A proposito di intelligenza artificiale
Secondo quanto insegnano le dottrine tradizionali l’intelligenza
individuale è un riflesso di quella universale nella quale può reintegrarsi
tramite la conoscenza; essa risiede simbolicamente nel cuore, centro vitale
dell’essere, e ha come oggetto proprio la conoscenza della verità con aperture a
possibilità illimitate.
È dunque un errore identificare l’intelligenza pura con la
ragione, che in realtà ne è solo un riflesso inferiore (che ha simbolicamente
sede nel cervello); ed è ancor più grave assimilarla con la più ristretta e la
più bassa di tutte le sue applicazioni: l’azione sulla materia in vista della
sola utilità pratica. L’istruzione moderna va decisamente in questa direzione e
tende a sostituire la memoria all’intelligenza; gli allievi sono spinti, come macchine,
ad accumulare un numero sempre maggiore di nozioni, invece che assimilarle
andando in profondità: chi procede in questo senso meglio degli altri viene
considerato più intelligente. Giunti a questo punto non c’è da stupirsi se si è
arrivati con disinvoltura a parlare di “intelligenza artificiale” a proposito
di ciò che vi è di più lontano dalla vera intelligenza, cioè l’accumulo e la messa
in relazione fra loro di una quantità spropositata di dati. Come sempre accade
l’uso delle parole forma la mentalità e non è affatto casuale.
Per millenni l’essere umano ha avuto coscienza che Dio è al
centro di tutte le esistenze e che l’uomo ne è totalmente dipendente. Era
conoscenza comune che nulla sfugge al Suo controllo, è a Lui che erano rivolte
le suppliche, è il Suo volere che si cercava di assecondare ed è a Lui che si
cercava di essere costantemente connessi attraverso le preghiere e l’attività
rituale che permeava tutta l’esistenza.
Con l’umanesimo (a cui si rifà il titolo dell’enciclica “Magnifica
Umanitas” di Leone XIV)
l’uomo ha preteso di usurpare questa condizione centrale e
con il materialismo si è voluta distruggere ogni connessione cosciente con Dio.
Oggi, con l’IA si è andati oltre: la si sta mettendo al
centro di tutto e tutto sembra controllare, è ad essa che l’uomo passivamente
si rivolge illudendosi di risolvere i propri problemi, diviene sempre più dipendente
dai suoi responsi, la interroga persino sui comportamenti da tenere nella relazione
con gli altri; il rapporto si colora addirittura di sentimento: basti pensare alla
sofferenza che causa a molti la mancata connessione alla rete anche solo per
pochi minuti. Il completamento della parodia e del rovesciamento dell’ordine
naturale pare veramente vicino al suo apice. Lontano dall’essere casuale quanto
sopra risponde a leggi cicliche - confermate dalle più diverse forme
tradizionali - che prevedono il temporaneo successo di un preciso disegno
satanico.
A chi volesse approfondire l’argomento suggerisco la lettura
dell’opera di René Guénon, in particolare il volume “Il regno della quantità e
i segni dei tempi”.
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