2 - IL TEOSOFISMO - René Guénon
IL TEOSOFISMO
storia di una pseudo-religione
PREMESSA
TEOSOFIA E TEOSOFISMO
Dobbiamo innanzi tutto giustificare il termine
inusuale che costituisce il titolo del presente studio: perché “teosofismo” e
non “teosofia”? Dato che, per quanto ci riguarda, questi due termini designano
due cose parecchio differenti, occorre dissipare, persino a costo di un
neologismo o di ciò che può sembrare tale, la confusione a cui induce
naturalmente la similitudine dei due termini.
Ciò, dal nostro punto di vista, è tanto più
importante in quanto certe persone hanno, al contrario, tutto l’interesse a
mantenere tale confusione, per far credere ad un loro collegamento con una
tradizione, alla quale in realtà essi non possono legittimamente ricollegarsi;
cosa del resto valida per tanti altri.
In effetti, molto tempo prima della creazione
della Società cosiddetta Teosofica, il termine teosofia era una, denominazione
comune a dottrine alquanto diverse, ma facenti tutte parte di una stessa
tipologia o almeno derivanti dallo stesso complesso di indirizzi; è opportuno
dunque soffermarsi sul significato che tale termine ha storicamente.
Senza cercare di approfondire, qui, la natura
di tali dottrine, possiamo dire che esse hanno come elementi comuni e
fondamentali delle concezioni più o meno strettamente esoteriche, di
ispirazione religiosa o almeno mistica, benché, senza dubbio, di un misticismo
un po’ speciale, e si richiamano ad una tradizione propriamente occidentale la
cui base è sempre, sotto una forma o l’altra, il Cristianesimo.
Tali sono, per esempio, le dottrine di Jacob
Böhme, di Gichtel, di William. Law, di Jane Lead, di Swedenborg, di
Louis-Claude
12
de Saint-Martin, di Eckartshausen; senza con
questo pretendere di offrire un elenco completo, ma limitandoci a citare
qualche personaggio fra i più conosciuti.
Ora, l’organizzazione che si chiama
attualmente “Società Teosofica”, di cui qui intendiamo occuparci
esclusivamente, non dipende da nessuna scuola che si ricolleghi, neanche
indirettamente, ad alcuna di tali dottrine; la sua fondatrice, M.me Blavatsky,
ha solo potuto avere una conoscenza più o meno completa degli scritti di alcuni
teosofi, in particolare di Jacob Böhme, e da qui attingere alcune delle idee
che inserirà nelle sue opere, insieme a moltissimi altri elementi della più
diversa provenienza; ma questo è tutto quello che è possibile ammettere nei
riguardi di un presunto collegamento.
In generale, le teorie più o meno coerenti che
sono state enunciate e sostenute dai capi della Società Teosofica non hanno
alcuno dei caratteri che noi abbiamo indicati, a parte il preteso esoterismo:
esse si presentano, d’altronde falsamente, come aventi un’origine orientale e
se si è pensato bene, dopo un certo tempo, di ricollegarle ad uno
pseudo-cristianesimo di una natura alquanto particolare, non è men vero che la
loro primitiva tendenza era, al contrario, palesemente anticristiana.
“Nostro scopo ‑ diceva allora M.me Blavatsky ‑
non è di restaurare l’Induismo, ma di cancellare il Cristianesimo dalla faccia
della terra” 1.
Le cose sono così cambiate, da allora, come le
apparenze potrebbero far credere? Il tutto induce, come minimo, a diffidare,
dato che la grande propagandista del nuovo “Cristianesimo Esoterico” è M.me
Besant, la stessa che scrisse a suo tempo che occorreva “innanzi tutto
combattere Roma ed i suoi preti, lottare ovunque contro il Cristianesimo e scacciare
Dio dai Cieli” 2.
Senza dubbio, è possibile che la dottrina
della Società Teosofica e le opinioni della sua attuale presidentessa si siano
“evolute”, ma è possibile anche che il suo neo-cristianesimo non sia altro che
una copertura, poiché quando si tratta di simili ambienti bisogna aspettarsi di
tutto.
Riteniamo che il presente studio dimostrerà a
sufficienza quanto si avrebbe torto a rimettersi alla buona fede di persone che
dirigono o ispirano movimenti come quello di cui si tratta.
Comunque, a parte tale, considerazione,
possiamo fin d’ora dichiarare nettamente che fra la dottrina della Società
Teosofica, o almeno fra quello che viene offerto come tale, e la Teosofia, nel
13
vero significato del termine, non vi è
assolutamente alcuna filiazione, neppure solamente ideale. Si devono dunque
rigettare come chimeriche le affermazioni che tendono a presentare questa
Società come la continuatrice di altre associazioni tipo la “Società di
Filadelfia”, che è esistita a Londra verso la fine del XVII secolo 3
e alla quale si ritiene appartenesse Isaac Newton; o la “Confraternita degli
Amici di Dio” che si dice sia stata istituita in Germania, nel XIV secolo, dal
mistico Jean Tauler, nel quale alcuni hanno voluto vedere, non sappiamo bene
perché, un precursore di Lutero 4. Tali affermazioni sono forse
ancora meno fondate, e non è dir poco, di quelle con le quali i teosofisti si
sforzano di rifarsi ai neoplatonici 5, con il pretesto che M.me
Blavatsky ha effettivamente adottato alcune frammentarie teorie di tali
filosofi, senza per altro averle assimilate veramente.
Le dottrine, in realtà tutte moderne, che
propugna la Società Teosofica sono talmente differenti, sotto quasi tutti gli
aspetti, da quelle a cui si dà legittimamente il nome di Teosofia, che si
potrebbero confondere le une con le altre solo per malafede o per ignoranza:
malafede da parte dei capi della Società, ignoranza della maggior parte dei
seguaci ed anche, bisogna dirlo, di taluni dei loro avversari che, poco
sufficientemente informati, commettono il grave errore di prendere sul serio le
loro asserzioni e di credere, per esempio, che essi rappresentino l’autentica.
tradizione orientale, allorché invece non ne rappresentano alcuna.
La Società Teosofica, come si vedrà, deve la
sua denominazione a delle circostanze del tutto fortuite, senza le quali essa
ne avrebbe avuto un’altra del tutto diversa, di modo che i suoi membri non sono
affatto dei Teosofi, ma sono, al massimo, dei teosofisti.
Del resto, la distinzione fra questi due
termini, “Teosofi” e “Teosofisti”, è adottata correntemente in inglese, ove è
il termine “Teosofism” ad essere usato per indicare la dottrina di questa
Società; noi riteniamo che l’uso di tale termine sia così importante da doverlo
mantenere anche in francese (e in italiano ‑ n.d.t. ‑), malgrado ciò che può
esservi di strano; è questo il motivo per cui abbiamo ritenuto di dover innanzi
tutto chiarire le ragioni per le quali non si tratta solo di una semplice
questione di termini.
Abbiamo parlato come se vi fosse veramente una
dottrina teosofista ma, a dire il vero, se si considera il termine dottrina nel
suo significato più vero o se si vuole semplicemente indicare qualcosa di
valido e di ben definito, bisogna convenire che essa non ne ha alcuno.
14
Ciò che i teosofisti presentano come loro
dottrina appare, ad un esame appena serio, come qualcosa piena di
contraddizioni; per di più da un autore all’altro, e talvolta presso lo stesso
autore, vi sono delle considerevoli variazioni, anche su dei punti che sono
riconosciuti come i più importanti. Si possono soprattutto distinguere, sotto
questo aspetto, due periodi principali, corrispondenti l’uno alla direzione di
M.me Blavatsky e l’altro a quella di M.me Besant; è vero che i teosofisti
moderni cercano frequentemente di dissimulare le contraddizioni, interpretando
a loro modo il pensiero della loro fondatrice e pretendendo che questo sia
stato mal compreso dall’inizio, ma il disaccordo non è per questo meno reale.
Si capirà senza fatica che lo studio di tali
teorie così inconsistenti non può, quasi mai, essere separato dalla storia
della Società Teosofica ed è per questo che noi non abbiamo ritenuto di
sviluppare questo studio in due parti distinte, l’una storica e l’altra
dottrinale, come sarebbe stato naturale in tutt’altre circostanze.
15
NOTE alla Premessa
l. Dichiarazione
fatta ad Alfred Alexander e pubblicata in The Medium and Daybreak,
Londra, genn. 1893, p. 23.
2. Discorso
di chiusura al Congresso dei Liberi Pensatori tenutosi a Bruxelles nel sett.
1880.
3. La
Clef de la Tbéosophie, di H.P. Blavatsky, p. 25 della traduzione francese
di H. de Neufville. Per le citazioni contenute in questo studio ci rifaremo
sempre a questa traduzione.
4. Modern World Movements, del dr.
J.D. Buck, in Life and Action, Chicago, maggio-giugno 1913.
5. La Clef de la Tbéosophie, pp.
4-13.
16
CAPITOLO PRIMO
I TRASCORSI DI MADAME BLAVATSKY
Helena Petrowna Hahn nacque il 12 agosto 1831
a Ekaterinoslaw; era figlia del colonnello Peter Hahn e nipote del luogotenente
generale Alexis Hahn von Rottenstern-Hahn, di famiglia originaria del
Macklemburg, stabilitasi in Russia. Sua madre, Helena Fadeeff, era figlia del
consigliere privato André Fadeeff e della principessa Helena Dolgorouki. La
futura M.me Blavatsky non dimenticherà mai le sue nobili origini, con le quali
faranno uno strano contrasto i trasandati e grossolani comportamenti che procurerà
di ostentare. Durante la sua infanzia si comportò in maniera insopportabile,
dando in escandescenze alla minima contrarietà, cosa che, malgrado la sua
intelligenza, non le permise di ricevere un’istruzione seria e continuativa; a
15 anni lei “jurat à scandaliser un trupier” (si vantava di saperne più di un
vecchio sergente di caserma ‑ n.d.t. ‑), secondo l’espressione usata dal suo
stesso amico Olcott, e conserverà tale abitudine per tutta la vita. A 16 anni
venne maritata al generale Nicephore Blavatsky, che era molto avanti negli
anni, e partì con suo marito per la provincia di Erivan dov’egli era vice
governatore, ma alle prime incomprensioni abbandonò il tetto coniugale. Si dice
che il generale morì poco dopo il suo abbandono, ma pensiamo che ciò non corrisponda
al vero e che egli sia vissuto almeno per altri 15 anni, poiché M.me Blavatsky
dichiarò di averlo rivisto a Tiflis nel 1863 e di aver trascorso qualche giorno
con lui l; questo fatto, d’altronde, non ha che una importanza
secondaria.
È dunque nel 1848 che incominciò la
straordinaria vita avventurosa di M.me Blavatsky: percorrendo l’Asia Minore con
la sua amica, la contessa Kiseleff, essa incontrò un Copto (altri dicono
17
un Caldeo) chiamato Paulos Metamon che si
dichiarava un mago, ma che sembra essere stato, più o meno, un prestigiatore 2.
Continuò il suo viaggio in compagnia di questo
personaggio, con il quale si recò in. Grecia ed in Egitto; in seguito, essendo
le sue risorse quasi esaurite, ritornò in Europa e la ritroviamo a Londra nel
1851, dove dà lezioni di piano per vivere.
I suoi amici pretendono che ella andò in
questa città con suo padre per seguire degli studi musicali; ciò è palesemente
falso poiché, in tale periodo, ella era in rotta con tutta la famiglia ed è per
questo che non osò rientrare in Russia.
A Londra frequentò i circoli spiritisti 3
e gli ambienti rivoluzionari; fece lega, notoriamente, con Mazzini e verso il
1856 si affiliò all’associazione carbonara della “Jeune Europe”.
Allo stesso periodo si ricollega una storia
fantastica sulla quale è bene dare qualche indicazione: un’ambasciata del Nepal
arrivò a Londra nel 1851 secondo alcuni, nel 1854 secondo altri; M.me Blavatsky
pretese, più tardi, di aver riconosciuto fra i componenti di detta ambasciata,
un misterioso personaggio che, dall’infanzia, vedeva spesso vicino a lei e che
le veniva sempre in aiuto nei momenti difficili; questo protettore, che non è
altri che il “Mahâtmâ” Morya, le avrebbe fatto conoscere, allora, il ruolo a
lei destinato.
La conseguenza di questo incontro sarebbe
stata un viaggio in India e nel Tibet, ove M.me Blavatsky avrebbe soggiornato
per tre anni, durante i quali i “Maestri” le avrebbero insegnato la scienza
occulta e sviluppato le sue facoltà psichiche. Tale è almeno la versione che dà
la contessa Wachtmeister 4, secondo cui tale soggiorno fu seguito da
un altro tirocinio compiuto in Egitto; si tratta qui di un secondo viaggio
fatto da M.me Blavatsky in quest’ultimo paese e di cui parleremo più avanti.
D’altro canto, Sinnet dichiara che “M.me
Blavatsky corona una carriera di 35-40 anni di studi mistici, con un ritiro di
7 anni nelle solitudini dell’Himaiaya” 5, e sembra collocare questo
ritiro quasi immediatamente prima del suo viaggio in America; ora, ammesso che
sia andata così, siccome all’epoca del suo viaggio M.me Blavatsky aveva 42
anni, si dovrebbe concludere che aveva incominciato i suoi “studi mistici”
dalla nascita, se non addirittura prima!
La verità è che questo viaggio in Tibet non è
che una pura invenzione di M.me Blavatsky e ci fa capire, dopo ciò che abbiamo
visto, come i racconti da lei fatti a persone diverse siano lontani
18
dall’essere concordanti; ella scrisse tuttavia
un resoconto, di cui M.me Besant possiede il manoscritto, e quando si constatò
che il viaggio non avrebbe potuto aver luogo alla data indicata, M.me Besant
pretese che il resoconto non fosse stato scritto realmente da M.me Blavatsky,
ma che lei lo avesse scritto sotto dettatura di un “Mahâtmâ”, tant’è che non si
tratta della sua calligrafia; d’altronde, si è raccontata la stessa cosa per
determinati tratti delle sue opere, ed è questa una maniera assai comoda per
conciliare tutte le contraddizioni che vi si incontrano.
Comunque sia, appare chiaramente stabilito che
M.me Blavatsky non è mai stata in India prima del 1878 e che, fino a tale
epoca, non può affatto parlarsi di alcun “Mahâtmâ”; ciò che segue fornirà le
prove sufficienti 6.
Verso il 1858 M.me Blavatsky si decide a
ritornare in Russia, si riconcilia col padre e resta con lui fino al 1863,
epoca in cui si reca nel Caucaso e vi reincontra la madre. Un po’ più tardi la
ritroviamo in Italia ove, verosimilmente, è stata chiamata per ordine della
Carboneria: nel 1866 è insieme a Garibaldi durante le di lui spedizioni:
combatte a Viterbo e poi a Mentana ove, gravemente ferita, viene abbandonata
sul campo come morta; si riprende, però, e si reca a Parigi per la
convalescenza.
Là rimane per un certo, tempo sotto
l’influenza di un tale Victor Michal, magnetizzatore e spiritista 7,
il cui nome figura più volte nei resoconti relativi a questo periodo della sua
vita: alcuni lo chiamarono Martial, altri Marchal 8, cosa questa che
ha permesso di confonderlo con un certo abate Marchal che si occupava di
ipnotismo e di ricerche psichiche.
Tale Michal, che era un giornalista,
apparteneva alla Massoneria, al pari del suo amico Rivail, detto Allan Kardec,
già istitutore, divenuto poi direttore del teatro Folies-Marigny e fondatore
dello spiritismo francese; è il Michal che sviluppa le qualità medianiche di
M.me Blavatsky e, in seguito, egli non ne parlerà mai senza una sorta di
terrore per la “doppia personalità” che lei manifestava in quel periodo e che
rende abbastanza bene l’idea delle condizioni alquanto particolari nelle quali
ella comporrà più tardi le sue opere.
M.me Blavatsky a quel tempo era
spiritista, almeno secondo le sue affermazioni, e si dichiarava appartenente
alla scuola di. Allan Kardec, di cui manterrà e riprenderà più tardi le idee,
in particolare per quanto concerne la “reincarnazione”.
Se sembra che vogliamo mettere in dubbio
la sincerità di M.me
19
Blavatsky in merito al suo spiritismo,
malgrado le sue molteplici affermazioni precedenti la fondazione della Società
Teosofica 9, è perché in seguito ella dichiarerà di non essere mai
stata “spiritualista” 10 (è noto che tale termine, nei paesi
anglosassoni, è comunemente usato come sinonimo di spiritista); è dunque lecito
chiedersi in che occasione ella abbia mentito.
Comunque sia, di sicuro vi è che, dal 1870 al
1872, M.me Blavatsky esercitò la professione di medium al Cairo, ove aveva
ritrovato Metamon ed ove, insieme a lui e a certi albergatori francesi, i
coniugi Coulomb di cui avremo modo di parlare, fonda il suo primo “club à
miracles”. Ecco come tale iniziativa venne annunciata allora da un organo
spiritista: “Una Società di spiritualisti è stata fondata al Cairo (Egitto)
sotto la direzione di M.me Blavatsky, una russa, con l’aiuto di parecchi
medium. Le sedute hanno luogo due volte la settimana, il martedì ed il venerdì
sera e vi sono ammessi solo i soci. Si è convenuto di dar vita, congiuntamente
alla società, ad una sala di lettura, ad una biblioteca di opere spiritualiste
e ad altro, come un giornale che avrà per titolo La Revue Spiritualiste du
Caire, il quale verrà pubblicato il 1º ed il 15 di ogni mese” 11.
Tale iniziativa però non ebbe seguito poiché dopo poco tempo M.me Blavatsky
venne riconosciuta colpevole di frode, come più tardi avvenne, più volte, in America,
ove aveva ripreso ad esercitare la stessa professione 12.
Tali casi sono ben lontani dall’essere rari
fra i medium professionisti; con ciò non intendiamo affermare che tutto quanto
attiene ai fenomeni spiritici sia falso, tali fenomeni di per sé sono,
d’altronde, del tutto indipendenti dall’assurda interpretazione che ne danno
gli spiritisti; ma in ogni caso essi sono stati spesso simulati da certi
mistificatori e chiunque fa della produzione di tali fenomeni un mestiere è,
per ciò stesso, sospetto perché, quand’anche avesse delle reali capacità
medianiche, sarebbe spinto alla frode allorché, per una ragione o per l’altra,
si trovasse nell’impossibilità di suscitare delle reali manifestazioni. Tale è
stato certamente il caso di medium noti e famosi, come per esempio la famosa
Eusapia Paladino, ed è andata probabilmente così, soprattutto all’inizio, anche
per M.me Blavatsky.
Ella, allorché si vide scoperta, abbandonò
precipitosamente il Cairo e ritornò a Parigi, dove cercò di vivere insieme al
fratello ma, a causa della loro cattiva intesa, partì presto per l’America,
dove fondò, due anni dopo, la sua Società Teosofica.
20
NOTE al Capitolo Primo
(le note addizionali sono precedute
dall’indicazione (n.a.))
l. Lettera
a Solovioff, febbraio 1886.
2. Se ci
riferiamo a certe informazioni che ci sono state fornite, ma che non ci è stato
possibile verificare personalmente, tale Metamon sarebbe il padre di un altro
personaggio che fu per qualche tempo a capo del “cerchio esterno” della H.B. of
L. (società segreta di cui tratteremo più avanti) e che dopo fondò una nuova
organizzazione di carattere totalmente diverso.
3. È qui
che conobbe Dunglas Home, il medium di Napoleone III, di cui parleremo dopo.
4. Lotus
Bleu, 27 Giugno 1894; cfr Reminiscences of H.P. Blavatsky, ch VIII.
5. Le
Monde Occulte, p.45 della trad. francese di F.K. Gaboriau.
6. (n.a.) Si
potrebbe contrapporre a quanto abbiamo detto, come si è tentato di fare,
l’affermazione di Olcott secondo cui M.me Blavatsky, nel 1854, aveva tentato
invano di entrare in Tibet, dal Buthan o dal Nepal; se anche fosse vero, cosa
che la data indicata rende molto dubbio (poiché in quell’anno M.me Blavatsky
doveva essere a Londra e non in Asia), si tratterebbe in ogni caso di un
tentativo mancato. Del pari, non si può considerare come un’allusione ai
“Mahâtmâ” il passo di una lettera pubblicata dallo Spiritual Scientist
nel luglio del 1875, ove M.me Blavatsky affermava, senza precisare di più,
l’esistenza “per sua personale conoscenza” di scuole occulte in India, in Asia
Minore ed in altri paesi, ed ove aggiungeva: “La vera Kabbala (non si trattava
dunque di dottrine indù o tibetane) è nelle mani di alcuni filosofi
occidentali, ma chi sono e dove risiedono non m’è dato di rivelare… Tutto ciò
che posso dire è che questo corpo esiste realmente e che la sede della
Confraternita non sarà rivelata al mondo che al risveglio dell’umanità”.
7. Nato
a Grenoble nel 1824 e morto a Parigi nel 1889.
8. Light,
28 agosto 1897 e 27 maggio 1899.
9. Affermazioni
contenute nelle lettere a A.N. Aksakoff (1874-1875) che furono pubblicate da
Solovioff.
10. Light,
19 febbraio 1881, 11 ottobre e 11 novembre 1884.
21
11. Spiritual
Magazine, aprile 1872.
12. Mind
and Matter, Filadelfia, 21 novembre 1880; questo giornale ha descritto,
prove alla mano, i “trucchi” usati da M.me Blavatsky. Comunicazione fatta al
Congresso di Chicago, nel 1893, da William Emmett Coleman, che si dedicò anche
alla preparazione di un minuzioso elenco degli “impresti” usati da M.me
Blavatsky per compilare il suo Isis Dévoilée.
22
CAPITOLO SECONDO
LE ORIGINI DELLA SOCIETÀ TEOSOFICA
Nel 1873, allorché partì per l’America (arrivò
a New York il 7 luglio), M.me Blavatsky sosteneva di essere “controllata” (gli
spiritisti francesi ‑ e italiani ‑ direbbero “guidata”) da uno “spirito”
di nome John King; questo fatto è curioso poiché questo stesso nome si trova
invariabilmente accomunato con tutte le manifestazioni di un certo numero di
falsi medium che furono smascherati intorno allo stesso periodo 1,
come se costoro agissero tutti sotto la medesima influenza.
È molto significativo, sotto tale aspetto, ciò
che M. me Blavatsky scriveva nel 1875: “Sono stata inviata da Parigi in America
allo scopo di verificare l’esistenza dei fenomeni e la loro reale portata e di
mettere in evidenza le illusioni della teoria spiritualistica” 2.
Inviata da chi? Più tardi ella dirà: “Dai Mahâtmâ”; ma a quel tempo essi non
erano ancora in causa e, d’altronde, è a Parigi che lei avrebbe ricevuto tale
incarico e non in India o nel Tibet.
D’altra parte, sembra che, quando M.me
Blavatsky arrivò in America, chiedesse a tutti coloro con i quali stabiliva dei
rapporti se conoscessero qualcuno di nome Olcott 3; in effetti
riuscì ad incontrarlo il 14 ottobre 1874, alla fattoria di Chittenden
(Vermont), residenza dei coniugi Eddy, ove si producevano allora delle
“materializzazioni spiritiche” ed altri fenomeni dello stesso genere.
Henry Steele Olcott nacque ad Orange (New
Jersey) il 2 agosto 1832; figlio di onesti coltivatori, dapprima ingegnere
agronomo, durante la guerra di secessione militò nella polizia militare, ed è
qui che, si guadagnò il titolo di colonnello, assai facile da ottenere negli
Stati Uniti4. Finita la guerra egli si dedicò al giornalismo,
dividendo le sue ore, libere fra le logge massoniche e le società spiritiche;
23
collaborando a diversi giornali, in
particolare al New York Sun ed al New York Graphic, scrisse molti
articoli sui fenomeni di Chittenden che furono poi raccolti in volume sotto il
titolo di People from the other World, e molto probabilmente è
attraverso la lettura di quegli articoli che M.me Blavatsky poté infine trovare
il suo futuro socio.
Ma chi le aveva dato l’idea di mettersi
in contatto con Olcott, che non occupava affatto una posizione particolarmente
in vista nell’ambiente “spiritualista”? Ciò che può far luce su.questo mistero,
scartando l’ipotesi di una comunicazione dei “Mahâtmâ” che non può essere
seriamente sostenuta e che è una spiegazione inventata a posteriori, è il fatto
che Olcott conosceva John King, se è il caso di credere a ciò che egli scriveva
nel 1876, a proposito di questo preteso “spirito”, a William Stainton Moses, uno
spiritista inglese meglio noto con lo pseudonimo di M.A. Oxon: “Egli è stato
spesso a Londra, infatti io lo incontrai lì nel 1870”. Nella corrispondenza da
cui abbiamo tratto questa frase, e che lo stesso Stainton Moses pubblicò più
tardi nel suo giornale 5, vi sono chiaramente delle affermazioni che
è difficile prendere sul serio, e ci si domanda spesso se Olcott cerca di
ingannare gli altri o se giuoca lui stesso il ruolo dell’ingenuo.
Noi non pensiamo, per quanto ci
riguarda, che egli sia stato sempre così ingenuo come ha voluto dare ad
intendere, né che lo abbiano creduto i ricercatori della Società di Ricerche
Psichiche di Londra nel 1884, né tampoco che sia stato tanto suggestionato da
M.me Blavatsky quanto certi altri, come Judge e Sinnett per esempio. D’altra
parte, lui stesso dichiarava di non essere “né un novellino entusiasta, né un
sempliciotto credulone”, e definiva il suo ruolo, come consistente nel
“ragliare per attirare l’attenzione della gente”; la sua buona fede è dunque
sospetta. Comunque sia, la verità giunge talvolta a liberarsi da tutte le
fantasmagorie che la avvolgono; infatti in una lettera datata 1875 si legge:
“cercate di ottenere un colloquio privato con Jonh King; egli è un iniziato e
la frivolezza del suo linguaggio e del suo.comportamento nasconde un fine molto
serio”.
Ciò è ancora abbastanza vago, ma in
un’altra lettera, la stessa dove Olcott allude alle sue relazioni personali con
Jonh King parlandone in maniera tale da dare complessivamente l’idea che si
tratti di una “materializzazione”, quasi contraddicendosi, dice che lo stesso
Jonh King è membro di una loggia massonica (il verbo è al presente), come lo
erano lo stesso Olcott, il suo, corrispondente Rev. Stainton Moses e, come
abbiamo già detto, Victor Michal, il primo magnetizzatore di M.me Blavatsky.
24
Vedremo in seguito come vi fossero ben altri
rapporti tra la Società. Teosofica e diversi rami della Massoneria; ma ciò che
vogliamo chiarire adesso è che il nome di Jonh King sembra voler nascondere
molto semplicemente un personaggio reale, la cui vera identità dovrebbe
rimanere sconosciuta; è stato costui ad affidare la detta missione a M.me
Blavatsky ed a predisporre il suo incontro con Olcott?
È, perlomeno, abbastanza verosimile ed in tal
caso bisogna ammettere che tale misterioso personaggio agisse per conto di
qualche gruppo non meno misterioso; ciò troverà conferma in seguito, attraverso
altri casi analoghi che illustreremo. Tuttavia non pretendiamo di risolvere
l’enigma dell’identità di Jonh King, constatiamo semplicemente che, in un passo
dei suoi Old Diary Leaves ove si descrive un “fenomeno” prodotto da M.me
Blavatsky nell’aprile del 1875 (si tratta di un disegno che, si pretende, fosse
stato eseguito per via occulta su una pagina di un taccuino e che raffigurasse
un gioiello della Rosa-Croce massonica), Olcott accomuna il nome di Jonh King a
quello di un certo Henry de Morgan (questi due nomi sarebbero apparsi in cima
al disegno in questione) 6. Si potrebbe vedere in ciò una
indicazione, ma non possiamo essere sicuri a riguardo, potrebbe trattarsi di un
tale prof. de Morgan che fu presidente della Società Matematica di Londra e che
si occupò di psichismo, ma riteniamo che in questo caso non è di lui che si
tratta 7.
D’altra parte, in una lettera indirizzata a
Solovioff nel febb. del 1886, M.me Blavatsky parla di un certo M... che la
aveva “tradita e rovinata raccontando delle bugie al medium Home il quale
l’aveva screditata, or sono dieci anni”; si può supporre che tale iniziale
designi lo stesso personaggio e si potrebbe allora concludere che, per un
motivo qualsiasi, tale Henry de Morgan, ammesso che questo sia il suo vero
nome, avesse abbandonato il suo vecchio emissario verso il 1875 o il 1876, vale
a dire nel momento in cui il nuovo “club à miracles”, che era stato costituito
a Filadelfia, subisce una sorte analoga a quello del Cairo, dovuta esattamente
alla medesima causa e cioè alla scoperta dei molteplici imbrogli di M.me
Blavatsky 8.
A quell’epoca in effetti non si pone più la
questione di Jonh King, è il periodo in cui si manifesta un notevole cambio di
orientamento in M.me Blavatsky e tale coincidenza fornisce la conferma di ciò
che abbiamo detto.
La causa determinante di tale cambiamento fu
l’incontro con
25
un certo George H. Felt che venne presentato a
M.me Blavatsky da un giornalista di nome Stevens; il Felt, che si dichiarava
professore di matematica ed egittologo 9, era membro di una società
segreta indicata abitualmente con le iniziali “H.B. of L.” (Hermetic Brotherhood. of Luxor)
10. Ora, questa società, benché abbia giuocato
un ruolo importante nella manifestazione dei primi fenomeni dello
“spiritualismo” in America, è esplicitamente opposta alle teorie spiritiche,
poiché insegna che tali fenomeni sono dovuti, non agli spiriti dei morti, ma a
certe forze promananti dai vivi.
È esattamente il 7 sett. 1875 che John King
viene rimpiazzato, come guida di M.me Blavatsky, da un altro “spirito” che si
faceva chiamare col nome egizio di Sérapis e che doveva ben presto essere
ridotto a niente di più che un “elementare”; nello stesso periodo in cui si
verificava tale cambiamento, il medium Dunglas Home, in un libro intitolato Incidents
in my life, attaccava, pubblicamente M.me Blavatsky e ben presto lei, che
fino ad allora sembrava non essersi occupata d’altro che di spiritismo, si
affrettava a dichiarare, con una evidente malafede,che “non era mai stata né
mai sarà una medium professionista” e che “aveva consacrato la sua intera vita
allo studio dell’antica Kabbala, dell’occultismo e delle scienze occulte” 11.
In realtà il Felt l’aveva da poco fatta
affiliare, insieme con Olcott, alla H.B. of L.: “Appartengo ad una società
mistica” ‑ diceva ella infatti un po’ di tempo prima ‑ “ma non si deve dedurne
che io sia diventata un Apollonio da Tyana in gonnella” 12 e
tuttavia, dopo tale dichiarazione che contraddice espressamente la storia della
sua precedente “iniziazione”, ella aggiungeva: “Jonh King ed io siamo legati da
molto tempo, ancor prima che egli incominciasse a materializzarsi a Londra”.
Senza dubbio, allora, è questo lo “spirito”
che aveva protetto la sua infanzia, ruolo che poi verrà affidato al “Mahâtmâ”
Morya, mentre lei parlerà di Jonh King con il più profondo disprezzo: “Chi si
assomiglia si piglia; io conosco personalmente uomini e donne di grande purezza
e di grande spiritualità che hanno trascorso parecchi anni della loro vita
sotto la direzione, come sotto la protezione, di “spiriti” elevati,
disincarnati o planetari; ma tali intelligenze sono di tutt’altro tipo che i
Jonh King e gli Ernest che si manifestano durante le sedute” 13.
Ritroveremo Ernest più tardi, quando parleremo
di Leadbeater, al quale questi arriva a dire ‑ lo diciamo di sfuggita ‑ che la
protezione
26
occulta di cui era stata circondata la
giovinezza di M.me Blavatsky è da attribuire a delle “fate” o a degli “spiriti
della natura”; veramente i teosofisti dovrebbero intendersi meglio fra loro,
per poter fare concordare le loro affermazioni!
Ma cosa bisogna pensare dunque, dopo le
sue stesse dichiarazioni, della “purezza” e della “spiritualità” di M.me
Blavatsky all’epoca in cui era “controllata” da Jonh King?
Dobbiamo dire subito, per non tornarci
più dopo, che M.me Blavatsky e Olcott non resteranno per molto tempo legati
alla H.B. of L. e che saranno espulsi da questa organizzazione, un po’ di tempo
prima della loro partenza dall’America 14. Questa precisazione è
importante poiché i fatti relativi alla H.B. of L. hanno talvolta dato luogo a
dei singolari equivoci; è così che il dott. J. Ferrand, in uno studio
pubblicato qualche anno fa 15, ha scritto a proposito della
gerarchia esistente fra i membri della Società Teosofica: “Al di sopra dei
dirigenti che costituiscono la Scuola Teosofica Orientale (altra denominazione
della “Sezione Esoterica”), vi è ancora una società segreta i cui membri,
reclutati fra questi ultimi, sono sconosciuti ma siglano i loro scritti con le
iniziali H.B. of L.”.
Conoscendo abbastanza bene tutto ciò che
riguarda la H.B. of L. (i cui membri non siglano affatto i loro scritti con
tali iniziali, ma solamente con uno “Swastika”) possiamo affermare che, a parte
quanto abbiamo esposto precedentemente, essa non ha mai avuto alcuna relazione
né ufficiale né ufficiosa con la Società Teosofica; per di più si è sempre
trovata in opposizione con quest’ultima, al pari della Società Rosacruciana
inglese di cui parleremo più avanti; sebbene certi personaggi abbiano potuto
far parte, contemporaneamente, di queste due diverse organizzazioni, cosa che
può apparire strana in simili condizioni ma che tuttavia non è un fatto tanto
insolito nella storia delle società segrete 16.
D’altronde, noi possediamo dei documenti
che forniscono la prova assoluta di ciò che sosteniamo, in particolare una
lettera di uno dei dignitari della H.B. of L., datata luglio 1887, nella quale
il “Buddismo Esoterico”, vale a dire la dottrina teosofista, è qualificato come
“tentativo mirante a pervertire lo spirito occidentale” e vi è detto ancora,
fra altre cose, che “i sinceri e reali Adepti non insegnano queste dottrine del
‘karma’ e della ‘reincarnazione’ sostenute dagli autori del Buddismo
Esoterico e di altre opere teosofiche”, e che, “né nelle suddette opere né
sulle pagine del Theosophist si trova una corretta esposizione di
carattere esoterico in
27
merito a tali importanti questioni”.
La divisione della H.B. of L in “cerchio
esterno” e “cerchio interno” può aver suggerito a M.me Blavatsky l’idea di
costituire nella sua società una “Sezione Essoterica” ed una “Sezione
Esoterica”; ma gli insegnamenti delle due organizzazioni sono in contraddizione
su dei punti essenziali, in particolare la dottrina della H.B. of L. è
nettamente “anti-reincarnazionista” ed avremo modo di tornarci a proposito di
un passo dell’Isis Dévoilée che sembra esservi ispirato, questo lavoro
fu infatti scritto da M.me Blavatsky esattamente durante il periodo in
questione 17.
Riprendiamo adesso lo svolgersi degli
avvenimenti, il 20 ott. 1875, ossia meno di due mesi dopo l’entrata in scena di
Sérapis, fu fondata a New York una società detta “di ricerche spiritualiste”;
Olcott ne era presidente, Felt ed il dr. Seth Pancoast vice presidenti e M.me
Blavatsky si era accontentata, modestamente, delle funzioni di segretaria. Fra
gli altri membri segnaliamo William Q. Judge, che dovrà giuocare in seguito un
ruolo considerevole nella Società Teosofica, e Charles Sotheran, uno degli alti
dignitari della Massoneria americana.
Diciamo a tal proposito che anche il generale
Albert Pike, Gran Maestro del Rito Scozzese per la giurisdizione meridionale
degli Stati Uniti (la cui sede era allora a Charleston), frequentò in quel
periodo M.me Blavatsky, ma questa relazione sembra proprio non aver avuto alcun
seguito; ciò lascia credere che Pike fu, in tale circostanza, più preveggente
di molti altri e che presto si rese conto con chi. avesse a che fare.
Aggiungeremo, dato che. se ne presenta
l’occasione, che la reputazione di Pike come scrittore massonico è stata
sopravvalutata: in buona parte della sua opera principale, Morals and Dogma
of Freemasonry, egli non ha fatto che ricalcare, per non dire plagiare, il Dogma
e Rituale dell’Alta Magia dell’occultista francese Éliphas Levi.
Dal 17 nov. 1875 la società che si era
formata da appena due settimane, cambiò il suo nome in “Società Teosofica”, su
proposta del suo tesoriere Henry J. Newton, un ricco spiritista che ignorava
senza dubbio tutto della teosofia ma a cui tale denominazione piaceva, senza
sapere bene perché. Così l’origine di tale denominazione è puramente
accidentale, poiché fu adottata solo per compiacere un aderente che si aveva
tutto l’interesse a trattare con riguardo a causa della sua ricchezza; del
resto, abbondano i casi di gente ricca che, a più riprese, fu sedotta dai capi
della Società
28
Teosofica, da cui essi, promettendo loro ogni
sorta di meraviglie, trassero vantaggi per sé e per la loro organizzazione. È
dunque per questo unico motivo che si superò l’opposizione di Felt che avrebbe
preferito la denominazione di “Società Egittologica”; questi, però, dopo aver
fatto una conferenza sulla “Kabbala egiziana” e nonostante ne avesse promesso
altre tre, sparì bruscamente lasciando diversi documenti nelle mani di M.me
Blavatsky; senza dubbio la sua missione si era conclusa.
Per quanto riguarda Newton, non tarderà a
ritirarsi dalla Società, dopo essersi reso conto, al pari del giudice R.B.
Westbrook, delle frodi che M.me Blavatsky commetteva con l’aiuto di una certa
signora Phillips e della sua cameriera 18.
La dichiarazione di principi della prima
Società Teosofica inizia così: “il titolo di Società Teosofica esprime gli
intendimenti ed i desideri dei fondatori: essi cercano di ottenere la
conoscenza della natura e degli attributi della Potenza Suprema e degli spiriti
più elevati, a mezzo dei processi psichici (sic). In altri termini, essi
sperano che portandosi più in profondità, di quanto abbia fatto la scienza
moderna, nelle filosofie dei tempi antichi, potranno essere in grado di
acquisire, per loro stessi e per gli altri ricercatori, la prova dell’esistenza
di un universo invisibile, della natura dei suoi abitanti se ve ne sono, delle
leggi che li governano e della loro relazione col genere umano”. Ciò prova che
i fondatori, in fatto di teosofia, non conoscevano che quasi solamente la
definizione fantasiosa che ne dà il dizionario americano di Webster e che è
così concepita: “Rapporto supposto con Dio e gli spiriti superiori e
conseguente acquisizione di una scienza superumana per mezzo dei processi psichici,
le operazioni teurgiche degli antichi platonici o i processi chimici dei
filosofi del fuoco tedeschi”.
Dalla dichiarazione di principi,
riportiamo ancora i passi seguenti: “Quali che siano le opinioni private dei
suoi membri, la Società Teosofica non ha alcun dogma da affermare, alcun culto
da propagare… I suoi fondatori incominciano con la speranza, piuttosto che con
la convinzione di conseguire l’oggetto dei loro desideri, sono animati
solamente dalla sincera intenzione di apprendere la verità, da dovunque essa
possa arrivare, e ritengono che nessun ostacolo, per serio che sia, nessuna
sofferenza, per grande che sia, potrebbe scusarli dall’abbandonare i loro
disegni”. Questo è certo il linguaggio di gente che cerca e non quello di gente
che sa; dunque, come è conciliabile tutto ciò con le pretese straordinarie
espresse
29
altrove da M.me Blavatsky? Si capisce sempre
meglio che l’iniziazione che ella avrebbe ricevuto in Tibet è una pura favola e
che, malgrado ciò che afferma la contessa Wachtmeister, ella non aveva affatto
studiato in Egitto i misteri del Libro dei Morti, di cui fu
probabilmente il Felt a farle conoscere per primo l’esistenza.
Tuttavia, dopo un po’ di tempo, si produsse un
nuovo cambiamento: Sèrapis, che aveva rimpiazzato John King, venne rimpiazzato
a sua volta da un “Fratello del Kashmir”; cosa accadde dunque ancora?
Olcott e M.me Blavatsky avevano concluso,
tramite un certo Hurrychund Chintamon 19 (a riguardo del quale lei,
per motivi che ignoriamo, manifesterà più tardi un vero terrore), “un’alleanza
offensiva e difensiva” 20 con l’Arya Samâj, associazione
fondata in India nel 1870 dallo Swâmî Dayânanda Saraswatî, per cui la Società
Teosofica, da allora in poi, doveva essere considerata come una sezione di
questa associazione. A tal proposito Mme Blavatsky, travisando la verità come
ormai spesso faceva, scriveva, al momento della pubblicazione del suo Isis
Dévoilée: “Ho ricevuto il grado dell’Arch Auditor,della principale
loggia massonica dell’India; essa è la più antica delle logge massoniche e si
dice che esistesse da prima di Gesù Cristo” 21. Ora la Arya Samâj
era d’origine del tutto recente e non aveva niente di massonico, come
d’altronde, in verità, non v’è mai stato niente di massonico in India se non
quello che vi hanno importato gli inglesi. L’associazione in questione si
proponeva “di riportare la religione ed il culto alla primitiva semplicità
vedica”, come diverse altre organizzazioni che si costituirono nello stesso
paese nel corso del XIX secolo, in particolare il Brahma Samâj e le sue
diverse ramificazioni, e che scomparvero tutte malgrado l’appoggio loro fornito
dagli inglesi in forza delle loro tendenze antitradizionali; essa era guidata
da uno spirito “riformatore”, del tutto simile a quello del protestantesimo nel
mondo occidentale; Dayânanda Saraswatî non fu infatti chiamato “il Lutero
dell’India” 22? Non si può certo guardare ad un tale uomo come ad
un’autorità in fatto di tradizione indù; alcuni sono arrivati a dire che “i
suoi pensieri filosofici non erano molto diversi da quelli di Herbert Spencer” 23,
cosa che crediamo sia un po’ esagerata.
Ma quali ragioni poteva avere Dayânanda
Saraswatî per legarsi a M.me Blavatsky ed alla sua Società?
Nella dichiarazione di principi del 17 nov.
1875, dopo aver detto,
30
“Il Brahma Samâj ha intrapreso
seriamente il colossale compito di purificare le religioni indù dalle scorie
che per secoli hanno loro frammiste le trame dei preti” ‑ si aggiunge – “I
fondatori, constatando che ogni tentativo per acquisire la conoscenza
desiderata è vanificato negli altri paesi, si rivolgono, verso l’oriente, da
dove derivano tutti i sistemi di religione e di filosofia”.
Se il Brahma Samâj, già fortemente
diviso allora, non rispose a tali “avances”, lo fece l’Arya Samâj;
queste due organizzazioni, come abbiamo detto, procedevano dalle medesime
tendenze e si riproponevano uno scopo pressoché identico. Inoltre M.me
Blavatsky ha fornito, lei stessa, un altro motivo a sostegno dell’affinità fra
la Società Teosofica e l’Arya Samâj e cioè che tutti i Brâhmani
ortodossi, ed anche altri, sono terribilmente contrari agli spiriti, ai medium,
alle evocazioni negromantiche o alle relazioni con i morti, di qualunque genere
e sotto qualsiasi forma” 24. Questa affermazione è, peraltro,
perfettamente esatta e crediamo facilmente che non sarebbe stata possibile
alcuna alleanza senza la tendenza anti-spiritista che M.me Blavatsky andava
mostrando da qualche tempo, più precisamente da dopo la sua affiliazione alla
H.B. of L.; ma mentre i Brâhmani ortodossi videro in questo accordo, fondato su
un punto puramente negativo, una garanzia estremamente insufficiente, non fu lo
stesso per gli “altri” o quantomeno per uno fra questi, quel Dayânanda
Saraswatî che Olcott chiamava allora “uno dei più nobili fratelli viventi” 25
e le cui comunicazioni, trasmesse in realtà per via del tutto normale,
arrivarono ben presto a trasformarsi in “messaggi astrali” emanati dai
“Mahâtmâ” tibetani.
Nondimeno, lo stesso Dayânanda Saraswatî
doveva, nel 1882, rompere la sua alleanza con la Società Teosofica, denunciando
M.me Blavatsky, che nel frattempo aveva avuto modo di conoscere bene, come una
“briccona” (trickster), e dichiarando: “che ella non conosce per niente
la scienza occulta degli antichi Yogi e che i suoi sedicenti fenomeni non sono
che frutto di magnetismo, di scaltri preparativi e di un’abile
prestigitazione”; era questa in effetti la cruda verità 26.
Al punto in cui siamo giunti, s’impone
una constatazione: ed è che i nomi delle cosiddette “guide spirituali” di M.me
Blavatsky, John King prima, Sérapis dopo ed infine il “fratello del Kashmir”
non facevano che tradurre le differenti influenze che si sono successivamente
esercitate su di lei; questo è quanto vi è di più concreto nelle fantasie con
le quali si ammantava; fino ad ora non si sono
31
abbastanza approfonditi i rapporti intercorsi
fra la Società Teosofica e certe altre organizzazioni a carattere più o meno
segreto, rapporti esistenti sia al momento della sua nascita che dopo; questo
lato della storia della Società è tuttavia dei più significativi.
Da tutto quanto, abbiamo esposto fin ora si
può legittimamente concludere che M.me Blavatsky fu soprattutto, nel bel mezzo
delle circostanze, un “oggetto” o uno strumento nelle mani di individui o di
gruppi occulti che si facevano scudo della sua personalità, allo stesso modo di
altri che a loro volta furono degli strumenti nelle sue mani. È così che si
spiegano le sue imposture, senza peraltro scusarle, e coloro che credono che
ella inventò tutto, che fece tutto da sé e di sua iniziativa, si sbagliano tanto
quanto coloro che, al contrario, prestano fede alle sue affermazioni
concernenti le sue relazioni con i pretesi “Mahâtmâ”.
Ma vi è ancora dell’altro che permetterà di
aggiungere nuove precisazioni in merito a queste influenze, alle quali abbiamo
accennato: ci riferiamo all’azione di certe organizzazioni rosacruciane o
sedicenti tali che, contrariamente a quelle di cui si è parlato fin qui, sono
tuttora in ottime relazioni con la Società Teosofica.
32
NOTE al Capitolo Secondo
1. I
fratelli Davenport (1865), i coniugi Holmes (Filadelfia, debutto del 1875),
Firman (Parigi, giugno 1875), Herne (Londra), C.E. Wìlliams (L’Aya, 1878), etc.
Ricordiamo anche la Katie King di Florence Cook, la famosa medium di
William Crookes (1873-1875); questa somiglianza di nomi non fa pensare ad una
strana combinazione del caso? Segnaliamo anche che Crookes aderirà alla Società
Teosofica nel 1883 e diverrà membro del consiglio della London Lodge.
2. Lettera
a Stainton Moses: Light, 9 luglio 1892, p. 331. Nella sua lettera a
Solovioff del febb. 1886, M.me Blavatsky ribadiva: “Sono stata inviata
in America per verificare le mie capacità psichiche”; si è già visto, comunque,
che ella le aveva “verificate” al Cairo.
3. Vedere
il resoconto, già citato, della contessa Wachtmeister.
4. (n.a.) Ci
è stato rimproverato di aver “omesso accuratamente di indicare che egli fu
incaricato di denunciare e perseguire tutti coloro che si fossero resi
colpevoli di concussione nei contratti con l’esercito” facendo rilevare che
questo era “un incarico che non si poteva affidare che ad un uomo la cui
onorabilità e probità fossero al di sopra di ogni sospetto”. Questa omissione,
in realtà, è stata del tutto involontaria da parte nostra e, d’altronde, la
“probità” di Olcott non era per niente in discussione; ma, se i teosofisti
trovano “onorevole” la funzione di delatore, ci rammarichiamo di non poter
essere dello stesso avviso.
5. Ligbt,
9 e 23 luglio 1892.
6. (n.a.) È
curioso notare che la “Katie King” di William Crookes pretendeva di essere
vissuta in India sotto il nome di Annie Owen Morgan; l’accostamento sembra
dunque ancora più stretto di quanto supponevamo all’inizio (vedere la nota 1
precedente).
7. (n.a.) Successivamente
Guénon chiarì che il nome di costui era Auguste, confermando così la sua
estraneità (n.d.t.).
8. Alcuni
pretendono che, durante il suo soggiorno a Filadelfia, M.me Blavatsky si sia
risposata con un suo compatriota, anch’esso medium, molto più giovane di lei ma
dal quale non tardò a separarsi; ritornata a New York iniziò una causa di
divorzio che si concluse dopo tre anni. Non abbiamo potuto ottenere alcuna
conferma su questi fatti, come pure su altre informazioni che li considerano
poco verosimili; del resto, la vita di M.me Blavatsky
33
è stata così avventurosa da risultare
superfluo il volerla arricchire con episodi più o meno romanzeschi, basati su
semplici dicerie. Le stesse osservazioni si applicano a quanto è riferito su
M.me Blavatsky dal conte Mitte, nelle sue Memorie pubblicate
recentemente (pp. 2-7 dell’edizione francese); questi, cugino di M,me Blavatsky
per parte dei Dolgorouki, sembra aver avuto modo di conoscere della di lei
giovinezza nient’altro che le voci, più o meno vaghe, che correvano in Russia;
e non c’è da stupirsene poiché M.me Blavatsky non trattenne, in tale periodo,
alcun rapporto con la sua famiglia. Certi particolari di queste memorie sono
chiaramente inesatti, altri, come quelli concernenti la relazione di M.me
Blavatsky con un cantante di nome Mitrovitch, possono essere veri, ma si
riferiscono unicamente alla sua vita privata che non ci interessa
particolarmente.
Un riassunto di tali Memorie è stato
pubblicato da Lacour-Gayet sul Figaro del 16 sett. 1921, col titolo: La
vie errante de M. me Blavatsky.
(n.a.) A proposito del matrimonio di M.me Blavatsky
ed in seguito alle precisazioni sollevate e richieste dagli stessi teosofisti,
Guénon, in una nota aggiuntiva, precisava: “Se loro ci tengono a mettere in
luce questi aspetti piuttosto scabrosi della figura della loro fondatrice, noi,
per quanto ci riguarda, non abbiamo alcun problema. Sembra dunque che il
matrimonio abbia avuto luogo a Filadelfia il 3 aprile 1875, mentre il generale
Blavatsky viveva ancora e non era stata pronunciata alcuna sentenza di
divorzio; il secondo marito di M.me Blavatsky era un giovane armeno chiamato
Bettalay; per di più, J.N. Farquhar (Modern Religious Movements in India,
p. 222) assicura che, secondo il registro, ella dichiarò di avere 36 anni,
allorché ne aveva in realtà 43; infine, è in occasione del processo di divorzio
che ella fece la conoscenza di W.Q. Judge, che in quella circostanza fu
incaricato di difendere i suoi interessi”.
9. Old Diary Leaves, di Olcott; Theosophist,
nov. e dic. 1892.
10. Questa
società non va confusa con l’altra che porta un nome simile: Hermetic
Brotherhood of Light e che fu fondata nel 1895. Vi è anche una terza Hermetic
Brotherhood, senza altra denominazione, organizzata a Chicago nel 1885.
11. Lettera
del 25 giugno 1876.
12. Lettera
del 12 aprile 1875 ‑ cfr Old Diary Leaves, di Olcott, pp. 75-76.
13. La Clef de la Théosophie, p. 270.
14. Un’opera
intitolata, The Trascendental World, di C.G. Harrison, pubblicata in
Inghilterra nel 1894, sembra.contenere delle allusioni a questo fatto ed
all’antagonismo che vi sarà in seguito fra la H.B. of L. e la Società
Teosofica;
34
ma le informazioni che essa contiene in
relazione alle origini occulte di quest’ultima hanno un carattere troppo
fantastico e sono povere di prove, perché ci sia possibile farvi riferimento.
15. La
doctrine de la Théosophie: son passé, son présent, son avenir: Revue de
Philosophie, agosto 1913, pp. 14-52. Il passo qui riportato si trova a p. 28.
16. La
cosa più straordinaria. è stata che il Theosophist ha pubblicato nel
1885, un annuncio dell’Occulte Magazine di Glasgow, ove si invitavano le
persone desiderose di “essere ammesse come membri di una Confraternita Occulta,
che non si gloria della sua dottrina ma, che istruisce liberamente e senza
riserve tutti coloro che ritiene degni di ricevere i suoi insegnamenti”. Questa
Confraternita, di cui non si faceva il nome, non era altri che la H.B. of L. e
le espressioni impiegate erano un’allusione indiretta ma abbastanza chiara alle
procedure del tutto opposte che usava la Società Teosofica e che furono
criticate a più riprese proprio dall’Occulte Magazine (luglio-agosto
1885, genn. 1886).
17. (n.a.) Certi teosofisti hanno affermato, con una insistenza che prova come
la cosa abbia una certa importanza per loro, che la H.B. of L. era stata una
“imitazione” o anche una “contraffazione” della Società Teosofica, cosa che
implica che essa sarebbe stata fondata posteriormente a quest’ultima. Noi
dobbiamo dunque precisare che la H.B. of L. era stata “riorganizzata
esternamente” nel 1870, vale a dire che in quest’anno era stato fondato il
“cerchio esterno”, la cui direzione nel 1873 (e non nel 1884 come è stato
scritto nel Theosophist) fu affidata a Max Théon; costui, che più tardi
divenne il propagatore della dottrina chiamata della “Tradizione Cosmica” e del
quale abbiamo appreso la morte recentemente, era, sembra, il figlio di Paulos
Metamon (vedere la nota 2, cap. I).
Quanto alle forme anteriori della H.B. of L.,
bisogna cercarle, senza dubbio, fra le organizzazioni che sono state conosciute
sotto diversi altri nomi, in particolare nella “fraternità d’Eulis” di P.B.
Randolph (vedere la nota 4, cap. III; Eulis è una alternazione
volontaria di Eleusis) ed anche nel misterioso “Ordine di Ansaireh” al
quale questa era collegata; su questo punto rimandiamo anche a quanto abbiamo
detto nell’Errore dello Spiritismo. In più possiamo dire ancora, che i
documenti inediti concernenti la H.B. of L. ci sono stati trasmessi da F.-Ch.
Barlet, che ne era stato il rappresentante ufficiale per la Francia, dopo
essere stato uno dei fondatori della prima sezione francese della Società
Teosofica da cui si separò nel 1888 in seguito a dissensi i cui echi si possono
ritrovare nella rivista Lotus.
L’ostilità della Società Teosofica nei
confronti della H.B. of L. si manifesterà in modo particolare nel 1886 a
proposito di un progetto, dei membri della H.B. of L., per fondare una specie
di colonia agricola in
35
America. M.me Blavatsky colse l’occasione
favorevole per vendicarsi della esclusione di cui era stata oggetto nel 1878 e
manovrò in maniera tale da riuscire a far interdire l’accesso negli Stati Uniti
al segretario generale dell’Ordine, T.H. Burgoyne, facendo pervenire alle
autorità americane dei documenti comprovanti una condanna per truffa da lui
subita in altra epoca.
Solo Peter Davidson, che portava il titolo di
“Gran Maestro Provinciale del Nord”, andò a stabilirsi con la famiglia a
Loudsville in Georgia, ove morì qualche anno fa dopo aver fondato, quando la
H.B. of L. era già entrata “in sonno”, una nuova organizzazione chiamata
“Ordine della Croce e del Serpente” (allusione al simbolo biblico del “Serpente
di Bronzo”) ed avente per organo una rivista intitolata The Morning Star.
Fu Peter Davidson che scrisse a F.-Ch.
Barlet, nel luglio 1887, la lettera da cui abbiamo citato alcune frasi, ed ecco
un altro passo della stessa lettera: “Occorre anche osservare che la Società
Teosofica non è e non è mai stata, dopo l’arrivo in India di M.me Blavatsky e
del colonnello 0lcott, sotto la direzione o l’ispirazione della autentica e
reale Fraternità dell’Himalaya, ma sotto quella di un Ordine di molto
inferiore, appartenente al culto buddista. Vi parlo di una cosa che io so
e che ritengo di una autorità indiscutibile; ma se avete qualche dubbio sulle
mie affermazioni, il sig. Alexander di Corfù ha molte lettere di M.me
Blavatsky, in alcune delle quali ella confessa chiaramente ciò che vi ho
detto”.
L’Ordine buddista di cui si tratta non è
altro, verosimilmente, che il Mahâ-Bodhi-Samâj, vale a dire
l’organizzazione che aveva a capo il Rev. H. Sumángala, direttore del Vidyodaya
Parivena di Colombo (vedere. pp. 109 e 172).
Un anno più tardi, in un’altra lettera, Peter
Davidson scriveva questa frase un po’ enigmatica: “I veri Adepti ed i veri
Mahâtmâ sono come i due poli di una calamita, benché molti Mahâtmâ sono
sicuramente membri dei nostro Ordine; ma essi non appaiono come Mahâtmâ che per
dei motivi molto importanti”.
18. Notizia già riportata da William Emmet
Coleman al Congresso di Chicago del 1893.
19. (n.a.)
La parziale similitudine dei nomi Chintamon e Metamon sembra aver causato
qualche confusione; non vediamo altra spiegazione possibile per la bizzarra
asserzione contenuta in un articolo, d’altronde pieno di informazioni errate e
tendenziose, apparso nella Occult Review di Londra, nel maggio 1925, ove
Chintamon (il cui nome era deformato in Christaman, che non ha niente di indù)
è presentato come essere stato il capo più o meno nascosto della H.B. of L.
20. Lettera
di M.me Blavatsky a sua sorella, 15 ott. 1877.
36
21. Lettera
del 2 ott. 1877.
22. Articolo
di Lalchand Gupta su l’Indian Review, Madras, 1913.
23. The
Vedic Philosophy di Har Nârâyana, introduzione, p. XLI.
24. Lettera
già citata del 15 ott. 1877.
25. Lettera
a Stainton Moses, 1876.
26. Dayânanda
Saraswatî morì il 30 ott. 1883.
37
CAPITOLO TERZO
LA SOCIETÀ TEOSOFICA E IL ROSACRUCIANESIMO
Nel 1876, Olcott scrisse a Stainton Moses di
essere “regolarmente iscritto come novizio alla Fraternità” e di essere stato
“per lungo tempo in personale corrispondenza epistolare” con i capi di questa,
i quali gli hanno “scritto certe cose che M.me Blavatsky non sospetta, nemmeno
che egli sappia”. Di quale “Fraternità” si tratta? Non è certo la H.B. of L. e
non può trattarsi dell’Arya Samâj, con la quale d’altronde l’alleanza
definitiva non si concluderà che nell’anno seguente; quanto alla famosa “Gran
Loggia Bianca” o “Fraternità del Tibet” essa non è ancora in questione, i
termini usati sono però così vaghi da autorizzare tutte le possibili
confusioni, volontarie o no. In un’altra lettera, indirizzata più tardi al
medesimo corrispondente e dalla quale sembra risultare che questi avesse
accettato di entrare nella società alla quale apparteneva Olcott, si legge:
“Desidero che voi domandiate a Imperator, presentandogli i miei ossequi,
se non possa fare qualcosa, con mezzi psicologici (sic), per impedire
che M.me Blavatsky vada in India. Io sono molto preoccupato in merito; non
posso far niente io stesso… Le calunnie che sono circolate in Europa e qui,
l’hanno abbattuta così profondamente… che ho paura che noi la perderemo.
Ciò può significare poco per gli spiritualisti, ma è una cosa grave per noi
tre… Chiedete a Imperator cosa suggerisce… Sembra. essere uno
spirito saggio e forse è anche potente. Chiedetegli se può e se vuole
aiutarci... Vi è qui una certa sig.ra Thornpson, una vedova che possiede sette
milioni (di dollari), che alimenta le intenzioni di M.me Blavatsky. Questa
signora le offre denaro e quant’altro occorre per andare in India e darle così
l’occasione di studiare e di vedere personalmente… Non dimenticate Imperator”
1.
38
M.me Blavatsky non è dunque mai stata in India
prima del suo soggiorno in America, ne abbiamo stavolta l’assicurazione
formale, ma desiderava andarci in quanto che sentiva il bisogno “di studiare e
di vedere personalmente…”, la qual cosa prova che lei non era stata affatto
“iniziata” e che non era ancora arrivata a possedere un insieme di convinzioni
definite e stabili. A quel tempo vi era solo un’influenza, di cui Olcott e
Stainton Moses erano gli intermediari, che si opponeva al suo viaggio in India.
Tale influenza non era dunque l’influenza dell’Arya Samâj, né di
alcun’altra organizzazione orientale.
Ora, perché Olcott dice: “per noi tre”? Lui ed
il suo corrispondente non fanno che due; il terzo sembra proprio essere questo Imperator
di cui si richiede l’aiuto con tanta insistenza; ma chi era quest’essere
misterioso? Era, sembra, uno spirito che si manifestava nel circolo diretto da
Stainton Moses e dal suo amico dr. Speer; ma ciò che è strano, e che può dare
la chiave di molte cose, è che questo “spirito” si sia attribuito il nome o
piuttosto il titolo di Imperator, che è quello del capo di una società
segreta inglese: l’Order of the Golden Dawn in the Outer (letteralmente
“Ordine dell’Alba d’Oro all’Esterno”).
L’Ordine suddetto si presenta come una
“società di occultisti che studiano la più alta magia pratica”, e che “cammina
in qualche modo parallelamente al vero Rosacrucianesimo”; le donne sono
ammesse allo stesso titolo degli uomini e la qualità dei membri rimane
nascosta. Ha tre ufficiali principali: l’Imperator, il Premonstrator
ed il Cancellarius. Questo stesso Ordine è strettamente collegato alla Societas
Rosicruciana in Anglia, fondata nel 1867 da Robert Wentworth Little;
quest’ultima comprende nove gradi, ripartiti in tre ordini, i suoi capi, che
sono in numero di tre come quelli della Golden Dawn, portano il titolo
di Magi 2.
La Societas Rosicruciana ammette fra i
suoi membri solo Massoni che possiedono il grado di Maestro, il loro numero è
limitato a 144, esclusi i membri onorari; essa possiede quattro “Collegi” che
hanno sede a Londra, York, Bristol e Manchester. Una organizzazione similare
esiste in Scozia dal 1877 ed un’altra sezione fu costituita in America nel
1880; esse sono due dipendenze della società inglese, dalla quale però sono
amministrativamente indipendenti.
In un’altra lettera indirizzata al direttore
della rivista teosofica Lucifer, nel luglio 1889, dal conte Mac Gregor
Mathers che allora
39
era segretario del Collegio Metropolitano
della Societas Rosicruciana e membro dell’Alto Consiglio d’Inghilterra,
è detto, fra l’altro: “Questa Società studia la tradizione occidentale...
Alcune conoscenze, di norma, sono il privilegio dei più alti iniziati, che le
tengono segrete; tutti i Fratelli tengono segreto il loro grado. La Società
Teosofica ha rapporti d’amicizia con loro… Gli studiosi ermetici della G.D. (Golden
Dawn) Rosacruciana ne sono, per così dire, i rappresentanti all’esterno”.
La pubblicazione di questa sorta di manifesto
aveva per scopo principale quello di sconfessare un certo “Ordine della Rugiada
e della Luce” (Ordo Roris et Lucis), altra società inglese sedicente
rosacruciana, della quale si era già parlato precedentemente nella stessa
rivista 3; quest’ultima società si trovava in concorrenza diretta
con la Golden Dawn e la Societas Rosicruciana, i suoi membri, per
la maggior parte spiritisti, erano accusati di praticare la “magia nera”,
secondo una abitudine che, d’altronde, è molto diffusa negli ambienti
teosofisti, come avremo occasione di vedere più tardi.
La lettera del conte Mac Gregor porta le
seguenti divise: “Sapiens dominabitur astris ‑ Deo duce, comite ferro ‑ Non
omnis moriar ‑ Vincit omnia veritas”, di cui l’ultima, cosa curiosa, è la
stessa divisa della H.B. of L., avversaria dichiarata della Società Teosofica e
della Societas Rosicruciana 4; essa termina con queste parole
che le conferiscono un carattere ufficiale: ‘Pubblicata per ordine del
Superiore Sapere Aude, Cancellarius in Londinense”, che segue questo
post-scriptum assai enigmatico: “Sette adepti che possiedono l’elisir di
lunga vita, vivono attualmente e si riuniscono ogni anno in una città
diversa”.
L’Imperator della G.D. era uno di
questi “sette adepti” misteriosi? È abbastanza possibile e vi sono anche,
secondo noi, altri indizi che sembrano confermarlo; ma senza dubbio il
“Superiore Sapere Aude” non aveva autorizzato una rivelazione più
esplicita a tale riguardo 5.
L’autore della lettera da noi citata, che. è
morto da qualche anno, era il fratello maggiore di un altro M. Mac Gregor,
rappresentante in Francia dell’Order of the Golden Dawn in the Outer ed
ugualmente membro della Società Teosofica.
Ci fu un certo rumore a Parigi nel 1899 e nel
1903, intorno ai,tentativi di restaurazione del culto di Iside da parte dei
coniugi Mac Gregor, sotto gli auspici dello scrittore occultista Jules Bois,
40
tentativi assai fantasiosi d’altronde ma che
ebbero a quel tempo un certo successo sull’onda della curiosità. Aggiungiamo
che la sig.ra Mac Gregor, la “Gran Sacerdotessa Anari”, è la sorella del Sig.
Bergson; segnaliamo questo fatto solo a titolo di informazione accessoria,
senza volerne dedurre alcuna conseguenza, benché, per altri versi, vi è
incontestabilmente più di un punto di concordanza fra le tendenze del
Teosofismo e quelle della filosofia bergsoniana 6. Alcuni si sono
spinti più oltre: in un articolo che si ricollega ad una controversia sul
bergsonismo, il Sig. Georges Pecoul scrive: “le teorie della Società Teosofica
sono così stranamente simili a quelle del Sig. Bergson che ci si può chiedere
se esse non derivino entrambe da una fonte comune, e se Bergson, Olcott,
Leadbeater, M.me Blavatsky e Annie Besant non siano stati tutti alla scuola
dello stesso Mahâtmâ, Koot Hoomi o… qualche altro”; e aggiunge: “segnalo il
problema ai ricercatori, in quanto che la sua soluzione potrebbe apportare
nuova luce sull’origine abbastanza misteriosa di certi movimenti di pensiero
moderni e sulla natura delle ‘influenze’ subite, spesso inconsciamente,
dall’insieme di coloro che sono a loro volta degli agenti d’influenza
intellettuale e spirituale” 7.
Su tali “influenze” noi siamo abbastanza
d’accordo col Sig. Pecoul e pensiamo anche che il loro ruolo è tanto
considerevole quanto generalmente insospettato; del resto le affinità fra il
bergsonismo ed i movimenti “neo-spiritualisti” non ci sono mai apparse dubbie 8
e non saremmo per nulla stupiti se vedessimo il Sig. Bergson, dietro l’esempio
di William James, approdare finalmente allo spiritismo. Abbiamo un indizio
particolarmente sorprendente, a tal proposito, in una frase dell’Energia
Spirituale, l’ultimo libro del Sig. Bergson, ove egli, pur riconoscendo che
“l’immortalità di per sé non può essere provata sperimentalmente”, dichiara che
“sarebbe già qualcosa, anzi sarebbe già tanto poter stabilire sul piano
dell’esperienza la probabilità della sopravvivenza per un tempo X”, non è
esattamente quello che pretendono di fare gli spiritisti?
Noi abbiamo anche sentito dire, alcuni
anni fa, che il Sig. Bergson s’interessava in maniera attiva a degli
“esperimenti” di questo genere, in compagnia di parecchi rinomati dotti, fra i
quali ci erano stati indicati il prof. d’Arsonval e la sig.ra Curie; vogliamo
credere che la sua intenzione fosse quella di studiare queste cose per quanto
“scientificamente” possibile, ma quanti uomini di scienza, come William Crookes
e Lombroso, dopo aver cominciato così,
41
sono stati “convertiti” alla dottrina
spiritista! Non si dirà mai abbastanza sulla pericolosità di queste cose e non
sono certo la scienza o la filosofia che possono fornire una sufficiente
garanzia, tale da permettere di avvicinarvisi impunemente.
Per ritornare al Rosacrucianesimo, che abbiamo
visto apparire qui per la prima volta e che ha dato luogo a questa disamina,
segnaleremo che Olcott ha riferito a più riprese, nel Theosophist e
nelle sue opere, che M.me Blavatsky portava sempre addosso un gioiello della
Rosa-Croce “che ella aveva ricevuto da un adepto”. Comunque, quand’era sotto
l’influenza della H.B. of L., Olcott non provava che disprezzo per i
Rosacruciani moderni: “La Fratefnità (della Rosa-Croce), ‑ scriveva egli a
Stainton Moses nel 1875 ‑ in quanto ramo attivo del vero Ordine, è morta con
Cagliostro, come la Massoneria (operativa) è morta con Wren; ciò che ne rimane
è solo apparenza” 9. Qui, le parole “ramo attivo del vero Ordine”
fanno allusione ad un passaggio degli insegnamenti della H.B. of L. nel quale è
detto che “il termine Rosa-Croce non indica l’Ordine tutto intero, ma solo
coloro che hanno ricevuto i primi insegnamenti del suo prodigioso sistema; non
è che un termine di copertura con il quale i Fratelli illudono ed al tempo stesso
si burlano del mondo”.
Non intendiamo entrare, qui, nelle
controversie relative all’origine ed alla storia dei Rosa-Croce veri o falsi;
vi si trovano dei veri enigmi che non sono stati mai risolti in maniera
soddisfacente e sui quali gli scrittori che si dichiarano più o meno rosacruciani
non sembrano saperne più degli altri.
Nel fare queste ultime osservazioni pensiamo
in particolare al dr. Franz Hartmann, che giuocò un ruolo importante in seno
alla Società Teosofica, allorché la sua sede fu trasferita in India, e con il
quale M.me Blavatsky non. fu sempre in buoni rapporti, come vedremo a proposito
dell’affare della Società di ricerche psichiche. Questo personaggio, nato nel
1883 a Donauwerth in Baviera, si professava rosacruciano, ma di un ramo diverso
da quello delle società inglesi di cui abbiamo trattato precedentemente; a suo
dire, egli aveva scoperto una Fraternità di veri Rosa-Croce a Kempten, località
celebre per le sue case incantate, e dove morì nel 1912; in verità noi pensiamo
che questa è una leggenda che egli cercò di accreditare per creare un’apparente
base di serietà ad un certo “Ordine della Rosa-Croce Esoterica” di cui fu uno
dei promotori. Questo dr. Hartmann pubblicò un gran numero di opere 10
che
42
furono apprezzate in maniera poco benevola dai
capi della Societas Rosicruciana in Anglia, nonostante fossero
teosofisti come l’autore; si fu particolarmente severi con il libro intitolato Nel
pronao del Tempio della Saggezza, “contenente la storia di veri e falsi
Rosacruciani, con una introduzione ai misteri della filosofia ermetica” e
dedicato alla duchessa di Pomar.
Nel 1887 il dr. Hartmann fece pubblicare a
Boston, centro del ramo americano dell’Order of tbe G.D. in the Outer,
una sorta di romanzo avente per titolo Una avventura fra i Rosacroce,
che contiene la descrizione di un monastero teosofico immaginario situato fra
le Alpi; l’autore racconta che questo monastero proviene dall’Ordine dei
“Fratelli della Croce d’Oro e della Rosa-Croce” e che il suo capo porta il
titolo di Imperator. Ciò fa pensare all’antica “Rosa-Croce d’Oro” di
Germania, fondata nel 1714 dal prete sassone Samuel Richter, più conosciuto con
lo pseudonimo di Sincerus Renatus, ed il cui capo portava in effetti, come più
tardi quello della Golden Dawn, questo titolo di Imperator,
ereditato dalle organizzazioni rosacruciane anteriori, e che risalirebbe sino
all’origine del mondo, se bisogna credere a certe notizie leggendarie, giacché
nel Clypeus Veritatis del 1618 si trova un elenco cronologico degli Imperatores,
da Adamo in poi!
Queste esagerazioni e queste cronologie
leggendarie sono, d’altronde, comuni alla maggioranza delle società segrete,
ivi compresa la Massoneria ove vediamo il Rito di Misraïm far risalire le sue
.origini fino ad Adamo.
Ciò che è più degno di interesse è quanto
dichiara uno scrittore occultista, parlando dell’organizzazione rosacruciana
del 1714: “Una tradizione dice che questo Imperator esiste sempre e le
sue azioni diverranno politiche” 11, si tratta anche qui. del capo
della Golden Dawn? In effetti, la “Rosa-Croce d’Oro”, alla quale certuni
hanno voluto riconoscere di già un carattere politico, non esiste più da lungo
tempo; essa fu sostituita nel 1780 dai “Fratelli Iniziati dell’Asia”, il cui
centro venne stabilito a Vienna ed i cui superiori si chiamavano, con
riferimento all’inizio dell’Apocalisse, “Padri e Fratelli delle Sette Chiese
Sconosciute dell’Asia” 12; non ci si può impedire di chiederci se i
“sette adepti” del.conte Mac Gregor non fossero i loro continuatori. Comunque
sia, ciò che vi è di certo è che buona parte delle associazioni che pretendono
di ricollegarsi al Rosacrucianesimo fanno ancora prestare ai loro aderenti un
giuramento di fedeltà all’Imperator.
43
Il racconto romanzesco del dr. Hartmann ebbe
una conseguenza, che dimostrò come lo scopo dell’autore non fosse stato
puramente disinteressato: nel sett. 1889, fu costituita in Svizzera una società
per azioni, con il nome di Fraternitas, per realizzare e sfruttare
l’apparato teosofico-monastico che egli aveva immaginato. Il dr. Hartmann ebbe
come soci in questo affare, il dr. R. Thurmann, il dr. A. Pioda e la contessa
Wachtmeister; quest’ultima, che abbiamo già avuto modo di citare, era una
svedese, intima amica di M.me Blavatsky.
Quanto all’“Ordine della Rosa-Croce
Esoterica”, l’altra creazione del dr. Hartinann, sembra abbia mantenuto
frequenti rapporti con l’“Ordine Rinnovato degli Illuminati Germaniæ”
fondato o riorganizzato da Leopold Engel di Dresda e che ha giocato un ruolo
politico estremamente sospetto; quest’ultimo Ordine si richiama, come indica il
suo nome, all’Illuminismo di Weishaupt, al quale tuttavia non. è legato da
alcuna filiazione diretta. Vi furono anche dei sicuri rapporti fra questa
“Rosa-Croce Esoterica” ed un certo “Ordine dei Templari Orientali”, fondato nel
1895 dal dr. Karl Kellner e diffuso soprattutto, dopo la morte di questi
avvenuta nel 1905, ad opera di Theodor Reuss, un teosofista che ritroveremo più
tardi; sembra anche che la “Rosa-Croce Esoterica” divenne alla fine il “cerchio
interno” dei “Templari Orientali”.
Queste diverse associazioni non devono essere
confuse con un’altra organizzazione rosacruciana austro-tedesca, di creazione
più recente, il cui capo è il dr. Rudolf Steiner e di cui parleremo in seguito.
D’altronde, a dire il vero il Rosacrucianesimo
non ha più, nella nostra epoca, un significato ben definito; una moltitudine di
persone che si fanno chiamare “Rosa-Croce” o “Rosacruciani” non hanno alcun
legame fra loro, non più che con le antiche organizzazioni dallo stesso nome,
ed è esattamente la stessa cosa per coloro che si fanno chiamare ‘Templari”.
Senza tenere conto dei gradi massonici
che, in diversi riti, portano il titolo di Rosa-Croce o qualche altro che ne è
derivato, potremmo fornire, se ciò non esulasse dall’argomento della presente
trattazione, una lunga lista di società più o meno segrete che non hanno altro
in comune che la stessa denominazione, accompagnata molto spesso da uno o più
attributi 13. Di modo che è sempre bene, allorché si tratta di
Rosacrucianesimo, come d’altronde quando si tratta di Massoneria, non
attribuire ad un gruppo ciò che è proprio ad un altro e che può essergli del
tutto estraneo.
44
NOTE al Capitolo Terzo
1. (n.a.) Non
crediamo necessario, a proposito di questa lettera, rivedere le considerazioni
da noi fatte, solo per l’obiezione sollevata dai teosofisti, per i quali essa
appare un po’ imbarazzante, e che pretendono che “il colonnello Olcott riportò
l’idea della sig.ra Thompson e non quella di M.me Blavatsky”; questo non cambia
assolutamente niente e noi possiamo sostenere che questa lettera non avrebbe
alcun senso se M.me Blavatsky fosse già stata in India prima d’allora; in
questo caso d’altronde, Olcott non avrebbe mancato di far notare al suo
corrispondente. che l’opinione della sig.ra Thompson non era conforme alla
realtà.
2. Nel 1901 erano: W. Wynn Westcott, Supreme
Magus; J. Lewis Thomas, Senior Substitute Magus; S.L. Mac Gregor
Mathers, Junior Substitute Magus (Cosmopolitan Masonic Calendar,
p. 59).
3. Lucifer,
15 giugno 1889.
4. La
H.B. of L. aveva una interpretazione particolare del Rosacrucianesimo, derivata
principalmente dalle teorie di P.B. Randolph e della “Fraternità di Eulis”.
Nel 1882, comparve a Filadelfia, un’opera
intitolata The Temple of the Rosy-Cross il cui autore, F.B. Dowd, era un
membro della H.B. of L.
5. Nel 1894 fu pubblicata, sotto il nome di
“Sapere Aude, Fra. R.R. et A.C.”, un’opera intitolata La scienza
dell’Alchimia spirituale e materiale, che contiene un gran numero di errori
storici ed una traduzione del trattato kabbalistico Aesh Mezareph, ove
non è neanche menzionato il commentario che Éliphas Levi aveva fatto di questo
libro e che aveva attribuito, assai gratuitamente del resto, ad Abraharn
l’ebreo, il supposto iniziatore di Nicolas Flamel.
6. (n.a.) Jules Bois era, anche lui, membro della Golden Dawn;
compromesso durante la guerra e accusato di aver ricevuto dei fondi dalla
propaganda tedesca, restò in America, ove era andato per fare un giro di
conferenze, e fondò anche una società di studi psichici a New York (vedere un
articolo intitolato Qu’est devenu Jules Bois? su la Comoedia del
14 sett. 1923); è tornato però in Francia nel 1927 essendo sceso il silenzio su
molti avvenimenti che tuttavia sono abbastanza recenti.
Un altro membro importante della Golden
Dawn era la contessa Editha-Lolita di Landsferdt-Rosenthal, figlia naturale
del Re Luigi I di Baviera e di Lola Montes, figlioccia di Papa Pio IX e grande
amica di M.me Blavatsky; ella visse per molto tempo a Parigi ave abitava con i
coniugi Mac Gregor La signora Mac Gregor, che è ancora viva, si è ritirata a
Londra: sembra
45
che intrattenga dei rapporti poco amichevoli
con il fratello e, ci hanno detto, parla dei lavori filosofici di questi con
toni abbastanza sprezzanti.
In un articolo pubblicato nel Bulletin
Tbéophique di genn.-febb.-marzo 1918, M.G. Chevrier sembra si sia
particolarmente dedicato a mettere in risalto le affinità esistenti fra il
bergsonismo ed il teosofismo.
7. Les
Lettres, dicembre 1920, pp. 669-670.
8. Il Vahan,
organo della sezione inglese della Società Teosofica, ha riprodotto, con grandi
elogi, alcune conferenze fatte da Bergson in Inghilterra.
9. (n.a.) Christopher Wren, ultimo Gran Maestro dell’antica Massoneria
inglese, morì nel 1702; i 15 anni trascorsi da questa data fino alla fondazione
della nuova Gran Loggia d’Inghilterra (1717) furono utilizzati dai protestanti
per operare un lavoro di deformazione che sfociò nella redazione delle
Costituzioni pubblicate nel 1723; i Revv. Anderson e Desaguliers, autori di
queste Costituzioni, fecero sparire tutti gli antichi documenti (Old Cbarges)
che riuscirono a trovare, per impedire che ci si accorgesse. delle innovazioni
da loro introdotte ed anche perché questi documenti contenevano delle formule
da loro stimate molto imbarazzanti, come l’obbligo di fedeltà “a Dio, alla Santa
Chiesa e al Re”, segno incontestabile dell’origine cattolica della
Massoneria.
Ecco perché Joseph De Maistre scriveva nelle
sue Memorie, al duca di Brunswich (1782); “Tutto fa ritenere che la
Massoneria volgare è un ramo staccato e forse corrotto di un antico e
rispettabile ceppo”; e la frase di Olcott può far supporre che egli avesse
anche qualche conoscenza di questa deviazione che, tuttavia, l’immensa
maggioranza dei Massoni “moderni” ignora totalmente, anche nei paesi
anglosassoni.
10. Ecco i titoli di alcune delle principali,
oltre a quelle indicate nel testo: Simboli segreti dei Rosacruciani,
riedizione di un’antica opera accompagnata da commentari, pubblicata a Boston; La
vita di Jehoshua, il Profeta di Nazareth, “studio occulto e chiave della
Bibbia, contenente la storia di un Iniziato”; Magia bianca e nera; La
scienza occulta nella medicina; I principi della Geomanzia secondo
Cornelio Agrippa.
11. Storia
dei Rosa-Croce, di Sedir, p. 103, nota.
12. Segnaliamo
a tal proposito un singolare equivoco di Papus che, avendo trovato un testo di
Wronski ove si fa menzione dei “Fratelli Iniziati dell’Asia”, crede che questo
titolo designi un’organizzazione realmente orientale e che si tratti dei
“Mahâtmâ”, termine che, secondo lui, designa “un grande superiore della Chiesa
Brâhmanica” (Glossario dei principali termini della Scienza occulta, alla voce Mahâtmâ,
in Trattato metodico delle Scienze
46
Occulte, p.
1052).
13. Segnaleremo solamente una di queste società
che si intitolava A.M.O.R.C. (Ancien Mystic Order of the Rosy-Cross),
che è stata fondata nel 1916 “allo scopo di salvare la Civiltà” (sic);
abbiamo sotto gli occhi una circolare che annuncia la formazione di un ramo
francese e che “un Inviato speciale verrà dagli Stati Uniti, in maggio (1921),
per dare l’Iniziazione ed aprire i lavori” (ci fu detto dopo di allora che il
suo viaggio non aveva potuto aver luogo).
Questa organizzazione ha a capo un Imperator,
ma che, naturalmente, non è lo stesso di quello della Golden Dawn; essa
non è collegata al teosofismo ma sappiamo che i teosofisti sono già assai
numerosi fra i suoi aderenti.
(n.a.) L’A.M.O.R.C. non sembra aver avuto
grande successo in Francia; tuttavia il suo capo venne a Parigi nel 1927 e fu
anche solennemente ricevuto, il 12 luglio, dal “Gran Collegio dei Riti”, vale a
dire il Supremo Consiglio del Gran Oriente di Francia; ciò che è molto singolare
è che questi non ha alcuna relazione con le organizzazioni massoniche
americane, che lo considerano “irregolare”; forse lo stesso Ordine rosacruciano
in questione non ha alcuna “regolarità”.
47
CAPITOLO QUARTO
LA QUESTIONE DEI MAHÂTMÂ
Abbiamo lasciato M.me Blavatsky al momento in
cui, nel 1876, pensava di partire per l’India; questa partenza, che doveva
avvenire solo il 18 nov. 1878, sembra essere stata determinata soprattutto, se
non esclusivamente, dagli attacchi, molto giustificati, di cui ella era stata
oggetto. “È a causa di ciò ‑ scriveva lei stessa alludendo alla pubblicazione
de Incidentes in my Life di Dunglas Home ‑ che io vado in India per
sempre; per la vergogna e per il dispiacere sento il bisogno di andare ove
nessuno conosce il mio nome. La malignità di Home mi ha rovinata per sempre in
Europa” 1.
Ella serberà sempre rancore al medium che,
dietro istigazione del misterioso M…, aveva denunciato le sue frodi e che lei
chiamava “il Calvino dello spiritismo”: “Vedete ‑ scriveva molto più tardi a
proposito dei pericoli della medianità ‑ quale è stata la vita di Dunglas Home,
un uomo dal cuore carico di amarezza, che non ha mai detto una parola a favore
di quelli che credeva dotati di poteri psichici e che ha calunniato tutti gli
altri medium fino alla fine” 2.
Ad un certo momento M.me Blavatsky aveva
pensato, per la stessa ragione, “di partire per l’Australia e di cambiare il
suo nome per sempre” 3; poi, avendo rinunciato a questa idea, ella
si fece naturalizzare americana, probabilmente nel 1878; infine si deciderà ad
andare in India, come era stata sua intenzione fin dall’inizio. Così non è per
gli interessi della Società ma per i suoi propri interessi che ha intrapreso
questo viaggio, malgrado l’opposizione di Olcott che finì tuttavia col portare
con sé e che abbandonerà la sua famiglia per seguirla.
In effetti, tre anni prima, M.me Blavatsky
diceva di Olcott: “È
48
lontano dall’essere ricco, non ha altro da
lasciare che i suoi lavori letterari e deve mantenere la moglie ed un mucchio
di bambini” 4.
Nessuno ha più sentito parlare di costoro dopo
di allora e lo stesso Olcott non sembra essersi per nulla preoccupato di
conoscere quanto fosse accaduto loro.
Arrivati in India, M.me Blavatsky ed il suo
socio si stabilirono dapprima a Bombay poi, nel 1882, ad Adyar, vicino Madras,
ove costituirono la sede centrale della Società Teosofica, che vi si trova
ancora adesso. Là venne fondata una “sezione esoterica”, mentre i fenomeni
fantastici si moltiplicarono in maniera prodigiosa: bicchieri rotti a volontà,
tintinnio di campanelli invisibili, “apporti” e “materializzazioni” di oggetti
di ogni sorta e soprattutto “precipitazioni” di comunicazioni trasmesse per via
“astrale”. Se ,ne possono trovare parecchi esempi fra quelli riportati nel Mondo
Occulto di A.P. Sinnet, l’autore che contribuì, forse più di tutti, a far
conoscere in Europa il Teosofismo ai suoi primi anni e che, in effetti, sembra
sia stato realmente ingannato da tutti i giuochi di destrezza di M.me
Blavatsky, almeno in questo periodo.
Non vi erano solo delle lettere “precipitate”,
ma anche dei disegni e persino delle pitture; queste erano senza dubbio
prodotte con gli stessi procedimenti delle cosiddette tavole medianiche che
M.me Blavatsky fabbricava già a Filadelfia e che vendeva molto care alle sue
vittime, fra gli altri al generale Lippitt, che comunque finì con l’abbandonare
ogni illusione. Del resto tutti questi fenomeni non erano interamente nuovi, i
“campanelli astrali” s’erano già fatti sentire in America davanti ad Olcott ed
al barone de Palmes; cosa curiosa, in Inghilterra, li si erano sentiti
ugualmente presso il dr. Speer e Stainton Moses; può essere perfino che siano
state queste circostanze a far dire più tardi ad Olcott che “Stainton Moses e
M.me Blavatsky erano stati ispirati dalla stessa intelligenza” 5,
senza dubbio l’enigmatico Imperator di cui si è trattato
precedentemente; ciò non impedì a Stainton Moses, verso la fine della sua vita,
di scrivere al suo amico William Oxley: “la teosofia è un’allucinazione” 6.
È in questo periodo che entrano in scena i
“Mahâtmâ” tibetani, a cui sarà d’ora innanzi attribuita la produzione di tutti
i fenomeni, ed in primo luogo il famoso Koot Hoomi Lal Singh, il nuovo
“Maestro” di M.me Blavatsky. Il nome col quale questo personaggio è conosciuto
è, dicono, “il suo nome mistico d’origine tibetana”,
49
poiché “gli occultisti, a quanto sembra,
prendono un nome nuovo al momento dell’iniziazione” 7; ma se Koot
Hoomi può essere un nome tibetano o mongolo, Lal Singh è certamente un nome
indù (da “Kshatriya”) o sikh: due cose queste del tutto diverse. È invece vero
che il cambio del nome è una pratica usata effettivamente da molte società
segrete, in occidente come in oriente; sicché, negli statuti della “Rosa-Croce
d’Oro” del 1714 si legge che “ogni Fratello cambierà il suo nome e cognome dopo
essere stato ricevuto e farà la stessa cosa ogni qualvolta cambierà paese”;
questo non è che un esempio fra tanti, per spiegare che il fatto di cui si
tratta è di quelli che M.me Blavatsky aveva potuto conoscere senza molte
difficoltà.
Ecco ciò che Sinnet dice di Koot Hoomi,
raccontando gli inizi della sua corrispondenza con lui: “Era un nativo del
Panjab, come appresi più tardi, che era stato attratto dagli studi occulti fin
dalla più tenera infanzia. Grazie ad uno dei suoi parenti, che era lui stesso
un occultista, fu inviato in Europa per esservi istruito nella scienza
occidentale; dopo si fece iniziare completamente alla scienza superiore
dell’Oriente” 8.
In seguito si pretenderà che fosse già
pervenuto a questa iniziazione completa nel corso delle sue precedenti
incarnazioni, poiché i “Maestri”, contrariamente a quanto avviene per gli
uomini ordinari, conservano il ricordo di tutte le loro esistenze (ed alcuni
dicono che Koot Hoomi ne ebbe circa 800); tali diverse affermazioni sembrano
difficili da conciliare.
I “Mahâtmâ” o “Maestri di Saggezza” sono
membri di grado più elevato della “Gran Loggia Bianca”, vale a dire della
gerarchia occulta che, secondo i teosofisti, governa segretamente il mondo.
All’inizio si ammetteva che loro stessi fossero subordinati ad un unico capo
supremo 9, adesso sembra che i capi siano sette, come i “sette
adepti” rosacruciani che possiedono l’“elisir di lunga vita” (e la più
straordinaria longevità fa anche parte delle qualità attribuite ai “Mahâtmâ”),
e che questi sette capi rappresentino “i sette centri dell’Uomo Celeste”, di
cui “il cervello ed il cuore sono costituiti rispettivamente dal Manu e dal
Bodhisattwa, che guidano ciascuna razza umana” 10.
Questa confusione delle due concezioni di Manu
e di Bodbisattwa, che non appartengono alla stessa tradizione, poiché la
prima è brâhmanica e la seconda buddista, fornisce un esempio abbastanza
ragguardevole della maniera “eclettica” con cui il teosofismo
50
compone la sua presunta dottrina.
Nei primi tempi i “Mahâtmâ”, talvolta, erano
anche chiamati col semplice nome di “Fratelli”; oggi si preferisce la
denominazione di “Adepti”, termine improntato, secondo i teosofisti, ad un
linguaggio rosacruciano, ove in realtà esso designa propriamente gli iniziati
che hanno raggiunto i più alti gradi della gerarchia.
Il dr. Ferrand, nell’articolo da noi citato,
ha creduto di dover fare una distinzione fra i “Mahâtmâ” ed i “Maestri o
Adepti”, e pensa che questi ultimi non sono altro che i capi reali della
Società Teosofica 11; ciò non è esatto, poiché costoro procurano di
non darsi mai che il modesto titolo di “studiosi”.
I “Mahâtmâ” e gli “Adepti” per i teosofisti,
sono una sola e medesima cosa e questa identificazione era già stata suggerita
dal dr. Franz Hartmann 12; è così che è stato loro applicato il solo
titolo di “Maestri”, dapprima in maniera del tutto generica 13, poi
con una restrizione: per Leadbeater “tutti gli Adepti non sono dei Maestri,
poiché non tutti prendono dei discepoli” ed a stretto rigore si devono chiamare
Maestri solo coloro che, come Koot Hoomi e qualche altro, “acconsentono, a
certe condizioni, a prendere per discepoli quelli che si mostrano degni di tale
onore” 14.
La questione dei “Mahâtmâ”, che occupa un
posto considerevole nella storia della Società Teosofica ed anche nei suoi
insegnamenti, può considerarsi sufficientemente chiarita da tutto ciò che
abbiamo detto precedentemente. In effetti, però, tale questione è più complessa
di quanto generalmente si pensi e non basta dire che questi “Mahâtmâ” non sono
mai esistiti se non nella fantasia di M.me Blavatsky e dei suoi soci; per
esempio, il nome Koot Hoomi è senza dubbio un’invenzione pura e semplice, ma,
al pari delle “guide spirituali” alle quali è succeduto, è servito a mascherare
abbastanza bene un’influenza reale.
Una cosa certa è che i veri ispiratori di M.me
Blavatsky, quali che siano stati, non rispondevano affatto alla descrizione che
ne dà lei e, d’altro canto, il termine stesso di “Mahâtmâ” non ha mai avuto in
sanscrito il significato che lei gli attribuisce, poiché questo termine in
realtà designa un principio metafisico e non può essere applicato a degli
esseri umani; può darsi che si finì col rinunciare quasi completamente all’uso
di questo termine, proprio perché ci si accorse di questo equivoco.
Per ciò che riguarda i fenomeni prodotti, a
loro dire, dall’intervento dei “Maestri”, essi erano esattamente della stessa
natura
51
di quelli. dei “clubs à miracles” del Cairo,
di Filadelfia e di New York; cosa che fu ampiamente provata, nel 1884, dalla
inchiesta del dr. Richard Hodgson, come vedremo più avanti.
I “messaggi precipitati” erano costruiti da
M.me Blavatsky con la complicità di un certo Domodar K. Mavalankar (un Brâhmano
che ripudiò pubblicamente la sua casta) e di altri, come dichiarerà nel 1883
Allen O. Hume; questi, dopo aver cominciato a collaborare con Sinnet alla
stesura del Buddismo Esoterico, si era ritirato avendo constatato le
molteplici contraddizioni contenute nella presunta corrispondenza di Koot
Hoomi, che doveva servire da base a questo libro; lo stesso Sinnet, d’altra
parte, ha ammesso che “più i lettori conosceranno l’India, meno vorranno
credere che le lettere di Koot Hoomi siano state scritte da un nativo
dell’India” 15 !
Nello stesso periodo in cui avvenne la rottura
con L’Arya Samâj si scoprì che una delle lettere in questione,
riprodotta nel Monde Occulte pubblicato nel 1881 16, era
semplicemente, per buona parte, la copia di un discorso pronunciato a Lake
Pleasant, nell’agosto 1880, dal prof. Henry Kiddle di New York e pubblicato lo
stesso mese nel giornale spiritista Banner of Light.
Kiddle scrisse a Sinnett per chiedergli delle
spiegazioni ma questi non si degnò neanche di rispondergli; nel frattempo
furono fondate a Londra ed a Parigi delle nuove sedi della Società Teosofica.
Ma lo scandalo non doveva tardare ad esplodere: nel 1883, Kiddle, al limite
della pazienza, si decise a rendere pubblica la protesta 17, che
provocò immediatamente,, soprattutto nella sede di Londra, numerose e clamorose
dimissioni, in particolare quelle di C.C. Massey, che ne era allora il
presidente (e che fu rimpiazzato da Sinnett), di Stainton Moses, di F.W.
Percival e di Mabel Collins, l’autrice di Lumière sur le Sentier e di Portes
d’Or 18.
Il dr. George Wyld, che era, stato il primo
presidente della stessa sede di Londra, s’era già ritirato nel maggio 1882
perché M.me Blavatsky aveva detto in un articolo sul Theosophist: “Non
vi è un Dio personale o impersonale” ed al quale egli aveva risposto, molto
logicamente: “Se non vi è Dio, non vi possono essere degli insegnamenti Teo-sofisti”.
Del resto, dappertutto ed in ogni epoca, numerose persone che erano entrate
imprudentemente nella Società Teosofica se ne allontanarono allorché furono
sufficientemente istruiti sul conto dei suoi capi e sul valore dei suoi
insegnamenti.
52
Questi fatti determinarono, almeno
momentaneamente, la sostituzione di Koot Hoomi con un altro “Mahâtmâ” di nome
Morya, lo stesso che M.me Blavatsky pretese più tardi di aver incontrato a
Londra nel 1851 e con il quale anche M.me Besant doveva entrare in
comunicazione alcuni anni dopo.
Vi erano d’altronde dei legami molto stretti e
molto antichi fra Morya, M.me Blavatsly ed il colonnello Olcott, se si deve
credere a Leadbeater che racconta a tal proposito una storia accaduta qualche
migliaio di anni fa in Atlantide, ove questi tre personaggi si trovavano già
insieme 19.
Morya, che Sinnett chiamava “l’Illustre” e che
M.me Blavatsky chiamava più famigliarmente “il generale”, nelle appendici alle
riedizioni del Monde Occulte (non esisteva ancora al tempo della prima
edizione) è stato sempre indicato solo con la sua iniziale; ecco la ragione che
ne è stata data: “Talvolta è difficile sapere come chiamare i “Fratelli”,
quand’anche si conoscano i loro veri nomi; meno questi si usano, meglio è, per
varie ragioni, fra cui la profonda contrarietà che provano i loro veri
discepoli quando tali nomi vengono usati comunemente e irrispettosamente dai
burloni” 20. Anche M.me Blavatsky ha detto: “I nostri migliori
teosofi preferiscono di gran lunga che i nomi dei Maestri non appaiano mai in
nessuno dei nostri libri” 21; ecco perché ha prevalso l’uso di
parlare solamente di “Maestri” K.H. (Koot Hoomi), M. (Morya), D.K. (Djwal Kûl).
Quest’ultimo, che si dice sia la
reincarnazione d’Aryasanga, un discepolo di Buddha, è il nuovo arrivato fra i
“Mahâtmâ”, ha ottenuto l’“Adeptato” solo da recente, poiché Leadbeater dice che
egli non vi era ancora giunto allorché si mostrò a lui per la prima volta 22.
Koot Hoomi e Morya sono sempre considerati le
due principali guide della Società Teosofica e sembra che siano destinati ,ad
una condizione ancora più elevata di quella che occupano attualmente; di ciò ci
informa Leadbeater in questi termini: “Molti fra noi studiosi sanno che il
Maestro M., il Grande Adepto al quale si rifanno in particolare i nostri due
fondatori, è stato scelto per essere il Manu della sesta razza-madre (quella
che dovrà succedere alla nostra),e che il suo inseparabile amico, il Maestro K.H.
dovrà esserne lo strumento religioso” 23,valè a dire il Bodhisattwa.
Nelle “Vite di Alcyone”, di cui parleremo più
tardi, Morya è
53
designato col nome di Marte e Koot
Hoomi con quello di Mercurio; Djwal Kûl è chiamato Urano ed il
Bodhisattwa attuale Sûrya, nome sanscrito del sole. Marte e Mercurio sono,
secondo l’insegnamento teosofista, quei pianeti psichici del sistema solare che
appartengono alla stessa “catena” della terra: l’umanità terrestre si era
precedentemente incarnata su Marte e dovrà incarnarsi ulteriormente su
Mercurio. La scelta dei nomi di questi due pianeti, per designare
rispettivamente il futuro Manu ed il futuro Bodhisattwa, sembra essere stata
determinata dal seguente passo della Voix du Silence: “Guarda Migmar
(Marte) allorché, attraverso i suoi veli cremisi, il suo “Occhio” accarezza la
terra sonnolenta. Guarda l’aura fiammeggiante della “Mano” di Lhagpa
(Mercurio) protesa con amorosa protezione sulla testa dei suoi asceti” 24.
Qui, l’occhio corrisponde al cervello e la mano corrisponde al cuore; questi
due centri principali dell’“Uomo Celeste” rappresentano, d’altra parte,
nell’ordine delle facoltà, la memoria e l’intuizione, di cui la prima si
riferisce al passato dell’umanità e la seconda al suo avvenire; queste
concordanze sono almeno curiose, da segnalare a titolo informativo ed è il caso
di aggiungere che il nome sanscrito del pianeta Mercurio è Budha. A proposito
di Mercurio è anche il caso di osservare che nella serie delle “Vite di
Alcyone” è presentata una storia ove egli appare sotto la forma di un pescatore
greco, di cui aveva preso il corpo dopo che questi fu ucciso dai barbari, con
l’occasione viene citato un passo di Fenelon 25 ove è detto che il
filosofo Pitagora era stato precedentemente il pescatore Pyrrhus e che veniva
indicato come figlio di Mercurio, e si aggiunge che “l’accostamento è
interessante” 26; ed in effetti doveva esserlo per i teosofisti, i
quali credono fermamente che il loro “Maestro” Koot Hoomi sia la reincarnazione
di Pitagora.
I teosofisti guardano agli “Adepti” come a
degli uomini viventi, ma degli uomini che hanno sviluppato in loro facoltà e
poteri che possono apparire sovrumani: tale è, per esempio, la possibilità di
conoscere il pensiero altrui e di comunicare direttamente ed istantaneamente, a
mezzo di “telegrafia psichica”, con altri “Adepti” o con i loro discepoli, in
qualunque luogo essi si trovino, e quella di trasferirsi, nella loro forma
“astrale”, non solamente da una estremità all’altra della terra, ma anche su altri
pianeti. Ma non basta sapere quale idea si fanno i teosofisti dei loro
“Mahâtmâ”, non è quello che più ci interessa, bisogna soprattutto sapere
54
a cosa corrisponde tutto ciò nella realtà. In
effetti, allorché si dimostra quanto è grande lo spazio concesso alla frode ed
al raggiro, e noi abbiamo indicato come ciò sia stato fatto, non si è ancora
detto tutto intorno a questi personaggi fantastici, poiché sono pochi gli
inganni che non poggiano sull’imitazione, o se si preferisce, sulla
deformazione della realtà, ed è, d’altronde, la mescolanza del vero e del falso
che, quando è fatta abilmente, li rende più pericolosi e difficile da
smascherare. La celebre mistificazione di Leo Taxil fornisce a riguardo tutta
una serie di esempi molto istruttivi e l’accostamento diventa spontaneo e
naturale 27 allorché si sa che, come Leo Taxil, anche M.me Blavatsky
ha finito col dichiarare di aver inventato tutto, quantunque lei lo abbia fatto
con minore pubblicità ed in certi momenti di collera e di scoraggiamento. Non
solo lei ha detto, in una delle sue ultime opere, che l’accusa d’aver
immaginato i “Mahâtmâ” ed i loro insegnamenti, lungi dal portarle pregiudizio,
fa un onore eccessivo alla sua intelligenza, cosa che è d’altronde
contestabile, e “che quasi preferisce che non si creda ai Maestri” 28,
ma per di più, a riguardo dei fenomeni, riscontriamo questa dichiarazione di
Olcott, molto precisa: “In certi giorni ella si trovava in condizioni tali da
negare le stesse facoltà delle quali ci aveva dato le prove, le più
accuratamente controllate da noi: pretendeva allora di aver abbindolato il suo
pubblico!” 29; e Olcott si domanda a questo proposito “se ella non
abbia voluto talvolta beffarsi dei suoi amici”; ciò è possibilissimo, ma, è
allorché mostrava loro i “fenomeni” che si burlava di loro o quando pretendeva
che fossero falsi? Comunque sia, i dinieghi di M.me Blavatsky correvano il
rischio di superare la cerchia dei suoi intimi, poiché un giorno scrisse al suo
compatriota Solovioff: “Io dirò e pubblicherò sul Times ed in tutti i
giornali che il “Maestro” (Morya) e il “Mahâtmâ Koot Hoomi” sono solo il
prodotto della mia immaginazione, che li ho inventati io, che i fenomeni sono
più o meno delle apparizioni spiritualiste, ed avrò al mio seguito 20 milioni
di spiritisti” 30. Se questa minaccia non fosse bastata a produrre
l’effetto voluto, nei confronti di certi ambienti presi di mira attraverso il
destinatario di questa lettera, M.me Blavatsky, senza dubbio, non avrebbe
esitato a metterla in atto e così la sua temeraria impresa sarebbe finita
esattamente come quella di Leo Taxil; ma chi ha già usato l’inganno
nell’esporre la verità in quello che ha raccontato, può benissimo ingannare
ancora nel dichiararlo falso, sia per sfuggire
55
a situazioni indiscrete, sia per altre
ragioni. In ogni caso è del tutto evidente che si può imitare solo ciò che
esiste: questo è quanto si può far rilevare in modo particolare a proposito dei
fenomeni detti “psichici.”, per i quali la stessa simulazione suppone che,
almeno in quest’ordine, esista qualche fenomeno reale; allo stesso modo, se i
cosiddetti “Mahâtmâ” sono stati inventati, cosa che per noi è fuori da ogni
dubbio, non solo lo si è fatto perché servissero da schermo alle influenze che
agivano effettivamente dietro M..me Blavatsky, ma tale invenzione è stata
concepita secondo un disegno prefissato.
I teosofisti presentano volentieri i “Mahâtmâ”
come i successori dei Rishis dell’India vedica e degli Arhats del
Buddismo primitivo 31; sugli uni e sugli altri, d’altronde, essi non
sanno gran ché, ma l’idea del tutto sbagliata che se ne fanno ha ben potuto, in
effetti, fornire qualcuno degli aspetti che essi affibbiano ai loro “Maestri”;
solo che l’essenziale è derivato da ben altro, e da molto meno lontano: quasi
tutte le organizzazioni iniziatiche, anche occidentali, si sono sempre
richiamate a certi “Maestri”, ai quali sono state date diverse denominazioni;
tali furono precisamente gli “Adepti” del Rosacrucianesimo, come pure i
“Superiori Incogniti” dell’alta Massoneria del XVIII secolo. Anche qui si
tratta solo di uomini viventi che possiedono certe facoltà trascendenti o
soprannaturali e M.me Blavatsky, nonostante non avesse, certamente, mai avuto
la benché minima relazione con i “Maestri” di questo genere, aveva potuto
raccogliere su di essi più informazioni che sui Rishis e gli Arhats,
i quali, d’altronde, non essendo mai stati considerati in alcun modo come i
capi di una qualsiasi organizzazione, non potevano servire da modello ai
“Mahâtmâ”. Abbiamo visto che M.me Blavatsky fu in contatto con organizzazioni
rosacruciane che, pur essendo tutte molto lontane, sotto tutti i punti di
vista, dalla Rosa-Croce originale, avevano conservato determinate nozioni
relative agli “Adepti”.
D’altra parte lei conosceva diverse opere ove
si trovavano alcuni dati relativi a tale questione; fra i libri da lei studiati
in America insieme ad Olcott, e dei quali riparleremo, si trovano menzionati la
Stella Fiammeggiante del barone Tschoudy e la Magia Adamitica di
Eugenius Philalethes 31. Il primo di questi due libri, pubblicato
nel 1766, ed il cui autore fu il creatore di molti alti gradi massonici,
contiene un “Catechismo dei Filosofi Sconosciuti” 33 che per la
maggior parte è tratto dagli scritti del Rosacruciano
56
Sendivogius, detto anche il Cosmopolita, e che
alcuni credono sia Michel Maier 34. Quanto all’autore del secondo
libro, pubblicato nel 1650, si tratta di un altro rosacruciano il cui vero nome
era, dicono, Thomas Vaughan, benché fosse conosciuto sotto altri nomi in
diversi paesi: Childe in Inghilterra, Zheil in America, Carnobius in Olanda 35;
egli è, d’altronde, un personaggio molto misterioso e ciò che vi è di più
curioso, è che “una tradizione pretende che egli non può ancora lasciare questa
terra” 36.
Le storie di questo genere non sono così rare
come si crede e qualcuno parla di “Adepti” vissuti per molti secoli che,
rivelandosi in periodi diversi, sembrano avere sempre la stessa età: citiamo a
mo’ d’esempio la storia del Conte di Saint-Germain che è senza dubbio la più
conosciuta, e quella di Gualdi, l’alchimista veneziano; ora i teosofisti
raccontano esattamente le stesse cose a proposito dei “Mahâtmâ” 37.
Non è dunque il caso di cercare altrove l’origine di costoro, e l’idea stessa
di situare la loro sede in India o nell’Asia centrale proviene dalle stesse
fonti; in effetti, in un’opera pubblicata nel 1714 da Sincerus Renatus, 2
fondatore della “Rosa-Croce d’Oro”, è detto che i Maestri della Rosa-Croce sono
partiti per l’India dopo un certo tempo e che in Europa non ne è rimasto più
nessuno; la stessa cosa era già stata riportata precedentemente da Henri
Neuhaus, il quale aggiungeva che questa partenza era avvenuta dopo lo scoppio
della Guerra dei Trent’anni.
Qualunque cosa si voglia pensare di tali
affermazioni (alle quali è opportuno ricollegare quella di Swedenborg: che è
ormai fra i Saggi del Tibet o in Tartaria che bisogna cercare la “Parola
Perduta”, vale a dire i segreti dell’iniziazione), è certo che i Rosa-Croce
erano in contatto con delle organizzazioni orientali, soprattutto mussulmane ed
al di là di certe affermazioni, a questo riguardo, vi sono degli accostamenti
degni di nota: il viaggiatore Paul Lucas, che percorse la Grecia e l’Asia
Minore al tempo di Luigi XVI, racconta che incontrò a Brousse quattro dervisci,
di cui uno che sembrava parlasse tutte le lingue del mondo (facoltà attribuita
anche ai Rosa-Croce) gli disse che faceva parte di un gruppo di sette persone
che si ritrovavano ogni venti anni in una città scelta in precedenza; questi
gli assicurò che. la pietra filosofale permetteva di vivere un migliaio d’anni
e gli raccontò la storia di Nicolas Flamel che si credeva morto e che invece
viveva in India con la moglie 38.
57
Noi non vogliamo esprimere opinioni circa
l’esistenza dei “Maestri” e la realtà delle loro facoltà straordinarie,
dovremmo inoltrarci in considerazioni ampie e complesse se volessimo trattare
la questione come conviene, dato che essa riveste una importanza capitale per
tutti coloro che si interessano allo studio delle questioni massoniche ed in
particolare di quella, così controversa, relativa ai “poteri occulti”; forse,
un giorno, avremo occasione di ritornarci su.
Tutto quello che abbiamo voluto indicare è che
M.me Blavatsky ha semplicemente attribuito ai “Mahâtmâ” ciò che lei sapeva o
credeva di sapere, a proposito dei “Maestri”; nel far ciò incappò in alcuni
equivoci e giunse a prendere alla lettera dei racconti che erano soprattutto
simbolici; ma non dovette fare grandi sforzi di immaginazione per riuscire a
comporre l’immagine di questi personaggi, che finì col relegare in una regione
inaccessibile del Tibet per rendere impossibile ogni verifica.
Dunque, ha esagerato nello scrivere a
Solovioff la frase che abbiamo citato precedentemente, dato che il modo secondo
il quale aveva concepito i “Mahâtmâ” non era affatto di sua invenzione; lo
aveva solo deformato a causa della sua imperfetta comprensione, poiché la sua
attenzione era rivolta soprattutto ai “fenomeni”, che, al contrario, le
associazioni iniziatiche serie hanno sempre visto come una cosa molto
trascurabile; per di più ella stabiliva, più o meno volontariamente, una
confusione fra questi “Mahâtmâ” ed i suoi veri ispiratori nascosti che non
possedevano certamente nessuno dei caratteri che lei attribuiva loro così
gratuitamente.
In seguito, ovunque i teosofisti
riscontreranno qualche allusione ai “Maestri”, nel Rosacrucianesimo o altrove,
e dovunque troveranno qualcosa di analogo in quel poco che potranno sapere
sulle tradizioni orientali, pretenderanno che si tratti dei “Mahâtmâ” e della
loro “Gran Loggia Bianca”; ciò corrisponde propriamente al capovolgimento
dell’ordine naturale delle cose, poiché è evidente che la copia non può essere
anteriore al modello.
