Un nuovo libro sulla Massoneria e il Compagnonaggio

 Giovanni Ponte

Rivista di studi tradizionali n. 14, Gennaio – Marzo 1965 e n. 15, Aprile – Giugno 1965

 

Le Éditions Traditionnelles (Paris, 1964) hanno pubblicato una nuova opera postuma di René Guénon dal titolo Études sur la Franc-Maçonnerie et le Compagnonnage, ripartita in due volumi di oltre 300 pagine ciascuno.

Si tratta di una copiosa raccolta degli scritti dell’Autore riguardanti più o meno direttamente la Massoneria e il Compagnonaggio, e non inclusi già in altri volumi. Come è noto, un’esposizione di carattere generale e basilare sull’iniziazione con riferimenti frequenti alle iniziazioni artigianali qui considerate, si può trovare nelle precedenti opere di Guénon Aperçus sur l’Initiation (Considerazioni sulla via iniziatica) e Initiation et Réalisation spirituelle, mentre diverse considerazioni sul simbolismo muratorio sono incluse nella Grande Triade e nel volume Symboles fondamentaux de la Science sacrée, di cui si parlò nel N. 6 di questa rivista. Questa nuova raccolta ha un carattere più eterogeneo e più vario, e comprende, oltre ad una quindicina di articoli pubblicati con la firma di René Guénon tra il 1925 e il 1948, anche un gran numero di recensioni che rappresentano una abbondante miniera di osservazioni e notizie interessanti, ed una serie di articoli apparsi tra il 1910 e il 1913 sotto diversi pseudonimi od anonimi, ma fondatamente attribuiti allo stesso Autore.

La pubblicazione di questi due volumi ha già dato luogo in Francia ad un risveglio di interesse intorno ad una parte dell’opera di Guénon che da tempo non era più a disposizione dei lettori, ed anche a prese di posizione su cui non sarà forse inutile spendere subito qualche parola.

A qualcuno 1 non è piaciuto ritrovare, insieme agli articoli e recensioni di Voile d’IsisÉtudes Traditionnelles, anche gli articoli più antichi pubblicati su La Gnose (e gli studi storici ospitati da La France Anti-maçonnique). Si è voluta far valere un’interpretazione alquanto forzata di una frase di Guénon per pretendere che egli avesse “sconfessato” (!) i propri scritti giovanili mentre le affermazioni dell’Autore in senso contrario, riportate in questa stessa opera, sono quanto mai recise 2. Del resto, chiunque può constatare che La Gnose contiene già l’essenziale di opere fondamentali di Guénon quali L’Homme et son devenir e Le Symbolisme de la Croix, così come ad esempio il magistrale articolo ora riprodotto À propos du Grand Architecte de l’Univers. Certo, altrove e in opere successive Guénon avrebbe rivestito il pensiero che doveva esporre con una forma per certi aspetti differente, e la stessa terminologia non poteva che chiarirsi meglio in seguito: ma proprio questo accostamento di modi diversi di presentare in tempi diversi un punto di vista in fondo sempre identico, perché ricollegato a ciò che è per sua natura immutabile, può giovare quale stimolo intellettuale a comprendere quello che è veramente essenziale, indipendentemente da schemi sistematici e da determinati quadri formali. O forse chi ha avanzato obiezioni al riguardo, più che dei lettori che possono trarre profitto dall’opera di Guénon, si preoccupa delle reazioni di certi ambienti troppo interessati alla confusione tra il dominio iniziatico e quello religioso per rimanere indifferenti? 3

Si è anche voluto rimproverare il compilatore dei due volumi per non aver fatto precedere il testo da un’ampia introduzione esplicativa 4. Da parte nostra, pensiamo che troppo spesso le presentazioni sono un’occasione per forzare il pensiero degli autori, secondo la misura della comprensione dei presentatori o secondo le direttive dovute ai loro pregiudizi; come del resto un lettore attento potrebbe constatare anche in altre opere postume dello stesso René Guénon. Meglio dunque lasciare ai lettori che lo vorranno il compito di formarsi direttamente una loro visione d’insieme e un loro giudizio su questa come sulle altre sue opere, ed anzi la presente nota ha soprattutto lo scopo ai far intravedere i motivi di interesse di una lettura diretta e di una riflessione spregiudicata su di essa.

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Gli argomenti toccati in questa nuova raccolta sono numerosissimi, e tra di essi si possono discernere alcuni temi ricorrenti, brevemente trattati od anche semplicemente accennati con riferimenti allusivi, spesso preziosi per chiarire tante questioni od errate concezioni comunemente diffuse.

