglie dei tempi della
fantateologia, nel n. 17 di questa rivista (ottobre-dicembre 1965), pp.
175-187.
9 Tale riconferma implica anche che, come già era stato affermato, la
possibile compatibilità tra appartenenza attiva alla Massoneria e alla Chiesa
cattolica per i massoni convertiti, prevista dalla conferenza episcopale
scandinavo-baltica, non vale come regola, ma solo in quanto si riferisce a
singole eccezioni, che devono essere stabilite dai vescovi localmente
competenti. Sotto tale profilo, si tratterebbe dunque di un caso particolare
della competenza episcopale a togliere o sospendere l’applicazione di scomuniche
che secondo le regole canoniche generali vigenti colpirebbero o avrebbero
colpito ipso facto determinate persone. Su tale eventualità di
eccezioni, che possono essere attuate dall’autorità ecclesiastica diocesana,
ritorniamo nel seguito del presente articolo.
10 Cfr. Rivista Massonica, luglio 1969, p. 248; in tale occasione,
D. Esposito non si riferì del resto soltanto alla scomunica dei massoni, ma si
pronunciò a favore di una «libertà lasciata a qualsiasi Credo religioso e
per qualsiasi mentalità», senza nessun limite e distinzione e senza più
nessun caso di incompatibilità con l’appartenenza alla Chiesa cattolica. Il suo
pensiero venne meglio chiarito in seguito nell’articolo Scomunica della
Massoneria, pubblicato nel numero di maggio 1970 della Rivista Massonica
(pp. 225-226), con riferimento all’enciclica di Paolo VI Ecclesiam Suam,
e particolarmente alle affermazioni «Nessuno è estraneo alla Chiesa. Nessuno
le è indifferente per il suo ministero. Nessuno le è nemico che non voglia egli
esserlo». È appena il caso di notare i pericoli di un’interpretazione che
portasse praticamente ad accogliere qualsiasi tendenza che non si palesi
esplicitamente come nemica!
11 Ad evitare un grosso equivoco, bisognerebbe precisare che più che di
un orientamento religioso, si tratta di una “religiosità” nella quale
intervengono contenuti residuali della tradizione cristiana, ordinati in
conformità a sistemi sociali come quello in cui si formò la Gran Loggia d’Inghilterra.
Ricordiamo che, secondo René Guénon, la prima e più fondamentale degenerazione
della Massoneria è costituita appunto nel passaggio dal punto di vista
iniziatico a quello della religiosità protestante.
12 Padre Ferrer Benimeli è l’autore del libro La masoneria después del
Concilio (Barcelona, 1968), commentata ne La Civiltà Cattolica (n.
2838, pp. 570-572), che preannuncia una più ampia opera dello stesso autore, in
otto volumi.
13 Cfr, il nostro articolo Massonerìa e Chiesa cattolica: antefatti e
misfatti, nel n. 32 di questa rivista, particolarmente pp. 110-115.
14 Cfr. Rivista-Massonica, maggio 1970, pp. 227 e segg.
15 Cfr. Rivista Massonica, luglio 1969, p. 245. È doveroso
osservare che, nella generale confusione, i cattolici fautori del “dialogo” non
sono certo facilitati, a comprendere la natura della Massoneria, dalle idee
distorte che possono avere i massoni stessi al riguardo. Come caso esemplare,
si può citare una Lettera aperta a Padre Esposito (su Rivista
Massonica, novembre 1971), la quale farebbe pensare che sia proprio della
Massoneria respingere ogni idea di Rivelazione e di Autorità tradizionale, come
se ciò che si presenta come tale fosse ritenuto un’invenzione puramente
individuale. In tale “lettera aperta” leggiamo infatti che «per dare la
scalata, e conservare a lungo, il potere terreno: cioè il potere del comando,
il potere economico, il potere dell’uomo sull’uomo» «un giorno un uomo
escogitò un sistema più penetrante... disse che l’idea della quale era
portatore non gli apparteneva, ma gli era stata rivelata da Dio», e così di
seguito, per spiegarci le vere origini delle religioni e delle forme tradizionali.