Questi stessi teosofisti hanno, d’altronde,
cercato di utilizzare alla stessa maniera degli elementi di provenienza molto
diversa e talvolta inattendibili; è così che hanno potuto tenere in conto le
visioni di Anna Caterina Emmerich: identificando al soggiorno misterioso dei
loro “Maestri di Saggezza” il luogo, forse simbolico, che la religiosa
westfaliana descrisse con il nome di “Montagna dei Profeti” 39.
58
Abbiamo detto che la maggior parte dei
“Maestri” si ritiene abitino nel Tibet: tali sono quelli di cui abbiamo avuto
occasione di parlare fin qui e cioè quei “Maestri” tibetani che sono
propriamente i “Mahâtmâ”, benché questo termine, come abbiamo fatto notare, sia
un po’ caduto in disuso. Secondo i teosofisti, ce ne sono, tuttavia, degli
altri la cui residenza è meno lontana, almeno da dopo che i “Mahâtmâ” si sono
decisamente identificati con gli “Adepti” nel senso rosacruciano del termine;
uno di loro, in particolare, soggiornerebbe abitualmente nei Balcani; anche se,
per l’esattezza, il ruolo attribuitogli concerne più il Rosacrucianesimo che il
teosofismo ordinario. A questo “Maestro”, che sembra essere uno dei sette
“Adepti” di cui parlava il conte Mac Gregor, si riallaccia un nostro ricordo
personale: qualche anno fa, nel 1913 se non ci sbagliamo, ci fu proposto di
metterci in contatto con lui (si trattava d’altronde di una questione con la
quale, in principio, il teosofismo non aveva niente a che fare); dal momento
che ciò non ci impegnava per nulla, accettammo volentieri, senza peraltro farci
molte illusioni sui risultati. Nel giorno che era stato fissato per l’incontro
(il quale non doveva affatto avvenire “in astrale”) si presentò solo un membro
influente della Società Teosofica che, arrivato da Londra ove doveva allora
trovarsi il “Maestro”, pretese che questi non avesse potuto accompagnarlo nel
suo viaggio e trovò un pretesto qualunque per scusarlo. Dopo di allora non se
ne fece più niente ed apprendemmo solamente che la corrispondenza indirizzata
al “Maestro” era intercettata da M.me Besant. Senza dubbio ciò non prova
l’inesistenza del “Maestro” di cui si tratta, quindi ci guarderemo bene dal
trarre da questa storia la minima conclusione, d’altra parte in essa si trova
ancora mischiato, come per caso, il nome misterioso di Imperator 40.
La fede nei “Maestri”, soprattutto così come
sono stati definiti da M.me Blavatsky e dai suoi successori, è in qualche modo
la base stessa di tutto il teosofismo e costituisce la sola garanzia del valore
dei suoi insegnamenti: essi infatti o sono l’espressione del sapere acquisito
attraverso i “Maestri” e da loro comunicato o sono un ammasso di fantasticherie
senza valore; così la contessa Wachtmeister ha potuto dire che. “se non
esistessero dei Mahâtmâ o degli Adepti gli insegnamenti detti ‘teosofici’ sarebbero
falsi” 41, mentre M.me Besant, dal canto suo, ha dichiarato
formalmente: “Senza i Mahâtmâ, la Società Teosofica è un’assurdità” 42.
Con i “Mahâtmâ”, al contrario, la Società acquista un carattere
59
unico, un’importanza eccezionale: “essa occupa
nella vita moderna uno spazio tutto speciale, poiché la sua origine differisce
totalmente da quella di tutte le istituzioni attuali” 43, “essa è
uno dei grandi monumenti della storia del mondo” 44 e “il fatto di
entrare nella Società Teosofica equivale a mettersi sotto la protezione diretta
delle guide supreme dell’umanità” 45.
Dunque, se in certi momenti si è avuta
l’impressione che i “Maestri” fossero un po’ in ombra, non è men vero che essi
non sono mai spariti né potrebbero sparire dal teosofismo; forse non si
manifestano con dei “fenomeni” così eclatanti come all’inizio, ma nella Società
si parla di loro così tanto oggi quanto ai tempi di M.me Blavatsky.
Malgrado ciò, i membri subalterni della
Società Teosofica riversano talvolta sui loro capi visibili la venerazione di
cui solo i “Maestri” erano originariamente l’oggetto, venerazione che arriva
fino ad una vera idolatria; ciò accade perché costoro sentono i “Maestri”
troppo lontani e troppo inaccessibili o perché il prestigio di questi esseri
straordinari si riflette su coloro che si crede siano in costante relazione con
essi?
Forse sono presenti entrambe le ragioni; si
consiglia agli studiosi che desiderano mettersi in contatto con i “Maestri” di
passare prima per il tramite dei loro discepoli e soprattutto della
presidentessa della Società Teosofica: “Egli potrà ‑ dice Wedgwood ‑ porre il
proprio spirito all’unisono con il suo (vale a dire con quello di M.me Besant)
a mezzo delle sue opere, dei suoi scritti e delle sue conferenze. Egli si
gioverà della sua immagine per riuscire a raggiungere la meditazione. Ogni
giorno, ad intervalli regolari, fisserà questa immagine nel suo spirito ed
indirizzerà pensieri di amore, di devozione, di gratitudine e di forza” 46.
Quando parliamo di idolatria non è da credere
che vi sia la minima esagerazione da parte nostra; oltre al testo precedente,
ove l’impiego del termine “devozione” è già assai significativo, si potrà
giudicare da questi due esempi: alcuni anni fa, in una lettera confidenziale
che indirizzava ai suoi colleghi in una circostanza critica, George S.
Arundale, direttore del “Central Hindu College” di Benares, chiamava M.me
Besant “la futura conduttrice degli dei e degli uomini”; più recentemente, in
una città del sud della Francia, alla festa del ”Loto Bianco” (commemorazione
della morte di M.me Blavatsky), un delegato del “Centro Apostolico” esclamava,
davanti al ritratto della fondatrice: “Adoratela, come l’adoro io stesso”!
60
Ogni commento sarebbe superfluo e noi
aggiungeremo solo questo: per quanto assurde siano queste cose, non è il caso
di meravigliarsene oltre misura, poiché, quando si sa a cosa attenersi allorché
si parla di “Mahâtmâ”, si è autorizzati a concludere, per ammissione della
stessa M.me Besant, che il teosofismo non è che una “assurdità”.
61
NOTE al Capitolo Quarto
1. Lettera
del 6 nov. 1877.
2. La Clef de la Théosophie, p. 272.
3. Lettera
dei 25 giugno 1876.
4. Lettera
dei 25 marzo 1875.
5. Theosophist, dic. 1893.
6. Light, 8 ott. 1892.
7. Le
Monde Occulte, p. 121 della traduzione francese.
8. Le Monde Occulte, pp. 120-121.
9. Le Bouddhisme Ésotérique, p. 26
della traduzione francese di Camille Lemaitre.
10. L’Occultisme dans la Nature
(Entretiens d’Adyar, 2° serie) di C.M. Leadbeater, p. 276 della traduzione
francese.
11. Revue de Philosophie, agosto 1913,
pp. 15-16.
12. In the Pronaos of the Temple of Wisdom,
p. 102.
13. La Clef de la Théosophie, p. 388.
14. L’Occultisme dans la Nature, pp.
337-378.
15. Le Monde Occulte, pp. 128-129.
16. p. 102
dell’ed. inglese; pp. 196-197 della traduzione francese.
17. Light,
1 sett. 1883 e 5 luglio 1884.
18. (n.a.) La
questione dell’origine del Lumier sur le Sentier non è stata mai
chiarita: Mabel Collins pretendeva di aver letto questo trattato “sui muri di
un luogo che ella aveva visitato spiritualmente” (sic) e M.me Blavatsky,
dal canto suo, garantiva che il vero autore era un “Adepto” di nome Hilarion (Le
Lotus, marzo 1889).
62
19. L’Occultisme dans la Nature, pp.
408-409.
20. Le Monde Occulte, pp. 248-249, nota.
21. La Clef de la Théosophie, p. 400.
22. L’Occultisme dans la Nature, pp.
403-404.
23. L’Occultisme dans la Nature, p. 381.
24. p. 54
della traduzione francese di Amaravella (E.J. Coulomb) Il traduttore di questo
libro (che d’altronde come molti altri ha finito con l’abbandonare la Società
Teosofica) non ha niente in comune, se questo è il suo nome, con i coniugi
Coulomb che M.me Blavatsky conobbe al Cairo e che ritroverà in India, come
vedremo più avanti.
25. Abrégé de la vie des plus illustres
philosophes de l’antiquité, pubblicato nel 1823.
26. De l’an 25000 avant Jésus-Christ à nos
jours, di G. Revel, p. 284.
27. D’altronde,
l’idea è venuta anche ad altri (vedere un articolo di Eugéne Tavernier nel Nouvelliste
du Nord ed du Pas de Calais, 29 giugno 1921).
28. La Clef de la Théosophie, pp.
395-397.
29. Estratto
de Old Diary Leaves, riprodotto nel Lotus Bleu, 27 nov. 1895, p.
418.
30. Lettera
del febb. 1886.
31. Le Bouddhisme Ésotérique, pp. 18-24.
32. Lettera
di Olcott e Stainton Moses, 22 giugno 1875.
33. Questa
denominazione è quella di un grado che si ritrova in molti riti, in particolare
in quello dei Philalethes; si sa che essa servì da pseudonimo a
Louis-Claude de Saint-Martin.
34. (n.a.) L’identificazione
di Sendivogius con Michel Maier, che d’altronde a noi sembra molto dubbia, è
indicata specificatamente, senza alcuna giustificazione, da Oswald Wirth, Le
Symbolisme hermetique dans ses rapports avec l’Alchimie et la Franc-Maçonnerie,
p. 83.
63
35. A
volte è stato confuso con un altro Rosacruciano il cui pseudonimo era Ireneo
Filalete; secondo alcuni questi è George Starkey, vissuto in America, secondo
altri è colui il cui vero nome sarebbe stato Childe, mentre Starkey sarebbe
stato un suo discepolo invece che il discepolo di Thomas Vaughan, come dicono i
primi.
36. Histoire des Rose-Croix, di Sedir,
p. 158. Leo Taxil parlò della sua famosa Diana Vaughan
come di una discendente di questo personaggio (vedere Lotus Bleu, 27
dic. 1895).
37. Le Monde Occulte, pp. 269-270.
38. Voyage du sieur Paul Lucas pour ordre du
Roi dans la Grèce, l’Asie Mineure, la Macédoine ed l’Afrique (1712), ch. XII.
39. Vedere
in particolare Le Théosophe, 16 febb. e 1 marzo 1912, 16 agosto 1913.
(n.a.) I racconti delle visioni relative alla
“Montagna dei Profeti” si trovano sparsi nei tre volumi della Vie de
Anne-Catherine Emmerick, di P.K.E. Schmaeger, tradotti in francese
dall’abate E. de Cazalés.
40. (n.,a.) Il
“Maestro” di cui si tratta è colui che i teosofisti designano abitualmente con
l’iniziale R., vale a dire il conte Rackoczi (Francesco II principe di
Transilvania), che loro identificano col famoso conte di Saint-Germain ed anche
con Ferdinando di Hompesch, l’ultimo Gran Maestro dei Cavalieri di Malta che
aveva occupato l’isola (vedere un articolo di J.I. Wedgwood, completo di foto,
nel Lotus Bleu del nov. 1926 ed anche l’opera intitolata Le
Christianisme primitif dans l’Évangile des Douze Saints, di E.F. Udny, che
citeremo ancora in queste note).
41. Reminiscences of H.P. Blavatsky, ch.
IV.
42. Lucifer,
11 dic. 1890.
43. L’Occultisme dans la Nature, p. 377.
44. L’Occultisme dans la Nature, p. 380.
45. De l’an 25000 avant Jésus-Christ à nos
jours, pp.66-67.
46. Revue Théosophique Française, 27
genn. 1914.
64
CAPITOLO QUINTO
L’AFFARE DELLA SOCIETÀ DI RICERCHE PSICHICHE
L’incidente del prof. Kiddle era stato il
primo colpo inferto pubblicamente alla Società Teosofica; Sinnett, che a tutta
prima aveva mantenuto il silenzio su questo affare, si deciderà a presentare,
nella quarta edizione del Monde Occulte, una spiegazione assai maldestra
fornita dallo stesso Koot Hoomi: l’apparenza del plagio era dovuta, diceva
questi, all’imperizia ed alla negligenza di un “chela” (discepolo regolare) che
era stato incaricato di “precipitare” e di trasmettere il suo messaggio e che
ne aveva omesso proprio la parte che mostrava come il passo incriminato fosse
solo una citazione 1. Il “Maestro” si vide costretto ad ammettere
che aveva avuto l’“imprudenza” di far partire la sua lettera senza averla
riletta per correggerla; sembra che fosse molto stanco; e c’è da crederlo
poiché, stranamente, aveva difettato di “chiaro
veggenza” in questa occasione 2.
Dopo aver ristabilito quello che doveva essere
il testo integrale del messaggio ed aver presentato a Kiddle delle scuse
abbastanza tardive, Sinnet finiva con queste parole: “Non dobbiamo rammaricarci
troppo per l’incidente, poiché ha dato luogo a dei chiarimenti utili e ci ha
permesso di conoscere più da vicino alcuni dettagli ricchi d’interesse, aventi
rapporto con i metodi di cui talvolta si servono gli adepti per le loro
comunicazioni” 3.
Sinnett pretese, così , di offrire le
spiegazioni del sedicente Koot Hoomi sui procedimenti di “precipitazione”, ma i
metodi usati realmente per queste comunicazioni erano quelli esposti nelle
dichiarazioni che Allen O. Hume fece all’incirca nello stesso periodo.
Se i fenomeni si producevano più facilmente e
più abbondantemente
65
al quartier generale della Società piuttosto
che in tutti gli altri centri, le cause erano forse “il magnetismo superiore e
simpatico posseduto da M.me Blavatsky e da una o due altre persone, la purezza
di vita di tutti coloro che vi risiedono abitualmente e le influenze che gli
stessi Fratelli vi infondono costantemente” 4.
La verità è che M.me Blavatskv, ad Advar, era
circondata da complici che non avrebbe potuto condurre dovunque con sé senza
avallare dei sospetti: senza parlare di Olcott, vi erano dall’inizio i coniugi
Coulomb, i suoi vecchi soci del “club à miracles” del Cairo, che aveva
ritrovato in India poco dopo il suo arrivo; vi era anche Babula, che era stato
al servizio di un prestigiatore francese e che si vanterà di aver “fabbricato e
mostrato dei Mahâtmâ in mussolina”, esattamente come i falsi medium a “materializzazione”;
vi erano anche molti presunti “chela”, come Damodar K. Mavalankar, Subba Rao e
Mohini Mohun Chatterjee che aiutavano M.me Blavatsky a scrivere le “lettere
precipitate”, come lei stessa confesserà più tardi a Solovioff 5.
Infine, quando tutti questi aiuti coscienti
non erano sufficienti, vi erano ancora i complici incoscienti ed involontari,
come Dhabagiri Nath Bavadjî che, secondo la dichiarazione scritta da lui il 30
sett. 1892, era totalmente sotto l’influenza magnetica di M.me Blavatsky e di
Damodar K. Mavalankar, credeva a tutto ciò che loro gli dicevano e faceva tutto
quello che gli suggerivano di fare.
Con un simile seguito molte cose dovevano
essere possibili, e M.me Blavatsky sapeva servirsene a meraviglia allorché si
trattava di convertire qualcuno alle sue teorie o di trarne dei profitti più
tangibili: “Adesso mia cara ‑ scriveva un giorno alla sig.ra Coulomb parlando
di un certo Jacob Sassoon ‑ cambieremo programma; egli vuole donare dieci mila
rupie se solo vedrà un piccolo fenomeno” 6.
Ciò nonostante, la molteplicità stessa dei
complici comportava alcuni inconvenienti, poiché era difficile assicurarsi la
loro totale discrezione e sembra che i Coulomb non furono irreprensibili sotto
questo aspetto.
Così, vedendo che le cose andavano male, M.me
Blavatsky si imbarcò per l’Europa con Olcott e Mohini Mohun Chatterjee, dopo
aver formato un consiglio d’amministrazione composto dalla sig.ra Saint-George
Lane Fox, dal dr. Franz Hartmann, Devân Bahadur Ragunath Rao, Srinivas Rao e T.
Subba Rao; alla sig.ra Lane Fox
66
aveva raccomandato di fare in modo di
sbarazzarsi dei Coulomb.
Ciò fu fatto con un pretesto qualunque, nel
maggio 1884, al momento stesso in cui M.me Blavatsky proclamava a Londra: “La
mia missione è di cambiare indirizzo allo spiritualismo, di convertire i
materialisti e di provare l’esistenza dei Fratelli del Tibet” 7.
Furiosi, i Coulomb non tardarono a vendicarsi;
si dice che vendettero a dei missionari le lettere di M.me Blavatsky che erano
in loro possesso; il fatto è che queste lettere furono pubblicate poco dopo da
un giornale di Madras 8.
Bisogna credere che una tale risposta colpì
particolarmente M.me Blavatsky, poiché lei, alle prime notizie ricevute, spedì
Olcott ad Adyar per “aggiustare le cose” e scrisse a Solovioff: “Tutto è
perduto, anche l’onore. Ho spedito le mie dimissioni e mi ritirerò dalla scena.
Andrò in Cina o in Tibet, al diavolo, se è il caso, ove nessuno mi troverà, né
mi vedrà, né saprà ove io sia. Sarò morta per tutti, tranne che per due o tre
amici come voi e desidero che si creda che io sia morta. Allora, in un paio d’anni,
se la morte mi risparmierà, riapparirò con forza rinnovata. Ciò è stato deciso
ed indicato dal “generale” (Morya) stesso… L’effetto delle mie dimissioni,
annunciate pubblicamente da me, sarà immenso”9. Qualche giorno dopo,
scriveva ancora: “Ho dato le dimissioni e adesso vi è lo scompiglio più
terribile. Il “generale” ha disposto tale strategia ed egli sa. Naturalmente io
rimango a far parte della Società ma come semplice membro e voglio sparire per un
anno o due dal campo di battaglia… Desidererei andare in Cina se il Mahâtmâ lo
permette, ma non ho denaro. Se si sapesse dove sono, tutto sarebbe perduto… Il
mio programma è questo: che si parli di noi quanto più misteriosamente e
vagamente possibile. Che i teosofi siano attorniati da un tale mistero che lo
stesso diavolo, persino con gli occhiali, sia incapace di vedere di che si
tratti” 10. Ma ella cambiò subito parere: da Parigi, ove si trovava
allora, si recò a Londra per quindici giorni, poi riparti per Adyar, ove arrivò
all’inizio di dicembre del 1884.
Ora, durante questo periodo, la Società di
Ricerche Psichiche di Londra, la cui attenzione era stata attirata dalla
propaganda che la Società Teosofica faceva un po’ dappertutto in Europa, aveva
nominato una commissione per studiare la natura dei “fenomeni” di M.me
Blavatsky.
Il dr. Richard Hodgson, delegato a questo
compito, si recò ad Adyar, vi arrivò nel nov. 1884, e svolse una minuziosa
inchiesta
67
che durò fino all’aprile del 1885. Il
risultato fu un lungo rapporto nel quale erano dettagliatamente esposti tutti i
trucchi usati da M.me Blavatsky e che giungeva a questa conclusione formale:
“che ella non era la intermediaria di veggenti sconosciuti al pubblico, né una
volgare avventuriera, ma che aveva conquistato il suo posto nella storia come
uno dei più perfetti, dei più ingegnosi e dei più interessanti impostori, il
cui nome merita di passare ai posteri” 11.
Questo rapporto non fu pubblicato che nel dic.
del 1885, dopo essere stato minuziosamente esaminato dalla Società di Ricerche
Psichiche che, di conseguenza, dichiarò M.me Blavatsky “colpevole di una
macchinazione condotta per lungo tempo con altre persone allo scopo di
produrre, con mezzi ordinari, una serie di apparenti meraviglie per sostenere
il movimento teosofico”.
Questo nuovo affare ebbe una ben più grande
ripercussione che i precedenti; non solo provocò ancora molte dimissioni a
Londra ma fu ben presto conosciuto fuori dall’Inghilterra 12 e,
insieme ad altri incidenti che riferiremo in seguito, fu per il gruppo
teosofista di Parigi la causa di una rovina quasi completa.
Il rapporto del dr. Hodgson era sostenuto da
numerosi documenti probanti, in particolare dalla corrispondenza scambiata fra
M.me Blavatsky ed i Coulomb, corrispondenza di cui è impossibile contestare
l’autenticità: Alfred Alexander, che stampò queste lettere, sfidò M.me
Blavatsky a citarlo in giudizio 13.
Qualche tempo dopo, essendo stata citata dai
Coulomb come testimone, in un processo da loro intentato contro un membro della
Società Teosofica, il generale Morgan, M.me Blavatsky si affrettò, benché
malata, a ripartire per l’Europa, lasciando questa volta Olcott ad Adyar; ciò
avvenne all’inizio di aprile del 1885.
D’altra parte, questa corrispondenza,
sottoposta all’esame di due dei più abili esperti d’Inghilterra, fu
riconosciuta autentica, e come tale la riconobbe anche Massey, l’antico
presidente del gruppo di Londra che, al tempo dell’affare Kiddle, aveva scoperto
che l’arrivo delle “lettere precipitate” a casa sua era dovuto all’abilità di
una domestica al soldo di M.me Blavatsky 14. Aggiungiamo che gli
esperti inglesi esaminarono anche le diverse lettere dei “Mahâtmâ”, che il dr.
Hodgson aveva potuto farsi recapitare, ed affermarono che erano opera di M.me
Blavatsky e di Damodar K. Mavalankar, cosa che concorda perfettamente con le
diverse
68
dichiarazioni che abbiamo già riportato; del
resto Mavalankar lasciò Adyar nello stesso periodo di M.me Blavatsky e si
pretese che fosse partito per il Tibet 15.
Abbiamo appena detto che M.me Blavatsky. era
sofferente al momento della sua partenza;. ella approfittò di questa
circostanza per condurre con se il dr. Hartmann, che teneva ad allontanare da
Advar poiché il suo ruolo era stato molto equivoco; ella lo accusò nettamente
persino di aver fatto il doppio giuoco e di aver fornito delle armi ai suoi
avversari. “Quest’uomo orrendo ‑ scriveva parlando di lui ‑ mi ha fatto più
male con la sua difesa e spesso con la sua furberia, che i Coulomb con le loro
franche menzogne… Un giorno mi difese in alcune lettere indirizzate a Hume e ad
altri teosofi ed insinuò tali infamie che tutti i suoi corrispondenti si
rivoltarono contro di me. È lui che ha cambiato da amico in nemico il dr.
Hodgson, il rappresentante inviato dalla Società psichica di Londra per
indagare sui fenomeni in India. È un cinico, un mentitore, astuto e
vendicativo; la sua gelosia per il Maestro (sic) e la sua invidia per
chiunque riceveva dal Maestro la minima attenzione sono semplicemente
ripugnanti… Attualmente ho potuto sbarazzarne la Società consentendo a
prenderlo con me col pretesto che è medico. La Società e Olcott per primo, ne
sono così spaventati che non hanno osato espellerlo. Egli ha fatto tutto ciò
con l’intenzione di dominarmi, di carpirmi tutto quello che so e di non farmi
acconsentire a che Subba Rao scrivesse la Dottrina Segreta, per poterla
scrivere lui stesso, sotto la mia direzione. Ma egli si è illuso fortemente. Io
l’ho portato qui e gli ho detto che per adesso non scriverò la Dottrina Segreta
ma che scriverò per delle riviste russe e mi sono rifiutata di insegnargli una
sola parola di occultismo. Vedendo che mi ero ripromessa di mantenere il
silenzio e di non insegnargli niente, alla fine è partito. Senza dubbio si
metterà a diffondere delle menzogne sul mio conto in seno alla Società tedesca,
ma ciò, adesso, mi è indifferente, lasciate che menta” 16.
In verità, bisogna convenire che questi
apostoli, della “fraternità universale” hanno una maniera del tutto bizzarra di
comportarsi fra loro!
I fatti che hanno dato luogo a queste accuse
di M.me Blavatsky sono, d’altronde, abbastanza oscuri: Hartmann, per ordine dei
“Mahâtmâ”, aveva preparato una risposta al rapporto Hodgson, ma, avendo il
generale Morgan minacciato di sollevare dei
69
problemi perché vi si trovava il suo nome,
Qlcott fece distruggere questo lavoro 17; il ruolo di questo Morgan,
generale dell’armata delle Indie, è ancora un tantino enigmatico.
Hartmann ebbe la sua rivincita qualche anno
dopo, nel 1889, facendo pubblicare (e ci si domanda come vi riuscì) dalla
rivista teosofica Lucifer, organo personale di M.me Blavatsky, una
novella intitolata L’Image parlante d’Urur che era,, sotto il velo di
una trasparente allegoria, una implacabile satira della Società e dei. suoi
fondatori (Urur è il nome di una località vicina ad Adyar).
A sentire M.me Blavatsky tutto ciò accadeva
per colpa della stessa Società da lei fondata, i cui membri non avevano cessato
di chiederle delle meraviglie: “È il ‘Karma’ della Società Teosofica ‑ diceva
alla contessa Wachtmeister ‑ che ricade su di me. Io sono il capro espiratorio;
sono destinata a sopportare tutte le colpe della Società… Oh, fenomeni
maledetti, che ho solamente prodotti per compiacere dei particolari amici e per
istruire quelli che mi circondavano!… La gente mi tormentava continuamente. Era
sempre “Oh! Materializzate questo”... “Fatemi sentire i campanelli astrali” e
così di seguito. E dal momento che mi dispiaceva deluderli, esaudivo le loro
richieste; adesso mi tocca piangerne le conseguenze”.
“Questi fenomeni maledetti ‑ scriveva più
tardi – hanno distrutto la mia reputazione, ma ciò è poca cosa ed io l’accetto
prontamente, ma hanno anche distrutto la Teosofia in Europa… I fenomeni sono la
maledizione e la rovina della Società” 18.
Comunque sia, per quanto M.me Blavatsky fosse
stata sfortunata allora, è da supporre che se i suoi “fenomeni” fossero stati
di buona lega, lei non avrebbe mancato, al suo ritorno in Europa, di chiedere
di riprodurli davanti alla Società di Ricerche Psichiche, il cui giudizio
definitivo non era stato ancora espresso, in quel periodo, ed alla quale,
d’altronde, appartenevano molti membri della sezione teosofica di Londra 19;
ma lei si guardò bene dal sollecitare tale esperienza, che pure avrebbe
costituito la sola risposta valida da dare ai suoi accusatori. Invece si limitò
a dire che “se non fosse stata trattenuta” e “se non vi fossero degli argomenti
sui quali ella aveva giurato di non rispondere giammai”, avrebbe trascinato
costoro in tribunale ed avrebbe tacciato di “menzogne”, ora che ne era lontana,
le rivelazioni dei Coulomb 20; anzi, i fenomeni, poco dopo,
cessarono completamente, contrariamente a come s’erano prodotti in abbondanza
durante il suo soggiorno
70
in Europa nel corso dell’anno precedente 21.
A questo proposito facciamo notare che alcuni
credono che oggigiorno non esista più, nel teosofismo, il problema di questi
fenomeni occulti che ebbero un così grande ruolo agli inizi, sia perché si è
finito col disinteressarsi del loro studio, sia perché essi non servivano, in
fondo, che ad attirare degli aderenti (M.me Blavatsky stessa attribuiva loro un
tale ruolo, secondo quanto riferisce la contessa Wachtmeister) 22,
per cui ormai si può fare a meno di ricorrervi.
In realtà, se le disavventure di M.me
Blavatsky posero fine alle esibizioni eclatanti perché esse avevano mostrato,
fin troppo, come certe imperizie siano pericolose per la reputazione dei loro
autori, i teosofisti hanno, non di meno, continuato a preoccuparsi dello
“sviluppo dei poteri latenti nell’organismo umano”, e tale è, a tutt’oggi, lo
scopo essenziale della “sezione esoterica”, chiamata anche “Scuola Teosofica
Orientale”. Ecco un passo tratto dalla dichiarazione di principi della Società
Teosofica (molto diversa dalla prima dichiarazione di New York) che ne fornisce
la prova: “La Società Teosofica ha per scopo: 1° di formare il nucleo di una
fraternità universale, senza distinzione di sesso, colore, razza, rango, credo
né partito; 2° di incoraggiare lo studio delle letterature, religioni e scienze
ariane ed orientali; 3° di approfondire le leggi inesplicate della natura e dei
poteri psichici latenti nell’uomo. I due primi punti sono essoterici e
si basano sull’unità della Via e della Verità oltre tutte le differenze di
forme e di epoche. Il terzo punto è esoterico ed è basato sulla
possibilità di realizzare questa unità e di comprendere questa verità”.
Del resto, per convincersi che ancora oggi è
così, non si ha che da esaminare le opere di Leadbeater, ove non si parla che
di “chiaroveggenza”, di manifestazioni di “Adepti”, di “elementali” ed altre
entità del “mondo astrale”, e tutto questo lo si trova anche nelle opere più
recenti. Certamente queste cose non hanno, di per sé, che un interesse assai
limitato, ma i teosofisti non le giudicano in tal modo, essi hanno il più vivo
interesse per la maggior parte di esse ed addirittura non si interessano a niente
altro; in tutti i casi, queste cose, rispetto alle teorie, anche le meno
elevate, hanno il grande vantaggio di essere alla portata di tutte le
intelligenze e di poter offrire qualche apparente soddisfazione agli spiriti
più grossolani ed alle menti più limitate 23.
Vi sono delle persone che pensano che la
“sezione esoterica”
71
non esista più, ma ciò non è vero; la verità è
che, per operare un cambiamento, se ne è fatta un’organizzazione nominalmente
separata dalla Società, ma nondimeno sottoposta sempre alla medesima direzione.
D’altra parte, si è ritenuto opportuno
sopprimere i segni di riconoscimento che erano un tempo in uso fra i membri
della Società Teosofica, ad imitazione della Massoneria e di molte altre
società segrete, segni che, comunemente e a torto, vengono considerati come
costituenti i tratti caratteristici ed essenziali di tutte le società segrete.
Diciamo a torto, poiché sappiamo che vi sono, soprattutto in oriente, alcune
organizzazioni, che sono proprio fra le più impenetrabili di tutte, che non
fanno uso di alcun mezzo esteriore di riconoscimento; ciò è ignorato, forse,
dai teosofisti e la loro organizzazione non può essere, in alcun modo,
comparata a queste ultime; ma noi intendiamo semplicemente indicare come la
soppressione dei segni di riconoscimento non prova assolutamente niente e che
non vi si può attribuire alcuna importanza, tanto più che questi segni,
contrariamente a quanto si verifica altrove, per esempio nella Massoneria, non
potevano avere, in una società di così recente creazione, il minimo valore simbolico
tradizionale.
72
NOTE al Capitolo Quinto
l. (n.a) A
proposito della lettera di Koot Hoomi relativa all’affare Kiddle, è opportuno
segnalare che M. T.A. Barker ha pubblicato, nel 1923, le lettere dei “Mahâtmâ
M. e K.H.” a Sinnet, e, nel 1925, le lettere di M.me Blavatsky allo stesso
Sinnet; quest’ultima pubblicazione coincise, senza dubbio intenzionalmente, con
il cinquantenario della fondazione della Società Teosofica. Il primo di questi
due lavori sollevò delle proteste, in particolare in seno alla sezione francese
della “Chiesa cattolica liberale”, come si vedrà in seguito; allorché venne
tradotto in francese, si verificò un fatto molto singolare: Barker si oppose
alla pubblicazione di questa traduzione e l’intera edizione dovette essere
distrutta; sembra che si fossero alterati o soppressi tutti i passi che
potevano essere interpretati come una condanna anticipata delle iniziative
“ecclesiastiche” del teosofismo attuale.
2. Le Monde Occulte, pp. 279-284. Vedere a questo proposito una cronaca di Anatole France nel Temps
del 24 aprile 1887 ed un’altra di George Montorgueil nel Paris del 29
aprile 1887.
3. Le Monde Occulte, p. 295.
4. Le Monde Occulte, p. 245.
5. A modern priestess of Isis, p.
157.
6. Some accounts of my intercourse with
M.me Blavatsky, della sig.ra Coulomb.
7. Pall Mall Gazette, 26 aprile 1884.
8. Christian College Magazine,
sett.-dic. 1884.
9. A modern priestess of Isis, pp.
94-95.
10. A modern priestess of Isis, p. 99.
11. Proceedings of the Society for Psychical
Research, dic. 1885, p. 207.
12. Vedere Revue Scientifique, 16 aprile
1887, p. 503, Revue Phi1osophique, aprile 1887, p. 402; Revue de
l’Hypnotisme, febb. 1887, p. 25.
13. (n.a.) Alfred
Alexander, che pubblicò la corrispondenza fra M.me Blavatsky ed i Coulomb, è lo
stesso Alexander di Corfù di cui si parla nella
73
lettera indirizzata da Peter Davidson a
F.-Ch. Barlet nel 1887, da noi citata prima (nota 17 al cap. II).
14. Daily Chronicle, di. Londra, 17 e 28 sett. 1893: Religio-Philosophical
Journal, di Chicago, giugno 1885, articolo di William Emmett Coleman.
15. (n.a.) Sembra che un esperto calligrafo abbia espresso un giudizio
contrario a quello dei suoi colleghi ed abbia affermato che la scrittura di
M.me Blavatsky non aveva niente in comune con quella dei “Maestri”; noi
ignoravamo questo fatto al momento della prima edizione, altrimenti non lo
avremo “passato sotto silenzio”, come ci è stato rimproverato; ciò, d’altra
parte, non prova gran ché, soprattutto quando si sa come siano frequenti le
divergenze di questo tipo.
L’incidente Massey è stato riportato dallo
stesso Sinnett nei The Early Days of Theosophy in Europe, pp. 69-71
(vedere anche M.me Blavatsky and the Jubilee of Theosophy, di P. Herbert
Thurston, nel The Month, genn. 1926).
16. Lettera datata Napoli 23 maggio 1885.
17. Le
Lotus, marzo 1889, p. 708.
18. Reminiscences
of H.P. Blavatsky, a cura della contessa Constance Wachtmeister, ch. IV,
VIII, IX.
19. Lo
stesso Myers, suo presidente e fondatore, appartenne per tre anni alla Società
Teosofica.
20. Vedere
la protesta, datata 14 genn. 1886, che fece inserire in un opuscolo di Sinnett
intitolato The Occult World phenomena and the S.F.P.R. ‑ Vedere anche un
articolo intitolato Juges ou calomniateurs? che pubblicò più tardi sul Lotus
(giugno 1887).
21. Vedere
Le Monde Occulte, postfazione del traduttore, pp. 327-349.
22. Reminiscences of H.P. Blavatsky, ch.
VIII.
23. Un
Indù ci diceva un giorno, parlando di Leadbeater. “He is one of the most coarse-minded men I ever
knew”.
74
CAPITOLO SESTO
M.ME BLAVATSKY E SOLOVIOFF
Al suo ritorno in Europa, M.me Blavatsky va a
risiedere subito in Germania, a Wurtzbourg, ove avverranno dei fatti che è
interessante raccontare.
M.me Blavatsky aveva invitato Solovioff a
passare un po’ di tempo con lei, promettendo di insegnargli tutto e di
mostrargli quanti fenomeni avrebbe voluto l; ma Solovioff non si
fidava ed ogni qualvolta ella tentò qualcosa venne colta in flagrante frode,
adesso tanto più facilmente dal momento che aveva l’aiuto del solo Bavadjî, il
quale l’aveva accompagnata nel suo viaggio insieme al dr. Hartmann e ad una certa
sig.na Flynes.
Nel sett. 1885, Bavadjî, di passaggio da
Parigi, dichiarò alla sig.ra Emilie de Morsier, allora segretaria della sezione
parigina e che doveva ben presto dimettersi, che: “M.me Blavatsky, sapendo di
poter conquistare Solovioff solo con l’occultismo, gli prometteva sempre di
insegnargli nuovi misteri” e talvolta si domandava “Ma che posso dirgli ancora?
Bavadjî aiutami, trova qualcosa; io non so più cosa inventare”. La sig.ra de
Morsier annotò queste dichiarazioni e, un po’ più tardi, le fece pervenire con
la sua firma a Solovioff; questi, al suo ritorno, nel 1892, pubblicò il
resoconto di tutto ciò che aveva visto, insieme alle lettere di M.me Blavatsky
ed alle confidenze orali che questa gli aveva fatto, in una serie di articoli
che, in seguito, furono raccolti in volume e tradotti in inglese dal dr. Leaf,
sotto il titolo A modern priestess of Isis; questa traduzione apparve
sotto gli auspici della Società di Ricerche Psichiche 2.
Un giorno Solovioff trovò Bavadjî immerso in
uno stato ipnotico, che scriveva penosamente qualcosa in russo, lingua che
ignorava
75
completamente; era un preteso messaggio
dettato da un “Mahâtmâ”, ma per sfortuna vi si insinuò un grosso errore: a
causa dell’omissione di alcune lettere, una frase come questa: “Beati coloro
che credono” era diventata “Beati coloro che mentono” 3; vedendo
ciò, M.me Blavatsky diventò veramente furiosa e pretese che Bavadjî fosse
rimasto vittima dello scherzo di un “elementale” 4.
Un’altra volta, un’involontaria mancanza di
M.me Blavatsky rivelò a Solovioff il segreto del “campanello astrale”: “Un
giorno che la sua famosa campanella d’argento si fece sentire, improvvisamente
cadde un oggetto sul pavimento, accanto a lei. Io mi apprestai a raccoglierlo.
Era un piccolo pezzo d’argento, finemente lavorato e sagomato. Helena Petrowna
cambiò subito contegno e mi strappò l’oggetto dalle mani. Io tossii in maniera
significativa e portai la conversazione su un argomento diverso” 5.
Un altro giorno ancora, Solovioff trovò in un
cassetto un pacchetto di buste cinesi, esattamente uguali a quelle nelle quali
erano contenute abitualmente le pretese lettere dei “Maestri” 6.
Solovioff finì col dichiarare a M.me Blavatsky
che era tempo di smetterla con tutta questa commedia e che lui già da tempo si
era convinto della falsità dei fenomeni; ma per sollecitare le sue confidenze,
aggiunse: “Recitare il ruolo da voi giuocato, farvi seguire dalla folla,
interessare gli studiosi, fondare società in terre lontane, creare un movimento
come questo! Perché dunque sono attratto da voi contro la mia volontà? Nella
mia vita non ho mai incontrato una donna così straordinaria come voi e sono sicuro
di non incontrarne più un’altra. Sì, Helena Petrowna, io vi ammiro come una
vera forza”.
M.me Blavatsky, presa da queste
lusinghe, risposte: “Non è per caso che ci siamo incontrati… Olcott è utile al
suo posto, ma generalmente si comporta come un asino (sic). Quante volte
si è disinteressato di me, quanti dispiaceri mi ha causato la sua incurabile
stupidità! Se solo voleste venirmi in aiuto, insieme stupiremmo il mondo,
avremmo tutto in mano nostra” 7. Fu allora che Solovioff si fece
indicare i veri autori delle lettere di Koot Hoomi; si fece anche mostrare il
campanello magico che lei dissimulava sotto lo scialle, ma non volle fargli
esaminare il meccanismo. Per concludere questo colloquio, M.me Blavatsky gli
disse: “Preparate il terreno affinché io possa lavorare in Russia; credevo di
non potervi mai più tornare, ma adesso sarà possibile. Alcune persone fanno
laggiù tutto ciò che possono, ma ora voi potrete fare di più. Scrivete
76
di più, esaltate la Società Teosofica,
stimolate l’interesse, create le lettere russe di Koot Hoomi, io vi darò tutto
il necessario per far ciò” 8.
Solovioff avrebbe sicuramente potuto rendere a
M.me Blavatsky i servigi che gli chiedeva, poiché era figlio di uno storico
celebre e scrittore lui stesso, ed occupava una buona posizione alla Corte di
Russia; ma, lungi dall’accettare, si congedò da lei due o tre giorni dopo e
partì per Parigi, ripromettendosi di non tentare alcunché in suo favore, sia
presso gli ambienti letterari ed i giornali russi, sia presso la Società di
Ricerche Psichiche, il cui rapporto era allora in corso di stampa.
Dopo un po’ di tempo, M.me Blavatsky scrisse a
Solovioff la lettera della quale abbiamo riportato dei brani, in cui, pensando
che il destinatario l’avrebbe resa nota a qualche membro della Società,
minacciava di proclamare pubblicamente l’inesistenza dei “Mahâtmâ” ed in cui si
dilungava troppo sulla sua vita privata che, in fondo, non interessava a
nessuno.
Alcuni giorni più tardi scriveva ancora
un’altra lettera, supplicando il suo compatriota di non “tradirla”; per tutta
risposta Solovioff indirizzerà, il 16 febb. 1886, le sue dimissioni, a Oakley,
segretario della Società di Adyar, con la seguente motivazione: “M.me Blavatsky
ha voluto approfittare del mio nome e mi ha fatto firmare e pubblicare il
resoconto di un fenomeno ottenuto con la frode nel mese di aprile del 1884”.
Era, d’altronde, abitudine di M.me Blavatsky agire così e lei pensava di avere
in pugno le sue vittime per mezzo delle loro firme: “Mi credete ‑ aveva detto a
Solovioff ‑ se vi dico che non ho mai incontrato, né prima né dopo la
fondazione della Società Teosofica, più di due o tre persone capaci di
guardare, esaminare e scoprire ciò che accadeva intorno a loro? È semplicemente
sorprendente. Almeno nove persone su dieci sono totalmente prive di facoltà di
osservazione e della capacità di ricordare esattamente ciò che è accaduto
alcune ore prima. Molte volte si è verificato che sono stati redatti dei
verbali relativi a dei fenomeni, sotto la mia direzione e la mia revisione! Le
persone più innocenti e più coscienziose, persino degli scettici, come quelli
che mi sospettano attualmente, hanno firmato chiaro e tondo come testimoni, in
calce ai verbali; ed io sapevo sempre che ciò che era accaduto non era per
nulla rispondente a quello che era riportato in tali verbali” 9.
Se Solovioff, come molti altri, aveva
sottoscritto tali verbali,
77
vi erano state tuttavia alcune eccezioni; in
effetti ecco ciò che il dr. Charles Richet scrisse a Solovioff il 12 marzo
1893: “Ho conosciuto M.me Blavatsky a Parigi nel 1884, per mezzo della sig.ra
de Barrau… Quando vi ho visto, mi avete detto ‘Riservatevi il giudizio, ella mi
ha mostrato delle cose che mi sono sembrate stupefacenti, la mia opinione non è
ancora definita, ma credo che sia una donna straordinaria, dotata di poteri
eccezionali. Aspettate e vi darò le più ampie spiegazioni’. Io ho atteso e le vostre
spiegazioni sono state assai conformi a ciò che supponevo fin dall’inizio, cioè
che lei era senza dubbio una mistificatrice, sicuramente molto intelligente ma
la cui buona fede era dubbia. Allora sono incominciate le discussioni su ciò
che la Società inglese di Ricerche Psichiche ha pubblicato ed il dubbio non è
stato più possibile. Questa storia sembra molto semplice. Lei era abile,
scaltra, faceva degli ingegnosi giuochi di destrezza e, di primo acchito, ci ha
fuorviato. Ma sfido a citare una sola mia riga, stampata o manoscritta, che non
affermi se non un forte dubbio ed una prudente riserva. A dire il vero non ho
mai creduto seriamente ai suoi poteri, poiché in termini di esperienza, la sola
vera realtà che io possa ammettere, lei non mi ha mai mostrato nulla di
convincente” 10.
Sarebbe stato meglio che il dr. Richet avesse
sempre continuato a dar prova di prudenza e di perspicacia come in quel
periodo; ma anche lui, un po’ più tardi, finì col sottoscrivere dei verbali di
fenomeni medianici che valevano bene quelli di M.me Blavatsky e di
“materializzazioni” del tutto simili a quelle di John King ed ai “Mahâtmâ in
mussolina” di Babula.
Le informazioni di Solovioff confermanti i
rapporti di Hodgson provocheranno le dimissioni della sig.ra de Morsier, di
Jules Baissac e di altri membri fra i più seri della sezione parigina Isis
11, che era stata organizzata nel 1884 sotto la presidenza di un
vecchio membro della Comune, Louis Dramard, amico intimo di Benoît Malon e suo
collaboratore nella Revue Socialiste 12; per cui questa
sezione non tarderà a sciogliersi e Dramard ne attribuirà la causa alle mene
dei “clericali” 13.
Un po’ più. tardi venne costituita
un’altra sezione al posto dell’Isis, a cui venne dato il titolo
distintivo di Hermes, se ne occupò Arthur Arnould 14, vecchio
“comunardo” anche lui (così come Edmond Bailly, l’editore delle pubblicazioni
teosofiste); all’inizio, fra i suoi membri si annoverò il dr. Gerard Encausse
(Papus), che ne era il segretario, e molti occultisti della sua scuola 15.
Ma
78
nel 1890, in seguito ad una controversia le
cui cause non sono mai state completamente chiarite, Papus ed i suoi seguaci si
dimisero o furono espulsi; Papus stesso pretese, dopo che aveva già dato le
dimissioni, di aver appreso dei fatti particolarmente gravi che lo avrebbero
indotto a chiedere la sua espulsione 16.
Comunque sia, quest’affare provocò anche la
fine dell’Hermes, che fu decisa l’8 sett. 1890 ed un’altra
riorganizzazione ebbe luogo quasi subito; la nuova sezione, chiamata Le
Lotus, fu ugualmente presieduta da Arthur Arnould, “sotto l’alta direzione
di M.me Blavatsky”, ma dovette essere trasformata a sua volta, nel 1892, in
“Loggia Ananta”.
In seguito i teosofisti accuseranno, a più
riprese, gli occultisti francesi di “fare della magia nera”; i loro avversari
risponderanno rinfacciando loro la “boria” e l’“ebrezza mentale”. Del resto, le
dispute di questo genere sono lontane dall’essere rare fra le diverse scuole
che si possono chiamare “neo-spiritualiste” e sono quasi sempre di una violenza
e di un’asprezza inaudite; come abbiamo già fatto notare precedentemente, tutta
questa gente che predica la “fraternità universale” farebbe bene ad incominciare
a dar prova di sentimenti un po’ più “fraterni”, proprio nei rapporti che
intercorrono fra loro 17.
Per ciò che concerne l’accusa di “magia nera”
essa è quella che i teosofisti sostengono più abitualmente, e quasi
indistintamente, contro tutti quelli che ritengono loro nemici o loro
concorrenti; abbiamo già visto formulare quest’accusa contro i membri dell’“Ordine
della Rugiada e della Luce” e troveremo un altro caso più avanti, questa volta
in una disputa fra teosofisti. D’altronde, M.me Blavatsky stessa fu la prima a
dare l’esempio di una tale abitudine, poiché nelle sue opere fece, di
frequente, allusione ai “magi neri” che chiamava anche Dougpas e
“Fratelli dell’Ombra” e che opponeva agli “Adepti” della “Gran Loggia Bianca”.
In realtà i Dougpas sono, in Tibet, i
Lama rossi, vale a dire i Lama del rito primitivo, anteriore alla riforma di
Tsong-Khapa; i Lama gialli, quelli del rito riformato, sono chiamati Gelougpas
e non vi è alcun antagonismo fra gli uni e gli altri. Ci si può domandare
perché M.me Blavatsky avesse rivolto ai Dougpas un tale astio; forse,
molto semplicemente, lei aveva fallito in qualche tentativo per entrare in
relazione con costoro e ne aveva riportato un grande risentimento; questa è
almeno, senza voler affermare nulla in maniera certa, la spiegazione che ci
sembra più verosimile
79
e, d’altronde, la più conforme al carattere
collerico e vendicativo che i suoi migliori amici non hanno potuto fare a meno
di riconoscere alla fondatrice della Società Teosofica.
80
NOTE al Capitolo Sesto
l. A modern priestess of Isis, p
138.
2. (n.a.) Ci
è stato rimproverato di aver fatto ampio uso di ciò che è stato definito “il
pamphlet di Solovioff, A modern priestess of Isis, opera di un uomo che
abusò indegnamente della confidenza che M.me Blavatsky gli aveva accordato”.
Rispondiamo a costoro che Solovioff fu, quanto meno, un filosofo di valore,
forse il solo che la Russia abbia avuto, e che delle persone che lo hanno conosciuto
molto bene ci hanno garantito che la sua onestà intellettuale era al di sopra
di ogni sospetto; talvolta gli si è rimproverata la sua tendenza, tutta slava,
ad un certo misticismo, ma non è certo da parte teosofista che gli si può
seriamente indirizzare un tale rimprovero.
3. In
inglese “Blessed are they that lie” al posto di “Blessed are they that believe”;
sembra che un simile giuoco di parole possa prodursi anche in russo.
4. A modern priestess of Isis, p.
147.
S. A modern priestess of Isis, p. 149.
6. A modern priestess of Isis, p.
152.
7. A modern priestess of Isis, pp.
153-154.
8. A modern priestess of Isis, p.
158.
9. A modern priestess of Isis, p.
157.
10. Sembra
tuttavia, a dire di M.me Blavatsky, che Solovioff e la sig.ra de Barrau
avessero convinto il dr. Richet, allora direttore della Revue Scientifique,
ad aderire alla Società Teosofica (Lotus, giugno 1887, p. 194); allorché
egli in seguito si volse contro M.me Blavatsky questa lo trattò da “stregone
incosciente” (id. ott.-nov. 1888, p. 389).
(n.a.) Sulla sig.ra de Barrau
vedere Le Spiritisme del dr. Paul Gibier, p. 110; nello stesso libro,
pp. 328-329, è sempre lei ad essere indicata, con le sole iniziali, come
partecipante a molte “sedute” del medium Slade.
Vedere anche Errore dello Spiritismo,
pp. 83 e 87 (ed. francese), sulla mistificazione di cui fu vittima il dr.
Richet, a villa Carmen ad Algeri.
11. (n.a.) Dobbiamo rettificare una piccola inesattezza in
cui siano incappati:
81
la prima sezione parigina della Società
Teosofica, fondata nel 1884 non portava fin dall’inizio il nome di Isis;
è solo nel 1887, dopo le dimissioni della sig.ra de Morsier e degli altri, che
fu ricostituita con questo nome. Vi erano, d’altronde, in quegli anni così
tanti scioglimenti e riorganizzazioni che è molto difficile raccapezzarsi; noi
abbiamo dato solo dei resoconti sommari sulle dispute che ebbero luogo in
quell’epoca fra i teosofisti francesi; di esse si possono trovare dei dettagli
del tutto edificanti sulla rivista Lotus.
12. La Revue Socialiste fu
particolarmente raccomandata ai teosofisti nel Lucifer, 15 maggio 1888,
p. 229.
13. Lettera
dell’8 marzo 1886, pubblicata nel Lotus Bleu del 7 sett. 1890. È lo
stesso Dramard che scriverà in un’altra lettera: “Non ci può venire niente di
buono dal Cristianesimo, per quanto camuffato possa essere” (Le Lotus,
genn. 1889, p. 633).
14. Arthur
Arnould aveva preso, non sappiamo perché, lo pseudonimo di Jean Mattheus, che
era il nome di un negoziante di Rouen che era stato nominato, nel 1786, Gran
Maestro Provinciale dell’“Ordine Reale di Scozia” per la Francia.
15. Papus
ed alcuni altri avevano già lasciato precedentemente l’Isis (Le Lotus,
luglio.1888), ma non la Società Teosofica.
16. Le Voile d’Isis, 11 e 18 febb. 1891.
17. Vedere Traité méthodique de Science
Occulte, di Papus, pp. 997-998, 1021-1022 e 1061.
82
CAPITOLO SETTIMO
IL POTERE DI SUGGESTIONE DI M.ME BLAVATSKY
Malgrado tutto ciò che si è potuto dire contro
M.me Blavatsky, resta il fatto che ella avesse una certa abilità, al pari di
una certa capacità intellettuale, senza dubbio molto relativa, ma che sembra
faccia totalmente difetto ai suoi successori; con costoro, in effetti,
l’aspetto dottrinale del teosofismo ha finito sempre più col passare in secondo
piano, per far posto a delle enfasi sentimentali della più deplorevole
banalità.
Ciò che non si può neppure contestare alla
fondatrice della Società Teosofica è uno strano potere di suggestione, in
qualche modo di fascinazione, che ella esercitava sul suo seguito e che si
compiaceva talvolta di sottolineare con i termini più spiacevoli per i suoi
discepoli: “Voi vedete quanto sono folli ‑ diceva a proposito di Judge che
digiunava ed aveva le visioni ‑ ed in che modo io li meno per il naso” 1.
Abbiamo già visto come, più tardi, stimasse
Olcott, la cui stupidità non doveva essere tuttavia più “incurabile” di quella
di tanti altri, ma che si comportava talvolta maldestramente nell’esercitare le
funzioni presidenziali, che lei gli aveva affidato per tenersi al riparo, e che
tremava davanti a tutti coloro che, come Franz Hartmann, conoscevano troppo
bene i retroscena della Società 2.
Nel corso delle sue confidenze a Solovioff,
M.me Blavatsky disse anche: “Che si deve fare quando, per governare degli
uomini, occorre ingannarli; quando, per persuaderli a lasciarsi guidare ove
volete, dovete loro promettere e mostrare dei balocchi!… Supponete che i miei
libri ed il Theosophist fossero mille volte più interessanti e più seri,
credete che avrei avuto il più piccolo successo, in un qualunque posto, se
dietro a tutto ciò non vi fossero
83
stati i “fenomeni”?… Sapete che, quasi
immancabilmente, più un fenomeno è semplice e grossolano, più probabilità ha di
riuscire?… La grande maggioranza degli individui che si considerano, e che gli
altri considerano, capaci è inconcepibilmente sciocca. Se solo sapeste quanti
leoni ed aquile, in tutti gli angoli del mondo, si sono trasformati in asini ad
un mio fischio, e come hanno mosso le loro grandi orecchie con obbedienza al
momento che forzavo la nota!” 3.
Queste espressioni sono del tutto tipiche
della mentalità di M.me Blavatsky e definiscono magnificamente il vero ruolo
dei “fenomeni”, che furono sempre i principali elementi di successo del
teosofismo in certi ambienti e che contribuirono fortemente a far vivere la
Società… e i loro capi.
Comunque, come ha riconosciuto Solovioff,
“M.me Blavatsky era dotata di una sorta di magnetismo che attirava con forza
irresistibile” 4; lui stesso, seppure alla fine si liberò da questa
influenza, non vi si era sempre sottratto completamente; giacché aveva
sottoscritto almeno uno dei famosi verbali che la sig.ra de Morsier, con la più
completa buona fede, redigeva “sotto la direzione e la revisione” di M.me
Blavatsky.
Arthur Arnould ha dichiarato anche che “la sua
forza di suggestione era formidabile”; raccontava a tal proposito che spesso a
Londra lei era arrivata a dire a qualcuno “Guardate sulle vostre ginocchia” e
quello guardando scorgeva, spaventato, un enorme ragno; allora lei, sorridendo,
diceva: “Questo ragno non esiste, sono io che ve lo faccio vedere”. Olcott, da
parte sua, ha scritto nel suo Old Diary Leaves: “Nessuno riusciva a
suggestionare meglio di lei, quando voleva; e lei lo voleva allorché desiderava
coinvolgere qualcuno nella sua attività pubblica. Allora diventava dolce e
carezzevole, dava ad intendere all’interessato che lo riteneva come il
migliore, se non l’unico, amico… Non saprei dire se fosse leale… Noi eravamo
per lei, credo, niente di più che delle pedine in una partita a scacchi, poiché
non aveva amicizie sincere” 5.
Abbiamo citato prima il caso di Bavadjî,
costretto dalla suggestione ipnotica a farsi complice delle frodi di M.me
Blavatsky, e ciò in modo incosciente, almeno fino a che rimase ad Adyar.
Più spesso tuttavia, M.me Blavatsky usava la
suggestione allo stato di veglia, come si vede nell’aneddoto riportato da
Arthur Arnould; questo genere,di suggestione è abitualmente più difficile da
realizzare che l’altro e richiede una forza di volontà ed un
84
esercizio molto più grandi, ma esso,
generalmente, era facilitato dal regime alimentare assai limitato che M.me
Blavatsky imponeva ai suoi discepoli, col pretesto di “spiritualizzarli”. Ciò
accadeva già a New York: “I nostri teosofi – diceva ‑ sono tenuti in genere non
solo a non prendere una sola goccia di alcolici, ma a digiunare continuamente.
Io insegno loro a non mangiare le cose più diverse; se non muoiono imparano; ma
non possono resistere, cosa che è tanto meglio per loro” 6. Non
occorre aggiungere che lei era ben lontana dall’imporsi un simile regime: pur
raccomandando energicamente un regime vegetariano e pur proclamandolo come
indispensabile per lo “sviluppo spirituale”, ella non l’adottò mai per sé, come
d’altronde lo stesso Olcott; aveva, per di più, l’abitudine di fumare quasi
senza interruzione dal mattino alla sera.
Ma non tutti sono ugualmente suscettibili alla
suggestione; ed è, probabilmente, quando non riusciva a provocare delle
allucinazioni visive ed auditive che ricorreva ai “Mahâtmâ in mussolina” ed
alla sua campanella d’argento.
L’attrazione che esercitava M.me Blavatsky è
tanto più sorprendente in quanto il suo aspetto fisico era ben lontano
dall’essere gradevole; W.T. Stead ha detto anche che era “orribilmente brutta,
mostruosamente grassa, di modi grossolani e violenti, con un carattere orribile
ed un linguaggio da ignorante”, ed ancora che era “cinica, beffarda, insensata,
passionale”, in una parola, ella era “tutto ciò che una ierofante dei misteri
divini non doveva essere” 7. Malgrado ciò, la sua forza magnetica
era innegabile e se ne trova ancora un esempio sorprendente nell’influenza che
esercitò subito su M.me Besant, allorché le fu presentata, nel 1889, dal
socialista Herbert Burrows.
L’indomito libero pensatore, che era stata
fino ad allora la futura presidentessa della Società Teosofica, fu conquistato
al primo incontro e la sua “conversione” fu di una tale subitaneità che si
stenterebbe a credervi se lei stessa non ne avesse riferito tutte le
circostanze con un candore veramente sconcertante 8. È anche vero
che M.me Besant sembra essere stata, almeno in quel periodo, particolarmente
instabile ed impressionabile; uno dei suoi amici disse: “Ella non ha il dono
dell’originalità, è alla mercé delle sue emozioni e specialmente dei suoi
ultimi amici” 9. Per cui, molto probabilmente all’inizio era in
buona fede, forse fintanto che visse M.me Blavatsky, che ne fece la sua
segretaria e che nel
85
corso di un viaggio a Fontainebleau le fece
apparire il “Mahâtmâ” Morya.
Di contro, è estremamente dubbio, per non dire
di più, che abbia continuato ad esserlo in seguito, benché, come la stessa M.me
Blavatsky, Olcott ed altri ancora, ella abbia potuto finire con
l’autosuggestionarsi prima ancora di suggestionare gli altri.
Ciò che fa esitare prima di esprimere un
giudizio sicuro su tale questione è che tutti questi personaggi sembrano essere
stati, né veramente inconsapevoli del ruolo che svolgevano, né affatto liberi
di sottrarvisi volontariamente.
86
NOTE al Capitolo Settimo
1. Lettera
datata New York, 15 giugno 1877.
2. (n.a.) Alla
fine di un articolo apparso nel Lotus del febb. 1889 (vedere anche la
nota 6 al cap. VIII) F.K. Gaboriau si rivolgeva ad Olcott in questi termini
“Credetemi, caro signore, non mi costringete a ricordarvi la piccola scena
famigliare svoltasi il 2 e l’8 ottobre 1888 a Londra, fra voi M.me Blavatsky e
me. Quel giorno voi abbassaste la testa sotto la sferzante violenza
dell’amazzone che tratta gli uomini alla stregua degli animali. Sembra che
dimentichiate come gli Adepti vi abbiano piazzato all’ingresso della baracca
per battere la. grancassa e fare due o tre capriole; non fate finta di non
capire e non esagerate nella parte”.
3. A modern priestess of Isis, pp.
154-157.
4. A modern priestess of Isis, p.
220.
5. (n.a.) Nel
1922, i teosofisti hanno pubblicato un opuscolo intitolato Théosophie et
Théosophisme a firma di Paul Bertrand (pseudonimo di Georges Meautis,
professore all’Università di Neuchâtel e presidente della “Società svizzera di
Teosofia”), che voleva essere una risposta al nostro libro; l’autore rilevava
alcune pretese inesattezze contenute nelle sole prime cento pagine, senza che
ci sia possibile capire la ragione di tale arbitraria limitazione. Con queste
note abbiamo già risposto alla maggior parte delle critiche formulate in tale
opuscolo, che è certo la più pietosa difesa che si possa immaginare e di cui i
teosofisti non hanno veramente motivo di andare fieri; vi sono delle
“rettifiche” della più vuota goffaggine, come quella che concerne il passo del Old
Diary Leaves di Olcott, da noi citato nel testo. Si è preteso che avessimo
“completamente snaturato” il senso di tale passo, che veniva invece riportato
per intero nella traduzione francese del libro, in tre volumi, dal titolo Histoire
authentique de la Société Théosophique: “H.P.B. aveva innumerevoli amici ma
li perdeva spesso e li vedeva mutarsi in accaniti nemici. Quelli più
affascinanti di lei, come lei stessa avrebbe voluto essere, li voleva sempre
vicino, allorché cercava di attirare qualcuno nell’organizzazione teosofica; il
suo tono ed i suoi modi carezzevoli persuadevano questi ultimi, che lei
considerava come i suoi migliori, se non gli unici, amici. Queste cose le
scriveva anche e credo di poter indicare dei nomi di donne che sono in possesso
di lettere ove lei afferma che costoro saranno i suoi successori nella Società
Teosofica, così come scriveva a molti uomini definendoli “i soli veri
amici e riconosciuti discepoli”. Io possiedo un certo numero di attestazioni di
questo genere che consideravo come dei tesori preziosi, fino al giorno in cui
mi accorsi, confrontandoli con quelli degli altri, che questi complimenti non
avevano alcun valore. Non
87
posso dire che si sia dimostrata fedele, né
veramente legata alle persone ordinarie come me e come gli altri suoi intimi.
Credo che fossimo per lei come dei pezzi in una scacchiera e che per noi non
avesse alcuna profonda affezione. Mi rivelava i segreti di persone di entrambi
i sessi – anche i più compromettenti ‑ che loro stessi le avevano confidato e
sono convinto che non si comportava diversamente con i miei segreti, per quanti
pochi ne avessi. Ma era di una fedeltà a tutta prova nei confronti di sua zia,
i suoi parenti ed i suoi Maestri. Per loro avrebbe sacrificato non una, ma
venti vite, e lasciato bruciare, se necessario, l’intera razza umana”. Questo
passo più completo in effetti, contiene delle frasi molto più dure, nei
confronti di M.me Blavatsky, di quelle che noi abbiamo riportato nel testo
sulla base di una traduzione parziale apparsa un tempo nel Lotus Bleu!
6. Lettera del 15 giugno 1877.
7. Borderland,
luglio 1895, pp. 208-209.
8. Weekly Sun, 1 ott. 1893. Questo racconto è stato riprodotto in seguito, da M.me Besant, in un
libro intitolato An Autobiography, pubblicato nel 1895.
9. Mrs Besant’s Theosophy, di G.W.
Foote, direttore del Freethinker.
88
CAPITOLO OTTAVO
GLI ULTIMI ANNI DI M.ME BLAVATSKY
Dopo il suo soggiorno a Wurtzbourg, che era
stato inframmezzato da alcuni viaggi a Elberfeld, ove aveva degli amici, i
coniugi Gebhard, vecchi discepoli di Éliphas Levi 1, M.me Blavatsky
andò a Ostende ove visse per un po’ con la contessa Wachtmeister ed ove si
dedicò alla compilazione della Dottrina Segreta. Sembra che, secondo
alcuni testimoni, lavorasse con un vero accanimento, scrivendo dalle sei del
mattino alle sei di sera e interrompendo solo per i pasti.
All’inizio del 1887, ritornò a soggiornare in
Inghilterra, dapprima a Norwood, dopo, nel settembre dello stesso anno, a
Londra; a quel tempo era aiutata nel suo lavoro dai fratelli Bertram e
Archibald Keightley, che correggevano il suo cattivo inglese, e da D.E. Fawcett
che collaborava alla parte dell’opera relativa all’evoluzione. Fu nel 1887 che
venne fondata la rivista inglese Lucifer, sotto la direzione di M.me
Blavatsky 2; la Società aveva avuto fino ad allora un solo organo
ufficiale, il Theosophist, pubblicato ad Adyar, al quale si può
aggiungere il Path, organo speciale della sezione americana.
Nel 1887 apparve anche la prima rivista
teosofica francese, Le Lotus, che, priva di carattere ufficiale, diede
comunque prova di una certa indipendenza; questa rivista cessò la sua
pubblicazione dopo due anni, nel marzo 1889 3, ed il suo direttore,
F.K. Gaboriau, si pronunciò abbastanza severamente, allora, su quello che egli
chiamava il “caso patologico” di M.me Blavatsky e riconobbe di essersi
completamente sbagliato sul conto di lei quando aveva avuto occasione di
conoscerla a Ostende nel novembre del 1886, “rintuzzando con una abilità
stupefacente, che noi allora
89
scambiammo per sincerità, tutti gli attacchi a
lei rivolti, snaturando le cose, facendo dire alle persone delle parole che noi
sapevamo essere non vere già da prima, in breve, offrendoci, durante le otto
ore trascorse da soli con lei, il tipo perfetto dell’innocente, dell’essere
superiore, buono, devoto, povero e calunniato… Dal momento che sono più portato
a difendere che ad accusare, mi sono occorse delle prove incontestabili della
duplicità di questa persona straordinaria per poter fare queste affermazioni”.
Segue un giudizio poco lusinghiero sulla Dottrina Segreta, da poco
pubblicata: “È una vasta enciclopedia senza ordine, con un insieme inesatto ed
incompleto di tutto ciò che si agitava nella mente di M.me Blavatsky da una
diecina d’anni… Subba Rao, che doveva correggere la Dottrina Segreta, vi
ha rinunciato dichiarando che era un “guazzabuglio inestricabile” 4…
Certo è che questo libro non potrebbe provare l’esistenza dei Mahâtmâ, ne
farebbe piuttosto dubitare… Amo credere che gli Adepti del Tibet non esistono
che nei Dialoghi Filosofici di Renan, che già prima di M.me Blavatsky e
di Olcott, aveva inventato una fabbrica di Mahâtmâ nel centro dell’Asia, sotto
il nome di Asgaard e che aveva redatto dei dialoghi nello stile di Koot
Hoomi prima della comparsa di questi” 5. Infine ecco il giudizio
formulato sul conto di Olcott: “Il giorno che egli venne personalmente a
Parigi, intromettendosi nei nostri lavori, fu una completa delusione per tutti
i teosofi, che allora finirono col ritirarsi, lasciando il posto ai più novizi.
Una sfrontatezza americana imperturbabile, una salute di ferro, senza la minima
capacità oratoria, senza la minima istruzione, ma con speciali capacità di
catalogazione (ancora un tratto americano), senza educazione, una credulità
sfiorante la complicità e scusante a rigore la sua goffaggine e, devo
aggiungere, una certa bontà che sarebbe piuttosto bonomia: tale è l’uomo che,
attualmente, è il commesso viaggiatore del Buddismo” 6.
Abbandonando del tutto le funzioni
amministrative ad Olcott, stabilitosi definitivamente al quartier generale di
Adyar, M.me Blavatsky si era riservata ciò che concerneva la “sezione
esoterica”, ove nessuno poteva essere ammesso senza la sua approvazione.
Tuttavia, il, 25 dicembre 1889, ella nominò Olcott “agente segreto ed unico
rappresentante ufficiale della sezione esoterica per i paesi dell’Asia” ed alla
stessa data, Olcott, che allora si trovava a Londra, la nominò, a sua volta,
direttrice di un ufficio avente per membri M.me Besant, William Kingsland e
Herbert Burrows
90
con il titolo di “rappresentanti personali e
autentici dei poteri ufficiali del presidente, per la Gran Bretagna e
l’Irlanda”. In tal modo M.me Blavatsky aveva in mano la direzione della Società
per il Regno Unito e su entrambe le sezioni, e la stessa cosa valeva per Olcott
in India; noi parliamo solo dell’India poiché non pensiamo che vi fossero
allora sezioni teosofiche negli altri paesi dell’Asia 7.
In Europa, invece, vi erano già delle sezioni
in molti paesi; sei mesi più tardi, esattamente il 9 luglio 1890, Olcott
delegherà a M.me Blavatsky piena autorità, per accordarsi con queste sezioni e
raggrupparle in un’unica sezione europea.
Questa sezione avrebbe dovuto godere di una
completa autonomia, al pari della sezione americana, già costituita sotto la
direzione di William Q. Judge, vice presidente della Società; vi sarebbero
stati così, in seno alla Società Teosofica, tre raggruppamenti autonomi.
Oggi vi sono delle “Società Teosofiche
Nazionali”, vale a dire delle sezioni autonome, in tutti i paesi ove esistono
teosofisti in numero sufficiente per formarle; ma, beninteso, tutte queste
sezioni, salvo i gruppi dissidenti, sono sempre collegate al quartier generale
di Adyar e ne ricevono le direttive, che sono accettate senza la minima
discussione; non si ha dunque autonomia reale che per la parte puramente
amministrativa.
Nell’epoca in cui siamo arrivati, accaddero
degli incidenti spiacevoli nella sezione americana: il dr. Elliott E. Cowes, un
noto studioso che si era lasciato fuorviare ma che non aveva tardato ad
accorgersi di molte cose, formò una Società indipendente alla quale aderirono
molte sezioni esistenti negli Stati Uniti; naturalmente ci si affrettò a
decretare la sua espulsione 8.
Il dr. Cowes ribatté pubblicando un articolo
nel quale faceva sapere che le preteste rivelazioni dei “Mahâtmâ”, ai quali ora
si attribuiva l’ispirazione dell’Iside Svelata e della Dottrina
Segreta, erano state tratte in buona parte, per ciò che concerne almeno la
prima di queste due opere, da libri e manoscritti lasciati a M.me Blavatsky dal
barone de Palmes; e faceva notare che era opportuno far sapere a tutti che uno
degli autori più frequentemente citato in queste cosiddette comunicazioni
venute dal Tibet era l’occultista francese Éliphas Levi 9.
Il barone de Palmes era morto a New York nel
1876, lasciando alla Società Teosofica tutto ciò che possedeva; Sinnett pretese
91
che, a parte la biblioteca, egli non avesse
lasciato assolutamente niente 10; tuttavia M.me Blavatsky scrisse
nel luglio 1876: “Egli ha lasciato tutta la sua proprietà alla nostra
Società”,e il 5 ottobre seguente: “La proprietà consiste in una buona quantità
di ricche miniere d’argento e in 17.000 acri di terra”. Cosa che non era certo
da disprezzare; ma, in tutti i casi, ciò che appare meglio accertato è che il
contenuto della biblioteca fu largamente utilizzato per la redazione dell’Iside
Svelata, che doveva apparire l’anno seguente 11.
Le rivelazioni del dr. Cowes ebbero una certa
risonanza in America, soprattutto a causa della figura dell’autore; tanto che
Judge ritenne di dover promuovere un processo di risarcimento dei danni, contro
di lui e contro il giornale che aveva pubblicato i suoi articoli, per “calunnie
contro l’onore dei fondatori della Società” 12; questo processo,
d’altronde, non ebbe alcun seguito poiché fu abbandonato al momento della morte
di M.me Blavatsky, a nome della quale era stato intentato.
M.me Blavatsky aveva approfittato di tale
questione per indirizzare, il 23 settembre 1890, una lunga lettera ai membri
della sezione francese, nella quale, lamentandosi che analoghe “calunnie”
fossero state diffuse a Londra, dichiarava che i suoi “nemici personali” erano
aiutati da “un membro dei più attivi della Società in Francia”, che non era
altri che Papus, il quale aveva “attraversato una o due volte la Manica con
questo scopo onorevole”, aggiungeva poi che la sua pazienza era al limite e
minacciava di denunciare alla giustizia chiunque si permettesse d’ora innanzi
di esprimere simili accuse contro di lei.
M.me Blavatsky morì a Londra l’8 maggio 1891;
era malata da lungo tempo e sembra anche che, per due o tre volte, fosse stata
licenziata dai medici 13, ma, al momento della sua morte, si pretese
che stesse meglio e che la morte stessa fosse da attribuire all’intervento di
un’influenza occulta.
Secondo Sinnett, ella sarebbe passata
immediatamente in un altro corpo, maschio stavolta, e già in piena maturità; a
questo proposito Leadbeater ha scritto, più recentemente: “Coloro che furono
intimi della nostra fondatrice, M.me Blavatsky, sanno che quando ella lasciò il
corpo con il quale noi la conoscemmo, entrò in un altro corpo che era stato
lasciato in quel momento dal suo primo occupante. Quanto a sapere se questo
corpo fosse stato particolarmente preparato per tale uso, non abbiamo alcuna
informazione, ma
92
si conoscono altri casi per i quali una tale
preparazione è stata fatta” 14.
In seguito avremo modo di ritornare su questa
idea singolare della sostituzione di una persona con un’altra, la prima avente
semplicemente il compito di preparare alla seconda un organismo appropriato,
che questa occuperà al momento previsto.
Nel maggio 1897, cioè esattamente sei anni
dopo la morte di M.me Blavatsky, M.me Besant annunciò la prossima
manifestazione della sua reincarnazione maschile; tale manifestazione non si è
ancora prodotta, ma Leadbeater continua a ripetere in ogni occasione che M.me
Blavatsky si è già reincarnata e che il colonnello Olcott dovrà reincarnarsi
molto presto, anche lui, per lavorare nuovamente al suo fianco 15.
Queste sono delle eccezioni particolari alla
legge formulata da M.me Blavatsky stessa e da Sinnett, secondo la quale doveva
passare normalmente un intervallo di dodici o quindici secoli fra due vite
successive; è vero che anche per i casi ordinari si è rinunciato a questa
pretesa legge, ma questo è un esempio assai curioso della mutevolezza delle
dottrine teosofiste ed al tempo stesso del modo con cui ci si sforza di
nasconderla 16.
M.me Blavatsky aveva scritto nella Dottrina
Segreta: “Salvo che nei casi di bambini piccoli e di individui la cui vita
è stata interrotta per qualche disgrazia, ogni entità spirituale non può
reincarnarsi prima che sia trascorso un periodo di molti secoli” 17.
Ora Leadbeater ha scoperto che “l’espressione entità spirituali, sembra
significare che M.me Blavatsky si riferisse agli individui altamente
sviluppati” 18! Ed egli fornisce un quadro ove, secondo i “gradi
d’evoluzione” delle individualità umane, gli intervalli sono duemila anni e più
per “quelli che sono entrati nel Sentiero”, salvo eccezioni, e di dodici secoli
per “quelli che vi si approssimano”, fino a 40 o 50 anni, per abbassarsi fino a
cinque anni quando si arriva ai “bassifondi dell’umanità” 19.
Per ciò che riguarda il passo ove Sinnett
diceva chiaramente che “parlare di rinascita prima di almeno 15 secoli è
una cosa pressoché impossibile” 20, ecco la spiegazione che ne dà
Leadbeater: “Vi sono fondate ragioni per credere che le lettere che sono
servite come base del Buddismo Esoterico furono scritte da diversi
discepoli dei Maestri, sotto la loro direzione generale; dunque, tenendo conto
delle inesattezze che hanno potuto introdurvisi (sappiamo che se ne sono
insinuate), è impossibile supporre che
93
gli autori ignorassero dei fatti così
facilmente accessibili a chiunque può osservare il processo della
reincarnazione 21. Ricordiamoci che la lettera in questione non fu
scritta per il pubblico, ma fu indirizzata in particolare a Sinnett, senza
dubbio perché fosse comunicata a quelle persone che lavoravano con lui. Una
tale media può essere dunque esatta in quanto valida per loro, ma non
possiamo ammetterla per l’intera razza umana attuale” 22.
È veramente troppo comodo cavarsela così e lo
stesso metodo potrebbe servire per conciliare tutte le contraddizioni che Hume
aveva constatato fin dal 1883; in quanto alle “inesattezze” messe in conto ai
discepoli maldestri, non corrispondono all’esempio dato dallo stesso Koot Hoomi
a proposito dell’affare Kiddle?
D’altra parte, sappiamo che Mavalankar, Subba
Rao ed altri si facevano passare per “chela” o diretti discepoli dei “Maestri”;
niente si opporrà dunque, dopo la citazione che abbiamo riportato, a che
fossero gli autori delle lettere in questione, come in effetti furono, ma
“sotto la direzione” di M.me Blavatsky.
Dal momento che nella redazione di questi
messaggi si attribuisce ai “Maestri” solo un ruolo di “direzione generale”,
passando sotto silenzio i processi di “precipitazione”, diventa sicuramente
assai più difficile denunciare una frode manifesta.
Si deve dunque convenire che questa tattica
non manca di una certa abilità; ma per lasciarvisi prendere, si dovrebbe
ignorare, come l’ignorano forse molti dei teosofisti attuali, tutta la storia
del primo periodo della Società Teosofica; è veramente spiacevole, per la
stessa Società, che, contrariamente all’uso delle antiche società segrete delle
quali pretende essere l’erede, essa abbia lasciato dietro di sé una tale
abbondanza di documenti scritti.
94
NOTE al Capitolo Ottavo
1. (n.a.) Gebhard era stato Console di Germania in Persia; sua moglie, che
era di origine irlandese, incontrò per la prima volta Éliphas Levi nel 1865 e
dal 1868 al 1874 trascorse ogni anno otto giorni a Parigi, per incontrarsi con
lui. Éliphas Levi compilerà su sua richiesta due serie di conferenze intitolate
Le Voile du Temple déchiré, che appariranno nel Theosophist dal
febb. 1884 all’aprile 1887, e nell’Aurore, della duchessa di Pomar, dal
dic. 1886 all’aprile 1887.
La sig.ra Mary Gebhard aveva anche ricevuto
da Éliphas Levi il manoscritto di un’opera intitolata Les Paradoxes de la
Haute Science, che fu stampato a Madras nel 1833; ella pubblicò nel Theosophist
(genn. 1886) un articolo dal titolo Mes souvenirs personnels sur Éliphas
Levi e morì a Berlino nel 1892 (P. Charconac, Éliphas Levi, pp.
264-265).
2.
(n.a.) Il titolo della rivista Lucifer
significava, sembra, che essa fosse “destinata a portare la luce fra le cose
cadute nell’ombra sul piano fisico e sul piano psichico della vita” (Le
Lotus, sett, 1887).
Questa rivista ebbe per co-direttore miss
Mabel Collins, che aveva ritirato le dimissioni date precedentemente (vedi p.
52), ma che ebbe comunque dei nuovi diverbi con M.me Blavatsky.
3. La Revue Théosophique, diretta
dalla contessa D’Adhemar e che apparve un po’ più tardi, non durò che un anno;
nel 1890 ebbe inizio la pubblicazione del Lotus Bleu che, con il titolo
di Revue Théosophique Française, preso nel 1898, vive ancora oggi.
4. Subba
Rao non abbandonò tuttavia il teosofismo; egli morì d’altronde nel 1890,
all’età di 34 anni, di una malattia molto misteriosa, a proposito della quale
qualcuno non esiterà a parlare di avvelenamento.
5. (n.a.) Al
17° Congresso della Società Teosofica, tenutosi ad Adyar nel dicembre del 1891,
lo stesso colonnello Olcott disse: “Io ho aiutato H.P.B. a compilare il suo Iside
Svelata, così come Keightley ed altri hanno fatto con la Dottrina
Segreta. Ciascuno di noi sa come siano lontane dalla perfezione le parti di
questi libri dovute alla nostra collaborazione, per non dire di quelle che sono
state scritte da H.P.B.”.
6. Sul
soggiorno di Olcott a Parigi e “la maniera tutta americana con cui reclutava
dei membri, all’infornata”, si veda anche Le Lotus, ott.-nov. 1888, p.
510 e febb. 1889, pp. 703-704.
Aggiungiamo anche che F.K. Gaboriau aveva
inviato ad Olcott, il 12 dic. 1888 le sue dimissioni da membro della Società
Teosofica (Le Lotus, dic. 1888, p. 575).
95
7. (n.a.) Non
pensavamo che, nel 1889, vi fossero delle sezioni teosofiche nei paesi
asiatici, oltre all’India. In seguito, un’informazione che abbiamo trovato dopo
la pubblicazione del nostro libro, ne dava una in Giappone, fondata nel 1887 e
Kyoto, da Kinzo Hirai.
8. (n.a.) Sul dr. Elliot E. Coues (il cui nome è stato erroneamente
trascritto Cowes), che Paul Bertrand chiama sdegnosamente “un certo Cowes”,
crediamo utile riportare.questi due passi: “Il nostro fratello teosofo, dr. El.
Coues, ha pronunciato il 16 marzo (1887) un discorso sulla teosofia e
sull’emancipazione della donna, alla riunione annuale dei collegio medico di
Washington.
La regola del collegio vieta ogni discussione
religiosa, ma dal momento che tutte le sedute incominciano con delle preghiere
agli dei cristiani (sic), il dr. Coues ne ha approfittato per parlare di
alcune interessanti verità.
La facoltà si è rifiutata di pubblicare tutti
i discorsi, di modo che il valente dottore ha pubblicato il suo, con grande
scandalo dell’illustre consesso” (Le Lotus, luglio-agosto 1887).
“Nel Light del 1 giugno 1889 si trova
una piccola corrispondenza, molto istruttiva, fra l’affascinante e simpatica
curatrice del Lumière sur le Sentier, Mabel Collins, ed il dr. Elliot
Coues, di Washington, uomo di grande valore scientifico e letterario, un tempo
difensore, come noi, dei due personaggi che si sono attribuiti il merito della
creazione del movimento teosofico (M.me Blavatsky ed il colonnello Olcott).
Mister Coues non è tenero con M.me Blavatsky, la quale aveva provato a fargli
credere una di quelle graziose menzogne che sono comuni alla maggior parte dei
mediurn” (ultimo numero del Lotus, datato marzo 1889 ma pubblicato in
realtà molti mesi più tardi).
9. New York Sun, 20 luglio 1890.
10. Incidents in the life of M.me Blavatsky,
p. 204.
11. (n.a.) Il barone de Palmes, che certi hanno anche chiamato Palma ed il cui
vero nome era Von Palm, era un vecchio ufficiale bavarese, espulso
dall’esercito per debiti; dopo un soggiorno in Svizzera, ove commise qualche
truffa, si rifugiò in America; sembra che le proprietà menzionate nel suo
testamento fossero inesistenti, ma, checché ne dicano i teosofisti, ciò non
impedisce che M.me Blavatsky abbia potuto utilizzare la sua biblioteca, così
come ha affermato il dr. Coues e questa è la sola cosa che qui interessa.
Paul Bertrand dichiara che “è inverosimile
che questo ufficiale tedesco sia stato capace di scrivere un’opera, certo
strana, ma originale e possente, come l’Iside Svelata”; noi non abbiamo
mai detto niente di simile, abbiamo sempre sostenuto, al contrario, che
quest’opera era stata sicuramente
96
scritta da M.me Blavatsky, con la
collaborazione di Olcott e, senza dubbio, di qualche altro; il problema è solo
relativo alle fonti a cui lei aveva attinto per redigerla; il nostro
contraddittore ci ha letto così male o dobbiamo sospettare della sua buona
fede?
12. New York Daily Tribune, 10 sett. 1890.
13. Secondo
Olcott, la malattia di cui soffriva era il male di Bright (Le Lotus,
luglio 1898, p. 225).
14. Adyar Bulletin, ott, 1913.
15. L’Occultisme dans la Nature, p. 72 e
p. 414.
16. (n.a.) M.me
Besant ha affermato che la reincarnazione del colonnello Olcott, come quella di
M.me Blavatsky, era un fatto compiuto: “H.S. Olcott… lasciato il suo corpo
mortale, si è riposato alcuni brevi anni, poi è ritornato fra noi come un
neonato, adesso è un ragazzino ricco di promesse per l’avvenire” (Bulletin
Théosophique, genn.-febb.-marzo 1918, ripreso dall’Adyar Bulletin,
genn 1918).
17. Secret Doctrine, vol. II, p. 317, ed. inglese.
18. L’Occultisme dans la Nature, p. 325.
19. L’Occultisme dans la Nature, pp.
327-333.
20. Le Bouddhisme Ésotérique, p. 128;
cfr. p. 173.
21. Tramite
la “chiaroveggenza”, alla quale Leadbeater si interessa particolarmente.
22. L’Occultisme dans la Nature, pp.
325-326.
97
CAPITOLO NONO
LE FONTI DELLE OPERE DI M.ME BLAVATSKY
Adesso che abbiamo fatto conoscere, in modo
sufficiente, la vita ed il carattere di M.me Blavatsky, dobbiamo parlare un po’
delle sue opere: se non sono frutto delle rivelazioni di alcun “Mahâtmâ”
autentico, da dove provengono le conoscenze così varie che esse testimoniano?
Queste conoscenze lei le aveva acquisite, in
modo del tutto naturale, nel corso dei suoi numerosi viaggi ed anche tramite
differenti letture fatte, d’altronde, senza metodo ed assimilate assai
malamente; lei possedeva “una cultura vasta quantunque un po’ selvaggia”, a
detta dello stesso Sinnett 1.
Si racconta che durante i suoi primi viaggi
nel Levante in compagnia di Metamon, ella fosse entrata in alcuni monasteri del
Monte Athos e nelle loro biblioteche avesse scoperto, fra altre cose, la teoria
alessandrina del Logos 2.
Durante il suo soggiorno a New York lesse le
opere di Jacob Böhme, che costituirono senza dubbio quasi tutto ciò che
conosceva in fatto di teosofia autentica, e quelle di Éliphas Levi, che poi
citerà così frequentemente; probabilmente lesse anche la Kabbala Denudata
di Knorr de Rosenroth e diversi altri trattati di Kabbala e di ermetismo.
Nelle lettere che Olcott indirizzava in
quell’epoca a Stainton Moses, si fa menzione di alcune opere di carattere assai
vario; vi leggiamo per esempio: “Per un’interessante elencazione di fatti
magici, vi rimando ai lavori di (Gougenot) de Mousseaux che, quantunque fosse
un cattolico fervente e quindi disposto a credere all’esistenza del diavolo, ha
raccolto una moltitudine di fatti precisi che la vostra mente più aperta ed
emancipata stimerà per il loro valore. Troverete utile la lettura dei lavori
sulle sette orientali e gli ordini sacerdotali; alcuni particolari
98
interessanti si trovano nei Modern
Egyptians, di Lane” 3.
In una lettera successiva, oltre all’Étoile
Flamboyante e alla Magia Adamica, a cui abbiamo già accennato, si
parla di uno scritto ermetico anonimo intitolato The Key to the conceiled
things since the beginning of the World 4. In un’altra ancora,
Olcott raccomanda al suo corrispondente la lettura dello Spiritisme dans le
Monde, di Jacolliot, e di altri libri dello stesso autore sull’India, libri
che, d’altronde, non contengono assolutamente niente di serio 5; e
tutte queste letture erano senza dubbio quelle che lo stesso Olcott faceva
allora con M.me Blavatsky; nella stessa lettera, scritta nel 1876, egli
infatti, riferendosi a tali letture, dice: “Attendete fino a che noi
avremo il tempo di ultimare il suo libro e troverete allora l’occultismo
trattato in buon inglese; molti dei misteri di Fludd e di Filalete, di
Paracelso e di Agrippa sono interpretati in maniera tale che chi è alla ricerca
potrà capire”.
In questo modo, secondo quest’ultima frase,
Olcott ed altri collaborarono alla redazione dell’Iside Svelata, allo
stesso modo che, più tardi, Subba Rao ed altri collaborarono a quella della Dottina
Segreta; è questa una spiegazione abbastanza semplice della diversità di
stile che si riscontra in queste opere e che i teosofisti riconducono invece a
dei passaggi dettati da “Maestri” differenti.
A questo proposito, si è anche
raccontato che M.me Blavatsky trovava talvolta al suo risveglio 20 o 30 pagine
di una scrittura diversa dalla sua, in aggiunta a quelle che aveva scritto da
sveglia; noi non contestiamo questo fatto di per sé, poiché è perfettamente
possibile che fosse sonnambula e che avesse realmente scritto durante la notte
ciò che trovava l’indomani; i casi di questo genere sono così comuni che non è.
il caso di meravigliarsene. Del resto, sonnambulismo naturale e medianità vanno
spesso insieme ed abbiamo già spiegato che le frodi, debitamente constatate, di
M.me Blavatsky non devono necessariamente fare disconoscere le sue facoltà
medianiche; possiamo dunque ammettere che ella talvolta giuocò il ruolo di
“medium scrivente” ma, come accade spesso in tali occasioni, ciò che lei
scriveva in tale stato non era in fondo che il riflesso dei suoi pensieri e di
quelli del suo entourage.
Per ciò che riguarda la provenienza dei libri
di cui M.me Blavatsky si servì a New York, alcuni dei quali potevano essere
difficilmente reperibili, noi sappiamo dalla sig.ra Emma Hardinge-Britten 6,
antico membro della prima Società Teosofica ed anche della H.B. of L. 7,
che “con i soldi della Società M.me Blavatsky
99
acquistò e custodì, nella sua qualità di
bibliotecaria. molti dei libri rari il cui contenuto è apparso nella Iside
Svelata” 8; d’altra parte abbiamo visto che ella ereditò la
biblioteca del barone de Palmes che conteneva in particolare dei manoscritti
che furono usati nella stessa maniera, come ha segnalato il dr. Cowes, e che
insieme alle lettere dello Swamî Dayânanda Saraswatî, divideranno l’onore di
essere trasformati in comunicazioni dei “Mahâtmâ”. Infine M.me Blavatsky aveva
potuto trovare diverse informazioni fra le carte di Felt e nei libri di cui
egli si serviva per preparare le sue conferenze sulla magia e sulla “kabbala
egiziana”, materiale che le lasciò quando sparì; è a Felt che sembra essere
dovuta la prima idea della teoria degli “elementali”, che egli attribuiva assai
gratuitamente agli antichi egizi 9.
Quanto alle dottrine propriamente orientali ed
in particolare al Brahmanesimo ed allo stesso Buddismo, M.me Blavatsky ha
conosciuto solo quello che chiunque poteva conoscere e di esse non ha compreso
granché, come dimostrano le teorie che attribuisce loro e gli errori di
interpretazione che commette continuamente nell’impiego dei termini sanscriti.
Del resto, Leadbeater ha riconosciuto
formalmente che “lei ignorava il sanscrito” e che “l’arabo sembra essere la
sola lingua orientale che lei abbia conosciuto” (senza dubbio l’aveva appresa
durante il suo soggiorno in Egitto) 10, ed attribuisce a questa
ignoranza del sanscrito la maggior parte delle difficoltà della terminologia
teosofista, difficoltà tali da indurre M.me Blavatsky a sostituire con dei
termini inglesi equivalenti la maggior parte dei termini d’origine orientale 11.
Questi ultimi erano usati, quasi sempre, con un senso che in realtà non hanno
mai avuto; ne abbiamo visto un esempio nel termine “Mahâtmâ”, che è stato
sostituito con “Adepto”, e ne ritroveremo un altro nella parola “Karma”, che è
stata invece conservata.
Qualche volta M.me Blavatsky creava dei
termini che non potevano esistere in sanscrito nella forma che dava loro, come
“Fohat” che sembra essere la corruzione di “Mahat”; altre volte ne costruiva
certi con degli elementi tratti da lingue orientali diverse: si incontrano così
dei miscugli metà sanscrito e metà tibetano o mongolo, come “dêvachan” al posto
del sanscrito “dêva-loka”, o ancora “Dhyan-Chohan” per “Dhyâhi-Bouddha”. Del
resto, in linea generale, questi termini orientali, impiegati a casaccio, servono
quasi sempre a designare delle concezioni puramente occidentali;
100
in fondo questi termini vengono usati quasi
solamente per far giuocare loro un ruolo analogo a quello dei “fenomeni”, vale
a dire per attirare una clientela che si lascia facilmente impressionare dalle
apparenze, ed ecco perché i teosofisti non potrebbero mai rinunciarvi
completamente.
In effetti vi è molta gente che si lascia
sedurre dall’esotico, pur della più scadente qualità, anche perché è del tutto
incapace di verificarne il valore; uno snobismo di questo genere non è estraneo
al successo che il teosofismo ha avuto in certi ambienti.
Aggiungiamo ancora qualcosa per ciò che
concerne, in particolare, l’origine dei testi tibetani cosiddetti segretissimi
che M.me Blavatsky ha citato nelle sue opere, specialmente le famose Stanze
di Dzyan 12 incorporate nella Dottrina Segreta e nella Voce
del Silenzio. Questo testo contiene molti passi che sono chiaramente
“interpolati” o addirittura interamente inventati, ed altri che sono stati per
lo meno del tutto “arrangiati” per accordarli con le idee teosofiste; in quanto
alle parti autentiche, queste sono semplicemente tratte da una traduzione dei
frammenti del Kandjur e del Tandjur, pubblicata nei 1836, nel 20°
volume dell’Asiatic Researches di Calcutta, da Alexandre Csoma de Körös 13.
Costui, che era di origine ungherese e si faceva chiamare Scanner-Beg, era un
tipo originale che aveva viaggiato per molto tempo nell’Asia centrale per
scoprirvi, attraverso la comparazione delle lingue, la tribù dalla quale
discendeva la sua nazione 14.
Questo. insieme di elementi eterogenei così
come li abbiamo indicati, costituisce la base da cui nasceranno le grandi opere
di M.me Blavatsky: l’Iside Svelata e la Dottrina Segreta; e
queste opere finirono con l’essere niente di più di quello che potevano
naturalmente essere in simili condizioni: delle elaborazioni indigeste e prive
di ordine, vero caos, ove alcuni documenti interessanti sono come affogati in
mezzo ad un cumulo di asserzioni senza alcun valore, sarebbe certamente una
perdita di tempo cercarvi delle cose che si possono trovare più facilmente
altrove. Del resto, gli errori vi abbondano, così come le contraddizioni, ed
esse sono tali che le opinioni più controverse potrebbero trovarvi la loro
soddisfazione: per esempio è detto consecutivamente che vi è un Dio e che non
ve ne è; che il “Nirvana” è un annientamento e che è tutto il contrario; che la
metempsicosi è un fatto e che è una finzione; che il vegetarismo è
indispensabile allo “sviluppo psichico” e che è solamente utile, e così via 15.
D’altronde, tutto questo si spiega senza
troppa fatica, poiché,
101
oltre al fatto che le stesse idee di M.me
Blavatsky mutavano in larga misura, ella scriveva con una rapidità prodigiosa,
senza mai rifarsi alle fonti ne, probabilmente, a ciò che lei stessa aveva già
scritto.
Tuttavia, è quest’opera così manchevole che a
tutt’oggi costituisce la base dell’insegnamento teosofista; malgrado tutto ciò
che ha potuto aggiungervisi o sopprapporvisi in seguito e malgrado le
correzioni a cui si è potuto sottoporla con la scusa dell’“interpretazione”
essa gode tutt’ora, in seno alla Società, di una autorità incontestata e se pur
non contiene tutta intera la dottrina, ne contiene perlomeno i principi
fondamentali; ammesso che si possa parlare di dottrina e di principi allorché
ci si trovi in presenza di un insieme così incoerente.
Quando diciamo autorità incontestata, ciò si
applica in primo luogo alla Dottrina Segreta, poiché non sembra essere
lo stesso per l’Iside Svelata; è così che Leadbeater, stabilendo una
sorta di “piano di studi” per il teosofismo, raccomanda vivamente la prima ma
non menziona affatto la seconda 16.
Una delle ragioni principali di questa riserva
si intende facilmente, poiché è soprattutto dalla comparazione delle due opere
che vengono messe in risalto le differenze e le contraddizioni che andiamo
segnalando. Fra le altre cose, M.me Blavatsky ha scritto nell’Iside Svelata:
“La reincarnazione, vale a dire l’apparizione di uno stesso individuo, o
piuttosto della sua monade astrale, per due volte nello stesso pianeta, non è
una regola di natura; è un’eccezione, come il fenomeno teratologico di un
bambino a due teste. Essa è preceduta da una violazione delle leggi armoniche
della natura e si verifica quando quest’ultima, cercando di ristabilire il suo
equilibrio, rigetta violentemente alla vita terrestre la monade astrale
strappata al circolo delle necessità per crimine o per accidente” 17.
È facile riconoscere in questo passo
l’influenza della H.B. of L.; in effetti, l’insegnamento di quest’ultima,
benché assolutamente “antireincarnazionista” in linea generale, ammette
tuttavia, molto erroneamente, alcune eccezioni, tre per l’esattezza: quella di
bambini nati morti o morti in tenera età, quella degli idioti dalla nascita ed
infine le reincarnazioni “messianiche” volontarie, che si produrrebbero ogni
600 anni circa (alla fine di ciascuno dei cicli che i Caldei chiamavano Naros),
ma senza che lo stesso spirito si incarni mai più di una volta e senza che si
abbiano consecutivamente
102
due incarnazioni uguali in una stessa razza;
sono i primi due casi fra questi tre, che M.me Blavatsky ha potuto comparare ai
“fenomeni teratologici” 18.
In seguito, quando il teosofismo divenne
“reincarnazionista”, questi due casi rimasero ancora dei casi eccezionali ma
senza ammettere la possibilità di una reincarnazione immediata 19
dato che, per i casi normali, si supponeva allora, come abbiamo detto, un
intervallo di quindici secoli.
D’altra parte, M.me Blavatsky pretese che
“coloro che non hanno compreso, accusano l’autore dell’Iside Svelata di
aver predicato contro la reincarnazione; allorché quest’opera fu scritta, non
vi era nessuno, fra gli spiritisti inglesi o americani, che credesse nella
reincarnazione e quello che vi è detto, a questo proposito, è diretto agli
spiritisti francesi, la cui teoria è assurda e priva di filosofia… essi credono
in una reincarnazione immediata ed arbitraria” 20. Tuttavia, è da
questi spiritisti della scuola di Allan Kardec, con cui era stata un tempo, che
M.me Blavatsky aveva mutuato l’idea stessa di reincarnazione, con le modifiche
o i perfezionamenti, se si vuole, che aveva potuto apportarvi per renderla più
“filosofica”, allorché la riprese dopo averla abbandonata temporaneamente sotto
la spinta di altre influenze.
Quanto. al passo dell’Iside Svelata che
abbiamo citato, esso è troppo netto e non presenta niente di oscuro o di poco
comprensibile: non vi si pone minimamente la questione di discutere le modalità
della reincarnazione, né di sapere se questa è immediata o differita; è proprio
la stessa reincarnazione che, per la generalità dei casi, vi è rigettata
puramente e semplicemente.
Ecco quindi come la malafede di M.me Blavatsky
è ancora evidente; e si è visto che fu lei la prima a sostenere che si
comprendeva male il suo pensiero quando si scopriva nei suoi scritti qualche
asserzione scomoda, anzi qualche contraddizione formale; ed i suoi continuatori
seguiranno tale esempio con diligenza, ogni qual volta riterranno necessario
apportare qualche cambiamento più o meno importante nell’insegnamento
teosofista.
103
NOTE al Capitolo Nono
1. Le Monde Occulte, p. 45.
2. (n.a.) Le
donne non sono ammesse al Monte Athos, ma è verosimile che M.me Blavatsky, per
entrarvi, si sia travestita da maschio, come aveva fatto in altre occasioni ed
in particolare quando combatté nei ranghi dei garibaldini (vedere pag. 19).
3. Lettera
del 18 maggio 1875.
4. Lettera
del 22 giugno 1875.
5. Nel Lotus
Bleu del 7 nov. 1890 è d’etto che la “Loggia Blavatsky” di Londra
raccomandava la lettura della traduzione inglese di diverse opere di questo
autore; è vero d’altronde, che nel numero seguente, una “nota di rettifica”
dichiarava che la pubblicazione di queste traduzioni era stata semplicemente
“annunciata” dal Lucifer.
6. (n.a.) Sulla
sig.ra Hardinge-Britten e le opere che le sono state attribuite, vedere Errore
dello Spiritismo, pp. 20, 21 e 27 (ediz. francese).
7. Alcuni
la considerano come l’autrice delle opere anonime intitolate Art Magic e
Ghostland, che si riallacciano alle teorie di questa scuola.
8. Lettera
al giornale Light di Londra, del 9 dic. 1893.
9. Cfr. Old Diary Leaves, di Olcott.
10. L’Occultisme dans la Nature, p. 404.
11. L’Occultisme dans la Nature, pp. 222
e 263.
12. Dzyan
deve essere la corruzione di una parola sanscrita: sia jnâna,
conoscenza, sia dhyâna, contemplazione; M.me Blavatsky stessa ha
indicato queste due derivazioni (la prima nel Lotus del dic. 1897, la
seconda nella introduzione della Dottrina Segreta) senza mostrare di
essersi resa conto della loro incompatibilità.
13. (n.a.) “Del
Kandjur e del Tandjur, Alexandre Csoma de Körös ha pubblicato una
sintesi e tradotto dei frammenti, nel XX volume dell’Asiatic Researches,
Calcutta, 1836, in 4º , ed è da qui che la celebre M.me Blavatsky ha
saccheggiato alla cieca buona parte di questa famosa teosofia, che pretende di
aver ricevuto, per telepatia, da stiliti nascosti nel cuore
104
del Tibet, senza dubbio non lontano dall’Asgaard
di Renan (vedi Dialogues et Fragments, Parigi, 1876)”, (Augustin
Chaboseau, Essai sur la Philosophie bouddhique, p. 97).
Citiamo anche quest’altro passo della stessa
opera, che definisce perfettamente il “sincretismo” teosofista: “Costoro (i
fondatori della Società Teosofica) si richiamano ai ricordi di numerose
letture, frettolose e mal comprese, si appropriano della sostanza di molti
libri dimenticati o poco conosciuti, saccheggiano con poca fortuna i sistemi
religiosi, le dottrine filosofiche e le teorie scientifiche, in ragione di ciò
che si adatta al loro pensiero: hanno elaborato dei lavori ove si trovano
brandelli di Vedantismo, spezzoni di Taoismo, tratti egizi, campioni del
Mazdeismo, frammenti del Cristianesimo, resti del Brahmanesimo, briciole di
Gnosticismo, scarti della Kabbala ebraica, inezie di Paracelso, Darwin e
Platone, rimasugli di Swedenborg e di Hegel, di Schopenhauer e di Spinoza; e li
hanno propagandati in tutti i continenti affermando che si trattava dello
Esoterismo buddista… La scuola teosofista, a dispetto delle sue perpetue
contraddizioni, dei suoi errori lampanti, delle sue riconosciute vergogne è piaciuta
per un po’, per essersi atteggiata a rivelatrice di tutte le cose nascoste,
dispensatrice di ogni “potere latente”, edificatrice della ultima sintesi”
(Premessa, pp. 9-10).
14. Vedere
Correspondance de Victor Jacquemont, vol. I, pp. 226-227, 255 e 337.
15. Un
buon numero di queste contraddizioni sono state rilevate da Arthur Lillié in un
libro intitolato M.me Blavatsky and her Theosophy.
16. L’Occultisme dans la Nature, pp.
415-419.
17. Isid
Unveiled, t. I, p. 351 dell’ediz. inglese.
18. Isis Unveiled, t. I, p. 352.
19. Le Bouddhisme Ésotérique, pp.
173-174.
20. La Clef de la Théosophie, p. 267 ‑
Cfr., Theosophist, agosto 1882 ‑ Le Lotus, marzo 1887.
In quest’ultimo articolo (p. 16) M.me
Blavatsky ebbe tuttavia una “mancanza di precisione” per la quale invocò come
scusa gli “importanti errori” che si sono insinuati nell’edizione dell’Iside
Svelata.
105
CAPITOLO DECIMO
IL BUDDHISMO ESOTERICO
Abbiamo detto dall’inizio che non si può
propriamente parlare di dottrina teosofista, ed è possibile rendersene conto
adesso, attraverso gli esempi sulle divergenze e sulle contraddizioni che
abbiamo fornito, sia riguardo alla stessa M.me Blavatsky, sia fra lei ed i suoi
successori; in simili casi il termine dottrina non può propriamente applicarsi.
Ciò nonostante, là Società Teosofica pretende
di avere una dottrina o. piuttosto, pretende di non averne e tuttavia di averne
una. Ecco, infatti, cosa dice la stessa M.me Blavatsky: “Allorché diciamo che
la Società non ha alcuna particolare dottrina, ciò significa che non è obbligatoria
nessuna particolare credenza; ma questo è valido, naturalmente, per la
generalità dei membri. Voi sapete che la Società è divisa in cerchio interno e
cerchio esterno. I membri del cerchio interno (vale a dire la “sezione esoterica”)
hanno in effetti una filosofia o, se si preferisce, un particolare sistema
religioso” 1.
In tal modo, la credenza in questa dottrina è
“obbligatoria” almeno per i membri che vogliono andare più in là del “cerchio
esterno”; senza dubbio, in seno a quest’ultimo, si dava prova, in principio,
della più larga tolleranza, ammettendovi le persone che professavano tutte le
opinioni; ma, anche lì, tale tolleranza spariva ben presto appena costoro si
permettevano di discutere certi “insegnamenti” ed allorché ciò accadeva, si
sapeva far ben comprendere che nella Società non v’era posto per loro.
Quanto alla “sezione esoterica”, coloro che
avevano dato prova del minimo spirito critico potevano esser certi che non vi
sarebbero entrati mai; d’altronde, la domanda di ammissione che si faceva
106
compilare ai candidati, comportava una formula
nella quale dovevano affermare esplicitamente l’autenticità di insegnamenti dei
quali si riconosceva che non sapessero nulla 2!
Questo cosiddetto “sistema religioso
particolare” che costituisce la dottrina ufficiale del teosofismo e che si
presenta molto semplicemente come “l’essenza stessa di tutte le religioni e
della verità assoluta” 3, porta il segno fortemente visibile delle
molteplici e discordanti fonti dalle quali è stato tratto: lungi dall’essere
“l’origine comune” di tutte le dottrine, come si vorrebbe far credere, non è
che il risultato degli imprestiti che sono stati operati senza discernimento ed
ai quali ci si è sforzati di dare artificialmente un’apparenza di unità che non
resiste all’esame. Non è insomma che un miscuglio confuso di neo-platonismo, di
gnosticismo, di Kabbala giudaica, di ermetismo e d’occultismo, il tutto
raggruppato alla meno peggio intorno a due o tre idee che, si voglia o no, sono
d’origine del tutto moderna e puramente occidentale. È tale miscuglio
eterogeneo che è stato presentato fin dall’inizio come “Buddhismo esoterico”;
ma non di meno, dal momento che era troppo facile accorgersi che esso non presentava
con il vero Buddhismo che dei rapporti assai vaghi, era necessario provare a
spiegare come poteva parlarsi di Buddhismo pur trattandosi di una cosa diversa:
“L’errore (che consiste nel credere che noi siamo tutti discepoli di Gautama
Buddha) è derivato dalla mancanza di comprensione del reale senso del titolo
dell’eccellente opera di A.P. Sinnett: Esoteric Buddhism; quest’ultimo
termine avrebbe dovuto essere scritto con una sola d, ed allora Budhism
avrebbe avuto il senso reale che doveva avere, quello di Religione della
Saggezza (da bodha, bodhi, intelligenza, saggezza) al posto di Buddhism,
la filosofia religiosa di Gautama” 4.
Per dimostrare il poco valore di questa
sottile distinzione è sufficiente dire che in sanscrito, per designare
l’intelligenza, vi è anche il termine buddhi, che si scrive (o meglio si
trascrive) con due d; segnaliamo per inciso, a proposito di quest’ultimo
termine, che M.me Besant ha deciso di tradurlo come “ragion pura”,. quando
invece esso significa esattamente “intuizione intellettuale”; il cambio di
terminologia non è sufficiente a far sparire le confusioni! A rigore,
“Budhismo” (con una sola d) non potrebbe significare che la “dottrina di
Mercurio”, vale a dire un equivalente “sanscritizzato”, se ci si può esprimere
così, dell”‘ermetismo” greco-egiziano; ma l’idea di questa interpretazione
sembra non sia mai venuta ai
107
teosofisti, poiché non pensiamo che nella
spiegazione suddetta si volesse fare allusione volontaria e diretta agli
insegnamenti di un altro “Mercurio”, che allora era conosciuto ancora col nome
di Koot Hoomi; ed è veramente un peccato, poiché una tale allusione non sarebbe
stata priva di una certa ingegnosità.
La dichiarazione che abbiamo riportato non
impedisce alla stessa M.me Blavatsky di contribuire a mantenere l’equivoco,
dichiarando, subito dopo, che il Buddhismo (con due d) comporta ad un
tempo degli insegnamenti essoterici e degli insegnamenti esoterici, di modo che
si è spontaneamente portati a chiedersi fino a che punto il “Buddhismo
esoterico” ed il “Budhismo esoterico” possono essere veramente distinti l’uno
dall’altro.
Del resto, Sinnett aveva ben presente la
pretesa “dottrina esoterica” che si era incaricato di esporre come proveniente
dal Buddhismo propriamente detto o da una delle sue derivazioni, e nello stesso
tempo come costituente un legame fra questo ed il Brahmanesimo; egli stabiliva
anche questo legame nel modo più straordinario, facendo di Shankarâchârya, che
fu uno dei più irriducibili avversari del Buddhismo in india, una “seconda
incarnazione” di Buddha 5 e questo in base alle dichiarazioni di un
Brahmano “iniziato” del sud dell’India, “sanscritista dei più eminenti ed
occultista dei più seri” 6, che non era altri che Subba Rao.
Malgrado tutto, Sinnett non poteva impedirsi di riconoscere che “questo modo di
vedere non è per nulla accettato dalle autorità indù non iniziate”, vale a
dire, in realtà dai non teosofisti; ora, tutti gli Indù aventi qualche autorità
non hanno mai avuto che il più profondo disprezzo per il teosofismo e, per di
più, non è certo a Madras che occorre andare se si vogliono trovare dei “sanscritisti
eminenti”. È veramente troppo facile, per prevenire le obiezioni dei propri
avversari, proclamare che essi non sono “iniziati”, ma sarebbe forse un po’
meno facile indicare degli “iniziati”, del tipo di cui si tratta, che non
abbiano alcun rapporto con gli ambienti teosofisti.
La verità, in effetti, è che non vi è mai
stato un “Buddhismo esoterico” autentico; se si vuol trovare dell’esoterismo
non è certo lì che ci si deve rivolgere, poiché il Buddhismo fu essenzialmente,
alle sue origini, una dottrina popolare che servì d’appoggio teorico ad un
movimento sociale a tendenze egualitarie. In India esso non costituì che una
semplice eresia, con nessun vero legame capace di ricollegarlo alla tradizione
brahmanica, con cui aveva invece
108
rotto apertamente, non solo dal punto di vista
sociale, rigettando l’istituzione delle caste, ma anche dal punto di vista
dottrinale, negando l’autorità dei “Veda”. Del resto, il Buddhismo
rappresentava qualcosa di talmente estraneo allo spirito indù che, ormai da
molto tempo, è completamente sparito dal paese ove era nato; è solamente a
Ceylon ed in Birmania che esiste ancora allo stato quasi puro, mentre in tutti
gli altri paesi ove si è sparso si è modificato al punto da risultare del tutto
irriconoscibile. In Europa si ha generalmente la tendenza ad esagerare
l’importanza del Buddhismo, che è certamente di gran lunga la meno interessante
di tutte le dottrine orientali, ma che, proprio in quello che costituisce per
l’Oriente una deviazione ed una anomalia, può sembrare più accessibile alla
mentalità occidentale e meno lontano dalle forme di pensiero alle quali viene
accomunato.