Per quel che riguarda la situazione storica della Massoneria, troviamo la riconferma costante della validità del suo patrimonio spirituale ed iniziatico, ma anche del decadimento e delle deviazioni avvenute in seno ad essa negli ultimi secoli. Già in un articolo del 1910 5 (René Guénon aveva allora 23 anni) incontriamo l’affermazione che l’essenza della Massoneria è «la Conoscenza tradizionale che costituisce il fondo comune di tutte le iniziazioni, le cui dottrine e i cui simboli si sono trasmessi dall’antichità più remota fino ai nostri giorni...» Successivamente, in un articolo del 1926 6, approfittando di uno studio sui segni usati dalle corporazioni artigianali, e presentando l’argomento nei modi resi comprensibilmente opportuni dalle circostanze (la pubblicazione avveniva su una rivista cattolica, organo della «Società di Irraggiamento intellettuale del Sacro Cuore»), l’Autore offriva sorprendentemente in poche pagine una spiegazione della situazione e della natura della Massoneria. Rispondendo a chi pretendeva che quest’ultima si era “impadronita” senza averne il diritto di tanti simboli tradizionali, egli scriveva: «La Massoneria usa simboli di carattere assai vario, almeno in apparenza, dei quali però non si è impadronita, come qualcuno sembra credere, per distoglierli dal loro vero significato; essa li ha ricevuti, come le altre corporazioni (perché fu dapprima una di esse), in un’epoca in cui era ben diversa da quella che è diventata oggi, e li ha conservati, ma, già da molto tempo, non li comprende più». «Troppo spesso si ha il torto di pensare esclusivamente alla Massoneria moderna, senza riflettere che questa è semplicemente il prodotto di una deviazione. I primi responsabili di questa deviazione, a quanto pare, sono i pastori protestanti Anderson e Desaguliers, che redassero le costituzioni della Gran Loggia d’Inghilterra, pubblicate nel 1723, e fecero sparire tutti gli antichi documenti su cui poterono metter le mani, affinché non ci si accorgesse delle innovazioni che introducevano... approfittando dei quindici anni trascorsi tra la morte di Christopher Wren, ultimo Gran Maestro della Massoneria antica (1702), e la fondazione della nuova Gran Loggia d’Inghilterra (1717). Tuttavia, essi lasciarono sussistere il simbolismo, senza sospettare che quest’ultimo, per chiunque lo comprendeva, testimoniava contro di loro altrettanto quanto i testi scritti, che del resto non erano riusciti a distruggere interamente». «Vi fu in seguito un’altra deviazione nei paesi latini, in un senso antireligioso, ma è sulla “protestantizzazìone” della Massoneria anglosassone che conviene anzitutto insistere». Il mutamento di cui si tratta corrisponde in particolare al passaggio dalla Massoneria “operativa” a quella soltanto più “speculativa” 7, accompagnato dall’intervento di tendenze rivestite di religiosità che pretendevano di sostituirsi al fondamento spirituale iniziatico. Nello stesso articolo, poi, René Guénon, riferendosi alla Massoneria operativa, ricorda che il suo simbolismo dimostra la sua partecipazione a «quell’esoterismo cattolico che fu tanto diffuso nel medio evo, e le cui tracce si ritrovano dappertutto sui monumenti ed anche nella letteratura di quell’epoca. Contrariamente a ciò che pretendono numerosi storici, il legame tra ermetismo e Massoneria risale a un tempo molto anteriore all’affiliazione di Elias Ashmole a quest’ultima (1646); pensiamo anzi che nel XVII secolo si cercò soltanto di ricostituire una tradizione di cui una gran parte era già stata persa». «Notiamo pure che esistette, verso il XIV secolo, se non prima, una Massenia del Santo Graal, per mezzo della quale le confraternite dei costruttori erano ricollegate ai loro ispiratori ermetisti». «Le corporazioni medioevali... usavano del resto espressioni nettamente ermetiche come Grande Opera, con applicazioni diverse ma sempre analogicamente corrispondenti tra loro». «D’altronde, se si volesse andare veramente alle origini... bisognerebbe senza dubbio risalire al di là del medio evo, ed anzi al di là del Cristianesimo». L’Autore ricordava a questo proposito il simbolismo di Giano, in onore del quale si celebravano, nella tradizione romana, le due feste solstiziali. «In seguito, questo costume delle feste solstiziali si è sempre mantenuto nelle corporazioni di costruttori; ma, con il Cristianesimo, queste feste sono state identificate ai due San Giovanni d’inverno e d’estate... e ciò è ancora un esempio di adattamento dei simboli precristiani...». «Giano era il dio dell’iniziazione ai misteri, ed era nello stesso tempo il dio delle corporazioni artigianali; e... doveva esserci necessariamente una relazione tra queste due funzioni riferite a una stessa entità simbolica; in altri termini, bisognava che le corporazioni in questione fossero già allora, così come furono più tardi, in possesso di una tradizione di carattere veramente “iniziatico”. Pensiamo, del resto, che questo non sia un caso speciale e isolato, e che si potrebbero fare presso tanti altri popoli delle constatazioni dello stesso genere; anzi, forse ciò condurrebbe, sulla vera origine delle arti e dei mestieri, a concezioni del tutto insospettate dai moderni, per i quali tali tradizioni sono diventate lettera morta».

Negli scritti successivi, quando se ne presenta l’occasione, l’Autore non manca di opporsi a «coloro che negano contro ogni evidenza l’esistenza di una filiazione diretta» della Massoneria speculativa dalla Massoneria operativa, ricollegata a sua volta ad autentiche origini classico-pitagoriche e “salomoniche”. Anzi, «se si vuole andare al di là di Salomone, si può risalire ancor più lontano, fino allo stesso Abramo; si trova infatti un’indicazione nettissima a questo riguardo nel fatto che il Nome divino invocato più particolarmente da Abramo è sempre stato conservato dalla Massoneria operativa; e questa connessione di Abramo con la Massoneria è del resto facilmente comprensibile per chiunque ha qualche conoscenza della tradizione islamica, poiché essa è in rapporto diretto con l’edificazione della Kaabah» 8.

Venendo a tempi meno lontani, troviamo i riferimenti all’introduzione della Massoneria operativa in Francia al tempo di Carlo Martello da parte di architetti bizantini 9, o da parte del misterioso Naymus Grecus 10.