Ammettiamo pure che ognuno possa esprimere le opinioni che prendono posto nella
sua mente anche quando riguardano le cose più sacre ed anche quando sono così
grottesche in rapporto ad esse; ma come conciliare questo caso, se non altro
con la considerazione che il loro autore, come massone, ha pur prestato solenne
giuramento sulla Bibbia aperta all’Inizio del Vangelo di Giovanni? E quale idea
dell’iniziazione massonica si faranno i lettori sprovveduti a cui, con le
migliori intenzioni, capitasse di riferirsi a simili pagine della Rivista
Massonica?
Per quanto dovrebbe essere ovvio,
occorre forse osservare che il punto di vista iniziatico, proprio in quanto
sopra-religioso, è tutto il contrario di una grossolana prospettiva “sub-religiosa”,
nella quale i segni del sopra-umano vengono ridotti a immagine e somiglianza
dei limiti della propria mentalità.
16 Cfr. La Civiltà Cattolica, nn. 2898, 2899, 2901 (20 marzo 1971,
3 aprile 1971, 1 maggio 1971).
17 Ibidem, n. 2901, p. 264.
18 Ibidem, n. 2898, pp. 567-570.
19 Cfr. J. Baylot e M. Riquet, Les Francs-Maçons, pp. 65-66.
20 Cfr. Alec Mellor, Nos Frères séparés, les Francs-Maçons, Conclusions,
p. 330.
21 Questo tipico esponente delle nuove correnti favorevoli ad un accordo
tra Massoneria e Chiesa cattolica, ora membro di ambedue, con le sue
argomentazioni avvocatesche, in cui si palesa un intento demolitore di tutto
ciò che va al di là della sua comprensione, ha affermato nettamente che nella
Massoneria operativa «l’ipotesi (!) di infiltrazioni esoteriche e di
“iniziati” è inverosimile» (Nos Frères séparés, les Francs-Maçons,
p. 43): per lui, secondo «lo stato delle nostre (?) conoscenze»,
il segreto massonico era soltanto il «segreto professionale» (ibidem,
p. 41), mentre d’altra parte il Compagnonaggio non sarebbe stato altro che un «organismo
di protezione contro i Maestri» (ibidem, p. 38).
22 Osserviamo che in queste nuove forme di incontro entrano in gioco
alcuni di quegli “ideali” moderni già da tempo introdotti negli ambienti
massonici, di cui parlammo in altra occasione (cfr. L’iniziazione massonica
nel mondo moderno, I, nel n. 26-27 di questa rivista). In tal modo, gli
esponenti cattolici che giungono ora ad appoggiarsi a tali “ideali” possono
apparire, rispetto ai massoni animati da una mentalità moderna, come dei “ritardatari”
che hanno finalmente imboccato la via dell’evoluzione. Sennonché, come già facevamo
notare, quegli “ideali” non sono niente di più che superstizioni o residui di
una ben più profonda saggezza, distorti in modo da integrarsi momentaneamente
nella dinamica del cammino antitradizionale che viene fatto percorrere al
nostro mondo. Tant’è vero che certi “ideali” che erano “rivoluzionari” nel
secolo scorso corrispondono ora a stadi che stanno per essere superati e
travolti, e i tentativi di ravvivarli possono corrispondere così a un bisogno
di difesa, comune a massoni e cattolici, di fronte a manifestazioni più “avanzate”
che i loro stessi “ideali” hanno contribuito a preparare, in mancanza di un
adeguato indispensabile ricollegamento ai principi e del discernimento che solo
da essi potrebbe derivare.