È probabilmente questa la principale ragione
della predilezione di cui lo studio del Buddhismo è stato oggetto a tutt’oggi
da parte della maggioranza degli orientalisti, ancorché, da parte di qualcuno
di essi, non si siano aggiunte delle intenzioni di altro ordine, consistenti
nel provare a farne lo strumento di un anticristianesimo al quale esso è
evidentemente, di per sé, del tutto estraneo.
Émile Burnouf, in particolare, non fu esente
da queste ultime preoccupazioni e ciò lo spinse a legare con i teosofisti,
animati dallo stesso spirito di concorrenza religiosa; vi fu così in Francia,
qualche anno fa, un tentativo, che ottenne d’altronde poco successo, per
diffondere un certo “Buddhismo eclettico” assai fantasioso, inventato da Leon
de Rosny 7, a cui, benché non fu mai teosofista, Olcott dedicherà
degli elogi nella introduzione che scrisse appositamente per la traduzione
francese del suo Catéchisme Bouddhique 8.
Per altri versi, non si può negare che la
Società Teosofica aveva tentato di annettersi il Buddhismo, anche semplicemente
“essoterico”; questo tentativo fu attuato in primo luogo con la pubblicazione,
nel 1881, del già citato Catéchisme Bouddhique di Olcott 9.
Questo opuscolo era munito dell’approvazione
del Rev. H. Sumàngala, direttore del Vidyodaya Parivena (collegio) di Colombo,
che per la circostanza si proclamava “Gran Sacerdote della Chiesa Buddhista del
Sud”, alto ufficio di cui nessuno aveva fino ad allora supposto l’esistenza.
109
Qualche anno più tardi, lo stesso Olcott, dopo
un viaggio in Giappone ed un giro in Birmamia, si vantò di aver realizzato la
riconciliazione delle Chiese Buddhiste del Nord e del Sud 10.
Allora Sumàngala scriveva: “Dobbiamo al
colonnello Olcott il Catechismo col quale i nostri fanciulli apprenderanno i
primi principi della nostra religione e le fraterne relazioni che, da adesso,
si sono instaurate con i nostri correligionari del Giappone e di altri paesi
buddhisti” 11. Conviene aggiungere che le scuole ove veniva
insegnato il Catechismo di Olcott non erano che delle creazioni teosofiste;
abbiamo in questo caso la testimonianza della stessa M.me Blavatsky che, nel
1890, scriveva: “A Ceylon noi abbiamo richiamato in vita e cominciato a
purificare a Buddhismo; abbiamo creato delle scuole superiori ed abbiamo preso
circa cinquanta scuole di minore importanza sotto la nostra sorveglianza” 12.
D’altra parte, verso la stessa epoca, Sir
Edwin Arnold, autore di Lumière de l’Asie, s’era recato in India per
lavorare, anche lui, al riavvicinamento delle Chiese Buddhiste; non è lecito
considerare molto sospette queste iniziative occidentali in un campo simile?
È, forse, per legittimare il ruolo di Olcott
che Leadbeater ha raccontato che questi era stato, in una sua precedente
incarnazione, il re Ashoka, grande protettore del Buddhismo, dopo essere stato
anche, in un’altra, Gushtasp, re della Persia e protettore dello Zoroastrismo 13;
gli spiritisti non sono dunque i soli ad avere la mania di credersi dei
personaggi illustri!
Quando Olcott morì, si pose sul suo corpo,
insieme alla bandiera americana, “lo stendardo buddhista che lui stesso aveva
ideato e sul quale erano disposte, nel loro ordine, i colori della aura del
Signore Buddha” 14; fantasie da “chiaroveggenti” alle quali i
buddhisti autentici non hanno mai concesso la minima importanza.
In fondo, tutte queste storie si riallacciano
soprattutto al ruolo politico della Società Teosofica, sul quale avremo
occasione di spiegarci più avanti; sembra d’altronde, che non ci sia stato un
seguito riguardo all’unione delle diverse branche del Buddhismo, ma bisogna
considerare che i teosofisti non hanno rinunciato ad utilizzare il Buddhismo
del Sud, poiché uno degli appartenenti ad esso, C. Jinarâjadâsa (attuale vice
presidente della Società Teosofica), annunciava recentemente di aver ricevuto
dal “Gran Sacerdote di Colombo” il potere di accettare nella religione
buddhista
110
gli europei che lo desiderano 15.
Ciò riduce la Chiesa in questione, come certe
Chiese cristiane di cui parleremo, al rango delle diverse organizzazioni che la
Società Teosofica impiega come ausiliarie, per la sua propaganda e per la
realizzazione dei suoi disegni particolari.
111
NOTE al Capitolo Decimo
l. La Clef de la Théosophie, p. 86.
2. (n.a.) Abbiamo avuto fra le mani un esemplare della dichiarazione
richiesta ai candidati alla “sezione esoterica”, chiamata oggi “Scuola
Teosofica Orientale”, ove si legge, all’inizio e a firma di M.me Blavatsky, il
seguente preambolo: “Il prescelto, che entra nella Scuola senza accettare i
fatti fondamentali della natura, sui quali poggiano gli insegnamenti della
Scuola stessa, senza fede negli Istruttori e senza l’ardente desiderio
di imparare, per divenire più utile ai suoi compagni, va incontro ad una
delusione inevitabile. È per questo che si devono porre le seguenti condizioni
e che nessun candidato può essere ammesso senza soddisfarle. Si dovrà dunque
firmare il seguente testo e ritornarlo al Segretario Corrispondente della
Divisione”.
Segue, la stessa dichiarazione, che è così
concepita:
“1º Io concordo con i tre scopi della S.T.
2º Io sono convinto della verità dei
principali insegnamenti della Filosofia Esoterica: l’Esistenza Unica, da cui
tutto procede; la Legge di Periodicità; l’identità dello spirito dell’uomo con
lo Spirito Universale; la Reincarnazione; il Karma; l’esistenza della Grande
Fraternità.
3º Io desidero diventare membro della E.E.T.,
allo scopo di purificare e di spiritualizzare la mia vita per divenire un più
utile servitore dell’Umanità.
4º lo do per certo che H.P.B. era in possesso
di un sapere che attesta la sua missione come Messaggero della Grande
Fraternità e che questa Scuola che lei ha fondato è pertanto sotto la
protezione della Grande Fraternità.
5º Io riconosco Annie Besant come suo
successore, come capo di questa Scuola, sotto la direzione dei Maestri e come
Loro Messaggera da Loro designata a svolgere tale mansione”.
3. La
Clef de la Théosophie, pp. 83-86.
4. La Clef de la Théosophie, p. 20 ‑
Cfr. Le Lotus, sett. 1887, p. 325.
5. Le Bouddhisme Ésotérique, pp.
215-216.
6. Le Bouddhisme Ésotérique, p. 221.
7. In
compenso, apparteneva alla Massoneria (Lanterne, 18 Aprile 1894).
8. (n.a.) Esiste
attualmente a Londra una Loggia Buddhista che ha per organo una rivista
intitolata Buddhism in England; tale Buddhismo “che
112
non è di alcuna scuola, ma di tutte” (sic)
e che, d’altronde, è un po’ troppo chiaramente “adattato” alla mentalità
europea, richiama alquanto il “Buddhismo eclettico” di Leon de Rosny.
9. (n.a.) Il Catéchisme Bouddhique di Olcott
venne tradotto in giapponese da Midzutani Riozen; il Lotus dell’ott.
1887, nel riportare questa notizia, aggiungeva: “Vi è da sperare che il
Giappone non si cristianizzi mai”.
10. Vedere,
a riguardo, le, diverse informazioni pubblicate sul Lotus Bleu, 27 dic.
1891, 27 aprile, 27 sett. e 27 dic. 1892.
11. Messaggio
indirizzato al “Parlamento delle Religioni” di Chicago del 1893.
12. Lotus Bleu, 7 ott. 1890.
13. L’Occultisme dans la Nature, p. 409.
14. L’Occultisme dans la Nature, p. 413.
15. Revue Théosophique Française, sett. 1920.
113
CAPITOLO UNDICESIMO
PUNTI PRINCIPALI DELL’INSEGNAMENTO TEOSOFISTA
Se si considera nel suo insieme la sedicente
dottrina teosofista, ci si accorge subito che ciò che ne costituisce il punto
centrale è l’idea di “evoluzione” l; ora, questa idea è
assolutamente estranea agli orientali, ed anche in occidente essa è nata solo
recentemente. In effetti, l’idea stessa di “progresso”, di cui essa è una forma
più o meno complicata da delle pretese considerazioni “scientifiche”, non risale
molto più in là della seconda metà del XVIII secolo, i suoi veri promotori
essendo stati Turgot e Condorcet; non vi è dunque bisogno di risalire tanto
lontano per trovare l’origine storica di questa idea, che tanti, a. causa delle
loro abitudini mentali, hanno finito col credere essenziale per lo spirito
umano, mentre invece la maggior parte dell’umanità continua ad ignorarla o a
non tenerla in alcun conto 2.
Da ciò emerge subito una conclusione
nettissima: dal momento che i teosofisti sono “evoluzionisti” (e lo sono fino
al punto di ammettere generalmente perfino il trasformismo, che è l’aspetto più
grossolano dell’evoluzionismo, escludendo tuttavia certi punti della teoria
darwiniana) 3, essi non sono ciò che pretendono di essere ed il loro
sistema non può “avere per base la più antica filosofia del mondo” 4.
Senza dubbio i teosofisti sono lontani
dall’essere i soli a scambiare per “legge” ciò che è invece una semplice
ipotesi, ed anche, a nostro avviso, un’ipotesi molto inconsistente; tutta la
loro originalità consiste nel presentare questa pretesa legge come un dato
tradizionale, allorché sarebbe piuttosto tutto il contrario.
D’altronde, non si capisce bene come la
credenza nel progresso possa conciliarsi con l’attaccamento ad una “dottrina
arcaica”
114
(l’espressione è di M.me Blavatsky): per
chiunque ammette l’evoluzione, la dottrina più moderna dovrà logicamente essere
la più perfetta; ma i teosofisti, che non fanno caso alle contraddizioni, non
sembra si siano nemmeno posta la questione.
Non ci soffermeremo a lungo sulla storia
fantastica della evoluzione umana, come la descrivono i teosofisti: sette
“razze madri” si succedono nel corso di un “periodo mondiale”, vale a dire
mentre l’“onda vitale” soggiorna in uno stesso pianeta; ogni “razza” comprende
sette “sotto-razze”, di cui ciascuna è divisa a sua volta in sette “branche”.
D’altra parte, l’“onda vitale” percorre successivamente sette sfere in una
“ronda” e questa “ronda” si ripete sette volte in una stessa “catena
planetaria”, dopo di che l’“onda vitale” passa ad un’altra “catena”, composta
ugualmente di sette pianeti, che sarà percorsa, a sua volta, sette volte; si
hanno così sette “catene” in un “sistema planetario”, chiamato anche “impresa
d’evoluzione”; ed infine il nostro sistema solare è formato da dieci “sistemi
planetari”; su quest’ultimo punto vi sono comunque delle perplessità.
Attualmente noi siamo alla quinta “razza” del
nostro “periodo mondiale” ed alla quarta “ronda” della “catena” di cui la Terra
fa parte e nella quale essa occupa il quarto posto; questa “catena” è
ugualmente la quarta del nostro “sistema planetario” ed essa comprende, come
abbiamo già indicato, due altri pianeti fisici, Marte e Mercurio, più quattro
sfere che sono invisibili ed appartengono a dei “piani superiori”; la “catena”
precedente è chiamata “catena lunare” poiché è rappresentata sul “piano fisico”
dalla Luna. Certi teosofisti interpretano d’altronde questi dati in una maniera
assai diversa e pretendono che non si tratti, in tutto ciò, che di stati
diversi e di “incarnazioni” successive della stessa Terra, i nomi degli altri
pianeti essendo solo delle designazioni puramente simboliche; queste cose sono
invero molto oscure e non finiremmo mai se volessimo rilevare tutte le
contraddizioni alle quali danno luogo.
Occorre ancora aggiungere che vi sono sette
regni: tre “elementali”, più i regni, minerale, vegetale, animale ed umano e
che, passando da una “catena” alla successiva, gli esseri di uno di questi
regni passano in genere al regno immediatamente superiore; in effetti sono
sempre gli stessi esseri che si ritiene compiano la loro evoluzione attraverso
molteplici incarnazioni nel corso dei diversi periodi che abbiamo indicato.
115
Le cifre che sono indicate per la durata di
questi periodi sono meno verosimili di tutto il resto: secondo la Dottrina
Segreta, l’apparizione dell’uomo sulla terra, nella quarta “ronda”, risale
a 18 milioni di anni fa, mentre trecento milioni di anni fa l’“onda vitale” ha
raggiunto il nostro globo alla sua prima “ronda”. Vero è che oggi si è molto
meno certi a tale proposito, rispetto all’inizio: Leadbeater ha anche
dichiarato che “noi ignoriamo se tutte le ronde e tutti i periodi razziali
hanno un’eguale durata” e che d’altronde “è inutile cercare di valutare in anni
questi enormi periodi di tempo” 5. Per ciò che concerne i periodi
più ristretti, Sinnett ha affermato che ‘Ia presente razza dell’umanità, la
quinta razza della quarta ronda, ha incominciato ad evolversi un milione di
anni fa” e questo è “un numero vero, che si può prendere alla lettera”
(corsivo di. Sinnett) 6; d’altra parte, secondo gli autori delle
“Vite di Alcyone”, alle quali abbiamo già accennato, “la fondazione della
quinta razza risale al 79997 avanti Cristo” 7; quest’ultima
affermazione, che è di una precisione sorprendente, non sembra potersi
conciliare molto con la precedente e non è proprio il caso di beffarsi degli
studiosi che, senza dubbio, non si accordano molto meglio sulla valutazione
della durata dei periodi geologici, ma che almeno presentano i loro calcoli
solo come delle pure ipotesi. Qui, al contrario, abbiamo a che fare con della
gente che pretende di essere in grado di verificare direttamente le loro
asserzioni e di avere a loro disposizione, per ricostruire la storia delle
razze scomparse 8, gli “archivi âkâshichi”, vale a dire le immagini
stesse degli avvenimenti passati, registrati fedelmente ed in maniera
indelebile, nella “atmosfera invisibile” della Terra.
Le concezioni che abbiamo riassunte non sono
in fondo che un’assurda caricatura della teoria indù dei cicli cosmici; questa
è in realtà tutt’altra cosa e non ha, beninteso, niente di evoluzionista; per
di più, le cifre che vi sono riportate sono essenzialmente simboliche ed il
prenderle letteralmente per dei numeri di anni è solo indice di una grossolana
ignoranza, della quale i teosofisti, d’altronde, non sono i soli a dare prova;
possiamo anche dire, senza insistervi ulteriormente, che questa teoria dei cicli
è una di quelle il cui vero significato è il più difficilmente accessibile agli
occidentali in generale.
Per ritornare alle concezioni teosofiste, se
si entrasse nei dettagli vi si troverebbero ancora ben altre singolarità: la
descrizione delle prime razze umane e della loro solidificazione progressiva
116
ne è un esempio; nella “ronda” attuale, fra
l’altro, la separazione dei sessi non si sarebbe effettuata che verso la metà
della terza razza. Sembra anche che.ogni “ronda” sia consacrata in modo
particolare allo sviluppo di uno dei principi costitutivi dell’uomo; alcuni
aggiungono anche che un nuovo senso si sviluppa all’apparire di ogni razza;
com’è possibile dunque che i popoli che ci vengono presentati come delle
vestigia di razze anteriori, più precisamente della terza e della quarta, hanno
tuttavia cinque sensi, esattamente come noi?
Questa difficoltà non impedisce di precisare
che la “chiaroveggenza”, che ci si sforza in modo particolare di ottenere nella
“sezione esoterica”, è il germe del sesto senso, che diventerà normale nella
sesta “razza madre”, quella che dovrà succedere immediatamente alla nostra.
D’altronde, è naturalmente alle investigazioni
dei “chiaroveggenti” che si rifà tutto questo romanzo preistorico, nel quale
ciò che si riferisce alle antiche civiltà somiglia veramente un po’ troppo alle
invenzioni ed alle scoperte della scienza moderna: vi si trova perfino
l’aviazione e la radio-attività 9, cosa questa che dimostra da quali
preoccupazioni siano influenzati gli autori, e sotto questo profilo, sono
parimenti caratteristiche le considerazioni relative all’organizzazione sociale
10.
Allo stesso ordine di preoccupazioni, molto
moderne, si deve anche ricollegare il ruolo che giuoca nelle teorie teosofiste,
ancor più che nelle teorie spiritiste, la “quarta dimensione” dello spazio; i
teosofisti vanno anche più lontano nelle “dimensioni superiori”, e dichiarano
categoricamente che “lo spazio ha sette dimensioni” 11, cosa questa
che sarà ritenuta molto arbitraria dai matematici, che concepiscono delle
geometrie con un numero qualsiasi di dimensioni, considerandole però solo come
delle semplici costruzioni algebriche, tradotte in termini spaziali per
analogia con la geometria analitica ordinaria.
Fra le fantasie pseudo-scentifiche, si può
annoverare la descrizione dettagliata dei diversi tipi di atomi 12;
si dice che questi atomi sono stati osservati sempre per mezzo della
“chiaroveggenza” ed è pure a questa facoltà che si deve la conoscenza dei
colori degli elementi invisibili dell’uomo 13: bisogna credere che
questi organismi “iperfisici” siano dotati di proprietà fisiche!
Aggiungeremo, del resto, che non vi sono
“chiaroveggenti” solo presso i teosofisti, essi non mancano neanche presso gli
occultisti
117
e gli spiritisti; il male è che gli uni e gli
altri non sono d’accordo e che le loro visioni sono sempre conformi alle teorie
sostenute dalle scuole alle quali appartengono; in tali condizioni occorre
veramente molta buona volontà per accordare qualche importanza a tutte queste
fantasticherie.
Abbiamo accennato agli elementi o principi
costitutivi dell’essere umano; questa questione della costituzione dell’uomo
occupa un posto importante negli “insegnamenti” dei teosofisti, che vi hanno
dedicato un certo numero di speciali trattati 14; d’altronde, tale
questione è lontana dall’essere così semplice come spesso si immagina. In
effetti non è con poche righe che si potrebbe dimostrare in qual modo i
teosofisti hanno snaturato, qui come dappertutto, le concezioni orientali; noi
ci proponiamo di pubblicare, allorché le circostanze ce lo permetteranno, un
lavoro nel quale esporremo le vere concezioni indù su tale questione ed allora.
ci si potrà rendere conto del fatto che i teosofisti hanno attinto quasi
esclusivamente alla terminologia, appropriandosene senza comprenderla 15.
Ci limiteremo dunque a dire che, per i
teosofisti, nell’uomo vi sono sette principi distinti; del resto, vi è qualche
divergenza, non solo a riguardo della loro nomenclatura (abbiamo detto che M.me
Besant ha finito con l’abbandonare i termini sanscriti), ma anche, cosa che è
più grave, a riguardo dell’ordine col quale devono essere classificati.
Comunque sia, questi principi sono visti come aventi dei “corpi” che sarebbero
in qualche modo incastrati gli uni negli altri o che perlomeno si
compenetrerebbero, non differenziandosi insomma che per la loro maggiore o
minore sottigliezza; questa è una concezione che materializza le cose in
maniera singolare e, naturalmente, nelle dottrine indù non esiste niente del
genere.
D’altronde, i teosofisti qualificano
volentieri le loro teorie di “materialismo trascendente”; per loro “tutto è
materia”, sotto le condizioni più diverse, “materia, spazio, movimento, durata,
costituiscono la sola e medesima sostanza eterna dell’universo” 16.
Può darsi che postulati come questi abbiano un
senso per certi occidentali moderni, ma ciò che è certo è che non ne hanno
assolutamente per gli orientali, i quali, per essere esatti, non hanno nemmeno
la nozione di “materia” (non si trova in sanscrito alcun termine che vi
corrisponda, nemmeno in maniera molto approssimativa);
118
secondo noi, tali postulati non possono che
mettere in evidenza le enormi limitazioni entro cui è racchiuso il pensiero
teosofista.
Ciò che bisogna ricordare è che i teosofisti
sono tutti d’accordo nel ritenere la costituzione dell’uomo come settenaria
(cosa che non fa alcuna scuola indù); è solo a cose fatte che certi occultisti
hanno cercato di stabilire una corrispondenza fra questa concezione e la loro
concezione ternaria, riunendo in uno stesso gruppo degli elementi che nella
prima sono distinti, e non vi sono sempre riusciti nella maniera più felice;
ciò è bene segnalarlo per evitare tante.confusioni fra teorie che, benché abbiano
tanti punti di contatto, presentano nondimeno delle importanti divergenze.
Del resto, i teosofisti tengono talmente a
ritrovare dappertutto il settenario (ci se ne rende conto facilmente
dall’esposizione dei periodi d’evoluzione) che laddove incontrano delle
classificazioni che comprendono cinque principi o cinque elementi, cosa che
capita frequentemente in India, così come in Cina, pretendono che esistano due
altri termini che si sono tenuti nascosti; naturalmente nessuno è in grado di
spiegare la ragione di una così singolare discrezione.
Un’altra questione che è connessa alla
precedente è quella degli stati che l’uomo deve attraversare dopo la morte 17;
per comprendere ciò che viene detto, occorre sapere che il settenario umano è
considerato come comprendente, da un lato, un quaternario inferiore formato da
elementi corruttibili e dall’altro, un ternario superiore formato da elementi
immortali; aggiungiamo a questo proposito che i principi superiori non sono
pienamente costituiti che negli uomini più “evoluti” e che lo saranno in tutti
gli uomini alla fine della “settima ronda”. L’uomo deve spogliarsi
successivamente di ciascuno dei suoi “corpi” inferiori, dopo un soggiorno più o
meno lungo nel “piano” corrispondente; in seguito giunge ad un periodo di
riposo, detto “stato dêvachanico”, in cui gode di ciò che ha acquisito nel
corso della sua ultima esistenza terrestre, tale “stato” ha fine allorché deve
rivestirsi di nuovi “veicoli” inferiori per “ritornare a reincarnarsi”.
È di questo periodo “dêvachanico” che si era
preteso all’inizio di fissare la durata in maniera uniforme, ed abbiamo poi
visto come si fosse ritornati su questa prima opinione; ciò che è degno di nota
è che la durata di un simile stato, qualificato d’altro canto come
“soggettivo”, sia misurabile in unità di tempo terrestre!
119
È sempre la stessa attitudine a materializzare
ogni cosa, ed in tali condizioni non si è certo qualificati per poter mettere
in ridicolo il “Summerland” degli spiritisti anglosassoni 18, che è
solo un po’ più grossolanamente materiale; dopotutto, fra queste due concezioni
vi è solo una differenza di grado e da ambo le parti si potrebbero trovare
moltissimi esempi delle rappresentazioni assurde che, in quest’ordine di idee,
può produrre l’immaginazione, trasponendo in altri stati ciò che è
essenzialmente proprio alla vita terrestre.
Del resto sarebbe poco utile soffermarsi a
discutere la teoria che abbiamo riassunto molto sommariamente, semplificandola
il più possibile e trascurando i casi eccezionali; per dimostrare che manca
assolutamente di fondamento basterà dire che essa suppone innanzi tutto la
realtà di qualche cosa che è propriamente un’assurdità: intendiamo parlare
della reincarnazione.
Abbiamo menzionato in più di una occasione
questo concetto della reincarnazione, che è considerata come il mezzo
attraverso cui si compie l’evoluzione, dapprima per ogni singolo uomo, in
seguito e di conseguenza, per l’intera umanità, e quindi per l’insieme
dell’universo. Alcuni arrivano persino a sostenere che la reincarnazione è “il
corollario obbligato della legge d’evoluzione” 19, cosa, invero,
esagerata, poiché vi sono molti evoluzionisti che non la ammettono
assolutamente; sarebbe assai curioso veder discutere tale questione fra
evoluzionisti di scuole diverse, anche se dubitiamo fortemente che da una
simile discussione possa venirne la minima delucidazione.
Comunque sia, questa idea della reincarnazione
è, come quella dell’evoluzione, un’idea molto moderna; sembra che abbia preso
consistenza soprattutto verso il 1830 o il 1848, in certi ambienti socialisti.
francesi: la maggior parte dei rivoluzionari di quell’epoca erano dei
“mistici”, nel senso più deteriore del termine, e si sa a quali stranezze
diedero luogo le teorie fourieriste, saint-simoniane ed altre dello stesso
genere. Per questi socialisti la concezione reincarnazionista, i cui primi
inventori furono forse Fourier e Pierre Leroux 20, aveva l’unica
ragion d’essere nel fatto che spiegava l’ineguaglianza delle condizioni sociali
o per lo meno rimuoveva ciò che loro vi trovavano di sgradevole, attribuendolo
alle conseguenze delle azioni compiute in qualche esistenza anteriore; talvolta
accade anche ai teosofisti di porre tale giustificazione in primo piano 21,
benché loro vi insistono generalmente meno
120
degli spiritisti.
In fondo, una teoria come questa non spiega
assolutamente niente, essa non fa che differire le difficoltà, se ve ne sono,
poiché se vi fosse stata veramente uguaglianza fin dalle origini, tale
uguaglianza non avrebbe mai potuto essere infranta, a meno che non se ne
contesti formalmente la validità del principio di ragion sufficiente; ma, in
quest’ultimo caso, la questione non si pone più e l’idea stessa di legge
naturale che si è voluto far intervenire nella soluzione, non significa più
niente.
Del resto, vi è ancora da dire molto di più
che questo, contro la reincarnazione, poiché, ponendosi dal punto di vista
della metafisica pura, se ne può dimostrare l’assoluta impossibilità, e questo
senza alcuna eccezione del genere di quelle ammesse dalla H.B. of L.;
d’altronde, noi qui ci riferiamo alla impossibilità della reincarnazione non
solo sulla terra, ma anche su un astro qualunque 22; così come alla
impossibilità di certe altre bizzarre concezioni come quella di una
molteplicità di incarnazioni simultanee su pianeti diversi 23; come
abbiamo visto, secondo i teosofisti vi è una lunga serie di incarnazioni su
ciascuno dei globi che fanno parte di uno stesso sistema 24.
La medesima dimostrazione metafisica vale
tanto contro tali teorie che contro quella dell’“eterno ritorno” di Nietsche;
ma, benché tale dimostrazione sia semplice in se stessa, la sua esposizione ci
condurrebbe troppo lontano, a causa di tutto ciò che presuppone per essere ben
compresa.
Diremo solamente, per ridurre al loro giusto
valore le pretese dei teosofisti, che nessuna dottrina tradizionale ha mai
ammesso la reincarnazione e che tale idea fu completamente estranea a tutta
l’antichità, benché si sia voluto appoggiarla, con una interpretazione
tendenziosa, a qualche testo più o meno simbolico; nello stesso buddhismo, si
parla solo di “cambiamenti di stato” che, evidentemente, non è per niente la
stessa cosa della pluralità delle vite terrestri successive; è solo
simbolicamente, lo ripetiamo, che degli stati differenti d’esistenza hanno
potuto essere, talvolta, descritti come delle “vite”, per analogia con lo stato
attuale dell’essere umano e con le condizioni della sua esistenza terrestre 25.
La verità dunque è, molto. semplicemente,
questa: è agli ambienti socialisti di cui abbiamo parlato che appartenevano i
primi spiritisti della scuola di Allan Kardec ed è là che essi presero, come
qualche scrittore della stessa epoca 26, l’idea di reincarnazione,
ed
121
è dalla scuola spiritista francese che M.me
Blavatsky trasse a sua volta questa idea, come più tardi accadrà agli
occultisti della scuola di Papus; ciò che conosciamo sul primo periodo della
vita di M.me Blavatsky non consente alcun dubbio a riguardo.
Abbiamo visto, tuttavia, che la fondatrice
della Società Teosofica aveva avuto talvolta qualche esitazione e che aveva
anche abbandonato per un certo tempo la teoria reincarnazionista, mentre i suoi
discepoli, al contrario, ne hanno fatto un vero articolo di fede da sostenere
senza neanche cercare di giustificarlo; ma, in maniera generale e lasciando da
parte il periodo durante il quale fu sotto l’influenza della H.B. of L, lei
avrebbe potuto conservare e far sua la divisa di Allan Kardec: “Nascere, morire,
rinascere e progredire senza posa, questa è la legge”.
Se vi sono state divergenze di vedute fra M.me
Blavatsky e gli spiritisti francesi, esse non riguardano il principio ma solo
le modalità della reiricarnazione, e quest’ultimo punto è di un’importanza
molto secondaria rispetto al primo; del resto abbiamo visto che i teosofisti
attuali vi hanno ancora apportato delle modifiche.
È assai curioso notare, d’altra parte, che gli
spiritisti inglesi ed americani, contrariamente ai francesi, respingono
formalmente la reincarnazione o perlomeno la respingevano al tempo di M.me
Blavatsky, mentre oggi ve ne sono alcuni che la ammettono, probabilmente,
benché non se ne rendano conto, sotto l’influenza delle idee teosofiste, che si
sono diffuse prodigiosamente in tutti i paesi anglosassoni.
Beninteso, non accade la stessa cosa a
riguardo delle esperienze dei “chiaroveggenti”: le “comunicazioni” ricevute
dagli uni e dagli altri di questi spiritisti confermano ciascuno nella propria
teoria, dal momento che si tratta del semplice riflesso delle loro stesse idee;
d’altronde, non vogliamo dire che in tutte le “comunicazioni” di questo genere
sono presenti solo componenti di questo tipo, ma ordinariamente vi è certo
parecchio di tutto ciò.
Alla pretesa legge della reincarnazione
si riallaccia la cosiddetta legge del “Karma”, secondo la quale le condizioni
di ogni esistenza sarebbero determinate dalle azioni compiute nel corso delle
esigenze precedenti: è “questa legge invisibile e sconosciuta 27 che
adatta con saggezza, intelligenza ed equità ogni effetto alla sua causa e che,
in forza di quest’ultima, arriva fino a colui che l’ha prodotta” 28;
M. me Blavatsky la chiama “legge della ricompensa”, e Sinnett “legge della
causalità etica”; in effetti si tratta di una
122
causalità di un genere tutto speciale, la cui
concezione è subordinata a delle preoccupazioni di ordine morale, per cui, lo
si è visto, è una specie di “giustizia immanente”.
Una simile concezione si ritrova ugualmente,
salvo i termini che la designano, presso gli occultisti e gli spiritisti, molti
dei quali arrivano sino a pretendere di determinare con una straordinaria
esattezza, e nei minimi particolari, le relazioni fra ciò che capita ad un
individuo nella sua vita presente e ciò che egli ha fatto nelle sue vite
anteriori; è soprattutto nelle opere spiritiste che abbondano queste
considerazioni ed esse talvolta raggiungono il colmo del ridicolo 29.
Si deve riconoscere che i teosofisti, in
genere, non si spingono fino a tanto, ma non sono da meno con i grandi sviluppi
della teoria del “Karma”, i cui tratti morali spiegano lo spazio sempre più
vasto che essa occupa nei loro insegnamenti, dato che il teosofismo, in mano ai
successori di M.me Blavatsky, tende a diventare sempre più moralista e
sentimentale.
D’altra parte, alcuni sono arrivati a
personificare il “Karma”, ed il suo potere più o meno misterioso e vago è
divenuto per loro una vera entità, una sorta di agente incaricato di applicare
le sanzioni per ogni azione; M.me Blavatsky si era accontentata di attribuire
questo ruolo a degli esseri speciali che chiamava i “Signori del Karma” ed ai
quali dava il nome di “Lipikas”, cioè “coloro che scrivono” o registrano le
azioni umane 30.
In questa concezione teosofista del “Karma”
troviamo un eccellente esempio dell’abuso dei termini sanscriti, mal compresi,
che avevamo già segnalato: il termine “Karma”, in effetti, significa molto
semplicemente “azione” e niente altro; esso non ha mai avuto il senso di
causalità (“causa” in sanscrito si dice “Kârana”), ed ancor meno di questa
causalità speciale di cui abbiamo indicato la natura. M.me Blavatsky ha dunque
assegnato del tutto arbitrariamente questo nome orientale di “Karma” ad una
concezione molto occidentale, che lei non ha, dopotutto, inventato
completamente, e dove si può vedere una deformazione di certe idee
preesistenti, a cominciare dalla stessa idea di causalità; questa deformazione
è anche, in buona parte almeno, un imprestito dello spiritismo, poiché va da sé
che il “Karma” è strettamente legato alla base stessa della teoria
reincarnazionista.
Non insisteremo sugli altri “insegnamenti” che
hanno un’importanza minore, di essi indicheremo solo qualche punto man mano
123
che, in seguito, se ne presenterà l’occasione;
d’altronde essi non possono essere attribuiti alla stessa M.me Blavatsky, ma
appartengono in proprio ai suoi successori.
In tutti i casi, la trattazione che abbiamo
fatto, per succinta che sia, ci sembra sufficiente per dimostrare la poca
serietà della sedicente dottrina teosofista e soprattutto per stabilire che
essa non è fondata, malgrado le sue pretese, su alcuna vera base tradizionale.
La si deve collegare, molto semplicemente, a fianco dello spiritismo e delle
diverse scuole di occultismo con le quali essa. ha un’evidente parentela, in
quella accozzaglia di bizzarre produzioni della mentalità contemporanea alla
quale si può dare la denominazione generale di “neo-spiritualismo”.
La maggior parte degli occultisti amano anche
rifarsi ad una “tradizione occidentale” del tutto fantastica al pari della
“tradizione orientale” dei teosofisti, e che, come questa, è formata da un
miscuglio di elementi disparati.
Una cosa è la ricerca dell’identico fondamento
che realmente, in molti casi, può essere dissimulato sotto la differenza di
forma delle tradizioni dei diversi popoli, altra cosa è fabbricare una
pseudo-tradizione, improntandola a questi o a quei brandelli più o meno
informi, mischiandoli bene o male, e piuttosto male che bene, soprattutto
quando non se ne comprende veramente né la portata né il significato; questo è
il caso di tutte queste scuole. Costoro, a parte le obiezioni di carattere
teorico che si possono sollevare, hanno tutti in comune un inconveniente di cui
non si potrebbe nascondere la gravità: esso consiste nello squilibrare e
sconvolgere irrimediabilmente gli spiriti deboli che sono attirati nei loro
ambienti; il numero di sventurati condotti, da queste cose, alla rovina, alla
follia e talvolta anche alla morte, è così grande da non poter essere
immaginato dalle persone insufficientemente informate, e noi abbiamo conosciuto
degli esempi ben pietosi.
Si può dire, senza alcuna esagerazione, che la
diffusione del “neo-spiritualismo”, sotto tutte le sue forme, costituisce un
vero pericolo pubblico che non si denuncerà mai con troppa insistenza; le
rovine compiute soprattutto dallo spiritismo, che ne è la forma più diffusa e
popolare, sono già troppo grandi e ciò che è più inquietante è che attualmente
sembrano aumentare di giorno in giorno.
Un inconveniente di altro ordine, che è
specifico del teosofismo, in ragione delle particolari pretese che esso accampa
sotto
124
questo rapporto e per la confusione che crea
ed alimenta, è quello di screditare lo studio delle dottrine orientali e di
deviare molti spiriti seri; nonché, per altro verso, di dare agli orientali la
più incresciosa idea dell’intellettualità occidentale, di cui i teosofisti
appaiono loro come dei tristi rappresentanti; non che gli orientali siano
soliti dar prova di totale incomprensione, in merito a certe cose, ma gli
atteggiamenti da “iniziati” assunti dai teosofisti, rendono questa comprensione
più problematica e più insanabile.
Non insisteremo mai abbastanza sul fatto che
il teosofismo non rappresenta assolutamente niente in fatto di pensiero
orientale autentico, poiché è del tutto deplorevole vedere con quale facilità
gli occidentali, in seguito all’ignoranza completa che generalmente ne hanno,
si lasciano condizionare da audaci ciarlatani; cosa questa che riguarda anche
gli orientalisti di professione, la cui competenza, in verità, non va molto al
di là del dominio della linguistica o dell’archeologia.
In quanto a noi, se siamo così sicuri a questo
proposito è perché lo studio diretto che abbiamo compiuto sulle vere dottrine
orientali ce ne dà il diritto; per di più, noi sappiamo esattamente ciò che si
pensa del teosofismo in India, ove non ha mai avuto il minimo successo al di
fuori degli ambienti inglesi o anglofili; la mentalità occidentale attuale è
suscettibile ad accogliere con favore solo delle produzioni di questo genere.
Abbiamo già detto che i veri Indù hanno per il
teosofismo, quando lo conoscono, un profondo disprezzo, ed i capi della Società
Teosofica se ne rendono tanto conto che negli uffici che la loro organizzazione
possiede in India, non è possibile trovare alcuno dei loro trattati di
ispirazione sedicente orientale, così come nessuna delle ridicole traduzioni
che hanno fatto di alcuni testi; ma vi si trovano solo delle opere relative al
Cristianesimo 31. Il teosofismo è comunemente considerato in India,
come una setta protestante di una specie un po’ particolare e bisogna
riconoscere che ne ha, oggi perlomeno, tutte le apparenze: tendenze
“moralizzatrici” sempre più accentuate ed esclusiviste, ostilità sistematica
contro tutte le istituzioni tradizionali indù, propaganda britannica esercitata
sotto la copertura di opere di carità e di educazione; e quello che diremo in
seguito farà comprendere molto meglio tutto ciò 32.
125
NOTE al Capitolo Undicesimo
l. Un
teosofista ha dichiarato apertamente che “la Dottrina Segreta non
sarebbe stata pubblicata se la teoria dell’evoluzione non si fosse fatta strada
nel cervello umano” (Les Cyc1es, di Amaravella: Lotus Bleu, 27
aprile 1894, p. 78); noi diremmo piuttosto che senza di questa non sarebbe
stata neanche immaginata.
2. (n.a.) Prima
del secolo XVIII non si trovano molte tracce dell’idea di “progresso”, tranne
che in Bacone e Pascal; vedremo in seguito che i teosofisti considerano Bacone
come una “incarnazione” di uno dei loro “Maestri”.
3. Vedere La Généalogie de l’Homme,
di M.me Besant.
4. La Clef de la Théosophie, p. 86.
5. L’Occultisme dans la Nature, p.
235.
6. Le Bouddhisme Ésotérique, p. 172.
7. De l’an 25000 avant Jésus Christ à nos
jours, p. 65.
8. Vedere
per esempio l’Histoire de l’Atlantide, di W. Scott-Elliot.
9. De l’an 25000 avant Jésus Christ à nos
jours, pp. 222-232.
10. Vedere in particolare Le Pérou antique,
di C.W. Leadbeater: Revue Théosophique Française, 1901.
11. L’Occultisme dans la Nature, pp.
82-85.
12. La
Chimie occulte, di M.me Besant e C.W. Leadbeater.
13. L’Homme visible et invisible, di
C.W. Leadbeater.
14. Oltre all’opera citata di Leadbeater,
vedere i diversi “manuali” di M.me Besant: L’Homme et ses corps, Les
sept principes de l’homme, etc.
15. (n.a.) L’opera
annunciata è stata poi pubblicata col titolo: L’uomo e il suo divenire
secondo il Vêdânta.
16‑ Le Bouddbisme Ésotérique, p. 274.
126
17. La Mort ed l’au-delà, di M.me
Besant; L’autre côté de la mort, di C.W. Leadbeater.
18. La Clef de la Théosophie, pp.
209-210; La Mort et l’au-delà, p. 85 della traduz. francese.
19. Essai sur l’évolution, del dr. Th.
Pascal; La Théosophie en quelques chapitres, dello stesso autore, pp. 28
e 35.
20. Perlomeno,
sembra che loro siano stati i primi a parlarne in Francia; dobbiamo tuttavia
aggiungere che la stessa idea era stata formulata precedentemente in Germania
da Lessing, nella seconda metà del XVIII secolo. Non siamo riusciti a trovare
alcuna altra fonte più antica, né a sapere se i socialisti francesi si siano
ispirati direttamente o indirettamente a Lessing, oppure se abbiano
“reinventata” loro stessi la teoria reincarnazionista; in ogni caso le hanno
dato una diffusione che non era riuscita ad ottenere prima di allora.
21. Le Bouddhisme Ésotérique, p. 125; La
Théosophie en quelques chapitres, p. 40.
22. Le Lendemain de la Mort o la Vie future
selon la Science, di Louis Figuier.
23. L’Éternitè par les Astres, di
Blanqui.
24. (n.a.) Abbiamo dato la dimostrazione metafisica della impossibilità della
reincarnazione nell’Errore dello Spiritismo, pp. 197-225 (ediz.
francese); vi abbiamo indicato anche le differenze sostanziali che esistono fra
questa concezione e quelle della “metempsicosi” e della “trasmigrazione”.
Si può trovare un’esposizione d’insieme delle
idee teosofiste su tale argomento, in un volumetto intitolato La
Réincarnation, un’esperance pour le monde, di Irving S. Cooper.
25. Precisiamo anche, malgrado le false
interpretazioni che oggigiorno vanno per la maggiore, che la reincarnazione non
ha niente a che vedere con la “metempsicosi” degli Orfici e dei Pitagorici, non
più che con le teorie di alcuni Kabbalisti ebrei sull’“embrionato” ed i
“ritorni delle anime”.
26. Terre et Ciel, di Jean Reynaud; Pluralité
des existences de l’âme, di Pezzani.
27. Come
se ne può dunque parlare?
28. La Clef de la Théosophie, p. 282.
127
29. (n.a.) Sull’idea
del “Karma” e le stravaganze alle quali dà luogo, vedere Errore dello
Spiritismo, pp. 235-238 (dell’edizione francese).
30. La
vera forma sanscrita di questa parola è “lipikâra”; essa non ha mai indicato
altro che degli “scrittori” o degli “scrivani”, nel senso puramente umano.
31. Articolo
pubblicato da Zeaeddin Akmal, di Lahore, nella rivista Zeit di Vienna
nel 1897. Queste informazioni ci sono state personalmente confermate da diversi
indù, in date molto più recenti.
32. (n.a.) Sul
modo in cui fu accolto il teosofismo in India, ai suoi esordi, abbiamo rilevato
questa piccola nota molto significativa: “I teosofisti d’America hanno appena
inviato una petizione a M.me Blavatsky per pregarla di pubblicare la sua Dottrina
Segreta. Sembra che quest’opera corra il rischio di non vedere la luce, dal
momento che i Brahmani si oppongono decisamente alla sua pubblicazione” (Le
Lotus, aprile 1888).
128
CAPITOLO DODICESIMO
IL TEOSOFISMO E LO SPIRITISMO
Abbiamo detto che il teosofismo deve essere
annoverato fra ciò che chiamiamo, in linea generale, “neo-spiritualismo”, sia
per sottolinearne il carattere essenzialmente moderno, sia per distinguerlo
dallo “spiritualismo” inteso nel suo senso normale e propriamente filosofico o
classico, se si vuole.
Dobbiamo adesso precisare che tutte le cose
che noi riuniamo sotto questo nome a causa del fatto che possiedono, in
effetti, molte caratteristiche comuni, tanto da poter essere considerate come
dello stesso genere, e soprattutto a causa del loro derivare in fondo da una
comune mentalità, non sono per questo meno distinte fra loro, malgrado tutto.
Ciò che ci obbliga ad insistere a metterle
insieme è che questi strani retroscena del mondo contemporaneo, di cui non
intendiamo presentare che una piccola parte, a chi non ne ha dimestichezza,
fanno l’effetto di una vera fantasmagoria; è un caos nel quale è certo molto
difficile raccapezzarsi di primo acchito, col risultato che spesso ne derivano
delle confusioni, senza dubbio scusabili, ma che è bene evitare fintanto che è
possibile 1.
Occultismo di scuole diverse, teosofismo,
spiritismo, tutto ciò si accorda sicuramente per certi versi e fino ad un certo
punto, ma diverge per altro verso e deve essere accuratamente distinto anche
quando ci si preoccupa di stabilirne i rapporti.
D’altronde, abbiamo già avuto occasione d i
vedere come i capi di queste scuole siano frequentemente in lotta fra loro,
arrivando talvolta ad ingiuriarsi pubblicamente; occorre tuttavia aggiungere
che questo non impedisce loro di allearsi a seconda delle occasioni, né di
ritrovarsi in seno alle stesse organizzazioni, massoniche
129
o altre.
In siffatte condizioni si può essere tenuti di
chiedersi se le loro diatribe sono veramente serie o se non sono piuttosto
destinate a celare un accordo che la prudenza suggerisce di non palesare; noi,
qui, non pretendiamo dare una risposta a tale questione, tanto più che si
avrebbe probabilmente torto se si volesse generalizzare; accordi del genere, in
questo campo, possono essere reali solo in casi particolari: può accadere che
delle persone, senza cessare di essere avversari o rivali, si intendano nondimeno
per la realizzazione di tale o tal altro bisogno determinato, e cose del genere
accadono giornalmente, in politica per esempio.
Secondo noi, ciò che vi è di più concreto in
queste diatribe, sono le rivalità, relative al rispettivo amor proprio, dei
vari capi scuola o di coloro che aspirano a diventarlo: quanto accaduto in seno
al teosofismo dopo la morte di M.me Blavatsky ce ne fornirà un tipico esempio.
Insomma è a queste rivalità che si cerca di dare un valido pretesto, suscitando
delle divergenze teoriche che, pur essendo molto reali, non hanno forse che
un’importanza assai secondaria per della gente che si rivela essere del tutto
priva di solidi principi e di una ben definita dottrina e le cui preoccupazioni
dominanti non appartengono certo all’ordine della pura intellettualità.
Comunque sia, per quanto concerne in
particolare i rapporti fra teosofismo e spiritismo, noi abbiamo mostrato come
da parte di M.me Blavatsky, almeno dopo la fondazione della Società, vi fosse
una opposizione manifesta alle teorie spiritiste o “spiritualiste”, come si
dice nei paesi anglosassoni. Sarebbe facile elencare i vari testi ove è
confermata una simile attitudine, ma ci limiteremo a citare solo qualche passo:
“Se vi riferite alla spiegazione data dagli spiritisti a proposito di certi
fenomeni anormali, noi certo non vi crediamo. Poiché, secondo loro, tutte
queste manifestazioni sono dovute agli “spiriti” di persone (spesso loro
parenti) che hanno lasciato questo mondo e che vi ritornano per entrare in
comunicazione con coloro che hanno amato o ai quali sono rimasti legati; questo
noi lo neghiamo formalmente. Noi diciamo che gli spiriti dei morti non possono
ritornare sulla terra, salvo rare eccezioni…, e non possono comunicare con gli
uomini se non con mezzi totalmente soggettivi” 2. M.me
Blavatsky spiega in seguito che i fenomeni spiritici sono dovuti sia al “corpo
astrale” o “doppio” del medium o di una delle persone presenti, sia a degli
130
“elementali”, sia infine a dei “gusci”, vale a
dire alle “spoglie astrali” abbandonate dai defunti nel lasciare il “piano”
corrispondente, “spoglie” che nel corso della loro decomposizione rimangono
dotate di un certo automatismo che permette loro di rispondere con una parvenza
di intelligenza.. Un po’ più oltre, dice: “Certo noi rigettiamo in blocco la
filosofia spiritista se per “filosofia” voi intendete le grossolane teorie
degli spiritisti; ma francamente, essi non hanno una filosofia e, fra i loro difensori,
sono proprio i più zelanti, i più seri ed i più intelligenti che lo dicono”; e
a tal proposito riporta “ciò che dice A. Oxon (Stainton Moses), uno dei rari
spiritisti filosofi, trattando della bigotteria (sic) e della mancanza
di organizzazione dello spiritismo” 3. Altrove ella dichiara
“egoista e crudele” la dottrina del “ritorno degli spiriti”, perché secondo
tale dottrina “la sventurata umanità non è liberata, nemmeno con la morte, dai
dolori di questa vita; neanche una goccia delle miserie e delle sofferenze
contenute nel calice della vita sfuggirà dalle loro labbra e, volenti o
nolenti, poiché adesso (dopo la morte) vedono tutto, dovranno bere l’amaro
calice fino alla feccia… È possibile la felicità per chi conosce ciò (le
sofferenze di coloro che ha lasciato sulla terra)? Allora, veramente, la
“felicità” è la più grande maledizione che si possa immaginare, ed a confronto,
la dannazione ortodossa appare un vero sollievo” 4. A questa
dottrina spiritista ella oppose la concezione del “dêvachan”, ove l’uomo “gode
di una perfetta felicità, in un oblio assoluto di tutto ciò che, durante
la sua ultima incarnazione, gli ha causato dolore o affanno, così come ignora
il fatto che nel mondo esistono cose come l’affanno ed il dolore” 5.
M.me Blavatsky ammetteva solo “la possibilità
di comunicazione fra i viventi e gli spiriti disincarnati” nei casi che lei
considerava del tutto eccezionali e che sono: “La prima eccezione può aver
luogo durante alcuni giorni che seguono immediatamente la morte di una
persona, prima che l’Ego passi allo stato dêvachanico. Ciò che resta
dubbio è l’importanza del vantaggio che un qualunque mortale possa trarre dal
ritorno di uno spirito nel piano oggettivo… La seconda eccezione si
riferisse ai Nirmânakâya”, vale a dire “coloro che avendo guadagnato il
diritto di entrare nel Nirvana e di ottenere il riposo ciclico,… hanno
rinunciato a questo stato, per pietà verso l’umanità e verso coloro che hanno
lasciato su questa terra” 6.
La prima di queste due eccezioni, per quanto
rara la si potesse
131
supporre, costitutiva non di meno una grave
concessione, aprendo le porte ad ogni sorta di compromesso: dal momento che. si
ammette la minima possibilità di comunicazione con i morti attraverso mezzi
materiali,, è difficile sapere ove ciò si fermerà 7.
In effetti vi sono dei teosofisti che hanno
adottato un atteggiamento molto meno intransigente di quello di M.me Blavatsky
e che, al pari di certi occultisti, hanno finito con l’ammettere che alcuni
“spiriti” si manifestano realmente ed assai frequentemente nelle sedute
spiritiche; è anche vero però che essi aggiungono che questi “spiriti” sono
degli “elementali”, vale a dire degli esseri umani di infimo ordine con i quali
è piuttosto pericoloso entrare in relazione: noi dubitiamo fortemente che
questo genere di concessioni siano in grado di conciliare, ai loro autori, i
favori degli spiritisti puri, i quali non si decideranno mai a considerarli dei
veri “credenti”.
Del resto, in pratica, i capi del teosofismo
non hanno mai cessato di sconsigliare le esperienze spiritiche e si sono spesso
dedicati a farne risaltare i pericoli. M.me Blavatsky, dimenticando o fingendo
di dimenticare ciò che era stata al suo esordio, verso la fine della sua vita,
scriveva: “È perché io credo a questi fenomeni… che il mio intero essere è
preso da un profondo disgusto per essi… Costoro riescono solo ad aprire le
porte ad una moltitudine di “fantasmi”, buoni, malvagi o indifferenti, di cui il
medium diventa schiavo per il resto della sua vita. Io protesto dunque, non nei
confronti del misticismo spirituale, ma contro questa medianità che vi mette in
contatto con tutti i folletti che possono raggiungervi; il primo è una cosa
santa che eleva e nobilita, la seconda è un fenomeno del genere di quelli che,
due secoli fa, hanno causato la rovina di tanti maghi e streghe… Io dico che
tutti questi contatti con i morti equivalgono, coscientemente o no, alla necromanzia
e quindi ad una pratica molto pericolosa… La saggezza collettiva di tutti i
secoli passati ha fortemente protestato contro le pratiche di questo genere.
Dico infine, cosa che non ho mai cessato di ripetere a parole e con gli
scritti, da quindici anni, che mentre alcuni dei sedicenti “spiriti” non sanno
ciò che dicono e non fanno che riproporre, alla maniera dei pappagalli, ciò che
trovano nel cervello del medium o di altre persone, ve ne sono altri molto più
pericolosi che possono condurre solo verso il male”. Come prova del primo caso
ella cita il fatto delle “comunicazioni” reincarnazioniste in Francia e
antireincarnazioniste in Inghilterra
132
ed in America; per il secondo, ella afferma
che i “migliori, i più potenti medium hanno tutti sofferto nel corpo e
nell’anima” e ne dà alcuni esempi: gli uni sono epilettici, altri sono morti di
follia furiosa, “ecco infine le sorelle Fox, le medium più antiche, le
fondatrici dello spiritismo moderno, dopo più di 40 anni di rapporti con gli
“Angeli”, sono diventate, grazie a questi ultimi, delle pazze incurabili che
dichiarano adesso, nelle loro pubbliche conferenze, che l’opera e la filosofia
della loro intera vita non sono state che una menzogna! Io vi chiedo qual è il
genere di spiriti che suggerisce loro una simile condotta!” 8.
La conclusione a cui sembra richiamare
quest’ultima frase presenta tuttavia un difetto, poiché M.me Blavatsky professa
di non credere al demonio; non è men vero che vi sono dette delle cose molto
giuste, ma alcune fra queste possono ritorcersi contro chi le ha scritte: i
suoi “fenomeni”, se se ne ammette la realtà, differiscono molto da quelli che
ella assimila puramente e semplicemente alla stregoneria?
Sembra anche che si ponga da sé davanti a
questo dilemma: o lei non fu che una falsa medium, all’epoca dei suoi “club à
miracles”, o fu una malata; non è lei che arriva perfino a dire che l’epilessia
è “il primo ed il più sicuro sintomo della vera medianità”?
In ogni caso, anche noi pensiamo che un medium
è sempre una persona anormale e squilibrata (cosa questa che spiega certi fatti
di frode incosciente); si tratta insomma di ciò che Sinnett, dal canto suo, ha
espresso in questi termini: “Un medium è un malato il cui spirito non è
sufficientemente saldo, per cui può cedere all’attrazione di esseri fluttuanti
nell’atmosfera e costantemente in cerca di un’esistenza da parassita nei
confronti di qualcuno così privo di stabilità da non poter loro resistere” 9,
da cui i numerosi casi di ossessione.
Questi “esseri fluttuanti nell’atmosfera” sono
soprattutto, per l’autore, dei “gusci astrali”, ma in realtà potrebbero essere
.ben altra cosa: occorre conoscere bene qual è la vera natura delle “potenze
dell’aria”.
Vediamo adesso ciò che dice Leadbeater, uno di
quelli che si sono inoltrati abbastanza nella strada delle concessioni allo
spiritismo “La medianità fisica (quella delle sedute di materializzazione) è la
più grossolana e la più nefasta per la salute. A mio avviso, il fatto di
parlare e di trasmettere delle comunicazioni in stato di trance non è tanto
nocivo per il corpo fisico, in quanto che se
133
si considera il poco valore della maggior
parte di queste comunicazioni si è tentati di credere che esse indeboliscono
l’intelligenza!… Dei medium con i quali ho avuto, trent’anni fa, delle sedute,
uno oggi è cieco, un altro ubriaco inguaribile ed un terzo, minacciato da
apoplessia e da paralisi, si è salvato la vita abbandonando per sempre lo
spiritismo”10.
Certo, i capi del teosofismo hanno di gran
lunga ragione nel denunciare così i pericoli della medianità e noi non possiamo
che approvarli; malauguratamente però essi sono molto poco qualificati per un
tale ruolo, poiché questi pericoli che segnalano ai loro discepoli non sono
molto più temibili, dopo tutto, di quelli degli “addestramenti psichici” ai
quali si sottomettono loro stessi: da entrambe le parti il risultato più
evidente è lo sconvolgimento di un buon numero di spiriti deboli.
Occorre dire anche che gli avvertimenti del
genere di quelli qui presentati, non sono sempre ascoltati, malgrado tutta
l’autorità che esercitano sui loro aderenti coloro che li formulano; nella
massa dei teosofisti, come in quella degli occultisti, esistono molte persone
che praticano al tempo stesso lo spiritismo, senza preoccuparsi troppo del modo
con cui queste cose possano conciliarsi e, forse, senza neanche domandarsi se
possano esserlo.
Non deve molto stupire che sia così, se si
pensa a tutte le contraddizioni contenute nello stesso teosofismo, che non
bloccano queste persone stesse né sembrano imbarazzarle e né tampoco farle
riflettere: essendo in fondo molto più istintivi che intellettivi, finiscono
col rivolgersi indifferentemente verso tutto ciò che sembra loro atto a
soddisfare le loro vaghe aspirazioni pseudo-mistiche.
È questo l’effetto di quella religiosità
inquieta e deviata che è uno dei tratti preoccupanti del carattere di molti dei
nostri contemporanei; è soprattutto in America che se ne possono vedere le
manifestazioni più varie e più straordinarie, ma l’Europa è lungi dall’esserne
indenne. Questa stessa tendenza ha anche contribuito, in gran parte, al
successo di certe dottrine filosofiche come il bergsonismo, di cui abbiamo già
segnalato le affinità con il “neo-spiritualismo”, ed il pragmatismo di William
James, con la sua teoria dell’“esperienza religiosa” ed il suo appello al
“subcosciente” come mezzo di comunicazione dell’essere umano col Divino (cosa
che a noi sembra come un vero caso di satanismo incosciente).
È bene ricordare, a questo proposito,
con quale sollecitudine delle teorie come queste sono state adottate e messe in
pratica
134
dalla maggior parte dei modernisti, il cui
stato d’animo è del tutto analogo a quello della gente di cui parlavamo prima;
del resto la mentalità moderna e la mentalità protestante non differiscono che
per delle sfumature, se addirittura non sono in fondo identiche, ed il
“neo-spiritualismo” in genere tiene abbastanza protestantesimo; per ciò che
riguarda in particolare il teosofismo, è soprattutto la seconda parte della sua
storia che permetterà di rendersene conto.
Malgrado tutti gli accostamenti che si possono
stabilire, si deve precisare che, in linea generale, i teosofisti parlano degli
spiritisti con un certo disdegno: tale comportamento è motivato dalle loro
pretese esoteriche; non esiste niente di simile fra gli spiritisti, che non
ammettono, al contrario, né iniziazioni né gerarchie di alcun tipo, ed è per
questo che si è potuto affermare, talvolta, che il teosofismo e l’occultismo,
in rapporto allo spiritismo, sono ciò che l’aristocrazia è in rapporto alla democrazia.
Solo che l’esoterismo, che normalmente dovrebbe essere considerato come
l’appannaggio di un’élite, sembra conciliarsi malamente con la propaganda e la
volgarizzazione; tuttavia, cosa strana, i teosofisti sono dei propagandisti
quasi come gli spiritisti, benché in maniera meno diretta e più insidiosa: è
questa un’altra delle contraddizioni che abbondano fra loro, mentre, sotto
questo profilo, gli spiritisti sono perfettamente logici.
Del resto, il disdegno dei teosofisti nei
confronti degli spiritisti è assai poco giustificato, non solo perché il loro
sedicente esoterismo è della più scadente qualità, ma anche perché molte delle
loro idee, originariamente, sono state improntate, che lo vogliano o no, allo
spiritismo: tutte le modifiche che hanno potuto apportarvi, non bastano a
nascondere completamente tale origine. Inoltre non si deve dimenticare che i
fondatori della Società Teosofica hanno cominciato facendo dello spiritismo
(abbiamo troppe prove per poter tenere in conto i loro successivi dinieghi) e
dallo spiritismo sono venuti più tardi altri teosofisti famosi: come è il caso
di Leadbeater.
Questi è un vecchio ministro del culto
anglicano che, secondo la sua stessa testimonianza, fu indotto al teosofismo
dalla lettura del Monde Occulte di Sinnett, cosa che è ben conforme alla
sua mentalità, poiché quest’opera tratta essenzialmente dei “fenomeni”; a
quell’epoca egli seguiva con assiduità le sedute del medium Eglinton. Costui,
in seguito ad un soggiorno in India nel 1882,
135
durante il quale frequentò diversi teosofisti,
era stato gratificato, sulla nave che lo riportava in Europa, di un’apparizione
di Koot Hoomi, il quale gli si era presentato “con i simboli di un Maestro
Massone”; è anche vero, però, che dopo aver garantito all’inizio la realtà di
questa manifestazione, in seguito dichiarerà che si era trovato in presenza di
una semplice “materializzazione” spiritica 11. Comunque sia andata
questa storia, ove l’autosuggestione, ha giuocato verosimilmente il ruolo più
importante, Eglinton, al tempo dei suoi rapporti con Leadbeater, era
“controllato” da uno “spirito” chiamato Ernest, colui che, come abbiamo visto,
M.me Blavatsky poneva sullo stesso piano della sua vecchia “guida” John King.
Un giorno, essendosi Ernest vantato di conoscere i “Maestri di Saggezza”,
Leadbeater ebbe l’idea di prenderlo come intermediario per far pervenire una
lettera a Koot Hoomi; è solo dopo molti mesi che egli ricevette una risposta, e
non per il tramite di Ernest; in essa il “Maestro” gli diceva che “non aveva
ricevuto la sua lettera, né poteva riceverla, date le caratteristiche del
messaggero”, e lo invitava a trascorrere un po’ di tempo ad Adyar. A questo
punto, Leadbeater andò a trovare M.me Blavatsky, che allora era a Londra ma che
doveva ripartire l’indomani per l’India (si era verso la fine del 1884); nel
corso di una serata in casa della sig.ra Oakley, M.me Blavatsky “materializzò”
una nuova lettera del “Maestro” e, seguendo il consiglio che vi era contenuto,
Leadbeater, abbandonando bruscamente il suo ministero, prese la nave qualche
giorno dopo, raggiunse M.me Blavatsky in Egitto e l’accompagnò ad Adyar: da
allora divenne uno dei membri più zelanti della Società Teosofica 12.
Per completare questo capitolo, dobbiamo
ancora segnalare che da parte dei teosofisti fu fatto almeno un tentativo per
allearsi con gli spiritisti, forse dovremmo dire: per impadronirsi del
movimento spiritista a proprio profitto.
Ci riferiamo ad un discorso che fu pronunciato
da M.me Besant il 7 aprile 1898, in una riunione dell’“Alliance Spiritualiste”
di Londra, di cui Stainton Moses era stato presidente; nel far ciò anticipiamo,
comunque, un po’ lo svolgersi degli avvenimenti, ma così non dovremo più
ritornare sull’argomento di cui ci stiamo occupando.
Questo discorso, che contrasta stranamente con
tutto ciò che abbiamo visto sin qui, ci appare come un vero capolavoro di
malafede: M.me Besant, riconoscendo che vi erano stati dei “malintesi”
136
e che “da ambo le parti erano state
dette delle parole sconsiderate”, dichiarava che “nei numerosi esemplari della
rivista che lei pubblicava insieme a Mead, non si trovava una parola aspra
contro il movimento spiritualista”; è possibile, ma ciò che lei non aveva
scritto in questa rivista, lo aveva detto altrove. In effetti, il 20 aprile
1890, nel “Salone delle Scienze” di Londra ella aveva dichiarato testualmente
che “la medianità è pericolosa e conduce all’immoralità, all’insania e al
vizio” cosa che si accorda perfettamente con l’opinione di tutti gli altri capi
del teosofismo. Ma citiamo adesso qualcuno dei passi più interessanti del
discorso del 1898: “Comincerò col parlare della questione relativa alle forze
che guidano i nostri due movimenti, spiritualista e teosofico. Io considero i
due movimenti come parti del medesimo tentativo fatto per spingere il mondo a
lottare contro il materialismo e dirigere il pensiero umano verso una direzione
spirituale. Ciò perché io li considero entrambi come promanazione di coloro che
lavorano per l’elevazione morale e per il progresso dell’umanità. Noi crediamo,
insomma, che questi due movimenti derivino da uomini molto sviluppati, viventi
sul piano fisico, ma aventi il potere di passare volontariamente nel mondo invisibile,
ove sono in comunicazione con i disincarnati… Noi non diamo, come fate voi,
un’eccessiva importanza al fatto che coloro che agiscono in questo movimento
non vivono più in un corpo fisico; questa questione ci è indifferente. Noi non
ci occupiamo di sapere, quando riceviamo delle comunicazioni, se queste ci
vengono da anime attualmente incarnate o disincarnate… Secondo noi, il
movimento spiritualista è stato voluto da una Loggia di Adepti, per usare il
termine abituale, o di occultisti di grande elevatezza, da uomini viventi in un
corpo ma le cui anime si sono sviluppate ben al di là del presente stadio di
evoluzione umana… Essi adoperano un sistema di manifestazioni eccezionali, si
servono delle anime dei morti e le associano ai loro sforzi in modo da dare al
mondo la piena sicurezza che la morte non pone fine alla vita dell’uomo e che
l’uomo non cambia affatto, per il passaggio dalla vita alla morte, salvo che
per la perdita del suo corpo fisico”.
È curioso vedere M.me Besant riprendere
qui (a parte l’intervento delle “anime dei morti”) la tesi della H.B. of L.,
sulla origine dello spiritismo, ed è più curioso ancora il fatto che abbia
pensato di farla accettare a degli spiritisti; ma proseguiamo: “Noi crediamo,
da parte nostra, che il movimento teosofico attuale deve il suo impulso ad una
Loggia di grandi occultisti… e che questo
137
secondo impulso si sia reso necessario per il
fatto stesso che l’attenzione dei componenti il primo movimento era
completamente attratta da un numero enorme di fenomeni di carattere volgare. E
aggiungiamo che quando si progettò la fondazione della Società Teosofica era
inteso che essa dovesse lavorare di concerto con la Società spiritista 13.
Gli spiritisti cominciarono a staccarsi da M.me Blavatsky allorché lei si levò
contro l’abuso dei fenomeni. Ella assicurava che non era affatto necessario
credere che le anime dei morti fossero i soli fattori di tutta la
manifestazione spiritica; che molti altri fattori potevano provocare questi
fenomeni, e che i più significativi fra loro erano prodotti da degli elementali
o spiriti della natura, entità appartenenti al mondo astrale; che solo alcune
delle comunicazioni potevano essere opera dei disincarnati; che la maggior
parte di questi fenomeni potevano essere causati dalla volontà di un uomo
psichicamente allenato, con o senza l’aiuto delle anime dei morti o degli elementali.
Ma quando ella affermò anche che l’anima
umana, nel corpo come anche fuori dal corpo, ha il potere di provocare molte di
queste situazioni, che questo potere gli è inerente e che non ha bisogno di
guadagnarselo con la morte, potendolo esercitare mentre si trova nel suo corpo
fisico, così bene come quando ne è separato, un gran numero di spiritisti
protestarono e rifiutarono da quel momento ogni rapporto con lei”.
Ecco un modo singolare di scrivere la
storia; per comprenderlo basta richiamarsi, da un lato, alle dichiarazioni
anti-spiritiste di M.me Blavatsky e, dall’altro, alla importanza preponderante
che era accordata ai “fenomeni”, all’origine della Società Teosofica.
M.me Besant voleva innanzi tutto
convincere gli spiritisti che “le forze che guidano i due movimenti” fossero,
in fondo, le stesse; ma ciò non bastava e lei arrivò ad accordare loro, con
delle leggere riserve, la verità stessa della loro ipotesi fondamentale:
“Occorre rimuovere, negli spiritisti, l’idea che noi neghiamo la realtà dei
fenomeni. Nel passato è stata data un’importanza eccessiva alla teoria dei
gusci o cadaveri astrali.
Voi troverete, ed è vero, qualche
scrittore che dichiara quasi tutti i fenomeni spiritici come dovuti all’azione
dei gusci; ma permettetemi di dirvi che questa è l’opinione di una ristretta
minoranza di teosofi. Mister Judge ha fatto una dichiarazione che è impossibile
accettare, per tutti i teosofi istruiti, poiché afferma che tutte
138
le comunicazioni spiritiche sono opera di
questi agenti. Questa non è l’opinione della maggioranza dei teosofi, e certo
non è quella dei teosofi istruiti, né di tutti quelli che, dopo M.me Blavatsky,
possono in qualche modo pretendere di conoscere l’occultismo. Noi abbiamo
sempre affermato che, nonostante alcune comunicazioni potevano essere di quella
natura, la maggior parte di esse proveniva dai disincarnati”.
Qui la menzogna è flagrante: basta confrontare
l’ultima frase con i testi di M.me Blavatsky che abbiamo riportato prima; ma,
senza dubbio, vi era una certa abilità nel far ricadere su Judge, allora
dissidente, la responsabilità di certe affermazioni fastidiose, che, tuttavia,
non era stato il solo a formulare. Ed ecco adesso la conclusione: “Dopo alcuni
anni noi abbiamo adottato la politica di non pronunciare mai parole ostili o
sdegnose nei confronti dei nostri fratelli spiritisti. Perché non adottate lo stesso
modo d’agire, venendoci così incontro a metà strada, su questo ponte che
vogliamo edificare insieme?
Perché nei vostri giornali non potete
trattarci come vi trattiamo noi? Perché instaurate l’abitudine di dire sempre
qualche parola pesante, pungente o amara, quando fate allusione ai nostri libri
e alle nostre riviste? lo vi chiedo di adottare la nostra politica e penso di
avere il diritto di chiedervelo poiché l’ho imposta a me stessa dopo tanti
anni… Io vi prego di non considerarci più, da oggi in poi, come dei rivali o
come dei nemici, ma di trattarci come fratelli i cui metodi sono diversi dai
vostri ma il cui fine è identico al vostro… Io sono venuta fra voi questa sera
con lo scopo di rendere possibile la nostra unione, nell’avvenire, e se ciò non
fosse possibile, con lo scopo, almeno, di sbarazzarci di ogni sentimento
ostile, spero quindi che la riunione non sia stata completamente inutile”.
L’impiego del termine “politica”, da parte di
M.me Besant, è veramente indicativo, per comprendere le sue intenzioni; in
effetti esso è il più appropriato, e questa politica aveva, al tempo stesso,
uno scopo immediato: far cessare gli attacchi degli spiritisti contro il
teosofismo, ed uno scopo differito: preparare, col pretesto dell’unione, una
vera presa di possesso del movimento “spiritualista”; ciò che accadde in altri
ambienti, come vedremo più avanti, non lascia alcun dubbio su questo punto.
Non crediamo d’altronde, che gli spiritisti si
siano lasciati convincere; gli approcci di M.me Besant non potevano far loro
dimenticare
139
tante dichiarazioni contrarie, e le due parti
resteranno infatti sulle loro rispettive posizioni: se ci siamo soffermati su
tutto ciò è perché, soprattutto, ci trovavamo di fronte ad un eccellente
esempio di malafede teosofista 14.
140
NOTE al Capitolo Dodicesimo
1. (n.a.) Sui
rapporti fra l’occultismo e lo spiritismo, vedere Errore dello Spiritismo,
pp. 61-73 (ediz. francese).
2. La Clef de la Théosophie, pp.
40-41.
3. La Clef de la Théosophie, pp.
45-46.
4. La Clef de la Théosophie, pp.
206-207.
5. La Clef de la Théosophie, p. 208.
6. La Clef de la Théosophie, pp.
211-212.
7. In
realtà qui si tratta ancora, come per la reincarnazione, di una impossibilità
metafisica, la quale non potrebbe tollerare la minima eccezione.
(n.a.) La dimostrazione della impossibilità di
comunicare con i morti, con dei mezzi materiali, è stata da noi fornita nell’Errore
dello Spiritismo, pp. 183-196 (ediz. francese).
8. La Clef de la Théosophie, pp.
270-273.
9. Le Bouddhisme Ésotérique, p. 136.
10. L’Occultisme dans la Nature, p.
121-123.
11. Le
Monde Occulte, pp. 254-264; ibid., postfazione del traduttore, pp.
319-326; lettera di Eglinton al Light, genn. 1886.
12. L’Occultisme dans la Nature, pp.
396-403.
13. È il
caso di far notare che gli spiritisti non hanno mai formato una “Società”, ma
che hanno sempre avuto una moltitudine di gruppi indipendenti.gli uni dagli
altri.
14. (n.a.) Può
essere interessante confrontare le dichiarazioni di M.me Besant con questa
parte del discorso pronunciato dal colonnello Olcott al 12° Congresso annuale
della Società Teosofica, tenutosi ad Adyar dal 27 al 29 dicembre del 1887: “Per
il fatto che molti dei principali membri della nostra Società, me compreso,
sono dei vecchi spiritisti, molti ne deducono che la Società non è che una
branca dello spiritismo. Ciò non è vero. Se la Teosofia fosse una scuola
moderna, invece che una scuola arcaica, la si potrebbe forse considerare come
un’evoluzione dallo spiritismo fenomenico al piano
141
superiore della filosofia pura. Tuttavia non
vi possono essere dubbi sulla possibilità dell’effetto altamente favorevole che
avrà il nostro movimento sullo spiritismo. L’antica filosofia (sic) non
nega nessuno dei fatti della medianità, al contrario, sembra che essa ne offra
una spiegazione veramente scientifica e ragionevole, e al tempo stesso dà
un’idea molto più nobile dell’evoluzione umana, verso i piani ascendenti.
Si avrebbe torto a prevedere l’avvenire della
Teosofia senza tenere conto del fatto che essa recluterà inevitabilmente degli
aderenti nei ranghi dello spiritismo. Queste reclute saranno gli spiriti più
eminenti di questo sistema che conta tanti aderenti. Ma innanzi tutto occorre
lavorare per dimostrarci veri teosofi, con le parole e con le opere”.
Aggiungiamo ancora questo passo di un
articolo tratto da un organo teosofista: “Sarebbe malvagio… negare ogni valore
e serietà allo spiritismo in generale. Molti teosofi, in effetti, sono passati
per lo spiritismo: studiato con la più estrema prudenza e con il
controllo più rigoroso, esso dà delle prove assolutamente irrefutabili
dell’esistenza dell’aldilà, e di conseguenza della verità di una parte degli
insegnamenti teosofici. Bisogna riconoscere una cosa, che la ciarlataneria,
sotto tutte le forme, ha buon giuoco in questo ambito e che le possibilità di
sbagliare sono enormi.
E se la possibilità di frode, o semplicemente
di errore in buona fede, è grande per i medium e gli assistenti, essa è
ancora ben più grande per le entità dei mondo astrale, poiché queste possiedono
un potere “illusorio” infinitamente più esteso di quanto si possa normalmente
immaginare.
Fatte queste riserve, è certo, lo ripeto, che
tramite lo spiritismo si possono ottenere le famose prove, così spesso
reclamate, della esistenza di un mondo iperfisico, e che è proprio la realtà
innegabile di queste prove che ha condotto molti teosofi ‑ e non i meno validi ‑
là ove essi si trovano oggi. Ciò significa che lo spiritismo, così come lo si
pratica normalmente, è per noi raccomandabile? Io non lo credo. Se mi
riallaccio a quanto dicono i nostri istruttori, sarebbe piuttosto il contrario…
Dunque guardiamoci dal criticare l’operato, talvolta molto utile, dei nostri
fratelli spiritisti, ma asteniamoci preferibilmente dal parteciparvi, per non
rischiare di disturbare o di ritardare l’evoluzione post mortem dei
nostri amici defunti” (A. Janvier, Le Théosophe, 16 maggio 1914).
142
CAPITOLO TREDICESIMO
IL TEOSOFISMO E LA RELIGIONE
Prima di riprendere la storia del teosofismo,
vi sono ancora due argomenti che vogliamo trattare brevemente: il primo
riguarda l’atteggiamento del teosofismo nei confronti della religione, il
secondo si riferisce all’esistenza del giuramento in seno alla Società
Teosofica.
Riguardo al primo, abbiamo visto che M.me
Blavatsky presentava la sua dottrina come “l’essenza e l’origine comune di
tutte le religioni”, senza dubbio perché lei ne aveva definito molti concetti
riferendosi a ciascuna di esse. Abbiamo anche detto che nella “sezione
essoterica” si ammettono indistintamente persone di tutte le opinioni; ci si
vanta di dar prova di tolleranza senza limiti e M.me Blavatsky, per dimostrare
che “nessun membro della Società ha il diritto di costringere un altro membro
ad adottare le proprie opinioni”, cita questo passo dei regolamenti: “È
proibito agli agenti della Società madre di testimoniare in pubblico, sia con
parole sia con azioni, delle preferenze o delle ostilità per l’una o l’altra
setta religiosa o filosofica. Tutti hanno ugualmente il diritto di vedere
esposti i tratti essenziali della loro credenza religiosa, davanti al tribunale
di un mondo imparziale. Nessun agente della Società ha il diritto, nella sua
qualità d’agente, di predicare, in una riunione di membri, le sue vedute e le
sue credenze settarie, a meno che il suo auditorio non sia composto da suoi
correligionari. Chiunque, dopo essere stato seriamente avvertito, continuerà ad
infrangere questa legge, sarà provvisoriamente sospeso o anche espulso” 1.
Questo è l’articolo di cui tanti teosofisti
dovranno più tardi rimproverare la violazione a M.me Besant, accusandola di
propagandare una particolare religione di sua invenzione e sulla questione
Leadbeater farà loro osservare, con una certa acredine, “che
143
questa politica è una questione che riguarda
la presidentessa e non loro; che lei, fin tanto che è presidentessa, ne sa
molto di più di loro, sotto tutti i punti di vista, e che lei senza dubbio ha
delle ottime ragioni che questi membri ignorano completamente” 2.
Così, i dirigenti della Società sono al di
sopra delle leggi, che senza dubbio sono state fatte per i semplici membri e
per gli agenti subalterni; in queste condizioni è molto dubbio che la
tolleranza, proclamata così a grandi note, sia sempre strettamente rispettata.
Del resto, in base all’esame dei
contenuto delle opere che in seno alla Società Teosofica fanno testo, si è
costretti a constatare che l’imparzialità vi fa sovente difetto.
Abbiamo già segnalato
l’anticristianesimo di M.me Blavatsky che, senza dubbio, era solo superato dal
suo antisemitismo; di tutto ciò che le era sgradito del Cristianesimo,
d’altronde, è al Giudaismo che lei ne attribuiva l’origine. È così che
scriveva: “Tutta l’abnegazione che costituisce l’oggetto degli insegnamenti
altruisti di Gesù è diventata una teoria buona da trattare con eloquenza
cattedratica, mentre i precetti egoistici praticati dalla Bibbia mosaica,
contro i quali il Cristo ha tanto predicato invano, si sono radicati nella vita
stessa delle nazioni occidentali… I cristiani biblici preferiscono la legge di
Mosè alla legge d’amore di Cristo; l’Antico Testamento, che si adatta a tutte
le loro passioni, serve da base alle loro leggi di conquista, d’annessione e di
tirannia” 3.
E ancora: “Occorre convincere gli uomini
che, se l’origine dell’umanità è unica, vi deve essere una sola verità che si
ritrova in tutte le diverse religioni; eccetto tuttavia nella religione
giudaica, poiché questa idea, nella Kabbala, non è neanche espressa” 4.
È l’odio per tutto ciò che si può
definire “giudeo-cristiano” che genera l’intesa, alla quale abbiamo accennato,
fra M.me Blavatsky e l’orientalista Burnouf 5: per entrambi, il
Cristianesimo non valeva niente perché era stato “giudaizzato” da San Paolo,
loro si compiacevano di opporre questa pretesa deformazione agli insegnamenti
di Cristo, che presentavano come espressione della “filosofia ariana” che
pretendevano fosse stata trasmessa dai buddhisti agli esseni. È senza dubbio
questa comunione di vedute che fece dire ai teosofisti che “la brillante
intelligenza di Émile Burnouf si era elevata da sé a delle altezze che
confinano con le fiere altitudini da dove si irradiano gli insegnamenti dei
Maestri dell’Himalaya” 6.
Ma non è tutto, andiamo adesso a vedere
come Sinnett, che fu sempre ispirato direttamente da M.me Blavatsky (con la
scusa dei
144
“Maestri”, si attacca non più alla sola
religione ebraica, ma a tutte le religioni in generale, senza neanche fare
eccezione per il Buddhismo “essoterico”: “Le idee religiose, secondo i teologi,
e le facoltà spirituali, secondo la scienza esoterica, sono due cose
completamente opposte… Niente può essere più disastroso per il progresso umano,
in relazione al destino degli individui, di questa idea ancor tanto diffusa,
che una religione, una qualunque, seguita con spirito pietoso e sincero sia una
cosa buona per la morale; e che nonostante quel punto o quell’altro della
dottrina a voi sembri assurdo, non di meno è molto utile conservare, per la
grande maggioranza dei popoli, delle pratiche religiose che, osservate
devotamente, non possono produrre che dei buoni risultati. Certamente tutte le
religioni si equivalgono, esse sono tutte ugualmente pericolose per l’Ego,
la cui perdita è comunque assicurata in ognuna di esse dal suo imprigionamento
nelle incrostazioni prodotte dalla loro pratica. E non vi è eccezione alcuna,
dato che ciò vale anche per le religioni che al loro attivo hanno solo bontà,
dolcezza, mansuetudine, purezza di costumi, ed il cui spirito aperto e
tollerante non ha mai permesso che fosse sparsa una sola goccia di sangue umano
per la diffusione di dottrine che si sono, invece, imposte al mondo con la sola
forza d’attrazione e di persuasione” 7. Più avanti si legge: “Ciò
che deve colpire, soprattutto, è come questa dottrina (esoterica) è contraria
all’idea di mantenere gli uomini sotto il giogo di non importa quale sistema
clericale, i cui dogmi ed i cui insegnamenti sono fatti per avvilire il
carattere e terrificare l’immaginazione. Non v’è niente di più degradante
dell’idea di un Dio personale, dalla cui onnipotenza e buona volontà gli uomini
dipendono completamente, di un Dio che attende al varco il momento della loro
morte per precipitarli, dopo alcuni anni di una vita spesso alquanto
sventurata, in un abisso di dolore eterno o di gioie senza fine!” 8.
L’idea di un Dio personale così odiosamente
caricaturata in quest’ultimo passo è, d’altronde, una di quelle che sono state
più spesso e più energicamente respinte dai teosofisti, almeno durante il primo
periodo: “Noi non crediamo affatto ‑ dice Mme Blavatsky ‑ in un Dio simile a
quello dei Cristiani, della Bibbia e di Mosè. Noi rigettiamo l’idea di un Dio
personale o extracosmico e antropomorfo, che non è che l’ombra gigantesca
dell’uomo, senza neanche ciò che in lui vi è di meglio. Noi diciamo e
dimostriamo che il Dio della teologia non è che un ammasso di contraddizioni,
un’impossibilità logica” 9.
145
Tanto basta per rendersi conto del valore
della dichiarazione seguente, così spesso ripetuta dai capi della Società
Teosofica e secondo la quale gli aderenti di tutte le religioni non troveranno,
negli insegnamenti di questa Società, niente che possa offendere le loro
credenze: “Essa non cerca di allontanare gli uomini dalla propria religione ‑
dice M.me Besant ‑ ma li spinge piuttosto a ricercare l’alimento spirituale di
cui hanno bisogno, nelle profondità della loro fede… La Società attacca non
solo i due grandi nemici dell’uomo: la superstizione e il materialismo ma,
ovunque è presente, essa diffonde la pace e la benevolenza, apportando forza
pacificatrice nei conflitti della civiltà moderna” 10.
Si vedrà più tardi cos’è il “Cristianesimo
esoterico” dei teosofisti attuali; ma è bene, soprattutto dopo le citazioni che
abbiamo fatto, leggere questa pagina estratta da un’opera di Leadbeater: “Per
facilitare la sorveglianza e la direzione del Mondo, gli Adepti lo hanno diviso
in distretti, all’incirca come la Chiesa ha diviso il suo territorio in
parrocchie, con la differenza che i distretti hanno talvolta le dimensioni di
un continente. Ogni distretto è presieduto da un Adepto, come un prete dirige
la sua parrocchia. Di tanto in tanto la Chiesa tenta uno speciale sforzo che
non è teso al bene di una sola parrocchia, ma al bene generale; essa invia ciò
che si chiama una “Missione all’interno”, con lo scopo di ravvivare la fede e
di risvegliare l’entusiasmo in un intero paese. I risultati ottenuti non
portano alcun beneficio ai missionari, ma contribuiscono ad aumentare
l’efficacia del lavoro in ogni parrocchia. Da un certo punto di vista, la
Società Teosofica assomiglia ad una simile missione e le divisioni naturali
attuate sulla Terra dalle diverse religioni corrispondono alle diverse
parrocchie.
La nostra Società si colloca in mezzo a loro
non per sforzarsi a distogliere i popoli dalla religione che praticano ma, al
contrario, per provare a fargliela capire meglio e soprattutto a fargliela
vivere meglio; spesso li riconduce anche ad una religione che avevano
abbandonato, presentando loro una concezione più elevata. D’altra parte, uomini
che, benché dotati di temperamento religioso. non appartengono ad alcuna
religione perché non hanno potuto accontentarsi delle vaghe spiegazioni della
dottrina ortodossa, hanno trovato negli insegnamenti teosofici una esposizione
della verità che ha soddisfatto il loro modo di ragionare ed hanno potuto
aderire alla Società grazie alla sua grande tolleranza 11. Noi
abbiamo fra i nostri membri degli Giainisti, dei Parsi, degli Israeliti,
146
dei Maomettani, dei Cristiani, e mai nessuno
di loro ha sentito uscire dalla bocca di uno dei nostri istruttori una parola
di condanna contro la propria religione; al contrario, in molti casi, il lavoro
della nostra Società, nei luoghi ove si è stabilita, ha prodotto un vero
risveglio religioso. Si comprenderà facilmente la ragione di tutto ciò, se si
pensa che tutte le religioni hanno avuto origine dalla Confraternita della
Loggia Bianca. Al suo interno esiste, ignorato dalla massa, il vero governo del
mondo ed in questo governo si trova il dicastero dell’istruzione religiosa. Il
Capo di questo dicastero (vale a dire “Bodhisattwa”) ha fondato tutte le
religioni, sia da sé stesso sia tramite un discepolo, adattando ogni volta
l’insegnamento all’epoca ed al popolo al quale lo destinava” 12.
Ciò che vi è di nuovo, in confronto alle
teorie di M.me Blavatsky sulla origine delle religioni, è solamente
l’intervento del “Bodhisattwa”; ma si potrà constatare che le stravaganti
pretese della Società Teosofica non fanno che aumentare.
A questo proposito e a titolo di curiosità,
citeremo ancora, dallo stesso autore, le diverse iniziative di ogni genere che
i teosofisti accreditano indistintamente ai loro “Adepti”: “Ci è stato detto
che qualche centinaio di anni fa, i Capi della Loggia Bianca decisero che una
volta ogni cento anni, durante l’ultimo quarto di secolo, si sarebbe fatto uno
sforzo speciale per venire in aiuto al mondo in uno modo qualunque. Alcuni di
questi tentativi sono facilmente riconoscibili. Tale è, per esempio, il movimento
iniziato da Christian Rosenkreutz 13 nel secolo XIV, nello stesso
periodo. in cui Tsong-Khapa riformava il Buddhismo del Nord 14; tali
sono ancora in Europa, il Rinascimento delle arti e delle lettere nel secolo XV
e l’invenzione della stampa.
Nel XVI secolo abbiamo le riforme di Akbar in
India; in Inghilterra ed altrove la pubblicazione delle opere di Lord Bacon,
con la splendida fioritura del regno di Elisabetta; nel secolo XVII la
fondazione della Reale Società delle Scienze in Inghilterra e le opere
scientifiche di Robert Boyle 15 e di altri, dopo la restaurazione.
Nel XVIII secolo ci si sforzerà di mettere a segno un movimento molto
importante (la cui storia segreta, sui piani superiori, non è conosciuta che da
poche persone), che malauguratamente sfugge al controllo dei suoi capi ed
abortisce nella Rivoluzione Francese. Infine arriviamo, nel secolo XIX, alla
fondazione della Società Teosofica” 16.
147
Ecco, certo, un bel saggio di. storia
accordata con le speciali concezioni dei teosofisti; che personaggi hanno
dovuto essere, senza nemmeno sospettarlo, questi agenti della “Gran Loggia
Bianca”!
Se si trattasse solo di fantasie come queste,
ci si potrebbe accontentare di ridere, poiché esse sono destinate, fin troppo
chiaramente, ad impressionare gli ingenui e, dopotutto, non hanno una grande
importanza; ciò che invece ne ha molto di più, e che vedremo in seguito, è la
maniera con cui i teosofisti intendono svolgere il ruolo di “missionari”, in
particolare nei “distretti” che corrispondono al dominio del Cristianesimo 17.
148
NOTE al Capitolo Tredicesimo
l. La Clef de la Théosophie, p. 72.
2. L’Occultisme dans la Nature, p.
384.
3. La Clef de la Théosophie, pp. 60 e
62.
4. La Clef de la Théosophie, p. 66.
5. Vedere
a proposito un articolo di Burnouf intitolato Le Bouddhisme en Occident,
nella Revue des Deux Mondes, 15 luglio 1888, ed un articolo di M.me
Blavatsky intitolato Théosophie et Bouddhisme, nel Lotus, sett
1888.
6. Lotus Bleu, 27 maggio 1895.
7. Le Bouddhisme Ésotérique, pp.
243-246.
8. Le Bouddhisme Ésotérique, p. 272.
(n.a.) Ci si domanda come gli attacchi contro tutte
le religioni, considerate egualmente funeste per l’umanità, possano conciliarsi
con la teoria secondo cui la nascita di queste stesse religioni sarebbe dovuta
all’influenza diretta della “Gran Loggia Bianca” (vedere pag. 147), ed anche
con l’affermazione, contenuta in una lettera di un “Maestro” (Le Lotus,
sett.1888), riprodotta più tardi da M.me Besant (vedere pag. 198), secondo cui
“la Società Teosofica è la pietra angolare delle religioni future dell’umanità”.
9. La Clef de la Théosophie, p. 88.
10. Introduction à la Théosophie, pp.
13-14.
11. La
fine di questa frase non è chiara a causa degli errori che contiene, almeno
nella traduzione.
12. L’Occultisme dans la Nature, pp.
378-379.
13. Fondatore
leggendario dei Rosacroce, di cui tutto ciò che si racconta è, come il suo
stesso nome, puramente simbolico; la data in cui è nato il Rosacrucianesimo è,
d’altronde, estremamente dubbia.
(n.a.) I teosofisti considerano Christian
Rosenkreutz come un personaggio storico e ne fanno una “incarnazione” di uno
dei loro “Maestri” che fu successivamente, dicono, il generale transilvano
Hunyadi Janos, poi
149
Robert Le Moine, fisico ed alchimista del XVI
secolo, ed infine il filosofo Francesco Bacone (M.me Besant, The Masters).
Si aggiunga anche che un certo ritratto di
Jean Valentin Andreae, il rosacruciano tedesco del XVII secolo, “sembra essere
il ritratto di Lord Bacon all’età di 80, anni” (E.F. Udny, Le Christianisme
primitif dans l’Évangile des Douze Saints, pp. 135-136), cosa che farebbe
supporre che si tratta ancora dello stesso personaggio divenuto poi il conte
Rakoczi (vedere la nota addizionale n° 40 al cap. IV).
“Uno dei principali compiti assolti da questa
augusta personalità, compito perseguito attraverso tutto il ciclo della sua
attività, eccetto forse la vita di Hunyadi, era di porre le basi della scienza
moderna. Esso fu portato a termine, in gran parte, per mezzo delle società
segrete e massoniche… Il Maestro R. è il vero Capo della Massoneria” (J.I.
Wedgwood, Le Comte Ferdinand de Hompesch, in Le Lotus Bleu,
novembre 1926).
14. I teosofisti ricalcano qui una confusione
degli orientalisti “non iniziati”: il Lamaismo non è mai stato propriamente
Buddhista.
15. Qui vi
è senza dubbio un’allusione alle relazioni di questo celebre chimico con il
rosacruciano Ireneo Filalete.
16. L’Occultisme dans la Nature, p. 380.
17. (n.a.) Attualmente,
diversi personaggi, anche al di fuori del teosofismo propriamente detto, si
qualificano come inviati della “Gran Loggia Bianca”; noi citeremo solo colui
che, in Germania, si è fatto conoscere col nome bizzarro di Bô-Yin-Râ, e
che ha fondato, in questi ultimi anni, un’organizzazione dal titolo di
“Grand’Oriente di Pathmos”, allusione apocalittica che può far pensare ai
“Fratelli Iniziati dell’Asia” (vedere pag. 43). Sembra che questa
organizzazione si sia in certo modo diffusa non solo in Germania, ma anche in
Austria ed in Polonia; alcuni hanno anche preteso che la sua sede centrale si
trovi in Francia, probabilmente in Savoia, ma questa informazione ci sembra
almeno dubbia. A questo “Grand’Oriente di Pathmos” è collegata una
“Confraternita degli Antichi Riti dei Santo Graal” il cui Gran Maestro, che si
fa chiamare Majôtef, è il dr. E. Dreyfus, dentista a Sarreguemines.
150
CAPITOLO QUATTORDICESIMO
IL GIURAMENTO NEL TEOSOFISMO
Una delle cose che si rimprovera sovente alle
società segrete, ed in particolare alla Massoneria, è l’obbligo che impongono
ai loro aderenti di prestare un giuramento, la cui natura può variare, così
come l’ampiezza degli obblighi che impone: nella maggior parte dei casi si
tratta del giuramento del silenzio, al quale si unisce talvolta il giuramento
dell’obbedienza agli ordini dei capi palesi o nascosti. Il giuramento del
silenzio può riguardare sia i modi di riconoscimento ed il cerimoniale speciale
in uso nella società, sia l’esistenza stessa di questa o il suo sistema di
organizzazione o i nomi dei suoi membri, più spesso esso si applica, in maniera
generale, a ciò che vi si fa e vi si dice, all’azione che essa esercita o agli
insegnamenti che vi si ricevono sotto una forma o sotto un’altra. Talvolta vi
sono anche degli impegni di altro tipo, come l’impegno a conformarsi ad una
certa regola di condotta, che può a buon diritto sembrare abusiva allorché
riveste la forma di un giuramento solenne.
Non intendiamo entrare qui nella polemica su
ciò che può essere detto pro o contro il giuramento, soprattutto per ciò che
riguarda il giuramento del silenzio, la sola cosa che ci interessa adesso è che
se c’è alcunché di criticabile, valevole contro la Massoneria e contro molte
altre società più o meno segrete, se non addirittura contro tutte quelle che
hanno lo stesso carattere, ciò è ugualmente valido anche contro la Società
Teosofica.
Questa in verità non è una società segreta nel
vero senso della parola, poiché non ha mai fatto mistero della sua esistenza e
la maggior parte dei suoi membri non cercano di nascondere la loro apparenza ad
essa; ma questo è solo un aspetto del. problema, e occorrerebbe
151
innanzi tutto intendersi sui differenti
significati di cui è suscettibile l’espressione “società segreta”, cosa che non
è molto facile a giudicare dalle tante controversie sorte intorno a questa
semplice questione della definizione. Molto spesso si ha il torto di attenersi
ad una visione molto sommaria delle cose; si pensa esclusivamente al carattere
di certe organizzazioni e lo si utilizza per stabilire una definizione, in
seguito si finisce con l’applicare questa definizione ad altre organizzazioni
che hanno caratteristiche del tutto diverse.
Comunque sia, noi qui ammetteremo come
sufficiente, almeno per il caso che ci riguarda, l’opinione secondo cui una
società segreta non è necessariamente una società che nasconde la sua esistenza
o i suoi membri, ma è innanzi tutto una società che ha dei segreti, quale che
sia la loro natura. Se così è, la Società Teosofica può essere considerata una
società segreta, e la sua sola divisione in “sezione essoterica” e “sezione
esoterica” costituisce già una prova sufficiente; ben inteso, parlando qui di
“segreti” non intendiamo riferirci ai segni di riconoscimento, oggigiorno
soppressi come abbiamo detto, ma agli insegnamenti riservati strettamente ai
membri, o anche solo ad alcuni di essi, e per i quali si esige il giuramento
del silenzio; questi insegnamenti sembrano essere soprattutto, nel teosofismo,
quelli che si riferiscono allo “sviluppo psichico”, poiché tale è il fine
essenziale della “sezione esoterica”.
È fuori di dubbio che nella Società Teosofica
esistano dei giuramenti di diverso genere, che noi abbiamo indicato; su di essi
esiste la testimonianza formale della stessa M.me Blavatsky, ecco infatti ciò
che ella dice: “Francamente, noi non abbiamo alcun diritto di rifiutare
l’ammissione nella Società, ed in special modo nella sezione esoterica, di cui
è detto che “colui che vi entra nasce di nuovo”. Ma, se un membro, malgrado il
giuramento sacro prestato sulla sua parola d’onore ed in nome del suo Sé
immortale, si ostinasse, dopo tale nuova nascita e nonostante che ne debba
risultare un uomo nuovo, a conservare i vizi ed i difetti della sua vecchia
vita ed a coltivarli nell’ambito stesso della Società, non occorre dire che
molto probabilmente gli si dovrà chiedere di rinunciare alla sua qualità di
membro e di dimettersi, e se si rifiuta lo si dovrà espellere” 1. Si
tratta qui dell’impegno ad adottare una certa regola di vita, e non è solo in
seno alla “sezione esoterica” che si richiede un tale impegno: “Vi sono anche
alcuni settori essoterici
152
(pubblici) nei quali i membri giurano, sui
loro “Sé superiori”, di seguire la regola di vita prescritta dalla
teosofia” 2.
In tali condizioni sarà sempre possibile,
quando ci si vorrà sbarazzare di un membro scomodo, dichiarare che la sua
condotta non è “teosofica”; del resto, fra gli errori di questo tipo, si
annovera espressamente ogni critica che un membro rivolge alla Società ed ai
suoi dirigenti e sembra anche che le conseguenze siano particolarmente
terribili nelle esistenze future: “Ho notato ‑ scrive Leadbeater ‑ come certa
gente, dopo aver testimoniato per un certo periodo la più grande devozione alla
nostra presidentessa (M.me Besant), oggi abbia completamente mutato il suo
comportamento ed abbia iniziato a criticarla ed a calunniarla. È questa
un’azione malvagia, a causa della quale il Karma di costoro sarà peggiore che
se si trattasse di qualcuno a cui loro non devono nulla. Non voglio intendere
che non si ha il diritto di cambiare opinione… Ma se, dopo essersi allontanato
dalla nostra presidentessa, un uomo incomincia ad attaccarla e a diffondere sul
suo conto delle calunnie scandalose, così come ha fatto tanta gente, si
commette allora un fatto così grave che il karma ne rimarrà fortemente
appesantito. È sempre cosa grave l’essere vendicativi e bugiardi, ma quando lo
si è verso chi ci ha offerto il calice della vita (sic) questo fatto
diventa un crimine, i cui effetti saranno spaventosi” 3.
Per farsi un’idea di questi effetti basta
riferirsi a due pagine prima, ove si legge: “Abbiamo potuto constatare come la
plebaglia ignorante che torturò Hypathie ad Alessandria, si reincarnò in gran
parte in Armenia, ove i Turchi le fecero subire ogni sorta di crudeltà” 4.
Dal. momento che M.me Besant pretende proprio di essere Hypathie reincarnata,
l’accostamento si impone, e data la mentalità dei teosofisti, si comprende
facilmente che minacce come queste devono essere di qualche efficacia; ma,
veramente valeva proprio la pena, per giungere a simili discorsi, denunciare
con veemenza le religioni che “dal punto di vista dei loro interessi non hanno
trovato nulla di più interessante e di più pratico che supporre un maestro
terribile, un giudice inesorabile, un Jehovah personale ed onnipotente al cui
tribunale l’uomo dovrà presentarsi, dopo la morte, per essere giudicato” 5?
Se non c’è un “Dio personale” vi è un “karma”
che si incarica di salvaguardare gli interessi della Società Teosofica e di
vendicare le offese ai suoi capi!
Ritornando alle dichiarazioni di M.me
Blavatsky, vediamo
153
adesso in cosa consiste il giuramento del
silenzio: “Quanto alla sezione interna, chiamata attualmente sezione esoterica,
dal 1880, si è concordata ed adottata la seguente regola ‘Nessun membro
impiegherà a scopo egoistico ciò che può essergli comunicato da un membro della
prima sezione (che è oggi un grado più elevato); l’infrazione di questa regola
sarà punita con l’espulsione’. Del resto, oggi, prima di ricevere alcuna
comunicazione di questo genere, il richiedente deve giurare solennemente di non
impiegarla mai in modo egoistico e di non rivelare niente di quanto gli è stato
confidato, sino a quando non sarà autorizzato a farlo” 6. Più oltre
si parla di questi insegnamenti che devono rimanere segreti: “Benché noi
riveliamo tutto ciò che ci è possibile dire, siamo nondimeno obbligati a tacere
molti dettagli importanti, che sono conosciuti solo da coloro che studiano la
filosofia esoterica e che, avendo prestato il giuramento del silenzio, sono di
conseguenza i soli autorizzati a conoscerli” 7 – il corsivo è
di M.me Blavatsky stessa; in un altro passo si fa allusione ad “un mistero, in
diretto rapporto con il potere di proiezione cosciente e volontaria del
‘doppio’ (o corpo astrale), che non è mai rivelato impunemente a nessuno, salvo
che ai ‘chela’ che hanno prestato un giuramento. irrevocabile, vale a dire a
coloro di cui ci si può fidare” 8.
M.me Blavatsky insiste soprattutto
sull’obbligo di osservare sempre il giuramento del silenzio, obbligo che
sussiste anche per coloro che, volontariamente o no, abbiano cessato di far
parte della Società; ella pone la questione in questi termini: “Una persona
espulsa o costretta a ritirarsi dalla sezione è libera di rivelare le cose che
gli sono state insegnate o d’infrangere l’una o l’altra clausola del giuramento
che ha prestato?” e risponde: “Il fatto di ritirarsi o d’essere espulsi libera
solamente dall’obbligo di ubbidire agli istruttori e di prendere parte attiva
al lavoro della Società, ma non libera affatto dalla promessa sacra di
salvaguardare i segreti che gli sono stati confidati… Chiunque, uomo o donna,
possieda il minimo senso dell’onore comprenderà che il giuramento del silenzio
prestato sulla propria parola d’onore, meglio ancora prestato in nome del
proprio “Sé superiore”, il Dio nascosto in noi, deve vincolare fino alla morte,
e che nonostante abbia abbandonato la sezione e la Società, nessun uomo e
nessuna donna d’onore si sognerà mai di attaccare un’associazione alla quale si
è legati dal destino” 9. Ella termina citando quanto dichiarato in
un organo teosofista, ove è ancora menzionata la minaccia delle vendette
154
del “karma”: “Un giuramento prestato è
irrevocabile sia in relazione al mondo morale che al mondo occulto. L’averlo
violato una volta e l’aver subito la punizione relativa, non ci dà il diritto
di violarlo nuovamente; anche molto tempo dopo averlo fatto il potente braccio
della legge (del karma) ripiomberà su di noi” 10.
Da queste frasi è possibile capire che il
giuramento del silenzio, prestato nella “sezione esoterica” equivale ad un
giuramento di obbedienza agli “istruttori” teosofisti; bisogna credere che
questa obbedienza può arrivare a toccare dei limiti molto ampi poiché si sono
avuti dei casi di membri che, spinti a sacrificare buona parte della loro
fortuna in favore della Società, lo hanno fatto senza esitare.
Gli impegni di cui abbiamo parlato esistono
tuttora, anche se la “sezione esoterica”, come abbiamo detto, ha preso il nome
di “Scuola Teosofica Orientale”, poiché essa non potrebbe esistere a condizioni
diverse; sembra anche che vi si obblighino i membri che vogliono passare ai
gradi superiori ad una sorta di confessione globale, ove devono esporre per
iscritto lo stato del loro “karma”, vale a dire il bilancio della loro
esistenza con ciò che essa ha di buono e di cattivo; si pensa così di averli
vincolati, come M.me Blavatsky pensava di tenerli in pugno per mezzo delle
firme che faceva loro apporre in calce ai verbali dei suoi “fenomeni”.
Del resto, l’abitudine di accettare gli ordini
della direzione senza mai discuterli, conduce a dei risultati veramente
straordinari; eccone un tipico esempio: nel 1911 doveva svolgersi un congresso
a Genova e vi si recò un gran numero di teosofisti, alcuni dei quali venivano
dai paesi più lontani; ora, alla vigilia della data fissata, tutto venne
rinviato senza ritenere di doversi dare la minima spiegazione; ciascuno se ne
ritornò come era venuto, senza protestare e senza chiedere spiegazioni, proprio
a dimostrazione che, in un ambiente simile, ogni indipendenza è stata
interamente abolita 11.
155
NOTE al Capitolo Quattordicesimo
1. La Clef de la Théosophie, pp.
71-72.
2. La Clef de la Théosophie, pp.
75-76.
3. L’Occultisme dans la Nature, pp.
367-368.
4. L’Occultisme dans la Nature, pp.
365-366.
5. Le Bouddhisme Ésotérique, p. 264.
6. La Clef de la Théosophie, p. 73.
7. La Clef de la Théosophie, p. 137.
8. La Clef de la Théosophie, p. 169.
9. La Clef de la Théosophie, pp.
73-74.
10. The Path, New York, luglio 1889.
11. (n.a.) Nell’ultimo articolo di F.K. Gaboriau, scritto dopo le sue
dimissioni (vedere pag. 89), a proposito della “sezione esoterica”, si legge:
“Prima di smettere di occuparmi della Società Teosofica, alla quale auguro un
totale rinnovamento o la sparizione, mi sento obbligato ad avvisare gli
assetati di “Fraternità Universale”, che non vi troveranno che odi, ambizioni
personali, calunnie, pettegolezzi femminili (ah, questi pettegolezzi! è chiaro
che l’elemento femminile vi domina), gelosie di nazionalità (gli inglesi
soprattutto si credono superiori al resto dei teosofi), etc., etc.
Tutte queste piccole amenità derivano
dall’esistenza della “sezione esoterica” ove vengono chiamati gli ingenui che
credono di apprendervi cose diverse da quelle che si leggono nei libri di
scienza più comuni e nell’altro libro che è dappertutto: la natura; queste
“sezioni esoteriche”, i cui membri giurano obbedienza passiva alla sovrana,
fomentano malintesi e disordini, permettono di servirsi dell’occulto con
successo, ma, ciò che è più increscioso, macchiano la reputazione delle persone
che essendo ossessionate da un nemico invisibile, non possono più difendersi,
soprattutto se amano la solennità. Credo.di aver già detto troppo e spero che i
membri seri della Società Teosofica vi porranno rimedio” (Le Lotus,
marzo 1889, p. 711).
156
CAPITOLO QUINDICESIMO
I TRASCORSI DI M.ME BESANT
Annie Wood nacque nel 1847, da una famiglia
irlandese protestante e nella sua giovinezza si dedicò a molte letture
mistiche; abitò a Parigi all’età di 15 anni circa, ed alcuni assicurano che in
quell’epoca si convertì al Cattolicesimo, cosa questa abbastanza inverosimile.
Rientrò in Inghilterra a 17 anni e sposò, quattro anni dopo, il Rev. Frank
Besant, prete anglicano, da cui ebbe un figlio ed una figlia.
Il suo temperamento esaltato, però, non tardò
a rendere insostenibile il ménage famigliare; suo marito, che sembra sia stato
un gran brav’uomo, diede prova di molta pazienza ma lei alla fine lo lasciò,
portando con sé i due bambini.
Era il 1872 ed è probabile che andò a vivere
con il libero pensatore Charles Bradlaugh che conduceva una violenta campagna
antireligiosa sul National Reformer e che, dato il suo misticismo, la
convertì alle sue idee. Tuttavia, se si deve credere a quanto lei stessa ha
raccontato, avrebbe conosciuto costui solo un po’ più tardi, quando, per
guadagnarsi da vivere, faceva delle copie nelle biblioteche; in ogni caso suo
marito non poté mai farla condannare per adulterio.
Durante la stessa epoca ella lavorò anche con
il dr. Aveling, genero di Karl Marx, studiò l’anatomia e la chimica e conseguì,
dopo tre insuccessi, il diploma in scienze; infine divenne direttrice del National
Reformer, ove firmava i suoi articoli con lo pseudonimo di Ajax.
È in quel tempo, nel 1874, che incominciò a
fare delle conferenze nei posti più diversi, predicando l’ateismo ed il
malthusianesimo ed associando alle sue teorie altruiste i nomi dei tre grandi
157
benefattori dell’umanità, che secondo lei
erano Gesù, Buddha e Malthus.
Nel 1876 un opuscolo malthusiano intitolato I
Frutti della Filosofia, di Knowlton, venne perseguito come pubblicazione
immorale ed un libraio di Bristol fu condannato a due anni di prigione per
averlo messo in vendita, mentre l’editore se la cavò con una forte multa.
Subito, Bradlaugh e M.me Besant affittarono un ufficio di pubblicità,
vendettero l’opuscolo incriminato ed ebbero l’ardire di inviarne dei numeri
alle autorità, così che nel giugno 1877 furono perseguiti a loro volta. La
giuria dichiarò che “il libro in questione aveva lo scopo di corrompere la
morale pubblica” e dal momento che, malgrado tutto, gli accusati espressero
l’intenzione di continuarne la vendita furono condannati ad una severa pena,
con la prigione e la multa; tuttavia questo giudizio fu annullato per vizio di
forma ed essi vennero rimessi in libertà, dopo poco tempo.
Fondarono, allora, una società chiamata “Lega
Malthusiana” che si proponeva “di opporre una resistenza attiva e passiva nei
confronti di ogni tentativo mirante ad insabbiare il dibattito sul problema
della popolazione”; il 6 giugno 1878, essendo stato condannato un libraio per
gli stessi fatti, la Lega tenne a Saint-James’ Hall una manifestazione di
protesta durante la quale Bradlaugh e M.me Besant pronunciarono dei discorsi
veementi 1.
È senza dubbio a questa condanna che alludeva
Papus allorché scrisse ad Olcott, il 23 agosto 1890, che “aveva appena raccolto
le prove che certe alte funzioni nella Società Teosofica erano riservate a dei
membri appena usciti di prigione, dopo essere stati condannati a parecchi anni
per oltraggio ai costumi”; malauguratamente, così formulata, l’accusa conteneva
delle inesattezze che permisero di dichiararla “falsa e diffamatoria”.
A proposito dei figli di M.me Besant, sembra
che in un primo tempo fosse intervenuto un accordo fra lei ed il marito ma, in
seguito ai fatti menzionati, questi intentò un processo per fare interdire la
di lei tutela. Venne celebrata la causa ed il giudizio venne impugnato in
appello; il 9 aprile 1879, la Corte d’Appello confermò la sentenza di primo
grado e a M.me. Besant venne tolta la figlia; il giudizio si basava sulle
opinioni sovversive da lei propagandate e sul fatto che aveva diffuso “una
opera che una giuria aveva considerato immorale”. Nel settembre 1894, durante
un giro di conferenze in Australia, M.me Besant, ritrovò a
158
Melbourne la figlia Mabel, divenuta sig.ra
Scott 2, a cui era già riuscita a fare abbracciare il teosofismo, ma
che nel 1910 o 1911, si separò da lei e si convertì al Cattolicesimo.
Nel settembre 1880 ebbe luogo a Bruxelles un
Congresso di liberi pensatori, ove M.me Besant dichiarò che il suo partito, in
Inghilterra, aveva per scopo “la diffusione dell’ateismo, delle concezioni
repubblicane, della sepoltura civile, della abolizione della Camera dei Lords e
del diritto di proprietà in vigore” 3; è lei che pronunciò il
discorso di chiusura nel quale è contenuta la violenta dichiarazione
antireligiosa che abbiamo citato all’inizio.
Durante lo stesso periodo pubblicò numerose
opere, fra cui un Manuale del Libero Pensatore in due volumi e diversi
“saggi”, i cui titoli indicano chiaramente quali fossero le sue tendenze e le
sue opinioni 4.