Troviamo insieme un riferimento al Peter Gower della Massoneria operativa inglese, curiosa trascrizione fonetica del nome di Pitagora, ed altrove leggiamo: «Che l’organizzazione massonica sia stata introdotta in Inghilterra nel 926 11 od anche nel 627, come essi affermano (si tratta dei documenti della Massoneria operativa inglese), ciò avvenne già non come se si fosse trattato di una “novità”, ma bensì della continuazione di organizzazioni preesistenti in Italia e senza dubbio anche altrove» 12. Sulla filiazione della Massoneria operativa, troviamo anche un interessante accenno a «un segreto operativo oggi dimenticato: si tratta della corrispondenza “psichica” dei segni e dei toccamenti, cioè, in fondo, della loro corrispondenza con la “localizzazione” dei centri sottili dell’essere umano»: e l’Autore si dice d’accordo nel riconoscere in questo «l’indicazione di un legame diretto con le grandi iniziazioni dell’antichità» 13. D’altra parte, altre osservazioni notevoli riguardano i legami con i Templari, come questo passo tratto dalla recensione di un libro di A. Lebey del 1936, che riteniamo opportuno citare per esteso: «... L’ultimo capitolo richiama all’attenzione dei Massoni, oggi troppo dimentichi di queste cose, i legami, certamente più che “ideali”... che li ricollegano ai Templari... Non sembra dubbio che, come dice l’Autore, i Templari abbiano posseduto un “gran segreto di riconciliazione” tra Ebraismo, Cristianesimo e Islamismo, benché possa esserci stato anche qualcos’altro di cui questo non era che la conseguenza;... forse che essi non bevevano lo stesso “vino” dei Kabbalisti e dei Sufi, e Boccaccio, loro erede quale “Fedele d’Amore”, non fa forse affermare a Melchisedec che la verità delle tre religioni è indiscutibile... perché esse non sono che una nella loro essenza profonda?» 14.

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Nell’opera in esame 1, troviamo pure dei riferimenti notevoli a personaggi storici anteriori al XVIII secolo ricollegati a correnti iniziatiche, quali Dante, Rabelais 2 e Shakespeare 3. Degne di nota, poi, le osservazioni sulla sopravvivenza della “Massoneria operativa”, e cioè basata sullo svolgimento rituale di un mestiere capace di rendere l’iniziazione massonica effettiva e non soltanto virtuale. Il permanere di una Massoneria operativa non fu affatto impedito dalle proibizioni degli antichi editti reali in Inghilterra 4 ed anche nel Settecento continuarono a sussistere le logge operative scozzesi e quelle ricollegate all’antica Loggia di York 5. L’Autore accenna pure alla possibile sopravvivenza della Massoneria operativa in Francia fin verso la fine del XVII o all’inizio del XVIII secolo 6.

Più particolarmente interessanti, per chiarire la situazione della Massoneria moderna, sono i vari riferimenti alla sua costituzione a partire dal 1717 in Inghilterra, quale istituzione soltanto “speculativa” e non più “operativa”. È noto che già da vari secoli membri non “operativi”, che cioè non esercitavano il mestiere muratorio, facevano parte regolarmente delle logge per ragioni funzionali: si trattava, in particolare, del Capellano e del Medico. Un mutamento dovette consistere poi nell’ammissione di un numero sempre maggiore di “Massoni accettati”, anch’essi non “operativi”, che verosimilmente confluirono nella Massoneria sia per l’estinguersi di iniziazioni diverse da quella muratoria, nelle quali avrebbero potuto più normalmente integrarsi, sia per circostanze esteriori, sociali e politiche, prive di una vera giustificazione iniziatica. Ma ben più profonda fu l’innovazione attuata nel ‘700 sotto la guida di Anderson, Desaguliers e Payne, da quattro Logge londinesi di recente formazione che si riunirono per costituire la nuova Gran Loggia d’Inghilterra, la quale incontrò poi ancora per parecchi decenni l’opposizione delle Logge operative rimaste.

Il difetto di conoscenze da parte dei promotori di tale Gran Loggia appare evidente da certi indizi, come l’assenza del grado di Maestro, che essi ignoravano e che fu poi reintrodotto tra il 1723 e il 1738 7, e le prove di grossolana ignoranza delle vere origini della Massoneria da parte di diversi storici che furono membri eminenti della nuova Massoneria speculativa al tempo della sua costituzione 8. In realtà, un esame approfondito dei fatti ha condotto a togliere valore alle famose “Costituzioni” di Anderson del 1723 9, che alterarono gli antichi “Old Charges” della Massoneria operativa. D’altra parte, avverte in varie occasioni René Guénon, non si trattò soltanto del «prodotto della fantasia di un individuo senza mandato» 10: l’innovazione a cui si dava vita comportava anche una frode su vasta scala, con la distruzione dei documenti che avrebbero offerto la prova delle alterazioni volute 11, e persino, a quanto pare, con l’incendio doloso degli archivi della Loggia di San Paolo 12. A questi fatti si possono ricollegare senza dubbio anche altre circostanze poco chiare, come l’assenza di verbali dal 1717 al 1723, o la mancanza di una storia dei primi anni della Gran Loggia d’Inghilterra fino a quella redatta da Anderson nel 1738, la quale differisce in molti punti da quanto se ne sa da altre fonti 13.

Si comprende pertanto che un autore come E.A. Waite abbia definito l’Anderson come «soprattutto capace di guastare tutto ciò che toccava» 14, e che certe Logge operative fossero giunte addirittura ad escludere l’ammissione di qualsiasi membro che portasse il nome di Anderson 15. E «quando si pensa che si tratta dell’uomo di cui tanti Massoni attuali si compiacciono di invocare costantemente l’autorità, considerandolo quasi come il vero fondatore della Massoneria, o per lo meno prendendo per autentici landmarks tutti gli articoli delle sue costituzioni, non si può fare a meno di trovare che tutto ciò non è privo di una certa ironia» 16!