23 Sull’aspetto religioso di tale esigenza, rimandiamo all’articolo di René
Guénon, Necessità dell’exoterismo tradizionale, in Iniziazione e
realizzazione spirituale (Edizioni Studi Tradizionali, 1967); aggiungiamo
che tale articolo è particoìarmente importante da tener presente proprio per i
Massoni, per i quali soprattutto fu scritto.
24 Cfr. Rivista di Studi Tradizionali, n. 32, p. 112.
25 Cfr. Rivista di Studi Tradizionali, n. 23, p. 95: estratto di
una lettera di René Guénon dell’aprile 1935; cfr. anche le successive citazioni
a pp. 96-97 dello stesso numero della rivista.
26 Su tale argomento, rimandiamo al nostro articolo pubblicato nel n. 34
di questa rivista: cfr. in particolare le numerose citazioni tratte da opere di
René Guénon (pp. 18-20).
* Seguito degli articoli pubblicati nei numeri 26-27, 28, 32 e 35 di
questa rivista.
1 Già in varie occasioni abbiamo avuto modo di parlare di come
intendiamo questo presupposto fondamentale (cfr. ad esempio Il primo lavoro
da compiere, nel n. 3 di questa rivista). A questo proposito pensiamo sia
importante riferirsi al libro di René Guénon, Oriente e Occidente, parte
seconda, cap. II (L’accordo sui principi) e cap. III (Costituzione e
compito dell’élite).
2 Cfr. Aperçus sur l’Initiation (Considerazioni sulla via
iniziatica), cap. XXIX: Opératif et Speculatif.
3 A questo proposito rimandiamo nuovamente alle citazioni riportate nel
n. 23 di questa rivista, pp. 95-97.
4 È vero che, come scrisse ancora René Guénon, «la Massoneria non è
legata a nessuna forma exoterica determinata, e quindi non è incompatibile con
nessuna» (lettera del 10 novembre 1946). Però, nel caso degli Occidentali
che già devono tener conto della situazione della Chiesa cattolica e della
scomunica da parte delle sue autorità, occorre considerare anche la loro
mancanza di adattabilità a forme tradizionali come quelle indù e
estremo-orientali. In particolare, René Guénon fu esplicito su questo punto, soprattutto
nella sua corrispondenza, sconsigliando costantemente agli Europei di
intraprendere tentativi per accedere a forme estranee alla corrente
tradizionale abramica, e aggiungendo anche che il passaggio al ramo islamico di
quest’ultima non riguardava se non «casi eccezionali» (cfr. la
documentazione citata da Giorgio Manara a pp. 66-71 del n. 31 di questa rivista,
nell’articolo Difficoltà e possibilità per le donne occidentali aspiranti
all’iniziazione). Secondo le sue parole, d’altra parte, «non è che i
Massoni debbano rifiutare qualunque rito religioso», e, nonostante le
ragioni che si oppongono ad una partecipazione dei Massoni ai riti cattolici, e
«per altri riti ugualmente religiosi, quali i riti islamici, non esiste
assolutamente nessuna difficoltà di questo genere» (lettera del maggio
1935, dove è affermata inoltre la piena compatibilità dell’iniziazione
massonica non solo con la religione islamica, ma anche con il Sufismo: «non
c’è» scriveva allora Guénon «la benché minima incompatibilità tra questi
due ricollegamcnti iniziatici e, per una stessa persona, essi non sono affatto
esclusivi l’uno dell’altro»). Accenneremo infine a una citazione
significativa fatta dallo stesso Guénon a proposito di un «gran segreto di
riconciliazione» tra Ebraismo, Cristianesimo e Islâm, facente parte dell’eredità
spirituale dei Templari trasmessa ai Liberi Muratori attraverso legami «certamente
più che “ideali”» (cfr. la recensione del libro di Andre Lebey, La
Vérité sur la Franc-Maçonnerie par des documents, riportata nel primo
volume di Études sur la Franc-Maçonnerie et le Compagnonnage, pp. 107 e
108 della 1a edizione).