Nel novembre 1884 ella si compiacque per
l’affiliazione di Bradlaugh al Grande Oriente di Francia 5; ma le
cose ben presto dovevano cambiare: entrato in Parlamento, Bradlaugh non pensò
ad altro che a sbarazzarsi di M.me Besant e, sorta la discordia, le tolse la
direzione del suo giornale. Tanta ingratitudine verso colei che era stata
“l’amica dei giorni tristi”, come lei stessa diceva, la sorprese e la
sconvolse, le sue convinzioni vacillarono, a riprova del fatto che, in fondo,
esse erano sempre state più sentimentali che ponderate.
Più tardi lei darà una singolare spiegazione
dei suoi passati errori: pretenderà di aver ricevuto degli ordini dai “Mahâtmâ”
al tempo (anteriore alla fondazione della Società Teosofica) in cui era la
moglie del Rev. Besant e di essere stata costretta da loro ad abbandonare il
marito per “vivere la sua vita”; scusa troppo banale e con la quale si
potrebbero giustificare i peggiori smarrimenti.
Proprio mentre si trovava come sperduta, non
sapendo bene da che parte girarsi, M.me Besant lesse, nel 1886, il Mondo
Occulto di Sinnett; subito incominciò a studiare l’ipnotismo e lo
spiritismo e ad interessarsi, con Herbert Burrows, dei fenomeni psichici. In
seguito, su consiglio di W.T. Stead, allora direttore della Pall Mall
Gazette alla quale lei collaborava, intraprese la lettura della Dottrina
Segreta, mentre abbandonava definitivamente le associazioni del libero
pensiero; le sue primitive tendenze verso un esasperato misticismo ripresero il
sopravvento ed ella incominciò ad autosuggestionarsi e ad avere delle visioni.
159
È in tale stato di preparazione psichica che
M.me Besant andò a trovare M.me Blavatsky ed il potere di suggestione di
quest’ultima fece il resto, come abbiamo già detto, tant’è che lei non tardò a
diventare uno dei dirigenti della sezione inglese (alla fine del 1889, anno in
cui aveva effettivamente aderito al teosofismo) e poi della sezione europea
autonoma, costituita nel 1890 sotto la diretta autorità di M.me Blavatsky e con
G.R.S. Mead come segretario generale.
160
NOTE al Capitolo Quindicesimo
l. Abbiamo
tratto questi particolari da un articolo pubblicato nel Journal des
Économistes, agosto 1880.
Il ruolo di M.me Besant nella propaganda
neo-malthusiana è indicato anche, senza alcun dettaglio, in La Question de
la Population, di Paul Leroy, Beaulieu, p. 299.
(n.a.) Nel Vers l’Initiation
(pp. 22-23 della traduz. francese), M.me Besant descrive Charles Bradlaugh come
un uomo che, quantunque ateo militante, “faceva i primi passi verso il
Sentiero”.
Nella stessa opera (pp. 29-30) ella dice
ancora: “L’affare del Pamphlet Knowlton mi condusse, nella mia attuale
esistenza, alla soglia dell’Iniziazione”, perché “il mio impulso mi portava ad
alleviare le sofferenze della classe povera”.
2. Lotus
Bleu, 27 dicembre 1894.
3. Le Français, 14 settembre 1880.
4. Un
mondo senza Dio; Il Vangelo dell’Ateismo; Perché sono socialista;
L’Ateismo e la sua portata morale; etc.
5. Bradlaugh,
il 15 maggio 1862, aveva chiesto l’affiliazione alla Loggia Perseverante
Amicizia, ma gli venne rifiutata; fu invece affiliato alla Loggia Unione
e Perseveranza, il 14 novembre 1884.
161
CAPITOLO SEDICESIMO
I PRIMI ANNI DI PRESIDENZA DI M.ME BESANT
Appena dopo la morte di M.me Blavatsky si
scatenò una violenta disputa fra Olcott, Judge e M.me Besant, i quali
pretendevano tutti di succederle, mentre ciascuno di essi dichiarava di essere
in diretto collegamento con i “Mahâtmâ’, accusando gli altri due di impostura;
d’altra parte, questi tre personaggi cercavano di sfruttare a loro vantaggio la
rivalità esistente fra le tre sezioni, asiatica, americana ed europea, alla cui
direzione essi si trovavano, rispettivamente.
Naturalmente, all’inizio ci si sforzò di
nascondere questi dissensi; M.me Blavatsky era morta l’8 maggio 1891 e già il
19 maggio si pubblicava a Londra una dichiarazione nella quale, dopo una
protesta per le “calunnie” rivolte alla memoria della fondatrice si leggeva:
“Per quanto riguarda la strana idea che la morte di M.me Blavatsky avrebbe dato
il via a delle controversie ‘per il posto resosi libero’, ci permettiamo di
dirvi che l’organizzazione della Società Teosofica non ha subito e non subirà
alcun cambiamento, a causa di questa morte. M.me H.P. Blavatsky fondò la
Società Teosofica insieme con il colonnello Olcott, presidente della Società, e
William Q. Judge eminente avvocato di New York, vice presidente e capo del
movimento teosofico in America; tale situazione non può essere considerata come
‘un colpo di stato’ o altro, M.me Blavatsky, era infatti, segretaria
corrispondente della Società, carica assolutamente onorifica che, secondo i
nostri statuti, non è obbligatoria. Sei mesi dopo, dato l’accrescimento della
nostra Società, ella esercitava temporaneamente la funzione di presidente per
l’Europa, a ciò delegata dal colonnello Olcott, alfine di facilitare il buon
andamento dell’organizzazione; con la sua morte resta scoperto tale incarico.
L’importanza della
162
posizione di M.me Blavatsky era dovuta alle
sue conoscenze, ai suoi poteri ed alla sua lealtà e non all’influenza della
carica ufficiale da lei occupata Dunque la nostra organizzazione esterna non
subirà cambiamenti di sorta. La funzione principale di M.me Blavatsky era
d’insegnare; colui o colei che vorrà succederle dovrà possedere le sue
conoscenze”.
Questa dichiarazione portava la firma dei
dirigenti della sezione europea: M.me Besant, C. Carter Blake, Herbert Burrows,
Laura M. Cooper, Archibald Keightley, G.R.S. Mead e quelle di Walter R Old,
segretario della sezione inglese, della contessa Wachtmeister e del dr. W. Wynn
Westcott che, l’anno successivo, doveva succedere al dr. Robert Woodman nella
carica di “Supreme Magus” della Societas Rosicruciana in Anglia.
Questa smentita alle voci che incominciavano a
diffondersi non corrispondeva alla verità e lo si capì allorché, il 1 gennaio
1892, Olcott abbandonò la presidenza. Egli rassegnò le sue dimissioni, in una
lettera indirizzata a Judge nella quale adduceva motivi di salute e pregava
umilmente i suoi colleghi “di considerarlo non come una persona alla quale
vanno tributati degli onori, ma solo come un peccatore che ha spesso sbagliato
ma che ha sempre cercato di migliorarsi e di aiutare i propri simili”. Nel rendere
pubblica questa lettera, il 1 febbraio seguente, Olcott l’accompagnò con un
commento ove si preoccupava di usare il medesimo riguardo per entrambi i
concorrenti rimasti in lizza: “Le mie visite in Europa ed in America ‑ egli
scriveva ‑ mi hanno dimostrato che lo stato attuale del movimento è molto
soddisfacente. Ho anche potuto constatare, al mio ritorno in India, che la
sezione indiana, da poco formata, è in buone mani e poggia su una solida base.
In Europa M.me Annie Besant, in poco tempo, si è portata in posizioni di
prestigio; per la ben nota integrità del suo carattere e della sua condotta,
per la sua abnegazione, il suo entusiasmo e le sue eccezionali capacità ella ha
superato tutti i suoi colleghi ed ha scosso profondamente lo spirito delle stirpi
di linguá inglese. Io la conosco personalmente e so che in India ella sarà così
amabile e così fraterna nei riguardi degli asiatici, come lo fummo io e M.me
Blavatsky… In America, sotto la decisa ed abile direzione del dr. Judge, la
Società si è diffusa in tutti gli Stati e l’organizzazione cresce, ogni giorno
in forza e stabilità. In questo modo le tre sezioni della Società sono nelle
migliori mani e la mia direzione non è più indispensabile”. Annunciava poi le
sue
163
intenzioni: “Mi ritirerò nella mia piccola
casa di Ootacamund ove vivrò dei miei scritti e di una parte dei proventi del Theosophist.
Ho l’intenzione di ultimare una parte incompiuta ma essenziale del mio compito,
la compilazione della storia della Società e di alcuni libri sulla religione e
le scienze occulte e psicologiche… Io sarò sempre pronto ad offrire al mio
successore l’aiuto di cui avrà bisogno ed a mettere a disposizione i miei
migliori consigli, basati sulla esperienza di 40 anni di vita pubblica e di 17
anni di presidenza della nostra Società”.
Non avendo, Olcott, designato alcun
successore, occorreva procedere ad una votazione per eleggere un nuovo
presidente, nel frattempo il dimissionario ancora in carica decise che l’8
maggio, anniversario della morte di M.me Blavatsky, sarebbe stato chiamato
“giorno del Loto Bianco”, e tutte le sezioni del mondo avrebbero dovuto
celebrarlo “in maniera semplice e dignitosa, evitando ogni settarismo, ogni
banale adulazione, ogni vuoto discorso d’occasione ed esprimendo il generale
sentimento di affettuosa riconoscenza per colei che ci ha mostrato la mappa
dell’arduo sentiero che conduce alle vette della scienza”; abbiamo riportato
appena prima un esempio di come i teosofisti osservano la raccomandazione di
“evitare ogni banale adulazione”!
Il 24 e il 25 aprile 1892 si tenne, a Chicago,
il congresso annuale della sezione americana; questo si dichiarò per la non
accettazione delle dimissioni del colonnello Olcott, lo pregò di conservare le
sue funzioni (senza dubbio si temeva l’elezione di M.me Besant) ed espresse
l’augurio che Judge venisse designato, fin d’allora, come presidente a vita per
il giorno in cui la presidenza fosse rimasta vacante.
Poco dopo si apprendeva che “cedendo alle
pressioni degli amici e del congresso americano, anche per la necessità di
portare a termine molte questioni legali, il colonnello Olcott aveva rimandato
le sue dimissioni a data da destinarsi” (sic) l; il 21 agosto
seguente egli ritirava definitivamente le dimissioni e designava Judge come suo
eventuale successore.
Tuttavia, un po’ più tardi, in seguito a
diversi incresciosi incidenti ed in particolare al suicidio dell’amministratore
di Adyar, S.E. Gopalacharlu, che per diversi anni aveva sottratto delle somme
rilevanti alla Società senza che nessuno se ne accorgesse, vi fu un
riavvicinamento fra Olcott e M.me Besant.
Nel gennaio 1894, quest’ultima, insieme alla
contessa Wachtmeister,
164
fece un viaggio in India e Olcott le
accompagnò dappertutto; in marzo, quando lei ripartì per l’Europa, Olcott le
aveva assegnato la direzione della “sezione esoterica”, salvo la parte
americana che rimaneva a Judge. Nel novembre dello stesso anno, Judge volle
destituire M.me Besant, ma venne seguito solo da una parte dei membri della
sezione americana e di rimando venne accusato, più che mai, di impostura, dai
sostenitori di M.me Besant.
A quel tempo, l’organo della sezione francese,
pubblicò un articolo, siglato con le iniziali del comandante D.A. Courmes, ove
si diceva: “A torto o a ragione, uno dei principali esponenti dell’odierno
movimento teosofico, William Q. Judge, è accusato di avere spacciato come
dirette proiezioni di un “Maestro”, certe comunicazioni che forse avevano tale
provenienza mentale ma che erano state scritte interamente da W.Q. Judge… La
neutralità della Società Teosofica ed il carattere occulto di dette comunicazioni
“precipitate” avrebbero impedito a W.Q. Judge di
chiarire completamente i fatti che gli sono
addebitati. Per di più, alcune imprudenze, figlie dell’imperfezione umana,
avrebbero aggravato ulteriormente l’incidente,… e si può dire che, al momento,
i teosofisti di lingua inglese sono divisi in due fazioni, pro e contro W.Q.
Judge” 2.
Qualche tempo dopo il Path avvertiva i
membri della Società Teosofica che “dei burloni di cattivo gusto e delle
persone male intenzionate inviavano a coloro che ritenevano degli ingenui, dei
pretesi messaggi occulti” 3; mai si erano viste tante sedicenti
comunicazioni dei “Maestri”, neanche quando era in vita M.me Blavatsky. Infine,
il 27 aprile 1895, i sostenitori di Judge si separarono del tutto dalla Società
di Adyar per costituire un organismo indipendente col titolo di “Società
Teosofica d’America”; questa organizzazione, che esiste ancora, fu presieduta
da Ernest T. Hargrove, poi da Catherine Tingley; con lei la sede centrale venne
spostata da New York a Point-Loma (California); esistono anche delle sue
ramificazioni in Scozia ed in Olanda 4.
In merito alle accuse rivolte a Judge, ecco le
istruttive precisazioni che, poco dopo la scissione, furono pubblicate in un
articolo del dr. Pascal, sul Lotus Bleu : “Quasi appena dopo la morte di
H.P. Blavatsky, furono comunicati da W.Q. Judge numerosi messaggi attribuiti ad
un Maestro indù; questi messaggi che si diceva fossero stati “precipitati” con
procedimenti occulti, portavano il timbro del criptogramma dello stesso
Maestro. Si scoprì
165
ben presto che tale timbro proveniva da un
fac-simile del sigillo del Maestro, fac-simile che il colonnello Olcott aveva
fatto incidere a Delhi, nel Panjab 5. Grazie ad un errore di disegno
commesso dal colonnello Olcott, questo fac-simile era riconoscibilissimo: esso
conteneva un segno rassomigliante ad una W mentre avrebbe dovuto rappresentare
una M 6. Questo pseudo-sigillo era stato dato a H.P. Blavatsky dal
colonnello Olcott e diversi teosofi l’avevano visto durante la sua vita; alla
sua morte era sparito... Quando il colonnello Olcott vide per la prima volta il
timbro che contrassegnava i messaggi di W. Q. Judge, gli fece sapere che aveva
fatto incidere un sigillo nel Panjab e che tale sigillo era sparito,
aggiungendo che sperava tanto che colui che se ne era impossessato non lo
usasse per ingannare i fratelli e che, in ogni caso, egli era in grado di
riconoscerlo fra mille. Da quel momento i nuovi messaggi non portarono più il
timbro del criptogramma e dai vecchi messaggi che W. Q. Judge poté recuperare
venne raschiato il timbro” 7.
Occorre aggiungere che un teosofista belga
sostenitore di Judge, M. Oppermann, inviò una risposta a questo articolo, ma la
direzione del Lotus Bleu, dopo averne annunciata la pubblicazione, ci
ripensò all’improvviso e si rifiutò formalmente di pubblicarla, con il pretesto
che “la questione era stata definita” nel mese di luglio dal congresso di
Londra 8.
A questo congresso Olcott prese semplicemente
atto della “secessione” ed annullò le patenti delle sezioni americane
dissidenti, riorganizzò poi, con elementi che non avevano seguito Judge, una
nuova sezione americana avente come segretario generale Alexander Fullerton (da
recente era stata fondata anche una sezione australiana con A. Carol come
segretario); dopo di ciò Sinnet venne nominato vice presidente della Società,
in sostituzione di Judge. Alcuni membri della sezione europea dopo aver tentato
invano di far passare una mozione di protesta in favore di Judge, si staccarono
ufficialmente dalla Società per costituire a loro volta un gruppo separato,
denominato “Società Teosofica Europea”, sotto la presidenza onoraria di Judge;
fra loro vi era il dr. Archibald Keightley, il cui fratello, Bertram, rimarrà
invece segretario generale della sezione indiana; ai dissidenti si unì anche il
dr. Hartmann.
Come è facile immaginare, tutti gli
avvenimenti narrati vennero conosciuti anche fuori dalla Società e nello stesso
momento
166
in cui accadevano; all’inizio, gli ambienti
teosofisti finsero di considerare le notizie riportate dalla stampa di Londra
come un’eccellente pubblicità per la Società. “I giornali ‑ si diceva nel
settembre 1891 ‑ hanno fatto molte chiacchiere intorno alle lettere che Annie
Besant dichiarava di aver ricevuto dai Mahâtmâ dopo la morte di H.P. Blavatsky.
Il Daily Chronicle ha aperto le sue colonne al dibattito ed i nostri
fratelli hanno approfittato della bella pubblicità per esporre le nostre
dottrine: più di sei colonne al giorno sono state riempite dalle lettere dei
teosofi e dei loro avversari, senza contare i “pastori protestanti” ed i membri
della Società di ricerche psichiche” 9. Ma le cose cambiarono
allorché, il mese seguente, apparve proprio sul giornale citato, la seguente
valutazione: “I teosofisti hanno sbagliato e molti mostrano la loro delusione;
temiamo che abbiano aperto le porte ad un vero carnevale di sciocchezze e di
inganni” 10.
Questa volta i teosofisti mantennero un
prudente silenzio su questa “bella pubblicità”, tanto più che la Westminster
Gazette, da parte sua, cominciò a pubblicare, a cura di F. Edmund Garrett,
tutta una serie di articoli fortemente documentati che, si diceva, erano stati
ispirati anche da dei membri della “sezione esoterica” e che furono riuniti in
volume, nel 1895, sotto il significativo titolo: Isis very much unveiled.
Intanto, un famoso “lettore del pensiero”, Stuart Cumberland, offrì un premio
di mille sterline a chiunque volesse produrre in sua presenza uno solo dei
fenomeni attribuiti ai “Mahâtmâ”; ma questa sfida, è chiaro, non fu mai
raccolta.
Nel 1893 M. Nagarkar, membro del Brahma
Samâj e pertanto poco sospettabile di ostilità preconcetta, dichiarò a
Londra che il teosofismo, in India, era considerato come “una volgare
sciocchezza” ed ai suoi contraddittori replicava: “Suppongo che non abbiate la
pretesa, voi che conoscete appena le cose del vostro paese, di volermi
insegnare le cose del mio paese e di mia competenza; i vostri “Mahâtmâ” non
sono mai esistiti e sono semplicemente uno scherzo (joke) di M.me
Blavatsky, che ha voluto vedere quanti pazzi vi avrebbero creduto; offrire
questo scherzo come se fosse una verità equivale a rendersi complici della
mistificatrice” 11.
Infine, il 2 ottobre 1895, Herbert Burrows, lo
stesso che aveva introdotto M.me Besant nella Società Teosofica, scriveva a
W.T. Stead, allora direttore del Borderland: “Le recenti scoperte
167
delle frodi che hanno diviso la Società mi
hanno indotto a nuove indagini che hanno esaurientemente provato come per
diversi anni nella Società ha regnato l’inganno... Il colonnello Olcott,
presidente della Società, e Sinnett, vice presidente, credono che M.me
Blavatsky sia stata parzialmente in malafede. Alle accuse di frode lanciate da
M.me Besant contro Judge, il vecchio vice presidente, si possono aggiungere le
accuse contro il colonnello Olcott, lanciate dalla stessa M.me Besant e da
Judge... Non posso più concedere oltre il mio riconoscimento ed il mio appoggio
ad una organizzazione ove accadono tali cose sospette ed altre ancora; senza
tuttavia ricusare le idee essenziali della teosofia, io lascio la Società
perché credo che essa, allo stato attuale, rappresenti un pericolo permanente
per l’onestà e la verità ed una continua porta aperta alla superstizione, alla
illusione ed all’inganno”.
Nel dicembre 1895 sull’English Theosophist
organo dei dissidenti, si leggeva: “Lo stesso Sinnett ha dichiarato che Judge
fu addestrato a tutte queste frodi, da M.me Blavatsky... M.me Besant sa che
Olcott e Sinnett ritengono che M.me Blavatsky sia stata in malafede, ma lei non
ha ancora avuto né il coraggio morale né l’onestà di dirlo”.
È possibile vedere in quali condizioni M.me
Besant assunse la direzione della Società Teosofica; in effetti ella la
eserciterà senza contestazioni a partire dal 1895, solo diverso tempo dopo che
Olcott la abbandonò ufficialmente in suo favore (non abbiamo potuto trovare
l’esatta data delle sue definitive dimissioni); sembra, d’altro canto, che egli
si rassegnerà di malavoglia a rinunciare al titolo. di presidente, anche se
questo ormai era diventato puramente onorifico.
Olcott morì il 17 febbraio 1907, dopo aver
portato a termine il suo progetto di scrivere, alla sua maniera, la storia
della Società, che apparve col titolo di Old Diary Leaves; il suo
disappunto per la sconfitta subita vi era così apertamente manifestato che la Theosophical
Publishing Company esiterà parecchio prima di pubblicarla 12.
168
NOTE al Capitolo Sedicesimo
l. Lotus
Bleu, 27 giugno 1892.
2. Lotus Bleu, 27 dicembre 1894.
(n.a.) Il comandante D.A. Courmes, che diresse per
molti anni il Lotus Bleu, era anche un vecchio spiritista; nel 1878
aveva pubblicato nella Revue Spirite un articolo che in Francia fu,
probabilmente, il primo ove si parlava di teosofismo.
3. Citato
nel Lotus Bleu, 27 marzo 1895.
4. (n.a.) La
denominazione di “Fraternità Universale” che doveva essere, all’inizio, un
altro titolo della Società Teosofica (articolo del Path, citato in Le
Lotus, marzo 1888) fu conservata dall’organizzazione di Catherine Tingley,
il cui titolo completo è Fraternità Universale e Società Teosofica d’America;
la sede di questa organizzazione fu trasferita a Point-Loma nel 1900.
5. Con
quale intenzione? Sarebbe interessante saperlo.
6. Iniziale
di Morya; ma come mai il sigillo di questo “Maestro indù” portava un carattere
europeo?
7. Lotus
Bleu, 27 giugno 1895.
8. Lotus Bleu, 27 settembre 1895.
9. Lotus Bleu, 27 settembre 1891.
10. Daily Chronicle, 1 ottobre 1891.
11. The
Echo, Londra, 4 luglio 1893.
12. (n.a.) Nel
1922 si creerà, su proposta della sig.ra de Manziarly, una speciale
commemorazione chiamata “Giorno di Adyar” che si doveva celebrare il 17
febbraio: questa data è, ad un tempo, l’anniversario della morte di Olcott (17
febbraio 1907), di quella di Giordano Bruno (17 febbraio 1600), di cui M.me
Besant si considera la reincarnazione, e della nascita di Leadbeater (17
febbraio 1847).
169
CAPITOLO DICIASSETTESIMO
AL PARLAMENTO DELLE RELIGIONI
Nel settembre 1893, in occasione
dell’Esposizione di Chicago, si svolse nella stessa città, fra altri congressi
di ogni genere, il famoso “Parlamento delle Religioni”: tutte le organizzazioni
religiose o simili del mondo, erano state invitate ad inviare i loro più
autorevoli rappresentanti per esporre le loro credenze e le loro opinioni.
Questa idea tutta americana era stata lanciata con diversi anni di anticipo; in
Francia, il più entusiasta propagandista di questa idea era stato l’abate
Victor Charbonnel che frequentava allora il salotto della duchessa di Pomar e
che doveva, in seguito, lasciare la Chiesa per la Massoneria, ove incorse
d’altronde in alcune disavventure.
Se i cattolici d’Europa si astennero
prudentemente dal partecipare a questo congresso, diversamente decisero quelli
d’America, ma la grande maggioranza era formata, come naturale, dai
rappresentanti delle innumerevoli sette protestanti ai quali si aggiunsero
altri elementi abbastanza eterogenei.
È così che si presentò a questo “Parlamento”
lo Swâmî Vivekânanda, che snaturava totalmente le dottrine indù del “Vêdânta”
col pretesto di adattarle alla mentalità occidentale; se lo menzioniamo è
perché i teosofisti lo hanno sempre considerato come un loro alleato,
definendolo come “uno dei loro fratelli della razza anteriore” (designazione
che applicano anche ai loro “Maestri”) e “un principe fra gli uomini” 1.
La pseudo-religione inventata da Vivekânanda
ebbe un certo successo in America, ove possiede ancora oggi, come in Australia,
un certo numero di “missioni” e di “templi”; beninteso, essa ha solo il nome di
“Vêdânta” poiché non è possibile stabilire alcun
170
rapporto fra una dottrina puramente metafisica
ed un “moralismo” sentimentale e “consolatorio” il quale si differenzia dalle
prediche protestanti solo per l’impiego di una terminologia un po’ speciale.
M.me Besant partecipò al “Parlamento delle
Religioni” in rappresentanza della Società Teosofica, la quale aveva ottenuto
che dei 17 giorni di durata del congresso, dieci fossero dedicati
all’esposizione delle sue teorie: bisogna pensare che gli organizzatori, per
concedere un così vasto spazio alla società Teosofica, le fossero
particolarmente favorevoli. I teosofisti ne approfittarono, naturalmente, per
far intervenire un gran numero di oratori; Judge e M.me Besant vi apparvero
fianco a fianco, poiché, fintanto che la scissione non fu un fatto compiuto, ci
si sforzò di nascondere il più possibile i dissensi interni della Società;
abbiamo visto prima come non sempre ci si riuscì.
M.me Besant era accompagnata da due personaggi
assai singolari, Chakravarti e Dharmapâla, con i quali aveva fatto il viaggio
dall’Inghilterra in America e sui quali è bene dire alcune cose.
Gyanendra Nath Chakravarti (il “Babu
Chuckerbuthy” di Rudyard Kipling) 2, fondatore e segretario del Yoga
Samâj, nonché professore di matematica al collegio di Allahabad, pronunciò
un discorso durante l’apertura ufficiale del “Parlamento”; malgrado il suo nome
e le sue qualità e benché si dichiarasse un Brâhmano, non era di origine indù
ma un mongolo più o meno “induizzato”. Nel dicembre 1892 aveva tentato di
entrare in relazione con gli spiritisti inglesi, sostenendo che vi fossero dei
rapporti fra lo “Yoga” indù ed i fenomeni “spiritici”; noi non vogliamo sapere
se da parte sua vi fosse ignoranza o malafede, forse si trattava dell’una e
dell’altra cosa insieme, ma in ogni caso non occorre dire che i detti rapporti
sono puramente immaginari.
Ciò che è interessante notare è l’analogia
esistente fra i tentativi d’approccio, con gli spiritisti, fatti da costui e
quelli tentati da M.me Besant, nel 1898, nei confronti dell’“Alleanza
Spiritualista” di Londra; tale accostamento diventa particolarmente
interessante se si pensa che Chakravarti, pur non avendo niente del vero Yogi,
era perlomeno un capacissimo ipnotizzatore ed aveva trovato in M.me Besant un
eccellente “soggetto”, sembra sicuramente accertato che egli la tenne per lungo
tempo sotto la sua influenza 3.
È a questo fatto che Judge si riferì allorché,
nella circolare che indirizzò il 3 novembre 1894 alle “sezioni esoteriche”
della Società Teosofica (“per ordine del ‘Maestro’ ” – diceva lui) al
171
fine di destituire M.me Besant, la accusò di
essere “entrata inconsciamente nel complotto formato dai maghi neri che lottano
continuamente contro i maghi bianchi” e denunciò Chakravarti come “un agente
minore dei maghi neri”. Senza dubbio non è il caso di accordare un gran credito
a queste storie di “magia nera”, qui è il caso di ricordarsi di quanto abbiamo
già detto a riguardo, ma nondimeno resta il fatto che Chakravarti, personaggio
molto sospetto sotto diversi aspetti, per un certo tempo ispirò direttamente le
prodezze di M.me Besant.
L’“Angarika” H. Dharmapâla (o Dhammapâla) 4,
un buddhista di Ceylon, fu delegato al “Parlamento delle Religioni” con il
titolo di “missionario laico”, dal “Gran Sacerdote” Sumángala, come
rappresentante del Mahâ-Bodhi Samâj (Società della Grande Saggezza) di
Colombo 5. Si racconta che durante il suo soggiorno in America, ebbe
ad “officiare” in una chiesa cattolica, ma riteniamo che si tratti di una
semplice leggenda, tanto più che lui stesso si dichiarava “laico”; forse vi
fece una conferenza, cosa che non meraviglierebbe molto conoscendo le abitudini
americane. Comunque sia, egli trascorse molti anni a percorrere l’America e
l’Europa, facendo un po’ dappertutto delle conferenze sul Buddhismo; nel 1897
fu a Parigi, dove parlò al Museo Guimet e prese parte ad un congresso di
orientalisti. L’ultima manifestazione di questo personaggio, di cui abbiamo
notizia, è una lettera che egli scrisse da Calcutta il 13 ottobre 1910, al capo
(indicato solamente con le iniziali T.K.) di una società segreta americana chiamata
“Ordine di Luce” (Order of Light), che si qualifica anche come “Grande
Scuola” (Great School) e che recluta i suoi aderenti soprattutto fra gli
alti gradi della Massoneria. Uno dei membri più attivi di questa organizzazione
è un noto teosofista, il dr. J.D. Buck, che è anche un dignitario della
Massoneria Scozzese e che fu uno degli oratori al “Parlamento delle Religioni”;
M.me Blavatsky dimostrava una stima particolare per questo personaggio, che
chiamava “un vero Philalete” 6 ed al quale, citando un passo di una
conferenza da lui fatta nell’aprile 1889 al congresso teosofico di Chicago,
ella tributò questo elogio: “Non v’è teosofo che abbia meglio compreso ed
espresso la vera essenza della Teosofia, che il nostro rispettabile amico dr.
Buck” 7. Occorre dire ancora che L’“Ordine di Luce” si distingue per
una tendenza anticattolica delle più accentuate.
In questa lettera, Dharmapâla elogiava
vivamente i massoni
172
americani per i loro sforzi tesi a “preservare
il popolo dalla servitù del demonismo papale” (sic) ed augurava loro il
successo più completo in questa lotta, aggiungendo che “il clero, in tutti i
paesi ed in qualunque epoca, ha sempre perseguito un solo obiettivo, il
raggiungimento del quale sembra essere il suo unico desiderio, che è quello di
ridurre il popolo in schiavitù e mantenerlo nell’ignoranza”. Ci chiediamo se un
simile linguaggio abbia ricevuto l’approvazione del “Gran Sacerdote della
Chiesa Buddhista del Sud”, che ha la pretesa di essere a capo di un “clero”,
quantunque non sia mai esistito niente del genere nella concezione e
nell’organizzazione del Buddhismo primitivo.
I teosofisti si dimostrarono assai soddisfatti
per l’eccellente opportunità propagandista che era stata loro fornita a Chicago
ed arrivarono persino a dichiarare che “il Parlamento delle Religioni era stato
in effetti un Congresso Teosofico” 8.
Negli ambienti “neo-spiritualisti”, ben presto
si pose il problema di preparare un secondo congresso dello stesso genere, da
tenersi a Parigi nel 1900; un’idea più ambiziosa fu anche espressa da un
ingegnere di Lione, P. Vitte, che firmava con lo pseudonimo di Amo e che
volle trasformare il “Parlamento delle Religioni” in un “Congresso
dell’Umanità”, “riunendo tutte le religioni, gli spiritualisti, gli
umanitaristi, i ricercatori ed i pensatori di ogni ordine, aventi per fine
comune il progresso dell’Umanità verso un ideale migliore ed aventi fede nella
sua realizzazione” 9; tutte le religioni del mondo ed anche tutte le
dottrine, qualunque fosse il loro carattere, dovevano essere “chiamate ad una
simpatica unione sui grandi principi comuni in grado di assicurare il bene
dell’Umanità e preparare l’Unità e la pace futura sulla Terra” 10.
I teosofisti, così come gli spiritisti e gli
occultisti di diverse scuole, aderiranno a questo progetto, per cui il
promotore credette di aver operato la riconciliazione di questi fratelli
nemici, come preludio alla “simpatica unione” che egli sognava: “I numeri di
maggio 1896 del Lotus Bleu e dell’Initiation, organi.
rispettivamente dei teosofi e dei martinisti francesi, ‑ scriveva egli allora –
rinnovano in termini chiari e decisi la loro adesione al Congresso
dell’Umanità. L’apporto di questi due grandi movimenti spiritualisti, diffusi
in tutto il mondo, sarà sufficiente a comunicare un’intensa vitalità al
Congresso” 11.
Ciò, però, non fu sufficiente ed in realtà
erano solo delle illusioni: i “neo-spiritualisti”, fra i quali d’altra parte le
contese
173
continueranno come in passato, non potevano
comunque avere la pretesa di costituire da soli le “solenni assisi
dell’Umanità”; siccome non vi erano altri che quelli che si erano interessati,
il congresso, nel 1900, non ebbe luogo.
A proposito di P. Vitte segnaliamo ancora un
fatto curioso: dal momento che Saint-Yves d’Alveydre gli aveva detto che “lo
spirito celtico è al giorno d’oggi in India”, egli volle andare a rendersene
conto e s’imbarcò nel settembre del 1895, ma, appena arrivato, fu preso da una
sorta di paura irrazionale e si affrettò a ritornare in Francia meno di tre
mesi dopo la sua partenza; costui, perlomeno, era uno spirito sincero, ma
questo semplice episodio mostra come fosse poco equilibrato.
D’altronde, gli occultisti non si lasciarono
scoraggiare dall’insuccesso del loro “Congresso dell’Umanità” ed in attesa di
un momento più favorevole costituirono una sorta di ufficio permanente che
tenne, di tanto in tanto, alcune assemblee in sale pressoché deserte, ove si
lasciarono andare a vaghe dichiarazioni pacifiste ed umanitarie. Anche le
femministe ebbero un certo spazio in questa organizzazione che, in ultimo, ebbe
a capo Albert Jounet e Julien Hersent; quest’ultimo, che i suoi amici avevano designato
come presidente dei futuri “Stati Uniti del Mondo” allorché si fossero
costituiti, nel 1913, tanto per cominciare, pose la sua candidatura alla
presidenza della Repubblica Francese; questa gente non ha proprio il senso del
ridicolo!
Tuttavia, a Parigi si ebbe un seguito al
“Parlamento delle Religioni” di Chicago, ma è solo nel 1913 che esso ebbe
luogo, col nome di “Congresso del Progresso Religioso” e sotto la presidenza di
Boutroux, le cui idee filosofiche hanno molti punti in comune con le tendenze
“neo-spiritualiste”, anche se in maniera molto meno netta di quelle di Bergson.
Questo congresso fu quasi interamente protestante e soprattutto
“liberal-protestante”, ma l’influenza tedesca ebbe il sopravvento su quella
anglosassone cosicché i teosofisti fedeli alla direzione di M.me Besant non vi
furono invitati, tant’è che vi partecipò Edouard Schuré, rappresentante
dell’organizzazione dissidente del dr. Rudolf Steiner, di cui avremo modo di
parlare in seguito 12.
174
NOTE al Capitolo Diciassettesimo
l. Lotus. Bleu, 27 gennaio 1895.
2. Poema
massonico intitolato The Mother Lodge.
3. Lettera
di Thomas Green, membro della “sezione esoterica” di Londra, pubblicata del
giornale Light, 12 ott. 1895, p. 499; The Path, New York, giugno
1895, p. 99.
4. La
prima forma è quella sanscrita, la seconda è quella pâli.
5. (n.a.) Mahâ-Bodhi Samâj mantiene delle singolari relazioni, come
si può notare in un articolo di Alexandra David, intitolato Il libero
pensiero nell’India e il movimento buddhista contemporaneo ed apparso ne I
Documenti del Progresso (gennaio e febbraio 1914), infatti vi si legge: “La
società Mahâ-Bodhi ha due sedi principali a Colombo (nell’isola di
Ceylon) e a Calcutta, un dipartimento centrale vicino Bénarés, nel luogo ove,
secondo la tradizione, il Buddha pronunciò il suo primo discorso, e numerose
ramificazioni in diverse parti dell’India. Questa società mi delegò,
nell’Agosto del 1910, a rappresentarla al Congresso del libero pensiero che si
tenne a Bruxelles. A questo proposito il segretario generale, M. Dharmapâla, mi
inviò un rapporto da leggere in assemblea”. Ecco uno stralcio caratteristico di
questo rapporto: “Noi abbiamo la profonda convinzione che i meravigliosi
progressi realizzati dalla scienza, in Occidente, permettano di affrancare le
masse ignoranti di tutti i paesi dal ritualismo e dalla superstizione,
creazioni di un clero dispotico… Il Buddha fu il primo a predicare la dottrina
dell’affrancamento umano ed in questo 2499° anniversario della sua predicazione
noi, che seguiamo la sua dottrina, ci rallegriamo nel vedere i promotori del
pensiero scientifico in Occidente lavorare secondo lo stesso principio, per
l’emancipazione e l’istruzione della intera razza umana senza distinzione di
nazionalità e di colore”.
Alexandra David, che è una nota teosofista,
dichiara nello stesso articolo che “il Buddha deve essere considerato come il
padre del libero pensiero”! È la stessa Alexandra David-Neel, autrice di un
libro su Il Modernismo Buddhista, che ha pubblicato nel 1927 il
resoconto di una esplorazione in Tibet sotto il titolo di Viaggio di una
parigina a Lhassa.
6. La
Clef de la Théosophie, p. 76.
7. La Clef de la Théosophie, p. 24.
8. Lotus
Bleu, 27 ott. 1893 e 27 marzo 1894.
175
9. La Paix Universelle, 15 sett.
1894.
10. La Paix Universelle, 30 nov. 1894.
11. La
Paix Universelle, 30 giugno 1896.
12. (n.a.) Dobbiamo
segnalare la presenza, al “Congresso del Progresso Religioso” di Parigi, di
D.B. Jayatilaka, presidente dell’“Associazione buddhista della gioventù” di
Colombo, che aveva già partecipato al “Congresso dei liberi cristiani” tenutosi
a Berlino nel 1910 e dove aveva letto una relazione ove si diceva: “fra tutti i
fondatori di religioni, fu il Buddha che promulgò la prima carta della libertà
di coscienza”; bisogna credere che questi “buddhisti modernisti” tengono in
modo particolare ad essere considerati dei “liberi pensatori”.
176
CAPITOLO DICIOTTESIMO
IL CRISTIANESIMO ESOTERICO
A questo punto è opportuno prendere in
considerazione l’aspetto più caratterizzante del nuovo orientamento (nuovo
almeno in apparenza) assunto dalla Società Teosofica sotto l’impulso di M.me
Besant, orientamento che non era facile prevedere dai suoi trascorsi: ci
riferiamo al “Cristianesimo Esoterico” 1.
Occorre tuttavia notare che, già da prima, la
corrente cristiana o sedicente tale, nonostante ciò che sembrava avere di
incompatibile con le idee di M.me Blavatsky, era rappresentata in questi
ambienti da alcuni elementi più o meno importanti che, beninteso, non
esprimevano ciò che può chiamarsi la dottrina ufficiale del teosofismo. Vi era,
all’inizio, il “Rosacrucianesimo” del dr. Franz Hartmann, di cui abbiamo
parlato prima; un rosacrucianesimo qualunque che, per quanto fosse diverso dal
Rosacrucianesimo originale, faceva almeno uso di un simbolismo cristiano; non
bisogna dimenticare però che il dr. Hartmann, in uno dei suoi libri, ha
presentato il Cristo come un “Iniziato”, opinione che, d’altronde, è anche
quella di Edouard Schuré 2, inventore di un preteso “esoterismo
elleno-cristiano” il cui vero carattere è dei più sospetti, poiché, a giudicare
anche dai titoli delle opere ove esso è esposto, dovrebbe condurre “dalla
Sfinge a Cristo” e poi… “da Cristo a Lucifero” 3!
Citiamo anche le opere più o meno serie di
George R.S. Mead, segretario generale della sezione europea, sullo gnosticismo
ed i “misteri cristiani”; vedremo più avanti che uno degli scopi dichiarati
degli attuali teosofisti è proprio la restaurazione di tali “misteri
cristiani”.
Oltre a queste opere, largamente ispirate da
studi di specialisti
177
“non iniziati”, lo stesso autore ha tradotto
molto approssimativamente, per non dire peggio, alcuni testi sanscriti estratti
dalle Upanishad; vi si possono trovare dei tipici esempi della maniera
con cui questi testi sono “adattati” dai teosofisti alle necessità della loro
particolare interpretazione 4.
Infine vi era un “Cristianesimo Esoterico”
propriamente detto, in relazione col teosofismo, anzi per l’esattezza ve
n’erano due, aventi fra loro diversi rapporti: uno era quello della dott.ssa
Anna Kingsford e di Edward Maitland, l’altro era quello della duchessa di
Pomar.
La prima di queste due teorie fu esposta in un
libro intitolato La Via Perfetta, apparso nel 1882; inizialmente i nomi
degli autori rimasero nascosti “affinché la loro opera fosse giudicata per il
suo intrinseco valore e non per i meriti degli autori” 5, ma
figurarono in testa alle edizioni seguenti 6; vi fu in seguito una
traduzione francese per la quale Edouard Schuré scrisse la prefazione e che fu
edita a spese della duchessa di Pomar 7.
Il conte Mac Gregor Mathers, dedicando la sua Kabbala
Svelata agli autori della Via Perfetta, dichiarava che questo libro
è “una delle opere più profondamente occulte che siano state scritte nei
secoli”.
Al momento della pubblicazione della Via
Perfetta, Anna Kingsford ed Edward Maitland erano entrambi membri della
Società Teosofica e se ne allontanarono poco dopo, all’epoca in cui l’affare
Kiddle, di cui abbiamo già parlato, provocò numerose dimissioni nella sezione
inglese8. Intanto, il 9 maggio 1884, essi fondarono a Londra una
“Società Ermetica” di cui Anna Kingsford fu presidente fino alla sua morte,
avvenuta nel 1888, ed i cui statuti consistevano in tre articoli che
ricalcavano quelli della dichiarazione di principi della Società Teosofica, che
abbiamo riprodotto prima; Olcott assistette all’inaugurazione di questa Società
e vi pronunciò un discorso; cosa strana, questa, che sembra dar ragione a
coloro che considereranno tale nuova “Società” come una semplice “sezione
esoterica” della Società Teosofica; è il caso di chiedersi, dunque, se le
dimissioni dei fondatori erano state sincere e troveremo qualcosa di simile in
ciò che riguarda la duchessa di Pomar.
Fino a che punto vi era contrasto fra le
teorie di Anna Kingsford e quelle di M.me Blavatsky? Le prime hanno certo
un’etichetta cristiana, ma, senza parlare del loro spirito anticlericale
fortemente pronunciato (è ancora una volta S. Paolo ad essere accusato di aver
178
introdotto l’influenza sacerdotale nella
Chiesa) 9, la maniera con cui sono interpretati i dogmi del
Cristianesimo è molto singolare: soprattutto si parla del Cristianesimo
indipendentemente da ogni considerazione storica 10, per cui
allorché si parla di Cristo lo si fa in senso “mistico”, tanto da significare
che si tratta sempre ed unicamente di un principio interiore che ognuno si deve
sforzare di scoprire e di sviluppare dentro di sé. Ora, M.me Blavatsky,
anch’essa talvolta, dà il nome di Christos sia ad uno dei principi superiori
dell’uomo, sul cui ruolo d’altronde lei si esprime in vari modi, sia a
“l’unione dei tre principi superiori in una trinità che rappresenta lo Spirito
Santo, il Padre ed il Figlio, in quanto espressioni dello spirito astratto,
dello spirito differenziato e dello spirito incarnato” 11.
Eccoci così in piena confusione, ma ciò che
occorre ricordare è che, sia per M.me Blavatsky che per Anna Kingsford, i
“Cristi” sono degli esseri giunti a sviluppare in loro stessi. certi principi
superiori esistenti in ogni uomo, allo stato latente; Anna Kingsford aggiunge
anche che essi si distinguono dagli altri “Adepti” in quanto aggiungono alla
conoscenza ed ai poteri di questi ultimi, un profondo amore per l’umanità 12.
M.me Blavatsky afferma pressappoco la stessa cosa quando insegna che “il Christos
è lo stato di Buddha” 13, cosa su cui non esiste un perfetto accordo
fra i teosofisti che, come vedremo dopo, oggi pensano piuttosto che si tratti
dello stato immediatamente inferiore, quello del “Bodhisattwa”.
L’anticristianesimo di M.me Blavatsky,
concernente soprattutto il Cristianesimo ortodosso e cosiddetto giudaizzato,
non doveva dunque dispiacere oltre modo a questo “Cristianesimo Esoterico” ove,
del resto, esso ritrova un “sincretismo” assai simile al suo e pressoché la
stessa incoerenza, benché la confusione, forse, vi è presente in toni meno
inestricabili. La.principale differenza, tutto sommato, è data dal fatto che il
“Cristianesimo Esoterico” sostituisce alla terminologia orientale una
terminologia cristiana e relega il Buddhismo in una posizione di secondo piano
considerandolo come il complemento o piuttosto come l’indispensabile
preparazione al Cristianesimo; a tal proposito, vi è un passo abbastanza
caratteristico che merita di essere citato: “Buddha e Gesù sono necessari l’uno
all’altro e, nel contesto del sistema così completato, Buddha è la mente e Gesù
il cuore; Buddha è il generale, Gesù il particolare; Buddha è il fratello
dell’universo, Gesù il fratello
179
degli uomini; Buddha è la filosofia, Gesù la
religione; Buddha è la circonferenza,. Gesù è il centro; Buddha è il sistema,
Gesù è il punto di irradiazione; Buddha è la manifestazione, Gesù è lo spirito;
in una parola Buddha è l’“Uomo” (l’intelligenza), Gesù la “Donna”
(l’intuizione)… Nessuno può essere propriamente cristiano se non è anche, fin
dall’inizio, buddhista.
Così le due religioni costituiscono
rispettivamente, l’esteriore e l’interiore dello stesso Vangelo: il fondamento
essendo costituito dal Buddhismo (termine che comprende il Pitagorismo) 14
e l’illuminazione dal Cristianesimo; così come il Buddhismo è incompleto senza
il Cristianesimo, del pari il Cristianesimo è inintelligibile senza il
Buddhismo” 15.
Anna Kingsford assicura anche che il Vangelo
conferma tale relazione quando racconta della Trasfigurazione, ove Mosè ed Elia
rappresenterebbero Buddha e Pitagora, essendo i loro “corrispondenti ebraici” 16:
singolare interpretazione, ma che non è più stupefacente di quella che si
ritrova alcune pagine dopo, ove l’autrice pretende, sulla base di una
fantasiosa etimologia, che Abramo rappresenti i “misteri indiani”, Isacco i
“misteri egizi” e Giacobbe i “misteri greci” 17!
Malgrado tutto, per Anna Kingsford il
Cristianesimo è superiore al Buddhismo, come l’intuizione è superiore
all’intelligenza o come la donna è superiore all’uomo, poiché ella è una
femminista convinta e considera la donna come “la più alta manifestazione
dell’umanità” 18; a completamento della di lei immagine, aggiungiamo
che fu un apostolo del vegetarianesimo 19 ed una accanita avversaria
delle teorie di Pasteur.
Su diverse questioni, Anna Kingsford ha delle
concezioni del tutto personali: è così, per esempio, che lei considera la
natura dell’uomo come quaternaria e che attribuisce una importanza tutta
speciale al numero tredici, nel quale lei vede il “numero della donna” ed il
“simbolo della perfezione” 20; ma sulla maggior parte dei punti
importanti, quali che siano le apparenze, ella è in fondo d’accordo con gli
insegnamenti teosofisti. Ella ammette precisamente “l’evoluzione spirituale”,
il “karma” e la reincarnazione, a proposito della quale arriva fino a
pretendere che “la dottrina della progressione e della migrazione delle anime
costituiva il fondamento di tutte le antiche religioni” e che “uno dei fini
speciali degli antichi misteri era di rendere l’iniziato capace di recuperare
il ricordo delle sue incarnazioni precedenti” 21.
180
Queste informazioni e diverse altre dello
stesso valore sono dovute, sembra, alla medesima “fonte di informazione”
dell’insieme della dottrina, vale a dire all’esercizio dell’intuizione, “grazie
al quale lo spirito ritorna verso il suo centro” e “giunge alla regione
interiore e permanente della nostra natura” mentre “l’intelletto è diretto
verso l’esterno per ottenere la conoscenza dei fenomeni” 22.
Invero, sembra quasi di sentire Bergson; non
sappiamo se questi abbia conosciuto Anna Kingsford ma lei, in ogni caso, può
ben essere annoverata, sotto molti aspetti, fra i precursori dell’intuizionismo
contemporaneo. Ciò che è anche curioso da segnalare nei suoi confronti, sono i
rapporti fra l’intuizionismo ed il femminismo, e d’altronde non crediamo si
tratti di un caso isolato; fra il movimento femminista e diverse altre correnti
della mentalità contemporanea vi sono delle relazioni il cui studio non sarebbe
privo d’interesse; del resto avremo modo di riparlare del femminismo a
proposito del ruolo massonico di M.me Besant.
Malgrado l’affermazione di Anna Kingsford, non
crediamo che l’intuizione, diremmo piuttosto l’immaginazione, sia stata la sola
“fonte di informazione”, benché le fantastiche asserzioni di cui abbiamo dato
alcuni esempi, sono certamente dovute all’esercizio di questa facoltà. Vi sono,
perlomeno all’inizio, degli elementi improntati a dottrine differenti,
soprattutto alla Kabbala e all’Ermetismo, e gli accostamenti indicati qua e là
testimoniano, a riguardo, l’esistenza di una certa conoscenza, anche se abbastanza
superficiale. Inoltre, Anna Kingsford aveva certamente studiato i Teosofi con
serietà, in particolare Böhme e Swedenborg; soprattutto questo è ciò che
l’accomuna alla duchessa di Pomar, e vi era più teosofia in loro due, benché
ancora confusa, che in M.me Blavatsky e nei suoi successori.
Per ciò che concerne la duchessa di Pomar,
dato che fu soprattutto in Francia che ella sviluppò il suo “Cristianesimo
Esoterico” e data la sua personalità, pensiamo sia il caso di dedicarle un
capitolo a parte.
181
NOTE al Capitolo Diciottesimo
l. È
anche il titolo di un’opera di M.me Besant, Esoteric Christianity.
2. Vedere
il suo libro Les Grands Initiés.
3. (n.a.) Sembra
che le opere di Edouard Schuré siano, con quelle di Maeterlinck, quelle che,
nell’ambito letterario, abbiano contribuito a procurare più aderenti al
teosofismo.
4. Ecco i titoli delle principali opere di
Mead: Fragments d’une Foi oubliée (le gnosticisme); Pistis Sophia,
Evangile gnostique (secondo la traduzione francese di Amelineau); Essai
sur Simon Le Mage; Apollonius de Tyane, le philosophe réformateur du Ier
siécle de l’ère chrétienne; L’Évangile et les évangiles; Le
Mystère du Monde, quatre essais; La Théosophie des Grecs, Plotin, Orphée;
La Théosophie des Védas, les Upanisbads.
5. Prefazione
alla prima edizione, p. VII.
6. Anni
1886 e 1890; le citazioni sono tratte dalla terza edizione.
7. Gli stessi autori hanno anche pubblicato,
separatamente e non, altre opere meno importanti: La “Vierge du Monde” et
autres livres hermétiques, avec essais introductifs et annotations; L’“Astrologie
Théologisée” de Weigelius, avec un essai sur l’herméneutique de la Bible; “Vêtue
du Soleil” (allusione all’Apocalisse), “livre des Illuminations d’Anna
Kingsford”; etc.
8. (n.a.) Anna
Kingsford prima di fondare la “Società Ermetica” non fu solo un membro della
Società Teosofica, ma presidente della London Lodge.
9. The Perfect Way, p. 270.
10. The Perfect Way, pp. 25-26 e 223.
11. La Clef de la Théosophie, pp. 96-97.
12. The Perfect Way, p. 216.
13. La Clef de la Théosophie, p. 218.
14. Vi
sono molti dubbi sulla possibilità di giustificare tale assimilazione.
182
15. The Perfect Way, pp. 248-249.
16. The Perfect Way, p. 247.
17. The Perfect Way, pp. 251-252.
18. The Perfect Way, p. 23.
19. Ha
dedicato a questo argomento una speciale opera intitolata The Perfect Way in
Diet (La Via Perfetta nella Dieta).
20. The Perfect Way, p. 244.
21. The Perfect Way, p. 21.
22. The Perfect Way, p. 3.
183
CAPITOLO DICIANNOVESIMO
LA DUCHESSA DI POMAR
Era una singolare figura questa Lady
Caithness, duchessa di Pomar, che si professava cattolica e sembrava esserlo
sinceramente, ma che frammischiava il Cattolicesimo con una “teosofia
cristiana” ispirata principalmente, come abbiamo detto, a Böhme ed a Swedenborg,
così come a talune particolari concezioni ancora più strane.
Per esporre le sue idee ella scrisse numerose.
opere 1; diresse anche, a Parigi, una rivista intitolata L’Aurore
du Jour Nouveau, “organo del Cristianesimo esoterico” 2 Questa
rivista era dedicata alla “Logosofia”, che vi era così definita: “La Logosofia
è la scienza del Logos o Cristo, come ci è stata trasmessa dalle dottrine
esoteriche dei sapienti dell’India e dei filosofi greci ed alessandrini... Il
Cristo o Logos, che è alla base dei nostri insegnamenti, non è precisamente
Gesù in quanto personaggio storico (il figlio dell’uomo) ma piuttosto Gesù
sotto il suo aspetto divino di Figlio di Dio o Cristo. Noi crediamo che debba
essere questa divinità il fine delle nostre aspirazioni. Abbiamo il diritto di
pretenderla, poiché noi siamo tutti figli dello stesso Dio, quindi di essenza
divina, e non ci è stato ordinato di diventare perfetti come è perfetto il
nostro Padre che è nei Cieli? La Logosofia è dunque la scienza della divinità
dell’uomo. Essa ci insegna il modo di far scoccare in noi la scintilla divina,
che ogni uomo porta con sé nel venire al mondo. È in funzione del suo sviluppo
che noi potremo esercitare, già su questa terra, dei poteri psichici che
appaiono sovrumani e, dopo la nostra morte psichica, il nostro spirito sarà
riunito a quello del suo divino Creatore e possiederà l’immortalità nei Cieli”.
184
Qui è ancora la concezione del Cristianesimo
“interiore” che predomina, nonostante essa sia espressa in maniera meno
esclusiva di quella di Anna Kingsford. Quanto allo sviluppo dei poteri psichici
a cui si allude, si tratta della medesima cosa perseguita col terzo fine della
Società Teosofica, fine la cui realizzazione è riservata alla “sezione
esoterica”.
Dopo il 1882, la duchessa di Pomar si fregiava
del titolo di “Presidente della Società Teosofica d’Oriente e d’Occidente”;
contrariamente a quanto si può credere, questa Società non era minimamente in
concorrenza con quella di M.me Blavatsky, di cui, anzi, costituiva in realtà
una vera “sezione esoterica”, cosa questa che spiega l’accostamento da noi
fatto in precedenza.
Nel maggio 1884, M.me Blavatsky scriveva a
Solovioff: “Da due anni, alcune persone si incontrano in casa di una certa
duchessa per di più lady, che ama farsi chiamare presidente della
Società Teosofica d’Oriente e d’Occidente. Dio la benedica! Lasciamo che la
chiamino come vuole. Ella è ricca e possiede un magnifico albergo a Parigi. Non
è un problema; può essere utile” 3.
Così, M.me Blavatsky contava di utilizzare la
duchessa di Pomar per la sua fortuna ed allorché volle costituire una sezione a
Parigi, la duchessa di Pomar, da parte sua, pensò che avrebbe potuto servirsene
per reclutare delle persone per la sua organizzazione, alla quale intendeva far
mantenere un carattere molto più fermo. D’altronde, ciò che prova a sufficienza
come fra loro non vi fosse alcuna rivalità è che la duchessa, corrispondendo
alle speranze di M.me Blavatsky, le fornì effettivamente dei fondi per
permetterle di diffondere la sua dottrina in Francia; in particolare sembra
certo che ella le abbia fornito, nel 1884, la somma di 25.000 franchi 4.
Tuttavia la duchessa di Pomar si dimise dalla
Società Teosofica nel settembre del 1884, lamentandosi del fatto che Olcott
aveva “mancato di tatto” nei suoi confronti 5; queste dimissioni
dovettero, però, essere ritirate, poiché ella le ridarà nuovamente nel 1886,
questa volta insieme alla sig.ra de Morsier ed a molti altri membri della
sezione parigina, in seguito alle rivelazioni di Solovioff. Ciò malgrado, al
momento del “Congresso spiritista e spiritualista” nel settembre 1889 6,
di cui le si offrì la presidenza onoraria 7 ed ove Papus dichiarò,
nella sua relazione, che ella era “una benemerita della causa spiritualista”,
la duchessa di Pomar non aveva ancora cessato di essere “presidente della
185
Società Teosofica d’Oriente e d’Occidente”; si
trovava dunque in una situazione simile a quella di Anna Kingsford con la sua
“Società Ermetica”; ma, poco dopo, esattamente nel marzo 1890, M.me Blavatsky
fondò a Parigi una “sezione esoterica” indipendente, sui cui statuti e
regolamenti non fu divulgata alcuna informazione ed i cui membri continuano ad
imporsi, per giuramento, l’ubbidienza passiva agli ordini della direzione.
Non è meno vero che fin verso la fine della
sua vita, la duchessa mantenne con la Società Teosofica delle relazioni
piuttosto amichevoli; così, nel luglio 1893, ella scriveva al segretario della
sezione parigina una lettera pubblicata nel Lotus Bleu, dove è detto:
“Al di là dei differenti punti di vista esistenti fra me e la Società
Teosofica, io desidero fortemente che essa si sviluppi in Francia, sapendo che
non può che contribuire al progresso delle idee alle quali io stessa mi sono
votata. Ma la missione che mi è stata indicata da Colui che io chiamo mio
Maestro, il Signore Gesù Cristo, assorbe tutte le risorse di cui dispongo”.
Tuttavia lei si impegnava per un contributo
annuale di 200 franchi e continuava dicendo: “Desidero che i M.S.T. (membri
della Società Teosofica) siano a conoscenza dei fraterni sentimenti che io
provo nei loro confronti. Se noi seguiamo, talvolta, strade diverse, lo scopo
che perseguiamo è lo stesso, ed io esprimo gli auguri più sinceri per il
successo dei loro sforzi”.
Notiamo ancora che, il 13 giugno 1894, la
duchessa di Pomar ospitò M.me Besant per una conferenza sul “pellegrinaggio
dell’anima” ed in quella occasione presiedette la riunione il colonnello
Olcott. L’11 giugno, M.me Besant aveva fatto un’altra conferenza all’Istituto
Rudy; allora non si era ritenuto opportuno metterle a disposizione la Sorbona
come si fece nel 1911 e come si è fatto nuovamente quest’anno.
La duchessa di Pomar morì il 3 novembre 1895;
dal necrologio dedicatole dal comandante Courmes, sul Lotus Bleu,
estraiamo il seguente passo, rispettandone rigorosamente lo stile: “È una
grande e nobilissima esistenza che si è spenta, poiché se la duchessa non si
rifiutava di godere della fortuna che il karma le aveva riservata, ella ne
usava certamente in opere di carità di ogni genere il cui numero ed i cui
particolari non si possono contare, operando prevalentemente sul terreno
dell’alta beneficenza intellettuale, diffondendo soprattutto in Francia, sua
patria adottiva, fiumi di “Conoscenza”… Spiritualista della
186
prima ora, la duchessa di Pomar era entrata
nella Società Teosofica al suo apparire nel 1876, ed:era intimamente legata a
M.me Blavatsky. Era presidente del ramo francese “Oriente e Occidente”, il cui
spirito teosofico, benché indipendente, aveva conservato un carattere più
specificatamente cristiano ed anche un po’ spiritista. Noi avremmo sicuramente
preferito che lei restasse nell’ambito dei dettami orientali, che ci sembrano
più vicini alle fonti originarie, ma si sa che è nel diritto dei teosofi poter
seguire, nella loro ricerca della verità, le strade che meglio si addicono alle
loro disposizioni naturali” 8.
Fatto veramente strano questo dell’accordo fra
la duchessa di Pomar e M.me Blavatsky e la sua scuola, come l’affermazione
dello scopo comune fra i movimenti diretti dall’una e dall’altra; ciò che è
ugualmente curioso è il carattere estremamente segreto che la duchessa aveva
dato alla sua organizzazione. Ecco in effetti ciò che lei scriveva ad Arthur
Arnould in una lettera che questi pubblicò nel 1890 in occasione della disputa
con Papus o, più esattamente, che inserì in un documento da lui qualificato come
“strettamente riservato”, ma che fu invece inviato a delle persone estranee
alla Società Teosofica: “La Società Teosofica d’Oriente e d’Occidente, che ho
l’onore di presiedere, essendo fra le più esoteriche e di conseguenza fra le
più segrete, non comprendiamo come il colonnello Olcott abbia avuto
l’imprudenza di parlarne, nonostante lo avessi pregato di conservare il nostro
segreto. Le nostre riunioni sono del tutto segrete e ci è vietato parlarne a
chicchessia al di fuori della nostra cerchia, oggi assai numerosa e che
comprende fra i suoi membri alcuni dei più grandi spiriti di Francia, ma nella
quale si è ammessi solo dopo la più alta delle iniziazioni e dopo le prove più
serie. Quando vi diciamo che riceviamo le istruzioni direttamente dalle
sfere più alte, comprenderete che desideriamo mantenere il segreto più
stretto…”.
Quali erano dunque queste istruzioni e queste
comunicazioni misteriose, i cui mezzi non sono, probabilmente, molto diversi da
quelli in uso presso gli spiritisti, e qual era il compito che la duchessa di
Pomar pretendeva di avere ricevuto?
In una lettera datata 2 febbraio 1892, e di
cui possediamo l’originale, ella a tal proposito diceva: “… Il culto che io
professo per Maria Stuart si riferisce meno ai ricordi della sua personalità
terrestre che alla sua individualità celeste 9, sempre vivente, la
quale mi ha fornito, nel corso di più di trent’anni, numerose prove
187
della sua presenza spirituale (sic) su
di me. Questo essere già così grande e così nobile sulla terra, ha continuato a
svilupparsi secondo la legge eterna della vita dello Spirito, ed oggi, arrivata
a possedere la verità che affranca, ella ha superato di molto le sue
convinzioni religiose di una volta 10. La sua missione consiste nel
dare oggi al mondo, e specialmente alla Francia, le Verità del Nuovo Giorno che
devono condurre l’evoluzione della razza verso una più alta spiritualità, ed io
ho avuto il privilegio di essere stata scelta da lei come intermediaria
terrestre per lavorare alla sua opera”.
Più avanti ella aggiunge ancora che “questa
Regina è oggi un Angelo delle più alte sfere celesti”, sfere che lei chiama
“Cerchio di Cristo” e “Cerchio della Stella”.
Questo “Nuovo Giorno” di cui la duchessa di
Pomar era anche incaricata di annunciare e di preparare la venuta, era una
nuova rivelazione, un’era che doveva succedere al Cristianesimo come questo era
succeduto all’antica Legge; era, in una parola, la “venuta dello Spirito Santo”
conosciuto gnosticamente come il “divino femminino” 11. Era, ancora,
“la manifestazione dei figli e delle figlie di Dio, non tanto come essere unico
ma come essere plurimo: questa razza più perfetta umanizzerà la terra, di cui
sappiamo che è già passata per i periodi di sviluppo minerale, vegetale ed
animale, e vediamo che quest’ultima tappa di sviluppo è, oggi, prossima a
completarsi”; la duchessa arriva fino a questa precisione: “Possiamo dire
verosimilmente che il vecchio mondo è finito nel 1881 e che il Signore ha
creato un nuovo cielo ed una nuova terra e che noi stiamo entrando nel nuovo Anno
di Nostra Signora, il 1882” 12.
Queste citazioni sono prese da un curioso
opuscolo pieno di calcoli kabbalistici, che porta come titolo, solo le due date
1881-1882, ed alla fine del quale si legge: “Mentre scrivo queste note,
le ore del 1881, l’ultimo, anno della Antica Rivelazione, si avviano
rapidamente verso la fine e la prima ora della Sposa celeste si avvicina” 13.
È possibile notare che l’idea di un Messia
collettivo, così come è espresso qui, ha qualcosa di molto singolare; essa,
comunque, non è completamente nuova e nel Giudaismo si trovano, in merito,
delle concezioni che tendono ad identificare il Messia con lo stesso popolo di
Israele. Comunque sia, è precisamente il Messianismo che, sotto l’una forma o
l’altra, sembra offrire la chiave di questa “identità di fini” di cui parlava
la duchessa di Pomar nei confronti
188
della Società Teosofica, così come è un
Messianismo più o meno confessato che sta all’origine di tanti altri movimenti
“neo-spiritualisti”.
Se è solo da una dozzina d’anni che si è vista
formulare chiaramente, presso i teosofisti,. la concezione del “Messia futuro”,
non è men vero che questo era già stato annunciato dalla stessa M.me Blavatsky,
in questi termini: “Il prossimo sforzo troverà un organismo, comprendente un
gran numero di membri uniti fra loro e pronti ad accogliere il nuovo Portatore
della fiaccola della Verità. I cuori saranno preparati a ricevere il suo
messaggio; il linguaggio in grado di rendere le nuove verità che egli apporterà,
sarà stato trovato; una organizzazione completa attenderà il suo arrivo e si
adopererà per liberare il suo cammino dagli ostacoli e dalle difficoltà di
natura puramente meccanica e materiale. Riflettete un istante e comprenderete
ciò che sarà in grado di compiere Colui che potrà utilizzare simili
circostanze…” 14.
Ecco dunque il “fine comune” delle imprese
della duchessa di Pomar e di M.me Blavatsky; ma quest’ultima, che si guardava
bene dall’indicare date precise, profetizzava probabilmente a colpo sicuro,
poiché è da supporre che avesse assegnato alla sua Società la missione segreta,
non solo di preparare la via a “Colui che deve venire”, ma anche di provvedere
alla sua stessa comparsa nel momento che sarebbe stato ritenuto più propizio.
Questa missione, M.me Besant, antica
segretaria di M.me Blavatsky e sua ultima confidente, doveva compierla con
l’aiuto del suo socio, l’antico ministro anglicano Charles W. Leadbeater che
sembrava giuocare nei suoi confronti un ruolo analogo a quello svolto da Olcott
nei riguardi della fondatrice della Società; solo che i contorni “cristiani”
che sono stati dati al movimento messianico, in fase di realizzazione, non
corrispondono forse interamente alle vedute di M.me Blavatsky, ma, se ci si
riferisce a ciò che abbiamo detto nel. capitolo precedente, si può anche vedere
che, su questo punto, il disaccordo è più apparente che reale. Del resto, il
carattere instabile e sfuggente della pseudo-dottrina teosofista ha il
vantaggio di permettere le trasformazioni più impreviste; a coloro che vi
vedono delle contraddizioni ci si accontenta di rispondere che non hanno
compreso, così come fanno, in casi simili, i difensori dell’intuizionismo
bergsoniano.
189
NOTE al Capitolo Diciannovesimo
l. Ecco i titoli di alcune di esse: Une
Visite nocturne à Holyrood; Fragments de Théosophie occulte d’Orient;
La Théosophie Chrétienne; La Théosophie Bouddhiste; La
Théosophie sémitique; Le Spiritualisme dans la Bible; Interprétation
ésotérique des Livres sacrés; Révélations d’en haut sur la science de la
vie; Vieilles Vérités sous un nouveau jour; Le Mystère des
Siècles; L’Ouverture des Sceaux; Le Secret du Nouveau Testament.
2. (n.a.) Sulle tendenze della rivista “teosofico-cattolica” della duchessa
di Pomar, nel Lotus (giugno 1887) si legge: “Il Cattolicesimo dell’Aurore
è un cattolicesimo perfettamente eclettico e tollerante, frammisto a molto
spiritismo. Quest’ultimo punto riguarda le comunicazioni che la duchessa di
Pomar dice di aver avuto con gli “spiriti”… In più possiamo dire che questo
cattolicesimo è socialista, poiché l’Aurore è stata amministrata e quindi
ispirata da Limousin, direttore della Rivista del Movimento Sociale e
nel numero di maggio vi si trova una corrispondenza dell’abate Roca, le cui
opinioni di avanzato socialismo sono conosciute da tutti e di cui è stato fatto
un caratteristico elogio nell’Intransigeant di Rochefort”.
È opportuno aggiungere che Limousin,
amministratore della Aurore, non era altri che il F\ Ch.-M. Limousin che, più tardi, fondò e diresse la rivista massonica L’Acacia.
3. A modern priestess of Isis, p. 25.
4. Daily News, 5 nov. 1895.
5. Lettera
di Solovioff a M.me Blavatsky, 26 sett. 1884.
6. Qui
“spiritualista”, sta per occultista.
7. Questo
Congresso fu presieduto da Jules Lermina; suoi presidenti onorari furono
Charles Fauvety ed Eugène Nus.
8. Lotus Bleu, 27 dic. 1895.
9. I
termini “ personalità” ed “individualità” sono usati qui nel loro senso
teosofista, che è esattamente l’inverso di quello che essi debbono avere
normalmente.
10. Che ne
è dunque del Cattolicesimo?
11. Vedere
Le Secret du Nouveau Testament, pp. 496-505: “Comunicazione
190
dall’alto, ricevuta nel Santuario della
Regina, a Holyrood” e firmato “un inviato della Regina Maria”.
12. 1881-1882, pp. 49-50.
13. 1881-1882,
p. 85.
14. La Clef de la
Théosophie, p. 406.
191
CAPITOLO VENTESIMO
IL MESSIA FUTURO
Per comprendere la strana équipe messianica
che ha fatto un certo scalpore in questi ultimi anni, bisogna conoscere la
concezione molto particolare che i teosofisti hanno di Cristo o, più in
generale, di ciò che loro chiamano “Grande Istruttore” o “Istruttore del
Mondo”.
Queste due espressioni sono la traduzione dei
termini sanscriti, Mahâguru e Jagadguru, che in realtà servono
semplicemente a designare i capi di alcune scuole brahmaniche: così che lo Jagadguru
autentico è il capo della scuola vêdânta di Shankarâchârya. Diciamo di
sfuggita, a questo proposito, ed allo scopo di salvaguardare da possibili
confusioni, che il personaggio al quale appartiene legittimamente questo
titolo, nell’epoca attuale, non è quello che si fa passare per tale nelle
pubblicazioni ove l’esposizione del “Vêdânta” è notevolmente deformata ad uso
degli occidentali (benché in esse, bisogna riconoscerlo, l’alterazione è meno
totale che in Vivekânanda ed i suoi discepoli); questa storia ha dei retroscena
politici assai curiosi, ma che ci condurrebbero troppo discosti.dal nostro
argomento.
Quando i teosofisti parlano del Mahâguru
nelle loro opere, il personaggio di cui trattano non corrisponde a nessuno di
quelli a cui in India si riconosce tale qualità, ma esso è identico al Bodhisattwa
di cui han fatto, come abbiamo già visto, il “capo del dipartimento della
istruzione religiosa” del “governo occulto del mondo”. Secondo la concezione
buddhista un Bodhisattwa è in un certo senso un Buddha “in divenire”: è un
essere che è sul punto di ottenete lo stato di Buddha o il possesso della
saggezza suprema e che si trova intanto al grado immediatamente inferiore a
quello
192
del Buddha. I teosofisti ammettono sì questa
concezione ma vi aggiungono parecchie fantasie che appartengono propriamente a
loro: è così che, secondo loro, vi sono due funzioni in qualche modo
complementari, quella di Manu e quella di Bodhisattwa; inoltre vi sono dei Manu
e dei Bodhisattwa che sono particolarmente preposti a ciascuna delle sette
“razze madri”.
Quando un Bodhisattwa ha concluso il sud ruolo
egli diventa Buddha ed è rimpiazzato da un altro “Adepto”; il Manu, allorché si
conclude il periodo nel quale deve esercitare le sue funzioni, passa anch’egli
ad un rango superiore, che non è precisato. Infine, l’era di Manu e quella di
Bodhisattwa non coincidono: “Un Manu comincia sempre con la prima sotto-razza
della razza-madre, cosicché il Bodhisattwa svolge sempre la sua opera a cavallo
di due grandi razze” 1.
Ciò posto, possiamo ritornare alla concezione
del “Cristo storico”, che i teosofisti hanno cura di distinguere dal “Cristo
mistico”, vale a dire dal principio superiore dell’uomo, di cui si è detto
precedentemente, ed anche dal “Cristo mitologico” o “dio solare”, poiché essi
accettano le conclusioni della pretesa “scienza delle religioni”, sui “miti” e
la loro interpretazioni astronomica.
M.me Blavatsky faceva una distinzione, che
rassomiglia ad un giuoco di parole, fra Christos e Chrestos: ella
riservava il primo dei due termini al “Cristo mistico” e considerava il secondo
come indicante un certo grado di iniziazione negli antichi misteri; ogni uomo
che avesse raggiunto questo grado era, dunque, non Christos ma Chrestos,
e tale sarà stato il caso di Gesù di Nazareth, se comunque si ammette la sua
esistenza storica, di cui lei dubita fortemente. Ecco, in effetti, uno dei
passi ove lei si spiega più chiara;mente a riguardo: “Per me, Gesù Cristo, vale
a dire l’Uomo-Dio dei Cristiani, identico agli Avatara di tutti i paesi, al
Chrishna indù 2 come all’Horus egizio, non è mai stato un
personaggio storico. Egli è una personificazione glorificata del tipo
deificato dei grandi Gerofanti dei Templi e la sua storia raccontata nel Nuovo
Testamento è una allegoria, che contiene certo delle profonde verità
esoteriche, ma sempre un’allegoria”. Questa “allegoria”, beninteso, non è altro
che il famoso “mito solare”; ma proseguiamo: “La leggenda di cui parlo si
fonda, come ho dimostrato a più riprese nel miei scritti e nelle mie note,
sull’esistenza di un personaggio chiamato Jehoshua (da cui Gesù), nato a Lud o
Lydda verso l’anno 120 prima dell’era moderna. E se si smentisce questo fatto,
193
cosa che può trovarmi anche d’accordo,
occorrerà rassegnarsi a considerare l’eroe del dramma del Calvario come un mito
puro e semplice” 3.
Ciò nonostante, un po’ di tempo prima, M.me
Blavatsky s’era espressa in maniera molto diversa e con toni più affermativi su
tale “fatto”: “Gesù fu un Chrestos,… vissuto realmente durante l’era
cristiana o un secolo prima, a Lud, sotto il regno di Alexandre Jannés e di sua
moglie Salomè, come riferisce il Sepher Toldoth Jehoshua” La fonte da
lei citata è un libro rabbinico compilato con l’evidente presupposto
anticristiano ed esso è generalmente e concordemente considerato del tutto
privo di ogni valore storico; ciò non le impedì, rispondendo ad “alcuni
studiosi secondo i quali tali affermazioni sarebbero errate” ed in mezzo ai
quali è da annoverare lo stesso Renan, di annotare: “Io dico che gli studiosi
mentono o farneticano. Sono i nostri Maestri ad affermarlo. Se la storia
di Jehoshua o Jésus Ben Pandira è falsa, allora tutto il Talmud, tutto il
canone ebraica è falso. Fu il discepolo di Jehoshua Ben Parachia, il quinto
presidente del Sinedrio dopo Ezra, che riscrisse la Bibbia, Coinvolto
nella rivolta dei Farisei contro Jannaeus, nel 105 prima dell’era cristiana,
egli fuggì in Egitto, conducendo con sé il giovane Jésus. Questa narrazione è
molto più vera di quella del Nuovo Testamento e di essa la storia non fa
parola” 4.
Così, ecco dei fatti di cui i suoi stessi
“Maestri”, a voler credere alle sue affermazioni, le avevano garantito la
realtà e alcuni mesi più tardi ella non si opporrà più a quanti li considerano
una semplice leggenda: come spiegare simili contraddizioni se non per via del
“caso patologico” che denuncerà in seguito il direttore della stessa rivista
che aveva pubblicato tutte queste elucubrazioni?
Ben altro è il comportamento di M.me Besant,
poiché ella sostiene, al contrario, l’esistenza storica di Gesù, riferendola,
anche lei, a circa un secolo prima dell’era cristiana; ma sentiamo il singolare
racconto che ella fa a riguardo, nel suo Christianisme Ésotèrique 5.
Il piccolo ebreo il cui nome è stato tradotto
con quello di Gesù, nacque in Palestina nell’anno 105 prima della nostra era; i
suoi parenti lo istruirono in lettere ebraiche; a dodici anni visitò
Gerusalemme e poi fu affidato ad una comunità essenica della Giudea
meridionale.
Diciamo subito che la storia delle relazioni
fra Gesù e gli Esseni non è stata inventata interamente dai teosofi, prima di
loro molte
194
altre organizzazioni occulte hanno inteso
sfruttarla; d’altronde, un’abitudine assai diffusa in questi ambienti è quella
di rifarsi agli Esseni, che alcuni pretendono di collegare ai Buddhisti, non si
sa bene perché, mentre altri hanno inteso rintracciarvi una delle origini della
Massoneria. Vi è anche stata in Francia, una trentina d’anni fa, una setta
spiritista che si dichiarava “essenica”, secondo la quale vi erano due Messia,
Gesù e Giovanna d’Arco; essa attribuiva una grande importanza ad un manoscritto
relativo alla morte di Gesù, che si diceva fosse stato trovato ad Alessandria,
pubblicato a Leipzig nel 1849 da un certo Daniel Ramée; una traduzione inglese
di questo racconto, il cui scopo manifesto era di negare la resurrezione, è
apparso recentemente in America sotto gli auspici della “Grande Scuola” o
“Ordine della Luce”, di cui abbiamo parlato precedentemente 6.
Ma ritorniamo al racconto di M.me Besant: a 19
anni Gesù entrò nel monastero del monte Serbal, ove si trovava una biblioteca
occultista considerevole, di cui molti libri “provenivano dall’India
transhimalayana”; in seguito andò in Egitto ove divenne “un iniziato della
Loggia esoterica dalla quale tutte le religioni ricevono i loro fondatori”,
vale a dire la “Gran Loggia Bianca”, che a quell’epoca non risiedeva ancora nel
Tibet; benché un altro scrittore, che si assicurava non essere un teosofista e
nei cui confronti i teosofisti mostrano una certa diffidenza, pretenda di aver
trovato delle tracce del soggiorno di Gesù in quest’ultimo paese, ove sarebbe
stato conosciuto col nome di Issa 7.
Quello che segue necessita ancora di alcuni
chiarimenti, poiché è qui che si comprende, secondo i teosofisti, il modo in
cui si sviluppa la manifestazione di un “Grande istruttore” o talvolta anche
quella di un “Maestro” di importanza inferiore: per risparmiare ad un essere
molto “evoluto”, il fastidio di prepararsi da sé un “veicolo”, passando
attraverso tutte le fasi di sviluppo psichico ordinario, occorre che un
“iniziato” o un “discepolo” gli presti il suo corpo, sempre che, dopo essere
stato specificatamente preparato tramite particolari prove, si sia reso degno
di tale onore. A partire da quel momento, quindi, sarà il “Maestro” che,
servendosi di questo corpo come fosse il suo, parlerà con la sua bocca al fine
di insegnare la “religione della salvezza”; vi è qui qualcosa di analogo al
fenomeno che gli spiritisti chiamano “incarnazione” ma con la differenza che,
in questo caso, si tratterebbe di una “incarnazione” permanente. Occorre
aggiungere che dei “Maestri”
195
viventi potrebbero, allo stesso modo, servirsi
occasionalmente del corpo di un discepolo; cosa questa che avrebbero fatto
spesso con M.me Blavatsky; si dice ancora che i “Maestri” non si riservano in
esclusiva il privilegio della reincarnazione per sostituzione e che ne lasciano
talvolta beneficiare ai loro discepoli più evoluti: su quest’ultimo punto
abbiamo riportato prima le affermazioni di Sinnett e di Leadbeater, secondo i
quali è così che M.me Blavatsky sarebbe passata in un altro corpo subito dopo
la sua morte.
Ma il caso che ci interessa qui più
direttamente è quello della manifestazione dei “Maestri”; si tende ad
ammettere, senza tuttavia affermarlo sempre in maniera assoluta, che Buddha si
servì proprio del mezzo appena descritto; ecco ciò che dice Leadbeater, a
riguardo: “È possibile che il corpo del piccolo nato dal re Souddhodana e dalla
regina Mâyâ, nei primi anni non fosse abitato dal Signore Buddha che, come il
Cristo, avrebbe richiesto ad uno dei suoi discepoli di. prendersi cura di
questo veicolo, e non vi sarebbe entrato che al momento in cui questo corpo
venne indebolito dalla lunga austerità a cui venne sottoposto per sei anni, al
fine di trovare la verità. Se così è stato, non deve stupire che il principe
non abbia conservato il ricordo di tutte le conoscenze acquisite anteriormente
dal Signore Buddha, poiché non erano la stessa persona” 8.
Siddharta sarebbe, dunque, al pari di Gesù, il
discepolo scelto dal “Maestro” per preparare un corpo adulto e cederglielo in
seguito, “sacrificio che i suoi discepoli saranno sempre felici di fare” 9;
e ciò che, nel passo appena riportato, è suggerito solo come una semplice
ipotesi, altrove è presentato, dallo stesso autore, come un fatto certo e a
carattere generale: “L’idea di prendere in prestito un corpo appropriato, è
sempre adottata dai Grandi Esseri allorché pensano che è opportuno scendere fra
gli uomini nelle condizioni attuali. Il Signore Gautharna agì così quando venne
sulla terra per raggiungere la dignità di Buddha. Il Signore Maitreya fece lo
stesso quando scese in Palestina duemila anni fa” 10.
In tutti i casi, per ciò che concerne la
manifestazione di Cristo, come è detto in quest’ultima frase, i teosofisti
attuali sono sempre molto affermativi: M.me Besant dice che il “discepolo”
Gesù, all’età di 29 anni, era divenuto “atto a servire da tabernacolo e da
strumento ad un potente Figlio di Dio, Signore di compassione e di saggezza”;
questo “Maestro” discese dunque in Gesù e durante i tre anni della sua vita
pubblica “è lui che viveva ad agiva sotto le spoglie
196
dell’uomo Gesù, predicando, guarendo i malati
e raccogliendo intorno a sé alcune anime più avanzate” 11. Allo
scadere dei tre anni, “il corpo umano di Gesù scontò il fatto di aver ospitato
la presenza gloriosa di un Maestro più che umano” 12; ma i discepoli
che egli aveva formato restarono sotto la sua influenza e, per più di cinquanta
anni, egli continuò a visitarli per mezzo del suo “corpo spirituale” e ad
iniziarli ai misteri esoterici.
In seguito, intorno ai racconti della vita.
storica di Gesù, si cristallizzeranno dei “miti” che caratterizzano un “dio
solare” e che, con la perdita della comprensione del loro significato
simbolico, daranno vita ai dogmi del Cristianesimo; quest’ultimo punto è quasi
il solo, in tutta questa storia, che corrisponde alle idee di M.me Blavatsky.
Il “Signore di compassione”, di cui si è
appena parlato, è il Bodhisattwa Maitreya; questo nome e questo titolo,
riferiti alla concezione del “Buddha futuro”, esistono realmente nel buddhismo
autentico; ma si può considerare assai maldestro questo tentativo di fusione
fra il Buddhismo ed il Cristianesimo, tentativo che costituisce il carattere
particolare del messianismo dei teosofisti.
È questo un ulteriore esempio della maniera
eminentemente fantastica con la quale questi pretendono di conciliare le
diverse tradizioni da cui traggono degli imprestiti; ne abbiamo già trovato un
altro in occasione dell’accostamento fra Manu e Bodhisattwa.
Segnaliamo ancora, nella medesima ottica e
sempre secondo i teosofisti attuali, che Maitreya, molto tempo prima di
manifestarsi come il Cristo, era apparso in India sotto le sembianze di
Krishna; solo che bisogna chiaramente ammettere che a quell’epoca egli non era
ancora Bodhisattwa, ma un “Adepto” di rango un po’ inferiore (quello stesso
occupato oggi da Koot Hoomi,. suo successore designato), poiché Krishna è di
molto anteriore al tempo in cui Gothama, il precedente Bodisattwa, divenne
Buddha; in effetti, Leadbeater dopo aver indicato come una regola generale il
fatto che i “Grandi Esseri” prendano in prestito il corpo di un discepolo,
aggiunge: “L’unica eccezione che conosciamo è la seguente: allorché un nuovo
Bodhisattwa assume la funzione di Istruttore del Mondo, dopo che il suo
predecessore è divenuto Buddha, egli nasce come un bambino ordinario, al
momento della sua apparizione nel mondo in qualità di Istruttore.
Nostro Signore, l’attuale Bodhisattwa, fece
così allorché nacque come shrî Krishna nelle dorate pianure dell’India, per
essere amato
197
ed onorato con una passione devozionale che
non è stata mai eguagliata in nessun altro luogo” 13.
Comunque sia, è questo stesso Bodhisattwa
Maitreya che dovrà manifestarsi nuovamente nei giorni nostri, con modalità
analoghe a quelle prima indicate per il Cristo: “Il Grande Capo del
dipartimento dell’Istruzione religiosa, ‑ dice Leadbeater ‑ il Signore
Maitreya, che ha già insegnato col nome di Krishna agli Indù e con quello di
Cristo ai Cristiani, ha dichiarato che ben presto ritornerà nel mondo per
portarvi la guarigione e l’aiuto alle nazioni e per vivificare la spiritualità
che la terra ha pressoché perduta. Uno dei grandi compiti della Società
Teosofica è di fare il possibile per preparare gli uomini alla sua venuta, di
modo che un gran numero di essi possa approfittare della occasione unica loro
offerta dalla sua semplice presenza. La religione che egli fondò quando fu in
Giudea, duemila anni fa, è attualmente sparsa su tutta la terra, ma allorché
egli lasciò il suo corpo fisico, i discepoli che si trovarono ad affrontare la
nuova situazione, si dice che fossero solo centoventi. Un solo precursore annunciò
allora la sua venuta; oggi è ad una Società di ventimila membri, sparsi nel
mondo intero, che è affidato questo compito! Speriamo che questa volta i
risultati siano migliori che l’altra e che ci sia possibile avere il Signore
fra noi per più di tre anni, prima che la malvagità umana lo obblighi a
ritirarsi; potremo così riunire intorno a lui un più gran numero di discepoli
che un tempo” 14!
Questo è dunque lo scopo assegnato oggi alla
Società Teosofica, Società che circa venti anni fa M.me Besant definiva “essere
stata scelta come la pietra angolare delle future religioni dell’umanità…
l’anello di congiunzione, puro e benedetto fra quelli che stanno in alto e
quelli che stanno in basso” 15.
La completa riuscita che si auspica adesso per
la nuova manifestazione, del Bodhisattwa, dev’essere intesa nel senso che,
questa volta, egli perverrà allo stato perfetto di Buddha?
Secondo Sinnett, “il Buddha Maitreya non
verrà che dopo la sparizione completa della quinta razza ed allorché la sesta
razza si sarà. stabilizzata sulla terra da diverse centinaia di migliaia di
anni” 16; ma Sinnett non aveva alcuna conoscenza delle apparizioni
preliminari di Maitreya come Bodhisattwa, apparizioni che costituiscono una
novità, nel teosofismo. Del resto, quando ci si ricorda di come è stato ridotto
l’intervallo di tempo che ci separa dall’inizio della quinta razza, non v’è da
meravigliarsi che la sua fine sia molto più prossima di quanto si era detto
inizialmente;
198
in tutti i casi, ci si annuncia come molto
prossima la nascita del nucleo della sesta razza, “sotto la direzione di un
Manu ben conosciuto dai teosofi.”, che è il “Maestro” Morya 17.
Il ruolo che la Società Teosofica si
attribuisce non si limita all’annuncio della venuta del “Grande Istruttore”,
consiste anche nel reperire e preparare, come avrebbero già fatto gli Esseni,
il “discepolo” più idoneo, nel quale si dovrà incarnare, al momento opportuno,
“Colui che deve venire”.
Ad onor del vero, il compimento di tale
missione non poteva non incontrare alcuni inconvenienti; vi fu un primo
tentativo fallito pietosamente, che risale, d’altronde, ad un periodo in cui
non si era ancora perfettamente deciso sulla personalità del futuro “Portatore
della fiaccola della Verità”, come aveva detto M.me Blavatsky. A Londra, ove
esisteva allora una sorta di comunità di teosofisti, nel quartiere di
Saint-Johh’s Wood, venne scelto un ragazzo giovane, gracile e poco intelligente
ma le cui parole erano ascoltate con rispetto ed ammirazione, poiché si
trattava, sembra, niente meno che di “Pitagora reincarnato”. D’altronde è
probabile che non si trattasse di una reincarnazione propriamente detta ma
piuttosto di una manifestazione come quelle di cui abbiamo detto
precedentemente, poiché i teosofisti affermano che Pitagora è già reincarnato
in Koot Hoomi e costui non è ancora morto. Tuttavia vi sono altri casi per i
quali una simile interpretazione non sembra possibile ed i teosofisti non si
lasciano certo impressionare, neanche dalle più grandi difficoltà: così, alcuni
fra loro, hanno definito M.me Blavatsky “il Saint-Germain del XIX secolo” 18
mentre altri, prendendo le cose alla lettera, credono che ella sia stata
effettivamente una reincarnazione del Conte di Saint-Germain, tanto più che
quest’ultimo, dopo essere stato considerato come un semplice inviato della
“Gran Loggia Bianca”, venne elevato al rango di “Maestro” tuttora vivente;
segnaliamo a tal proposito che una biografia teosofista di questo personaggio,
d’altronde molto enigmatico in verità, è stata scritta da Isabel Cooper Oakley,
che fu una delle prime discepole di M.me Blavatsky 19.
In tutto ciò vi sono dei misteri che,
senza dubbio, è meglio non approfondire troppo, poiché probabilmente ci si
renderebbe conto che le idee dei teosofisti, qui come altrove, sono
estremamente fluttuanti ed indecise e ci si troverebbe anche in presenza delle
affermazioni più inconciliabili; in tutti i casi, secondo Sinnett, M.me
Blavatsky stessa pretendeva di essersi incarnata precedentemente
199
in un membro della sua famiglia, morto
giovane, e di essere stata anche una donna indù dalle considerevoli conoscenze
occulte; quindi nulla a che vedere con il Conte di Saint-Germain.
Ma ritorniamo a Pitagora, o piuttosto al
giovanetto destinato a fornirgli un nuovo “veicolo”: dopo un certo tempo, il
padre di questo ragazzo, un capitano a riposo dell’esercito britannico, ritirò
bruscamente il figlio dalle mani di Leadbeater, che era stato specificatamente
incaricato della sua educazione 20.
Si dovette anche profilare il rischio di uno
scandalo, poiché Leadbeater, nel 1906, fu espulso dalla Società Teosofica per
dei motivi sui quali si mantenne prudentemente il silenzio; fu solo più tardi
che si venne a conoscenza di una lettera scritta a quel tempo da M.me Besant,
nella quale lei parlava di metodi “degni della più severa riprovazione” 21.
Tuttavia, reintegrato nel 1908, dopo aver “promesso di non ripetere i
pericolosi consigli” da lui dati a suo tempo a dei ragazzi 22 e
riconciliatosi con M.me Besant, di cui divenne anche l’assiduo collaboratore ad
Adyar, Leadbeater giuocherà ancora il ruolo principale nel secondo affare,
molto più conosciuto, che abortirà con un epilogo pressoché simile.
200
NOTE al Capitolo Ventesimo
1. De l’an 25000 avant Jésus-Christ à nos
jours, pp. 60-61.
2. È
evidente che M.me Blavatsky scrive intenzionalmente Chrishna e non Krishna;
non osa tuttavia arrivare fino a scrivere Christna, come faceva
Jacolliot.
3. Le
Lotus, aprile 1888 (controversia con l’abate Roca).
4. Le Lotus, dic. 1887.
5. Vedere
anche l’opera di Mead intitolata Did Jesus live 100 B.C.?
6. (n.a.) Sui
sedicenti “Esseni” moderni, vedere Errore dello Spiritismo, p. 235
(dell’ediz. francese); le fantasie pseudo-storiche di Jacolliot sono tenute in
gran conto da questa setta e per una coincidenza, che senza dubbio non ha
niente di casuale, La Bible dans l’Inde di questo autore figura anche
fra le opere raccomandate ufficialmente dall’Ordine di Luce.
7. La vie inconnue de Jésus-Christ,
di Nicolas Notovitch; vedere il Lotus Bleu, 27 luglio 1894.
8. L’Occultisme dans la Nature, p.
322.
9. L’Occultisme dans la Nature, p.
319.
10. Adyar Bulletin, ott. 1913.
11. Esoteric Christianity, p. 134
dell’ediz. inglese.
12. Esoteric Christianity, p. 136.
13. Adyar Bulletin, ott. 1913.
14. L’Occultisme dans la Nature, p. 382.
15. Introduction à la Théosophie, p. 12.
16. Le Bouddhisme Ésotérique, p. 210.
17. L’Occultisme
dans la Nature, p. 261; vedere il libro di M.me Besant intitolato: Man:
whence, how and whether.
201
(n.a.) La sesta razza dovrà nascere, sembra, in
California; ecco perché una folla di società pseudo-iniziatiche, più o meno
apparentate col teosofismo, hanno stabilito la loro sede in questa regione.
18. Lotus
Bleu, 27 maggio e 27 sett. 1895.
19. D’altra
parte, vi è anche chi pretende che il Conte di Saint-Germain fosse una
reincarnazione di Christian Resenkreutz, il simbolico fondatore della
Rosa-Croce (The Rosicrucian Cosmo-Conception, di Max Heindel, p. 433) e
che quest’ultimo fosse già un iniziato di grado elevato, vissuto all’epoca di
Cristo (vedere nota 39, pag. 46 e nota 13, pag 120).
20. Questi
fatti sono stati riportati in un articolo firmato J. Stonet, apparso sul Soleil
dell’1 agosto 1913.
21. Theosophical Voice, Chicago, maggio
1908.
22. Theosophist,
febb. 1908. Questa reintegrazione provocò in Inghilterra un certo numero di
dimissioni, in particolare quelle di Sinnett e di Mead (The Hindu,
Madras, 28 genn. 1911). Sinnett venne rimpiazzato, come vice presidente, da Sir
S. Subramanya Iyer, già primo giudice della Alta Corte di Madras.
202
CAPITOLO VENTUNESIMO
LE TRIBOLAZIONI DI ALCYONE
Nella questione che abbiamo appena trattato
non erano tanto Pitagora e Koot Hoomi ad essere interessati alla
manifestazione, certo a titolo di “precursori”, quanto lo stesso Bodhisattwa
Maitreya, ed il giovanotto che si scelse a tale scopo non fu più un inglese ma
un indù, Krishnamurti, di cui M.me Besant si assunse la tutela al pari del
fratello, Nityânanda, il quale dovrà compiere qualche missione accessoria 1;
essi vengono abitualmente indicati con gli pseudonimi astronomici di Alcyone
e Mizar. Entrambi accompagnarono M.me Besant nel viaggio che ella fece a
Parigi nel 1911 ed apparvero al suo fianco nella conferenza da lei tenuta, il
15 giugno, alla Sorbona, sotto la presidenza di Liard il vice direttore di
allora (che, è bene ricordare, era protestante), ed il cui argomento era “il
messaggio di Giordano Bruno al mondo attuale” 2.
Per comprendere questo titolo bisogna sapere
che M.me Besant pretende essere la reincarnazione di Giordano Bruno ed anche di
essere stata precedentemente la filosofa Hypathie, figlia del matematico Thione
d’Alessandria; altre volte ha fornito, a tal proposito, tutt’altra versione
poiché ha affermato espressamente, come M.me Blavatsky, “che nella sua vita
anteriore era stata una indù” 3; tale diversità di versioni è
veramente troppo poco idonea ad ispirare fiducia e rappresenta un’altra
contraddizione da assommare a tutte quelle che abbiamo avuto modo di rilevare
fin qui.
Al tempo in cui venne a Parigi per la prima
volta (vi ritornò nel maggio 1914) Alcyone aveva sedici anni 4; egli
aveva già scritto, o perlomeno era stato pubblicato sotto il suo nome, un
piccolo
203
volume intitolato Aux pieds du Maître,
verso il quale i teosofisti manifesteranno la più viva ammirazione, benché non
fosse altro che una raccolta di precetti morali senza una grande originalità 5.
Gaston Revel concludeva un articolo dedicato a questo libro con queste
significative parole: “Domani l’Annunciatore sarà Dispensatore di nuovi
benefici; possano essere in gran numero, possano essere una moltitudine i cuori
che seguiranno la sua Stella!” 6.
Precedentemente era apparsa un’opera alquanto
bizzarra dal titolo Déchirures dans le voile du temps, a cura “dei più
importanti istruttori teosofici: M.me Annie Besant, C.W. Leadbeater, in
collaborazione con molte altre persone”: questa era una sorta di romanzo, del
tipo delle storie delle razze umane e ricavato dalle stesse fonti di
informazione, ove si raccontava delle trenta incarnazioni successive di
Alcyone, almeno delle ultime trenta poiché si assicurava che egli ne aveva
avute molte altre, prima di quelle 7.
Di norma, naturalmente, si deve ammettere che
l’uomo non conserva alcun ricordo delle sue vite anteriori, ma sembra che i
“principali istruttori teosofici” facciano eccezione, grazie alla loro
“chiaroveggenza” che permette di indagare nel passato; continuiamo così a
capire fino a che punto ci si può fidare.
Una sorta di adattamento francese di
quest’opera, o piuttosto di riassunto commentato, fu pubblicato da Gaston
Revel, nel 1913, col titolo: De l’an 25000 avant Jésus-Christ à nos jours.
Vi si nota la cura con cui sono stati scelti gli episodi raccontati, in modo da
offrire l’occasione di richiamarsi ai diversi insegnamenti teosofisti; così
come le predizioni che vi sono inserite più o meno abilmente, in date diverse,
in relazione al ruolo futuro di Alcyone ed infine il modo in cui, da
un’esistenza all’altra, si ritrovano gli stessi personaggi, fra i quali i capi
della Società Teosofica: “Circa centocinquanta fra gli attuali membri della
Società ‑ dice Leadbeater (che vi figura sotto il nome di Sirius) ‑ si
ritrovano fra i personaggi principali del dramma che si svolge nel corso di
queste vite (Ercole è M.me Besant, Vajra è M.me Blavatsky, Ulisse
è Olcott, e così via). È particolarmente interessante notare come coloro che
nel passato sono spesso stati uniti da legami di sangue, si ritrovino,
nonostante questa volta siano nati nei paesi più lontani, riuniti nuovamente
dal comune interesse che provano per gli studi teosofici e si ritrovino uniti
strettamente dallo stesso amore per i Maestri più che per la loro parentela
terrestre” 8.
204
Sulla base di ciò si è costituita tutta
una teoria di “riunione degli Ego” in relazione con certe epoche considerate
particolarmente importanti per la storia delle razze umane, teoria che viene
utilizzata per dichiarare che “la reale fondazione della Società Teosofica
risale all’anno 22662 avanti Cristo” 9, asserzione che si ricollega
alle diverse genealogie fantastiche delle società segrete, a cui abbiamo
accennato in precedenza10.
Quanto all’eroe di questa storia, ecco le
precisazioni che vengono date sull’“iniziazione” alla quale sarebbe pervenuto
recentemente, dopo essersi preparato gradatamente nel corso delle sue
precedenti esistenze: “Alcyone è pronto ormai per assolvere nuovi doveri, come
diretto discepolo di coloro (dei “Maestri”) che ha così ben servito nel
passato. È così che nella sua attuale incarnazione egli ritrova nella nostra
venerata Presidentessa e in C.W. Leadbeater, gli amici ed i parenti d’altri
tempi. Poco dopo è ammesso sul Sentiero della Probazione e, trascorsi appena
cinque mesi, diviene discepolo accettato. Dopo pochi giorni diventa il “Figlio
del Maestro” e varca la prima Soglia della prima grande Iniziazione, con cui
viene ammesso nel numero dei membri della Gran Loggia Bianca che governa
l’umanità. Tutti coloro che in altri tempi l’hanno conosciuto, amato, servito,
sono oggi intorno a lui come membri della Società Teosofica” 11.
“Alcyone e coloro che lo circondano appartengono al cuore del mondo; sono le
promesse dell’avvenire e costituiscono insieme uno speciale gruppo detto gruppo
dei Servitori. Questi sono coloro che assecondano nel loro lavoro i grandi
Istruttori dell’umanità” 12.
L’espressione “appartenere al cuore del
mondo” significa che sono i discepoli diretti del Bodhisattwa, così come i
fondatori della Società Teosofica, in ragione dei legami che si ritiene li
colleghino personalmente al “Mahâtmâ” Morya, dovrebbero appartenere al gruppo
di Manu o al “cervello del mondo”; forse con questa distinzione si intende
suggerire il mezzo in grado di spiegare e di giustificare certe divergenze.
Tuttavia, sorgono subito delle proteste
da diverse parti e, soprattutto in India, incominciano a diffondersi delle voci
incresciose; a tal proposito riteniamo necessario smentire, nella maniera più
formale, la assurda leggenda secondo cui, proprio in India, intere folle si
sarebbero prosternate davanti a Krishnamurti. Si spiega certamente senza
difficoltà come questa leggenda sia stata diffusa dai teosofisti al fine di
accrescere il prestigio del loro futuro
205
Messia; ma ciò che è più difficile,
comprendere è che alcuni dei loro avversari abbiano pensato bene di farsi
portavoce di simili enormità; non può usarsi nessun altro termine allorché si
sa come il teosofismo è considerato dagli indù 13.
Fin dai primi del 1911, il dr. M.C. Nanjunda
Rao, professore alla Scuola di medicina di Madras, che in seguito i teosofisti
accuseranno di aver ispirato tutta la campagna condotta contro di loro,
scriveva nell’Arya-Bâla Samâj Magazine, di Mysore: “Le attuali discordie
fra i teosofisti costituiscono una severa condanna dei metodi adottati per
glorificare questo giovane Krishnamurti (Alcyone) come un secondo Cristo che
viene a salvare l’umanità afflitta”.
Precisiamo, per coloro che potrebbero
confondere certe denominazioni similari, che l’Arya-Bâla Samâj, dal cui
organo è tratta la citazione, non dev’essere confusa con l’Arya Samâj di
cui abbiamo parlato nei capitoli precedenti, non più che con un’altra
organizzazione chiamata Arya-Bâla Bodhinî che fu solo una delle numerose
creazioni della Società Teosofica 14. Tale Arya-Bâla Bodhinî
è o era (poiché non sappiamo se esiste ancora ed, in ogni caso, non ha mai
riscosso un gran successo) una “Associazione dei giovani indù”, abbastanza
simile, per certi versi, all’“Y.M. C.A.” o “Associazione Cristiana Giovanile”
che il protestantesimo anglo-americano si sforza di diffondere in tutti i paesi
ed il cui spirito di proselitismo è dissimulato dalla maschera di una apparente
neutralità.
D’altra parte, sempre nel 1911, il dr. J.M.
Nair aveva già pubblicato in un organo di medicina, l’Antiseptic, un
articolo estremamente caustico contro il teosofismo, ove non aveva esitato ad
accusare nettamente Leadbeater di immoralità; questo articolo, intitolato Psychopathia
sexualis chez un Mahâtmâ, fu ristampato in un opuscolo e poi riprodotto
dall’importante quotidiano Hindu. In seguito a questi attacchi e dopo un
certo periodo di riflessione, furono istruiti, nel dicembre 1912, tre processi
contro il dr. Nair, il dr. Râma Rao e l’editore dell’Hindu; tutti e tre i processi diedero
torto alla Società ed alla sua presidente, i quali pretendevano che si avesse
torto a considerarli responsabili delle teorie di Leadbeater, dal momento
che,queste avevano sempre avuto un carattere puramente personale e privato.
M.me Besant si preparava così a disconoscere nuovamente Leadbeater, divenuto
troppo compromettente, dimenticando di avere scritto: “Una notte che
206
andai nella dimora del Maestro, M.me Blavatsky
mi fece sapere che era necessario assumere la difesa di Leadbeater contro le
esagerazioni di cui lo si accusava” 15 e di aver detto, un po’ di
tempo dopo, “Io devo restare o cadere con lui”; ciò è quanto i suoi avversari
le ricordarono, molto a proposito, e se M.me Besant perdette i processi,
Leadbeater guadagnò senza dubbio di non essere escluso una seconda volta dalla
Società.
Ma lo scandalo fu grande, malgrado gli sforzi
talvolta maldestri degli amici devoti della presidente: fu allora che Arundale,
direttore del “Collegio Centrale Indù”, di Benares, scrisse la lettera
confidenziale, di un servilismo idolatrico nei confronti di M.me Besant, di cui
noi abbiamo parlato; questa lettera venne resa pubblica dal Leader di
Allahabad, ed un certo numero di professori del collegio, che facevano
un’accesa propaganda teosofista presso i loro allievi, furono costretti,
insieme con il direttore, a dare le dimissioni 16.
Un giornale indù, il Behari, riassunse
abbastanza bene l’impressione generale in questi termini: “Se un movimento
dev’essere giudicato in base ai suoi corifei e se Leadbeater è un corifeo del
teosofismo, allora questo, per i profani, è un enigma posto al centro di
scabrose indecenze, di impudenti pretese, di un ripugnante insegnamento e di
un’incredibile presunzione”.
Tutto ciò,fini col turbare il padre di
Krishnamurti e Nityânanda, G. Narayaniah (o Narayan Iyer), che era tuttavia un
teosofista convinto, faceva parte della Società fin dal 1882, e che dal 1908
espletava, senza remunerazione; le funzioni di segretario corrispondente
aggiunto della “sezione esoterica” ad Adyar (il suo nome teosofico era Antares);
egli volle revocare la delega dei diritti di tutela che aveva concesso il 6
marzo 1910 e chiese alla Alta Corte di Madras che gli.fossero resi i suoi
figli. Dopo.un processo di cui il Times riportò ogni dettaglio, il
giudice Bakewell ordinò, il 18 aprile 1913, che i ragazzi fossero restituiti ai
loro genitori entro il 26 maggio, dichiarando che il padre era sempre il tutore
naturale dei suoi figli; nelle motivazioni di questo giudizio, si legge
testualmente: “Leadbeater ha convenuto, nella sua deposizione, di aver avuto e
di continuare ad avere opinioni che possono essere definite solo come
incontrovertibilmente immorali e di natura tale da squalificarlo quale educatore
dei giovani, opinioni che aggiunte al suo preteso potere di percepire
l’intenzione di pensieri impuri, fanno di lui una compagnia molto pericolosa
207
per i ragazzi. È vero che tanto lui quanto la
convenuta (M.me Besant) hanno confermato la promessa che egli non esprimerà .e
non attuerà le sue convinzioni, ma un padre non può essere tenuto a fidarsi di
una promessa di tal genere” 17.
M.me Besant si appellò subito contro questo
giudizio e dato che a Madras l’appello fu respinto, il 29 ottobre 1913, decise
di rivolgersi al tribunale inglese; i suoi due pupilli si trovavano allora ad
Oxford per ricevervi la loro educazione (singolare preparazione per una
missione messianica!) 18 ed opportunamente addestrati. da coloro.
che li attorniavano (Arundale era divenuto il loro precettore particolare),
dichiararono che si rifiutavano di ritornare in India 19.
Questa volta l’appello di M.me Besant fu
accolto a Londra, il 5 maggio 1914, dalla commissione giudiziaria del Consiglio
Privato 20 e le cose rimasero com’erano; naturalmente, i teosofisti
celebrarono questa decisione come un trionfo, decisione alla quale non furono
estranee certe influenze politiche (vedremo altrove che si era tentato già di
farle entrare in giuoco a Madras) e uno dei loro organi francesi scriveva: “Mme
Besant ha appena vinto il processo che era stato intentato contro di lei. È
questa una buona notizia che non ci sorprende, poiché ce la aspettavamo. Il
nostro movimento, da ora, si imporrà con una forza ancora più irresistibile” 21.
Tuttavia dopo tale periodo si parlò meno di
Alcyone e sembra anche che oggi non se ne parli più del tutto 22;
tutte queste controversie, senza dubbio, finirono col pregiudicare la
realizzazione della missione a cui lo si era destinato; d’altronde fin
dall’inizio, si era usata l’accortezza di presentarlo come un “annunciatore”,
lasciando comunque intravedere abbastanza chiaramente il ruolo molto più
importante a cui era destinato in seguito: in questo modo ci si era abilmente
riservata un’altra via d’uscita, nel caso che gli avvenimenti si fossero svolti
in maniera sfavorevole; tuttavia, al processo di Madras si usò molta meno
prudenza, “certe dichiarazioni fatte sotto giuramento, durante lo svolgimento
di questo processo, sono senza dubbio le più straordinarie che siano mai state
fatte in un’aula di tribunale: M.me Besant, per esempio, dichiarò sotto
giuramento che si era trovata alla presenza del Capo Supremo della Evoluzione
della Terra (il Logos planetario); che era stata consciamente presente
all’“Iniziazione” di Krishnamurti in un certo luogo del Tibet; che ella aveva
tutte le
208
ragioni per credere che il Cristo, o il
Signore Maitreya come lo chiamano in Oriente, si servirà, fra qualche anno, per
la Sua opera fra gli uomini, del corpo del discepolo Krishnamurti, come duemila
anni fa si era servito del corpo del discepolo Gesù; e che in una certa
riunione a Benares era apparso il Cristo e, per alcuni minuti, aveva
“inombrato” il Suo “Eletto”. Leadbeater fece, sotto giuramento, delle
dichiarazioni analoghe ed altre ancora, dicendo che aveva fatto delle ricerche
su Marte e su Mercurio; che poteva leggere i pensieri degli uomini; che era
stato incaricato, molti anni prima, da certi Esseri Superumani, di ricercare
dei giovani adatti al lavoro spirituale dell’avvenire.
Diverse dichiarazioni in entrambe le
deposizioni lasciavano anche intendere che M.me Besant e Leadbeater si
trovavano in costante comunicazione con i “Capi interiori” della Società
Teosofica, generalmente chiamati i “Maestri” 23.
Sembra di sognare leggendo tutte queste cose e
si comprende come un giornale indù, il Poona Mail, abbia scritto che
M.me Besant, la quale era arrivata a dire a Narayaniah che Leadbeater era “un
Arhat ai limiti del divino”, si era “resa colpevole di blasfemia” per le
stravaganti affermazioni che aveva osato fare sotto giuramento.
Queste storie più o meno scandalose finirono
col suscitare dello scompiglio nel seno stesso della Società Teosofica: la
scissione più clamorosa fu quella del “Rosacruciano” Rudolf Steiner che
trascinò con sé la maggior parte dei gruppi tedeschi, svizzeri e italiani, più
un certo numero di altri sparsi un po’ dappertutto e che formò con essi una
nuova organizzazione indipendente alla quale diede il nome di “Società
Antroposofica”. In seguito a tale scissione, avvenuta ufficialmente il 14
gennaio 1913, M.me Besant ricostituì una nuova sezione tedesca molto ridotta,
comprendente quei pochi gruppi rimasti fedeli alla direzione di Adyar, e, il 7
marzo seguente, designò come segretario generale di questa sezione, al posto di
Steiner, il dr. Hübbe Schleiden, direttore della rivista Sphinx; costui
era coinvolto nel movimento teosofista da moltissimo tempo e dal 1884 era stato
gratificato da delle comunicazioni “precipitate” dai “Mahâtmâ”, di cui la prima
gli era pervenuta in un treno,.ove si trovava in compagnia di Olcott 24.