Resterebbero da chiarire le ragioni, certamente non di poco conto 17, che indussero a svolgere l’opera di cui Anderson fu uno dei primi e più efficaci strumenti. Vi furono senza dubbio ragioni politiche, in appoggio alla corrente “orangista” favorevole alla Casa regnante d’Inghilterra 18, come vi fu un processo di «protestantizzazione cosciente» 19, accompagnato da una tendenza a porre in risalto un punto di vista moraleggiante 20, quasi a sancire lo sminuirsi dell’autentica prospettiva iniziatica che, sola, potrebbe giustificare veramente il patrimonio simbolico e rituale rimasto. In ogni caso, a parte le considerazioni di dettaglio che presentano in fondo un interesse abbastanza limitato, quel che importa tenere ben presente è che nel costituirsi della moderna Massoneria speculativa non si verificò un adattamento normale di un’antica forma di iniziazione, ma bensì una massiccia interferenza di correnti antitradizionali, che provocarono delle indubbie deviazioni, senza peraltro impedire il mantenersi della trasmissione iniziatica, sempre suscettibile di permettere delle rettificazioni in senso tradizionale. In questo senso, René Guénon, rispondendo a dei poco avveduti tradizionalisti antimassoni, ebbe ragione di insistere sul fatto che la Massoneria non è affatto uno degli «agenti della cospirazione», ma piuttosto una delle sue prime vittime, ed anche un falso bersaglio assai comodo per sviare le ricerche di chi avrebbe voluto smascherare delle correnti che stanno all’origine del disordine del mondo moderno 21.

Del resto, alcune rettifiche furono ben presto attuate, in seno alla nuova Massoneria speculativa, per influenza della Massoneria “antica”, fino alla riunione tra “Antichi” e “Moderni” che tra l’altro portò, nel 1813, alla modifica della dichiarazione iniziale delle “Costituzioni” 22.

Per quel che riguarda la Massoneria moderna introdotta nel XVIII secolo sul continente dall’Inghilterra, può essere interessante osservare uno degli aspetti della sua successiva divergenza rispetto alla Massoneria anglo-sassone: «La Massoneria anglo-sassone e la Massoneria francese... partendo l’una e l’altra dalle concezioni espresse nelle Costituzioni di Anderson, se ne sono allontanate in certo modo in senso inverso nel corso del loro sviluppo; così, mentre la Massoneria francese accentuava sempre più la tendenza alla “modernizzazione” 23, la Massoneria inglese, grazie all’azione degli “Antichi”, si è al contrario avvicinata alla vera tradizione a cui Anderson aveva causato gravi menomazioni» 24. Ciò non toglie, beninteso, il “difetto d’origine” di tutto il regime delle “Grandi Logge”, cioè della stessa Massoneria speculativa, il cui riconoscimento dovrebbe logicamente condurre a considerare l’esigenza di una restaurazione della tradizione operativa: «ma dove sono attualmente coloro che sarebbero capaci di compiere una simile restaurazione?» 25.

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Lasciando per ora la considerazione della portata e del senso di questo tema fondamentale, ricorderemo brevemente alcune delle numerose questioni storiche più specifiche toccate da René Guénon nelle sue recensioni e nei suoi articoli.

Alcune notizie non mancheranno di sorprendere molti lettori: ad esempio, l’origine nient’affatto tradizionale del trinomio «Libertà-Uguaglianza-Fratellanza» si trova in un’opera antimassonica del 1747, Les Francs-Maçons écrasés, ed esso fu adottato soltanto in seguito dalla Massoneria francese 26; mentre la credenza della parte avuta dai Massoni nel preparare la rivoluzione francese, diffusa dapprima a scopo polemico dai detrattori della Massoneria, è in massima parte una leggenda fabbricata a posteriori da chi ne aveva interesse 27.

Degni di nota sono gli studi abbastanza ampi consacrati a Martines de Pasqually 28, ed i riferimenti a Louis-Claude de Saint-Martin, il quale, dopo esserne stato discepolo, assunse poi una posizione misticheggiante incompatibile con la presunta costituzione di un qualsiasi “Ordine” iniziatico: il che implica anche che il “Martinismo” moderno «ha ben poco a che vedere con Saint-Martin, e non c’entra assolutamente nulla con Martines e gli Elus Coens» 29.

Altre considerazioni notevoli riguardano il movimento di Willermoz e della “Stretta Osservanza”, che diede origine al “Regime Scozzese Rettificato”: a proposito di simili correnti si deve constatare che i tentativi fatti per vivificare l’iniziazione massonica naufragarono particolarmente a causa della grossolana confusione tra l’orientamento iniziatico e l’attrazione per “fenomeni” extra-normali, fatti apposta per sviare in un campo estremamente ingannevole. Tra la seconda metà del Settecento e l’inizio dell’Ottocento si diffonde l’interesse per il magnetismo e per le “Comunicazioni” trasmesse in stato sonnambolico, che solo più tardi saranno dette “medianiche”, “metapsichiche” o “parapsicologiche”: troviamo ad esempio allora un misterioso “Agente Sconosciuto” le cui confuse elucubrazioni erano prese per delle comunicazioni iniziatiche 30. E purtroppo le deplorevoli conseguenze di simili direttive non servirono affatto a preservare da errori analoghi, che anzi tutto ciò rappresentava soltanto una tappa nella proliferazione di fantasmagorie pseudo-esoteriche su scala crescente che è una delle caratteristiche del nostro tempo.

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Appunto alla lotta tenace contro le espressioni contemporanee dello pseudo-esoterismo sono dedicate molte recensioni. Questa combattiva opera di chiarificazione è importante non solo per sbarazzare il campo da tante illusioni ed inganni, ma anche per mettere in luce la differenza abissale che separa lo pseudo-esoterismo nelle sue varie forme dall’esoterismo autentico, che è il “Cuore” stesso della tradizione. In effetti, la confusione tra i due è uno degli strumenti più facilmente utilizzati da correnti profondamente antitradizionali che, anche per mezzo di calunnie a vasta risonanza 31, hanno suscitato ad esempio in alcuni ambienti cattolici degli zelanti detrattori dell’esoterismo, in massima parte ignari del gioco in cui si sono trovati così impegnati. A ciò si riferiscono quasi tutte le numerose recensioni degli anni 1929-1938 riguardanti la Revue Internationale des Sociétés Secrètes, diretta da Monsignor Jouin, nel corso delle quali certi collaboratori di tale rivista vennero smascherati in modo tale da dover essere allontanati dalla medesima 32, che giunse così a modificare sensibilmente il proprio orientamento. E potremmo aggiungere che questa lotta contro la tanto frequente e ricorrente confusione tra esoterismo e pseudo-esoterismi conserva tutta la sua attualità, nei riguardi dei propagatori dei secondi come degli avversari del primo. Non si è forse visto, in un recentissimo numero di una rivista cattolica italiana, mettere insieme i tre nomi grottescamente eterogenei di Steiner, Schuon e Guénon niente meno che sotto l’insegna di «una corrente teosofica» 33? Non sarebbe molto meglio evitare di parlare di cose che si ignorano, se non per probità intellettuale almeno per non rischiare un po’ troppo di cadere nel ridicolo?