5 Cfr. Iniziazione e realizzazione spirituale, cap. XX, p. 174
(pp. 139-140 dell’edizione francese).
6 Ibidem.
7 Questa “assimilazione” potrebbe intendersi, a seconda dei punti di
vista, nei due sensi reciproci: come assimilazione da parte dell’iniziato e
come assimilazione dell’iniziato (o piuttosto della sua individualità) da parte
dell’influenza spirituale, che del resto è egli stesso a dover attivare in sé;
ma vorremmo aggiungere che ambedue questi punti di vista dualistici sono in
fondo parziali e inadeguati ad esprimere il vero “segreto” iniziatico.
8 A dire il vero, tale scoraggiamento è dovuto talvolta anche al fatto
di non trovare qualcosa che somigli a un “direttore spirituale” del tipo a cui
accenniamo in seguito, il che farebbe pensare che le persone di cui si tratta
si siano rivolte a una via iniziatica quasi per un equivoco sulle proprie
aspirazioni.
9 In un certo senso, una funzione più simile a quella di un Guru
poteva essere svolta dal Maestro del mestiere nei riguardi del suo Apprendista
nell’antica Massoneria operativa, ma pur sempre con una portata
fondamentalmente diversa da quella di un Guru o di un Maestro spirituale
in un’iniziazione ai Grandi Misteri.
10 Cfr. R. Guénon, Iniziazione e realizzazione spirituale,
capitolo XXIII, p. 195 (p. 256 del testo francese), dove si parla appunto del «lavoro
di iniziati già pervenuti ad un grado avanzato di sviluppo spirituale,
contrariamente» (e qui è ovvio il riferimento alla Massoneria) «a quanto
ha luogo in quelle organizzazioni in cui il lavoro collettivo rappresenta la
modalità abituale e normale fin dall’inizio»; «ma» aggiunge René
Guénon «questa differenza non modifica minimamente il principio della
“presenza” spirituale», restando inteso che questa, quantunque sempre ben
reale, può allora non essere coscientemente realizzata.
11 Ci riferiamo a quelle Logge antiche delle quali è detto che «stanno
lavorando da tempo immemorabile» («working from time immemorial»), e che
hanno continuato ad ignorare l’avvenimento della fondazione della Gran Loggia d’Inghilterra
(cfr. le lettere di René Guénon del 28 settembre 1933 e del 1° marzo 1934,
citate nell’appendice di questo articolo).
12 Cfr. Études sur la Franc-Maçonnerie et le Compagnonnage, vol. I, p. 133 della 1a edizione. Rimandiamo inoltre il lettore
alle citazioni di tale libro riportate nel nostro articolo Un nuovo libro
sulla Massoneria e il Compagnonaggio (nei numeri 14 e 15 di questa
rivista); tali messe a punto ci sembrano importanti per collocare nella loro
giusta luce e secondo il loro reale valore le questioni relative alle dispute e
ai riconoscimenti tra le diverse “Obbedienze” massoniche, questioni che hanno
suscitato nei mesi scorsi una particolare attenzione ed emozione a motivo del
riconoscimento del Grande Oriente d’Italia da parte della Grande Loggia d’Inghilterra.
Va da sé, per noi, la “regolarità” iniziatica non è certo subordinata a un
riconoscimento del genere, essendo una realtà di natura essenzialmente rituale
e non “amministrativa”.
13 Degli “alti gradi” massonici già abbiamo avuto occasione di parlare
nel secondo di questa serie di articoli (cfr. nel n. 28, pp. 98 e segg.), e non
ritorneremo qui sull’argomento.
14 Cfr. Il regno della quantità e i segni dei tempi, Introduzione,
p. 14 della traduzione italiana.