Oltre allo scisma di Steiner, di cui parleremo
più a lungo, ve ne furono altri, meno importanti: è così che, il 30 ottobre
1913, il gruppo spagnolo “Marc’Aurelio” di Pontevedra si costituì in
209
centro autonomo, dichiarando “di non essere
più d’accordo con le idee e le dottrine della presidente attuale, di volersi
attenere agli insegnamenti di M.me Blàvatsky 25 e di disapprovare
formalmente la nuova tendenza impressa alla Società Teosofica” 26.
Infine alcuni teosofisti americani espressero la loro indignata protesta e
crearono una “Lega di Riforma teosofica” che annoverò fra i suoi membri
principali il dr. Buck, di cui abbiamo parlato precedentemente; dal manifesto
di questa lega, che ebbe per organo la rivista Divine Life di Chicago e
che pubblicò una serie di opuscoli molto istruttivi sui processi di Madras,
rileviamo i seguenti passi: “Ci si propone di’organizzare, negli Stati Uniti,
un corpo di teosofisti in grado di operare una riforma delle condizioni nelle
quali si trova attualmente la Società Teosofica, la cui presidente, M.me
Besant, insieme a Charles W. Leadbeater, ha causato durante tutto il suo
mandato, la più deplorevole corruzione dello scopo e dell’ideale di questa
Società… Contrariamente ai fondamentali principi della Teosofia 27 è
stato sfruttato un nuovo culto personale da parte della presidente della
Società e sotto il suo patrocinio si è sviluppata una particolare religione. La
condotta di M.me Besant costituisce, a questo riguardo, un preciso danno e la
sua continua collaborazione con Leadbeater è tale da gettare il discredito
sulla Società” 28.
210
NOTE al Capitolo Ventunesimo
l. (n.a.) Nityânanda
è morto giovanissimo, alcuni anni fa, senza aver potuto svolgere alcun ruolo
attivo nelle imprese “messianiche” del teosofismo.
2. Ultimamente,
il 26 luglio 1921, M.me,Besant, venuta a Parigi per presiedere il Congresso
teosofico, ha tenuto nuovamente una conferenza nel grande anfiteatro della
Sorbona; il vice rettore attuale, Appell, che ha dovuto concedere questa volta
la necessaria autorizzazione e che si interessò d’altronde in modo particolare,
non è ugualmente protestante?
Vedere a proposito l’articolo di Eugène
Tavernier sul Libre Parole, del 25 luglio 1921.
3. The Two Worlds, 20 aprile 1894.
4. (n.a.) Dopo
essere stato a Parigi nel 1911 e nel 1914, Krishnamurti vi è ritornato nel 1921
e da allora lo si è ancora rivisto diverse volte.
5. Nel
1913 venne pubblicato un altro opuscolo attribuito ad Alcyone e intitolato La
Service dans l’Éducation.
6. Le
Théosophe, 16 giugno 1911.
7. Nel Man:
whence, how and whither, pubblicato nel 1913, sono fornite delle
indicazioni sulle incarnazioni più antiche ed anche sulle esistenze “preumane”
di Alcyone e dei capi della Società Teosofica nel corso della “catena lunare”!
8. L’Occultisme dans la Nature, p.
158.
9. De l’an 25000 avant Jesus-Christ à nos
jours, p. 296.
10. La
H.B. of L. fissava la sua origine “4320 anni prima dell’anno 1881 dell’era
attuale”, cosa che era relativamente modesta, ed occorre notare che queste date
si riferivano al simbolismo dei “numeri ciclici”.
11. De l’an 25000 avant Jesus-Christ à nos
jours, pp. 288-289.
12. De l’an 25000 avant Jesus-Christ à
nos-jours, pp. 295-296.
13. Altra
leggenda: chi non conosce i costumi indù ha pensato che la maniera con cui si
abbigliava Alcyone era destinata a richiamare il tipo tradizionale del Cristo;
questa storia è certo molto meno inverosimile dell’altra,
211
ma in realtà anch’essa non corrisponde al
vero.
14. Lotus Bleu, 27 aprile 1895.
15. The
Link, organo teosofista.
16. (n.a.) Arundale
divenne in seguito direttore dell’Istruzione nello Stato. di Indore (Bulletin
Théosophique, aprile 1922); il Mahârâja di Indore è, d’altronde, nel numero dei
principi indù anglofili, di cui si parlerà in un prossimo capitolo.
17. I
teosofisti non potranno contestare l’attendibilità di questo testo, poiché lo
abbiamo tratto da un opuscolo intitolato Le Procès de Madras, (p. 64),
“pubblicazione riservata ai membri della Società Teosofica”, ai quali nella
prefazione datata 15 sett. 1913 (p. 3), Charles Blech raccomanda formalmente
“di non diffondere all’esterno questi documenti e neanche di menzionarli al di
fuori del ristretto circolo dei nostri membri”.
18. Ciò
che è più divertente è che M.me Besant aveva dichiarato espressamente, davanti
all’Alta Corte di Madras, che aveva inviato Krishnamurti “a frequentare una
università inglese in modo da prepararlo a divenire un istruttore spirituale” (Le
Procès de Madras, p. 28).
19. Times, 28 genn. 1914.
20. Daily Mail, 6 maggio 1914.
21. Le
Théosophe, 16 maggio 1914.
22. (n.a.) La
sparizione di Alcyone, in realtà, fu solo momentanea, come si vedrà da queste
note; prima di riparlare di lui si lasciò passare il tempo necessario perché
venissero dimenticati gli incresciosi incidenti di cui era stato la causa
involontaria. Nel 1922, Krishnamurti fu nominato membro del Consiglio generale
e del Comitato esecutivo della Società Teosofica (Bulletin Théosophique,
aprile 1922).
23. The
Madras Standard, 24 aprile 1913 (articolo firmato C.L. Peacook, scritto in
difesa di Leadbeater).
24. Le Monde Occulte, pp. 332-335.
25. (n.a.) Il
“ritorno agli insegnamenti di M.me Blavatsky” è la parola d’ordine di diverse
organizzazioni teosofiche dissidenti, fra le quali occorre citare in
particolare la United Lodge of Theosophists, d’America, diretta
212
da B.P. Wadia che fu uno dei membri più. in
vista della Società Teosofica ed uno di coloro sui quali sembrava si potesse
contare di più per la eventuale successione presidenziale di M.me Blavatsky.
Questa organizzazione ha la caratteristica di non costituire una società
propriamente detta, poiché non ha “né costituzione, né statuti, né funzionari”;
si dichiara “fedele ai grandi fondatori del movimento teosofico”, ai successori
dei quali rimprovera di averne alterato l’insegnamento. L’accusa di “slealtà verso
la teosofia” è formulata espressamente da Wadia nella sua lettera di
dimissioni, del 18 luglio 1922, e di cui riportiamo alcuni passi: “Qual è
questo banco di sabbia del pensiero sul quale si è arenata la S.T.? È quello di
un programma fatto tutto di progresso spirituale, che è divenuto un credo, con
i suoi salvatori iniziati, il suo inferno eterno per coloro che non sapranno
usare dell’occasione, i suoi diavoli sotto l’aspetto di gesuitici maghi neri ed
il Giardino dell’Eden che, in 750 anni, fiorirà nella California del Sud per i
fedeli obbedienti ed ossequienti, come soldati di un’armata fanatica, zelanti
ma senza saggezza… Noi troviamo nella S.T., da un lato delle affermazioni non
verificabili e dall’altro una folle credulità; persino una sorta di “successione
apostolica” è divenuta articolo di fede nella S.T., soprattutto grazie alla
struttura privata e segreta del l’E.S.”.
L’E.S. è la “sezione esoterica” o “scuola
orientale” (in inglese, le stesse iniziali possono indicare indifferentemente Esoteric
Section o Eastern School); in quanto al futuro “Giardino dell’Eden”
della California del Sud, si tratta della culla della sesta razza; la
“successione apostolica” riguarda l’episcopato della “Chiesa Cattolica
Liberale” (vedere più avanti) alla quale si farà più esplicito riferimento nel
seguito della citazione.
“Qual è la causa di tale naufragio, se non le
affermazioni psichiche (vale a dire le dichiarazioni dei ‘chiaroveggenti’), la
materializzazione dei fatti spirituali, la creazione di semidei che soppiantano
gli Dei?…
Adesso esiste una ‘Chiesa apostolica’, con
tutto il suo ‘pernicioso ecclesiasticismo’ (espressione di M.me Blavatsky), ivi
compresa la ‘successione apostolica’ conferita dai Maestri! Oggi i luoghi di
adorazione con i loro preti ed i loro officianti, il loro rituale ed il loro
cerimoniale, sono incoraggiati come fossero teosofisti Ci si serve dei nomi
sacri dei Maestri in ogni occasione ed in ogni istante. Non si può far parte
della ‘Loro Scuola’ se si partecipa politicamente al movimento di non violenza
e di non cooperazione del grande capo indiano M.K. Gandhi; ‘nessuno può
attaccare la L.C.C. (Liberal Catholic Church) e rimanere nella E.S.’; i membri
devono scegliere fra l’E.S. e la Lega della Lealtà (fondata in Australia per
promuovere il ritorno allo spirito dei fondatori) e non possono appartenere ad
entrambe. Per far parte dell’E.S., tutti devono credere nella prossima venuta
di un ‘Istruttore del Mondo’; occorre partecipare attivamente a certi movimenti
poiché sono dichiarati benedetti dal Bodhisattwa o dal Cristo. Si pubblicano
dei messaggi, degli ordini
213
e delle istruzioni emanate ‘dai Maestri e dai
Veda’ che non indicano solo le attività sussidiarie alle quali deve dedicarsi
un membro ‘leale’, ma che riguardano anche il registro degli organi, il modo in
cui i giovani litigiosi devono comportarsi, come occorre vestirsi e cosa si
deve cantare durante i riti co-massonici, ed una dozzina di altre cose del
genere. Tali ordini mostrano la mancanza del minimo senso delle proporzioni, di
ogni chiara intelligenza e di ogni buon senso. Obbedire e servire, servire ed
obbedire, questa è la parola d’ordine data alle persone a cui si inocula il
virus della follia psichica che è rivestita col nome di teosofia”.
Tuttavia, non tutti si abbandonano a
“obbedire e servire”: oltre alle dimissioni di Wadia, quasi nello stesso
periodo, ve ne furono numerose altre, più o meno clamorose.
Nell’ottobre 1922, Georges Chevrier,
segretario corrispondente della E.S. in Francia, si dimise dal suo incarico,
rimanendo comunque membro della Società Teosofica; nella circolare che in
quella occasione egli indirizzò ai membri dell’E.S., dichiarava solamente che
gli si erano ordinate “delle cose contrarie alla sua coscienza”, senza
precisare la natura di tali cose; altri si sono espressi più chiaramente, come
si vedrà in una delle note seguenti. T.H. Martyn, segretario generale della
sezione australiana e segretario corrispondente dell’E.S. in Australia, si
dimise insieme a seicento membri della Loggia di Sidney, di cui era il
presidente. Anche altri interi gruppi si separarono o minacciarono di
separarsi, come la Loggia di Nottingham in Inghilterra e la Midland
Federation of British Lodges; in Francia la sezione Agni di Nizza,
la sezione Vajra di Roanne ed una parte della sezione di Havre, il cui
presidente, Louis Revel, il 18 febbraio 1923, pubblicò una lettera aperta ai
membri della Società Teosofica confermano interamente le dichiarazioni di
Wadia.
Da diverse parti si accusarono gli attuali
dirigenti di aver falsificato le opere di M.me Blavatsky, per mezzo delle nuove
edizioni da loro curate: secondo alcune riviste americane, organi dei
dissidenti, la sola Dottrina Segreta conteneva non meno di ventiduemila
soppressioni, aggiunte ed alterazioni diverse; Stokes ha indicato
espressamente, quale principale autore di queste alterazioni, il famosissimo
G.N. Chakravarti che, come abbiamo già detto, fu per lungo tempo l’“ispiratore”
di M.me Besant.
Il “ritorno alla Blavatsky”, come dicono
famigliarmente i suoi fautori, sembra acquistare attualmente una nuova
estensione: dei gruppi teosofisti indipendenti, che si propongono “di
riprendere le vere direttive impresse dalla prima fondatrice e di riabilitare
il nome della Teosofia”, sono stati appena costituiti a Parigi, in via
dell’Abbé-de-l’Épée n° 14, sotto la direzione di Louis Revel; a Bruxelles,
sotto la direzione della sig.na A. Pletinckx e ad Amsterdam, sotto la direzione
di Kleefstra e di Van der Velde.
26. El Liberal, Madrid, 18 nov. 1913.
214
27. Allusione
all’articolo dei regolamenti che abbiamo citato e che impedisce agli
appartenenti alla Società di predicare, in quanto tali, una particolare
credenza religiosa.
28. (n.a.) Dopo la prima edizione di questo libro, la storia del futuro Messia
è entrata in una nuova fase: nel dicembre 1925, M.me Besant si decise, ad un
tratto, a proclamare solennemente la Sua imminente venuta, con una messa in
scena delle più teatrali; tuttavia, cosa assai strana, lo fece in maniera tale
che ci si poteva ancora chiedere se lo stesso Krishnamurti era veramente
destinato a fare da “veicolo” al Messia o se doveva essere un semplice
“precursore”.
Questa prudenza si spiega col fatto che, a
dispetto della speciale educazione che gli era stata data, Krishnamurti, che
aveva allora trent’anni circa, fece ogni sforzo per sottrarsi al ruolo che si
pretendeva di imporgli; rifiutò anche di presenziare alla cerimonia della
proclamazione; ma, dopo di allora, M.me Besant è riuscita a riprenderlo
interamente sotto la sua influenza ed ha parlato della sua resistenza come di
una “prova” che egli doveva superare, prova che ha anche paragonato alla.
tentazione di Cristo nel deserto!
Dunque, sembra definitivamente accertato che
il Bodhisattwa debba manifestarsi per mezzo di Krishnamurti, che adesso
qualcuno chiama anche Krishnajî, e si assicura che ha già parlato diverse volte
per bocca sua.
Vi era anche un’altra difficoltà: a questo
nuovo Messia occorrevano dodici apostoli; ora, all’epoca della proclamazione,
se ne erano trovati solo sette e sembra che fino ad oggi non si sia riusciti a
completarne il numero. Questi. sette “Apostoli” sono: M.me Besant, Leadbeater,
Jinarâjadâsa, i coniugi Arundale, il Rev. Kollström ed infine la sig.ra de
Manziarly, che si dice sia una delle possibili candidate alla successione di
M.me Besant.
215
CAPITOLO VENTIDUESIMO
L’ANTROPOSOFIA DI RUDOLF STEINER
I teosofisti non possono certo mostrarsi
soddisfatti dei loro rapporti con i sedicenti rosacruciani tedeschi: abbiamo
già parlato dei contrasti fra M.me Blavatsky ed il dr. Franz Hartmann ed
abbiamo appena visto che, ai primi del 1913, a proposito dell’affare Alcyone,
il dr. Rudolf Steiner, segretario generale della sezione tedesca della Società
Teosofica, si separò completamente da M.me Besant 1.
Quest’ultima, per vendicarsi ed approfittando
del fatto che Steiner (nato nel 1861 a Kraljevic in Ungheria) apparteneva ad
una famiglia cattolica (e non ebrea, come hanno preteso alcuni), l’accusò di
essere un gesuita2; se ciò era vero, bisognava riconoscere che aveva
impiegato del tempo ad accorgersene, poiché Steiner faceva parte della sua
Società da una quindicina d’anni, e che anche la sua “chiaroveggenza” non le
era molto servita in tale circostanza.
Questa accusa del tutto gratuita di
“gesuitismo”, negli ambienti “neo-spiritualisti” è così comune quasi come
quella di “magia nera” e non merita che ci si soffermi; vi sono degli
occultisti per i quali la paura dei Gesuiti, o dei loro emissari più o meno
mascherati, è diventata una vera ossessione 3.
D’altra parte, certi altri, e fra costoro M.me
Blavatsky (che aveva ripreso certe idee dello scrittore massonico J.M. Ragon),
non hanno esitato ad attribuire ai Gesuiti la fondazione del grado di
Rosa-Croce nella Massoneria di Rito Scozzese; altri pretendono che i Gesuiti si
sarebbero introdotti, nel XVIII secolo, in diverse organizzazioni rosacruciane
e le avrebbero distolte dal loro fine originario; altri ancora, vanno oltre e
identificano i Rosacroce del XVII secolo con gli stessi Gesuiti: tutte fantasie
pseudo-storiche
216
che non resistono al minimo esame e che
riportiamo solo per dimostrare che, sotto questo profilo, M.me Besant non ha
inventato niente; di fronte ad un avversario di origine cattolica e
ricollegantesi ad una scuola rosacruciana (d’altronde imprecisata e forse
inesistente), ella non poteva fare a meno di denunciarlo come un gesuita 4.
Qualcuno ha creduto che questo diverbio fra
Steiner e M.me Besant non fosse che una semplice commedia 5; ma,
anche se bisogna sempre diffidare delle apparenze, noi pensiamo che non sia
così e che, secondo noi, si ebbe al contrario una vera scissione che, a parte i
fatti che ne determinarono l’occasione e a voler tacere della rivalità
personale, può aver avuto anche alcune motivazioni politiche; senza dubbio, da
ambo le parti si è sempre proibito di fare della politica, ma noi vedremo più
avanti che la Società Teosofica non ha, per questo, servito meno fedelmente gli
interessi dell’imperialismo britannico ed i suoi aderenti tedeschi erano, senza
dubbio, molto meno disposti a fare un tale giuoco, essendo tedeschi prima che
teosofisti.
Abbiamo detto che Steiner diede alla sua nuova
organizzazione il nome di “Società Antroposofica”, sia con la manifesta
intenzione di fare concorrenza alla Società Teosofica, sia per caratterizzare
la sua propria concezione che fa, in effetti, dell’uomo il centro di ciò che
lui chiama la “scienza spirituale”.
Occorre aggiungere, comunque, che il termine
“antroposofia” non è, come si potrebbe credere, un neologismo creato da
Steiner, poiché un’opera del rosacruciano Eugenio Philalete o Thomas Vaughan,
datata 1650, ha per titolo Anthroposophia Magica.
La Società Antroposofica ha preso per divisa:
“La Saggezza non è che la Verità”, ad imitazione di quella della Società
Teosofica: “Non v’è religione più grande che la Verità”; quest’ultima,
d’altronde, non è che la traduzione, parecchio difettosa, della divisa dei Mahârâja di Benares6.
Ecco i principi sui quali la nuova
organizzazione dichiara di fondarsi, secondo un opuscolo di propaganda che
venne pubblicato nello stesso periodo della sua fondazione: “Per condurre una
vita soddisfacente e sana la natura umana ha bisogno di conoscere e di
coltivare la sua propria essenza sovrasensibile e l’essenza sovrasensibile del
mondo esterno. Le ricerche naturali della scienza moderna non possono condurre
ad un tale risultato, benché chiamate a rendere dei servigi inestimabili nei
limiti del, proprio operato e del proprio
217
dominio. La Società Antroposofica persegue
questo scopo, incoraggiando delle ricerche serie e autenticamente dirette verso
il sovrasensibile, e mantenendo l’influenza che queste ricerche esercitano
sulla condotta della vita umana. Una reale ricerca dello spirito, e lo stato
d’animo che ne deriva, caratterizzano la Società Antroposofica la cui
connotazione può delinearsi sulla scorta delle seguenti direttive principali:
1° ‑ In seno alla Società può stabilirsi una fraterna collaborazione fra tutti
gli uomini che accettano, come base di detta affettuosa collaborazione, un
fondo spirituale comune a tutte le anime, qualunque sia la diversità della loro
fede, della loro nazionalità, del loro ceto, del loro sesso, etc. 2° ‑
L’esplorazione delle realtà sovrasensibili, nascoste dietro le percezioni dei
nostri sensi, si accompagnerà alla preoccupazione di diffondere una vera
scienza spirituale. 3° ‑ Il terzo obiettivo di questi studi sarà l’acquisizione
del nucleo di verità contenuto nelle molteplici concezioni della vita e
dell’universo, espresse dai popoli diversi nel corso dei secoli” 7.
Si ritrovano qui delle tendenze del tutto
simili a quelle della Società Teosofica: da un lato l’idea di “fraternità
universale” ed il “moralismo” ad essa connesso più o meno strettamente, poiché
“la Società Antroposofica si orienterà verso un ideale di cooperazione umana… e
raggiungerà il suo scopo se i suoi membri si consacreranno ad un ideale di vita
atto a servire da ideale universale per la condotta della vita umana” 8;
dall’altro lato l’annuncio di “un metodo di indagine spirituale che sappia
penetrare nei mondi sovrasensibili” 9 e che consiste, evidentemente,
in uno sviluppo della “chiaroveggenza” o di qualche altra facoltà simile,
qualunque sia il nome che le si vorrà dare 10.
Naturalmente la Società Antroposofica si
guarda bene dal voler costituire una religione, così come dal ricollegarsi a
qualsivoglia credenza particolare: “Niente deve restare più estraneo agli
sforzi della Società quanto una attività ostile o favorevole ad un qualsivoglia
orientamento religioso, poiché il suo scopo è la ricerca spirituale e non la
diffusione di una qualunque fede, cosicché ogni propaganda religiosa non fa
parte dei suoi compiti” 11.
Certo, tutto ciò è abbastanza logico per gente
che ha rimproverato a M.me Besant di aver violato i principi teosofici,
dedicandosi ad una “propaganda religiosa”; e sotto questo aspetto occorre
notare in modo particolare che si avrebbe sicuramente torto se si volesse
credere che le dottrine del dr. Steiner si presentano con
218
un certo carattere specificatamente cristiano:
“Il ricercatore spirituale che nel corso del suo sviluppo contempla le più
nobili creazioni del genio umano o che approfondisce le concezioni filosofiche
o i dogmi di tutti i popoli e di tutti i tempi, non si legherà al valore stesso
di questi dogmi o di queste idee; egli le considererà come una espressione
dello sforzo umano teso verso la soluzione dei grandi problemi spirituali che
interessano l’umanità; quindi una spiegazione basata su una particolare confessione
non sarebbe in grado di definire il carattere fondamentale della Società”.
In questo modo le religioni sono poste
sullo stesso piano delle semplici concezioni filosofiche e considerate come dei
fatti puramente umani, cosa questa che è un semplice punto di vista molto
“antroposofico” o anche “antropologico”; ma proseguiamo: “Se, per esempio,
l’impulso impresso all’evoluzione umana dalla personalità del Cristo è studiato
nel corso delle ricerche della scienza spirituale, tale studio non si baserà
sui dati di una confessione religiosa. Il risultato ottenuto potrà essere
accolto dal credente di una confessione qualunque, allo stesso modo con cui un
fedele della religione indù o del Buddhismo si avvicinerebbe all’astronomia di
Copernico, che non fa parte dei suoi testi religiosi. Questo impulso attribuito
a Cristo sarà il risultato esclusivo di ricerche (sic) e sarà presentato
in maniera tale da poter essere accettato dai credenti di ogni religione e non
solo dai cristiani esclusivamente” 12.
Il paragone con l’astronomia di
Copernico è veramente una trovata sbalorditiva; senza dubbio qui si tratta di
una esposizione del tutto esteriore ove non è presente alcun accenno al
Rosacrucianesimo ed ove, con una discrezione piuttosto esagerata, non figura
neanche il nome di Steiner, poiché vi si dice solamente che la Società
Antroposofica ha a capo un “Comitato fondatore” composto dal dr. Karl Unger,
dalla sig.na Maria Von Sivers e dal sig. Michel Bauer ed ha la sua sede
provvisoria a Berlino 13.
Per conoscere un po’ il vero pensiero di
Steiner occorre rivolgersi direttamente alle sue opere ed allora ci si accorge
che la sua dottrina, sotto un certo aspetto, può essere considerata come una
sorta di “Cristianesimo Esoterico” che non differisce troppo da quello che gli
altri teosofisti indicano con tale nome, eccone un esempio: “Il discepolo, in
forza della sua iniziazione, si trova introdotto nel mistero augusto che è
unito al nome di Cristo. Il Cristo vi appare come il grande ideale terreno. Allorché
l’intuizione ha così riconosciuto il Cristo nel mondo spirituale, il
discepolo comprende gli eventi
219
storici verificatisi sulla terra nel corso del
periodo greco-latino e come il Grande Essere Solare che noi chiamiamo
il Cristo sia allora intervenuto nell’evoluzione. Ciò costituisce per il
discepolo una esperienza personale al di là della conoscenza del fatto” 14.
Qui non è più in questione il “Bodhisattwa”
poiché la facciata para-orientale del teosofismo è sparita, ma il “Grande
Essere Solare” di cui si parla è verosimilmente identico al Logos
dell’altro sistema, così come lo concepì M.me Blavatsky secondo ciò che ella
credeva di aver compreso del neo-platonismo, e così come lo concepiscono ancora
i suoi successori 15 che ne fanno il capo supremo dei sette Logos
planetari e della “gerarchia dei potenti Adepti che si elevano fino alla stessa
Divinità” 16 in virtù di questo loro collegamento. Steiner
differisce dunque da M.me Besant in quanto vede nel Cristo la manifestazione di
un principio più elevato, a meno che non si tratti semplicemente della
manifestazione più immediata dello stesso principio per mezzo della soppressione
di un certo numero di entità intermedie (due per l’esattezza); in effetti vi è
sempre la maniera di conciliare simili divergenze quando si è disposti ad
esercitare un po’ di buona volontà da ambo le parti e, d’altronde, tali
divergenze non sono mai state addotte fra i motivi della rottura fra Steiner e
la Besant.
A proposito dell’opera di Steiner, da cui
abbiamo tratto la citazione precedente, è il caso di notare una circostanza
assai curiosa: questo libro, intitolato La Scienza Occulta, fu
pubblicato a Leipzig nel 1910; ora, l’anno precedente, era apparsa a Seattle
(Washington) un’altra opera intitolata La Cosmogonia dei Rosa-croce, di
Max Heindel, nella quale sono esposte delle teorie che, nel loro insieme, sono
del tutto simili alle prime. Si potrebbe dunque, di primo acchito, pensare che
Steiner, che non dà alcuna spiegazione sulla identità fra le sue affermazioni e
quelle di Heindel, abbia ripreso molto.da questi; ma, d’altra parte, dal
momento che Heindel ha dedicato il suo libro a Steiner stesso, è lecito
supporre che, al contrario, sia stato lui a trarre le sue concezioni dagli
insegnamenti di Steiner, prima che questi li rendesse pubblici; a meno che,
invece, entrambi non abbiano semplicemente attinto ad una fonte comune. In ogni
caso, la differenza più apprezzabile che separa loro due (a parte ogni problema
di forma) è che Heindel non esita ad attribuire nettamente le sue concezioni
alla tradizione rosacruciana, mentre Steiner si accontenta di parlare a nome
della “Scienza Occulta” in maniera estremamente generica e vaga, cosa che,
220
del resto, è forse più prudente. In effetti,
non è per nulla difficile intendere che la maggior parte degli insegnamenti di
Heindel, così come di Steiner, è tratta direttamente dalla Dottrina Segreta,
con alcune modifiche che riguardano quasi solamente i dettagli ed evitando con
cura tutti i termini di stampo orientale; cosicché tali insegnamenti hanno
troppo poco in comune con il Rosacrucianesimo autentico e persino ciò che vi è
presente in relazione alla “terminologia rosacruciana” è quasi sempre tratto dalle
espressioni inventate da M.me Blavatsky.
Da un altro punto di vista vi è, per ciò che
riguarda Steiner, la prova di una certa abilità: si è sempre detto che i veri
Rosa-Croce non si proclamano mai tali ma, al contrario, tengono nascosta la
loro qualifica; egli infatti, anche per questo motivo, evita di dire
espressamente, nelle sue pubblicazioni, che si riallaccia al Rosacrucianesimo.
anche se si adopera per farlo perlomeno capire, anzi il fatto che gli altri
potrebbero non comprenderlo gli dispiacerebbe sicuramente.
Aggiungiamo che si dovette arrivare
rapidamente ad una scissione fra Steiner e Heindel, poiché la dedica contenuta
nella Cosmogonia dei Rosacroce sparì nelle edizioni successive e
Heindel, che ha fondato a sua volta una “Fraternità Rosacruciana” con sede a
Oceanside (California), scrisse in un’altra opera pubblicata nel 1916, che il
primo messaggero scelto ed istruito dai Fratelli della Rosa-Croce per
diffondere i loro insegnamenti non aveva superato alcune prove, di modo che era
stato necessario sceglierne un secondo, che non sarebbe altri che lo stesso
Heindel 17; e benché il primo messaggero non è mai nominato è chiaro
che si tratta di Steiner 18.
Per quanto concerne l’organizzazione della
Società Antroposofica, ecco alcune informazioni tratte dallo stesso opuscolo
che abbiamo già utilizzato: “Il lavoro della Società si articolerà per gruppi,
liberi di organizzarsi m modo indipendente in ogni paese ed in ogni località.
Questi gruppi potranno rimanere separati o potranno riunirsi, formare delle
società fra loro o delle associazioni più aperte, ispirandosi unicamente alle
condizioni richieste dalle circostanze e dagli ambienti in cui si verranno a trovare.
La Società Antroposofica, nei suoi reali intendimenti, non è per nulla una
società nel senso corrente del termine; il legame che unisce i suoi membri non
consiste in una organizzazione basata su un regolamento o su qualche altra
struttura esteriore”.
221
In quest’ultima frase è presente un concetto
che potrebbe essere interessante, tanto più che in effetti i veri Rosa-Croce
non hanno mai costituito delle società; ma, se il termine “società” è
improprio, perché servirsene e addirittura nel titolo stesso dell’organizzazione
in questione?
“Solamente il coltivare la scienza spirituale
nel senso ideale affermato nella esposizione che precede, conferisce al titolo
di membro la sua fisionomia veritiera ed integrale. Questo titolo, tuttavia,
comporta alcuni diritti, come per esempio l’accesso ad alcuni scritti di
scienza spirituale riservati ai soli membri 19 ed altre prerogative
del genere… Da un punto di vista esterno, il legame con la Società
Antroposofica non differisce per niente da quello esistente, per esempio, con
una società antropologica o con un’altra similare” 20.
Questo presuppone evidentemente l’esistenza,
“da un punto di vista interno”, di un legame di altra natura, ma sul quale non
ci si esprime; ritroviamo dunque, anche qui, l’equivalente della suddivisione
della Società Teosofica in “sezione essoterica” e “sezione esoterica”. In
effetti, gli insegnamenti che, si dice, sono riservati ai membri non sono dati
a tutti costoro indistintamente o per lo meno ne è data solo una parte; vi è,
in seno alla Società Antroposofica, un’altra organizzazione, formata a suo tempo
da Steiner, che costituisce attualmente il “cerchio interno”; questa
organizzazione, sulla quale non è data alcuna informazione pubblica, si
dichiara rosacruciana ed impiega, per l’accettazione dei membri, delle forme
di’iniziazione del tutto analoghe a quelle usate dalla Massoneria 21,
troppo simili anzi, tanto da costituire un altro fra i numerosi motivi che
mettono in dubbio l’autenticità di questo Rosacrucianesimo.
A questo proposito non possiamo non
richiamarci a ciò che abbiamo detto precedentemente: la maggior parte dei
gruppi che attualmente si fregiano di tale etichetta, non possono rivendicare
che una filiazione del tutto fantasiosa o tutt’al più un semplice collegamento
teorico; è presente, se si vuole, un Rosacrucianesimo intenzionale, ma non
pensiamo che possa esservi dell’altro, a meno che non si pretenda che l’impiego
di certi simboli, indipendentemente da ogni altra considerazione e dal senso
che si attribuisce loro, sia sufficiente a costituire un legame effettivo 22.
Beninteso e a maggior ragione, non parleremo
del supposto collegamento ai misteri antichi, di cui si parla frequentemente
222
nelle opere di Steiner 23;
vedremo che l’idea della “restaurazione dei misteri” è presente anche in M.me
Besant ed i suoi associati; ma in tutto questo può solo trattarsi di tentativi
di ricostruzione basati soprattutto sull’“intuizione” o sulla “chiaroveggenza”,
e che di conseguenza saranno sempre estremamente sospetti.
Comunque sia, adesso è possibile
intendere come nella Società Antroposofica la larghissima autonomia promessa ai
diversi gruppi esterni non comprometta l’unità di direzione: è sufficiente che
vi siano, in ciascuno di questi gruppi ed anche senza esserne necessariamente i
capi, degli “iniziati” appartenenti alla organizzazione interna, i quali si
incaricano di trasmettere non tanto degli ordini quanto piuttosto delle
suggestioni; è generalmente così che si svolgono le cose nelle organizzazioni
di questo genere.
D’altronde la Società Teosofica
comprende anche delle sezioni o degli organismi nazionali che possiedono
l’autonomia amministrativa, ma ciò non impedisce alla direzione centrale di
esercitare di fatto un potere pressoché assoluto; anche qui e proprio l’esistenza
della “sezione esoterica”, con il giuramento d’obbedienza fatto prestare ai
suoi membri, che assicura tale possibilità.
L’apparente indipendenza è appositamente
concepita per sedurre coloro che non sanno quanto essa sia illusoria ed è
soprattutto questo che ha permesso alla Società Antroposofica di raccogliere,
fin dal suo apparire, delle adesioni più o meno numerose in quasi tutti i
paesi; ve ne sono state anche in Inghilterra ed in Francia e fra queste ultime
citeremo solamente alcuni dei nomi più conosciuti, Edouard Schuré, di cui
abbiamo già avuto modo di parlare (che dopo aver lasciato la Società Teosofica
nel 1886 vi rientrò nel 1907, Eugène Lévy, la sig.na Alice Bellecroix e Jules
Sauerwein, redattore del Matin e traduttore delle opere di Steiner.
Per altri versi Steiner volle realizzare
un’idea molto simile a quella del monastero teosofico di Franz Hartmann: egli
fece costruire a Dornach, vicino a Bâle, un tempio “ove i cultori della scienza
dello spirito potessero riunirsi, istruirsi e crescere,, in un luogo loro
proprio” 24. La descrizione è parecchio curiosa e ne diamo pertanto
alcuni tratti: “L’edificio riflette bene la dottrina esposta da Steiner in un
gran numero di opere e di conferenze. Due vaste cupole si elevano sulla
collina, che domina un bosco circolare ed è cosparsa di vecchie rovine… Una
delle cupole, più grande dell’altra, simboleggia l’Universo con le sue armonie
ed i suoi successivi stadi evolutivi. Come il numero sette è quello che, in
occultismo, rappresenta lo
223
svolgersi delle cose nel tempo, così questa
cupola è sostenuta, da ogni parte, da sette immense colonne. Le colonne hanno
la forma di pentagrammi, costituiti da triangoli che si incastrano gli uni
negli altri.
In cima a ciascuna colonna, un capitello
decorato rappresenta una delle forme planetarie del nostro mondo… La cupola
piccola è, per così dire, incassata nella grande, dalla quale deriva. Sotto
questa cupola impera il numero dodici, il numero dello spazio. Dodici colonne
simboleggiano le dodici influenze zodiacali che discendono nel “microcosmo” o
mondo dell’essere umano, mentre, tutt’attorno all’edificio, delle vetrate,
disegnate dallo stesso Steiner, delineano con vivaci colori le tappe del
progresso dell’anima… Rudolf Steiner pensa che un edificio ove si studiano le
forze della natura deve esprimere, in ogni sua parte, lo sforzo incessante e la
costante metamorfosi che caratterizzano il progresso dell’universo” 25.
Per provvedere alle spese di costruzione, che
ammontarono a tre milioni, era stata costituita una società immobiliare
chiamata “Società di S. Giovanni” (Johannes-bau-Verein) a ricordo delle antiche
confraternite dei Massoni operativi. Il tempio doveva essere ultimato verso la
fine del 1914, ma la guerra comportò l’interruzione dei lavori o quanto meno un
loro ritardo ed è solo nel 1920, crediamo, che poté essere finalmente
inaugurato; esso contiene, fra le altre cose, un teatro ove si,rappresentano i
“drammi esoterici” di Steiner e di Schuré 26.
Aggiungiamo che Steiner esercita un’influenza
sempre più grande sui suoi discepoli, che nel 1914 erano più di quattromila e
fra i quali vi sono molte donne, mentre costoro hanno per lui un’ammirazione ed
una venerazione uguale a quella che i teosofisti “ortodossi” ‑ se si può usare
questo termine in un simile caso ‑ nutrono nei confronti di M.me Besant27.
224
NOTE al Capitolo Ventiduesimo
1. Vedere, a proposito, M.me Annie Besant
et la Crise de la Société Théosophique, di Eugène Lévy.
2. Theosophist, genn. 1913.
3. (n.a.) M.me Besant ha preteso
di identificare i Gesuiti ai “maghi neri”, chiamati da M.me Blavatsky “Fratelli
dell’Ombra” e “Signori dal viso tetro”, ed è arrivata fino ad accusarli di
essere stati gli ispiratori di tutti gli attacchi condotti contro la Società
Teosofica ed i suoi capi, ed in particolare di aver inventato di tutto punto
l’affare Leadbeater.
Dal momento che potrebbero sorgere delle
difficoltà nel credere in tali affermazioni, riteniamo opportuno, nonostante la
lunga citazione, riprodurre qui le sue testuali parole: “Ricordatevi dei
vibranti attacchi di H.P.B. contro i Gesuiti, nei quali ella riconosceva i
nemici più pericolosi della Teosofia. Compiendo un eccellente lavoro, il clero
cattolico, man mano che il suo capo acquisiva un’autorità suprema nel mondo
occidentale, si abbandonava allo spirito di persecuzione, poiché considerava il
sapere come troppo pericoloso per la gente del popolo e ne sbarrava le porte
anche ai più degni… I persecutori dei tempi antichi e del medioevo si
adoperarono sempre per infangare le loro vittime accusandole calunniosamente di
perversione sessuale, come testimoniano le accuse lanciate contro i Templari,
gli Albigesi, Paracelso, Bruno ed altri servitori della Loggia Bianca. Dopo la
fondazione dell’Ordine dei Gesuiti, questi soldati della Chiesa, con le
conoscenze occulte dei capi, la disciplina intellettuale e l’obbedienza dei
subalterni, hanno prodotto, ad un tempo, dei Santi e dei persecutori. Sparso
nel mondo, obbediente ad un’unica volontà, quest’Ordine è diventato una potenza
formidabile nel bene e nel male: vi è una lista meravigliosa di martiri, mentre
parecchie volte l’Ordine è stato bandito dai regni cristiani per i suoi
crimini. Essendo lui stesso depositario del potere occulto, cerca di annientare
tutti coloro che lo perseguono al di fuori del suo controllo e, non avendo più
la possibilità di eliminarli, impiega l’antica arma mortale atta a rovinare la
loro reputazione. Da qui gli appassionati tentativi di H.P.B. per smascherarlo;
ella vedeva in esso l’incarnazione delle Forze oscure che combattono senza
sosta contro la Luce, e nella sua arma la più mortale.
Nella sua forma più meschina esso è
all’apogeo della sua potenza nell’America del Nord e in Australia, poiché in
questi paesi la Chiesa cattolica romana cerca di adattarsi alla democrazia ed
ha nei Gesuiti dei soldati senza scrupoli. Contro H.P.B. utilizzarono
nuovamente la vecchia arma e la si accusò della peggiore depravazione. Ciò fu
peggio degli aperti attacchi dei Coulomb (sic)… La stessa politica fu
messa in atto contro colui che è secondo alla Blavatsky fra gli Istruttori
della Società Teosofica,
225
il mio fratello Leadbeater, che ha
attraversato un inferno di accuse della specie più infame. Altre persone meno
importanti hanno condiviso la sua croce ed in questo momento la cospirazione
dei Gesuiti lancia, con la sua vecchia arma, il suo attacco più velenoso contro
i capi della Chiesa Cattolica Liberale, che riconosce come un suo mortale
nemico, in quanto che i suoi Vescovi sono, come ai primi giorni della Chiesa,
in contatto con i Maestri di Saggezza. Questi attacchi ci provano che i
perseguitati sono degli apostoli” (The Theosophist, marzo 1922;
traduzione apparsa nel Bulletin Théosophique, aprile, 1922).
Si vedrà più avanti in cosa consiste il
problema a cui accennano le ultime frasi della citazione.
4. Aggiungiamo che Steiner non è mai stato
prete, come ha scritto per errore Padre Giovanni Busnelli (Gregorianum,
genn. 1920).
5. Le
Dr. Rudolf Steiner et la Théosophie actuelle, di Robert Kuentz (articoli
pubblicati nella Feu, ott., nov., dic. 1913 e raccolti poi in opuscolo).
6. Satyât nâsti paro dharma. Il termine
sanscrito dharma ha molti significati, ma non ha mai avuto certo quello
di “religione”; benché lo si possa spesso trasporre approssimativamente con
“legge”, fa parte di quei termini che è quasi impossibile tradurre in maniera
esatta nelle lingue europee, poiché la nozione che esprime, in verità, non ha
alcun equivalente nel pensiero occidentale; questo caso, d’altronde per quanto
a qualcuno possa sembrare strano, è ben lontano dall’essere eccezionale.
7. Esquisse des principes d’une Société
Anthroposophique, pp. 1-2.
8. Esquisse des principes d’une Société
Anthroposophique, p. 3. Si noti anche l’ispirazione
chiaramente kantiana di quest’ultima formulazione.
9. Esquisse des principes d’une Société
Anthroposophique, p. 4.
10. Precisiamo
tuttavia che qui non si tratta né di spiritismo né di medianità, poiché
qualcuno, come Kuentz, ha fatto questa confusione fra cose che in realtà sono
molto differenti.
11. Esquisse des principes d’une Société
Anthroposophique, p. 3.
12. Esquisse des principes d’une Société
Anthroposophique, pp. 4-5.
13. (n.a.) La
sig.na Marie Von Sivers divenne in seguito la sig.ra Steiner.
14. La
Science Occulte, p. 338 della traduzione francese.
226
15. Vedere
in particolare Le Credo Chrétien, di C. W. Leadbeater.
16. L’Occultisme dans la Nature, p. 202.
17. The Rosicrucian Mysteries, pp.
12-14.
18. (n.a.) Max Heindel è morto nel 1919; da allora sarà la sua vedova a
dirigere la Fraternità Rosacruciana e a pubblicare una rivista
intitolata Rays from the Rose-Cross, che tratta soprattutto di
astrologia.
A queste stesse preoccupazioni astrologiche
si riallaccia la curiosa informazione che segue: “La Rosicrucian Fellowship
aveva ordinato, l’anno scorso, dodici quadri, rappresentanti ognuno un segno
zodiacale, al pittore Camille Lambert ed al suo studio di Juvisy. Questi quadri
saranno appesi nella Ecclesia, tempio costruito con uno scopo umanitario
(sic) a Oceanside (California)” (Le Voile d’Isis, nov. 1922).
Esiste una sezione francese di questa
organizzazione, il cui capo è L. Krauss e che sembra fare attualmente una
propaganda molto attiva; un’altra sezione è stata anche costituita in Spagna
nel 1927.
19. Questi sono essenzialmente le conferenze di
Steiner, che formano un insieme enorme: ve n’erano già ventuno serie nel 1913.
20. Esquisse des principes d’une Société
Anthroposophique, pp. 4-5.
21. Si
può trovare una descrizione molto dettagliata dell’iniziazione al primo grado,
in un opuscolo di P.L. Grandmaison, intitolato La Nouvelle Théosophie,
pp. 36-37.
Con l’occasione dobbiamo precisare che in
tale opuscolo vi sono alcuni punti sui quali non ci è possibile accettare le
conclusioni formulate dall’autore, in particolare per quanto riguarda le
origini del Rosacrucianesimo (pp. 22-24) e per il ruolo del teosofismo in
India.
22. È possibile che Steiner, all’inizio, sia
appartenuto all’“Illuminismo Rinnovato” di Leopold Engel, benché non possiamo
affermarlo con certezza.
23. Vedere
Le Mystère chrétien et les Mystères antiques, traduzione dell’opera
tedesca intitolata Il Cristianesimo quale fatto mistico.
(n.a.) È curioso notare che l’ex abate Loisy ha
pubblicato, nel 1919, un volume intitolato Les Mystères païens et le Mystère
chrétien, titolo che è pressoché identico a quello con cui è apparsa la
traduzione dell’opera di Steiner.
24. (n.a.) C’è
da credere che la Svizzera costituisca un terreno particolarmente favorevole
per la fondazione di comunità teosofiste o similari: nel giugno
227
1920 venne creata a Celigny, vicino Ginevra,
e sotto la direzione di René Borel, una “Comunità Teosofica Cooperativa”
chiamata “Tenuta della Stella”, con lo scopo di “fondare una piccola colonia in
grado di vivere del proprio lavoro e destinata a raccogliere in un ambiente
armonico tutti quei membri che desiderano vivere in un atmosfera spiritualista”
(Bulletin Théosophique, aprile 1922).
25. Le
Matin, 1 maggio 1914.
(n.a.) Il tempio di Dornach, al
quale era stato dato il nome di “Götheanum”, fu incendiato nella notte del 31
dicembre 1922; dal momento che era stato costruito quasi interamente in legno,
andò distrutto completamente; comunque, quasi subito, si diede inizio alla sua
ricostruzione, ma stavolta in pietra.
Quest’incendio fu riconosciuto unanimemente
come doloso; alcuni lo attribuiscono ai teosofisti ed altri ai gesuiti, che,
come è logico, non potevano mancare.
Per altro verso, però l’avvenimento fini con
l’attirare l’attenzione del pubblico sulla Società Antroposofica ed il suo
fondatore e negli articoli pubblicati dalla stampa si potevano leggere notizie
come questa: “Se si deve credere alla leggenda, il dr. Steiner, le cui teorie
sono confuse, ha reso tuttavia un grande servigio all’umanità confondendo la
mente dei conte di Moltke, capo di stato maggiore generale, al momento decisivo
della battaglia della Marna.
Lo stratega tedesco restò nondimeno suo
discepolo…
L’anno scorso il profeta raccolse 35 milioni
di marchi di contributi e fondò una società per azioni chiamata “Il Giorno che
viene”, la quale intraprese la fabbricazione di sigarette, con lo scopo di
finanziare poi delle iniziative propagandistiche. Questa concessione alle
debolezze umane fu accolta malamente dagli avversari di Steiner e la fabbrica
di sigarette dovette chiudere” (Echo de Paris, 10 genn. 1923).
26. Quelli di Schuré sono stati tradotti in
tedesco dalla sig.na Marie Von Sivers. Sembra tuttavia che Schuré si sia
separato da Steiner, durante la guerra, a causa di un opuscolo pangermanista
scritto da quest’ultimo e che, dopo di allora, si sia di nuovo riavvicinato
alla Società Teosofica, presso cui ha tenuto recentemente, delle conferenze
sullo “spirito celtico”.
27. (n.a.) Rudolf
Steiner mori il 26 aprile 1925; da allora la Società Antroposofica ha a capo un
Comitato di direzione e non sembra che si sia mai pensato di dare un successore
al suo fondatore. Alla Società Antroposofica sono collegate diverse
organizzazioni supplementari: la Scuola di Euritmia del Götheanum, creata e
diretta da Marie Steiner ed alla quale è annessa una scuola di arte drammatica;
la Scuola Waidorf, a Stoccarda, ed altre scuole simili in Olanda ed in
Inghilterra; i Laboratori Internazionali di Arlesheim
228
attorno ai quali si raccolgono quattro case
di cura per bambini e per adulti.
A proposito delle applicazioni mediche delle
teorie di Steiner, ecco una informazione assai curiosa: “Il dr. Kolisko, di
Vienna, ha cercato di dare inizio ad una nuova medicina o quantomeno ad una
nuova farmacologia, sulla base della dottrina antroposofica del suo maestro,
Steiner. L’adorazione (sic) del numero tre secondo i metodi babilonesi
(?) giuoca un certo ruolo in questa terapeutica, che rassomiglia così alle
ricerche ed ai risultati dell’antica omeopatia. Alle sofferenze umane, il dr.
Kolisko offre un rimedio universale: lo zolfo. Vuole farne una umanità
inzolfata.
La Società di medicina di Vienna si è
occupata con una certa severità di questi metodi, la cui principale originalità
consiste nel giustificare, con le più strane ragioni mistiche, l’impiego di
medicamenti conosciuti. È così che nel raccomandare l’uso di una qualunque
tisana contro il cancro, i teosofi (sic) evocano il mito del Dio
dell’inverno Hoeder che uccise il Dio dell’estate Balder” (Echo de Paris,
23 agosto 1922).
La “Società Antroposofica di Francia”,la cui
sede è al n° 3 di Avenue de l’Observatoire, ha per organo una rivista
intitolata La Science Spirituelle, che comunque sembra che si stampi ad
intervalli molto irregolari. Inoltre, un “Congresso mondiale per dimostrare
l’esistenza di una Scienza Spirituale e le sue applicazioni pratiche” si tenne
a Londra nel luglio del 1928; ecco alcuni passi del manifesto diffuso in quella
occasione: “La scienza dell’analisi, la logica inflessibile, il dogma
cristallizzato hanno esaurito il loro compito… È giunto il tempo in cui l’uomo,
deve sviluppare in sé una forma superiore di conoscenza.
Ciò avverrà, necessariamente, per mezzo di
una Scienza Spirituale che proietterà una nuova luce sull’Incarnazione Divina e
sulla missione di Cristo. Ma una comprensione vasta e profonda della missione
di Cristo è possibile solo cogliendo il senso dell’evoluzione della terra nella
sua totalità… Alla luce di questa conoscenza apparirà una più chiara
comprensione del ruolo assegnato ad ogni nazione della terra e
l’Individualizzazione, la Libertà, la Buona Volontà costituiranno una Realtà
Spirituale che impregnerà ogni settore dell’attività umana…
Ogni epoca ha avuto le sue guide. Nel nostro
tempo è all’uomo che è dato il compito di scoprire ove risiede la Saggezza e,
avendola trovata, erigere su delle solide basi l’edificio dei tempi nuovi”.
229
CAPITOLO VENTITREESIMO
L’ORDINE DELLA STELLA D’ORIENTE
E LE SUE DIPENDENZE
Bisogna credere che i capi della Società
Teosofica, scoraggiati dagli insuccessi di cui abbiamo parlato, abbiamo finito
col rinunciare alle loro iniziative messianiche? Abbiamo molte ragioni per
pensare che non è così: sotto una forma o sotto un’altra, con o senza Alcyone
(e molto probabilmente senza di lui, poiché abbiamo sentito dire che
attualmente si sta già preparando, in segreto, un altro futuro Messia,
destinato a rimpiazzarlo), il movimento continuerà ad esistere, poiché il
“gruppo dei Servitori” funziona come in passato 1.
È chiaro che qui intendiamo parlare di un
gruppo reale e non di quello composto da personaggi più o meno fantastici al
quale i teosofisti danno anche questo nome e lo considerano formato dagli
assistenti del Bodhisattwa; a dire il vero, questo di cui si tratta non è un
gruppo unico e nettamente definito, ci sono piuttosto dei gruppi diversi,
formanti altrettanti organismi apparentemente staccati dalla Società Teosofica,
ma creati e diretti da essa; l’insieme di tutte queste associazioni costituisce
ciò che viene chiamato l’“Ordine di Servizio della Società Teosofica”.
Su di esso ritorneremo più avanti, per il
momento intendiamo esaminare alcuni di questi gruppi ausiliari e per primo
l’“Ordine del Sol Levante” organizzato a Benares da Arundale e poi trasformato,
l’11 gennaio 1911, in “Ordine indipendente della Stella d’Oriente” 2
con Alcyone come capo nominale e M.me Besant come “protettrice”, “per
raccogliere tutti coloro che, sia in seno alla Società Teosofica sia
all’esterno, credono nella venuta dell’Istruttore Supremo del Mondo”. Si
auspica “che i suoi membri possano fare qualcosa sul piano fisico per preparare
l’opinione pubblica all’idea
230
di questa venuta, creando una atmosfera di
simpatia e di venerazione, e che unendosi possano formare su un piano superiore
uno strumento di cui il Maestro si potrà servire”. Questo Ordine “non esclude
nessuno ed accoglie tutti coloro che, qualunque forma rivesta la loro fede,
condividono la comune speranza”; per essere ammessi è necessaria la sola
accettazione dei seguenti principi: “1° ‑ Noi crediamo che presto farà la sua
apparizione nel mondo un Grande Istruttore e vogliamo regolare la nostra vita
in modo da essere capaci di riconoscerLo, allorché Egli verrà; 2° ‑ Procureremo
dunque di averLo sempre presente e di fare in Suo nome, e quindi al meglio
delle nostre possibilità, ogni lavoro che faccia parte delle nostre occupazioni
quotidiane; 3° ‑ In quanto ce lo permetteranno i nostri obblighi abituali, ci
sforzeremo di consacrare, ogni giorno, una parte del nostro tempo a qualche
preciso lavoro che possa servire a preparare la Sua venuta; 4° – Ci sforzeremo
di fare della devozione, della perseveranza e della dolcezza le caratteristiche
dominanti della nostra vita quotidiana; 5° ‑ Ci sforzeremo di iniziare e
terminare ogni giornata con una breve massima destinata a chiedere a Lui la Sua
benedizione su tutto quanto proviamo a fare per Lui ed in Suo nome 3;
6° ‑ Procureremo, considerandolo come il nostro principale dovere, di
riconoscere e di venerare la nobiltà senza distinzione di persona e di
cooperare, in quanto possibile, con coloro che sentiamo essere superiori a noi
spiritualmente”.
Sui rapporti fra l’Ordine e la Società
Teosofica, ecco ciò che diceva Leadbeater, in presenza di Alcyone, in una
riunione della sezione italiana a Genova: “Mentre la Società Teosofica domanda
il riconoscimento della fraternità umana, l’Ordine della Stella d’Oriente comanda
la credenza nella venuta di un grande Maestro e la sottomissione ai suoi
sei principi. D’altra parte si possono accettare i principi ed i precetti
dell’Ordine senza accettare tutti gli insegnamenti della Società Teosofica. La
nascita dell’Ordine ci ha rivelato che, in tutto il mondo, vi sono delle
persone che attendono la venuta del Maestro e su questa base è stato possibile
raggrupparli… Il lavoro dell’Ordine e quello della Società Teosofica sono
identici: ampliare le vedute dei cristiani e di tutti coloro che credono che al
di fuori della loro piccola Chiesa non vi è salvezza; insegnare che tutti gli
uomini possono essere salvati… Per una gran parte di noi, la venuta di un
grande Istruttore è solo un’aspettativa fiduciosa, ma per alcuni è una
certezza. Per molti il Signore
231
Maitreya non è che un nome, mentre per coloro
che fra noi l’hanno visto ed ascoltato Egli è una grande entità” 4.
Un po’ più tardi, queste dichiarazioni
dovevano essere contraddette, su alcuni punti, da Arundale, il quale affermò,
in nome di Alcyone, che l’“Ordine non indica affatto chi è l’Istruttore Supremo
per la cui venuta esso è stato fondato”, che “nessun membro ha il diritto di
dire, per esempio, che l’Ordine attende la venuta di Cristo o del Signore
Maitreya” e che “sarebbe pregiudizievole per gli interessi dell’Ordine e della
Società Teosofica considerare come identici gli obiettivi di queste due
organizzazioni” 5. Ed ancora “se alcuni membri credono che
l’Istruttore del Mondo si servirà di tale o tal altro corpo (allusione evidente
alla missione di Alcyone), si tratta solo di convincimenti personali e non di
cose alle quali sono tenuti a credere tutti gli altri membri”; è probabile che
si sarebbe detto altrimenti se le cose fossero andate in un altro modo.
In ogni caso, è questo un esempio abbastanza
chiaro della maniera con cui i capi teosofisti sanno adattarsi alle circostanze
e, quindi, modificare, nel modo più conveniente, una certa immagine di sé, tale
da permettere loro di introdursi negli ambienti più diversi e reclutarvi
persone in grado di aiutarli a realizzare i loro piani.
Sono state create delle organizzazioni ad hoc
per ogni ambiente che si voleva agganciare; ve ne sono anche alcune che si
rivolgono alla gioventù ed all’infanzia.
È così che venne fondata, a fianco della
“Stella d’Oriente” un’altra associazione detta dei “Servitori della Stella”,
avente come “protettore” Krishnamurti e come capo Nityânanda; “tutti i membri
di quest’Ordine, ad eccezione dei membri onorari, devono avere un’età inferiore
ai ventun anni e possono farne parte anche i più piccoli fanciulli che
desiderano servire” 6.
In precedenza esistevano già altre
organizzazioni del genere: la “Catena d’Oro” e la “Tavola Rotonda” 7.
La “Catena d’Oro” è un “gruppo di trasmissione spirituale” ove i ragazzi sono
ammessi a partire da sette anni, ed il cui scopo (almeno quello dichiarato) è
espresso dalla formula che i membri devono ripetere tutte le mattine: “Io sono
un anello d’oro della catena di amore che avvolge il mondo; occorre che io mi
mantenga forte e splendente. Devo procurare di essere dolce e buono con tutte
le creature viventi, di proteggere e di aiutare tutti coloro che sono più
deboli di me. Procurerò di avere solo pensieri puri e belli, di pronunciare
solo parole
232
pure e belle, di compiere azioni solo pure o
belle. Possano tutti gli anelli divenire splendenti e forti” 8.
Questo scopo appare pressoché identico a
quello delle “Leghe della Bontà” (Bands of Mercy) originarie
dell’America ed introdotte in Europa da Jerôme Périnet di Ginevra; queste leghe
sono, chiaramente, di ispirazione protestante ed i loro giovani aderenti devono
sottoscrivere la seguente formula: “Voglio sforzarmi non solo di essere buono
con tutte le creature viventi ma di impedire che chiunque le molesti e faccia
loro del male” 9. Ci si augura, si dice, che questo impegno d’onore,
questa introduzione al valore del giuramento, eleverà molto presto il ragazzo
alla dignità di un uomo; cosa identica a quella che presuppongono i sostenitori
dello “Scoutismo”, altra istituzione parimenti impregnata di spirito
protestante e che, nata in Inghilterra, non è senza rapporto con il movimento
teosofista; anche in Francia i teosofisti patrocineranno attivamente la “Lega
di Educazione nazionale” fondata nel 1911 per la diffusione dello “Scoutismo” 10.
Come non si parla apertamente della venuta del
“Grande Istruttore” nella “Catena d’Oro”, così non se ne parla nella “Tavola
Rotonda”, di cui si può far parte come “associato” a partire da tredici anni,
come “compagno” a partire da quindici anni e come “cavaliere” a partire da
ventun anni (è appena il caso di far notare l’analogia, certo voluta, di questi
tre gradi con quelli della Massoneria) ed i cui membri devono prestare il
formale giuramento del segreto.
Qui si tratta di “servire il grande Re che
l’Occidente chiamò Cristo e l’Oriente Bodhisattwa: adesso che ci è stata data
la speranza del Suo prossimo ritorno, è arrivato il tempo di formare dei
cavalieri che preparino la Sua venuta e Lo servano fin d’ora; a coloro che
entreranno nella Lega si chiede di pensare ogni giorno a questo Re e di
compiere ogni giorno un’azione per servirLo”.
Questa lega conta fra i suoi primi aderenti un
certo numero di dirigenti del movimento “scoutista”, che si definiscono anche
“dei moderni cavalieri”; entro poco tempo la lega poté vantare non solo dei
centri in Inghilterra e in Scozia, ma anche in Francia, Belgio, Olanda, Italia,
Ungheria, America, Australia e Nuova Zelanda 11. Insomma è
soprattutto un centro di reclutamento per la “Stella d’Oriente”, che pretende
di essere il nucleo centrale della “nuova religione”, il punto di ritrovo di
tutti coloro che aspettano la “venuta del Signore” 12.
233
Per altro verso, venne fondata in Francia ed
in Belgio, nel 1913, una certa “Confraternita dei Misteri di Dio”, il cui
titolo sembra ispirato a quello della “Confraternita degli Amici di Dio” di
Tauler, e che si presentava in questi termini: “A tutti i lettori del Cristianesimo
Esoterico e di alcune delle opere di Mead è famigliare l’idea dei Misteri
cristiani. Una viva speranza largamente diffusa fra diversi studiosi è che
i Misteri possano essere restaurati, in una maniera che non sapremmo prevedere 13,
soddisfacendo così un bisogno profondamente sentito nella Chiesa cristiana. Con
questa speranza è con la convinzione che i tempi sono maturi, è stata fondata
la Confraternita dei Misteri di Dio, avente questi due scopi: 1° ‑ riunire in
un unico organismo e legare insieme con delle solenni promesse di servizio e di
fraternità nell’umile aspettativa di essere impiegati secondo il di Lui
giudizio, quei cristiani che vogliono consacrare la loro vita al servizio di
Cristo e vogliono vivere, studiare, pregare e lavorare nella speranza che i
Misteri saranno restaurati; 2° ‑ lo studio in comune del Misticismo cristiano,
delle leggende e delle tradizioni mistiche, come delle allusioni sparse
riferentisi ai Misteri cristiani… Dovrà essere chiarito che lo scopo della
Confraternita è basato sulla prossima venuta del Signore ed implica la credenza
in questa venuta.
Si spera che i numerosi Cristiani dell’Ordine
della Stella di Oriente, interessati al cerimoniale ed al simbolismo, si
uniscano alla Confraternita e trovino nella sua linea d’azione un’occasione
definitiva per aiutare a preparare il Suo cammino e a spianare le Sue vie” 14.
Infine, senza dubbio per fare la concorrenza
all’organizzazione rosacruciana del dr. Steiner, rivoltasi a tutt’altra
direzione, fu creato un nuovo “Tempio della Rosa-Croce” avente per scopo “lo
studio dei Misteri, del Rosacrucianesimo, della Kabbala, dell’Astrologia, della
Massoneria, del simbolismo, del cerimoniale cristiano e delle tradizioni
occulte che si ritrovano in occidente” 15.
Si riscontrano qui un certo numero di cose
abbastanza diverse; non si capisce bene per esempio cosa ci stia a fare
l’astrologia, tanto più che i teosofisti avevano già a loro disposizione, per
lo studio di questa, una organizzazione speciale diretta, in Inghilterra, da
Alan Leo ed in Francia da L. Miéville ed avente per organo la rivista Modern
Astrology 16. Comunque, questo non era lo scopo essenziale del
“Tempio della Rosa-Croce” che, benché “non avesse alcuna relazione ufficiale
con l’Ordine della Stella d’Oriente”, doveva
234
“lavorare all’opera comune”, vale a dire a
“preparare la via del Signore” e con le sue forme rituali “fornire la base di
una parte del grande aspetto cerimoniale della nuova religione” 17.
Tuttavia, tutto ciò non era ancora
sufficiente: per dare un corpo a questa “nuova religione” i capi della Società
Teosofica volevano avere a loro disposizione una vera Chiesa, con una ufficiale
denominazione cristiana, anzi cattolica, ed è ciò che hanno fatto in questi
ultimi anni, come vedremo adesso 18.
235
NOTE al Capitolo Ventitreesimo
l. (n.a.) Abbiamo
visto, nella nota addizionale n° 28 del cap. XXI, che i teosofisti non avevano
di fatto rinunciato alla loro iniziativa messianica e che, contrariamente a ciò
che si poteva credere al momento in cui scrivevamo questo libro (giacché allora
ebbero l’accortezza di predisporre in caso di bisogno un altro Messia
“possibile”), è Alcyone che è stato definitivamente designato per giuocare,
bene o male, il ruolo di “veicolo” del “Grande Istruttore”, per essere, come
diceva M.me Blavatsky (che interpretava in tal modo il nome di Lucifero),
il “Portatore della fiaccola della Verità”.
2. Quest’“Ordine
della Stella d’Oriente” (Star in the East) non dev’essere confuso con un
altro che ha una denominazione simile (Eastern Star) la cui fondazione
risale ai 1855 e che è una sorta di dipendenza femminile della Massoneria
americana.
3. Per
questo uso, vengono comunicate ai membri dell’Ordine delle formule speciali che
vengono cambiate di tanto in tanto.
4. Le Théosophe, 16 ott. 1912.
5. The Daybreak, agosto 1913.
6. The Daybreak, ott. 1913, p. 151.
7. (n.a.) Al fianco della “Catena d’Oro” e della “Tavola Rotonda” esiste
anche un’altra organizzazione teosofista, la “Stella Rosa” che, al pari della
prima è destinata ad accogliere tutti i giovanissimi.
“Tutti questi ordini o leghe ‑ scrive a
proposito la sig.na Aimée Blech – non si danneggiano reciprocamente, né sono in
concorrenza. Non si farà mai abbastanza per insegnare la bontà e per mettere in
rilievo il bello, il vero e il bene, in questa confusa epoca in cui viviamo. È
un’epoca di transizione, si dice. Ragione di più per preparare l’avvenire” (Bulletin
Théosophique, febb. 1922).
8. Abbiamo ripreso il testo da un articolo
della sig.ra de Manziarly, apparso nel Théosophe, del 1 marzo 1914.
9. Le
Théosophe, 16 sett. e 1 ott. 1913.
10. (n.a.) In
Francia, la “Lega della Bontà” ha come presidente onorario la sig.ra Eugène
Simon, che è membro della Società Teosofica e che svolge al tempo stesso un
ruolo importante nel movimento femminista.
236
Il ragazzo che desidera far parte della Lega
firma un foglio nel quale sono scritte le seguenti regole: “1° ‑ Fare ogni
giorno un. atto di bontà. 2° ‑ Essere buono con gli animali. 3° ‑ Non dire
bugie. 4° ‑ Proteggere i deboli, aiutare gli infelici. 5° ‑ Essere riconoscente
verso i propri parenti e tutti coloro che gli hanno fatto del bene. 6° ‑
Testimoniare in ogni occasione la propria gratitudine ai difensori della
Patria. 7° ‑ Rispettare gli anziani e gli infermi”.
Queste regole presentano una grande
rassomiglianza con quelle dello “Scoutismo”; è anche il caso di notare, a
proposito, che un gruppo speciale per la difesa degli animali è stato
costituito in seno all’“Ordine della Stella d’Oriente”.
Esistono anche, in seno allo “scoutismo”, dei
gruppi che sono specificatamente teosofisti: è così che il Bulletin
Théosophique di aprile 1923 contiene una lettera del “Comitato direttivo
dei Giovani Esploratori Blu della Tavola Rotonda” di Grenoble. D’altra parte,
in merito allo spirito che anima il movimento “scoutista” in generale, è
interessante segnalare che M.me Besant è stata proclamata, un po’ di anni fa,
“protettrice degli Scouts del mondo intero”, come il generale inglese
Baden-Powell è riconosciuto quale loro capo supremo; tutto ciò è in stretta
relazione con il ruolo politico svolto dalla Società Teosofica, come strumento
dell’imperialismo britannico.
11. Le
Théosophe, 1 agosto 1913.
12. È
esistita un tempo, in seno al teosofismo, un’altra “Società della Tavola
Rotonda”, con caratteristiche del tutto differenti: era un gruppo fondato da
alcuni condannati della prigione di Stato di Folsom, in California, “avente per
scopo lo studio della Teosofia ed il loro perfezionamento morale” (Lotus
Bleu, 27 aprile 1895).
13. Al
Congresso teosofico di Stoccolma, il 14 giugno 1913, M.me Besant fece una
conferenza sulla “restaurazione dei Misteri”; come abbiamo già detto, è questo
uno degli scopi che si è proposto, a sua volta, anche il dr. Steiner.
14. Le Théosophe, 16 aprile 1913; Revue
Théosophique belge, luglio 1913.
Per tutto ciò che concerne questa
organizzazione occorre rivolgersi, per la Francia, a Raimond van Marle e, per
il Belgio, a F. Wittemans.
(n.a.) F. Wittemans, che oggi è senatore in Belgio,
ha pubblicato una Storia dei Rosa-Croce adattata, naturalmente, alle
concezioni teosofiste e quindi piena delle più fantastiche affermazioni.
15. L’Acacia,
rivista massonica, aprile 1913, p. 237.
Nello stesso articolo si parla anche della
fondazione di un “Gruppo
237
musicale della Società Teosofica”.
16. In questa organizzazione non veniva
trascurato l’aspetto commerciale: abbiamo sotto gli occhi la tariffa degli
oroscopi che “variano secondo il lavoro ed il bisogno del cliente”; “tutti gli
oroscopi al di sopra dei cinquanta franchi sono elaborati sulla base di dati
rigorosamente scientifici; in tutti gli oroscopi da cinquanta franchi in su, il
criterio scientifico è combinato con quello intuitivo (sic), ogni
oroscopo essendo sintetizzato da Alan Leo”.
17. The Daybreak, agosto 1913.
18. (n.a.) Dopo il gennaio 1928 apparve una nuova rivista intitolata “Quaderni
della Stella” che è “in relazione con una serie di riviste pubblicate in venti
paesi diversi”; il coordinamento internazionale di queste riviste è a
Eerde-Ommen, in Olanda; la direzione è anonima, ma noi sappiamo che la rivista
francese è diretta dalla sig.ra de Manziarly.
I Quaderni della Stella pubblicano
delle poesie inglesi di Krishnamurti; il primo numero contiene un ritratto di
questi, fatto dallo scultore Bourdelle che è, sembra, un teosofista convinto
(d’altronde chi ha segnalato in questo modo le sue opere non può certo
dubitarne).
238
CAPITOLO VENTIQUATTRESIMO
LA CHIESA VETERO-CATTOLICA
All’inizio del 1914 si veniva a conoscenza, a
Parigi, della esistenza. di una certa “Chiesa Cattolica Francese”, chiamata
anche “Chiesa Gallicana”; del testo vi era già un’altra “Chiesa Gallicana”
diretta da un certo Abate Volet che possedeva una rivista intitolata Il
Cattolico Francese; è proprio di queste organizzazioni scismatiche il
moltiplicarsi quasi indefinitamente, sull’esempio delle sette protestanti, e
farsi una concorrenza spesso sleale.
La nuova Chiesa era posta, provvisoriamente,
sotto il controllo di “Mons. Arnold Henri Mathieu, conte di Landave di
Thomastown, arcivescovo vetero-cattolico di Londra, metropolita di Gran
Bretagna e d’Irlanda”, in attesa della consacrazione a “metropolita di Francia
e delle Colonie” del suo vicario generale “Mons. Pierre René, visdomino di Lignières”.
Sembra che in realtà quest’ultimo personaggio
si chiamasse molto semplicemente Laurain, ma i dignitari di questa Chiesa
avevano la mania dei titoli nobiliari, come altri avevano la mania delle
decorazioni fantasione: è così che il vescovo Villatte, il cui esperimento “di
culto” fece a suo tempo un certo scalpore, aveva inventato l’“Ordine della
Corona di Spine”.
Comunque sia, è assai singolare che una Chiesa
che si proclamava fieramente “Francese e non Romana” fosse sottomessa, anche
provvisoriamente, all’autorità di un inglese; all’inizio essa acquistò
notorietà esattamente come quella di Villatte (dopo di allora questi passò ad
una Chiesa siriana, col nome di Mar Timotheus), offrendo dei preti scismatici
ai comuni che erano privi dei loro curati a causa dei problemi in atto fra le
municipalità e i vescovi 1.
Ben presto apparve un bollettino intitolato Le
Réveil, Catholique,
239
che uscì solo per quattro numeri, da marzo ad
agosto del 1914, dato che la pubblicazione venne interrotta dallo scoppio della
guerra e dalla mobilitazione dell’“arcivescovo metropolitano” 2.
Questo bollettino, per sancire, la “successione apostolica” di Mons. Mathieu,
consacrato da Mons. Gerard. Gul, arcivescovo jansenista di Utrecht, riportava
l’intera successione di arcivescovi e vescovi jansenisti olandesi; da costoro,
tramite diversi intermediari, risaliva a Bossuet, quindi al cardinale
Barberini, nipote di Papa Urbano VIII. Vi era anche descritta la “divisione
religiosa” della Francia in un arcivescovado ed in otto vescovadi “regionali”,
molti di questi ultimi aventi già dei titolari designati, fra i quali due
vescovi di una pretesa “Chiesa Ortodossa Latina”, Mons. Giraud, antico converso
trappista, e Joanny Bricaud. Costui, che è parecchio conosciuto negli ambienti
occultisti, prima si faceva chiamare “S.B. Jean II, Patriarca della Chiesa
Gnostica Universale” ed oggi pretende di essere il successore di Papus, come
capo dell’“Ordine Martinista” e di molte altre organizzazioni; è il caso di
aggiungere che questi titoli gli vengono contestati da altri occultisti;
d’altronde sarebbe difficile enumerare tutte le Chiese e tutti gli Ordini ai
quali Bricaud ha preteso di ricollegarsi successivamente o anche
contemporaneamente.
Se segnaliamo la presenza di questo occultista
fra il personale della Chiesa in argomento è perché ci troviamo di fronte ad un
altro esempio delle relazioni esistenti fra le miriadi di gruppi che, a prima
vista, potrebbero apparire del tutto estranei gli uni con gli altri.
Tuttavia, il teosofismo ed i suoi
rappresentanti non hanno alcun rapporto con la “Chiesa Cattolica Francese”, che
sembra comunque aver avuto, come la maggior parte di analoghe divisioni, solo
un’esistenza effimera; è nella Chiesa vetero-cattolica d’Inghilterra che aveva
dato vita alla prima, che i teosofisti cominciarono ad introdursi.
Il capo di questa Chiesa vetero-cattolica,
l’arcivescovo Mathieu, che in realtà si chiama Arnold Harris Matthews ed è nato
a Montpellier da genitori irlandesi, all’inizio s’era preparato per ricevere
gli ordini nella Chiesa episcopale di Scozia; in seguito, nel 1875, divenne
cattolico e fu ordinato sacerdote a Glasgow nel giugno del 1877. Nel luglio del
1889 abbandonò il sacerdozio e nell’ottobre del 1890 prese il nome italiano di
Arnoldo Girolamo Povoleri; per annunciare il cambio di nome, fece anche pubblicare
un avviso
240
sul Times. Si sposò nel 1892 e, a quel
tempo, si faceva chiamare Rev. Conte Povoleri di Vicenza mentre, verso la
stessa epoca, prendeva anche il titolo di Conte di Landaff; aggiungiamo ancora
che, recentemente, lo si è visto figurare sotto il nome di marchese di Povoleri,
insieme al figlio ed alla figlia, in occasione di certi ricevimenti
dell’imperatrice Eugenia a Bayswater ove, d’altronde, si incontrava uIna
società piuttosto eterogenea 3. Ad un certo momento egli sembrò
riconciliarsi con la Chiesa Cattolica, ma solo per poco: nel 1908, Mathew (è
così che scrive adesso il suo nome) si fece consacrare vescovo dal dr. Gerard
Gul che era a capo della Chiesa vetero-cattolica d’Olanda, la quale è formata
dai resti del Jansenismo e da alcuni dissidenti cattolici che, nel 1870,
avevano rifiutato d’accettare il dogma dell’infallibilità del Pontefice; le
diverse Chiese vetero-cattoliche (ivi compresa quella attualmente diretta dai
teosofisti) riconoscono il Papa solo come, “Patriarca e Primate d’Occidente”.
Il nuovo vescovo consacrò a sua volta due
altri preti inglesi scomunicati, Ignace Beale e Arthur Howorth e, appena tre
anni dopo, fondò una “Chiesa Cattolica Ortodossa d’Occidente”, ricusando ogni
subordinazione nei confronti sia di Utrecht che di Roma. Questa Chiesa prese
successivamente diverse denominazioni, che sarebbe poco utile e poco
interessante riportare, intanto i suoi capi cercavano di instaurare dei
negoziati sia con la Santa Sede attraverso il cardinale Merry del Val, sia con
la Chiesa Anglicana per mezzo dell’arcivescovo di Canterbury ed il vescovo di
Londra, sia perfino con la Chiesa Ortodossa d’Oriente per il tramite
dell’arcivescovo di Beirut 4; alla fine essa fu formalmente
scomunicata dalla Santa Sede 5.
Nel 1913, il clero della “Chiesa
vetero-cattolica di Gran Bretagna e d’Irlanda” (tale era la denominazione
finalmente assunta) si arricchisce di numerosi membri, tutti ex ministri
anglicani e teosofisti più o meno in vista: James Ingall Wedgwood, segretario
generale della sezione inglese della Società Teosofica (indicato nelle “vite
d’Alcyone” con il nome di Lomia); Rupert Gauntlett, segretario di un
“Ordine dei Guaritori” collegato alla Società Teosofica; Robert King,
specialista in “consultazioni psichiche” basate sull’esame dell’oroscopo e
Reginald Farrer.
Nel 1915, l’arcivescovo Mathew, che non sapeva
nulla di teosofismo, rimase sconvolto nell’accorgersi che Wedgwood ed i suoi
associati attendevano la venuta di un nuovo Messia; chiuse la sua Chiesa
241
vetero-cattolica ed offrì la sua sottomissione
a Roma, ma si riprese quasi subito e fondò una “Chiesa Cattolica Uniate
d’Occidente”.
Non potendo ottenere da Mathew la
consacrazione episcopale alla quale aspirava, Wedgwood si rivolse, ma invano,
al vescovo Vernon Herford, che dirigeva una sorta di cappella nestoriana a
Oxford. Ebbe più fortuna con Frederick Samuel Willoughby, consacrato da Mathew
nel 1914 ed espulso dalla Chiesa vetero-cattolica l’anno seguente. Willoughby
consacrò dapprima King e Gauntlett (il primo fonderà un ramo della Chiesa
vetero-cattolica in Scozia) ed in seguito, con la loro assistenza, Wedgwood, il
13 febbraio 1916; nel corso dello stesso anno fece poi atto di sottomissione
alla Santa Sede.
Wedgwood partì subito per l’Australia ove, a
Sidney, consacrò come “vescovo per l’Australia”, Charles Webster Leadbeater,
già ministro anglicano lui stesso, come abbiamo avuto modo di vedere;
quest’ultimo, assistito dallo stesso Wedgwood, consacra a sua volta, come
“ausiliario per l’Australia” il “Jongheer” Julian Adrian Mazel, d’origine
olandese.
Il 20 aprile 1916 un’assemblea dei vescovi e
del clero della Chiesa vetero-cattolica di Gran Bretagna adotta una nuova
costituzione, che viene pubblicata con l’imprimatur di Wedgwood e nella quale,
d’altronde, non si fa allusione alcuna né al teosofismo né al futuro Messia.
Nel novembre del 1918 si ebbe un’altra
dichiarazione di principi ove il titolo di Chiesa vetero-cattolica venne
sostituito con quello di “Chiesa Cattolica Liberale”.
Quest’ultima denominazione ci fa ricordare che
vi fu anche in Francia, una dozzina di anni fa, un esempio di “Chiesa Cattolica
Liberale” 6 sotto il patrocinio di alcuni occultisti, in particolare
di Albert Jounet che è di quelli che si ritrovano nelle più diverse
organizzazioni, talvolta anche poco compatibili fra loro, almeno in apparenza;
questi fu anche il fondatore di una “Alleanza Spiritualista” che si vantava di
attuare la conciliazione di tutte le dottrine e che, naturalmente, non ebbe
migliore riuscita del “Congresso dell’Umanità” 7.
Nel Theosophist dell’ottobre 1916, M.me
Besant parlando di certi movimenti che, secondo lei, sono destinati ad
acquistare un’importanza mondiale, menziona fra questi “il movimento poco noto
chiamato vetero-cattolico: è una Chiesa cristiana vivente che crescerà
242
e si moltiplicherà con gli anni e che ha un
grande avvenire davanti a sé; presumibilmente essa è destinata a diventare la
futura Chiesa della Cristianità, quand’Egli verrà” 8.
Nello stesso articolo si parla anche di due
altri movimenti: il “Theosophical Educational Trust”, vale a dire l’insieme
delle iniziative di educazione dirette dalla Società Teosofica, e la
“Co-Maçonnerie”, di cui parleremo più oltre.
È la prima volta che un organo teosofista si
parla ufficialmente della Chiesa vetero-cattolica e che in maniera precisa si
espongono le speranze riposte su tale organismo. Del resto, Wedgwood, stesso,
che si dimostra così riservato nelle sue dichiarazioni episcopali, è invece
molto esplicito al cospetto dei suoi colleghi della Società Teosofica; ecco
come si espresse in un rapporto al Congresso teosofico del 1918: “La Chiesa
vetero-cattolica lavora per diffondere gli insegnamenti teosofici negli organismi
cristiani; la parte più importante di tale compito consiste nel preparare i
cuori e gli spiriti degli uomini alla venuta del Grande Istruttore” 9.
Lo scopo dei teosofisti, impadronendosi di
questa Chiesa, è esattamente quello da noi indicato: lo stesso per cui hanno
fondato in precedenza l’“Ordine della Stella d’Oriente”, con la sola differenza
che quest’Ordine si rivolge a tutti indistintamente mentre la Chiesa
vetero-cattolica è destinata in particolare ad attirare coloro che, senza avere
forse dei principi religiosi ben definiti, tengono tuttavia a dirsi cristiani
ed a conservarne almeno tutte le apparenze.
Ecco dunque l’ultima trasformazione di
Leadbeater, almeno fino ad ora, e le nuove occupazioni alle quali questo
“chiaroveggente” si dà adesso: “Il vescovo Leadbeater svolge delle ricerche
sull’aspetto occulto della messa a prepara un libro sulla scienza dei
sacramenti… Il libro sulla messa sarà illustrato da diagrammi dei diversi stadi
della costruzione eucaristica (sic) via via che essa prende forma nel
corso della messa. Lo scopo ed il ruolo di ogni parte sono spiegati, di modo
che l’opera non conterrà solo la teoria ed il significato dei sacramenti ma
anche la forma completa o l’aspetto architettonico della cosa (sic)… Il
principale avvenimento della settimana, per alcuni a Sidney, è la messa solenne
della domenica mattina, alla quale il vescovo Leadbeater è sempre presente e,
generalmente, officia o pronuncia il sermone” 10.
Quale sincerità può esservi in tutto ciò? La
grande abilità dei capi teosofisti nel dissimulare i loro scopi e nel condurre
243
contemporaneamente le iniziative
apparentemente più contraddittorie, purché convinti di poterle utilizzare per
la realizzazione dei loro scopi, non permette certo di farsi molte illusioni a
proposito.
(Si
è preferito porre qui di seguito la nota addizionale, in quanto sviluppa e
completa l’intero argomento trattato ‑ n.d.t.)
Il vescovo Mathew è morto da qualche anno,
agli inizi del 1928 abbiamo anche appreso della morte del “Jongheer” Mazel.
Altri vescovi della “Chiesa Cattolica
Liberale”, fra i quali, Irving S. Cooper furono, in seguito, consacrati
ugualmente a Sidney, in quanto è li che si rifugiò Leadbeater, obbligato a
lasciare l’India dopo gli scandalosi processi di Madras.
Si poteva credere che l’immoralità rinfacciata
a Leadbeater costituisse un caso isolato nell’ambiente teosofista, ma si
constata che, malauguratamente, non è così; i fatti che riportiamo sono quelli
ai quali allude M.me Besant alla fine della citazione riportata nella nota
addizionale n° 3 del cap. XXII. Proprio questi fatti costituirono la causa
principale della scissione della sezione Agni di Nizza.
Questa sezione, presieduta dalla contessa
Prozor, aveva inviato all’inizio, il 19 novembre 1922, a tutte le sezioni
francesi una circolare nella quale si esprimeva l’intenzione di tentare uno
“sforzo di risanamento” della Società Teosofica ed in particolare di cercare di
far luce sugli “abusi di potere, l’ipocrisia e la condotta eminentemente
immorale rimproverati, i primi alla nostra Presidente e la seconda a C.W.
Leadbeater”.
Questa iniziativa fu accolta molto male e il Bulletin
Théosophique del gennaio 1923 pubblicò una nota con la quale “il consiglio
di amministrazione (della sezione francese) ha giudicato che è il caso di
disapprovarla”, considerato che essa era tale da “suscitare confusione e
divisione in seno alla S.T. di Francia”. Nondimeno la sezione Agni
continuò a pubblicare tutta una serie di opuscoli “ad uso esclusivo dei
membri della Società Teosofica”, l’ultimo dei quali consisteva in una lettera
collettiva di dimissioni, in data 11 febbraio 1923.
Questi opuscoli contengono dei documenti
parecchio edificanti; è vero che si era provveduto a contestarne l’esattezza
prima ancora che fossero interamente pubblicati, ma non si era riusciti a
trovare di meglio, per contestarli, di certe enfatiche dichiarazioni di cui
riportiamo
244
un esempio, tratto dal Bulletin
Théosophique del febbraio 1923: “Noi teosofi ci schieriamo con i
calunniatori o con i calunniati? D’altronde, chi fra noi tutti si crede così
puro e così impeccabile da scagliare la pietra contro uno dei nostri fratelli,
allorché questi avesse gravemente errato? Da questa crisi che attraversiamo
dobbiamo cercare di trarre una lezione. Se questa lezione, questa prova,
amplierà le nostre vedute, ci condurrà ad una maggiore tolleranza, ad una più
vasta comprensione e ad un più alto ideale di fraternità, essa sarà altamente
utile, sarà benedetta…”.
È certo molto difficile, a meno di essere
accecati dal partito preso, considerare tale predica come una risposta valida e
soddisfacente.
Il primo degli opuscoli pubblicati dalla
sezione Agni contiene una lettera di T.H. Martyn, di Sidney, a M.me
Besant, datata 20 maggio 1921 (anteriore alle dimissioni del suo autore), in
cui si legge: “Nel 1906 io ero a Londra e mi battevo per la vostra causa e
quella di Leadbeater. Quest’ultimo rischiava di essere sottoposto a dei
procedimenti giudiziari. Uno dei ragazzi del suo entourage venne da me
disperato e mi supplicò di tentare di bloccare tali procedimenti, poiché
sarebbe stato costretto a testimoniare sulle pratiche immorali di Leadbeater. I
procedimenti non ebbero luogo… Nel 1914, Leadbeater venne a vivere con noi a
Sidney. Io accettai la sua opinione, che era la vostra, e lo considerai come un
Arhat, mi sottomisi volontariamente alla sua influenza e realizzai con gioia i
suoi progetti.
In seguito, parecchie cose mi stupirono di
lui… Per esempio, un certo giorno del luglio 1917 fu detto a cinque di noi che
avevamo ricevuto delle iniziazioni varie. Nessuno si ricordava di niente… A
quell’epoca la sig.ra Martyn soffriva parecchio per la permanenza di Leadbeater
in casa nostra… Più tardi (1918-1919) in casa nostra comparve la scarlattina,
causando la momentanea partenza di Leadbeater e dei suoi ragazzi; tutti i miei
sforzi per convincere la sig.ra Martyn a riaccoglierlo in casa nostra furono vani…
Nel 1919, andai in America. Il giovane Van Hook era a New York. Parlava
liberamente dell’immoralità di Leadbeater e della frode delle “vite” (si tratta
delle famose “vite d’Alcyone”). Ecco dunque le testimonianze di due ragazzi di
Leadbeater, quello che mi venne a trovare nel 1906 e il giovane Van Hook; vi
aggiunsi i fatti compromettenti accaduti in casa mia (in questa lettera mi
limito a sfiorare l’argomento) e arrivai inevitabilmente ad una conclusione:
245
Leadbeater è un pervertito sessuale. La sua
mania riveste una particolare forma che, lo scoprii dopo un po’, è ben
conosciuta e del tutto comune negli annali della criminologia sessuale”.
Non sappiamo se il ragazzo del 1906 è colui
che veniva presentato a quel tempo come “Pitagora reincarnato”, né se debba
essere identificato con quello di cui si produsse, a Madras, una deposizione
firmata solo con le iniziali D.D.P. e che concludeva con queste significative
parole: “Faccio questa dichiarazione con l’intento di mettere sull’avviso i
genitori, affinché possano preservare i loro figli da perniciosi insegnamenti
forniti da persone che si presentano pubblicamente come delle guide morali, ma le
cui pratiche avviliscono e distruggono sia i ragazzi che gli uomini”.
Quanto al giovane Van Hook, si tratta
verosimilmente di un parente prossimo del dr. Weller Van Hook, segretario
generale della sezione americana della S.T., che era stato uno dei più accaniti
difensori di Leadbeater e che in una lettera, che si diceva dettata da un
“‘Maestro” ed approvata da M.me Besant, aveva dichiarato che “non è affatto un
crimine o un errore insegnare a dei ragazzi le pratiche in questione, ma solo
un consiglio di un saggio precettore”, consiglio ispirato d’altronde “da
istruttori superiori” e che “l’introduzione di questa problematica nella
mentalità del mondo teosofico non è che il preludio per la sua introduzione
nella mentalità del mondo intero” e che queste pratiche “costituiranno il
regime futuro dell’umanità”! Aggiungiamo che il dr. Van Hook fu il successore,
come segretario generale della sezione americana, di Alexander Fullerton che a
sua volta aveva rimpiazzato Judge dopo la sua dissidenza e che venne arrestato
il 18 febbraio del 1910 per aver tenuto una corrispondenza immorale con un
adolescente, quindi internato, poco dopo, nella casa per alienati delle Stato
di New York (esiste a proposito un opuscolo di M.J.H. Fussel).
È a tale Fullerton che Leadbeater scriveva, il
27 febbraio del 1906, una lettera nella quale indicava, per quanto chiaramente
possibile, i consigli da lui dati ai suoi allievi per aiutarli a “sbarazzarsi
dai pensieri indesiderabili” e per “evitare loro in avvenire la compagnia
femminile”; ed aggiungeva: “Un medico forse obietterebbe che questa pratica
potrebbe degenerare in un irrefrenabile autoabuso (self abuse) ma questo
pericolo può essere facilmente evitato con una chiara spiegazione”.
Ma riprendiamo adesso la lettera di Martyn:
“Tutto ciò mi conduce
246
al 1919 e alla mia visita a Londra…
Nell’ottobre 1919 andai a trovare la sig.ra Saint-John. La trovai in preda ad
una grande agitazione perché la polizia ricercava, mi disse, quattro preti
della Chiesa Cattolica Liberale: Wedgwood, King, Farrer e Clark. Ella avrebbe
voluto avvisare Wedgwood in Australia e non sapeva come fare per il timore che
potesse essere imputata di complicità. Farrer, mi disse, aveva lasciato il
paese e lei era sicura che la polizia non l’avrebbe trovato, King aveva deciso
di rimanere a Londra fino all’ultimo, poiché Farrer era al sicuro…
Naturalmente, durante il mio soggiorno a Londra, seppi delle accuse di
omosessualità sollevate contro Wedgwood dal maggiore Adams e da altri; mi erano
già pervenuti dei rapporti sullo stesso argomento da Sidney, sempre a riguardo
di Wedgwood, ma ciò che mi riferì la sig.ra Saint-John mi stupì. Una settimana
dopo… mi diceste che desideravate comunicare con Wedgwood a Sidney, ma
facendolo direttamente sareste stata accusata di complicità, così mi affidaste
un messaggio per Raja (abbreviazione del nome di Jinarâjadâsa, vice presidente
della Società Teosofica). Wedgwood doveva lasciare la Società Teosofica e la
Sezione Esoterica, etc… Voi spiegaste che egli si era seriamente compromesso e
che credevate fosse vostro dovere proteggere il buon nome della Società. Io
allora pensai ad una conversazione da voi tenuta la domenica prima alla Sezione
Esoterica, sulla magia nera e gli eccessi sessuali, e vi chiesi se avevate
voluto alludere alla questione di Wedgwood e voi mi rispondeste di sì…
A questo punto scaturisce il problema della
iniziazione di Wedgwood. Voi mi diceste che egli non era un iniziato… In
America, dopo che vi lasciai, mi vennero a trovare certe persone: avevano
appreso che la verità concernente Wedgwood doveva alfine essere svelata e mi
spiegarono che a Londra questi aveva confessato ad uno di loro il suo vizio…
Quando arrivai a Sidney, Raja ricevette il messaggio con un evidente disgusto…
Il punto più importante per lui divenne la smentita da voi fatta in merito
all’iniziazione di Wedgwood e mi accorsi ben presto che, per lui, la fine di
quest’ultimo implicava niente di meno che la fine di Leadbeater in quanto
Arhat, della divina autorità della Chiesa Cattolica Liberale, di ogni
credibilità sulla reale natura delle supposte iniziazioni, del riconoscimento
di alcune persone come discepoli, etc. Tutte cose riguardanti parecchie
persone. Secondo Raja, tutto questo non doveva essere permesso a nessun costo,
ne andava della
247
serenità dei membri e della causa in generale…
Ho scoperto in seguito che Raja è un portavoce di Leadbeater, questi espone
apertamente il suo occultismo e Raja l’accetta ciecamente… In verità, io non
vorrei essere costretto a considerare Leadbeater e Wedgwood come dei mostri che
nascondono le loro pratiche illecite sotto il velo di interessi umanitari e che
agiscono con la abile ingenuità e l’astuzia che si riscontra sovente in tali
situazioni. Tale è, comunque, l’opinione di molta gente; io vorrei evitare di
dover riconoscere l’esattezza di simili giudizi e mi fermerei volentieri ad
ogni altra ragionevole spiegazione di questi fatti”.
Nel corso dei due anni successivi a questi
incidenti, i personaggi della Chiesa Cattolica Liberale compromessi in questa
storia indecente non sembra siano stati seriamente disturbati; se la polizia
inglese li ricercava, certe influenze agirono senza dubbio per impedirle di
trovarli.
Il 28 febbraio 1922, uno dei tre, Reginald
Farrer, inviò a M.me Besant le sue dimissioni da membro della “Co-Massoneria”,
accompagnandole con queste confessioni: “L’imputazione rivoltami, come quella
contro Wedgwood, King e Clark, contenuta nella lettera di Martyn è fin troppo
fondata. Ma vi prego di prendere in considerazione che io fui indotto al vizio
da coloro che consideravo di molto superiori a me sia moralmente che
spiritualmente… La ragione per la quale io scrivo questa lettera è la speranza
di alleggerire la mia coscienza… Wedgwood rifiuta in modo assoluto di por fine
ad ogni mala azione… Ancora una volta Acuna, che è preda di questo vizio, è
stato il padrino di uno dei suoi ‘amici’ nella Loggia Emulation”.
Questa lettera fu affidata a M.W. Hamilton
Jones il quale riferisce che, il giorno stesso, Farrer lasciò l’Inghilterra,
mentre lui incontrò Wedgwood il quale era stato avvertito con una lettera
anonima che se non avesse lasciato l’Inghilterra entro il 1 marzo, sarebbe
stato arrestato; pur protestando la sua innocenza sparì la sera stessa.
Hamilton Jones aggiunge: “Ebbi fiducia in Wedgwood fino a quando, molto
recentemente, venni a conoscenza di fatti di tale natura che mi tolsero le
ultime illusioni sul suo conto”.
Lasciata l’Inghilterra, Wedgwood venne a
Parigi ove istituì una sezione della Chiesa Cattolica Liberale che, il 5 marzo,
fu installata provvisoriamente nella chiesa anglicana, al 7 di via Auguste
Vacquerie e dove, sotto il nome di “Libera Chiesa Cattolica di Francia” si
costituì in associazione registrata in conformità alla legge;
248
questa dichiarazione apparve sul Journal
Officiel del 13 aprile 1922. Alcuni sostennero che Wedgwood passò in
seguito in America, mentre altri pretesero che, molto semplicemente, egli si
nascose in Francia; comunque sia per molto tempo non si ebbero sue notizie;
quando riapparve, non solo a Parigi, ma anche a Londra, lasciò capire che la
sua questione aveva finito con l’accomodarsi, senza dubbio grazie a certe
influenze politiche. Quanto alla sua chiesa parigina, dopo un po’ di tempo fu
trasferita al 72 di via de Sèvres, da dove pubblicò un manifesto di cui
riproduciamo questo passo: “La Libera Chiesa Cattolica non vuole opporsi ad
alcun’altra Chiesa, ad alcun gruppo religioso o laico ma, al contrario, lavora
in pace e carità, offrendo il suo ministero a tutte le anime di buona volontà.
Essa aspira a ricercare, in accordo con
tutte le confessioni cristiane, le basi per la necessaria unione, affinché la
Chiesa universale possa lavorare effettivamente alla realizzazione del Regno di
Dio; per questo aderisce pienamente al programma della conferenza Fede e
Disciplina che raggruppa la gran parte delle Chiese cristiane. Lungi,
dunque, dall’isolarsi in uno sterile egoismo essa tende a realizzare una Cattolicità
veramente tradizionale, basata sulla Fede apostolica, univoca,
non per una uniformità esteriore ed imposta ma nel mutuo rispetto e
nell’affetto fraterno, miranti ad elevare il mondo fino alla santità,
all’unione con Dio, il cui Regno di giustizia ed amore è il fine della
creazione”.
La realizzazione del “Regno di Dio” è la
venuta dei nuovo Messia teosofista; in quanto alla “santità” della Chiesa di
Wedgwood e di Leadbeater, dato ciò che abbiamo visto, la si potrà giudicare con
piena cognizione di causa!
Aggiungiamo la seguente informazione,
tratta da un articolo apparso in una rivista americana (The O.E. Library
Critic, 5 febbraio 1919) e che ci informa, per di più, sul valore della sua
“apostolicità”: “I fatti provano in realtà che la successione apostolica di
Wedgwood è fraudolenta, essendogli stata trasmessa da un prelato interdetto,
Willoughby, espulso dalla Chiesa vetero-cattolica (dal vescovo Mathew) così
come, precedentemente, era stato espulso dalla Chiesa anglicana, a causa della
volgare immoralità della sua vita, immoralità che, in parole povere, consisteva
in relazioni viziose con i ragazzi affidati alle sue cure. È da un tale
spretato e pervertito che Wedgwood ricevette il diritto di essere considerato
un diretto discendente degli Apostoli e dello stesso Cristo e di trasmettere
tale diritto ad altri, ivi compresi Leadbeater ed altri preti americani. Ogni
249
prete della Chiesa Cattolica Liberale può far
risalire la sua eredità spirituale a questa cloaca morale”. Un membro della
Loggia di Sidney, in una nota sulla “validità dell’ordinazione nella Chiesa
Cattolica Liberale”, scritta nel 1921, concludeva ironicamente: “Leadbeater ha
molto spesso proclamato che, grazie alla sua chiaroveggenza, sapesse
distinguere fra un vero prete in ordine con la successione apostolica ed un
dissidente: solo il primo sa rendere luminosa l’ostia durante la celebrazione,
della messa. Ed ecco che alla prima occasione si lascia ‘consacrare’ da un
falso prete, senza accorgersene”!
‑ Per quanto riguarda la “Libera.Chiesa
Cattolica di Francia”, occorre aggiungere che i teosofisti hanno avuto delle
difficoltà: il vescovo Winnaert, che era stato posto a capo di essa dopo essere
stato consacrato da Wedgwood, è un vecchio prete cattolico romano (fu Curato a
Viroflay), passato allo scisma di Utrecht e che per qualche tempo ha servito
nella cappella “vetero-cattolica” di Boulevard Blanqui; allorché apparvero le
lettere dei “Mahâtmâ” a Sinnett egli sollevò una protesta contro lo spirito che
ispirava quelle lettere e che egli giudicava ateo e materialista; M.me Besant
venne subito a Parigi per chiarire la cosa e si arrivò ad una riconciliazione
che fu, però, di breve durata. Alla fine Winnaert abbandonò l’obbedienza.
teosofista nel 1924, per gli stessi motivi, a seguito della pubblicazione dei
libro di Jinarâjadâsa intitolato I primi insegnamenti dei Maestri; egli
chiarisce ampiamente la sua posizione, nel suo bollettino (L’Unité
Spirituelle, luglio-agosto 1924), e nella sua lettera di dimissioni,
indirizzata a Wedgwood il 30 luglio, termina con queste parole: “Io mi vedo
costretto a denunciare ogni legame, per piccolo che sia, con la “Chiesa
Cattolica Liberale” che per me ormai non è che una contraffazione di Chiesa ed
un’impresa, volente o nolente, poco leale, per attirare le anime e far
penetrare, a seguito delle vostre proprie parole, gli insegnamenti teosofici
nei pulpiti cristiani. Io non avrei mai accettato la consacrazione episcopale
da una simile fonte, se avessi potuto supporre tutta la mistica segreta che
esisteva dietro la ‘Chiesa Liberale’; tengo a sottolineare il fatto che mi
si è lasciato ignorare completamente sotto quali influenze occulte essa era
stata fondata e per le quali intendeva operare. Io credevo di essermi
imbattuto in una Chiesa tradizionale, ma libera da una teologia ormai superata;
in effetti si trattava di far passare furtivamente sotto l’etichetta cristiana,
delle idee totalmente estranee al Cristianesimo, se non addirittura opposte.
Malgrado
250
i miei sentimenti di simpatia per le persone,
non potevo farmi complice, neanche lontanamente, di una simile impresa”.
I teosofisti hanno dunque dovuto
riorganizzare, allorché Wedgwood ripassò per Parigi, la loro “Chiesa Cattolica
Liberale” che attualmente ha la sua sede in via Campagne-Premiere.
‑ Nella lettera collettiva che inviarono a
M.me Besant l’11 febbraio 1923, i membri della sezione Agni non
esitarono a stigmatizzare la Chiesa Cattolica Liberale, che tende sempre più ad
identificarsi con lo stesso teosofismo, come “una setta provvista di una
particolare morale, mai insegnata da alcuna religione e la cui diffusione
sarebbe una di quelle opere delle tenebre che il Cristianesimo attribuisce ai
sostenitori di Satana e l’occultismo teosofico agli adepti della magia nera”.
Ora, è innegabile che la diffusione di tale
particolare morale ha dei sostenitori zelanti: nella sua apologia di
Leadbeater, che M.me Besant ha dichiarato essere stata scritta sotto una “alta
influenza”, il dr. Van Hook presenta l’esplicazione dei cosiddetti metodi
“profilattici” di questo strano educatore come una rivelazione in forza della
quale “la teosofia renderà al mondo un servizio le cui conseguenze si faranno
sentire fin nel più lontano avvenire del progresso umano”.
Ci è stato detto d’altra parte che “i membri
della Sezione Esoterica si trovano ormai nell’alternativa di difendere tali
abominazioni e di solidarizzare con esse o di dimettersi”.
Ecco dunque, con molta probabilità, le “cose
contrarie alla sua coscienza” di cui parlava Chevrier che, da parte sua, ha
preferito dimettersi, cosa che torna a suo merito; in tali condizioni i
dimissionari di Nizza hanno ben ragione di prevedere “un oscuro avvenire per la
Società Teosofica”.
Anche in altri ambienti analoghi, spiritisti
ed occultisti, vi sono dei retroscena abbastanza ripugnanti; li abbiamo
segnalati nell’Errore dello Spiritismo (p. 316-327 della edizione
francese) limitandoci d’altronde, come qui, a citare fatti e testimonianze; ma
ciò che in questo caso rappresenta una novità e che rende il tutto
particolarmente grave è la pretesa di diffondere nel “mondo esterno” le teorie
e le pratiche di Leadbeater e dei suoi soci; quali intenzioni, invero
“diaboliche”, possono allora celarsi sotto tali imprese? Alcune questioni poste
dai membri di Agni a M.me Besant aiuteranno forse a comprenderle: “Non è
più solo di Leadbeater che si tratta, è del sistema col quale ci si sforza di
‘guarire gli adolescenti dalle
251
loro viziose abitudini, tale sistema
praticato da lui e caldeggiato, con la vostra approvazione, dal dr. Van Hook, è
adottato dalla intera comunità. Cosicché prende consistenza la concezione di
ordine speculativo che avete esposto nel vostro articolo sul Theosophist.
Ne deriva una regola morale con una logica capziosa: gli Esseri che presiedono
all’evoluzione, non hanno liberato M.me Blavatsky dai suoi negativi elementi
karmici facendoglieli sfociare in azioni? Perché allora i loro discepoli, gli
Iniziati di Sidney, non dovrebbero usare un mezzo analogo per liberare degli
adolescenti dai vizi futuri che essi intravedono nella loro aura?,
Un’obiezione si presenta tuttavia, anche allo spirito di coloro che sbandierano
tali argomenti; le pratiche di cui si. tratta, unite alla paura della donna che
contemporaneamente si suggerisce ai ‘soggetti’, non conducono alla soppressione
di un richiamo che, allorché si trasforma in amore, dona all’atto della
procreazione un carattere sublime e divino? Con quale diritto si imporrebbe un
freno a tale stimolo che agisce in ogni campo e rientra nel Dharma
(nella legge) della nostra umanità? In diversi paesi, specialmente in
Inghilterra, il legislatore non ne ha avuto l’intuizione punendo come un
crimine la depravazione che mina l’istinto genetico al quale la razza deve la
sua conservazione? Questa obiezione sembra che voi l’abbiate prevista e quasi
per prevenirla in anticipo lasciate intendere, a coloro che potrebbero
sollevarla, la loro incompetenza in questa materia che oggi preoccupa sia gli
ambienti religiosi sia quello della scienza e di cui uno dei punti principali
conduce al neomalthusianesimo che voi avete prima predicato e poi combattuto e
di cui oggi constatate il progresso fatto presso l’opinione pubblica, che fino
a ieri vi si opponeva. O l’allusione da voi fatta non ha alcun senso oppure ha
il senso seguente: l’identico cambiamento di opinione si verificherà a riguardo
della dottrina di Leadbeater-Van Hook e delle pratiche da essa propugnate. Tale
cambiamento si accentuerà nella misura in cui ‘il processo di sviluppo mentale
determinerà l’affievolimento dell’istinto sessuale e del potere psichico
creativo’. È questo dunque che voi considerate auspicabile: la fine della
sotto-razza? Ciò darebbe inizio, secondo voi, all’avvento di una nuova
sotto-razza, la sesta, oppure, in una umanità in fase di evoluzione buddhica,
al ritorno alla androginia iniziale e finale? E quindi considerate morale, cioè
conforme all’evoluzione, tutto ciò che spinge ad accelerare questa fine e questo
nuovo avvento? Lo si potrebbe dedurre da alcuni di quei proponimenti che
filtrano attraverso
252
le pareti della Sezione Esoterica per
diffondersi poi sottilmente in seno alla Società Teosofica”.
Noi non possiamo né vogliamo sviluppare qui
tutto ciò che implicano le ultime frasi di questa citazione; si ritroverebbe,
sotto la fraseologia propria dei teosofisti, un’eco di idee che sembrano venire
da molto lontano, ma che essi hanno, come sempre, grossolanamente
materializzato. Aggiungiamo solamente che uno scrittore, che sembrerebbe molto
ben informato, ha segnalato che il “mutamento di opinione” nel senso prima
indicato, si presenta come facente parte di un piano ben definito, che
“attualmente tutto accade come se certi personaggi responsabili di
comportamenti malvagi obbedissero ad una parola d’ordine” (Jean Maxe, Cahiers
de l’Anti-France, sesto fascicolo).
Questa parola d’ordine non è certo i capi del
teosofismo che l’hanno data, ma anche loro vi obbediscono e, coscientemente o
no, lavorano alla realizzazione di questo piano, come altri vi lavorano
ugualmente nei loro rispettivi domini.
Quale formidabile impresa di sconvolgimento e
di corruzione si nasconde dietro tutto ciò che accade attualmente nel mondo
occidentale? Forse un giorno finiremo col saperlo; ma è da temere che allora
sarà troppo tardi per combattere efficacemente un male che guadagna terreno
continuamente e la cui gravità sfugge solo a chi non è in grado di vedere: si
pensi alla decadenza romana!
253
NOTE al Capitolo Ventiquattresimo
l. Possiamo
citare, fra quelli che ricevettero tale offerta, il comune di Chévrières nel
dipartimento dell’Isère.
2. La
direzione era al 5 di via du Pré-aux-Clercs; il culto era celebrato nella
“chiesa Giovanna d’Arco”, 18, passage Elysée des Beaux-Arts.
3. L’Indépendance Belge, 10 maggio
1910.
4. Segnaliamo
di sfuggita, a questo proposito, che attualmente sono in corso dei tentativi di
alleanza fra la Chiesa Anglicana e certe frazioni della Chiesa Ortodossa, per
ragioni che sono probabilmente più politiche che religiose.
5. Queste
note biografiche sono riprese, insieme con alcuni particolari che seguono, da
un opuscolo molto documentato, pubblicato in Inghilterra col titolo: Some
Fruits of Theosophy: The origins and purpose of the so-called Old Catholic
Church disclosed, di Stanley Morison.
6. Questa
Chiesa aveva sede nell’antica cappella swedenborghiana di via Thouin.
7. In
questi ultimi anni, Jounet aveva aderito alla Società Teosofica, ma se ne
allontanò dopo pochissimo tempo.
8. (n.a.) È curioso notare come l’espressione di “Chiesa vivente” applicata
da M.me Besant alla sua “Chiesa Cattolica Liberale”, doveva poco tempo dopo
servire da denominazione, in Russia, ad una organizzazione “modernista”
costituita con l’appoggio del governo bolscevico, per fare concorrenza alla
Chiesa Ortodossa.
Si è voluto insinuare così che quest’ultima
doveva, al contrario, essere considerata come una “Chiesa morta”; e senza
dubbio M.me Besant ha avuto esattamente la stessa intenzione nei confronti
della Chiesa Cattolica Romana.
9. The Vahan, organo ufficiale della
Società Teosofica, 1 giugno 1918; The Messenger, di Krotona
(California), settembre 1918.
I teosofisti americani rimasti fedeli a M.me
Besant hanno scelto Krotona per stabilirvi il loro quartier generale, perché
questa località porta il nome di quella ove Pitagora istituì la sua scuola ed
anche perché la California, ove le sette occulte sono particolarmente numerose
e fiorenti, è indicata come la futura culla della “sesta razza-madre”.
Nell’agosto 1917, Wedgwood installò a Krotona
una chiesa vetero-cattolica, il cui curato è il Rev. Chakes Hampton.
254
10. TheMessenger, Krotona, nov. 1918.
(n.a.) L’opera di Leadbeater su La Scienza dei
Sacramenti è apparsa non solo in inglese ma anche in traduzione francese;
oltre alle spiegazioni ottenute, lui dice, attraverso la “chiaroveggenza”,
questo grosso volume contiene una comparazione fra la liturgia della Chiesa
Cattolica Liberale e quella della Chiesa Cattolica Romana, comparazione che è
istruttiva laddove mostra che la prima è stata modificata assai abilmente per
preparare gli spiriti ad accettare le teorie teosofiste, senza tuttavia
manifestarle apertamente, poiché, beninteso, non è affatto necessario aderire
alla Società Teosofica per far parte della C.C.L.; si è dunque introdotta, in
questa liturgia, una gran quantità di allusioni poco comprensibili per il
grande pubblico, ma abbastanza chiare per coloro che conoscono le teorie in
questione.
D’altra parte, dobbiamo anche segnalare che
il culto del Sacro Cuore è utilizzato allo stesso modo, in stretta relazione
con la venuta del Messia (abbiamo già visto che Krishnamurti ed il suo seguito,
considerati come discepoli diretti del Bodhisattwa, sono indicati come
“appartenenti al cuore del mondo”); secondo un’indicazione pervenutaci dalla
Spagna, si pretende che “il Regno del Sacro Cuore sarà quello dello Spirito del
Signore Maitreya e nell’annunciarlo non si fa altro che dire in maniera velata che
il suo avvento fra gli uomini è prossimo”.