In una diversa direzione, altre critiche frequenti di René Guénon riguardano poi le dimostrazioni di incomprensione della Massoneria da parte degli stessi Massoni, in uno stile sempre limpido e reciso 34. In particolare, si trattava di aprire orizzonti di ben diversa natura di fronte ad interpretazioni molto diffuse che non escono dal punto di vista psicologico e morale; il quale potrebbe corrispondere, tutt’al più, all’inizio di un lavoro preparatorio tale da non condurre ancora neppure alla soglia dei “piccoli Misteri” 35.

Per quel che riguarda altre questioni massoniche di carattere più specifico, ci limiteremo a citare i seguenti argomenti toccati in articoli e recensioni varie: il senso dei Landmarks 36, il simbolismo della “Stella fiammeggiante” 37 e quello della riga di ventiquattro pollici 38, la posizione delle colonne nel tempio 39, il significato dell’uso della Bibbia in loggia 40, l’uso del nome El-Shaddai nella Massoneria operativa 41, la “parola di Maestro” 42, la “preparazione alla morte” del Maestro massone 43, la ragion d’essere e la portata, piuttosto limitata, dei sistemi di alti gradi massonici 44. Citiamo poi due articoli, Parola perduta e parole sostituite e Muratori e Carpentieri, il primo dei quali è particolarmente importante, la cui traduzione è già stata pubblicata nei numeri 8 e 9 di questa rivista.

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Un articolo 45 è dedicato anche alla questione dell’iniziazione femminile, la quale ha dato luogo a tante discussioni generalmente prive di qualsiasi solida base. A coloro i quali considerano che l’Occidente accorda alla donna un posto privilegiato che non ebbe mai in altre civiltà, René Guénon risponde: «Ciò è forse vero, ma soprattutto nel senso che, nei tempi moderni, l’ha fatta uscire dal suo ruolo normale... di modo che questo non è altro che un caso particolare del disordine della nostra epoca. Invece, da altri punti di vista più legittimi la donna è molto più svantaggiata che nelle civiltà orientali, dove in particolare le è sempre stato possibile trovare un’iniziazione adatta a lei, purché possedesse le qualificazioni richieste; così, ad esempio, l’iniziazione islamica è sempre stata accessibile alle donne, il che, sia detto di sfuggita, basta per ridurre a nulla alcune delle assurdità che in Europa si ha l’abitudine di attribuire all’Islâm». D’altra parte, «certi contemporanei hanno pensato che, nel caso in cui l’esercizio effettivo del mestiere sia scomparso» (come nella Massoneria speculativa) «l’esclusione delle donne dall’iniziazione corrispondente ha per ciò stesso perduto la sua ragion d’essere: ma si tratta di un vero controsenso, poiché la base di tale iniziazione non è affatto mutata, e... questo errore implica un misconoscimento completo del significato e della portata reale delle qualificazioni iniziatiche... La connessione con il mestiere, del tutto indipendente dal suo esercizio esteriore, resta necessariamente inclusa nella forma stessa di quell’iniziazione, in ciò che la caratterizza e la costituisce essenzialmente come tale, cosicché in nessun caso potrebbe essere valida per chiunque sia inadatto ad esercitare il mestiere di cui si tratta» 46. La “Massoneria mista” francese (del resto mai riconosciuta come regolare) e la Co-Masonry anglosassone che ne è derivata rappresentano dunque soltanto «un tentativo di trasporre, nello stesso dominio iniziatico che dovrebbe esserne più di ogni altro esente, la concezione “egualitaria” che, rifiutandosi di vedere le differenze di natura che esistono tra gli esseri, giunge ad attribuire alle donne un ruolo propriamente maschile». Quanto alla più antica “Massoneria d’adozione”, sorta per dar soddisfazione alle donne che lamentavano la loro esclusione dalla Massoneria, dovrebbe essere risaputo che si tratta soltanto di un “simulacro di iniziazione” senza alcun valore rituale: e ciò vale (osservazione questa della massima attualità oggi in Italia) in particolare per l’ordine d’adozione dell’Eastern Star o “Stella d’Oriente” 47.

Resterebbe invece da considerare il caso di un’iniziazione di mestiere, diversa da quella muratoria, adatta alle aspiranti femminili; e l’Autore ricorda le possibilità che sarebbero offerte da mestieri quali la tessitura e il ricamo, connessi a ben noti simboli tradizionali. Un’iniziazione femminile occidentale potrebbe dunque esistere mediante un adattamento operativo, probabilmente già verificatosi in passato, dell’iniziazione al Compagnonaggio (la quale ha la possibilità di applicarsi a svariati mestieri 48); ma anche questa non è che una possibilità puramente teorica, poiché «dove si troverebbero oggi uomini sufficientemente competenti per realizzare questo adattamento in uno spirito rigorosamente tradizionale, guardandosi dall’introdurvi la benché minima fantasia che rischierebbe la validità dell’iniziazione trasmessa?» 49.

Il tema del Compagnonaggio – l’iniziazione di mestiere che sopravvive ancor oggi in Francia e nella Svizzera francese – si ritrova in due altri articoli, Il Compagnonaggio e gli Zingari 50 e A proposito di pellegrinaggi 51. Notevoli certe misteriose affinità esistenti tra le tradizioni del Compagnonaggio, degli Zingari e degli Ebrei, particolarmente in connessione con lo stato “errante” e il simbolismo iniziatico del viaggio terrestre, proprio dei “piccoli misteri”: «La conoscenza dei “piccoli misteri”, si ottiene percorrendo la “ruota delle cose”…» 52.