15 Di come la questione dei “Superiori Sconosciuti” venne in luce
particolarmente nella seconda metà del ‘700, e delle deviazioni e
contraffazioni che apparvero a quell’epoca, già abbiamo parlato nel secondo di
questa serie di articoli (Tentativi deviati, nel n. 28). Beninteso,
però, tali deviazioni e contraffazioni (come ad esempio anche la cosiddetta “Gran
Loggia Bianca” dei Teosofisti) non tolgono nulla della validità intrinseca di
ciò che è stato designato con l’espressione di “Superiori Sconosciuti”, la cui
esistenza quali uomini «viventi sulla terra nel senso vero e completo della
parola» (secondo le parole di René Guénon) è anzi indispensabile per il
mantenimento delle influenze spirituali e, in definitiva, dello stesso mondo
umano.
16 Cfr. Il Re del mondo. Del resto, i riferimenti di René Guénon
al «Centro spirituale supremo» nel nostro mondo sono abbastanza frequenti e
necessari per inquadrare le questioni di ordine iniziatico in generale;
ricordiamo in particolare l’articolo Les gardiens de la Terre sainte (cap.
XI di Symboles fondamentaux de la Science sacrée) e i capitoli sui centri
iniziatici, sulla nozione dell’élite e sulla gerarchia iniziatica (capp.
X, XLIII e XLIV) in Aperçus sur l’Initiation (Considerazioni sulla
via iniziatica).
17 Vorremmo insistere sul carattere “effettivo” di questo superamento; si
tratta di esseri che, pur mantenendo un aspetto individuale nelle apparenze, hanno
realizzato ciò a cui alludono, ad esempio, certe descrizioni taoiste, come
quelle riportate anche da René Guénon nel VII capitolo (La risoluzione delle
opposizioni) del Simbolismo della Croce; cfr. anche l’avvicinamento
tra un testo taoista e un testo islamico a pp. 151-153 del n. 35 di questa
rivista.
18 Aperçus sur l’Initiation (Considerazioni sulla via
iniziatica), al termine del cap. XXXVIII su Rosa-Croce e Rosacrociani.
19 Su questo importante argomento, rimandiamo ai capitoli XXXIX, XL e XLI
degli Aperçus sur l’Initiation: Grandi e piccoli misteri, Iniziazione
sacerdotale e iniziazione regale (la cui traduzione è in corso di pubblicazione
su questa stessa rivista) e Qualche considerazione sull’ermetismo.
20 Lettera del maggio 1935, di cui riportiamo in appendice un più ampio
estratto dell’originale (argomento ripreso in una lettera del 4 giugno 1938:
cfr. l’appendice del presente articolo).
21 Abbiamo tratto questa espressione da una recensione del dicembre 1949,
riportata in Études sur la Franc-Maçonnerie et le Compagnonnage (vol. II, p. 174 della prima edizione), di cui
citiamo qui più ampiamente il brano seguente: «... il ne faudrait pas
oublier que la Maçonnerie est une forme initiatique proprement occidentale, et
que par conséquent on ne peut pas y “greffer” un élément oriental; même si l’on
peut envisager légitimement une certaine aide de l’Orient pour revivifier les
tendances spirituelles endormies... mais c’est là un sujet sur lequel il y
aurait beaucoup à dire et que nous ne pouvons pas entreprendre de traiter
présentement». A questo proposito citeremo ancora la
lettera del 10 novembre 1946, dove Guénon scriveva: «Se si vuole realmente
intraprendere la “rivivificazione” della Massoneria, non si può che cercare di
restaurare ciò che essa fu in quanto Massoneria operativa; tutto il resto non
sarebbe altro che fantasia, ed anzi, alterando il suo carattere, rischierebbe
di farle perdere il valore iniziatico che ha conservato nonostante tutto».
22 Cfr. Le Symbolisme, luglio 1946; riportiamo queste affermazioni
per lo spirito a cui sono improntate senza soffermarci sulla forma un po’
discutibile di qualche espressione.
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