Vi è ancora di meglio: non solamente la
liturgia, ma adesso lo stesso Vangelo è alterato, con il pretesto di un ritorno
al “Cristianesimo primitivo”; a tale scopo è stato diffuso un preteso Vangelo
dei Dodici Santi che si sostiene sia il “Vangelo originale e completo”. La
presentazione è stata fatta in un piccolo volume intitolato Le Christianisme
primitif dans l’Évangile des Douze Saints, di E. Francis Udny, “prete della
Chiesa Cattolica Liberale”; è bene notare che al tempo della pubblicazione di
questo libro, si lasciava ancora sussistere una certa ambiguità circa la
persona del futuro Messia, poiché si parlava della possibilità che il Cristo
“potrebbe scegliere, in ogni paese, una individualità da lui guidata ed
ispirata in maniera speciale” in modo da poter, “senza essere obbligato a
percorrere corporalmente il mondo, parlare a suo piacimento in quei paesi che a
suo giudizio meglio si adattano alla sua azione” (p. 59 della traduzione
francese).
Il titolo ci aveva fatto supporre,
all’inizio, che si trattasse di qualche Vangelo apocrifo, come ve ne sono
tanti, ma non è occorso molto tempo per renderci conto che si trattava di una
semplice mistificazione. Questo preteso Vangelo, scritto in aramaico, sarebbe
stato conservato in un monastero buddhista del Tibet e la traduzione inglese
sarebbe stata trasmessa “mentalmente” ad un prete anglicano, M. Ouseley, che
poi la pubblicò.
D’altronde, vi si dice che il pover’uomo era,
a quel tempo, “vecchio, sordo e, psichicamente debilitato; la sua vista era
delle peggiori e la sua facoltà mentale molto ridotta; era più o meno spossato
dall’età”; non è
255
come ammettere che il suo stato lo rendeva
idoneo a giocare in quest’affare un ruolo da ingenuo?
Accenniamo appena alla storia fantastica che
viene raccontata per spiegare l’origine di questa traduzione, la quale sarebbe
opera del “Maestro R” che, come si è visto precedentemente, fu un tempo
Francesco Bacone; si pretende anche di riconoscervi lo stile di quest’ultimo,
comparando questa traduzione con la “versione autorizzata” della Chiesa
Anglicana o “Bibbia di Re Giacomo” di cui sarebbe il principale autore.
Ricordiamo di sfuggita, a questo proposito,
che la Chiesa Cattolica Liberale è posta sotto la protezione speciale di
Sant’Albano, che sarebbe ancora una “antica incarnazione del Maestro” e tutto
questo solo perché Bacone possedeva, fra gli altri titoli, quello di visconte
di Sant’Albano.
In tutta questa storia vi sarebbero delle
affermazioni veramente straordinarie da far notare, specialmente per ciò che
concerne certe “morti apparenti” dei “Maestri” o dei loro discepoli
“progrediti”; ci limitiamo a citarne una a titolo di curiosità; “Nel corso
dell’ultimo secolo un’altra morte apparente degna di nota fu quella del
maresciallo Ney, un Fratello (sic), valoroso fra, i valorosi, che visse
per lunghi anni dopo la sua supposta esecuzione in Francia, come rispettato
cittadino di Rowan County, nella Carolina del Nord”.
Ma ciò che è più interessante è conoscere
quali sono gli insegnamenti speciali contenuti nel Vangelo in questione e che
si dice siano “una parte essenziale del Cristianesimo originale la cui mancanza
ha tristemente impoverito ed impoverisce ancora questa religione”. Ora, questi
insegnamenti si riconducono a due: la dottrina teosofista della reincarnazione
e la prescrizione del regime vegetariano ed antialcoolico caro a certo
“moralismo” anglosassone; ecco ciò che si vuole introdurre nel Cristianesimo con
la pretesa che questi stessi insegnamenti si trovavano già nei Vangeli canonici
e che vi sono stati soppressi verso il quarto secolo e che il Vangelo dei
Dodici Santi è il solo “scampato alla degenerazione generale”.
A dire il vero, l’imbroglio è assai
grossolano, ma vi è purtroppo parecchia gente che si lascia ingannare;
bisognerebbe conoscere abbastanza malamente la mentalità della nostra epoca per
convincersi che una cosa del genere non avrà alcun successo.
D’altronde, si lascia intravedere un’impresa
di più ampia portata: “L’autore ‑ è detto infatti nello stesso libro ‑ ha
ragione di credere che una nuova e migliore Bibbia sarà presto messa a nostra
disposizione e che probabilmente la Chiesa Cattolica Liberale l’adotterà; ma
egli è il solo responsabile di tale opinione non avendo ricevuto, dalla Chiesa,
alcuna autorizzazione per affermarlo. Affinché la questione si possa porre,
occorre naturalmente che questa Bibbia migliore venga presentata”.
Ci troviamo, ancora una volta, di fronte ad
una semplice suggestione, ma è facile comprendere ciò che si è voluto dire: la
falsificazione deve essere estesa all’insieme dei Libri Sacri; siamo dunque
avvisati ed ogni
256
qual volta verrà annunciata. la scoperta di
qualche manoscritto contenente testi biblici o evangelici fino ad oggi
sconosciuti, sappiamo che è il caso di diffidare più che mai
257
CAPITOLO VENTICINQUESIMO
TEOSOFISMO E MASSONERIA
Parallelamente alla sua attività religiosa, o
meglio pseudo-religiosa, che abbiamo appena esaminato, M.me Besant ne svolgeva
un’altra di carattere totalmente diverso, un’attività massonica.
Abbiamo già visto che, all’origine, vi furono
molti Massoni nella Società Teosofica ed attorno ad essa; del resto, l’ideale
di “Fratellanza universale”, di cui questa Società prospetta la realizzazione
come il primo dei suoi scopi, è comune alla Massoneria. Nondimeno, si trattò
solo. di rapporti puramente individuali, che non impegnarono alcuna
organizzazione massonica e non ve: ne sono mai stati altri fra la Società
Teosofica e la Massoneria detta “regolare”; forse perché quest’ultima trova il
teosofismo troppo compromettente o forse anche per altre ragioni: non
pretendiamo qui di risolvere tale questione.
È probabile che alcuni Massoni che sono nello
stesso tempo e, senza dubbio, innanzi tutto dei teosofi, vadano troppo oltre e
scambino troppo facilmente i loro desideri con la realtà, allorché scrivono
cose di questo genere: “La Massoneria e la Teosofia, checché, si possa dire di
quest’ultima, si incontrano, si completano e si saldano per i loro aspetti
iniziatici assolutamente identici; esse sono, da questo punto di vista, una
sola e medesima cosa, vecchia come il mondo” 1.
Se il punto di vista di cui si tratta è
esclusivamente dottrinale, non può trattarsi che della pretesa dei teosofisti
di possedere la dottrina che è all’origine di tutte le altre, pretesa che qui
applicano nei riguardi della Massoneria, come fanno altrove nei confronti delle
religioni, ma che non ha alcun fondamento, poiché il teosofismo, non basterà
mai ripeterlo, è un’invenzione essenzialmente
258
moderna 2.
D’altra parte se ci si pone dal punto di vista
storico, è troppo comodo ed anche troppo semplice parlare della Massoneria in
generale come di una sorta di entità indivisibile; le cose, in realtà, sono di
gran lunga più complicate e qui, come quando si tratta del Rosacrucianesimo (lo
abbiamo già rilevato a proposito di quest’ultimo), occorre sempre saper fare le
necessarie distinzioni e dire di quale Massoneria si intende parlare, qualunque
sia d’altronde l’opinione che si può avere sui rapporti, o sulla mancanza di
rapporti, fra le differenti Massonerie.
È per questo che noi abbiamo avuto
continuamente cura di precisare che ciò di cui parliamo sempre concerne la
Massoneria “regolare”; in effetti le cose cambiano se si prende in
considerazione la Massoneria “irregolare”, molto meno conosciuta dal grande pubblico
e che comprende delle organizzazioni molto varie, alcune delle quali sono
strettamente legate all’occultismo; si tratta in genere di gruppi poco numerosi
ma che si reputano ben superiori alla Massoneria regolare, mentre questa da
parte sua preferisce trattarli col più profondo dispregio, anzi li considera
come delle volgari “contraffazioni”.
Una delle figure più curiose di questa
Massoneria “irregolare” fu l’inglese John Yarker, morto nel 1913: autore di
numerose opere sulla storia ed il simbolismo massonico, egli professava, su
questi argomenti, delle, idee molto particolari e sosteneva, fra tante bizzarre
opinioni, che “il Massone iniziato è prete di tutte le religioni”.
Creatore o rinnovatore di parecchi riti, egli
era al tempo stesso collegato ad una miriade di associazioni occulte con
pretese iniziatiche più o meno giustificate; in particolare era membro onorario
della Societas Rosicruciana in Anglia i cui capi, che facevano
ugualmente parte delle sue organizzazioni, appartenevano a quella Massoneria
“regolare” che lui stesso aveva abbandonato da parecchio. Yarker era stato
amico di Mazzini e Garibaldi e nel loro entourage aveva conosciuto a suo tempo
M.me Blavatsky; è così che questa lo nominò membro onorario della Società
Teosofica, nei primi tempi della sua fondazione. In cambio, dopo la
pubblicazione dell’Isis Dévoilée, Yarker conferì a M.me Blavatsky il
grado di “Principessa Coronata”, il più elevato grado “d’adozione” (cioè
femminile) del Rito di Menphis e Misraïm, di cui egli si proclamava “Gran
Gerofante” 3.
Queste reciproche cortesie sono, d’altronde,
in, uso fra i capi
259
di simili raggruppamenti; si potrebbe far
notare che il titolo di “Principessa Coronata” si addiceva molto malamente al
leggendario cattivo contegno di M.me Blavatsky, a tal punto da sembrare quasi
un’ironia; ma noi abbiamo conosciuto altre persone a cui era stato conferito lo
stesso titolo e che non possedevano neanche la più elementare istruzione.
Yarker pretendeva di aver ottenuto da
Garibaldi la sua dignità di “Gran Gerofante”; la legittimità di tale
successione fu sempre contestata in Italia, ove esisteva un’altra
organizzazione del Rito di Menphis e Misraïm che si dichiarava indipendente
dalla sua.
Yarker aveva come aiutante principale, negli
ultimi anni, un certo Theodor Reuss, di cui abbiamo già parlato a proposito
dell’“Ordine . dei Templari Orientali” di cui egli s’era messo a capo 4;
questo Reuss, che attualmente si fa chiamare Reuss-Willsson è un tedesco
stabilitosi a Londra ove ha occupato per lungo tempo, se non anche fino ad ora,
delle funzioni ufficiali alla “Theosophical Publishing Company” e che, ci è
stato detto, non potrebbe rientrare nel suo paese senza essere sottoposto a
procedimenti giudiziari per certe malefatte commesse a suo tempo; ciò non gli
ha impedito, senza lasciare l’Inghilterra, di fondare un sedicente
“Grand’Oriente dell’Impero Tedesco” che annovera fra i suoi dignitari il dr.
Franz Hartmann.
Per ritornare a Yarker, dobbiamo ancora
segnalare che questi organizzò un certo Rito Swedenborghiano che, nonostante si
dichiarasse “primitivo ed originale” (allo stesso modo del Rito di Menphis che
a sua volta si definiva “antico e primitivo”), era interamente inventato da lui
e non aveva alcuna relazione con i riti massonici che, nel XVIII secolo, si
erano ispirati più o meno interamente alle idee di Swedenborg e fra i quali si
può citare il rito dei “Teosofi Illuminati”, fondato a Londra nel 1767 da Benedict
Chastanier, e quello degli “Illuminati d’Avignone” fondato dal benedettino Dom
A.-J. Pernéty. D’altronde è del tutto accertato che Swedenborg non ebbe mai ad
istituire alcun rito massonico, così come nessuna chiesa, nonostante esista
attualmente una “Chiesa Swedenborghiana” detta “della Nuova Gerusalemme” che è
chiaramente una setta protestante.
Per ciò che concerne il Rito Swedenborghiano
di Yarker, noi possediamo una lista dei dignitari del 1897 o, secondo la
particolare cronologia di questo rito, del 7770 A.O.S. (Ab Origine
Symbolismi): vi figura il nome del colonnello Olcott,come rappresentante
260
del Supremo Consiglio presso la Gran Loggia e
il Tempio di Bombay. Aggiungiamo che nel 1900, Papus provò a costituire in
Francia una Gran Loggia Swedenborghiana collegata allo stesso rito, ma il
tentativo ebbe pochissimo successo; Papus aveva nominato Yarker membro del
Supremo Consiglio dell’Ordine Martinista 5 e Yarker, in cambio, gli
aveva creato un posto, col titolo di “Gran Maresciallo”, nel Supremo Consiglio
del suo Rito Swedenborghiano.
Quando detto fino ad ora è tutto ciò che si
può rilevare, dal punto di vista massonico, in relazione a M.me Blavatsky e al
colonnello Olcott; occorre però ricordare che quest’ultimo, prima della
creazione della Società Teosofica, apparteneva alla Massoneria americana
“regolare”. Ma ciò di cui si erano dovuti accontentare i fondatori della
Società, non poteva essere sufficiente per M.me Besant, per due motivi: primo,
il suo temperamento di propagandista ad oltranza la portava di preferenza verso
un’organizzazione molto più diffusa ove intendeva giuocare un ruolo attivo e
non puramente onorifico; secondo, il suo ardente femminismo si accordava
malamente con i gradi “d’adozione”, una sorta di dipendenza ove le donne sono
tenute fuori dai lavori seri, le occorreva invece una Massoneria che ammettesse
le donne allo stesso titolo degli uomini e su una base di completa parità.
È questa una cosa contraria ai principi
massonici generalmente riconosciuti, ma tuttavia una tale organizzazione
esisteva: era la Massoneria Mista fondata in Francia, nel 1891, da Maria
Deraismes e dal dr. Georges Martin e conosciuta sotto la denominazione di
“Diritto Umano”.
Maria Deraismes, che fu a suo tempo una delle
dirigenti del movimento femminista, era stata iniziata nel 1882, in contrasto
con le costituzioni, dalla Loggia Les Libres Penseurs, di Pecq, che
dipendeva dalla Gran Loggia Simbolica Scozzese; questa iniziazione fu
dichiarata nulla e la Loggia fu “messa in sonno” per l’accaduto. Ma alcuni anni
più tardi, il dr. Georges Martin, vecchio consigliere comunale di Parigi e
vecchio senatore della Senna, che come uomo politico era noto soprattutto per
la sua insistenza nel reclamare il diritto di voto per le donne e che aveva
visto fallire tutti i suoi sforzi per far ammettere costoro nella Massoneria
“regolare”, si associò con Maria Deraismes per fondare una nuova Massoneria,
che naturalmente non fu riconosciuta da nessuna delle Obbedienze allora
esistenti, né in Francia né all’estero. Maria Deraismes morì nel 1894,
261
dopo di lei a capo della Massoneria Mista fu
posta la sig.ra Martin; questa Massoneria era allora solamente “simbolica”,
cioè praticava solo i primi tre gradi, in seguito vi si introdussero gli alti
gradi seguendo il sistema scozzese dei 33, e nel 1899 fu fondato il “Supremo
Consiglio Misto Universale” che ne è da allora l’organo direttivo.
Questo Supremo Consiglio è famoso per la sua
autocrazia che, in Francia, provocò una scissione nel 1913: una parte delle
Logge formarono una nuova Obbedienza indipendente chiamata “Gran Loggia Mista
di Francia” la quale riconosceva solo i tre gradi simbolici, così com’era
all’origine.
Frattanto la Massoneria Mista si è diffusa a
poco a poco nei diversi paesi, m particolare in Inghilterra, in Olanda,
Svizzera e Stati Uniti; la prima Loggia inglese fu istituita a Londra, il 26
settembre 1902, sotto il titolo Human Duty (Dovere. Umano), così come le
Logge francesi portano tutte la stessa denominazione di “Diritto Umano”,
seguito semplicemente da un numero d’ordine 6.
È in questa Massoneria Mista che entrò M.me
Besant e qui, come nella Società Teosofica, ella ottenne rapidamente i più alti
gradi e le più alte funzioni: Venerabile onoraria della Loggia di Londra, ella
fondò un’altra Loggia ad Adyar, sotto il titolo di Rising Sun (Sol
Levante), in seguito divenne vice presidente del Supremo Consiglio Misto
Universale e “delegata nazionale” di questo stesso Supremo Consiglio per la
Gran Bretagna e le sue dipendenze. In quest’ultima qualità organizzò la sezione
inglese sotto il nome di “Co-Massoneria” e riuscì a darle grande sviluppo
insieme ad una certa autonomia; le concessioni da lei ottenute dal Supremo
Consiglio, per organizzare questo organismo secondo i suoi intendimenti, sono
forse la prova più evidente della considerevole influenza che seppe acquisire
in questo ambiente.
Con il pretesto dell’adattamento. alla
mentalità anglosassone ella diede alla sua sezione degli statuti sensibilmente
diversi da quelli che erano e sono ancora in uso nella sezione francese: è così
che vi reintrodusse tutte le antiche forme rituali che la Massoneria inglese ed
americana hanno sempre conservato con cura, ed in modo particolare l’uso della
Bibbia nelle Logge ed anche la formula “Alla Gloria Del Grande Architetto
Dell’Universo” che il Grande Oriente di Francia aveva soppresso nel 1877 e che
la Massoneria Mista aveva rimpiazzato con “Alla Gloria Dell’Umanità”.
Nel 1913 la Co-Massoneria inglese aveva
a capo un Gran Consiglio la cui Gran Maestra era, naturalmente, la S\ Annie Besant,
262
assistita dalla S:. Ursula M. Bright, presso
la quale ella risiede abitualmente durante i suoi soggiorni in Inghilterra, ed
il cui Gran Segretario era il F:. James I. Wedgwood, oggi vescovo della Chiesa
vetero-cattolica; suo rappresentante per le Indie era la S:. Francesca
Arundale, zia del vecchio direttore del “Collegio Centrale Indù” che a sua
volta è un eminente membro della Co-Massoneria. L’influenza teosofista si
esercita anche, in maniera abbastanza sensibile, nella sezione americana della
Massoneria Mista: è la S:. Annie Besant che insedia, il 21 settembre 1909, la
Loggia di Chicago 7; una nota teosofista, la S\ Alida de Leeuw, è vice presidente della Federazione americana (il cui
presidente è il F:. Louis Goaziou, di origine francese).
Al contrario, nella sezione francese i
teosofisti e gli occultisti erano, fino a questi ultimi anni, una piccola
minoranza, nonostante fra le fondatrici della prima Loggia di “Diritto Umano”
vi fosse stata almeno una teosofista, la sig.ra Maria Martin, sorella di
Francesca Arundale; ella divenne più tardi Gran Segretario Generale del Supremo
Consiglio Misto Universale ed alla sua morte fu rimpiazzata, in tale funzione,
da un’altra teosofista, la Sig.ra Amélie Gédalge. Quest’ultima è arrivata oggi
alla presidenza del Supremo Consiglio, ove ha sostituito la sig.ra Martin,
morta nel 1914; è il caso di credere, dunque che anche in Francia i teosofisti
sono riusciti ad assicurarsi ormai la maggioranza.
D’altronde, i capi del teosofismo sembra che
accarezzino la speranza che la sezione inglese finisca col soppiantare la
sezione francese, da cui essa è sorta, e a divenire, un giorno o l’altro,
l’organismo centrale della “Co-Massoneria Universale”; ma anche se il centro
risiede ufficialmente in Francia, esso attualmente non è meno sottomesso alla
loro influenza: nuovo esempio di quei metodi di accaparramento che abbiamo
visto in precedenza attuati nella Chiesa vetero-cattolica.
Alla sua origine, la Massoneria Mista non
aveva nulla di occultista e né tampoco di “spiritualista”; ecco, in merito al
Suo spirito ed al suo scopo, la concezione del dr. Georges Martin (ne
rispettiamo scrupolosamente lo stile): “L’Ordine Massonico Misto internazionale
è la prima potenza massonica mista, filosofica. progressista e filantropica,
organizzata e costituita nel mondo, che si, pone al di sopra di tutte le
preoccupazioni relative alle idee filosofiche o religiose che possano
professare coloro che chiedono di diventarne membri… L’Ordine vuole
preoccuparsi principalmente
263
degli interessi vitali dell’essere umano sulla
terra; vuole soprattutto studiare, nei suoi templi, le maniere per realizzare
la Pace fra tutti i popoli e la Giustizia sociale, cosa che permetterà a tutti
gli uomini di godere, nel corso della loro vita, della più grande quantità
possibile di felicità morale, così come di. benessere materiale” 8.
Altrove leggiamo anche: “Non si richiamano ad alcuna rivelazione divina ed
affermano con vigore che essa non è che una emanazione della ragione umana,
questa istituzione fraterna non è dogmatica, essa è razionalista” 9.
Malgrado tutto ed indipendentemente da ogni
intervento teosofista, la Massoneria Mista è stata condotta a poco a poco, per
forza di cose, ad instaurare delle relazioni più o meno regolari con la maggior
parte delle altre organizzazioni massoniche “irregolari”, persino con quelle
che hanno un più pronunciato carattere occultista. È così, per esempio, che in
una lista di Past Grand Masters (Gran Maestri onorari) del Rito
Nazionale Spagnolo, fondato dal F\ Villarino
del Villar e in stretti rapporti con le organizzazioni del F\ John Yarker (che negli ultimi anni della sua vita divenne, d’altronde,
uno dei collaboratori della rivista inglese The Co-Mason), vediamo i
capi della Massoneria mista, ivi compresa M.me Besant, figurare fianco a fianco
con quelli delle principali scuole d’occultismo, le cui controversie, come
abbiamo già visto, non escludono alleanze di questo genere 10.
Ciò che è assai curioso è il constatare con
quale insistenza ed anche con quale grossolanità, tutti questi gruppi
rivendicano il possesso delle più pure dottrine massoniche: la Co-Massoneria,
che è “irregolare” più che mai, si vanta di restaurare. la tradizione
primordiale, come si può vedere da questa frase che chiude la sua dichiarazione
di principi: “La Co-Massoneria Universale ristabilisce il costume immemorabile
di ammettere, su un piano di parità, gli uomini e le donne ai Misteri da
cui deriva la Massoneria, fondata sulla Fraternità, la Verità e la pratica di
tutte, le virtù morali e sociali” 11.
Del resto, è una costante abitudine di tutti
gli scismi e di tutte le eresie, di qualunque genere, di presentarsi come un
ritorno alla purezza delle origini: il Protestantesimo stesso, non ha preteso
di essere una manifestazione del puro spirito evangelico così come esso era ai
tempi del Cristianesimo primitivo?
La restaurazione dei Misteri, alla quale fa
allusione la frase che abbiamo citato, è ugualmente, come abbiamo già visto,
una delle
264
ragion d’essere del “Cristianesimo Esoterico”,
di modo che questo e la Co-Massoneria si rivelano, almeno sotto questo profilo,
come i due aspetti complementari di una stessa impresa.
Se si pone mente, anche, alla pretesa che ha
la Massoneria, in generale, di costituire un legame fra tutti i popoli e tutti
i culti (è questo che la Massoneria scozzese, in particolare, intende per il
“Santo Impero”), si potrà allora comprendere l’intero significato di queste
parole pronunciate tempo fa da M.me Besant: “Ciò che noi dobbiamo fare adesso è
di dar vita ad un periodo costruttivo durante il quale la Società Teosofica si
sforzerà di farsi centro della Religione del mondo, Religione di cui il Buddhismo,
il Cristianesimo, l’Islamismo e tutte le altre sette sono parti integranti… In
effetti noi consideriamo, non senza un solido fondamento per il nostro credo,
che noi soli rappresentiamo la Chiesa Universale eclettica e realmente
Cattolica, riconoscendo come fratelli e come fedeli tutti coloro che, sotto
ogni forma di culto, ricercano la verità e la giustizia” 12.
Queste pretese potevano sembrare, allora,
molto stravaganti, ed in effetti lo sono, ma si è meno tentati di riderne
allorché oggi si pensi alla perseveranza accanita con la quale, dopo un quarto
di secolo, chi le ha espresse continua a lavorare per tradurle in realtà.
265
NOTE al Capitolo Venticinquesimo
l. Le
Temple de la Veritè ou la Franc-Maçonnerie restituée dans sa véritable doctrine,
di A. Micha, p. 59; Georges Pécoul, citando questa frase nell’articolo di cui
abbiamo già parlato a proposito di Bergson, ha il torto di accettare senza
riserve l’affermazione che vi è contenuta (Les Lettres, dic. 1920, pp.
676-678).
2. (n.a.) La
pretesa che accampano i teosofisti nei confronti della Massoneria,
considerandola come una sorta di emanazione o, se si vuole, di manifestazione
più o meno velata della loro dottrina, è strettamente legata, nei loro
convincimenti, all’affermazione secondo cui “il Maestro R. è il vero Capo della
Massoneria”. Affermazione che noi conoscevamo molto tempo prima di scrivere
questo libro, ma di cui non avevamo voluto tener conto in quanto che non era.
stata da noi riscontrata presso uno dei dirigenti del teosofismo.
3. Si
può trovare un accenno a questi fatti nel Lotus Bleu del 7 luglio 1890,
all’inizio di un articolo su Le Maillet du Maître, che doveva inaugurare
una serie dedicata al simbolismo massonico, ma il cui seguito non è mai
comparso.
4. (n.a.) Su
Theodor Reuss e il suo “Ordine dei Templari Orientali”, vedere anche Errore
dello Spiritismo, pp. 324-325 (dell’edizione francese).
5. Questo
Supremo Consiglio doveva essere formato da 21 membri, ma le patenti furono
distribuite così generosamente che noi ne abbiamo conosciuti più di sessanta.
6. (n.a.) Nel
1926, il senatore belga Wittemans (vedere la nota 14 del cap XIII) istituì una
Loggia del “Diritto Umano” ad Anversa; ve n’era già una a Bruxelles, ma sembra
che non abbia mai svolto molta attività.
7. Estratto
dal Bulletin mensuel de la Franc-Maçonnerie Mixte, riprodotto nell’Acacia,
genn. 1910, pp. 70-78.
8. La Lumière Maçonnique, nov.-dic.
1912, p. 522.
9. La Lumière Maçonnique, pp.
472-473.
10. Per un
errore, il cui effetto è assai comico, è stato scritto, a tutte lettere, nella
lista in questione: Signor Annie Besant e Signor Marie Georges
Martin.
266
11. La
prima frase della stessa dichiarazione merita di essere citata come un notevole
esempio del gergo pomposo che si riscontra frequentemente nei documenti di
questo genere “L’Ordine della Co-Massoneria Universale, fondato sulla Libertà
di Pensiero, l’Unità, la Morale, la Carità, la Giustizia, la Tolleranza e la
Fraternità è aperto agli uomini e alle donne, senza distinzione di razza e di
religione”.
12. Dichiarazione
di M.me Besant a W.T. Stead: Borderland, ott. 1897, p. 401.
267
CAPITOLO VENTISEIESIMO
LE ORGANIZZAZIONI AUSILIARIE DELLA SOCIETÀ
TEOSOFICA
Abbiamo già segnalato l’esistenza di molti
gruppi dipendenti dalla Società Teosofica che le permettevano di infiltrarsi ed
agire negli ambienti più diversi ed in genere senza fare la minima allusione
alle sue particolari dottrine, senza presentare alcun altro scopo che la
“fratellanza universale”, insieme a certe tendenze moralizzatrici che potevano
apparire poco compromettenti. Ci si guardava bene dallo spaventare, con delle
affermazioni fuori dall’ordinario, le persone che si riteneva di attrarre silenziosamente
per farne degli strumenti più o meno coscienti; la storia della Chiesa
vetero-cattolica ci ha fornito un esempio di tale dissimulazione.
I teosofisti sono animati da un ardente
spirito propagandistico, rivelandosi così molto occidentali malgrado le loro
pretese contrarie, dato che il proselitismo ripugna profondamente alla
mentalità orientale ed indù in particolare; i loro metodi di infiltrazione
ricordano stranamente quelli usati abitualmente dalle numerose sette
protestanti.
D’altronde, non si deve pensare che questo
modo d’agire sia esclusivo del periodo più recente della Società Teosofica,
esso si è solo sviluppato con lo sviluppo della Società stessa.
Infatti, in un’opera di M.me Blavatsky si può
leggere: “Non avete sentito parlare del partito e dei circoli ‘nazionalisti’
che si sono formati in America dopo la pubblicazione del libro di Bellamy 1?
Essi cominciano a farsi avanti e lo faranno
sempre meglio col trascorrere dei tempo. Ebbene! la nascita di questo movimento
e dei suoi circoli è dovuta ai Teosofi: infatti il presidente ed il segretario
del circolo nazionalista di Boston (Massachusetts) sono
268
dei Teosofi e la maggioranza dei membri
dell’esecutivo appartengono alla Società Teosofica. L’influenza della Teosofia
e della Società Teosofica è evidente nella costituzione di questi circoli e del
partito che formano, poiché hanno adottato come base e principio fondamentale
la Fraternità dell’Umanità così come l’insegna la Teosofia. Ecco quanto è detto
nella loro dichiarazione di principi: ‘Il principio della Fraternità
dell’Umanità è una delle verità eterne che decidono del progresso del mondo,
fissando la distinzione che esiste fra la natura umana e la natura animale’;
cosa c’è di più teosofico?” 2.
D’altra parte, verso la stessa epoca, si formò
a Nantes una “Società d’Altruismo” il. cui programma si articolava su diversi
punti: igiene, morale, filosofia, sociologia, e che comprendeva una sezione di
studi teosofici; questa società non tardò a costituirsi in “Sezione Altruista
della Società Teosofica”; essa fu la seconda sezione della Società Teosofica in
Francia 3.
Abbiamo così un esempio per ognuno dei due
tipi di organizzazione di cui dobbiamo precisare qui la natura: in effetti,
anche senza aver alcun legame ufficiale con la Società Teosofica, esse sono
ugualmente dirette o ispirate dai teosofisti, come i “circoli nazionalisti”
americani di cui parlava Mme Blavatsky.
Per limitarci alle associazioni di questo tipo
esistenti in Francia, o che almeno esistevano recentemente, citeremo le
seguenti, i cui nomi abbiamo tratto a caso da alcune pubblicazioni teosofiste:
“Società Vegetariana di Francia” ‑ “Lega per la Organizzazione del Progresso” ‑
“Assistenza Morale Indipendente” (I Vecchi assistiti) – “Associazione per le
Villeggiature femminili” ‑ “Società di Criminologia (sic) e di Difesa
sociale” ‑ “Società Idealista, Unione internazionale per la realizzazione di un
ideale superiore nelle lettere, nelle arti e nel pensiero”; e ve ne sono certo
delle altre.
Nello stesso ordine di idee abbiamo già notato
il ruolo. che i teosofisti hanno avuto nella diffusione dello “Scoutismo”;
aggiungiamo che sono molto numerosi anche in seno a diversi gruppi a tendenza
più o meno chiaramente protestante, come, per esempio, la società “Fede e Vita”
4.
In quanto alle associazioni che, come la
“Società d’Altruismo” di Nantes sono propriamente delle organizzazioni
ausiliarie, della Società Teosofica e le sono completamente subordinate, senza
comunque portarne l’etichetta, abbiamo detto prima che esse sono riunite, in
maggioranza, in quello che si chiama l’“Ordine di Servizio
269
della Società Teosofica”, che si definisce
come “un esempio di applicazione della teosofia in vista di provvedere ai
bisogni di tutte le classi dell’umanità”.
Ecco un elenco delle principali diramazioni di
questo “Ordine di Servizio”, con l’indicazione della loro sede 5:
Educazione: ‑ “Il
Risollevamento delle classi depresse”, Allepy; “Lega dell’educazione”, Rangoon
(Birmania); “Educazione Teosofica”, Amsterdam; “Educazione morale”, Parigi;
“Educazione armoniosa”, L’Aja; “Educazione Nazionale”, Muzaffurpur (India);
“Lega per l’Educazione delle fanciulle”, Benares; “Lega per l’Educazione”,
Bruxelles; “Catena d’Oro” e “Tavola Rotonda”, per la gioventù.
Riforma dei mali sociali: ‑ “Abolizione della Vivisezione, della Vaccinazione e
dell’inoculazione”, Londra, Manchester, Bournemouth; “Antivivisezione”, New
York; “Medica”, Londra; “La Sociologia ed il Problema sociale”, Manchester;
“Sviluppo della purezza sociale”, Chicago; “Sviluppo della temperanza e della
moralità”, Surat (India); “Nobili Ideali”, Spokane (Stati Uniti); “Lavori
ospedalieri e carcerari”, Seattle (Stati Uniti); “Abolizione del matrimonio fra
ragazzi” (India); “Protezione degli animali”, Adyar; “Le Sette M”, Buitenzorg
(Indie Olandesi) 6; “Lega mentale internazionale della Pace”, Rio de
Janeiro; “Lega dell’unione mentale per la Pace”, Cuba; “Wereldvrede” (Pace
Universale); L’Aja; “Lega Teosofica belga per la Pace Universale”, Bruxelles;
Diffusione della teosofia: ‑ “Traduzione di opere sulla Saggezza dell’Islam” (cioè il Sufismo),
Muzaffurpur 7; “Lega Braille” (edizioni di opere teosofiche per i
ciechi), Londra e Boston; “Università Teosofica”, Chicago; “L’Oasis, per
diffondere la Teosofia fra gli operai dell’arsenale”, Tolone; “L’Unione
Fraterna, per diffondere la Teosofia fra le classi lavoratrici”, Parigi;
“Scienza, Religione e Arte”, Brooklyn; “Bodhalaya”, Bombay; “Missione
Teosofica”; New York; “Lega del pensiero moderno”, Adyar; “Lega Teosofica
Esperanto”, Londra 8; “Lega della Meditazione giornaliera”, Londra;
Scopi diversi: ‑
“Esculapio”, Benares e Manchester; “Fraternità dei Guaritori”, Leycle; “Ordine
degli Aiuti”, Melbourne 9; “Lega dell’Unità”, Parigi; “Riduzione,
della sofferenza”, Parigi; “Lega dei Servitori svizzeri , per lo sviluppo della
fraternità e dell’unione”, Neuchâtel; “Lega Idealista belga”, Anversa;
“Associazione del Pensiero, per preparare il mondo all’avvento del Maestro”,
270
Capetown; “Ordine indipendente della
Stella d’Oriente” e “Servitori della Stella”; “Lega S. Cristoforo, per aiutare
coloro che hanno un pesante karma psichico”, Londra; “Lega della Redenzione,
per la protezione della donna e della fanciulla”; “L’Ordine della Lira, per
realizzare, con un contatto sempre più intimo con la Natura, lo sviluppo
progressivo del senso interiore che dà la percezione della Vita”, Ginevra;
“Lega europea per l’organizzazione dei Congressi Teosofici”10.
Ritorneremo sulla caratteristica più generale
di queste associazioni, che si può riassumere in una parola: “moralismo”, ma
adesso dobbiamo segnalare, in ciò che si può chiamare l’attività esterna della
Società Teosofica, il posto considerevole che occupano gli organismi di
educazione, senza parlare dei collegi e delle scuole che, in India ed altrove,
sono anche delle fondazioni teosofiche. Abbiamo già parlato degli sforzi che si
fanno per reclutare indirettamente i ragazzi fin dalla più giovane età e delle organizzazioni
che sono state create a tale scopo; aggiungiamo che esisteva a Parigi, prima
della guerra, un giornale mensile intitolato Le Petit Théosophe,
“rivolto ai giovani dai sette ai quindici anni” 11. Ma occorre far
notare che fra le iniziative, dette d’educazione, non tutte sono esclusivamente
dirette ai giovani o ai ragazzi e ve ne sono anche di quelle che si rivolgono
agli adulti: si può infatti notare il vivo interesse che i teosofisti rivolgono
al lavoro delle “Scuole estive” che sono “delle riunioni di uomini animati da
uno stesso ideale che approfittano delle loro vacanze per passare insieme del
tempo, consacrarsi ad un mutuo insegnamento ed attingere, nel contatto con
persone simpatiche, delle nuove forze per le lotte della vita quotidiana”. Ecco
alcuni passi di un articolo dedicato, da un organo teosofista, a questo
“ammirevole mezzo di propaganda utilizzato sempre più dai movimenti tendenti ad
aiutare il progresso dell’umanità”: “Ci sono due tipi di Scuole d’estate. Le
une sono opera di una determinata società e si rivolgono soprattutto ai membri
della società stessa, come le Scuole della Società Vegetariana di Manchester o
della Società Fabiana, che hanno avuto tanto successo da potersi tenere ogni
anno in Inghilterra; ve ne sono parecchie in Inghilterra e negli Stati Uniti.
Le altre, al contrario, si rivolgono a tutti gli uomini che hanno come legame
comune, più o meno debole d’altronde, il fatto di professare le stesse opinioni
su un dato argomento. Vi sono state così delle Scuole estive che hanno riunito
rappresentanti di quasi tutte le sette protestanti d’Inghilterra, uniti
271
da uno stesso desiderio di fratellanza. Allo
stesso modo, la Scuola estiva umanitaria tenuta a Brighton negli ultimi due
anni, riuniva dei liberi pensatori, degli spiritisti, dei teosofi, degli
occultisti, degli antivivisezionisti, dei vegetariani, dei cité-jardinistes
(sic) 12 e anche dei materialisti… Si può dire che in forza
della facilità d’espressione e di scambio del pensiero che vi si incontra, le
Scuole estive costituiscono una vera ‘Cooperativa delle Idee’. Noi pensiamo che
è arrivato il momento di dotare la Francia di un simile strumento di progresso.
Abbiamo intenzione di aprire quest’anno una
Scuola estiva nei dintorni di Fontainebleau. La riuscita, per quanto riguarda
il numero dei partecipanti, è già assicurata; numerosi Teosofi, Vegetariani,
Ritmisti, Esperantisti, Armonisti, Naturisti, interpellati ci hanno assicurato
la loro adesione”.
La guerra impedirà la realizzazione di questo
progetto, ma non c’è da stupirsi se un bel giorno lo si vedrà riproporre in un
modo o in un altro; è facile immaginare quali strane raccolte dovevano formare
uomini provenienti da tutti questi ambienti, sicuramente dissimili ma riuniti,
malgrado tutto, da misteriose affinità.
Un altro punto importante da notare è che la
propaganda, e non solamente quella delle idee più o meno vaghe di “fraternità”
e di “moralità”, ma anche la propaganda teosofista nettamente caratterizzata,
viene volentieri esercitata negli ambienti operai. Nell’elenco che abbiamo
riportato, si può vedere che esiste a Parigi una società che si propone
ufficialmente questo scopo e che ve n’è un’altra la cui azione, cosa
rimarchevole, è rivolta esclusivamente agli operai dell’arsenale di Tolone, che
sembra, d’altronde, costituire l’ambiente prediletto da ogni sorta di
propaganda più o meno sospetta, poiché è risaputo che questo arsenale si è
frequentemente rivelato come un attivo focolaio di mire rivoluzionarie.
Saremmo curiosi di sapere come gli
operai accoglierebbero certi punti dell’insegnamento teosofista, se per caso
venissero loro esposti; ci domandiamo quanto potrebbero sentirsi lusingati nel
sapere, per esempio che essi sono degli “animali lunari” giunti allo stato
umano nel corso della presente “catena planetaria” ed alcuni persino nel corso
dell’attuale “ronda”, mentre i “borghesi” erano già degli uomini, nella
“catena” precedente; non inventiamo nulla, è lo stesso Leadbeater che racconta
tutto ciò nel modo più serio possibile (il termine “bourgeois” ‑ borghese ‑ è
persino in francese nel suo testo); ma queste cose, probabilmente, sono di
quelle che si giudica preferibile
272
passare sotto silenzio allorché ci si rivolge
ad un uditorio operaio 13.
Comunque sia, su questo terreno eminentemente
“democratico”, i teosofisti si trovano in concorrenza ed in condizioni
piuttosto svantaggiata, con lo spiritismo, che è più alla portata degli spiriti
incolti (mentre il teosofismo è piuttosto portato a blandire coloro che
possiedono un minimo di cultura) e la cui propaganda, non meno accanita,
soprattutto in certe regioni, fa numerose vittime nel mondo operaio.
Esiste, infatti, (o perlomeno esisteva prima
della guerra, che ha dovuto provocare qualche scombussolamento) una setta
spiritista denominata “Fraternisme”, il cui centro era a Douai e che aveva
reclutato migliaia di aderenti fra i minatori del Nord della Francia; un’altra
setta spiritista molto simile esisteva in Belgio sotto il nome di “Sincérisme”,
essa aveva a capo un Massone di alto grado, il cavaliere Le Clement de
Saint-Marcq 14.
Nella stessa zona si trova un altro esempio
parecchio impressionante: l’“Antoinismo”, pseudo-religione che in Belgio ebbe
uno sviluppo straordinario e che possiede anche un tempio a Parigi dal 1913: il
suo fondatore, chiamato “Padre Antoine”, morto nel 1912, era anch’egli un
vecchio minatore quasi analfabeta, un “guaritore” come, se ne incontrano tanti
fra gli spiritisti ed i magnetizzatori, ed i suoi “insegnamenti”, che i suoi
discepoli considerano come un nuovo Vangelo, contengono una sorta di morale protestante
frammista a dello spiritismo della più insulsa banalità. Questi insegnamenti,
che sono talvolta redatti in un gergo quasi incomprensibile ed. ove
l’“intelligenza” è denunciata costantemente come il peggiore dei mali, sono del
tutto paragonabili a certe “comunicazioni” spiritiche; del resto, Antoine era
in precedenza a capo di un gruppo spiritista detto dei “Vignaioli del Signore”
ed i suoi discepoli credono alla reincarnazione come gli spiritisti ed i
teosofisti. Allo scoppio della guerra, la “religione antoinista” era sul punto
di essere riconosciuta ufficialmente; un progetto di legge era stato presentato
in tal senso da due dei capi della Massoneria belga, i senatori Charles
Magnette e Goblet d’Alviella.
Dopo la guerra si sono raccontate delle cose
singolari sul rispetto particolare dimostrato dai tedeschi nei confronti dei
templi antoinisti, cosa che gli aderenti alla setta attribuiscono alla
protezione postuma del “Padre”.
Questa setta di “guaritori” non è
assolutamente unica nel
273
genere: ve n’è un’altra, di origine americana,
conosciuta col nome di “Christian Science” che attualmente cerca di diffondersi
in Francia e sembra anche che riscuota un certo successo in alcuni ambienti 15;
la sua fondatrice, sig.ra Baker Eddy, aveva annunciato che sarebbe resuscitata
sei mesi dopo la sua morte; questa predizione non s’è realizzata, ma ciò non ha
impedito all’organizzazione di continuare a prosperare, tanto è grande la
credulità di certa gente 16.
Ma, per tornare all’Antoinismo, ciò che è
degno di nota dal punto di vista che qui ci interessa, è che i teosofisti gli
manifestano una viva simpatia, come dimostra questo passo di uno dei loro
giornali: “Avendo la Teosofia, allo stesso tempo, un valore morale, metafisico,
scientifico ed esoterico, non è possibile sostenere che gli insegnamenti
teosofici e antoinisti sono identici, ma si può affermare che la morale
antoinista e la morale teosofista presentano numerosissimi punti in comune.
D’altronde, il Padre pretende di
rinnovare gli insegnamenti di Gesù di Nazareth, troppo materializzati nei tempi
nostri dalle religioni che si richiamano a questo grande Essere” 17.
In fondo, un tale accostamento è assai poco
lusinghiero per il teosofismo; ma non vi è da stupirsi di nulla, poiché il
“Padre Antoine”, malgrado l’ignoranza e la mediocrità intellettuale di cui
diede sempre prova, fu. considerato da certi occultisti piuttosto ingenui, come
“uno dei dodici Gran Maestri Sconosciuti della Rosa-Croce”; e gli stessi
occultisti attribuivano questa qualità anche a molti altri “guaritori” dello
stesso genere, in particolare a Francis Schlatter, un alsaziano emigrato in
America che sparì in modo assai misterioso verso il 1897 18; dopo
tutto, perché non arrivare perfino a fare di questa gente una sorta di
“Mahâtmâ”?
Una propaganda teosofista di tutt’altro genere
di quello esaminato fino ad ora è quella esercitata in seno agli ambienti
artistici e letterari; se ne ha un esempio molto recente 19.
Agli inizi del 1918, apparve un giornale
intitolato l’Affranchi che, per il modo con cui contava i suoi anni di
vita, si presentava come l’erede dell’antico Théosophe, ma in esso non
fu mai riportato neanche il termine “teosofia”.
Questo giornale, che aveva come motto:
“Gerarchia, Fraternità, Libertà”, conteneva solo articoli firmati con degli
pseudonimi e di cui la maggior parte erano dedicati alle questioni sociali; vi
erano delle allusioni molto discrete al “Messia futuro” di cui si indicavano
274
dei precursori, con parole velate, in certi
personaggi in vista, fra i quali Wilson e Kerensky A fianco di questi articoli
ve ne erano altri che trattavano dell’arte e del suo ruolo nell’“evoluzione” ed
anche dei bizzarri poemi decadenti; il gruppo degli “Affranchis” (Affrancati),
di cui il giornale era l’organo, presentava nello stesso tempo delle
rappresentazioni e delle esposizioni del più estremo modernismo (vi fu anche un
“Guignol Affranchi” ‑ Teatro dei burattini affrancato); venne preannunciata la
pubblicazione di due nuove riviste speciali, L’Art e Le Travail e
si organizzò, nella sede sociale, un servizio di consulenza giuridica. Allo
stesso gruppo apparteneva anche la Revue Baltique, “consacrata alla
difesa dei problemi dei paesi baltici, che saranno la chiave della pace
mondiale”, cosa questa che dimostra come si mescolassero le preoccupazioni
politiche e diplomatiche alla letteratura20.
Nell’agosto del 1918 il gruppo prese in
affitto la casa di Balzac, minacciata di demolizione, il loro amministratore,
Carlos Larronde, ne divenne il curatore, e di essa si dichiarò di volerne fare
la sede di una “Corporazione degli Artisti” ed un “centro di rinascita
intellettuale ed artistica”.
Non bisogna dimenticare che i teosofisti hanno
a loro disposizione dei fondi consistenti, cosa che dà alla loro propaganda una
forza considerevole che sarebbe vano contestare; se ne ha un’altra prova
nell’importante immobile che hanno fatto costruire in questi ultimi anni a
Parigi, in largo Rapp, per collocarvi il loro “quartier generale”; questo
immobile è di proprietà della “Società Immobiliare Adyar” il cui presidente è
Charles Blech, segretario generale della sezione francese della Società
Teosofica (o “Società Teosofica Francese” come si chiama oggi ufficialmente).
All’interno dell’organizzazione degli
“Affranchis” e al di sopra di essa, ve ne sono altre due più impenetrabili, il
“Gruppo mistico Tala” (il Legame) ed il “Centro Apostolico”; beninteso,
entrambe nettamente teosofiste.
Infine, nel maggio del 1919, si annunciò
“l’intenzione di istituire a Saint-Rémi-les- Chévreuse una Scuola Sintetica
di educazione, ove tutte le potenzialità del bambino riceveranno uno
sviluppo parallelo ed ove le doti particolari saranno coltivate fino al loro
completo sviluppo; ognuno verrà valutato secondo le sue attitudini ed il suo
lavoro”.
Oggi il gruppo degli “Affranchis” ha
cambiato nome ed è diventato il gruppo dei “Veillleurs” 21
(Veglianti) (senza dubbio in
275
riferimento agli Eggregori del Libro di
Enoch, la cui interpretazione ha sempre costituito una grossa preoccupazione
per gli occultisti), il quale si abbandona a dei tentativi di vita in comune
che fanno pensare alle utopie socialiste della prima metà del XIX secolo; non
sappiamo se queste avranno più successo delle altre, ma è possibile dubitarne
dal momento che abbiamo sentito parlare già di alcune scissioni (in particolare
in seno al gruppo diretto da Gaston Revel e René Schwaller) che fanno piuttosto
prevedere un futuro incerto.
Abbiamo accennato all’ammirazione che i
teosofisti esprimono nei confronti del presidente Wilson; l’idea della “Società
delle Nazioni”, in effetti, è una di quelle che non poteva mancare di sedurre e
di entusiasmare questi “umanitaristi”. Così, nel 1918, si è assistito alla
formazione di una “Unione per la Liberazione dei Popoli”, il cui “Comitato
permanente” aveva sede negli uffici dell’Affranchi e che, nel suo
manifesto, “indirizza l’omaggio del mondo riconoscente al presidente Wilson,
portavoce della coscienza umana” ed aggiungeva: “Ha inizio una nuova era per
l’umanità. Il tempo atroce delle guerre è finito. La Società delle Nazioni si
opporrà irresistibilmente alle minacce di violenza ed al risveglio dello
spirito di conquista. Il programma di pace formulato dal presidente Wilson,
sulla base del diritto dei popoli all’autodecisione, può solo garantire al
mondo l’avvento definitivo della giustizia e della concordia… Durante il
periodo liberatore che ha inizio, l’Unione per la Liberazione dei Popoli sarà, al
cospetto dell’opinione pubblica mondiale, l’interprete sincera e l’organo
imparziale delle nazionalità. Essa asseconderà gli sforzi di tutte le
collettività umane nella loro evoluzione verso il bene”.
Nel settembre dello stesso anno, questo gruppo
teosofista diffuse anche un’altra pubblicazione intitolata Le Drapeau Bleu,
“giornale del Nuovo Mondo” e “organo della Società delle Nazioni e delle
Classi”, con il seguente motto: “Evolvere verso l’Unità, nella Gerarchia, per
l’Amore”; come si vede l’idea di evoluzione costituisce per i teosofisti una
vera ossessione 22.
Sembra che la bandiera blu sia un “simbolo di
sinergia, di simpatia, di sintesi, nell’ordine nazionale ed internazionale” 23,
ci si trova di fronte ad un altro esempio delle vuote e pompose formule usate
in tutti gli ambienti del genere e che servono ad attrarre gli ingenui.
Del pari, fu fondato, un po’ più tardi, un
gruppo italiano della “Bandiera Blu”, chiamato “Società per l’evoluzione
nazionale” che
276
pubblicava la rivista Vessillo ed aveva
per motto: “Per la Nazione come Individuo, per l’Umanità come Nazione”.
Tutto ciò ci ricorda il famoso “Congresso
dell’Umanità” di cui abbiamo parlato prima: l’ispirazione è la stessa ed i
risultati non saranno certo molto più brillanti; potrebbe essere diversamente
allorché la stessa “Società delle Nazioni” ufficialmente costituita non riesce
a vivere ed anzi assistiamo alla sua distruzione?
In tutti i casi, una cosa è certa: gli
ambienti di cui noi ci occupiamo qui e quelli con i quali essi hanno delle
affinità, sono tutti più o meno pacifisti ed internazionalisti; ma, se
l’internazionalismo di gran parte dei teosofisti, di coloro che formano la
massa, è sicuramente vero e sincero, ci si può chiedere se questo vale per i
loro capi, i quali ci hanno già dato molte ragioni per dubitare della loro
sincerità in ogni campo; proveremo adesso a rispondere a questa domanda 24.
(Anche
stavolta preferiamo inserire subito una nota addizionale che completa
l’argomento ‑ n.d.t.)
Oltre alle diverse forme di propaganda di cui
ci siamo occupati in questo capitolo, occorre menzionarne un’altra del tutto
relativa al teosofismo e ad alcune sette americane con esso più o meno
apparentate: è ciò che viene chiamata la “propaganda mentale”. Ecco come M.me
Besant spiega ciò che si deve intendere con tale termine: “Un gruppo di uomini
che hanno delle convinzioni comuni, un gruppo di teosofi per esempio, possono
contribuire in larga misura a diffondere le idee teosofiche, nel loro ambito più
immediato, se si accordano per dedicare, contemporaneamente, dieci minuti al
giorno alla meditazione di qualche insegnamento teosofico. Non è necessario che
si riuniscano fisicamente in uno stesso luogo, purché i loro spiriti siano
uniti.
Supponiamo che un piccolo gruppo abbia deciso
di meditate sulla reincarnazione, dieci minuti al giorno, ad un’ora convenuta,
per tre o sei mesi. Forme-pensiero molto potenti andrebbero ad investire in
massa la zona prescelta e l’idea di reincarnazione penetrerebbe in un numero
considerevole di spiriti. Ci si informerebbe, si cercherebbero dei libri
relativi, ed una conferenza sull’argomento, dopo una preparazione del genere,
attirerebbe un pubblico avidissimo di informazioni e di già molto interessato. Un
progresso enorme nell’impiego dei mezzi psichici si ottiene allorché uomini e
donne
277
si accordano seriamente sullo stesso soggetto
di tale propaganda” 25.
Una cosa importante da notare è che a pratiche
di questo genere è legata l’origine del famoso costume dei “minuti di
silenzio”, che è stato importato in Europa dagli Americani e che è diventato,
dopo la guerra, uno degli elementi principali in quasi tutte le commemorazioni
ufficiali; d’altronde vi sarebbe molto da dire, più in generale, sulle
deviazioni pseudo-religiose relative alla specie di “culto civico” di cui
questo costume fa parte.
278
NOTE al Capitolo Ventiseiesimo
l. Looking
Backwards (Colpo d’occhio retrospettivo) (Guardando indietro).
2. La Clef de la Théosophie, pp.
65-66.
3. Lotus
Bleu, 7 aprile 1890.
4. (n.a.) Alcuni
dirigenti di “Fede e Vita” ci hanno fatto sapere, molto cortesemente, che
personalmente non provano alcuna simpatia per il teosofismo e che, d’altronde,
gli elementi “conservatori” del Protestantesimo francese sono, in linea di
massima, risolutamente contrari alle attuali tendenze del Protestantesimo
anglosassone ed ai “movimenti” nati da esso; annotiamo con piacere questa
dichiarazione.
5. Gran
parte di questo elenco è tratto da un rapporto pubblicato nel Théosophe
del 1 agosto 1913; noi vi abbiamo aggiunto alcune nuove organizzazioni sorte
dopo tale data.
6. Queste
sette M sono le iniziali dei nomi malesi di sette cose dalle quali gli aderenti
devono prendere impegno di astenersi.
7. Esiste
anche un sedicente “Ordine dei Sufi” che è strettamente legato alla Società
Teosofica; questa organizzazione, fondata in America nel 1910 da Inayat Khan,
ha oggi delle sezioni in Inghilterra ed in Francia; è bene dire che i veri Sufi
non hanno mai formato alcun Ordine, né alcuna associazione.
Sul Sufismo adattato alle concezioni
teosofiste si veda anche L’Islamisme Ésotérique, di Edmond Bailly.
(n.a.) Inayat Khan è morto nel 1927; sembra che
negli ultimi anni si fosse messo in urto con i teosofisti, non sappiamo
esattamente per quale ragione; dopo la sua morte, la sua organizzazione, ove
prevalevano le donne e gli anglosassoni, sembrava avviata verso lo scioglimento
a causa dei dissensi sorti fra i diversi pretendenti alla successione del
“Maestro”, così come accade sempre negli organismi di questo genere. L’Ordine
pubblica la rivista Soufisme, diretta dal barone d’Eichthal.
8. L’interesse
dimostrato dai teosofisti per la diffusione dell’esperanto, così come
per la Massoneria, merita di essere segnalato in special modo; questo movimento
ha anche dei collegamenti con lo “Scoutismo” e, per altro verso, con
l’associazione della “Pace nel Diritto” che ha creato una “Biblioteca
esperantista pacifista”.
(n.a.) Sulla questione della lingua internazionale
i teosofisti sembrano alquanto divisi, gli uni parteggiano per l’esperanto,
mentre gli altri preferiscono
279
l’ido; cosicché a fianco della “Lega
Teosofica Esperanto” esiste adesso una “Unione Internazionale dei Teosofi
Idisti” di formazione più recente.
9. Si tratta senza dubbio degli “aiuti
invisibili” istituti in vista del “lavoro astrale” di Leadbeater; abbiamo visto
che questi risiede attualmente in Australia, ove si trova la sede di.
quest’Ordine.
10. (n.a.) All’elenco delle organizzazioni che formano l’“Ordine di Servizio
della Società Teosofica”, occorre aggiungere la “Lega di Corrispondenza
Internazionale”, fondata nel 1920 e che “si propone di collaborare alla
realizzazione del principale scopo della S.T., che è di costituire un nucleo di
fraternità universale creando e stringendo i legami d’amicizia e d’affetto fra
tutti i teosofi del mondo”.
Il segretario per la Francia è M.J.-C.
Demarquette che è anche presidente di un’altra associazione chiamata “Le Trait
d’Union”; questa, che è di quelle che non portano apertamente l’etichetta
teosofista e che si richiama in particolare alla “Gioventù Idealista”, si
qualifica come “Società Naturista di Cultura Umana” ed è affiliata alla “Lega
Nazionale contro l’Alcoolismo”. Inoltre, lo stesso Demarquette ha anche
organizzato, nel 1928, una “Università Popolare Naturista”, il cui scopo è
apparentemente lo stesso, ma che si rivolge senza dubbio ad altri ambienti.
11.
(n.a.) A proposito dell’interesse che i
teosofisti dimostrano nei riguardi delle istituzioni educative, è il caso di
segnalare che essi si fanno specifici propagatori del “metodo Montessori”, così
chiamato dal nome della dr.ssa italiana, anch’essa teosofista, che lo ha
inventato. Nell’ottobre del 1911, fu aperta, al Champ-de-Mars, viale Général
Tripier, no 5, una scuola materna chiamata “Centro d’Educazione Teosofica”, ove
veniva impiegato questo metodo (Le Théosophe, 16 dic. 1911).
In un discorso tenuto da M.me Besant, si
legge: “Il Grande Istruttore ci ha ordinato di infondere nei sistemi di
educazione, le idee teosofiche. Ciò è stato fatto in maniera molto concreta in
Europa, il sistema Montessori è uno dei risultati… Non intendiamo imporre delle
etichette teosofiche alle nuove idee relative all’educazione, facendole così in
qualche modo brevettare; le idee sono libera proprietà di ognuno ed è
sufficiente diffonderle nell’atmosfera mentale perché siano colte al varco da
tutti i cervelli ricettivi” (Adyar Bulletin, genn. 1918, riprodotto nel Bulletin
Théosophique, genn..-febb.-marzo 1918).
Il senso dell’ultima frase è molto chiaro; si
tratta di suggerire alla gente delle idee, senza parlare della loro
provenienza; la propaganda teosofista sarà tanto più efficace in quanto non si
presenterà con alcuna etichetta e per quanto sarà più abilmente dissimulata.
12. (intraducibile in italiano, sta ad indicare
i cultori del verde in città, sorta
280
di ecologisti ante litteram ‑ n.d.t.).
13. (n.a.) Sono le tendenze “democratiche” e “pacifiste”
dei teosofisti che spiegano le simpatie da loro dimostrate nei confronti di
movimenti come quello di Marc Sangnier; ecco, a proposito di quest’ultimo, una
dichiarazione del tutto significativa.. “Si è appena svolto a Parigi, dal 4
all’11 dicembre (1921), un congresso democratico internazionale organizzato dal
giornale La Jeune République e presieduto da Marc Sangnier. Erano
rappresentati 18 paesi europei. Questo congresso aveva lo scopo di stringere i
legami comuni che uniscono tutti gli uomini parimenti desiderosi di giustizia e
fraternità internazionale. È questo un programma al quale potrebbero ben
aderire i membri della Società Teosofica e sappiamo che parecchi dei nostri
hanno assistito a questi dibattiti. Per rientrare interamente nello spirito
teosofico, mancava solo che questo congresso fosse anche interconfessionale” (Bulletin
Théosophique, genn. 1922).
14. (n.a.) Sul “Sincérisme”, ed il suo capo, il cavaliere Le Clement de
Saint-Marcq, si veda, nell’Errore dello Spiritismo (pp. 321-327
dell’ediz. francese), il resoconto di un caso che è da accostare agli scabrosi
retroscena del teosofismo, tanto più che il personaggio in causa penserà bene
di invocare, in appoggio alla sua tesi, le teorie rimproverate a Leadbeater.
D’altra parte, nello stesso volume (pp.
349-362), noi abbiamo dedicato un intero capitolo anche all’“Antoinismo”.
15. La rivista La Science et la Vie,
organo di volgarizzazione scientifica e industriale, in cui non ci si
aspetterebbe di trovare cose del genere, ha pubblicato, dai primi del 1919,
tutta una serie di articoli dedicati alla propaganda della “Christian Science”.
(n.a.) La pubblicazione di articoli di propaganda
in favore della “Christian Science”, si spiega con un fatto che abbiamo
conosciuto dopo: La Science et la Vie è in realtà un semplice
supplemento del Petit Parisien; ora, il direttore di questo giornale,
Paul Dupuy, era un aderente entusiasta della “Christian Science”.
16. Segnaliamo
anche l’esistenza, in America, di un’altra setta analoga, quella dei “Mental
Scientists” che pretendono di guarire le malattie semplicemente negandole; cosa
per cui vengono anche chiamati Deniers (Negatori).
(n.a.) È dai “Mental Scientists” o “Mentalists” che
proviene Emile Coué, che ha fatto parlare molto. di sé in questi ultimi anni
per aver diffuso un metodo di guarigione per autosuggestione che, in fondo,
differisce assai poco da queste concezioni americane e che ha come sua
caratteristica principale la pretesa di fondarsi sull’impiego, non della
volontà, ma dell’immaginazione esclusivamente.
281
17. Articolo
intitolato Une Réligion spirituelle, apparso nel Théosophe, del 1
dic. 1913.
18. Histoire
des Rose-Croix, di Sedir, pp. 55 e 126; l’autore comunque dichiara che questa
circostanza è errata.
Lo scrittore occultista Auguste Strindberg ha
raccontato, in Inferno (pp. 110-113), una storia fantastica a proposito
di questo Schlatter.
19.
(n.a.) Sarebbe interessante ricercare le
tracce dell’influenza del teosofismo nella letteratura attuale, sotto le sue
diverse forme, compreso il romanzo (citiamo come esempio il Saint Magloire,
di Roland Dorgelés); tale influenza si esercita d’altronde, molto spesso,
all’insaputa degli stessi scrittori. Naturalmente i teosofisti ne. registrano i
risultati con soddisfazione, in note come questa: “Nella letteratura si parla
sempre più di fenomeni psichici, di occultismo e di teosofia; ci si segnala
dall’America la pubblicazione (nel testo, il Guénon ironizza sul termine usato ‑
parution (sic) ‑ in quanto in francese esso è relativo alla
pubblicazione di libri, n.d.t.) di un certo numero di film psichici di grande
effetto, del genere: I Nostri Morti ci sfiorano, che ci è stato
presentato recentemente (Bulletin Théosophique, genn. 1922).
Cosa curiosa, le righe che precedono quelle
riportate, sono dedicate all’annuncio della comparsa della prima edizione del
presente libro; le riproduciamo a titolo di informazione: “È appena apparsa
un’opera che costituisce una critica molto serrata alla Teosofia ed ai suoi
istruttori: Il Teosofismo, storia di una pseudo-religione, di René
Guénon. Non possiamo ignorarlo poiché è scritto molto abilmente e turberà certo
coloro che conoscono male la storia della nostra Società e che non hanno ancora
una sufficiente conoscenza della stessa Teosofia.
Noi non ci lasciamo turbare, poiché al di là
di ciò che si può dire o scrivere, la verità è in marcia e niente può
arrestarla e noi possediamo un po’ di questa verità. Il grande successo delle
scienze psichiche sperimentali e dello spiritismo prova che la nostra umanità
cerca di liberarsi dalle catene dogmatiche delle Chiese e che è matura per
comprendere la reincarnazione ed il karma”.
È riconoscibile il procedimento abituale di
rispondere a delle cose precise con delle dichiarazioni enfatiche e dei luoghi
comuni: “la verità è in marcia”, non se n’è usato ed abusato parecchio dopo
l’affare Dreyfus? Ma ciò che è interessante è vedere il teosofismo
solidarizzare perfino con lo spiritismo, il cui “gran successo” prova, molto
semplicemente, il disordine mentale della nostra epoca e lo squilibrio di gran
parte dei nostri contemporanei. D’altronde, se l’autore anonimo di questa nota
non è rimasto “turbato”, egli ha, perlomeno, dato prova di una certa
irriflessione: se l’Umanità “si libera dalle catene dogmatiche delle Chiese”,
senza eccezione, che ne sarà della “Chiesa Cattolica Liberale”?
282
20. Fra i
principali componenti del gruppo figurava, d’altronde, M. de Lubicz-Milosz che
è oggi rappresentante ufficiale del governo lituano a Parigi.
21. L’associazione
è stata registrata sotto questo nome il 19 luglio 1920; nella sua sede sociale,
al 17 di bouvelard de Boulogne (Parc des Princes), funziona una istituzione di
educazione psichica chiamata “Istituto Euritmoterapico” diretto dalla sig.ra
Madeleine Leprince. e dal dr. Thiers.
(n.a.) Per una singolare
coincidenza, il nome di “Veglianti” è stato dato ad un “Terzo Ordine
Protestante” fondato nel 1922 dal pastore Wilfred Monod (Études, 5
agosto 1924; La Croix, 4 sett. 1924).
I due gruppi teosofisti che portavano questa
dizione non esistono più; sembra che in seguito René Schwaller abbia costituito
in. Svizzera una nuova organizzazione.
L’“Istituto Euritmoterapico” è ritornato al
vecchio indirizzo dello Affranchi, 5, rue Schoelcher, sotto il nome di
“Scuola di Euritmia”, la quale ha aderito all’“antroposofismo” di Steiner ed è
diventata così una filiale della Scuola di Euritmia che esiste a Dornach; alla
sig.ra Madeleine Lefèvre (e non Leprince come era stato stampato per errore) ha
succeduto come direttrice la sig.na Simone Rihouet che è stata, crediamo,
studentessa in filosofia all’Istituto Cattolico di Parigi.
22. Due teosofisti francesi, il dr. A. Auvard
ed il dr. M. Schultz, hanno anche inventato una speciale dottrina, alla quale
hanno dato il nome piuttosto barbaro di “évoluisme” (evolutismo).
23. Gli
esperantisti, a loro volta, hanno preso come emblema la bandiera verde, il cui
colore corrisponde al nome dato alla “lingua ausiliaria internazionale” che si
sforzano di propagandare; essi hanno anche per insegna una stella a cinque
punte, del tutto simile alla “stella fiammeggiante” della Massoneria ed alla
stella d’argento che portano i membri dell’“Ordine della Stella d’Oriente”; si
può forse fare lo stesso accostamento con la stella blu che serve da distintivo
a certe società contro l’alcoolismo?
24. (n.a.) Durante
la guerra, i teosofisti non mancarono di esercitare la loro propaganda presso i
soldati; in Francia pubblicarono a tale scopo un “giornale di trincea”
intitolato Kouroukshetra, alludendo alla grande battaglia descritta nel
Mahâbhârata (Adyar Bulletin, genn. 1918).
25. Le Pouvoir de la Pensée, sa maîtrise et
sa culture, pp, 178-179.
283
CAPITOLO VENTISETTESIMO
IL MORALISMO TEOSOFISTA
Abbiamo già avuto occasione di far notare che
dopo la morte di M.me Blavatsky, l’aspetto dottrinale del teosofismo aveva
perduto la sua importanza a favore della componente morale e sentimentale; ciò
non significa, comunque, che quest’ultima non esistesse fin dall’inizio, poiché
la “fraternità universale” è sempre stata il primo dei tre scopi dichiarati
della Società Teosofica. Sotto questo aspetto, salvo quanto attiene alla
propaganda teosofica propriamente detta, è la stessa M.me Blavatsky ad aver preso
in particolare l’iniziativa di un’azione negli ambienti operai; ecco quello che
scriveva nel 1890: “A Londra, nel vero centro del più lussuoso materialismo,
abbiamo fondato, nell’East-End, il primo club di donne lavoratrici,
completamente libero da condizionamenti e credenze teologiche. Fino ad allora
sforzi simili sono sempre stati di parte ed hanno imposto alcune speciali
credenze religiose; i nostri invece sono basati solamente sulla fraternità
umana e non riconoscono alcuna differente credenza come elemento di
divisione” 1.
Si tratta dunque, nell’intenzione della
fondatrice, di una concorrenza nei confronti delle istituzioni caritatevoli a
carattere confessionale e tale concorrenza deve essere condotta anche in altri
terreni, in particolare su quello dell’educazione; è in questo senso che
bisogna intendere dichiarazioni come questa: “Il dovere di ogni Teosofo, che ha
in vista questo obiettivo (la fraternità universale), è di diffondere
un’educazione non settaria, in ogni paese e con ogni mezzo pratico” 2.
Ma, per ammissione di numerosi teosofisti oggi
dissidenti, le iniziative di educazione, così come le altre intraprese dalla
Società Teosofica hanno assunto, al contrario, con M.me Besant, un carattere
284
“settario” fortemente pronunciato; da parte
nostra, d’altronde, siamo convinti che questa “evoluzione” faziosa fosse
inevitabile, poiché la Società Teosofica, che lo voglia o no, è una setta come
le altre e lo è sempre stata, quantunque la sua componente “pseudo-religiosa”
sia andata certamente sempre più accentuandosi.
È precisamente per dare al loro movimento i
connotati di una religione, assicurando tuttavia che questa non era affatto la
loro intenzione, che gli attuali capi del teosofismo insistono tanto sul
“moralismo”, essi infatti credono, conformemente alla loro concezione
protestante, che il moralismo è l’essenza di ogni religione: “Raccomandano
tutte le stesse virtù e condannano gli stessi vizi ‑ dice Leadbeater ‑ … ed i
membri di tutte le religioni sono d’accordo nel dichiarare che l’uomo per
meritare l’appellativo di uomo dabbene, dev’essere giusto, benevolo, generoso e
veritiero” 3.
È con la stessa intenzione che i
teosofisti sviluppano, oggi soprattutto, teorie come quella del “karma” e della
reincarnazione, ritrovandosi con compiacimento intorno a ciò che queste hanno
di “consolatorio” 4, almeno per coloro che le trovano tali, mentre
altri le apprezzano in maniera del tutto opposta; in fondo si tratta di
semplici differenze legate alle disposizioni sentimentali di ciascuno; ma
l’importante, quando ci si vuole rendere conto della mentalità teosofista, è di
vedere come questo carattere “consolatorio” contribuisce a far accettare delle
teorie come quelle che abbiamo menzionato, indipendentemente da ogni
giustificazione logica, che non si potrebbe tentare senza un certo rischio. Nel
fatto di aver adottato una tale attitudine si può notare il segno
incontestabile della povertà intellettuale dei dirigenti del teosofismo; ma vi
è ancora di più, è la concorrenza religiosa che si persegue, sotto una forma
diversa da quella adottata all’inizio: per sostenere il confronto con le
religioni occorre offrire dei vantaggi paragonabili a quelli che la generalità
dei fedeli trova nelle religioni stesse.
Il teosofismo doveva dunque arrivare,
presto o tardi, per forza di cose, a presentarsi come una setta religiosa, ed
il fatto che lo riconosca o no non cambia nulla; e questa setta, se si tiene
conto dell’origine dei suoi capi, doveva possedere forzatamente delle tendenze
analoghe a quelle delle sette protestanti: ed è quello che è effettivamente
accaduto, tant’è che queste tendenze hanno, fra i loro aspetti più
significativi, proprio il prevalente “moralismo”.
Se ci si riferisce all’elenco delle
organizzazioni ausiliarie della Società Teosofica, che abbiamo riportato nel
capitolo precedente,
285
è facile rendersi conto che lo scopo
dichiarato di quasi tutte queste associazioni, a parte quelle che hanno una
caratteristica molto particolare ed apertamente teosofista, si riallaccia quasi
esclusivamente ad un certo numero di idee conduttrici a base sentimentale:
umanitarismo, pacifismo, antialcoolismo, vegetarismo, che sono particolarmente
care alla mentalità essenzialmente “moralista” del Protestantesimo
anglosassone.
Certi movimenti attuali, certe campagne
antialcooliche per esempio, possiedono dei retroscena molto curiosi da
studiare; sarebbe molto istruttivo seguirvi, per un verso l’influenza del
Protestantesimo e per l’altro quello della Massoneria e delle società segrete;
aggiungeremo che lo studio del movimento femminista, anche al di là della
“Co-Massoneria” di cui abbiamo parlato, sarebbe altrettanto interessante, dallo
stesso punto di vista.
Ci limiteremo qui a citare alcuni esempi
concernenti l’alcoolismo e il vegetarismo; sia chiaro che le organizzazioni che
noi menzioneremo non hanno alcun legame diretto con il. teosofismo, ma non di
meno procedono incontestabilmente dallo stesso spirito.
Esistono in America due società segrete, l’una
maschile e l’altra femminile, chiamate “Figli di Jonadab” e “Figlie Unite di
Réchab”, che basano la loro organizzazione su questo versetto biblico: “Non
berremo vino, perché Jonadab, figlio di Réchab, padre nostro, ci dette
quest’ordine: Non berrete mai vino, né voi né i vostri figli” 5;
qualunque membro che mancherà al suo impegno non potrà più essere reintegrato.
Un’altra associazione analoga è l’“Ordine dei
Figli della Temperanza”, riservata agli uomini, ma alla quale si affianca
quella delle “Figlie della Temperanza” per le donne e quella dei “Cadetti della
Temperanza” per i giovani. Alla domanda: “Perché quest’Ordine possiede dei
segreti?”, ecco la risposta che viene data: “Un’antica allegoria insegnava che
l’Invidia e l’Ozio un giorno si sposarono ed ebbero una figlia il
cui nome era Curiosità. Questa bambina vive ancora oggi sulla terra, ove
è come una sorta di essere onnipresente che si assicura la sopravvivenza
rubando un po’ agli uni, un po’ agli altri e qualcosa a tutti. È per evitare le
frequenti incursioni di tale creatura indiscreta ed importuna che furono
introdotti i segreti nel nostro Ordine” 6.
Riportiamo questa citazione perché è
particolarmente indicativa della speciale mentalità che regna in tutti questi
gruppi: non crediamo che nessuno si sia mai sognato, prima dell’epoca attuale,
286
di formare delle società segrete con
degli scopi così puerili.
Per altro verso, esistono nella
Massoneria inglese delle Logge speciali, dette “Logge di temperanza”, i cui
membri assumono l’impegno di astenersi rigorosamente da ogni bevanda alcoolica.
Infine segnaliamo l’“Ordine indipendente dei
Buoni Templari”, altra associazione di origine americana che esige anche il
giuramento formale del segreto, col pretesto di abituare i suoi membri a
padroneggiarsi e che ha agganci con la Massoneria; a fianco delle Logge per
adulti, ove sono ammessi membri di entrambi i sessi a partire dai sedici anni,
quest’Ordine possiede delle Logge giovanili o “Templi della Gioventù”. Esistono
numerose sezioni di questa organizzazione, in diversi paesi d’Europa: Inghilterra,
paesi scandinavi, Germania, Ungheria, Svizzera, Belgio e Francia; nel 1906, il
“Gran Capo Templare internazionale” era M. Wawrinsky, deputato al parlamento
svedese; il capo della sezione francese è il dr. Legrain, medico capo
dell’ospizio di Ville-Evrard 7.
L’antialcoolismo fa anch’esso parte degli
insegnamenti teosofisti: “l’alcool ‑ ha scritto M.me Blavatsky ‑ è un nemico
peggiore della carne, per la crescita spirituale e morale, poiché, in qualunque
modo lo si utilizzi, la condizione psichica dell’uomo ne riporta un’influenza
diretta marcata e molto nociva” 8.
Per quanto riguarda il vegetarismo, i motivi
per cui i teosofisti lo raccomandano sono di tutt’altro genere; innanzi tutto
si mette avanti, anche qui, la questione dell’“evoluzione spirituale”: “L’uomo
che si nutre della carne degli animali assorbe anche alcune delle proprietà
dell’animale da cui la carne proviene. La Scienza Occulta insegna e prova ai
suoi discepoli, con una dimostrazione oculare (sic), che l’effetto
“abbrutente” e “animale” prodotto sull’uomo da questo nutrimento, esplica
maggiore influenza allorché si tratta della carne di grandi animali, minore per
quella degli uccelli, meno ancora per quella dei pesci e degli altri animali a
sangue freddo; il nutrimento che produce i minori effetti di questo genere è
quello derivato dai vegetali… Noi consigliamo realmente, a coloro che vogliono
dedicarsi ad uno studio serio, di prendere solo il nutrimento che sarà il meno
pesante per i loro cervelli e per i loro corpi e che contribuirà il meno
possibile a ritardare e ad ostacolare lo sviluppo della loro intuizione, così
come dei loro poteri e delle loro facoltà interiori” 9.
Come dimostrano queste ultime parole, è
soprattutto in vista di alcuni “trascinamenti psichici” che il vegetarismo è
particolarmente
287
raccomandato, se non addirittura imposto
ai membri della “sezione esoterica”; ma se per perseguire tale fine M.me
Blavatsky lo riteneva realmente così tanto necessario da pretenderlo, è
probabile che avesse cominciato coll’adoperarlo personalmente, cosa invece che
lei non ha mai fatto; in verità, non si può rivolgere lo stesso rimprovero a
M.me Besant.
Le ragioni su esposte sono sicuramente molto
discutibili, ma in ogni caso esse sono meno ridicole delle considerazioni
sentimentali che vi si aggiungono per giustificare il vegetarismo in una
maniera più generale e che sono anche quelle sulle quali i teosofisti odierni
sembrano insistere di più: noi siamo fratelli degli animali ‑ dicono ‑ e non si
possono divorare i propri fratelli, anche se sono meno “evoluti” di noi; si
potrebbe loro rispondere che, secondo il modo con cui essi intendono
l’evoluzione, noi siamo anche i fratelli dei vegetali, come anche dei minerali,
di modo che il loro ragionamento, seguito ed applicato rigorosamente, ci
condannerebbe, puramente e semplicemente, a morire di fame.
Se non esclusivamente, certo è soprattutto per
questi motivi che la maggior parte dei teosofisti tengono molto al regime
vegetariano, al quale in genere aggiungono, tuttavia, latte e uova che sono
indubbiamente delle sostanze animali; in verità del vegetarismo esistono
numerosi gradi e varietà.
Dal nostro punto di vista, non si tratta di
condannare in assoluto il vegetarismo in sé, ma ciò che è possibile dire in
modo ragionevole è che il regime alimentare dev’essere unicamente una questione
di clima, di razza e di temperamento; Papus ha potuto scrivere, molto
giustamente, che “bisogna essere ignorante come un teosofista per imporre a
degli inglesi lo stesso regime alimentare degli indù” 10 e racconta
a tal proposito il seguente fatto curioso: “A Londra, nel quartier generale di
una società mistica (la Società Teosofica), abbiamo visto due membri, la
contessa de W… e la sig.ra M… 11, che morivano letteralmente di fame
per evitare di mangiare degli “esseri viventi”, mentre i fondatori, con la
scusa di una malattia, divoravano delle grosse trance di pesce, seguite da
monumentali piatti di riso e di legumi diversi. Le signore desideravano avere
delle “visioni” e nell’attesa si erano procurate una discreta dose di anemia
cerebrale” 12.
Fra le creazioni teosofiste, abbiamo citato la
“Società Vegetariana di Francia” che pubblica la rivista Hygie insieme
alla “Società Belga per lo studio della Riforma Alimentare”; è esistita
anteriormente
288
un’altra pubblicazione simile, intitolata La
Réforme Alimentaire che si proponeva anche di “combattere il vaccino ed i
metodi di Pasteur”. Su quest’ultimo punto, abbiamo già notato l’animosità della
dr.ssa Anna Kingsford contro Pasteur e, in seno all’“Ordine di Servizio della
Società Teosofica”, l’esistenza di una associazione inglese avente per scopo
l’“abolizione della vivisezione, della vaccinazione e dell’inoculazione”.
Sono queste delle opinioni che possono essere
perfettamente sostenibili, ma che ci si stupisce di vedere così strettamente
confuse con ogni sorta di stupidità sentimentale e “umanitaria” (o meglio humane,
come dicono gli inglesi, con un termine che esprime una sfumatura pressoché
intraducibile), è questo che fa perdere loro ogni carattere di serietà, agli
occhi di molta gente sensata.
Per il vegetarismo abbiamo la possibilità di
offrire degli accostamenti del tutto simili a quelli che abbiamo fatto per
l’antialcoolismo; per cominciare diremo che la dottrina antoinista, di cui si è
parlato nel capitolo precedente, raccomanda anche il regime vegetariano.
D’altra parte, sappiamo di una società inglese chiamata “Ordine della
Riconciliazione” (Order of the Atonement), la cui sede è a Brighton e
che possiede dei “Gran Templi” a Parigi, Gerusalemme e Madras; questa
organizzazione si definisce come un “Ordine strettamente templare e
vegetariano”, due cose fra le quali è sicuramente difficile stabilire la minima
relazione logica; del resto non si spiega certo meglio la denominazione di
“buoni Templari” applicata ad una associazione antialcoolica. Quest’“Ordine
della Riconciliazione” pretende di far risalire la sua origine “al Tempio di Ioua
(sic), nella Città Santa”, vale a dire al Tempio costruito da Salomone a
Gerusalemme, esattamente come la Massoneria; i suoi membri assumono l’impegno
di dedicare tutti i loro sforzi per affrettare l’avvento dell’“Età dell’Oro”.
Quest’ultima espressione, che qui designa evidentemente l’epoca in cui gli
uomini si astenevano da ogni nutrimento animale, fa pensare ad un’altra
associazione, fondata in Inghilterra nel 1895, che porta il nome di “Ordine
dell’Età dell’Oro”; i membri di questa associazione, che si qualificano
modestamente come “Cavalieri della Redenzione”, vanno ben oltre i teosofisti,
in quanto a uno stretto vegetarismo: non solo si astengono da ogni sostanza di
origine animale, ma per di più sono “fruttariani” e si astengono da ogni
alimento cotto; sarebbe difficile essere più rigorosi. Quest’Ordine, che
manifesta il suo “ideale” con delle formule particolarmente pompose e
declamatorie,
289
ha aderenti nell’America del Nord, cosa che
non stupisce affatto, ed anche in India, ove recluta i suoi proseliti quasi
esclusivamente fra i Giainisti. Lo stesso Ordine annovera fra i suoi membri più
eminenti il dr. Wu-ting-fang che, in Cina, fu ministro del governo
rivoluzionario provvisorio di Sun-yat-sen (il quale, dopo essersi rifugiato per
qualche tempo in Giappone, recentemente si è fatto eleggere presidente di una
Repubblica cinese del Sud e che, lo diciamo di sfuggita, è protestante ed
appartiene alla Massoneria americana) 13. Infine, l’Ordine rivendica
anche come “fruttariano” il presidente della Repubblica messicana Francisco
Madero (assassinato nel 1913) che era, al tempo stesso, un occultista ed un
Massone d’alto grado:, vi sono, in tutto ciò, delle relazioni abbastanza inattese.
Ma, basta con questo argomento, che alcuni
stimeranno forse poco serio e poco degno di attenzione; se tuttavia ci siamo
sommariamente soffermati è che queste cose, per stravaganti che siano, sono
lontane dall’essere così inoffensive e così trascurabili come potrebbe credere
un osservatore troppo superficiale; esse mostrano molto chiaramente quali sono
le correnti della mentalità moderna con le quali si apparenta il teosofismo e
pensiamo che non sarà inutile insistere ancora su quest’ultimo punto 14.
290
NOTE al Capitolo Ventisettesimo
l. Lotus Bleu, 7 ott. 1890, p. 237.
2. La Clef de la Théosophie, p. 64.
3. L’Occultisme dans la Nature, p.
379.
4. Si
veda, per esempio, un opuscolo intitolato À ceux qui souffrent, della
sig.na Aimée Blech.
5. Geremia,
XXXV, 6.
6. (n.a.) È
indubbio che le società segrete americane da noi citate abbiano ispirato in
gran parte le campagne che hanno condotto all’adozione di leggi
“proibizioniste”, in quasi tutti gli Stati Uniti.
7. Il
dr. Legrain appartiene al tempo stesso alla Massoneria; nel 1901 fu venerabile
della Loggia La Jérusalem Écossaise.
(n.a.) La Loggia “Terra e Libertà” dell’“Ordine
Indipendente dei Buoni Templari” si riunisce al “Foyer Végétalien”, 40, rue
Mathis; questo “Foyer Végétalien” è qualificato come “opera preservatrice delle
miserie umane”.
(Abbiamo preferito non tradurre i due termini
francesi ‑ foyer e végétalien ‑ per conservare le sfumature
enfatiche che essi contengono e che sono quasi inesprimibili in italiano; a
parte foyer, equivalente di “focolare domestico”, végétalien
sottintende una sorta di vegetarismo puro ‑ n.d.t.).
8. La
Clef de la Théosophie, p. 369.
9. La Clef de la Théosophie, pp.
367-368.
10. Traité élémentaire de Magie pratique,
p. 128.
11. La
prima doveva essere la contessa Wachtmeister, l’altra non sappiamo chi fosse.
12. Traité élémentaire de Magie pratique,
pp. 130-131.
13. (n.a.) Dopo
la morte di Sun-yat-sen, i suoi collaboratori si sono divisi ed alcuni fra loro
sono passati al comunismo; quello che è curioso è che anche costoro sono per la
maggior parte protestanti, soprattutto metodisti, e per di più affiliati
all’Y.M.C.A. (vedere nota 3 cap. XXVIII) il cui ruolo
291
negli avvenimenti che si svolgono attualmente
nell’Estremo Oriente è assai strano.
14. (n.a.) Alle organizzazioni segrete di cui abbiamo
parlato in questo capitolo occorre, senza dubbio, accostare quella che si
designa con le iniziali V.P.A. (Vita Più Abbondante), “Associazione
Cosmopolita, Vegetalista ed Occulta”, il cui “Guardiano” è J. Canguilhem, a
Bordeaux.
292
CAPITOLO VENTOTTESIMO
TEOSOFISMO E PROTESTANTESIMO
Ci sembra fuori di dubbio che alcune delle
tendenze che prevalgono in seno alla propaganda teosofica, soprattutto quelle
che abbiamo identificato come “moraliste”, portino l’impronta dello spirito
protestante, ed in particolare dello spirito del Protestantesimo anglosassone.
Certo non è nostra intenzione affermare che
queste tendenze sono monopolio esclusivo del Protestantesimo, ma è proprio nel
suo ambito che prevalgono ed è da lì che si sono diffuse, più o meno
largamente, nel mondo moderno.
Del resto, riscontriamo un’altra analogia fra
il teosofismo ed il Protestantesimo (soprattutto il “Protestantesimo liberale”
che ne è la forma estrema e d’altra parte la logica conseguenza) nel fatto di
sostituire una vaga “religiosità” alla religione propriamente detta, facendo
così predominare gli elementi sentimentali sull’intellettualità, al punto da
annullarla quasi del tutto; non è quello che hanno inteso fare, in seno allo
stesso Cattolicesimo, i modernisti, la cui mentalità, lo abbiamo già detto, è in
fondo del tutto protestante?
Tutte queste tendenze sono strettamente
collegate e non è il caso di stupirsi che i teosofisti che si dichiarano
cattolici (e ve ne sono) esprimono in ogni occasione le loro simpatie
moderniste o “modernizzanti” 1.
Abbiamo anche detto che, in modo generico, il
“neo-spiritualismo” è simile al Protestantesimo; è soprattutto nei paesi
protestanti che le sette ad esso simili nascono, si sviluppano e si
moltiplicano in maniera inverosimile, indice questo di un grave squilibrio
della mentalità religiosa; ma, di tutte queste sette, il teosofismo è forse,
insieme ad alcuni gruppi spiritisti che si potrebbero definire “pietisti”,
293
quella ove l’influenza protestante appare in
modo evidente.
Se si esaminano i metodi che il teosofismo
impiega per la sua diffusione, è facile vedere che sono identici a quelli usati
dalle sette protestanti: da una parte e dall’altra vi è lo stesso accanimento
per la propaganda ed anche la stessa insinuante flessibilità per penetrare i
diversi ambienti presi di mira da questa propaganda, creando ogni sorta di
associazione, più o meno indipendente in apparenza, ma comunque destinata a
concorrere al raggiungimento dello stesso fine.
Qui basta ricordare, per esempio, l’azione
protestante che si esercita in tutti i paesi per mezzo di queste “Unioni
Cristiane dei Giovani” (Y.M.C.A.) e delle loro filiali 2, ove tutti
sono ammessi senza distinzione di confessione religiosa al fine di ampliare
quanto più è possibile il campo d’azione di un proselitismo che per quanto sia
mascherato, non è meno acceso 3.
E questo non è tutto: associazioni come
questa, pur guardandosi dall’essere “confessioni”, ammettono tuttavia anche
l’ispirazione protestante che le informa; ma, a fianco di queste, ve ne sono
altre che ostentano una neutralità assoluta e che non sono per questo meno
strettamente collegate al Protestantesimo, tanto che hanno a volte per guida
una parte dello stesso personale o, in ogni caso, contengono una maggioranza
protestante fra i loro dirigenti. Tali sono le associazioni “neutrali” dei
“boyscouts”, a fianco di associazioni apertamente protestanti 4.
La stessa cosa accade per le. leghe
antialcooliche e per le diverse società segrete o semi-segrete di cui abbiamo
parlato nel capitolo precedente, che pur essendo “neutrali” per la maggior
parte, nondimeno hanno un’origine essenzialmente protestante.
Ora, queste, sono chiaramente le stesse
caratteristiche che si ritrovano nelle molteplici organizzazioni ausiliarie
create dai teosofisti: che alcune abbiano uno scopo dichiarato di propaganda
teosofista, che altre si proclamino indipendenti ed aperte a tutti, pur
ammettendo la loro derivazione, che altre ancora dissimulino più o meno
apertamente la loro origine, tutte sono comunque proiettate, di fatto, verso
un’unica direzione, tutte sono dedicate al “servizio” del teosofismo,
direttamente o indirettamente, e talvolta all’insaputa di gran parte dei loro
membri, perfettamente inconsapevoli del ruolo che si fa loro svolgere.
Questa identità di tendenze e di metodi
si spiega, in modo del tutto naturale, con le origine protestanti dei capi del
teosofismo e della maggioranza dei suoi aderenti; fra loro vi è anche un
294
buon numero di “clergymen” che, se hanno
abbandonato il loro ministero, non hanno per questo cambiato la loro mentalità
e la mantengono intatta anche sotto la maschera “vetero-cattolica” che hanno
adottato in ultimo.
Ma bisogna ritenere e bisogna credere che lo
spirito di concorrenza religiosa opponga il teosofismo al Protestantesimo
propriamente detto, così come l’oppone, checché se ne dica, al Cattolicesimo?
Il caso è del tutto diverso, poiché bisogna tenere conto della molteplicità
indefinita delle sette, che è essenzialmente relativa al Protestantesimo come
conseguenza della sua affermazione del “libero esame”, vale a dire, insomma,
della sua assenza di principi e di autorità tradizionale; ora, le sette
protestanti sono anche in concorrenza fra loro, cosa questa che non impedisce
che siano unite da legami molto reali, poiché esse non sono che delle
espressioni diverse di una medesima mentalità, e qui la rivalità non implica
necessariamente un’ostilità di fondo, poiché non vi è nulla di paragonabile
all’unità cattolica. È per le stesse ragioni che le Chiese scismatiche che si
dichiarano cattoliche (beninteso non ci riferiamo alle Chiese ortodosse
orientali) tendono inevitabilmente ad avvicinarsi al Protestantesimo, presentando
d’altronde lo stesso fenomeno di dispersione; sarebbe anche difficile tracciare
una linea di demarcazione ben precisa fra questi scismi e le comunioni
protestanti: gli Anglicani, per esempio, non si compiacciono di dirsi
cattolici?
In fondo, il comportamento del teosofismo nei
confronti delle sette protestanti non è molto diverso da quello che queste
ultime adottano fra loro ed è per questo che gli indù considerano il
teosofismo, perlomeno nella sua connotazione odierna, come una nuova setta
protestante venuta ad aggiungersi a quelle già esistenti: una più o una meno,
in una tale moltitudine, non può avere che un’importanza molto relativa.
Del resto, noi abbiamo conosciuto della gente
che era passata successivamente per diverse sette protestanti e che era poi
pervenuta al teosofismo, o viceversa; costoro sono di quelli di cui un
teosofista belga dimissionario ha potuto dire, molto giustamente, che “danno a
certi gruppi un’aria da Esercito della Salvezza” 5, e si ha
esattamente la stessa impressione leggendo qua e là nelle pubblicazioni
teosofiste, il cui tono è del tutto simile a quello delle prediche protestanti.
Simili accostamenti non possono essere
accidentali; beninteso,
295
noi non intendiamo affermare che il teosofismo
deriva da tale o tal altra specifica filiazione del Protestantesimo ma,
allorché parliamo di Protestantesimo come abbiamo fatto fin qui, ci riferiamo
ad una certa condizione di spirito e ad una certa mentalità. Sono questi dati
che ci conducono a tutte le analogie che abbiamo rilevato: condizione di
spirito e mentalità che sono dei teosofisti come lo sono per gradi diversi, di
molti altri “neo-spiritualisti”, come lo sono anche, lo ripetiamo, dei
modernisti e degli “immanentisti” sedicenti cattolici, ed ancora, nel dominio
filosofico, come lo sono dei pragmatisti e degli intuizionisti contemporanei.
D’altronde, ciò non impedisce che in
seno a queste correnti di pensiero o all’origine di esse, possano esservi delle
influenze individuali o collettive esercitantesi in maniera più o meno nascosta
e favorite nella loro azione dal groviglio di tutti questi gruppi e di tutte
queste scuole. Le divergenze, se non proprio superficiali, sono in ogni caso
molto meno importanti delle comuni tendenze; e si può dire che tutto questo si
svolge come se si fosse alla presenza di una moltitudine di sforzi tendenti, ciascuno
nel suo dominio e secondo i suoi propri mezzi, alla realizzazione di un unico
piano.
A proposito dei rapporti fra teosofismo
e Protestantesimo, si pone ancora un interrogativo: se si considera che
all’inizio il teosofismo è anticristiano e che lo resta sempre, malgrado le sue
attuali apparenze “neo-cristiane”, se ne dovrà concludere che, il
Protestantesimo, allorché le sue tendenze siano spinte all’estremo, debba
logicamente abortire in anticristianesimo?
Per quanto paradossale possa sembrare a
prima vista una tale conclusione (soprattutto se si tiene conto che molte sette
protestanti amano dirsi “cristiane”, senza alcuna aggettivazione, o addirittura
“evangeliche”) vi sono tuttavia dei fatti che, perlomeno, sono suscettibili di
giustificarne una certa verosimiglianza 6: tale è soprattutto il
caso del “Protestantesimo liberale” che non ammette più neanche la divinità di
Cristo o che l’ammette solo come un “modo di esprimersi” e che non è più, in
fondo, che un semplice “moralismo” mascherato da pseudo-religione; e questa
degenerazione è più logica, a nostro avviso, di quei mezzi termini su cui si
attesta il Protestantesimo che si qualifica “ortodosso”, come se potesse
esserci ortodossia laddove nessuna regola può intervenire efficacemente per
limitare l’arbitrio delle interpretazioni individuali!
D’altro canto, occorre ancora notare che
le idee messianiche e millenariste, in certe sette protestanti acquistano
attualmente
296
una singolare estensione: tale è il caso, per
esempio, di quella degli “Avventisti” che annunciano, per una data poco
lontana, la fine del mondo ed il ritorno di Cristo glorioso. Inoltre, oggi più
che mai, i profeti ed i pretesi Messia pullulano stranamente in tutti gli
ambienti in cui ci si occupa di occultismo; noi ne abbiamo conosciuto un certo
numero, al di fuori di Alcyone e del teosofismo, e se ne annunciano ancora
altri; l’idea della prossima “reincarnazione di Cristo” si diffonde ora nei
circoli spiritisti; occorre vedervi un segno dei tempi? 7
Comunque sia, e senza pretendere di
arrischiare la minima predizione, è ben difficile, in presenza di tutto ciò,
impedirsi di pensare a queste parole del Vangelo: “Perché sorgeranno dei falsi
Cristi e dei falsi profeti che faranno dei grandi portenti e dei prodigi da
sedurre anche gli eletti, se fosse possibile” 8. Sicuramente non
siamo ancora a questo punto; i falsi Messia che abbiamo esaminato fin qui non
han fatto che dei prodigi di una qualità molto scadente e coloro che li hanno
seguiti, probabilmente, non erano molto difficili da sedurre; ma chi sa cosa ci
riserva l’avvenire?
Se si considera che questi falsi Messia non
sono mai stati che degli strumenti, più o meno coscienti, nelle mani di coloro
che li hanno suscitati e se ci si rifà in particolare alla serie di tentativi
attuati continuamente dai teosofisti, si è portati a pensare che queste sono
solo delle prove, in qualche modo degli esperimenti, che si ripeteranno sotto
forme diverse fino a quando si otterrà il risultato voluto, e nel frattempo
oggi hanno come risultato di gettare una certa confusione negli spiriti 9.
D’altronde, non crediamo che i teosofisti, al
pari degli occultisti e degli spiritisti, posseggano la capacità per riuscire
pienamente, da soli, in una simile impresa; ma dietro tutti questi movimenti,
non potrebbe esserci qualcosa di altrimenti temibile, che forse neanche i loro
stessi capi conoscono e di cui essi, a loro volta quindi, non sono che dei
semplici strumenti?
Ci accontenteremo solo di porre questa
questione, senza cercare, qui, di risolverla; per farlo occorrerebbe fare
intervenire delle considerazioni estremamente complesse che ci condurrebbero
ben al di là dei limiti che ci siamo fissati per il presente studio.
297
NOTE al Capitolo Ventottesimo
l. Si veda, per esempio, un opuscolo
anonimo intitolato La Compagnie de Jèsus et la Théosophie: Réponse d’une
Catholique aux “Études” (Articles du R.P.de Grandmaison).
2. Fra
queste occorre citare, in Francia, le “Case del Soldato”.
3. (n.a,) Le
lettere Y.M.C.A. significano “Young Men’s Christian Associations” vi sarebbero
delle cose curiose da dire sulla mania delle designazioni per iniziali che
infierisce attualmente dappertutto; essa è sicuramente di origine anglosassone,
principalmente americana, ed alcuni vogliono scorgervi, non senza un po’ di
ragione, l’indice dell’influenza delle molteplici società segrete o
semi-segrete più o meno apparentate con la Massoneria o quanto meno costituite
ad imitazione di essa.
4. Vedere La Question des Boy-Scouts ou
Éclaireurs en France, di Copin Albancelli.
5. Lettre
ouverte à M.me Besant, di Émile Sigognel: in Mysteria, febb. 1914.
6. Questa
conclusione è esattamente quella di un articolo dedicato a Leadbeater e firmato
Timothée (Charles Godard), pubblicato nell’Écho du Merveilieux del 15
luglio 1912; questo articolo, che d’altronde non coincide interamente col
nostro modo di vedere, termina così: “Dopo aver sospirato sulle pagine che M.me
Annie Besant ha scritto a proposito della prossima venuta dell’Istruttore
dei Mondo, del grande rivelatore di una religione mondiale, essi (i
teosofisti) sarebbero disposti a riconoscerlo nell’Anticristo. Il
protestantesimo avrà come ultima conseguenza l’anticristianesimo”.
7. (n.a.)
M.me Besant ha avuto cura di far notare, che “la setta degli ‘Irwingites’
sosteneva, in maniera molto precisa, l’idea di un secondo avvento di Cristo” (Vers
l’Initiation, p. 150); ecco una netta conferma dei rapporti esistenti fra
il messianesimo di queste sette protestanti e quello dei teosofisti.
8.
Matteo, XXIV, 24.
9. (n.a.) Gli
sforzi fatti, vanamente d’altronde, da Krishnamurti per sottrarsi al suo ruolo
di Messia, mostrano chiaramente che egli non è che un semplice strumento e, noi
diremmo volentieri, una vittima di imprese ove la sua volontà non esiste
affatto. L’attuale sviluppo del messianesimo teosofista, che d’altronde non
sembra suscitare nel “mondo esteriore”
298
tanto scalpore come si sperava, non comporta
alcuna modifica a quanto scrivevamo prima degli ultimi avvenimenti; occorre
aggiungere che, anche se i capi del teosofismo oggi considerano che, per quanto
li riguarda, si tratta molto di più che un qualunque tentativo, è
possibilissimo che, per altri, anche il loro movimento sia uno dei tanti
elementi che debbano concorrere a preparare la realizzazione di un piano molto
più vasto e più complesso.
299
CAPITOLO VENTINOVESIMO
IL RUOLO POLITICO DELLA SOCIETÀ’TEOSOFICA
Ci rimane, adesso, di parlare del ruolo
politico che giuoca la Società Teosofica, in particolare nell’India: questo
ruolo è stato valutato in maniera diversa 1 ed è senza dubbio
difficile farsene un’idea ben precisa, perché questo fa parte di quelle cose
che i teosofisti tengono realmente segrete, molto di più che il loro preteso
esoterismo; essi hanno sempre affermato che, almeno in quanto teosofisti, non
fanno politica, adducendo che “la loro organizzazione è essenzialmente
internazionale” 2.
Questo ruolo tuttavia esiste e se la Società
presa nel suo insieme è in effetti internazionale, la sua direzione è nondimeno
diventata puramente inglese; così, al di là di quelle che, talvolta, possono
essere le apparenze, noi abbiamo la convinzione, potremmo anche dire la
certezza, che il teosofismo, visto sotto questo profilo, è soprattutto uno
strumento al servizio dell’imperialismo britannico.
Dovette essere così fin dall’inizio, o poco
dopo, poiché dei testimoni degni di fede ci hanno assicurato che M.me
Blavatsky, durante il suo soggiorno in India, riceveva dal governo inglese una
sovvenzione annuale cospicua (ci è stata fornita la cifra di dodici mila
rupie): ciò costituiva, sembra, il prezzo per certi servizi resi contro il suo
paese d’origine; del resto lei respingeva volentieri la sua origine russa ed
amava dirsi americana (abbiamo visto che effettivamente si era fatta
naturalizzare nel 1878). Hodgson, molto meno competente in questa materia di
quanto lo fosse nello studio dei fenomeni psichici, ebbe dunque il gran torto
di sospettare che fosse una spia russa; e se, come è il caso di credere, questo
sospetto gli fu suggerito da certi funzionari, è perché costoro non ne sapevano
più di lui: la polizia politica, in India, è
300
completamente staccata, dai servizi
amministrativi ufficiali, nonostante alcuni suoi agenti appartengano
contemporaneamente a questi ultimi; fatto sta che il governo, che doveva sapere
chi fosse in realtà, non tenne in alcun conto l’accusa di Hodgson.
La Società Teosofica, già allora, lavorava per
l’Inghilterra; ecco, a questo proposito, una nota molto significativa che
Sinnett (lui stesso funzionario governativo) 3 inserì nella sua
prima pubblicazione: “Molti dei vecchi indiani e diversi libri sulla rivolta
dell’India, parlano della maniera incomprensibile con cui le notizie su
avvenimenti che si svolgevano a grande distanza, giungessero talvolta nei bazar
dei nativi prima ancora di arrivare agli europei che si trovavano negli stessi
luoghi e questo malgrado l’impiego dei mezzi di comunicazione più rapidi che
questi ultimi erano in grado di disporre. La spiegazione che mi è stata data di
questo fatto è che i Fratelli (cioè i “Mahâtmâ”), che a quell’epoca
desideravano conservare il potere britannico in quanto lo ritenevano
preferibile, per l’India, ad ogni altro sistema di governo legato ai nativi,
seguendo i loro metodi particolari, diffondevano rapidamente le notizie,
allorché queste erano di natura tale da calmare l’eccitazione popolare e da
scoraggiare nuovi sollevamenti 4.
Il sentimento che li animava allora è lo
stesso che li anima ancora oggi ed il governo inglese agirebbe saggiamente
favorendo lo sviluppo dell’influenza della Società Teosofica in India. I
sospetti che furono sollevati all’inizio contro i suoi fondatori, anche se
infondati, erano tuttavia molto scusabili ma oggi, che si comprende meglio il
carattere del movimento, i funzionari del governo britannico in India farebbero
bene, al momento opportuno, a dimostrare della simpatia per i promotori della
Società, che logicamente hanno un compito ingrato da svolgere se sono privati
di ogni testimonianza di simpatia” 5.
In effetti, l’appoggio morale e finanziario
del governo, se non di tutti i suoi funzionari, non venne mai a mancare alla
Società Teosofica, così come quello di alcuni principi locali i cui sentimenti
anglofili sono ben conosciuti. Così, il Mahârâja di Cooch-Behar, alto
dignitario della Massoneria britannica morto in Inghilterra nel 1911, era
membro della Società Teosofica; egli ne organizzò una sezione nella capitale
del suo stato nel 1890 e, nel 1893, fu eletto presidente della sezione di
Darjeeling 6.
Egli era il genero di Keshab Chander Sen,
fondatore di una delle sette del Brahma Samâj chiamata “Chiesa della
Nuova Dispensazione”
301
e che è forse quella le cui simpatie verso il
Cristianesimo protestante furono più pronunciate. Suo figlio e successore, il
Mahârâja attuale, appartiene ugualmente alla Massoneria inglese ed è uno dei
dignitari dell’Ordine del Secret Monitor, che ne è una dipendenza. La
Società Teosofica conta pure, se non fra i suoi membri almeno fra i suoi
protettori e benefattori, il Mahârâja di Kapurthala, altro alto dignitario
della Massoneria inglese che, nel 1892, donò la somma di due mila rupie al “Fondo
commemorativo di H.P.B. 7 destinato alla pubblicazione di traduzioni
orientali” 8.
Dal momento che abbiamo accennato alla
Massoneria in India, ecco una piccola curiosità che permetterà di rendersi
conto di quello che era il suo ruolo: il capo della polizia segreta locale era,
nel 1910, Gran Maestro Delegato della Gran Loggia del Distretto del Bengala,
funzione ricoperta precedentemente dal Mahârâja di Cooch-Behar.
Naturalmente l’appoggio governativo è basato
sul pretesto delle opere educative create dalla Società Teosofica; ma, in
realtà, si giustifica soprattutto per la lotta da essa condotta, proprio per
mezzo di. tali opere ed anche di diversi altri organismi, contro le istituzioni
tradizionali indù, in particolare contro l’istituzione delle caste, nei cui
confronti gli Europei dimostrano tanta ostilità per quanto sono incapaci di
comprendere i profondi principi sui quali questa si fonda; del resto, la
civiltà indù è interamente basata su una tradizione che si ricollega a dei
principi di ordine puramente metafisico.
Ben inteso, i. veri Indù, che sono
essenzialmente tradizionalisti e che, per la ragione appena detta, non
potrebbero non esserlo, si guardano bene dall’entrare in contatto con un tale
ambiente, tantopiù che non saprebbero perdonare ai teosofisti il travisamento
delle dottrine orientali; essi manifestano un profondo disprezzo per quei loro
compatrioti, molto rari d’altronde, che si sono affiliati a questa Società;
questi ultimi invece, al pari di coloro che accettano di entrare in Massoneria,
sono molto ben visti dal governo britannico, da cui ottengono talvolta
vantaggiose sistemazioni. È così, per esempio, che qualche anno fa fu posto a
capo del servizio archeologico del Kashmir il teosofista J.C. Chatterji, autore
di numerose opere 9 che, malgrado i loro titoli e la loro
pretenzione, sono molto più ispirate alla filosofia evoluzionista (e molto
“essoterica”) di Herbert Spencer che alle antiche dottrine orientali.
302
Quanto a M.me Besant, le sue
affermazioni di amicizia nei confronti degli Indù non sono mai state prese sul
serio da costoro: nel 1894, all’epoca in cui dichiarava ancora che “essere
convertiti al Cristianesimo è peggio che essere uno scettico e un materialista”,
mentre proclamava di essersi convertita all’induismo 10, M.S.C.
Mukhopâdyâya scriveva, nella rivista Light of the East, che questo
induismo era della “pura pubblicità” e che intorno a questo “Buddhismo di
fantasia” non vi erano che poche centinaia di teosofisti su duecentocinquanta
milioni di Indù; egli considerava M.me Besant come un semplice agente politico
inglese e concludeva mettendo in guardia i suoi compatrioti contro di lei e
consigliando loro di resistere più che mai ad ogni ingerenza straniera.
Molto più tardi, ecco in quali termini, della
più energica severità, era giudicato l’operato di M.me Besant da alcuni
patrioti Indù: “M.me Besant si è fatta notare per i tanti aspetti della sua
vita avventurosa ma il suo ultimo ruolo è quello di un nemico sottile e
pericoloso del popolo indù, intorno al quale ella volteggia come un pipistrello
nelle tenebre della notte. … Così come le sirene, con i loro canti, conducono
gli uomini alla rovina, questa donna eloquente e dotata attira la gioventù indù
verso la propria distruzione con le sue parole mielate e menzognere. Il veleno
della sua parola argentata, ingerito dai suoi incantati uditori, è più mortale
di quello del serpente… Dopo l’istituzione del ‘Collegio Centrale Indù’ a
Benares, M.me Besant si è sempre più immersa nel fango dell’ipocrisia e della
menzogna. Forse l’orgogliosa passione dell’immaginaria superiorità della sua
razza ha sopraffatto il suo fervore religioso. Ella è sempre stata instabile ed
incostante nel suo attaccamento alle idee ed alle cause. Tale caratteristica
della sua mentalità ha indotto W.T. Stead a chiamarla ‘la donna senza solida
convinzione’. Comunque sia, è certo che attualmente ella è completamente
d’accordo con i piani della casta straniera che governa le Indie e dev’essere
annoverata fra i nemici dell’India… Qual è dunque la funzione di M.me Besant
nei ranghi degli agenti ufficiali? Che metodo segue? Le è stata affidata la
delicata missione di controllare il sistema religioso indù dall’interno. Il
governo non può colpire la nostra religione direttamente ed apertamente. Ma la
burocrazia straniera non può trascurare un’organizzazione così vasta e così
influente, poiché teme ogni istituzione in grado di unificare la razza
conquistata. Di conseguenza vengono inviati spie ed impostori camuffati, per
poter entrare in questa
303
cittadella ed ingannarne i guardiani.
M.me Annie Besant ed i suoi colleghi di Benares, come il dr. Richardson ed il
sig. Arundale, sono degli imperialisti inglesi che lavorano allo scopo di
controllare la vita religiosa indù. Essi sono come dei lupi travestiti da
agnelli e sono da temere e da condannare più dei nemici brutali e grossolani
dell’India… Ecco perché lei ha tradotto la Bhagavad Gîtâ ed ha fondato
il ‘Collegio Centrale Indù’ 11.
Attualmente ha dedicato tutte le sue
energie alla propaganda imperialista della Gran Bretagna” 12.
Al contrario, coloro che da questi stessi
patrioti indù sono considerati come dei traditori della loro causa, non
esprimono che elogi nei confronti di M.me Besant e della sua opera: ne abbiamo
una prova nella calorosa difesa pubblicata a favore di quest’ultima, nel giugno
1913, in occasione del processo di Madras, dal Rajput Herald, rivista
pubblicata a Londra, che si proclama “devota all’Imperialismo” e sulla cui
copertina fa sfoggio una cartina dell’“Impero sul quale splende sempre il sole”
(The Empire on which the sun ever shines); ecco certo un’amicizia molto
compromettente. Del resto, M.me Besant stessa non doveva creare, nel gennaio
del 1914, ad Adyar, un nuovo periodico intitolato The Commonwealth,
destinato in modo particolare all’India, e che portava questo motto: “Per Dio,
la Corona ed il Paese” (For God, Crown and Country)? Molto tempo prima
ella si vantava di aver ottenuto, per il suo “Collegio Centrale Indù”, un
ritratto firmato da Re Edoardo VII, per mezzo del grazioso intervento della
principessa di Galles 13; e non è ancora lei che fece includere
negli statuti della Co-Massoneria britannica che questa (ivi comprese le Logge
dell’India) “esige dai suoi membri la lealtà verso il sovrano” 14?