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In una recensione di Guénon del 1931, in risposta a certe insinuazioni di un avversario, leggiamo: «... per quanto strano gli possa sembrare, la “personalità di René Guénon” ci importa forse ancor meno che a lui, dal momento che le personalità, o piuttosto le individualità, non contano, nell’ordine di cose di cui ci occupiamo» 53. E in altre recensioni: «Non siamo il “servitore” di nessuno e di nulla, fuorché della Verità; non domandiamo nulla a nessuno, non lavoriamo “per conto” di nessuno, facciamo a meno di qualsiasi “appoggio”»; «Non esageriamo affatto se diciamo che le cose che non appartengono all’ordine spirituale per noi non contano» 54. Bisognerebbe comprendere il senso di simili affermazioni, piuttosto paradossali, se non irritanti, dal punto di vista corrente della mentalità occidentale, se si volesse entrare appieno nello spirito dell’opera di Guénon. Una interpretazione in chiave psicologica, non importa se ammirata o scandalizzata, non servirebbe proprio a nulla. «La nostra opera è rigorosamente indipendente da ogni considerazione individuale» 55: e tanto meglio per chi saprà trarne un profitto non contenibile entro i quadri di qualsiasi orizzonte individuale. D’altra parte, René Guénon è anche esplicito nell’escludere per sé «la missione di conferire la benché minima iniziazione a chicchessia» 56, ed anzi egli scrive che agire a favore o contro un’organizzazione qualsiasi non rientra nella sua funzione 57.

È dunque da una posizione così indipendente e disinteressata che egli parla del rischio che si perdano irrimediabilmente «le ultime vestigia di iniziazione occidentale che sussistono ancora» 58, accennando, nella stessa occasione, all’importanza che potrebbe avere un nucleo massonico sottratto ad influenze profane. Egli è tutt’altro che incline alla cosiddetta «propaganda iniziatica», «due parole che stridono per il fatto di trovarsi così accoppiate» 59, mentre è ben lungi dal vedere una soluzione semplicemente in un «rinnovamento del rituale» 60.

E non possiamo passare sotto silenzio l’aspetto in certo modo più grave della situazione, che è così descritto altrove da René Guénon: «Quando delle organizzazioni tradizionali sono tanto sminuite e indebolite da non essere più capaci di una resistenza sufficiente, esponenti più o meno diretti dell’“avversario” 61 possono già introdurvisi per affrettare il momento in cui la "sovversione" diventerà possibile; non è certo che vi riescano in tutti i casi, poiché tutto ciò che ha ancora vita può sempre riprendersi; ma, se la morte avviene, il nemico si troverà così sul posto, si potrebbe dire, pronto ad approfittarne e ad utilizzare il “cadavere” ai propri fini. I rappresentanti di tutto ciò che, nel mondo occidentale, possiede ancora attualmente un carattere tradizionale autentico, sia nel dominio exoterico che in quello iniziatico, avrebbero – pensiamo – il più grande interesse a giovarsi di quest’ultima osservazione mentre c’è ancora tempo, poiché purtroppo intorno ad essi non mancano, per chi sa scorgerli, i segni minacciosi dati dalle “infiltrazioni” di questo genere» 62.

Un’altra osservazione importante: «non bisognerebbe dimenticare che la Massoneria è una forma iniziatica propriamente occidentale, e che pertanto non vi si può innestare un elemento orientale; anche se si può legittimamente prendere in considerazione un certo aiuto dell’Oriente per rivivificare le tendenze spirituali assopite...; ma questo è un argomento sul quale vi sarebbe molto da dire» 63. E, rispondendo a chi pretendeva di accusarlo di voler «orientalizzare ad ogni costo», René Guénon scriveva: «Non abbiamo mai avuto la benché minima intenzione di “orientalizzare ad ogni costo” nessuno; piuttosto, vorremmo semplicemente indurre coloro che ne sono capaci a pensare “altrimenti che da moderni”, poiché in realtà lo spirito moderno si identifica allo spirito antitradizionale. Che poi essi aderiscano a una tradizione orientale od occidentale, secondo ciò che conviene meglio alle loro attitudini, è una questione personale di ognuno...; ed è forse colpa nostra se tutto ciò che è tradizione è talmente affievolito oggi in Occidente che molti possono giudicare più vantaggioso cercate in un’altra direzione?» 64.

In ogni caso, contrariamente a quanto qualcuno ha detto, il punto di vista tradizionale esposto da René Guénon non è affatto praticamente “pessimista”: così, anche in una delle recensioni scritte pochi anni prima di morire, egli prendeva chiaramente posizione contro «assez fâcheux pessimisme» dimostrato da Jules Boucher nei riguardi della possibilità di opporsi alla decadenza della Massoneria 65; e sarà bene ricordare a questo proposito queste sue parole, certamente non meno attuali oggi di quando furono scritte: «... Coloro che riusciranno a vincere tutti questi ostacoli e a trionfare contro l’ostilità di un ambiente opposto ad ogni spiritualità, saranno senza dubbio pochi; ma, ancora una volta, il numero non conta, poiché siamo qui in un campo le cui leggi sono del tutto diverse da quelle della materia. Non vi è dunque motivo di disperare; e, quand’anche non vi fosse alcuna speranza di raggiungere un risultato sensibile prima che il mondo moderno sprofondi in una catastrofe, neppure questa sarebbe una ragione valida per non intraprendere un’opera la cui portata reale si estende ben al di là dell’epoca attuale. Coloro che fossero tentati di cedere allo scoraggiamento devono pensare che nulla di ciò che è compiuto in quest’ordine di cose non può mai essere perduto; che il disordine, l’errore e l’oscurità non possono avere il sopravvento che in apparenza e momentaneamente; che tutti gli squilibri parziali e transitori devono necessariamente concorrere al grande equilibrio totale; e che nulla potrà mai prevalere in modo definitivo contro la potenza della verità» 66.

