Dal Nilo all’Eufrate

 In quel giorno il Signore concluse questa alleanza con Abram:

«Alla tua discendenza
io do questo paese

dal fiume d'Egitto
al grande fiume, il fiume Eufrate
»

Genesi 15:18

 

 

Il nome Abramo significa “Padre di molti” egli è quindi il Patriarca per eccellenza[1].

«Non ti chiamerai più Abram ma ti chiamerai Abraham perché pa­dre di una moltitudine di popoli ti renderò»[2].

La sua storia è caratterizzata dalla rinuncia a qualunque attaccamen­to per seguire con amore tutti gli ordini che riceve da Dio: Abramo ab­bandona i suoi beni, la sua casa, la sua patria, la sua famiglia, il suo popolo, il suo primogenito con la madre di lui, lasciandoli soli nel deserto, ed è pronto ad immolare il suo proprio figlio.

È da questo distacco che nasce il vero monoteismo e l’alleanza con Dio, che in cambio colma di doni lui e la sua discendenza, come appa­re da questi versetti:

«Saranno benedette per la tua discendenza tutte le nazioni della ter­ra, perché tu hai obbedito alla mia voce»[3].

«Renderò la tua discendenza numerosa come le stelle del cielo e concederò alla tua discendenza tutti questi territori: tutte le nazioni della terra saranno benedette per la tua discendenza»[4].

«La tua discendenza sarà come la polvere della terra e ti estenderai a occidente e ad oriente, a settentrione e a mezzogiorno. E saranno benedette per te e per la tua discendenza tutte le nazioni della terra»[5].

 

Occorre notare che Abramo ebbe numerosi figli: il primo fu il profeta Ismaele, figlio di Agar, che diede origine direttamente alle 12 tribù da cui discende il po­polo ismaelita[6]- di cui fa parte la maggioranza delle tribù arabe. Il profeta Isacco, figlio di Sara, ebbe due figli Esaù e Giacobbe, e quest’ultimo diede origine alle 12 tribù d’Israele. Dopo la morte di Sara, Abramo si sposò con Ketura, che generò altri sei figli dai quali discesero i popoli arabi meridionali e orientali.

 

Abramo - che assistito da suo figlio Ismaele costruì il tempio sacro della Kaaba - ebbe quindi un gran numero di eredi legittimi, la cui discendenza ha abitato per secoli, e tuttora in gran parte abita l’area compresa fra il Nilo e l’Eufrate a conferma della veridicità del passo biblico citato all’inizio di queste righe.

È agghiacciante vedere come oggi c’è chi agisce come se avesse avuto un unico erede, e con estrema violenza pretende di imporre questa evidente falsità.

 

Abramo è il vero monoteista (hanîf), il prototipo o arche­tipo del puro credente e come tale non appartiene alle forme tradizio­nali che sono venute dopo di lui, ma ne è piuttosto l’origine.

«Alza il viso alla vita tradizionale (dîn), da monoteista (hanîf), se­condo la Natura Prima (fitra) che Dio ha dato agli uomini. Non c’è cambiamento nella creazione di Dio, la vita tradizionale retta è quel­la, ma la gran parte degli uomini non sa nulla»[7].

 

Da quanto precede si può concludere affermando che Abramo non può essere classificato come ebreo o come musulmano e che la promessa biblica di concedere la terra compresa fra il Nilo e l’Eufrate ai suoi discendenti è stata mantenuta: essa riguarda però tutta la sua discendenza e non un solo ramo a esclusione degli altri.



[1] Anche Dante nella Divina Commedia lo definisce “Abraàm patriarca”, dove Virgilio spiega come l’anima di Abramo sia stata liberata dal Limbo e resa beata in Paradiso dal passaggio di Cristo nel tempo intercorso fra la morte e la resurrezione (Inferno, IV, 56).

[2] Genesi, 17, 5.

[3] Genesi, 22, 18.

[4] Genesi, 26, 4.

[5] Genesi, 28, 14.

[6] Cf. Genesi, 25, 13-16.

[7] Corano, 30, 30.

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