Si sa in che senso gli inglesi intendono, in materia politica, i termini di
“lealtà” e di “lealismo”; tutto ciò è dunque perfettamente convincente e non
lascia spazio ad alcun dubbio, anche quando non avessimo avuto altre
informazioni dirette e tutte concordi, venute a rafforzare ulteriormente le
nostre convinzioni 15. D’altronde possiamo citare alcuni testi che,
nello stesso ordine di idee, sono assai edificanti: una dozzina d’anni fa, M.me
Besant dichiarava, in una conferenza fatta a Lahore, “che l’invasione straniera
è spesso servita allo sviluppo e che gli Indù devono cessare di detestare gli
Inglesi”. Questa dichiarazione è da collegare ad un documento più recente, il
giuramento che devono prestare i “Fratelli del Servizio”, cioè gli aderenti ad
una sezione dell’“Ordine di Servizio della Società
304
Teosofica”, che fu organizzata in India, verso
il 1913, “fra i membri più devoti della Società”, “per far entrare la Teosofia
nella pratica della vita e per associare la Teosofia alla definizione delle
riforme sociali”. Ecco il testo di questo giuramento, il cui inizio non lascia
adito ad alcun equivoco: “Considerato che l’interesse primario dell’India è
di svilupparsi liberamente sotto la bandiera britannica, di liberarsi da
ogni usanza che possa nuocere all’unità di tutti gli abitanti e di ridare
all’Induismo un po’ più di flessibilità sociale e di reale senso fraterno, io
prometto: ‑ 1° di non tenere in alcun conto le differenze di casta; ‑ 2° di non
sposare i miei figli fintanto che sono minorenni, né le mie figlie prima che
esse abbiano raggiunto il 17° anno d’età; ‑ 3° di dare l’istruzione a mia
moglie ed alle mie figlie ed anche alle donne della mia famiglia, per quanto
esse saranno disposte; di incoraggiare l’istruzione delle ragazze e di oppormi
alla reclusione della donna; ‑ 4° di incoraggiare l’istruzione del popolo per
quanto mi sarà possibile; ‑ 5° di non tenere in alcun conto, nella vita sociale
e politica, delle differenze di colore e di razza, di fare quanto è in mio
potere per favorire il libero ingresso delle razze di colore in tutti i paesi,
al pari degli emigranti bianchi; ‑ 6° di combattere attivamente ogni ostracismo
sociale per quanto riguarda le vedove che si risposano; ‑ 7° di incoraggiare
l’unità dei lavoratori in tutte le richieste di progresso spirituale,
educativo, sociale e politico, sotto la. direzione del Congresso Nazionale
Indù” 16.
Questo preteso “Congresso Nazionale
Indù”, è bene dirlo, fu creato dall’amministrazione inglese con l’aiuto dei
teosofisti, se non addirittura su loro suggerimento e mentre M.me Blavatsky era
ancora in vita, lei scrisse che questo Congresso era “un corpo politico con cui
la nostra Società non ha niente a che vedere, benché sia stato organizzato da
nostri aderenti, indiani ed anglo-indiani”; ma, nello stesso articolo,
aggiungeva: “Allorché ebbe inizio l’agitazione politica, il Congresso Nazionale
convocato fu modellato secondo il nostro piano e fu guidato
principalmente dai membri che erano stati i delegati alla nostra convenzione” 7.
Fino ad oggi questo Congresso è rimasto
quasi interamente sottomesso all’influenza di M.me Besant; il suo vero scopo è
di arginare le aspirazioni all’indipendenza, dando loro una parvenza di
soddisfazione, d’altronde quasi completamente illusoria; il progetto di “Home
Rule” irlandese (e si sa come esso è stato accolto) deriva esattamente dalla
stessa politica, che si è provato ad applicare
305
anche in Egitto 18.
Per ritornare ai “Fratelli del Servizio”, non
è certo una istituzione simile che poteva essere in grado di dare al
teosofismo, ammesso che fosse possibile, un po’ di prestigio agli occhi dei
veri Indù; costoro non sono molto portati a credere a tutte queste fole del
“progresso” e della “fraternità”, non meno che ai benefici della “istruzione
obbligatoria” e non si curano affatto di fare delle loro donne e delle loro
figlie delle “suffragette” (è questo lo scopo dichiarato delle Logge
“Co-Massoniche” in India, come in Europa ed in America) e non acconsentiranno
mai a lasciarsi persuadere, con il pretesto dell’“assimilazione” ai loro
dominatori stranieri, a calpestare i loro costumi più sacri: l’impegno “a non
tenere in alcun conto le differenze di casta” equivale per gli Indù ad una vera
abiura.
Ma vi è ancora di meglio: al processo di
Madras, per impressionare favorevolmente i giudici, M.me Besant non esitò a far
mostra di alcuni servizi da lei resi al governo, pretendendo che era lì che
bisognava cercare la vera causa della campagna organizzata contro di lei. Nel
documento che depositò in sua difesa, si legge: “La convenuta fa presente che
questa azione giudiziaria è stata intrapresa per motivi politici e per
inimicizia personale, allo scopo di arrecare danno alla convenuta stessa, sulla
base di una macchinazione elaborata per distruggere la sua vita o la sua
reputazione, in quanto che lei aveva trattenuto gli studenti dell’India dal
partecipare ai complotti degli “Estremisti” e si era sforzata di ispirare loro
il lealismo nei confronti dell’Impero. Da quando è intervenuta per porre fine
alle esercitazioni di giovani, fatte in segreto, ed alla raccolta di armi nel
Mahârâshtra, durante la vicereggenza di Lord Curzon, è stata considerata come
un ostacolo ad ogni propaganda di violenza fra gli studenti e la sua stessa
vita è stata minacciata sia in India che in Europa… La convenuta chiede che
questi ragazzi (i suoi due pupilli) siano protetti dalla Corte contro il
riaccendersi di influenze che farebbero loro odiare gli inglesi, invece di
amarli e di essere loro devoti come lo sono attualmente, cosa che ne farebbe
dei cattivi cittadini” 19.
D’altra parte, ecco l’inizio di una
descrizione delle cause del processo, redatta da Arundale “Non si potrebbe
comprendere il processo instaurato contro M.me Besant se lo si considerasse
come un fatto a sé, invece di considerarlo come facente parte di una manovra
iniziata da lungo tempo e avente lo scopo di distruggere l’influenza
306
da lei esercitata nei confronti della
gioventù indiana, poiché tale influenza ella l’ha sempre esercitata per
impedire alla gioventù di prendere parte ad ogni violenza politica e per
impedire che i più giovani si affiliassero alle numerose società segrete che
attualmente costituiscono il vero pericolo per l’India. La campagna contro M.me
Besant fu iniziata dal famoso Krishnavarma che, nel suo giornale, consigliava
di assassinarla, poiché la considerava come il più grande ostacolo per il
partito estremista 20. Gli attacchi di Tilak in India, senza
arrivare a consigliare l’assassinio di M.me Besant, avevano lo scopo di
distruggere la sua influenza sui giovani indù. Il movimento estremista era
diretto da uomini di una stretta ortodossia, come i due principali capi,
Arabindo Ghosh e Tilak. Ghosh attualmente si trova nell’India francese e Tilak
è in prigione. I giornali di Tilak hanno, nondimeno, continuato i loro attacchi
contro M.me Besant ed anche a Madras l’Hindu vi ha collaborato come ha
potuto” 21.
Ed ecco la conclusione della stessa
descrizione: “Qualunque sia l’esito di questo processo non v’è alcun dubbio che
se il complotto contro M.me Besant riuscirà a distruggere la sua influenza in
India, sparirà uno dei principali fattori di riavvicinamento fra l’Inghilterra
e l’India” 22.
In fondo, il governo britannico non ha motivo
per evitare di servirsi di simili aiuti, tantopiù che essi sono sempre
passibili di disconoscimento allorché diventano scomodi o incorrono in qualche
errore: al tempo del processo di Madras, il 7 maggio 1913, il Times
riferiva “che il governo si guarda dal dare la sua approvazione, perfino una
parvenza di approvazione; al movimento teosofista”, cosa che sottintendeva, per
chiunque sia addentro a queste cose, che effettivamente l’aveva approvato e
favorito fino a quel momento. Del resto, in una lettera scritta in risposta a
quell’articolo, e che fu pubblicata il 9 maggio, Wedgwood ebbe cura di
replicare che “è stato riconosciuto da alti funzionari dell’India che
l’influenza della Società Teosofica ed il lavoro personale di M.me Besant in
India, sono stati molto efficaci nell’ispirare alla gioventù indiana dei
sentimenti di fedeltà verso il governo inglese”23.
Questi metodi politici, per quanto ripugnanti
possano sembrare ad alcuni, sono usati più o meno correntemente in tutti i
paesi: è così che, alcuni anni fa, si introdussero in Boemia diverse
organizzazioni occulte, nelle quali ci si sforzava di attirare i patrioti cechi
che erano particolarmente sospetti al governo di Vienna; ora, uno dei dirigenti
di queste organizzazioni era molto semplicemente
307
il capo della polizia segreta austriaca; la
storia contemporanea dell’occultismo in Russia fornirebbe anch’essa degli
esempi molto curiosi di fatti più o meno simili. In tali circostanze coloro che
sono da biasimare sono quelli che acconsentono a farsi carico di un ruolo così
poco onorevole e non sempre esente da pericoli: abbiamo visto che M.me Besant
si lamentava che la sua vita era stata minacciata e se, in effetti, non si è
mai verificato alcun vero attentato contro di lei, non è men vero che, malgrado
tutte le precauzioni di cui si circondava, è stata fatta oggetto di lanci di
pietre, nel corso dei suoi giri in India.
Nel 1916, per riabilitarla agli occhi degli
Indù e per suggerire loro un po’ di fiducia in lei, si è provato ad attuare un
simulacro di arresti nella sua stessa villa di Gulistan, cosa che non le ha
impedito, d’altronde, di tener delle riunioni; ma tale astuzia assai grossolana
non poteva ingannare nessuno, solo in Europa alcuni hanno creduto che un tale
comportamento fosse motivato da un reale cambiamento delle attitudini politiche
di M.me Besant. Si può comprendere adesso perché certi Indù associano volentieri
il nome di lei a quello di Rudyard Kipling, che è sicuramente un grande
scrittore (la stessa M.me Besant non è priva di un certo talento), ma che
diverse avventure, che fanno poco onore al suo carattere, gli impediscono di
ritornare nel suo paese natale; e vi è la circostanza aggravante che entrambi
sono d’origine irlandese.
Poiché abbiamo citato Rudyard Kipling,
segnaliamo che egli ha scritto un romanzo intitolato Kim che, salvo
alcuni punti, può essere considerato come una vera autobiografia; in
particolare, quello che vi si racconta sulla rivalità fra Russi ed Inglesi
nelle regioni settentrionali dell’India è sicuramente un fatto storico. Fra le
altre cose, vi si trovano anche dei curiosi particolari sull’organizzazione
dello spionaggio politico e sull’utilizzazione a tale scopo, da parte inglese;
di una società segreta chiamata Sat Bhai (I Sette Fratelli); questa
società esiste veramente e fu introdotta in Inghilterra da ufficiali
dell’armata delle Indie nel 1875, lo stesso anno in cui fu fondata la Società
Teosofica 24.
È chiaro che se la doppiezza dei capi del
movimento teosofista non ha per noi alcun dubbio, la buona fede della maggior
parte di coloro che li seguono, soprattutto di coloro che non sono inglesi, è
completamente fuori questione; in tutti gli ambienti di questo genere occorre
sempre saper distinguere i ciarlatani dalle loro vittime e se non si può
provare che disprezzo per gli uni, occorre
308
compatire gli altri, che sono la gran parte, e
sforzarsi di illuminarli finché si è in tempo e fintanto che il loro
accecamento non è irrimediabile.
Intanto, sempre in relazione all’argomento
trattato in questo capitolo, citiamo ancora un passo, certamente degno di nota,
tratto da un’opera relativa alle famose “vite d’Alcyone”: “Allorché la famiglia
non segue più la legge naturale (raccogliendosi intorno al padre ed alla
madre), è il disordine. Lo stesso accade per le nazioni: sono necessarie la nazione-padre
e la nazione-madre che vivano in perfetta armonia o è la guerra. La
nazione che domani dirigerà, che svolgerà nel mondo un ruolo simile a quello di
Manu, del padre, sarà probabilmente l’Inghilterra; nella funzione di
madre, o Bodhisattwa, avremo l’India. È così che il Manu e il Bodhisattwa
si dedicheranno a rimettere ordine nel mondo, per ciò che concerne le nazioni” 25.
Tradotto in parole povere, significa:
mentre l’India, sotto la dominazione inglese, dovrà accontentarsi di un ruolo
“spirituale” consistente nel fornire, con Krishnamurti, un “supporto” alla
manifestazione dell’atteso “Grande Istruttore”, l’Inghilterra è chiamata a
dettare le sue leggi al mondo intero (il ruolo essenziale di Manu è, in
effetti, quello di legislatore). Si tratterà certo della realizzazione degli
“Stati Uniti del. Mondo” ma sotto l’egida della “Nazione dirigente” e a suo
esclusivo profitto; in tal modo, l’internazionalismo dei capi del teosofismo
non è altro, molto semplicemente, che l’imperialismo britannico portato alle
sue estreme conseguenze, cosa, questa che fino ad un certo punto è
comprensibile; ma che pensare della inaudita ingenuità dei teosofisti francesi
che accettano docilmente e ripetono con servile diligenza simili
“insegnamenti”.
L’idea dei rapporti fra l’Inghilterra e
l’India, così come li abbiamo visti enunciare, non è del tutto nuova e M.me
Besant non ha neanche il merito di averla inventata. In realtà, nella “Via
Perfetta” di Anna Kingsford e Edward Maitland, si può leggere: “Poiché
dall’unione spirituale nell’unica fede del Buddha e del Cristo, nascerà la
futura redenzione del mondo, le relazioni fra i due popoli con i quali, sul
piano psichico, questa unione dovrà essere effettuata diventano un argomento di
una importanza e di un interesse speciale. Visto sotto questo aspetto, il
legame esistente fra l’Inghilterra e l’India si eleva dalla sfera politica a
quella spirituale” 26.
Gli autori, presso i quali abbiamo già
rilevato l’idea che il Buddhismo e il Cristianesimo sono come due elementi
complementari di una stessa religione, hanno solo dimenticato che il Buddhismo,
già
309
da lungo tempo, ha cessato di esistere in
India; ma vediamo ancora più avanti: “In questa visione dell’avvenire imminente
27 si deve ricercare il filo conduttore della politica spirituale
del mondo. Trasposti dal piano mistico a quello terreno, i ‘Re dell’Oriente’
(allusione ai Re Magi del Vangelo) sono quelli che detengono la sovranità
politica sulle provincie dell’Indostan. Sul piano personale, questo titolo
implica il possesso della conoscenza ‘magica’ o delle chiavi del regno dello
Spirito; possederlo significa essere Maghi. In entrambi i sensi il titolo ormai
ci appartiene. Di uno dei principali depositi di questa conoscenza magica, la
Bibbia, il nostro paese è stato da lungo tempo il guardiano ed il principale
campione 28. Durante tre secoli e mezzo, un periodo che richiama il
mistico ‘un tempo, più tempi e mezzo tempo’ 29 ed anche ‘l’anno
degli anni’ 30 dell’eroe solare Enoch 31, la Gran
Bretagna ha amorosamente e fedelmente, sebbene inconsapevolmente, conservato ed
osservato la Lettera che adesso, con la scoperta della interpretazione 32,
è, come il suo prototipo (allusione all’Ascensione di Cristo), ‘trasferita’ sul
piano dello Spirito. Possedendo così la Gnosi, nella sua sostanza e nella sua
forma, il nostro paese sarà pronto per una sovranità più elevata, in quanto
spirituale, alla quale è destinato, sovranità che sopravviverà al suo impero
materiale… Dunque, tutto ciò che tende ad unire l’Inghilterra all’Oriente è
relativo al Cristo, tutto quello che tende a separarli è relativo
all’Anticristo” 33.
Tutta questa storia, ed in particolare
l’ultima citazione, ci ricorda una strana coincidenza: Éliphas Levi, che morì
nel 1875, aveva annunciato che nel 1879, vale a dire nel medesimo periodo in
cui M.me Blavatsky fissava in India la sede della Società, si sarebbe
instaurato un nuovo “Regno Universale” politico e religioso, che questo Regno
sarebbe appartenuto “a chi fosse in possesso delle chiavi dell’Oriente” e che
queste chiavi sarebbero state in mano “alla nazione avente la vita e l’attività
più intelligente”. Questa predizione era contenuta in un manoscritto in
possesso di un occultista di Marsiglia, allievo di Éliphas Levi, il barone
Spedalieri; costui lo donò precisamente ad Edward Maitland 34, di
modo che non ci sono dubbi che è li che bisogna ricercare l’ispirazione delle
frasi che abbiamo riprodotto. Aggiungiamo che una lettera piena di elogi di
Spedalieri, ove si parla, nientemeno, che di “miracoli di interpretazione”, fu
inserita nella prefazione della seconda edizione della “Perfetta Via”, senza nominare
l’autore ma indicandolo
310
come “l’amico, discepolo ed erede letterario
del celebre mago, il fu abate Constant (Éliphas Levi), cosa questa che per
tutti gli iniziati sarà una sufficiente indicazione della sua personalità”.
Più tardi Maitland consegnò il manoscritto di
Éliphas Levi al dr. Wyrm Westcott, Supreme Magus della Societas
Rosicruciana in Anglia, e quest’ultimo lo pubblicò nel 1896 con il titolo: The
Magical Ritual of the Sanctum Regnum 35. Naturalmente gli
inglesi che, come i tedeschi, hanno volentieri la pretesa di costituire la
“razza superiore”, dovevano essere tentati di applicare la predizione alla loro
nazione, dominatrice dell’India (se lo stesso Éliphas Levi benché francese, non
l’avesse già fatta intenzionalmente) ed abbiamo visto che non hanno mancato di
farlo; ma le chiavi materiali dell’Oriente non erano sufficienti, occorrevano
anche le chiavi intellettuali e spirituali, e se hanno fatto affidamento sulla
Società Teosofica per ottenerne il possesso, bisogna riconoscere che si sono
clamorosamente sbagliati, così come si sono sbagliati se per giungere alla
conoscenza del vero spirito della Bibbia e del Vangelo, hanno contato sul nuovo
“Cristianesimo Esoterico”, sia esso quello di Anna Kingsford o quello di M.me
Besant.
Ben inteso, il menzionare qui la predizione di
Éliphas Levi non significa che occorre attribuirle un’importanza straordinaria,
ma solamente che alcuni inglesi che la conoscevano l’hanno presa sul serio ed
hanno anche tentato di aiutarne la realizzazione; del resto, per giudicare il
giusto valore di questa predizione occorrerebbe conoscerne l’ispirazione reale
ed è certo che il suo autore aveva delle relazioni con alcuni ambienti
britannici ove si associava l’occultismo alla diplomazia36.
D’altro canto, i teosofisti, come
abbiamo visto in precedenza, pretendono che l’ultimo quarto di ogni secolo sia
particolarmente adatto per l’attualizzazione di certe manifestazioni occulte,
che attribuiscono naturalmente all’azione della loro “Gran Loggia Bianca”;
checché si possa dire di questa pretesa, per noi inaccettabile sotto la forma
con la quale viene presentata, non è men vero che il 1875 e gli anni seguenti
rappresentano effettivamente il punto di partenza di molte attività assai
enigmatiche: oltre a quelle che abbiamo già avuto occasione di segnalare, a
cominciare dalla stessa Società. Teosofica 37, ricordiamo anche un
Ordine detto dei “Fratelli della Luce” (Fratres Lucis) 38
istituito da un ebreo inglese chiamato Maurice Vidal Portman, orientalista e
uomo politico che, nel 1876, faceva parte dell’entourage di Lord Lytton, allora
311
vice re delle Indie. D’altronde, come è quasi
sempre usuale in simili casi, si sostiene che non si tratta d’altro che della
ricostituzione di un antico Ordine con lo stesso nome che sarebbe stato fondato
a Firenze nel 1498; mentre in alcuni ambienti teosofisti (cosa questa che prova
ancora una volta come tutte queste cose siano connesse e concatenate) si
afferma anche che “Swedenborg, Pasqualis 39, Saint-Martin, Cazotte e
più tardi Éliphas Levi erano stati affiliati all’Ordine dei Fratres Lucis,
mentre Saint-Germain, Mesmer, Cagliostro e forse Ragon 40
appartennero ad una branca egiziana della stessa Fraternità” e si
aggiunge, con una certa acredine, che quest’ultima branca “non ha niente in
comune, ben inteso, con una certa F.H. de Luxors (la H.B. of L.) di invenzione
angloamericana e del tutto recente” 41.
D’altra parte, siccome si afferma che il Conte
di Saint-Germain e M.me Blavatsky furono degli inviati dello stesso centro 42
e dato che quest’ultima aveva soggiornato proprio in Egitto, senza dubbio, si è
voluto dare ad intendere che anche lei fosse legata ai Fratres Lucis e
che costoro (i quali naturalmente dovevano avere per antagonisti quelli che lei
chiamava i “Fratelli dell’Ombra”) sarebbero stati una diretta emanazione della
“Gran Loggia Bianca”.
È questa una maniera assolutamente fantastica
di scrivere la storia.
Per ritornare a delle cose più serie, diremo
che Lord Lytton, di cui abbiamo incontrato il nome a proposito dei Fratres
Lucis, è il celebre autore di Zanoni, della Strana Storia e
della Razza Ventura (da cui i teosofisti hanno attinto alcune
ispirazioni, ed in particolare l’idea della forza misteriosa chiamata Vril);
egli fu “Gran Patron” (cioè presidente onorario) della Societas Rosicruciana
e suo figlio fu ambasciatore d’Inghilterra a Parigi 43.
Senza dubbio non è per puro caso che il nome
di Lytton si ritrova continuamente mescolato alla storia dell’occultismo ed è
precisamente presso una persona della stessa famiglia che Éliphas Levi fece, a
Londra, una certa evocazione di Apollonio da Tyana, che descrisse poi nel suo Dogme
et Rituel de la Haute Magie, ed il cui scopo era, sembra, la conoscenza di
un importante segreto sociale.
Tutti questi accostamenti sono suscettibili di
grande interesse per coloro. che volessero studiare i retroscena politici o
politico-religiosi dell’occultismo contemporaneo e delle organizzazioni ad esso
collegate, da vicino o da lontano; retroscena che sono certamente
312
più degni di attenzione che tutto l’apparato
fantasmagorico con cui si è ritenuto opportuno ammantarli, per meglio
dissimularli agli occhi dei “profani”.
313
NOTE al Capitolo Ventinovesimo
1. Il
dr. Ferrand crede che la Società Teosofica sia realmente internazionalista e le
attribuisce anche, delle tendenze ostili ad ogni governo costituito; Padre de
Grandmaison, pur riconoscendo che essa ha spesso servito la potenza inglese in
India, pensa tuttavia che talvolta ha potuto mutare il suo atteggiamento a
riguardo.
2. La Clef de la Théosophie, p. 327.
3. (n.a.) “Sinnett
è il vecchio editore del giornale The Pioneer, organo ufficiale
pubblicato nelle Indie Inglesi” (Jules Lermina, Magie Pratique, p. 249).
4. Il
fatto in questione è molto vero ed è stato spesso constatato non solo in India
ma anche nei paesi mussulmani; in quanto alla spiegazione fornita, naturalmente
è altrettanto fantastica quanto le stesse figure dei “Mahâtmâ”.
5. Le Monde Occulte, p. 157.
6. Lotus
Bleu, 7 dic. 1890 e 27 marzo 1893.
7. I
teosofisti indicano spesso M.me Blavatsky con le sole iniziali.
8. Lotus
Bleu, 27 sett. 1892.
Citiamo anche il Mahârâja di Durbungha,
membro della Società Teosofica, che donò la somma di venticinque mila rupie (Le
Lotus, marzo e luglio 1888).
9. Philosophie
Ésotérique de l’Inde; Vision des Sages de l’Inde; Le Réalisme
Hindou.
10. The Two Worlds, 20 aprile 1894.
11. Noi
aggiungiamo che tale organismo è in concorrenza con il “Dayânanda Anglo-Vedic
College” di Lahore, fondazione dell’Arya Samâj; è così che M.me Besant,
sviluppando il suo lavoro, vendicò al momento opportuno le offese fatte a suo
tempo a M.me Blavatsky.
12. La
Sirène indienne, tratto dal giornale indù Bandé Mâtaram, marzo 191l.
13. Lettera
a Leadbeater, 14 luglio 1906.
14. Articolo
7 degli statuti della Co-Massoneria.
314
15. (n.a.) Ecco ancora, nello stesso ordine di idee dei diversi fatti da noi
segnalati, una informazione molto curiosa: “Dopo essere andata ad incontrare
Krishnamurti e Nityânanda, a Bombay, e dopo averli accompagnati ad Adyar, la
nostra presidente è ripartita da lì, il 9 dicembre (1921), per il nord
dell’India e si è recata subito a Benares, ove l’Istituto Nazionale Indù le ha
conferito, in riconoscimento dei servigi da lei resi per l’educazione
nazionale, la laurea di dottore in lettere, il giorno successivo a quello in
cui lo stesso riconoscimento era stato conferito al principe di Galles” (Bulletin
Théosophique, febb. 1922).
Questo accostamento fra M.me Besant ed il
principe di Galles è dei più significativi, soprattutto allorché si sa che, per
tutto il tempo che durò il viaggio in India del principe di Galles, tutti i
veri Indù si accordarono per fare intorno a lui il vuoto completo.
16. Abbiamo tratto questo titolo dal Bulletin
Théosophique del dic. 1913.
17. Lotus
Bleu, 7 ott. 1890, pp. 235 e 236
18. (n.a.) All’epoca
del ministero Ramsay Mac Donald, M.me Besant elaborò un progetto costituzionale
per l’India e lo inviò al governo; questo progetto, che si ispirava allo stesso
spirito che portò alla costituzione del “Congresso Nazionale Indù”, sembra non
aver avuto seguito, almeno fino ad oggi; ma il fatto riveste un significato
tutto particolare se si pensa che i veri Indù annoverano proprio Ramsay Mac
Donald nel numero dei “nemici brutali e grossolani dell’India”.
19. Le Procès de Madras, pp. 46-47.
20. In una
lettera del 15 sett. 1913, M.me Besant dovette riconoscere che il partito
“estremista” non aveva mai incoraggiato alcun assassinio ed anche che la sig.ra
Tingley (la continuatrice di Judge), che lei aveva accusata di fornire denaro
ai suoi avversari, “non si era mai immischiata nella politica dell’India”.
21. Le procès de Madras, pp. 7-8.
22. Le Procès de Madras, p. 13.
23. (n.a.) Una
prova ulteriore del ruolo politico di M.me Besant è la sua ostilità nei
confronti del movimento anti-inglese di Gandhi; abbiamo già visto che lei
dichiara incompatibile l’adesione a questo movimento con la qualità di membro
della E.S. o “sezione esoterica” ed ecco cosa ha scritto lei stessa in
proposito: “Quando apparvero i primi sintomi di spirito rivoluzionario, col
piccolo tentativo di disobbedienza civile (sic) condotto
315
da Gandhi nel 1919, io mi levai contro tale
spirito, riconoscendolo come il distruttore della vera libertà, il nemico del
progresso politico e dell’ideale per il quale avevo lottato nelle Indie nel
corso di venticinque anni” (The Theosophist, marzo 1922, traduzione
apparsa nel Bulletin Théosophique dell’aprile 1922). In altri termini,
non può aversi per l’India né “progresso politico” né “vera libertà” se non
sotto la dominazione britannica; si può essere ancora più cinici?
24. (n.a.) A proposito di Rudyard Kipling, è da notare che
ha pubblicato, nel 1923, un libro intitolato Racconti di terra e di mare,
dedicati e destinati ai boy-scouts; questo fatto rivela ulteriormente i legami
che uniscono lo “scoutismo” all’imperialismo britannico.
25. De l’an 25000 avant Jésus-Christ à nos
jours, di G. Revel, p. 60 ‑ Vedere anche L’Ère d’un nouveau Cycle e L’Avenir
Imminent, di M.me Besant.
(n.a.) L’Avenir Imminent è la raccolta delle
conferenze fatte da M.me Besant a Londra, fra giugno e luglio 1911 (così come Vers
l’Initiation è quella delle sue conferenze del 1912); l’ultimo capitolo è
dedicato in particolare alla questione dei rapporti fra l’Inghilterra e
l’India.
26. The
Perfect Way, p. 250.
27. Si noti come M.me Besant ha preso da qui
persino il titolo di una delle sue opere.
28. Vi è qui un’allusione al titolo di Defensor
Fidei che hanno preso i re d’Inghilterra dopo Enrico VIII; e
quest’allusione è tanto più netta in quanto che i tre secoli e mezzo di cui si.
parla subito dopo sono esattamente il tempo trascorso dallo scisma anglicano.
29. Daniele VII, 25.
30. Vale a dire 365 anni, o piuttosto, seguendo la
cronologia ebraica, 355 anni lunari (di 355 giorni) che fanno solamente 345
anni solari circa. Ora, dal 1534, anno dello scisma di Enrico VIII, al 1879,
data indicata nella predizione di Éliphas Levi di cui parleremo subito dopo, vi
sono esattamente 345 anni; la concordanza è abbastanza notevole per non essere
condotti a pensare che la data dei 1879 ha dovuto essere calcolata sulla base
di quanto abbiamo indicato.
31. (n.a.) Nella
Genesi è detto che Enoch visse 365 anni ed è per questo che è chiamato “Eroe
solare’ ma in ebraico il termine shanah, “anno”, ed il numero 355 si
scrivono alla stessa maniera, cosa questa che permette una doppia
interpretazione a riguardo dell’espressione “anno degli anni”; è
316
la sostituzione della cronologia “lunare”
ebraica alla cronologia “solare” che rende possibile il calcolo da noi
indicato.
32. Grazie alle rivelazioni “intuitive” di Anna
Kingsford.
33. The Perfect Way, p. 253.
34. (n.a.) Il barone Spedalieri pubblicò, nel Theosophist, dal 1881 al
1884, degli estratti delle lettere che Éliphas Levi gli aveva indirizzato; è
nel 1884 che egli consegnò dei manoscritti di Éliphas Levi, in presenza del
comandante Courmes, ad Edward Maitland, il quale era andato a Marsiglia con
Anna Kingsford a ricevere M.me Blavatsky al suo ritorno da Adyar (P. Chacornac,
Éliphas Levi, p. 290).
La prima edizione della Perfetta Via
era apparsa nel 1882, ma siccome Maitland allora era già in corrispondenza con
Spedalieri, è verosimile che questi gli avesse comunicato la predizione del suo
maestro, il quale lo aveva incaricato della pubblicazione dei manoscritti
donatigli, solo venti anni dopo la sua morte.
35. (n.a.) Il manoscritto pubblicato dal dr. Wynn Westcott
col titolo The Magical Ritual of the Sanctum Regnum era incluso in un
esemplare del trattato De Septem Secundeis di Tritemio; il suo titolo
originale era: La Clavicule prophétique des Sept Esprits par J. Trithème,
maître de Cornelius Agrippa, avec le Rituel Magique des Clavicules de Salomon.
36. Quello
che ci fa anche pensare come Éliphas Levi avesse in vista proprio l’Inghilterra
è il calcolo che abbiamo indicato in una nota precedente.
37. Ricordiamo
anche, a questo proposito, che l’anno 1882, in cui è apparsa anche la Perfetta
Via, secondo la duchessa di Pomar doveva essere l’inizio di una nuova era;
e, singolare coincidenza, si trova l’identica affermazione negli insegnamenti
della H. B. of L.
38. Quest’Ordine,
il cui centro attuale è a Bradford, nello Yorkshire, non dev’essere confuso, a
causa della somiglianza del nome, con la F.T.L. (Fraternitas Thesauri Lucis
o “Fraternità del Tesoro di Luce”), organizzazione rosacruciana, o sedicente
tale, di origine verosimilmente americana.
Vi sono ancora altre due “Fraternità della
Luce”, entrambe americane: l’una Brotherhood of Light senza attributo,
con centro a Los Angeles (California); l’altra Hermetic Brotherhood of Light,
che abbiamo già menzionato a proposito della Hermetic Brotherhood of Luxor,
con la quale, a causa della denominazione, può essere confusa.
Bisogna aggiungere anche l’“Ordine della
Luce” (Order of Light) ugualmente americano, di cui abbiamo fatto cenno
nel capitolo “Al Parlamento delle Religioni”.
317
39. Si
tratta di Martines de Pasqually, il fondatore del rito degli “Eletti Cohen”, di
cui Louis-Claude de Sain-Martin fu discepolo prima di conoscere le opere
teosofiche di Böhme e di Gichtel.
40. La
ragione di quest’ultima supposizione si fonda, senza dubbio, sul fatto che
Ragon tradusse in francese e pubblicò nel 1821, un manoscritto di un Massone
tedesco chiamato Köppen, datato 1770 ed intitolato Crata Repoa, che
contiene un preteso rituale delle “Iniziazioni agli antichi Misteri dei Preti
d’Egitto”.
41. Les Cycles, di E.-J. Coulomb: Lotus
Bleu, 27 nov. 1893, p. 258.
Se ciò che ci è stato detto sulla figura di
Metamon è esatto, il disconoscimento relativo alla H. B. of L. è veramente
spassoso.
42. Lotus Bleu, 27 sett. 1895.
43. (n.a.) Occorre rettificare un errore di persona da noi commesso, che
d’altronde non cambia nulla delle osservazioni che abbiamo fatto a proposito
dei rapporti fra l’occultismo e la politica: Lord Lytton, che fu viceré delle
Indie, è lo stesso che fu ambasciatore a Parigi; non è dunque l’autore di Zanoni,
ma suo figlio.
Lo scrittore occultista, Sir Edward
Bulwer-Lytton (un suo fratello fu ambasciatore in Turchia) nacque a Londra il
25 maggio 1803 e morì a Torquay il 18 gennaio 1873; nel 1842 pubblicò Zanoni
e nel 1854 conobbe a Londra Éliphas Levi; quest’ultimo andò a trovarlo
nuovamente, con il conte Alexandre Branicki, nel 1861, l’anno stesso in cui
Bulwer-Lytton fu nominato “Gran Patron” della Societas Rosicruciana in
Anglia e, secondo A.E. Waite (The Mysteries of Magic, p. 8), fecero
insieme una evocazione sulla sommità del Pantheon di Londra. Nel dicembre
successivo, Kennet Mackenzie, “delegato scientifico” della Societas
Rosicruciana, fu inviato in fretta a Parigi per rendere visita a Éliphas
Levi (The Rosicrucian and the Red Cross, maggio 1873; The Occult
Review, dic. 1921).
Dato che l’Estrange Histoire apparve
nel 1862 nella Revue Britannique, si è pensato che le relazioni
stabilite fra Bulwer-Lytton ed Éliphas Levi fossero state probabilmente
ispirate in qualche modo da questa opera (Le Voile d’Isis, febb. 1923;
P. Chacornac, Éliphas Levi, pp. 149, 194-198 e 201-203).
318
CAPITOLO TRENTESIMO
CONCLUSIONE
In questo studio abbiamo voluto fare
soprattutto opera di informazione, raccogliendo a questo scopo una
documentazione i cui elementi, fino ad oggi, potevano trovarsi solo sparsi un
po’ dappertutto; alcuni di questi erano anche difficilmente reperibili per
coloro che non fossero stati favoriti, nelle loro ricerche, da circostanze un
po’ particolari.
Per quanto riguarda le dottrine, se a causa
della loro inconsistenza fin troppo evidente non abbiamo ritenuto utile
soffermarci più a lungo di quanto abbiamo fatto e se ci siamo limitati a
fornire soprattutto delle citazioni, è perché pensiamo, al pari di un altro dei
loro avversari, che “il mezzo più sicuro per confutarle è quello di esporle
brevemente, lasciando poi parlare i loro stessi maestri” 1; noi
aggiungiamo che il mezzo migliore per combattere il teosofismo consiste, a
nostro avviso, nell’esporre la sua storia così com’è.
Possiamo dunque lasciare al lettore il compito
di trarre da sé tutte le conclusioni che è fin troppo facile ricavare, dal
momento che abbiamo sicuramente detto tanto da permettere a chiunque abbia
avuto la pazienza di seguirci fin qui, di esprimere sul teosofismo un giudizio
definitivo.
A tutti coloro che sono liberi da preconcetti,
il teosofismo apparirà probabilmente più come uno scherzo di cattivo gusto che
come una cosa seria, ma sfortunatamente questo scherzo di cattivo gusto, lungi
dall’essere inoffensivo, ha fatto molte vittime e continua a farne sempre di
più (secondo M.me Besant, la Società Teosofica propriamente detta, senza
contare le sue innumerevoli organizzazioni ausiliarie, contava, nel 1913, 25000
membri attivi) 2; ed è questa la ragione principale che ci ha
convinti ad intraprendere
319
il presente lavoro. D’altronde, occorre notare
che la storia della Società Teosofica non è priva, in se stessa, di interesse,
poiché è parecchio istruttiva sotto diversi aspetti; essa solleva anche delle
questioni poco conosciute che noi abbiamo potuto indicare solo di sfuggita, in
quanto che per trattarle in maniera appena approfondita, avremmo dovuto
affrontare considerazioni che superano di molto l’intendimento e la portata
dell’argomento che abbiamo inteso specificatamente presentare.
La nostra trattazione non ha la pretesa di
essere assolutamente completa sotto tutti i punti di vista ma, così com’è, è
largamente sufficiente per informare pienamente le persone di buona fede e per
permettere ai teosofisti di rendersi conto che noi siamo perfettamente
informati sulla maggior parte dei particolari della loro storia; al tempo
stesso possiamo loro assicurare che conosciamo come loro, ed anche meglio di
molti fra loro, il contenuto delle loro teorie.
Potrebbero dunque fare a meno di riprendere
contro di noi il rimprovero di “ignoranza” che hanno l’abitudine di indirizzare
ai loro avversari, poiché è all’“ignoranza” che generalmente attribuiscono gli
attacchi di cui è oggetto la loro società; in verità, abbiamo talvolta
constatato, con rammarico, come alcuni abbiano realmente offerto appiglio a
questo rimprovero, sia dal punto di vista storico, sia per ciò che concerne le
teorie. A questo proposito dobbiamo spendere qualche parola su di un recente opuscolo
intitolato L’Église et La Théosophie, che riproduce il testo di una
conferenza fatta da un teosofista per rispondere a certi attacchi 3
e nel quale si fa menzione, incidentalmente e senza commenti, di uno studio
avente lo stesso titolo del presente volume, ma molto meno sviluppato, che
abbiamo fatto pubblicare nella Revue de Philosophie 4 e del
quale, fra l’altro, a quel tempo era stata diffusa solo la prima parte.
All’avversario preso particolarmente di mira,
l’autore di questo opuscolo rimprovera amaramente, fra le altre cose, di aver
esposto le dottrine della reincarnazione e del “karma” senza pronunciare la
parola “evoluzione”; secondo noi, questo rimprovero è abbastanza giustificato,
diversamente da quanto ci riguarda, poiché, lungi dal commettere una tale
“dimenticanza”, noi abbiamo invece presentato la concezione evoluzionista come
costituente il centro stesso di tutta la dottrina teosofista. È a questa concezione
che è necessario rifarsi innanzi tutto, poiché una volta dimostratane
l’inconsistenza, tutto il resto crolla da sé; contro le teorie del “karma”
320
e della reincarnazione, una tale confutazione
ha un’efficacia maggiore di tante altre argomentazioni che consistono nello
sviluppare delle considerazioni sentimentali, che valgono tanto quanto quelle
che i teosofisti presentano a favore delle stesse teorie.
Naturalmente non è questa la sede adatta per
intraprendere una critica dettagliata dell’evoluzionismo; ma abbiamo voluto
stabilire che tale critica, che può essere condotta con estrema facilità, è
valida in particolare contro il teosofismo, poiché in fondo questi non è che
una delle numerose forme rivestite dall’evoluzionismo, punto di partenza di
quasi tutti gli errori specificatamente moderni ed il cui prestigio, nella
nostra epoca, poggia su un mostruoso ammasso di pregiudizi.
Un altro rimprovero che viene mosso nello
stesso opuscolo è quello relativo ad “una confusione riguardo alla natura dei
metodi di conoscenza ai quali è attribuita la documentazione teosofica”. Senza
andare a fondo nella questione e senza indagare se questa confusione sia così
grave come si è detto, noi facciamo questa semplice osservazione: l’avversario
in questione aveva avuto innanzi tutto il torto di attribuire ai teosofisti una
“teoria della conoscenza”, cosa che in realtà non corrisponde del tutto al loro
punto di vista, di modo che la confusione da lui commessa era soprattutto, a
nostro avviso, fra il punto di vista proprio al teosofismo. e quello della
filosofia, e più esattamente della filosofia moderna; certo, i teosofisti hanno
così tante sciocchezze al loro attivo che non è il caso di attribuire loro
anche quelle degli altri!
Vi è ancora un’osservazione che riteniamo
necessaria: alcuni si meraviglieranno probabilmente per il fatto che, nel corso
della nostra esposizione, non abbiamo usato il termine “panteismo”, ed infatti
ce ne siamo astenuti di proposito; sappiamo bene che i teosofisti, o almeno
alcuni fra loro, si dichiarano molto volentieri “panteisti”, ma questo termine
si presta all’equivoco; esso è stato applicato indistintamente a tante di
quelle dottrine differenti che, talvolta, si è finito col non sapere esattamente
di che cosa si parla quando lo si impiega, ed occorrono molte precauzioni per
restituirgli un significato preciso e scartare ogni confusione. Per di più, vi
sono di quelli per i quali la sola parola “panteismo” basta a sostituire ogni
seria confutazione: non appena, a torto o a ragione, hanno affibbiato tale
denominazione ad una qualunque dottrina, ritengono di potersi dispensare da
ogni altro esame; questi sono dei metodi di discussione che non potrebbero mai
esser nostri.
321
Sempre nella stessa risposta, vi è un terzo
punto che, per quanto ci riguarda, registriamo con grande soddisfazione, poiché
si tratta di una testimonianza che, in maniera del tutto inattesa, viene a
rafforzare il nostro modo di vedere le cose: essa consiste in una protesta
contro “un’abusiva identificazione della Teosofia con il Brahmanesimo e
l’Induismo”.
I teosofisti, in effetti, non hanno sempre
parlato così e non hanno certo il diritto di lamentarsi, poiché sono loro i
primi responsabili di tale “identificazione abusiva”, ben più abusiva di quanto
la proclamino adesso; se sono arrivati a tanto è perché una tale
identificazione invece di risultare loro vantaggiosa, come era accaduto
all’inizio, è diventata molto imbarazzante per il loro “Cristianesimo
esoterico”, novella contraddizione che viene ad aggiungersi a tutte le altre.
Senza pretendere di dare dei consigli a
nessuno, pensiamo che gli avversari dei teosofisti dovrebbero prenderne buona
nota per evitare di commettere certi errori in avvenire; al posto di usare le
loro critiche al teosofismo come pretesto per insultare gli Indù, come abbiamo
visto fare distorcendo in modo odioso le dottrine di questi ultimi, che in
fondo non conoscono affatto, essi dovrebbero, al contrario, considerarli come
loro alleati naturali in una simile lotta, poiché lo sono effettivamente e non
potrebbero non esserlo: oltre alle ragioni particolari che inducono gli Indù a
detestare profondamente il teosofismo, esso per loro non è più accettabile che
per i Cristiani (dovremmo dire piuttosto per i Cattolici, poiché il
Protestantesimo vi si accorda del tutto) e, in maniera generale, per tutti
coloro che aderiscono ad una dottrina avente un carattere veramente
tradizionale.
Infine vi è un passo che teniamo a citare,
tanto più che in parte ci riguarda; dopo aver affermato che la teosofia “non
combatte alcuna religione” (noi abbiamo indicato cosa bisogna pensare in
merito), il conferenziere continua in questi termini: “È molto bello ‑ ci si
dirà ‑ ma è anche vero che voi attaccate praticamente la religione, per il solo
fatto che professate delle idee contrarie alla verità che essa proclama. Ma
questo rimprovero perché non lo rivolgete alla scienza ufficiale ed in
particolare ai biologi che, alla Facoltà di Scienze, sostengono delle teorie in
cui il materialismo trova un completo e definitivo argomento a favore della sua
tesi?… Riconoscete dunque alla Scienza dei diritti che negate alla teosofia, in
quanto che nell’animo vostro la Teosofia sarebbe innanzitutto
322
una religione o piuttosto una pseudo-religione
come scrive l’autore di cui ho segnalato lo studio in corso di pubblicazione
nelle Revue de Philosophie? 5 È questa un’opinione sulla
quale non possiamo convenire e benché ricerchiamo la verità con metodi diversi
da quelli della Scienza moderna, noi abbiamo il diritto di rivendicare il suo
stesso privilegio e cioè di dire ciò che noi riteniamo sia la verità” 6.
Non sappiamo cosa gli altri potranno o
vorranno rispondere a tale asserzione ma, per quanto ci riguarda, la nostra
risposta sarà delle più semplici: noi non professiamo il minimo rispetto nei
confronti della ‘Scienza moderna” e “ufficiale”, dei suoi metodi e delle sue
teorie; lo abbiamo già dimostrato altrove e quello che diciamo sempre a
proposito dell’evoluzionismo ne è una prova ulteriore. Non riconoscono dunque
alla scienza, come alla filosofia, alcun diritto in più che al teosofismo e
siamo pronti all’occorrenza a denunciare parimenti le false opinioni dei dotti
“ufficiali”, ai quali dobbiamo solo riconoscere, in genere, il merito di una
certa franchezza che troppo spesso manca ai teosofisti.
Per coloro che, fra questi ultimi, sono
veramente sinceri noi non desideriamo altro che illuminarne il più gran numero
possibile, poiché sappiamo che vi è molta gente la quale, entrata nella Società
Teosofica per semplice curiosità o perché non aveva altro da fare, ignora tutto
della sua storia e quasi tutto dei suoi insegnamenti, e costoro forse non hanno
subito tutti la deformazione mentale che alla lunga risulta inevitabile,
frequentando un simile ambiente.
Ci resta da aggiungere solo questo: se non
siamo di quelli che amano parlare “in nome della Scienza” e che mettono la
“ragione” al di sopra di tutto, ancor meglio non pretendiamo di parlare “a nome
della Chiesa”, tanto più che non avremmo alcuna qualificazione per farlo; se
alcuni teosofisti hanno supposto una cosa del genere (e la conferenza su La
Chiesa e la Teosofia sembra indicarlo) è bene che si ricredano. Del resto,
noi riteniamo che anche i loro contraddittori ecclesiastici non lo abbiano mai
fatto e che abbiano potuto parlare o scrivere solo a titolo personale; la
Chiesa, per quanto ne sappiamo, è intervenuta solo una volta per condannare il
teosofismo e dichiarare formalmente che “queste dottrine sono inconciliabili
con la fede cattolica” 7.
In ogni caso, da parte nostra, il
comportamento assunto in merito, a ciò che sappiamo essere un errore, ed
un errore pericoloso per la mentalità contemporanea, è stato da noi adottato in
maniera
323
del tutto indipendente; non ci associamo ad
alcuna campagna organizzata, né vogliamo sapere neppure se ne esistono e non
permettiamo a nessuno di dubitarne neanche un po’. Se i teosofisti vogliono
conoscere i motivi di tale nostro comportamento, possiamo loro assicurare che
non ve n’è altri che questo: traducendo ed applicando, meglio di quanto fanno
loro, il motto indù di cui si sono audacemente appropriati, noi riteniamo che
“non vi è diritto superiore di quello alla verità” 8.
324
NOTE al Capitolo Trentesimo
1. La Nouvelle Théosophie, di P. de
Grandinaison, p. 54.
2. Le Procès de Madras, p. 41.
In quegli anni esistevano delle “Società
Teosofiche Nazionali” nei seguenti paesi: Inghilterra, Scozia, Francia, Belgio,
Olanda, Scandinavia, Danimarca, Austria, Boemia, Ungheria, Svizzera, Italia,
Russia, Finlandia, Stati Uniti, America Centrale, India, Australia, Nuova
Zelanda, Africa del Sud.
La Spagna e l’America del Sud contavano dei
gruppi meno importanti o meno organizzati, diretti da “agenti presidenziali”.
D’altronde, sembra che il numero dei
teosofisti sia cresciuto considerevolmente da dopo la guerra; oggi si pensa che
sia arrivato perfino a 50000; al recente congresso di Parigi erano
rappresentate trentatré nazioni.
(n.a.) Attualmente la Società Teosofica conta 33
sezioni dette “Società Teosofiche Nazionali”; ed eccone l’elenco così come
figura sul Bulletin Théosophique: Stati Uniti, Gran Bretagna, India,
Australia, Svezia, Nuova Zelanda, Olanda, Francia, Italia, Germania, Cuba,
Ungheria, Finlandia, Russia, Cecoslovacchia, Sudafrica, Scozia, Svizzera,
Belgio, Indie Olandesi, Birmania, Austria, Norvegia, Egitto, Danimarca,
Irlanda, Messico, Canada, Cile, Argentina, Brasile, Bulgaria, Islanda, Spagna,
Portogallo, Galles.
3. Conferenza
del 6 marzo 1921, tenuta nella sede della Società Teosofica da Georges
Chevrier.
L’autore è attualmente a capo della “sezione
esoterica” parigina, cosa che fa assumere una certa importanza alle sue
affermazioni.
(n.a.) Abbiamo già visto che Georges Chevrier ha
abbandonato, nell’ottobre del 1922, la direzione della “sezione esoterica”
parigina; in tale funzione è stato rimpiazzato dalla sig.na Aimée Blech,
sorella del segretario generale della “Società Teosofica Francese”.
4. Genn.-febb.,
marzo-aprile, maggio-giugno e luglio-agosto 1921.
5. (n.a.) ‑ La Revue de Philosophie non deve
essere confusa con la Revue Philosophique, organo universitario;
richiamiamo l’attenzione su tale differenza perché un teosofista è incorso di
recente nella detta confusione ed a causa di ciò ha creduto di dover
riscontrare una sorta di incompatibilità fra la pubblicazione del nostro studio
su una tale rivista e la nostra poca considerazione per la “scienza ufficiale”;
se fosse stato meglio informato, avrebbe potuto rendersi conto che non esisteva
nulla di contraddittorio: la Revue de Philosophie non ha alcun rapporto
con gli ambienti ove la cosiddetta “scienza ufficiale” è in onore.
6. L’Église et la Théosophie, p. 8.
325
7. Decisione
della Congregazione del Sant’Uffizio, 19 luglio 1919: Acta Apostolicae Sedis,
1 agosto 1919, p. 317.
Questa decisione è stata commentata da Padre
Giovanni Busnelli in un articolo intitolato Teosofia e Teologia,
pubblicato nella rivista Gregorianum, genn. 1920, e di cui una
traduzione francese è apparsa nella Documentation Catholique, 10-17
sett. 1921.
8.
(n.a.) Dal momento che le insinuazioni
nei nostri riguardi, da noi rilevate nella conferenza di Georges Chevrier su La
Chiesa e la Teosofia, da allora si sono ripetute a più riprese, e dato che
sono state riprese ancora ultimamente in forma esplicita, teniamo ad affermare
ancora una volta la nostra completa indipendenza e riteniamo sia il caso di
indicare in maniera più esauriente le nostre reali intenzioni nello scrivere la
presente opera.
La prima ragione, il cui valore può essere
compreso con più immediatezza da tutti, è quella che abbiamo enunciato
chiaramente: scorgendo nel teosofismo uno degli errori più pericolosi per la
mentalità contemporanea, abbiamo ritenuto utile denunciarlo, proprio nel
momento in cui, in seguito allo squilibrio provocato dalla guerra, esso
acquistava una estensione che non aveva mai avuto fino ad allora; d’altronde,
un po’ più tardi abbiamo fatto la stessa cosa con lo spiritismo.
Tuttavia vi è anche una seconda ragione che
per noi aveva un’importanza particolare e che rendeva questo lavoro ancora più
urgente, e cioè: dal momento che ci proponevamo di esporre in altri studi le
autentiche dottrine indù, giudicavamo necessario dimostrare innanzi tutto che
queste dottrine non hanno niente in comune con il teosofismo, le cui pretese, a
tale riguardo, come abbiamo fatto rilevare, sono troppo spesso accettate dai
suoi stessi avversari; per fare luce sulle confusioni che, come sapevamo, esistevano
nel mondo occidentale era necessario respingere il più nettamente possibile
ogni solidarietà con questa fraudolenta contraffazione che è il teosofismo.
Aggiungiamo anche che l’idea di questo libro
ci era già stata suggerita da tempo da degli Indù, i quali ci hanno anche
fornito una parte della documentazione; così, a dispetto di tutto quello che
potrebbero pretendere i teosofisti, i quali hanno naturalmente il più grande
interesse a causare confusione in merito al vero punto di partenza di
un’offensiva come questa, né la, Chiesa né i “Gesuiti” c’entrano proprio per
niente e tantomeno una qualunque altra organizzazione occidentale.
326
RECENSIONI DI LIBRI
pubblicate dal 1929 al 1948
sulla rivista
“Le Voile d’Isis”
che nel 1937 prese il nome di
“Études
Traditionnelles”
Dicembre 1929
À l’ombre des
monastères tibétains
(All’ombra dei monasteri tibetani), di Jean
Marquès-Rivière (Éd. V. Attinger, Parigi, 1929).
Questo libro, con Brâhmani et Paria di
D.G. Mukerji, rappresenta il meglio che sia apparso fino ad oggi nella collana Orient;
sotto la forma romanzata imposta dal carattere di questa collezione, esso
contiene una gran quantità di informazioni interessanti su cose che sono molto
poco conosciute in occidente.
L’autore suppone che uno dei suoi amici,
partito per il Tibet senza alcuna intenzione di ritornare, gli abbia mandato il
racconto della sua iniziazione ai misteri del Lamaismo ed è questo racconto che
costituisce il contenuto del libro. Non possiamo certo darne un riassunto ed
invitiamo i nostri lettori a leggerlo direttamente, siamo certi che non avranno
a pentirsene, poiché vi troveranno, esposte in maniera piacevole, molte nozioni
sui centri spirituali tibetani che, pur non essendo tutte delle novità, sarebbe
difficile trovare altrove.
Solleviamo solo due critiche: la prima è che
non si percepisce una precisa gradualità fra le diverse fasi dell’iniziazione
descritta, di modo che in coloro che non hanno già una sufficiente conoscenza
in materia, può sorgere qualche dubbio sullo scopo finale a cui conducono tutte
le prove successive. La seconda critica, più importante a nostro avviso, è che
i “fenomeni” più o meno straordinari sembrano assumere un’importanza un po’
eccessiva e sembrano occupare molto più spazio che le considerazioni di ordine
dottrinale; non contestiamo certo l’esistenza di queste cose, ma ci chiediamo
se è opportuno soffermarvisi con tanta compiacenza dal momento che gli
occidentali sono già fin troppo propensi ad esagerarne la portata. Un tale
inconveniente non si presenta per l’Oriente, ove si è in grado di collocare
tali manifestazioni al loro giusto posto, che è di molto inferiore; d’altronde,
lo stesso autore riconosce che i Lama che possiedono certi “poteri” non se ne
servono se non in circostanze del tutto eccezionali; avremmo preferito che si
fosse usata la stessa discrezione.
Speriamo che Marquès-Rivière ci offra, sul
Tibet, altri studi di carattere più dottrinale e privi di ogni elemento
“fantastico”; sappiamo che ne è ben capace.
328
Principes et
éléments de la langue sacrée selon l’Astro-Kabbale d’Al Chami.
(Principi ed elementi della lingua sacra
secondo l’Astro-Kabbala di Al Charni), di S.U. Zane (Les Éditions
Cosmosophiques, Librairie Centrale, Losanna, 1929).
Questa opera postuma del fondatore della
“Cosmosofia” (il cui vero nome è A.H. van de Kerckhove), lussuosamente edita a
cura dei suoi discepoli, è malamente redatta, come tutto ciò che egli ha
scritto, e con uno stile quasi incomprensibile. Quindi, per dare un’idea del
suo contenuto ci accontenteremo di citare queste poche note della prefazione
dell’editore: “La Lingua sacra è la Lingua di Iniziazione, la Lingua genetica.
Questa lingua algebrico-ideografica, fatta per essere letta, decifrata e non
per essere parlata, è costituita da 22 segni (glifi), volgarmente conosciuti
col nome di lettere dell’alfabeto ebraico.
È il senso vivente e vibrante di questi glifi,
lettere originarie di ogni scrittura ed elementi base di ogni idioma attuale,
che è rivelato, fino alla profondità che è possibile ottenere ai nostri
giorni”.
Questa “rivelazione” si ottiene scomponendo le
parole nella maniera più inverosimile che si possa immaginare; inoltre, S.U.
Zane attribuisce al fiammingo, sua lingua materna, una “autorità originale” ed
intanto si richiama all’Atlantide, di cui fa la sede della razza nera, cosa
piuttosto inattendibile. È stupefacente vedere come le preoccupazioni di ordine
linguistico abbiano condotto tanta gente verso una più o meno grave confusione
mentale; un libro come questo costituisce, a riguardo, un documento curioso, ma
ci rifiutiamo di scorgervi niente altro che questo e di prendere sul serio una
simile “iniziazione”.
Febbraio 1930
La robe déchirée
(L’abito strappato), di Louise Compain (Éd. E.
Figuière, Parigi, 1929).
Le intenzioni di questo piccolo volume sono
sicuramente buone ma non crediamo che questa sorta di rassegna delle diverse
Chiese cristiane possa servire efficacemente alla loro unione.
L’autore si è sforzato di distribuire
equamente elogi e rimproveri fra le diverse organizzazioni ecclesiastiche, ma
le sue tendenze moderniste e le sue simpatie per la “Libera Chiesa Cattolica”
traspaiono
329
molto chiaramente; può sembrare un po’
contraddittorio il simpatizzare per un nuovo scisma allorché si desidera il
ritorno all’unità.
De la Phisique à
la Réligion, en lisant des livres d’hier et d’aujourd’hui
(Dalla fisica alla Religione, sulla traccia
dei libri di ieri e di oggi), di Joseph Hervé (Éd. Imprimerie militaire universelle L. Fournier,
Parigi, 1929).
Un vero caos di citazioni, commenti, note e
riflessioni di ogni sorta e sulle questioni più disparate; cosa si è proposto
l’autore nel presentarci in tal modo il risultato delle sue letture? Sembra che
il suo intento sia quello di arrivare ad una sorta di concezione
filosofico-religiosa basata sulle considerazioni attuali della scienza; impresa
alquanto vana, poiché questa scienza cambia continuamente e le sue teorie,
valide oggi, saranno domani rimpiazzate da altre che non avranno maggiore
solidità. L’autore accetta, del resto, un buon numero di ipotesi, come quella
del trasformismo, per esempio, che sono già state superate ma che si trascinano
ancora in tutti i libri di volgarizzazione.
Ottobre 1932
Krishnamurti,
di Carlo Suares, (Éd. Adyar, Parigi).
È un’esposizione delle fasi diverse
attraversate da Krishnamurti dopo l’inizio della sua “missione”; esposizione
entusiasta, ma nondimeno fedele, dato che in massima parte è stata fatta sulla
base degli stessi testi, di modo che la si può considerare quasi una raccolta
di “documenti”, senza alcuna ingerenza degli apprezzamenti dell’autore.
Krishnamurti, nel corso della sua vita, ha
tenuto almeno una volta un comportamento decisamente apprezzabile, allorché,
per affermare la sua indipendenza, si pronunciò per lo scioglimento
dell’“Ordine della Stella”; per sottrarsi all’iniziativa dei suoi “educatori”
gli è occorsa sicuramente una grande forza di carattere; ma, a parte questa
considerazione del tutto “personale”, cosa rappresenta egli esattamente e cosa
ritiene di poter offrire? È molto difficile dirlo in presenza di un
“insegnamento che non è tale e che è qualcosa del tutto negativo”, ancora più
vago e sfuggente dell’inafferrabile
330
filosofia di Bergson, con la quale ha,
d’altronde, qualche rassomiglianza per la sua esaltazione della “vita”.
Senza dubbio, ci si potrà far notare che
Krishnamurti non può esprimere con le parole lo stato al quale è pervenuto e
siamo disposti ad ammetterlo, ma non si può certo arrivare fino al punto da
assicurare che tale stato corrisponde veramente alla “Liberazione”, nel senso
indù del termine; ciò sarebbe eccessivo ed anche inconciliabile con un simile
attaccamento alla “vita”.
Se così fosse, lo si comprenderebbe comunque,
nonostante le formulazioni più imperfette e più inadeguate, ed il tutto
lascerebbe ben altro che una assai penosa impressione di inconsistenza, di
vuoto e, diciamolo pure, di niente.
Luglio 1933
Contribution à
l’histoire de la Société Théosophique en France
(Contributo alla storia della Società
Teosofica in Francia), di Charles Blech, (Éd. Adyar, Parigi).
È una raccolta di documenti, alcuni
inediti, altri divenuti quasi introvabili, sulla formazione della Società
Teosofica in Francia; essi sono presentati comunque con un certo disordine e
con dei fastidiosi errori di stampa (in particolare molti nomi propri sono
completamente deformati). Questi documenti sono molto istruttivi: infatti sono
relativi alle contese fra M.me Blavatsky ed i primi membri francesi della S.T.
(reclutati in gran parte fra gli spiritisti) ed alle liti nate fra loro stessi;
tutto ciò permette di apprezzare ancora una volta il singolare tipo di
“fraternità” che a tutt’oggi regna in questo ambiente… Quale malizioso
“elementale” è riuscito ad impossessarsi del “Segretario Generale della S.T. in
Francia”, tanto da indurlo a far conoscere, in qualche modo “ufficialmente”,
tutte queste vecchie storie? Se non temessimo di urtare le sue convinzioni,
raccomanderemmo volentieri il suo “contributo” come un supplemento del nostro
libro sul “teosofismo”.
Novembre 1934
Histoire des
Sociétés politiques secrètes au XIXe et au XXe siècle
(Storia delle Società politiche segrete del
XIX e del XX secolo), di Eugène Lennhoff, (Éd. Payot, Parigi).
Questo libro fornisce degli eccellenti
“esempi” di quanto noi
331
abbiamo esposto in merito ai diversi tipi di
organizzazioni segrete; riuniti sotto il termine “politiche”, si trovano alcuni
campioni dei principali tipi di organizzazioni di cui noi abbiamo indicato la
distinzione. Effettivamente, i “Decembristi” in Russia, le diverse società
irlandesi, la “Mano nera” in Serbia e in Bosnia, non furono che delle semplici
società di cospiratori politici. Invece, come abbiamo detto nel nostro
articolo, ci si trova al cospetto di ben altro con i “Carbonari”, perlomeno
all’origine, benché in questo libro, di pura impostazione storica, è possibile
rendersene conto solo attraverso l’esame delle citazioni tratte dai rituali.
La “Società Houng”, in Cina, è una
denominazione troppo convenzionale, essa in effetti sottintende un certo numero
di organismi più o meno esteriori e temporanei, i quali, come abbiamo detto
altrove, derivano dalla tradizione taoista, anche se essi hanno talvolta
assunto delle connotazioni in parte di tipo buddhista e perfino cristiane, come
nel caso del “Tai-ping”.
Infine , il “Ku-Klux-Klan” non è che una delle
innumerevoli caricature di organismi iniziatici che hanno visto la luce in
America; ma mentre la maggior parte di esse sono abbastanza inoffensive, questa
deve la sua fama a degli aspetti piuttosto sinistri, costituiti da tutta una
serie di uccisioni e di incendi; ciò non impedisce che lo scopo principale dei
suoi fondatori sembra essere costituito solamente dall’acquisizione di
apprezzabili guadagni, come accade quasi sempre in simili casi.
Riteniamo che l’autore non abbia avuto chiara
coscienza di tali distinzioni e gli si può rimproverare di aver posto tutto
sullo stesso piano; nondimeno il suo libro costituisce un interessante
contributo a ciò che si può chiamare la “storia sotterranea” della nostra
epoca.
Marzo 1935
L’Instructeur du
Monde, Krishnamurti
(L’Istruttore del Mondo, Krishnamurti), di
Ludowic Réhault (Éd. “Les
Tables d’Harmonie”, Nizza).
Questo libro è senza dubbio il solo ove un
teosofista abbia osato esporre con tutta franchezza, senza cercare di
dissimulare o di “conciliare” alcunché, la controversia sorta fra Krishnamurti
ed i dirigenti della Società Teosofica; esso è sicuramente pesante per costoro,
il cui ruolo appare chiaramente costituito da una ambiguità
332
inaudita; perciò, sotto questo aspetto, è un
documento degno del più grande interesse.
In merito all’ammirazione dell’autore per
Krishnamurti ed al fatto che lui creda si tratti realmente dell’“Istruttore del
Mondo” (senza d’altronde che si riesca a capire esattamente cosa debba
intendersi con tale espressione), ci si trova di fronte ad un’altra questione,
sulla quale dobbiamo esprimere le più ampie riserve.
Krishnamurti ha spezzato il giogo che gli si
voleva imporre e ha fatto sicuramente bene, riconosciamo molto volentieri che
per riuscirci gli è occorso un certo coraggio ed una forza di carattere ai
quali non si può che rendere omaggio; ma tutto ciò non serve a provare che egli
abbia da svolgere una “missione” straordinaria, quantunque diversa da quella a
cui lo avevano destinato i suoi educatori. Che egli abbia orrore delle
“società” e delle “cerimonie” va ancora bene, ma da qui a presentarsi come
avversario di ogni religione ed a ripudiare anche ogni iniziazione, vi è un
abisso; certo bisogna dire, ed è questa la sua scusante, che egli non ha
conosciuto che delle tristi contraffazioni: la Chiesa Cattolica Liberale, la
Co-Massoneria, la Scuola Esotetica teosofista; ma se egli fosse realmente ciò
che si dice, saprebbe che ciò che merita veramente di chiamarsi religione e
iniziazione è tutt’altra cosa; in effetti egli sembra non avere idea alcuna di
ciò che costituisce l’essenza di tutte le tradizioni… Che “istruttore” è costui
che, per ammissione propria e dei suoi sostenitori, non insegna niente e non ha
niente da insegnare?
Egli si astiene espressamente dall’avere una
dottrina, ma allora, perché ne parla?
Tutto si riduce insomma a delle formule
estremamente vaghe e pericolose in quanto tali; ognuno può trovarvi all’incirca
ciò che vuole, ma coloro a cui non bastano solo le parole non potrebbero
accontentarsi. A questo proposito, segnaliamo un fatto curioso: nelle “Sutra”
buddhiste, nei Vangeli e nelle epistole di San Paolo, con un po’ di buona
volontà, si riesce a trovare ciò che sembra accordarsi con le dichiarazioni di
Krishnamurti; ma allorché ci si imbatte in qualcosa che le contraddice
apertamente ci si affretta ad affermare che si tratta di “interpolazioni”; un
tale procedimento, degno degli esegeti modernisti, è veramente fin troppo
comodo!
Infine, diciamolo chiaramente, se
Krishnamurti fosse realmente un “liberato”, vale a dire se egli fosse un jîvan-mukta
nel vero senso del termine (anche senza dover assolvere per di più alla
funzione di jagad-guru), non si identificherebbe affatto con la “vita”
(anche con
333
la maiuscola), ma si troverebbe al di là di
essa, così come al di là di ogni altra condizione limitativa dell’esistenza
contingente; questa sorta di immanentismo “vitale” che si accorda così bene con
le tendenze caratteristiche del mondo moderno (e senza questo, come si
spiegherebbe il successo di Krishnamurti?), in questo caso, è veramente la cosa
giusta per l’uomo giusto… Quando Krishnamurti parla di “coloro che diventeranno
la Fiaccola”, chi è che si sente in grado di spiegare tutto quello che può evocare
questa strana espressione?
Le Mysticisme
intégral
(Il Misticismo
integrale), di L. de Paini (Éd. “Les Argonautes”, Parigi).
Questo piccolo volume potrebbe essere
considerato come una “dimostrazione” di ciò che abbiamo avuto modo di dire
circa la confusione fra psichico e spirituale; la seguente citazione basta a
dimostrarlo chiaramente: “Il misticismo in sé è una scienza sperimentale
dell’inconscio e consiste in una completa penetrazione del mistero delle forze
psichiche oscure dell’organismo”.
L’autore testimonia l’alta stima che ha per la
psicologia attuale, in quanto che “l’inconscio vi riprende il suo grande ruolo
primordiale; nell’economia dell’umano, la nostra fragile coscienza riposa sulla
oscurità senza fondo, vivente, eternamente mutevole…”.
Tutto ciò si accompagna naturalmente ad un
certo “evoluzionismo” che si evidenzia soprattutto nelle vedute “cosmogoniche”
discretamente fantastiche; per altro verso è presente una strana esagerazione
del ruolo del corpo: non v’è dubbio che esso rappresenta realmente uno stato
del nostro essere ed è quindi in rapporto più o meno stretto con le altre
modalità di quest’ultimo, ma ciò non vuol dire affatto che esso sia “una
struttura di puro psichismo” e tanto meno “una costruzione spirituale”; ancora
una volta, in assenza di ogni nozione sulla gerarchia degli stati dell’essere,
ci si trova di fronte ad una enorme confusione. A proposito dello stesso
misticismo, si nota un’ulteriore confusione: ciò che l’autore chiama
“misticismo integrale”, non lo riferisce affatto al misticismo occidentale, che
è infatti l’unico al quale può essere propriamente applicato tale termine, ma a
ciò che egli crede sia il “misticismo asiatico”, che in realtà è tutt’altra
cosa. Secondo l’idea che egli se ne fa, tale “misticismo integrale”,
esisterebbe infatti concretamente solo in Tibet; perché in Tibet piuttosto che
in tutti gli altri paesi
334
dell’Oriente, se non in forza, a torto o a
ragione, della reputazione secondo la quale esso è particolarmente ricco di
“fenomeni” singolari? Della tradizione tibetana, che è iniziatica e non
mistica, qui si scorge solo l’aspetto psichico, e psichico-fisiologico per di
più, come dire che si sono scambiati i mezzi con il fine.
Tutto ciò corrisponde solo ad una “rimozione
vivente dell’essere” che conduce ad una “immersione nel grande oceano psichico,
nelle profondità insondabili e temibili…”. Temibili, in effetti, poiché qui si
tratta certo delle possibilità dell’essere, ma delle possibilità inferiori, che
l’iniziazione deve, al contrario, permettergli di superare definitivamente.
Un libro come questo produce un’impressione
veramente penosa; ciò che esso propone per l’uomo è esattamente una “marcia
all’indietro” che, lungi dal condurlo “verso il puro spirito”, potrebbe solo
spingerlo verso una “comunicazione cosmica” con le potenze “infra-umane”,
poiché queste e non le forze “spirituali” sono quelle che regnano nell’“immenso
oceano del profondo psichismo razziale”, profondo certamente ma nel senso di
“abissale” ed “infero”!
Giugno 1935
Swedenborg et les
phénomènes psychiques
(Swedenborg e i fenomeni psichici), di Henry
de Geymuller (Éd. E. Leroux, Parigi).
Il contenuto di questo grosso libro
avrebbe potuto facilmente offrire materia per molti volumi e le frequenti
digressioni rendono l’esposizione assai difficile da seguire; manca un filo
conduttore o almeno, se esiste, non appare abbastanza chiaramente… Ciò che
possiede tuttavia un sicuro interesse storico è quanto concerne le idee di
Swedenborg, in particolare sui rapporti fra lo spirito ed il corpo e su ciò che
egli chiama il “limbo”; ma le argomentazioni condotte contro lo spiritismo sono
piuttosto deboli e non potrebbe essere altrimenti allorché si concorda con gli
spiritisti sul loro postulato fondamentale e cioè sulla possibilità di una
comunicazione reale con i morti; che sia solo vantaggioso astenersi da queste
pratiche è una questione del tutto secondaria a fronte della prima.
Anche per la reincarnazione, la
discussione non conduce che a dei “distinguo”; del resto, come abbiamo sempre
affermato, la sola dimostrazione decisiva contro la reincarnazione è quella
335
della sua impossibilità metafisica. Per
il resto non vogliamo certo discutere, qui, la maniera con cui Swedenborg
prende visione del “mondo spirituale”, è possibile talvolta che il suo
linguaggio non renda bene il suo pensiero, ma c’è una cosa assai curiosa da
constatare: si trova d’accordo con gli spiritisti nel trovarvi solo degli
esseri di origine umana, ivi compresi gli stessi angeli; strana limitazione
della Possibilità Universale.
L’Influence invisible
(L’Influenza invisibile), di Alexander Cannon,
traduzione dall’inglese di G. Gassette e G. Barbarin (Éd. du Prieuré,
Bazainville, Seine et Oise).
Questo libro è presentato come “rivelazione
dei segreti tibetani”; l’autore fa seguire il suo nome da parecchie righe piene
di titoli universitari che terminano con quelli di “Yogi Kushog del Tibet
Settentrionale e Quinto Maestro della Gran Loggia Bianca dell’Himalaya”, per di
più nel corso del volume si apprende che ha ricevuto dal “Gran Convento Lama” (sic)
“il più alto titolo, quello di Cavaliere Commendatore dell’Asia, che equivale a
quello di Conte del Regno Unito”!
Tutto ciò è sicuramente abbastanza imponente,
persino un po’ troppo, per essere in grado di ispirare fiducia; in effetti,
allorché si esamina il contenuto dell’opera di questo “Maestro” non vi si
trova, ahimè!, che ipnotismo, telepatia, e fenomeni psichici più o meno
volgari, il tutto esposto in maniera molto occidentale; ed in tutto ciò non il
più piccolo “segreto”, tibetano o no, e, beninteso, non una sola parola di
dottrina… Aggiungiamo che il libro è molto mal composto: non è altro che un
ammasso di aneddoti senza altro legarne che quello di una serie di sedicenti
conversazioni tenute nel corso di un viaggio e senza che si possa capire chi è,
fra gli interlocutori, ad avere la parola. Sono anche riferite delle notizie
del tutto inverosimili: che dire, per esempio, di un personaggio che ha “letto
un’opera di Pitagora” o di un “Saggio” che si lascia ipnotizzare da un
serpente? Certe storie, presentate come ricordi personali dell’autore, ci
procurano la spiacevole impressione di averle già lette altrove; anche nel
racconto del viaggio che serve vagamente da cornice a tutto ciò vi sono dei
particolari, compreso quello del messaggero storpio, che ci ricordano qualcuno
dei romanzi inglesi d’avventura che abbiamo letto da ragazzino e di cui ci
dispiace veramente non rammentare il titolo, poiché sarebbe curioso spingere
336
il confronto più in là di quanto ci
permettono i nostri ricordi.
All’autore accade anche di contraddirsi:
così, dimenticando certo di aver situato la scena in una caverna, vi descrive
in seguito, ad uso delle sue “esperienze”, un caminetto sormontato da un
orologio a pendolo! Infine, un’allusione alla “cara, vecchia Inghilterra”,
ritrovata “dopo così lunghi mesi passati nel selvaggio Tibet”, ci sembra che
tradisca alquanto la vera mentalità di questo preteso iniziato orientale…
Da diversi anni si è avuta tutta una serie di
mistificazioni, il cui tratto comune è costituito invariabilmente dal fatto di
essere poste sotto gli auspici della troppo famosa “Gran Loggia Bianca”
inventata dai teosofisti; senza dubbio adesso ne possiamo contare una in più;
quali disegni si nascondono esattamente dietro tutto ciò?
Malauguratamente cose del genere fanno sempre
numerose vittime ed ecco perché, abbiamo creduto bene di insistervi più di
quanto, in sé stesse, sembrerebbero dover meritare: se il loro interesse è
nullo, il pericolo che rappresentano è fin troppo reale, in un’epoca come la
nostra.
Luglio 1935
L’Évangile de
Saint Jean
(Il Vangelo di S. Giovanni), di Rudolf Steiner
(Éd. Association de la
Science Spirituelle, Parigi).
Questo volume contiene la traduzione francese
di un ciclo di 12 conferenze fatte ad Amburgo nel 1908. L’autore comincia col
criticare, a giusta ragione, i procedimenti della esegesi moderna ed i
risultati che essa comporta; ma in seguito, per accordare con le sue concezioni
“antroposofiche” il Vangelo di S. Giovanni, il cui vero autore, secondo lui,
sarebbe Lazzaro resuscitato, finisce col trattarlo a sua volta in una maniera
che, per meno che si possa dire, è del tutto fantastica; in fondo sembra che lo
usi soprattutto come pretesto per esporre delle vedute che in gran parte, e
specialmente per ciò che concerne l’“evoluzione” umana, si richiamano molto di
più alla Dottrina Segreta di M.me Blavatsky che ad una tradizione
rosacruciana. Del resto, ciò che egli chiama “scienza spirituale” non è altro,
in realtà, che il risultato di una delle confusioni da noi segnalate in un
altro articolo, poiché per lui “spirituale” è, molto semplicemente, quasi
sinonimo di “invisibile”; naturalmente, l’idea che egli ha dell’iniziazione ne
risente fortemente. A questo
337
proposito, segnaliamo una cosa assai curiosa:
per un verso egli pretende che le iniziazioni abbiano perduto la loro ragion
d’essere, da dopo la venuta di Cristo, la quale avrebbe comportato la
possibilità di rendere accessibile a tutti ciò che gli antichi misteri
riservavano a pochi; per altro verso, si preoccupa di descrivere ciò che
definisce iniziazione cristiana e iniziazione rosacruciana, fra le quali sembra
stabilire una certa differenza; è veramente parecchio difficile riuscire a
comprendere come tutto ciò si possa conciliare!
Novembre 1935
Les trois
prochaines années
(I prossimi tre anni), di Alice A. Bailey.
Ci ricordiamo di aver già visto il contenuto
di questo libretto, pubblicato in articoli da alcune riviste a tendenza più o
meno teosofista e firmate da un anonimo “Tibetano”; questi sarebbe quindi una
sola cosa con la Bailey o, senza che poi cambi molto, si tratterebbe di
un’esistenza puramente “astrale”?
A dire il vero non ne siamo affatto convinti,
poiché questi presenta, fra l’altro, una certa rassomiglianza con un
personaggio del quale ci sono state segnalate, da più parti, le più diverse
attività… Comunque sia, si tratterebbe dell’iniziativa di una ipotetica
“Gerarchia”, nella quale non è difficile riconoscere la ormai famosa “Gran
Loggia Bianca”; questa “Gerarchia”, indicata curiosamente come una “Compagnia
di Intelletti Illuminati”, avrebbe fondato, per realizzare il suo piano, un
“Gruppo di Artigiani della Nuova Era”, i cui membri si terrebbero in contatto
fra loro “soggettivamente, intuitivamente e talvolta telepaticamente” e la cui
attività, secondo quanto si dice, si eserciterebbe nell’ambito dei domini più
profani: vi farebbero parte perfino dei politici e degli uomini d’affari!
Tutto ciò non presenta certo un grande
interesse, di per sé; se lo prendiamo in considerazione è per dimostrare una
volta di più come si moltiplichino attualmente tutte queste storie fantastiche
e, come abbiamo più volte ripetuto, per indicare che ci si trova di fronte ad
un pericolo sicuro; coloro che ispirano tutto ciò (non parliamo certo di coloro
che lo diffondono) hanno sicuramente qualche disegno sospetto e fra la
“controiniziazione” e la “pseudoiniziazione” vi sono forse molte più
“infiltrazioni” di quanto si sia portati a credere.
338
Dicembre 1935
La Clé,
enseignement recueilli par Grace Gassette et Georges Barbarin
(La Chiave, insegnamenti raccolti da G.G. e G.
B.) (Éd. du Prieuré,
Bazainville, Seine et Oise).
Benché questo volume, che porta come epigrafe
la massima cartesiana “Penso, quindi esisto”, sia stato pubblicato senza nome
d’autore, esso proviene chiaramente dalla stessa “fonte” del libro di A. Cannon
di cui abbiamo già parlato qualche mese fa.
Vi si trova un po’ di tutto: numerose
citazioni evangeliche, accompagnate da interpretazioni spesso contestabili, si
mescolano a dei pretesi insegnamenti dei “Saggi del Tibet” (?) ed anche a delle
idee molto più autenticamente derivate dalla filosofia e dalla scienza moderna;
le più volgarizzate esperienze dell’Hatha-Yoga sono accostate a delle
“affermazioni” che ricordano curiosamente il metodo Coué. Il tutto si mantiene
all’incirca al livello intellettuale delle numerose pubblicazioni americane che
pretendono di insegnare i mezzi per ottenere il “successo” in questo o in
quell’altro settore.
Per poterne apprezzare lo spirito, basta
leggere la prefazione ove è detto che “il tempo della iniziazione è terminato”
e che “il progresso dell’umanità. sulla via della bontà e della conoscenza (!)
consente oggigiorno a tutti l’accesso agli insegnamenti superiori”; se queste
parole sono state scritte in buona fede, non testimoniano certo a favore della
“conoscenza” e neanche, più semplicemente, della perspicacia del loro autore!
Aprile 1936
Mythes et
Mystères égyptiens
(Miti e Misteri egizi), di Rudolf Steiner (Éd.
Association de la Science
Spirituelle, Parigi).
In questa serie di dodici conferenze tenute a
Leipzig nel 1908, l’autore si astiene, con una curiosa insistenza, dal voler
spiegare il significato proprio dei simboli; egli si ostina a considerarli come
l’espressione di ciò che suole chiamare “fatti spirituali”, espressione con la
quale egli intende designare degli avvenimenti che presume siano passati nel
dominio psichico, o semplicemente “eterico”, nel corso di tale o tal altro
periodo della storia dell’umanità; e questo perché, come abbiamo già avuto modo
di far notare a proposito di
339
un altro suo volume, la sua concezione dello
spirituale è più che vaga.
Una volta di più, ritroviamo qui, a proposito
di “razze” e “sotto-razze”, alcune delle storie fantastiche che conosciamo fin
troppo bene; ciò che consideriamo stupefacente è che si pretenda di fare
accettare come “insegnamenti rosacruciani” delle asserzioni che, a parte alcuni
dettagli, sono tratte in maggioranza, chiaramente e direttamente, dalla Dottrina
Segreta di M.me Blavatsky!
Prométhée ou le
Mystère de l’Homme
(Prometeo o il Mistero dell’Uomo), di Gabriel
Trarieux d’Egmont (Éd. Adyar, Parigi).
Coloro che non avendo il tempo o il coraggio
di leggere la Dottrina Segreta di M.me Blavatsky, volessero tuttavia
farsene un’idea, potranno trovare in questo libro un compendio abbastanza
fedele, quanto meno per ciò che concerne la storia delle razze umane; si sa
bene che cosa pensiamo di queste concezioni fantastiche, così lontane dai veri
insegnamenti tradizionali, e non abbiamo alcuna intenzione di ritornarci su.
La principale originalità dell’autore consiste
nell’aver posto, in qualche modo, al centro di questa storia il mito greco di
Prometeo, naturalmente interpretato per l’occasione in una maniera molto
particolare e piuttosto contestabile. Inoltre l’autore dà prova di un certo
“eclettisrno”, accogliendo volta per volta idee derivate da altre fonti, ma
soprattutto da diverse varietà di occultismo e di altre contraffazioni moderne
della tradizione.
Infine egli crede fermamente nei “Maestri”
della Società Teosofica; se qualcosa di reale esiste in tutto ciò, non è certo
quello che pensa lui e crediamo che fraintenda abbastanza la situazione reale
dei cosiddetti “poteri tenebrosi”, che menziona a più riprese: la
“pseudo-iniziazione” serve fin troppo bene, nell’ambito esterno, i fini che si
propongono i rappresentanti della “contro-iniziazione”, quand’anche non si
producano talvolta delle infiltrazioni fra i due campi.
Giugno 1936
Le Spiritisme en
face de l’histoire, de la science, de la réligion
(Lo Spiritismo di fronte alla storia, alla
scienza e alla religione), di Roger Glardon (Éd. P. Rouge et C., Losanna;
Librairie Fischbacher,
340
Parigi).
L’autore è un pastore protestante ed il suo
libro è una tesi di laurea presentata alla facoltà di teologia della Libera
Chiesa del Canton Vaud; ciò significa che il punto di vista dal quale combatte
lo spiritismo è necessariamente molto particolare.
La parte storica contiene delle spiacevoli
confusioni che finiscono col dare ragione a quegli spiritisti che fanno
risalire le loro teorie e le loro pratiche fino all’Antichità; d’altronde, la
documentazione relativa è poco fondata, poiché, per esempio per l’India,
l’autore arriva perfino ad accettare certe narrazioni di Jacolliot.
Si può vedere così a quanti equivoci si presta
il termine “spiriti”, che in fondo non significa niente; d’altra parte,
pretendere di assimilare allo spiritismo persino il culto cattolico dei santi,
testimonia dei pregiudizi assai singolari.
L’esposizione dei fatti, presentata dopo,
appare certamente migliore: ma non è questa la cosa più importante in quanto
che, in realtà, non esistono dei “fenomeni spiritici”, ma di spiritico c’è solo
una certa: spiegazione di questi fenomeni. In merito a ciò l’autore si sforza
di dimostrare come le diverse ipotesi che si affacciano a seconda dei casi
siano insufficienti per spiegare tutti i fatti constatati, di modo che non v’è
alcuna necessità di ricorrere all’ipotesi spiritista; tuttavia, dal momento che
sembra considerare questa ipotesi come possibile, al pari delle altre, e che in
ogni caso non ne dimostra l’assurdità, la sua confutazione rimane
sostanzialmente insufficiente e nient’affatto definitiva.
Per quanto concerne la parte propriamente
religiosa, salvo certe riflessioni che rivelano un semplice buon senso e che
mettono bene in evidenza l’aspetto ridicolo della sedicente “religione
spiritista”, va da sé che essa può convincere solo i correligionari
dell’autore.
Infine, l’ultima parte è dedicata ai pericoli
dello spiritismo; e qui almeno non possiamo che essere completamente d’accordo;
forse l’autore avrebbe dovuto insistere un po’ di più su queste considerazioni,
dato che lo scopo stesso del suo studio è, dice lui, “di scoraggiare coloro che
fossero tentati di avviarsi su questa strada, funesta sotto tutti i punti di
vista”.
Recherche de la
Vérité: art, science, occultisme, religions
(Ricerca della Verità: arte, scienza,
occultismo, religioni), di É. Arnaud.
341
Il più grande merito di questo grosso volume è
senza dubbio l’evidente sincerità dell’autore; questi cerca la verità (forse
sarebbe meglio dire la “sua” verità, poiché è fortemente “relativista”)
attraverso delle considerazioni basate, ad un tempo, sulla fisica moderna,
sulla “metapsichica” e sulle diverse varietà di occultismo; non bisogna
stupirsi dunque se, in tali condizioni, egli sostiene delle ipotesi il cui
valore è dei più contestabili.
Attribuisce una particolare importanza alla Dottrina
Segreta di M.me Blavatsky; ed anche se si rifiuta di tener conto di ciò che
gli sembra troppo “non verificabile”, nondimeno crede di trovarsi al cospetto
dell’espressione autentica di una “Tradizione arcaica”; anche le sue
informazioni sulle dottrine orientali, attinte ad una simile fonte, sono di
natura eminentemente fantastica. Aggiungiamo che egli apporta, nella sua
ricerca, l’influenza di una mentalità chiaramente legata. sia alla sua
educazione protestante e sia alla sua professione di architetto; e tutto ciò
accentua il carattere puramente “individuale” della sua ricerca, ponendola il
più lontano possibile dalla impersonalità della vera conoscenza.
Ottobre 1936
L’Apparition des
Sciences naturelles
(La comparsa delle Scienze naturali), di
Rudolf Steiner (Éd. Association
de la Science Spirituelle, Parigi).
Questo volume, come i precedenti, è
costituito dal testo di una serie di conferenze tenute, stavolta, a Dornach dal
1922 al 1923 ed ove la. “storia delle idee” è trattata secondo le vedute tutte
particolari dell’autore.
Senza dubbio lo sviluppo delle scienze
moderne è strettamente legato alla formazione di una certa mentalità, assai
differente da quella delle epoche precedenti, ma la reale natura del
cambiamento che è venuto a determinarsi nel corso degli ultimi secoli, non è
esattamente quella che è descritta qui, mentre le vedute concernenti i metodi
di conoscenza degli antichi richiamano un po’ troppo le fantasie dei
“chiaroveggenti”, perché si possa volentieri prenderle sul serio.
Le Maître parle
(Il Maestro parla), di Pétre Deuriov (edito
dalla rivista Jitno Zerno, Sofia).
342
Le parole di questo “Maestro” bulgaro sono,
nell’insieme, di una desolante banalità; se ne facciamo cenno tuttavia è perché
vi si incontra la descrizione di una “Augusta Fraternità Universale”, la cui
costituzione richiama in modo sorprendente quella della famosa “Gran Loggia
Bianca”. Le storie di questo genere si moltiplicano decisamente un po’ troppo,
da qualche anno, per impedirci di vedervi un sintomo veramente inquietante!
Novembre 1936
A Search in
secret Egypt
(Ricerca nell’Egitto segreto), di Paul Brunton
(Ed. Rider and Co.,
Londra).
L’autore ha già pubblicato A Search
in secret India, che abbiamo recensito a suo tempo, ed ha quindi voluto
scrivere un libro simile sull’Egitto; ma dobbiamo dire francamente che questo
nuovo volume è sensibilmente inferiore all’altro e la tendenza “giornalistica”
che avevamo già notato in alcune parti del primo, qui è molto più
spiacevolmente accentuata.
Come quasi tutti gli stranieri, egli è
chiaramente interessato più all’Egitto antico che all’Egitto attuale e, in
verità, i contatti da lui avuti con quest’ultimo non sono stati dei più felici.
Ci si potrà stupire così dello spazio
accordato ai “fenomeni” prodotti dal “fachiro” Tahra Bey, fin troppo conosciuto
per le sue esibizioni nei music-hall d’Europa e d’America; ciò non è per niente
in armonia con il titolo del libro. Vi è anche un capitolo dedicato ad un
“mago” di cui non si fa il nome, ma che non abbiamo avuto alcuna difficoltà ad
identificare e che, a dispetto delle sue straordinarie pretese (Es-sâher min
janbi’Llah...), non è altro che un ciarlatano molto abile. In un altro
capitolo si parla di un ipnotizzatore che adotta i più volgari metodi
occidentali; questi d’altronde, è un israelita autenticamente egiziano,
quantunque l’autore, per un equivoco alquanto divertente, lo abbia preso per un
francese, credendo anche di riconoscere in lui “il modo animato di parlare
della sua razza…”, secondo l’idea convenzionale che se ne fanno gli Inglesi!
Ciò che egli riferisce sul fascino del
serpente è forse più interessante, benché questi fatti, ad onor del vero, siano
di un genere del tutto comune ed il volervi trarre delle considerazioni sulla
possibile sopravvivenza del preteso “culto del serpente” è cosa veramente
343
eccessiva.
Passando a considerare ciò che concerne
l’Egitto antico, non possiamo fare a meno di far notare che le visioni ed i
sogni vi svolgono un ruolo un po’ eccessivo; non era certo necessario far
intervenire tutto ciò per arrivare a conoscere, per esempio, l’idea di una
origine antidiluviana ed “atlantidea” della Sfinge e delle Piramidi, poiché
sappiamo che una simile idea è già stata esposta in numerosissimi libri.
L’autore ha voluto passare solo una notte
all’interno della Grande Piramide ed anche lì ha avuto una visione riferita
all’iniziazione, ma, certo a causa dei suoi studi precedenti, tale visione ha
assunto delle connotazioni che richiamano un po’ troppo lo “sdoppiamento
astrale” caro agli occultisti, che la Grande Piramide sia stata in effetti un
luogo di iniziazione, siamo d’accordo; questa ipotesi è quantomeno più
verosimile di tante altre e lo stesso autore, d’altronde, critica queste ultime
con molto buon senso (ivi comprese le teorie “profetiche”, sulle quali abbiamo
già avuto modo di esprimerci; e questa è una cosa assai meritoria per un
inglese); d’altronde, anche se la detta ipotesi fosse dimostrata, non faremmo
un solo passo avanti in merito alla conoscenza delle particolari modalità della
iniziazione egizia; le stesse allusioni degli autori antichi sono certamente
abbastanza insufficienti perché ci se ne possa fare un’idea, per quanto
approssimativa.
Alla fine del volume, l’autore parla del suo
incontro con un “Adepto” (?) i cui discorsi sul pericolo di frugare nelle tombe
antiche non hanno niente di particolarmente “trascendente”; non vogliamo certo
mettere in dubbio la sua buona fede, ma ci chiediamo se non sia stato
semplicemente preso in giro.
Le Secret de la
Grande Pyramide ou la Fin du Monde adamique
(Il Segreto della Grande Piramide o la Fine
del Mondo adamitico), di G. Barbarin (Éd. Adyar, Parigi).
Che vi sia un “segreto” della Grande Piramide
è molto probabile, tanto più se si pensa che certe tradizioni più o meno
deformate, ma la cui origine risale senza dubbio a molto tempo fa, ne fanno
allusione. Tale “segreto” può essere relativo sia al fatto che la Grande
Piramide sia stata un luogo di iniziazione, come dicevamo prima, sia al fatto
che, per il suo orientamento e le sue proporzioni, essa rappresenti quasi un
compendio di alcune scienze tradizionali, sia anche alle due cose
contemporaneamente, dato che sono facilmente
344
conciliabili. Il fatto però che i moderni
abbiano scoperto questo “segreto” è molto dubbio. Si è scritto parecchio
sull’argomento ed in particolare sulle misure della Piramide; alcune
constatazioni di ordine geometrico, geodetico e astronomico sembrano ormai
acquisite e non mancano di interesse, ma esse sono in fondo abbastanza
frammentarie e sono state oggetto di speculazioni fantasiose; del resto, si è
proprio certi di conoscere esattamente quale fosse l’unità di misura impiegata
dagli antichi Egizi?
L’autore, all’inizio, dà un ragguaglio su
tutti questi lavori, ivi comprese le ipotesi più bizzarre, come quella che
nella disposizione interna della Piramide ha creduto di scoprire una
planimetria delle fonti del Nilo, e quell’altra secondo cui il “Libro dei
Morti” non sarebbe altro che una descrizione ed una spiegazione della stessa
disposizione interna della Piramide; noi non possiamo essere d’accordo con lui
allorché afferma che le conoscenze geometriche e le altre di cui si riscontra
l’esistenza “non sono che un’espressione della scienza umana” e niente altro;
ciò prova solo che egli ignora quale fosse la vera natura delle scienze
tradizionali e le confonde, quindi, con le scienze profane.
Ma lasciamo da parte queste cose, poiché in
fondo non è questo l’argomento principale del libro: ciò di cui si tratta
soprattutto, e che possiede un carattere ben più fantastico, sono le “profezie”
che si è creduto di scoprire nel misurare, d’altronde in maniera abbastanza
arbitraria, le diverse parti dei corridoi e delle camere della Piramide, al
fine di far corrispondere i numeri così ottenuti con dei periodi e delle date
storiche.
Intorno a questa teoria, soprattutto in
Inghilterra, ormai da lungo tempo, si sta facendo una propaganda straordinaria,
le cui intenzioni sembrano piuttosto sospette e non debbono essere del tutto
sottovalutate; certe pretese concernenti la discendenza delle “perdute tribù di
Israele” ed altre cose del genere, alle quali l’autore accenna solamente,
probabilmente non vi sono del tutto estranee. Comunque sia, vi è in tutto
questo un’assurdità talmente manifesta che ci meravigliamo come nessuno sembra
accorgersene; in effetti, anche supponendo che i costruttori della Piramide vi
abbiano realmente incluse delle “profezie”, due cose ne risultano come
possibili: o queste “profezie”, che dovevano basarsi su una certa conoscenza
delle “leggi cicliche”, si riferiscono alla storia del mondo e dell’umanità in
generale, o esse sono state adattate in modo da riguardare l’Egitto in
particolare; ma non ci troviamo di fronte
345
né all’una né all’altra di tali possibilità,
poiché tutto quello che si è voluto far dire a tali “profezie” è collegato
esclusivamente al punto di vista del Giudaismo prima e del Cristianesimo dopo,
di modo che si potrebbe concludere che la Piramide non è affatto un monumento
egizio, ma un monumento “giudaico-cristiano”!
Occorre aggiungere che tutte queste conoscenze
seguono una sedicente “cronologia” biblica conforme al “letteralismo” più
angusto e, diciamolo, il più protestante.
Vi sono ancora ben altre curiose notazioni da
fare: dopo l’inizio dell’era cristiana, non si è trovata nessuna data
interessante da segnalare prima di quella… delle prime ferrovie; bisogna
credere che questi antichi costruttori assumessero una prospettiva molto
moderna nell’apprezzare l’importanza degli avvenimenti; ecco che l’elemento
grottesco, come abbiamo detto altrove non viene mai a mancare in tutte queste
cose, elemento che ci permette di arrivare alla loro vera origine.
Ma adesso vediamo ciò che è forse la parte più
inquietante di tutta questa storia: la data del 15-16 settembre 1936, indicata
con una precisione incredibile, dovrebbe segnare l’entrata dell’umanità in una
nuova era e l’“avvento del rinnovamento spirituale”; in effetti, non sembra che
a quella data sia accaduto niente di particolarmente sorprendente, ma è proprio
questo che si è voluto intendere esattamente? L’autore ricorda a questo
proposito molte predizioni più o meno concordanti, la maggior parte delle quali
è anche molto sospetta, sia per il contenuto sia per l’uso che ne fanno coloro
che le diffondono; ve n’è abbastanza perché si possa trattare solo di una
semplice “coincidenza” e da parte nostra non possiamo che tirare una sola
conclusione: certa gente cerca attualmente di creare, con tali mezzi, uno
“stato d’animo” favorevole alla prossima realizzazione di “qualche cosa” che
rientra nei loro disegni; e, come è facile sospettare senza sforzo alcuno, noi.
non siamo certo fra coloro che anelano al successo di questa impresa
“pseudospirituale”.
Dicembre 1936
Le Thyrse et la
Croix
(Il Tirso e la Croce), di Gabriel Trarieux
d’Egmont, (Éd. Adyar, Parigi).
Ritroviamo qui l’incredibile fiducia nelle
“fonti” teosofiste
346
ed occultiste che abbiamo già notato un po’ di
tempo fa in un’altra opera dello stesso autore; questa volta si. sono aggiunti
degli insegnamenti “rosacruciani” ricevuti da una “guida” anonima che non ci
esime dal considerarla abbastanza sospetta, per le ragioni che abbiamo esposto
altrove a proposito dello “pseudo-rosacrucianesimo” moderno.
Da tutto questo deriva, in particolare per ciò
che concerne il “Mistero di Cristo”, un qualcosa che, naturalmente, rassomiglia
parecchio alle teorie “messianiche” dei teosofisti, con l’aggravante della
confusione generata dal miscuglio con gli altri elementi che abbiamo appena
indicato; alcuni passaggi danno una impressione veramente inquietante.
Per quanto riguarda la storia dell’esoterismo
cristiano, così come è presentata qui, in essa si tende a confondere
continuamente questo esoterismo con l’“eresia” e con le “sette”; ci siamo
abbastanza spesso dedicati in modo specifico a dissipare questa confusione, per
dover insistere ulteriormente su tutto quanto v’è di erroneo in un simile modo
di vedere le cose.
Beninteso, allorché si giunge ai tempi nostri
si ritrovano ancora gli interventi della “Gran Loggia Bianca”, l’avvento
dell’“Era dell’Acquario” ed altre cose che sono ben note; così, quando l’autore
parla dei “Poteri tenebrosi che ci dirigono e dei loro metodi perspicaci”, non
si può che esprimere, molto sinceramente, il rammarico che egli sia tanto
lontano dal dar prova di una simile perspicacia e così incapace di comprendere
la loro azione lì dove essa si esercita veramente.
Non ci teniamo a far notare certi errati
riferimenti, tuttavia ve n’è uno che ci riguarda personalmente e che non
possiamo sottacere: Mons. R.H. Benson ha scritto un libro intitolato Il
Maestro del Mondo e non Il Re del Mondo; siccome nel primo si parla
dell’Anticristo, mentre l’argomento che noi trattiamo su Il Re del Mondo
è di carattere totalmente opposto, un simile equivoco è oltremodo spiacevole;
fino ad oggi era solo accaduto alla gente della R.I.S.S. (Rivista
internazionale delle Società Segrete, Parigi ‑ n.d.t.) di confondere, molto
meno involontariamente del resto, il “Re dei Mondo” con il “Principe di questo
Mondo”.
Gennaio 1937
347
L’Évangile de
saint Luc
(Il Vangelo di San Luca), di Rudolf Steiner
(Éd. Association de la
Science Spirituelle, Parigi).
Queste. conferenze furono tenute a Bâle nel
1909, ai membri della Società Teosofica, dalla quale l’autore non s’era ancora
staccato; le interpretazioni presentate sono forse ancora più fantastiche, se
possibile, di quelle ricorrenti “ufficialmente” fra la maggior parte dei
teosofisti.
Sembra che quando l’evangelista parla di
“testimoni oculari”, bisogna intendere “chiaroveggenti”; così facendo non resta
che richiamarsi alla “cronaca dell’Akâsha” per ricavarne le cose più
.interessanti! Si scopre anche che è il “Buddha trasfigurato” che appare ai
pastori sotto forma di un “armata celeste”, dopo la nascita simultanea di due
bambini Gesù, uno a Nazareth e l’altro a Betlemme, nei quali inizialmente si
sono reincarnati Adamo nel primo e Zoroastro nel secondo, in attesa di
ulteriori trasformazioni.
Crediamo superfluo seguire ancora questa
storia complicatissima; in verità se si volesse deliberatamente imbrogliare
ogni cosa per fare delle origini del Cristianesimo un pasticcio
incomprensibile, sarebbe difficile fare di meglio; e se anche non fosse stata
una tale intenzione a suggerire l’elaborazione di tutte queste favole,
l’impressione che se ne ricava non è certo meno penosa, considerata per di più
la maniera perentoria con cui sono presentate, quasi fossero dei “fatti”; noi
preferiamo credere, in memoria dell’autore, che quantomeno egli abbia giuocato
in tutto ciò il semplice ruolo del “suggestionato”!
Giugno 1937
Théories et
procédés radiesthésiques
(Teoria e pratica radioestesica), di René
Lacroix-à-l’Henri (Éd. H. Dangles, Parigi).
Questo libro rappresenta chiaramente uno
sforzo per ricondurre la radioestesia entro limiti “ragionevoli”; l’autore che
si dichiara nettamente cattolico, sembra avere percepito, meglio di tanti dei
suoi colleghi, il pericolo di certe “esagerazioni”; in special modo, sono le
applicazioni “divinatorie” a suggerirgli dei timori, cosa che ci trova del
tutto concordi. Quando invece egli dichiara che “la vera radioestesia non deve
condurre allo spiritismo” abbiamo il timore che si illuda eccessivamente, dato che
la linea di separazione
348
fra le due cose è più difficile da tracciare
di quanto lui stesso possa credere; non è proprio questa sospetta affinità che,
in fondo, costituisce la vera ragione del “successo” che ha la radioestesia ai
nostri giorni? Lui stesso, del resto, non può esimersi dal ricorrere ai
procedimenti che chiama “mentali”, i quali, anche se non necessariamente, in
genere sono sicuramente “psichici”; i suoi metodi cosiddetti “cinese” ed
“egiziano”, che si basano sull’applicazione piuttosto fantasiosa di certi
simboli, o la costruzione della sua “bacchetta Plutone”, ci appaiono alquanto
significativi al riguardo. Sotto questo aspetto è anche abbastanza istruttivo
il suo elenco di “onde nocive”, ove curiosamente sono confuse le influenze
fisiche con quelle psichiche; se la sua intenzione era quella di fare della
radioestesia una scienza puramente fisica, nel senso attuale del termine,
bisogna dire che è sulla buona strada; d’altronde, noi riteniamo che questa sia
una cosa impossibile, in quanto che in tal caso… non si tratterebbe più di
radioestesia.
Per inciso, segnaliamo all’autore che,
contrariamente a ciò che sembra credere, l’articolo sulla radioestesia apparso
l’anno scorso su questa rivista non è affatto nostro: suum cuique.
L’autore presenta in questo libretto una
classificazione delle malattie che forse equivale a qualsiasi altra e che
comunque non ha niente di esoterico; essa si fonda in realtà su delle teorie
del tutto contestabili e la cui ispirazione teosofista è chiaramente manifesta.
D’altra parte, se è possibile ammettere l’uso
della terminologia corrente, per comodità di esposizione, non è accettabile,
allo stesso fine, l’invenzione di termini la cui composizione rappresenta una
vera provocazione per tutte le regole linguistiche! L’autore si è costruito una
specie di dottrina a cui ha dato il nome di “évoluisme” (l’equivalente italiano
potrebbe essere “evoluismo” ‑ n.d.t.), termine che di per sé indica a
sufficienza le tendenze essenzialmente moderne di tale dottrina; e fin qui sono
problemi suoi, ma il fatto di ritenere la sua dottrina identica, in fondo, al
“Vêdisme” (anche qui: “Vedismo”? ‑ n.d.t.) è cosa ben più grave ed indica
chiaramente una fastidiosa incomprensione.
Ottobre 1937
Médicine ésotérique
(Medicina esoterica), di A. Auvard (Éd. H.
Durville, Parigi).
– non
tradotto! –
349
Politique
ésotérique
(Politica esoterica), di A. Auvard (Éd. H.
Durville, Parigi).
Quest’altra opera dello stesso autore darebbe
luogo alle stesse critiche della precedente, poiché si tratta dell’applicazione
delle stesse teorie in un ambito diverso, condotta con gli stessi procedimenti
di esposizione. Non vi insisteremo oltre, dunque, ma non possiamo esimerci dal
far notare quantomeno che il governo da lui auspicato implica una strana
visione dello “spirituale” e della “teocrazia”, così come della iniziazione: i
funzionari, sindaci e prefetti, che sarebbero al tempo stesso preti della “religione
evoluista”; gli “iniziati” reclutati fra questi ultimi, che diventerebbero dei
funzionari superiori; l’“Istituto esoterico” dove entrerebbero, subito dopo il
liceo, coloro che sono destinati a queste carriere amministrative; tutto questo
ricorda le utopie fourieriste e saint-simoniane piuttosto che delle concezioni
di ordine non profano… Che pensare poi di un elenco in cui sono raggruppati
“esoteri (sic), rosacroce spiritisti, ermetisti, medium, filosofi” ed
anche “portatori del libero pensiero”?
Ma, francamente ci si può attendere qualcosa
di meglio da chi conclude tutti i suoi libri con la scritta “Viva l’Etica”?
Dicembre 1937
L’Ère du Verseau
(L’Avénement de Ganiméde)
(L’Era dell’Acquario, L’Avvento di Ganimede),
di Paul Le Cour (Éd. “Atlantis”, Vincennes).
Talvolta, abbiamo avuto modo di
segnalare come le pretese “profezie” in genere e l’annuncio della prossima “era
dell’Acquario” in specie, costituiscano, per certi nostri contemporanei, una
vera ossessione. Questo libro si riallaccia a questo genere di preoccupazioni;
d’altronde, vi si trovano poche cose nuove, poiché la maggior parte di esse
erano già state dette dall’autore nei suoi articoli su Atlantis. Faremo
solo notare che egli si atteggia, più che mai, ad erede e continuatore del
Hiéron, di Paray-le-Monial, cosa di cui c’è poco da andar fiero, poiché se in
questo “centro di esoterismo cristiano” dalle caratteristiche assai particolari
vi sono state delle idee interessanti, vi sono anche state molte più
fantasticherie: l’immaginazione di De Sarachaga era quasi fertile quanto quella
dello stesso Paul Le Cour! Ed è proprio da lì che questi ha ricavato la famosa
teoria di Aor-Agni, nella quale è riuscito a vedere una rivelazione
350
prodigiosa e adesso crede di ritrovarne la
traccia nei nomi e nelle parole più diverse; ma abbiamo già parlato di queste
fantasticherie per doverci soffermare ulteriormente.
Cercando di controbattere le obiezioni da noi
sollevate contro l’accostamento dei due termini Aor-Agni, Paul Le Cour
fa notare all’inizio che “esistono molti termini formati da parole provenienti
da lingue diverse”; ciò è vero per le lingue moderne, benché i linguisti non
ammettono volentieri tali processi di ibridismo, da loro considerati a ragione
molto scorretti; ma per quanto riguarda le lingue sacre una cosa simile è del
tutto impensabile. In seguito egli aggiunge “non si capisce su cosa possa
poggiate l’esclusione della possibilità di vedere nel fuoco: la luce Aor
ed il calore Agni”; sfortunatamente per lui ciò che noi abbiamo detto e
che confermiamo è che: se Aor è in effetti la luce in ebraico, Agni,
in sanscrito, non è affatto solo il calore ma proprio il fuoco stesso, cioè
contemporaneamente luce e calore; quindi che valore può avere una risposta come
quella fornita?
In questo libro vi è anche una curiosità che
ci dispiacerebbe non segnalare: ad un certo punto l’inizio dell’era giudaica è
fissata nel 4000 A.C. (confusione bella e buona con quella massonica), mentre
in un altro passo è posta nel 4320; l’autore farebbe bene a mettersi quantomeno
d’accordo con se stesso; ma ciò che è più increscioso è che né l’una né l’altra
data è esatta, poiché l’era giudaica comincia in realtà nel 3761 A.C.!
Que sera 1938?
(Come sarà il 1938?), di Gabriel Trarieux
d’Egmont (Éd. Flammarion, Parigi).
Le previsioni per il prossimo anno non ci
interessano affatto, tantopiù che concernono in modo specifico un ambito,
quello politico, con cui non intendiamo aver nulla a che fare, in nessun modo.
Si sa cosa noi pensiamo dello stato attuale
dell’astrologia; ciò che più meraviglia, date le attuali condizioni, è il fatto
che essa, a volte e malgrado tutto, ottiene dei risultati esatti, che forse è
il caso di attribuire, in gran parte, alle speciali facoltà dell’astrologo che
li ottiene, come riconosce l’autore di questo libro, ad una. sorta di
“intuizione” insomma, che però occorre non confondere con la vera intuizione
intellettuale, che appartiene sicuramente a tutt’altro ordine.
Comunque sia, qui si trovano, a fianco di
queste previsioni,
351
alcune considerazioni di carattere più
generale, alcune delle quali si riallacciano ancora alla famosa “Era
dell’Acquario” (l’autore annuncia l’intenzione di pubblicare un’opera con
questo titolo, cosa in cui è stato preceduto da Paul Le Cour), (*): sembra che
si sia già entrati in questa era, fin dal 1793, mentre altri affermano che non
è ancora cominciata o addirittura che comincerà fra alcuni secoli; è veramente
singolare che non riescano almeno a mettersi d’accordo su questo punto!
Naturalmente si parla anche delle cosiddette
“profezie” diffuse nella nostra epoca; ma l’autore, più ragionevole di molti
altri, riconosce che non bisogna accettarle tutte senza discernimento e tanto
meno bisogna accettare i vari commenti che sono stati aggiunti; a proposito
delle “profezie della Grande Piramide” egli si esprime con un certo
scetticismo, per il quale non possiamo che approvarlo.
L’ultimo capitolo è dedicato a Nostradamus, di
cui l’autore dice che “non è solamente un astrologo”, cosa invero esatta, ma
che è soprattutto un “chiaroveggente”, cosa molto meno esatta; in effetti, in
questo caso, è in giuoco la conoscenza di alcune scienze tradizionali, oltre
che dell’astrologia, scienze appartenenti anch’esse all’ordine cosmologico, che
sono andate del tutto perdute per i nostri contemporanei.