Giovanni Ponte

 



1 Cfr. Jean Reyor, À propos d’un livre récent, in Le Symbolisme, n. 368, gennaio-febbraio 1965.

2 Leggiamo infatti, a pagina 156 del primo volume: «... Teniamo soltanto a far notare questo: da quasi un quarto di secolo che ci occupiamo di studi esoterici, non abbiamo mai mutato in qualsiasi modo; che i nostri articoli appaiano su Regnabit, su Voile d’Isis o altrove, sono sempre stati concepiti esattamente nello stesso senso».

3 È un vero peccato che simili preoccupazioni siano state tanto compromettenti da far mettere insieme una serie di citazioni quanto meno tendenziose che deformano tanto evidentemente i concetti fondamentali degli scritti di cui si tratta, quasi che il loro autore fosse stato un fautore del progresso in senso “modernista”, o un negatore della spiritualità, e così via. Come non capire che il “Progresso” di cui si parla negli articoli presi in esame è il progresso sulla via iniziatica? O che l’affermazione secondo cui l’iniziazione massonica non deve essere né “spiritualista” né “materialista” si riferisce alla presa di coscienza di un punto di vista che trascende quello filosofico?

4 La cosa più sorprendente è che tale critica sia venuta proprio da uno degli antichi collaboratori dell’Autore il quale, in mancanza di tale introduzione, ha creduto bene di raccomandare non soltanto un libro come La Vie simple de René Guénon di Paul Chacornac, che è discutibile e tendenzioso più che altro nelle conclusioni, ma persino uno scritto ricco di insinuazioni deformatrici unitamente ai segni della più completa incomprensione di fondo, pubblicato su una rivista cattolica dalla Signora Maurice-Denis Boulet, che si è avvalsa, assai poco utilmente, della prerogativa di aver conosciuto personalmente l’Autore, cosa naturalmente ben lontana dall’attribuirle una qualsiasi autorità o garanzia di veridicità.

5 La Gnose et la Franc-Maçonnerie, da La Gnose, marzo 1910 (cfr. volume II, pag. 257).

6 À propos des Signes corporatifs et de leur sens originel, in Regnabit, febbraio 1926 (cfr. volume II, pagg. 71-77).

7 Cfr. Aperçus sur l’Initiation (Considerazioni sulla Via iniziatica), cap. XXIX.

8 II, pag. 167, da una recensione del 1949 alla rivista canadese Masonic Light.

9 II, pag. 122.

10 II, pag. 138.

11 Il 926 è la data attribuita alle «Costituzioni di Athelstan» ed alla prima assemblea di York, a cui si ricollegherebbe la «Gran Loggia di York», che risulta esistente in modo certo tra il 1725 e il 1792.

12 I, Pag. 305.

13 I, pag. 261.

14 I, pag. 108.

1 Études sur la Franc-Maçonnerie et le Compagnonnage, 2 volumi, Éditions Traditionnelles, Paris, 1964.

2 Cfr. vol. II, pagg. 113-115, 158, 174-175.

3 Cfr. vol. I, pagg. 124-128.

4 I, pag. 125.

5 II, pag. 123.

6 «Infatti, di fronte a certe particolarità per cui i rituali francesi differiscono dai rituali speculativi inglesi, e che manifestamente non possono provenire che da una “fonte” anteriore al 1717, ci si può chiedere se esse hanno un’origine operativa diretta, o se, come pensano alcuni, sono dovute a un’importazione scozzese che avrebbe avuto luogo negli ultimi anni del XVII secolo» (cfr. vol. II, pag. 122).

7 Cfr. I, pag. 308; II, pagg. 124 e 170.

8 Cfr. I, pag. 127.

9 Questa è pure la conclusione di uno studio della Loggia inglese Quatuor Coronati, ben nota per la serietà ed approfondimento delle sue ricerche storiche: cfr. I, pag. 219.

10 Cfr. I, pag. 219.

11 Cfr. I, pag. 127, e II, pag. 123.

12 Cfr. I, pagg. 260 e 264.

13 Cfr. I, pagg. 252-253.

14 II, pag. 124.

15 Ibidem.

16 Ibidem.

17 Cfr. I, pag. 283.

18 Cfr. I, pag. 260.

19 Cfr. pag. 219; cfr. anche lo studio di Guénon À propos des signes corporatifs et de leur sens originel già citato ampiamente nella prima parte del presente articolo.

20 Cfr. I, pag. 193.

21 Cfr. I, pag. 110.

22 Cfr, I, pag. 297. Lo studio del periodo tra il 1717 e il 1815 in Inghilterra si presenta particolarmente complesso non solo per il persistere di organizzazioni precedenti appartenenti all’antica Massoneria operativa, ma anche per il formarsi di numerose organizzazioni nuove, alcune delle quali, come i “Gorgomons”, avrebbero peraltro servito di “copertura” ai Massoni operativi avversari della “riforma” di Anderson e Desagulier. Vi sarebbe poi da considerare anche la presenza della “Gran Loggia di Athol”, organizzata nel 1715 da irlandesi residenti a Londra, a cui si unirono membri di Logge inglesi che si opponevano alle innovazioni introdotte dalla Gran Loggia d’Inghilterra, nella quale confluirono soltanto nel 1813.

23 A proposito delle modifiche avvenute in Francia nel secolo scorso, troviamo fra l’altro un riferimento a poco chiare circostanze in cui si operò il mutamento delle Costituzioni del Grande Oriente di Francia nel 1877: è sorprendente notare che i verbali del Convegno del 1877 non menzionano né la soppressione, allora avvenuta, della formula del “Grande Architetto dell’Universo”, né un voto qualsiasi riguardante la riforma dei rituali (cfr. II, pag. 159).