(*) Nel testo, le iniziali del nome di questo
autore sono stampate in lettere minuscole, cosa che si ripete in tutti gli
articoli riportati successivamente (n.d.t.)
Gennaio 1938
Le Mors aux dents
(Il Morso ai denti), di Vladimir Pozner (Éd.
Denoël, Parigi).
Questo libro è un racconto “romanzato” e molto
“fosco”, a causa di una evidente ostilità di parte, della carriera movimentata
del barone Von Ungern-Sternberg di cui si è già parlato, in modo del tutto
diverso, nell’opera di Ferdinand Ossendowski, Bestie, Uomini e Dei.
È veramente assai curioso che a suo tempo si
sia messa in dubbio l’esistenza stessa del personaggio e che la stessa cosa
accada adesso; in effetti egli apparteneva ad una famiglia baltica molto
conosciuta ed apparentata con quella del conte Hermann Keyserling, d’altronde
una sua lettera è riprodotta nel presente libro.
352
Può essere interessante, per coloro che hanno
avuto modo di sapere dell’esistenza di questo personaggio, riportare le cose al
loro giusto posto e chiarire una storia che sembra sia stata confusa a bella
posta; riteniamo che ciò che è in grado di dare un’idea, la più esatta, sulla
figura del personaggio sia un gruppo di lettere che il maggiore Antoni
Alexandrowicz scrisse nel 1924; questi, che era un ufficiale polacco, comandò
l’artiglieria mongola agli ordini diretti del barone Von Ungern-Sternberg dal 1918
al 1919; riportiamo quindi i principali passi di queste lettere: “Il barone
Ungern era un uomo straordinario, una natura molto complessa, sia dal punto di
vista psicologico che dal punto di vista politico.
Per rendere in maniera semplice i suoi tratti
caratteristici, li si potrebbe elencare in questo modo: 1° egli era un
avversario accanito del bolscevismo nel quale vedeva un nemico dell’intera
umanità e dei suoi valori spirituali; 2° egli disprezzava i russi che a suo
avviso avevano tradito l’Intesa, avevano rotto nel corso della guerra il loro
giuramento di fedeltà prima allo Zar e poi ai due governi rivoluzionari ed
avevano accettato in seguito il governo bolscevico; 3° non stringeva la mano a
nessun russo e frequentava solo stranieri (anche i polacchi, che stimava per la
lotta da loro condotta contro la Russia); fra i russi preferiva la gente
semplice agli intellettuali, dal momento che la considerava meno corrotta; 4°
era un mistico ed un buddhista; coltivava l’idea di creare un ordine di
vendetta contro la guerra; 5° egli auspicava la costituzione di un grande
impero asiatico per la lotta contro la cultura materialista dell’Europa e
contro la Russia sovietica; 6° era in contatto con il Dalai Lama, il “Buddha
vivente” ed i rappresentanti dell’Islam in Asia ed aveva il titolo di prete e
di Khan mongolo; 7° era brutale e spietato come solo un asceta ed un settario
possono esserlo; la sua mancanza di sensibilità superava qualunque
immaginazione e si potrebbe solo riscontrarla in un essere incorporeo,
dall’animo freddo come il ghiaccio, che non conosce né il dolore né la pietà né
la gioia né la tristezza; 8° aveva un’intelligenza superiore e delle vaste
conoscenze; non v’era argomento sul quale non fosse in grado di fare un’accorta
considerazione; con un’occhiata era capace di giudicare il valore di ogni uomo
che incontrava… Ai primi di giugno del 1918, un Lama predisse al barone Ungern
che sarebbe stato ferito alla fine dello stesso mese, che sarebbe morto dopo
l’ingresso in Mongolia della sua armata e che la sua gloria si sarebbe diffusa
nel mondo intero. Effettivamente
353
all’alba del 28 giugno i bolscevichi
attaccarono la stazione di Dauria… e il barone fu ferito da un colpo al fianco
sinistro, sopra il cuore. La predizione si avverò anche in relazione alla sua
morte: egli morì nel momento in cui la sua gloria riempiva il mondo intero”.
A giudicare dalle discussioni alle quali
accennavamo all’inizio, l’ultima frase riportata è forse eccessiva; ma ciò che
è certo è che egli non fu affatto catturato dai bolscevichi e che, nonostante
la giovane età, morì di morte naturale, contrariamente a quanto afferma
Vladimir Pozner. I lettori di costui potranno anche rendersi conto, sulla base
di queste indicazioni autentiche, se è ammissibile che un personaggio di tal
fatta possa essere considerato un semplice agente al servizio del Giappone,
come si è insinuato, oppure se egli non fosse mosso, molto più verosimilmente,
da influenze di ben altro ordine; noi aggiungiamo, a questo proposito, che egli
non era esattamente ciò che si potrebbe definire un “neo-buddhista” perché,
secondo delle informazioni a noi fornite da altra fonte, l’adesione della sua
famiglia al Buddhismo risaliva alla terza generazione.
Per altri versi, è stato segnalato che nel
castello di Ungern si sono manifestati dei fenomeni di “ossessione”; non
potrebbe trattarsi di qualche manifestazione di “residui psichici” in rapporto
più o meno diretto con tutta questa storia?
I Protocolli dei Savi Anziani di Sion.
Versione italiana con appendice ed
introduzione (Ed. La Vita Italiana, Roma).
La traduzione italiana dei famosi Protocolli
dei Saggi di Sion pubblicata nel 1921 dal dr. Giovanni Preziosi, direttore
della Vita Italiana, è stata ripubblicata con una introduzione di J. Evola, che
cerca di mettere un po’ d’ordine nelle interminabili discussioni alle quali
questo “testo” ha dato e continua a dar luogo. Egli distingue due questioni
differenti e che non sono necessariamente solidali, quella dell’“autenticità” e
quella della “veridicità”, delle quali in realtà la seconda sarebbe, secondo
lui, la più importante. L’autenticità non è più sostenibile per le diverse
ragioni che qui non esamineremo; a tal proposito richiamiamo solo l’attenzione
su un punto che ci sembra non sia stato preso sufficientemente in
considerazione, ma che tuttavia è, forse, il più decisivo: una organizzazione
seriamente e veramente segreta, qualunque sia la sua natura, non lascia mai
dietro di sé dei documenti scritti. D’altronde sono
354
state indicate le “fonti” alle quali si
richiamano quasi testualmente numerosi passi dei Protocolli: il Dialogo
agli Inferi. fra Machiavelli e Montesquieu, di Maurice Joly, libello
scritto contro Napoleone III e pubblicato a Bruxelles nel 1865, ed il discorso
attribuito ad un rabbino di Praga nel romanzo Biarritz, pubblicato nel
1868 dallo scrittore tedesco Hermann Goedsche con lo pseudonimo di Sir John
Retcliffe. Vi è ancora un’altra “fonte” che, per quanto ne sappiamo, non è mai
stata segnalata: un romanzo intitolato Il Barone Jehova, di Sidney
Vigneaux, pubblicato a Parigi nel 1886 e dedicato, cosa assai curiosa, “al
molto gentiluomo A. De Gobineau, autore del Saggio sulla ineguaglianza delle
razze umane, entrato nel Walhalla il 13 ottobre 1882”.
È da notare anche che, secondo un’indicazione
fornita nelle Memorie di un alienato, dalla sig.na Hersilie Rouy,
pubblicate da E. Le Normant des Varannes (Parigi, 1886, pp. 308-309), Sidney
Vigneaux era, come De Gobineau, un amico del dr. Henri Favre; si tratta di una
strana storia ove compare anche il nome di Jules Favre, che si ritrova
immischiato in così tante questioni dello stesso genere che è difficile pensare
ad una semplice coincidenza. Ne Il Barone Jehova (da p. 59 a p. 87) si
trova un sedicente “Testamento d’Ybarzabal” che presenta delle similitudini del
tutto sorprendenti con i Protocolli, ma con la notevole particolarità
che gli ebrei vi appaiono solamente come lo strumento per l’esecuzione di un
piano che non è stato mai conosciuto, né voluto da loro. Sono stati anche
notati tratti di rassomiglianza con l’introduzione al Giuseppe Balsamo
di Alessandro Dumas, benché qui non si parli affatto di ebrei, ma di una
immaginaria assemblea massonica; da parte nostra aggiungiamo che questa
assemblea ha una certa relazione con il “Parlamento” pseudo-rosacruciano
descritto, quasi alla stessa data, dallo scrittore americano George Lippard nel
Paul Ardenheim, il Monaco del Wissahickon, e la parte riguardante tale
descrizione è stata riprodotta dal dr. Swinburn Clymer ne La Fraternità
Rosacrociana in America. Non v’è dubbio che tutti questi scritti, sotto una
forma più o meno “romanzata” rivelano insomma un unico richiamo, relativo alla
stessa “corrente” d’idee, al di là del fatto che gli autori approvino o meno tali
idee e che in funzione delle loro tendenze o delle loro particolari
prevenzioni, ne attribuiscano l’origine, a torto o a ragione, agli ebrei, ai
massoni o ad altri; l’essenziale, in tutto questo, e ciò che ne costituisce
l’elemento di “veridicità”, è l’affermazione che tutto l’orientamento del mondo
355
moderno corrisponde ad un “piano” stabilito ed
imposto da qualche misteriosa organizzazione; si sa quello che noi stessi
pensiamo a questo proposito e ci siamo spiegati già a più riprese sul ruolo
della “contro-iniziazione” e dei suoi agenti coscienti ed incoscienti, per
insistervi ulteriormente. A dire il vero, per intendere queste cose, all’epoca
in cui furono redatti i Protocolli non era affatto necessario essere dei
“profeti” (si tratta probabilmente del 1901) e nemmeno all’epoca a cui
risalgono tutte le altre opere che abbiamo citato, cioè verso la metà del XIX
secolo, in quanto che era sufficiente una osservazione un po’ più attenta delle
condizioni generali, anche se alcune cose non erano così evidenti come ai
nostri giorni; ma è opportuno fare delle puntualizzazioni, che non recitano
certo a favore dell’intelligenza dei nostri contemporanei: se ci si accontenta
di esporre “onestamente” ciò che si constata e quanto se ne deduce logicamente,
nessuno vi crede o vi presta attenzione; se, invece, le stesse cose vengono
presentate come opera di una organizzazione fantastica, ecco che esse appaiono
come dei “documenti” che, a questo titolo, mettono tutti in agitazione: strano
effetto delle superstizioni inculcate ai moderni dal troppo famoso “metodo
storico”, che fa anch’esso parte delle suggestioni indispensabili per il
compimento del “piano” in questione.
Vi è ancora da notare che, secondo la “morale”
degli stessi Protocolli, l’organizzazione che inventa e diffonde le idee
moderne col fine di perseguire il dominio mondiale, è perfettamente consapevole
della falsità di queste idee; ed è abbastanza evidente che in effetti
dev’essere così, poiché essa sa fin troppo bene come deve comportarsi; ma
allora appare chiaro che una tale iniziativa così carica di menzogne non può
essere considerata, di per sé, il vero ed unico scopo che essa si propone e si
è indotti a prendere in considerazione un altro aspetto del problema che, già
indicato da Evola nella sua introduzione, è stato ripreso e sviluppato in un
articolo pubblicato nel numero di novembre della Vita Italiana, a firma
di “Arthos” ed intitolato Trasformazioni del “Regnum” (“Arthos” è uno
degli pseudonimi usati dallo stesso J. Evola – n.d.t.).
In effetti nei Protocolli non vi è solo
l’esposizione di una “tattica” destinata a distruggere il mondo tradizionale,
questo è solo l’aspetto puramente negativo corrispondente alla fase attuale
degli avvenimenti; ma vi è anche l’idea del carattere puramente transitorio di
questa fase e quindi l’idea della successiva costituzione di un Regnum
sovranazionale, idea che può essere considerata come una
356
deformazione di quella del “Sacro Impero” e
delle altre concezioni tradizionali analoghe, che, come ha ricordato l’autore
dell’articolo, sono state da noi esposte nel Re del Mondo.
Per spiegare questo fatto, “Arthos” si
richiama alle deviazioni, che arrivano fino ad una vera “sovversione”, che
possono subire certi elementi autenticamente tradizionali che sopravvivono in
qualche maniera a se stessi allorché lo “spirito tradizionale” si è ritirato da
essi; ed in appoggio a questa tesi, egli cita ciò che noi abbiamo detto
recentemente, qui, a proposito dei “residui psichici”; le considerazioni fatte
sulle fasi successive della deviazione moderna e sulla possibile costituzione
di una vera “anti-tradizione” come scopo ultimo, di cui il Regnum
snaturato sarebbe propriamente l’attualizzazione nell’ordine sociale, possono
contribuire a chiarire ancor meglio questo aspetto della questione che, al di
là del caso particolare dei Protocolli, non è affatto priva di
interesse.
Marzo 1938
Comment je crois
en Dieu
(Come credo in Dio), di Upton Sainclair.
Traduzione dall’inglese di H. Delgove e R.N. Raimbault (Éd. Adyar, Parigi).
La concezione “religiosa” dell’autore, che si
può chiamare con un tale termine solo chiarendo che si tratta di “religiosità”
e non di religione propriamente detta, tale concezione, quindi, è in fondo un
miscuglio tipicamente americano di “idealismo” e di “pragmatismo”: egli sente
il bisogno di credere in un “ideale”, cosa di per sé abbastanza vaga, e nello
stesso tempo vuole che questo “ideale”, da lui chiamato “Dio” pur riconoscendo
di non sapere ciò che egli sia veramente, gli “serva” in ogni sorta di circostanze;
in special modo sembra che debba essergli utile in caso di malattia, poiché le
storie di “guarigioni mentali” e di “religioni guaritrici” occupano nel suo
libro uno spazio particolarmente importante (ricordiamo a questo proposito che,
contrariamente a ciò che crede l’autore, la “formazione” di Émile Coué non era
poi tanto differente da quella della sig.ra Baker Eddy, poiché Émile Coué prima
di fondare la sua scuola di “autosuggestione”, era stato discepolo di Victor
Segno e dei “mentalisti” americani, che hanno molto in comune con la Christian
Science). Per il suo aspetto “idealista”, questo modo di vedere si
riallaccia chiaramente a ciò che noi abbiamo chiamato “psicologismo”, poiché è
evidente che il valore o
357
l’efficacia di un tale “ideale” non può
essere che puramente psicologico (d’altronde egli spinge tale tendenza fino a
voler spiegare psicologicamente, assimilandoli a delle semplici suggestioni,
fatti che appartengono al dominio della magia e della stregoneria); ma, per di
più, come oggi accade quasi sempre in simili casi, intervengono in maniera
decisiva degli elementi che rivelano uno “psichismo” molto sospetto, dato che
si tratta soprattutto di fare appello al “subcosciente”; ed in questo l’autore
non fa altro che seguire William James, suo maestro in “pragmatismo”; egli è
disposto ad attribuire un valore “spirituale” a dei fenomeni come la telepatia
e la chiaroveggenza, cosa questa che è una spiacevole illusione; e ci si può
anche chiedere, in definitiva, se ciò che egli “deifica” non sia semplicemente
il. suo subcosciente…
Nella traduzione vi sono alcuni errori
linguistici veramente strani: le cellule del cervello sono in realtà delle
cellule “cerebrali” e non “cervicali”, cioè del collo; “sectataire”
(“settario”? ‑ intraducibile ed inesistente in italiano ed anche in francese,
come fa notare il Guénon ‑ n.d.t.) è un notevole barbarismo, formato
apparentemente dalla confusione fra “sectateur” e “sectaire”! (“settatore” e
“settario” ‑ il primo equivalente a “seguace”, che compone ed attualizza una
setta ‑ n.d.t.).
Luglio 1938
Le Yoga de l’Occident
(Yoga per l’Occidente); di C. Kerneïz (Éd.
Adyar, Parigi).
Questo libro, che rappresenta il seguito
dell’Hatha-Yoga dello stesso autore e di cui abbiamo già parlato a suo
tempo, vuole essere un tentativo di adattamento al costume occidentale di
metodi ispirati o, piuttosto, imitati da quelli dello Yoga; non possiamo certo
dire quanto egli vi sia riuscito, in quanto che il tutto è contemporaneamente
falso e pericoloso.
Innanzi tutto è falsa l’idea che lo Yoga
è qualcosa di staccato da una qualunque tradizione, in queste condizioni non si
potranno mai praticare che dei “pseudo-riti” che non avranno alcun reale
risultato di ordine superiore, poiché nessuna influenza spirituale vi sarà
collegata, anzi si potranno ottenere degli effetti unicamente psichici di un
carattere alquanto inquietante.
Parimenti falso è il punto di vista
“ideale” e “soggettivo” dell’autore, che informa ogni sua interpretazione, fin
nei principi;
358
in tutto ciò sono solo presenti vedute
filosofiche moderne che non potrebbero avere, checché se ne dica, il minimo
rapporto con le dottrine tradizionali; non si arriva, infatti, fino a
presentare come “postulati” dello Yoga delle considerazioni che sono sostanzialmente
derivate da Kant e da Schopenhauer? La conseguenza di tale punto di vista è che
alla fine ci si trova di fronte ad un volgare metodo di “autosuggestione”;
d’altronde, è lo stesso autore a riconoscerlo, ma egli ritiene che i risultati
così ottenuti siano spiritualmente validi; la verità è che essi sono
perfettamente nulli, se non addirittura negativi; in effetti ciò a cui
perverranno sicuramente coloro che volessero praticare gli esercizi da lui
indicati è uno squilibrio psichico irrimediabile. Tutto questo si accompagna a
delle teorie di cui il meno che si possa dire è che sono molto strane: in
particolare, è presente una interpretazione biologica dell’“Adamo” che i
kabbalisti troverebbero alquanto inaspettata; e vi è anche la troppo famosa concezione
“pseudo-mistica” dell’“androgino” ottenuto per mezzo della fusione di due
esseri diversi, che non può condurre se non alle conseguenze più sinistre.
Sorvoliamo sulla credenza della reincarnazione e su altre idee che riconducono
solo all’“occultismo” corrente, ma dobbiamo necessariamente soffermarci sul
paragrafo dedicato alla “scelta provvisoria di una religione”, poiché contiene
delle confusioni inaudite.
Innanzi tutto non si tratta, come si potrebbe
supporre, di scegliere una forma tradizionale per ricollegarvisi realmente, ma
solo di adottarla “idealmente”, senza curarsi minimamente di assolvere alle
condizioni necessarie per esservi effettivamente ammessi; è fin troppo evidente
che una cosa del genere è del tutto vana, e dato che si aggiunge che “non si
tratta di credere, ma di comportarsi come se si credesse”, non possiamo
scorgere in tutto ciò che una commedia parecchio odiosa. Inoltre, si consiglia
di “lasciare da parte le formule morte (?) per ricollegarsi solo
all’esoterismo”; ora, l’esoterismo è una cosa del tutto diversa dalla religione
e, d’altronde, nessuno ha il diritto di scegliere, sulla base della sua
fantasia, fra gli elementi costitutivi di una tradizione: occorre accettarli
integralmente o astenervisi; saremmo curiosi di vedere come verrebbe accolto
nel Giudaismo, per esempio, chi dichiarasse di voler aderire alla “religione
ebraica legata alla kabbala”! Infine, l’ultima frase di questo paragrafo merita
di essere citata: “La Massoneria può rimpiazzare opportunamente una religione,
ma solo rifacendosi al Martinismo mistico, da cui essa deriva” chiunque
possieda le più
359
elementari nozioni sulla storia della
Massoneria e conosca anche solo un po’ del Martinismo, non potrà sicuramente
impedirsi dallo scoppiare dal ridere!
L’autore si vanta, nella conclusione, di “far
uscire dal Tempio dei segreti che sono stati sempre gelosamente custoditi”; se
lo crede sinceramente, non possiamo che compiangerlo; in realtà egli non ha
“rivelato” altro che le sue proprie illusioni.
La Vie
d’outre-tombe
(La Vita oltre la Morte), di Gabriel Trarieux
d’Egmont (Éd. Adyar Parigi).
In questo libro, dedicato, coma indica il
titolo, agli stati postumi dell’essere umano, sono poste sullo stesso piano e
nella maniera più inopportuna le cose più disparate: le dottrine tradizionali
autentiche, le visioni molto “confuse” di Swedenborg, le esperienze
“metapsichiche”, le moderne concezioni occultiste, teosofiste e persino
spiritiste; sarebbe difficile spingere oltre l’“eclettismo”.
L’autore manifesta una grande fede nei
“Maestri” della famosa “Gran Loggia Bianca”, nella validità della
“chiaroveggenza”, nella “reincarnazione” ed anche… nella prossima “era
dell’Acquario”, e le sue conclusioni ne risentono fortemente; ciò vuol dire che
vi è ben poco di valido per coloro che hanno buoni motivi per non condividere
simili convinzioni e che tengono, innanzi tutto, a non confondere la tradizione
con le sue contraffazioni.
Mystère de la Vie
humaine
(Il. Mistero della Vita umana), di Raoul
Marchais (Éd. Adyar, Parigi).
Anche in questo libro si fa sentire parecchio
l’influenza della scienza moderna; l’autore vuole conciliarla con delle idee
che, stavolta, hanno poco di tradizionale, quantunque egli, in buona fede, le
creda tali; in effetti, pur dichiarando espressamente che non è un teosofista,
egli prende molto sul serio tutto ciò che è esposto nella Dottrina Segreta di
M.me Blavatsky, identificandolo con l’espressione “antico sapere”. È questa
“cosmogonia” fantastica, con la sua deformazione evoluzionista, e quindi del tutto
moderna, delle dottrine cicliche, che egli cerca di trasporre in un linguaggio
“filosofico-scientifico” che ritiene più facilmente accessibile; non ci
sentiremmo di garantire, d’altronde, che egli sia riuscito ad orientarsi in
mezzo a tutte le complicazioni di
360
“catene”, di “ronde”, di “razze” e delle loro
molteplici suddivisioni.
Talvolta arriva a sfiorare incidentalmente
alcune nozioni realmente tradizionali e lo fa in una maniera piuttosto
maldestra: così, egli pensa che il ternario “Spirito-Vita-Materia” sia identico
alla Trinità cristiana, cosa che prova come sia veramente male informato,
almeno sul significato della Trinità. Per altro verso espone un metodo tutto
“personale” e abbastanza straordinario per “rettificare” l’astrologia; ma
riteniamo più utile non insistere ulteriormente; tutto ciò è senza dubbio molto
ingegnoso ma ha il solo difetto di mancare di un minimo di sostegno reale:
quanto lavoro, in questa nostra epoca, viene sprecato inutilmente a causa della
mancanza di veri principi direttivi!
Febbraio 1940
La Clef des
Grands Mystères
(La Chiave dei Grandi Misteri), di Éliphas
Levi (Éd. Niclaus, Parigi).
I nostri lettori conoscono le riserve che noi
esprimiamo nei confronti delle opere di Éliphas Levi; d’altronde ciò che esse
contengono deve essere considerato come l’espressione delle “vedute personali”
dell’autore, tant’è che lui stesso non ha mai preteso di rivendicare alcuna
filiazione tradizionale; egli ha sempre sostenuto che deve tutto alle proprie
personali ricerche, di modo che le affermazioni contrarie sono solo frutto di
leggende diffuse dai suoi ammiratori più entusiasti.
Nel presente libro ciò che vi è forse di
realmente interessante, benché da un punto di vista molto contingente, sono i
particolari veramente curiosi, che egli riporta in merito a certi “retroscena”
dell’epoca in cui scrive; non fosse altro che per questo, il libro meritava
certo di essere ristampato. Per altro verso, è anche il caso di segnalare certi
documenti che sono stati aggiunti in appendice, specialmente le figure
ermetiche di Nicola Flamen, per le quali tuttavia è il caso di chiedersi fino a
che punto sono state “rimaneggiate”, e la traduzione dell’Asch Mezareph
dell’ebreo Abraham; per quest’ultima, dispiace molto che non sia indicata
espressamente la provenienza dei frammenti presentati separatamente, come
complemento degli otto capitoli; d’altronde, la ricostruzione del trattato nel
suo insieme è presentata come “ipotetica”, ma è molto difficile capire in che
misura sono responsabili i copisti che l’avrebbero “spezzato per renderlo
inintelligibile” e qual è invece con esattezza l’apporto di Éliphas Levi.
361
La Nouvelle Jérusalem et sa doctrine céleste, preceduta da una notizia su Swedenborg, a
cura del pastore E.A. Sutton.
(La Nuova Gerusalemme e la sua dottrina
celeste), di Emmanuel Swedenborg (Ed. nel 250° anniversario della nascita,
1688-1938, Swedenborg Society, Londra).
Questo piccolo libro fornisce un’idea
d’insieme della dottrina di Swedenborg e ne rappresenta una sorta di compendio;
nel leggerlo bisogna tener conto di ciò che vi è di bizzarro nella terminologia
dell’autore, che impiega volentieri non proprio delle parole nuove, ma delle
parole ordinarie alle quali dà, però, una accezione del tutto inusitata, cosa
questa che è forse più fastidiosa. Noi pensiamo che nella traduzione si
sarebbero potute far sparire queste stranezze, perlomeno in una certa misura,
senza peraltro alterare il senso delle cose; tuttavia i traduttori hanno
ritenuto opportuno conservare tale terminologia, convinti che essa sia
necessaria “per spiegare delle cose nuove che adesso sono svelate”, cosa che
consideriamo esagerata in quanto che le idee espresse non hanno niente di
straordinario. A dire il vero, il “senso interno” delle Scritture, così come
prospettato da Swedenborg, non è poi così lontano dal significato apparente, e
le sue interpretazioni simboliche non hanno niente di particolarmente profondo:
per esempio, quando si dice che nell’Apocalisse “il nuovo cielo e la nuova
terra significano la nuova Chiesa” o che “la città santa significa la dottrina
del puro Divino”, si è forse molto più avanti nella vera comprensione?
Confrontando questo “senso interno” con il vero senso esoterico, nei termini
della tradizione indù, col futuro Manvantara nel primo caso e col Brahma-pura
nel secondo, si capisce immediatamente tutta la differenza… Nella stessa
“dottrina” vi è un miscuglio di verità, talvolta evidenti, e di affermazioni
molto contestabili; un lettore imparziale finisce col notare, anche dal
semplice punto di vista logico, delle lacune” che stupiscono, soprattutto
quando si sa quale fu l’attività scientifica e filosofica di Swedenborg. Del
resto, noi non contestiamo il fatto che egli abbia potuto penetrare realmente
in un certo mondo dal quale ha tratto le sue “rivelazioni”, ma questo mondo, da
lui scambiato in buona fede col mondo “spirituale”, era sicuramente lontano
dall’essere tale ed in effetti si trattava solo di un ambito psichico ancora
abbastanza prossimo al mondo terreno, con tutte le illusioni che un tale ambito
comporta, sempre e inevitabilmente.
362
L’esempio di Swedenborg, in definitiva, è
molto istruttivo, poiché illustra bene i pericoli che, in simili circostanze,
comporta la mancanza di una adeguata preparazione dottrinale; scienziato e
filosofo, in questo caso, sono delle “qualificazioni” del tutto insufficienti e
non sono in grado di far capire in alcuna maniera con quale sorta di altro
mondo si ha a che fare in realtà.
Maggio 1946
The Garden
of the Golden Flower
(Il Giardino del Fiore d’Oro), di Longfield
Beatty (Ed. Rider and
Co., Londra).
Questo libro, il cui titolo allude chiaramente
all’interpretazione del Segreto del Fiore d’Oro fornita da C.G. Jung, è
un caratteristico esempio della cattiva influenza esercitata dalle concezioni
psicanalitiche su coloro che decidono di occuparsi di simbolismo senza
possedere dei dati tradizionali sufficienti.
Sicuramente l’autore intende andare più in là
dei psicanalisti e ritiene di non doversi limitare al solo dominio da essi
conosciuto, ma nondimeno considera Freud ed i suoi discepoli, così come Frazer
per altri versi, come delle “autorità incontestate” nel loro campo, cosa questa
che può solo fornirgli un punto di partenza molto inadeguato.
Se nella sua tesi si limitasse a considerare
due principi complementari, la loro unione e la relativa risultante, cercando
di ritrovare questi tre elementi ai differenti “livelli” che egli chiama
rispettivamente “fisico”, “mistico” (?) e “spirituale”, non ci sarebbe
sicuramente niente da ridire, tutto ciò infatti è del tutto conforme agli
insegnamenti di tutte le cosmologie tradizionali; ma allora non si avrebbe,
evidentemente, nessun bisogno di appellarsi alla psicanalisi, né ad alcun tipo
di teoria psicologica. Solo che l’influenza di tali teorie, come quella del
“totem” e del “tabù”, traspare continuamente dal modo tutto particolare con cui
sono trattate tali questioni; l’autore arriva fino a fare, dell’“inconscio” la
fonte di ogni simbolismo, e del troppo famoso “complesso di Edipo” il punto
centrale di ogni sua spiegazione (nonostante gli sforzi fatti per
“spiritualizzarne” il significato).
Le cose che egli propone a proposito degli
“eroi solari” e di altri “miti” e “leggende”, e che costituiscono la gran parte
del suo lavoro, sono, in linea generale, parecchio confuse e lui stesso non
sempre
363
si dimostra sicuro della loro esattezza; si ha
l’impressione che egli proceda attraverso una serie di approssimazioni
successive, senza che si riesca a capire a cosa queste lo conducano; mentre le
corrispondenze da lui indicate nelle diverse tavole (che chiama, in maniera
assai singolare: “equazioni”), non sono certo di natura tale da chiarire la sua
esposizione.
Aggiungiamo anche che le sue informazioni
sulle stesse dottrine tradizionali, a giudicare dalla bibliografia presentata
alla fine del testo, sembrano essere alquanto limitate e sembrano derivare
troppo spesso da scritti molto poco degni di fiducia: quelli dei teosofisti,
per esempio (la Dottrina Segreta di M.me Blavatsky; il Cristianesimo
Esoterico di M.me Besant) o la Qabbalah Mistica di Dion Fortune, di
cui abbiamo parlato qui altre volte (dicembre 1937); la sua conoscenza della
tradizione estremo-orientale sembra limitarsi all’incirca all’Energia
Creativa di Mears, che è una interpretazione “ccristianizzata” e in un
certo modo fantastica dello Yi-King; tutto questo è sicuramente molto
insufficiente, ma in fondo è proprio questa insufficienza che spiega anche come
egli abbia potuto lasciarsi sedurre così facilmente dalla psicanalisi. Non
insistiamo oltre, ma dobbiamo tuttavia rilevare che la strana idea di un
Anticristo femminile che egli ha tratto dal Vangelo delle Streghe di
Leland, ed a cui attribuisce una certa importanza dal momento che vi si
richiama a più riprese, non presenta migliori garanzie dal punto di vista
autenticamente tradizionale!
Dicembre 1947
L’enigme du Grand
Sphinx
(L’Enigma della Grande Sfinge), di Georges
Barbarin (Éd. Adyar, Parigi).
In questo nuovo libro, l’autore del Segreto
della Grande Piramide di cui abbiamo parlato a suo tempo, ritorna
nuovamente su certe considerazioni che aveva presentato nel volume precedente;
comunque si dimostra più riservato nelle sue affermazioni, senza dubbio perché
nel frattempo non sembra sia accaduto niente di importante alle date a suo
tempo indicate, mentre invece si sono verificati degli avvenimenti notevoli che
non corrispondono a nessuna di quelle date. In genere, quando delle predizioni
non si realizzano, i loro autori o i loro propagatori non hanno difficoltà a
trovare delle spiegazioni adatte; tuttavia, dobbiamo dire che quelle fornite da
Barbarin
364
ci sembrano piuttosto confuse e poco
soddisfacenti. Quando si afferma che in realtà si tratta di avvenimenti
“interiori” e “non manifesti”, si rende sicuramente difficile il controllo
delle corrispondenze, ma quanto meno occorrerebbe poter individuare in ciò che
ci circonda qualche indizio di un cambio di orientamento spirituale o mentale,
mentre invece, da questo punto di vista, non è accaduto niente e l’umanità non
ha fatto altro che proseguire sempre più velocemente nella sua marcia
discendente.
D’altra parte, è giustissimo affermare
che “la Sfinge non esamina la storia di Israele, né quella degli Anglosassoni e
neanche quella degli Europei, ma tutta la storia umana”; ma allora perché
continuare a comportarsi come se le cose stessero diversamente, porsi in una
prospettiva esclusivamente europea e parlare dell’“umanità biblica” come se
tutto ciò che concerne le altre tradizioni fosse in quantità trascurabile?
Anche nelle parti del libro che trattano
di argomenti più nuovi, vi sono delle cose più che contestabili: così, a
proposito dell’obelisco di Luxor (quello trasportato a Parigi ed eretto in
piazza de la Concorde) pare che alcuni lo abbiano attribuito a… Nemrod; questa
ipotesi stravagante sembra sedurre Barbarin, che immagina anche di poter
ritrovare nei tratti della Sfinge quelli dello stesso Nemrod, che egli
considera, per un doppio errore del tutto inspiegabile, come “il primo Faraone
negro”; per di più se la Sfinge fosse contemporanea di Nemrod, non si capisce
bene come potrebbe risalire, come egli sostiene altrove, all’inizio del “ciclo
adamitico”!
Quanto all’enigma stesso della Sfinge,
non crediamo che l’autore possa vantarne la soluzione, poiché ciò che egli dice
a proposito resta molto vago; non glielo rimproveriamo, ma ci dispiace che non
lo abbia formulato in termini più precisi.
In fondo, la cosa più interessante, in
tutto ciò, in quanto indicativa di certe tendenze attuali e lungi dal
rappresentare una particolarità di Barbarin, è l’ostinazione con la quale si
continua ad annunciare l’avvento di una “nuova era spirituale” e di una “Chiesa
interiore senza gerarchie e senza teologi…”.
Les Destins
occultes de l’Humanité
(I Destini occulti dell’Umanità), di Georges
Barbarin (Éd. Librairie Astra, Parigi).
Il titolo di quest’altra opera, dello stesso
autore è alquanto ambizioso, ma il suo contenuto è piuttosto deludente; lo
stesso
365
sottotitolo, “cicli storici”, non è del
tutto giustificato poiché, in realtà, vi sono trattati dei semplici aspetti
particolari. Si tratta soprattutto di una sorta di parallelismo constatato
nelle vite di alcuni sovrani, o nelle storie di popoli diversi, con delle date
che corrispondono a degli intervalli di tempo più o meno esattamente
determinati e che sembrano indicare come certi periodi richiamino avvenimenti o
situazioni simili. D’altronde, questi accostamenti non sono tutti egualmente
sorprendenti; un capitolo assai curioso, a tal proposito, è quello ove sono
paragonate la carriera di Napoleone e quella di Hitler; ma perché si deve
sentire il bisogno di introdurre una spiegazione “reincarnazionista”, anche se
presentata come una ipotesi? Ora, a parte tali confronti, che sicuramente non
sono privi di un certo interesse, il tutto, in definitiva, non si spinge molto
oltre e non sembra suscettibile di contribuire a restaurare la conoscenza delle
leggi cicliche tradizionali, così definitivamente perdute per l’occidente
moderno.
Les Prophéties de
la Fin des Temps
(Le Profezie della Fine dei Tempi), di Marcel
Hamon (Éd. La Nouvelle
Édition, Parigi).
L’autore esamina le diverse profezie relative
alla “fine dei tempi” ed ai segni che dovranno annunciarla, con particolare
riferimento a quelle contenute nel Vangelo, a quelle di Daniele, agli oracoli
della Sibilla e alla rivelazione di S. Paolo; ma la parte principale del suo
lavoro è quella dedicata all’Apocalisse, di cui cerca, sulla scia di tanti
altri, di scoprire la vera interpretazione. Ciò che vi è di particolare in
quello che egli propone è soprattutto la divisione del testo in parecchie parti
che costituiscono altrettante “visioni” distinte, le quali rappresenterebbero
in qualche maniera e sotto aspetti differenti, il racconto simbolico degli
stessi avvenimenti che dovranno svolgersi nel corso di sette età successive;
certo questa non è che una ipotesi, ma nondimeno non presenta niente di
inverosimile.
Sfortunatamente, come spesso accade, le cose
si guastano parecchio allorché intervengono le preoccupazioni d’“attualità”:
questo libro è stato scritto prima della fine della guerra e, come è stato
dimostrato dallo svolgersi degli eventi, parlare di Hitler come
dell’Anticristo, significava, se così si può dire, fargli un onore veramente
eccessivo!
Gennaio-Febbraio
1948
366
Études de
symbolisme dans le culte de la Vierge
(Studi sul simbolismo del culto della
Vergine), dell’abate E. Bertaud, (Éd. Societé des Journaux et Publication du Centre, Limoges).
La cosa più interessante di questo piccolo
volume è il fatto che sia stato scritto da un prete e pubblicato con
l’“imprimatur” dell’autorità ecclesiastica; è questa in effetti una cosa
abbastanza eccezionale nella nostra epoca; in genere, i rappresentanti
ufficiali del Cattolicesimo hanno piuttosto la tendenza ad ignorare il
simbolismo o ad astenersi dal parlarne, soprattutto allorché, come in questo
caso, si finisce col toccare da vicino questioni di natura propriamente
esoterica.
In una introduzione alla “interpretazione del
simbolismo delle cose”, l’autore difende tale interpretazione contro il
rimprovero sollevato da alcuni che la ritengono “convenzionale ed arbitraria”;
a nostro avviso, tale interpretazione è insufficiente, poiché egli non sembra
aver ben individuato il principio essenziale del vero simbolismo tradizionale
ed il suo carattere “non umano”. In seguito egli esamina il simbolismo della
rosa (Rosa Mistica), quindi quello della corona e del rosario, con
parecchie considerazioni sui numeri; viene poi una lunga e dettagliata
spiegazione dell’immagine (d’origine bizantina) di Nostra Signora del Perpetuo
Aiuto, ove giuoca il ruolo principale il simbolismo dei colori. Non vi è certo
niente di nuovo in tutto ciò ma quanto meno queste nozioni potranno
raggiungere, così, un pubblico che, molto probabilmente, non andrebbe mai a
cercarle là ove lo stesso autore le ha attinte.
La sola cosa spiacevole è che egli abbia
creduto doveroso riesumare qua e là alcune grossolane calunnie antimassoniche;
ha forse ritenuto opportuno farlo per fare più facilmente accettare il resto?
Nel far ciò, comunque, egli commette l’errore
di considerare i Rosacroce come una “associazione iniziatica massonica molto
segreta” che accusa, per di più, di “luciferismo”, appoggiandosi ad un passo
del Lucifero Smascherato, di Jean Kostka, senza d’altronde accorgersi
che questi si riferisce in realtà al grado massonico di Rosa-Croce (18° del
Rito Scozzese) il quale, malgrado il suo titolo, è qualcosa del tutto
differente. D’altra parte, ci si può chiedere perché mai abbia riprodotto
l’emblema della Fraternità Rosacruciana (Rosicrucian Fellowship) di Max
Heindel, che non ha proprio niente in comune con il Rosacrucianesimo autentico,
senza peraltro indicarne la provenienza, né fornire la minima spiegazione.
367
RECENSIONI DI ARTICOLI
DI
RIVISTE
pubblicate dal 1929 al 1948
sulla rivista
“Le Voile d’Isis”
che nel 1937 prese il nome di
“Études
Traditionnelles”
Giugno 1929
Le Messanger de la Nouvelle Église, organo swedenborghiano, contiene, nel suo numero di febbraio, un
articolo sui fenomeni di stimmatizzazione di Thérèse.Neumann. Notiamo questa
considerazione molto giusta, che i fenomeni, anche “miracolosi”, non provano
assolutamente niente quanto alla verità di una dottrina. Apprendiamo anche
dell’esistenza in Germania di una setta chiamata “lorberiana”, il cui
fondatore, Jakob Lorber, si presenta, sembra, come un emulo di Swedenborg.
Luglio 1929
Nel Lotus Bleu di aprile, J.
Marquès-Rivière continua una serie di articoli molto interessanti, questa volta
egli parla de “La Ruota della Vita” buddhista secondo le tradizioni
tibetane.
Tutto ciò fa un singolare contrasto con le
storielle di Leadbeater!
Espiral è l’organo
della sezione messicana dell’A.M.O.R.C. (Ancient Mystic Order of the Rosy
Cross), una delle numerose organizzazioni americane a denominazione
rosacruciana. Ci sovviene che questa stessa organizzazione aveva provato a
costituire anche in Francia una sua sezione, ma sembra che non abbia avuto
molto successo.
Nel Rays from the Rose Cross (n° di
maggio), organo di un’altra associazione più o meno simile (Rosicrucian
Fellowship), abbiamo notato un’interpretazione di un passo della Bibbia ove
alcune parole ebraiche sono maledettamente deformate, senza parlare di certi
fraintendimenti ancora più incresciosi (iam significa “mare” e non
“sale”, che invece si dice melah); anche uno studio sul pianeta Nettuno
e la quarta dimensione non è certo privo di fantasia.
Ottobre 1929
Gli Annales d’Hermétisme, nuova
pubblicazione trimestrale che si definisce “organo dei gruppi di Ermetismo e
della Rosa d’Occidente”, sono una emanazione della rivista Hermétisme,
diretta dalla sig.ra de Grandprey. La “Rosa d’Occidente”, a quanto sembra,
370
è un gruppo femminile “retto da particolari
leggi emanate dai piani dell’invisibile”, la cui insegna, riprodotta sulla
copertina della rivista, “è stata trasmessa per mezzo di una visione”; abbiamo
già visto così tante cose di questo genere che ci è difficile non essere
alquanto scettici sui risultati che ne potranno derivare.
Nei due primi numeri, a giustificazione del
titolo, di ermetico vi è solo l’inizio di una traduzione del Trattato della
Pietra Filosofale di Ireneo Filalete.
Nel Lotus Bleu vi sono sempre da
segnalare con interesse solo gli eccellenti studi di J. Marquès-Rivière: Il
Buddhismo Tantrico (n° di maggio); La Scienza del Vuoto nel Buddhismo
del Nord (n° di giugno), ai quali si può solo rimproverare una eccessiva
concisione.
Dalla conclusione del primo di questi due
articoli stralciamo queste poche righe che esprimono un pensiero molto giusto:
“Non è il caso di arrivare subito a delle conclusioni definitive, come hanno
fatto parecchi autori. La scienza dei Tantra è multiforme. Essa può
essere al tempo stesso una cosa bellissima ed una cosa spaventosa. La volontà e
l’intenzione dell’operatore decidono tutto… È la scienza della Vita e della
Morte… Discutere a lungo sul “come” e “quando” il Tantrismo si è introdotto nel
Buddhismo, mi sembra del tutto secondario, poiché non è possibile risolvere il
problema. Il Tantrismo risale molto addietro nella tradizione. Che in forza
della evoluzione dell’età attuale esso abbia assunto e continui ad assumere una
certa preminenza, è possibile. Ma concludere con giudizi di “degenerazione” e
di “stregoneria”, significa ignorare i termini della questione”.
La Revue Internationale des Sociétés
Secrètes continua – ed il contrario ci stupirebbe – a sforzarsi di
resuscitare l’affare Taxil; essa pubblica (nei nn° del 7, 14 e 21 luglio) una
lunga biografia di Diana Vaughan, che probabilmente non è mai esistita, in cui
questa viene presentata come una seconda Giovanna d’Arco, cosa che, in ogni
caso, è veramente un po’ eccessiva.
In precedenza (n° del 23 giugno) era stata
pubblicata la riproduzione di una lettera della presunta Vaughan all’abate de
Bessonies, lettera che ci fornisce l’occasione per fare una osservazione molto
divertente; dove si parla del “degno abate Joseff”, è stata aggiunta la nota
seguente: “Questo nome è scritto proprio così nel testo.
371
Si tratta senza dubbio dell’abate Tourmentin.
Queste due ff, che compaiono una sola volta nella lettera, dove il nome
di Joseph è scritto correttamente (quando si parla di San Giuseppe), sembra che
siano dovute ad una distrazione involontaria di una persona originaria della
Russia”.
In effetti, nel commento che segue la lettera,
si pretende che sedicente americana fosse, in realtà, una russa, cosa che non
si concilia, affatto con la biografia suddetta; ma quando ci si addentra in
storie come queste, ci si trova di fronte a ben altro che a delle semplici
contraddizioni…
In tutto ciò vi è un piccolo intoppo: è esatto
che si tratta dell’abate Tourmentin, ma questo era solo uno pseudonimo, mentre
il suo vero nome (cioè il suo cognome, non certo il suo nome di battesimo) si
scriveva esattamente Josepff; vi è dunque sì un errore ma esso è dovuto
all’omissione della p e non alle due ff, che sono invece esatte.
I redattori della R.I.S.S. sono dunque così ignoranti da non conoscere neanche
il vero nome del loro vecchio confratello in antimassoneria?
Comunque sia, in fatto di lettere di Diana
Vaughan, noi abbiamo qualcosa di meglio: ne abbiamo una scritta su un foglio,
in cima al quale si vede una coda di leone attorcigliata intorno ad una falce
di luna, da dove emerge una rosa, con le iniziali D.V. e con il motto: Me
jubente cauda leonis loquitur!
Nella “parte occultistica” della stessa
rivista (n° del 1 luglio) vi è un articolo firmato A. Tarannes e intitolato Saggio
su un duplice simbolo: che è dunque questo Drago? Francamente ci
aspettavamo delle considerazioni sul duplice significato dei simboli a cui noi
stessi abbiamo spesso fatto allusione, significato che, proprio in relazione al
serpente e al drago, è particolarmente chiaro, ma siamo rimasti delusi. Qui si tratta
solo dell’importanza data, se così si può dire, alla troppo famosa Eletta
del Drago, a sostegno di una documentazione molto bizzarra di per sé ed
ancora più stranamente commentata.
A questo proposito, ci permettiamo di
sollevare una questione, probabilmente molto delicata: la figura di pag. 207 si
dice sia stata “ricavata da un frammento sfortunatamente autentico di un’opera
molto rara”; qual è dunque il titolo di quest’opera, ed il nome del suo autore
ed il luogo e la data della sua pubblicazione? In assenza di queste indicazioni
così essenziali si potrebbe essere tentati di concludere che il documento è
apocrifo, e questo sarebbe un vero peccato!
372
D’altro canto, è molto difficile rimanere seri
allorché si capisce che si vuole attribuire dell’importanza alle mistificazioni
di Aleister Crowley; decisamente bisogna convenire che le elucubrazioni di
questo personaggio si accordano perfettamente con le tesi sostenute dalla
R.I.S.S.; ma quello che non si farà mai sapere ai lettori di questa rivista è
che l’O.T.O. (Ordo Templi Orientis) ed il suo capo non sono riconosciuti
da nessuna organizzazione massonica e che, se questo sedicente “alto iniziato”
si presentasse all’ingresso della più piccola Loggia di Apprendisti sarebbe
immediatamente messo alla porta con tutti i riguardi dovuti al suo rango!
Nello stesso articolo (pag. 213) abbiamo anche
notato un’altra cosa che permette di capire quale valore hanno le informazioni
della R.I.S.S.: si tratta di una allusione ad uno scrittore scomparso
recentemente, di cui non si fa il nome, ma che è chiaramente indicato tanto da
poterlo facilmente riconoscere, e che è tacciato di “prete spretato”.
Noi sfidiamo l’autore dell’articolo – e non
senza motivo – a provare la sua affermazione; e se si guardasse dal raccogliere
la sfida, insisteremo ancora.
Nell’attesa è bene sapere che la R.I.S.S. ha
ricevuto ultimamente, a causa del suo zelo spesso intempestivo, una motivata
nota di biasimo dall’Arcivescovo, o più esattamente dal Consiglio di Vigilanza
della diocesi di Parigi; la R.I.S.S. si è limitata a “prenderne atto”,
puramente e semplicemente (n° 4 del 14 luglio), guardandosi bene dal riportarne
i termini, che sono piuttosto severi. Per opportuna conoscenza dei nostri
lettori, ecco il testo del documento, così come è stato pubblicato dalla Settimana
Religiosa: “Il Consiglio di Vigilanza di Parigi, nella sua seduta del 31
maggio 1929, è stato impegnato dalle querele presentate da diversi gruppi
d’iniziativa giovanile e da scrittori cattolici, contro la Rivista
Internazionale delle Società Segrete.
Dalle informazioni prodotte risulta che i
giudizi di questa Rivista hanno gettato lo scompiglio in alcune diocesi di
provincia, ove sono stati diffusi, e che la redazione della Rivista, citata
davanti al Tribunale Vescovile di Parigi dai fondatori e dirigenti della
J.O.C., uno dei gruppi diffamati, non si è presentata. Il Consiglio di
Vigilanza di Parigi, già al corrente di questi attacchi, e sulla base dei
documenti prodotti, ha riconosciuto all’unanimità che i giudizi incriminati
sono privi di qualunque autorità, che misconoscono
373
i servigi resi alla Chiesa da scrittori il cui
merito e la cui ortodossia sono comprovate, che essi vanno temerariamente
contro le approvazioni pontificali più autorevoli, che essi testimoniamo infine
un sistematico fine denigratorio che colpisce perfino le solenni decisioni del
Sovrano Pontefice, come per esempio quanto concerne la questione romana. Il
Consiglio di Vigilanza non può dunque che biasimare e condannare questo
contegno, offensivo per la Chiesa stessa e per alcuni dei suoi migliori
servitori”.
È già da un po’ di tempo che avevamo previsto,
senza dover ricorrere alla minima “chiaroveggenza”, che tutte queste storie
avrebbero finito col ritorcersi malamente…
Novembre 1929
Gnosi, organo
teosofista italiano, non pubblica altro che delle traduzioni di articoli tratti
da altre pubblicazioni dello stesso tipo, generalmente di lingua inglese; quasi
mai è presente la firma di un collaboratore italiano, cosa che è assai strana;
la sezione italiana della Società Teosofica è dunque così povera di scrittori?
La rivista Rays from the Rose Cross, di
Oceanside (California), a partire dal numero dello scorso agosto, è diventata The
Rosicrucian Magazine; semplice cambio di titolo che non comporta
alcun’altra modifica; in fondo, questo sedicente rosacrucianesimo americano non
è altro che una specie di teosofismo privo della sua terminologia
pseudo-orientale.
The Theosophical
Quarterly, di New York, è l’organo di una “Società Teosofica” che si
dichiara la continuatrice della Società originale fondata da H.P. Blavatsky e
da W.Q. Judge e che sostiene di non aver alcun legame con le organizzazioni
dallo stesso nome dirette da M.me Besant, dalla sig.ra Tingley o altri, e tanto
meno con la Co-Massoneria, l’Ordine della Stella d’Oriente, etc.; quante
“Società Teosofiche” rivali esistono dunque?
Nel n° di aprile del 1929, notiamo un
“editoriale” in cui si afferma esplicitamente la superiorità degli Kshatriya
sui Brâhmani (vale a dire, in altri termini, del temporale sullo spirituale),
che conduce naturalmente all’esaltazione del Buddhismo; vi si pretende che i
Rajput (o Kshatriya) “provengono forse dall’Egitto”, ipotesi, d’altronde, del
tutto gratuita, e che i Brâhmani, all’origine, “non
374
sembra abbiano conosciuto i Grandi
Misteri”, dato che nei Vêda non si insegna la reincarnazione!
Vi sono altri articoli migliori, ma sono
solo dei riassunti di libri: uno sullo Hako, un rito degli Indiani
Pawnee; un altro sull’Antro delle Ninfe di Porfirio, ove d’altronde è
stata introdotta, nella maniera più inaspettata, l’idea di reincarnazione.
Il Lotus Bleu (n° di agosto) pubblica
una conferenza di G.E. Monod-Herzen, su Dante e l’iniziazione occidentale,
secondo il libro di Luigi Valli, al quale qualche mese fa abbiamo dedicato un
articolo anche qui; in tale conferenza non troviamo la minima indicazione delle
insufficienze e delle lacune che presenta tale libro dal punto di vista
iniziatico, e che noi abbiamo segnalato.
Lo stesso numero contiene un articolo di J.
Marquès-Rivière, che completa la serie dei suoi studi sul Buddhismo e che noi
abbiamo segnalato a più riprese; quest’articolo, intitolato Il Buddhismo ed
il pensiero occidentale, è eccellente come i precedenti; ma le vedute che
esso esprime sono talmente contrarie alle concezioni teosofiste (che sono da
annoverare fra quelle “deturpazioni” occidentali in esso denunciate
giustamente) che ci chiediamo come tali cose abbiano potuto essere pubblicate
nel Lotuts Bleu!
La Revue Internazionale des Sociétés
Secrètes pubblica adesso una serie di articoli intitolati, È esistita
Diana Vaughan?
Si tratta di provate che le Memorie di questo
ipotetico personaggio non possono essere state scritte che da qualcuno
appartenente realmente alla famiglia del rosacruciano Thomas Vaughan; ma le
pretese prove presentate fin qui non sono altro che delle allusioni a cose che
sono molto più note di quello che si dice e ad altre del tutto incontrollabili;
aspettiamo dunque il seguito…
Nel n° del 25 agosto, notiamo una informazione
ripresa dal Figaro che, si dice, ha “scoperto una nuova piccola setta”
in America; ora, si tratta molto semplicemente dell’organizzazione chiamata Mazdaznan,
che è conosciutissima da lungo tempo e che possiede, anche a Parigi, molti
ristoranti e negozi di prodotti alimentari particolari. Se il Figaro può
non essere al corrente di queste cose, è scusabile una tale ignoranza da parte
degli “specialisti” della R.I.S.S.? Ed a proposito di una “setta” così banale,
dal momento che una certa sig.ra Arrens sembra abbia lasciato il marito ed i
figli per seguire il “Maestro”, vale veramente la
375
pena di evocare ancora Clotilde Bersone e
Diana Vaughan?
Il n° dell’8 settembre contiene la prima parte
di uno studio avente per titolo La Massoneria e la sua attività, firmato
Koukol-Yasnopolsky; sembra che si tratti della traduzione di un opuscolo, ma
non vi è detto né dove né quando è stato pubblicato.
Il primo capitolo, dedicato alle “origini
massoniche” non contiene che la riedizione di alcune fra le sciocchezze più
comuni sui Templari ed i Rosa-Croce; si tratta, al massimo, di un lavoro di
terza o quarta mano.
Nella “parte occultista”, Henri de Guillebert
prosegue i suoi studi su La questione giudaica, studi che sono sempre
pieni di affermazioni stupefacenti: così (n° del 1 agosto), leggiamo che, “per
conquistare il Divino, l’iniziato pretende di servirsi della sua sola ragione”,
quando invece una tale pretesa è giustamente tipica dei “profani”; e che può
essere considerato un “iniziato “, nel vero senso della parola, solo colui che
fa uso di certe facoltà sovrarazionali. Nello stesso articolo, viene presentata
come “documento iniziatico” particolarmente “rivelatore”, una tavola tratta da
un opera di Pierre Piobb, tavola che esprime solo certe concezioni personali
dell’autore, le quali, per quanto ingegnose possano essere, non hanno il minimo
carattere tradizionale.
Nell’articolo seguente (n° del 1 settembre),
vi è una interpretazione “sociologica” della formula ermetica Solve Coagula,
che supera in fantasia ogni possibile immaginazione; ci sarebbero altre cose da
rilevare, ma dobbiamo contenerci. Tuttavia facciamo ancora presente l’errore di
fatto in cui si è incorsi, nel dichiarare ebrei, sempre a sostegno di una certa
tesi, dei protestanti come Schleiermacher e Harnack, senza parlare
dell’asserzione secondo la quale Renan sarebbe stato “praticamente convertito
al Giudaismo”, quando invece tutti sanno che, in realtà egli era diventato
estraneo ad ogni religione, per puntare solo ad una vaga religiosità che,
d’altronde, non aveva nulla di giudaico ma, secondo lui, era solo l’ultimo
resto del cristianesimo “sconsacrato”.
In questo stesso numero del 1 settembre, A.
Tarannes (l’autore dell’articolo sul Drago, di cui abbiamo parlato in
precedenza) tratta di Alcuni simboli della Massoneria mista, che
pretende di interpretare secondo il più grossolano senso “naturalista”; è
straordinario notare come certa gente, che si presta a questo piccolo giuoco,
non sembra sospettare minimamente il fatto che certi avversari del
Cattolicesimo non hanno dovuto fare niente di diverso
376
per sottoporre allo stesso trattamento i suoi
simboli ed i suoi riti; dopotutto, ciò è riuscito tanto bene per quanto è
esattamente falso, sia in un caso che nell’altro.
In questo articolo vi sono anche alcuni errori
curiosi: sono state scambiate le iniziali della denominazione di un grado, con
le consonanti della sua “parola sacra” (a riprova che non si conosce tale
parola), mentre l’“età” di questo stesso grado è stata confusa col numero di un
altro, di modo che è stata attribuita a questo la “batteria” del primo.
L’autore si ripromette, in un secondo momento, di decifrare un sedicente
“quadrato massonico” che probabilmente lo ha messo in imbarazzo; gli
risparmiamo dunque questo sforzo: ciò che si nasconde là dietro è molto
semplicemente I.N.R.I. e Pax Vobis.
Infine, sempre nello stesso numero, vi è una
piccola nota abbastanza divertente a proposito dell’emblema della Croce-Rossa:
vi è detto che “al posto di Croce-Rossa si potrebbe benissimo scrivere
Rosa-Croce di Ginevra”; in questa maniera è veramente molto facile essere
Rosa-Croce… o perlomeno apparire tale agli occhi dei redattori della R.I.S.S.!
Dicembre 1929
Negli Études (n° del 20 settembre)
notiamo un articolo di P. Lucien Roure, dal titolo Perché non sono
occultista, che vorrebbe essere una risposta al recente libro di Fernand
Divoire, Perché credo nell’Occultismo.
Questo articolo, pieno di confusione, prova
soprattutto che il suo autore non sa cos’è l’analogia, la quale non ha mai
avuto il significato di rassomiglianza né quello di identità, mentre, per
quanto riguarda l’astrologia e l’alchimia, conosce solo le concezioni errate
diffuse dai moderni.
Gennaio 1930
L’Astrosophie pubblica la prima parte
di uno studio di Marc Semenoff intitolato Blavatsky, la Bibbia, i Vêda ed il
Cristo; questo titolo suscita l’impressione, di una gran confusione che non
è smentita dal contenuto dell’articolo stesso; vi sono riportate, in
particolare, delle citazioni dei testi vedici che sono “arrangiate” in maniera
tale che si potrebbe credere piuttosto di leggere dei
377
passi della fin troppo famosa “tradizione
cosmica”.
Gennaio 1931
Nel Lotus Bleu (n° di settembre), sotto
il titolo Dalla Magia alla scienza, Alfred Meynard espone alcune verità
al prof. Charles Richet, a proposito della critica che quest’ultimo ha fatto
dei libri di David-Neel nella Revue Métapsychique; e noi siamo
d’accordo.
Vi è anche una frase molto giusta su certe
“scuole più o meno americane” che sono solo delle “caricature dello Yoga”, ma è
imprudente dire cose del genere in un organo della Società Teosofica!
Nello stesso numero, vi è un articolo molto
confuso del dr. E. de Henseler sugli Angeli; vi sarebbe molto da dire
sull’argomento, ma chi è oggi che capisce ancora qualcosa di angelologia?
Quanto all’idea che fa di Jehovah “uno dei
sette arcangeli”, idea che conclude l’articolo, essa è frutto di pura fantasia.
Nel numero seguente, (ottobre), lo stesso
autore parla dei Centri Iniziatici, di cui ha una concezione tutta
speciale; non siamo riusciti a scoprire che cosa ci fosse di “iniziatico”.
Hain der Isis (nn°
di agosto-setternbre ed ottobre) continua a presentarsi soprattutto come
l’organo dei discepoli o dei sostenitori di Aleister Crowley.
A proposito, segnaliamo che è stata annunciata
la sua sparizione: egli sarebbe annegato volontariamente in Portogallo, il 24
settembre scorso; non sappiamo se tale novità sia stata confermata.
Un nuovo “organo di azione magica”, La
Flèche, dello stesso tenore del precedente, ma francese stavolta, ha
iniziato la pubblicazione il 15 ottobre; esso ci sembra ancora di tipo un po’
dubbio; attendiamo le prossime uscite per poterci pronunciare con più
precisione.
Abbiamo ricevuto i due primi numeri
(luglio e agosto) della Revue Caodaïste, organo di una nuova religione
che è nata in Indocina e che si presenta come un singolare miscuglio di
Buddhismo, Taoismo (perfettamente incompreso, beninteso), Confucianesimo,
Cristianesimo e… spiritismo; spiritismo un po’ speciale, d’altronde, ove Dio
stesso detta le comunicazioni per mezzo di un “canestro a punta” (sic).
Sembra che i fondatori ed i dignitari siano tutti dei funzionari che hanno
ricevuto una educazione francese e la cosa non
378
ci sorprende affatto; in effetti si tratta
proprio di un prodotto dell’influenza occidentale.
Febbraio 1931
Dalla Revue Caodaïte (n° di settembre)
apprendiamo che, sempre in Indocina, “in questi ultimi anni sono nati dallo
spiritismo” molte altre sette (Minh-Ly, Minh-Tân, Minh-Thiên), oltre a quella
che ha per organo la stessa rivista.
Per altro verso, noi sappiamo che anche in
Cina ed in Giappone, sono comparse alcune religioni bizzarre, grazie
all’influenza delle idee occidentali; fin dove arriverà un tale disordine?
Il numero di ottobre ci prova, d’altronde,
fino a che punto sono occidentalizzati i “Caodaisti”: esso contiene un articolo
su Quan-An, redatto interamente sulla base delle conoscenze degli
orientalisti europei, ed un altro molto breve sul Tao, in cui le
citazioni di Lao-Tze sono tratte dalla meno seria di tutte le traduzioni
francesi!
Abbiamo fra le mani i primi numeri del Bulletin
des Polaires, che è incominciato ad uscire nel maggio scorso; il loro
contenuto è assolutamente insignificante e se sono questi i risultati delle
comunicazioni con i “grandi iniziati” dell’Himalaya o di altri posti, la cosa è
piuttosto penosa. Non ne avremmo neanche parlato se non avessimo saputo che in
questa organizzazione è in uso la spiacevole tendenza di usare, come avallo, il
nostro nome nei confronti di chi si cerca di affiliare e questo ci obbliga a mettere
le cose in chiaro.
In effetti, abbiamo seguito per un po’ le
manifestazioni del metodo divinatorio chiamato “oracolo della forza astrale”,
in un periodo in cui non si parlava affatto di fondare un gruppo basato sugli
“insegnamenti” ottenuti con questo mezzo; dal momento che vi erano delle cose
che apparivano assai enigmatiche, abbiamo tentato di chiarirle ponendo alcune
questioni di ordine dottrinale, ma ci sono state fornite solo delle risposte
vaghe e delle scappatoie, fino al giorno in cui una ulteriore questione da noi
sollevata è sfociata in una caratteristica assurdità, fra l’altro, dopo un
lasso di tempo molto lungo e nonostante i nostri solleciti; a quel tempo noi
eravamo convinti del valore iniziatico degli ipotetici ispiratori, solo punto
interessante per noi in tutta questa storia; se non ricordiamo male, fu proprio
nell’intervallo trascorso fra
379
quest’ultima questione e la relativa risposta
che si parlò per la prima volta di costituire una società stranamente
etichettata col nome barocco di “Polari” (se si può parlare di “Tradizione
Polare” o Iperborea, sarebbe certo ridicolo applicare questo nome a degli
uomini che, al massimo, sembrano conoscere questa tradizione solo attraverso
ciò che noi abbiamo scritto nelle nostre diverse opere); ci siamo formalmente
rifiutati, malgrado parecchie sollecitazioni, non solo di farne parte ma di
approvarla o di sostenerla in un modo qualunque, tanto più che le regole
dettate dal “metodo”, contenevano delle incredibili puerilità.
Da allora abbiamo saputo che diverse persone
serie che all’inizio avevano dato la loro adesione, l’hanno ben presto
ritirata; e non saremmo sorpresi se tutto ciò finisse con lo scivolare nel
volgare spiritismo. Ci rammarichiamo del fatto che alcune idee tradizionali da
noi esposte ne Il Re del Mondo siano immischiate in quest’affare, ma non
possiamo farci niente; per quanto riguarda il “metodo” stesso, se si è letto
ciò che abbiamo scritto sulla “scienza delle lettere”, si potrà facilmente
capire che qui ci si trova di fronte ad un esempio di ciò che possono diventare
dei frammenti di una reale e seria conoscenza fra le mani di gente che li ha
assunti senza capirci niente.
Marzo 1931
Il numero di dicembre del Lotus Bleu
contiene un articolo tradotto dal Theosophist, su Giordano Bruno,
che inizia con questa dichiarazione: “M.me Annie Besant ha recentemente
dichiarato a più riprese che uno dei più importanti doveri della Società
Teosofica è di diffondere la cognizione della reincarnazione”.
Più oltre si pretende, contro ogni evidenza,
che “la dottrina della reincarnazione è il centro del pensiero e delle
aspirazioni di Giordano Bruno, nella misura in cui questi traspaiono dalla sua
opera”; e grazie a questa anacronistica interpretazione, si afferma l’esistenza
di una “grande affinità mentale” che proverebbe come la stessa M.me Besant è la
reincarnazione di Giordano Bruno!
Maggio 1932
Nella Nouvelle Revue Française (n° del
1 febbraio) sotto il titolo: La messinscena e la metafisica, Antonin
Artaud espone
380
delle vedute talvolta un po’ confuse, ma
interessanti, che potrebbero essere considerate, in un certo modo, come
esplicative di ciò che recentemente abbiamo indicato sulla degenerazione che ha
ridotto il teatro occidentale in qualcosa di puramente “profano”,
contrariamente a quanto è accaduto al teatro orientale che ha sempre conservato
il suo valore spirituale.
Meraviglia il fatto che il termine
“simbolismo” non è mai presente in questo studio, nonostante esso avrebbe
enormemente chiarito i concetti espressi, perché è proprio dell’applicazione
del simbolismo all’arte teatrale che si tratta: l’applicazione di molteplici
mezzi oltre alla parola, in realtà, significa solo questo.
Stranamente, nel corso di tale studio, ci è
stata attribuita una frase (posta fra virgolette) che non abbiamo mai scritta;
non è che non ne approviamo l’idea espressa, almeno per quanto ne abbiamo
capito, ma sono le parole con cui è formulata che ci sono totalmente estranee,
tanto più che non avremmo mai potuto usare il “noi”, parlando degli
occidentali.
È sempre una frase apocrifa, ma molto meno
inoffensiva stavolta, e per di più sempre la stessa, quella che ci viene
attribuita, forse per la ventesima volta, da Paul le Cour nella rivista Atlantis
(n° di gennaio-febbraio); d’altronde, è anche vero che da parte sua cose del
genere non possono stupirci, anche dopo aver visto come due nomi propri scritti
a più riprese su un muro, ai suoi occhi possono trasformarsi in una frase…
all’incirca latina. D’altro canto, non occorre certo una immaginazione così
fertile per far dire a qualcuno ciò che non ha mai detto e talvolta anche il
contrario di quello che ha voluto dire; basta estrapolare una parte della frase
dal contesto: esistono esempi famosi in tal senso (Qâla Allahu taâla:
Faway-lun lil‑muçallîn…).
Comunque sia, in questo numero, Paul le Cour
dedica due articoli contro di noi, sia a proposito de Il Simbolismo della
Croce, che pretende di trattare alla sua maniera (o piuttosto alla maniera
del Hiéron, di Paray-le-Monial: Aor-Agni ed altre fantasie già note),
sia a proposito dell’ermetismo e di alcuni dei nostri articoli su Le Voile
d’Isis.
Invoca anche la testimonianza di tutti quelli
che non hanno capito niente di quello che noi scriviamo; se sapesse fino a che
punto ci è indifferente questa “critica” profana e incompetente per
definizione, in materia iniziatica!
381
Noi scriviamo per istruire coloro che sono in
grado di comprendere, non per sollecitare l’approvazione degli ignoranti; e
quello che facciamo non ha niente a che vedere con la letteratura, con buona
pace del sig. Paul le Cour che confonde l’ermetismo con l’estetica e che si
diverte a contare le parole delle nostre frasi (cosa che senza dubbio gli ha
impedito di accorgersi che ne Il Simbolismo della Croce noi parliamo di
una rappresentazione geometrica a tre dimensioni e di uno sferoide indefinito,
dal momento che ci rimprovera di non averlo fatto!).
Egli presenta contro di noi anche una lettera
di un certo Alvart, nel quale crediamo di poter riconoscere un vecchio
“adoratore” di M.me Blavatsky ; dal momento che, implicitamente, gli abbiamo
già risposto nel nostro articolo del mese scorso, non ci ripetiamo. Ma ci
dispiacerebbe non segnalare la nuova trovata linguistica di Paul le Cour: egli
enuncia con fare solenne che “il termine cristiano è uno sviluppo della
parola croce”; ma che dire poi di uno che, a quanto sembra, pensa che il
latino è derivato dallo spagnolo, dato che scrive, “hermoso in spagnolo
è diventato formosus in latino”?
Per quanto concerne il nostro articolo su La
Lingua degli Uccelli (e non Il Linguaggio degli uccelli), manteniamo
integralmente ciò che abbiamo detto circa l’origine ed il senso primevo del
termine latino carmen, a dispetto della bizzarra e poco “normale”
etimologia che è stata segnalata al sig. Paul le Cour e che, forse, “può
imporsi su certe menti che mancano di senso critico”; francamente, quale peso
crede che possano avere per noi le affermazioni degli orientalisti?
D’altra parte, se noi abbiamo parlato degli
uccelli in questione, affermando che simboleggiano gli angeli, lo abbiamo fatto
sulla base della tradizione islamica che su questo punto è tassativa; noi
infatti non esprimiamo opinioni individuali e l’unica cosa che possiamo
riconoscere è la tradizione.
D’altronde è proprio della “lingua degli
uccelli” che si trattava (il Qorân dice espressamente: mantiqat-tayri)
e nient’affatto del “canto degli uccelli” che potrebbe avere certo un altro
significato, ma che comunque non era in questione; in verità i nostri
contraddittori “non ci sembrano qualificati per parlare di queste cose”.
Ci auguriamo tuttavia che le variazioni, più o
meno brillanti, alle quali si abbandona a questo proposito non siano per lui
il… “canto del cigno”! In effetti, se è possibile che noi “facciamo sorridere”
382
qualche ignorante che si crede molto
bravo, il sig. Paul le Cour, francamente, ci fa morire dal ridere e dal momento
che in questa triste fine del Kali Yuga le occasioni per farlo sono così rare,
non possiamo che essergli grati. Rabbuna ikhallîk, yâ bafuna!
Giugno 1932
La Revue Spirite (n° di aprile)
pubblica un articolo di Gaston Luce, intitolato Orient contre Occident (nelle
attuali circostanze il titolo inverso corrisponderebbe meglio alla realtà);
l’autore invoca, giustamente, l’autorità di Gobineau e quella di Henri
Massis...
Ecco dunque che gli spiritisti si
associano, in qualche maniera, “ufficialmente” alla campagna “antiorientale”;
tale constatazione non ci dispiace affatto!
Luglio 1932
In presenza di dicerie stupide e
stravaganti, la cui eco ci giunge con frequenza, riteniamo necessario precisare
che, per quanto concerne la nostra persona, si dovrà prestar fede solo a ciò
che abbiamo scritto personalmente.
Novembre 1932
Nel numero di giugno, noi abbiamo posto
una questione a proposito della morte misteriosa del “dr. G. Mariani”; dato che
non è stata ancora formulata alcuna risposta, riteniamo che sia il momento di
incominciare a fornire alcune precisazioni.
Questa morte, alla quale la R.I.S.S. fa
solo allusione in modo piuttosto equivoco, fu annunciata pubblicamente in un
servizio della Liberté, che consisteva, secondo la moda del giorno, in
un’indagine “romanzata” sui “retroscena dell’occultismo contemporaneo”, il
servizio era a cura di due autori, di cui almeno uno, intimo amico di
“Mariani”, conosceva perfettamente tutti i nostri lavori (cosa che fa capire il
perché di queste note).
Nel numero del 25 marzo, nel corso di un
supposto dialogo fra i due collaboratori, si parla del “Re del Mondo” che, vi
si dice, “richiama in modo singolare il Principe dei Mondo dei Vangeli”;
fra l’altro c’è da notare questo strano giuoco di prestigio: in realtà i
Vangeli non parlano mai del “Principe del Mondo” ma bensì
383
del “Principe di questo Mondo”, la qual
cosa è così diversa da far sì che, in certe lingue, occorrono due termini
diversi per esprimere i due diversi significati (così, in arabo, “il mondo” è el-âlam,
mentre “questo mondo” è ed-dunyâ).
Si legge poi: “la morte recente di un ragazzo
che si dedica a cercare di scoprire la verità proprio su questo punto, ‑ parlo
di un mio vecchio amico, di Gaetan Mariani ‑ prova che la questione è
pericolosa; egli doveva saperla troppo lunga!”.
L’affermazione è dunque abbastanza precisa,
malgrado il lapsus del morto che “si dedica”… al presente; per di più, per
coloro che non sapessero chi è “Mariani”, in una nota si precisa che egli è
l’autore del nostro studio su Il Re del Mondo, del quale si ha cura di
ricordare che è “un libro molto raro” e che, infatti, è completamente esaurito!
È anche vero, d’altronde che nel numero del 18 febbraio il nostro Errore
dello Spiritismo è curiosamente attribuito ad un personaggio immaginario
chiamato “Guerinon”!
Ora, poiché accade che i nostri libri
sono firmati “René Guénon”, la più elementare correttezza esige che, quando se
ne parla, si riproduca questo nome così come esso è, se non altro per evitare
ogni confusione; beninteso, sarebbe esattamente la stessa cosa anche se fossero
firmati… Abul-Havl (quand’anche il F\ Fomalhaut, per lo spavento, dovesse rivoltarsi nella tomba).
Ma non è tutto, siamo stati informati
che coloro che diffondono la notizia della morte di “Mariani” la attribuiscono
ad un incidente con un idrovolante, avvenuto in mare alla fine del dicembre
scorso vicino al porto ove abitava; ma, a questo proposito… abbiamo buone
ragioni per riandare con la memoria allo pseudo suicidio di Aleister Crowley
che, si diceva, fosse stato inghiottito dai flutti…
In effetti, informazioni di fonte sicura
ci hanno fatto sapere che la vittima (o più esattamente una delle due vittime)
dell’incidente in questione, in realtà rassomigliava a “Mariani” per alcuni
tratti: stesso nome, tranne una lettera; età differente per meno di un anno;
equivalenza di grado; stessa residenza; ma in definitiva non si trattava
affatto di “Mariani”; bisogna dunque pensare che ci si è serviti di questo
sorprendente accumulo di coincidenze per un fine che rimane oscuro; e per di
più, per meglio imbrogliare le cose a piacimento, non è stato possibile
ritrovare il corpo della vittima!
Si tratterebbe dunque di una sinistra
commedia; e se è così, è stata organizzata dallo stesso “Mariani” o da… altri,
e per quali strani motivi? E la R.I.S.S. è stata ingannata o è stata complice,
384
in questa fantasiosa “sparizione” del suo
collaboratore? Non è certo per l’inutile soddisfazione di dipanare i fili di
una specie di “romanzo poliziesco” che poniamo queste domande; e per ottenere
una risposta dobbiamo deciderci finalmente a scrivere a chiare lettere i nomi
degli eroi di questa storia inverosimile?
P.S. ‑ Preghiamo i nostri lettori di prendere
nota:
1° che, non avendo mai avuto dei “discepoli”
ed essendoci sempre assolutamente rifiutati di averne, non autorizziamo nessuno
ad assumere una tale qualifica o ad attribuirla ad altri; smentiamo quindi
formalmente ogni altra affermazione contraria, passata o futura;
2° che, come conseguenza logica di questo
comportamento, ci rifiutiamo ugualmente di dare a chicchessia dei consigli
particolari, convinti che questo non è nostro compito, per molteplici motivi, e
che, per l’avvenire, chiediamo decisamente ai nostri corrispondenti di
astenersi da ogni richiesta di questo tipo, non foss’altro che per risparmiarci
il fastidio di dover rispondere con un rifiuto;
3° che è pure inutile chiederci delle
informazioni “biografiche”, posto che niente di ciò che ci riguarda
personalmente appartiene al pubblico, tanto più che queste cose non possono
avere per nessuno un interesse concreto: la sola dottrina conta, ed al suo
cospetto le individualità non esistono.
Gennaio 1933
25
novembre.
Sig. Direttore,
mi è stata comunicata una nota che il
sig. Guénon ha fatto pubblicare nella vostra rivista e mi sento in dovere di
rispondere, essendo stato, fino all’anno scorso, il sostenitore del fu G.
Mariani.
Ecco l’esposizione cronologica dei
fatti: la rendo nota affinché una così mediocre questione non distolga
ulteriormente l’attività intellettuale del vostro collaboratore – che sono il
primo ad ammirare – e proprio perché sarei stato padronissimo di rispondere “a
tempo e luogo di mio piacimento” o di evitare ogni domanda relativa alla mia
“individualità”, proprio seguendo il suo esempio.
Aggiungo, per inciso, che sono sorpreso,
ma non allarmato, di vedere che il sig. Guénon minaccia di pubblicare il mio
nome: io mi sono sempre astenuto dal rivelare le “individualità” che si
nascondono
385
‑ o si sono nascoste ‑ sotto gli pseudonimi,
anche quando ne venivo a conoscenza in seguito alle mie ricerche: ora, nella
fattispecie, il sig. Guénon ne è a conoscenza per una lettera inviatagli
spontaneamente da me.
Io ho avuto sempre meno tempo per… prestare la
mia individualità a Mariani, fino a quando, e precisamente il 23
settembre 1931, divenne impossibile farlo. Passai allora le mie ultime note a
Mons. Jouin, col quale d’altronde continuai a intrattenere le più cordiali
relazioni, e lo pregai, se le avesse utilizzate, di farle redigere e firmare da
uno dei suoi collaboratori: la qual cosa fu fatta in modo scorretto, e con
l’articolo firmato G.M. si finì con l’accrescere una confusione che
accidentalmente mi capitò di trasformare in mistificazione.
In effetti, alla fine di dicembre si verificò
il triste incidente che causò la sparizione del mio omonimo. A causa delle
similitudini sottolineate dal sig. Guénon, si verificarono parecchi equivoci:
uno di questi fu all’origine delle false informazioni pervenutegli.
Quando ne fui informato, io risi di tutto ciò
e approfittando del fatto che l’informatore incorso nell’inganno non sapeva
come trarsi d’impaccio, feci pervenire al sig. Guénon dei giornali ove era
descritto l’incidente.
D’altronde io non nascosi a nessuno questa
macchinazione e non penso che occorra cercare un’origine diversa per le informazioni
di fonte sicura che hanno fatto ricredere il sig. Guénon, come d’altronde
mi sono sempre aspettato.
In fondo era questo che mi importava, poiché
il duplice fine che perseguivo era raggiunto, ed esso era così poco
oscuro che non l’avevo neanche dissimulato. Esso consisteva da un lato nel
palesare la fine della mia collaborazione alla R.I.S.S. (io ho così poco tempo
per continuare nella critica delle “alte scienze” che non leggo più neanche la
vostra Rivista, che è la cosa migliore). Dall’altro lato c’era una piccola
esperienza sull’ampiezza dei “poteri” che, in base a quanto da voi espresso,
deteneva il sig. Guénon. Io sono informato in merito: quest’“uomo autentico”,
questo intimo degli accaniti sostenitori del Re del Mondo, suo incaricato
d’affari per il povero Occidente, è stato tratto in inganno da una
mistificazione ben grande. Ma ancora di più: abituato, in mancanza di altro potere,
a minacciare i suoi contraddittori con della volgarissima carta bollata
(nel testo: papier bleu ‑ n.d.t.), egli ha creduto che il suo sovrano alla fine
avesse preso personalmente la sua difesa e per effetto di un
386
formidabile contraccolpo, avesse polverizzato
l’insolente. Se vi è stato un contraccolpo, questo si è tradotto in un
miglioramento della mia condizione materiale, la guarigione da una grave
malattia e l’aumento di peso di 15 Kg.
Per questa questione riservata, che ha
nuociuto alla mia linea, vi prego di far sapere al sig. Guénon che gli sono
riconoscente.
Ma ditegli anche che questa burla, di cui sono
il solo responsabile e nella quale la R.I.S.S. è rimasta perfettamente
estranea, se ha fatto sorgere in me un certo scetticismo in merito ai suoi poteri
ed alle sue relazioni altolocate, non ha affatto intaccato la profonda
ammirazione che conservo nei confronti del sapiente filosofo che spesso sa
essere.
In quanto al mio disgraziato omonimo al quale,
una volta morto, io mi sono sostituito, egli da vivo era un gioviale compagnone
per potermi portare rancore.
ex G.
Mariani
Parigi, 6
dicembre 1932.
Sig. Direttore,
il sig. René Guénon, ne Le Voile d’Isis
del novembre 1932, ha pubblicato una critica della nostra inchiesta, apparsa
nel febbraio-marzo dello, stesso anno, sui retroscena dell’occultismo
contemporaneo. Siamo felici di rispondere alle diverse domande che il sig. René
Guénon ci ha posto così amabilmente, e la preghiamo quindi, in virtù del
diritto che ci viene dalla legge del 29 luglio 1881, di pubblicare
integralmente questa lettera nel vostro numero del gennaio 1933.
1° Di noi due è Pierre Mariel l’amico di
Mariani.
2° Principe di questo mondo? Principe del
mondo? La nostra inchiesta non aveva lo scopo di risolvere punti così delicati
di esegesi Essa sperava solo di riuscire a mostrare al grande pubblico i
pericoli e gli aspetti ridicoli dell’occultismo contemporaneo.
3° Ma se Mariani ha pubblicato, nelle Edizioni
della R.I.S.S., un volumetto intitolato: “Il Re del Mondo e il Cristo Re”, in
un giornale neutrale, anche se di una neutralità benevola, era impossibile fare
allusione a Cristo Re.
4° “L’Errore dello Spiritismo” di Guerinon?
Semplice refuso.
387
I tipografi sono spesso distratti, soprattutto
in un quotidiano, ove l’autore non ha la possibilità di correggere da sé le
bozze! L’errore del tutto tecnico, sarà corretto ben presto, allorché
l’inchiesta apparirà in libreria.
5° Mariani è morto o vivo? Questa curiosità ci
stupisce da parte del sig. Guénon, che nel n° 143 de Le Voile d’Isis, a
pag. 700, ha scritto: “Del resto, se si continuerà a seccarci con la
personalità di René Guénon, uno di questi giorni finiremo col sopprimerla del
tutto”, e nello stesso numero ove critica la nostra inchiesta: “la sola
dottrina conta, ed al suo cospetto le individualità non esistono”.
Ciò posto, ci si permetta di essere tre volte
stupiti. Intanto, a dispetto di tutti gli usi fraterni, il sig. Guénon cita la
nostra inchiesta senza citarne gli autori. Poi, uno degli scopi da noi
perseguiti era quello di combattere, come fa il sig. Guénon in tutte le sue
opere, la mentalità occultista. Ma l’aver cercato di aiutarlo con i nostri
poveri mezzi ci ha procurato solo guai. Ed infine ci siamo resi conto ed
abbiamo appreso che la serenità e la mansuetudine non sono da annoverare fra le
qualità dell’ADEPTO.
Vi preghiamo di accettare, sig. Direttore, i
più cordiali saluti.
Jean d’Agraives Pierre
Mariel
7, rue des Eaux (16°) 1,
square Charles-Laurent (15°)
La lettera di M.B. (ex Mariani) è esattamente
ciò che volevamo ottenere: la confessione di una “mistificazione” e di una
“macchinazione” da giudicare senza troppa severità; è possibile che il loro
autore non vi veda che una sinistra farsa studentesca, ma per quanto ci
riguarda noi intravediamo ben altra cosa: il marchio di un’ispirazione satanica
che per quanto incosciente non è meno chiara, e questo conferma che M.B. (ex
Mariani) è servito, come tanti altri, da “strumento” a qualcosa che
senza dubbio egli ignora totalmente.
Ciò posto, occorre rettificare un certo numero
di errori; innanzi tutto è falso che il nome di M.B. ci sia stato reso noto con
una lettera inviataci dallo stesso, per il semplice motivo che ci è stato
assolutamente impossibile decifrare la firma della lettera in questione; in
realtà è tramite uno dei nostri collaboratori de Le Voile d’Isis che
abbiamo conosciuto l’identità del personaggio. È ugualmente falso che la
pretesa morte di questi ci sia stata comunicata da un “informatore
388
incorso nell’inganno”; essa ci è stata
riferita dal suo amico Pierre Mariel che evidentemente sapeva come comportarsi
e che di conseguenza dobbiamo ritenere complice della “macchinazione”. Una
lettera nella quale chiediamo a Pierre Mariel ulteriori spiegazioni si è
incrociata con i giornali inviatici da M.B., cosa che sta ad indicare come
questi avesse effettuato l’invio dei giornali senza sapere ciò che noi
pensavamo della notizia in questione; più esattamente tutto ciò si verificava
in aprile, mentre la nota nella quale noi sollevavamo la questione a proposito
dell’“incidente” non è apparsa che a giugno. Infine, è falso che le
“informazioni di fonte sicura” che ci sono pervenute in seguito, e sull’origine
delle quali non siamo tenuti ad informare M.B., abbiano il minimo rapporto con
le chiacchiere che egli ha presentato a proposito della sua “mistificazione”;
d’altronde, queste informazioni, con l’ausilio di prove, hanno solo tramutato
in certezza il dubbio che esprimevamo molto chiaramente allorché, nella nota di
giugno, scrivevamo: “Tuttavia non vogliamo supporre che si tratti di una morte
simulata… alla maniera dello pseudo-suicidio di Aleister Crowley!”.
Se M.B. avesse saputo leggere, anche un po’,
fra le righe, non avrebbe certo potuto credere alla riuscita di tale sinistro
scherzo!
Quanto alla fine della lettera potremmo anche
non prenderla in considerazione, se non fosse così istruttiva in merito alla
mentalità di M.B.: le qualità che ci attribuisce sono frutto della sua
immaginazione, a meno che non si sia prestato semplicemente a fare da cassa di
risonanza a qualcuna di quelle stupide dicerie contro cui noi abbiamo dovuto
mettere in guardia i nostri lettori nel luglio scorso. Ciò che è certo è che
noi non ci siamo mai qualificati come “uomo autentico”, oppure vantati di
“relazioni personali” (!) con il “Re del Mondo” o con i suoi “accaniti
sostenitori” (?); sfidiamo chiunque a citare un qualunque accenno, per minimo
che sia, da noi fatto in maniera da suggerire cose del genere (così come
sfidiamo, per altro verso, che si indichi quando mai abbiamo minacciato
qualcuno con la “carta bollata”) (nel testo è detto esattamente: “… d’un papier
bleu ou d’autre couleur” – n.d.t.), d’altronde, il carattere grottesco di tali
affermazioni tradisce a sufficienza la loro vera fonte…
Né tampoco abbiamo mai rivendicato il possesso
di “poteri” di qualunque genere e, se anche fosse vero che ne fossimo afflitti,
non ci sogneremmo neanche di menarne vanto, non avendo mai nascosto il nostro
totale disprezzo per questi giuochi da bambini
389
(ci ripromettiamo comunque di trattare
specificatamente tale questione in un prossimo articolo, per farla finita una
buona volta con queste sciocchezze); noi non ci preoccupiamo affatto dei
“poteri”, non più che della “filosofia”, in quanto che ci occupiamo unicamente
di cose serie.
Tutto questo dimostra che abbiamo fin troppa
ragione quando diciamo “che per tutto quello che ci riguarda si dovrà prestar
fede solo a ciò che noi stessi abbiamo scritto”.
Per quanto attiene alla lettera di Pierre
Mariel (il suo collaboratore ci è sconosciuto e non ci interessa minimamente),
dobbiamo far notare, intanto, che noi non abbiamo inteso fare una “critica”
alla sua inchiesta; ne abbiamo semplicemente parlato in quanto era in relazione
con l’“affare Mariani”, cosa che è del tutto differente. Poi, se M.B. (ex
Mariani) ha effettivamente pubblicato, nella R.I.S.S., un articolo contro di
noi intitolato Il Cristo Re e il Re del Mondo (e non l’inverso), e se
proprio in questo articolo abbiamo appreso con un certo stupore che il “Re del
Mondo” ci aveva incaricato di non si sa bene quale missione della quale non
avevamo mai avuto il minimo sospetto fino ad allora, in realtà nell’elenco
delle opere edite dalla stessa R.I.S.S. non figura nessun “libretto” con questo
titolo; d’altronde, un articolo, anche se stampato isolatamente, non
costituisce certo un “libro”; e inoltre, quando si cita un’opera o un articolo,
sia di un giornale “neutrale” che ostile, niente giustifica il fatto di non
citate il titolo, soprattutto quando si sa con assoluta certezza che esso è di
natura tale da provocare confusione; la scusa è veramente pietosa…
Quanto a “Guerinon”, questo nome assurdo è
stato ripetuto due volte, per poter credere ad un semplice “refuso”; è molto
più verosimile pensare che la deformazione avesse lo scopo di evitare certi
possibili inconvenienti (la gente ha l’abitudine di giudicare gli altri in base
a se stessa, ma si poteva evitare una tale preoccupazione, considerando che non
abbiamo mai richiesto la minima rettifica a nessuna delle pubblicazioni che ci
calunniano e ci insultano grossolanamente, e il Diavolo sa se ve ne sono!); che
“l’errore sarà corretto” ci sorprende un po’, dal momento che in un volume una
tale precauzione non avrebbe alcuna ragion d’essere; comunque facciamo notare,
senza insistervi ulteriormente, che altri “refusi” non meno bizzarri tendono a
confermare questa interpretazione.
Peraltro, se noi non abbiamo affatto citato il
nome di Pierre Mariel, è stato unicamente per riguardo alle buone relazioni che
in
390
precedenza avevamo intrattenuto con lui; tanto
peggio per lui se non l’ha capito; ma comunque, qual è la “fraternità” alla
quale pretende di appellarsi? Per quanto ci consta noi non siamo né giornalisti
e neanche “uomini di lettere” e se non possiamo certo che approvare
l’intenzione di “combattere la mentalità occultista”, lo facciamo però a
condizione che ciò avvenga in modo serio, non sulla base di buffonate e di
invenzioni da romanzi d’appendice; e poi, perché lo stesso Pierre Mariel si
presta talvolta a scrivere su dei giornali che mirano proprio a diffondere una
tale mentalità?
Infine, dobbiamo constatare che egli non ha
resistito, come il suo amico, allo strano bisogno di affibbiarci delle qualità
immaginarie: noi non abbiamo affatto la pretesa di essere un “adepto” e la
prova inequivocabile che non lo siamo per niente è data proprio dal fatto che
scriviamo ancora; noi sappiamo attenerci al nostro ruolo, per modesto che sia;
ma poiché si è parlato di “adepti”, diciamo subito che se essi hanno una
inalterabile serenità, è molto meno esatto che abbiano alcuna “mansuetudine”,
che in realtà non sono tenuti ad avere, poiché essi non hanno in alcun conto i
sentimenti e, tutte le volte che si rende necessario, sono degli implacabili
giustizieri!
Adesso, lasciamo M.B. (ex Mariani) ai suoi
battelli e Pierre Mariel ai suoi romanzi, pregandoli di non occuparsi più di
noi; basta adesso con queste insignificanti comparse, pensiamo che nessuno, a
parte Pierre Mariel, si sarebbe lasciato ingannare al punto da attribuirci
della “curiosità” in merito alla “personalità” del sedicente “Mariani”. Le
nostre ragioni erano ben altre e ve n’è almeno una che possiamo esporre subito:
essa consiste nel fatto che in merito alla R.I.S.S. è necessario trarre una
conclusione; questa conclusione però non saremo noi a trarla, ci riferiremo
semplicemente alla Settimana Religiosa di Parigi, la cui redazione, nel
numero del 24 settembre scorso, in una nota a seguito di un articolo dedicato
alla morte di Mons. Jouin, diceva che “Mons. Jouin, nella scelta dei suoi
collaboratori, non è sempre stato così prudente come si sarebbe potuto
auspicare”.
Senza bisogno di riferirsi ad altri
collaboratori sui quali vi sarebbe tanto da dire… e da ridire, le confessioni
di M.B. (ex Mariani), da sole, sono sufficienti a giustificare questa
valutazione; al tempo stesso esse contribuiscono validamente a “chiarire” la
nota che noi stessi abbiamo dedicato a Mons. Jouin nel numero di ottobre de Le
Voile d’Isis. Consideriamo dunque come definitivamente
391
chiusa questa antipatica questione, ma non ci
facciamo certo delle illusioni: vi saranno ancora altri fantocci da far cadere,
altre mistificazioni da smascherare, prima di poter fare apparire alla luce del
giorno ciò che si nasconde sotto tutte queste cose. Per sgradevole che
sia un tale compito, esso tuttavia è necessario e noi continueremo a svolgerlo
fintanto che occorrerà e nei modi più convenienti… fino a quando non avremo
annientato il nido di vipere!
Luglio 1936
Atlantis (n° di
maggio) pubblica una conferenza su Ispirazione e Profetismo, il cui
autore, Gaston Luce, sembra credere che la “chiaroveggenza” ed altre facoltà
psichiche dello stesso tipo “ci mettono in contatto col mondo dello spirito” e
che sono assimilabili a “l’intuizione vista sotto l’aspetto spirituale e
metafisico”; non è che egli confonda disgraziatamente la “metafisica” con la
“metapsichica”… e lo “spirito” con “gli spiriti” o sedicenti tali?
In diverse note, Paul le Cour parla ancora a
più riprese del Hiéron du Val d’Or, il cui direttore, sembra, “fosse dotato del
potere profetico” (!) e di cui dichiara di voler “continuare l’opera”;
registriamo tale dichiarazione senza il minimo commento… ed attendiamo, senza
troppa impazienza, la venuta dell’“Era dell’Acquario”.
Giugno 1937
Abbiamo ricevuto una nuova pubblicazione
intitolata La Clé, mensile, edita dal “Gruppo del Priorato di
Bazainville”, lo stesso del libro La Clé, di cui ci siamo occupati a
suo tempo.
Dal momento che G. Barbarin è chiaramente uno
dei principali membri del gruppo in questione, non ci sorprende di ritrovare le
storie sulla “Grande Piramide” e sulle “tribù d’Israele”; vi è anche un’altra
storia di “tavolette preistoriche” che si suppone provengano dallo scomparso
continente di Mu (chiamato anche Lemuria), storia che è ugualmente di
origine inglese e che non è meno sospetta.
Fra gli altri articoli ve n’è uno in cui l’Hatha-Yoga
è definito come “la scienza della salute del corpo”, così come oggi è di moda
in Occidente, ed in cui si trova anche una ricetta di un “bagno Yoga” (sic).
392
Febbraio 1938
La rivista Action et Pensée (n° di
dicembre) contiene un articolo di Jean Herbert, intitolato Metafisica e
Psicagogia; questo ultimo termine è riferito al programma stesso della
rivista, ove si trova in proposito un paradosso veramente incredibile: il
termine psiche è stato tradotto con “spirito”; viene da chiedersi cosa
può significare esattamente “condurre lo spirito”, allorché è proprio del
contrario che si tratta e cioè che è lo spirito a condurre necessariamente ogni
cosa! In realtà, beninteso, non è certo dello spirito che qui si tratta, in
quanto che, per essere esatti, questa “psicagogia” non ha alcun rapporto con i
metodi indù dello Yoga o altri, sia per quanto riguarda il suo dominio, sia per
il suo scopo; ci siamo già spiegati a sufficienza su tale deplorevole
confusione, alla quale si aggiunge adesso quella fra metafisica e filosofia: la
vera metafisica non ha niente a che vedere con le “ipotesi”, né con le
“credenze” di alcun genere…
Un altro punto sul quale occorre soffermarsi è
quello della necessità del guru: Herbert non ha torto quando dice che vi
sono “delle lunghe fasi preparatorie durante le quali ci si può rimettere in
larga misura agli insegnamenti scritti di autentici maestri” (fatte le dovute
riserve sulla possibilità di trovare in occidente degli insegnamenti non
travisati e soprattutto sulla qualità di “autentico maestro” attribuita a
Vivêkânanda); è questa una fase preparatoria propriamente teorica che in realtà
può essere condotta in maniera del tutto autonoma; ma per ciò che dovrà
svilupparsi in seguito, Herbert sembra voler riconoscere al guru
unicamente il ruolo di chi adatta la “tecnica” ai vari casi particolari; mentre
invece il suo ruolo veramente essenziale, e che rende il suo intervento
rigorosamente indispensabile, consiste innanzi tutto nell’assicurare la
regolare trasmissione iniziatica, cosa a cui qui non si allude neanche.
Infine, una nota riferita alla Qabala
Mistica di “Dion Fortune”, di cui noi abbiamo parlato ultimamente, dimostra
che, sfortunatamente, Jean Herbert non è molto informato, sul valore reale
delle “discipline occidentali” di questo tipo…
La restante parte dedicata alla “filosofia
indù moderna” comprende soprattutto dei passi tratti da diversi scritti di Sri
Aurobindo, le cui intenzioni non hanno certo niente in comune con la
“psicologia”, né con la terapeutica dei malati nervosi o mentali, né tampoco
con la “condotta di vita” intesa nell’accezione tutta profana
393
degli psicologi occidentali.
Il. Mercure de France (n° del 15
novembre) pubblica un articolo intitolato Filosofia e scienza dell’Estremo
Oriente, di Nyoiti Sakurazawa, il quale aveva già pubblicato, un po’ di
anni fa, un volume sullo stesso argomento, ove presentava come “chiave” e
“principio unico” di questa “filosofia” e di questa “scienza” (che d’altronde,
come riconosce lui stesso, non sono esattamente né “filosofia” né “scienza”)
una “legge universale” che non è altro che la dottrina cosmologica dei due
principi complementari dello Yin e dello Yang, le cui
oscillazioni ed i cui avvicendamenti producono tutte le cose manifestate, con
l’indefinita molteplicità delle loro modificazioni.
Questa dottrina, in effetti, trova
applicazione nel dominio di tutte le scienze tradizionali; l’autore, in questo
articolo, si limita a considerare in modo particolare l’applicazione medica;
nella sua esposizione vi sono delle cose interessanti ma vi è anche una certa
confusione, dovuta soprattutto al fatto di voler mescolare delle concezioni
occidentali moderne con dei dati tradizionali; questo conferma ancora una volta
ciò che noi abbiamo spesso detto contro questi accostamenti illusori fra cose
che procedono da punti di vista radicalmente diversi.
Nello stesso numero, vi è da segnalare anche
un articolo di Paul Vulliaud su Léon Bloy Profeta e martire, che
contiene dei particolari curiosi sulle origini della “missione” di cui questo
personaggio si credeva investito; in questa storia, la cosa più interessante è
quanto vi è in diretto rapporto con l’affare della Salette, che è uno di quegli
avvenimenti dai “retroscena” sospetti, dei quali la nostra epoca è fin troppo
piena e che, come fa notare l’autore, presenta delle relazioni veramente
singolari con la questione della “sopravvivenza” di Luigi XVIII, relazioni che
sono tanto più notevoli in quanto che sono sempre cose di questo genere ad
essere presenti nei vari accadimenti simili che si verificarono nel corso del
XIX secolo; la ricerca delle ragioni che stanno alla base di questo avvenimento
porterebbe senz’altro molto lontano, in seno a quell’ambito che si potrebbe
definire la storia “sotterranea” dei nostri tempi.
Per altro, il famoso “segreto della Salette”,
che ha chiaramente ispirato le invettive furiose di Léon Bloy contro i
cattolici ed in particolare contro il clero, contiene alcuni “segni” molto
chiari sulla vera natura delle “influenze” che hanno agito in tutto ciò; per
cui
394
quando si constata che, sotto forme diverse,
queste cose hanno un “seguito” ancora oggi, è permesso concludere che tutto ciò
non è certo molto rassicurante; e si comprenderà, in modo particolare, perché
la fortuna attuale di certe pretese “profezie” debba suscitare una certa
preoccupazione in tutti coloro che conoscono questo genere di “ramificazioni”.
Aprile 1938
Da un certo ambiente che, a quanto sembra, da
un po’ di tempo si sforza di rimettere insieme i resti sparsi del vecchio
“occultismo”, si leva un attacco veramente curioso contro la necessità di una
trasmissione iniziatica effettiva e regolare, evidentemente molto imbarazzante
per chi non può invocare niente di meglio di un collegamento “ideale”, tanto
vago quanto inefficace! Per svalutare ciò che non si può vantare di possedere,
si parla di “iniziazione esoterica”, che è una contraddizione in termini; ogni rito
iniziatico è, per sua natura e per definizione, un rito esoterico; solo che,
per comprenderlo, occorrerebbe innanzi tutto non confondere la trasmissione
iniziatica con una trasmissione essoterica, come quella delle ordinazioni
ecclesiastiche; sono queste due cose niente affatto dello stesso ordine,
benché, ciascuna nel proprio dominio, siano ugualmente indispensabili. Per
aumentare ancora la confusione, si pongono sullo stesso piano le organizzazioni
iniziatiche autentiche ed alcuni dei peggiori esempi che esistono di
“pseudo-iniziazione”… Ma il. bello è che una tale furia negatrice arriva fino a
contestare l’esistenza della stessa Tradizione Primordiale, ed indoviniamo
facilmente il perché: è la filiazione stessa delle tradizioni ortodosse che in
fondo è scomoda, in quanto che è questa che implica essenzialmente, nell’ordine
iniziatico; questa “catena” di cui si pretende di fare a meno.
Senza alcuna esagerazione, possiamo adattare a
questo genere di persone ciò che loro stessi dicono nei confronti dello studio
delle dottrine tradizionali, dimostrando così di voler restare nella loro
ignoranza, cosa che in effetti è più comoda e meno faticosa; tutto ciò che
possono ottenere nel cercare una pretesa iniziazione fra i fumi
dell’“invisibile” o nel… mondo della Luna, al di fuori di ogni “discendenza”
terrestre, “è uno sforzo vano, un lavoro inconsistente, un brancolare
nell’oscurità ed un impoverimento mentale”!
395
Gennaio 1948
Un collaboratore del Lotus Bleu (n° di
agosto-settembre 1947), prendendo spunto da un recente libro del nostro
direttore, su Il Conte di Saint-Germain, ha dato vita ad un attacco
contro di noi, assai inatteso e piuttosto fuori luogo; noi dobbiamo dichiarare
formalmente che intorno a noi non vi è alcuna “parrocchia”, né piccola né
grande, e che noi riconosciamo solo le organizzazioni autenticamente tradizionali
e ci opponiamo con decisione, molto più di tanti altri, a tutti i
raggruppamenti fantastici ai quali si possa legittimamente applicare una tale
definizione.
Per di più, se in qualche posto vi sono dei
“settari” non è certo dalla nostra parte che bisogna cercarli, noi lasciamo
volentieri in conto ai teosofisti e agli occultisti di ogni tipo certe storie
più o meno assurde di “bianchi” e di “neri”, tanto più che non siamo certo così
ingenui da confondere le loro diverse pseudo-iniziazioni con la
contro-iniziazione.
Settembre 1948
Abbiamo ricevuto il primo numero
(giugno-luglio 1948) di una rivista intitolata Cahiers du Symbolisme
Chrétien, che si pubblica a Bruxelles e le cui intenzioni sono sicuramente
lodevoli, in quanto che essa si propone di aiutare a restaurare, in seno al
Cristianesimo, la conoscenza del simbolismo, attualmente così trascurata.
Sfortunatamente, vi sono delle cose molto irregolari di cui alcune sono anche
parecchio contestabili e contribuirebbero piuttosto a squalificare gli studi di
cui si tratta: in particolare, vi sono dei calcoli relativi ad alcuni nomi
basati sul fatto di aver attribuito alle lettere latine dei valori numerici
corrispondenti, molto semplicemente, alla loro posizione nell’alfabeto, cosa
questa che ricorda un po’ troppo la “numerologia” divinatoria di certi
occultisti e che non ha assolutamente niente in comune con il simbolismo serio.
Per altri versi, notiamo la tendenza a
“confondere” le idee, se così si può dire, confondendo l’esoterismo autentico
con le sue contraffazioni e le sue deformazioni più sospette e ponendo il tutto
sullo stesso piano, e ci chiediamo anche se tale tendenza è sempre
involontaria; per esempio, uno dei collaboratori cita, senza formulare la
minima riserva, una “esposizione della dottrina
396
cosmologica indù” di M.me Blavatsky, sul conto
della quale abbiamo molte ragioni per credere che egli sa bene di che cosa si
tratta.
Un altro collaboratore ha sentito il bisogno
di riferirsi a noi e, mentre ci indirizza per altro molti elogi, ci attribuisce
“un’attitudine spirituale agli antipodi dello spirito cristiano”; dal momento
che la nostra attitudine è strettamente ed esclusivamente tradizionale ne
dovremmo concludere, a rigor di logica, che lo stesso spirito cristiano è
antitradizionale; ma fortunatamente noi abbiamo un’opinione migliore del
Cristianesimo e possiamo assicurare all’autore di questa “uscita” imprevedibile
che noi siamo “agli antipodi” solo dello spirito moderno, cosa questa che è del
tutto diversa, e che siamo coscienti invece di essere in perfetto accordo con
tutte le. tradizioni ortodosse, senza eccezioni, ivi compreso il Cristianesimo!
397
INDICE ANALITICO
dei nomi, dei TESTI, delle RIVISTE, degli organismi
e delle società
(presente solo nella traduzione italiana)
omissis
Indice Generale
Introduzione p.
7
Premessa –
Teosofia e teosofismo p.
12
Cap. I –
I trascorsi di M.me Blavatsky p.
17
Cap. II –
Le origini della Società Teosofica p.
23
Cap. III –
La Società Teosofica e il Rosacrucianesimo p.
38
Cap. IV –
La questione dei Mahâtmâ p.
48
Cap. V –
L’affare della Società di Ricerche Psichiche p.
65
Cap. VI –
M.me Blavatsky e Solovioff p.
75
Cap. VII –
Il potere di suggestione di M.me Blavatsky p.
83
Cap. VIII –
Gli ultimi anni di M.me Blavatsky p.
89
Cap. IX –
Le fonti delle opere di M.me Blavatsky p.
98
Cap. X –
Il Buddhismo esoterico p.
106
Cap. XI –
Punti principali dell’insegnamento teosofista p.
114
Cap. XII –
Il teosofismo e lo spiritismo p.
129
Cap. XIII –
Il teosofismo e la religione p.
143
Cap. XIV –
Il giuramento nel teosofismo p.
151
Cap. XV –
I trascorsi di M.me Besant p.
157
Cap. XVI –
I primi anni di presidenza di M.me Besant p.
162
Cap. XVII –
Al parlamento delle religioni p.
170
Cap. XVIII –
Il Cristianesimo esoterico p.
177
Cap. XIX –
La duchessa di Pomar p.
184
Cap. XX –
Il Messia futuro p.
192
Cap. XXI –
Le tribolazioni di Alcyone p.
203
Cap. XXII –
L’antroposofia di Rudolf Steiner p.
216
Cap. XXIII –
L’Ordine della Stella d’Oriente e le sue dipendenze p. 230
Cap. XXIV –
La Chiesa Vetero-Cattolica p.
239
Cap. XXV –
Teosofismo e Massoneria p.
258
Cap. XXVI –
Le organizzazioni ausiliarie della Società Teosofica p. 268
Cap. XXVII –
Il moralismo teosofista p.
284
Cap. XXVIII –
Teosofismo e protestantesimo p.
293
Cap. XXIX –
Il ruolo politico della Società Teosofica p.
300
Cap. XXX –
Conclusione p.
319
Recensioni di libri:
All’ombra dei monasteri tibetani, di Jean Marquès-Rivière p.
328
Principi ed elementi della lingua sacra
secondo l’Astro-Kabbala di
al-Chami, di S.U. Zane p.
329
L’abito strappato, di
Louis Compain p.
329
Dalla fisica alla Religione, sulla traccia dei
libri di ieri e di oggi, di Joseph
Hervé p.
330
Krishnamurti, di
Carlo Suares p.
330
Contributo alla storia della Società Teosofica
in Francia, di
Charles Blech p.
331
Storia delle Società politiche segrete del XIX
e del XX secolo, di
Eugène Lennhoff p.
331
L’Istruttore del Mondo, Krishnamurti, di Ludowic Réhault p.
332
Il Misticismo integrale, di L. de Paini p.
334
Swedenborg e i fenomeni psichici, di Henry de Geymuller p.
335
L’influenza invisibile, di Alexander Cannon p.
336
Il Vangelo di San Giovanni, di Rudolf Steiner p.
337
I prossimi tre anni,
di Alice A. Bailey p.
338
La chiave, insegnamenti raccolti da G.
Gasserre e C. Barbarin p.
339
Miti e Misteri egizi,
di Rudolf Steiner p.
339
Prometeo o il Mistero dell’Uomo, di Gabriel Trarieux d’Egmont p.
340
Lo Spiritismo di fronte alla storia, alla
scienza e alla religione, di
Roger Glardon p.
340
Ricerca della Verità: arte, scienza,
occultismo, religioni, di
Édouard Arnaud p.
341
La comparsa delle Scienze.naturali, di Rudolf Steiner p.
342
Il Maestro parla, di
Pétre Deuriov p.
342
Ricerca nell’Egitto segreto, di Paul Brunton p.
343
Il segreto della Grande Piramide o la Fine del
Mondo adamitico, di
G. Barbarin p.
344
Il Tirso e la Croce,
di Gabriel Trarieux d’Egmont p.
346
Il Vangelo di San Luca, di Rudolf Steiner p.
348
Teoria e pratica radioestesica, di René Lacroix-à-l’Henri, p.
348
Medicina esoterica,
di A. Auvard p.
349
Politica esoterica,
di A. Auvard p.
350
L’era dell’Acquario (L’Avvento di Ganimede), di Paul le Cour p.
350
Come sarà il 1938?,
di Gabriel Trarieux d’Egmont p.
351
Il Morso ai denti, di
Vladimir Pozner p.
352
I Protocolli dei Savi Anziani di Sion p.
354
Come credo in Dio, di
Upton Sainclair p.
357
Yoga per l’Occidente,
di C. Kerneïz p.
358
La Vita oltre la Morte, di Gabriel Trarieux d’Egmont p.
360
Il Mistero della Vita umana, di Raoul Marchais p.
360
La Chiave dei Grandi Misteri, di Éliphas Levi p.
361
La Nuova Gerusalemme e la sua dottrina celeste, di E. Swedenborg p. 362
Il Giardino del Fiore d’Oro, di Longfield Beatty p.
363
L’Enigma della Grande Sfinge, di Georges Barbarin p.
364
I Destini occulti dell’Umanità, di Georges Barbarin p.
365
Le Profezie della Fine dei Tempi, di Marcel Hamon p.
366
Studi sul simbolismo del culto della Vergine, di E. Bertaud p.
367
Recensioni di articoli di riviste:
1929
giugno p.
370
luglio p.
370
ottobre p.
370
novembre p.
374
dicembre p.
377
1930
gennaio p.
377
1931
gennaio p.
378
febbraio p.
379
marzo p.
380
1932
maggio p.
380
giugno p.
383
luglio p.
383
novembre p.
383
1933
gennaio p.
385
1936
luglio p.
392
1937
giugno p.
392
1938
febbraio p.
393
aprile p.
395
1948
gennaio p.
396
settembre p.
396
Indice analitico p.
399
1986 ‑ Edizioni Arktos – Carmagnola, via Gardezzana 57
Stampato presso le Edizioni Arktos
Commenti
Posta un commento