24 II, pag. 157.

25 I, pag. 133.

26 Cfr. I, pagg. 281-282.

27 Così, nella recensione di un libro di Albert Lantoine, uno dei più approfonditi storici della Massoneria francese, leggiamo: «Gli succederà senza dubbio di dispiacere sia alla maggior parte dei Massoni che ai loro avversari, quando demolisce la leggenda che vuole che la Massoneria abbia avuto una parte considerevole nella preparazione della Rivoluzione; mentre (cosa curiosa) questa leggenda, che deve la sua origine a scrittori antimassoni come l’abate Barruel, ha finito con l’essere adottata dagli stessi Massoni molto più tardi. A questo proposito, bisogna notare che, tra i personaggi del XVIII secolo che comunemente si ritengono ricollegati alla Massoneria, ve ne sono molti per i quali non vi è il benché minimo indizio serio che lo fossero realmente: è questo il caso, fra l’altro, della gran maggioranza degli Enciclopedisti» (I, pag. 106). Cfr. anche I, pag. 114, e II, pag. 100.

28 Martines de Pasqually tentò, nel XVIII secolo, una rivivificazione iniziatica in senso alla Massoneria, appoggiandosi ad una fonte spirituale diversa da quella massonica, presumibilmente per una sorta di mandato ricevuto da un’organizzazione qabbalistica avente la sua sede nell’Africa settentrionale; egli ottenne però dei risultati assai limitati, tanto che l’Ordine degli “Elus Coen” da lui fondato cessò di esistere non molti anni dopo la sua morte (1774): cfr. particolarmente L’Énigme de Martines de Pasqually, I, pagg. 61-88.

29 Cfr. I, pagg. 85-88, pag. 105, pagg. 141-143, pagg. 270-271.

30 Cfr. I, pagg. 139-140: dalle ricerche svolte risulta che l’“Agente Sconosciuto” era una certa Mme. Vallière, evidentemente affetta da poco rassicuranti stati di “trance”.

31 L’esempio più clamoroso fu, com’è noto, quello delle calunnie sulla Massoneria propalate da Léo Taxil. le quali continuarono ad avere pesanti conseguenze anche dopo che lo stesso Taxil dovette ammettere pienamente la propria malafede.

32 La scomparsa di uno dei collaboratori venne giustificata addirittura con la falsa notizia della sua morte, ma persino questa menzogna non tardò ad essere pubblicamente contestata da René Guénon, il quale si fondava anche su innumerevoli e precisi dati di fatto.

33 Testimonianze, N. 69-70, pag. 689.

34 Un esempio: «Dans le Symbolisme (numero d’août-septembre 1935), Oswald Wirth parle du Travail initiatique, ou plutôt de l’idee très peu initiatique qu’il s’en fait» (I, pag. 247).

35 I, pag. 131, in un’altra recensione del Symbolisme. Altre riviste massoniche frequentemente recensite sono il Grand Lodge Bulletin of Iowa, Speculative Mason e Masonic Light di Montreal.

36 Cfr. I, pagg. 193, 171 e 301.

37 Cfr. II, pagg. 176-178.

38 Cfr. II, pag. 181: interessante l’accenno alla «ripartizione in due serie di dodici pollici, corrispondente alle ore del giorno e a quelle della notte (come nel numero delle lettere che compongono le due parti della formula della shahâdah islamica)».

39 Cfr.I, pagg. 304 e 309, dove vengono implicitamente riconosciute le posizioni generalmente in uso in Gran Bretagna e in Italia, contrariamente alla disposizione adottata in Francia.

40 Cfr. I, pag. 302.

41 Cfr. I. pag. 207.

42 Cfr. I. pag. 128, e II, pagg. 36-37.

43 Cfr. I, pag. 297, dove si accenna al processo iniziatico di “morte graduale” durante la vita stessa, «che è come un avviamento verso la liberazione finale».

44 Cfr. I, pag. 107; II, pagg. 39-42, 126, 268-272, 302.

45 Initiation féminine et initiations de metier, vol. II, pagg. 19-25.

46 II, pag. 21. Sul medesimo argomento, cfr. anche l’articolo di Silvio Grasso La donna d’oggi di fronte al problema di una partecipazione tradizionale, nel N. 7 di questa rivista.

47 Cfr. vol. II, pag. 184.

48 Cfr. Rivista di Studi Tradizionali, N. 7, pag. 103.

49 II, pagg. 24-25.

50 I, pagg. 31-36.

51 I, pagg. 52-60.

52 I, pag. 60; il testo così prosegue: «ma la conoscenza dei “grandi misteri”, essendo quella dei principi immutabili, esige la contemplazione immobile nella “grande solitudine”, nel punto fisso che è il centro della ruota, il polo invariabile intorno al quale si compiono, senza che esso vi partecipi, le rivoluzioni dell’Universo manifestato».

53 I, pag. 182.

54 I pag. 197, e I, pag. 169.

55 I, pag. 198.

56 I, pag. 218.

57 I, pag. 224.

58 I, pag. 105.

59 I, pag. 204, dove pure leggiamo che il silenzio iniziatico, «il quale ha delle ragioni ben altrimenti importanti che la semplice prudenza, non è mai stato così fortemente indispensabile come nelle condizioni attuali».

60 Cfr. I, pag. 295.

61 L’Autore precisa in nota che “avversario” è il senso letterale della parola ebraica Shatan, e infatti si tratta appunto qui di “potenze” di carattere veramente “satanico”.

62 Cfr. Le Regne de la Quantité et les Signes des Temps, pag. 184.

63 II, pag. 174.

64 II, pag. 102.

65 II, pag. 164.

66 La Crisi del Mondo moderno, cap. XI.

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